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	<title>Giovannelli Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Il nuovo che arretra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 08:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come al solito la Sardegna, lungi dall’essere fuori dalla storia, ne partecipa pienamente. La consorteria variegata che domina l’Isola gestendone risorse e consensi, muovendo voti, assecondando i piccoli appetiti per garantirsi la soddisfazione di quelli grandi, ha perso la bussola, pare. I segnali che arrivano dagli esiti elettorali e referendari sono abbastanza univoci nell’indicare una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il nuovo che arretra' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/05/31/il-nuovo-che-arretra/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Come al solito la Sardegna, lungi dall’essere fuori dalla storia, ne partecipa pienamente. La consorteria variegata che domina l’Isola gestendone risorse e consensi, muovendo voti, assecondando i piccoli appetiti per garantirsi la soddisfazione di quelli grandi, ha perso la bussola, pare.<span id="more-282"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I segnali che arrivano dagli esiti elettorali e referendari sono abbastanza univoci nell’indicare una rottura del patto tra i grandi centri di potere – di cui i partiti maggiori in Sardegna sono gli esecutori istituzionali e gli intermediari – e la cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Rottura già intuibile nella grande astensione delle elezioni regionali del 2009 e in quelle provinciali del 2010, tramutatosi in queste amministrative nel voto agli outsider, prima delegittimati poi mal digeriti dalle nomenklature di partito della loro stessa area politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, parliamoci chiaro, la vittoria di Giovannelli a Olbia e di Zedda a Cagliari sono una sconfitta tanto del berlusconismo di casa nostra quanto del rovescio della stessa medaglia, il PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa specie vedere i rappresentanti di quest’ultimo menare vanto di un risultato che li smentisce nelle loro scelte tattiche e strategiche e li relega a un ruolo politicamente subalterno.<span id="more-980"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il vento che soffia dalla Grecia al Maghreb, dalla Spagna alla Scozia e, attraverso Francia e Germania, fino ai paesi baltici, non ha risparmiato certamente il Mediterraneo, al centro del quale si protendono da una parte la Sardegna e più a oriente la penisola italica. Un vento che assume forza e direzione mutevoli a seconda della geografia e del contesto simbolico e politico su cui passa.</p>
<p style="text-align: justify;">È la chiamata alle proprie responsabilità dei cittadini in quanto tali, il desiderio di influire direttamente sulle decisioni che riguardano tutti, a prescindere dai meccanismi evidentemente anacronistici della rappresentanza e della delega. Siamo forse in una di quelle fasi in cui è “la gente che fa la storia”, in cui d’un tratto “te li ritrovi tutti con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare”.</p>
<p style="text-align: justify;">È presto per dire se il vento sarà solo un accidente meteorologico passeggero o si trasformerà in uragano che spazzerà via modelli, connessioni di interessi, vincoli di potere, rappresentazioni collettive. I tempi storici non sono compatibili con quelli della stampa quotidiana. Tanto meno con quelli di internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Però sui fatti sardi qualche osservazione va fatta. Come già sottolineato, la Sardegna – e in Sardegna Cagliari e Olbia in particolare – è legata nelle sue componenti politiche e istituzionali alle dinamiche italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso immaginario dei sardi, sia pure a un livello elementare e superficiale, è decisamente conformato sui modelli televisivi e massmediatici italiani. Il vento di partecipazione popolare e di delegittimazione dei centri di potere dominanti ha dunque assunto una forma che ricalca tali modelli.</p>
<p style="text-align: justify;">L’impressione è che si tratti solo di una fase transitoria, preludio ad una acquisizione di coscienza ulteriore. Se si smuove un’inerzia è difficile arrestare il moto così generato e le conseguenze non sono calcolabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Per adesso non sembra che le aspettative di cambiamento in Sardegna arrivino sino all’affermazione di una pulsione di emancipazione storica definita. Non sembra che la questione dell’autodeterminazione – pure presente nel dibattito politico – abbia avuto un ruolo nelle dinamiche in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Può darsi che sia un limite di auto-identificazione dei sardi, o che in questo caso abbiano giocato fattori contingenti (si trattava di elezioni municipali e la eterogenea proposta politica indipendentista era o in fase calante o in fase nascente).</p>
<p style="text-align: justify;">Il referendum in questo senso sembra dare un segnale diverso e forse più significativo, in quanto non promosso (per non dire boicottato) dai partiti italiani sull’Isola, eppure riuscitissima operazione di coagulazione di un consenso diffuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, nei prossimi mesi e nei prossimi anni si vedrà se i sintomi che si manifestano in questi giorni saranno temporanei oppure porteranno a mutamenti più radicali.</p>
<p style="text-align: justify;">Le prospettive socio-economiche della Sardegna sono pessime, nonostante i <a href="http://www.videolina.it/view/servizi/15346.html" target="_blank">tentativi di rassicurazione</a> decisamente fuori luogo dell’egemonia massmediatica. Gli indici infrastrutturali sono penosi, attestandosi, nel computo aggregato, a 52 su 100 dell’indice generale italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Infrastrutture strategiche come strade, ferrovie, porti, ecc. sono a un livello disastroso. La disoccupazione giovanile è tra le più alte d’Europa. La dipendenza da centri di potere economico e politico esterni è sempre più marcata.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile che questa situazione possa essere tenuta sotto controllo tramite la categorie interpretative dell’ideologia dominante. Il che significa che non basterà un giovane sindaco di sinistra (italiana) a Cagliari a cambiare le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia non si può sostenere che la vittoria di Zedda a Cagliari sia tutto sommato equivalente a una vittoria di Fantola. Non è così per il segnale politico generale di cui è portatrice e non è così per le evidenti distanze di prospettive e di programmi tra i due schieramenti (almeno sulla carta).</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerà lavorare affinché la voglia di mutamento anche drastico da essa rappresentato si traduca presto in soluzioni realmente liberatorie ed emancipative a tutti i livelli.</p>
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