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	<title>cultura Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Scuola e cultura da vittime della gestione dell&#8217;emergenza a possibili terreni di lotta politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 13:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quindi, ricapitolando: il calcio deve ripartire subito, che sennò la gente comincia a guardarsi attorno e magari a pensare (il basket no, troppo educativo, troppo poco italiano); fino a ieri non si poteva fare nulla, tanto meno uscire dalla propria &#8220;regione&#8221;, per stringenti motivi sanitari, che però improvvisamente, letteralmente da un giorno all&#8217;altro, sono svaniti...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/06/05/scuola-e-cultura-da-vittime-della-gestione-dellemergenza-a-possibili-terreni-di-lotta-politica/">Scuola e cultura da vittime della gestione dell&#8217;emergenza a possibili terreni di lotta politica</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Scuola e cultura da vittime della gestione dell&#039;emergenza a possibili terreni di lotta politica' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/06/05/scuola-e-cultura-da-vittime-della-gestione-dellemergenza-a-possibili-terreni-di-lotta-politica/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Ftse1.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.Ksca5-jH0eTk7ybcGsWUGAHaEE%26pid%3DApi&amp;f=1" alt="" width="639" height="350"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, ricapitolando: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>il calcio deve ripartire subito, che sennò la gente comincia a guardarsi attorno e magari a pensare (il basket no, troppo educativo, troppo poco italiano); </li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>fino a ieri non si poteva fare nulla, tanto meno uscire dalla propria &#8220;regione&#8221;, per stringenti motivi sanitari, che però improvvisamente, letteralmente da un giorno all&#8217;altro, sono svaniti nel nulla, e dunque liberi tutti; tanto, se scoppia un nuovo focolaio in Sardegna, è la volta buona che ne facciamo un bel lazzaretto, la chiudiamo a doppia mandata fino all&#8217;estate prossima (sperando che nel frattempo chi doveva morire sia morto, e possibilmente si siano estinti anche i sardi), e chi s&#8217;è visto s&#8217;è visto;</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>piani di adeguamento delle strutture e dei protocolli sanitari (per non parlare della riformulazione dell&#8217;intero modello della sanità pubblica), questi sconosciuti, tanto &#8220;sono stati straordinari&#8221; ed &#8220;è stato un successo&#8221; (cit. <a href="https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/06/04/arcuri-siamo-stati-straordinari-tutti-dovrebbero-riconoscerlo_YtfH1HhHgPb8MXj1MDKIHI.html" target="_blank"  rel="nofollow" >Arcuri</a>, commissario straordinario per l&#8217;emergenza, e amministratori vari della Lombardia); </li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>i reprobi sono &#8220;i giovani&#8221;, evidentemente non riportati a più miti consigli dalle settimane di clausura e ora così inopinatamente vogliosi di uscire e vedersi, ma pensa un po&#8217;.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo proseguire con l&#8217;elenco delle assurdità. Ma ce n&#8217;è una che vorrei sottolineare. Le vittime principali di tutto il &#8220;teatro dell&#8217;emergenza&#8221; (l&#8217;unico teatro funzionante, da tre mesi in qua) sembrano ancora la scuola e la cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bambini e ragazzi non sono mai entrati nel radar del governo né in quello degli amministratori regionali. Considerati un costo e un peso, da scaricare unicamente sulle famiglie, con un cinismo e direi una spietatezza che prima o poi andranno soppesati per bene, oggi riemergono appunto solo come problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo della scuola si è fatto carico di una situazione pesantissima, affrontata senza alcun sostegno e nemmeno alcun piano da parte del governo. Il corpo insegnante ha dovuto far ricorso alle proprie risorse materiali ed etiche, oltre che a quelle professionali, per tenere in piedi una sorta di finzione necessaria, al di là e a volte contro le disposizioni dei dirigenti e del ministero. Con l&#8217;unico scopo di non far perdere totalmente la bussola ai ragazzi, benché con limitata efficacia didattica e pedagogica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando leggo nelle dichiarazioni ministeriali la soddisfazione per gli esiti della Didattica a Distanza e intravvedo la volontà di impiegarla ancora, come normale pratica scolastica, l&#8217;unica cosa che mi viene in mente, da genitore e da conoscitore del mondo scolastico, è qualche maledizione non riferibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La DaD è uno schifo, parliamoci chiaro. Non solo lo è di suo, per principio e per ragioni pratiche, ma in più c&#8217;è da dire che è stata sostanzialmente regalata ad aziende private, senza alcuna verifica di buon funzionamento, né di rispetto della privacy di docenti e discenti. A nessuno, al ministero o negli uffici scolastici periferici, è venuto in mente di mettere al lavoro una squadra qualificata di informatici e tecnici per allestire una piattaforma libera, non commerciale e aperta (ossia pubblica) da fornire agli istituti e agli utilizzatori. Che Google sia diventato il monopolista della didattica pubblica in Italia è già di suo uno scandalo su cui occorrerebbe una riflessione severa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se non bastasse, non si vede all&#8217;orizzonte alcuna volontà di adeguare infrastrutture, personale, programmi a una frequentazione scolastica che sia non solo più sicura dal punto di vista della salute, ma anche più efficace. Le scuole italiane &#8211; e non parliamo di quelle sarde &#8211; sono vecchie, mal progettate, carenti da molti punti di vista, povere di mezzi e paradossalmente &#8211; in un epoca di stagnazione demografica &#8211; sovraffollate.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non si è approfittato nemmeno di una pandemia e del &#8220;tutti a casa&#8221; per ripensare strategicamente la scuola, credo che sia chiaro che non lo si farà mai. Se non forse per ridurre ulteriormente la spesa pubblica in questo ambito, aziendalizzare e privatizzare ulteriormente la scuola e favorire il distanziamento sociale, quello vero, ossia la diseguaglianza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Né i piani di incorporamento degli/lle insegnanti precari/e, che sarà l&#8217;ennesima procedura astratta, quasi una lotteria, senza alcuna considerazione per il fabbisogno degli istituti e dei territori, né le ipotesi di riapertura in settembre &#8211; con le classi-pollaio e <a href="https://www.corriere.it/scuola/medie/20_giugno_04/rientro-scuola-azzolina-si-pensa-plexiglass-banchi-998d7a2e-a69d-11ea-b760-0b897e2dd362.shtml" target="_blank"  rel="nofollow" >le gabbie di plexiglass</a> (ma cosa prendono, prima di pensarsi queste assurdità?) &#8211; sembrano tenere presente la realtà. La scuola è solo un costo, da ridurre il più possibile e da rendere funzionale alla produzione e riproduzione di rapporti sociali iniqui. Punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stranamente, però, i perbenisti progressisti, che stigmatizzano ogni tre per due l&#8217;analfabetismo funzionale altrui, auspicando riduzioni del suffragio universale (per gli altri), molto raramente pongono il problema di come sia davvero la scuola, in Italia, di come funzioni  e di ciò che si potrebbe/dovrebbe fare per ridarle forza e capacità didattiche ed educative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quegli altri, fascisti e fascistoidi vari, conservatori, neoliberisti in servizio permanente effettivo, hanno da sempre poco da dire in proposito, se non lavorare in ogni modo ad un incremento dell&#8217;ignoranza e dell&#8217;inconsapevolezza generalizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se guardiamo al caso sardo, la scuola ne esce ancora peggio. Il problema delle future assunzioni è una grana spinosissima su cui mi aspetterei una mobilitazione sindacale dura e decisa. La dipendenza passiva della scuola sarda dalle misure ministeriali e la gestione degli uffici scolastici affidata a personale troppo spesso paracadutato da chissà dove, ma anche una certa indole conservatrice e aziendalista di molti dirigenti (non di tutti, per fortuna), sono magagne strutturali che paghiamo a caro prezzo. Almeno quanto le carenze infrastrutturali e quelle dei trasporti locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O la Sardegna si dota di una propria politica scolastica, seria, onesta, rispondente alla realtà su cui incide (compresa quella linguistica), o continueremo a perdere terreno, non solo sul piano dei risultati scolastici e su quello meramente culturale, ma anche più in generale sul piano economico e sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In parallelo al disastro scolastico procede la devastazione dell&#8217;ambito culturale. Certo, probabilmente di qui a poco riapriranno cinema e teatri, almeno dove sarà possibile far fronte ai costi che le misure di prevenzione del contagio imporranno. Riaprono le biblioteche, riparte in qualche modo l&#8217;attività culturale istituzionale. Ma tutto ciò che si è perso in questi mesi non sarà recuperato. In termini di lavoro, reddito, qualità della vita, produzioni, condivisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti appuntamenti culturali in Sardegna salteranno. Il festival &#8220;L&#8217;isola delle storie&#8221; di Gavoi ha già annunciato la propria sospensione, su altri gravano incognite troppo grandi perché possa esserne prevedibile lo svolgimento. Si tratta di eventi che richiedono programmazione, finanziamenti, un&#8217;organizzazione complessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, non sarebbe male approfittarne per riflettere su cosa significhi fare cultura in Sardegna, come funzioni la macchina festivaliera, il circuito delle sagre e delle feste di paese, la fruizione del patrimonio storico-archeologico e museale, il mercato della cultura, dai libri alla musica alle arti figurative al teatro, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura, dalla politica sarda, è considerata solo una possibile fonte di clientele a basso costo, altrimenti è percepita solo come una minaccia, se va bene come a una cosa inutile, di cui non merita darsi pensiero. E forse, nell&#8217;ottica di una politica da podatari, da gestori di una situazione di subalternità in conto terzi, tutto ciò è perfettamente coerente. Faccio notare come questa propensione sia identica e trasversale a tutti gli schieramenti rappresentati nelle istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse il mondo della cultura, in Sardegna, dovrebbe cominciare ad affrancarsi dal ricatto della politica e diventare quel moltiplicatore di intelligenza, di gusto, di possibilità di vita e di libertà che non sempre riesce ad essere. Forse la sua eccessiva prudenza politica alla fin fine non gli ha giovato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi aspetto molto, invece, dall&#8217;ambito intellettuale universitario, troppo legato a logiche spartitorie, a meccanismi feudali e a un conformismo provinciale soffocante (non sempre e non dappertutto, ma nei suoi vertici e nel suo zoccolo duro senz&#8217;altro sì). Ma per tutto il resto dovrebbe essere chiaro che bisogna diventare soggetti politici attivi e di peso. Non in termini di organicità di partito, tanto meno di reggicoda delle fazioni di potere (come troppo spesso è stato fin qui), ma in termini di libertà d&#8217;azione, di creatività e anche di pressione non corporativa ma etica e pragmatica verso il Palazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura &#8211; in tutte le sue declinazioni, compreso l&#8217;ambito demo-antropologico, che in Sardegna non è affatto mero folklore né un residuato museale &#8211; è un ambito strategico decisivo, anche in termini economici; molto più grande e rilevante dello stesso comparto turistico, pure salito alla ribalta in queste ultime settimane. Eppure non è affatto in cima ai pensieri della politica. In Italia e in Sardegna. Come la scuola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In cima ai pensieri della politica, in Sardegna (ma mutatis mutandis anche in Italia), ci sono &#8220;cemento-e-tondini&#8221;, speculazioni assortite, servitù più o meno dichiarate da ampliare e garantire, favori da fare e da rendere, prebende da ottenere o da conservare, clientele da soddisfare e possibilmente accrescere, ricatti da esercitare o da cui difendersi. Così stanno le cose. Teniamolo presente. E &#8211; lo dico come appello al mondo della scuola e della cultura &#8211; cominciamo ad agire di conseguenza.</p>
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		<title>Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2020 16:26:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Catalogna arriva un documento reso pubblico il 4 maggio scorso e sottoscritto da centinaia di esponenti del mondo della cultura in tutte le sue declinazioni, a favore del reddito universale incondizionato come soluzione strategica e permanente. È una proposta seria e ponderata, che poggia su una riflessione ormai pluridecennale tornata alla ribalta in queste...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/">Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fanticap.files.wordpress.com%2F2011%2F03%2Ftrickledown.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Unemployment and the corporate profit glut | occasional ..."/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla <a href="https://nativa.cat/2020/04/gent-que-treballa-en-cultura-per-una-renda-basica-universal-i-incondicional/" target="_blank"  rel="nofollow" >Catalogna</a> arriva un documento reso pubblico il 4 maggio scorso e sottoscritto da centinaia di esponenti del mondo della cultura in tutte le sue declinazioni, a favore del <strong>reddito universale incondizionato</strong> come soluzione strategica e permanente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una proposta seria e ponderata, che poggia su una <a href="https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/05/03/news/coronavirus-reddito-minimo-universale-1.347785" target="_blank"  rel="nofollow" >riflessione ormai pluridecennale</a> tornata alla ribalta in queste settimane di emergenza sanitaria e di interruzione forzata e brutale di tutte le attività culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne ho accennato io stesso in diverse occasioni, ma questo documento ha la forza della sintesi e al contempo la lucidità argomentativa che a volte manca a questo genere di iniziative. Una proposta tanto più rilevante in un contesto come quello sardo, al contempo ricco di beni e di produzioni culturali, di occasioni di condivisione, di sensibilità e aspettative diffuse, ma sempre in debito di possibilità di remunerazione per i mestieri della cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, questo ragionamento è esterno e direi anche alternativo a un&#8217;ideologia che commisura tutto sul profitto individuale monetario, sulla competitività e sull&#8217;esclusione sociale e pretende che l&#8217;unico arbitro della vita e delle relazioni umane sia il meccanismo di mercato, lasciando la soluzione pratica dei problemi sociali a fantomatici &#8220;effetti sgocciolamento&#8221; (ossia, favorire i ricchi per far cadere qualche briciola fino ai piani sottostanti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ideologia e pretese che mai erano state smentite così categoricamente e con tanta cruda solidità di riscontri fattuali come in questi tempi di epidemia globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Preciso anche che questa proposta non ha nulla a che fare con i vari &#8220;redditi di cittadinanza&#8221; evocati e formalizzati dal governo italiano in questi ultimi anni, come con qualsiasi altra misura di sostegno condizionato e limitato all&#8217;occupazione o al reddito. È proprio un&#8217;altra filosofia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condivido spirito e contenuto di questo manifesto e lo rilancio volentieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringrazio <strong>Stefano Puddu Crespellani</strong> per averlo tradotto e per avercelo messo a disposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Persone che lavorano nell’ambito della cultura, a favore di un reddito universale incondizionato</strong>.</h2>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Come firmatari/-e di questo manifesto, siamo convinti che un reddito universale e incondizionato sia la migliore iniziativa di politica culturale possibile, e invitiamo altre persone attive in ambito culturale, e in generale ogni tipo di organizzazioni e collettivi, a informarsi, riflettere e dare pubblico sostegno a questa misura, perché venga promossa e messa in atto dalle istanze politiche che devono garantirne la fattibilità.</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vogliamo chiarire da subito, come già da anni spiegano le voci che difendono questa proposta, che quando parliamo di <strong>reddito universale</strong> ci riferiamo a un *reddito mensile di un valore minimo che corrisponda alla soglia di povertà*, a cui abbiano diritto senza condizioni né esclusione tutte le persone, per poter garantire loro il diritto alla vita, e non ci riferiamo ad alcun altro tipo di reddito o misura economica specifica per la cultura né per alcun altro settore in particolare. Un reddito di base per tutti migliorerebbe la vita di molte persone, e allo stesso tempo migliorerebbe le condizioni delle pratiche artistiche e culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo che sia una misura necessaria come meccanismo di ridistribuzione della ricchezza perché, in un contesto in cui la disoccupazione generale è così elevata e, a quanto pare, destinata ad aumentare, il lavoro non è più credibile come unica modalità per garantire la vita. Per ciò che riguarda il lavoro culturale, veniamo ormai da troppi anni di precarietà —con entrate al di sotto dei 6.000 €/anno per molte persone, che devono sopravvivere a base di lavori-spazzatura e per pura forza di volontà— e siamo quindi in grado di affermare che non è più realistico immaginare che si possa condurre una vita dignitosa nelle condizioni imposte dal mercato del lavoro. Il reddito universale di base migliorerebbe la vita di milioni di persone disoccupate, di milioni di persone che sopravvivono con lavori in condizioni di sfruttamento, e migliorerebbe anche la vita della gran maggioranza di persone che dedicano il proprio tempo di lavoro ad attività culturali, in un modo che supera le aspettative che potrebbe generare qualunque misura culturale specifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro culturale è anche, come stiamo vedendo, un territorio di conflitto, in cui le condizioni della negoziazione fanno sì che vengano accettate condizioni di sfruttamento per mancanza di alternative: si associano degli immaginari culturali a marche commerciali, in conflitto frontale con ciò che si vorrebbe affermare; si subiscono situazioni contrattuali illegali e ingiuste; ci si subordina a imposizioni ed arbitrarietà politiche… Un reddito universale incondizionato può significare, nel campo culturale come in tanti altri, un miglioramento in grado di dare maggiore autonomia e capacità di negoziazione alle persone lavoratrici che si trovano in tali situazioni. Con un reddito di base saremmo in condizione di poter dire “no”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il reddito universale ci sembra vantaggioso per la cultura perché ne beneficiano direttamente le persone che ne hanno bisogno, senza deviare le risorse nelle strutture, come fanno tanti sistemi di finanziamento pubblico, che viene disperso in un flusso di ricchezza che dovrebbe scendere dall’alto verso il basso ma che non arriva mai in basso, e in cui così spesso vengono consolidate le disuguaglianze e si finisce per favorire chi ne ha meno necessità. Pensiamo che questo capiti nella cultura così come in molti altri ambiti in cui la ricchezza non riesce mai a “scendere”. Se occorrono strutture, ci penseremo insieme a crearle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Crediamo nel reddito universale anche come alternativa ai labirinti burocratici delle sovvenzioni, delle condizioni imposte ai lavoratori autonomi, e dei tanti altri meccanismi di sussidio, anche fuori dal mondo della cultura, sempre discriminatori, sempre centralisti, sempre controllanti, sempre umilianti, e spesso così costosi, sia per l’apparato amministrativo che richiedono (quanti euro vengono spesi in gestioni burocratiche per ogni euro che arriva a destinazione in una sovvenzione culturale?). Non occorre fare tante domande. Abbiamo diritto a vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Difendiamo un reddito universale che però non serva da scusa per smantellare quelle risorse comuni statali che aiutano a sostenere la vita. Vogliamo un reddito universale che semplifichi le cose, sì, ma sappiamo che né questa misura né nessun’altra può essere la soluzione magica che da sola modifica il sistema. Vogliamo un reddito universale che, in un mondo disuguale come il nostro, debbano pagare i ricchi e che vada in parallelo, per fare un esempio, con interventi per regolare il mercato delle abitazioni, che lo renda più accessibile e che non lo consideri un “bene d’investimento”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affermiamo che un reddito universale sarebbe la migliore politica culturale perché siamo consapevoli che la cultura non si costruisce né si sostiene unicamente grazie al lavoro delle persone che vi si dedicano, ma che dipende in tutti i suoi aspetti da un ampio spettro sociale che include coloro che denominiamo abitualmente pubblico. A cosa ci servirebbe un sistema culturale che fosse unicamente al servizio di coloro che hanno il tempo, le risorse e la tranquillità per “consumare cultura”? Non rimane altra strada che quella di considerarci interdipendenti e di preoccuparci per le condizioni di vita di tutti. Se la vita sociale non è garantita a tutti, la cultura non è sostenibile o finisce per essere una risorsa escludente ed elitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci pronunciamo a favore di un reddito universale, inoltre, perché non vogliamo più sopportare un sistema che ci richiede solo di produrre —in modo infaticabile, infruttuoso e incessante— contenuti culturali, anno dopo anno, progetto dopo progetto, in una dinamica in cui niente viene messo veramente a frutto, niente è profondo, e che esprime un&#8217;idea di cultura in perfetta consonanza con tante altre dinamiche di sovrapproduzione del sistema capitalista. Abbiamo bisogno di un reddito universale per poter fermare questa ruota, e produrre un altro tipo di cultura, compatibile con un mondo abitabile e sostenibile per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per finire, e nel caso non fosse sufficientemente chiaro, vogliamo un reddito di base per tutti perché siamo stufe e stufi di un sistema culturale che viene fatto apparire come un mondo magico e privilegiato che vive al margine della vita, perché né questa è la nostra condizione reale, per quanto il luccicare delle apparenze possa farlo immaginare, né è questa la cultura che vogliamo contribuire a creare e a condividere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorrono iniziative capaci di immaginare, esprimere e promuovere un orizzonte che vada oltre questo sistema ingiusto e insostenibile, come già manifestavano e sostenevano tanti collettivi in tanti luoghi del pianeta, ancora prima della crisi del Covid-19; e tuttavia, ora che comincia il processo di uscita dal confinamento, molti pensano che la realtà possa ristabilirsi esattamente come prima. Il nostro vuole essere un contributo nella direzione di un necessario cambiamento che, riconoscendo l’esistenza di inerzie culturali ancora sintonizzate col vecchio modello, vuole attivare l’immaginazione e sommare energie verso un orizzonte di maggiore giustizia, speranza e sostenibilità.</p>
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		<title>“Per evitare un difetto, gli stolti cadono nel difetto contrario.” &#8211; di Pier Franco Devias</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2017 21:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ospito volentieri questo pezzo di Pier Franco Devias (Libe.r.u.) sul tema del rapporto tra democrazia, cultura e informazione, a partire dallo spunto offerto da una dichiarazione del leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Pare proprio calzare a pennello questa massima dello scrittore latino Quinto Orazio Flacco per spiegare la questione dei “tribunali del popolo”...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/01/07/evitare-un-difetto-gli-stolti-cadono-nel-difetto-contrario-pier-franco-devias/">“Per evitare un difetto, gli stolti cadono nel difetto contrario.” &#8211; di Pier Franco Devias</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='“Per evitare un difetto, gli stolti cadono nel difetto contrario.” - di Pier Franco Devias' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/01/07/evitare-un-difetto-gli-stolti-cadono-nel-difetto-contrario-pier-franco-devias/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-2454" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2017/01/15933970_1708158832829997_1967822232_o-339x480.jpg" alt="15933970_1708158832829997_1967822232_o" width="339" height="480" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2017/01/15933970_1708158832829997_1967822232_o-339x480.jpg 339w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2017/01/15933970_1708158832829997_1967822232_o-768x1086.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2017/01/15933970_1708158832829997_1967822232_o-543x768.jpg 543w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2017/01/15933970_1708158832829997_1967822232_o-300x424.jpg 300w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2017/01/15933970_1708158832829997_1967822232_o-800x1131.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2017/01/15933970_1708158832829997_1967822232_o.jpg 1448w" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Ospito volentieri questo pezzo di <strong>Pier Franco Devias</strong> (Libe.r.u.) sul tema del rapporto tra democrazia, cultura e informazione, a partire dallo spunto offerto da <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/01/03/beppe-grillo-serve-giuria-popolare-contro-balle-stampa-e-tv_7b55ebc6-1ef4-49f2-83a4-18dba1299a38.html" target="_blank"  rel="nofollow" >una dichiarazione</a> del leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. <span id="more-2462"></span></h3>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pare proprio calzare a pennello questa massima dello scrittore latino Quinto Orazio Flacco per spiegare la questione dei “tribunali del popolo” di cui tanto si è discusso nei giorni scorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una proposta che, a parer mio, ha due sole interpretazioni di fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima è che è stato un colpo da maestro di Grillo per distrarre l’attenzione dal fatto che solo un terzo degli iscritti al M5S ha votato per il nuovo codice etico, fattore di disinteresse molto preoccupante a cui è lecito pensare che i dirigenti del movimento desiderino dare il minor clamore possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda è che semplicemente non ha senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Premetto che in termini generali non ho niente in contrario a sottoporre al parere del popolo qualsiasi questione ma – e c’è un ma – a condizione che chi giudica abbia competenza per poterla giudicare. Altrimenti una proposta del genere è solo demagogia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi spiego meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia è uno dei Paesi del mondo con maggiore diffusione di analfabetismo funzionale, parliamo del 47% degli adulti tra i 16 e i 65 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone analfabete funzionali sono quelle che, in parole povere, sono capaci di leggere ma non riescono a capire pienamente ciò che leggono. Hanno ad esempio grande difficoltà a capire ciò che leggono in un contratto, nelle istruzioni, in libro o in un articolo di giornale ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Se uno mi dice che vuole chiedere, tramite estrazione a sorte, a dei cittadini di giudicare la veridicità degli articoli dei giornali vuol dire che accetta di formare una giuria che per metà è composta da persone che non capiscono ciò che leggono.</p>
<p style="text-align: justify;">Una condizione, peraltro, che le mette facilmente nelle condizioni di essere preda di complottisti e demagoghi che hanno tutto l’interesse di dipingersi come detentori di verità assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">E immaginiamo poi che cosa ne può uscire fuori se l’articolo da giudicare si interessa di medicina, o di finanza o equilibri politici internazionali e se si pretende che giornalisti preparati e colti debbano essere giudicati da una giuria al cui interno c’è gente convinta che l’Islam sia uno stato africano pieno di zingari.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo non intendo assolutamente dire – ci mancherebbe! – che i giornali dicano “la verità” (bel dilemma, poi, sapere che cos’è) ma voglio solo far notare che la proposta di Grillo è di un’inconsistenza disarmante. Ed ancora più disarmante visto che è fatta da una persona la cui intelligenza non è certo messa in dubbio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma oltre al problema dei giudicanti impreparati a giudicare ce n’è un altro ancora più grosso: quello dell’interpretabilità della notizia anche vera.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi porto due esempi concreti per spiegare cosa intendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo articolo. La stampa internazionale mi dice che ieri un ex militare statunitense ha fatto una strage. Dice che sia uno squilibrato mentale in cura per traumi psicologici seguiti alla guerra in Iraq.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo articolo. La stampa sarda mi dice che un ragazzo di 36 anni, alla guida di un’auto e con un eccesso di alcol nel sangue, ha investito e ucciso un ciclista.<br />
Sono notizie “vere”? Sì.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se ad esempio io volessi mettere l’accento su fattori diversi, magari cercando di influenzare per motivi miei l’opinione pubblica, avrei potuto dire ugualmente la verità ma spiegando le stesse notizie in questo modo:</p>
<p style="text-align: justify;">Prima notizia. “Rambo” americano fa strage di innocenti. Nuovo massacro da parte di un bianco cristiano ossessionato dalla violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Seconda notizia. Italiano ubriaco alla guida di un’auto sportiva uccide ragazzo nero. Per la legge può stare a piede libero.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna delle due notizie date da me, e volontariamente piegate al mio scopo, si può smentire come “falsa” in nessuna delle sue parti.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto dovrei prendere degli analfabeti funzionali e chiedere di interpretare una notizia che non capiscono ma giudicano vera o falsa in base alle loro opinioni?</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra evidente che la questione è piuttosto problematica.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo allora che la soluzione per contrastare la distorsione dell’informazione risieda sempre nella cultura, che deve essere un’arma nelle mani del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi decenni la cultura è sempre più trascurata dalla (cattiva) politica, perché le persone con una cultura hanno la capacità di interpretare e capire. Le persone con una cultura sono più difficili da fregare e non aspettano che qualcuno gli dica cosa è la verità: se la vanno a cercare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sebbene non condivido la soluzione, riconosco che la questione sollevata da Grillo non è da trascurare: oggi c’è effettivamente un grande, enorme problema nel mondo dell’informazione, dalla censura delle notizie scomode fino alla distorsione delle notizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, ripeto, se una soluzione c’è, è da ricercarsi nella diffusione della cultura e non improvvisando tribunali estratti a sorte. L’informazione corretta si ha nella risposta competente che si confronta nei circuiti popolari, dai social alla piazza, passando per il bar tra amici fino alla tavola della propria casa, ma anche &#8211; perché no? &#8211; nei pochi spazi democraticamente messi a disposizione dagli stessi media. Almeno fino a quando saranno disponibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo costruire la forza dell’informazione competente e darle libero sviluppo contro lo strapotere dell’informazione faziosa, guidata. E soprattutto ben pagata.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo io, nel mio piccolo, continuo a seguire le mie vecchie regole basilari:</p>
<p style="text-align: justify;">1) quando non ti piace un telegiornale non estrarre persone a sorte per far decidere se dice il vero: smetti di guardarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">2) quando non ti piace un giornale è inutile chiedere la testa del direttore: smetti di comprarlo. E’ il peggiore dispetto che gli puoi fare.</p>
<p style="text-align: justify;">3) quando pensi che una cosa sia vera e una cosa sia falsa dillo. Dillo sempre, con tutta la forza che hai. E fregatene se qualcuno, fosse anche la stragrande maggioranza, pretende di importi cosa devi pensare.</p>
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