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	Commenti a: Comparazione tra Südtirol e Sardegna	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Sun, 16 Aug 2026 19:34:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2381</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 17:07:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2379&quot;&gt;Salvatore Corveddu&lt;/a&gt;.

Certo, Tore. L&#039;energia - in particolare quella prodotta tramite l&#039;idroelettrico - è una voce significativa dell&#039;economia sudtirolese, come di quella trentina. Orografia e idrografia favoriscono questa soluzione. Che tuttavia esiste da tempo anche in Sardegna, solo che è decisamente più trascurata (c&#039;è da chiedersi il motivo). 
Il problema che da quelle parti dovranno affrontare è l&#039;esaurimento dei ghiacciai e la disponibilità d&#039;acqua non più così abbondante e permanente. Immagino che se ne stiano occupando. Altrove, come scrivo nel post che precede questo, molto meno.
Nel 2022 la Regione Lombardia aveva chiesto al Governo italiano di imporre alla Provincia Autonoma di Trento di riversare la sua acqua verso i propri compluvi, anche quell&#039;anno (come questo) a secco. Ovviamente il Trentino aveva risposto picche.
Di queste dispute, temo, ne vedremo sempre di più, nei prossimi anni. Acqua ed energia sono strettamente legate e a loro volta sono fattori indispensabili per l&#039;industria e la produzione di cibo (e non solo per i data center).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2379">Salvatore Corveddu</a>.</p>
<p>Certo, Tore. L&#8217;energia &#8211; in particolare quella prodotta tramite l&#8217;idroelettrico &#8211; è una voce significativa dell&#8217;economia sudtirolese, come di quella trentina. Orografia e idrografia favoriscono questa soluzione. Che tuttavia esiste da tempo anche in Sardegna, solo che è decisamente più trascurata (c&#8217;è da chiedersi il motivo).<br />
Il problema che da quelle parti dovranno affrontare è l&#8217;esaurimento dei ghiacciai e la disponibilità d&#8217;acqua non più così abbondante e permanente. Immagino che se ne stiano occupando. Altrove, come scrivo nel post che precede questo, molto meno.<br />
Nel 2022 la Regione Lombardia aveva chiesto al Governo italiano di imporre alla Provincia Autonoma di Trento di riversare la sua acqua verso i propri compluvi, anche quell&#8217;anno (come questo) a secco. Ovviamente il Trentino aveva risposto picche.<br />
Di queste dispute, temo, ne vedremo sempre di più, nei prossimi anni. Acqua ed energia sono strettamente legate e a loro volta sono fattori indispensabili per l&#8217;industria e la produzione di cibo (e non solo per i data center).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2380</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 16:58:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel blog Logu, organo del movimento (chiamiamolo così) SURRA (andatevelo a cercare, se non li conoscete), una dei portavoce della combriccola, Elena Pinna, &lt;a href=&quot;https://logusardigna.org/autonomia-alto-adige-sardegna-confronto/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow ugc&quot;&gt;tenta di rispondere&lt;/a&gt; a me e Tonino Dessì, senza però citare i nostri nomi né linkare i testi a cui si riferisce, impedendo così qualsiasi riscontro a chi legge.
È una modalità scorretta, oltre che maleducata, di alimentare il dibattito pubblico. Poi, pubblico è una parola grossa: è tutta roba data in pasto a una fanbase variegata, ma completamente irretita dalle logiche dei social media. Sarei curioso di capire quali meccanismi l&#039;abbiano spinta a cimentarsi su queste tematiche, se la voglia di cavalcare un&#039;attenzione evidentemente riscontrata su FB (a cui questi di SURRA sembrano molto sensibili) o l&#039;intenzione di accreditarsi come interlocutrice. Se è vera questa seconda ipotesi, be&#039;, cara Elena Pinna, lo stai facendo male.

La lettura è rivelatrice. Intanto, la scrivente (con o senza l&#039;ausilio di IA) non sembra aver capito bene di cosa trattano i testi da lei apparentemente contestati. Salvo ripeterne alcune argomentazioni, come se fossero però sue. Ma mi rendo conto che questa obiezione può suonare debole: accusare chi legge di non capire non è elegante e può sempre discendere dalla scarsa capacità di chi scrive di farsi capire. Dato però che i due testi - quello di Tonino Dessì e il mio - sono stati letti da decine e decine di persone, con commenti sempre pertinenti, mi sa che non è questo il caso.

Aggiungo una nota più personale. Mi ha fatto sorridere, per la sicumera abbastanza infantile della scrivente, l&#039;accusa di non conoscere il territorio di cui si parla, in questo caso il Südtirol, che Elena Pinna chiama sempre e solo Alto Adige (e non è un elemento neutro). Posso rassicurarla, pur senza scendere in dettagli privati che non interessano lei né altri, sulla mia personale conoscenza diretta di quel territorio. Per un lasso di tempo, a naso, molto più cospicuo della durata del suo soggiorno lì.

Sulle sue argomentazioni, non sempre perspicue e lineari, lascio il giudizio a chi avrà voglia di leggere quel testo. Dico solo che è facile intravvedervi temi e anche stilemi, cornici concettuali ed espedienti retorici tipicamente di destra. Il che spiega bene cosa intendano lei e chi la segue per &quot;non ideologici&quot; o &quot;né di destra né di sinistra&quot;, ecc. ecc.

Tutto molto istruttivo, in ogni caso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel blog Logu, organo del movimento (chiamiamolo così) SURRA (andatevelo a cercare, se non li conoscete), una dei portavoce della combriccola, Elena Pinna, <a href="https://logusardigna.org/autonomia-alto-adige-sardegna-confronto/" target="_blank" rel="nofollow ugc">tenta di rispondere</a> a me e Tonino Dessì, senza però citare i nostri nomi né linkare i testi a cui si riferisce, impedendo così qualsiasi riscontro a chi legge.<br />
È una modalità scorretta, oltre che maleducata, di alimentare il dibattito pubblico. Poi, pubblico è una parola grossa: è tutta roba data in pasto a una fanbase variegata, ma completamente irretita dalle logiche dei social media. Sarei curioso di capire quali meccanismi l&#8217;abbiano spinta a cimentarsi su queste tematiche, se la voglia di cavalcare un&#8217;attenzione evidentemente riscontrata su FB (a cui questi di SURRA sembrano molto sensibili) o l&#8217;intenzione di accreditarsi come interlocutrice. Se è vera questa seconda ipotesi, be&#8217;, cara Elena Pinna, lo stai facendo male.</p>
<p>La lettura è rivelatrice. Intanto, la scrivente (con o senza l&#8217;ausilio di IA) non sembra aver capito bene di cosa trattano i testi da lei apparentemente contestati. Salvo ripeterne alcune argomentazioni, come se fossero però sue. Ma mi rendo conto che questa obiezione può suonare debole: accusare chi legge di non capire non è elegante e può sempre discendere dalla scarsa capacità di chi scrive di farsi capire. Dato però che i due testi &#8211; quello di Tonino Dessì e il mio &#8211; sono stati letti da decine e decine di persone, con commenti sempre pertinenti, mi sa che non è questo il caso.</p>
<p>Aggiungo una nota più personale. Mi ha fatto sorridere, per la sicumera abbastanza infantile della scrivente, l&#8217;accusa di non conoscere il territorio di cui si parla, in questo caso il Südtirol, che Elena Pinna chiama sempre e solo Alto Adige (e non è un elemento neutro). Posso rassicurarla, pur senza scendere in dettagli privati che non interessano lei né altri, sulla mia personale conoscenza diretta di quel territorio. Per un lasso di tempo, a naso, molto più cospicuo della durata del suo soggiorno lì.</p>
<p>Sulle sue argomentazioni, non sempre perspicue e lineari, lascio il giudizio a chi avrà voglia di leggere quel testo. Dico solo che è facile intravvedervi temi e anche stilemi, cornici concettuali ed espedienti retorici tipicamente di destra. Il che spiega bene cosa intendano lei e chi la segue per &#8220;non ideologici&#8221; o &#8220;né di destra né di sinistra&#8221;, ecc. ecc.</p>
<p>Tutto molto istruttivo, in ogni caso.</p>
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		<title>
		Di: Salvatore Corveddu		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2379</link>

		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Corveddu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 09:36:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Omar, mi colpisce nella tua analisi che non appaia mai la citazione di un&#039;importante risorsa che permette alla provincia autonoma di Bolzano (e di dentro) spazi di manovra economica e sociale rilevantissimi: l&#039;energia.
Conosco molto bene la situazione di Trento: magari si potesse appena appena metterla in pratica! Nota di colore: io sono cliente di una società energetica Alto-atesina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Omar, mi colpisce nella tua analisi che non appaia mai la citazione di un&#8217;importante risorsa che permette alla provincia autonoma di Bolzano (e di dentro) spazi di manovra economica e sociale rilevantissimi: l&#8217;energia.<br />
Conosco molto bene la situazione di Trento: magari si potesse appena appena metterla in pratica! Nota di colore: io sono cliente di una società energetica Alto-atesina.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2377</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 06:25:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2376&quot;&gt;Andrea Mameli&lt;/a&gt;.

Grazie, Andrea.
Osservazioni pertinenti e che mi sento di confermare - e forse di rafforzare - anche per questi anni.
Le giovani generazioni sudtirolesi sostanzialmente conoscono poco e male l&#039;italiano, lo studiano a scuola ma lo usano poco (a parte qualcuno che lavora in ambito turistico). La loro lingua di uso quotidiano è la parlata tirolese locale. Chi prosegue gli studi - una percentuale fino a pochi anni fa abbastanza ridotta della cittadinanza - ha più dimestichezza col tedesco (diciamo) standard, ma non è la regola. Faccio l&#039;esempio di Jannik Sinner. Lui parla comunemente in tirolese, a casa sua, e se la cava in qualche modo in tedesco standard (ma a suo dire non lo parla fluentemente, dato che non ha studiato in Sudtirol). L&#039;italiano invece lo parla molto molto meglio di qualsiasi suo coetaneo rimasto in terra natia, dato che è cresciuto in un ambiente italofono, quando lasciò casa per avviare la sua carriera tennistica (a Bordighera). Il suo è un caso emblematico, su cui però in Italia si fa molta confusione, non senza una sottile ostilità rivolta alla sua italianità poco solida (ne ho scritto in uno dei post linkati qua sopra).
La mutua comprensione tra parlanti tirolesi e parlanti tedeschi non è preclusa, ma non è nemmeno così scontata. Resta però il fatto che l&#039;orizzonte sudtirolese è aperto verso nord e la cultura di riferimento è quella germanica (in senso lato). Il che offre un appoggio fortissimo alla resistenza culturale sudtirolese all&#039;italianizzazione, pure tentata, sia sotto il fascismo, sia in età repubblicana (fino al Secondo Pacchetto di autonomia, del 1972, arrivato dopo un periodo di attentati e repressione).
La Sardegna, in questo senso, è sola. Non ha una cultura di riferimento a cui chiedere sostegno e su cui fondare le proprie istanze di autodeterminazione. La Sardegna, come diceva Baudi di Vesme, con sconcerto, a metà Ottocento è &quot;pretta sarda&quot;, sarda e basta. Ciò non ci esime dal parlarci con chiarezza e onestà. L&#039;appartenenza allo stato italiano è da sempre una iattura storica, seguita per giunta a un&#039;amministrazione sabauda che, a dispetto degli apologeti della dinastia francese diventata italiana (per convenienza), è stata a sua volta devastante per l&#039;isola.
Ma il passato è passato (e però bisognerebbe conoscerlo). Bisogna avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e cercare di capire, insieme, come possiamo uscire dalla condizione minorizzata, subalterna e penalizzante in cui ci troviamo. Prima che sia troppo tardi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2376">Andrea Mameli</a>.</p>
<p>Grazie, Andrea.<br />
Osservazioni pertinenti e che mi sento di confermare &#8211; e forse di rafforzare &#8211; anche per questi anni.<br />
Le giovani generazioni sudtirolesi sostanzialmente conoscono poco e male l&#8217;italiano, lo studiano a scuola ma lo usano poco (a parte qualcuno che lavora in ambito turistico). La loro lingua di uso quotidiano è la parlata tirolese locale. Chi prosegue gli studi &#8211; una percentuale fino a pochi anni fa abbastanza ridotta della cittadinanza &#8211; ha più dimestichezza col tedesco (diciamo) standard, ma non è la regola. Faccio l&#8217;esempio di Jannik Sinner. Lui parla comunemente in tirolese, a casa sua, e se la cava in qualche modo in tedesco standard (ma a suo dire non lo parla fluentemente, dato che non ha studiato in Sudtirol). L&#8217;italiano invece lo parla molto molto meglio di qualsiasi suo coetaneo rimasto in terra natia, dato che è cresciuto in un ambiente italofono, quando lasciò casa per avviare la sua carriera tennistica (a Bordighera). Il suo è un caso emblematico, su cui però in Italia si fa molta confusione, non senza una sottile ostilità rivolta alla sua italianità poco solida (ne ho scritto in uno dei post linkati qua sopra).<br />
La mutua comprensione tra parlanti tirolesi e parlanti tedeschi non è preclusa, ma non è nemmeno così scontata. Resta però il fatto che l&#8217;orizzonte sudtirolese è aperto verso nord e la cultura di riferimento è quella germanica (in senso lato). Il che offre un appoggio fortissimo alla resistenza culturale sudtirolese all&#8217;italianizzazione, pure tentata, sia sotto il fascismo, sia in età repubblicana (fino al Secondo Pacchetto di autonomia, del 1972, arrivato dopo un periodo di attentati e repressione).<br />
La Sardegna, in questo senso, è sola. Non ha una cultura di riferimento a cui chiedere sostegno e su cui fondare le proprie istanze di autodeterminazione. La Sardegna, come diceva Baudi di Vesme, con sconcerto, a metà Ottocento è &#8220;pretta sarda&#8221;, sarda e basta. Ciò non ci esime dal parlarci con chiarezza e onestà. L&#8217;appartenenza allo stato italiano è da sempre una iattura storica, seguita per giunta a un&#8217;amministrazione sabauda che, a dispetto degli apologeti della dinastia francese diventata italiana (per convenienza), è stata a sua volta devastante per l&#8217;isola.<br />
Ma il passato è passato (e però bisognerebbe conoscerlo). Bisogna avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e cercare di capire, insieme, come possiamo uscire dalla condizione minorizzata, subalterna e penalizzante in cui ci troviamo. Prima che sia troppo tardi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Mameli		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comment-2376</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Mameli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 20:17:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ottima riflessione. Grazie per averla condivisa.
Vorrei aggiungere un aspetto, che ho avuto modo di osservare nel 1984 (quando ho lavorato e vissuto in Südtirol).
Dato che nelle scuole, nei documenti ufficiali, nella toponomastica e nei giornali (a quel tempo sfogliavo il Dolomiten, poi qualche anno dopo è nato un nuovo giornale: Die Neue Südtiroler Tageszeitung) si usa il tedesco standard (Hochdeutsch ovviamente con proprie specificità) mi pareva di notare una situazione molto particolare: una dimensione da un lato chiusa (rispetto alla provincia di Trento e al resto d’Italia) e dall’altro aperta (rispetto alla popolazione di lingua tedesca: Austria, Germania e Svizzera). Qualcosa di estremamente diverso rispetto alla Sardegna (che invece ha molte similitudini con il Friuli Venezia-Giulia). Io credo che questa dimensione di chiusura e apertura data dalla conoscenza del tedesco (anche se quello che si parla normalmente è il dialetto locale quindi la situazione è sicuramente ancora più articolata) abbia portato dal punto di vista sociale e culturale a una specificità tutta sudtirolese. Mi sono permesso di riportare il mio pensiero (peraltro basato su osservazioni di 40 anni fa e non sono in grado di sapere se è cambiato qualcosa) nella speranza di contribuire in qualche modo alla discussione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottima riflessione. Grazie per averla condivisa.<br />
Vorrei aggiungere un aspetto, che ho avuto modo di osservare nel 1984 (quando ho lavorato e vissuto in Südtirol).<br />
Dato che nelle scuole, nei documenti ufficiali, nella toponomastica e nei giornali (a quel tempo sfogliavo il Dolomiten, poi qualche anno dopo è nato un nuovo giornale: Die Neue Südtiroler Tageszeitung) si usa il tedesco standard (Hochdeutsch ovviamente con proprie specificità) mi pareva di notare una situazione molto particolare: una dimensione da un lato chiusa (rispetto alla provincia di Trento e al resto d’Italia) e dall’altro aperta (rispetto alla popolazione di lingua tedesca: Austria, Germania e Svizzera). Qualcosa di estremamente diverso rispetto alla Sardegna (che invece ha molte similitudini con il Friuli Venezia-Giulia). Io credo che questa dimensione di chiusura e apertura data dalla conoscenza del tedesco (anche se quello che si parla normalmente è il dialetto locale quindi la situazione è sicuramente ancora più articolata) abbia portato dal punto di vista sociale e culturale a una specificità tutta sudtirolese. Mi sono permesso di riportare il mio pensiero (peraltro basato su osservazioni di 40 anni fa e non sono in grado di sapere se è cambiato qualcosa) nella speranza di contribuire in qualche modo alla discussione.</p>
]]></content:encoded>
		
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