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	Commenti a: Il tabù politico della questione linguistica sarda	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Wed, 05 Mar 2025 16:01:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/#comment-2151</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 16:01:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/#comment-2150&quot;&gt;Dr Perra&lt;/a&gt;.

Hai ragione a enfatizzare il romanticismo ottocentesco e l&#039;ideologia nazionalista che ne era parte integrante come momento (ulteriore) di frattura politica tra la Sardegna e l&#039;Italia. Ma non è un fenomeno in contrapposizione con la precoce italianizzazione della classe dirigente sarda. Anzi, è proprio la sovrapposizione dell&#039;italianizzazione della classe dirigente sarda col Risorgimento italiano e l&#039;ideologia nazionalista che ne era la cornice teorica ed emotiva ad aver combinato il patatrac.
I patrioti sardi (così si definivano loro) che, usciti dalle università riformate dal Bogino, guidarono la rivoluzione sarda, insieme a un buon numero di sacerdoti, erano una parte - avanzata? più consapevole? più ambiziosa? - dell&#039;intera compagine socialmente privilegiata dell&#039;isola. Non avevano il problema di stabilire un&#039;appartenenza, come sarà invece dopo il 1848. Il loro orizzonte politico coincideva con i confini naturali della Sardegna, ossia i confini del Regno (dato che i possedimenti sabaudi di terraferma erano entità politiche diverse e separate a tutti i livelli). La loro fu una scelta ideale che si giocava tutta dentro lo spazio sardo. È vero che Angioy, sicuramente sardofono, ma non abituato - dopo  decenni di studio e di pratica dell&#039;italiano come lingua formale e pubblica - a fare discorsi pubblici in sardo, si faceva aiutare, nell&#039;arringare le folle, da altri. Ma era anche inevitabile. Guarda caso, chi svolgeva quel ruolo erano quasi sempre sacerdoti, ossia persone di istruzione medio bassa, a volte anche alta, ma in ogni caso prima di tutto abituati a parlare con le proprie comunità nella loro lingua (basti pensare alle omelie, al sacramento della confessione e alla predicazione).
Il fatto di non avere avuto, soprattutto dalla Restaurazione in poi e ancor di più dopo la Perfetta Fusione e l&#039;unificazione italiana, una classe dirigente - imprenditoriale, intellettuale, politica - che si sentisse integrata in tutto e per tutto nei destini delle proprie comunità di provenienza e nella cultura che esse esprimevano è stato un guaio serio, che ci portiamo appresso in larga misura ancora oggi. La questione linguistica è una parte decisiva di questo guaio. Le eccezioni che nel corso dei decenni si sono affacciate sulla scena sono una conferma di questa tendenza generale. È appunto una delle differenze con altre realtà europee analoghe alla Sardegna, come Paese Basco e Catalogna. Ma è anche una condizione molto simile ad altre ancora (che ne so, alla Galizia spagnola, per dirne una di quella stessa area geografica).
Sul problema del nazionalismo essenzialista e fondamentalmente reazionario sono del tutto d&#039;accordo. Mai pensato che l&#039;emancipazione collettiva della comunità sarda potesse/dovesse passare da lì.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/#comment-2150">Dr Perra</a>.</p>
<p>Hai ragione a enfatizzare il romanticismo ottocentesco e l&#8217;ideologia nazionalista che ne era parte integrante come momento (ulteriore) di frattura politica tra la Sardegna e l&#8217;Italia. Ma non è un fenomeno in contrapposizione con la precoce italianizzazione della classe dirigente sarda. Anzi, è proprio la sovrapposizione dell&#8217;italianizzazione della classe dirigente sarda col Risorgimento italiano e l&#8217;ideologia nazionalista che ne era la cornice teorica ed emotiva ad aver combinato il patatrac.<br />
I patrioti sardi (così si definivano loro) che, usciti dalle università riformate dal Bogino, guidarono la rivoluzione sarda, insieme a un buon numero di sacerdoti, erano una parte &#8211; avanzata? più consapevole? più ambiziosa? &#8211; dell&#8217;intera compagine socialmente privilegiata dell&#8217;isola. Non avevano il problema di stabilire un&#8217;appartenenza, come sarà invece dopo il 1848. Il loro orizzonte politico coincideva con i confini naturali della Sardegna, ossia i confini del Regno (dato che i possedimenti sabaudi di terraferma erano entità politiche diverse e separate a tutti i livelli). La loro fu una scelta ideale che si giocava tutta dentro lo spazio sardo. È vero che Angioy, sicuramente sardofono, ma non abituato &#8211; dopo  decenni di studio e di pratica dell&#8217;italiano come lingua formale e pubblica &#8211; a fare discorsi pubblici in sardo, si faceva aiutare, nell&#8217;arringare le folle, da altri. Ma era anche inevitabile. Guarda caso, chi svolgeva quel ruolo erano quasi sempre sacerdoti, ossia persone di istruzione medio bassa, a volte anche alta, ma in ogni caso prima di tutto abituati a parlare con le proprie comunità nella loro lingua (basti pensare alle omelie, al sacramento della confessione e alla predicazione).<br />
Il fatto di non avere avuto, soprattutto dalla Restaurazione in poi e ancor di più dopo la Perfetta Fusione e l&#8217;unificazione italiana, una classe dirigente &#8211; imprenditoriale, intellettuale, politica &#8211; che si sentisse integrata in tutto e per tutto nei destini delle proprie comunità di provenienza e nella cultura che esse esprimevano è stato un guaio serio, che ci portiamo appresso in larga misura ancora oggi. La questione linguistica è una parte decisiva di questo guaio. Le eccezioni che nel corso dei decenni si sono affacciate sulla scena sono una conferma di questa tendenza generale. È appunto una delle differenze con altre realtà europee analoghe alla Sardegna, come Paese Basco e Catalogna. Ma è anche una condizione molto simile ad altre ancora (che ne so, alla Galizia spagnola, per dirne una di quella stessa area geografica).<br />
Sul problema del nazionalismo essenzialista e fondamentalmente reazionario sono del tutto d&#8217;accordo. Mai pensato che l&#8217;emancipazione collettiva della comunità sarda potesse/dovesse passare da lì.</p>
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		Di: Dr Perra		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/#comment-2150</link>

		<dc:creator><![CDATA[Dr Perra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 13:37:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;l’italianizzazione generò un legame profondo tra i ceti dirigenti sardi e i ceti dirigenti prima piemontesi poi italiani, provocando una frattura che da linguistica diventava automaticamente sociale e dunque politica.&quot;

Non penso che questa frattura sia cosi&#039; &quot;automatica&quot;.  Se non sbaglio GM Angioy non parlava sardo e aveva bisogno di un interprete quando era AlterNos (ma mi potrei sbagliare). I protagonisti della Sarda Rivolutzione come Angioy si erano formati nell&#039;Universita&#039; italianizzata, eppure avevano un&#039;idea precisa della Sardegna come &quot;nazione&quot; separata con pari dignita&#039; rispetto al Ducato d&#039;oltremare, in un&#039;unione sotto la corona (un po&#039; com&#039;era il caso di Scozia e Inghilterra prima dell&#039;Atto d&#039;Unione 1707).

Quello che provoco&#039; la &quot;rottura&quot; e&#039; non solo l&#039;italianizzazione, ma anche il sopravvento dell&#039;ideologia nazionalista di stampo romantico, che alla fine dell&#039;800 si sposo&#039; con idee pseudo-scientifiche razziste. Del resto l&#039;idea di una nazione come &quot;comunità di popolo&quot; (Volksgemeinschaft), che ancora e&#039; moneta corrente tra troppi indipendentisti sardi reazionari (consapevolmente o inconsapevolmente reazionari), questa idea non esisteva prima del Romanticismo, Hegel, e mostri simili. 

Il problema comunque e&#039; come se ne esce? 

I casi di Catalonia e paesi Baschi dimostrano che una via di uscita consiste in opportunità economiche e istituzioni che assicurino partecipazione diffusa. In questi paesi il catalano e il basco non sono sopravvissuti e si sono affermati grazie a chissà quali politiche linguistiche imposte dall&#039;alto. Piuttosto,  persone che parlavano queste lingue hanno avuto opportunità economiche e di avanzamento sociale, con tutte le conseguenze virtuose (per es.: una borghesia imprenditoriale che parlava catalano aveva creato un mercato per letteratura e arte in catalano). 
Insomma, se vogliamo uscire da questa palude, sarebbe il caso di combattere il nepotismo e le cricche che domano l&#039;economia sarda (impoverendola ulteriormente), per creare maggiori opportunità all&#039;imprenditoria e l&#039;impresa privata (che in Sardegna e&#039; diffusa,  nonostante tutti gli stereotipi che ci si racconta ;))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;l’italianizzazione generò un legame profondo tra i ceti dirigenti sardi e i ceti dirigenti prima piemontesi poi italiani, provocando una frattura che da linguistica diventava automaticamente sociale e dunque politica.&#8221;</p>
<p>Non penso che questa frattura sia cosi&#8217; &#8220;automatica&#8221;.  Se non sbaglio GM Angioy non parlava sardo e aveva bisogno di un interprete quando era AlterNos (ma mi potrei sbagliare). I protagonisti della Sarda Rivolutzione come Angioy si erano formati nell&#8217;Universita&#8217; italianizzata, eppure avevano un&#8217;idea precisa della Sardegna come &#8220;nazione&#8221; separata con pari dignita&#8217; rispetto al Ducato d&#8217;oltremare, in un&#8217;unione sotto la corona (un po&#8217; com&#8217;era il caso di Scozia e Inghilterra prima dell&#8217;Atto d&#8217;Unione 1707).</p>
<p>Quello che provoco&#8217; la &#8220;rottura&#8221; e&#8217; non solo l&#8217;italianizzazione, ma anche il sopravvento dell&#8217;ideologia nazionalista di stampo romantico, che alla fine dell&#8217;800 si sposo&#8217; con idee pseudo-scientifiche razziste. Del resto l&#8217;idea di una nazione come &#8220;comunità di popolo&#8221; (Volksgemeinschaft), che ancora e&#8217; moneta corrente tra troppi indipendentisti sardi reazionari (consapevolmente o inconsapevolmente reazionari), questa idea non esisteva prima del Romanticismo, Hegel, e mostri simili. </p>
<p>Il problema comunque e&#8217; come se ne esce? </p>
<p>I casi di Catalonia e paesi Baschi dimostrano che una via di uscita consiste in opportunità economiche e istituzioni che assicurino partecipazione diffusa. In questi paesi il catalano e il basco non sono sopravvissuti e si sono affermati grazie a chissà quali politiche linguistiche imposte dall&#8217;alto. Piuttosto,  persone che parlavano queste lingue hanno avuto opportunità economiche e di avanzamento sociale, con tutte le conseguenze virtuose (per es.: una borghesia imprenditoriale che parlava catalano aveva creato un mercato per letteratura e arte in catalano).<br />
Insomma, se vogliamo uscire da questa palude, sarebbe il caso di combattere il nepotismo e le cricche che domano l&#8217;economia sarda (impoverendola ulteriormente), per creare maggiori opportunità all&#8217;imprenditoria e l&#8217;impresa privata (che in Sardegna e&#8217; diffusa,  nonostante tutti gli stereotipi che ci si racconta ;))</p>
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		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/#comment-2133</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 12:54:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/#comment-2132&quot;&gt;Lidia Fancello&lt;/a&gt;.

Gràtzias a tie, Lìdia. :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/#comment-2132">Lidia Fancello</a>.</p>
<p>Gràtzias a tie, Lìdia. 🙂</p>
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		Di: Lidia Fancello		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/#comment-2132</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lidia Fancello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 10:41:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non potendo ringraziare Omar su telegram, per questa preziosissima riflessione sulla lingua sarda, lo faccio da questo commento.
No adju potutu ringrazia&#039; Omar pal chistu scrittu innantu a Telegram, tandu lu fociu chici.
Grazie Omar pal chista luccica e profunda riflessioni.
Lidia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non potendo ringraziare Omar su telegram, per questa preziosissima riflessione sulla lingua sarda, lo faccio da questo commento.<br />
No adju potutu ringrazia&#8217; Omar pal chistu scrittu innantu a Telegram, tandu lu fociu chici.<br />
Grazie Omar pal chista luccica e profunda riflessioni.<br />
Lidia</p>
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