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	<title>patrimonio UNESCO Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Sardegna come parco per turisti e insularità in costituzione: quando la fantasia al potere è pericolosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2020 07:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sardegna come parco per turisti e insularità in costituzione: quando la fantasia al potere è pericolosa' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/10/03/sardegna-come-parco-per-turisti-e-insularita-in-costituzione-quando-la-fantasia-al-potere-e-pericolosa/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<figure class="wp-block-image is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=http%3A%2F%2Fwww.barumini.net%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F02%2Fsvagoedintorni_parco_tematico_sardegna_in_miniatura.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Sardegna in miniatura | Barumini . Net" width="669" height="501"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una mattina qualsiasi d&#8217;autunno, su un canale radio RAI la trasmissione di servizio Ondaverde comunica che sono segnalati dei rallentamenti sulla Strada Statale 131. Dove, di preciso? Tra &#8220;San Lussorio e Abba(s)santa&#8221; (così, con la &#8220;s&#8221; sorda). Sull&#8217;errore di pronuncia possiamo sorvolare. Sulla fantomatica esistenza di un posto denominato San Lussorio, no, dato che appunto non esiste. Chiaramente ci si riferiva a Santu Lussurgiu, non proprio l&#8217;ultimo paese dell&#8217;isola, per varie ragioni, ma tant&#8217;è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché tiro in ballo quest&#8217;episodio davvero minimo? Proprio perché minimo, banale, inserito in un contesto per nulla problematico. Eppure, come per altre cose più ingombranti e complesse, anche qui emerge una certa qual inconciliabilità tra la Sardegna, le sue cose, le sue lingue, la sua stessa esistenza come luogo reale, e il contesto italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mania di tradurre in italiano tutto il traducibile &#8211; specie i toponimi, ma anche gli antroponimi &#8211; data ormai da ben più di un secolo, in Sardegna. È come se, per l&#8217;apparato burocratico e istituzionale italiano, ivi comprese le istituzioni culturali, la Sardegna non fosse proprio Italia, ma qualcosa da ricondurre comunque, in un modo o nell&#8217;altro (e soprattutto&#8230; nell&#8217;altro), all&#8217;italianità. Del resto, è un po&#8217; quello che suggeriva a metà Ottocento Carlo Baudi di Vesme (e parafraso): la Sardegna non è italiana, ma proprio per questo va estratta dalla sua condizione di barbarie facendola italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa faccenda mi sembra collegata ad altre notiziole apparse nelle cronache quotidiane in questi giorni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una è che &#8211; a quanto pare (se ne sarebbe parlato sulla Nuova, andate a verificare) &#8211; il governo Conte intenderebbe ridiscutere, in termini restrittivi, gli accordi già sottoscritti con la Regione Sardegna a proposito della famigerata vertenza entrate. Accordi che erano già estremamente penalizzanti, rispetto alla mole del credito vantato dall&#8217;isola verso lo stato centrale. Che adesso qualcuno intenda ridurne ulteriormente la portata appare davvero per quello che è, ossia una brutale prepotenza di una parte sull&#8217;altra, dentro un rapporto di forza totalmente sbilanciato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora non ho letto alcuna reazione particolare e anche la notizia è da approfondire. In ogni caso, anche se fosse confermata, potremmo stupirci? E potremmo stupirci dell&#8217;inerzia della classe politica isolana in proposito?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Classe politica che in questi giorni sta dando al solito un pessimo spettacolo, completamente spaesata davanti all&#8217;emergenza sanitaria da covid-19, con la maggioranza a occuparsi di nomine e clientele varie e l&#8217;opposizione a fare comunicati e dichiarazioni del tutto inutili e persino penosi, davanti alla cruda realtà dei fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è un&#8217;altra cosa su cui l&#8217;intero arco politico rappresentato in Consiglio regionale sembra schierato compattamente. È un&#8217;iniziativa di quei geni del male che rispondono al nome di Riformatori. Un partito di cui sfuggono dimensioni, attività, peso reale, ma che non per questo rinuncia a lanciarsi di tanto in tanto in qualche iniziativa fantasiosa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ricorderete, c&#8217;è il loro zampino nella faccenda fallimentare dei referendum sull&#8217;abolizione delle province (ossia, degli organi democratici delle medesime, meglio) e sulla riduzione del numero dei consiglieri regionali (che agli occhi di questi signori evidentemente non era abbastanza oligarchico).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi si erano anche cimentati con il mito di Atlantide, proponendo iniziative promozionali che presentassero internazionalmente la Sardegna come la unica e vera Atlantide, insieme alle altre cento proposte da qualche secolo in qua. Un&#8217;idea che prevedeva anche esborso di denaro pubblico, sia chiaro, ché qua non si muove nulla se non si possono carpire un po&#8217; di quattrini dalle casse regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è venuta la gloriosa stagione dell&#8217;insularità. Sì, perché anche in questa faccenda i Riformatori hanno messo il loro zampino. Sono tra i grandi promotori della bislacca richiesta di far riconoscere allo stato italiano la natura insulare della Sardegna (una scoperta recente, in effetti) e su questo basare la pretesa di una maggiore e più incisiva tutela. La dipendenza e la subalternità non sono mai abbastanza, sembrerebbe di capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;archeologia (sia pure fantastica) alle questioni costituzionali il passo sembrerebbe lungo, ma non per chi disponga di una buona dose di immaginazione e di una sfacciataggine indomita a sorreggerne le azioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, ecco che i due ambiti possono addirittura connettersi più strettamente in un&#8217;altra <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/07/14/paesaggio-sardo-nella-lista-unesco-appello-riformatori_98b95660-b3b0-46d4-ad11-adf61bc52515.html" target="_blank"  rel="nofollow" >mirabile iniziativa</a>: richiedere all&#8217;UNESCO che la Sardegna tutta, col suo &#8220;paesaggio culturale&#8221;, sia proclamata Patrimonio dell&#8217;Umanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mozione è stata apprezzata dall&#8217;intero Consiglio regionale ed è passata all&#8217;unanimità, venendo subito sposata dal presidente Solinas. Cosa può esserci di meglio che un bel diversivo immaginifico e suscettibile di creare accese discussioni per distrarre l&#8217;opinione pubblica dalle questioni pressanti e concrete che ci affliggono?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal sito di news Cagliaripad riporto uno stralcio della <a href="https://www.cagliaripad.it/496407/sardegna-candidata-a-patrimonio-universale-dellumanita-dellunesco/?fbclid=IwAR0Ekn5eauZjKgUWmLWWRxNBB2Coa3YOnrbIDtsddPoJTewEPV_gEaNxusc" target="_blank"  rel="nofollow" >notizia</a>, con tanto di dichiarazioni del primo firmatario della mozione, il Riformatore Michele Cossa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>L’Aula ritrova l’unità sulla mozione per il riconoscimento da parte dell’Unesco del paesaggio culturale della Sardegna e la definizione del suo territorio quale “museo aperto”. Il provvedimento, sottoscritto da tutti i consiglieri regionali, è passato all’unanimità ed impegna la Giunta a rappresentare al Governo l’esigenza del riconoscimento.<br /><br />“Si tratta di un progetto ambizioso, irto di difficoltà ma non velleitario – ha spiegato il primo firmatario Michele Cossa (Riformatori) – su cui si è creata una maggioranza simile a quella che si è creata attorno all’insularità”. Tra le due battaglie, sostiene, ci sono due legami: “Identitario perché il tema del patrimonio culturale sardo nuragico e prenuragico investe direttamente la nostra identità, economico perché il riconoscimento Unesco di un patrimonio millenario di questa portata costituirebbe un potentissimo attrattore turistico in grado di far salire il Pil”.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il collegamento tra riconoscimento UNESCO e insularità è dunque esplicito. Che si tratti di un nesso molto labile e persino intimamente contraddittorio, per molti versi, non è un problema, per questa gente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma al di là di questo, ciò che dovrebbe attirare la nostra attenzione critica è soprattutto il merito di tale iniziativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si può constatare, si fa riferimento al lontano passato della Sardegna, all&#8217;epoca pre-nuragica e nuragica, e si auspica dichiaratamente la trasformazione dell&#8217;isola in un grande museo a cielo aperto, o in un enorme parco a tema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non poteva mancare l&#8217;accenno all&#8217;identità, classico feticcio &#8220;tana-liberi-tutti&#8221; che ci sta bene sempre. Puoi fare qualsiasi porcata, persino cercare di impedire il soccorso a bambini in balia del mare, ma, se ha anche solo un vago sapore identitario, allora nessuno può trovarci da ridire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che la Sardegna, nella sua interezza, possa diventare una sorta di grande parco per turisti è un&#8217;idea non solo banalmente idiota, ma anche profondamente pericolosa. Come se fosse una terra disabitata, in cui non c&#8217;è nulla di significativo se non le vestigia di un lontano passato. E a chi sarebbe destinato questo grande parco tematico? Ovviamente ai turisti. La Sardegna come luogo che ha un senso solo in funzione del godimento del visitatore occasionale. Sempre a patto che paghi, sia chiaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una visione puramente estrattiva, ma in termini passivi e subalterni, della nostra terra, della sua storia, della sua stratificazione culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia e una stratificazione culturale, che &#8211; mi spiace dare questo dolore ai Riformatori e a quelli che li seguono &#8211; non si sono arrestate tremila anni fa. Da quando è stato costruito l&#8217;ultimo nuraghe a oggi sono successe un sacco di cose, anche molto significative e persino&#8230; &#8220;identitarie&#8221;. Più identitarie di un tempio a pozzo o di un bronzetto, se vogliamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso ulteriore di questa bislacca iniziativa è che viene da una parte politica a cui allo stesso tempo preme molto e da sempre la possibilità di riempire di cemento, senza tanti vincoli, coste e campagne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Speculazione edilizia e paesaggio culturale evidentemente a costoro non sembrano in contraddizione. Misteri della politica affaristica isolana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non parliamo nemmeno della sproporzione tra l&#8217;entusiasmo unanime per queste iniziative senza senso e la totale acquiescenza, per non dire complicità, nella devastazione del territorio sardo ad opera di siti industriali obsoleti e inquinanti, speculazioni energetiche di ogni sorta e attività militari fuori controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questi sono i nostri rappresentanti istituzionali e se queste sono le loro principali iniziative, possiamo stupirci che per lo stato italiano, la sua classe dirigente, il suo ambito culturale, la Sardegna sia un luogo periferico, miserevole e senza storia, a cui dedicare giusto un pensiero in prossimità dell&#8217;estate? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Posso davvero prendermela con una speaker della radio di stato che sbaglia un toponimo sardo o lo traduce indebitamente? </p>



<p class="wp-block-paragraph">In tanti decenni la classe politica sarda nel suo complesso non è stata mai in grado di far valere nemmeno la nostra peculiare condizione linguistica per trarne qualche vantaggio nei rapporti con lo stato centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure quella è una risorsa reale, storica, vera. Non ci sarebbe bisogno di inventarsi campagne dispendiose per una scempiaggine come l&#8217;insularità in costituzione o questa baggianata della Sardegna come grande museo a cielo aperto certificato dall&#8217;UNESCO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è chiaro che la questione linguistica avrebbe un sapore troppo pericolosamente politico, per la nostra oligarchia clientelare e coloniale (ivi compresa quella parte di essa che controlla e governa l&#8217;università).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non in termini identitari, come viene speso dichiarato (per intorbidare le acque), ma in termini emancipativi e democratici. Una battaglia, dunque, che rischierebbe di rimettere in discussione non tanto lo status linguistico del sardo, il suo posto tra le lingue europee, o chissà quale altra faccenda giuridica o accademica, bensì proprio gli assetti sociali e politici consolidati negli ultimi due secoli e mezzo nell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci trasformeremo in un parco divertimenti tematico per turisti danarosi e boccaloni, né avrà successo la richiesta di far inserire l&#8217;insularità nella costituzione italiana come fonte di trattamenti più benevoli. Tutto questo è solo una perdita di tempo, un modo per attrarre l&#8217;attenzione della cittadinanza e far finta di fare qualcosa. E tuttavia queste azioni hanno la nefasta conseguenza di contribuire a costruire il senso comune delle persone sarde, a infettare egemonicamente, in termini subalterni, la nostra percezione di noi stessi nel tempo e nello spazio. In più concorrono a confermare i peggiori stereotipi razziali/culturali sul nostro conto anche presso l&#8217;osservatore esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Smascherarle come grotteschi inganni e combatterle sul piano culturale e politico, a partire tra le altre cose da una più seria e sana riappropriazione del nostro passato e della nostra ricchezza culturale, è doveroso per chiunque aspiri a un riscatto storico reale, collettivo, democratico per la Sardegna.</p>
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