Se non conosciamo la storia siamo condannati a ripeterla. Chissà perché questa massima la trovo sempre così calzante per le nostre vicende.
Che la nostra storia noi sardi non la conosciamo è un dato di fatto. Le cause di questa ignoranza sono diverse, ma fondamentalmente riconducibili all’assenza di noi stessi e della nostra parabola storica collettiva dai corsi di studi obbligatori, nonché alla mancanza di una narrazione condivisa sulla nostra comune appartenenza. Così, inevitabilmente, siamo privati di un indispensabile strumento di orientamento. Non è che non sappiamo chi siamo, piuttosto non sappiamo dove siamo e quando siamo. Non ci sappiamo ubicare, direbbe Bachis Bandinu.
Ne consegue che la grande fanfara mediatica circa la riunione dell’ANCI (Associazione dei comuni italiani) tenutasi in pompa magna a Oristano, alla presenza del ministro dell’interno e del presidente della regione autonoma sarda abbia partorito indisturbata, anzi tra il plauso generale, i soliti proclami e l’ennesima narrazione ideologica a uso e consumo egemonico.
La Sardegna vede ridurre ancora una volta i propri problemi strutturali, i cui sintomi sono diversificati ed evidentissimi su vari livelli, alla mera questione di ordine pubblico. Noi poveri sardi, italiani speciali, pretendiamo l’attenzione della matrigna italica in quanto congenitamente delinquenti e incapaci di risolvere da noi le magagne che ci affliggono. Non è un film già visto e rivisto? Sono almeno tre secoli (tipicamente, quelli del processo di italianizzazione forzosa della Sardegna) che qualsiasi nostro rigurgito di malessere, qualsiasi forma di scollamento tra ordinamento giuridico e collettività storica, vengono ridotti ad affare criminale.
Che gli attentati e le intimidazioni contro le amministrazioni comunali siano un pessimo sintomo e anche un elemento di disgregazione e impoverimento socio-culturale lo sappiamo bene. Non è la prima volta che se ne parla anche qui.
Ma guarda caso, quando il tema si affronta a livello istituzionale, l’unica risposta che si riesce a ottenere è il rafforzamento (temporaneo, beninteso!) degli apparati di sicurezza. Evviva! Mai che la politica, la nostra politica, riesca a far fronte a tali situazioni con gli strumenti propri dell’arte. Mai che ci si assuma la responsabilità pubblica e collettiva del problema. Magari indagandone le radici, vagliandone cause profonde, effetti concreti, nessi con altre questioni aperte.
Aspettative troppo alte? Certamente sì, per chi pensa a se stesso come a un minus habens della storia, come a un’appendice tutto sommato trascurabile di qualcos’altro. Evidentemente, ci meritiamo tanta mediocrità.
In alcuni ambienti della storiografia e dell'archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di…
L'annuncio di una tregua tra USA e Iran non rimuove le preoccupazioni per una fase…
Difficile occuparsi di cronaca locale quando il mondo umano procede nella sua folle corsa sanguinaria.…
Gli ultimi anni hanno visto un'accelerazione delle modalità di manipolazione delle opinioni pubbliche e un…
In occasione della visita a Nuoro del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella si è…
Torno sulla transizione energetica in Sardegna, dopo l'intervento ospitato su Giap, per affrontare il tema…