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	Commenti a: Trasporti, diritti ed estinzione programmata	</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Sun, 06 Dec 2015 13:22:08 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Omar Onnis		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2015/12/03/trasporti-diritti-ed-estinzione-programmata/#comment-220</link>

		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2015 13:22:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://sardegnamondo.eu/2015/12/03/trasporti-diritti-ed-estinzione-programmata/#comment-219&quot;&gt;Francesco Masia&lt;/a&gt;.

Sono tante questioni, Francesco, non una sola.
Non so, provo a risponderti per punti, non in ordine.

1) La questione indipendentisti sì, indipendentisti no è un falso problema e a me non interessa per niente. Non è questo il piano su cui si può discutere di politica sarda. E non ha alcuna rilevanza pratica, politica e tanto meno storica che le poche e sparute organizzazioni indipendentiste esistenti - la cui ragion d&#039;essere ormai sfugge ai più, persino tra molti indipendentisti - si uniscano oppure no. Lasciamo perdere questa faccenda, dunque. Altra cosa è la questione della nostra autodeterminazione, che però esula dal destino degli indipendentisti e attiene alla sorte della Sardegna e dei sardi nel loro insieme.

2) La politica sarda fa schifo perché è selezionata e tenuta lì in quanto fa schifo. Tu dici: possibile che tra tutte le forze che stanno in consiglio regionale non si salvi nessuno? Ma è una domanda mal posta. Che ci siano alcuni singoli che si salvano, &lt;em&gt;soggettivamente&lt;/em&gt;, non ha alcuna importanza. Il problema è che &lt;em&gt;oggettivamente&lt;/em&gt; il nostro consiglio regionale non rappresenta interessi generali dei sardi e nemmeno interessi di classe, di settore, gli interessi di qualche esteso gruppo sociale. Questo sarebbe normale e fisiologico, ma a noi manca. Chi siede oggi in consiglio regionale ha come unico scopo la propria autoperpetuazione e a tal scopo deve necessariamente garantire, a chi ha il potere di metterli lì, la più ferrea fedeltà. Stiamo parlando di assetti di potere e di interessi del tutto specifici, parziali, quasi sempre in contraddizione con interessi più generali. La mediocrità della classe politica sarda non è un esito casuale e non ha nemmeno a che fare con una pretesa tara atavica dei sardi nel loro complesso, bensì è un effetto storico di cause a loro volta storiche, concrete, piuttosto ben individuabili. 
Cos&#039;è che si dovrebbe appoggiare di buono di quanto fatto finora dal consiglio e dalla giunta regionale? Ti assicuro che seguo con attenzione la politica sarda e sinceramente fino ad oggi non c&#039;è stato un solo tema, un solo ambito che sia stato toccato in modo serio, disinteressato, lungimirante, nell&#039;interesse dei sardi. Nemmeno uno. Energia, industria, trasporti, scuola, spettacolo, amministrazione locale, territorio e sua salvaguardia, spopolamento... Su tutto questo la politica ha detto molto e fatto anche qualcosa, ma sempre in modo o improvvisato, o balbettante, o pasticciato o dannoso. Guardo con curiosità al lavoro dell&#039;assessore alla sanità, che mi sembra uno dei pochi che soggettivamente si salvino, ma anche lì vedo che non si parte mai dal rispondere al quesito principale, che è la salute delle persone. Si parla di tagli agli sprechi (da quanti anni se ne parla?), di razionalizzazioni, di adeguamento delle strutture allo spopolamento in corso, ma non viene minimamente affrontato il problema alla sua radice. E le manovre dei soliti marpioni della sanità sarda (i nomi sono abbastanza noti) proseguono. Dimmi tu se questo quadro non è a dir poco sconfortante. 

3) La Sardegna fa parte del meridione dell&#039;Europa, non certo o solo di quello d&#039;Italia. E l&#039;Italia tutta fa parte di questo meridione europeo. L&#039;andamento della crisi globale ha il suo peso, ma sarebbe sciocco non riconoscere il peso che le decisioni politiche a livello locale hanno avuto e hanno ancora sulla distribuzione del peso di questa crisi. L&#039;Europa è succube del modello tardo-capitalista e troppo tributaria alla politica estera USA, non c&#039;è chi non lo veda. Ma naturalmente non ovunque gli effetti sono i medesimi. Perché? Perché in alcuni posti esiste una vera classe dirigente e nel tempo sono state allestite strutture socio-politiche e basi economche forti, sane, in grado di rispondere virtuosamente alle forze storiche in gioco. L&#039;Italia non è tra questi luoghi. L&#039;Italia purtroppo è un agglomerato disordinato di territori, spazi, culture, forme di relazione economica, ecc. tenuta insieme malamente, grazie alla solita, stantia ideologia patriottarda, da una classe dominante miope e rapace, nonché da concentrazioni di interessi esterni che, per i propri fini, hanno bisogno che esista lo stato italiano così com&#039;è. La Sardegna è una porzione marginale e tributaria di questo accrocchio storico, senza peso né soggettività. Che cosa ne abbiamo guadagnato è sotto gli occhi di tutti. 

Io non so cosa altro si possa fare in questo momento se non resistere, mantenere vivo il senso critico, avere sempre davanti la differenza tra il giusto e l&#039;ingiusto, salvaguardare la propria dignità, diffondere anticorpi civili, fare uno sforzo di riappropriazione di una dimensione storica collettiva diversa, più sana, meno autocolonizzata, più responsabile, tenere in vita le reti di relazioni vitali e feconde di cui disponiamo. Per ora è così. Nel frattempo spero maturino forze economiche, sociali e civili in grado di dare le risposte di cui avremo bisogno entro la prossima generazione, non di più, o la vedo davvero brutta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/12/03/trasporti-diritti-ed-estinzione-programmata/#comment-219">Francesco Masia</a>.</p>
<p>Sono tante questioni, Francesco, non una sola.<br />
Non so, provo a risponderti per punti, non in ordine.</p>
<p>1) La questione indipendentisti sì, indipendentisti no è un falso problema e a me non interessa per niente. Non è questo il piano su cui si può discutere di politica sarda. E non ha alcuna rilevanza pratica, politica e tanto meno storica che le poche e sparute organizzazioni indipendentiste esistenti &#8211; la cui ragion d&#8217;essere ormai sfugge ai più, persino tra molti indipendentisti &#8211; si uniscano oppure no. Lasciamo perdere questa faccenda, dunque. Altra cosa è la questione della nostra autodeterminazione, che però esula dal destino degli indipendentisti e attiene alla sorte della Sardegna e dei sardi nel loro insieme.</p>
<p>2) La politica sarda fa schifo perché è selezionata e tenuta lì in quanto fa schifo. Tu dici: possibile che tra tutte le forze che stanno in consiglio regionale non si salvi nessuno? Ma è una domanda mal posta. Che ci siano alcuni singoli che si salvano, <em>soggettivamente</em>, non ha alcuna importanza. Il problema è che <em>oggettivamente</em> il nostro consiglio regionale non rappresenta interessi generali dei sardi e nemmeno interessi di classe, di settore, gli interessi di qualche esteso gruppo sociale. Questo sarebbe normale e fisiologico, ma a noi manca. Chi siede oggi in consiglio regionale ha come unico scopo la propria autoperpetuazione e a tal scopo deve necessariamente garantire, a chi ha il potere di metterli lì, la più ferrea fedeltà. Stiamo parlando di assetti di potere e di interessi del tutto specifici, parziali, quasi sempre in contraddizione con interessi più generali. La mediocrità della classe politica sarda non è un esito casuale e non ha nemmeno a che fare con una pretesa tara atavica dei sardi nel loro complesso, bensì è un effetto storico di cause a loro volta storiche, concrete, piuttosto ben individuabili.<br />
Cos&#8217;è che si dovrebbe appoggiare di buono di quanto fatto finora dal consiglio e dalla giunta regionale? Ti assicuro che seguo con attenzione la politica sarda e sinceramente fino ad oggi non c&#8217;è stato un solo tema, un solo ambito che sia stato toccato in modo serio, disinteressato, lungimirante, nell&#8217;interesse dei sardi. Nemmeno uno. Energia, industria, trasporti, scuola, spettacolo, amministrazione locale, territorio e sua salvaguardia, spopolamento&#8230; Su tutto questo la politica ha detto molto e fatto anche qualcosa, ma sempre in modo o improvvisato, o balbettante, o pasticciato o dannoso. Guardo con curiosità al lavoro dell&#8217;assessore alla sanità, che mi sembra uno dei pochi che soggettivamente si salvino, ma anche lì vedo che non si parte mai dal rispondere al quesito principale, che è la salute delle persone. Si parla di tagli agli sprechi (da quanti anni se ne parla?), di razionalizzazioni, di adeguamento delle strutture allo spopolamento in corso, ma non viene minimamente affrontato il problema alla sua radice. E le manovre dei soliti marpioni della sanità sarda (i nomi sono abbastanza noti) proseguono. Dimmi tu se questo quadro non è a dir poco sconfortante. </p>
<p>3) La Sardegna fa parte del meridione dell&#8217;Europa, non certo o solo di quello d&#8217;Italia. E l&#8217;Italia tutta fa parte di questo meridione europeo. L&#8217;andamento della crisi globale ha il suo peso, ma sarebbe sciocco non riconoscere il peso che le decisioni politiche a livello locale hanno avuto e hanno ancora sulla distribuzione del peso di questa crisi. L&#8217;Europa è succube del modello tardo-capitalista e troppo tributaria alla politica estera USA, non c&#8217;è chi non lo veda. Ma naturalmente non ovunque gli effetti sono i medesimi. Perché? Perché in alcuni posti esiste una vera classe dirigente e nel tempo sono state allestite strutture socio-politiche e basi economche forti, sane, in grado di rispondere virtuosamente alle forze storiche in gioco. L&#8217;Italia non è tra questi luoghi. L&#8217;Italia purtroppo è un agglomerato disordinato di territori, spazi, culture, forme di relazione economica, ecc. tenuta insieme malamente, grazie alla solita, stantia ideologia patriottarda, da una classe dominante miope e rapace, nonché da concentrazioni di interessi esterni che, per i propri fini, hanno bisogno che esista lo stato italiano così com&#8217;è. La Sardegna è una porzione marginale e tributaria di questo accrocchio storico, senza peso né soggettività. Che cosa ne abbiamo guadagnato è sotto gli occhi di tutti. </p>
<p>Io non so cosa altro si possa fare in questo momento se non resistere, mantenere vivo il senso critico, avere sempre davanti la differenza tra il giusto e l&#8217;ingiusto, salvaguardare la propria dignità, diffondere anticorpi civili, fare uno sforzo di riappropriazione di una dimensione storica collettiva diversa, più sana, meno autocolonizzata, più responsabile, tenere in vita le reti di relazioni vitali e feconde di cui disponiamo. Per ora è così. Nel frattempo spero maturino forze economiche, sociali e civili in grado di dare le risposte di cui avremo bisogno entro la prossima generazione, non di più, o la vedo davvero brutta.</p>
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		Di: Francesco Masia		</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2015/12/03/trasporti-diritti-ed-estinzione-programmata/#comment-219</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco Masia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2015 10:33:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Omar, confidando (con qualche sforzo) che discutere qui sia utile, soprattutto discutere muovendo ora dalle osservazioni che posso muoverti io, mi impegno a scriverti.
Nel quadro generale, generalissimo, la Sardegna precipita con l&#039;Italia tutta in questa crisi economica che chiamiamo, a volte, mondiale, ma che è anzitutto europea e in particolare dell&#039;Europa meridionale, cioè colpisce anzitutto quelle economie &quot;occidentali&quot; meno avanzate, meno solide, più assistite. Abbiamo ancora meravigliose tutele, lo stato sociale, che molti credono diritti intangibili, ma sono già solo sulla carta, sacrificate dalla ineluttabile assenza di finanziamenti, dal dover fare senza risorse aggiuntive, quindi minacciate da necessarie riforme che devono proporsi di negare anche formalmente quanto già viene negato, concretamente, dal portafoglio. In questo quadro, che direi di inevitabile arretramento delle tutele sociali a fronte di una concorrenza ormai irrifiutabile sui mercati mondiali con economie che producono a costi bassissimi perché lo stato sociale non solo non lo devono garantire, ma proprio non lo conoscono, in questo quadro, dicevo, chi è chiamato a governare nel meridione europeo non può che tentare di gestire questo arretramento, mirando al minimo di disordini sociali e alla salvaguardia, comunque, nonostante i ritocchi, del patto sociale.
Per quanto ti dispiaccia considerare la Sardegna insieme al &quot;Mezzogiorno&quot; d&#039;Italia, sul piano degli effetti che risentiamo di questa crisi (oltre che, a monte, sul piano di altre caratteristiche economiche) noi siamo lì.
E, venendo così al nostro particolare, vorrei dirti che mi sembra ingeneroso (massimalista?) sparare sulla ignavia di tutti i politici regionali, indistantamente, come se noi sbagliassimo sempre a votarli, perché teniamo fuori i migliori (complice, certo, la nostra legge elettorale) o perché i migliori nemmeno li sappiamo portare a candidarsi. Ecco, questo sparare contro tutti non ti sembra, a ben vedere, forse, una di quelle generalizzazioni tossiche, da sardi debilitati (magari anche in parte esatta, come in parte possono esserlo allora pure le altre)? Possibile che in consiglio regionale (non oserò proporti di guardare anche nella Giunta) non ci sia nessuno che cerchi di agire negli interessi della Sardegna? E non riconoscerlo, non evidenziarlo e non sostenerlo, non finisce (pure questo) per affossarlo, anche concretamente, insieme a tutti gli altri? Da dove potrebbe saltar fuori, insomma, la salvifica dignità del popolo sardo? Sempre e solo, volta a volta, dal prossimo voto regionale agli indipendentisti uniti?
È un discorso, come vedi, che non guarda affatto al particolare della vicenda Ryan Air da cui ha solo mosso il tuo articolo, perché quanto a quello quel che ho capito da qualcuno che ne capisce illumina anzitutto sul pressapochismo e la superficialità, a catena, a partire dai nostri quadri tecnici più periferici, che non si interfacciano minimamente quanto dovrebbero con le istituzioni europee (continuiamo, d&#039;altronde, a far espatriare i nostri laureati e questi aspetti difficilmente miglioreranno). Come evitare che il cane, mangiatasi tutta la coda, inizi a mordersi (sempre meno dignitosamente) anche il posteriore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Omar, confidando (con qualche sforzo) che discutere qui sia utile, soprattutto discutere muovendo ora dalle osservazioni che posso muoverti io, mi impegno a scriverti.<br />
Nel quadro generale, generalissimo, la Sardegna precipita con l&#8217;Italia tutta in questa crisi economica che chiamiamo, a volte, mondiale, ma che è anzitutto europea e in particolare dell&#8217;Europa meridionale, cioè colpisce anzitutto quelle economie &#8220;occidentali&#8221; meno avanzate, meno solide, più assistite. Abbiamo ancora meravigliose tutele, lo stato sociale, che molti credono diritti intangibili, ma sono già solo sulla carta, sacrificate dalla ineluttabile assenza di finanziamenti, dal dover fare senza risorse aggiuntive, quindi minacciate da necessarie riforme che devono proporsi di negare anche formalmente quanto già viene negato, concretamente, dal portafoglio. In questo quadro, che direi di inevitabile arretramento delle tutele sociali a fronte di una concorrenza ormai irrifiutabile sui mercati mondiali con economie che producono a costi bassissimi perché lo stato sociale non solo non lo devono garantire, ma proprio non lo conoscono, in questo quadro, dicevo, chi è chiamato a governare nel meridione europeo non può che tentare di gestire questo arretramento, mirando al minimo di disordini sociali e alla salvaguardia, comunque, nonostante i ritocchi, del patto sociale.<br />
Per quanto ti dispiaccia considerare la Sardegna insieme al &#8220;Mezzogiorno&#8221; d&#8217;Italia, sul piano degli effetti che risentiamo di questa crisi (oltre che, a monte, sul piano di altre caratteristiche economiche) noi siamo lì.<br />
E, venendo così al nostro particolare, vorrei dirti che mi sembra ingeneroso (massimalista?) sparare sulla ignavia di tutti i politici regionali, indistantamente, come se noi sbagliassimo sempre a votarli, perché teniamo fuori i migliori (complice, certo, la nostra legge elettorale) o perché i migliori nemmeno li sappiamo portare a candidarsi. Ecco, questo sparare contro tutti non ti sembra, a ben vedere, forse, una di quelle generalizzazioni tossiche, da sardi debilitati (magari anche in parte esatta, come in parte possono esserlo allora pure le altre)? Possibile che in consiglio regionale (non oserò proporti di guardare anche nella Giunta) non ci sia nessuno che cerchi di agire negli interessi della Sardegna? E non riconoscerlo, non evidenziarlo e non sostenerlo, non finisce (pure questo) per affossarlo, anche concretamente, insieme a tutti gli altri? Da dove potrebbe saltar fuori, insomma, la salvifica dignità del popolo sardo? Sempre e solo, volta a volta, dal prossimo voto regionale agli indipendentisti uniti?<br />
È un discorso, come vedi, che non guarda affatto al particolare della vicenda Ryan Air da cui ha solo mosso il tuo articolo, perché quanto a quello quel che ho capito da qualcuno che ne capisce illumina anzitutto sul pressapochismo e la superficialità, a catena, a partire dai nostri quadri tecnici più periferici, che non si interfacciano minimamente quanto dovrebbero con le istituzioni europee (continuiamo, d&#8217;altronde, a far espatriare i nostri laureati e questi aspetti difficilmente miglioreranno). Come evitare che il cane, mangiatasi tutta la coda, inizi a mordersi (sempre meno dignitosamente) anche il posteriore?</p>
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