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	Commenti a: La mezza mattina dei morti viventi	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1111</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 07:45:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1109&quot;&gt;Luca Carta Escana&lt;/a&gt;.

Non sono tanto d&#039;accordo, Luca, mi perdonerai.
Per altro, nessuno nella campagna elettorale 2014 sosteneva che si dovesse edulcorare il messaggio e la prospettiva indipendentista per non spaventare l&#039;elettorato. Considerato che avevamo una candidata presidente indipendentista, questa cosa sarebbe stata anche ridicola, non trovi? Che sia circolata questa diceria e che abbia avuto successo la dice lunga sul settarismo e sulla paura del confronto che aleggiava - e tuttora aleggia - nell&#039;indipendentismo. Che deve uscire dal ghetto, dalla zona di comfort, e assumere un ruolo più concreto nello scenario sardo (come dice, a ragione, Maurizio Onnis). Ma ci vuole preparazione, ci vuole una rete sociale robusta, ci vuole una base ampia di amministratori pubblici. Chiaro, ci vogliono anche tante altre cose, compreso un supporto teorico e intellettuale di peso, mass media almeno non ostili, connessioni internazionali. Su tutti questi terreni, però, non siamo privi di risorse, in realtà. Si fa fatica a fare massa critica, a formare un fronte non dico compatto ma almeno riconoscibile. 
A Oristano non c&#039;era alcuna stanchezza, tutt&#039;altro. Un sacco di vecchi arnesi dell&#039;indipendentismo - alcuni con diverse cosette da farsi perdonare - che sono saltati fuori tutti ringalluzziti, nostalgici assortiti a cui non sembrava vero di poter evitare, per una volta, di affrontare questioni concrete e nodi politici aggrovigliati per fare solo una passerella di testimonianza. È stato un momento imbarazzante, per quanto mi riguarda. Come se vent&#039;anni fossero passati invano.
L&#039;indipendentismo non è un&#039;ideologia, come ho detto e scritto tante volte. Non è un insieme di obiettivi, valori, metodi, tematiche omogeneo. Essere favorevoli all&#039;autodeterminazione democratica e mirare all&#039;indipendenza formale della Sardegna non sono esattamente la stessa cosa, ma quanto meno coincidono per alcuni tratti, magari decisivi. Ma in ogni caso sono posizioni che non dicono nulla sui contenuti politici, sui valori e sui metodi: elementi che fanno la differenza, in politica. Finché non si faranno i conti con questa faccenda e si continuerà a dipingere l&#039;indipendentismo come un ambito politico coerente e autosufficiente sul piano teorico e pragmatico, non ne usciremo mai.
C&#039;è bisogno d&#039;altro, secondo me. O anche di altro. E lo dico senza aver in mano alcuna ascia di guerra e senza alcun intento denigratorio o anche solo polemico. Mera constatazione. È anche un&#039;autocritica, visto che qualcosa, magari poca cosa, là in mezzo, l&#039;ho combinata anche io.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1109">Luca Carta Escana</a>.</p>
<p>Non sono tanto d&#8217;accordo, Luca, mi perdonerai.<br />
Per altro, nessuno nella campagna elettorale 2014 sosteneva che si dovesse edulcorare il messaggio e la prospettiva indipendentista per non spaventare l&#8217;elettorato. Considerato che avevamo una candidata presidente indipendentista, questa cosa sarebbe stata anche ridicola, non trovi? Che sia circolata questa diceria e che abbia avuto successo la dice lunga sul settarismo e sulla paura del confronto che aleggiava &#8211; e tuttora aleggia &#8211; nell&#8217;indipendentismo. Che deve uscire dal ghetto, dalla zona di comfort, e assumere un ruolo più concreto nello scenario sardo (come dice, a ragione, Maurizio Onnis). Ma ci vuole preparazione, ci vuole una rete sociale robusta, ci vuole una base ampia di amministratori pubblici. Chiaro, ci vogliono anche tante altre cose, compreso un supporto teorico e intellettuale di peso, mass media almeno non ostili, connessioni internazionali. Su tutti questi terreni, però, non siamo privi di risorse, in realtà. Si fa fatica a fare massa critica, a formare un fronte non dico compatto ma almeno riconoscibile.<br />
A Oristano non c&#8217;era alcuna stanchezza, tutt&#8217;altro. Un sacco di vecchi arnesi dell&#8217;indipendentismo &#8211; alcuni con diverse cosette da farsi perdonare &#8211; che sono saltati fuori tutti ringalluzziti, nostalgici assortiti a cui non sembrava vero di poter evitare, per una volta, di affrontare questioni concrete e nodi politici aggrovigliati per fare solo una passerella di testimonianza. È stato un momento imbarazzante, per quanto mi riguarda. Come se vent&#8217;anni fossero passati invano.<br />
L&#8217;indipendentismo non è un&#8217;ideologia, come ho detto e scritto tante volte. Non è un insieme di obiettivi, valori, metodi, tematiche omogeneo. Essere favorevoli all&#8217;autodeterminazione democratica e mirare all&#8217;indipendenza formale della Sardegna non sono esattamente la stessa cosa, ma quanto meno coincidono per alcuni tratti, magari decisivi. Ma in ogni caso sono posizioni che non dicono nulla sui contenuti politici, sui valori e sui metodi: elementi che fanno la differenza, in politica. Finché non si faranno i conti con questa faccenda e si continuerà a dipingere l&#8217;indipendentismo come un ambito politico coerente e autosufficiente sul piano teorico e pragmatico, non ne usciremo mai.<br />
C&#8217;è bisogno d&#8217;altro, secondo me. O anche di altro. E lo dico senza aver in mano alcuna ascia di guerra e senza alcun intento denigratorio o anche solo polemico. Mera constatazione. È anche un&#8217;autocritica, visto che qualcosa, magari poca cosa, là in mezzo, l&#8217;ho combinata anche io.</p>
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		Di: Luca Carta Escana		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1109</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Carta Escana]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 17:38:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In quel “noi” includo chiunque condivida battaglie giuste pro sa Sardìnnia. Considero l’impegno politico e quello culturale  facce della stessa medaglia: senza studiare andiamo da nessuna parte. Allo stesso tempo, credo vadano individuati nuovi “contorni”. Partitici, competitivi. 
Prendo atto tu voglia starne fuori(?), ma in futuro consiglierei di non perseverare nell’errore “Elezioni 2014”: marginalizzare chi sia convintamente indipendentista, edulcorarne messaggi e ideali (“ché gli elettori si spaventano”, qualcuno disse), intaccando quel collante che - nonostante tutto - lega ancora tanti compagni di pensiero. Si può dire questo (per poi tornare ad abbracciarsi), o dobbiamo continuare a guardarci in cagnesco? 
A Oristano, forse hai semplicemente visto persone stanche che - nonostante tutto, lo ripeto - erano lì a dar sostegno a una personalità peraltro discutibile (la quale ha fatto più danni che altro alla Causa catalana). Mi piacerebbe dunque che, così come si cerca di convincere unionisti e neofiti vari, riconoscessimo la volontà da parte di tanti indipendentisti di sotterrare l’ascia di guerra. Helis docet. È questo un fatto, o no?
Sul PsdAz la pensiamo allo stesso modo, mentre sull’adeguamento della legge per le Europee mi auguro si trovi la forza e la volontà non solo di seguire, ma di agire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quel “noi” includo chiunque condivida battaglie giuste pro sa Sardìnnia. Considero l’impegno politico e quello culturale  facce della stessa medaglia: senza studiare andiamo da nessuna parte. Allo stesso tempo, credo vadano individuati nuovi “contorni”. Partitici, competitivi.<br />
Prendo atto tu voglia starne fuori(?), ma in futuro consiglierei di non perseverare nell’errore “Elezioni 2014”: marginalizzare chi sia convintamente indipendentista, edulcorarne messaggi e ideali (“ché gli elettori si spaventano”, qualcuno disse), intaccando quel collante che &#8211; nonostante tutto &#8211; lega ancora tanti compagni di pensiero. Si può dire questo (per poi tornare ad abbracciarsi), o dobbiamo continuare a guardarci in cagnesco?<br />
A Oristano, forse hai semplicemente visto persone stanche che &#8211; nonostante tutto, lo ripeto &#8211; erano lì a dar sostegno a una personalità peraltro discutibile (la quale ha fatto più danni che altro alla Causa catalana). Mi piacerebbe dunque che, così come si cerca di convincere unionisti e neofiti vari, riconoscessimo la volontà da parte di tanti indipendentisti di sotterrare l’ascia di guerra. Helis docet. È questo un fatto, o no?<br />
Sul PsdAz la pensiamo allo stesso modo, mentre sull’adeguamento della legge per le Europee mi auguro si trovi la forza e la volontà non solo di seguire, ma di agire.</p>
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		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1107</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 06:53:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1106&quot;&gt;Luca Carta Escana&lt;/a&gt;.

Luca, usi un &quot;noi&quot; che per quanto mi riguarda ha contorni molto incerti. Chi sarebbero questi &quot;noi&quot;? Io non faccio parte di alcuna organizzazione politica da anni. Il mio impegno è di natura diversa. 
Col PSdAz non solo non dovremmo avere nulla a che fare oggi e da tempo, ma penso anche che ormai dovremmo serenamente considerarlo una controparte, un elemento costitutivo dell&#039;apparato di potere coloniale contro cui ogni sincero/a democratico/a sardo/a dovrebbe battersi. Salvo clamorosi ribaltamenti al suo interno (che tenderei ad escludere), la situazione è questa.
Circa la questione del collegio elettorale per il Parlamento europeo, la questione è già presente a livello istituzionale. Di ieri la notizia che la stessa Regione Sicilia sarebbe favorevole a una separazione della Sardegna. Non è esattamente una battaglia di avanguardia, ora come ora. Va seguita, chiaramente. Ma avremmo bisogno di elaborare altre opzioni, più avanzate e più lungimiranti, almeno come orizzonte di riferimento nei rapporti internazionali.
Sia come sia, queste sono chiacchiere tra due persone che non fanno attività politica. Vanno benissimo e possono servire a chiarire punti, equivoci, circostanze. La discussione in Sardegna è sempre troppo immatura, non sempre e non solo a causa dell&#039;uso compulsivo dei social media (che a mio avviso dovrebbero essere propri banditi dal novero degli strumenti di dibattito politico). C&#039;è poco impegno a studiare e a dotarsi di strumenti concettuali e di analisi utili, aggiornati. C&#039;è troppo settarismo e poca attitudine alla mediazione e alla ricerca delle soluzioni pragmatiche. C&#039;è anche poca chiarezza sulle posizioni reali e sugli obiettivi. C&#039;è poi un drammatico scollamento tra l&#039;ambiente indipendentista e le dinamiche reali della collettività sarda di oggi. Su questo, non mi pare di intravvedere segnali di resipiscenza. Noto invece, con scoramento, pulsioni nostalgiche ancora più settarie, istanze meramente identitarie, autoreferenziali, dogmatiche, essenzialiste. Non va bene, secondo me. Non porta da nessuna parte. Non mi interessa e non ho nessun obbligo di farmi piacere questa deriva. Confido che ci sia anche dell&#039;altro, in campo. Non partiamo da zero. Con un po&#039; di buona volontà e di generosità si può rilanciare un percorso democratico, popolare, sardo-centrico ma non esclusivo e chiuso in se stesso. Più che proporre ricette strategiche epocali e pretendere che tutti gli altri e tutte le altre vi si adeguino, credo sia più proficuo mettere a disposizione di un percorso di questo genere ciò che si sa e ciò che si sa fare. E tenere alta l&#039;asticella della consapevolezza e del senso critico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1106">Luca Carta Escana</a>.</p>
<p>Luca, usi un &#8220;noi&#8221; che per quanto mi riguarda ha contorni molto incerti. Chi sarebbero questi &#8220;noi&#8221;? Io non faccio parte di alcuna organizzazione politica da anni. Il mio impegno è di natura diversa.<br />
Col PSdAz non solo non dovremmo avere nulla a che fare oggi e da tempo, ma penso anche che ormai dovremmo serenamente considerarlo una controparte, un elemento costitutivo dell&#8217;apparato di potere coloniale contro cui ogni sincero/a democratico/a sardo/a dovrebbe battersi. Salvo clamorosi ribaltamenti al suo interno (che tenderei ad escludere), la situazione è questa.<br />
Circa la questione del collegio elettorale per il Parlamento europeo, la questione è già presente a livello istituzionale. Di ieri la notizia che la stessa Regione Sicilia sarebbe favorevole a una separazione della Sardegna. Non è esattamente una battaglia di avanguardia, ora come ora. Va seguita, chiaramente. Ma avremmo bisogno di elaborare altre opzioni, più avanzate e più lungimiranti, almeno come orizzonte di riferimento nei rapporti internazionali.<br />
Sia come sia, queste sono chiacchiere tra due persone che non fanno attività politica. Vanno benissimo e possono servire a chiarire punti, equivoci, circostanze. La discussione in Sardegna è sempre troppo immatura, non sempre e non solo a causa dell&#8217;uso compulsivo dei social media (che a mio avviso dovrebbero essere propri banditi dal novero degli strumenti di dibattito politico). C&#8217;è poco impegno a studiare e a dotarsi di strumenti concettuali e di analisi utili, aggiornati. C&#8217;è troppo settarismo e poca attitudine alla mediazione e alla ricerca delle soluzioni pragmatiche. C&#8217;è anche poca chiarezza sulle posizioni reali e sugli obiettivi. C&#8217;è poi un drammatico scollamento tra l&#8217;ambiente indipendentista e le dinamiche reali della collettività sarda di oggi. Su questo, non mi pare di intravvedere segnali di resipiscenza. Noto invece, con scoramento, pulsioni nostalgiche ancora più settarie, istanze meramente identitarie, autoreferenziali, dogmatiche, essenzialiste. Non va bene, secondo me. Non porta da nessuna parte. Non mi interessa e non ho nessun obbligo di farmi piacere questa deriva. Confido che ci sia anche dell&#8217;altro, in campo. Non partiamo da zero. Con un po&#8217; di buona volontà e di generosità si può rilanciare un percorso democratico, popolare, sardo-centrico ma non esclusivo e chiuso in se stesso. Più che proporre ricette strategiche epocali e pretendere che tutti gli altri e tutte le altre vi si adeguino, credo sia più proficuo mettere a disposizione di un percorso di questo genere ciò che si sa e ciò che si sa fare. E tenere alta l&#8217;asticella della consapevolezza e del senso critico.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Luca Carta Escana		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1106</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Carta Escana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2021 14:01:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1105&quot;&gt;Omar Onnis&lt;/a&gt;.

Omar, come vedi la natura partitica dell’organizzazione rimane una discriminante (per ora).
Ovviamente ero al corrente dell’umiliante cacciata del PsdAz, ma non lesino critiche al gruppo Greens-EFA(-Pirates), specialmente per il trattamento riservato a Puigdemont. Però, te la dico così: coi sardisti dovremo aver a che fare ancora per molto tempo. Hanno la storia e sa cadira dalla loro parte. Sta a noi desardistizzare democraticamente la politica nazionale.
Quanto a certi maneggi in quel di Bruxelles e Strasbourg, non vedo come ciò dovrebbe preoccuparci. Perché, piuttosto, non facciamo attività extra-parlamentare e ci battiamo per cambiare la legge elettorale europea? Sì, quella che da anni ci penalizza, a vantaggio dei fratelli (mediterranei) siciliani. 
Mettiamo pure che non si colga l’obiettivo in questa legislatura italiana, ma quanto potremmo crescere come consapevolezza (diffusa)? Credo altresì che potremmo trovare una brillante candidatura indipendentista per le Europee 2024. Fai eleggere uno/a dei nostri, e vedrai come si schiuderanno le porte di EFA! E come i compagni di pensiero di ERC saranno felici di accoglierci, di parlare lo stesso linguaggio. 
Abbiamo il tempo per organizzare tutto questo. Sta a noi farlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1105">Omar Onnis</a>.</p>
<p>Omar, come vedi la natura partitica dell’organizzazione rimane una discriminante (per ora).<br />
Ovviamente ero al corrente dell’umiliante cacciata del PsdAz, ma non lesino critiche al gruppo Greens-EFA(-Pirates), specialmente per il trattamento riservato a Puigdemont. Però, te la dico così: coi sardisti dovremo aver a che fare ancora per molto tempo. Hanno la storia e sa cadira dalla loro parte. Sta a noi desardistizzare democraticamente la politica nazionale.<br />
Quanto a certi maneggi in quel di Bruxelles e Strasbourg, non vedo come ciò dovrebbe preoccuparci. Perché, piuttosto, non facciamo attività extra-parlamentare e ci battiamo per cambiare la legge elettorale europea? Sì, quella che da anni ci penalizza, a vantaggio dei fratelli (mediterranei) siciliani.<br />
Mettiamo pure che non si colga l’obiettivo in questa legislatura italiana, ma quanto potremmo crescere come consapevolezza (diffusa)? Credo altresì che potremmo trovare una brillante candidatura indipendentista per le Europee 2024. Fai eleggere uno/a dei nostri, e vedrai come si schiuderanno le porte di EFA! E come i compagni di pensiero di ERC saranno felici di accoglierci, di parlare lo stesso linguaggio.<br />
Abbiamo il tempo per organizzare tutto questo. Sta a noi farlo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1105</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2021 07:36:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1103&quot;&gt;Luca Carta Escana&lt;/a&gt;.

Non amo particolarmente la forma-stato e in linea teorica sono più propenso a una concezione confederale, magari calibrata sulle realtà concrete dei veri territori e delle varie comunità umane, in termini sanamente materialistici. Oggi tuttavia la forma-stato ancora domina, bisogna farci i conti, magari in termini dialettici.
Detto questo, credo che sia tu sia altri osservatori scontiate una certa mancanza di informazioni e il brutto vizio dell&#039;indipendentismo di fare le cose &quot;a cua&quot;. Un po&#039; per timore (non sempre ingiustificato), un po&#039; per settarismo.
L&#039;EFA (o ALE, d cui per altro ho parlato più di una volta anche qui) è senz&#039;altro un punto di riferimento, a livello europeo. la partecipazione sarda a tale gruppo politico è stata a lungo monopolio del PSdAz, tra i fondatori. Da alcuni anni la sua presenza non era più gradita, soprattutto per mancanza di apporti significativi e forse anche per altre magagne. Lo sentii dire già nel 2014 da Jordi Solè, rappresentante catalano nell&#039;EFA. Insomma, la posizione del PSdAz era sub judice e questo però non consentiva di avere una diversa rappresentanza della Sardegna in quel consesso. Ora, come sappiamo, il nodo è stato sciolto con l&#039;espulsione (alquanto ignominiosa) del PSdAz, in seguito alla sua alleanza organica con la Lega. È in corso un tentativo di ripristinare una rappresentanza sarda nell&#039;EFA, con la mediazione del gruppo Autonomie e Ambiente, costola italiana dell&#039;EFA medesima. È stata incaricata della mediazione Lidia Fancello, sardista di lungo corso. Scelta a mio avviso non proprio indovinata, dato che si tratta di persona piuttosto estranea al movimento indipendentista sardo, di cui sa poco e solo dall&#039;esterno. Ci sono anche ambizioni particolaristiche per accaparrarsi in via esclusiva il posto nell&#039;EFA, a dispetto del tentativo ecumenico di Lidia Fancello, che invece dovrebbe favorire una sorta di consulta indipendentista la quale a sua volta esprimerebbe la delegazione presso l&#039;EFA. Non so a che punto siano le trattative. 
Io avrei preferito che fosse Corona de Logu a inviare una sua delegazione all&#039;EFA, sia per la sua natura già in partenza plurale, sia perché si tratta di un&#039;associazione di amministratrici e amministratori, quindi di persone che hanno responsabilità pubbliche e che hanno una legittimazione democratica. La cosa è rimasta sul tappeto per un po&#039;, non so se ci sia ancora. L&#039;ostacolo, a quanto ne so, è la natura non partitica di CdL. 
Questo è quanto. Attendiamo sviluppi. Certo un collegamento stabile e strutturale con la politica europea, non solo a livello bilaterale (sardo-catalano, sardo-corso, ecc.), è necessario. Non possiamo più permetterci che a mediare tra le questioni aperte relative all&#039;isola e le sedi decisionali sia lo stato italiano o la politica coloniale sarda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1103">Luca Carta Escana</a>.</p>
<p>Non amo particolarmente la forma-stato e in linea teorica sono più propenso a una concezione confederale, magari calibrata sulle realtà concrete dei veri territori e delle varie comunità umane, in termini sanamente materialistici. Oggi tuttavia la forma-stato ancora domina, bisogna farci i conti, magari in termini dialettici.<br />
Detto questo, credo che sia tu sia altri osservatori scontiate una certa mancanza di informazioni e il brutto vizio dell&#8217;indipendentismo di fare le cose &#8220;a cua&#8221;. Un po&#8217; per timore (non sempre ingiustificato), un po&#8217; per settarismo.<br />
L&#8217;EFA (o ALE, d cui per altro ho parlato più di una volta anche qui) è senz&#8217;altro un punto di riferimento, a livello europeo. la partecipazione sarda a tale gruppo politico è stata a lungo monopolio del PSdAz, tra i fondatori. Da alcuni anni la sua presenza non era più gradita, soprattutto per mancanza di apporti significativi e forse anche per altre magagne. Lo sentii dire già nel 2014 da Jordi Solè, rappresentante catalano nell&#8217;EFA. Insomma, la posizione del PSdAz era sub judice e questo però non consentiva di avere una diversa rappresentanza della Sardegna in quel consesso. Ora, come sappiamo, il nodo è stato sciolto con l&#8217;espulsione (alquanto ignominiosa) del PSdAz, in seguito alla sua alleanza organica con la Lega. È in corso un tentativo di ripristinare una rappresentanza sarda nell&#8217;EFA, con la mediazione del gruppo Autonomie e Ambiente, costola italiana dell&#8217;EFA medesima. È stata incaricata della mediazione Lidia Fancello, sardista di lungo corso. Scelta a mio avviso non proprio indovinata, dato che si tratta di persona piuttosto estranea al movimento indipendentista sardo, di cui sa poco e solo dall&#8217;esterno. Ci sono anche ambizioni particolaristiche per accaparrarsi in via esclusiva il posto nell&#8217;EFA, a dispetto del tentativo ecumenico di Lidia Fancello, che invece dovrebbe favorire una sorta di consulta indipendentista la quale a sua volta esprimerebbe la delegazione presso l&#8217;EFA. Non so a che punto siano le trattative.<br />
Io avrei preferito che fosse Corona de Logu a inviare una sua delegazione all&#8217;EFA, sia per la sua natura già in partenza plurale, sia perché si tratta di un&#8217;associazione di amministratrici e amministratori, quindi di persone che hanno responsabilità pubbliche e che hanno una legittimazione democratica. La cosa è rimasta sul tappeto per un po&#8217;, non so se ci sia ancora. L&#8217;ostacolo, a quanto ne so, è la natura non partitica di CdL.<br />
Questo è quanto. Attendiamo sviluppi. Certo un collegamento stabile e strutturale con la politica europea, non solo a livello bilaterale (sardo-catalano, sardo-corso, ecc.), è necessario. Non possiamo più permetterci che a mediare tra le questioni aperte relative all&#8217;isola e le sedi decisionali sia lo stato italiano o la politica coloniale sarda.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luca Carta Escana		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1103</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Carta Escana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 15:21:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Innanzi tutto, ti ringrazio della risposta. 
Un partito nuovo non lo fonderai domani, ma ci si potrebbe arrivare gradualmente, organizzando incontri di formazione e di discussione mirati. Dovremmo abbandonare discorsi del tipo “speriamo quello si faccia da parte” (ognuno è padrone in casa propria), sostanzialmente lasciar perdere il nostro passato.
A proposito di aderire alla realtà, nei tuoi interventi insisti spesso sul carattere imprescindibile di Stati e impalcature istituzionali varie (almeno negli anni avvenire). Ecco: modelli organizzativi alternativi o per meglio dire sperimentali meritano rispetto e attenzione, ma gli anni passano, stiamo messi male e ci ostiniamo nel non voler colmare la distanza dai vari partiti unionisti, centralisti, padronali.
E dire che la nostra Casa l’avremmo già: il gruppo Greens-EFA(-Pirates). Lì dentro c’è tanto di quanto condiviso/condivisibile da militanti, ci sono quei contatti che tanto potrebbero insegnarci e sostenerci nel futuro. Senza tacere gli entusiasmanti passi avanti fatti al Nord da giovani partiti progressisti, spesso guidati da donne (specialmente in ambito extra-UE). Occorrerebbe dunque qualcosa di nuovo e di definito, di veramente Europeo (in riferimento al continente tutto, se la geografia non disturba troppo), al fine di coinvolgere i nostri connazionali sparsi per il mondo. 
Spirito di sacrificio - forse più importante di una paralizzante pax di facciata -, necessità assoluta di internazionalizzare la Causa, concreta solidarietà/vicinanza/aiuto verso i partiti a noi affini (non dovremmo tollerare la commissione UE del 2021 zitta dinnanzi a prigionieri politici all’interno dei propri confini). Insomma, per il momento non avremmo le risorse, eppure gli ideali e la creatività certo non mancano. Ma la volontà?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzi tutto, ti ringrazio della risposta.<br />
Un partito nuovo non lo fonderai domani, ma ci si potrebbe arrivare gradualmente, organizzando incontri di formazione e di discussione mirati. Dovremmo abbandonare discorsi del tipo “speriamo quello si faccia da parte” (ognuno è padrone in casa propria), sostanzialmente lasciar perdere il nostro passato.<br />
A proposito di aderire alla realtà, nei tuoi interventi insisti spesso sul carattere imprescindibile di Stati e impalcature istituzionali varie (almeno negli anni avvenire). Ecco: modelli organizzativi alternativi o per meglio dire sperimentali meritano rispetto e attenzione, ma gli anni passano, stiamo messi male e ci ostiniamo nel non voler colmare la distanza dai vari partiti unionisti, centralisti, padronali.<br />
E dire che la nostra Casa l’avremmo già: il gruppo Greens-EFA(-Pirates). Lì dentro c’è tanto di quanto condiviso/condivisibile da militanti, ci sono quei contatti che tanto potrebbero insegnarci e sostenerci nel futuro. Senza tacere gli entusiasmanti passi avanti fatti al Nord da giovani partiti progressisti, spesso guidati da donne (specialmente in ambito extra-UE). Occorrerebbe dunque qualcosa di nuovo e di definito, di veramente Europeo (in riferimento al continente tutto, se la geografia non disturba troppo), al fine di coinvolgere i nostri connazionali sparsi per il mondo.<br />
Spirito di sacrificio &#8211; forse più importante di una paralizzante pax di facciata -, necessità assoluta di internazionalizzare la Causa, concreta solidarietà/vicinanza/aiuto verso i partiti a noi affini (non dovremmo tollerare la commissione UE del 2021 zitta dinnanzi a prigionieri politici all’interno dei propri confini). Insomma, per il momento non avremmo le risorse, eppure gli ideali e la creatività certo non mancano. Ma la volontà?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1101</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 06:32:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4625#comment-1101</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1100&quot;&gt;Luca Carta Escana&lt;/a&gt;.

Luca, in astratto tutte e tutti noi sappiamo benissimo cosa fare. Spesso, sempre in astratto, le ricette proposte sono analoghe o sovrapponibili. Ma il problema non è astratto e non c&#039;entra nemmeno tanto la questione delle diatribe personali. Queste diventano decisive e paralizzanti perché manca una base sociale e culturale solida, diffusa, capace di alimentare e sostenere continuamente una proposta politica che non sia mera emanazione coloniale di organizzazioni e gruppi di potere esterni e dei loro delegati o complici in Sardegna, ma la loro controparte.
Perché si formi e progredisca tale base sociale occorre un lavoro lungo, che va oltre le campagne elettorali e al contempo non ne può prescindere. È una situazione molto complicata. Fondare un nuovo partito avrebbe senso solo se ci fossero le condizioni che lo richiedessero. Non puoi pensare di fondare un nuovo partito *e poi* provare a creare le condizioni per il suo successo.
Bisogna imparare a giocare con le carte che si hanno, nelle condizioni date, in attesa di chiudere questa mano di gioco e cominciare quella successiva con carte migliori.
Ciò significa che va fatto di tutto per mettere insieme le forze più sane e consapevoli, a distanza di sicurezza da egoismi, carrierismi, opportunismi e trasformismi, con obiettivi chiari, un orizzonte di riferimento, sia temporale sia pragmatico, una formula organizzativa snella e aperta, di tipo confederale. Va bene anche una sorta di coordinamento nazionale tra sigle, associazioni, comitati, mondo sindacale. Non tanto e non solo per preparare le elezioni, ma prima di tutto per cercare di non sprecare le energie, non sovrapporsi, non giocare ognuno il suo piccolo gioco solipsistico. Un coordinamento che funzioni da sede di scambio di informazioni e da ammortizzatore di conflitti. Chiaramente fondato su un patto politico di mutuo rispetto, di lealtà e di chiara discriminante democratica. Ossia antifascista, antirazzista, sensibile e partecipe alle istanze di liberazione di qualsiasi tipo, prima di tutto a quelle femministe, con una posizione netta sulle questioni ambientali e, naturalmente, orientato a un percorso democratico di autodeterminazione. Non è nemmeno necessario che tutte le componenti la pensino allo stesso modo su tutto. 
Ecco, questa cosa si può fare anche con una certa rapidità.
Una cosa importante sarebbe che chi ha già fatto il suo, chi è in politica da anni e ha già dato quello che poteva dare, lasci lavorare gli altri e le altre, mostri un minimo di generosità e di consapevolezza democratica. Tanto più se si è compromesso con scelte politicamente discutibili, che per altro non hanno portato alcun avanzamento nel processo di autodeterminazione, ma caso mai lo hanno fatto arretrare.
Con tutto questo vanno fatti i conti. Non in termini di autocritica, quanto in termini di realistica presa d&#039;atto della realtà. Dalla comprensione delle dinamiche deve nascere un necessario allargamento della partecipazione e una più ficcante azione politica in tutte le nostre comunità. Avere degli amministratori locali, in questo senso, è decisivo. Là si gioca una partita strategica e là andrebbero investite molte energie e sperimentate nuove forme organizzative.
Sono cose già dette, mi rendo conto, ma non per questo cessano di essere valide, a mio avviso. Domenica scorsa c&#039;è stata una sorta di celebrazione auto-consolatoria del passato. Ora è opportuno guardare avanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1100">Luca Carta Escana</a>.</p>
<p>Luca, in astratto tutte e tutti noi sappiamo benissimo cosa fare. Spesso, sempre in astratto, le ricette proposte sono analoghe o sovrapponibili. Ma il problema non è astratto e non c&#8217;entra nemmeno tanto la questione delle diatribe personali. Queste diventano decisive e paralizzanti perché manca una base sociale e culturale solida, diffusa, capace di alimentare e sostenere continuamente una proposta politica che non sia mera emanazione coloniale di organizzazioni e gruppi di potere esterni e dei loro delegati o complici in Sardegna, ma la loro controparte.<br />
Perché si formi e progredisca tale base sociale occorre un lavoro lungo, che va oltre le campagne elettorali e al contempo non ne può prescindere. È una situazione molto complicata. Fondare un nuovo partito avrebbe senso solo se ci fossero le condizioni che lo richiedessero. Non puoi pensare di fondare un nuovo partito *e poi* provare a creare le condizioni per il suo successo.<br />
Bisogna imparare a giocare con le carte che si hanno, nelle condizioni date, in attesa di chiudere questa mano di gioco e cominciare quella successiva con carte migliori.<br />
Ciò significa che va fatto di tutto per mettere insieme le forze più sane e consapevoli, a distanza di sicurezza da egoismi, carrierismi, opportunismi e trasformismi, con obiettivi chiari, un orizzonte di riferimento, sia temporale sia pragmatico, una formula organizzativa snella e aperta, di tipo confederale. Va bene anche una sorta di coordinamento nazionale tra sigle, associazioni, comitati, mondo sindacale. Non tanto e non solo per preparare le elezioni, ma prima di tutto per cercare di non sprecare le energie, non sovrapporsi, non giocare ognuno il suo piccolo gioco solipsistico. Un coordinamento che funzioni da sede di scambio di informazioni e da ammortizzatore di conflitti. Chiaramente fondato su un patto politico di mutuo rispetto, di lealtà e di chiara discriminante democratica. Ossia antifascista, antirazzista, sensibile e partecipe alle istanze di liberazione di qualsiasi tipo, prima di tutto a quelle femministe, con una posizione netta sulle questioni ambientali e, naturalmente, orientato a un percorso democratico di autodeterminazione. Non è nemmeno necessario che tutte le componenti la pensino allo stesso modo su tutto.<br />
Ecco, questa cosa si può fare anche con una certa rapidità.<br />
Una cosa importante sarebbe che chi ha già fatto il suo, chi è in politica da anni e ha già dato quello che poteva dare, lasci lavorare gli altri e le altre, mostri un minimo di generosità e di consapevolezza democratica. Tanto più se si è compromesso con scelte politicamente discutibili, che per altro non hanno portato alcun avanzamento nel processo di autodeterminazione, ma caso mai lo hanno fatto arretrare.<br />
Con tutto questo vanno fatti i conti. Non in termini di autocritica, quanto in termini di realistica presa d&#8217;atto della realtà. Dalla comprensione delle dinamiche deve nascere un necessario allargamento della partecipazione e una più ficcante azione politica in tutte le nostre comunità. Avere degli amministratori locali, in questo senso, è decisivo. Là si gioca una partita strategica e là andrebbero investite molte energie e sperimentate nuove forme organizzative.<br />
Sono cose già dette, mi rendo conto, ma non per questo cessano di essere valide, a mio avviso. Domenica scorsa c&#8217;è stata una sorta di celebrazione auto-consolatoria del passato. Ora è opportuno guardare avanti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luca Carta Escana		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1100</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Carta Escana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 23:31:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4625#comment-1100</guid>

					<description><![CDATA[L’incapacità di superare i conflitti personali rappresenta uno dei nostri maggiori problemi. Pensando al fatto che a tutt’oggi non tocchiamo palla (a livello di Potere) risulta perfino inquietante.
In futuro, spero non si rinnovi l’esperimento della “(dis)organizzazione delle (dis)organizzazioni”, e certo lontano non andremo con una manciata di consiglieri sparsi qua e là per la nazione, senza una linea condivisa, linguaggi e simboli comuni, fondamentalmente una formazione e organizzazione politica.
Vogliamo essere maturi, attivi, ambiziosi, giocare al gioco della politica e contare qualcosa? Occorrerebbe fondare un partito dalle idee chiare, il cui posizionamento fosse facilmente identificabile, il quale si preoccupasse di formare i/le 16-18enni, parlasse spesso e volentieri con voce femminile, assumesse posizioni radicali sulle grandi questioni. Sarebbe bene darsi un orizzonte di tempo adeguato, celebrare un congresso fondativo, presentarsi alle elezioni nazionali solo se realmente pronti - oppure avanti con le successive occasioni, che in Sardìnnia non mancano. 
È altresì giusto che chi lo desiderasse si tenesse la sua sigla (altrimenti detta non-partito). Perché: o la finiamo di ammirare i modelli or-ga-niz-za-ti-vi catalani, scozzesi etc. per imparare mai -, o ci meritiamo un presidente del Consiglio Coloniale apparecchiare il tavolo (nell’indifferenza) di Puigdemont, coi Quattro Mori ri-orientati verso i nuovi padroni a Est.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’incapacità di superare i conflitti personali rappresenta uno dei nostri maggiori problemi. Pensando al fatto che a tutt’oggi non tocchiamo palla (a livello di Potere) risulta perfino inquietante.<br />
In futuro, spero non si rinnovi l’esperimento della “(dis)organizzazione delle (dis)organizzazioni”, e certo lontano non andremo con una manciata di consiglieri sparsi qua e là per la nazione, senza una linea condivisa, linguaggi e simboli comuni, fondamentalmente una formazione e organizzazione politica.<br />
Vogliamo essere maturi, attivi, ambiziosi, giocare al gioco della politica e contare qualcosa? Occorrerebbe fondare un partito dalle idee chiare, il cui posizionamento fosse facilmente identificabile, il quale si preoccupasse di formare i/le 16-18enni, parlasse spesso e volentieri con voce femminile, assumesse posizioni radicali sulle grandi questioni. Sarebbe bene darsi un orizzonte di tempo adeguato, celebrare un congresso fondativo, presentarsi alle elezioni nazionali solo se realmente pronti &#8211; oppure avanti con le successive occasioni, che in Sardìnnia non mancano.<br />
È altresì giusto che chi lo desiderasse si tenesse la sua sigla (altrimenti detta non-partito). Perché: o la finiamo di ammirare i modelli or-ga-niz-za-ti-vi catalani, scozzesi etc. per imparare mai -, o ci meritiamo un presidente del Consiglio Coloniale apparecchiare il tavolo (nell’indifferenza) di Puigdemont, coi Quattro Mori ri-orientati verso i nuovi padroni a Est.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1087</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 15:00:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4625#comment-1087</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1086&quot;&gt;Rita Cannas&lt;/a&gt;.

Grazie, Rita.
Il problema che sollevi è reale e nell&#039;ambito indipendentista, almeno da qualche parte, ce lo ponemmo già anni fa. Ora io non faccio più militanza da tempo, perciò non so che dinamiche si siano sviluppate in questi ultimi anni. A naso mi pare che la situazione sia migliorata, in realtà. Certo, si può fare di più. I tuoi rilievi sono stati posti anche domenica mattina, quindi non è che non siano in agenda. Poi, chiaramente, sta a tutte le persone impegnate in politica e/o in attività intellettuali farsene carico, ognuna per la sua parte.
Circa il rimprovero specifico a FdL, devo dire che, nel nostro caso, oltre ad essere il nostro un gruppo molto composito ed eterogeneo, con una ormai consistente partecipazione femminile, la scelta dei delegati è stata dettata esclusivamente da circostanze contingenti e di ordine pratico. Il tema dell&#039;autodeterminazione e della decolonizzazione declinato anche come problema di asimmetria di genere fa parte integrante dei nostri punti fondanti (come si evince dai nostri &lt;a href=&quot;https://www.filosofiadelogu.eu/2020/decolonizzare-il-pensiero-e-la-ricerca-in-sardegna/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener nofollow ugc&quot;&gt;documenti fondativi&lt;/a&gt;). Un richiamo ad una maggiore attenzione, comunque, non fa mai male.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1086">Rita Cannas</a>.</p>
<p>Grazie, Rita.<br />
Il problema che sollevi è reale e nell&#8217;ambito indipendentista, almeno da qualche parte, ce lo ponemmo già anni fa. Ora io non faccio più militanza da tempo, perciò non so che dinamiche si siano sviluppate in questi ultimi anni. A naso mi pare che la situazione sia migliorata, in realtà. Certo, si può fare di più. I tuoi rilievi sono stati posti anche domenica mattina, quindi non è che non siano in agenda. Poi, chiaramente, sta a tutte le persone impegnate in politica e/o in attività intellettuali farsene carico, ognuna per la sua parte.<br />
Circa il rimprovero specifico a FdL, devo dire che, nel nostro caso, oltre ad essere il nostro un gruppo molto composito ed eterogeneo, con una ormai consistente partecipazione femminile, la scelta dei delegati è stata dettata esclusivamente da circostanze contingenti e di ordine pratico. Il tema dell&#8217;autodeterminazione e della decolonizzazione declinato anche come problema di asimmetria di genere fa parte integrante dei nostri punti fondanti (come si evince dai nostri <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2020/decolonizzare-il-pensiero-e-la-ricerca-in-sardegna/" target="_blank" rel="noopener nofollow ugc">documenti fondativi</a>). Un richiamo ad una maggiore attenzione, comunque, non fa mai male.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Rita Cannas		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/09/27/la-mezza-mattina-dei-morti-viventi/#comment-1086</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rita Cannas]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 11:33:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4625#comment-1086</guid>

					<description><![CDATA[Omar, grazie della tua riflessione.
Scrivo senza essere stata presente all’evento per il quale non avrei avuto titolo per partecipare, essendo solo un’elettrice indipendentista (gli elettori non sono una platea da considerare per questo mondo indipendentista) e non avendo “clan” di riferimento all’interno, se non una simpatia esplicita per Sardegna Possibile che, ancora oggi, marca la differenza con le altre sigle presenti all’evento, ma purtroppo è accomunata ad esse per lo scarso peso elettorale.
Concordo con la tua analisi sui morti viventi, in particolare con questa affermazione: “Ostinarsi a considerare le sigle e i clan indipendentisti, tutti, indistintamente, come qualcosa di realmente esistente, vitale, rappresentativo, è un intento magari anche generoso ed ecumenico, ma inutile, se non dannoso.” E vado oltre a connotare i morti viventi.
Ho osservato il palco, le prime file e la platea nel suo complesso attraverso le foto e ho notato ciò che vado dicendo da tempo: l’indipendentismo è un mondo di uomini, di protagonismo essenzialmente maschile alla stessa stregua del mondo dipendentista che allarga i gomiti sulle donne. Non è una novità in politica come nella società ma fa particolarmente male che in un movimento variegato di autodeterminazione la questione della disparità di genere sia così lampante. Quale autodeterminazione dei popoli può fondarsi su contributi prevalenti di un solo genere? Mi si dirà che “ha pure parlato Tizia”, “che c’era pure Caia a fare le foto con Puidgemont”. Qui conta non quell’ “anche”, ma “al pari di”. E conta pure il colpo d’occhio, come lo diamo sui sei direttori di facoltà tutti uomini, come lo rileviamo per i convegni sulla violenza di uomini sulle donne tenuti da soli uomini, come lo notiamo nella delegazione tutta al testosterone di una componente politica in consultazione governativa. Non si tratta di mettere figuranti donne nel palco o nelle prime file, ma di favorire un serio e profondo processo di emersione del protagonismo femminile e di restituirlo anche visivamente, con regole del tipo che nel palco ci stanno donne di rilievo e non solo uomini; se ci sono due delegati per formazione all’evento che siano una donna e un uomo, non solo uomini. E vale anche per Filosofia de logu, sia chiaro, perché io fatico a credere che non ci siano donne in grado di contribuire in tema di autodeterminazione o decolonizzazione del pensiero e della pratica. Tra le tante cose che hai segnalato dei morti viventi aggiungo che erano maschi morti viventi.
Senza il fattivo contributo femminile, l’autodeterminazione è una scatola vuota.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Omar, grazie della tua riflessione.<br />
Scrivo senza essere stata presente all’evento per il quale non avrei avuto titolo per partecipare, essendo solo un’elettrice indipendentista (gli elettori non sono una platea da considerare per questo mondo indipendentista) e non avendo “clan” di riferimento all’interno, se non una simpatia esplicita per Sardegna Possibile che, ancora oggi, marca la differenza con le altre sigle presenti all’evento, ma purtroppo è accomunata ad esse per lo scarso peso elettorale.<br />
Concordo con la tua analisi sui morti viventi, in particolare con questa affermazione: “Ostinarsi a considerare le sigle e i clan indipendentisti, tutti, indistintamente, come qualcosa di realmente esistente, vitale, rappresentativo, è un intento magari anche generoso ed ecumenico, ma inutile, se non dannoso.” E vado oltre a connotare i morti viventi.<br />
Ho osservato il palco, le prime file e la platea nel suo complesso attraverso le foto e ho notato ciò che vado dicendo da tempo: l’indipendentismo è un mondo di uomini, di protagonismo essenzialmente maschile alla stessa stregua del mondo dipendentista che allarga i gomiti sulle donne. Non è una novità in politica come nella società ma fa particolarmente male che in un movimento variegato di autodeterminazione la questione della disparità di genere sia così lampante. Quale autodeterminazione dei popoli può fondarsi su contributi prevalenti di un solo genere? Mi si dirà che “ha pure parlato Tizia”, “che c’era pure Caia a fare le foto con Puidgemont”. Qui conta non quell’ “anche”, ma “al pari di”. E conta pure il colpo d’occhio, come lo diamo sui sei direttori di facoltà tutti uomini, come lo rileviamo per i convegni sulla violenza di uomini sulle donne tenuti da soli uomini, come lo notiamo nella delegazione tutta al testosterone di una componente politica in consultazione governativa. Non si tratta di mettere figuranti donne nel palco o nelle prime file, ma di favorire un serio e profondo processo di emersione del protagonismo femminile e di restituirlo anche visivamente, con regole del tipo che nel palco ci stanno donne di rilievo e non solo uomini; se ci sono due delegati per formazione all’evento che siano una donna e un uomo, non solo uomini. E vale anche per Filosofia de logu, sia chiaro, perché io fatico a credere che non ci siano donne in grado di contribuire in tema di autodeterminazione o decolonizzazione del pensiero e della pratica. Tra le tante cose che hai segnalato dei morti viventi aggiungo che erano maschi morti viventi.<br />
Senza il fattivo contributo femminile, l’autodeterminazione è una scatola vuota.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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