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	<title>La Nuova Sardegna Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Mortiferi inquinamenti</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2014/04/07/mortiferi-inquinamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2014 10:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da qualche giorno le pagine della Nuova Sardegna ospitano il lancio promozionale di una collana di libri, prossimamente allegata al giornale. La collana si intitola Le guerre dei sardi e consta di diversi volumi dedicati alla presunta abilità guerresca della nostra genia. Nella presentazione che ne fa Manlio Brigaglia si illustrano i contenuti dei vari...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Mortiferi inquinamenti' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/04/07/mortiferi-inquinamenti/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Da qualche giorno le pagine della Nuova Sardegna ospitano il lancio promozionale di una collana di libri, prossimamente allegata al giornale. La collana si intitola <em>Le guerre dei sardi</em> e consta di diversi volumi dedicati alla presunta abilità guerresca della nostra genia. Nella <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/04/01/news/valore-e-sacrificio-storia-di-un-popolo-in-armi-1.8963386" target="_blank" rel="noopener noreferrer">presentazione che ne fa Manlio Brigaglia</a> si illustrano i contenuti dei vari volumi, non senza dispiego di un’adeguata dose di retorica. Si tirano in ballo gli antichi Shardana (ricordando però che “gli studiosi più avvertiti non credono che fossero sardi”) e naturalmente la Brigata Sassari. Quest’ultima, a parte la rievocazione delle sue imprese nel primo conflitto mondiale, viene ricordata per la sua partecipazione “alle missioni di pace [&#8230;] in paesi lontani e diversi, straziati da sanguinosissime guerre locali”.<span id="more-82"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non so a quanti sardi questa operazione riuscirà gradita, né quanti si soffermeranno a riflettere sul suo significato. È necessario tuttavia non farla passare sotto silenzio. <span id="more-3534"></span>Si tratta infatti di una scelta gravissima e totalmente inaccettabile, che offre una chiave di lettura sulla prospettive della Sardegna nei prossimi anni, anche alla luce delle ultime elezioni e di ciò che si sta muovendo tutto intorno a noi, a livello mediterraneo ed europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’operazione della Nuova è gravissima sotto vari aspetti e molto maldestra appare la presentazione, raffazzonata e falsificante, che ne fa Manlio Brigaglia. Cominciando da qui, va sottolineata la mala fede con cui si presenta la partecipazione della Brigata Sassari alle presunte missioni di pace della NATO. Attribuire tale partecipazione a una necessità umanitaria è ormai un luogo comune usurato. Tra l’altro è notevole l’atteggiamento “orientalizzante” (nel senso di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Said" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Edward Said</a>) applicato in questo frangente. Sono le popolazioni locali che si massacrano tra loro e hanno bisogno dell’aiuto di noi “occidentali” illuminati e generosi per salvarsi da se stesse. Notevole, perché in fondo è lo stesso approccio che è stato fatto ingoiare a noi sardi per parecchio tempo e che è stato interiorizzato da una porzione molto ampia della nostra collettività.</p>
<p style="text-align: justify;">A ben guardare, è precisamente lo stesso che dà un senso all’operazione editoriale in questione. Il “valore” dei sardi è commisurato sulla loro utilità come carne da macello in conto terzi: va bene ed è degno di onore a patto che sia speso per qualcun altro. L’accenno ai morti “sardi” delle guerre di indipendenza italiane è illuminante. Detto per inciso, tutti i sudditi sabaudi delle prime due guerre di indipendenza erano formalmente “sardi”, in quanto sudditi del Regno di Sardegna. Il che non significa che fossero di nazionalità sarda, ovviamente. Sarebbe stato doveroso specificarlo, senza millantare perdite copiose (e gloriose) a vanvera, ma tant’è.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla retorica che ammanta le dolorose e per certi versi mortificanti vicende della Brigata Sassari c’è poco da aggiungere <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2011/09/22/la-logica-del-sangue/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">a quanto già detto altre volte</a>. Farvi ancora ricorso denota una notevole povertà di argomenti, oltre che di buone ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La dimostrazione del senso profondo di questa operazione editoriale della Nuova si ricava, <em>a contrario</em>, dall’assenza di qualsiasi menzione del periodo giudicale, in particolare della lunga guerra contro i catalano-aragonesi tra Tre e Quattrocento. Eppure se c’è un momento della nostra storia in cui la virtù bellica dei sardi si è accompagnata al perseguimento di fini non detestabili è questo. Omissione altamente significativa, dunque. Così come quella relativa al periodo rivoluzionario sardo. Ma in quel caso, a parte l’opposizione alla tentata occupazione francese (comunque omessa anch’essa), le virtù guerresche dei sardi si esplicitarono per lo più in una ostinata resistenza contro lo status quo, contro il sistema di oppressione vigente, e sconfinò spesso in atti di guerriglia e di mobilitazione “dal basso”, perciò qualcosa di troppo pericoloso, dal punto di vista politico, di troppo poco coerente con la cornice concettuale che fonda la narrazione proposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale cornice, a conti fatti, consiste nell’ennensima imposizione dello stereotipo subalterno e coloniale dei sardi come razza esotica, pittoresca ma a suo modo fiera, da restituire alla luce della Storia attraverso il suo sacrificio per una superiore forma di civiltà, la quale ci sarebbe altrimenti preclusa, se fosse solo per noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una metafora molto calzante del sacrificio che ancora oggi ci si chiede, anche in termini bellici, all’occorrenza. Del resto “sacrifici” è la parola che ha usato lo stesso neo presidente della Regione sarda Pigliaru. Bisogna che ci sacrifichiamo. Non solo noi stessi, individualmente, ma anche le nostre cose, il nostro territorio, le nostre risorse. Introiettare questi costrutti e accettare che mezza Sardegna venga destinta alla piantagione di cardi, da bruciare insieme ad altre schifezze assortite a Fiumesanto (tanto per dire), è un tutt’uno.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come sarà necessario sacrificarci per lasciare spazio alle altre illuminate operazioni imprenditoriali che ci riguardano, dai parchi eolici in aree di pregio naturalistico e archeologico, alle centrali a carbone, al GALSI o, perché no?, ai campi da golf. E naturalmente alle sempre indispensabili (non a noi, chiaramente, ma a chi ci protegge) servitù militari (tema su cui le dichiarazioni programmatiche del presidente Pigliaru sono state colpevolmente omertose, guarda caso, e la recente visita del presidente degli USA in Italia non lascia sperare nulla di buono, in questo senso).</p>
<p style="text-align: justify;">Le ragioni che hanno spinto il gruppo editoriale L’Espresso a questa pubblicazione sono sconosciute. Si possono solo fare illazioni. Certamente una scelta del genere in un momento come quello presente non può lasciare indifferenti, anche al di là della questione militarismo vs. antimilitarismo, che in questo caso è accessoria. L’uso di mezzi di persuasione come questo aggiunge elementi di preoccupazione a un quadro già fosco, fatto di deprivazione materiale e culturale. Non è un bel momento per la Sardegna, indubbiamente, ma ciò a cui stiamo assistendo rischia di essere solo la premessa per un ulteriore peggioramento. Esserne consapevoli è il primo passo necessario per non farci sommergere dallo schifo che si sta preparando per noi. Il passo successivo è darsi da fare per opporsi allo schifo e costruire un’alternativa di emancipazione, di dignità e di benessere diffuso.</p>
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		<title>L’ammonimento di Kant</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/07/29/lammonimento-kant/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2013 08:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L’ammonimento di Kant' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/07/29/lammonimento-kant/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://static.repubblica.it/lanuovasardegna/italiaunita/1984.jpg" alt="" width="450" height="689,5" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua <em>Critica della ragion pratica</em> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kant" target="_blank">Immanuel Kant</a> diceva: “Opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale”. In altre parole, quel che va bene per te deve andare bene anche per gli altri, altrimenti forse stai sbagliando qualcosa. Giusta o no che fosse questa prescrizione etica del filosofo tedesco, la sua massima mi è tornata in mente a proposito della vicenda della Nuova Sardegna. <span id="more-123"></span>La società che controlla il gruppo editoriale L’Espresso nei giorni scorsi ha fatto sapere di voler incorporare l’Editoriale La Nuova Sardegna, che del gruppo fa parte, nella società madre, sottraendole autonomia economica e spostandone la sede legale da Sassari a Roma. Tale scelta ha suscitato la forte reazione della redazione e pubbliche prese di posizione da parte di vari esponenti della categoria, a diversi livelli. La solidarietà ai giornalisti della testata sassarese è stata unanime. Persino la politica sarda, così inerte e passiva di fronte alle più serie questioni che ci riguardano, ha detto la sua.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che mi ha fatto pensare alla massima di Kant è la <a href="http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/il-comunicato-del-cdr-de-la-nuova-sardegna/" target="_blank">singolare pretesa della redazione della Nuova</a> di rivendicare una forte indipendenza sia amministrativa sia… geografica, con toni particolarmente espliciti.<span id="more-3255"></span> Si assumono come valori non negoziabili la possibilità di gestire in prima persona le entrate della testata e la linea editoriale, così come si annette grande rilevanza alla circostanza che il giornale resti a tutti gli effetti sardo. Tale rivendicazione è singolare perché contrasta nettamente con le posizioni da tempo assunte dal giornale in merito alle questioni politiche sarde. La Nuova, nel corso degli anni, è diventata una sorta di <em>house organ</em> delle gerarchie accademiche (specie sassaresi) e dell’intellighentsia (sedicente) progressista sarda, legato mani e piedi alla casa madre (La Repubblica), con posizioni molto vicine al PD, o alle sue correnti. Da molti anni non ha più avuto un direttore sardo. In particolare, nei confronti della questione “autodeterminazione dei sardi”, con tutti i suoi annessi e connessi, La Nuova è stata fin qui a dir poco fredda, se non apertamente ostile. Se la cosa si fosse limitata alla linea politica seguita dalla testata, sarebbe stata semplicemente una scelta legittima. In realtà spesso questa scelta di campo ha superato i confini che delimitano la deontologia professionale e la correttezza dell’informazione, operando rimozioni e dimenticanze non casuali, proponendo preferibilmente una lettura dell’ambito politico indipendentista sardo a dir poco folkloristica, o denigratoria. Insomma, l’indipendenza è un valore e una conquista da difendere, ma solo per La Nuova. Per la Sardegna no, evidentemente. Inevitabile dunque considerare la vicenda, da questo punto di vista, come una sorta di contrappasso.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente ciò va al di là delle capacità professionali dei singoli giornalisti, tra i quali ci sono esempi di alta competenza e di capacità di analisi straordinarie. Ma si sa che il giornale non lo fa la bravura dei singoli cronisti, bensì chi decide come confezionarlo, a cosa dare la priorità (o a cosa non darla) e come.</p>
<p style="text-align: justify;">L’auspicio è dunque non solo che La Nuova rimanga in Sardegna, ma che recuperi anche un ruolo più consono alla sua storia e più al passo con i tempi difficili ma interessanti che stiamo vivendo, non solo e non tanto per le sorti della sua redazione, ma soprattutto per il bene del panorama informativo sardo, la cui salute e la cui pulizia sono un bene comune di enorme rilevanza culturale e politica.</p>
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		<title>Senza approdi</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/07/16/senza-approdi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 13:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È perfettamente naturale che la Sardegna non sia inserita tra le rotte marittime strategiche dell’Unione Europea e che nessuno dei suoi porti meriti i finanziamenti derivanti da tale qualifica. Essere nel bel mezzo del Mediterraneo occidentale, con 1800 Km di coste e tre grandi bacini portuali (più altri minori), di per sé non assicura alcuna...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Senza approdi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/07/16/senza-approdi/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" title="porto di Olbia" src="https://www.scterranova.it/sito/wp-content/uploads/2009/01/olbia-alto.jpg" alt="" width="198" height="132" />È perfettamente naturale che la Sardegna non sia inserita tra le rotte marittime strategiche dell’Unione Europea e che nessuno dei suoi porti meriti i finanziamenti derivanti da tale qualifica. <span id="more-272"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Essere nel bel mezzo del Mediterraneo occidentale, con 1800 Km di coste e tre grandi bacini portuali (più altri minori), di per sé non assicura alcuna particolare attenzione politica, nelle alte sfere dove si decide di queste e di altre cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Della notizia <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/07/16/news/i-porti-sardi-esclusi-dai-finanziamenti-europei-4619924" target="_blank">riportata dalla Nuova</a> fa però specie un altro aspetto. Nell’articolo si punta il dito sul ministro Matteoli, sotto la cui responsabilità ricade la materia portuale. Lo si rimprovera di aver favorito la “sua” Livorno e di non aver usato altrettanta attenzione per i porti sardi (né per quelli siciliani ed altri ancora, se per quello).  Il colpevole sarebbe lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Interpretazione capziosa e tendenziosa per almeno due ragioni.<span id="more-1049"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La prima è che su una notizia vera si costruisce una manovra scopertamente di propaganda politica (anti-governativa). La Nuova è un’appendice del sistema di potere mediatico, finanziario e energetico di De Benedetti, come tale totalmente inserita in un quadro egemonico che ha l’Italia come proprio orizzonte e gli interessi italiani come proprio obiettivo, seppur declinati in un’ottica di parte, secondo le convenienze dell’editore.</p>
<p style="text-align: justify;">E va bene: non è un caso isolato, né in Sardegna, né in Italia. Tuttavia si tratta di una fonte di informazioni decisamente poco generosa verso le questioni sarde, considerate sempre e solo nel quadro del conflitto di potere in corso in Italia e mai per se stesse. Quest’articolo lo dimostra chiaramente.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda, collegata con la prima, consiste nella rinuncia a priori a qualsiasi seria disamina della questione: basta addossare le colpe al cattivo ministro berlusconiano e si assolve così l’intera classe dominante sarda.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, a ben guardare, il primo colpevole di una situazione paradossale e mortificante come quella esposta è proprio la politica sarda. Esattamente come nella faccenda del caro-traghetti, o a proposito di carenze infrastrutturali, o ancora a proposito della manovra finanziaria del governo (oltremodo penalizzante per noi, senza che vi sia il minimo accenno ai debiti dello stato italiano verso la Sardegna), ecc. ecc. E non si tratta di una caratteristica della classe politica di centrodestra, che sia chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nocciolo del problema è sempre lo stesso: nessun interesse e nessuna necessità sardi potranno trovare risposte in ambito italiano, a prescindere dal colore politico del governo di turno. Tanto meno questo potrà verificarsi, quanto più la stessa classe politica che governa e controlla la Sardegna è espressione di centri di potere e interesse esterni all’Isola: situazione in cui non siamo in grado nemmeno di esercitare una sana forma di pressione politica interna al quadro istituzionale italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Se manca un’ottica nazionale, in Sardegna, se al centro del nostro orizzonte non ci siamo noi, non possiamo aspettarci che altri si facciano carico dei nostri problemi. E’ del tutto inutile e politicamente stupido, o quanto meno fuorviante, prendersela col ministro di turno. Quando l’avremo capito non sarà mai troppo presto.</p>
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		<title>Critica delle fonti</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/03/05/critica-delle-fonti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 08:34:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo storico del futuro, che compulserà le emeroteche alla ricerca di notizie da confrontare e da vagliare, avrà i suoi bravi grattacapi quando si troverà ad affrontare la stampa sarda. Emblematico della nostra condizione penosa di disinformazione e manipolazione del consenso è il caso dell’area di Tuvixeddu, a Cagliari. Sito archeologico di rilevanza mondiale, da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Critica delle fonti' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/03/05/critica-delle-fonti/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Lo storico del futuro, che compulserà le emeroteche alla ricerca di notizie da confrontare e da vagliare, avrà i suoi bravi grattacapi quando si troverà ad affrontare la stampa sarda.</p>
<p style="text-align: justify;">Emblematico della nostra condizione penosa di disinformazione e manipolazione del consenso è il caso dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tuvixeddu" target="_blank" rel="noopener noreferrer">area di Tuvixeddu</a>, a Cagliari. Sito archeologico di rilevanza mondiale, da anni è sottoposto alle attenzioni di speculatori edilizi senza alcuno scrupolo, gratificati dalla complicità di varie amministrazioni pubbliche, a diversi livelli. Sappiamo che la giunta regionale guidata da Soru cercò di intervenire a tutela dell’area, suscitando polemiche, ricorsi alla giustizia amministrativa, campagne di delegittimazione e di attacco mediatico.<span id="more-303"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri è arrivato un <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/04/news/il-consiglio-di-stato-blinda-tuvixeddu-foto-video-3595443" target="_blank" rel="noopener noreferrer">verdetto conclusivo</a> sull’annosa querelle: il Consiglio di Stato (massima magistratura amministrativa) ha sentenziato che l’area di Tuvixeddu è destinata alla più completa tutela e che eventuali interessi maturati da privati, sia pure legittimi, devono cedere il passo davanti ai principi generali di tutela del patrimonio culturale e ambientale.<span id="more-791"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La notizia in sé meriterebbe dei commenti, che comunque <a href="http://www.sardegnademocratica.it/2.620/culture/il-cielo-sopra-tuvixeddu-1.18316" target="_blank" rel="noopener noreferrer">altri</a> stanno facendo, con toni e accenti diversi, ovviamente, a seconda delle preferenze. Ma quel che mi preme sottolineare è il trattamento mediatico della stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Due giorni fa sull’<a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110203&amp;Categ=0&amp;Voce=1&amp;IdArticolo=2547800" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unione</a> compariva un’indiscrezione – trasformata in notizia certa – circa il rigetto da parte del Consiglio di Stato dei vincoli, con relativa vittoria dei privati e delle amministrazioni pubbliche favorevoli alla cementificazione di Tuvixeddu. Si cantava già vittoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Passa un giorno ed ecco la notizia sulla sentenza, quella vera: il risultato è esattamente l’opposto. Giubilo di ricorrenti, associazioni culturali e ambientaliste, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Immaginiamo un lettore sardo distratto, magari residente nell’area di Cagliari e abituato a procurarsi le notizie solo dall’Unione (caso diffuso). Che informazione avrà della vicenda? Quale idea potrà mai farsi? E quanto questo influenzerà le sue decisioni anche in termini meramente elettorali?</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è solo un esempio, attenzione. In questo caso la presenza di un’altra fonte di informazione rende evidente il gioco falsificatore dell’Unione. Ma in quanti altri casi interessi coincidenti hanno prodotto la stessa operazione deformante o disinformante su entrambi i quotidiani sardi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo che l’Unione – insieme con Videolina, la maggiore emittente TV, e Radiolina, una delle principali emittenti radio della Sardegna – appartiene a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Zuncheddu" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sergio Zuncheddu</a>, noto imprenditore edile con entrature significative in ambienti politici, non solo di destra. La Nuova, invece, fa capo al gruppo La Repubblica-L’Espresso, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_De_Benedetti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Carlo De Benedetti</a>, a sua volta titolare di interessi in campo energetico, oltre che in altri ambiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sperare che queste due grandi e rilevanti fonti di informazione siano indipendenti dagli interessi dei propri editori è una mera illusione. Non solo. L’evidente intreccio di interessi che le sostiene e ne condiziona le linee editoriali (al di là dell’onestà e della competenza dei singoli giornalisti) piuttosto che fare da contraltare critico alla politica ne è evidentemente complice. A volte di una parte, altre volte di tutte, in un gioco di potere che con gli interessi generali dei cittadini ha a che fare poco e accessoriamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in presenza di un  evidente e gravissimo problema, che attiene alla sfera dei diritti di cittadinanza e ai processi democratici. Come tale ineludibile. Come tale, totalmente rimosso dal panorama informativo mainstream.</p>
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