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	<title>capitalismo estrattivo Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Green economy, green pass e altri dispositivi di dominio e coercizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2021 17:56:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ampio risalto sui mass media per le vittorie sportive italiane alle Olimpiadi, con dosi massicce di retorica patriottarda e vanagloriose esaltazioni nazionaliste. Anche in Sardegna. I successi sportivi vengono usati, al solito, come strumenti diversivi e dispositivi di condizionamento del comune sentire. Il ruolo dei mass media sardi è sempre funzionale al controllo sociale e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Green economy, green pass e altri dispositivi di dominio e coercizione' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/08/08/green-economy-green-pass-e-altri-dispositivi-di-dominio-e-coercizione/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-700x372.jpeg" alt="" class="wp-image-4566" width="663" height="352" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-700x372.jpeg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-640x340.jpeg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-768x408.jpeg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-1536x817.jpeg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-800x425.jpeg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS.jpeg 1915w" sizes="(max-width: 663px) 100vw, 663px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Ampio risalto sui mass media per le vittorie sportive italiane alle Olimpiadi, con dosi massicce di retorica patriottarda e vanagloriose esaltazioni nazionaliste. Anche in Sardegna. I successi sportivi vengono usati, al solito, come strumenti diversivi e dispositivi di condizionamento del comune sentire.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo dei <strong>mass media sardi</strong> è sempre funzionale al controllo sociale e all&#8217;orientamento politico dell&#8217;opinione pubblica. <strong>La politica</strong> un po&#8217; ci fa, un po&#8217; ci crede, ma è evidente che sta pensando ad altro (prossime tornate elettorali, spartizioni, alleanze da fare e disfare, ecc.). <strong>I cittadini</strong>, persa da tempo la funzione delle formazioni intermedie in cui si potevano esercitare la partecipazione civica e la discussione elaborata sui temi generali, per lo più si destreggiano seguendo le logiche dei social, ma mostrano anche un certo, sano scetticismo e agiscono in base ad indicatori non sempre intercettati dai dispositivi egemonici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, procede una <strong>gestione della pandemia</strong> di tipo squisitamente conservatore, a tratti smaccatamente reazionario, in attesa delle nuove chiusure e della caccia all&#8217;ennesimo colpevole di comodo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vero è che l&#8217;allarme sulla nuova ondata di contagi è molto minore che nelle occasioni passate. Dato che ci troviamo ancora in piena stagione estiva, sembra brutto rovinare gli affari di chi dalle vacanze ci guadagna. E non mi riferisco al commercio al dettaglio locale o alle attività minori che ruotano intorno al turismo estivo. Il sospetto che si aspetti il post ferragosto per una nuova stretta sulla libertà di movimento e sulle attività culturali e ludico-ricreative è molto forte (alcuni eventi culturali sono già stati cancellati o sono in forte dubbio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>necessità di attenuare gli effetti peggiori del contagio</strong> esiste, beninteso, ma non è affrontata se non in termini puramente spettacolari, contraddittori, anti-democratici. Una coercizione mascherata, di cui le istituzioni rifiutano di assumersi la responsabilità, non può che indurre sospetto, timori, disorientamento anche in persone tutt&#8217;altro che propense alle teorie complottiste. E il <strong>green pass</strong> (altro anglicismo inutile e diversivo) ha tutta l&#8217;aria di essere solo l&#8217;ennesima trovata per assuefare la cittadinanza a un sempre maggiore controllo e al crescente cedimento sul terreno delle libertà civili. Per non parlare dei suoi risvolti classisti e dei criteri cervellotici cui è sottoposto il suo uso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>tracciamento</strong> del resto sembra saltato da tempo. I numeri forniti quotidianamente da istituzioni e organi di stampa sembrano tutto fuorché attendibili. Il commentario che insegue i lanci giornalistici e i titoli degli articoli in tema covid pare girare a vuoto, come topi da laboratorio in una ruota. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al netto di ragionamenti più sottili e puntuali (su tutta la questione, rimando volentieri alla <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/07/come-rapportarsi-alle-grandi-mobilitazioni-contro-green-pass-et-similia-alcune-indicazioni-dalla-francia/" target="_blank"  rel="nofollow" >discussione in corso (da molti mesi) su Giap</a>), mi pare evidente &#8211; non da oggi &#8211; come <strong>la pandemia sia stata quasi subito trasformata in un classico choc sistemico di cui si sono avvantaggiate alcune fette dell&#8217;élite socio-economica mondiale</strong>, a dispetto e spesso a discapito di una larga maggioranza dell&#8217;umanità. La novità è che a pagare un certo prezzo sono state anche fasce sociali dei paesi ricchi solitamente escluse dagli effetti peggiori delle diseguaglianze su scala globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle partite su cui le oligarchie dominanti hanno tratto vantaggio dalla situazione sanitaria è stato il <strong>problema climatico</strong>. Ridimensionato nelle attenzioni mediatiche, restato nell&#8217;agenda politica solo come copertura, di fatto è stato utilizzato per giustificare nuove, pericolosissime forme di <strong>estrattivismo compulsivo</strong>, sia pure colorato di verde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appetito dei grandi centri di interesse capitalisti si è risvegliato più intenso che mai, dopo lo spiazzamento dovuto alla scoperta del contagio di massa. <strong>Ora sembra che complessivamente la pandemia faccia piuttosto comodo</strong> e non sono alle viste le risposte strutturali e strategiche che servirebbero a trasformarla in un problema endemico dagli effetti gestibili in termini ordinari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una scelta precisa e ben pianificata quella di non fare alcun investimento strutturale e strategico nella sanità pubblica, nella scuola, nei trasporti, nelle forme di lavoro, nel sostegno ai ceti deboli e ulteriormente debilitati dalla pandemia. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;emergenza paga</strong> e mantenere vivo lo stato di emergenza sembra uno degli obiettivi delle classi dominanti globali, dove più dove meno, a seconda degli interessi strategici perseguiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I territori e le popolazioni che si trovavano già in una condizione di <strong>subalternità</strong> sono inevitabilmente quelli che pagano e pagheranno il prezzo più alto. Della <strong>maggioranza dell&#8217;umanità esclusa di fatto dalla campagna vaccinale</strong> sembra non interessi a nessuno, tra i grandi decisori politici. Eppure, se di pandemia si tratta, l&#8217;unico modo per debellarla è proteggere quanta più umanità sia possibile, a qualsiasi latitudine, a prescindere dalla classe sociale e dal reddito disponibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il discorso vale anche per le aree subalterne, in condizione di colonialismo interno, degli stati ricchi. Ivi compresa la <strong>Sardegna</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto dalle scelte socio-economiche quanto da quelle relative alla gestione sanitaria, fatte e/o ancora da fare, la Sardegna ha tutto da perdere. Il problema nel problema è che la <strong>classe politica sarda</strong>, maggioranza e (presunte) opposizioni, non è una controparte dei governi italiani, ma caso mai una loro emanazione o comunque un <strong>intermediario</strong> che tratta a proprio esclusivo vantaggio (di fazione e di classe), non certo in nome e per conto della collettività sarda nel suo insieme e di interessi generali e strategici situati nell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questi punti non possiamo permetterci di farci distrarre da <strong>polemiche social</strong> scatenate con estrema facilità su finte contrapposizioni (sì-vax contro no-vax; sì-green pass contro no-green pass, ecc.). Non possiamo nemmeno abboccare alla <strong>ventata neo-nazionalista (italiana)</strong>* alimentata grazie ai successi olimpici, benché sia umanamente comprensibile e nient&#8217;affatto stigmatizzabile la reazione soddisfatta di molte persone sarde alle vittorie di altre persone sarde (o di origini sarde). <strong>Va scisso il giudizio sulle reazioni spontanee dei cittadini da quello sui dispositivi utilizzati biecamente quanto efficacemente dalla classe dominante</strong> per ottundere le coscienze e imporre egemonicamente forme di identificazione strumentali al mantenimento dell&#8217;asimmetria sociale e territoriale..</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema non è che le persone sarde si sentano anche italiane.</strong> Non è un&#8217;identificazione così forte né così profonda. Che delle persone sarde facciano il tifo, in mancanza d&#8217;altro, per lo sport targato Italia (che sia calcio, atletica o qualsiasi altro poco cambia) è del tutto comprensibile e non significa affatto che la maggioranza delle persone sarde si percepisca davvero come un tutt&#8217;uno con chi abita la penisola italiana. Tant&#8217;è vero che alla prima occasione la differenziazione riemerge e viene fatta valere spontaneamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La questione identitaria è largamente sopravvalutata</strong>, sia nel campo dell&#8217;intellettualità &#8211; diciamo così &#8211; unionista, sia in quello della militanza indipendentista e autodeterminazionista. Ma è una questione ampiamente fuorviante, specie per i termini essenzialisti in cui è posta di solito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro discorso invece è analizzare e criticare i <strong>dispositivi mediatici e retorici</strong> impiegati per piegare tale differenziazione, chiaramente percepita e spesso difesa, dentro cornici neutralizzanti. Le persone sarde possono identificarsi con altre persone sarde vincenti, ma sotto la bandiera dell&#8217;Italia. Un po&#8217; come la Brigata Sassari (non a caso tirata in ballo ripetutamente a proposito dei successi sportivi). <strong>Diversi, ma integrati</strong>, insomma. E grati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne riparleremo appena la stagione turistica sarà agli sgoccioli e <strong>la Sardegna tornerà ad essere l&#8217;isola &#8220;untrice&#8221;</strong>, la sede del grande focolaio della nuova ondata pandemica, da isolare e stigmatizzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto però ne viene annunciata la trasformazione in una sede di sperimentazione &#8220;verde&#8221; per la <strong>produzione di energia da fonti rinnovabili</strong>. Sarà sicuramente un caso che un territorio refrattario a speculazioni esterne e a una vocazione diversa da quella storica dell&#8217;agro-zootecnia e delle produzioni artigianali, come il Montiferru, sia stato vittima di una devastazione mai vista prima. Sarà un caso, ma è un caso che si presta in modo singolare a <strong>disegni di neo-colonialismo</strong> ampiamente in campo, analogamente a quanto avviene in Sicilia (dove guarda caso, tra le altre cose, rispunta prepotentemente il folle progetto del ponte sullo Stretto). </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Subalternità politica e culturale, disastri ambientali, gestione autoritaria e anti-popolare della pandemia</strong> non sono ambiti e temi distanti da affrontare separatamente. Si tengono tutti insieme dentro un quadro di sviluppi politici già in corso, a dir poco preoccupanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>reazione agli incendi di una così grande parte della popolazione sarda</strong>, una reazione autonoma e a tratti contrapposta alla politica romana o sarda, così come già successo in occasione di altre devastazioni, è il segnale che esiste una <strong>base forte e diffusa di solidarietà autodeterminata</strong>, un senso di appartenenza sovralocale, altruista, consapevole, democratico. Su questo occorrerà lavorare per non farci travolgere dai disegni neo-coloniali e dalle strette repressive che si profilano per i prossimi mesi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Basteranno articoli e i titoli enfatici sui mass media a proposito di fuggevoli successi sportivi, o altre armi di distrazione e normalizzazione di massa, a soffocare la pulsione vitale di un&#8217;intera comunità umana? Lo vedremo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><br /><br /></p>



<h5 class="wp-block-heading">*Faccio notare quanto sia assente la critica intellettuale, nei mass media e nei social, a tale ondata retorica nazionalista in questo caso, al contrario delle periodiche sfuriate di indignazione contro presunte derive nazionaliste sarde, specie in ambito storico-archeologico, ma anche linguistico e più in generale politico. Si vede che il nazionalismo italiano &#8211; effettivo ed egemonico &#8211; va bene. È quello sardo &#8211; ipotetico, minoritario e sostanzialmente innocuo &#8211; ad essere sbagliato e pericoloso.</h5>
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