Va be’, ci saranno anche altre notizie importanti. Ma diamo un’occhiata a questo commento dell’ennesimo “autorevole opinionista”:

Chiarezza dell’impostazione, linearità del ragionamento, compiutezza e profondità delle argomentazioni, coerenza interna, conseguenzialità delle conclusioni. Be’, niente di tutto ciò è presente nell’articolo qua sopra. Un bel coacervo di frasi fatte e luoghi comuni, l’ennesimo tentativo di salvare lo status quo, quando anche i sassi si stanno rendendo conto di quanto sia ormai del tutto indifendibile.

“Qui non si tratta di scendere in piazza a manifestare per l’indipendenza della Sardegna”, dice. Va bene, ma perché? L’alternativa, quella buona e giusta, sarebbe “avere quel minimo indispensabile di autonomia che faccia sentire i sardi cittadini italiani alla pari degli altri”? Minimo indispensabile? E di autonomia, per giunta. Non ce l’avevamo già da sessant’anni, l’autonomia? E perché accontentarci? Forse perché ci ha reso un bel servigio, fin qui? O forse “perché è questo, e solo questo, che la stragrande maggioranza vuole”? Mmmmh, asserzione apodittica tutta da dimostrare e da argomentare, mi sembra. Non molto forte come sostegno alla presunta inutilità dell’indipendenza. Se anche l’indipendenza fosse la strada migliore da percorrere,  pare di capire, non la si dovrebbe perseguire perchè la stragrande maggioranza dei sardi vuole essere italiana al 100%. Il che, per inciso, significa che non lo è. Ma lasciamo stare. “E passi per il mancato G8, le strade non realizzate, per il costo dell’energia più caro d’Italia, per il credito stitico, per i trasporti carenti e per le industrie che chiudono”, dice ancora. E perché? Non c’è proprio niente su cui passare. Cos’è quest’appello alla “millenaria pazienza”? Un invito a prendersela in tasca e zitti? E cosa significa, subito appresso, che “bisogna giocare la partita fino in fondo”? Non si era detto poco prima che ci serve giusto il minimo indispensabile di autonomia? Sarebbe questo il “fino in fondo” auspicato? Mah… Nel complesso, un po’ carente come elaborazione intellettuale.

Insomma, no: non ci siamo. Mi sembra troppo poco. Con tutta la potenza di fuoco mediatica di cui dispone, il sistema dominante potrebbe anche sforzarsi di essere più convincente. Che gusto c’è, altrimenti? Suvvia, almeno un argomento serio, difficile da confutare! Un piccolo ragionamento conseguente, che non si autocontraddica nel giro di due proposizioni consecutive. Uno straccio di ragione concreta e ineludibile per cui ci si debba limitare a questo fantomatico minimo indispensabile per essere italiani al 100%. Possibile che questo sia il meglio che si riesce a propinarci?

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Omar Onnis

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