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	<title>Grecia Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Siamo un po&#8217; greci anche noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 12:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La domanda &#8211; una delle domande &#8211; da farsi a proposito della questione greca è perché la stampa italiana mainstream (telegiornali compresi) sia così compattamente schierata nel dipingere una situazione ellenica disperata, fuori controllo, col popolo a un passo dalla rivolta contro il suo governo, con le code ai bancomat come immagine simbolo della crisi....</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/07/03/siamo-un-po-greci-anche-noi/">Siamo un po&#8217; greci anche noi</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Siamo un po&#039; greci anche noi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/07/03/siamo-un-po-greci-anche-noi/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.senigallianotizie.it/articoli/2013/02/20130217-Bandiera-grecia.jpg" alt="" width="660" height="471" /></p>
<p style="text-align: justify;">La domanda &#8211; una delle domande &#8211; da farsi a proposito della questione greca è perché la stampa italiana mainstream (telegiornali compresi) sia così compattamente schierata nel dipingere una situazione ellenica disperata, fuori controllo, col popolo a un passo dalla rivolta contro il suo governo, con le code ai bancomat come immagine simbolo della crisi. Tutto ciarpame giornalistico di quartordine, smentito da molti testimoni e da molti greci.<span id="more-1883"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il governo italiano segue il medesimo copione, facendo dichiarazioni strampalate e irriguardose, costruendo una cornice concettuale strumentale, grazie alla quale il nuovo nemico degli italiani non sono più i rom e/o i migranti ma i greci.</p>
<p style="text-align: justify;">Tsipras e Varoufakis, personaggi politici il cui spessore non è nemmeno paragonabile a quello dei commedianti da strapazzo italici, sono costantemente rappresentati come pericolosi populisti, irresponsabili avventurieri che stanno trascinando il loro paese nel baratro.</p>
<p style="text-align: justify;">I greci medesimi, alla fin fine, non sono altro che una caricatura dell&#8217;italiano meridionale, a ben guardare, almeno nella rappresentazione mediatica che se ne da (sulla scia dell&#8217;establishment e di buona parte dell&#8217;opinione publica tedesca): pigri, approfittatori, disonesti, inaffidabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione è chiaramente tesa, non si può edulcorare questo fatto. A nessuno sfugge la portata dei problemi in gioco. Nessuno può presumere di sapere cosa succederà dal 6 luglio, dopo il referendum indetto dal governo ellenico, né in caso di vittoria dei sì, né in caso di vittoria dei no.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro, una delle preoccupazioni principali in Italia è di assicurare che il caso greco è e rimarrà isolato. Si usa la parola &#8220;contagio&#8221; per proclamarne l&#8217;impossibilità. Come se la questione non fosse di natura economico-finanziaria, ma quasi biologica. Come se il rischio fosse di diventare greci pure noi. E spero sia evidente che quando dall&#8217;economico, dal sociale e dal politico ci si spinge verso l&#8217;etnico e il biologico siamo già ben dentro un terreno concettuale razzista.</p>
<p style="text-align: justify;">È un raggiro grossolano anche questo, naturalmente. Pensare che in un mondo così interconnesso come il nostro i fenomeni macroscopici riguardanti una sua porzione restino isolati fa semplicemente ridere. Sono quasi cinquecento anni dal viaggio di Magellano intorno al globo terracqueo, dovremmo aver capito che non c&#8217;è cosa del mondo umano che possa rimanere confinata al suo luogo di origine. Figuriamoci sviluppi economici e politici di questa portata!</p>
<p style="text-align: justify;">Fa specie che nella trappola della disinformazione sistematica caschino facilmente anche molti sardi, e a volte non tra i meno avvertiti. Anche dalle nostre parti si sentono ormai commenti sprezzanti sui greci, simili a quelli che tanto spesso abbiamo dovuto ingoiare noi stessi da parte di altri. L&#8217;atteggiamento di superiorità con cui i sardi guardano alla Grecia è talmente assurdo da essere imbarazzante.</p>
<p style="text-align: justify;">Non perché noi siamo per forza da meno, ma perché dovremmo aver compreso che una delle vittime di questa situazione siamo proprio noi. Chi in Sardegna si preoccupa della sorte dell&#8217;Italia, a seconda di come andranno le cose in Grecia, dovrebbe fare un pensierino a quel che succederà in Sardegna. Perché se l&#8217;Italia dovrà sacrificare qualcosa, pur di continuare a raccattare le briciole dal tavolo dei potenti della Terra, la Sardegna è in cima alla lista delle pedine sacrificabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La lezione che l&#8217;establishment europeo a guida tedesca vuole dare alla Grecia è del tipo &#8220;colpirne uno per educarne diciassette (o venticinque)&#8221;. Non c&#8217;entra niente il miliardo virgola sei o sette di differenza tra le proposte greche e quelle dei suoi interlocutori internazionali. Pensiamo solo alle centinaia di miliardi bruciati dalle borse in un paio di giorni a causa dell&#8217;incertezza del momento: la sproporzione è troppo enorme per non essere evidente. Significa che non siamo sul terreno dell&#8217;economia e della finanza, ma solo su quello della politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo di poter essere immuni dalle conseguenze di tale &#8220;gioco del trono&#8221;? La Sardegna? Quella terra in mezzo al Mediterraneo occidentale attualmente già in larga parte svenduta a petrolieri (italiani o arabi che siano), a grandi corporation predatrici, ad accaparratori, ad avventurieri, ai giochi di guerra? Se sarà legittimato il diritto del grande capitale ad impossessarsi dei beni pubblici e dei beni comuni, una delle vittime predestinate, e pure senza alcuna voce in capitolo (a differenza della Grecia, che una classe dirigente ce l&#8217;ha), saremo proprio noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sperare che il governo regionale e la politica sarda istituzionale nel suo insieme possano fare da filtro, possano interporre una propria soggettività tra gli interessi costituiti e la nostra vita, è un&#8217;illusione davvero pericolosa. La giunta Pigliaru e i partiti rappresentati in consiglio regionale hanno l&#8217;unica funzione di garatire quegli interessi, fosse anche ai danni dei sardi. Sono stati selezionati con cura per svolgere al meglio il loro ruolo di podatari. Lo sappiamo. Non c&#8217;è bisogno di tornarci su.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora, per chi dovremmo parteggiare in questi giorni? Perché ci sono momenti in cui non ci si può esimere dal prendere parte, e mi sa che siamo in uno di quelli. Stiamo attenti a quello che rispondiamo, perché i prossimi ad avere bisogno difendersi e di essere difesi dalla rapacità di centri di poteri più grandi e più forti potremmo essere noi. Posto che non siamo già in quella situazione.</p>
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		<title>Sovranità, indipendenza, interdipendenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2011 18:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità]]></category>
		<category><![CDATA[teoria politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fallimento di fatto di uno stato europeo come la Grecia, quasi che fosse una azienda qualsiasi, per di più di modeste dimensioni, non è rilevante per le conseguenze sull’euro o sui crediti vantati verso lo stato ellenico da altri stati (Germania, ad es. ) o porzioni di altri stati (in Italia, la Lombardia). Benché...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2011/05/11/sovranita-indipendenza-interdipendenze/">Sovranità, indipendenza, interdipendenze</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sovranità, indipendenza, interdipendenze' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/05/11/sovranita-indipendenza-interdipendenze/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-05-11/disordini-atene-sciopero-mentre-160033.shtml?uuid=AaQdjDWD" target="_blank">fallimento di fatto</a> di uno stato europeo come la Grecia, quasi che fosse una azienda qualsiasi, per di più di modeste dimensioni, non è rilevante per le conseguenze sull’euro o sui crediti vantati verso lo stato ellenico da altri stati (Germania, ad es. ) o porzioni di altri stati (in Italia, la Lombardia). Benché sia quello il tema principale affrontato dai mass media e l’oggetto delle preoccupazioni dei grandi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Bretton_Woods" target="_blank">operatori economici internazionali</a>, in realtà, sul piano storico e su quello delle ricadute concrete il tema principale dovrebbe essere quello della sovranità e delle interdipendenze tra stati e tra popoli.<span id="more-286"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista assistiamo al caso di un ordinamento giuridico sovrano che di fatto è ostaggio di entità esterne, tanto da dover operare a detrimento dei propri stessi cittadini pur di soddisfare gli interessi di tali entità. Dico entità, perché alla fine ci sono dentro banche, istituzioni internazionali, investitori privati, investitori pubblici: un coacervo di interessi e poteri che comunque esulano dalla sfera di sovranità della Grecia e del suo popolo. Sovranità che pure nessuno formalmente si sogna di contestare o destituire di fondamento.<span id="more-942"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo anche concedere che in questa situazione penosa non ci siano responsabilità di speculatori internazionali e che non dipenda dal funzionamento intrinseco del meccanismo che regola tali vicende finanziarie. Diciamo dunque che la responsabilità sia totalmente attribuibile ai governanti della Grecia stessa, quindi in ultima analisi ai suoi cittadini. In ogni caso, siamo in presenza di una situazione che i padri della modernità politica (i vari Machiavelli, Hobbes, Bodin, e via a risalire il tempo fino ai vari studiosi contemporanei) avrebbero difficoltà a giustificare teoricamente, nel quadro di significati e di relazioni da loro costruito. Il che equivale a dire che tale quadro teorico è in forte crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di stato sovrano nata ed evolutasi nel corso della modernità sembra sempre meno incarnata dalla realtà. Non tanto, quindi, un ulteriore sviluppo dello stesso processo storico, quanto piuttosto una rottura del medesimo. Se così fosse, bisognerebbe chiedersi come possano in questa nuova fase  trovare riconoscimento e soddisfazione quelli che tutti noi consideriamo diritti basilari dei cittadini, interessi e bisogni, sia collettivi sia individuali, in teoria ancora totalmente legittimi. A che livello e entro quali limiti si da ancora sovranità statale e come questa si collega con la vita pratica delle popolazioni? È accettabile che in base a regole finanziarie, prescrizioni ragionieristiche, teorie economiche, la vita di interi popoli venga sconvolta, deprivata di beni materiali e immateriali fondamentali, trasformata in un tragico conflitto per la sopravvivenza?</p>
<p style="text-align: justify;">Beninteso, che esistano periodi di crisi in cui le aspettative per le nuove generazioni siano decrescenti rispetto a quelle precedenti è del tutto fisiologico, dal punto di vista storico. Niente di cui meravigliarsi. Tuttavia rimane la sensazione di una forma di ingiustizia e di inganno perpetrati ai danni di chi ancora è formalmente portatore di diritti e poteri e invece di fatto non lo è più. Il tutto alla fin fine a vantaggio di pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono gli stessi meccanismi secondo cui sono inevitabili e alla fin fine accettabili la precarietà, lo sfruttamento, un tasso minimo di incidenti sul lavoro, l’inquinamento a livello sia locale sia globale, le devastazioni ambientali e culturali di larghe aree del pianeta, i compromessi con la grande criminalità organizzata. Il tutto spesso condito da una retorica ottimistica a sostegno della proiezione verso le magnifiche sorti e progressive che ci sbarazzeranno quasi automaticamente di orpelli costosi e inutili come gli stati, le istituzioni pubbliche, i servizi garantiti, i diritti di cittadinanza. Tutte cose di cui si può fare a meno a patto di poter consumare, e per poter consumare di poter avere un lavoro retribuito (poco, non sempre e a condizioni sempre più inumane). Ma è il migliore dei mondi possibili, in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la modernità sembra morta e sepolta, a giudicare da tali costrutti propalati come leggi di natura dal mainstream economico, finanziario e mediatico. È morta e ci dicono che dovremmo ballare sul suo cadavere.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece ho il sospetto che una parte consistente della possibile risposta a tutto ciò stia ancora, e ancora per un pezzo, nella cara vecchia sovranità statale. Checché ne dicano i guru politici ed economici, gli stati sono ancora l’unico soggetto politico capace di avere voce in capitolo nel consesso internazionale, gli unici capaci di produrre le dinamiche economiche, giuridiche, culturali entro cui inserire prospettive di benessere, di miglioramento delle condizioni di vita delle persone reali, non delle società per azioni. Solo tali costruzioni della modernità, nelle condizioni storiche date, hanno ancora le facoltà e la forza di condensare a un livello sovralocale e sovrapersonale gli interessi e i bisogni delle porzioni di umanità che essi rappresentano, nonché di intessere quei rapporti di interdipendenza che possono bilanciare e contemperare differenze geografiche, diversità culturali, dotazioni di risorse diseguali e farne una fonte di dinamicità e di maggior benessere per la maggior parte possibile di esseri umani. Contemporaneamente sono anche gli unici agenti politici dotati della forza e della rappresentatività anche simbolica necessarie a contrastare gli interessi privati sovranazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">All’infuori di questo, per ora, non si intravvedono altri mezzi utilizzabili. A meno di non volersi affidare alle avventuristiche intenzioni dell’esigua minoranza del genere umano che trae crescenti vantaggi dalla situazione attuale e che conta di trarne altrettanti, se non di più, nel futuro, fosse anche a discapito di tutti gli altri e del pianeta stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe auspicabile che se ne prendesse coscienza anche dalle nostre parti, anziché stare a frignare per la crisi, per le carenze infrastrutturali, per il disinteresse del governo. Quale governo? O il governo è il <strong>nostro</strong> governo e incarna una sovranità che ci rappresenta e che sintetizza i nostri interessi collettivi, oppure, evidentemente, i nostri interessi non hanno peso né possibilità di essere difesi e soddisfatti. Se appare in crisi l’idea stessa di sovranità statale così come emersa dagli ultimi quattrocento anni di storia, figuriamoci cosa significa, per una terra e una popolazione come le nostre, non avere nemmeno quella! Eppure è esattamente questo uno degli argomenti principali contro le prospettive di indipendenza della Sardegna: uno stato nostro non ci servirebbe. Cioè, piuttosto che essere zoppo a una gamba, meglio essere tetraplegico. Un ottimo ragionamento non c’è che dire.</p>
<p style="text-align: justify;">Solidarietà al popolo greco.</p>
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