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	<title>Roberto Carta Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>La storia è politica?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2015 13:07:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il pezzo qui dedicato a NurNet ha suscitato diverse reazioni. Naturalmente è sacrosanto che si discuta e ci si confronti ed anzi questo dovrebbe essere il senso di ogni intervento nella sfera del discorso pubblico. Noto tuttavia che in pochissimi casi e solo marginalmente si è entrati nel merito dei problemi sollevati. Sarà bene, dunque,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La storia è politica?' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/01/09/la-storia-e-politica/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><a href="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2015/01/megaron-di-Su-Romanzesu.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1623" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2015/01/megaron-di-Su-Romanzesu-640x420.jpg" alt="megaron di Su Romanzesu" width="640" height="420" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2015/01/megaron-di-Su-Romanzesu-640x420.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2015/01/megaron-di-Su-Romanzesu-1170x768.jpg 1170w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2015/01/megaron-di-Su-Romanzesu-300x197.jpg 300w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2015/01/megaron-di-Su-Romanzesu-800x525.jpg 800w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a>Il pezzo qui dedicato a NurNet ha suscitato diverse reazioni. Naturalmente è sacrosanto che si discuta e ci si confronti ed anzi questo dovrebbe essere il senso di ogni intervento nella sfera del discorso pubblico. Noto tuttavia che in pochissimi casi e solo marginalmente si è entrati nel merito dei problemi sollevati. Sarà bene, dunque, tornare su alcuni punti dirimenti, per chiarirne il senso, onde liberare il campo dai possibili equivoci.<span id="more-1621"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto è doverosa &#8211; anche se sgradevole e irrituale &#8211; una precisazione di natura personale. Questo blog non ha a che fare con la mia militanza politica passata, presente ed eventualmente futura. Non è una sede di comunicazione di partito o di propaganda politica, di nessun genere e a nessun titolo. È uno strumento di lavoro, di riflessione e di partecipazione al dibattito pubblico. Non ha altri vincoli da rispettare se non quelli generali della correttezza e della legalità e quelli specifici della mia coscienza civica e del mio senso di responsabilità. Meglio essere chiari, su questo punto, anche per evitare strumentalizzazioni o interpretazioi capziose.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte &#8211; e qui veniamo a uno dei punti fondamentali che vorrei affrontare &#8211; è perfettamente inutile nascondere il legame inevitabile tra questioni storiche e, in senso più ampio, culturali con la sfera politica. Intanto perché tutto ciò che riguarda la &#8220;polis&#8221;, la sfera pubblica, <em>è politica</em>. Inoltre perché in particolare la storia ha in sé non solo degli aspetti scientifici, metodologici, tecnici, ma anche narrativi, emotivi, relazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si maneggiano questioni storiche bisogna muoversi con estrema cautela, senza rinunciare al proprio punto di vista, o a un inquadramento ideale, teorico e anche politico (in senso ampio) delle questioni, ma dichiarandoli, rendendoli espliciti e tenendo sempre presente la distinzione tra ricostruzione onesta, metodologicamente corretta, delle cose e interpretazione politica delle medesime. Non è facile, ma è un fattore determinante. Altrimenti si cade nella pura propaganda (volontaria o involontaria, cambia poco).</p>
<p style="text-align: justify;">Porre dei fatti storici lontani a fondamento di prospettive politiche attuali non è una faccenda neutra, senza connotazioni e conseguenze. Di solito è una scelta di tipo nazionalista, a volte esplicitamente reazionaria, se non discriminatoria, e può alimentare persino derive violente, come la storia ci insegna. Privilegiare l&#8217;appartenenza a una nazione, a un popolo, stabilendo un &#8220;noi&#8221; e un &#8220;gli altri&#8221; come unico criterio generale di autorappresentazione di sè e dei propri interessi, non è la stessa cosa che fondare l&#8217;appartenenza sull&#8217;idea di una società complessa, dinamica, aperta, che prescinda dal discorso etnico, del sangue e della discendenza. Solo perché siamo tutti sardi non significa che abbiamo tutti gli stessi interessi e gli stessi bisogni, perciò privilegiare la &#8220;sardità&#8221; su altre categorie teoriche, fondandola arbitrariamente su alcuni elementi essenziali, ha un notevole peso politico. Sottolinearlo non significa certo negare rilevanza alle specifiche condizioni storiche, geografiche e culturali della Sardegna nel dibattito politico attuale. Nell&#8217;insieme, però, coniugare elementi storici appositamente selezionati, identità e obiettivi politici è un gioco pericoloso, se lo si fa in buona fede, e molto minaccioso se lo si fa deliberatamente. Questo deve essere chiaro a tutti. È una questione che non si può eludere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per calare il discorso ancor più nel concreto, proviamo a fare degli esempi. Fondare una pretesa identità sarda su elementi storici lontani, scelti alla bisogna (la civiltà nuragica, i Giganti di Monte Prama, Ampsicora, ecc.), è uno sport molto amato in ambito sardista e in ambito indipendentista. Pensiamo alla costante resistenziale e al modo in cui aveva rinverdito i fasti del nostro mito para-nazionalista otto-novecentesco (quello dei Sardi barbarici ma orgogliosi, criminali ma eroici, pittoreschi ma autentici).</p>
<p style="text-align: justify;">Scegliere alcuni elementi storici come punti di riferimento politici equivale a stabilire una diretta connessione tra quei fatti e noi stessi. L&#8217;appartenenza diventa una condizione data (l&#8217;identità), una rispondenza rigida a canoni stabiliti una volta per tutte. Intorno a tale canone si evoca una nostalgia, un orizzonte di significati e di valori, e si costruisce una aspettativa di tipo propriamente politico, sotto la quale naturalmente ci sono sempre degli interessi, specifici o generali, dichiarati o no che siano. Questo oggi sta avvenendo &#8211; o rischia di avvenire &#8211; per i Giganti. In <a href="http://robertocarta.wordpress.com/2015/01/08/arratza-de-degolliu-pro-nurnet-chena-cumprendere-chi-sos-gigantes-semus-nois/" target="_blank" rel="nofollow" >un intervento di Roberto Carta sul suo blog</a>, in cui si cita, senza entrare nel merito, proprio il pezzo postato qui a proposito di NurNet, si afferma esplicitamente: sos Gigantes semus nois, i Giganti siamo noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei sottolineare lo scarto che esiste tra questo tipo di ricerca dei fondamenti dell&#8217;appartenenza (e dunque dell&#8217;azione politica che da essa si fa discendere), e l&#8217;ambito disciplinare delle ricerca storica. Non stiamo parlando della stessa cosa. Chi fa ricerca storica o archeologica non può violare le regole di metodo proprie della disciplina, né può far influenzare le risultanze dei propri studi dalla propria militanza politica. Bisogna essere in grado di distinguere i due piani, sia per non inficiare il lavoro storico propriamente detto, sia per non indebolire il senso della militanza politica stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Benché in Sardegna esista una continuità storica abbastanza peculiare, dato che la comunità umana che abita l&#8217;isola è la medesima da diverse migliaia di anni, non bisogna cadere in fraintendimenti anacronistici. Oppure, se lo si fa, deve essere messa in chiaro la natura strettamente politica dell&#8217;operazione. Noi non siamo i costruttori di nuraghi (come, con un vezzo ironico tipico suo, Giovanni Lilliu una volta fece intendere a una illustre comitiva in visita a Barumini), né gli artefici dei Giganti, né i seguaci di Ampsicora e nemmeno i combattenti sotto le insegne di Mariano IV o Guglielmo di Narbona. Se è per quello, siamo molto di più e molto più strettamente figli della Sarda Rivoluzione e dei suoi esiti, ma non per questo siamo certo tutti dei novelli angioyani. Quei periodi e quegli snodi bisogna conoscerli, non (fingere o desiderare di) riviverli. Altrimenti si innescano quelle che mi piace chiamare (con <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=18453" target="_blank" rel="nofollow" >Wu Ming</a>) &#8220;narrazioni tossiche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La prospettiva della nostra autodeterminazione, laddove sia contemplata, deve essere fondata su una necessità storica attuale, su fattori materiali, relazionali e culturali contemporanei, non sulla nostalgia di fatti o epoche del passato. Si fa un torto alla nostra storia riducendola a mero strumento di lotta politica. La nostra storia noi ce la portiamo appresso, ci circonda ovunque, in Sardegna, fa parte delle nostre vite. Quasi sempre senza che i Sardi lo sappiano. Per questo è indispensabile riappropriarcene, conoscerla, usarla per illuminare il nostro presente. Ma questo è un lavoro che spetta prima di tutto agli storici, agli archeologi e con loro agli economisti, ai linguisti, agli antropologi, ai sociologi, ecc. A tutto il sapere organizzato. Che va migliorato e innervato di buona coscienza e buone prassi, di indipendenza dalla politica dominante, di nuove forze e nuove intelligenze, non certo condannato in quanto tale e eliminato dalla scena. In un mondo culturalmente debole, i furbi e i malintenzionati hanno molte più possibilità di raggiungere i propri scopi manipolando e sfruttando il prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dovere della politica, di una politica emancipativa e democratica, dovrebbe essere dunque di sollecitare più studio, più ricerca, più divulgazione qualificati e al contempo, quando si hanno responsabilità istituzionali, creare le condizioni perché questo avvenga. Non certo chiedere agli archeologi di farsi da parte o pretendere di sostituire il lavoro professionale, basato sulla formazione e sulle competenze acquisite e certificate, con il volontariato (per appassionato e ben intenzionato che possa essere). Su questo versante c&#8217;è già l&#8217;opera devastatrice portata avanti da Roma, a livello governativo e legislativo, a minacciare i nostri beni culturali (che purtroppo sono ancora patrimonio dello stato italiano, non dimentichiamolo). Opera devastatrice promossa proprio attraverso la &#8220;dilettantizzazione&#8221; del lavoro archeologico, della custodia dei siti e della complessiva gestione dei beni culturali (musei, archivi e biblioteche compresi). Non mi sembra il caso di offrire sponda locale a tale allarmante disegno.</p>
<p style="text-align: justify;">La passione e l&#8217;interesse che il nostro passato suscita in tanti Sardi e ormai anche in molti osservatori forestieri sono fenomeni belli e importanti, vanno alimentati e soddisfatti con risposte di qualità, non con mitopoiesi messe insieme a tavolino, &#8220;tecnicizzate&#8221;, magari apparentemente consolatorie, ma nel concreto pericolose. La necessità della nostra emancipazione storica, collettiva, esisterebbe anche se non ci fossero i Giganti e se non ci fosse stata Eleonora d&#8217;Arborea. E discende dalla nostra condizione storica deficitaria, subalterna e deprivata, situazione di cui &#8211; è bene ribadirlo &#8211; alcuni Sardi si giovano per il proprio tornaconto individuale, di clan o di classe. Questo deve essere compreso bene, a meno che non si voglia aderire al disegno normalizzatore ormai apertamente in campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui intravedo la vera linea di faglia nella Sardegna di oggi. Una linea di faglia culturale e politica che riguarda soprattutto il <em>come</em> si vogliono fare le cose, più che il <em>se</em><em>.</em> Un discrimine che sta sotto o dietro le parole che si usano per raccontare e giustificare le proprie prese di posizione. Una linea di faglia che non coincide con gli schieramenti politici dichiarati (centrodestra contro centrosinistra, indipendentisti contro unionisti, sardisti e sovranisti buoni per tutte le stagioni, e così via) ma li interseca e li spariglia. La questione è strategica e attiene al campo dei diritti, dei beni comuni, dell&#8217;inclusione sociale, dell&#8217;eguaglianza sostanziale, della democrazia, del modo di riconoscerci e di convivere tra noi e con le altre popolazioni che ci circondano. Su questo è decisivo ragionare tutti, specie in questi giorni di violenza e di odio, di azioni e parole crudeli, perché è là, non a Monte Prama (per quanto affascinante e importante sia quel posto), che si gioca la nostra sorte.</p>
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