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	<title>serie tv Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>La Sardegna di oggi si racconta al tzilleri e abbatte gli stereotipi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 08:26:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esce in questi giorni in televisione, sul canale della Radio Televisione Sarda e sul canale UNO4, In su corru &#8216;e sa furca, fiction scritta da Giacomo Casti, Diego Pani e Davide Melis, prodotta e realizzata da Karel. Una novità nei palinsesti televisivi sardi che, per tanti motivi, merita qualche riflessione. Questo è il lancio su...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La Sardegna di oggi si racconta al tzilleri e abbatte gli stereotipi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/11/17/la-sardegna-di-oggi-si-racconta-al-tzilleri-e-abbatte-gli-stereotipi/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="482" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-700x482.jpg" alt="" class="wp-image-5568" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-700x482.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-640x440.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-768x528.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-1536x1057.jpg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1-800x550.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-4-1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Esce in questi giorni in televisione, sul canale della Radio Televisione Sarda e sul canale UNO4, </em>In su corru &#8216;e sa furca<em>, fiction scritta da Giacomo Casti, Diego Pani e Davide Melis, prodotta e realizzata da Karel. Una novità nei palinsesti televisivi sardi che, per tanti motivi, merita qualche riflessione.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo è il lancio su FaceBook, di pochi giorni fa:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="698" height="612" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-3.png" alt="" class="wp-image-5559" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-3.png 698w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-3-547x480.png 547w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-3-640x561.png 640w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ambientazione è semplice. Un locale, qualcosa di più di un classico <em>tzilleri</em>, qualcosa di meno di un club, come ce ne sono stati e ce ne sono ancora, a Cagliari e non solo. Un gestore stanco e scoraggiato e un sodale, più giovane e meno intristito dalla vita, che lo aiuta a reclutare musicisti per le esibizioni sul piccolo palco allestito all&#8217;uopo. Questi sono i personaggi fissi che fanno da <em>trait d&#8217;union</em> tra le puntate, le introducono e le chiudono. Offrono anche in qualche modo, coi loro dialoghi, qualche spunto tematico in ognuno dei 12 episodi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono interpretati da Giacomo Casti e Diego Pani, nella doppia veste di autori e interpreti. E sono anche gli unici due personaggi fittizi (quasi completamente) che recitano in scena. Gli altri, che compaiono nelle diverse puntate, sono persone che interpretano se stesse.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Persone di varia estrazione anagrafica, geografica (sarda) e professionale, con una certa prevalenza dell&#8217;ambito culturale e artistico, che si trovano occasionalmente al tavolo di un locale e parlano tra loro di quello che vogliono, dai fatti personali ai temi più vari. Ce n&#8217;è per tutti i gusti, in effetti, e con ampia gamma di registri linguistici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E fin qui potrebbe non sembrare un progetto particolarmente innovativo. Lo diventa &#8211; direi forse: nostro malgrado &#8211; perché è tutto realizzato in sardo. Sia i due personaggi fissi, sia i loro ospiti parlano in sardo (e in gallurese, almeno in un caso). A ciò si aggiunge la partecipazione di diversi musicisti e musiciste, anch&#8217;essi caratterizzati per usare il sardo nelle loro produzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dirla così può suonare come l&#8217;ennesimo progetto relativo alla lingua sarda finanziato con denaro pubblico. A tal proposito, circola una vulgata parecchio fantasiosa sull&#8217;ammontare esagerato dei finanziamenti in quest&#8217;ambito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per inciso, lamentarsi che intorno alla lingua sarda (alle lingue sarde) girino dei soldi pubblici e sminuire per questo qualsiasi progetto che ne derivi è, nel migliore dei casi, un errore di ragionamento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che una realtà linguistica minorizzata come la nostra abbia bisogno di interventi attivi per uscire dalla propria condizione subalterna è un fatto banalissimo, che giusto in Sardegna può ancora sembrare scandaloso. Che la cultura, l&#8217;arte, lo spettacolo abbiano bisogno di essere finanziati per esistere è ugualmente un fatto scontato. Se parliamo di un livello di produzione professionale. E questi ambiti creativi *sono* ambiti professionali. Meglio precisarlo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, aspettare che siano solo i finanziamenti privati a consentire la realizzazione in termini professionali di progetti artistici o in generale culturali &#8211; posto che esista questa sensibilità nel capitalismo arretrato e per lo più parassitario e/o estrattivo italico (e sardo) &#8211; espone al rischio che siano prodotte solo opere gradite ai finanziatori, nel loro interesse. In un contesto socio-economico e politico fragile come quello sardo non è un pericolo da poco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale, i finanziamenti pubblici, pur con tutti i loro problemi, sono indispensabili. In realtà sono troppo esigui e troppo faticosi da ottenere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo caso, per tornare all&#8217;oggetto del post, la qualità dell&#8217;operazione toglie dubbi e sospetti. Perché la qualità c&#8217;è. Dal punto di vista del suono, dell&#8217;immagine, dell&#8217;allestimento e della regia, i dodici episodi mantengono un livello alto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le puntate risultano inevitabilmente eterogenee, data l&#8217;estrema varietà di persone coinvolte e la loro più o meno grande dimestichezza con una situazione di questo tipo. Parlo anche per esperienza, dato che nella serie ci sono anche io. Il problema dell&#8217;allestimento scenico e dei dispositivi tecnici del set è relativo. Certo, c&#8217;è sempre chi è più o meno timido/a e non è detto che la situazione in sé metta chiunque a proprio agio. Ma in generale, dopo il primo impatto, in questa circostanza si trattava di essere se stess*, senza troppi filtri. Nessun copione da memorizzare, nessuna parte da recitare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La difficoltà maggiore è stata il doversi esprimere in sardo per le persone che non lo fanno abitualmente e/o non hanno una dimestichezza consolidata con la lingua. Il che a momenti traspare, ma è anche uno dei punti di interesse dell&#8217;operazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come lo è, in questo caso anche per le persone sardofone, riconoscere da un lato le interferenze dell&#8217;italiano e da un altro le innovazioni lessicali e a volte anche sintattiche dovute all&#8217;evoluzione della lingua e al suo uso attuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un difetto, beninteso. Anzi, è un fenomeno normale in qualsiasi lingua viva. Il problema, riguardo al sardo, è duplice. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per moltissimo tempo &#8211; e in parte ancora oggi &#8211; lo si è considerato una lingua &#8220;ancestrale&#8221;, legata al passato, la lingua dei nonni o degli avi, della vita agreste, della povertà. Come tale, forse meritevole di tutela (su questo, le obiezioni sono poche, in genere), ma da considerare come un &#8220;bene culturale&#8221;, come un reperto da museo, non come elemento vitale e fecondo della nostra collettività. In quanto bene culturale, da salvaguardare nella sua presunta, primitiva purezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dal punto di vista socio-linguistico e storico sono sciocchezze, ovviamente. Ma godono ancora di una certa popolarità, anche in certi ambienti culturali, professionali e politici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro problema del sardo è che, privato di un suo insegnamento scolastico, anche come lingua veicolare, e dunque di una sua alfabetizzazione diffusa, rischia di impoverirsi e cedere definitivamente allo stato di dilalia, anticamera della scomparsa. In parte questo fenomeno è stato tamponato dall&#8217;uso ormai ampio del sardo scritto, pur con le incertezze e a volte le polemiche (inutili) riguardo grafia e standardizzazioni più o meno condivise. Il processo è in corso e i nuovi media in questo senso sono stati d&#8217;aiuto, ma non è certo il caso di cantare vittoria. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò che questa serie rivela, nella sua apparente semplicità, è che persone diverse, di zone diverse dell&#8217;isola, possono trovarsi e conversare di qualsiasi cosa &#8211; dai libri, alla tecnologia, dai temi storici, alla cultura pop, al cibo, alle questioni sociali &#8211; senza problemi né di intercomprensione né di impiego della lingua in tutti i registri possibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con tanti saluti a due delle principali obiezioni anti-sardo: a) persone di diverse zone dell&#8217;isola che parlano ognuna il proprio sardo locale non si comprendono reciprocamente; b) col sardo non puoi parlare di tutto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso può dirsi per la scelta delle esibizioni musicali, elemento non di contorno bensì costitutivo del progetto. Al di là anche qui dell&#8217;uso disinvolto e versatile della lingua, si tratta di esempi della musica che si produce e si suona oggi nell&#8217;isola e che spesso ne varca serenamente i confini, ma che non passa facilmente nelle radio a più ampia diffusione e ha meno visibilità di quanto meriti. Qui si presenta con tutta la sua diversità di forme e con le commistioni e ibridazioni tra tradizione e innovazione che la arricchiscono e la vivificano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La serie suggerisce il possibile rovesciamento significativo del vecchio stigma penalizzante sulla lingua sarda. Lingua di un mondo vecchio e della povertà, ho scritto sopra. Lingua &#8220;inutile&#8221;, si dice oggi più comunemente. Eppure, a ben guardare, oggi è più facile che ci si debba scusare perché <em>non</em> si conosce il sardo e/o non lo si usa, che viceversa. Anche questo, un fenomeno in corso, su cui non possiamo dire l&#8217;ultima parola, ma evidente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In definitiva, nei dodici episodi è sintetizzata ed esposta, con serena normalità, una Sardegna distante da quella delle cronache e veicolata dall&#8217;egemonia culturale penalizzante che ci affligge. Una gamma di esperienze e di scelte di vita che restituiscono il quadro sociale e culturale dell&#8217;isola fuori delle cornici concettuali di comodo in cui la gente sarda si pensa. E non parliamo della visione stereotipata che hanno della Sardegna di là del Tirreno. Visione troppo spesso assecondata e promossa anche nell&#8217;isola, a volte per calcolo, a volte sotto la spinta dell&#8217;aspirazione a integrarsi in un &#8220;diverso da sé&#8221; immaginato come migliore, più evoluto, più gratificante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che siano invece persone a loro modo realizzate, portatrici di una propria dote di conoscenze, di una propria professionalità consolidata, in molti casi di un riconoscimento pubblico, a usare il sardo non in termini folkloristici o per posa, bensì per parlare di temi contemporanei, persino difficili o controversi, può spiazzare e spezzare i pregiudizi su noi stess* e sulla Sardegna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo <em>In su corru &#8216;e sa furca</em> ha una portata che va oltre la sua qualità tecnica e la sua riuscita narrativa. È a tutti gli effetti un esperimento decoloniale. Senza fare troppa teoria, senza prosopopea intellettualistica. Persino le citazioni di Gramsci &#8211; anch&#8217;esse in sardo, cosa che a Nino sarebbe piaciuta &#8211; sono inserite nel flusso narrativo senza suonare come stucchevoli ostentazioni autoreferenziali. Un tentativo riuscito e potenzialmente fecondo, per la sua intrinseca portata emancipativa, di fare buona cultura &#8220;nazional-popolare&#8221; (per restare a Gramsci). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho idea di quanto possa riuscire gradita questa serie al pubblico televisivo. Che in Sardegna è mediamente anziano e, nelle sue fasce meno attempate, ormai abituato all&#8217;offerta bulimica di fiction seriale delle piattaforme streaming e dei canali in abbonamento. Da questo punto di vista, la stessa ricezione dell&#8217;opera è un elemento di interesse e potrebbe tranquillamente costituire l&#8217;oggetto di una ricerca sociologica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, <em>In su corru &#8216;e sa furca</em> è un&#8217;operazione apripista, nella prospettiva di rendere ordinario, a tutti i livelli di comunicazione, l&#8217;uso del sardo e delle altre lingue dell&#8217;isola. Non una pretesa &#8220;identitaria&#8221;, bensì la rivendicazione di un diritto democratico. E costituisce anche senz&#8217;altro un arricchimento tematico, contenutistico, dell&#8217;offerta televisiva. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A parte la performance del sottoscritto e a dispetto dei dubbi iniziali sulla sua riuscita (lo confesso), personalmente la promuovo a pieni voti. Non vi resta che guardarla e farvene un&#8217;idea vostra. </p>
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