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	<title>Radio Anch&#039;io Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Jun 2021 16:10:33 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;idiosincrasia dell&#8217;intellighenzia italiana (e sardo-italiana) per l&#8217;indipendenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2021 16:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Radio Anch&#039;io]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giorgio Zanchini: «C’è un’ultima domanda che vorrei fare a Carla Bassu, costituzionalista che insegna diritto pubblico comparato all’università di Sassari. Il cognome è sardo, credo che lei sia sarda, spero non indipendentista, se posso dire una cosa così. Professoressa, buongiorno.» Carla Bassu: «Buongiorno. Senz’altro no, senz’altro no. Sarda e italiana: una cosa non esclude l’altra....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;idiosincrasia dell&#039;intellighenzia italiana (e sardo-italiana) per l&#039;indipendenza' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/06/24/lidiosincrasia-dellintellighenzia-italiana-e-sardo-italiana-per-lindipendenza/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-2-1.jpg" alt="" class="wp-image-4521" width="570" height="390"/></figure></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Giorgio Zanchini: «C’è un’ultima domanda che vorrei fare a Carla Bassu, costituzionalista che insegna diritto pubblico comparato all’università di Sassari. Il cognome è sardo, credo che lei sia sarda, spero non indipendentista, se posso dire una cosa così. Professoressa, buongiorno.»<br /><br />Carla Bassu: «Buongiorno. Senz’altro no, senz’altro no. Sarda <em>e</em> italiana: una cosa non esclude l’altra. Questo vale in Italia così come in Spagna.»</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Così inizia il rapido dialogo tra Giorgio Zanchini, conduttore della popolare trasmissione Radio Anch&#8217;io, su Radio1 RAI, e la prof.ssa Carla Bassu (si può ascoltare <a href="https://www.raiplayradio.it/audio/2021/06/RADIO-ANCHIO-95c11400-cfe5-4250-b8b7-60071170b2a9.html" target="_blank"  rel="nofollow" ><strong>qui</strong></a>, dal min. 56.45). Il tema è quello del parziale indulto concesso dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ai leader catalani indipendentisti incarcerati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasmissione, in genere apprezzabile per equilibrio e qualità giornalistica, affronta il tema  attraverso le testimonianze di ospiti di orientamenti diversi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che il pubblico italiano, anche e forse soprattutto quello &#8220;informato&#8221;, della questione catalana ha un&#8217;idea a dir poco parziale, molto orientata in termini anti-catalani, sia da posizioni di destra esplicita (la Lega, ex partito sedicente indipendentista, appoggia i nazionalisti franchisti di Vox, per dire), sia da posizioni di centrosinistra (ossia di destra liberale, diciamo), come tanti esponenti del PD e docenti universitari italiani di quell&#8217;area politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il resoconto mediatico prevalente e largamente egemonico in Italia ha sempre evitato di sviscerare la questione sia nei suoi termini storici, anche recenti, sia nei suoi termini più strettamente politici e sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne dà dimostrazione palese la stessa prof.ssa Bassu quando si lancia in una sorta di panegirico della costituzione spagnola, a suo dire aperta a qualsiasi forma di negoziato per l&#8217;ampliamento delle autonomie locali. &#8220;In un contesto, però, di stato indissolubile&#8221;, precisa Bassu. Il che già pone un limite cogente, esterno e a-storico, a un processo &#8211; quello dell&#8217;autodeterminazione democratica &#8211; che invece, per propria natura, non è solo e principalmente giuridico, ma prima di tutto politico, sociale, culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per altro, queste considerazioni sulle possibilità ipoteticamente offerte dalla costituzione spagnola sono contraddette dalla realtà storica recentissima. È proprio dall&#8217;approvazione del nuovo statuto della Generalitat catalana del 2006, con tutte le sue traversie e la sua bocciatura finale a Madrid nel 2010, che emerge il <em>procés</em> indipendentista di questi anni (<strong><a href="https://sardegnamondo.eu/2018/04/05/leuropa-e-il-crocevia-catalano-di-stefano-puddu-crespellani/">qui</a></strong> se ne può leggere un esauriente resoconto, con qualche riflessione supplementare). Ignorare questo percorso, con tutte le sue tappe a livello istituzionale e di dibattito pubblico, condanna il discorso ad essere privo di fondamento, dunque puramente (e capziosamente) astratto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche qui è come se vigesse una sorta di &#8220;come se&#8221;. Sostenere che gli indipendentisti catalani siano una massa di borghesi, ricchi, viziati, egoisti, che vogliono la loro secessione per pura grettezza morale &#8211; pensiero diffusissimo in Spagna e anche in Italia &#8211; è un&#8217;evidente sciocchezza, a dispetto del fatto che abbia così tanto successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere che la Catalogna non abbia diritto a un processo di autodeterminazione, nemmeno democratico, nemmeno sottoposto allo scrutinio di un voto popolare, fa a pugni con le petizioni di principio a difesa della democrazia e delle costituzioni, in quanto baluardi civili e politici contro le derive autoritarie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può vivere in una perenne fiction. Questo vezzo di imporre un &#8220;come se&#8221; e costringere ogni ragionamento politico dentro cornici di comodo, validate solo dall&#8217;insistenza ossessiva con cui a livello mediatico e istituzionale le si impiega, non fa fare mezzo passo avanti al dibattito e non aiuta certo la cittadinanza ignara a capirci qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che in Italia e nella Sardegna &#8220;coloniale&#8221; il &#8220;come se&#8221; e l&#8217;ostilità verso qualsiasi principio di realtà dominano sovrani. Riprenderei in proposito l&#8217;analisi del dialogo tra tra Zanchini e la prof.ssa Bassu. Ne riporto un altro pezzo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Zanchini: Ricordiamo, professoressa &#8211; viene un po’ da ridere &#8211; la Sardegna è stata più tempo sotto la Spagna che sotto l’Italia; questo è vero o no?<br /><br />Bassu: Ebbene sì, ebbene sì. Anche questo però ha contribuito a rendere così particolare e multiculturale la nostra identità. Quindi un arricchimento.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Non è sorprendente che si possa affermare che la Sardegna, oggi, è &#8220;sotto l&#8217;Italia&#8221; senza trarne alcuna riflessione, nemmeno un vago segnale di ricezione della problematicità che un&#8217;affermazione del genere pure esprime?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stare &#8220;sotto l&#8217;Italia&#8221; come un tempo stavamo &#8220;sotto la Spagna&#8221; cosa significa esattamente? Si possono davvero fare paralleli così semplicistici, o c&#8217;è da dare qualche spiegazione? E in ogni caso, &#8220;stare sotto&#8221; è una condizione normale, accettabile o addirittura desiderabile, per una terra e una popolazione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su tutto questo nell&#8217;occasione si sorvola. Certo, il tempo a disposizione e il contesto stesso non favorivano un approfondimento, ma non è la prima volta che questi temi vengono trattati dai media italiani, persino da giornalisti preparati e di solito estremamente corretti come è Giorgio Zanchini, con tanta superficialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un ascoltatore o a un&#8217;ascoltatrice qualsiasi, cosa rimane di questo dialogo a tratti surreale? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto che in Sardegna è abbastanza normale essere indipendentisti (il che forse è più vero di quanto si racconti), benché sia un fatto da stigmatizzare. Zanchini &#8220;spera&#8221; che la sua interlocutrice, in quanto sarda, non sia per questo anche indipendentista. Perché? Io sono curioso di saperlo. La prof.ssa Bassu dal canto suo mette subito le mani avanti: no no, ci mancherebbe, niente indipendentismo; siamo tra persone civili, qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bassu fa poi un&#8217;affermazione anch&#8217;essa meritevole di analisi: &#8220;[Sono] sarda <em>e</em> italiana: una cosa non esclude l&#8217;altra&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi sono due cose diverse, ma che possono coesistere. Una doppia identificazione che può anche essere pacifica. Anzi, <em>deve</em> esserlo, &#8220;in Italia così come in Spagna&#8221;. Ma perché? Chi lo stabilisce?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma soprattutto, cosa c&#8217;entra questo col fatto di essere o non essere favorevoli all&#8217;autodeterminazione in forma di indipendenza statuale? Possibile che nemmeno a un livello di istruzione e di competenza così alto si riescano a distinguere adeguatamente i vari piani della questione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vige sovrana e viene largamente propagandata quest&#8217;idea (scema, abbiate pazienza) che qualsiasi aspirazione all&#8217;indipendenza o anche solo a un&#8217;autodeterminazione più generica, ma radicale, sia frutto di una pretesa assurda, quasi inspiegabile razionalmente, &#8220;anti-storica&#8221;, comunque esecrabile dal punto di vista politico ed etico. Perché? Non ci si dovrebbe fare qualche domanda, prima di dare per scontata la solidità di certe affermazioni apodittiche?  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per giunta, nel caso della Sardegna, ma anche della Catalogna e della Scozia, l&#8217;aspetto etnico-identitario ha un peso o limitato o inesistente nella necessità storica espressa dalle aspirazioni indipendentiste. Anche quando tale aspetto c&#8217;è, il nucleo forte e decisivo di tutte queste istanze in realtà è prima di tutto la piena realizzazione della democrazia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che tanto più è valido, quanto più sussistono relazioni sbilanciate, deficit nell&#8217;esercizio di diritti fondamentali, propensioni centralistiche e/o autoritarie da parte degli stati-nazione, condizioni di mancato rispetto di diversità linguistiche, culturali, storiche, situazioni socio-economiche di tipo coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare di identità multiculturale, riguardo alla Sardegna, farà anche un certo effetto, ma è una dichiarazione che andrebbe argomentata e circostanziata, altrimenti suona come un diversivo. Se è vera, in che termini lo è? In base a quali processi? Quali ne sono gli esiti? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora: parlare di arricchimento, nelle ibridazioni culturali imposte da processi storici di dominio e subalternità, non suona vagamente colonialista? È anche probabile che nella storia coloniale siano infine emersi elementi di arricchimento culturale, nelle popolazioni sottomesse. Gli studi post-coloniali si interrogano su questi temi. Basti pensare alla teoria del Terzo Spazio di Homi Bhabha, tanto per citare un nome noto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò però non significa che dobbiamo accettare acriticamente, e anzi &#8211; sembrerebbe di capire &#8211; con gratitudine, i processi storici in cui la Sardegna o qualsiasi altro territorio e/o comunità umana, a vario livello e in vario grado, siano stati (o siano) oggetto di subalternizzazione, minorizzazione, sottomissione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non è evidente l&#8217;aberrazione insita in questo ragionamento, tale mancata percezione è essa stessa il segnale di un problema irrisolto. Che non può essere eluso. Non possiamo eluderlo in Sardegna e sarebbe ora che lo si affrontasse per bene anche in Italia.</p>
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