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	Commenti per SardegnaMondo	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		Commenti su Da una recente scoperta, nuova luce sul disastro ambientale sardo di fine Ottocento di Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/#comment-2366</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 05:52:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/#comment-2364&quot;&gt;Angelo&lt;/a&gt;.

Ti torro gràtzias pro sa curretzione. Apo mutuau (neologismu) sa grafia chi apo atzapau in sas crònacas. Mi sonabat male, custu topònimu. Tando Buchiarta.
In contu de sos aspetos istòricos de sa chistione, nde faveddant belle totus sos testos istòricos chi tratant de sa Sardigna cuntemporanea, ma no a manera puntuale, ispetzìfica, e belle mai dande a sa cosa s&#039;importàntzia chi at tentu in sa realidade. Carchi annu a como est essiu su libru de Fiorenzo Caterini &lt;em&gt;Colpi di scure e sensi di colpa&lt;/em&gt; (Sassari, Delfino). Caterini no est un&#039;istòricu ma podet èssere una letura de interessu.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/#comment-2364">Angelo</a>.</p>
<p>Ti torro gràtzias pro sa curretzione. Apo mutuau (neologismu) sa grafia chi apo atzapau in sas crònacas. Mi sonabat male, custu topònimu. Tando Buchiarta.<br />
In contu de sos aspetos istòricos de sa chistione, nde faveddant belle totus sos testos istòricos chi tratant de sa Sardigna cuntemporanea, ma no a manera puntuale, ispetzìfica, e belle mai dande a sa cosa s&#8217;importàntzia chi at tentu in sa realidade. Carchi annu a como est essiu su libru de Fiorenzo Caterini <em>Colpi di scure e sensi di colpa</em> (Sassari, Delfino). Caterini no est un&#8217;istòricu ma podet èssere una letura de interessu.</p>
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		Commenti su Da una recente scoperta, nuova luce sul disastro ambientale sardo di fine Ottocento di Angelo		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/#comment-2365</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 15:48:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[* Come barri-tortu, cari-lanzu, mani-sicu, ali-ertu ecc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>* Come barri-tortu, cari-lanzu, mani-sicu, ali-ertu ecc.</p>
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		Commenti su Da una recente scoperta, nuova luce sul disastro ambientale sardo di fine Ottocento di Angelo		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/#comment-2364</link>

		<dc:creator><![CDATA[Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 15:45:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono dorgalese e conosco quei luoghi ma apprendo qui della scoperta dei graffiti di Buchiarta (che si scrive tutto attaccato, mi permetto di fare osservare*). Complimenti per il resoconto della presentazione e per la disamina attenta e puntuale che tocca le corde da toccare. Sarei molto interessato ad approfondire in particolare l&#039;aspetto storico (problematizzante, se è mai stato affrontato così) della deforestazione fra otto e novecento da queste parti. Hai qualche lettura da consigliare?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono dorgalese e conosco quei luoghi ma apprendo qui della scoperta dei graffiti di Buchiarta (che si scrive tutto attaccato, mi permetto di fare osservare*). Complimenti per il resoconto della presentazione e per la disamina attenta e puntuale che tocca le corde da toccare. Sarei molto interessato ad approfondire in particolare l&#8217;aspetto storico (problematizzante, se è mai stato affrontato così) della deforestazione fra otto e novecento da queste parti. Hai qualche lettura da consigliare?</p>
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		<title>
		Commenti su La discriminante democratica di Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2361</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:20:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A questo post &lt;a href=&quot;https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_discriminante_della_pace/45289_67527/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;ha risposto Cristiano Sabino&lt;/a&gt; sulle pagine virtuali del sito L&#039;Antidiplomatico. Non è uno spazio che mi piaccia da impazzire, per inciso. Direi che fa parte di quella particolare galassia informativo/propagandistica che cerca di conciliare posture da vetero marxismo-leninismo, nuovi sovranismi (in senso reazionario), ambiguità concettuali facilmente etichettabili come rosso-brune. Soffre insomma di quella opacità che appunto nel testo qua sopra contesto a chi assume posizioni critiche o apertamente ostili verso &quot;l&#039;Occidente&quot;, la NATO, l&#039;Ucraina, l&#039;UE, ma senza mai chiarire quali sarebbero i loro obiettivi strategici, le modalità per conseguirli, i costi, il modello di società a cui aspirano.
Cristiano ha elaborato un testo ampio, ricco di riferimenti, articolato. E gli sono grato per la lettura paziente e l&#039;impegno. Ma mi pare non abbia dato risposta ai quesiti - per me fondamentali - che ponevo.
&lt;strong&gt;L&#039;auspicio di una Sardegna pacifica, neutrale, nell&#039;ambito di relazioni virtuose e solidali con gli altri popoli d&#039;Europa e del Mediterraneo è precisamente lo stesso mio.&lt;/strong&gt;
La critica al cosiddetto Occidente e alle politiche della NATO sono le stesse che faccio io stesso da mooolti anni.
Cristiano stigmatizza l&#039;aggettivo che ho usato per i regimi politici in cui viviamo: &quot;nostra&quot;, la nostra democrazia (accompagnando questo possessivo, però, con altri aggettivi non proprio benevoli). La rivende come una mia adesione ideologica a questa forma di regime politico. Non è così, e dovrebbe essere chiaro a chi abbia letto qualcosa di mio nel corso degli anni. L&#039;aggettivo &quot;nostra&quot; è solo la presa d&#039;atto del contesto in cui viviamo e agiamo (e ci permette di scrivere e diffondere le nostre idee critiche, per altro). È una mera constatazione, non una rivendicazione di appartenenza.
Altre obiezioni di Cristiano le trovo deboli, non per altro, soprattutto perché eludono diversi passaggi del mio testo, come se non ci fossero. Si fondano su una selezione arbitraria di frasi estratte dal loro contesto.
Restano distanze sulla ricostruzione di alcuni passaggi storici e su alcuni dati relativi all&#039;Ucraina. Per esempio, sostenere che in Ucraina vivano (vivessero) &quot;due popoli&quot; è sbagliato. Le minoranze etnico-linguistiche dell&#039;Ucraina, prima della guerra, erano diverse, ossia non esisteva solo una (piccola) componente russa e quella di origine rutena (ucraina). Altrettanto sbagliato - oggettivamente sbagliato - è confondere russofonia con russofilia. Tutta la popolazione ucraina, prima della guerra, era russofona, in tutto o in parte (come la popolazione sarda è italofona: parallelo che ho fatto nel testo ma che Cristiano ha ignorato). La russofonia, in ogni caso, non era sovrapponibile a un sentimento di adesione alla Russia né a un desiderio di annessione territoriale. Sono elementi della vicenda di cui va tenuto conto e che non è lecito mistificare, al di là di come la si pensi sul conflitto e le sue ragioni.
Altro equivoco che sarebbe meglio sciogliere in modo più attento alla storia vera e alla realtà del terreno è quello sull&#039;Ucraina come paese complessivamente filo-nazista, che è proprio una panzana. Così com&#039;è una panzana definire nazista Volodymyr Zelenskyy. Anche su questo occorrerebbe maggiore onestà critica, che piaccia o no la politica del presidente ucraino.
Nel desiderio di gran parte della popolazione ucraina di aderire all&#039;UE c&#039;è una forte componente democratica e un&#039;aspirazione del tutto comprensibile a salvaguardare la possibilità di una società aperta, non sottoposta a vincoli ideologici reazionari e oscurantisti come quelli dominanti nella Federazione russa. Mi pare una propensione abbastanza facile da capire. Non è necessario tirare in ballo condizionamenti (un po&#039; troppo deterministici, per giunta, come se la popolazione ucraina fosse priva di una propria &lt;em&gt;agency&lt;/em&gt;) da parte del cattivissimo e coeso Occidente, o dell&#039;UE, o della NATO, o degli USA (non sono elementi sovrapponibili, in realtà, ma in certi discorsi vengono esposti come sinonimi).
Ci sarebbero anche altre questioni, su cui la distanza esiste e forse non è ricomponibile, ma secondo me sono secondarie rispetto alla necessità di chiarire cosa si vuole, come lo si vuole raggiungere, in quale contesto politico, sulla base di quali valori e principi giuridici e di quali rapporti sociali e culturali.
Mi armerò di pazienza, confidando che prima o poi le mie domande trovino una risposta. Una qualsiasi, pur di chiarire i punti - decisivi - che restano ancora inespressi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A questo post <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_discriminante_della_pace/45289_67527/" target="_blank" rel="nofollow ugc">ha risposto Cristiano Sabino</a> sulle pagine virtuali del sito L&#8217;Antidiplomatico. Non è uno spazio che mi piaccia da impazzire, per inciso. Direi che fa parte di quella particolare galassia informativo/propagandistica che cerca di conciliare posture da vetero marxismo-leninismo, nuovi sovranismi (in senso reazionario), ambiguità concettuali facilmente etichettabili come rosso-brune. Soffre insomma di quella opacità che appunto nel testo qua sopra contesto a chi assume posizioni critiche o apertamente ostili verso &#8220;l&#8217;Occidente&#8221;, la NATO, l&#8217;Ucraina, l&#8217;UE, ma senza mai chiarire quali sarebbero i loro obiettivi strategici, le modalità per conseguirli, i costi, il modello di società a cui aspirano.<br />
Cristiano ha elaborato un testo ampio, ricco di riferimenti, articolato. E gli sono grato per la lettura paziente e l&#8217;impegno. Ma mi pare non abbia dato risposta ai quesiti &#8211; per me fondamentali &#8211; che ponevo.<br />
<strong>L&#8217;auspicio di una Sardegna pacifica, neutrale, nell&#8217;ambito di relazioni virtuose e solidali con gli altri popoli d&#8217;Europa e del Mediterraneo è precisamente lo stesso mio.</strong><br />
La critica al cosiddetto Occidente e alle politiche della NATO sono le stesse che faccio io stesso da mooolti anni.<br />
Cristiano stigmatizza l&#8217;aggettivo che ho usato per i regimi politici in cui viviamo: &#8220;nostra&#8221;, la nostra democrazia (accompagnando questo possessivo, però, con altri aggettivi non proprio benevoli). La rivende come una mia adesione ideologica a questa forma di regime politico. Non è così, e dovrebbe essere chiaro a chi abbia letto qualcosa di mio nel corso degli anni. L&#8217;aggettivo &#8220;nostra&#8221; è solo la presa d&#8217;atto del contesto in cui viviamo e agiamo (e ci permette di scrivere e diffondere le nostre idee critiche, per altro). È una mera constatazione, non una rivendicazione di appartenenza.<br />
Altre obiezioni di Cristiano le trovo deboli, non per altro, soprattutto perché eludono diversi passaggi del mio testo, come se non ci fossero. Si fondano su una selezione arbitraria di frasi estratte dal loro contesto.<br />
Restano distanze sulla ricostruzione di alcuni passaggi storici e su alcuni dati relativi all&#8217;Ucraina. Per esempio, sostenere che in Ucraina vivano (vivessero) &#8220;due popoli&#8221; è sbagliato. Le minoranze etnico-linguistiche dell&#8217;Ucraina, prima della guerra, erano diverse, ossia non esisteva solo una (piccola) componente russa e quella di origine rutena (ucraina). Altrettanto sbagliato &#8211; oggettivamente sbagliato &#8211; è confondere russofonia con russofilia. Tutta la popolazione ucraina, prima della guerra, era russofona, in tutto o in parte (come la popolazione sarda è italofona: parallelo che ho fatto nel testo ma che Cristiano ha ignorato). La russofonia, in ogni caso, non era sovrapponibile a un sentimento di adesione alla Russia né a un desiderio di annessione territoriale. Sono elementi della vicenda di cui va tenuto conto e che non è lecito mistificare, al di là di come la si pensi sul conflitto e le sue ragioni.<br />
Altro equivoco che sarebbe meglio sciogliere in modo più attento alla storia vera e alla realtà del terreno è quello sull&#8217;Ucraina come paese complessivamente filo-nazista, che è proprio una panzana. Così com&#8217;è una panzana definire nazista Volodymyr Zelenskyy. Anche su questo occorrerebbe maggiore onestà critica, che piaccia o no la politica del presidente ucraino.<br />
Nel desiderio di gran parte della popolazione ucraina di aderire all&#8217;UE c&#8217;è una forte componente democratica e un&#8217;aspirazione del tutto comprensibile a salvaguardare la possibilità di una società aperta, non sottoposta a vincoli ideologici reazionari e oscurantisti come quelli dominanti nella Federazione russa. Mi pare una propensione abbastanza facile da capire. Non è necessario tirare in ballo condizionamenti (un po&#8217; troppo deterministici, per giunta, come se la popolazione ucraina fosse priva di una propria <em>agency</em>) da parte del cattivissimo e coeso Occidente, o dell&#8217;UE, o della NATO, o degli USA (non sono elementi sovrapponibili, in realtà, ma in certi discorsi vengono esposti come sinonimi).<br />
Ci sarebbero anche altre questioni, su cui la distanza esiste e forse non è ricomponibile, ma secondo me sono secondarie rispetto alla necessità di chiarire cosa si vuole, come lo si vuole raggiungere, in quale contesto politico, sulla base di quali valori e principi giuridici e di quali rapporti sociali e culturali.<br />
Mi armerò di pazienza, confidando che prima o poi le mie domande trovino una risposta. Una qualsiasi, pur di chiarire i punti &#8211; decisivi &#8211; che restano ancora inespressi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su La discriminante democratica di Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2360</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 18:40:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2359&quot;&gt;Anghelu Morittu&lt;/a&gt;.

Anghelu, capisco bene il tuo discorso e sottoscrivo la preoccupazione per le derive populiste di destra, quando non apertamente fasciste, che stanno prendendo piede anche in Sardegna. In generale tutto il clima politico italiano è molto condizionato dalla tradizionale, storica propensione delle classi dirigenti italiche a buttarsi a destra appena possibile o appena convenga loro. Non confonderei però causa e effetto, né mestatori e approfittatori con chi, senza molti strumenti, abbandonato da qualsiasi prospettiva davvero emancipativa, si lascia affascinare da certe narrazioni reazionarie (sempre facili).
Sulla lotta contro la speculazione energetica non sono invece d&#039;accordo con te. Si tratta palesemente - e dichiaratamente, in molti casi - di una brutale aggressione neo-colonialista, che non ha nulla a che fare con la (necessaria) transizione verso forme di produzione e consumo energetico più virtuose e direi anche più democratiche. Tant&#039;è vero che gli stessi che impongono alla Sardegna un sacrificio di territorio enorme alle FER, impongono al contempo il mantenimento delle fonti fossili e anzi ci aggiungono pure il metano. Il mondo dei comitati è variegato ed eterogeneo, spurio e meticcio, come tutti i movimenti di popolo. In larghissima parte è del tutto favorevole alla transizione verso le fonti rinnovabili, ma su altre basi e con altri criteri. Una delle figure simbolo della lotta, Maurizio Onnis, che tu conosci, è anche uno dei primissimi sindaci, nello Stato italiano, ad aver fondato una comunità energetica nel proprio comune, bloccato dalla mancata approvazione delle misure attuative da parte del Governo centrale e dalla sonnolenza (diciamo così) della nostra politica sardignola. Ecco, io comincerei a spostare il mirino su questo altro livello. La nostra politica podataria è perennemente occupata a compiacere le proprie lobby di riferimento e a garantirsi la perpetuazione del proprio potere. Non credo di rivelare chissà quale segreto scrivendo questo. Se non abbiamo uno straccio di piano energetico degno di questo nome (e se ne parla da lustri, ormai), se non è stato esteso il PPR all&#039;intero territorio sardo, la colpa non è certo dei comitati. Che anzi hanno saputo resistere alle lusinghe interessate di chi voleva manovrarli e sono, nonostante tutto, un elemento vitale della nostra moribonda società civile.
Il mondo è travolto da un&#039;ondata nera. Che troppe persone, preparate, esperte di militanza politica, quasi sempre in buona fede, caschino con tutti e due i piedi nella trappola della peggiore propaganda reazionaria, oltre che preoccuparmi, mi rattrista. Bisogna continuare a discutere e a offrire alternative dialettiche, però, più che stigmatizzare le posizioni altrui.
E mantenere sempre dritta la barra antifascista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2359">Anghelu Morittu</a>.</p>
<p>Anghelu, capisco bene il tuo discorso e sottoscrivo la preoccupazione per le derive populiste di destra, quando non apertamente fasciste, che stanno prendendo piede anche in Sardegna. In generale tutto il clima politico italiano è molto condizionato dalla tradizionale, storica propensione delle classi dirigenti italiche a buttarsi a destra appena possibile o appena convenga loro. Non confonderei però causa e effetto, né mestatori e approfittatori con chi, senza molti strumenti, abbandonato da qualsiasi prospettiva davvero emancipativa, si lascia affascinare da certe narrazioni reazionarie (sempre facili).<br />
Sulla lotta contro la speculazione energetica non sono invece d&#8217;accordo con te. Si tratta palesemente &#8211; e dichiaratamente, in molti casi &#8211; di una brutale aggressione neo-colonialista, che non ha nulla a che fare con la (necessaria) transizione verso forme di produzione e consumo energetico più virtuose e direi anche più democratiche. Tant&#8217;è vero che gli stessi che impongono alla Sardegna un sacrificio di territorio enorme alle FER, impongono al contempo il mantenimento delle fonti fossili e anzi ci aggiungono pure il metano. Il mondo dei comitati è variegato ed eterogeneo, spurio e meticcio, come tutti i movimenti di popolo. In larghissima parte è del tutto favorevole alla transizione verso le fonti rinnovabili, ma su altre basi e con altri criteri. Una delle figure simbolo della lotta, Maurizio Onnis, che tu conosci, è anche uno dei primissimi sindaci, nello Stato italiano, ad aver fondato una comunità energetica nel proprio comune, bloccato dalla mancata approvazione delle misure attuative da parte del Governo centrale e dalla sonnolenza (diciamo così) della nostra politica sardignola. Ecco, io comincerei a spostare il mirino su questo altro livello. La nostra politica podataria è perennemente occupata a compiacere le proprie lobby di riferimento e a garantirsi la perpetuazione del proprio potere. Non credo di rivelare chissà quale segreto scrivendo questo. Se non abbiamo uno straccio di piano energetico degno di questo nome (e se ne parla da lustri, ormai), se non è stato esteso il PPR all&#8217;intero territorio sardo, la colpa non è certo dei comitati. Che anzi hanno saputo resistere alle lusinghe interessate di chi voleva manovrarli e sono, nonostante tutto, un elemento vitale della nostra moribonda società civile.<br />
Il mondo è travolto da un&#8217;ondata nera. Che troppe persone, preparate, esperte di militanza politica, quasi sempre in buona fede, caschino con tutti e due i piedi nella trappola della peggiore propaganda reazionaria, oltre che preoccuparmi, mi rattrista. Bisogna continuare a discutere e a offrire alternative dialettiche, però, più che stigmatizzare le posizioni altrui.<br />
E mantenere sempre dritta la barra antifascista.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su La discriminante democratica di Anghelu Morittu		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2359</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anghelu Morittu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:06:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6296#comment-2359</guid>

					<description><![CDATA[Omar istimadu. Mi ero appuntato questo post perché particolarmente significativo nella denuncia della deriva rossobruna e antistorica di una certa fetta del nostro indipendentismo, la cosa mi dispiace moltissimo poiché sono e rimango convinto della via indipendentista per la Sardegna.
Questi elementi &quot;antistorici&quot; in realtà sono stati sempre visibili sia pur in controluce, gli eventi dirompenti degli anni venti li hanno portati a galla e fatti lievitare a dismisura.
La pandemia da Covid19 ha esasperato gli agenti NoVax, una battaglia retrogada contro farmaci, vaccini e in genere contro le cosiddette life sciences ha accomunato certo indipendentismo alle frange più estreme della destra e della sinistra internazionale, in un delirio antiscientifico medievale.
Poi c&#039;è stata la stupidissima battaglia contro le rinnovabili, dove insieme al comitato Pratobello, si è denunciata si, la speculazione di eolico e solare &quot;selvaggio&quot;, ma poco o nulla è stato fatto contro l&#039;industria del fossile che indisturbata continua ad imporre - selvaggiamente - la dipendenza dal gas.
Un&#039;occasione persa e uno spreco di risorse inaudito, quando invece di urlare (facendo il giuoco di certe fazioni della destra italiana) potevamo renderci protagonisti della svolta verso le rinnovabili, semplicemente governandone il processo, dal punto di vista accademico, industriale, occupazionale e ambientale.
Infine la guerra in Ucraina, ha reso plastica la schizofrenia di un movimento indipendentista che si schiera a favore della guerra di aggressione, invece di schierarsi in favore di chi rischia di perdere la propria indipendenza. Ossia in questo conflitto, erroneamente valutato come uno scontro tra imperialismo americano e russo, ha preferito schierarsi dalla parte dei russi perché ritenuti argine agli USA. Scambiare la lotta di resistenza degli ucraini per una guerra per procura portata avanti per conto degli americani è stato un imperdonabile errore di valutazione.
Ora che si è visto che in effetti Russia e Usa hanno una sostanziale coincidenza di interessi, crolla tutta la loro visione offuscata da anti-americanismo e da lotta al nazi(onali)smo degli ucraini, poiché se sono nazisti gli ucraini, loro stanno ora dalla parte dei regimi russi e americani che sono nazisti al cubo!
Ci sarebbe anche la questione palestinese che è un ginepraio inestricabile, provocato dagli esiti delle seconda guerra mondiale, dove la lotta dei palestinesi per la loro sopravvivenza non può essere appaltata ad un regime sanguinario come quello iraniano e le sue succursali libanesi.
La tragedia di Gaza, della West Bank e del Libano, è certamente  responsabilità di Israele, ma in combutta con chi, arabo o no, ha fatto si che la situazione degenerasse sulla carne dei civili per un mero calcolo geopolitico.
Ma sarebbe troppo chiedere a personaggi che non hanno la minima idea di quello che succede in Sardegna, sotto casa loro, di avere una visione aperta sul mondo. Probabilmente si andrà avanti così ancora per molto, con i soliti slogan e le solite battaglie anacronistiche e velleitarie.
Vorrei confidare in una nuova classe  politica indipendentista, non nazionalista, non isolazionista, preparata, responsabile e libera da pregiudizi e superstizioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Omar istimadu. Mi ero appuntato questo post perché particolarmente significativo nella denuncia della deriva rossobruna e antistorica di una certa fetta del nostro indipendentismo, la cosa mi dispiace moltissimo poiché sono e rimango convinto della via indipendentista per la Sardegna.<br />
Questi elementi &#8220;antistorici&#8221; in realtà sono stati sempre visibili sia pur in controluce, gli eventi dirompenti degli anni venti li hanno portati a galla e fatti lievitare a dismisura.<br />
La pandemia da Covid19 ha esasperato gli agenti NoVax, una battaglia retrogada contro farmaci, vaccini e in genere contro le cosiddette life sciences ha accomunato certo indipendentismo alle frange più estreme della destra e della sinistra internazionale, in un delirio antiscientifico medievale.<br />
Poi c&#8217;è stata la stupidissima battaglia contro le rinnovabili, dove insieme al comitato Pratobello, si è denunciata si, la speculazione di eolico e solare &#8220;selvaggio&#8221;, ma poco o nulla è stato fatto contro l&#8217;industria del fossile che indisturbata continua ad imporre &#8211; selvaggiamente &#8211; la dipendenza dal gas.<br />
Un&#8217;occasione persa e uno spreco di risorse inaudito, quando invece di urlare (facendo il giuoco di certe fazioni della destra italiana) potevamo renderci protagonisti della svolta verso le rinnovabili, semplicemente governandone il processo, dal punto di vista accademico, industriale, occupazionale e ambientale.<br />
Infine la guerra in Ucraina, ha reso plastica la schizofrenia di un movimento indipendentista che si schiera a favore della guerra di aggressione, invece di schierarsi in favore di chi rischia di perdere la propria indipendenza. Ossia in questo conflitto, erroneamente valutato come uno scontro tra imperialismo americano e russo, ha preferito schierarsi dalla parte dei russi perché ritenuti argine agli USA. Scambiare la lotta di resistenza degli ucraini per una guerra per procura portata avanti per conto degli americani è stato un imperdonabile errore di valutazione.<br />
Ora che si è visto che in effetti Russia e Usa hanno una sostanziale coincidenza di interessi, crolla tutta la loro visione offuscata da anti-americanismo e da lotta al nazi(onali)smo degli ucraini, poiché se sono nazisti gli ucraini, loro stanno ora dalla parte dei regimi russi e americani che sono nazisti al cubo!<br />
Ci sarebbe anche la questione palestinese che è un ginepraio inestricabile, provocato dagli esiti delle seconda guerra mondiale, dove la lotta dei palestinesi per la loro sopravvivenza non può essere appaltata ad un regime sanguinario come quello iraniano e le sue succursali libanesi.<br />
La tragedia di Gaza, della West Bank e del Libano, è certamente  responsabilità di Israele, ma in combutta con chi, arabo o no, ha fatto si che la situazione degenerasse sulla carne dei civili per un mero calcolo geopolitico.<br />
Ma sarebbe troppo chiedere a personaggi che non hanno la minima idea di quello che succede in Sardegna, sotto casa loro, di avere una visione aperta sul mondo. Probabilmente si andrà avanti così ancora per molto, con i soliti slogan e le solite battaglie anacronistiche e velleitarie.<br />
Vorrei confidare in una nuova classe  politica indipendentista, non nazionalista, non isolazionista, preparata, responsabile e libera da pregiudizi e superstizioni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su La discriminante democratica di Mauro Piredda		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2358</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mauro Piredda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 08:56:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6296#comment-2358</guid>

					<description><![CDATA[Una cosa di cui non si discute la maggior parte delle volte - da sardi e di sinistra - è la questione linguistica. E pure questa si presenta nella storia come una delle maggiori conquiste della rivoluzione bolscevica. Noi non parliamo della Korenizacija perché poi ci tocca parlare di chi l’ha smantellata; eppure ci affascina il processo linguistico catalano che con la Korenizacija ha molti punti in contatto in termini de de-assimilazione e di standardizzazione. La domanda da fare è la seguente: l’Ucraina post-sovietica aveva il diritto di rivitalizzare la propria lingua? Non è una domanda per loro. È una domanda per noi. Per noi che non ci immaginiamo minimamente che tipo di modello linguistico dovrebbe avere una Sardegna indipendente: quello ucraino, con il sardo lingua dello stato ma riconoscendo l’italiano in Costituzione? O quello baltico, con azioni decisamente più discriminanti nei confronti dell’italiano? Ho l’impressione che ci piacerebbe il modello bielorusso, ponendo le due lingue sullo stesso piano e, di fatto, favorendo, quella dominante. Del resto l’italiano è già dominante nella nostra comunicazione.
È vero che la questione linguistica ucraina dal 1991 ha avuto diverse fasi (alcune vicine al modello bielorusso, alcune più baltiche): ma in questo alternarsi (e i voti a Zelensky nell’est lo confermano) l’attuale presidente aveva una linea meno rigida, era più portato all’esempio e alle discriminazioni positive, non all’imposizione dell’ucraino.
Ecco, uno dei punti è proprio questo: siamo fondamentalmente italofoni come è russofona buona parte della popolazione ucraina (uno degli effetti della cd “operazione speciale” è quella di aver democratizzato il nazionalismo ucraino – non c’entra una cippa la denazificazione – e di aver spinto verso una più grande coscienza linguistica). Ma non c’è bisogno di scomodare l’ipotesi della politica linguistica del nostro domani indipendente. Già ora non siamo conseguenti, né abbiamo gli strumenti critici e propositivi di fronte al disastro delle politiche linguistiche odierne. 

Ora non voglio farla troppo lunga, diversamente ci sarebbe da parlare anche dei rapporti linguistici (e non solo politici, economici e militari) tra Russia e Israele]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una cosa di cui non si discute la maggior parte delle volte &#8211; da sardi e di sinistra &#8211; è la questione linguistica. E pure questa si presenta nella storia come una delle maggiori conquiste della rivoluzione bolscevica. Noi non parliamo della Korenizacija perché poi ci tocca parlare di chi l’ha smantellata; eppure ci affascina il processo linguistico catalano che con la Korenizacija ha molti punti in contatto in termini de de-assimilazione e di standardizzazione. La domanda da fare è la seguente: l’Ucraina post-sovietica aveva il diritto di rivitalizzare la propria lingua? Non è una domanda per loro. È una domanda per noi. Per noi che non ci immaginiamo minimamente che tipo di modello linguistico dovrebbe avere una Sardegna indipendente: quello ucraino, con il sardo lingua dello stato ma riconoscendo l’italiano in Costituzione? O quello baltico, con azioni decisamente più discriminanti nei confronti dell’italiano? Ho l’impressione che ci piacerebbe il modello bielorusso, ponendo le due lingue sullo stesso piano e, di fatto, favorendo, quella dominante. Del resto l’italiano è già dominante nella nostra comunicazione.<br />
È vero che la questione linguistica ucraina dal 1991 ha avuto diverse fasi (alcune vicine al modello bielorusso, alcune più baltiche): ma in questo alternarsi (e i voti a Zelensky nell’est lo confermano) l’attuale presidente aveva una linea meno rigida, era più portato all’esempio e alle discriminazioni positive, non all’imposizione dell’ucraino.<br />
Ecco, uno dei punti è proprio questo: siamo fondamentalmente italofoni come è russofona buona parte della popolazione ucraina (uno degli effetti della cd “operazione speciale” è quella di aver democratizzato il nazionalismo ucraino – non c’entra una cippa la denazificazione – e di aver spinto verso una più grande coscienza linguistica). Ma non c’è bisogno di scomodare l’ipotesi della politica linguistica del nostro domani indipendente. Già ora non siamo conseguenti, né abbiamo gli strumenti critici e propositivi di fronte al disastro delle politiche linguistiche odierne. </p>
<p>Ora non voglio farla troppo lunga, diversamente ci sarebbe da parlare anche dei rapporti linguistici (e non solo politici, economici e militari) tra Russia e Israele</p>
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		Commenti su La discriminante democratica di Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2357</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 05:54:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6296#comment-2357</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2356&quot;&gt;Ivan&lt;/a&gt;.

In un mondo ideale ti darei ragione, Ivan. Ma Putin non accetterà mai alcuna soluzione che non preveda l&#039;annessione russa (almeno) del Donbas e in realtà anche di Odessa. Storicamente la mentalità della classe dirigente russa ha sempre badato fondamentalmente ai rapporti di forza. È l&#039;unico linguaggio che capiscono o di cui tengono conto. Staremo a vedere. Nessuna guerra può durare in eterno e questa è durata già troppo a lungo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2356">Ivan</a>.</p>
<p>In un mondo ideale ti darei ragione, Ivan. Ma Putin non accetterà mai alcuna soluzione che non preveda l&#8217;annessione russa (almeno) del Donbas e in realtà anche di Odessa. Storicamente la mentalità della classe dirigente russa ha sempre badato fondamentalmente ai rapporti di forza. È l&#8217;unico linguaggio che capiscono o di cui tengono conto. Staremo a vedere. Nessuna guerra può durare in eterno e questa è durata già troppo a lungo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Commenti su La discriminante democratica di Ivan		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2356</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ivan]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 21:47:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2355&quot;&gt;Omar Onnis&lt;/a&gt;.

Omar, ma quel referendum non era monitorato dall&#039;ONU.
Devi in qualche modo proporre una soluzione che Putin possa accettare, magari spera di vincerlo. A quel punto sarà il popolo a decidere. Non vedo altra via diplomatica alternativa per uscire dallo stato attuale. Le diplomazie di fatto non hanno nemmeno tentato di trovare delle soluzioni accettabili da entrambe le parti. Di questo passo non rimarranno nemmeno le macerie, questa è la cosa più grave.
Ci vediamo dall&#039;altra parte, in S&#039;I ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2355">Omar Onnis</a>.</p>
<p>Omar, ma quel referendum non era monitorato dall&#8217;ONU.<br />
Devi in qualche modo proporre una soluzione che Putin possa accettare, magari spera di vincerlo. A quel punto sarà il popolo a decidere. Non vedo altra via diplomatica alternativa per uscire dallo stato attuale. Le diplomazie di fatto non hanno nemmeno tentato di trovare delle soluzioni accettabili da entrambe le parti. Di questo passo non rimarranno nemmeno le macerie, questa è la cosa più grave.<br />
Ci vediamo dall&#8217;altra parte, in S&#8217;I 😉</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Commenti su La discriminante democratica di Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2355</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 15:22:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6296#comment-2355</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2353&quot;&gt;Ivan&lt;/a&gt;.

Ivan, quella soluzione per il Donbas è ormai largamente fuori gioco e fuori tempo. Ora come ora la porzione occupata dalla Russia di quei territori ha subito una pulizia etnica e una russificazione forzata. Ormai non penso nemmeno che la questione sia risolvibile. Quando taceranno le armi e si arriverà a un accordo di pace vero, ci sarà da ragionarci su. Però non si può disconoscere, per onestà intellettuale e politica, che il Donbas il suo referendum l&#039;aveva già votato, nel 1991, e alle ultime elezioni presidenziali aveva dato un&#039;ampia maggioranza a Zelensky. Certo, erano altre condizioni. Non so davvero come se ne possa uscire, al momento. È un dramma di cui la Russia ha una porzione enorme di responsabilità, dato che ha agito sistematicamente per alimentare il conflitto e creare ostilità all&#039;interno di quelle popolazioni da ben prima del 2022. Se vuoi, mettiamoci dentro anche la reazione ucraina, dopo il 2014. Ma anche in questo caso colpe e ragioni vanno soppesate correttamente. Di sicuro è del tutto incoerente con qualsiasi posizione indipendentista democratica fare il tifo per l&#039;occupante russo contro l&#039;occupato ucraino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comment-2353">Ivan</a>.</p>
<p>Ivan, quella soluzione per il Donbas è ormai largamente fuori gioco e fuori tempo. Ora come ora la porzione occupata dalla Russia di quei territori ha subito una pulizia etnica e una russificazione forzata. Ormai non penso nemmeno che la questione sia risolvibile. Quando taceranno le armi e si arriverà a un accordo di pace vero, ci sarà da ragionarci su. Però non si può disconoscere, per onestà intellettuale e politica, che il Donbas il suo referendum l&#8217;aveva già votato, nel 1991, e alle ultime elezioni presidenziali aveva dato un&#8217;ampia maggioranza a Zelensky. Certo, erano altre condizioni. Non so davvero come se ne possa uscire, al momento. È un dramma di cui la Russia ha una porzione enorme di responsabilità, dato che ha agito sistematicamente per alimentare il conflitto e creare ostilità all&#8217;interno di quelle popolazioni da ben prima del 2022. Se vuoi, mettiamoci dentro anche la reazione ucraina, dopo il 2014. Ma anche in questo caso colpe e ragioni vanno soppesate correttamente. Di sicuro è del tutto incoerente con qualsiasi posizione indipendentista democratica fare il tifo per l&#8217;occupante russo contro l&#8217;occupato ucraino.</p>
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