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	<title>antifragilità Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Il miracolo Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 11:48:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Sardegna è una terra miracolosa. Nessuno la conosce davvero, in tanti, persino tra i Sardi, non saprebbero nemmeno collocarla correttamente su una carta geografica. Quel che se ne sa è poco e spesso negativo. Ma questa verità va finalmente svelata. Pensiamoci su. È una terra che ha avuto il tristissimo destino di diventare una...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/11/29/il-miracolo-sardegna2/">Il miracolo Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il miracolo Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/11/29/il-miracolo-sardegna2/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">La Sardegna è una terra miracolosa. Nessuno la conosce davvero, in tanti, persino tra i Sardi, non saprebbero nemmeno collocarla correttamente su una carta geografica. Quel che se ne sa è poco e spesso negativo. Ma questa verità va finalmente svelata.<span id="more-2405"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamoci su. È una terra che ha avuto il tristissimo destino di diventare una sorta di colonia interna e non ne è più uscita. Una condizione penalizzante su tanti fronti. Eppure siamo ancora qui, a giocarcela.</p>
<p style="text-align: justify;">Com&#8217;è che sono andate le cose? Be&#8217;, comincerei da un momento non troppo in là nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo poco prima della metà del XIX secolo. Un gruppo di fresconi locali, credendosi più furbi degli altri, fa un blitz &#8211; irrituale, illegittimo e mal pensato &#8211; e ottiene da re Carlo Alberto la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Sardegna_sabauda#Fusione_Perfetta_e_fine_del_Regno_di_Sardegna">Fusione perfetta</a> con gli stati del continente: un regno, una legge, un fisco, una capitale (Torino), un insieme di interessi da garantire, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso anno in cui questo pastrocchio entra in vigore (1848), inizia di fatto il Risorgimento italiano. Da lì a una dozzina d&#8217;anni il Regno di Sardegna si accaparra quasi tutta la penisola italiana e la Sicilia. Nel 1866 si aggiungono anche Veneto e Friuli. Il danno ormai è fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna &#8220;italiana&#8221; è un esempio di relazione di tipo coloniale. Anche laddove manchino elementi fattuali che denotano di solito i domini coloniali classici, sono però presenti tutti gli altri elementi, in particolare la subalternità economica e quella culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di gentaglia in cerca di affari a buon mercato la Sardegna ne ha conosciuto tanta, specie dalla Restaurazione in poi. Sconfitta la Rivoluzione sarda e quasi azzerata la parte più attiva, istruita e innovativa della borghesia isolana, c&#8217;era spazio per speculatori e &#8220;prenditori&#8221; forestieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per qualche locale, s&#8217;intende, a patto che fosse cooptato nel sistema di potere dominante. Pochi, comunque. Il governo sabaudo preferì sempre offrire le risorse dell&#8217;isola a non sardi. Evidentemente aveva capito la lezione: se fai evolvere troppo l&#8217;economia locale, in modo indipendente dal favore della corte e sulla base di forze autonome, poi questi qui alzano la testa e cominciano ad avere pretese anche politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che la lezione sia stata metabolizzata molto bene. La continuità tra regime sabaudo e stato italiano unitario è molto evidente. Per certi versi anzi possiamo ben dire che la condizione dell&#8217;isola, nel passaggio da Regno di Sardegna a Regno d&#8217;Italia, sia peggiorata, e non certo per via del solo cambiamento di denominazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se guardiamo all&#8217;intero percorso della nostra storia contemporanea, negli ultimi due secoli, possiamo anche riconoscere dei momenti di possibile rottura, di potenziale mutamento. Ma si è sempre trattato di tentativi abortiti, o normalizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino lo sviluppo del secondo dopoguerra, pure innegabile, è costato un prezzo quasi insostenibile. Estirpazione della malaria, industrializzazione, alfabetizzazione di massa e turismo hanno fatto rima con emigrazione, servitù militari, acculturazione forzata, decadenza sociale e politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi è fallita anche l&#8217;industrializzazione, con lo strascico del disastro ambientale tutto ancora da risolvere. E questo, senza che altri comparti economici siano stati fatti crescere, senza alcun investimento di risorse ed energie in una visione politica che non fosse il mero controllo, il mantenimento ostinato della condizione di dipendenza e subalternità.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ci ritroviamo deboli davanti alla chiamata della Storia. Mentre ci accapigliamo intorno a un referendum costituzionale reazionario, ne succedono di tutti i colori sotto il nostro naso.</p>
<p style="text-align: justify;">La giunta regionale nominalmente capitanata da Francesco Pigliaru è sempre più simile a un commissario liquidatore. In questo periodo addirittura accelera nella svendita delle risorse dell&#8217;isola, a cominciare da alcuni pezzi pregiati.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ex San Raffaele di Olbia è già andato, ceduto agli amici del Qatar. Oggi si parla della privatizzazione (una sorta di vendita al ribasso) dell&#8217;<a href="http://www.sardiniapost.it/cronaca/aeroporto-alghero-f2i-lofferta-lacquisto-sogeaal/">aeroporto di Alghero</a>, provvidenzialmente ridimensionato proprio dalla politica dei trasporti dell&#8217;attuale giunta e del suo assessore Deiana.</p>
<p style="text-align: justify;">La <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2016/03/10/news/surigeddu-e-mamuntanas-la-regione-vende-le-tenute-dimenticate-1.13102347">tenuta di Surigheddu e Mamuntanas</a>, 1200 ettari irrigui ed infrastrutturati alle porte di Alghero, messa anch&#8217;essa a disposizione della speculazione internazionale. La Società Bonifiche Sarde e tutto il suo compendio, presso Arborea, <a href="http://www.linkoristano.it/prima-categoria/2016/11/25/la-sbs-arborea-sara-venduta-alla-societa-bonifiche-ferraresi/">destinata a un gruppo imprenditoriale</a> italico che fa capo a De Benedetti, Gavio, Cremonini ed altri marpioni del settore.</p>
<p style="text-align: justify;">I beneficiari di tali cessioni sono sempre gli stessi, gli amici degli amici, pezzi grossi dell&#8217;establishment affaristico italiano e internazionale, perfettamente inseriti nel gioco planetario di accaparramento brutale in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contempo, si favorisce l&#8217;emigrazione, <a href="http://scida.altervista.org/atobiu2016-lavoro-ed-emigrazione-giovanile-sardegna/">specie se giovane e formata</a>, si favorisce lo spopolamento di larghe aree dell&#8217;isola, si indeboliscono i presidi sociali e culturali, si abbandona al suo destino la scuola (ben lieti di essere in prima fila ad applicare la vergognosa normativa statale), si debilitano e possibilmente si cedono al controllo statale il patrimonio storico-archeologico e i beni culturali e paesaggistici nel loro insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è altro? Sì, ma questi esempi bastano e avanzano. Non sono episodi occasionali, non sono scelte dettate da improvvise emergenze. C&#8217;è un disegno chiaro alla base. Le montagne di retorica istituzionale &#8211; quasi sempre molto anglofona &#8211; con cui viene camuffata la realtà non servono davvero a nasconderla.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna non deve esistere alcuna possibilità di maturazione di un sistema economico autonomo, articolato, in connessione col mondo, in grado di mettere a frutto competenze, intelligenze, idee, risorse, capacità relazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Che pure ci sono e in numero straordinario, se si pensa alle condizioni in cui l&#8217;isola è ridotta da due secoli. Ci sono talenti e intelligenze creative, ci sono esempi di buona imprenditoria, ci sono casi di solida e produttiva cooperazione, ci sono ingegnose esperienze nell&#8217;ambito dell&#8217;economia di relazione. Per questo parlo di miracolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva ragione Giovanni Maria Angioy, nel 1799, quando <a href="http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-256-6&amp;ver=it">scriveva</a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Malgrado la cattiva amministrazione, l&#8217;insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l&#8217;agricoltura, il commercio e l&#8217;industria, la Sardegna abbonda di tutto ciò che è necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti. Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d&#8217;Europa, e che gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l&#8217;abbondanza della sua produzione.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Colpisce dunque non solo la sfrontatezza con cui chi dovrebbe governare la Sardegna in nome e per conto dei Sardi la sta invece riducendo ai minimi termini, ma anche la fretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi ad evitare che, dovesse succedere il peggio (tipo una vittoria elettorale non gradita, un mutamento nei rapporti di forza politica interna, o che so io), il salvabile da salvare sia il minimo possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">È meglio se ci rendiamo conto di quel che succede. È meglio se recuperiamo un minimo di istinto di sopravvivenza e di connessione con la realtà. Nessuno si farà carico della nostra sorte al posto nostro, se non per peggiorarla. E anche di alcuni dei &#8220;nostri&#8221; è doveroso sospettare.</p>
<p style="text-align: justify;">Votare &#8220;no&#8221; al referendum costituzionale non risolverà alcuno dei nostri problemi strutturali, ma quanto meno servirà a scongiurare momentaneamente il peggio. La vittoria del &#8220;sì&#8221; invece, pur senza mutare sostanzialmente il rapporto di forza tra isola e stato centrale, aggraverebbe la nostra condizione. Sarebbe un pessimo segnale di arrendevolezza a chi ha già le sue grinfie sulla nostra terra e sulle nostre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è nulla di deciso, nella nostra sorte collettiva. Ci siamo ancora, ci siamo sempre. La Sardegna e la sua popolazione hanno già conosciuto momenti difficili e ne sono sempre uscite (qualcuno parla di resilienza, qualcuno di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Antifragility">antifragilità</a>, vedete voi).</p>
<p>Non è detto che ce la caveremo anche stavolta. Non a buon mercato, temo. Ma quel che si può ancora fare, molto o poco che sia, dipende in larga misura da noi.</p>
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