<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>LSC Archivi - SardegnaMondo</title>
	<atom:link href="https://sardegnamondo.eu/tag/lsc/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://sardegnamondo.eu/tag/lsc/</link>
	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Tue, 17 Nov 2020 15:14:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Questione linguistica, un test storico</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2016/02/26/questione-linguistica-un-test-storico/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2016/02/26/questione-linguistica-un-test-storico/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 08:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Arregulas]]></category>
		<category><![CDATA[LSC]]></category>
		<category><![CDATA[politica linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[questione linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[standardizzazione linguistica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=2151</guid>

					<description><![CDATA[<p>La questione linguistica sarda non gode di buona salute. Non è una bella notizia. Nemmeno per chi la reputa un falso problema o al massimo un tema secondario. Nella realtà quotidiana dei sardi non si può dire che sia un tema prioritario, è vero, ma è facile constatare &#8211; come risulta dalle indagini sociolinguistiche o...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/26/questione-linguistica-un-test-storico/">Questione linguistica, un test storico</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Questione linguistica, un test storico' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/02/26/questione-linguistica-un-test-storico/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" src="https://vitobiolchini.files.wordpress.com/2012/10/foto-61.jpg" alt="" width="483" height="647" /></p>
<p style="text-align: justify;">La questione linguistica sarda non gode di buona salute. Non è una bella notizia. Nemmeno per chi la reputa un falso problema o al massimo un tema secondario.<span id="more-2151"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nella realtà quotidiana dei sardi non si può dire che sia un tema prioritario, è vero, ma è facile constatare &#8211; come risulta dalle <a href="http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=2436&amp;s=17&amp;v=9&amp;c=4463&amp;id=777" target="_blank" rel="nofollow" >indagini sociolinguistiche</a> o anche solo demoscopiche &#8211; che non è un tema negletto e nemmeno poco considerato dalle persone. Mancano indubbiamente una coscienza diffusa e un patrimonio condiviso di nozioni e informazioni basilari, ma questo è un problema che attiene alla sfera politica, non a quella linguistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a fare allora il punto della situazione, per orientarci e partire da dati di realtà, in modo da offrire una base razionale e pragmatica a una possibile risoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sardo sta scomparendo, così come le altre lingue storiche della Sardegna (gallurese, sassarese-turritano, algherese, carlofortino). La trasmissione intergenerazionale è ai minimi termini. I pochi bambini che oggi imparano il sardo (o una delle lingue locali) come lingua primaria potrebbero rappresentare l&#8217;ultima generazione di sardoglotti. Lo spopolamento della Sardegna extraurbana è un fattore di accelerazione del fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello scolastico la situazione è peggiorata anziché migliorare. La mancata previsione della scelta del sardo come opzione per i genitori all&#8217;atto dell&#8217;iscrizione dei ragazzi per l&#8217;anno prossimo è un fatto gravissimo, sia che sia voluta, sia che sia frutto di disinteresse.</p>
<p style="text-align: justify;">La buona volontà di molti insegnanti non basta affatto a compensare il vuoto dominante. E deve essere chiaro a tutti che senza la scuola qualsiasi lingua muore, non solo il sardo. In Sardegna abbiamo tutti imparato l&#8217;italiano principalmente tramite l&#8217;alfabetizzazione scolastica. Anche chi ha ricevuto l&#8217;italiano come lingua primaria lo ha precisato e perfezionato sui banchi scolastici. I mass media principali, il cui peso è stato certamente determinante, si sono aggiunti come ulteriore strumento di imposizione del monolinguismo italiano. In ogni caso senza la scuola parleremmo un italiano povero e stentato, di stampo televisivo, e nessuno saprebbe scriverlo.</p>
<p style="text-align: justify;">La letteratura e la produzione culturale in sardo e nelle altre lingue di Sardegna non sono povere né di bassa qualità, ma sono largamente minorizzate sia dalla mancata trasmissione intergenerazionale dell&#8217;idioma, sia soprattutto dalla mancata alfabetizzazione dei cittadini in queste lingue. I mass media principali non se ne fanno veicolo presso il grande pubblico, perciò spesso manca un nesso fondamentale tra i fruitori potenziali (che poi diventerebbero più facilmente utilizzatori a loro volta) e i produttori di contenuti e di opere.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica linguistica pubblica a sua volta è stata sostanzialmente azzerata dalla giunta Pigliaru, con la chiusura di fatto dell&#8217;Ufficio per la lingua sarda e con il ridimensionamento di tutti gli interventi, sia in termini finanziari (pensiamo al sostegno alla pubblicistica e alla stampa in lingua sarda) sia in termini di attuazione delle norme vigenti e di pianificazione generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le associazioni e i movimenti culturali interessati hanno cercato di compensare l&#8217;assenza di una politica pubblica con iniziative autogestite. Così come qualcosa si muove a livello di privati, anche <a href="http://m.lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2016/02/20/news/a-nuoro-i-primi-supermercati-con-le-etichette-in-limba-1.12990981" target="_blank" rel="nofollow" >in ambito commerciale</a>. Opera meritoria e necessaria, ma naturalmente meno efficace di un intervento politico deciso. E su tale debolezza si innesta e perdura la diatriba pluriennale sulla standardizzazione scritta del sardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, su quest&#8217;ultima questione, che è una di quelle determinati, occorre dire qualche parola spassionata. La condizione frammentata del sardo non è una sua caratteristica deteriore, discendente da una qualche mancanza intrinseca (del sardo o&#8230; dei sardi). Non è questione delle &#8220;chentu concas, chentu berritas&#8221; o della pretesa incapacità tutta sarda di stare insieme. Si tratta di un effetto di cause storiche piuttosto chiare ed anche note.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passaggio determinante, in questo caso, non è stata tanto la perdita di indipendenza politica, con la sconfitta della Sardegna giudicale ad opera dei catalano-aragonesi, bensì, molto più profondamente, l&#8217;adozione dell&#8217;italiano come lingua ufficiale dell&#8217;amministrazione pubblica e della scuola da parte del governo sabaudo, nel 1760. Scelta epocale poi radicalizzata e confermata, inevitabilmente, con la fondazione dello stato unitario italiano e il relegamento della Sardegna a sua porzione marginale e periferica.</p>
<p style="text-align: justify;">È un fenomeno tutto contemporaneo, insomma, che ha avuto luogo, quasi per paradosso, proprio mentre altrove invece si ristabilivano gli status e le grammatiche di altre lingue europee, anche minoritarie (come il catalano in ambito spagnolo, per dire). In Sardegna il sardo e le altre lingue isolane sono state ampiamente maggioritarie e dominanti &#8211; sia pure spesso in una condizione di diglossia &#8211; fino al fascismo. Non erano veicolate dalle istituzioni e dalla scuola (per altro ben poco frequentata dalle masse), ma erano quasi sempre la lingua primaria e la lingua di prima socializzazione dei più, comprendendo in questo ache le espressioni artistiche autoctone (musica e poesia, su tutto).</p>
<p style="text-align: justify;">Il fascismo diede una prima spallata, demonizzando e in qualche misura addirittura criminalizzando il sardo. In tale frangente, la scarsa scolarizzazione delle masse rese questi tentativi efficaci fino a un certo punto. Nel secondo dopoguerra invece si è verificato il crollo, in concomitanza con la scolarizzazione di massa (rigorosamente in italiano) e l&#8217;avvento dei nuovi mass media. Lo stigma denigratorio sul sardo si è affermato in profondità e in qualche misura ha prodotto effetti duraturi e difficili da sradicare, anche oggi che abbiamo una consapevolezza diversa dell&#8217;intera faccenda (almeno ce l&#8217;ha una certa parte dei sardi).</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha aiutato a tutelare e valorizzare il nostro patrimonio linguistico la palese e a volte ostentata ostilità delle istituzioni scolastiche e soprattutto universitarie, sempre in prima linea, quando c&#8217;è stato da fare scelte decisive, nell&#8217;affossare qualsiasi tentativo di emancipazione e/o ufficializzazione della lingua sarda e delle altre lingue di Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Se oggi si propone di utilizzare il sardo a scuola e di insegnarne una norma scritta, la prima domanda che ci si sente rivolgere è: quale sardo? Perché prevale l&#8217;idea che ci troviamo davanti a una moltitudine di parlate diverse, inconciliabili tra loro. Il che è in parte vero, se ci fermiamo alla superficie del fenomeno. L&#8217;inconciliabilità è tutta apparente dato che si tratta pur sempre di uno stesso sistema linguistico, sia pure dialettizzato e frammentato dalla mancata ufficializzazione. Inoltre la reciproca incomprensibilità tra i vari dialetti sardi e tra le parlate sarde e le altre lingue di Sardegna è un effetto della perdita di padronanza e di familiarità molto recente, dovuta soprattutto all&#8217;uso dell&#8217;italiano come lingua franca condivisa.</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento esiste una norma grafica a livello amministrativo, la LSC (limba Sarda Comuna), usata per altro anche in testi letterari o in produzioni artistiche o saggistiche, su cui però si sono accanite negli anni critiche e resistenze di varia natura, a volte in aperta contraddizione tra loro ma compattamente concordi nel tentativo di negare legittimità all&#8217;uso di questa proposta grafico-linguistica universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato ci sono infatti i detrattori esplicitamente ostili al sardo e a qualsiasi suo recupero, da un altro ci sono i difensori della diversità linguistica. Questi ultimi a loro volta si dividono tra localisti (l&#8217;unico sardo da usare è il mio, quello del mio paese) e &#8220;duovariantisti&#8221;, persuasi che esistano due sottosistemi linguistici distinti, il &#8220;campidanese&#8221; e il &#8220;logudorese&#8221;. Tra questi ultimi si è anche proposta una norma grafica specifica per la variante &#8220;campidanese&#8221; detta <a href="http://www.provincia.cagliari.it/ProvinciaCa/it/contentview.wp?contentId=CNG1701" target="_blank" rel="nofollow" >Is Arregulas</a>, adottata qualche anno fa dalla allora Provincia di Cagliari in luogo della (e in polemica con la) LSC.</p>
<p style="text-align: justify;">La faccenda delle due macrovarianti è curiosa e meriterebbe un&#8217;analisi a parte. Dico subito che non mi convince affatto, non fosse altro che per la sua pretesa di contrastare la asserita (ma non linguisticamente dimostrata) artificialità della LSC e la sua presunta estraneità alle parlate meridionali con la creazione di due lingue artificiali (di cui però conosciamo solo la regola meridionale, le Arregulas, appunto). Quest&#8217;orientamento è autrevolmente sostenuto anche da docenti universitari come il prof. Blasco Ferrer, nondimeno lascia a dir poco a desiderare, sia sul piano strettamente linguistico (si vedano in merito le ricerche del linguista <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2007/06/05/news/lingua-comune-scelta-necessaria-1.3297129" target="_blank" rel="nofollow" >Michel Contini</a>) sia soprattutto da quello della politica culturale e della politica tout court.</p>
<p style="text-align: justify;">Vero è che la LSC privilegia alcuni aspetti morfologici (ossia la forma delle parole, per dirla semplice) che sembrano accostarla maggiormente alle parlate centrali e settentrionali. Ma si tratta di questioni ortografiche, più che linguistiche in senso compiuto, dovute alla scelta di dare la preferenza all&#8217;esito più etimologico (per es. i verbi all&#8217;infinito in -are -ere -ire anziché in -ai, ecc.). Tutta materia che, se usata pretestuosamente, condurrà sempre e comunque ad un impasse, giacché non si toverà mai una norma grafica che accontenti tutti. La LSC, per dire, risulta distante anche dalle parlate del Nuorese e dal sardo settentrionale (pensiamo al sardo del Montacuto o del Sassarese), contrariamente a quanto sostengono coloro che si riconoscono nel &#8220;campidanese&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione a mio modo di vedere è questa. Il sardo è sul punto di diventare una lingua morta. Anche chi lo parla come lingua primaria ormai lo parla male, spesso peggio di chi invece lo ha dovuto imparare volontariamente (dunque studiandolo). Conferma questa di quanto pesi lo studio anche nello sviluppo e nell&#8217;appropriazione della lingua materna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema della grafia unica è sopravvalutato a danno di quello secondo me ormai più urgente dell&#8217;<strong>unificazione linguistica vera e propria</strong>. Non una unificazione sostitutiva, in luogo delle decine e decine di parlate locali, ma come standard sopraordinato e di copertura, alla stregua di altre lingue ufficiali (pensiamo al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_tedesca" target="_blank" rel="nofollow" >tedesco</a>, per esempio).</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>lingua sarda standard</strong> offrirebbe protezione ai dialetti locali, garantendone la sopravvivenza e anche una certa legittimità d&#8217;uso. Niente e nessuno vieterebbe di usare le parlate locali in poesia, o in musica, o dovunque lo richiedano il gusto e la sensibilità spontanei delle persone, e in primo luogo naturalmente nelle relazioni quotidiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sardo standard sarebbe la lingua delle istituzioni, dei mass media, dei dizionari, delle piattaforme internet, delle applicazioni informatiche, della traduzione di testi e documenti da altre lingue, dell&#8217;insegnamento agli stranieri, ecc. E sarebbe la lingua davvero nazionale di tutti i sardi. Potrebbe esserlo anche dei sardi la cui lingua storica di appartenenza non è il sardo, ma questo è un discorso più delicato, che non si può affrontare se non col massimo rispetto e con la maggior sensibilità democratica possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa prospettiva un esperimento come la LSC, benché senz&#8217;altro perfettibile, si dimostra fecondo proprio in virtù della sua vocazione a diventare anche una lingua parlata, realmente praticata, oltre che scritta. Al contrario delle proposte di carattere prettamente grafico, che vorrebbero salvare la fonetica e le pronunce dei vari dialetti (cosa secondo me poco pratica, tutto considerato).</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre tenere conto di un dato di fatto insuperabile, a mio avviso. Tra non molto chi vorrà imparare il sardo, anche in Sardegna, dovrà farlo partendo da zero. Non sempre avrà la possibilità di attingere a una parlata locale, magari tramite trasmissione della cerchia parentale o amicale. Ma anche quando tale condizione fosse presente, si tratterebbe di un uso limitato a un ambito ristretto, sia in termini geografici sia in termini linguistici.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare dunque auspicabile e anche urgente dotarci di una vera lingua sarda standard partendo dal lavoro già fatto e già sperimentato, come riferimento grammaticale, morfologico e sintattico, arricchita nel lessico da tutti i <a href="http://dizionario.internazionale.it/parola/geosinonimo" target="_blank" rel="nofollow" >geosinonimi</a> e le varianti offerti dalle diverse parlate sarde, con un nucleo lessicale orientato a preferire le versioni più diffuse dei lessemi che presentano mutazioni lievi (o comunque chiaramente riconoscibili) da una zona all&#8217;altra. L&#8217;uso poi si occuperebbe di garantire la prevalenza di una scelta o dell&#8217;altra, come del resto avviene in tutte le lingue vive.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come non si dovebbe avere alcun timore a creare neologismi o adattamenti o ad accogliere <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prestito_linguistico" target="_blank" rel="nofollow" >prestiti</a> per aggiornare e completare il lessico, laddove ve ne fosse la necessità (e tale necessità c&#8217;è sempre, in tutte le lingue).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa opzione, preciso, non è frutto di una preferenza personale o di una idiosincrasia contingente. Fosse per il mio gusto individuale o di campanile, opterei per il nuorse come lingua sarda standard per tutti, e non mi mancherebbero buone argomentazioni linguistiche. Ma a che pro? Bisogna che tutti facciano una riflessione onesta e generosa, su questa questione, lasciando da parte antipatie personali, sospetti malevoli, particolarismi fuori tempo massimo e fuori luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione linguistica sarda è un affare delicato e al contempo fondamentale e appartiene a tutti: non ai linguisti, non ai fedeli di questa o quella confessione, né ai soli addetti ai lavori (anche se non bisogna enfatizzare troppo lo spontaneismo e la ricerca di soluzioni dal basso, che non sono affatto più facili, né necessariamente più efficaci).</p>
<p style="text-align: justify;">È una questione fondamentale, non per questioni identitarie o addirittura di rivendicazione politica, come &#8211; a mio avviso ingenuamente &#8211; sostiene qualcuno (per esempio <a href="http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-225-2&amp;ver=it" target="_blank" rel="nofollow" >Roberto Bolognesi</a>, il cui contributo è comunque prezioso). Che siamo sardi non ce lo deve spiegare nessuno e nessuno può negare la nostra identificazione e la nostra appartenenza, se è davvero nostra. E l&#8217;identificazione non può essere risolta in un unico fattore, in termini riduttivamente essenzialisti, come mera adesione volontaria e astratta a una comunità linguistica. Non funzionano in modo così meccanico, rigido e unidirezionale i processi di identificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le rivendicazioni di autodeterminazione e di indipendenza, dal canto loro, attengono alla sfera oggettiva dei rapporti di forza, delle relazioni tra popoli, dell&#8217;economia e della storia, nonché &#8211; e nel nostro caso in modo determinante &#8211; della geografia. Sono fattori concreti quelli che rendono necessaria l&#8217;autodeterminazione della Sardegna ossia di chi la abita, chiunque sia. Il problema si porrebbe comunque anche se putacaso la Sardegna fosse svuotata di tutti i suoi abitanti attuali e popolata di italiani (di qualsiasi provenienza specifica) o di inuit o che so io, quale che fosse la lingua parlata. Dunque non è questo l&#8217;aspetto a cui fare appello per sollecitare la risoluzione politica della questione linguistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, si può ben dire che i termini della questione andrebbero rovesciati: solo dentro una prospettiva di reale autodeterminazione e di emancipazione storica collettiva la questione linguistica potrebbe trovare piena e naturale soluzione, non dunque come mera rivendicazione minoritaria dentro un ordinamento giuridico il cui territorio e il cui baricentro politico sono geograficamente e storicamente altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sardo è una risorsa in più di un senso. Nessuno può chiederci di disperderla o disprezzarla. È un nostro diritto inalienabile utilizzarlo in tutte le sue potenzialità, in tutti i registri e con tutti i media disponibili. Si tratta di un patrimonio culturale enorme, plurisecolare, che costituisce un nesso importante tra chi vive oggi in Sardegna e l&#8217;isola stessa così come la storia l&#8217;ha conformata, con i luoghi, con i lasciti del nostro lungo passato, con la cultura materiale e con la creatività artistica del popolo sardo così come è arrivato fin qui.</p>
<p style="text-align: justify;">È una possibile fonte di irrobustimento cognitivo per i nostri figli, a cui un bilinguismo realmente agito farebbe solo bene e senza aspettare l&#8217;inglese o altre lingue straniere (che però si potrebbero sempre imparare, e imparare anche meglio, proprio riappropriandoci delle nostre). È anche una potenziale fonte di distinzione a livello di produzioni locali, con evidenti  vantaggi competitivi sui mercati internazionali, dunque una risorsa economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, non si capisce davvero perché dovrebbe essere lecito privarci a cuor leggero e addirittura volontariamente di tale ricchezza. Tanto più perché il sardo non sta morendo di morte naturale. È un crimine violento, quello perpetrato ai danni del nostro patrimonio linguistico in epoca contemporanea. Non c&#8217;è ragione al mondo per cui dovremmo accettarne passivamente il compimento o addirittura rendercene complici.</p>
<p style="text-align: justify;">Per affrontare in modo proficuo la questione serve una maggiore coscienza della nostra comune appartenenza alla Sardegna. Non possiamo essere esclusivamente e antiteticamente o membri della nostra comunità locale o cittadini del mondo. Sono entrambe astrazioni a-storiche, senza connessione con la nostra realtà concreta, sociale, culturale e persino biologica. Le diverse dimensioni e le diverse reti di relazioni, dal locale al globale, si intersecano e si completano. Rifiutarne una è impossibile, prima ancora che sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il particolarismo, artificiosamente alimentato, è un&#8217;arma di dominio potentissima, del resto. Così come l&#8217;ignoranza e la noncuranza diffuse riguardo alla nostra reale collocazione storica e culturale. Bisogna rifiutare entrambe alla radice, anche e soprattutto in un ambito così sensibile e così sentito come la questione linguistica. Che rimane un test storico decisivo. A dispetto di chi lavora alacremente, anche a nome nostro, alla nostra stessa estinzione come popolo.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Questione linguistica, un test storico' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/02/26/questione-linguistica-un-test-storico/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Questione linguistica, un test storico' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/02/26/questione-linguistica-un-test-storico/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/26/questione-linguistica-un-test-storico/">Questione linguistica, un test storico</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2016/02/26/questione-linguistica-un-test-storico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Recensione: G. CORONGIU, Il sardo una lingua “normale”. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea, Cagliari, Condaghes, 2013</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/09/11/recensione-g-corongiu-sardo-lingua-normale-manuale-per-non-ne-sa-nulla-non-conosce-linguistica-vuole-saperne-cambiare-idea-cagliari-condaghes-2013/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Sep 2013 13:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[chistione linguìstica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[limba sarda]]></category>
		<category><![CDATA[LSC]]></category>
		<category><![CDATA[Pepe Corongiu]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=117</guid>

					<description><![CDATA[<p>In antis de totu, chergio narrere una cosa: custu libru de Pepe Corongiu cheret lèghidu e bisonzat de bi meledare bene bene subra. Custu, lassande a una banda cale-si-siat opinione o crìtica. Sa chistione linguìstica sarda dae tempus meda (nessi dae su 1760, dia nàrrere) est tancada in una presone fata de istereòtipos, pagu cunsideru,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/09/11/recensione-g-corongiu-sardo-lingua-normale-manuale-per-non-ne-sa-nulla-non-conosce-linguistica-vuole-saperne-cambiare-idea-cagliari-condaghes-2013/">Recensione: G. CORONGIU, Il sardo una lingua “normale”. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea, Cagliari, Condaghes, 2013</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Recensione: G. CORONGIU, Il sardo una lingua “normale”. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea, Cagliari, Condaghes, 2013' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/09/11/recensione-g-corongiu-sardo-lingua-normale-manuale-per-non-ne-sa-nulla-non-conosce-linguistica-vuole-saperne-cambiare-idea-cagliari-condaghes-2013/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">In antis de totu, chergio narrere una cosa: custu libru de Pepe Corongiu cheret lèghidu e bisonzat de bi meledare bene bene subra. Custu, lassande a una banda cale-si-siat opinione o crìtica. Sa chistione linguìstica sarda dae tempus meda (nessi dae su 1760, dia nàrrere) est tancada in una presone fata de istereòtipos, pagu cunsideru, gherra de fatziones. E non petzi a s’ala de s’istadu italianu (chi cun su natzionalismu tusturrudu suo in chentuchimbant’annos at fatu dannos medas), ma mescamente pro responsabilidade de nois àteros, de sos sardos, de sa classe dominante sarda, de sos intelletuales e de sos polìticos nostros.<span id="more-117"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Naradu custu, tocat fintzas de bìdere it’est e coment’est custu traballu de Pepe Corongiu. Issu no est un’istudiosu chi istat in foras de sa matèria istudiada, ma est “parte in causa”. Custu fatu donat a su libru una calidade particulare. Est a su matessi tempus unu libru istòricu, unu libru teòricu e unu libru “militante”. Tres libros in unu. No est pagu e no est nemmancu fàtzile a los mantènnere paris, custos tres livellos de letura. <span id="more-3301"></span>In prus, a lu lèghere, si bidet chi est istadu iscritu cun apretu mannu, cun sa gana de lassare unu documentu inue b’èsserent totus sas cosas chi a s’autore parent importantes, fundamentales.</p>
<p style="text-align: justify;">Chie no ischit nudda de sa chistione linguìstica sarda, at a connòschere fatos e datos chi no at mai intesu e fortzis nemmancu imazinadu. Chie la connoschet, b’at a atzapare ideas e positziones chi podent istorbare, chi podent donare pistighìngios opuru cunfirmas de su chi si pensaiat. Dipendet, est craru, dae su livellu de aprofundimentu de sa chistione e dae sas ideas chi cada unu de nois s’est fatu in sos annos.</p>
<p style="text-align: justify;">Bi sunt però unas cantas cosas chi a parrer meu sunt non naro acraradas pro semper, ma nessi firmas in sa sustàntzia pragmàtica issoro. Ca semus faeddende de polìtica linguìstica, no de teoria, nen de opiniones lìberas. Una est sa netzessidade de pònnere sa chistione linguìstica sarda in su tzentru de s’arresonu politicu. Non che a sa cosa prus importante (comente cherent sos de su Moimentu Linguìsticu), ca sa polìtica est fata de tantas cosas e <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2013/09/07/identificazione-plurale-diritti-democrazia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >sos protzessos de identificatzione sunt prus cumplessos</a> de comente los pensant medas. E però, siat comente si siat, non si podet fagher a mancu de la tratare. Est a bìdere in ite manera, ma non si podet fughire de custa responsabilidade. Un’ateru puntu est sa netzessidade ogetiva de cumprire su protzessu de istandardizatzione gràfica de su sardu. Si su sardu est a beru unu sistema linguisticu ùnicu, e non petzi unu muntone male assentadu de dialetos e “variantes” o peus una famillia de limbas diversas, tando pro esser impreadu in cada ocasione e cun cada mediu, pro essere una limba “normale”, tocat de li dare un’istandard ùnicu. Non b’at duda, subra custu contu. E lu naro cun sa cussèntzia chi tantas pessones de animu onestu e de intellighèntzia limpia, chi tenent in contu mannu su sardu e l’impreant puru, custa cosa ant dificultade a l’ammìtere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sa parte problematica de su libru est prus chi àteru s’aspetu militante. Non chi siat una cosa mala a narrere craru comente si pensat sa cosa e cal’est sa positzione de s’autore. Antzis, est unu fatu de onestade e de curretesa, chi torrat a contu de Pepe Corongiu. In cue, però, essint a pitzu sos limites fintzas de sa parte pragmatica de su traballu chi – cun meritos, non b’at duda – Pepe Corongiu e sos ateros de su Moimentu Linguìsticu sunt faghende in custos annos. Pro esempru su fatu de cunsiderare inimigos de sa limba sarda e inimigos de su Moimentu Linguìsticu (chi no sunt sa matessi cosa) totus sos chi ant positziones diferentes. Custu est beru pro calicunu (e penso a s’academia sarda e a medas polìticos, in particulare de sos partidos italianos in Sardigna), ma no est beru semper. Su Moimentu Linguìsticu e sos militantes singulos suos, fintzas cando apant rolos pùblicos (antzis, in custu casu de mancu puru), non sunt “tribunale, zùighes e bòias” de chie-si-siat s’arrischet a faeddare de chistione linguìstica. E non cumbinchet nemmancu sa crìtica a sos partidos e moimentos indipendentistas, chi in sa realidade sunt sos ùnicos chi tenzant in cunsideru sa chistione linguìstica, chi nde faeddent continu, chi la impreent e la ponzant in sos programmas issoro. In particulare mancat unu riferimentu a s’ùnica propusta cumprida, articulada e funguda, siat in contu de teoria siat in contu de realizabilidade pràtica, fata in Sardigna dae unu partidu politicu, chi est su <a href="http://ajooo.progeturepublica.net/#boxpol" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >Documentu de Politica Linguìstica de ProgReS</a> (e non lu naro ca mi cumbenit, ma ca est gai etotu). Epuru, in cussu documentu bi sunt ideas e solutziones cuncretas chi andant in sa matessi diretzione indicada dae s’autore e da àteros de su Moimentu Linguìsticu.</p>
<p style="text-align: justify;">Unu de sos aspetos de custu contu problemàticu, abisu meu, est sa dificultade a ammìtere chi àtere potant aer positziones legìtimas e fintzas zustas in unu terrinu chi su Moimentu Linguìsticu a s’ispissu cunsìderat comente una cosa sua ebia. Un’àteru est su pesu tropu mannu chi si dat a sas premissas e su pesu tropu minore chi si dat a sas propustas praticas. Gai e totu sutzedit chi in un’arresonu in ue semus de acordu a su 90%, si non de prus, nos brigamus pro cussu 10% chi nos dividit e chi fortzis no est sa parte prus importante.</p>
<p style="text-align: justify;">B’at de annotare puru chi custu libru est iscritu in italianu, cosa chi faghet unu pagu ispantu, pro chie connoschet Pepe Corongiu e s’impignu suo de custos annos. Faghet ispantu si de sa chistione amus un’idea manichea e dogmàtica (comente l’at calicunu de su Moimentu Linguìsticu matessi). Sa realidade est chi pro impreare su sardu in publicatziones chi cherent esser lèghidas dae totus tocat fagher galu unu traballu mannu, tocat chi su sardu siat imparadu in s’iscola e siat impreadu in sos mass media. S’alfabetizatzione de sos sardos no est istada fata in sardu, custu est unu datu istòricu. E sa limba de prima sotzializatzione chi tenent medas sardos no est su sardu. Sa limba a s’ispissu est una conditzione, no un’issèperu, comente narat Lisandru Mongile. Gai etotu, mancari a calicunu de su Moimentu Linguìsticu no l’intret in conca, belle mai s’impreu de s’italianu est un’issèperu fatu contra su sardu. Sunt medas sos sardos chi diant impreare su sardu, si lu connòscherent. Su “stigma” de sa limba, de sa limba de su fàmine e de s’ignoràntzia (comente fiat cunsideradu su sardu fintzas a carchi annu a como), no apartenet a sas ùrtimas generatziones de sardos. Est chi a custas lis mancat propiu sa ballassa, sa cunfiantza, cun sa limba e non ant a dispositzione ainas e logos inue si la formare. E inoghe si ghirat torra a su livellu polìticu de s’arresonu, chi a Pepe Corongiu non fughit mancu pro unu momentu.</p>
<p style="text-align: justify;">Comente si bidet, sos temas sunt medas e ligados paris unu cun s’àteru. Fintzas pro custu, pro sa cumplessidde de sa chistione, tocat de imparare la letzione de sos protzessos partetzipativos. Cando b’at unu problema de positziones chi non resessint a s’adobiare, bisonzat de fàghere unu passiteddu a dae segus e de si pònnere a iscurtare, chena filtros e pregiudìtzios. Una cosa goi importante coment’est sa chistione linguìstica nostra tocat de la pigare cun cautela e tocat de la cunsiderare che a una cosa de totus. De totus sos sardos, sardos de nàschida e sardu de issèperu. Sardos sardòfonos, sardos italòfonos e sardos chi impreant sas àteras limbas de Sardigna (gadduresu, aligheresu, tabarchinu), chi sunt totus sardos a su 100% e mèritant de esser cunsiderados goi etotu. Est una chistione de democratzia e de deretos tziviles e polìticos, pròpiu comente narat Pepe Corongiu in contu de su sardu e de sardòfonos cunforma a sos raportos cun s’istadu italianu. Ca su sardu est una limba de minoria petzi si nos abaidamus comente una parte minoredda e chene importàntzia de s’Italia, mentras a s’imbesse, mancari siat una limba “minorizada”, est gai etotu una limba de majoria, in Sardigna, cun totus sos problemas chi custu fatu bogat a campu.</p>
<p style="text-align: justify;">Sas limbas sunt ogetos istòricos istranos, sunt ligadas a sa biologia ma sunt criaduras curturales e polìticas. E tocant sa bida e su corpus de sas pessones. Non podent esser impreadas che a armas polìticas o che a fatores de discriminatzione. Custu est beru cando faeddamus de sa violèntzia fata a su sardu e a sos sardos e est beru cando faeddamus de sa sorte de su sardu matessi cunforma a sas àteras limbas de Sardigna. Cada limba chi est impreada dae sos sardos, in sa natzione sarda, oe o in su tempus benidore, est una limba sarda. Custu non cheret narrere chi sa limba istòrica prus importante chi tenimus – e chi rapresentat un’elementu curturale e fintzas econòmicu de importu mannu – non siat su sardu. Custu non lu podet negare nemos e nemos lu negat (francu sos italotzèntricos fissados e carchi acadèmicu).</p>
<p style="text-align: justify;">Su libru de Pepe Corongiu nos azudat a ponnere paris totus custos elementos de sa chistione, a aer informatziones craras e coerentes, a pompiare in cara su problema in totus sas partes suas, in cussas prus pagu bellas puru. In custu est de importu mannu sa premissa de Lisandru Mongile, chi presentat s’arresonu intro una curnitza cuntzetuale curreta e sena cumplessos, respetosa de sas règulas de sas iscèntzias sotziales a livellu internatzionale, cosa chi in Sardigna est raru, si non impossibile, a acatare in aterue.</p>
<p style="text-align: justify;">Su sardu est unu patrimòniu de sos sardos ma est fintzas unu patrimòniu de totu s’umanidade. At un’istòria longa e interessante chi nos ligat cun sos mannos nostros. E at totus sas calidades pro esser una limba normale in su mundu de oe e de cras. Bastat de lu cumprèndere e de lu chèrrere.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Recensione: G. CORONGIU, Il sardo una lingua “normale”. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea, Cagliari, Condaghes, 2013' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/09/11/recensione-g-corongiu-sardo-lingua-normale-manuale-per-non-ne-sa-nulla-non-conosce-linguistica-vuole-saperne-cambiare-idea-cagliari-condaghes-2013/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Recensione: G. CORONGIU, Il sardo una lingua “normale”. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea, Cagliari, Condaghes, 2013' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/09/11/recensione-g-corongiu-sardo-lingua-normale-manuale-per-non-ne-sa-nulla-non-conosce-linguistica-vuole-saperne-cambiare-idea-cagliari-condaghes-2013/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/09/11/recensione-g-corongiu-sardo-lingua-normale-manuale-per-non-ne-sa-nulla-non-conosce-linguistica-vuole-saperne-cambiare-idea-cagliari-condaghes-2013/">Recensione: G. CORONGIU, Il sardo una lingua “normale”. Manuale per chi non ne sa nulla, non conosce la linguistica e vuole saperne di più o cambiare idea, Cagliari, Condaghes, 2013</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Peli sulla lingua</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2010/10/21/peli-sulla-lingua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 08:37:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Stiglitz]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[LSC]]></category>
		<category><![CDATA[questione linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Bolognesi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/2010/10/21/peli-sulla-lingua/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ancora una volta, a margine del dibattito su rinnovo dello statuto regionale e prospettive indipendentiste, è emersa la questione della lingua sarda. Per esempio in questo articolo di Alfonso Stiglitz, con relative polemiche al seguito. Spauracchio per molti, comodo diversivo per moltissimi, per quanto se ne parli sempre, non sembra che in realtà la risoluzione...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2010/10/21/peli-sulla-lingua/">Peli sulla lingua</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Peli sulla lingua' data-link='https://sardegnamondo.eu/2010/10/21/peli-sulla-lingua/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Ancora una volta, a margine del dibattito su rinnovo dello statuto regionale e prospettive indipendentiste, è emersa la questione della lingua sarda. Per esempio in <a href="http://www.manifestosardo.org/?p=5588" target="_blank" rel="nofollow" >questo articolo</a> di Alfonso Stiglitz, con relative polemiche al seguito.<span id="more-332"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Spauracchio per molti, comodo diversivo per moltissimi, per quanto se ne parli sempre, non sembra che in realtà la risoluzione della questione linguistica sia in cima alle priorità di qualcuno, in Sardegna. Se non altro, di qualcuno che abbia la possibilità di metterci mano concretamente. Ci sono altre questioni più urgenti, si dirà. Magari in un certo senso è anche vero. Ma quando mai in Sardegna non ci sono questioni più urgenti di qualcos’altro?</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, facciamola riemergere, la <em>vexata quaestio</em>. A ben guardare, al di là delle polemiche strumentali, buone per autoerotismi intellettuali di qualche ego ipertrofico, ci si potrebbe anche intendere, una volta tanto. Basterebbe un poco di calma e di ragionevolezza, senza posizioni ideologiche precostituite, né sindromi da fortino assediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dire, alzi la mano chi non è favorevole all’ingresso del sardo nella scuola. Del sardo e delle altre lingue di Sardegna, naturalmente. Non dimentichiamo infatti che, a parte l’italiano (ormai unica lingua condivisa da tutti noi), ci sono ancora gallurese e sassarese, catalano di Alighera e tabarchino (antico pegliese) di Carloforte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma i problemi sarebbero largamente superabili, semplicemente attingendo ai precetti della linguistica e della pedagogia contemporanee (non alla glottologia tedesca ottocentesca che domina l’accademia sarda). E ci vorrebbe uno sforzo politico per promuovere una standardizzazione grafica del sardo, in modo tale che possa discenderne una condivisione di metodi e di testi, almeno al livello di scuola secondaria e di università. Il che poi si tradurrebbe in un maggiore spazio sui mass media e nelle istituzioni. In questo senso, la polemica contro la LSC o qualsiasi altro tentativo di uniformazione grafica del sardo (per es. la proposta Bolognesi del 2005) è del tutto pretestuosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono studi internazionali che sanciscono il vantaggio dato dal bilinguismo a livello cognitivo. Solo in Sardegna conoscere due (o più) lingue è peggio che conoscerne una sola (che deve essere per forza l’italiano, ovviamente). La stragrande maggioranza dei sardi alfabetizzati è alfabetizzata in italiano o al limite in altre lingue straniere. Questo ha un peso decisivo sia in campo comunicativo, sia in campo letterario. I sardi soffrono di una condizione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dilalia" target="_blank" rel="nofollow" >dilalia</a> che sta marginalizzando le lingue locali fino a un punto di non ritorno. Il sardo stesso, benché ancora compreso dalla grande maggioranza dei sardi (almeno due terzi, pare, secondo le indagini più recenti), non è più l’elemento fondante di una intera <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Semiosfera" target="_blank" rel="nofollow" >semiosfera</a>, ma solo una sorta di lingua ancestrale, sul punto di diventare un fossile culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le risorse cui attingere per far funzionare l’inserimento del sardo nel curriculum scolastico e nelle università – non solo e non tanto come ulteriore materia di studio, ma come lingua veicolare – sono a dir poco esigue e anche spese malissimo. Il che dipende molto dalla mediocrità di chi occupa ruoli decisionali in questo ambito, ma anche dalla inevitabile ostilità di un sistema scolastico, universitario e mediatico che dipende direttamente da centri di decisione, di gestione e di finanziamento non sardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nocciolo del problema dunque è politico. Ma è anche culturale. Finché si preferirà accarezzare il proprio ego piuttosto che mettersi a disposizione di un progetto comune, condiviso, e finché chi decide su queste cose sarà qualche mediocre subalterno di poteri estranei, attento ai propri privilegi personali o tribali piuttosto che ai beni collettivi, non ne usciremo affatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Saremo meno sardi per questo? Ovviamente no. Verrà compromesso il processo storico di emancipazione politica della Sardegna? Anche qui, direi proprio di no. Ma perché accettare passivamente questo destino? Perdere un patrimonio come un intero sistema linguistico non sarebbe una rinuncia da poco. Vale la pena di evitarla, finché siamo in tempo.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Peli sulla lingua' data-link='https://sardegnamondo.eu/2010/10/21/peli-sulla-lingua/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Peli sulla lingua' data-link='https://sardegnamondo.eu/2010/10/21/peli-sulla-lingua/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2010/10/21/peli-sulla-lingua/">Peli sulla lingua</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
