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	Commenti a: Informazione e propaganda in Sardegna: l&#8217;emergenza covid-19 e una discussione necessaria	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Mon, 27 Apr 2020 13:20:34 +0000</lastBuildDate>
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		<title>
		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2020/04/26/informazione-e-propaganda-in-sardegna-lemergenza-covid-19-e-una-discussione-necessaria/#comment-644</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 13:20:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2020/04/26/informazione-e-propaganda-in-sardegna-lemergenza-covid-19-e-una-discussione-necessaria/#comment-643&quot;&gt;Edoardo&lt;/a&gt;.

Concordo largamente. I due punti finali sono all&#039;ordine del giorno di un discorso più generale, che del resto io stesso ho sollevato più di una volta, qui si SardegnaMondo e altrove. Oggi mi pare che si stia andando in una direzione più virtuosa, da questo punto di vista. Le tentazioni egemoniche sono molto indebolite e si sta prendendo atto di una pluralità che sarebbe vano e anche sbagliato tentare di ridurre a una unità forzosa. Si è constatato che i leaderismi, i personalismi e i tentativi di fare carriera sfruttando i meccanismi stessi dell&#039;apparato di potere dominante sono solo dannosi. Si sta anche attuando, con ritardo forse, una saldatura tra i temi sociali e la questione &quot;coloniale&quot;, tra la sfera degli interessi materiali e della lotta di classe con la battaglia ambientalista e le rivendicazioni di autodeterminazione democratica. Secondo me è un percorso necessario. Chiaramente, la questione degli organi di informazione, che poi si lega anche a un uso più consapevole delle piattaforme social e della Rete in generale, ne fa parte a pieno titolo. Vedremo se ci sarà un salto di qualità. 

Ne approfitto per ricordare che il primo maggio, alle 18, in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di Caminera noa, ci sarà un dibattito su questi temi e dentro questa dinamica di aggregazione. Ci sarò anche io. Sarà giusto una tappa interlocutoria, ma l&#039;auspicio è che questi incontri si moltiplichino e assumano anche un carattere progettuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/04/26/informazione-e-propaganda-in-sardegna-lemergenza-covid-19-e-una-discussione-necessaria/#comment-643">Edoardo</a>.</p>
<p>Concordo largamente. I due punti finali sono all&#8217;ordine del giorno di un discorso più generale, che del resto io stesso ho sollevato più di una volta, qui si SardegnaMondo e altrove. Oggi mi pare che si stia andando in una direzione più virtuosa, da questo punto di vista. Le tentazioni egemoniche sono molto indebolite e si sta prendendo atto di una pluralità che sarebbe vano e anche sbagliato tentare di ridurre a una unità forzosa. Si è constatato che i leaderismi, i personalismi e i tentativi di fare carriera sfruttando i meccanismi stessi dell&#8217;apparato di potere dominante sono solo dannosi. Si sta anche attuando, con ritardo forse, una saldatura tra i temi sociali e la questione &#8220;coloniale&#8221;, tra la sfera degli interessi materiali e della lotta di classe con la battaglia ambientalista e le rivendicazioni di autodeterminazione democratica. Secondo me è un percorso necessario. Chiaramente, la questione degli organi di informazione, che poi si lega anche a un uso più consapevole delle piattaforme social e della Rete in generale, ne fa parte a pieno titolo. Vedremo se ci sarà un salto di qualità. </p>
<p>Ne approfitto per ricordare che il primo maggio, alle 18, in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di Caminera noa, ci sarà un dibattito su questi temi e dentro questa dinamica di aggregazione. Ci sarò anche io. Sarà giusto una tappa interlocutoria, ma l&#8217;auspicio è che questi incontri si moltiplichino e assumano anche un carattere progettuale.</p>
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		<title>
		Di: Edoardo		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2020/04/26/informazione-e-propaganda-in-sardegna-lemergenza-covid-19-e-una-discussione-necessaria/#comment-643</link>

		<dc:creator><![CDATA[Edoardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 10:05:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buongiorno, sono Edoardo dell&#039;osservatorio sui media di ASCE Sardegna, abbiamo comunicato in qualche maniera per il tramite di Wolf Bukowski a gennaio.
La discussione sulla ricostruzione di un sistema mediatico indipendente e plurale è quanto mai necessaria, per noi è al centro dell&#039;attenzione da quando esiste il progetto.

Un paio di spunti dall&#039;articolo.
Le leggi di finanziamento, con appositi bandi annuali, esistono:
per le testate online:
https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=82737
per la produzione di contenuti nelle cosiddette &quot;lingue di minoranza&quot; (sic)
https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=83190
per le emittenti televisive locali
https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=83999
per le emittenti radiofoniche locali
https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=80414
per &quot;il miglioramento del servizio nel settore della distribuzione dei giornali, a favore delle aziende editrici di editoria periodica&quot;
https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=80482

Ci sono molti soldi in ballo, e la sopravvivenza di più di un&#039;azienda. Guardando i contributi, si può notare che la testata online che ottiene il maggiore contributo è proprio Sardiniapost (il contributo è molto parziale, quindi ovviamente avere un editore forte dietro consente maggiore richiesta di fondi). 

Probabilmente la questione degli spot istituzionali è più forte per le televisioni e le radio, che in ogni caso godono anche di contributi maggiori (in senso assoluto per le tv, in senso relativo per le radio).

Ovvio che nella politica locale sarda, il travisamento dei diritti come concessioni è una tipica forma di costruzione del consenso. Ovvio che la minaccia di una decurtazione dei contributi in finanziaria basterebbe di per sé a mettere in difficoltà la maggior parte di queste aziende.

Ma la quiescenza delle maggiori testate verso la politica della Giunta non si esaurisce nella mera causa-effetto tra la politica dei contributi e i bilanci delle aziende editoriali. Ci sono relazioni di potere indipendenti da questi passaggi di denaro, quantomeno tra i principali gruppi editoriali e la Regione (L&#039;Unione-Videolina, DBinformation per La Nuova, Onorato per Sardiniapost, l&#039;editoria filo-FdI di Quotidiano.net che edita Casteddu Online), e ci sono le particolari idiosincrasie culturali dell&#039;ambiente sociale della redazione (molto forti nella redazione sassarese de La Nuova, per esempio), più le costrizioni di un lavoro di redazione ridotto all&#039;osso, sempre più impostato sulla riproposizione di contenuti confezionati da altri, che sulla produzione indipendente. 

Credo che per quanto riguarda l&#039;espressione di una opinione pubblica di opposizione sistemica all&#039;ordine esistente, contrapposta alla costituzione materiale del sistema in cui viviamo, occorra interrogarsi su delle premesse più profonde:

1) la necessità di una unità delle forze. Stiamo dicendo le stesse cose in 2000, ognuno per una platea di 100 (se va bene). Occorre mettere su una massa critica, e per farlo occorre una cultura del dialogo, della comunità come pluralità, del riconoscimento reciproco che negli anni è venuta meno, e continua a diminuire, e della organizzazione;

2) occorre ricostruire la serietà nell&#039;impegno collettivo. 100 anni fa operai sull&#039;orlo della sussistenza riuscivano a mantenere in piedi decine di giornali autotassandosi, oggi invece la generalità del gratuito e dell&#039;informale regna indiscussa, oltre alla diffidenza reciproca figlia di un paradossale élitarismo di massa, cosicché non si riesce ad avere un organo di informazione forte e compiuto per diffondere il punto di vista situato delle classi subalterne, o delle forze politico-sociali alternative, su basi professionali (intese come dedizione a tempo pieno di competenze già peraltro presenti, non come imbalsamazione dentro un ruolo autoimposto, come purtroppo si intende spesso). Questa è una questione personale e comunitaria di priorità e capacità organizzative, non tanto di soldi che mancano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno, sono Edoardo dell&#8217;osservatorio sui media di ASCE Sardegna, abbiamo comunicato in qualche maniera per il tramite di Wolf Bukowski a gennaio.<br />
La discussione sulla ricostruzione di un sistema mediatico indipendente e plurale è quanto mai necessaria, per noi è al centro dell&#8217;attenzione da quando esiste il progetto.</p>
<p>Un paio di spunti dall&#8217;articolo.<br />
Le leggi di finanziamento, con appositi bandi annuali, esistono:<br />
per le testate online:<br />
<a href="https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=82737" rel="nofollow ugc">https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=82737</a><br />
per la produzione di contenuti nelle cosiddette &#8220;lingue di minoranza&#8221; (sic)<br />
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per le emittenti televisive locali<br />
<a href="https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=83999" rel="nofollow ugc">https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=83999</a><br />
per le emittenti radiofoniche locali<br />
<a href="https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=80414" rel="nofollow ugc">https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=80414</a><br />
per &#8220;il miglioramento del servizio nel settore della distribuzione dei giornali, a favore delle aziende editrici di editoria periodica&#8221;<br />
<a href="https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=80482" rel="nofollow ugc">https://www.regione.sardegna.it/j/v/2644?s=1&#038;v=9&#038;c=389&#038;c1=1346&#038;id=80482</a></p>
<p>Ci sono molti soldi in ballo, e la sopravvivenza di più di un&#8217;azienda. Guardando i contributi, si può notare che la testata online che ottiene il maggiore contributo è proprio Sardiniapost (il contributo è molto parziale, quindi ovviamente avere un editore forte dietro consente maggiore richiesta di fondi). </p>
<p>Probabilmente la questione degli spot istituzionali è più forte per le televisioni e le radio, che in ogni caso godono anche di contributi maggiori (in senso assoluto per le tv, in senso relativo per le radio).</p>
<p>Ovvio che nella politica locale sarda, il travisamento dei diritti come concessioni è una tipica forma di costruzione del consenso. Ovvio che la minaccia di una decurtazione dei contributi in finanziaria basterebbe di per sé a mettere in difficoltà la maggior parte di queste aziende.</p>
<p>Ma la quiescenza delle maggiori testate verso la politica della Giunta non si esaurisce nella mera causa-effetto tra la politica dei contributi e i bilanci delle aziende editoriali. Ci sono relazioni di potere indipendenti da questi passaggi di denaro, quantomeno tra i principali gruppi editoriali e la Regione (L&#8217;Unione-Videolina, DBinformation per La Nuova, Onorato per Sardiniapost, l&#8217;editoria filo-FdI di Quotidiano.net che edita Casteddu Online), e ci sono le particolari idiosincrasie culturali dell&#8217;ambiente sociale della redazione (molto forti nella redazione sassarese de La Nuova, per esempio), più le costrizioni di un lavoro di redazione ridotto all&#8217;osso, sempre più impostato sulla riproposizione di contenuti confezionati da altri, che sulla produzione indipendente. </p>
<p>Credo che per quanto riguarda l&#8217;espressione di una opinione pubblica di opposizione sistemica all&#8217;ordine esistente, contrapposta alla costituzione materiale del sistema in cui viviamo, occorra interrogarsi su delle premesse più profonde:</p>
<p>1) la necessità di una unità delle forze. Stiamo dicendo le stesse cose in 2000, ognuno per una platea di 100 (se va bene). Occorre mettere su una massa critica, e per farlo occorre una cultura del dialogo, della comunità come pluralità, del riconoscimento reciproco che negli anni è venuta meno, e continua a diminuire, e della organizzazione;</p>
<p>2) occorre ricostruire la serietà nell&#8217;impegno collettivo. 100 anni fa operai sull&#8217;orlo della sussistenza riuscivano a mantenere in piedi decine di giornali autotassandosi, oggi invece la generalità del gratuito e dell&#8217;informale regna indiscussa, oltre alla diffidenza reciproca figlia di un paradossale élitarismo di massa, cosicché non si riesce ad avere un organo di informazione forte e compiuto per diffondere il punto di vista situato delle classi subalterne, o delle forze politico-sociali alternative, su basi professionali (intese come dedizione a tempo pieno di competenze già peraltro presenti, non come imbalsamazione dentro un ruolo autoimposto, come purtroppo si intende spesso). Questa è una questione personale e comunitaria di priorità e capacità organizzative, non tanto di soldi che mancano.</p>
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