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	<title>Unione Europea Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>La discriminante democratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 17:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto....</p>
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<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto. Esempio massimo di questo dissenso è la guerra in Ucraina. Le ragioni sono diverse, ma c&#8217;è un elemento che emerge come dirimente.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi critica in termini radicali l&#8217;ordinamento socio-politico attuale, sia sul piano dei valori e degli ideali, sia su quello degli obiettivi pratici e degli interessi da perseguire, lo fa sulla base di alcune evidenze storiche difficilmente contestabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il mondo si stesse avviando verso una concentrazione inaudita di ricchezza in mano a pochi soggetti e verso regimi politici sempre più autoritari, anche dentro le scatole formali delle democrazie di stampo occidentale, era una possibilità segnalata da molti sintomi sin da subito dopo il crollo del Muro di Berlino (e per certi versi anche da prima).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante la deriva rapace del tardo capitalismo e dei regimi politici che ne rappresentano gli interessi costituiti, in questi decenni non è emersa alcuna forza teorica, etica, organizzativa sufficientemente forte e diffusa da contrastare l&#8217;ondata anti-democratica generalizzata, nelle sua varie incarnazioni concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La riesumazione di Marx ha avuto parziale successo solo sul piano teorico, nell&#8217;analisi del funzionamento dei meccanismi economici, ma non ha fornito alcuna soluzione praticabile a livello sociale e politico. Il movimento no-global si è scontrato sia con la repressione a vario livello sia con le sue stesse contraddizioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo sviluppo del pensiero post e de-coloniale ha messo in luce le distanze epistemologiche e le diverse posture nella visione delle cose tra le porzioni di pianeta che si sono avvantaggiate dal colonialismo e dall&#8217;imperialismo e quelle che li hanno subiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I discorsi emancipativi di stampo occidentale hanno fallito miseramente nel riconoscere voce in capitolo a popolazioni che cercavano e cercano una propria capacità di agire fuori dai canoni stabiliti dalla cultura europea e nord-americana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è successo a più riprese che le organizzazioni e i movimenti di sinistra anti-globalizzazione, anti-capitalisti, pacifisti abbiano disconosciuto sistematicamente movimenti popolari di liberazione in contesti non europei solo perché non risultavano categorizzabili dentro i loro vecchi schemi interpretativi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati all&#8217;aberrazione di parteggiare per regimi terribili come quello siriano degli Assad o per quello nord-coreano, si sono etichettate come azioni eterodirette (di solito dalla CIA) rivolte popolari e movimenti di liberazione che nascevano da dinamiche locali e su richieste legittime di democrazia, solo perché ostili a qualche &#8220;nemico del mio nemico&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ostinazione ad applicare a fenomeni nuovi, in un contesto internazionale drammaticamente mutato, schemi interpretativi del passato, ha portato anche a non riuscire a comprendere movimenti popolari spuri, meticci, contraddittori ma vitali, come i &#8220;gilet gialli&#8221; francesi, o la mobilitazione italiana contro il &#8220;green pass&#8221;, o anche, in questi ultimi anni, la resistenza popolare contro la speculazione energetica in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è tanta difficoltà, nel progressismo borghese come nella militanza più radicale, a darsi conto di quel che succede partendo dai fatti, dalle relazioni tra soggetti reali, operanti nel contesto dato, piuttosto che elaborare risposte stereotipate, fondate su principi e dogmatiche largamente superate dagli eventi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina questo fenomeno ha toccato il suo culmine. Per restare in Sardegna, una parte consistente della militanza di sinistra e/o indipendentista ha sposato convintamente la causa della Federazione russa e del suo regime autoritario e oscurantista, sorvolando sulla sproporzione di forze e sulla circostanza oggettiva che la Russia ha attaccato uno stato sovrano per sottometterlo alla propria volontà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno stato sovrano che avrebbe commesso il peccato mortale di voler uscire dall&#8217;orbita dell&#8217;egemonia imperiale russa per votarsi all&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le argomentazioni usate per difendere questa posizione, aberrante sia sul piano politico sia su quello morale, sono del tutto fantasiose, basate su tesi artefatte, riprese il più delle volte pari pari dalla propaganda russa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio la questione del Donbas e le leggende sulla repressione dei russofoni (termine privo di senso, dato che tutta la popolazione ucraina era russofona, come quella sarda è italofona) fatti coincidere arbitrariamente con una presunta maggioranza di popolazione locale russofila (dato falsificato da tutte le evidenze disponibili).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oppure la natura &#8220;nazista&#8221; del governo ucraino, tesi basata sulla riscoperta a Kijv di simboli e personaggi del nazionalismo ucraino. Che, sì, fu alleato con i tedeschi nella seconda guerra mondiale, contro l&#8217;URSS, ma per ragioni storiche, non tanto ideologiche. Tant&#8217;è che la rappresentanza dell&#8217;estrema destra nel parlamento ucraino è risibile, al contrario degli aspiranti emuli di fascismo, nazismo, franchismo in molti paesi dell&#8217;UE.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati a negare apertamente l&#8217;esistenza di un popolo ucraino o se non altro del suo diritto ad essere indipendente. Il che, soprattutto da parte di indipendentisti, è paradossale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è poi l&#8217;argomento meschino della &#8220;convenienza&#8221;: all&#8217;Europa converrebbe abbandonare l&#8217;Ucraina al suo destino perché conviene di più avere buoni rapporti con la Russia, in termini utilitaristici (esattamente come avveniva fino al 2022, con la Germania in testa a questa relazione di favore).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inoltre c&#8217;è il solito feticcio della NATO ad aleggiare su tutta la faccenda. Se l&#8217;Ucraina vuole entrare nella NATO (cosa del tutto lontana dalle agende dei paesi coinvolti, in realtà) e nell&#8217;UE (accomunata, non si sa in base a cosa, alla NATO come entità malvagia da combattere) allora vuol dire che è *nostra* nemica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo non c&#8217;è la benché minima considerazione per la sorte della popolazione ucraina, in primis quella delle aree occupate dalle forze russe, sottoposte a un regime terribile in stile israeliano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa somiglianza tra gli imperialismi russo e israeliano è omessa o negata, onde non dover ridiscutere tutto l&#8217;impianto argomentativo filo-russo, a dispetto del fatto che i due regimi siano piuttosto complici e che usino metodi drammaticamente coincidenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Queste posizioni così diffuse e radicate in una militanza a cui in larga misura mi sento di appartenere, o con cui comunque condivido molte premesse e un certo orizzonte di valori, mi hanno sempre dato da pensare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A lungo mi sono interrogato, anche qui su SardegnaMondo, sulle ragioni di tale discrepanza, osservando con preoccupazione una certa deriva rosso-bruna di molto attivismo culturale e politico di sinistra e/o indipendentista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Spiegare tutto con dei cortocircuiti storici e teorici, scattati quasi pavlovianamente nel momento in cui è entrata in scena la Russia, a cui molto immaginario alternativo e radicale è legato sentimentalmente, non basta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A parte pochi esaltati, a nessuna persona con un minimo di consapevolezza politica salterebbe in mente di negare la natura autoritaria e reazionaria del regime putiniano. Di solito si afferma che nemmeno i regimi politici nostrani sono gran che, perdendo così di vista parecchie cosette molto concrete. Prevale la formula &#8220;io non sono putiniano/a, ma&#8230;&#8221;. Ed è su questo &#8220;ma&#8221; che vorrei fare luce.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché è evidente che nel mondo di oggi tutte le categorie analitiche che potevano avere senso nel corso della Guerra fredda sono ormai inservibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si agita il feticcio della NATO, in Sardegna più che altrove, quando in Sardegna la NATO ha diradato la sua presenza e il suo impatto da un pezzo e in Europa si mette apertamente in discussione l&#8217;Alleanza atlantica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si mostra di credere ancora alla contrapposizione radicale tra USA e Russia, quando è sotto gli occhi anche della persona più distratta quanto vadano d&#8217;accordo, ideologicamente oltre che umanamente, Trump e Putin (e Netanyahu), con tutto ciò che rappresentano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispetto di evidenze ormai conclamate e documentate, si fa fatica anche ad ammettere che il regime di Putin è il primo finanziatore di tutte le forze di destra del Vecchio continente, apertamente fasciste o camuffate che siano. Tutte dichiaratamente anti-europee, in quanto nazionaliste e reazionarie. E solo perché anche la stessa UE è uno dei feticci da abbattere. (Vedere persone di sinistra difendere il regime ungherese di Orban, per dire, è stato davvero deprimente.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, se si discute in astratto di valori, orizzonti teorici, prospettive storiche, con moltissime persone di sinistra e/o indipendentiste che hanno tali posizioni (ai miei occhi, aberranti), la concordanza è notevole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dove sta dunque l&#8217;inghippo? Riflettendoci, mi pare che una risposta stia nell&#8217;elemento che dà il titolo a questo post: la discriminante democratica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In gran parte della militanza di sinistra (e in questo caso indipendentisti e non indipendentisti concordano), la critica agli esiti del dominio dell&#8217;economia capitalista e delle sue rappresentazioni politiche ha da sempre comportato una critica anche alla democrazia liberale, in quanto &#8220;borghese&#8221;, strumento di dominio &#8220;di classe&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto ciò che contrasta le democrazie liberali e le loro derive anti-popolari, nonché l&#8217;imperialismo occidentale e soprattutto quello USA, è benvenuto. Poco importa che sia un male ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La legittima critica alle nostre scalcagnate e sofferenti democrazie porta molta militanza a desiderare che esse siano distrutte. Chi si prefigge di farlo, di colpo diventa un amico, o un nemico-del-mio-nemico appunto, pertanto, in quanto tale, da sostenere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ho sentito e letto a più riprese persone che definirei senza problemi &#8220;compagne&#8221; auspicare una dissoluzione anche traumatica della democrazia di stampo europeo. Addirittura è diventato lecito preferire i fascismi a qualsiasi discorso democratico liberale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La dissoluzione dell&#8217;Unione Europea è esplicitamente desiderata da molti, sia pure a volte facendo molta confusione su cosa sia l&#8217;UE, chi ci sia dentro, cosa rappresenti. Ignorando insomma la dialettica interna ai vari stati e all&#8217;UE stessa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è anche tanta attenzione ossessivo-compulsiva per le questioni geo-politiche, come se davvero la geo-politica fosse una scienza (sociale o umana, quel che volete) e non una serie di paralogismi fondati su una visione del mondo umano davvero asfittica e monodimensionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ogni volta che un analista geo-politico azzecca una previsione, se ne fa un guru, diventa subito un oracolo da interrogare. Non si trae invece la conclusione più sana e conseguenziale, ossia che di solito non ci azzeccano nulla. E però quanto piace la geo-politica alla militanza di sinistra e/o indipendentista! Piace tanto più quanto meno si ha idea dei posti e delle popolazioni di cui si blatera.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale è come se in molta sinistra e in molto indipendentismo la democrazia non fosse più una condizione necessaria. Dato che la nostra democrazia fa schifo, meglio niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io su questo punto non sono affatto d&#8217;accordo. Sono in prima fila a criticare i nostri regimi politici, sempre più votati all&#8217;autoritarismo, sempre più anti-popolari (anche e soprattutto quando dominati da forze populiste), sempre più funzionali a dinamiche di dominio planetario da parte di ristrette élite super ricche e fuori controllo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma proprio per questo io vorrei PIÙ democrazia, non meno. Più diritti sociali e civili, più decentramento, più cura dei beni comuni, più intervento pubblico (che non vuol dire necessariamente statale) su fattori economici strutturali, più autodeterminazione dei popoli, più solidarismo internazionale, più organizzazioni sovralocali, democraticamente responsabili, che affrontino le crisi globali in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;UE fa schifo? Benissimo, trasformiamola in una vera confederazione democratica di popoli liberi, pacifici e collaborativi (e, sia chiaro, non in quella schifezza padronale e oligarchica chiamata Stati Uniti d&#8217;Europa).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi attacca l&#8217;UE invece, anche da sinistra, di solito non chiarisce quale sia il proprio obiettivo. A me sembra spesso che coincida pericolosamente con quello delle destre nazionaliste e oscurantiste: un ritorno agli stati-nazione di matrice otto-novecentesca, autoritari al proprio interno e tutti in competizione tra loro all&#8217;esterno. Una vera genialata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certe porcherie le lascerei ai fascisti, più o meno palesi, che infestano lo scenario europeo (ben sostenuti da Putin e Trump, come si sa). Gli stati nazione di matrice otto-novecentesca sono un relitto storico da abbandonare al più presto. Sono una zavorra che sta facendo affondare la nave. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, ribadisco, non può essere buttata al macero la democrazia come un regime corrotto e inservibile, senza avere un&#8217;alternativa *migliore*. Ma non credo che gli stessi propugnatori della dissoluzione dell&#8217;UE o della vittoria di Putin in Ucraina, quando sono in buona fede, abbiano le idee chiare su questo punto. E lasciamo stare quelli che non sono in buona fede o che sono banalmente dei fascisti, magari sotto mentite spoglie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio un appello: possiamo almeno chiarire quali siano gli obiettivi, l&#8217;orizzonte a cui si tende? Cosa si vuole? Dove si vorrebbe andare a parare? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La discriminante democratica per quanto mi riguarda è dirimente. Non sono disposto a rinunciare alla nostra faticosa e decadente democrazia, persino in un luogo dove non si è mai realizzata compiutamente come la Sardegna, se non per qualcosa di meglio. Non certo per un qualche grande repulisti caotico, auspicabile a parole, in astratto, ma secondo me molto poco piacevole quando ci sei dentro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vediamo di intenderci almeno sui punti fondamentali, altrimenti i nostri sono discorsi irresponsabili, ipocriti o come minimo mal fondati. Poi, se è il caso, si potrà procedere assieme, nel tentativo di cambiare in meglio il mondo.</p>
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		<title>Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 19:11:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Maurizio Onnis, su S’Indipendente, sollecita una riflessione sulle opportunità che offre, sul piano politico, il momento conflittuale che stiamo vivendo. Alla base c’è un ragionamento di tipo storico che – sebbene molto semplificato, al limite del brutale – coglie un tratto vero della nostra lunga vicenda collettiva. È vero che nei momenti di maggiore crisi...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/01/11/transizione-storica-conflittuale-e-autodeterminazione-della-sardegna/">Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/01/11/transizione-storica-conflittuale-e-autodeterminazione-della-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 class="wp-block-heading"><em>Maurizio Onnis, <a href="https://www.sindipendente.com/2026/01/10/il-disordine-internazionale-come-risorsa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >su S’Indipendente</a>, sollecita una riflessione sulle opportunità che offre, sul piano politico, il momento conflittuale che stiamo vivendo. Alla base c’è un ragionamento di tipo storico che – sebbene molto semplificato, al limite del brutale – coglie un tratto vero della nostra lunga vicenda collettiva. </em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È vero che nei momenti di maggiore crisi la popolazione sarda ha sempre trovato in sé la forza e le motivazioni per reagire, spesso optando per un superamento proattivo delle sfide, assumendosi il peso della responsabilità di non cedere alla difficoltà delle circostanze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va detto che nei casi enumerati da Maurizio (che non esauriscono la casistica) esisteva una leadership consapevole o comunque in grado di cercare e magari trovare una via di superamento in avanti dei problemi. Leadership che invece in altri momenti, magari altrettanto delicati, è mancata, con la conseguenza che quelle occasioni sono andate perse. Anche nei frangenti in cui sono state fatte scelte coraggiose non sempre le cose sono andate bene. Ma – si dirà, e concordo con l’obiezione – sarebbe stato peggio non provarci nemmeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il momento storico sembra offrire le condizioni, almeno in potenza, per una accelerazione del processo di autodeterminazione in Sardegna (dando per scontato, per ora, il significato di “autodeterminazione” e il suo esito concreto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’ordine internazionale emerso dalla seconda guerra mondiale si è completamente disgregato. Era già condannato con la fine della guerra fredda, a mio avviso, e i tre decenni successivi non hanno fatto altro che martellare sui chiodi della bara del secondo dopoguerra. Pur con tutte le fasi e le contraddizioni del caso, fin dal 1989-91 era chiaro che il mondo stava correndo spedito verso un’altra epoca. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma i prodromi di questo mutamento erano già attivi da parecchio. Direi che la reazione, a tratti violenta, contro le aperture democratiche, sociali, decoloniali, promesse e in parte mantenute dalla breve &#8220;età dell’oro&#8221; (cit.) post secondo conflitto mondiale doveva già offrire spunti di riflessione robusti, a chi voleva interessarsi ai destini dell’umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’allarme – scientificamente certificato – del Club di Roma e del <em>Rapporto sui limiti della crescita</em> (a partire dal 1972) i governi occidentali risposero con l’attacco generalizzato contro i movimenti popolari, democratici, radicali, anti-capitalisti sviluppatisi nel decennio precedente, riassorbendoli o soffocandoli, finendo per imporre l’ideologia neo-liberale e l’ordine socio-economico che essa giustifica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’impegno politico diffuso, di massa, specie giovanile, si sostituirono l&#8217;eroina, il consumismo e l’edonismo egotico. Lo stesso crollo del regime sovietico fu più l’effetto della pressione consumistica occidentale, riversata su una situazione sclerotizzata e di per sé in via di putrefazione, che la conseguenza di un mutamento politico basato su forze sociali e politiche alternative.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, nonostante l’evidente vittoria delle classi ricche e del capitalismo più rapace, gli anni Novanta furono abbastanza movimentati da offrire possibilità di riflessione e anche di azione contro il nuovo ordine globale a trazione USA che sembrava ormai definitivamente garantito (la <a href="https://disf.org/libri/9788851178918" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >“fine della storia” di Francis Fukuyama</a>). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le guerre nell’ex Jugoslavia, il movimento zapatista in Messico, partito dal Chiapas, la nuova riflessione sul colonialismo dovuta tanto agli studi postcoloniali e decoloniali, quanto a eventi drammatici come il genocidio in Ruanda e altri analoghi, l’emersione e la crescita del movimento no-global: erano vicende e circostanze che smentivano l’assertività dell’egemonia ideologica occidentale, e in alcuni casi la contrastavano attivamente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche quelli potevano essere anni in cui provare ad affermare un percorso di progresso civile e sociale della Sardegna, in termini di uscita dalla dipendenza e dalla subalternità. La stessa crisi dei grandi partiti storici italiani, dovuta anch’essa alla fine della guerra fredda e agli scandali giudiziari da cui fu travolta tutta la politica italiana, era un’opportunità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In effetti, nonostante la rapida decadenza elettorale del PSdAz, uscito a pezzi dalla stagione del vento sardista (anche per proprie responsabilità), erano emerse forze nuove, di matrice indipendentista, con un seguito (sentimentale, più che elettorale) in via di espansione. La leadership di Angelo Caria, forte sul piano morale e concettuale, poteva garantire una crescita complessiva del movimento. La sua scomparsa precoce fu una perdita drammatica anche da questo punto di vista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto dello spettro politico sardo – tributario verso i gruppi di potere italiani &#8211; si riorganizzò in funzione del mantenimento del proprio status privilegiato dentro un quadro di relazioni tra Stato e Regione sempre meno democratico, sempre più apertamente coloniale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il clientelismo sistemico, i legami opachi tra comitati d’affari, clan familistici, trafficoni degli apparati statali e speculatori vari, divennero la cifra ordinaria della politica sarda. Il dibattito politico, al di là dei temi promossi dal mondo indipendentista, era ormai ridotto a chicchiericcio astratto e, nei fatti, a una competizione meramente elettoralistica tra apparati che a tutto erano interessati fuorché a gestire davvero, con strategie e obiettivi di ampio respiro, le sorti dell’isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è andato avanti il gioco fino a oggi, garantito dalla chiusura oligarchica dei partiti dominanti (ormai meri apparati di potere), dalla sempre più accentuata pressione centralistica dello stato, da una debolezza ormai cronicizzata della politica esterna al Palazzo, in primis quella indipendentista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una debolezza questa che purtroppo ha effetti che vanno al di là delle sorti soggettive dei vari protagonisti di questo ambito di impegno civile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto ciò, non abbiamo mai avuto a disposizione un’intellettualità realmente organica ai processi emancipativi che emergevano dal tessuto sociale e culturale sardo, ma perlopiù esponenti di un ceto medio desideroso di integrarsi nell’organizzazione del sapere e nel circuito intellettuale italiani, come tali passivi o addirittura complici nel processo di costante minorizzazione economica, storica, sociale, linguistica dell’isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Arrivato il nuovo millennio, nei momenti in cui sembrava che qualcosa di consistente potesse coagularsi in termini realmente alternativi all’apparato di potere coloniale dominante, quasi mai se ne è fatto tesoro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stagione della giunta Soru si è conclusa rapidamente con la normalizzazione di quel tentativo di modernizzare la macchina regionale e portare avanti una stagione di riforme reali. In quel caso l’indipendentismo – pure in crescita – non ha saputo esprimere una direzione strategica consistente e si è perso in beghe personalistiche o ha dovuto subire la reazione forte degli apparati di sicurezza statali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/02/03/eredita-ignorate-manifesto-politico-di-sardegna-possibile-2014/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">campagna politica di Sardegna Possibile nel 2013-14</a> fu prima di tutto non compresa e in parte sabotata proprio dall’ambito indipendentista. Da lì in poi è stato solo disfacimento e abbandono, con residue manifestazioni di una vitalità calante, almeno a livello di attivismo e di proposta politica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi, certo, ci sono state le mobilitazioni tematiche, in particolare quella contro l’aggressione speculativa legata alla produzione di energia. Una mobilitazione iniziata, proprio in ambito indipendentista, già negli anni 2008-9 e in quelli a seguire (basta ascoltare qualche pezzo di Dr Drer e CRC posse di quel periodo per averne conferma). La sua esplosione a partire dal 2023 è dovuta al salto di qualità dell’aggressione coloniale e in parte anche alla stessa assenza dei micro-partiti indipendentisti, con le loro pretese egemoniche e le loro fisime retoriche, le loro fissazioni lessicali e la loro postura da avanguardie illuminate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riallargando lo sguardo, già dal 2001, con i fatti del G8 di Genova e l&#8217;11 settembre negli USA (e le sue conseguenze politiche), era diventata piuttosto chiara la direzione che stava prendendo l’umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le élite dominanti non solo non mollavano la presa assicuratasi con la sconfitta del socialismo e l’imposizione del capitalismo più rapace ed estrattivo, ma ormai cominciavano a uscire allo scoperto con crescente sicumera. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’onda nera, reazionaria, oscurantista, nazionalista, anti-emancipativa, spesso di chiara matrice fascista, che oggi imperversa in molte società umane, a diverse longitudini, è solo l’ennesimo effetto di una transizione di civiltà di cui osserviamo gli esiti superficiali, a livello di cronaca, ma non possiamo valutare compiutamente i movimenti profondi e tanto meno prevedere gli sviluppi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La deriva politica complessiva di questi anni, che va prendendo i connotati di un conflitto tra imperi (da qualcuno letto e persino auspicato come &#8220;multipolarismo&#8221;), si innesta in una crisi sistemica planetaria, a cominciare da quella climatica-ambientale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna ci si ritrova dentro con nessuna possibilità di avere una voce in capitolo e in una fase di particolare fragilità socio-economica, politica, demografica. Il che mi farebbe propendere per il dissenso, rispetto alla tesi di Maurizio Onnis. Purtroppo, come già successo in altre occasioni, non è detto che dalla crisi epocale emerga necessariamente una stagione o almeno un tentativo di emancipazione collettiva della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono grandi forze in gioco e molti apparati di potere politico e/o economico non accetteranno mai di buon grado che l’isola trovi una sua via per autodeterminarsi democraticamente, a cominciare dallo stato italiano e dalle sue élite dominanti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, il contesto europeo non è mai stato così fragile, dopo la seconda guerra mondiale. Nondimeno, è anche possibile che proprio questa fragilità e l’evidente incapacità delle leadership del Vecchio continente a superarla potrebbero riaprire la partita per le istanze autodeterminazioniste europee. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che ci sono, esistono e resistono. Possono anzi diventare un fermento per un rilancio del discorso europeista su nuove basi, diverse, se non opposte, alla costruzione fondamentalmente padronale, elitaria e anti-popolare quale si è rivelata l’UE. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">UE che, tuttavia, a dispetto di quanto sostengono i nazionalisti più o meno palesi e alcune frange della sinistra più confuse che compromesse, al momento rimane l’unico labile baluardo grosso modo funzionante sia contro l’aggressività dei nuovi imperialismi oscurantisti rappresentati dalla trimurti Trump-Putin-Netanyahu, sia verso i nuovi nazionalismi interni (spesso complici o se non altro affascinati dal malvagio trio). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, sia l&#8217;oligarchia affaristica europea sia l’onda nera montante costituiscono insieme una combo esiziale (ossia mortale) per qualsiasi prospettiva autodeterminazionista democratica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante questo, cedere a pulsioni nichiliste, propendere per il caos contro l’ordine attuale delle cose (già messo a dura prova, ma dall’alto e con intenti reazionari), non fa che agevolare i peggiori scenari che nelle dichiarazioni si vorrebbero scongiurare. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo deve diventare chiaro specialmente nell’ambito sfilacciato e disorientato dell’indipendentismo sardo. Che non coincide, occorre precisarlo, con le formazioni politiche che si dichiarano indipendentiste. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stragrande maggioranza delle persone indipendentiste sarde *non* milita in alcuna formazione, spesso non ha mai fatto attivismo, ha idee piuttosto vaghe su come funzioni la politica (dato che conosce solo quella marcia delle clientele e dei capibastone locali), non ha alcuna conoscenza storica né le idee chiare su cosa sia successo in Sardegna negli ultimi trent’anni (e nemmeno prima, se è per quello), ma ha in qualche modo maturato una propensione positiva verso l’idea (vaga) dell’indipendenza, come uscita dalla condizione subalterna e colonizzata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A tal proposito sarebbe necessario un grande lavoro di formazione e educazione politica e culturale di massa. Che poi è un po’ l’obiettivo di un’associazione come <a href="https://assembleasarda.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Assemblea Natzionale Sarda</a>. Altrimenti c’è il rischio che una possibile conquista di autodeterminazione si riveli una trasformazione solo di facciata della nostra condizione storica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo più su dicevo che va precisato il significato di “autodeterminazione”, il suo contenuto storico concreto, quale esito politico reale si intenda perseguire con essa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sulla necessaria riflessione in proposito pesa però il nodo, storicamente ingarbugliato, della distanza sociale e ideologica (in senso ampio) che da tempo esiste in Sardegna tra i ceti sociali istruiti, emancipati dal ristretto ambiente della comunità locale e dei suoi rituali di socializzazione e di scambio di informazioni, e appunto le ampie porzioni di popolazione poco istruite, limitate nei propri orizzonti, esposte al bombardamento mediatico italiano (anche sui social media). È una distanza spesso anche linguistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al di là delle eccezioni, che confermano la regola, è uno dei grandi problemi della Sardegna contemporanea. Ed è un ostacolo difficile da superare. Eppure bisogna farlo, affinché si formi una qualche leadership sia intellettuale sia pragmatica scevra da pulsioni egoistiche, arriviste, autoritarie, capace di orientare e dare forma alle istanze emancipative pure esistenti nella nostra collettività umana, ma troppo spesso frustrate dalla mancanza di voce, di parole, di strategia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che tali istanze esistano lo dimostra, se ce ne fosse davvero bisogno, l’enorme mobilitazione a proposito di speculazione energetica. Un fenomeno che meriterebbe attenzione e anche studio, ma che il nostro ceto intellettuale e il nostro ceto medio (semi)istruito guardano con sospetto o con aperta ostilità, preferendo stigmatizzarlo come eterodiretto, reazionario, arretrato, ecc. ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cosa che in occasioni analoghe è quasi sempre successa negli ultimi due secoli, con conseguenze molto gravi sul tessuto civile e politico dell’isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, anche in presenza di possibili circostanze oggettivamente favorevoli a una ripresa del percorso di autodeterminazione, rimangono in piedi problemi sia, per così dire, contingenti, sia strutturali. Vanno riconosciuti, ammessi e affrontati con lucidità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conclusioni – provvisorie – che si possono trarre da questa disamina non possono essere né ottimiste né pessimiste. Nel senso che siamo nel bel mezzo di un momento storico complicato e dinamico, piuttosto aperto a diversi esiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, le forze popolari spesso smentiscono le previsioni più pessimiste che le riguardano e sfuggono facilmente alle cornici interpretative che si applicano loro dall’esterno. Le stesse leadership emergono dal bisogno del momento, anche laddove non se ne intravvedeva la possibilità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È possibile che la Sardegna si trovi a dover fare i conti con la stringente necessità di autodeterminarsi, per forza di cose potremmo dire, senza esservi preparata. È una prospettiva che ho segnalato già diversi anni fa e si sta rivelando sempre meno improbabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una delle cose da fare è mantenere saldi alcuni principi di fondo, ossia il rifiuto di qualsiasi deriva autoritaria, razzista, reazionaria, anti-democratica. Occorre far rifulgere più che mai, in questi tempi oscuri, la fiaccola della libertà e dei diritti, della solidarietà e dell’empatia (anche verso il non-umano) contro ogni tentazione di sacrificarli sull’altare di tesi dogmatiche, di fedi ideologiche fuori tempo massimo, di fedeltà verso qualche capo carismatico, del populismo, degli istinti peggiori della nostra specie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da un altro lato è indispensabile recuperare l’abitudine all’incontro fisico, l’alleanza dei corpi, la concretezza delle cose fatte insieme. E dobbiamo imparare o re-imparare a discutere senza delegittimare necessariamente chi ha un’idea anche solo vagamente diversa dalla nostra (a parte i fascisti e i razzisti, che si pongono di per sé stessi fuori da qualsiasi contesto democratico). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dobbiamo recuperare la dimensione viva, collettiva, ecosistemica, della lotta politica e del conflitto col potere costituito. Anche in termini di mobilitazione concreta, compresa la riappropriazione degli spazi fisici, con una presenza visibile e fattiva dentro le nostre comunità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E, ancora, bisogna recuperare una visione internazionalista solidale e competente. Bisogna allacciare relazioni forti e sistematiche con tutte le realtà autodeterminazioniste, democratiche, popolari almeno a livello di Europa e direi anche di sponda sud del Mediterraneo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo piano si dovrebbero proporre battaglie comuni non tanto negli scopi puntuali, ma nella loro impostazione di fondo, che deve essere necessariamente anti-egemonica, estranea al gioco delle parti tra diversi conservatorismi che dominano la scena. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio l’esempio ancora una volta della transizione energetica, su cui (apparentemente) si scontrano le due destre dominanti, quella padronale-affaristica e anti-popolare e quella reazionaria, oscurantista, populista e/o fascista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un terreno fertile su cui impostare una vasta campagna politica di ridisegno dei piani strategici europei. Si dovrebbe partire dai problemi reali di degrado ambientale e dalle loro cause, cercando soluzioni che tengano conto dalle necessità concrete delle comunità, superando e rompendo i confini dei vetusti e anti-storici stati attuali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andrebbe tenuto conto delle caratteristiche geografiche, socio-economiche, demografiche dei luoghi reali, al di là degli interessi particolari dei ceti dominanti, per rivedere radicalmente il modello di produzione e distribuzione dell’energia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Occorrerebbe riformulare gli stessi paradigmi teorici e operativi della ricerca e della realizzazione tecnologica, in un’ottica meno competitiva e decisamente più collaborativa e progressiva, a distanza dai meccanismi di estrazione di valore e di speculazione finanziaria che oggi imperversano in ogni settore. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso discorso vale per molti altri beni comuni, come l’acqua, il suolo fertile, la produzione di cibo, la salubrità ambientale, i trasporti, la gestione dei flussi migratori. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questi temi, l’autodeterminazionismo europeo, nelle sue varie articolazioni, a prescindere dagli obiettivi specifici, potrebbe/dovrebbe avere qualcosa da dire. Nel suo insieme non costituirebbe una forza così piccola e ignorabile. Ma, certo, serve che le realtà locali facciano prima di tutto un grande sforzo di consapevolezza e poi di organizzazione, per potersi connettere al livello sovra-locale in modo attivo e costruttivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detta così suona come un’utopia. Ma non sono sicuro che si tratti di una mera ipotesi speculativa. A noi, per quanto ci riguarda, spetta il compito di impostare il discorso e tradurlo in pratiche efficaci nel nostro contesto. Con la consapevolezza che tutto congiura a nostro sfavore. Non a sfavore dell’indipendentismo sardo o di questa o quella sua declinazione soggettiva, ma a sfavore della stessa sopravvivenza della collettività umana sarda come da otto millenni a questa parte è arrivata, bene o male, fin qui.</p>
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		<title>L&#8217;epoca delle crisi e il destino della Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 13:15:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Todde]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio regionale sardo]]></category>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="992" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-700x992.jpg" alt="" class="wp-image-6023" style="width:518px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-700x992.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-339x480.jpg 339w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-768x1088.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-1084x1536.jpg 1084w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-640x907.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-800x1134.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1.jpg 1445w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Il mondo si sta avviando verso un&#8217;epoca di conflitto generalizzato, in cui si impongono i peggiori istinti della nostra specie. La Vecchia Europa, orgogliosa e ottusa, rischia seriamente di subire una sorte catastrofica, in tale scenario. La nostra cara isola, colonia oltremarina dello stato italiano, arriva totalmente impreparata e priva di risorse a quest&#8217;appuntamento storico. </em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per capire il guaio in cui ci troviamo occorre esaminare due fattori decisivi: lo scenario internazionale e la qualità della politica sarda. Non sono gli unici elementi che entrano in gioco, naturalmente, ma hanno una rilevanza indubitabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dello scenario internazionale e europeo in particolare ho già scritto qualcosa. In sintesi, mi pare evidente che siamo già qualche passo dentro un periodo di conflitti su piccola, media e vasta scala e una deriva reazionaria generalizzata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quest&#8217;ultima è animata in Europa da due posizioni principali: <br /><br />&#8211; quella apertamente oscurantista e nazionalista, spalleggiata (e finanziata) dal regime putiniano, che dunque ne riceve a sua volta sostegno e spazio per la propria propaganda; una posizione vicina alle narrative e agli obiettivi di Trump e soci, ammiccante verso tutti i governi o le forze politiche di destra del mondo, ostile verso qualsiasi forma di tutela delle diversità e delle minoranze, ossessionata da miti suprematisti e da pulsioni autoritarie; in poche parole, un nuovo fascismo globale;<br /><br />&#8211; quella elitaria, oligarchica, anti-popolare, affarista, liberale per quanto riguarda i movimenti dei capitali e le possibilità di saccheggio e sfruttamento, a tratti per ciò che riguarda alcuni diritti di cittadinanza, ma pervicacemente nemica di ogni possibile alternativa politica e socio-culturale di stampo democratico, confederale, socialista, ambientalista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vale a poco rispondere che per decenni abbiamo subito le interferenze e l&#8217;egemonia politico-militare targata USA, quindi è giusto contrastarla con tutti i mezzi. È un discorso inaccettabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nell&#8217;attuale scenario europeo diverse propagande, forti e con aspirazioni egemoniche, solo apparentemente contrapposte, giocano sulla paura diffusa e sulle divisioni sociali e culturali artatamente alimentate per contendersi la supremazia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I mezzi a disposizione sono cospicui e vanno dalla disinformazione classica alle tecniche di controllo basate sul <a href="https://psicologa-chieri.it/la-teoria-del-doppio-legame/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >doppio legame</a> e altre forme di manipolazione collettiva. Durante la pandemia di covid-19 ne abbiamo avuto alcune dimostrazioni fattuali, specie in Italia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso dibattito europeo sul riarmo è una messa in scena in cui queste due anime si scontrano solo retoricamente, assumendo pose diverse che però conducono sempre a un restringimento dei presidi democratici, a uno svuotamento dei diritti di cittadinanza, a un&#8217;esclusione delle popolazioni europee da qualsiasi forma di controllo diffuso sul potere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto del mondo, fuori dall&#8217;Europa, non è che vada molto meglio. Il conflitto tra India e Pakistan è solo l&#8217;ennesimo episodio di una tendenza al suicidio collettivo della nostra specie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, le varie élite dominanti contano di salvare se stesse e di mantenere in piedi un sistema che ne garantisca lo status e la riproduzione. Ma sappiamo bene &#8211; dovremo sapere &#8211; che questo genere di calcoli ha sempre prodotto disastri, stragi e devastazioni su larga scala. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo momento storico, non abbiamo più grandi spazi di manovra. Il pianeta è in sofferenza, siamo troppi e la resilienza dell&#8217;ecosistema è messa a durissima prova.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possiamo contare su saldi principi di riferimento teorico e morale di stampo laico, aperto, lungimirante, condivisi dalle classi dirigenti e da una parte significativa delle popolazioni umane. È sempre meno contemplata l&#8217;accettazione della diversità. È guardato con sospetto o con ostilità il diritto all&#8217;autodeterminazione delle persone, dei gruppi sociali e delle diverse comunità umane. Sempre più legittimato il ricorso alla guerra e alla sopraffazione violenta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La debolezza della politica, nelle democrazie di tipo europeo, prodotta da anni di lavorio profondo delle classi dominanti, comincia a presentare il conto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo travolti da scelte che non abbiamo né vagliato accuratamente né tanto meno assunto consapevolmente, ma non sappiamo nemmeno bene con chi prendercela. In questo stato confusionale generalizzato -non casuale beninteso &#8211; agiscono la disinformazione e la manipolazione di massa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La maggioranza delle persone pensa di sapere cosa stia succedendo o è propensa a credere alle spiegazioni che le vengono fornite, specie se facili da capire e da ripetere meccanicamente. Per il resto, basta anche poco a distrarci: un po&#8217; di consumismo, qualche diversivo, infotainment e gossip a volontà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È la situazione ideale per un disastro epocale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo scenario, come se la cava la Sardegna? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Più che dilungarmi in una disamina articolata e argomentata, credo che basti fornire pochi esempi di cosa sia la politica sarda oggi, per dare un&#8217;idea sufficientemente compiuta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è la celebrazione in Consiglio regionale di <em>Sa Die de sa Sardigna</em>, il 28 aprile scorso. Una circostanza dai tratti surreali e per molti versi talmente cialtronesca da essere assurda. Non ne ho scritto prima, perché ho faticato a superare il puro e semplice sdegno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non servono tante parole, basta guardare il <a href="https://consregsardegna.synedrio.eu/vod/680f42ac04521f23060a6650" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >video completo</a> della seduta. Dal discorso del presidente del consiglio Piero Comandini, all&#8217;intervento alquanto incongruo del comico Alessandro Pili (presentato come &#8220;studioso&#8221;), all&#8217;esecuzione dell&#8217;inno &#8220;di Mameli&#8221; e del <em>Va Pensiero</em> verdiano passando per l&#8217;<em>Inno alla gioia</em> beethoveniano (inno dell&#8217;UE), fino all&#8217;orazione della presidente Todde, è un susseguirsi di gaffe, <em><a href="https://spiegato.com/cose-un-non-sequitur" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >non sequitur</a></em>, parole sconclusionate, mistificazioni storiche e/o politiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La ricorrenza del 28 aprile da quelle parti è sempre indigesta. L&#8217;istinto di conservazione suggerisce al nostro personale politico di temerla e, fin dove possibile, neutralizzarla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possono snobbarla con troppa disinvoltura, come fatto a lungo in passato, perché negli ultimi anni qualcuno (in specie <a href="https://assembleasarda.org/sa-die/programma-sa-die-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Assemblea Natzionale Sarda</a>) sta facendo in modo di mantenere vivo l&#8217;interesse in proposito e alimentare la conoscenza e la partecipazione popolare. Pertanto preferiscono simulare una adesione ideale ed emotiva, che non esiste, ma badando bene di inquinare i significati della giornata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se almeno avessimo un ceto medio riflessivo e un ceto intellettuale all&#8217;altezza della situazione, avremmo avuto qualche contrappeso a tanta meschinità. Ma non ne disponiamo. L&#8217;ambito di studi storici, sempre così attento a fare le pulci al presunto uso politico della storia in termini di riscatto collettivo e di rivendicazioni di autodeterminazione, non ha avuto alcunché da ridire sulle forzature e sulle mistificazioni andate in scena nella massima assemblea politica sarda. Non è la prima volta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, sul senso di <em>Sa Die</em> e sul periodo rivoluzionario, nella narrazione storiografica sarda (in quella italiana non ce n&#8217;è traccia; in quella internazionale, meno che mai) vanno ancora per la maggiore <a href="https://www.sindipendente.com/blog/pregiudizi-e-luoghi-comuni-sulla-rivoluzione-sarda-e-sa-die-de-sa-sardigna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >letture sminuenti e a volte denigratorie</a>, a dispetto dei documenti e delle fonti, nonché di qualsiasi corretta contestualizzazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro esempio riguarda una vicenda di questi giorni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È in corso in Sardegna, come ogni anno, una <a href="https://www.focusweek.it/joint-stars-2025-ultimi-preparativi-per-la-piu-grande-esercitazione-interforze-della-difesa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >grande esercitazione militare</a>, la Joint Stars 2025, con conseguenti disagi, sottrazione di territorio e inquinamento. Tutte cose risapute, che però passano alquanto sotto silenzio, con la complicità della politica sarda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nell&#8217;occasione, il Ministero della Difesa, in collaborazione con alcune aziende produttrici di armamenti, compresa la RWM (quella che ha uno stabilimento a Domusnovas), ha coinvolto alcuni media, le istituzioni, le scuole e la sanità pubblica sarde in un <a href="https://www.reportdifesa.it/forza-armate-alla-joint-stars-2025-in-sardegna-tante-iniziative-benefiche-sportive-e-di-inclusione-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >evento propagandistico</a> riverniciato di attività caritatevoli e buoni sentimenti, prevalentemente rivolti all&#8217;infanzia, in perfetto stile paternalista/coloniale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto, già discutibile in sé, ha assunto connotati ancora più gravi per via del patrocinio dato sia dal <a href="https://www.comune.cagliari.it/portale/page/it/joint_stars_for_charity_quando_militari_istituzioni_aziende_e_associazioni_lavorano_insieme_per_un_progetto_comune?contentId=NVT216413" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Comune di Cagliari</a> sia dalla Regione Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Benché i mass media e le stesse istituzioni coinvolte abbiano presentato la cosa in modo favorevole o persino entusiasta, le <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2025/05/02/polemiche-su-manifestazione-benefica-in-occasione-di-joint-stars_cf7edc88-64bd-4c56-8c55-3fb256234069.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >reazioni indignate</a> si sono presto moltiplicate. Addirittura è stata messa su una raccolta di firme per contestare tale scelta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dapprima le istituzioni coinvolte e le forze politiche che le occupano hanno fatto finta di nulla. Poi, col crescere delle contestazioni, hanno cominciato a sminuire la portata della faccenda, salvo infine cominciare a svincolarsi alla spicciolata, con tentativi maldestri e distinguo ipocriti che non fanno che aggravarne la posizione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pezzi delle maggioranze che governano sia la città sia la Regione hanno retoricamente preso le distanze della manifestazione, ma non risulta che il patrocinio sia stato tolto. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="686" height="591" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine.png" alt="" class="wp-image-6017" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine.png 686w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-557x480.png 557w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-640x551.png 640w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /><figcaption class="wp-element-caption">Inizio del post Facebook con cui Sinistra Futura &#8220;prende le distanze&#8221; dalla manifestazione, ma senza chiedere di eliminare il patrocinio alla maggioranza di cui fa parte.</figcaption></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;operazione di per sé, come detto, era già disgustosa. Non rendersene conto ma anzi avallarla e promuoverla è un peccato imperdonabile, che solo l&#8217;assuefazione al peggio della cittadinanza sarda lascerà senza conseguenze concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;episodio esemplifica ancora una volta la subalternità patologica e la mediocrità della nostra politica, a vario livello. Come tale, va tenuto in debito conto e soppesato <a href="https://www.enricolobina.org/situ/war-washing-pulizia-della-guerra-delle-forze-armate-con-il-patrocinio-del-comune-di-cagliari-e-della-regione-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in tutte le sue implicazioni</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non posso chiudere questa carrellata di esempi senza citare uno degli ultimi interventi pubblici della presidente della Regione Autonoma Sardegna, Alessandra Todde. Ecco il testo con cui ne ha riferito lei stessa su Facebook:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Questa sera ho partecipato, nella sede della Fondazione di Sardegna a Cagliari, alla presentazione del rapporto “Europa, molto più di un mercato” redatto da Enrico Letta. Un lavoro importante che ci invita a riflettere con lucidità e coraggio sul futuro dell’Unione, sulle sue fragilità, ma anche sulle sue straordinarie possibilità. <br />Nel mio intervento ho voluto ricordare che la Sardegna è, nel suo piccolo, un’immagine dell’Europa: un’isola con un isolamento strutturale ancora irrisolto, con aree interne che si spopolano e una transizione ecologica che stenta a decollare. La Sardegna è un frattale dell’Europa, una periferia che racchiude altre periferie. Ma è proprio da queste fragilità che può nascere una forza nuova. Riconoscerlo significa costruire risposte più eque e più intelligenti. <br />In questa fase storica, l’Europa rischia di essere percepita come distante, in affanno, scollegata dai bisogni reali delle persone. Ma non possiamo permetterci che l’Unione imploda sotto il peso dei nazionalismi e della sfiducia. Serve un rilancio politico, non solo economico. E serve una maggiore presenza dei territori nei processi decisionali. <br />E nel rapporto Letta vengono proposte soluzioni concrete, come la creazione del 28° Stato, uno Stato virtuale che offre opportunità per startup e piccole e medie imprese, grazie a una burocrazia semplificata. Oppure il lavoro sulla cosiddetta &#8220;quinta libertà&#8221;, la libertà alla conoscenza, che apre la strada a investimenti condivisi nelle tecnologie europee. <br />Come Regione, stiamo lavorando su tre direttrici: rafforzare la programmazione unitaria, potenziare la macchina amministrativa e sostenere una governance partecipata con gli enti locali. <br />Ho concluso il mio intervento con un appello, la Sardegna deve essere protagonista nei luoghi dove si decide il futuro dell’Europa. Solo così potremo contribuire davvero alla costruzione di un’Unione che sia molto più di un mercato: un progetto culturale e politico fondato sulla giustizia, sull’uguaglianza e sulla pace. <br />In questo, il pensiero di Antonio Gramsci ci offre ancora oggi una bussola: combattere l’egemonia, proporre alternative credibili, costruire una nuova narrazione collettiva. È il modo più potente per difendere la libertà e garantire uno sviluppo duraturo e condiviso. <br />Ringrazio Enrico Letta per il confronto, e con lui Giacomo Spissu, Francesco Pigliaru, Carla Bassu, Maurizio De Pascale e Giuseppe Meloni, per gli spunti offerti. <br />A pochi giorni dalla Giornata dell’Europa, portiamo avanti l’ambizione di renderla più giusta, più coesa, più vicina ai cittadini. Anche partendo dalla nostra isola.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che dire? Su tutto, la solita visione auto-colonizzata della Sardegna, fonte di fraintendimenti esiziali. Poi, ancora: confusione dei piani, scarsissima aderenza alla realtà sarda, contraddizioni, la citazione di Antonio Gramsci buttata lì a caso, retorica europeista superficiale e a tratti ambigua, pose da &#8220;anti-sistema&#8221; del tutto fuori luogo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si dirà: va bene, è solo un post su Facebook e si tratta di comunicazione pubblica alla buona, niente di così fondamentale. E tuttavia non è la prima volta che le sue dichiarazioni mi appaiono sconcertanti. Sarei curioso di capire se è tutta farina del suo sacco o se si sta affidando a gente senza arte né parte. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, stiamo parlando della massima carica istituzionale sarda, per altro coinvolta in partite complesse (come i vari contenziosi con il Governo) e a tratti opache (come quella della sua possibile decadenza dalla carica).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È disarmante la bassa qualità espressa da lei e dall&#8217;intera politica sarda in questo momento storico. Gli episodi qui elencati non sono altro che amare conferme. Se commisuriamo tale bassa qualità al contesto generale in cui siamo coinvolti è spontaneo concluderne che siamo davvero nei guai. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per provare a uscirne sono indispensabili almeno un paio di cose. Una è lavorare a un allargamento della rappresentanza politica nelle istituzioni, a livello di Regione (dato che sul livello statale non possiamo minimamente incidere) ed europeo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La questione è complessa, ma non è eludibile. Da un lato la battaglia per la riforma della legge elettorale regionale in termini più rispettosi del pluralismo politico e delle rappresentanze territoriali. Da un altro, quella per ottenere finalmente un collegio elettorale europeo sardo (distaccandoci dalla Sicilia).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La democrazia non si riduce solo al diritto di voto e di rappresentanza, ma senza di essi non si può parlare di democrazia. In Sardegna ne siamo privati, oltre al fatto di scontare decenni di relazione asimmetrica con tratti coloniali rispetto allo Stato italiano, con tutte le conseguenze che ne derivano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le battaglie di indole giuridico-istituzionale non vanno disgiunte da un risveglio civile diffuso e da nuove modalità di partecipazione attiva della cittadinanza alla cosa pubblica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le mobilitazioni contro l&#8217;assalto speculativo energetico degli scorsi anni o quelle sulla sanità pubblica sono esempi di come un movimento popolare informato e solido possa crescere e diventare attore nello scenario politico, pur senza alcun appoggio dai partiti che dominano la scena e senza rappresentanza nelle istituzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quel che conta non sono solo né tanto gli obiettivi specifici (che ne so, l&#8217;approvazione della proposta di legge Pratobello24), quanto le modalità di partecipazione messe in campo e il coinvolgimento di larghe fasce di popolazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un patrimonio che non va disperso, bensì rilanciato. Le contrapposizioni personali, i dissensi su aspetti particolari e spesso marginali, i personalismi, i campanilismi e tutte le altre forme di disarticolazione tipiche di questo genere di movimenti vanno minimizzate. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, la mancanza di forze politiche organizzate e radicate a sostegno delle battaglie civiche in corso si fa sentire. Ma è anche vero che non siamo più nel secondo dopoguerra e bisogna cercare forme di attivismo adeguate alla nostra contemporaneità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di sicuro non possiamo perdere tempo in diatribe sciocche o in diversivi. La situazione è molto grave e la debolezza politica della Sardegna, priva di voce, di credito e di forza in tutte le partite strategiche che la riguardano, in questa fase storica è più pericolosa che mai.</p>
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		<title>Europa sì, Europa no e altri diversivi di successo, mentre vincono i mostri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 13:51:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazioni 15 marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto di Ventotene]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse manifestazioni, sabato 15 marzo, con oggetto &#8220;Europa&#8221;. Chi la vuole, chi non la vuole, chiunque crede di sapere di cosa si tratti, mentre le cose reali succedono tutto intorno senza che ce ne accorgiamo. Lo so, sembra una sparata complottista. Ma non posso fare a meno di osservare come le diverse manifestazioni pro o...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Europa sì, Europa no e altri diversivi di successo, mentre vincono i mostri' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/03/17/europa-si-europa-no-e-altri-diversivi-di-successo-mentre-vincono-i-mostri/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="wp-block-heading"><em>Diverse manifestazioni, sabato 15 marzo, con oggetto &#8220;Europa&#8221;. Chi la vuole, chi non la vuole, chiunque crede di sapere di cosa si tratti, mentre le cose reali succedono tutto intorno senza che ce ne accorgiamo.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo so, sembra una sparata complottista. Ma non posso fare a meno di osservare come le diverse manifestazioni pro o contro l&#8217;Europa tenutesi in varie piazze italiane (e sarde) sabato scorso siano sembrate delle stanche rappresentazioni fuori tempo massimo e completamente fuori fuoco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quella chiamata da Michele Serra e dal Gruppo GEDI (entità economica con interessi anche nel campo dell&#8217;industria militare, meglio precisarlo) aveva una piattaforma molto generica, adatta a mobilitare sentimenti diversi, spesso contraddittori, senza andare troppo per il sottile. L&#8217;età avanzata dei partecipanti e la retorica prevalente alla fine l&#8217;hanno certificata come una mobilitazione conservatrice.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è nemmeno detto che tutte le persone presenti siano davvero convinte del piano di riarmo degli stati dell&#8217;UE (cosa diversa da un piano di difesa comune, meglio precisare anche questo). Molte sventolavano la bandiera della pace. La maggior parte esprimeva solo una banale, ma non superficiale, propensione sentimentale verso un&#8217;idea astratta e a-storica di Europa, come culla della civiltà umana (di tutta l&#8217;umanità, a quanto pare), scrigno di pace e di democrazia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono pressoché certo che pochissime persone partecipanti abbiano davvero letto qualcosa di più approfondito dell&#8217;appello di Serra (posto che l&#8217;abbiano letto). Anche chi citava il <em><a href="https://novara.anpi.it/attivita/2015/manifesto%20di%20ventotene.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Manifesto di Ventotene</a></em> (magari sbagliando la pronuncia: Ventòtene) non sembrava proprio addentro alle questioni sollevate da quel documento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Documento per altro la cui rilevanza è assai limitata, a dispetto della retorica un po&#8217; sciovinista che in Italia lo riguarda. È una contraddizione anche questa, a ben guardare. I limiti di quelle proposizioni erano già molto chiari ai tempi del confino di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Altiero_Spinelli" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Altiero Spinelli</a> (in compagnia, tra gli altri, di Sandro Pertini, che al manifesto in questione non aderì affatto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne parlava WuMing1 nel 2019, rispondendo a <a href="https://jacobinitalia.it/proletari-di-tutti-gli-universi-paralleli-unitevi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un&#8217;intervista rilasciata a Jacobin Italia</a> sul suo romanzo <em>La macchina del vento</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La carica di anticipazione che, retrospettivamente, l’esperienza del confino a Ventotene sembra avere è la premessa di tutte le esagerazioni e gli stereotipi propagandistici fioriti intorno al cosiddetto <em>Manifesto di Ventotene</em>, scritto da Spinelli e Rossi sull’isola, nel 1941. Secondo questa vulgata, Ventotene fu la «culla dello spirito europeo» e, addirittura, il luogo di nascita dell’Unione europea. Si crede che il <em>Manifesto di Ventotene</em> – che non si chiamava nemmeno così, è una reintitolazione di molto posteriore – abbia squarciato i cieli e annunciato un tempo nuovo, quasi una scena da kolossal biblico. <br />In realtà, quando il manoscritto circolò sull’isola, in una parte molto minoritaria della comunità dei confinati (girò quasi solo tra giellisti e socialisti), non solo se lo filarono in pochissimi, ma tra quei pochissimi attirò – con buone ragioni – aspre critiche. Ne nacquero alterchi e divisioni, a tal punto che i suoi autori – ribattezzatisi «federalisti» – furono praticamente isolati e dovettero aprirsi una mensa per conto loro. Poi il manoscritto fu portato rocambolescamente in continente, grazie ad Ada Rossi e Ursula Hirschmann, ma nemmeno lì riuscì ad aggregare più di una minuscola cerchia di borghesi “illuminati”. Non si tratta di ingenerosità da parte mia, è un dato di fatto rilevato più volte anche dagli stessi federalisti. <br />Dopo la guerra, per decenni il testo rimase sconosciuto ai più. A lungo non fu nemmeno ripubblicato. Ha cominciato a tramutarsi in un <em>livre de chevet</em> da citare alla bisogna – e perlopiù a vanvera – all’incirca una ventina di anni fa, quando il <em>vaporware</em> della costruzione europea ha cominciato a sfumare e si sono rese visibili le magagne che conosciamo. L’ordoliberismo di Maastricht, del Trattato di Lisbona e della direttiva Bolkestein si è concretizzato in un’austerity da mattatoio, scatenando per reazione rigurgiti nazionalisti. Di fronte a tali rigurgiti c’era il bisogno di premere sul pedale del mito delle origini, un mito delle origini nobile, e così si è fatto di Spinelli un santino. <br />Naturalmente, una significativa parte di chi cita il <em>Manifesto di Ventotene</em> – soprattutto i politici – lo fa per sentito dire, non sa nemmeno cosa ci sia scritto. Stiamo parlando di un testo che, pur con tutte le sue criticità, come pezza d’appoggio dell’ordoliberismo non funziona granché bene. Ad esempio, prevede estese nazionalizzazioni. Ad ogni modo, il risultato è che se oggi dici «Ventotene» scatta il cliché: «Dove è nata l’Unione europea!».</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;UE attuale non c&#8217;entra nulla col <em>Manifesto di Ventotene</em>. E non so nemmeno se sarebbe così auspicabile una somiglianza più stretta. Di certo, la proposta von der Leyen di riarmo europeo tutto è tranne che federalista, dato che sollecita il riarmo dei singoli stati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che, come già detto (almeno qui), appare più una misura volta a gestire un ordine socio-economico e politico pericolante, dunque con lo sguardo rivolto soprattutto *all&#8217;interno*, che una prospettiva di difesa comune contro pretesi attacchi imminenti dall&#8217;esterno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alla mobilitazione &#8220;europeista&#8221;, borghese e anagraficamente attempata convocata da Repubblica hanno risposto altre mobilitazioni, sia da destra sia da sinistra, in forme che, ahimé, sono apparse in troppi casi drammaticamente convergenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I cortei alternativi, tenutisi in varie città, spesso in concomitanza con quell&#8217;altra adunata, hanno condiviso una certa ostilità verso l&#8217;Europa. Quasi sempre detto così: l&#8217;Europa. Possiamo convenire che si tratti perlopiù di una sorta di sineddoche, e che il vero bersaglio sia l&#8217;UE. Ma resta il fatto che, dai fasci dichiarati a quelli camuffati (tipo i salviniani), ai gruppi della sinistra antagonista fino agli anarchici, tale distinzione non sembra importante. È l&#8217;Europa il nemico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Benché le ragioni espresse siano a volte diverse, ma non così tanto, ne risulta una complessiva difesa degli assetti politici vigenti, ossia la centralità degli stati-nazione esistenti, a cui anzi restituire potere e &#8220;sovranità&#8221; (come recitavano striscioni e bandiere esposte in alcune di queste manifestazioni).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche qui, in diversi casi sventolavano bandiere della pace, a dimostrazione di come i simboli e le retoriche che li accompagnano siano malleabili. E di come le idee siano troppo spesso confuse.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A mio avviso si è trattato in tutti i casi di manifestazioni conservatrici e alquanto tristi. Ripiegamenti consolatori su posizioni puramente assertive e senza alcun referente concreto nelle dinamiche storiche in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che è tanto più vero in Sardegna, dove le contraddizioni interne alle diverse manifestazioni suonano ancora più paradossali. Addirittura sia la mobilitazione &#8220;europeista&#8221; sia quella &#8220;anti-europeista&#8221; hanno visto l&#8217;adesione (soprattutto sui social, va detto) di diverse espressioni dell&#8217;indipendentismo. Una conferma, detto per inciso, di quanto poco significhi, di suo, dichiararsi indipendentisti, senza specificare orizzonte ideale e prospettive politiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto preoccupante, come detto, è che *tutte* le manifestazioni inscenate sabato 15 marzo erano basate su assunti fuori dal mondo, su diversivi, su false rappresentazioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono sicuro che la maggioranza delle persone aderenti a entrambe le mobilitazioni sono in buonissima fede e, in molti casi, condividono persino valori e orizzonti ideali. Non è un&#8217;affermazione assurda, è che la realtà è complicata e interpretarla secondo schemi rigidi e preconfezionati (preconfezionati in circostanze molto diverse) conduce a contraddizioni evidenti e potenzialmente rovinose.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Più che limitarsi a slogan e cornici concettuali abusate, occorrerebbe intendersi sulla prospettiva politica e sugli obiettivi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio, sostenere che l&#8217;UE attuale sia pessima, senza precisare come si vorrebbe superarla, non serve a nulla. Allo stesso modo, sostenere che c&#8217;è bisogno di un&#8217;Europa unita e solidale, pacifica e democratica, senza però metterne in discussione gli assetti attuali è una mera petizione di principio, favorevole allo status quo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prevalgono argomentazioni fallaci, visioni parziali e tendenziose, che non portano a nulla se non a rafforzare la tendenza reazionaria in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto ciò che mette in crisi le letture orientate e basate su tesi propagandistiche viene rimosso. Si citano fonti scelte in funzione delle proprie asserzioni, magari deformandone il senso o selezionando gli elementi a proprio sostegno. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio nel caso della <a href="https://hudoc.echr.coe.int/eng#{%22documentcollectionid2%22:[%22GRANDCHAMBER%22,%22CHAMBER%22],%22itemid%22:[%22001-242505%22]}" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani sul caso Odessa</a>, interpretato come una condanna tout court dell&#8217;Ucraina, a dispetto delle disposizioni puntuali della Corte, molto più articolate. Singolare che la lettura anti-Ucraina sia diventata immediatamente virale sia nei siti e nei profili di sinistra antagonista sia in quelli di destra, anche fascia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">O, sull&#8217;altra sponda, nel caso della difesa a oltranza delle tesi di Ursula von der Leyen, palesemente favorevoli a un riarmo degli stati-nazione dell&#8217;UE e agli affari del comparto militar-industriale. Il nucleo di tali tesi è che l&#8217;UE debba difendersi militarmente da un nemico minaccioso, ormai alle porte. E tutti a dare per scontato che il nemico in questione sia la Federazione russa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Federazione russa sta già facendo guerra all&#8217;UE, ma con armi diverse da carri armati e aviazione (ha già molti alleati e molte &#8220;quinte colonne&#8221; a sua disposizione). Le &#8220;armi&#8221; con cui difenderci non sono quelle che escono dalle <a href="https://www.analisidifesa.it/2025/02/rwm-italia-risorsa-strategica-nazionale-ed-europea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >fabbriche di morte</a>. Sono invece le caratteristiche delle nostre comunità umane che mandano in tilt i sistemi di potere autoritari alla russa e per questo sono da essi conculcate: diritti sociali, libertà civili, tolleranza, protezione delle minoranze, ecc. Oggi, nella civilissima Europa, faro del mondo, tutto ciò è sotto severa minaccia da parte delle stesse classi dominanti europee che ci chiamano alla guerra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, far finta che i proponimenti europeisti sbandierati dall&#8217;élite del Vecchio continente, con la scusa di doversi difendere da Putin (con cui hanno fatto affari fino a ieri), non preparino una deriva autoritaria e anti-popolare è come minimo un (auto)inganno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nessuno che si preoccupi della vera minaccia: la repentina, ma non inaspettata, svolta reazionaria globale. Tempi grami per la democrazia e per le aspirazioni a un superamento progressivo del modello tardo-capitalista ancora dominante. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ci sono sempiterni &#8220;valori europei&#8221; da difendere e da sbattere in faccia alle altre popolazioni umane. L&#8217;Europa &#8211; mi dispiace deludere i vari Scurati, Vecchioni, Serra, Mentana e compagnia ipocrita, classista e suprematista cantante &#8211; non può vantarsi di un bel nulla, sul piano storico. Certo, dopo la seconda guerra mondiale ha vissuto decenni di pace e di progresso sociale. Ma quei tempi sono finiti e bisogna essere consapevoli che si è trattato di una parentesi breve e circostanziata dentro un percorso storico fatto di crimini colossali, di devastazioni, di colonialismo esterno e interno, di razzismo e di brutale sfruttamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, non c&#8217;è più neanche alcuno spauracchio di comodo contro cui abbaiare comodi slogan invecchiati male. Tipo la NATO, già fuori gioco da tempo e ormai destinata alla liquidazione dal suo maggiore azionista (come già detto).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il mondo sta cambiando rapidamente, come succede sempre nel corso delle transizioni storiche, e noi non ci stiamo capendo nulla. Debolezza che, in un luogo come la Sardegna, rischiamo di pagare a un prezzo ancora più alto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi piacerebbe che se non altro ciascuna persona, ciascuna organizzazione, formale o informale che sia, ciascuno spazio di aggregazione, ogni organo di informazione dichiarassero apertamente i propri obiettivi e il proprio orientamento valoriale. Non ha più alcun significato schierarsi pro o contro le false bandiere sventolateci sotto il naso da chi controlla i media e condiziona le oligarchie politiche, determinandone l&#8217;agenda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo cani rinchiusi in una pista a rincorrere una lepre finta. Intanto che i padroni decidono come spartirsi il mondo. O come distruggerlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La risposta collettiva non può essere basata solo sulla paura, spesso indotta e mal indirizzata. Dobbiamo dotarci di una prospettiva che superi in meglio, in avanti, le storture del mondo così com&#8217;è oggi. Altrimenti non faremo che assecondare uno o l&#8217;altro dei modi in cui andremo in malora.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io, per quanto mi riguarda, vorrei più democrazia, più giustizia sociale, più solidarietà tra comunità umane, più rispetto inter-culturale. Vorrei una rigorosa libertà di autodeterminarsi delle persone e dei popoli. Vorrei la fine del capitalismo feroce e distruttivo che sta devastando l&#8217;unico pianeta abitabile a nostra disposizione. Vorrei una gestione dei beni comuni (acqua, energia, infrastrutture essenziali, istruzione, sanità, cultura) sganciata dal profitto privato. Vorrei che non esistesse neanche la possibilità che qualche essere umano possa disporre di patrimoni maggiori di quello di molti stati. Vorrei una pace smilitarizzata in cui non abbia alcun diritto di cittadinanza il principio idiota della competizione come regolatore fondamentale dell&#8217;esistenza delle persone e dei popoli. Ma non mi sembra che tutto questo sia oggetto di discussione, nelle varie mobilitazioni in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Forse dovremmo guardare di più e meglio a ciò che succede altrove, come <a href="https://apnews.com/video/phones-glow-in-night-air-at-silent-anti-government-protest-in-belgrade-b34a07da8ab547cfb642d4e7c20ae691" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in Serbia</a>, o <a href="https://metrotoday.it/2025/03/16/manifestazione-a-bucarest-in-sostegno-alleuropa-in-mezzo-alle-tensioni-elettorali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in Romania</a>, o <a href="https://www.radiondadurto.org/2025/03/13/argentina-scontri-arresti-e-feriti-alla-marcia-dei-pensionati-contro-i-tagli-del-governo-milei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in Argentina</a> e chissà dove altro. Dobbiamo allargare i nostri orizzonti. Forse, se ci stacchiamo per qualche tempo dall&#8217;infotainment obnubilante e dalla dipendenza da social media, riusciremo a liberare il nostro sguardo dai tanti veli che lo offuscano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non lo so, mi sembra che stiamo sbagliando tutto. Che ci troviamo nella classica situazione evocata da Nino Gramsci: &#8220;Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri&#8221;. Ecco, io intravvedo soprattutto i mostri, in questa fase. E non sono quelli contro cui i veri mostri, o i loro portavoce, ci stanno chiamando a combattere.</p>
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		<title>Strappare il velo delle narrazioni egemoniche per orientarsi nell&#8217;oscurità incombente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 18:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il contesto internazionale e le dinamiche sociali in corso vengono raccontate dai media, tutti i media, in modo prevalentemente parziale e distorto. Il dibattito pubblico ne è pesantemente condizionato. Perdiamo di vista le questioni di fondo e la cruda realtà minaccia di travolgerci senza che siamo preparati a quello che ci aspetta. Se facciamo caso...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Strappare il velo delle narrazioni egemoniche per orientarsi nell&#039;oscurità incombente' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/03/11/strappare-il-velo-delle-narrazioni-egemoniche-per-orientarsi-nelloscurita-incombente/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="wp-block-heading"><em>Il contesto internazionale e le dinamiche sociali in corso vengono raccontate dai media, tutti i media, in modo prevalentemente parziale e distorto. Il dibattito pubblico ne è pesantemente condizionato. Perdiamo di vista le questioni di  fondo e la cruda realtà minaccia di travolgerci senza che siamo preparati a quello che ci aspetta.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se facciamo caso alle modalità con cui si svolge la diffusione delle informazioni e il conseguente dibattito &#8211; specialmente sui social, ma non solo &#8211; è facile constatare come prevalgano orientamenti e cornici interpretative imposti in modo egemonico e interiorizzati meccanicamente dai più, senza alcun distacco critico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è colpa delle singole persone. Da anni siamo in balia di un meccanismo perverso in cui si combinano il sistematico depotenziamento delle agenzie formative di base (scuola in primis) e la forza condizionante dei nuovi media.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La manipolazione dell&#8217;informazione e delle dinamiche politiche, anche nelle democrazie apparentemente più consolidate, c&#8217;è sempre stata. In un paese fragile e mal assemblato come l&#8217;Italia è una caratteristica pressoché strutturale. Per molto tempo, dalla seconda guerra mondiale in poi, è stata la politica estera USA a condizionare il sistema politico italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli stessi social media sono sembrati per un po&#8217; di tempo l&#8217;ennesimo strumento di manipolazione di massa nelle mani di una parte dell&#8217;élite sociale ed economica statunitense, salvo poi diventare, con sorpresa di molti, un asset gestito con disinvoltura dalla Cina e dalla Federazione russa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inevitabilmente, quel che veniva accettato e persino giustificato o comunque passato sotto silenzio riguardo l&#8217;egemonia USA sulle democrazie europee fa scandalo oggi se fatto dalle controparti geo-politiche. Il che è comprensibile, ma non deve nemmeno farci cadere dal pero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La disinformazione diffusa e la disabitudine alla democrazia realmente agita (che non significa andare a votare ogni tot anni né avere accesso alle discussioni sui social media) presentano il conto oggi, in una fase storica in cui, mentre litighiamo sui diversivi propinatici da chi gestisce l&#8217;<em>agenda setting</em>, succedono cose che sfuggono alla nostra percezione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da tempo sospetto che la vera posta in gioco sia realizzare o impedire l&#8217;ulteriore consolidamento dei regimi politici democratici in un senso più profondo e magari più diffuso, declinato secondo modalità diverse a seconda dei contesti culturali e storici. In larga misura un simile trapasso epocale consisterebbe nel superamento dell&#8217;ordine capitalista, consumista e colonialista che ha caratterizzato l&#8217;epoca contemporanea a livello globale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In altre parole, le varie élite dominanti in Europa, negli USA, in Russia, in Cina e altrove nel mondo hanno come scopo primario la gestione oligarchica e padronale della transizione storica in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se superamento del tardo-capitalismo sarà, avverrà in termini conservatori, sotto stretto controllo dei gruppi sociali dominanti e a discapito di qualsiasi pulsione o istanza democratica e popolare. Nessuna forma di socialismo, o di eco-socialismo, o persino di social-democrazia in stile europeo post seconda guerra mondiale, nonché altre possibili declinazioni ancora più avanzate, saranno consentite.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La saldatura possibile tra le istanze sociali e quelle ambientaliste, con lo sfondo allarmante dei mutamenti climatici e della devastazione dell&#8217;ecosistema, è vissuta come una minaccia esiziale dai gruppi dominanti, a dispetto delle loro divisioni interne e dei loro contrastanti interessi strategici. Anche nella civile e democratica Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non per l&#8217;oggettivo pericolo che corre la civiltà umana, alle prese con una crisi multipla e generalizzata, ma perché essi non tollerano che la si affronti mettendo in discussione la loro supremazia e i loro interessi consolidati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Motivo per cui alla Russia di Putin non piace che sui suoi confini si sviluppino democrazie mature e dinamiche socio-culturali progressive (come rischiava di essere l&#8217;Ucraina) e ai vertici degli stati europei nonché a quelli dell&#8217;UE non passa nemmeno per l&#8217;anticamera del cervello, a dispetto di certa retorica auto-consolatoria, di intervenire nelle situazione con forme di rilancio democratico e di consolidamento dei diritti, della solidarietà internazionale, dell&#8217;autodeterminazione dei popoli e della pace.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, e questo va puntualizzato e tenuto ben presente, la tendenza al momento vincente è l&#8217;egemonia culturale del fascismo globale, nelle sue varie facce e incarnazioni. La parte concorrente, ossia quella elitaria, conservatrice e liberista, contenderà il campo ai fascismi solo se non avvertirà una minaccia, diciamo così, da sinistra e in ogni caso lo farà con modalità autoritarie forti, se non violente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa retorica del riarmo europeo non ha nulla a che fare con pretese minacce esterne. La Russia, una volta imposta la sua egemonia sui suoi confini e sulla sua sfera di interesse imperiale, non andrà certo oltre. D&#8217;altra parte, già oggi è un passo avanti nella guerra informale e informatica contro l&#8217;Occidente. Su questo terreno, sta vincendo a mani basse.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo è altamente ottuso, anche nelle forze dichiaratamente alternative al &#8220;sistema&#8221; (espressione che rischia di non significare più nulla), seguitare ad aderire agli schemi interpretativi egemonicamente imposti, limitandosi a fare il tifo per una o l&#8217;altra delle &#8220;squadre&#8221; in campo, nella finzione di una contesa che invece, nei suoi tratti concreti e decisivi, si gioca su tutt&#8217;altro piano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le classi dirigenti europee si stanno preparando a contrastare possibili dissensi di massa e movimenti popolari non gestibili tramite diversivi e manipolazioni culturali. D&#8217;altra parte, hanno una pesantissima responsabilità nel successo del fascismo montante. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sui margini dell&#8217;Occidente e del Vecchio continente i rischi che questa tendenza implica sono ancora più grandi, dato che queste aree del &#8220;primo mondo&#8221; (come si definiva un tempo) sono state e sono ancora in qualche modo sottoposte a un pesantissimo colonialismo interno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se si osservano da vicino le zone marginali e impoverite degli USA e dell&#8217;Europa, è facile intravvedere dinamiche e fenomeni socio-culturali che si somigliano molto. Tanto per fare un esempio letterario, leggendo da poco il bel romanzo di Barbara Kingsolver <em><a href="https://neripozza.it/libro/9788854528437" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Demon Copperhead</a></em>, mi hanno colpito molto le pagine in cui si descrive la relazione asimmetrica tra centro e margini, tra la parte civile, moderna e urbana degli USA e le aree decentrate, poco urbanizzate e decadenti del paese. Interi passaggi potrebbero essere riferiti alla Sardegna, con pochissimi adattamenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma lo stesso discorso vale per altri margini europei e italiani. L&#8217;Italia è di per sé un margine, un paese arretrato, vecchio, in declino da decenni. Ma ha anche una sua rilevanza strategica e un&#8217;economia non ancora devastata. È un luogo ideale per esperimenti politici. Da tempo. Spesso sono i margini di questo margine a subire le peggiori conseguenze. La Sardegna è appunto uno di questi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cosa ne sarà di noi in questi tempi di corsa agli armamenti e di <a href="https://www.cronachenuoresi.it/2025/03/06/nuoro-la-brigata-sassari-in-mostra-un-esempio-di-coraggio-video/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >militarismo imperante</a> è difficile dirlo, ma è alta la probabilità di conseguenze spiacevoli. Ospitiamo già delle pesantissime servitù militari, niente lascia pensare che verranno presto dismesse solo perché così vorrebbe una parte cospicua dell&#8217;opinione pubblica sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Più in generale, nell&#8217;isola sarà ancora più difficile promuovere con successo un processo di democratizzazione e di emancipazione collettiva, a livello produttivo, sociale, culturale e politico. In questo senso, parteggiare per una delle destre in campo a livello internazionale, o farsene addirittura portavoce, come fa molta sinistra sarda, sulla scia di quella italiana, è un errore oggettivo e, in Sardegna, doppiamente grave.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisogna sottrarsi all&#8217;agenda stabilita dalle élite dominanti a tutte le latitudini e recuperare un orizzonte realmente alternativo, in termini teorici ma anche pragmatici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non basta nemmeno dichiararsi &#8220;né per Trump-Putin, né per von der Leyen&#8221;, finendo in realtà per appiattirsi comunque su una delle due parti presuntamente contrapposte. Prima era la NATO lo spauracchio usato per mettere fine a qualsiasi discussione. Oggi che questo spauracchio, improvvisamente, proprio a opera del suo maggiore azionista, viene relegato a un ruolo secondario, ci si arrampica sugli specchi per giustificare la propria simpatia per Putin e per lo stesso Trump (colui che &#8220;vuole la pace&#8221;, quindi benemerito).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le posizioni militariste e favorevoli all&#8217;industria delle armi promosse dai vertici europei e da diversi stati si devono e si possono contrastare da sinistra. Senza accettare le stupidaggini a-storiche e puramente propagandistiche che continuano a presentare l&#8217;Ucraina &#8211; fatta coincidere col suo presidente, o con la sua caricatura di comodo &#8211; come il &#8220;cattivo&#8221; della vicenda. E senza cedere alle ossessioni geo-politiche, che sono la morte di qualsiasi riflessione democratica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le forzature e le menzogne (la Russia spende per armi e forze armate di più di tutti i paesi dell&#8217;UE messi assieme? meglio <a href="https://www.sipri.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >verificare</a>) si contrastano con uno sforzo di verità, ma anche e soprattutto con elaborazioni forti, coraggiose, esposte nella sfera pubblica con argomenti convincenti, qualità narrativa adeguata e il giusto rispetto per l&#8217;intelligenza delle persone.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al momento non c&#8217;è nulla di tutto ciò. Fatti salvi, in ambito italiano, <a href="https://jacobinitalia.it/chi-combatte-al-posto-di-scurati/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >sporadici e isolati interventi di critica e smascheramento</a>. Sono necessari e spesso lucidi, ma non bastano a fare massa critica né a mobilitare forze culturali e sociali consistenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo terreno, per una serie di ragioni anche contingenti (ma la cui radice è profonda), oso dire che la Sardegna è messa meglio dell&#8217;Italia. A patto che il fermento sociale e politico in corso non venga sacrificato sull&#8217;altare dei settarismi, dei personalismi e della mera tattica elettoralistica. È una magra consolazione, da sottoporre comunque alla prova dei fatti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In definitiva, al momento straordinario va risposto in modo non ordinario. A tutti i livelli. Tenendo conto delle interconnessioni e della necessaria dose di solidarietà e di rispetto tra i popoli e le culture, fattore indispensabile a contrastare l&#8217;<a href="https://sardegnamondo.eu/2025/01/21/londata-nera-che-minaccia-il-mondo-e-la-sorte-della-colonia-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">onda nera</a> incombente.</p>
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		<title>È finito il secondo dopoguerra e io non ho niente da mettermi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 14:30:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Europa &#8211; i suoi governi &#8211; si fa trovare con le braghe calate dall&#8217;accelerazione storica in corso. Non inaspettata né imprevedibile. E nessuno, nel Vecchio continente (vecchio in più d&#8217;un senso), che dia l&#8217;idea di sapere cosa fare. Succede sempre. Si accumulano forze, energie, sollecitazioni (sociali, economiche, culturali) e sembra che tutto proceda come al...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='È finito il secondo dopoguerra e io non ho niente da mettermi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/02/18/e-finito-il-secondo-dopoguerra-e-io-non-ho-niente-da-mettermi/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="350" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-700x350.jpg" alt="" class="wp-image-5917" style="width:644px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-700x350.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-640x320.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-768x384.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-800x400.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3.jpg 1248w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>L&#8217;Europa &#8211; i suoi governi &#8211; si fa trovare con le braghe calate dall&#8217;accelerazione storica in corso. Non inaspettata né imprevedibile. E nessuno, nel Vecchio continente (vecchio in più d&#8217;un senso), che dia l&#8217;idea di sapere cosa fare.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Succede sempre. Si accumulano forze, energie, sollecitazioni (sociali, economiche, culturali) e sembra che tutto proceda come al solito. Poi, tutt&#8217;a un tratto, ecco l&#8217;improvvisa svolta, il salto di fase. Ma non è mai un fatto improvviso e casuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le scelte drastiche della nuova amministrazione USA sconvolgono equilibri che si davano per consolidati, ma solo per pigrizia e per mediocrità politica. Parlo soprattutto delle leadership europee, stordite e indietro di parecchi passi rispetto al momento storico. Il fatto che oggi si trovino spiazzate e disorientate non può stupire nessuno, dato che è un difetto che si portano appresso da tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che l&#8217;Europa sia una delle principali vittime della situazione internazionale è evidente da un pezzo. Che il conflitto ucraino abbia enfatizzato ulteriormente questa condizione è stato chiaro fin da subito (e se <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/23/la-crisi-ucraina-la-geopolitica-e-la-necessita-di-uno-sguardo-autonomo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;avevo capito io</a>, mi sembra davvero strano che non ci arrivasse gente molto più informata e presumibilmente più sveglia di me).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È sempre antipatico fare la parte di chi &#8220;l&#8217;aveva detto&#8221;, però mi tocca rievocare alcune considerazioni fatte negli scorsi anni (tipo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/06/29/i-nodi-da-sciogliere-che-non-vediamo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> o <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/03/28/il-presente-senza-futuro-tra-pace-e-guerra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>) che non hanno perso significato, anzi, oggi acquistano una dose di drammatica concretezza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisogna entrare in una nuova ottica. Il secondo dopoguerra, ossia il periodo in cui si sono dispiegati, con una connessione diretta e giustificabile, gli esiti e le conseguenze della seconda guerra mondiale, è finito. I suoi strascichi sono ormai una zavorra che blocca il nostro presente e rischia di compromettere il nostro futuro. &#8220;Nostro&#8221; ossia dell&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qualche osservatore, in relazione alle sparate del vice-presidente USA Vance e alla convocazione d&#8217;urgenza del vertice europeo di ieri, ha dichiarato che è morto l&#8217;Occidente, o l&#8217;alleanza transatlantica. Qualcuno si è fatto delle domande sulla natura e il senso, oggi, della NATO. Be&#8217;, ben svegliati! A cosa stavate pensando, fino ad ora?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È come se i ceti dirigenti europei avessero vissuto per anni dentro le loro narrazioni di comodo. La raccontavano ai propri elettorati e ai propri popoli, ma viene fuori che gli unici a crederci davvero erano loro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E non riguarda solo la parte liberale, moderatamente conservatrice, che ha più o meno dominato la scena per trent&#8217;anni, ma anche la sua pseudo-controparte di destra, sovranista, cripto-fascista o fascista tout court. Tutti spiazzati e a bocca aperta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Impressiona come le prime reazioni alle dichiarazioni dell&#8217;amministrazione Trump2 siano state all&#8217;inizio del tutto pavloviane, sia nei governi sia nelle opposizioni, comprese quelle più radicali (queste ultime per lo più schierate per l&#8217;<em><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/appeasement/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >appeasement</a></em> con Putin). Salvo poi, una volta resisi conto che la realtà dei fatti non si incastra affatto nei loro schemi propagandistici, rifugiarsi su posizioni attendiste o opportuniste, limitandosi a ripetere i loro slogan come formule magiche che possano arrestare il tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Emblema di questa situazione è il governo italiano, patetico emulo di tanti suoi predecessori, sempre in attesa di capire quale fosse il carro giusto su cui saltare, quale l&#8217;azzardo meno costoso da tentare, mescolando vittimismo, vanagloria, sciovinismo e subalternità verso i potenti di turno. E non è detto che la storia si ripeta sempre, prima come tragedia, poi come farsa. Se è una farsa, potrebbe rivelarsi poco divertente. O diventare una tragedia ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è dovuto sbilanciare lo stesso presidente Mattarella, che, da scafato democristiano, pesa molto bene i propri interventi e i loro contenuti, specie in politica estera. Ha fatto un discorso sorprendente. Vero, pieno di strafalcioni storici e omissioni (le responsabilità del fascismo italiano meglio tacerle sempre, no?). Ma del tutto voluto, intenzionale. Un messaggio chiaro al proprio governo, ai governi europei e anche a quelli di USA e Russia. Il governo USA non ha manco ascoltato, quello russo si è risentito (perché hanno colto benissimo il messaggio). In Italia non ci hanno capito niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Probabilmente è troppo tardi per l&#8217;Europa e i suoi attuali governi. È evidente che la costruzione europea, vagamente liberale ma anti-popolare, ottusamente tecnocratica e basata sui vecchi e decrepiti stati otto-novecenteschi, non ha più alcuna ragion d&#8217;essere. Figuriamoci il nazionalismo che li riguarda. E anche questo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/12/02/il-paradosso-degli-stati-nazione-nel-mondo-post-nazionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non è che venga fuori all&#8217;improvviso solo ora</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ieri i governi europei <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_febbraio_17/vertice-parigi-europa-ucraina-leader-truppe-di-pace-5df086bf-0d3c-455d-9737-4a572e1dfxlk.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >si sono riuniti</a> &#8211; in pochi, per altro, già così sancendo la fine di fatto dell&#8217;UE &#8211; per discutere precisamente di cosa? Del sostegno all&#8217;Ucraina e di una eventuale forza di interposizione, con, sullo sfondo, il tema della spesa dei vari stati in armamenti e della &#8220;difesa comune europea&#8221;. Ma sul serio quello è il solo orizzonte pragmatico che intravvedete? La sola urgenza da affrontare? Che patetiche persone vi state rivelando? E questi sono i nostri statisti, i vertici politici del nostri paesi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema della sorte dell&#8217;Ucraina e anche quello della difesa comune sono variabili dipendenti di una questione più ampia e di portata storica: che cos&#8217;è e cosa deve essere l&#8217;Europa? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto di essersela sfangata tutto sommato bene con la pandemia di Covid-19 (che poi, parliamone) ha illuso tutta questa gente, da Ursula von der Leyen in giù, che il peggio fosse passato, che si poteva tornare a fare affari come prima. Poi ti scoppia la guerra in Ucraina, anche per colpa tua, e vai col panico, con le decisioni ognuno per conto proprio, i calcoli miserabili da decrepiti bottegai terrorizzati (con tutto il rispetto per i vecchi bottegai).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fare paragoni col passato può servire, non c&#8217;è dubbio. Però poi bisogna fare i conti col presente e le variabili in gioco *adesso*. Doveva essere l&#8217;Europa, tempo fa (direi almeno dalla fine della Guerra fredda), a smarcarsi dai vincoli stabiliti alla fine della Seconda guerra mondiale. Bisognava avere uno sguardo molto più coraggioso e di prospettiva. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, sarebbe servita una base ideale forte da opporre al Verbo tardo-capitalista del neo-liberismo, della mercificazione spinta di ogni aspetto materiale e immateriale dell&#8217;esistenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il vecchio socialismo era stato bruciato sull&#8217;altare della potenza sovietica. Ma i vasti movimenti di opinione sorti nel corso degli anni Novanta, dietro l&#8217;esempio della lotta zapatista del Chiapas e sollecitati dalla Guerra del Golfo e dal conflitto nell&#8217;ex Jugoslavia, avevano colto i termini del passaggio storico e intravisto se non la soluzione almeno gli aspetti più pressanti del problema. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È stato tutto soffocato dalla repressione più brutale, con un&#8217;offensiva ideologica durissima e un rilancio della guerra come strumento ordinario delle relazioni tra gli stati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se i paesi europei non troveranno il modo di rispondere con lucidità e in tempi adeguati alle sollecitazioni cui sono sottoposti, dovremo affrontare anni, forse decenni, di crisi brutale. Il dibattito pubblico europeo, in Italia soprattutto ma senza l&#8217;esclusiva della stupidità, è ormai ridotto a tifoserie contrapposte (pro Trump e/o pro Putin contro pro Occidente; atlantisti contro euroasiatici duginiani; liberali benpensanti contro populisti; anti-immigrazione compassionevole contro anti-immigrati razzisti e brutali; ecc. ecc.). Magari questa sveglia servirà a farci uscire dall&#8217;incantamento tossico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va smantellata la costruzione europea dei primi anni Novanta. Va rifondata una confederazione di popoli liberi, su base democratica, solidale, aperta. Va investito moltissimo in infrastrutture civili utili e rigorosamente pubbliche, in una rete di produzione e distribuzione energetica diffusa a livello continentale e anch&#8217;essa pubblica, in istruzione, scienza, arte, cultura. Va creata una forza di <em>intelligence</em> europea ad alta capacità analitica, che serva da strumento per una diplomazia della pace. Va costruito un rapporto con la sponda sud e est del Mediterraneo e col continente africano, di segno opposto rispetto alla postura paternalista e neo-colonialista tenuta fin qui. Bisogna smarcarsi dalla prospettiva folle dell&#8217;inevitabilità del conflitto globale tra USA e Cina e dalla rigida mentalità geo-politica. Le stesse relazioni con la Russia devono essere normalizzate e poste su un piano di chiarezza intransigente, con in primo piano il rispetto del diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi può mettere mano a un tale vasto programma? Macron, Scholtz, Meloni, Sanchez, i governi polacchi e ungheresi? Chi? Servirebbero grandi mobilitazioni di popolo, come quelle in corso adesso <a href="https://www.internazionale.it/magazine/2025/02/06/i-giovani-non-mollano" target="_blank"  rel="nofollow" >in Serbia</a> (ne avete sentito parlare poco, vero?), servirebbe un&#8217;intellettualità all&#8217;altezza del compito (e qualcosa ci sarebbe, se ci fossero orecchie disposte ad ascoltare). Le relazioni tra i popoli d&#8217;Europa, con o senza stato a rappresentarli, sono forti e profonde, spesso a dispetto delle retoriche e delle decisioni dei governi: andrebbero valorizzate e fatte diventare il fondamento di una rivoluzione necessaria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Difficilissimo, non c&#8217;è dubbio. Ma a cos&#8217;altro dovremmo votarci? Alla guerra permanente? Alla dipendenza o alla difesa a oltranza da qualche impero più o meno vicino? Rassegnarci alla deriva reazionaria e oscurantista in atto? Su questo dovremmo ragionare, non sui diversivi buttati lì, a ripetizione, nello spazio bulimico dell&#8217;infotainment da chi non ha alcun interesse a mettere in discussione i rapporti sociali e gli assetti di potere esistenti. Il futuro è già cominciato e noi, popoli europei, lo stiamo solo subendo.</p>
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		<title>Il presente senza futuro tra pace e guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 11:18:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Europa rimbalza tra dichiarazioni pubbliche e ponderose analisi di &#8220;esperti&#8221; (di solito maschi, bianchi, anziani) il motto &#8220;si vis pacem, para bellum&#8220;, se desideri la pace, prepara la guerra. Detto in latino suona più fine, oltre a stabilire una distanza rispetto al volgo incolto, ma in pratica ci stanno dicendo: abbiate pazienza, la guerra...</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="394" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-700x394.jpg" alt="" class="wp-image-5660" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-700x394.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-640x360.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-768x432.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-800x450.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine.jpg 1280w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>In Europa rimbalza tra dichiarazioni pubbliche e ponderose analisi di &#8220;esperti&#8221; (di solito maschi, bianchi, anziani) il motto &#8220;</em>si vis pacem, para bellum<em>&#8220;, se desideri la pace, prepara la guerra.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detto in latino suona più fine, oltre a stabilire una distanza rispetto al volgo incolto, ma in pratica ci stanno dicendo: abbiate pazienza, la guerra andrà fatta, con un pretesto o con l&#8217;altro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Forse è vero quello che diceva <a href="///home/omar/Scrivania/GUERRA_DEL_PELOPONNESO_-_TRADUZIONE_ITALIANA_INTEGRALE.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Tucidide</a>, quasi 25 secoli fa, sulla costanza delle dinamiche umane:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il tono severo della mia storia, mai indulgente al fiabesco, suonerà forse scabro all’orecchio: basterà che stimino la mia opera feconda quanti vogliono scrutare e penetrare la verità delle vicende passate e di quelle che nel tempo futuro, per le leggi immanenti al mondo umano [κατὰ τὸ ἀνθρώπινον], s’attueranno di simili, o perfino d’identiche.</p>
<cite>(<em>La guerra del Peloponneso</em>, I, 22)</cite></blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sembra che prima o poi, in qualsiasi epoca, la nostra specie debba arrivare al conflitto violento su larga scala. È successo così tante volte, nel corso del tempo, che davvero questa si può considerare una costante storica. A sorprendere non è solo la reiterazione del conflitto in quanto tale, bensì anche la somiglianza delle circostanze, delle giustificazioni, delle retoriche, del tipo di rapporti di forza sociale che entrano in gioco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è però un fattore che differenzia il nostro tempo da quelli precedenti: siamo otto miliardi di esseri umani, sull&#8217;unico pianeta abitabile, e ogni dinamica storica assume di conseguenza proporzioni inedite, con possibili esiti mai sperimentati. Senza contare la terrificante capacità distruttiva delle armi odierne, anche di quelle ordinarie, senza scomodare le testate atomiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel nostro pianeta, oggi, non ci sono più molti spazi di manovra, mancano aree cuscinetto e paesi non coinvolti, niente vie di fuga o scappatoie. Le scelte che si fanno, su questo terreno, possono avere conseguenze definitive per la nostra specie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che le leadership mondiali non si pongano affatto questo problema è a sua volta IL problema. È come se i gruppi umani che governano il mondo stessero scommettendo sul tanto peggio tanto meglio (per sé). Che abbiano già a disposizione un piano B? Secondo me no. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I più ottusi, in questo gioco folle, mi sembrano i ceti dirigenti occidentali, e quelli europei soprattutto. Abituati per secoli a piegare il resto dell&#8217;umanità alle proprie ambizioni e alle proprie necessità, non riescono a orientarsi in un mondo che è ormai totalmente sfuggito al loro controllo. Ed è sfuggito al loro controllo anche a causa della stupidità con cui hanno pensato di governarlo a proprio vantaggio, imponendo come verità indiscutibile una superstizione a cui hanno finito per credere loro stessi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La demente ideologia cosiddetta neo-liberale è una componente decisiva della perdurante presunzione occidente-centrica e ne è anche la più evidente contraddizione. I famosi valori dell&#8217;Occidente, pretesto per ogni forma di aggressione imperialista e colonialista, si è logorata sull&#8217;altare dell&#8217;avidità, finendo per auto-denunciarsi per l&#8217;impostura che è. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La disgregazione individualista delle nostre collettività, l&#8217;ossessione consumistica e bulimica per il possesso materiale, la pretesa di continuare a consumare e sperperare a proprio piacimento, scaricando le &#8220;esternalità&#8221; su qualcun altro, l&#8217;istupidimento dilagante, che, da arma di controllo delle masse, non ha risparmiato nemmeno chi pensava di controllarle: tutto questo ha contribuito a dissodare il terreno per le crisi generalizzate del nostro presente. E ha tolto ogni residua, plausibile superiorità morale alla civiltà europea. Che è sempre meno democratica e liberale, a dispetto della retorica ancora egemone.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All&#8217;inizio del nuovo millennio, a un decennio dalla proclamata <a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/la-fine-della-storia-e-rimandata-anche-fukuyama-ora-lo-ammette/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >fine della storia</a>, si reprimeva <em>manu militari</em> ogni possibile forma di dissenso organizzato e di potenziale alternativa politica (vedi Genova 2001). Lo &#8220;stile di vita&#8221; occidentale era sacro e non emendabile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per un caso forse fortuito o per una necessità storica profonda (non saprei), nel giro di pochi mesi, in quello stesso 2001, l&#8217;Occidente, e in particolare il suo centro di gravità economico-politica, gli USA, subì un attacco spropositato e scioccante. Anziché rifletterci su, le élite statunitensi e, appresso a loro, quelle europee, pretesero di precipitare il pianeta in una nuova guerra santa. (I fanatici sono sempre gli altri, no?) </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante gli esiti fallimentari di tali scelte, non se ne è tratto alcun insegnamento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le successive batoste finanziarie, la pandemia e infine la guerra in Ucraina hanno finito per ridicolizzare gli assunti in base ai quali, a dispetto di tutto, l&#8217;Occidente pretende che sia riconosciuta la propria superiorità civile e morale. In realtà, com&#8217;è evidente, anche tali passaggi sono stati semplicemente tradotti in nuove forme di restringimento oligarchico dei rapporti politici e in occasioni di ulteriore, famelico accaparramento di ricchezza da parte dei ricchi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa crisi climatica si è rapidamente trasformata, da inaccettabile paranoia di minoranze dissenzienti (così era rappresentata), in un diversivo o in un nuovo pretesto, buono per giustificare soluzioni estrattive e speculative non migliori di quelle passate. Intanto la biosfera declina, l&#8217;inquinamento dilaga, il suolo fertile e l&#8217;acqua a uso umano scarseggiano, il consumo di risorse scarse è sempre più compulsivo e la sesta estinzione di massa è già avviata. Ma di tutto ciò non è elegante parlare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;Europa, al momento, è la porzione di Occidente messa peggio, per tanti versi. Stupidamente arroccata nelle proprie ideologie nazionali, ottusamente succube dei suoi deboli stati e staterelli, un tempo padroni del mondo ma da un pezzo ai margini della politica globale, non è riuscita a darsi una fisionomia che assicurasse prosperità, dignità e pace alle sue popolazioni. Tre decenni di declino culturale e morale presentano il conto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Davanti all&#8217;aggressione russa dell&#8217;Ucraina gli stati europei, specie i maggiori, si sono fatti trovare con la braghe calate, ognuno alle prese con le proprie meschinità. La Francia, in cerca di nuova affermazione sul suo ex impero coloniale africano (dove continua a fare danni); la Germania, in crisi di identità e colta con le mani nel vasetto della marmellata petrolifera russa; la Spagna, a gestire la propria (ennesima) crisi interna; il Regno Unito, alle prese con le conseguenze della Brexit (colpo di genio, non c&#8217;è che dire); l&#8217;Italia, chiusa in se stessa e nelle sue ossessioni provinciali, sempre più piegata verso un destino autoritario tragicomico (ma molto violento). Gli altri, in ordine sparso, a cercare di non perdere il proprio posto al banchetto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non una presa di posizione politica solida e onorevole, non scelte chiare con obiettivi limpidi e condivisi. Un po&#8217; a traino &#8211; <em>obtorto collo</em> &#8211; degli USA (che ovviamente ora mollano il giocattolo), un po&#8217; a fare melina, con la coscienza tutt&#8217;altro che pulita. Aiutiamo l&#8217;Ucraina a difendersi e proclamiamo che la Russia di Putin è il male (dopo averci fatto lauti affari ed averne legittimato il regime fino a ieri), ma sempre con una scappatoia aperta (molto illusoria). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come si capiva fin dall&#8217;inizio, questa vicenda sancisce la morte dell&#8217;Unione Europea così come è stata conformata dall&#8217;egemonia neo-liberale, padronale e tecnocratica che l&#8217;ha partorita trent&#8217;anni fa. Lo spauracchio delle destre populiste serve solo a legittimare quest&#8217;obsoleto modello di <em>governance</em> oligarchica, salvo quando le stesse destre non sono surrettiziamente favorite (sovraesponendole mediaticamente), perché facciano il lavoro sporco che le nostre ipocrite democrazie liberali si vergognano a sbrigare apertamente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche adesso, con le retoriche belliche in prima pagina un giorno sì e l&#8217;altro pure, il nuovo spauracchio reazionario (specie se negli USA Trump vincesse la competizione presidenziale) sarà usato in modo strumentale. Col rischio però di doversene servire per ricompattare, in senso nazionalista e bellicista, le sfilacciate opinioni pubbliche del Vecchio continente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di questi giorni è l&#8217;allarme sulla presunta propensione alla diserzione delle gioventù europee (e nord-americane), poco persuase ad accettare un possibile arruolamento prossimo venturo, tanto meno a trovarlo nobile e desiderabile. Non ci sono più i bravi-giovani-da-sacrificare-in-trincea di una volta, signora mia!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come altri hanno fatto notare, non è che ci volesse molto a prevedere che una società profondamente disarticolata, atomizzata, costretta alla competizione al ribasso, ridotta in molte sua parti alle mere necessità di sopravvivenza, fatichi a fare fronte comune e sentirsi di colpo una collettività coesa e bellicosa, sensibile al richiamo patriottico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è anzi da riflettere sul fatto che tutta la potenza mediatica di cui dispongono i principali centri di potere economico e politico non è riuscita comunque a silenziare il dubbio e il dissenso. Forse questo è uno dei pochi, veri esiti positivi della civiltà &#8220;democratica&#8221; occidentale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Suo malgrado, però. Ossia, non è un esito voluto. Lo si capisce, specie nel contesto tossico italiano, dalle campagne mediatiche sui presunti &#8220;squadrismi&#8221; e le pretese &#8220;censure&#8221; che mobilitazioni occasionali, sicuramente non armate e nemmeno così massive, attuano verso voci rilevanti del mainstream mediatico e politico. Il caso del direttore di Repubblica Molinari, persuaso a rinunciare a un suo evento pubblico dalla contestazione di alcuni studenti, è esemplare. Il paradosso di gridare alla censura (dal basso) da parte di chi ha in mano le leve dell&#8217;informazione e della manipolazione dell&#8217;opinione pubblica è emblematico. Segnala la profonda, persistente allergia alla democrazia dei gruppi dirigenti italiani. Ma non è che altrove siano messi molto meglio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il dissenso è pericoloso. La mancata accettazione delle imposizioni di chi detiene il potere politico e/o quello mediatico, a loro volta direttamente o indirettamente al soldo dei ceti ricchi, viene respinta come eversiva in quanto tale. Che non sia bastata la lezione di Genova 2001 ad azzerare le voci dissenzienti innervosisce le combriccole oligarchiche. Certo, quell&#8217;evento è stato un test pienamente riuscito e ha generato uno standard (come dimostrano anche fatti recentissimi). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La pandemia ha dato modo di sperimentare ulteriori forme di controllo sociale e adesso la stessa guerra in Ucraina ha fornito l&#8217;occasione di irregimentare qualsiasi discorso pubblico e qualsiasi dibattito dentro cornici prestabilite e fittizie. In questo modo si è disarticolata ogni possibile alternativa politica a sinistra, con l&#8217;esito, forse non accidentale, di regalare il dissenso alla (presunta) controparte populista e di destra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I più grandi amanti di Putin (o a suo tempo di Assad in Siria e persino del regime iraniano degli ayatollah o dei governi di destra israeliani oggi) sono i fasci e i reazionari di ogni tipo. Cioè, gente a cui non dispiacerebbe importare in casa propria un regime come quelli menzionati. Se c&#8217;è qualcosa di contraddittorio in questo, non è un problema loro. Quando mai i fascisti (in qualsiasi forma si presentino) si sono preoccupati della coerenza teorica e della linearità logica delle loro posizioni?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, importare in casa propria un bel modello autoritario, col suo rivestimento di &#8220;democratura&#8221; (vi facciamo anche andare a votare ogni tanto, cosa diavolo pretendete ancora?), sarebbe anche l&#8217;<em>extrema</em> <em>ratio</em> delle stesse élite occidentali, o di una parte non marginale di esse. Forse neanche così&#8230; extrema. C&#8217;è molta invidia nei commenti di politici e intellettuali &#8220;di regime&#8221; che stigmatizzano Putin e simili come nemici mortali del santo Occidente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il presunto liberalismo delle democrazie occidentali è solo retorico. Perlopiù, oggi significa solo la trasformazione di diritti, che credevamo acquisiti e consustanziali alla democrazia stessa, in servizi a pagamento; significa la legittimazione dell&#8217;arbitrio dei ceti ricchi ai danni del resto delle popolazioni; significa libertà limitata al consumo. La residua libertà di pensiero e parola va bene solo finché è strumentale al profitto e solo finché serve a dare l&#8217;illusione di una libertà più grande (che non c&#8217;è). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E dunque, oggi, in questo contesto sfilacciato, confuso, disgregato, si parla con naturalezza di guerra. Di preparare le popolazioni europee alla guerra. Ci siamo già passati: non è andata bene.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia chiaro, io penso che fosse giusto, e lo sia ancora, aiutare l&#8217;Ucraina in vari modi, non escluso quello di rifornirla di armi. Magari è un po&#8217; meschino (andate avanti voi, intanto, che noi stiamo a vedere). Però non è che ci fossero alternative, dal momento che l&#8217;invasione è diventata un fatto compiuto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non per altro: una vittoria schiacciante di Putin sarebbe deleteria da troppi punti di vista, per poterla contemplare a cuor leggero come un&#8217;opzione tutto sommato accettabile. È su questo che dissento dai pacifisti a tutti i costi. Ve l&#8217;immaginate un Putin con i piedi sul confine polacco? O una Federazione russa che, annessa una parte consistente di Ucraina, stabilisce che tutto sommato vale la pena di fare lo stesso con Moldova e repubbliche baltiche?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oddio, non è che la presenza NATO ai confini della Federazione russa sia molto meno impressionante. Ma La NATO è un&#8217;entità strana, non così coesa come potrebbe apparire. Certo, agli USA interessa provocare un po&#8217; l&#8217;orso russo, intanto che si prepara il conflitto con la Cina. Non perché lo ritenga davvero una minaccia primaria, quanto perché fa comodo come diversivo e come anestetico per l&#8217;Europa. Lo si è visto benissimo proprio con la guerra in Ucraina.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se l&#8217;Unione Europea avesse preso una posizione forte e autonoma sulla questione ucraina, almeno dal 2014, presentandosi come un soggetto politico a sé stante, avrebbe potuto ritagliarsi un ruolo più credibile anche nell&#8217;auspicabile mediazione tra le parti. Senza il bisogno di nascondere il proprio sostegno all&#8217;aggredito, proprio in virtù dei principi democratici e pacifici che dovrebbero denotarne l&#8217;esistenza stessa. Non lo ha fatto. Sia perché appunto i suoi membri avevano scheletri nell&#8217;armadio e interessi divergenti da difendere, sia perché i gruppi dominanti europei non hanno particolarmente a cuore né la democrazia né la pace. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il nucleo della questione è questo. Anche qui, come nel caso della guerra israelo-palestinese (altra partita in cui l&#8217;UE fa una figura meschina), a contare è la cornice con cui si inquadrano i fatti. La cornice che istituzioni e politica, con molti media compiacenti al seguito, ci stanno imponendo è ingannevole, perché ipocrita, parziale, manipolatoria. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È lecito condannare l&#8217;aggressione russa all&#8217;Ucraina senza sposare spensieratamente la narrazione dominante e occidente-centrica. È lecito condannare senza mezzi termini la politica del governo israeliano e i crimini dei coloni nei Territori occupati e stigmatizzare il razzismo e la componente colonialista del sionismo attuale, senza per questo essere chiamati in correità con Hamas e tanto meno essere accusati di anti-semitismo (argomentazione disgustosa). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qui è necessaria un&#8217;altra precisazione. La propensione alla guerra, il richiamo a valori reazionari e le chiusure autoritarie, caldeggiate sempre più apertamente da una parte consistente dei gruppi dirigenti europei, sono spesso anche la cifra distintiva di molti dei nemici dell&#8217;Occidente. Distanziarsi criticamente dalle scelte degli uni non comporta necessariamente parteggiare per gli altri. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Molto dissenso verso le élite occidentali è diventato terreno fertile per dottrine <a href="https://bresciaanticapitalista.com/2018/03/23/cosa-ce-dietro-il-campismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >campiste</a> e devote della massima &#8220;il nemico del mio nemico è mio amico&#8221;, pericolosamente convergenti con posizioni chiaramente fasciste, o rosso-brune che siano. Ovviamente, ci vanno a nozze anche gli stalinisti e altri fanatici della stessa risma.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per fortuna non tutta la sinistra più o meno organizzata, né tutte le componenti delle mobilitazioni sociali in corso, né i vari movimenti ambientalisti e nemmeno la maggior parte delle forze indipendentiste o rappresentantive di minoranze linguistiche ed etniche si è fatta trascinare nella convergenza &#8211; invero vergognosa &#8211; con tale gentaglia. Però il rischio di essere risucchiati nel gorgo semplificatorio è alto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per sfuggirgli, i distinguo sono importanti. Tutto il discorso della &#8220;difesa europea&#8221; cambia drasticamente di senso a seconda che lo si inserisca in una prospettiva nazionalista, autoritaria e di accentuazione delle disparità sociali consolidate o, al contrario, in un orizzonte di conquiste democratiche, di salvaguardia dei diritti e delle libertà, di giustizia sociale, di progresso tecnologico virtuoso, di cura dell&#8217;ecosistema e di solidarietà internazionale (tutte cose che non vanno disgiunte per forza, come invece ci viene costantemente ripetuto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Distinguere prospettive, orizzonti, obiettivi e metodi è una chiave interpretativa indispensabile per non farsi risucchiare nelle dicotomie tossiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, piuttosto che dire banalmente e semplicisticamente &#8220;no alla guerra&#8221;, nostra e altrui (magari sorvolando sui ruoli di aggredito e aggressore, di vittima che cerca di difendersi e di carnefice), cominciamo a fare domande: vuoi che andiamo in guerra? chi dovrebbe andarci? a che scopo? in nome di che cosa? a quale prezzo? a vantaggio di chi? insieme a chi e contro chi? E via dicendo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sembra ormai che, a farsi delle domande, si debba per forza passare per teorici del complotto. Ma le domande raramente sono sbagliate. Possono esserlo le risposte, specie se ci distolgono dalla realtà. Dobbiamo difendere la libertà di fare domande e opporre obiezioni, e dobbiamo farla ritornare una libertà fondamentale, esercitata collettivamente, in modo attivo e consapevole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Solo a patto di chiarire il senso e la prospettiva delle scelte, anche delle più drammatiche, se ne può discutere. Se siamo davvero così democratici, civili, progrediti e animati da nobili valori, bisogna dimostrarlo nei fatti. Nessuna persona sana di mente e in buona fede (quindi, non i fascisti) penserà mai che aver fatto la guerra ai fascismi europei sia stato un errore, a suo tempo. Perché c&#8217;era da contrastare un crimine terribile e di portata epocale. Viceversa, è molto meno accettabile essere trascinati in una guerra, che promette di essere devastante oltre ogni limite, solo per imporre la vittoria di una banda criminale su un&#8217;altra, o &#8211; se si preferisce &#8211; di un élite parassitaria su un&#8217;altra. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qui c&#8217;è il nodo. Bisogna scioglierlo. Non è detto che, nel farlo, non sia necessario rivedere radicalmente il pessimo patto di convivenza a cui soggiacciono oggi le popolazioni europee. Per superarlo in avanti e in termini più democratici e condivisi, non certo per restringere ulteriormente diritti, libertà e solidarietà.</p>
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		<title>Imperialismo, colonialismo, guerra, crisi ecologica e democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 13:41:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prima era la pandemia, a occupare cronache e opinioni, oggi la guerra in Ucraina. Ma l&#8217;una e l&#8217;altra si inseriscono in un contesto in cui agiscono fattori economici, sociali e politici globali, correlati tra loro, dentro una difficilissima fase storica. Una delle letture circa la guerra in Ucraina è che Putin stia attaccando non solo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Imperialismo, colonialismo, guerra, crisi ecologica e democrazia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/03/19/imperialismo-colonialismo-guerra-crisi-ecologica-e-democrazia/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://lh6.googleusercontent.com/proxy/UNNMkeY7TMbfb8C8a1wU6AVUaZc8Ci1zMwUauVC-VtctEzKG-x4TaLd14EWuPoHEGukJIjXZatWAEe3W3AT78_wzKF4daLQR4QyViqcaFrgJwUA_atG2y9QfIvaZ45J2=w1200-h630-p-k-no-nu" alt="https://lh6.googleusercontent.com/proxy/UNNMkeY7TMbfb8C8a1wU6AVUaZc8Ci1zMwUauVC-VtctEzKG-x4TaLd14EWuPoHEGukJIjXZatWAEe3W3AT78_wzKF4daLQR4QyViqcaFrgJwUA_atG2y9QfIvaZ45J2=w1200-h630-p-k-no-nu" width="571" height="429"/></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Prima era la pandemia, a occupare cronache e opinioni, oggi la guerra in Ucraina. Ma l&#8217;una e l&#8217;altra si inseriscono in un contesto in cui agiscono fattori economici, sociali e politici globali, correlati tra loro, dentro una difficilissima fase storica.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle letture circa la guerra in Ucraina è che Putin stia attaccando non solo il paese confinante, ma &#8211; per ora solo simbolicamente &#8211; la stessa idea di democrazia occidentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benché sia una tesi di comodo, che suona parecchio propagandistica, in realtà credo contenga qualcosa di vero. Forse non proprio nel senso in cui la sostengono i suoi propagandisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche io ritengo che Putin e il suo regime temano l&#8217;espandersi ai suoi confini di modelli politici, sociali e culturali diversi dal suo modello imperiale e reazionario. Probabilmente in una consistente porzione della classe dominante russa alberga la convinzione che quell&#8217;enorme paese (perché è davvero enorme) non possa restare unito ed essere efficacemente governato se prendesse piede un regime aperto, laico, grosso modo liberale, pluralista; uno stato di diritto, insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È lo stesso problema che ha la Cina. Anzi, nel caso cinese il problema è anche più evidente, dato che si tratta alla fin fine di un impero millenario, che ha maturato una civiltà sua, distinta da quella europea. Sono imbarazzanti i tentativi di imporre a quel mondo una visuale &#8220;occidentale&#8221;, quale che sia il nostro giudizio sul regime cinese attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In India l&#8217;esperimento di una democrazia grosso modo basata sul modello europeo ha avuto qualche successo, con alti e bassi e contraddizioni grandiose, proporzionate, anche qui, alle dimensioni del paese. Non è fallito del tutto per via della natura federale del gigantesco stato indiano. Ma molti nodi sono restati irrisolti e oggi, col nazionalismo hindu imperante, stanno venendo al pettine. Chissà come andrà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Russia è in una condizione ibrida: troppo estesa la sua parte asiatica per non condizionarne gli interessi strategici e per non lasciare tracce culturali profonde; troppo forte l&#8217;attrazione verso l&#8217;Europa (almeno dai tempi di Pietro il Grande) per non generare, sul lato occidentale, una sorta di faglia tettonica costantemente attiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, di stati confinanti pienamente democratici o avviati verso una compiuta democrazia, la Russia ne conta già alcuni. Basti pensare alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Finlandia" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Finlandia</a>, per più di un secolo parte dell&#8217;impero russo. Però, l&#8217;Ucraina è un&#8217;altra faccenda. Non è una piccola <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paesi_baltici" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >repubblica baltica</a> o uno stato marginale &#8211; in termini geografici e demografici &#8211; come la Finlandia. L&#8217;Ucraina è un paese molto grande, popoloso, pieno di risorse (agricole e minerarie), affacciato sull&#8217;Europa centrale. Subisce l&#8217;influsso diretto di paesi ormai pienamente integrati nel sistema di valori &#8220;occidentale&#8221;. Alla Russia, a chi la governa, questo fa paura. Più dell&#8217;ingerenza NATO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un buon motivo per invaderla, sia chiaro. Non ce ne sono di buoni motivi per invadere l&#8217;Ucraina. Voglio ribadirlo in modo molto chiaro. Non vale a nulla il discorso delle provocazioni NATO o la discutibile politica ucraina sul Donbass, o il pretesto della presenza più o meno larga di simpatizzanti fascisti (o nazisti, se preferite, è uguale) tra e sue forze armate e nella società civile ucraina (magari fosse un problema solo ucraino!), tanto meno la simpatia o antipatia dei suoi governanti (chi ha governanti simpatici alzi la mano!).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È perfettamente comprensibile, invece, che per la popolazione ucraina il modello occidentale sia semplicemente desiderabile, così come lo era per le altre popolazioni dell&#8217;ex Patto di Varsavia e anche per molte persone russe (specie nelle città maggiori). Ed è comprensibile che una grande maggioranza della popolazione ucraina, oggi più che mai, non intenda affatto accettare il controllo russo, diretto o indiretto. Il nazionalismo a volte un po&#8217; fanatico mostrato dal governo ucraino in queste settimane può non piacerci (a me non piace), lo stesso Zelens&#8217;kyj può non convincere (personalmente lo trovo inquietante e a tratti detestabile); ma si tratta di un effetto inevitabile di questa situazione. È in corso un <em><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/nation-building_(Neologismi)/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >nation-building</a></em> rapido e doloroso, laggiù. Cose già successe altrove, spesso in modalità non meno cruente. Prima di valutare frettolosamente cosa sia l&#8217;Ucraina, di che qualità sia la sua politica, come siano orientati i suoi governanti, io direi che dovremmo aspettare che l&#8217;Ucraina fosse libera dall&#8217;invasione straniera (e direi anche dall&#8217;ingerenza straniera, qualsiasi ingerenza straniera) e messa nella possibilità di decidere per sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto questo, a me sembra che ci sia un tema fondamentale su cui questa guerra ci interroga, ed è proprio la nostra idea di democrazia. Non solo l&#8217;idea, però. Dovremmo interrogarci anche su cosa siano di fatto le democrazie in cui ci troviamo a vivere, in cosa consista il loro fascino e quali siano i vantaggi che ci offrono. Dovremmo chiederci se questa democrazia è in salute, se sta maturando e irrobustendosi o se sia in crisi e stia mostrando segni di cedimento. Magari potremmo anche provare a immaginare come potrebbe migliorare, dando per scontato che ne disponiamo liberamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho un&#8217;idea molto severa e molto preoccupata, sulla condizione delle democrazie occidentali. Penso anche che non dappertutto, nel cosiddetto Occidente, sussista una democrazia compiuta. Ritengo che abbiamo da tempo imboccato la parabola discendente della storia, quanto a possibilità espansive (sto usando un termine gramsciano) delle democrazie liberali. Esse hanno già tradito molte premesse e molte promesse. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò non toglie che, a tutt&#8217;oggi, io non preferirei vivere in un regime diverso e penso che valga anche per molte altre persone critiche verso il modello &#8220;occidentale&#8221; (fascisti a parte). Possiamo scomodare il vecchio Churchill, che di suo era una carogna colonialista e razzista, ma aveva un certo senso della storia e non amava le dittature: &#8220;È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme <em>che si sono sperimentate finora</em>&#8221; [corsivo mio]. Una massima famosa, pronunciata nel corso di una seduta parlamentare, nel 1947.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io la leggerei con più attenzione di quanto non si faccia di solito. Anche perché di solito la si cita malamente, parzialmente ritoccata o amputata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia occidentale nasce e prende piede in un preciso momento storico e in un contesto culturale determinato. Non è il frutto di un&#8217;evoluzione politica universale, non nasce spontaneamente dappertutto, nella stessa forma, allo stesso momento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia è una soluzione politica europea, che i colonizzatori europei si portano appresso in Nord America, laddove la combinazione di condizioni climatiche, apporti culturali e vicende politiche consentirono di replicare su una scala continentale ciò che nel Vecchio continente andava sviluppandosi dentro le singole comunità nazionali in formazione, tra XVIII e XX secolo. Una delle condizioni del successo del modello democratico in Nord America è stato l&#8217;uscita dallo status di colonia. Un&#8217;altra, per quanto brutto possa suonare, fu lo sterminio e la marginalizzazione delle popolazioni native insieme allo schiavismo e poi alla segregazione razziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia occidentale si è sviluppata sulla base della trasformazione dello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_assoluto" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >stato assoluto</a>, grazie alla rivoluzione capitalista, al colonialismo, allo schiavismo e al razzismo. In fondo, dunque, anche la democrazia occidentale è una conquista concessaci dalla combinazione tra &#8220;armi, acciaio e malattie&#8221;. Ed è comunque costata &#8220;sangue, fatica, lacrime e sudore&#8221; (per restare alle citazioni del vecchio Winston) a molte generazioni del Vecchio continente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Va anche ricordato che, quando altri popoli, finiti sotto il giogo coloniale europeo, hanno provato a realizzarla, o a realizzarne una propria versione, sono stati combattuti, riconsegnati a regimi dispotici e mantenuti in condizione di subalternità, per la maggior gloria della democrazia occidentale. Le potenze coloniali europee e gli USA hanno sempre temuto e combattuto ferocemente molto più le potenziali nuove democrazie di qualsiasi dittatura. Ancora oggi contano, tra i propri amici e alleati, paesi in cui vigono regimi autoritari, quando non oscurantisti e crudeli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, nei regimi democratici disponiamo di alcune libertà fondamentali, come quella di pensiero e di parola. Non è poco, ma non è tutto rose e fiori. Nessuna libertà, nessun diritto è esente da minacce (vedi casi di attivisti politici sottoposti a misure di polizia, casi di repressione violenta di manifestazioni, ecc.). In quasi tutti i paesi democratici esistono consistenti problemi di minoranze non garantite, di rivendicazioni territoriali soffocate, di colonialismi interni e di razzismi. In più, dopo la fine della Guerra fredda, si è accentuato il fenomeno della chiusura oligarchica e della mercificazione totale di risorse umane e materiali, si è messo in atto un elaborato e capillare sistema di controllo e monitoraggio delle vite dei cittadini, si è promosso e protetto uno spostamento netto di ricchezza e potere dal basso verso l&#8217;alto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia esistono molte questioni aperte di questo tipo, a volte menzionate superficialmente nelle cronache quotidiane, spesso mistificate, altre volte semplicemente taciute. La Questione meridionale non va più di moda, ma è ben lungi dall&#8217;essere risolta. Il drenaggio costante di risorse umane e materiali dal Sud al Nord della penisola non è mai cessato. Ma anche nel ricco Nord la situazione è meno omogenea di quanto appaia al senso comune dei più. Pensiamo alle dolorose vicende del cosiddetto Confine orientale, con tutto il loro carico di xenofobie, nazionalismi, nostalgie fasciste o asburgiche, memorie tutt&#8217;altro che condivise. Pensiamo alla vicenda, ormai più che trentennale, della Val di Susa e dell&#8217;assurda operazione speculativa del TAV, con tutto il suo strascico di lotte, militarizzazione del territorio, disinformazione, repressione. Pensiamo alla Sardegna, uscita malconcia dalla fine dei finanziamenti dei Piani di Rinascita (1991), malissimo governata in questi ultimi trent&#8217;anni da una classe politica in pieno declino ideale e morale, sottoposta a forme di speculazione e di sottomissione materiale e politica di stampo sempre più chiaramente coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna è un ottimo caso di studio per comprendere le dinamiche interne delle democrazie occidentali, sia pure nella debole e opaca declinazione italiana. Lo è per le sue caratteristiche e per le sue vicende, lo è se contestualizzata nelle storia europea di questi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia europea dominata da una globalizzazione più subita che agita, in cui hanno guadagnato molto grandi gruppi economici e porzioni di classe dirigente sempre più rapaci e lontane da qualsiasi dinamica realmente democratica. In cui ha preso piede una visione politica tecnocratica, rigidamente oligarchica e di fatto a-democratica, ma in molti suoi esponenti sostanzialmente anti-democratica. Mario Draghi rappresenta bene questa deriva. Ma è in buona compagnia. Aver accettato come controparte i rigurgiti xenofobi, reazionari e anti-democratici (a loro volta sostenuti e a quanto pare anche foraggiati dal regime di Putin) non è stato un caso o un errore di valutazione, ma una scelta precisa. Lo spostamento verso destra del baricentro politico europeo, a favore di soluzioni autoritarie e anti-popolari, è stato promosso dalle classi dirigenti e alimentato tramite le varie emergenze succedutesi senza soluzione di continuità: terrorismo, pandemia, ora guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In proposito, una cartina di tornasole, oggi più significativa che mai, è la questione catalana. Emblematici i mesi tra estate e autunno del 2017, dall&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Barcellona_del_17_agosto_2017" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >attentato dell&#8217;ISIS a Barcellona</a>, coperto o favorito dai servizi di sicurezza spagnoli, al referendum del primo ottobre 2017, con la sua repressione violenta e i suoi strascichi anche internazionali. Confrontando quelle vicende e le relative posizioni espresse da UE e stati membri con la retorica ostentata in queste settimane a proposito della crisi ucraina, emerge l&#8217;ipocrisia e la doppia morale della gran parte delle classi dirigenti europee. Il che si somma, senza annullarla, all&#8217;ipocrisia emersa a proposito di tutte le altre crisi internazionali, che l&#8217;Europa non ha saputo affrontare se non in ordine sparso, ogni stato per conto proprio, tutti ossessivamente attaccati ai propri interessi particolari e sempre in un&#8217;ottica di potenza e di egoismo nazionalista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non affronto la questione degli USA, del loro imperialismo, della loro strana concezione della democrazia (almeno a livello di establishment politico: vedi caso Julian Assange). Del resto è stata chiamata in causa spesso, per quanto non sempre in modo corretto. Purtroppo, lo spauracchio USA viene spesso agitato pavlovianamente da una parte consistente della residuale sinistra europea come espediente per non affrontare i nodi a noi più vicini, come le forme di colonialismo interno e, oggi, le domande e i problemi che ci pone la questione ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Temo che non usciremo affatto migliori, da tutte queste crisi sovrapposte e interconnesse: crisi politica, sociale e culturale, crisi ecologica, pandemia, guerra in Ucraina. Non ne usciremo nemmeno presto, se non cambia qualcosa. Di sicuro, anche una volta usciti, non troveremo ad accoglierci uno scenario più pacifico e democratico, se non lo costruiamo oggi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Che guerre, crisi climatica, migrazioni di massa, diseguaglianze e disconoscimento dei diritti dei popoli e degli individui vadano di pari passo, lo vediamo chiaramente proprio in Sardegna, dove militarismo e militarizzazione, industria bellica, colonialismo energetico e subalternità culturale e politica sono un tutt&#8217;uno. È questo il mondo che ci sta consegnando la tarda età del capitalismo. In alcune porzioni del pianeta, Europa compresa, le conseguenze saranno più drammatiche che altrove. Lo choc costituito dall&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina è dovuto alla vicinanza degli eventi, ma è solo l&#8217;ennesimo episodio di un andamento drammatico in corso da anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa, la senescente Europa, ci serve un orizzonte ideale e strategico nuovo, in cui possano trovare accoglienza tanto le questioni politiche e sociali di fondo, quanto le questioni ambientali. Un orizzonte che faccia tesoro delle esperienze e anche degli errori del passato; che miri a spezzare la logica di potenza e gli ottusi paradigmi della geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, non potrà essere elusa la questione della natura e della funzione degli stati-nazione così come emersi dal XIX secolo, la questione dei nazionalismi, la questione della convivenza pacifica, solidale e libera di tutti i popoli europei. Urge una riflessione ad ampio spettro sul concetto e sulla consistenza storica della democrazia di stampo occidentale, sui suoi limiti e sui modi di superarli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Churchill, che tutto era fuorché sciocco, si lasciava uno spiraglio aperto, nella sua  cinica celebrazione della democrazia, non parlava per il futuro. Piuttosto che continuare a usare la democrazia di stampo europeo come dispositivo retorico per tacitare tutte le forme di opposizione, specie quelle più progressive, e per evitare di affrontare i nodi storici, bisognerebbe cominciare a ripensarla in termini di ulteriore sviluppo e di più completa realizzazione. Ciò contrasta con i robusti interessi materiali dei ceti privilegiati, con le mire imperialiste di tanti e con la rapacità di chi considera il mondo unicamente come una fonte di risorse da saccheggiare. A maggior ragione, è un obiettivo politico e storico per cui vale la pena lottare.</p>
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		<title>Riassuntone di due anni difficili e una sbirciata sul futuro. Seconda parte: la deriva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 14:17:27 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://www.bassairpinia.it/wp-content/uploads/2019/07/AAEQjVf.jpg" alt="https://www.bassairpinia.it/wp-content/uploads/2019/07/AAEQjVf.jpg" width="578" height="385"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">A due anni dall&#8217;inizio della pandemia, con tutte le altre questioni aperte, c&#8217;è da chiedersi a cosa diavolo abbiano pensato fin qui le classi dirigenti mondiali e in particolare quella italica.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pare chiaro, a questo punto, che la classe dominante italiana non stia pensando a risolvere la pandemia salvaguardando la maggior parte possibile di vite umane o la sfera dei diritti e la qualità della vita della popolazione. La pandemia è un fattore contingente da gestire a proprio vantaggio, scaricandone effetti negativi e responsabilità verso il basso. Chi guida il Paese prevede che, con quattro balle in croce e un nuovo capro espiatorio da additare alla pubblica opinione, potrà guadagnare altro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/11/strange-days-no-green-pass-trieste-3/#comment-47298" target="_blank"  rel="nofollow" >sempre più difficile riuscirci a buon mercato</a>, va detto. Le contraddizioni sono troppe, a questo punto, e troppo palesi, e l&#8217;aumento dei contagi di queste settimane sta facendo crollare le principali mitologie imposte dal sistema politico/mediatico/padronale. Ora dovranno rimangiarsi un po&#8217; di cose e far finta di niente su altre. Magari all&#8217;occorrenza verrà fatta cadere qualche testa (come a suo tempo per il mega-commissario all&#8217;emergenza Arcuri, di cui il generalissimo Figliuolo è stato comunque un <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/27/caos-nelle-farmacie-per-il-tampone-la-risposta-di-figliuolo-gli-italiani-fanno-la-fila-per-il-capo-griffato-nel-black-friday-portino-pazienza/6438349/?fbclid=IwAR1WX_eDFhWPX-UyMs3xDveTs6861_tayXgvsMhFa1BWCsuNhWp3St_58YQ" target="_blank"  rel="nofollow" >degno successore</a>). E intanto sperare di riuscire ad occuparsi indisturbati di ciò sta davvero loro a cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione su cui si sta giocando la partita principale è la trasformazione &#8211; almeno di fatto, se non di diritto &#8211; di quel che resta della repubblica italiana in un&#8217;oligarchia piuttosto chiusa, che esprima, al riparo dalle oscillazioni del consenso elettorale, un governo di natura autoritaria sotto false sembianze. Una sorta di fascismo senza camice nere e olio di ricino. Per ora. Non è detto che prima o poi non risultino di nuovo utili anche loro.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Suona pazzesco? Solo se si rinuncia a guardare in faccia le cose. Vi risulta che, nonostante i grandi proclami e gli annunci roboanti seguiti all&#8217;assalto squadrista alla sede della CGIL romana, Forza Nuova e Casa£ siano state sciolte? <br />O vogliamo parlare della serenità con cui i vertici del PD, dando seguito a un andazzo consueto del loro partito a livello locale, simpatizzano con i neo-fasci di Giorgia Meloni, senza alcun imbarazzo e nemmeno la minima necessità di dare spiegazioni? <br /></p>



<p class="wp-block-paragraph">E, in uno scenario del genere, dovremmo meravigliarci che Berlusconi si candidi a presidente della repubblica (minuscole volute)? Perché non dovrebbe, in fondo? C&#8217;è della coerenza, in tutto questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero problema per questa gente &#8211; ognuno/a per la parte in commedia che gli o le è assegnata &#8211; è contribuire ad azzerare la democrazia senza darlo a vedere, anzi convincendo un congruo numero di persone, e possibilmente la maggioranza, che è per il loro bene e anzi che tutto avviene col loro stesso consenso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mantenimento e l&#8217;incremento del dominio politico non rappresentano un&#8217;ambizione fine a se stessa. La base di tutto questo &#8220;gioco del trono&#8221;, come sempre, è molto, molto materiale. Ci sono in ballo prima di tutto i miliardi di euro del PNRR, su cui robusti appetiti hanno messo gli occhi. L&#8217;intenzione, abbastanza evidente, è di fare in modo di incanalare le decine di miliardi di euro stanziati dall&#8217;UE (ossia, soldi di tuttə) verso una destinazione che non modifichi gli attuali rapporti di forza sociale ed economica e anzi li garantisca. I ricchi non devono perderci nulla e, se possibile, guadagnarci, come è avvenuto in questi due anni magici (per loro) di pandemia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;andazzo complessivo ha però una natura più strategica e a lungo termine di così. La pandemia è solo un episodio della drammatica transizione storica in cui siamo coinvolti. I diversivi e i capri espiatori servono, a vario livello, per deviare l&#8217;attenzione del volgo dalla cruda realtà delle diseguaglianze e del disastro ambientale, in modo da poter lucrare anche dalla crisi sistemica in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, l&#8217;erosione di tutta la sfera pubblica, specie laddove costituisca la concreta risposta a diritti civili e bisogni diffusi, è una costante dell&#8217;ultimo trentennio. Benché i suoi effetti si stiano palesando oggi in tutta la loro drammaticità, i governi e i grandi gruppi privati a cui rispondono non hanno alcuna intenzione di cambiare rotta. Anzi, la pandemia fornisce un&#8217;ottima occasione per abituare la cittadinanza a rinunce e a forme di limitazione dei diritti e delle libertà fondamentali che altrimenti avrebbe ingoiato molto più a malincuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il governo italiano avesse avuto interesse nel benessere della popolazione e nella salvaguardia di diritti e garanzie democratiche, avrebbe indirizzato i suoi sforzi al rafforzamento dei presidi sanitari pubblici, ai servizi sociali, al risanamento ambientale, a scuola, università e cultura, a una vera transizione energetica. E avrebbe messo in agenda, come priorità, la salvaguardia di livelli di vita dignitosi per le masse impoverite, l&#8217;attenuazione degli effetti dell&#8217;inflazione e del caro vita sui ceti deboli e indeboliti, la drastica riduzione della precarietà del lavoro, una risposta decisa alle conseguenze sociali e relazionali della pandemia. Invece si concentra &#8211; e con la legge di bilancio in approvazione diventa palese &#8211; sulle solite mega opere inutili e dannose (ma lucrose per pochi), sul mal dissimulato rilancio delle fonti fossili e del nucleare, sul finanziamento diretto o indiretto di corporazioni influenti, su <a href="https://www.lavoce.info/archives/91866/limpatto-sullequita-distributiva-della-revisione-irpef-e-del-superbonus/" target="_blank"  rel="nofollow" >nuovi sgravi fiscali per i ricchi</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La visione è sempre quella neo-liberista, sia pure riformulata in termini apparentemente più interventisti (ma non è che con Thatcher o Reagan lo Stato non avesse un ruolo negli orientamenti economici di fondo): non far pagare i ricchi e mettere a profitto, in termini di puro lucro, ogni aspetto possibile della vita umana. Siamo sempre lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è nemmeno una deriva tutta italiana. Fosse così, ci sarebbero forse vie di fuga, possibilità di opposizione efficace. Invece è una consistente inerzia storica che si sta muovendo verso un aggravarsi della crisi globale e verso esiti drammatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pensiero magico che ha sorretto la globalizzazione neoliberista e l&#8217;arricchimento smisurato di un&#8217;esigua minoranza di esseri umani ai danni di tutti gli altri è ormai entrato in crisi. Il potente dispositivo ideologico che ha consolidato il divario di classe, non solo tra paesi ricchi e paesi poveri, ma anche all&#8217;interno delle aree economicamente avvantaggiate del pianeta, mostra tutta la sua inadeguatezza di fronte a una realtà troppo critica e troppo conflittuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pandemia, se fin qui è stata un fattore favorevole all&#8217;erosione della democrazia rappresentativa (sempre meno utile al capitale globalizzato) e all&#8217;ulteriore consolidamento del capitalismo finanziario, &#8220;estrattivo&#8221; e delle piattaforme, potrebbe trasformarsi presto in un detonatore di lotte sociali e politiche. A questo le classi dominanti si stanno preparando. Il resto dell&#8217;umanità un po&#8217; meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono stati segnali di insofferenza, è vero. Le mobilitazioni del 2011, per esempio. Per lo più finite male, ma non del tutto sterilizzate. I populismi, soprattutto di destra ma anche di sinistra, hanno provvisoriamente tenuto a bada il conflitto latente, incanalandolo su binari morti. Ma anche i populismi sembrano arrivati al capolinea. In Cile le masse popolari non hanno nemmeno aspettato l&#8217;esplodere della pandemia, per scatenare un sommovimento i cui esiti, oggi, sono l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_generali_in_Cile_del_2021" target="_blank"  rel="nofollow" >elezione</a> di un presidente giovane, socialista, femminista, anti-razzista e anti-colonialista come Gabriel Boric. Non è un fatto di poco conto. Bisognerà vedere se rappresenta una nuova tendenza più o meno generalizzata o solo un episodio circoscritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto mondiale non è rassicurante. I giochi di guerra &#8211; per ora fredda &#8211; tra USA e Cina e tra USA e Russia (vedi dossier ucraino) al momento non sembrano il preludio a uno scontro epocale a livello planetario, ma infrangono l&#8217;illusione, anch&#8217;essa di matrice neo-liberista, sulla &#8220;fine della storia&#8221;. La stessa Unione Europea &#8211; entità tecnocratica e anti-popolare &#8211; risulta sempre meno in linea con la forte pressione storica di questo periodo; non si sa se e fino a quando potrà reggere ancora senza implodere o (esito meno probabile, ma su cui varrebbe la pena lavorare) senza riformarsi radicalmente in termini confederali e democratici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che i singoli stati se la passino meglio. Non è solo il pastrocchio italiano a mostrare segnali di sbandamento e di possibile riassetto autoritario, ma è tutto un corso degli eventi a livello complessivo che suggerisce una deriva tutt&#8217;altro che rassicurante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che fare, in tali circostanze? Far finta di niente? Cullarsi sulle baggianate rassicuranti del consumismo compulsivo (per chi può permetterselo) o nelle deresponsabilizzanti fantasie di complotto? Isolarsi e barricarsi in casa, magari armati? Affidarsi a qualche dio o a altre entità tra il trascendente e il mitologico? O arrendersi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dogmatismi servono a poco, a parte rassicurare chi vi si affida. Vale anche per le ideologia anti-capitaliste scaturite dal XIX secolo e sconfitte nel XX. Tuttavia, applicare in modo ragionevole la lezione del materialismo storico sarebbe probabilmente utile, a patto di non tradirne le premesse. Ossia che per capire e possibilmente modificare la realtà non bisogna partire dai modelli astratti e farne discendere prescrizioni normative, ma partire appunto dalla realtà e su di essa calibrare l&#8217;esperimento di nuove forme di convivenza, di produzione, di scambio. Tenendo conto che il nostro pianeta, l&#8217;unico a nostra disposizione, è ormai molto più antropizzato e molto più usurato di un secolo fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per come la vedo io, una delle possibili risposte &#8211; non la più facile, ma forse la sola che può funzionare &#8211; è ostinarsi a costruire relazioni (tra persone, tra comunità, tra popoli) su basi più sane e pacifiche, alimentare la solidarietà e la cooperazione, coltivare il buono e il bello di cui siamo capaci, sconfiggendo sul campo, nelle pratiche, l&#8217;ideologia della competizione e dell&#8217;egoismo ossessivo. Al contempo, non rinunciare alla comprensione, al libero esercizio della ragione e dell&#8217;empatia, fuori da ogni strettoia scientista ma anche a debita distanza da qualsiasi forma di superstizione metafisica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i ricchi e i potenti (che esistono, non sono entità astratte o di fantasia) ci vogliono deboli, disunitə, ignoranti, impauritə, facciamo in modo di deluderli. Se l&#8217;egemonia culturale e politica spinge verso forme di dispotismo (finto)illuminato, verso la fascinazione dell&#8217;uomo solo al comando, facciamo in modo di non cadere nelle sue trappole e al contempo di smascherarne le menzogne e i dispositivi di consenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un futuro prossimo di autoritarismo, classismo conclamato, neo-colonialismo e ulteriore devastazione degli ecosistemi ci si può e ci si deve opporre. A patto di essere coscienti di quel che succede e di mettere insieme le forze. Dal livello locale a quello internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">[continua]</span></strong></p>
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		<title>Incontro con Centro Studi Dialogo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2020 18:45:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho accettato volentieri l&#8217;invito del Centro Studi Dialogo a partecipare a questa serie di conversazioni. Torno su temi di cui discuto e scrivo da anni, naturalmente senza la pretesa di esaurirli e nemmeno di parlare a nome di qualcun altro. Questa è la registrazione. Buona visione.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ho accettato volentieri l&#8217;invito del Centro Studi Dialogo a partecipare a questa serie di conversazioni. Torno su temi di cui discuto e scrivo da anni, naturalmente senza la pretesa di esaurirli e nemmeno di parlare a nome di qualcun altro. Questa è la registrazione. Buona visione.</p>



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<iframe loading="lazy" title="INCONTRI SUL WEB  - OMAR ONNIS - 23 ottobre 2020" width="700" height="394" src="https://www.youtube.com/embed/vo26eSj3nOI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Incontro con Centro Studi Dialogo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/10/23/incontro-con-centro-studi-dialogo/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Incontro con Centro Studi Dialogo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/10/23/incontro-con-centro-studi-dialogo/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/10/23/incontro-con-centro-studi-dialogo/">Incontro con Centro Studi Dialogo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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