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	<title>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Libro nuovo, libro vecchio e altre cose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 18:53:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni annunci: l&#8217;uscita di un nuovo libro, la riesumazione di uno vecchio e introvabile e un appuntamento ravvicinato. Esce con Catartica il mio nuovo libro, un romanzo per ragazzi (ma non solo). Si intitola L&#8217;estate dei segreti. Sarà disponibile in libreria dal 14 aprile, ma naturalmente si può preordinare direttamente dall&#8217;editore. Non rivelo nulla, qui,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/02/21/nuovo-libro-vecchio-libro-e-altre-cose/">Libro nuovo, libro vecchio e altre cose</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Libro nuovo, libro vecchio e altre cose' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/02/21/nuovo-libro-vecchio-libro-e-altre-cose/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="1175" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-700x1175.jpg" alt="" class="wp-image-5927" style="width:339px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-700x1175.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-286x480.jpg 286w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-768x1289.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-915x1536.jpg 915w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-1220x2048.jpg 1220w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-640x1075.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5-800x1343.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-5.jpg 1442w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>Alcuni annunci: l&#8217;uscita di un nuovo libro, la riesumazione di uno vecchio e introvabile e un appuntamento ravvicinato.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Esce con Catartica il mio <strong>nuovo libro</strong>, un romanzo per ragazzi (ma non solo). Si intitola <a href="https://www.catarticaedizioni.com/2025/02/lestate-dei-segreti-omar-onnis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>L&#8217;estate dei segreti</em></strong></a>. Sarà disponibile in libreria dal 14 aprile, ma naturalmente si può preordinare direttamente dall&#8217;editore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non rivelo nulla, qui, sul contenuto e sulla genesi dell&#8217;opera. Dico solo che tocca un tema piuttosto attuale, come quello della speculazione energetica, ma non è un <em>instant book</em>, dato che la storia, nel suo impianto di base, nasce parecchi anni fa. Mi auguro che ci sarà la possibilità di parlarne di persona, nel corso delle presentazioni (sulle quali aggiornerò man mano che saranno fissate).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se ci saranno domande nei commenti, naturalmente risponderò volentieri.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;altra notizia, data in anteprima sul mio <a href="https://t.me/SardegnaMondo_OmarOnnis" target="_blank" rel="noreferrer noopener">canale telegram</a>, è che torna disponibile <em><a href="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/Tutto-quello-che-sai-sulla-Sardegna-e-falso_ediz.2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</strong></a></em>, sotto licenza Creative Commons, liberamente scaricabile e utilizzabile, rispettando le limitazioni della detta licenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È la riproposizione del testo nudo e semplice, senza particolari apparati aggiuntivi. Potrei forse aggiungere prossimamente una copertina studiata ex novo per chi volesse stamparlo. Vedremo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riporto, dalla mia presentazione:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">A dodici anni dalla sua prima uscita, questa nuova edizione di Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso [&#8230;] si propone di rispondere a almeno due esigenze emerse nel frattempo. <br />La prima è di restituire alla disponibilità delle persone interessate un testo ormai introvabile. Il precedente editore ha legittimamente scelto di non dare ulteriore vita al libro e da anni esso è indisponibile, a dispetto della richiesta, magari non enorme, ma costante. Se alla sua uscita era un testo pionieristico e dalle connotazioni provocatorie, nel corso degli anni ha visto maturare nel cotesto sardo una crescente attenzione per i temi trattati e anche per il taglio con cui li si presentava. Gli studi post e de-coloniali hanno fatto molta fatica a trovare interpreti in Sardegna, anche a causa di una certa ostilità nei loro confronti da parte dell’ambiente universitario e mediatico isolani. Tuttavia, dal 2019 esiste un gruppo di lavoro e di studio chiamato Filosofia de Logu (di cui io stesso faccio parte) che assume precisamente quell’ottica e prova ad applicarla alla Sardegna. Il frutto di tale lavoro sono stati due libri, usciti nel 2021 e nel 2024 per Meltemi, e un sito proprio, in cui si possono reperire liberamente articoli e brevi saggi dedicati ai temi più vari. Dal 2022, inoltre, l’associazione Assemblea Natzionale Sarda organizza un festival culturale chiamato <em>Fàulas</em> che ha come baricentro tematico la smentita o quanto meno la problematizzazione dei luoghi comuni e degli stereotipi relativi alla Sardegna e a chi la abita. La connessione con questo libro è evidente, anche se non esiste un nesso diretto di causa-effetto. In generale, è cresciuta la sensibilità verso una visione dei fatti della Sardegna meno tributaria verso lo sguardo osservante esterno e meno complessata, più libera di cercare un proprio sguardo e una propria collocazione nel contesto internazionale. [&#8230;] In questo eterogeneo e a tratti contraddittorio processo di ri-soggettivazione della collettività umana sarda ha avuto un peso la forte domanda di riappropriazione storica e la non facile aspettativa di avere un’immagine e una voce propria, non filtrata né giudicata dall’esterno. Si tratta di fenomeni profondi, difficili da quantificare e da catalogare, ma esistenti.<br />Da qui la seconda ragione per ridare vita al presente libro, ossia il confronto con la Sardegna attuale, la curiosità di scoprire come interagisce un testo come questo con una realtà sociale e culturale apparentemente immutata, ma invece in costante movimento.<br />Alcune cose scritte in questo libro sono state per così dire raggiunte dagli eventi e suonano oggi più scontate di alcuni anni fa. Altre sono ancora attuali e significative. Altre ancora possono suonare tutt’oggi provocatorie. Lascio a chi legge la valutazione su questi aspetti. E lo faccio rinunciando a intervenire sul testo come il passare degli anni avrebbe suggerito di fare. Ossia, a parte marginali ritocchi e qualche correzione, ho preferito ridare vita al libro grosso modo così come esso uscì nel 2013, sia per la curiosità di verificare quanto ancora sia attuale, sia perché, se avessi dovuto adeguarlo totalmente al nostro oggi e alla mia stessa maturazione intellettuale sui vari temi trattati, avrei fatto prima a scrivere un libro del tutto nuovo. Non è escluso che succeda, ma intanto mi sembra buona cosa dare un’altra chance di vita a questo, confidando che incontri l’interesse di chi non ha potuto accaparrarsi la sua prima edizione e anche – perché no – la curiosità di chi voglia confrontare quella vecchia e questa nuova. [&#8230;]
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come spiegato nella presentazione, ho mantenuto la prefazione scritta a suo tempo da Michela Murgia. Era la sua volontà (ne parlammo in prossimità dello scadere dei diritti sulla prima edizione, a inizio 2023) e a me fa piacere rispettarla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su tante altre considerazioni e opzioni (cercare un nuovo editore, auto-pubblicazione su una delle piattaforme disponibili), alla fine ha prevalso la pura e semplice voglia di accontentare chi abbia interesse ad averlo e a leggerlo oggi. A tal fine, la soluzione del pdf rilasciato sotto licenza Creative Commons (attribuzione &#8211; non commerciale &#8211; non opere derivate) mi è sembrata buona e giusta.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A proposito di non commerciale, un <strong>avviso tecnico</strong>. Nella sezione <a href="https://sardegnamondo.eu/contatti/">Contatti</a> di questo stesso blog, ho linkato il mio <strong>conto PayPal</strong>, per chiunque volesse sostenere, con una donazione libera e non dovuta, il mio lavoro (gratuito) di creazione e condivisione di contenuti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ultima notizia. Nei giorni <strong>3, 6 e 10 marzo</strong> terrò un corso in tre lezioni presso la LUTE (Libera Università della Terza Età) di Nuoro. Il tema sarà la Rivoluzione sarda (le sue premesse, il suo svolgimento, i personaggi che la animarono e i suoi esiti). Il corso non è aperto al pubblico, bensì destinato alle persone iscritte alla LUTE.</p>
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		<title>Anniversario librario, parresia, storia: tre post al prezzo di uno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 12:57:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Post multiplo, uno e trino come molte divinità (mica solo quella cristiana). Tre temi diversi ma connessi. Oggi è così. 1) In questi giorni, dieci anni fa, presentavo il mio primo libro al Salone del Libro di Torino. Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso era appena uscito e non avevo idea di cosa...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Anniversario librario, parresia, storia: tre post al prezzo di uno' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/05/15/anniversario-librario-parresia-storia-tre-post-al-prezzo-di-uno/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/05/immagine.png" alt="" class="wp-image-5423" width="519" height="389" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/05/immagine.png 320w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/05/immagine-80x60.png 80w" sizes="(max-width: 519px) 100vw, 519px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Post multiplo, uno e trino come molte divinità (mica solo quella cristiana). Tre temi diversi ma connessi. Oggi è così.</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1)</strong> <br /><br />In questi giorni, dieci anni fa, presentavo il mio primo libro al Salone del Libro di Torino. <em><a href="https://sardegnamondo.eu/2013/05/05/tutto-sai-sardegna-falso-libro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</a></em> era appena uscito e non avevo idea di cosa ne sarebbe venuto fuori. A Torino mi scortò autorevolmente (oltre che amichevolmente, ma questi sono fatti nostri) <strong>Michela Murgia</strong>, che aveva anche scritto la presentazione del volume. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro di suo era un esperimento un po&#8217; folle, ma non per questo improvvisato. C&#8217;era della lucidità, nella follia, pur con la consapevolezza che essere all&#8217;altezza del compito non era affatto facile, tanto meno scontato. Era il primo tentativo, che io sapessi (e che io sappia), di saggistica, o forse meglio pamphlettistica, post- o de-coloniale in Sardegna. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;ispirazione molteplice ed eterogenea &#8211; dai dizionari filosofici illuministi, passando per Gramsci e arrivando a Furio Jesi &#8211; mi aveva suggerito la forma e la chiave della trattazione. Alla fine la ricetta si era rivelata giusta. L&#8217;esito non posso valutarlo io, bensì chi lo ha letto (io &#8211; confesso &#8211; non l&#8217;ho mai fatto, dopo che è uscito). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro non si trova più. Scaduti i dieci anni contrattuali dalla pubblicazione e mancando una proposta di nuova edizione da parte della prima casa editrice (Arkadia), a cui pure l&#8217;avevo prospettata, sarebbe possibile ripubblicarlo altrove, magari in un&#8217;edizione riveduta e aumentata. Ci ho pensato, ma non sono arrivato a una conclusione definitiva. Vedremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posso giusto dire che questi dieci anni sono trascorsi maledettamente in fretta e che questo libro ha avuto per me, soggettivamente, un&#8217;importanza decisiva. Credo che abbia anche lasciato un segno, per quanto piccolo. Ma più che altro temo che non abbia perso la sua attualità. Non è l&#8217;aspetto più positivo della faccenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">_________________________________________________</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2)</strong><br /><br /><strong>Vito Biolchini</strong> <a href="https://www.vitobiolchini.it/2023/05/14/sardegna-lisola-del-silenzio-perche-non-riusciamo-a-raccontare-il-potere-i-suoi-uomini-e-le-sue-dinamiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sul suo blog</a> ha fatto un esercizio di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Parresia#La_%22parresia%22_come_etica_della_verit%C3%A0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parresia</a>, stigmatizzando la pavidità del dibattito pubblico in Sardegna, con mass media e intellettualità in testa alla classifica. Potrei dire semplicemente: benvenuto nel club. Non conto più le volte che ne ho scritto qui e altrove. Ho dedicato <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/02/uscita-libro-nuovo-e-prime-presentazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un libro</a> a rivelare i meccanismi della politica sarda, da testimone diretto (e a suo modo interessato, certamente). Ma il suo è un discorso corretto e opportuno, quindi è giusto condividerlo e rilanciarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un problema storico, non solo di oggi, incardinato nella posizione subalterna della Sardegna nello scenario politico contemporaneo. Scenario a cui i nostri ceti dirigenti &#8211; politici, economici, intellettuali &#8211; si sono sempre adattati, cercando di ritagliarsi il proprio spazio di comfort, assumendosi il ruolo di intermediazione tra i centri di potere e di interesse dominanti e il territorio sardo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La borghesia parassitaria sarda e la classe politica da essa espressa da due secoli a questa parte seguono un copione abbastanza ripetitivo: arricchirsi e sistemare le proprie famiglie all&#8217;ombra e sotto la protezione dell&#8217;apparato di potere vigente, sia pure a discapito degli interessi generali e collettivi dell&#8217;isola. E, per conseguire tale obiettivo, imporre, alimentare e perpetuare il nostro mito identitario &#8220;colonizzato&#8221; (precisamente il bersaglio di <em>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</em>, guarda un po&#8217;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una condizione del genere, si sono sviluppati e sono diventati cifra costitutiva della politica e della cultura sarda comportamenti e istinti deleteri come conformismo, pavidità, ipocrisia. L&#8217;opera indefessa di imposizione egemonica, associata a mediocrità e cialtronaggine politica diffuse, hanno colonizzato il senso comune e contribuiscono alla rassegnazione generalizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è apprezzabile che ogni tanto si levi una voce fuori dal coro e squarci il velo di omissioni e silenzi dietro il quale prosperano i vari boss dei pacchetti di voti, i vari distributori di finanziamenti e di prebende, i vari padroni delle spartizioni clientelari. Che poi sono sempre quelli, mica parliamo di centinaia di persone non identificate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che in Sardegna manca un ambito culturale autonomo, libero, profondamente democratico. È uno degli aspetti della nostra cronica deficienza politica. Deficienza nel senso letterale del termine. È un aspetto decisivo del mancato compimento storico di una vera democrazia nell&#8217;isola. In questo senso, tradita molto più dalla stagione repubblicana e autonomista di questi ultimi settantacinque anni &#8211; le cui premesse e le cui promesse sembravano diverse &#8211; che dai faticosi periodi precedenti (fascismo, Regno d&#8217;Italia, Regno di Sardegna sabaudo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare di questo problema è fondamentale. Far emergere la realtà che viene sistematicamente omessa o camuffata nelle cronache e nel discorso pubblico è un dovere di onestà intellettuale a cui più persone dovrebbero sentirsi chiamate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra qualche mese la Sardegna dovrà rinnovare le proprie istituzioni regionali e sia prima sia dopo ci saranno una serie di importanti elezioni amministrative. Far crescere il dibattito politico e dare ad esso una forma e dei contenuti degni di una vera democrazia è essenziale. A meno che non ci vada bene l&#8217;andazzo conosciuto fin qui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">__________________________________________</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3)</strong><br /><br />La storia in Sardegna è non solo una disciplina &#8220;politica&#8221; di suo, ma è anche un campo di conflitto intellettuale e, appunto, politico sempre vivace, benché non troppo in primo piano. I modi e i termini di questo conflitto sono poco enfatizzati, o meglio, non colti nella loro giusta dimensione e problematicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi dovrebbe occuparsi di storia &#8220;per statuto&#8221;, ossia l&#8217;ambiente storiografico e in generale intellettuale sardo, è perlopiù ossessionato da un&#8217;idea paranoica: la minaccia della fantarcheologia e quella della deriva &#8220;indipendentista&#8221; (a volte qualcuno scrive &#8220;sardista&#8221;) nell&#8217;uso pubblico della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta, come dicevo, di un&#8217;idea paranoica, data la ridotta dimensione dei fenomeni e data la loro effettiva portata culturale e politica. Molto spesso si intravvedono tali minacce dove non ci sono. È un sintomo di debolezza e anche di una certa coda di paglia. Il problema dell&#8217;ambito storiografico sardo è lo stesso denunciato più in generale da Biolchini: la pavidità. Si dissimula questa mancanza di coraggio intellettuale e politico dietro discorsi di correttezza metodologica e contenutistica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Che si tratti di un camuffamento di comodo lo evidenziano gli innumerevoli casi in cui, col medesimo metro di giudizio, si dovrebbe intervenire a stigmatizzare altri usi propagandistici della storia o anche le magagne contenutistiche e metodologiche di tema storico in altri ambiti pubblici, e invece non lo si fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso alla totale mancanza di vigilanza sul contenuto dei libri di testo scolastici. L&#8217;assenza della storia sarda nei programmi di studio e nei manuali si alterna a una presenza lacunosa e mistificatoria. Informazioni approssimative se non del tutto false a proposito della Sardegna e del suo passato (ma anche del suo presente) sono facilmente reperibili nella maggior parte dei testi adottati nelle scuole dell&#8217;isola. Su questo, mai niente da dire, a quanto pare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come non ho mai avuto notizia di un intervento correttivo a proposito delle sciocchezze propalate in molta divulgazione storica televisiva. E non parliamo delle baggianate sputate fuori da giornalisti e commentatori vari sui mass media principali, da personaggi politici o persino dalle medesime istituzioni sarde (pensiamo agli accostamenti arbitrari e mistificanti a proposito di Sa Die de sa Sardigna, o all&#8217;indottrinamento militarista nelle scuole e nelle università corroborato col feticcio ideologico e pseudo-storico della Brigata Sassari).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Niente da dire nemmeno sulle costose baracconate messe su da prestigiosi comitati trasversali, ma di solito capitanati da quei geni del male che sono i Riformatori sardi, come la campagna a favore dell&#8217;insularità in costituzione (su cui non mi risulta alcun intervento decostruttivo e/o critico di qualche storico o storica impegnat* nell&#8217;isola), o quella, <a href="https://www.linkoristano.it/2023/05/06/ghilarza-una-mattinata-alla-scoperta-della-civilta-nuragica-per-400-studenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutt&#8217;ora in corso</a>, dell&#8217;associazione La Sardegna verso l&#8217;UNESCO. (Sarei lieto di sbagliarmi.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Operazioni costose (e ben finanziate) non solo discutibili sul piano politico e metodologico, ma spesso anche diseducative, in quanto rivolte alle giovani generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per inciso, è del tutto possibile fare opera di divulgazione storica e didattica della storia, anche e soprattutto presso le giovani generazioni, senza giovarsi di cospicui finanziamenti pubblici e di tanta copertura mediatica. Non lo dico per dire, ma per <a href="https://lastoriasarda.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esperienza diretta</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una divulgazione storica ben fatta, onesta, aperta, popolare, con tutta probabilità toglierebbe spazio proprio ai tanto temuti contenuti fantastorici o fantarcheologici. E non farebbe male nemmeno una maggiore disponibilità verso il dibattito pubblico, sia su temi storici sia su temi di attualità, anche a costo di pestare qualche piede importante e/o contrastare l&#8217;apparato di potere dominante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna non è una terra per persone coraggiose e con la schiena dritta, sembrerebbe, a dispetto delle vagonate di retorica sul presunto &#8220;orgoglio sardo&#8221;. Generazioni di intellettuali di corte o di regime, o comunque vincolati a padrini politici e gruppi di potere, hanno lasciato un&#8217;eredità di grandi debiti culturali. Che paghiamo noi. Decenni di subalternità culturale e colonizzazione televisiva indisturbate (o quasi) lasciano sul campo un bel disastro. Speriamo non sia troppo tardi per porre rimedio.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Anniversario librario, parresia, storia: tre post al prezzo di uno' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/05/15/anniversario-librario-parresia-storia-tre-post-al-prezzo-di-uno/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Anniversario librario, parresia, storia: tre post al prezzo di uno' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/05/15/anniversario-librario-parresia-storia-tre-post-al-prezzo-di-uno/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/05/15/anniversario-librario-parresia-storia-tre-post-al-prezzo-di-uno/">Anniversario librario, parresia, storia: tre post al prezzo di uno</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Sa di&#8217; de s&#8217;acciappa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2015 15:48:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[28 aprile 1794]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio bresciani]]></category>
		<category><![CDATA[Di' de s'aciapa]]></category>
		<category><![CDATA[die de sa sardigna]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È una bella giornata limpida di primavera, come solo a Castel di Callari se ne vedono, magari già un po’ calda, ma che importa? La città è apparentemente tranquilla, benché da mesi la tensione sia palpabile. Ognuno pare affaccendato nelle sue solite occupazioni. I bastaxus, gli scaricatori del porto, smistano colli e casse dalle navi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sa di&#039; de s&#039;acciappa' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/04/27/sa-di-de-sacciappa-2/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter " src="https://www.paradisola.it/images/dani/sa-die-de-sa-sardigna.JPG" width="566" height="497" /></p>
<p style="text-align: justify;">È una bella giornata limpida di primavera, come solo a Castel di Callari se ne vedono, magari già un po’ calda, ma che importa? La città è apparentemente tranquilla, benché da mesi la tensione sia palpabile. <span id="more-1800"></span>Ognuno pare affaccendato nelle sue solite occupazioni. I <em>bastaxus</em>, gli scaricatori del porto, smistano colli e casse dalle navi ai magazzini. I <em>piciocus de crobi</em> girano servizievoli coi loro canestri da un signore appena sbarcato a una serva di casa che compra il pesce, o importunano i passanti. Gli artigiani tengono aperta la bottega, con l’orecchio teso verso il Castello. Gli sfaccendati cercano di vendersi qualche pettegolezzo per un bicchierino di quello buono. La guarnigione intanto se ne sta sulle sue, in attesa di ordini. Il viceré poltrisce, sperando di non dover prendere decisioni per le quali non è preparato.<br />
Poi, non si sa come, all’ora di pranzo, una voce corre da Stampace alla Marina, dalla Marina a Villanova e fa il giro delle mura. Stanno arrestando qualcuno. Com’è che si chiamano? Cabras, Pintor, nomi di ottime famiglie della città, nomi di gente benvoluta. I piemontesi (maledetti siano!) tentano di soffocare ogni speranza di giustizia. Le campane suonano. Le gente esce di casa, pronta a tutto. La folla si raduna. Apre le porte tra i quartieri, si dirige decisa verso il Castello. Dov’è che li hanno rinchiusi? Nella torre di San Pancrazio, si scopre subito, l’antica galera, la nostra piccola Bastiglia. La folla tumultuante converge in quel punto. I reparti militari posti a guardia nulla possono: sono disarmati. La torre è assediata e presto presa, le porte bruciate e divelte. I prigionieri vengono finalmente liberati. Si grida alla vittoria.<br />
Gli animi però anziché placarsi si esagitano. C’è chi grida al tradimento. Si proclama la colpevolezza del viceré e di tutti i suoi funzionari. Anzi, di tutti i piemontesi! “Buttiamoli a mare!”, grida qualcun altro. Si corre al palazzo viceregio. E la Storia finalmente si prende ciò che le spetta.<br />
Il Palazzo oramai è conquistato. I militari impotenti. La città è in mano ai rivoltosi. La notizia già corre per le campagne verso il Capo di Sopra. Per tutto il giorno e per i giorni a venire è un continuo rimpiattino, un guardie e ladri dove le parti spesso sono invertite. Se non rispondi “<em>cixiri</em>” sei automaticamente uno degli “altri”. I signori, i ricchi e il vescovo in persona si votano a Sant’Efis. Che ne dirà il re?<br />
Ma il popolo è clemente. La caccia all’uomo (e alla donna e a tutti quanti, animali domestici compresi) si risolve in un fermo invito a imbarcarsi immediatamente per la Terramanna. Pochi giorni dopo la sollevazione, due ali di folla, con una severità nello sguardo che solo la consapevolezza del giusto può dare, osservano il corteo di signori in palandrana e signore in cappello e abiti assurdi e scomodi (ma bellissimi) calcare l’acciottolato delle vie, dai loro palazzi alla Marina. Mica è vero che tutti se la svignarono in carrozza. Qualcuno tenta un ingiurio, altri lanciano maledizioni. I più saggi calmano gli animi ed evitano che si scateni la violenza. E poi gli stranieri arrivano lì, sulla banchina del porto, cupi e umiliati. E via sulle passerelle un po’ traballanti, con i signori a reggere il gomito delle signore dalle scarpe inadatte a quel genere di passeggiata.<br />
Le navi salpano. Un grido liberatorio scaturisce dalle ugole. Quella sera e i giorni successivi si fa festa. La Sardegna è libera. La Nazione è salva. È un’ebbrezza, un’esaltazione collettiva, una sensazione di forza e di gioia condivisa. Sarà un’estate di libertà e di autogoverno, senza padroni stranieri, senza approfittatori forestieri (che ci bastano i nostri, per quello&#8230;). Non durerà, ma che importa? È un precedente. Significa che può succedere, che esiste anche questa possibilità nell’ordine delle cose. Bisognerà ricordarsene.</p>
<p style="text-align: justify;">[Da <em>Tutto quello che sai della Sardegna è falso</em>, Cagliari, Arkadia, 2013]</p>
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		<title>Lo sguardo sul mondo: risposta a una recensione di Francesco Bachis</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/07/03/sguardo-mondo-risposta-recensione-francesco-bachis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2013 08:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bachis]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Bachis, antropologo, dedicando una recensione a Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso, propone alcune interessanti considerazioni. Senza avere la pretesa di esaurire gli argomenti, è importante rispondere nel merito, precisando i contorni delle questioni. Francesco Bachis muove una prima obiezione: Una domanda, tuttavia, sorge spontanea. Se tutte le identità sono menzogne, se...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/07/03/sguardo-mondo-risposta-recensione-francesco-bachis/">Lo sguardo sul mondo: risposta a una recensione di Francesco Bachis</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Lo sguardo sul mondo: risposta a una recensione di Francesco Bachis' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/07/03/sguardo-mondo-risposta-recensione-francesco-bachis/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Francesco Bachis, antropologo, dedicando una <a href="http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/socialnews/Bachis/8167/articoli/Tutto-quello-che-sappiamo-sulla-Sardegna-falso.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">recensione</a> a <em>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</em>, propone alcune interessanti considerazioni. Senza avere la pretesa di esaurire gli argomenti, è importante rispondere nel merito, precisando i contorni delle questioni.<span id="more-127"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Francesco Bachis muove una prima obiezione:</p>
<blockquote><p>Una domanda, tuttavia, sorge spontanea. Se tutte le identità sono menzogne, se tutte sono costruite, lo è anche la consapevolezza, l’autocoscienza che i sardi devono costruire, o meglio, recuperare per prendere piena consapevolezza di sé?</p>
<p>Non sarebbe forse una costruzione produrre un “racconto coeso e coerente” nell’arte, nella storia e nella letteratura, come auspica l’autore, perché emerga una “collettività dotata da secoli di una sua soggettività storica” che una storiografia asservita avrebbe nascosto o cancellato? Non si rischia di essere facilmente decostruzionisti con le identità degli altri?</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il problema qui evocato è quello generale del mito e delle narrazioni collettive. È vero, ogni mito è pericoloso, perché è manipolatorio. La macchina mitologica produce effetti concreti nella vicenda storica, materiale, degli esseri umani. Non si tratta solo di “raccontarcela diversamente”, perché le parole creano mondi e a parole diverse corrispondono mondi diversi. È inevitabile, per la nosta specie.<span id="more-3214"></span> Siamo animali sociali e per giunta ci serviamo di un linguaggio simbolico complesso. Noi esistiamo e comunichiamo dentro una rete di relazioni. Il nostro stesso cervello funziona per figure retoriche e agisce/reagisce alla presenza dell’altro da sé con meccanismi di mimesi ed empatia (come sembrano accertare gli studi sui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">neuroni specchio</a>). In definitiva, il mito è costitutivo del nostro stesso stare al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo passo dovrebbe dunque essere la consapevolezza diffusa circa questi meccanismi. Invece la stragrande maggioranza degli esseri umani ignora come funzionino queste cose ed è propensa a interiorizzare narrazioni imposte egemonicamente da chi ha la forza e i mezzi per imporle, in funzione di obiettivi politici ed economici. Siamo prevalentemente <em>agiti</em> dalla macchina mitologica, senza al contempo agire a nostra volta. È un meccanismo ben studiato e ben spiegato dai vari Nietzsche, Gramsci, Foucault, Deleuze, Bourdieu, Jesi e via elencando. Già solo il fatto di rivelare il meccanismo della creazione del mito e la sua radice non disinteressata è un atto emancipativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò premesso, la domanda non è dunque più <em>se</em> sia o no opportuno avere un mito diverso da sostituire a quello debilitante in cui siamo vissuti fin qui, ma caso mai <em>quale mito collettivo fondare</em> (o rifondare), dentro quale orizzonte e secondo quale senso e anche <em>chi</em> debba essere il depositario della creazione mitica e in base a quale legittimazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si ricollega la seconda obiezione di Bachis:</p>
<blockquote><p>[&#8230;] alla voce <strong>Geografia</strong> si denuncia lo sguardo italocentrico della nostra concezione geografica ma al contempo lo si critica non come eurocentrismo, ma sulla base del fatto che “il centro del nostro orizzonte non è posto in Sardegna”. Ma è proprio dal pensarsi come centro del mondo – l’etnocentrismo in termini tecnici – che nascono parecchi problemi per la propria consapevolezza, poco importa che sostituiamo l’Italia con la Sardegna.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">È una argomentazione articolata, perciò richiede una risposta articolata. Intanto, dal punto di vista storico, e dunque materiale, culturale e politico, non è vero che “poco importa che sostituiamo l’Italia con la Sardegna”. Anche solo rimanendo a questo livello del discorso, qui c’è un nodo molto rilevante, che ha conseguenze pratiche decisive. Uno dei danni più grandi prodotti dall’intellettualità sarda negli ultimi 150 anni è proprio il fatto di aver accettato con molta disinvoltura di spostare la sede della propria legittimazione come categoria sociale e anche la fonte della nostra produzione di senso (in ambito creativo, storico, politico, ecc.) in Italia. Bisognerebbe sviscerare questo problema e andarne a sondare radici ed effetti storici, senza rimuoverlo frettolosamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il vero rimprovero è rivolto alla presunta pretesa di fondare un nuovo etnocentrismo, rivelato dalla mia affermazione – rintracciabile nel libro (ma anche su queste pagine di blog) – che il centro del nostro orizzonte non è posto in Sardegna. Si tratta di un equivoco. L’etnocentrismo prevede una attribuzione di valore e una assolutizzazione del proprio sguardo. Io (ovvero la mia collettività etnica, quella sostanzialmente fondata sulla comunanza di sangue) non solo sono il centro del mondo ma sono anche la cosa che al mondo ha più valore. E tutto il resto è estraneo, se non ostile. È una forma estrema di difesa, ma di stampo paranoico, ottusa e foriera di disastri, come dovremmo ben sapere. Ed è qualcosa di molto distante dalla semplice constatazione che la nostra percezione di noi stessi nel mondo è deformata. In questo caso non si attribuisce alcun maggior valore all’appartenenza, al fatto di essere sardi (cosa significa “essere sardi”?), tanto meno la si pone in termini di purezza etnica. Né si perora la causa di una autoidentificazione dei sardi come monolite sociale, soggetto collettivo indistinto, senza alcuna differenziazione interna, in termini nazionalisti ottocenteschi. Tutt’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso è un altro. Qualsiasi sguardo è un punto di vista. Privarsi del proprio e assumere un punto di vista altrui è una scelta patogena, le cui conseguenze sono sotto i nostri occhi, purtroppo. Del resto è un fenomeno di cui non siamo gli esclusivi depositari e che è stato ampiamente studiato (per esempio nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Studi_postcoloniali" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riflessione postcoloniale</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, dunque, è casomai perpetuare l’equivoco invocando pericoli inesistenti, a fronte di pericoli invece molto vicini e concreti. Il pericolo per la Sardegna non è certo un’incombente ventata nazionalista, né la propensione dei sardi a praticare l’affermazione politica di sè (ossia, della propria classe dirigente) su altri. Il pericolo, come attestano tutte le proiezioni statistiche in ambito demografico ed economico, è la nostra estinzione, la desertificazione della Sardegna e la sua definitiva riduzione a un ruolo strumentale e tributario verso grandi interessi geopolitici ed economici esterni. Processo a cui si è votata, per proprio tornaconto di parte, una fetta della nostra stessa società, minoritaria ma forte di mezzi e relazioni, quella che ha dominato fin qui il nostro scenario politico.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione del nostro sguardo su noi stessi e sul mondo – e dunque anche quella dell’indipendenza politica – non va posta su un piano ideologico, o valoriale, bensì su un piano storico e pragmatico. Nel mondo contemporaneo l’unica forma di soggettività politica collettiva compiutamente dispiegata è lo stato. O sei un ordinamento giuridico di tipo statuale o non sei un soggetto di diritto internazionale. Non entra nemmeno in gioco qui la propensione o l’avversione per tale modello. Trattasi di mera constatazione. Tra cento anni forse le cose staranno diversamente. Il problema, in definitiva, è precisamente la maturazione nei sardi di una coscienza di se stessi come collettività storica pienamente inserita nel nostro contesto geografico e politico, in cui oggi siamo una pedina senza voce. L’obiettivo politico dovrebbe essere la costruzione di un modello di convivenza diverso da quello debole, subalterno e povero che ci è stato applicato sistematicamente da duecento anni in qua, quale che sia la forma giuridica che tale nuovo modello prenderà. Perciò non certo l’aspirazione alla prevaricazione e alla chiusura, ma piuttosto a un’esistenza libera e dignitosa, in relazione aperta e equilibrata col mondo. Relazione da cui oggi siamo tagliati fuori, in quanto privi di soggettività politica, subalterni quanto a sistema di interessi da promuovere e avvinti in un mito identitario passivo, folklorizzante e razzista.</p>
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		<title>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: presentazioni</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/06/13/tutto-sai-sardegna-falso-presentazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 08:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione libro]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Primo giro di presentazioni in Sardegna di Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso. Con Lìberos, Arkadia editore e le librerie MieleAmaro di Cagliari, MieleAmaro di Nuoro ed Emmepi di Macomer. Il 28 giugno invece presentazione a Bologna, presso la libreria Modo Infoshop, alle ore 19.00, con Franca Menneas e Alberto Masala. Ulteriori date...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/06/13/tutto-sai-sardegna-falso-presentazioni/">Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: presentazioni</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: presentazioni' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/06/13/tutto-sai-sardegna-falso-presentazioni/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Primo giro di presentazioni in Sardegna di <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2013/05/05/tutto-quello-che-sai-sulla-sardegna-e-falso-il-libro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</em></a>. Con <a href="http://liberos.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lìberos</a>, <a href="http://www.arkadiaeditore.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Arkadia editore</a> e le librerie MieleAmaro di Cagliari, MieleAmaro di Nuoro ed Emmepi di Macomer.<span id="more-131"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 giugno invece presentazione a Bologna, presso la libreria Modo Infoshop, alle ore 19.00, con Franca Menneas e Alberto Masala.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori date da luglio in poi, in Sardegna e fuori.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: presentazioni' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/06/13/tutto-sai-sardegna-falso-presentazioni/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: presentazioni' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/06/13/tutto-sai-sardegna-falso-presentazioni/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/06/13/tutto-sai-sardegna-falso-presentazioni/">Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: presentazioni</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>L’indipendenza degli altri</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/05/18/lindipendenza-degli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2013 17:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Ivo Murgia]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ivo Murgia (a sin.) in &#8220;Microcontus&#8221;, con Arrogalla Ricevo da Ivo Murgia, osservatore attento del panorama culturale sardo (e non solo), oltre che autore impegnato su vari fronti, questa recensione di Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso. La ospito volentieri e con gratitudine. —————————————————————–&#8212;&#8212;- L’indipendenza degli altri di Ivo Murgia &#160; E’ uscito...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/05/18/lindipendenza-degli/">L’indipendenza degli altri</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L’indipendenza degli altri' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/05/18/lindipendenza-degli/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px;"><img decoding="async" src="https://i3.ytimg.com/vi/vKXAb1qhpDA/mqdefault.jpg" alt="" width="450" height="253" /></p>
<p class="wp-caption-text">Ivo Murgia (a sin.) in &#8220;Microcontus&#8221;, con Arrogalla</p>
</div>
<p><em>Ricevo da <strong>Ivo Murgia</strong>, osservatore attento del panorama culturale sardo (e non solo), oltre che autore impegnato su vari fronti, questa recensione di </em>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso<em>. La ospito volentieri e con gratitudine.</em></p>
<p>—————————————————————–&#8212;&#8212;-<span id="more-137"></span></p>
<p><em>L’indipendenza degli altri</em></p>
<p>di <strong>Ivo Murgia</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">E’ uscito in questi giorni il nuovo lavoro di Omar Onnis, <em>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</em>, Arkadia Editore. Il libro riprende alcune tematiche già trattate dall’autore nel suo blog e in una trasmissione radiofonica, nel suo instancabile lavoro di divulgatore e teorico dell’indipendentismo moderno. Non da solo, certamente e per fortuna, c’è da aggiungere.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna subito dire che sono tanti i motivi per lodare questa nuova fatica. L’autore sceglie la forma del dizionario per passare in rassegna, in ordine alfabetico, una serie di luoghi comuni sull’Isola, vecchi e nuovi, ma tutti ugualmente perniciosi e di facile presa sui sardi. <span id="more-3108"></span>Sembra quasi una maledizione, più sono sgradevoli, offensivi e dannosi nei nostri confronti, più rapidamente e ostinatamente si diffondono e si radicano nel territorio. Attenzione, non è un caso però, e tantomeno una maledizione. Lo scopo di questo libro è svelare questo arcano, che poi tanto arcano non è.</p>
<p style="text-align: justify;">Una frase, più delle altre, potrebbe sintetizzare l’essenza di questo lavoro:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La nostra subalternità economica, la perenne crisi che da sempre sembra attanagliare la Sardegna senza apparenti vie d’uscita, ogni singola mortificazione da noi subita nel corso delle generazioni, sono tutte figlie della nostra ignoranza di noi stessi.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E sarebbe anche la spiegazione dell’arcano di cui sopra. Tutti questi luoghi comuni hanno facile presa sui sardi, per il semplice motivo, semplicissimo, che i sardi non sanno chi sono, ignorano completamente la loro storia e la loro parabola umana e collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altronde, perché mai un sardo dovrebbe sentirsi sardo? Tutto intorno a lui, gli dice il contrario. Mass media, istituzioni scolastiche e universitarie, pressoché tutte le agenzie formative gli ripetono in continuazione che è italiano e gli propongono dei modelli culturali di riferimento continentali. La presenza della Sardegna nella storia è costantemente rimossa, così come nella formazione della stragrande maggioranza dei sardi. Se non si fa un percorso di studi specifico, oggidì in Sardegna, un sardo si può formare fino ai massimi livelli senza mai sentir parlare della sua isola. Non c’è da stupirsi, in Sardegna opera la scuola italiana, dove si parla della storia dell’Italia e non c’è posto per nessun altro, meno che mai per altre soggettività storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno un bel dire coloro che si affannano a far rientrare forzosamente le vicende storiche sarde nell’alveo italiano. Per un lunghissimo periodo le sorti della Sardegna erano ben lontane da quelle italiche, si pensi solamente ai secoli della presenza spagnola nell’isola. Questo non sembra interessare granché chi invece vorrebbe la Sardegna da sempre legata alle vicende dell’Italia. Molti sardi ancora oggi si fanno belli del Rinascimento italiano, come se anche loro ne avessero fatto parte, dimenticando che la Sardegna non solo non era Italia al tempo del Rinascimento ma era parte di un altro regno, la Spagna appunto, e che lo fu per diversi secoli con tutt’altri modelli culturali di riferimento. Storture che succedono, quando si guarda il mondo con gli occhi degli altri e si ha come unico accesso alle cose del mondo la finestra italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, moltissimi sardi ignorano completamente le vicende del periodo, o di altri della storia sarda. L’autore rifugge giustamente da fughe nel passato, mitizzando epoche gloriose della nostra storia, dato che sarebbe solamente una risposta alla frustrazione di non avere una storia propria, secondo i manuali italiani. Richiama invece, opportunamente, alla memoria dei nomi che ogni sardo dovrebbe conoscere, come quello della giudicessa Eleonora e della sua Carta de logu. La regina del giudicato di Arborea, com’è noto, promulgò la sua carta costituzionale aggiornando quella paterna sul finire del ‘300. La sua fama, in un modo o nell’altro, è arrivata sino a noi ma che è ne stato di Mariano e Ugone, per esempio. Quanti sardi sanno chi erano? Cosa evocano nella loro memoria? Ben poco, ahinoi. Eppure il sovrano sardo e il figlio, della gloriosa dinastia degli Arborea, sconfissero i catalani della corona d’Aragona, in una battaglia epica nei pressi del villaggio di Sant’Anna, dove trovò la morte Pere Luna, il più grande condottiero della sua epoca. Una notizia eccezionale per l’epoca e non solo, che da la misura del ruolo della Sardegna nella storia del periodo. Una nazione ricca e prospera, al centro del Mediterraneo, perfettamente inserita nel contesto storico politico europeo, con scambi, pacifici e non, con le altre potenze internazionali. Ben altra cosa rispetto al ruolo di regione periferica dell’Italia al quale siamo relegati oggi. Bellissime le pagine che rievocano l’episodio storico, che dovrebbe essere conosciuto a menadito da tutti i sardi, non per sterili orgogli passatisti ma per correttezza storica almeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Omar Onnis non commette l’errore di attribuire unicamente a fattori esogeni tutte le colpe della situazione attuale sarda. Molte colpe sono nostre, dei sardi, sia detto. L’accettazione prona di tutto quello che proviene dall’esterno e lo sminuire di continuo tutto ciò che è autoctono, se può essere spiegato storicamente, non può essere giustificato, né tollerato all’infinito. Si può ben attribuire ai sardi un certo compiacimento e una certa indolenza nell’accondiscendere ai luoghi comuni che ci riguardano. Così come si può e si deve riprendere il provincialismo sardo nell’ignorare pervicacemente le proprie vicende storiche per lanciarsi in appassionate battaglie che riguardano invece altri popoli. Clamoroso l’esempio dell’indipendentismo. Parola tabù fino a poco tempo fa, lo era unicamente per le istanze sarde. Come ricorda Onnis, i sardi sono capaci di appassionarsi alle questioni dell’autodeterminazione di qualsiasi popolo del mondo, anche se dovesse trovarsi all’altro capo del pianeta, basta che non si parli di indipendenza del popolo sardo. Il popolo sardo può anche sparire, la sua storia, la sua cultura, ma guai se dovesse sparire qualche sperduta tribù di Papua o di chissà dove, l’umanità ne avrebbe una grave perdita. Sintomi del provincialismo e dell’ignoranza di noi stessi, direbbe l’autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile non trovarsi d’accordo su molte posizioni, anche se controcorrente, anzi forse proprio per questo ma qualche critica bisognerà pur muoverla, per non sembrare troppo compiacenti, se non altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ingiusto appare il giudizio su Cagliari, per esempio. La capitale viene definita una città non sarda, senza troppe scusanti. Ora, pur capendo l’intento provocatorio e anche il rammarico che si può leggere tra le righe, per il mancato ruolo di guida che la città non ha effettivamente assunto, la sentenza appare spietata. Come si sa Cagliari non è stata la Barcellona dei sardi, non è stata una guida per il suo popolo. Molte volte è stata anzi sede di dominatori e colonizzatori, nonché di una borghesia venduta e pronta a vendersi tutta l’isola per il proprio tornaconto personale. Questo lo si ammette, senza tante scusanti, tuttavia pensare di poter far a meno di Cagliari sarebbe un grave errore. Intanto storicamente Cagliari è stata scenario di diverse rivolte popolari contro i dominatori di turno, dalla ‘Congiura di Palabanda’ fino a ‘Sa dii de s’aciapa’, oggi erroneamente conosciuta come ‘Sa die de sa Sardigna’, e non solo. A proposito, sarebbe giusto e logico che si chiamasse l’avvenimento storico col suo vero nome, quello popolare, anche rispettoso della variante linguistica locale, e non con proclami politici slegati dalla gente e dal contesto che lo generarono, <em>sa dii de s’aciapa</em>, dunque. Un errore che fa spesso chi non conosce a fondo il tessuto sociale cagliaritano è quello di identificarlo tout court con la sua borghesia, cosa che non è, se non a occhi distratti o a un’occhiata superficiale. Cagliari e circondario sono ancora oggi motore e fucina di movimenti artistici, letterari e musicali in lingua sarda, di prim’ordine, tra i migliori in Sardegna, opportunamente vantati anche dall’autore. Patria di <em>cantadoris</em> di livello eccelso in passato come di ottimi scrittori fino ai giorni nostri, è sempre più sede privilegiata di un movimento artistico impressionante per numeri e qualità. L’uso disinvolto e consapevole della lingua sarda nei contesti più moderni è il suo marchio di fabbrica e gli permette di presentarsi al mondo senza complessi e sicuro del proprio valore. Pensare a un futuro senza una Cagliari partecipe insomma, appare improponibile, anzi, più Cagliari ci sarà, più Cagliari cambierà, più avremo una Sardegna vincente. Se è vero, come è vero, che il melting pot, la mescolanza, l’accoglimento del diverso, dello straniero, sono il futuro del mondo e la direzione verso la quale si va, chi meglio di Cagliari potrà guidare questo viaggio? La città sul mare, il suo porto sono lì pronti ad accogliere quello chi di buono viene dal mondo e sarebbe folle pensare di farne a meno. Di sicuro, se non vorremmo restare schiacciati da queste dinamiche internazionali dovremo guidarle e per fare questo avremo bisogno di Cagliari e della sua storia, di più, dovremo riprendercela e farne la nostra capitale e la nostra guida, finalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Non scevri di colpe, i sardi, nemmeno nella questione linguistica. Una prima cosa: basta con questo ‘limba’. Trattasi di una parola inventata dai giornalisti che non sanno parlare il sardo, probabilmente perché fa molto esotico o semplicemente per non chiamare le cose con il loro nome. I parlanti del sardo non hanno mai chiamato la loro lingua con questo nome ma semplicemente ‘su sardu’. Detto questo, giuste le critiche al monolinguismo imposto dall’Italia e allo sradicamento della lingua autoctona, oggi minorizzata, ma anche i sardi nella gestione della politica linguistica in Sardegna, hanno fatto abbondantemente la loro parte. Si partiva sicuramente da una situazione molto complessa, con la presenza di diverse parlate sarde e alloglotte, anche risultanti dalla nostra stratificazione storica, un grande patrimonio di ricchezza culturale ma obiettivamente di difficile gestione. Nell’amministrare la questione, comunque, si è sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare. Campanilismi, interessi personali, gestioni tutt’altro che concilianti e guerre intestine hanno fatto e fanno da contorno alla vicenda. Al momento di presentare una proposta di standard lo si fa a base logudorese, basandosi su presunti primati di purezza, cosa di per sé aberrante, e di fronte al mancato accoglimento popolare si fa una nuova proposta, di nuovo a base logudorese. Cosa si farà ora di fronte al nuovo mancato accoglimento? Si cercherà di imporlo a colpi di delibere o comprandosi il compenso finanziando solo i progetti allineati? Per chi fosse digiuno della questione, la lingua sarda propriamente detta, benché una sola lingua, si presente storicamente biforcata in due grandi tradizioni letterarie, campidanese al sud e logudorese al nord, così è da secoli e per volere degli stessi sardi, senza che nessuno avesse fatto una delibera in proposito. Una grande ricchezza che non si capisce a che pro si dovrebbe negare o nascondere invece che gestire. Benché il campidanese sia numericamente superiore, entrambe le varianti possono vantare una ricca letteratura, di solito ignorata dai sardi, istituzioni comprese. Nel sito della Regione infatti è rappresentata quasi solo la variante logudorese, a gusto di chi ha redatto le pagine. Tutto il resto si ignora, presentandosi al mondo molto più poveri di quello che si è in realtà. Una colpa tutta a carico nostro questa. Si fanno grandi vanti dei poeti sardi logudoresi, che hanno letteralmente copiato metrica e contenuti dell’arcadia toscana, e si ignorano altri poeti campidanesi che usano metriche autoctone e contenuti schiettamente sardi. Senza che nessuno ce l’abbia imposto s’intende. Perché non si è mai fatta una proposta di standard a base campidanese? Non sarebbe la scelta di chi scrive, più favorevole, almeno inizialmente, a una proposta di standard a doppia norma campidanese/logudorese, ma sarebbe un’opzione più che logica e sensata. Ci sarebbe la capitale con noi, la maggior parte dei sardi e una ricca letteratura. Non si è mai fatta una scelta in tal senso, sul perché e il percome non è dato sapere. Dopo che la prima proposta a base logudorese è fallita, se ne è presentata un’altra… a base logudorese. Si parla tanto di plurilinguismo e lo si nega al sardo stesso, si critica il monolinguismo all’italiana e lo si ripropone in scala in Sardegna, si guarda alla Catalogna ma ci si dimentica di dire che i catalani hanno preso la variante della capitale come base per il loro standard. Una gestione passatista e odiosa della questione della lingua sarda, nella forma e nella sostanza, con razzismo tra sardi stessi e un mix pessimo e micidiale di interessi personali e prepotenze antidemocratiche che peggiori non si potrebbe. E di questo, come detto, i protagonisti sono tutti sardi e a loro vanno tutte le colpe.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo e poco altro le uniche ‘critiche’ che si possono muovere all’opera, ma più che all’opera, agli stessi sardi. Non si poteva pretendere, per ovvie ragioni di brevità, una trattazione che sviscerasse tutti gli argomenti sino all’ultimo cavillo, avremmo avuto allora un’enciclopedia della Sardegna e non un’opera divulgativa come questa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non piace tuttavia, chiudere senza un richiamo alla poesia, altro luogo comune sui sardi tutti poeti. In questo caso trattasi di unu mutetu del famoso cantadori campidanesu Olata:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">No ndi teneus de siguru<br />
De bonas e giustas leis<br />
Spanniolu o piemontesu<br />
Su pagu nostu s’arrasat<br />
Sa pena no s’interrompit<br />
Su mali no tenit fini</p>
<p style="text-align: justify;">Chini basat is peis<br />
Lompit a mesu puru!</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">In questo componimento improvvisato il poeta si rammarica del trattamento riservato alla Sardegna dai dominatori di turno, atti solo a depredare le ricchezze sarde, al punto che poco importa se sia spagnolo o piemontese. Molte sono le storture della Sardegna di oggi e il rapporto che ci lega all’Italia è ancora strettamente coloniale e di sfruttamento. Basti ricordare che la Sardegna ha avuto più morti nella guerre mondiali di tutte le altre regioni messe assieme, in Sardegna ci sono più servitù militari di tutte le altre regioni messe assieme, paghiamo a nostro carico spese sanitarie e trasporti al contrario delle altre regioni, il costo della corrente elettrica in Sardegna è più alto rispetto a quello delle altre regioni, l’industria pesante pur devastando il nostro territorio non ci consente di avere un prezzo inferiore della benzina, lo stato italiano ci è debitore di decine di miliardi di euro di tasse sarde mai rientrate in Sardegna, come da accordi istituzionali, e ci costringe a indebitarci, l’Italia manda nelle carceri sarde i suoi peggiori criminali e nega il rientro nell’isola ai reclusi isolani, in compenso ci fa dono di scorie radioattive e quant’altro, e infatti la Sardegna è la regione più inquinata d’Italia, etc. etc. Si potrebbe continuare all’infinito ma piuttosto che continuare, si preferisce proporre una soluzione a questa situazione catastrofica. L’unica possibile, praticabile e inevitabile, è riappropriarci della nostra storia, ridiventare noi stessi, tornare ad essere soggetti storici e politici, riprenderci il nostro ruolo nello scacchiere mediterraneo e internazionale. Un ruolo che ci compete, di responsabilità, datoci dalla geografia così generosamente e dalla storia e che così malamente al giorno d’oggi sfruttiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, una lettura che non solo dovrebbe essere consigliata a tutti i sardi, ma dovrebbe essere addirittura obbligatoria, per capire che cammino stiamo imboccando, da dove veniamo e dove vogliamo andare. Per porci in maniera consapevole e critica di fronte alla nostra storia e al nostro futuro. Uno strumento che, se pur agile e snello, divulgativo e di piacevole lettura, non manca di veicolare contenuti di grande importanza, spesso di difficile accesso e condivisione. Un libro problematico, nel senso che metterà non pochi problemi a chi fino ad oggi si è accontentato della pappa pronta, di quello che gli ha passato il convento e pedissequamente si è adeguato senza preoccuparsi tanto di cercare, verificare e smentire, eventualmente. Un libro del quale, in definitiva, si sentiva profondamente il bisogno.</p>
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		<title>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: esempio pratico</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/05/17/tutto-sai-sardegna-falso-esempio-pratico2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 17:43:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[testi scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa studiamo a scuola sulla Sardegna, cosa studiano i nostri figli? Su cosa si basa l’idea che abbiamo di noi stessi? Ecco un esempio tratto da un sussidiario in uso anche nelle scuole sarde. Un testo per la quinta elementare (MAGISTRALI-GIROTTI-CANALI, Il tempo dei saperi. Sussidiario delle discipline, Milano, Minerva Scuola, 2009). Cito testualmente: Le...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: esempio pratico' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/05/17/tutto-sai-sardegna-falso-esempio-pratico2/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Cosa studiamo a scuola sulla Sardegna, cosa studiano i nostri figli? Su cosa si basa l’idea che abbiamo di noi stessi? Ecco un esempio tratto da un sussidiario in uso anche nelle scuole sarde. Un testo per la quinta elementare (MAGISTRALI-GIROTTI-CANALI, <em>Il tempo dei saperi. Sussidiario delle discipline</em>, Milano, Minerva Scuola, 2009). Cito testualmente:<span id="more-138"></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le regioni del sud. La Sardegna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La popolazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna è una regione a statuto speciale. La popolazione, fino ad alcuni decenni fa, viveva nei grandi e piccoli centri dell’interno. Ora invece si sta spostando verso la costa, dove è più facile trovare lavoro nel settore terziario, in aumento costante.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la costruzione di veloci superstrade, i collegamenti con i centri minori sono ancora difficoltosi. Grazie al turismo, invece, sono in crescita i trasporti marittimi e aerei a Porto Torres, Alhero, Olbia e Cagliari.<span id="more-3098"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Capoluogo della regione, Cagliari è sempre stata una città importante, anche per la posizione strategica: rappresenta infatti lo sbocco sul mare del fertile Campidano, intensamente coltivato, e delle miniere del Sulcis e dell’Iglesiente. Oggi è il maggior centro culturale, industriale e commerciale della regione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una storia di dominazioni</em></p>
<p style="text-align: justify;">I primi abitanti della Sardegna, intorno al XX secolo a.C., furono i Sardi, che ci hanno lasciato circa 7000 nuraghes sparsi per l’isola. Poi giunsero i Fenici, i Romani, i Bizantini e gli Arabi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per sfuggire alle incursioni di questi ultimi, a partire dal VII secolo d.C., le popolazioni si ritirarono verso l’interno, dove non a caso si trovano quasi tutti i capoluoghi di provincia.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, le repubbliche marinare di Pisa e Genova imposero il loro dominio sull’isola. Esse furono soppiantate dagli spagnoli che, a loro volta, furono sostituiti dai Savoia. Con i Savoia la Sardegna entrò a far parte del Regno d’Italia.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla maggior parte dei sardi, anche istruiti, questo testo sintetico non dirà nulla di particolare. Una semplice ricostruzione, adeguatamente breve e calibrata sulle capacità di comprensione del lettore, rispondente a verità evidenti, pacifiche. Eppure si tratta di un testo profondamente scorretto, sia dal punto di vista dei contenuti, sia da quello metodologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Preciso l’obiezione in termini puntuali, passaggio per passaggio. Poi vorrei anche offrire un esempio di come si possa scrivere un testo sintetico e ugualmente adatto al target cui è riferito senza affastellare sciocchezze e produrre effetti distorsivi e debilitanti sull’immaginario infantile (con conseguenze facilmente intuibili nel percorso di consapevolezza e di acquisizione del senso di appartenenza).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto è scorretto descrivere la Sardegna come una regione meridionale italiana. La Sardegna <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2012/09/28/definirsi-per-ubicarsi-ubicarsi-per-ri-conoscersi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>non è</em> una regione italiana</a> in senso storico-geografico e non può dunque essere nemmeno una regione italiana meridionale. La qualifica di “meridionale”, nella narrazione egemonica italiana, porta con sé inevitabilmente una connotazione negativa, che ovviamente in questo caso si estende alla Sardegna, che pure col meridione dell’Italia ha poco a che fare (oltre alla storia, basterebbe prendere in considerazione i dati statistici e demografici per farsi un’idea di questa estraneità strutturale).</p>
<p align="JUSTIFY">Veniamo al resto.<em><br />
</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>La Sardegna è una regione a statuto speciale. La popolazione, fino ad alcuni decenni fa, viveva nei grandi e piccoli centri dell’interno. Ora invece si sta spostando verso la costa, dove è più facile trovare lavoro nel settore terziario, in aumento costante.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Questo passaggio è abbastanza obiettivo e non dà notizie false. È però largamente reticente sulle cause di un fenomeno che pure andrebbe spiegato o circostanziato. Ma lo spazio è poco, si dirà. Vero. Ma allora si poteva anche scegliere di evidenziare un altro aspetto della nostra demografia.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Nonostante la costruzione di veloci superstrade, i collegamenti con i centri minori sono ancora difficoltosi. Grazie al turismo, invece, sono in crescita i trasporti marittimi e aerei a Porto Torres, Alghero, Olbia e Cagliari.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Qui cominciano le prime magagne evidenti. La costruzione di veloci superstrade è una fantasia mica da ridere. Come chiunque può testimoniare, è un’informazione falsa. E non solo falsa, ma anche vagamente (e crudelmente) beffarda. I trasporti marittimi e aerei sono in una situazione ridicola al limite della mortificazione e il turismo (che in Sardegna è un fattore economico di secondo piano, debole, a uno stadio primitivo e senza alcun radicamento) è una vittima delle carenze di questo settore, non certo la causa di una sua pretesa crescita.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Capoluogo della regione, Cagliari è sempre stata una città importante, anche per la posizione strategica: rappresenta infatti lo sbocco sul mare del fertile Campidano, intensamente coltivato, e delle miniere del Sulcis e dell’Iglesiente. Oggi è il maggior centro culturale, industriale e commerciale della regione.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Che Cagliari sia il maggior centro culturale dell’isola è tutto da dimostrare. Quanto a industria e commercio, se ne può discutere, ma con giudizio. Certamente meriterebbero di essere citati almeno gli altri centri principali. Il “fertile Campidano”, purtroppo – ahinoi! – è largamente abbandonato. Sulle miniere spero non ci sia bisogno di infierire.</p>
<p align="JUSTIFY">Proseguiamo col secondo capitolo.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Una storia di dominazioni</em></p>
<p align="JUSTIFY">Il titolo è già un programma. Una volta offerta tale cornice concettuale, il gioco è fatto. La Sardegna è una terra dominata, dipendente e tributaria. Niente di particolarmente significativo può essersi verificato sul suo territorio.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>I primi abitanti della Sardegna, intorno al XX secolo a.C., furono i Sardi, che ci hanno lasciato circa 7000 nuraghes sparsi per l’isola. Poi giunsero i Fenici, i Romani, i Bizantini e gli Arabi.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Se i primi abitanti della Sardegna erano i Sardi, oggi chi sono? Il dato che l’isola sia abitata solo dal 2000 a.C. è una panzana che non riesco a giustificare in alcun modo. Sulla civiltà nuragica non si dice nulla al di là del dato assolutamente insignificante e difficile da capire dei 7000 nuraghi. Dato tra l’altro abbastanza fantasioso, visto che i nuraghi (ossia, suppongo, le aree archeologiche nuragiche) non sono mai stati censiti come si deve. L’elenco dei dominatori poi è piuttosto approssimativo. È davvero lecito parlare di una dominazione fenicia? E nel frattempo che la Sardegna passava da un dominatore all’altro i sardi cosa hanno fatto? Se ne sono andati da qualche altra parte?</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Per sfuggire alle incursioni di questi ultimi, a partire dal VII secolo d.C., le popolazioni si ritirarono verso l’interno, dove non a caso si trovano quasi tutti i capoluoghi di provincia.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Dalle incursioni arabe i sardi si difesero. Non solo si difesero dagli arabi, ma anche da longobardi e ostrogoti. Poi, visto che c’erano, si inventarono una nuova civiltà, quella giudicale. Ma evidentemente lo spazio era troppo poco per infilarci quattro o cinque secoli di storia: meglio far finta che non ci sia stata. Il riferimento ai capoluoghi di provincia è maldestro, oltre che fuorviante. A quali capoluoghi ci si riferisce? E cosa c’entra l’attuale qualificazione amministrativa del nostro territorio con il discorso in oggetto? Non so se basti la motivazione del poco spazio e della necessità di sintesi per giustificare tutto ciò.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>In seguito, le repubbliche marinare di Pisa e Genova imposero il loro dominio sull’isola. Esse furono soppiantate dagli Spagnoli che, a loro volta, furono sostituiti dai Savoia. Con i Savoia la Sardegna entrò a far parte del Regno d’Italia.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Questa sintesi è meravigliosa! La dominazione “pisana <em>e</em> genovese” non solo è inventata di sana pianta, ma suona addirittura ridicola a chi abbia anche solo una vaga idea dei rapporti tra le due città commerciali italiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Certamente citarla serve a inserire la Sardegna in una ipotetica storia italiana, alla quale altrimenti risulterebbe troppo estranea. Tanto più che le due repubbliche marinare vengono inopinatamente “soppiantate” da quei cattivoni degli spagnoli (come? quando? a che titolo? e i sardi cosa fecero? non si sa e non è importante saperlo).</p>
<p align="JUSTIFY">Per fortuna poi arrivano i Savoia che conducono trionfalmente l’isola nel Regno d’Italia (anche qui, non si sa come). Certo, da questa pappardella si potrebbe facilmente evincere che la Sardegna oggi si trova semplicemente sotto l’ultima delle dominazioni, quella italiana.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma non sono sicuro che questa conclusione sarebbe accolta serenamente dagli estensori della sintesi. Infatti la nostra storia viene opportunamente fatta terminare una volta entrati nel Regno d’Italia. Il resto non conta.</p>
<p align="JUSTIFY">Ovviamente si potrebbe discutere a lungo delle manchevolezze del testo in questione e della visione ideologica di cui il è frutto. Ma siccome sono temi largamente affrontati in questo stesso blog (e <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2013/05/05/tutto-quello-che-sai-sulla-sardegna-e-falso-il-libro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nel libro</a> da cui trae il titolo il presente post), a questo punto preferisco offrire una versione alternativa dei due capitoletti citati, mantenendone grosso modo l’estensione.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Popolazione ed economia</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna è una grande isola del Mediterraneo ed attualmente è una regione dello stato italiano. La sua popolazione è distribuita su tutto il territorio. Da alcuni anni si sta spostando gradualmente verso le coste e i centri maggiori, oltre a emigrare verso il continente. Questo per questioni di tipo economico e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’isola ha strade e ferrovie inadeguate e soffre di una pesante carenza nei trasporti marittimi e aerei, problemi che condizionano tutti i settori economici, soprattutto il turismo. L’industrializzazione forzata e l’uso militare del territorio hanno prodotto negli anni gravi problemi di inquinamento. Il settore agricolo è in forte declino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capoluogo è Cagliari, città storica. Altri centri rilevanti sono Sassari, Oristano, Nuoro, Iglesias, Alghero, Bosa, Tempio, Olbia. La Sardegna è una terra non solo bella e in buona parte ancora integra, ma anche ricca di storia e di cultura. Ha una produzione letteraria, artistica e musicale molto varia e rilevante anche fuori dai suoi confini.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna, terra di storia e di cultura</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna è abitata stabilmente da circa quindicimila anni. Nel tempo, i sardi hanno prodotto diverse civiltà (le più importanti sono quella nuragica, nell’età del bronzo, e quella giudicale, nel medioevo) ed hanno avuto contatti con tutte le maggiori civiltà della storia mediterranea e europea. Tra il 1420 e il 1478, con la fine della civiltà giudicale, la Sardegna entra nell’orbita del Regno di Spagna e del suo impero. Poi, nel 1720, la corona del Regno di Sardegna passa ai Savoia. Alla fine del ’700 la Sardegna conosce la sua rivoluzione, analoga a quella francese, dello stesso periodo. Dopo il periodo rivoluzionario (costato la vita a gran parte della classe dirigente sarda più illuminata), l’isola entra nell’orbita politica italiana. I Savoia guidano l’unificazione italiana e l’isola diventa un territorio oltremarino dello stato italiano.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Manca qualche informazione? Possibile. Lo spazio è poco, del resto. Ma la cornice concettuale è diversa e gli elementi discorsivi in risalto sono altri. Non ho inserito informazioni false o tendenziose. Volendo sarebbe possibile anche offrire una lettura più ideologica, magari sbilanciata in termini nazionalisti (sardi). Ma si cadrebbe nello stesso errore del testo originale. Il che, per un manuale scolastico, non sarebbe affatto meritorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il succo è che da troppo tempo le poche conoscenze storiche di cui dispongono i sardi sono insufficienti, artefatte e funzionali a costruire un armamentario mentale fatto di elementi mitologici debilitanti, nel quadro di una egemonia culturale italo-centrica di stampo patriottardo, nazionalista e giacobino, perfettamente funzionale al mantenimento della Sardegna in una condizione di dipendenza materiale e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà facile raggiungere un livello accettabile di emancipazione collettiva finché la narrazione dominante al nostro riguardo sarà fondata su ricostruzioni come quella presentata. È un problema di cui una classe dirigente sarda meritevole di tale definizione dovrebbe farsi carico.</p>
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		<title>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: il libro</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/05/05/tutto-sai-sardegna-falso-libro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2013 08:10:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[studi postcoloniali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In uscita in questi giorni per Arkadia Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso, sintesi di riflessioni e tesi discusse nel corso degli ultimi anni anche in questo blog. Luoghi comuni, nozioni storiche, elementi mitologici della nostra identificazione collettiva, temi politici e culturali sono enumerati e riletti in modo critico, nel tentativo di metterne...</p>
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<p style="text-align: justify;">In uscita in questi giorni per Arkadia <em>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</em>, sintesi di riflessioni e tesi discusse nel corso degli ultimi anni anche in questo blog. Luoghi comuni, nozioni storiche, elementi mitologici della nostra identificazione collettiva, temi politici e culturali sono enumerati e riletti in modo critico, nel tentativo di metterne a nudo l’ispirazione ideologica e le connessioni pratiche.<span id="more-141"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non un saggio accademico, però. <span id="more-3071"></span>Niente che non possa essere letto e compreso da un lettore non specialista. La forma che ho scelto di dare al testo è articolata secondo voci autoconclusive, a mo’ di dizionario enciclopedico. Il tono per lo più è pamphlettistico, o da blog, in certi casi più discorsivo, in altri più assertivo, in altri ancora più argomentativo, a seconda del tema e dello spirito con cui la voce è stata concepita. Non nego una certa dose di provocazione, ma solo quanto basta e non fine a se stessa, almeno negli intendimenti. Si comincia con <em>Acabadora</em> e si finisce con <em>Zone Interne</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle 180 pagine circa che costituiscono il libro, c’è spazio per una sintetica cronologia storica, relativa da un lato alla Sardegna e alle sue vicende nel corso dei secoli, dall’altro agli accadimenti e ai processi sviluppatisi in ambito europeo e mediterraneo. Le due cronologie scorrono una a fianco all’altra, in modo da offrire una connessione anche visiva, immediata, tra i fatti sardi e il contesto generale in cui erano inseriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una bibliografia di riferimento fornisce l’opportunità di verificare la fondatezza di tesi e argomentazioni, nonché – se lo si desidera – di approfondire alcuni dei concetti evocati.</p>
<p style="text-align: justify;">La prefazione è di Michela Murgia, con la quale presenteremo il libro in anteprima al Salone del libro di Torino, il 19 maggio prossimo, alle ore 16.00, presso lo stand di <a href="http://liberos.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Liberos</a>.</p>
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		<title>Nuoro</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/03/11/nuoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 08:42:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[canonico Solinas]]></category>
		<category><![CDATA[Nuoro]]></category>
		<category><![CDATA[su nugoresu]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>O per meglio dire Nùgoro. Luogo misterioso ed evocativo del nostro immaginario. Del nostro immaginario di sardi ma anche spesso dell’immaginario altrui. Essere al contempo un luogo reale e una ambientazione romanzesca genera questi effetti distorsivi. Nuoro emerge dalle oscurità della storia più antica a partire dalle fonti medievali, in particolare nei condaghes (i registri...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Nuoro' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/03/11/nuoro/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.sardegnadigitallibrary.it/mmt/480/199775.jpg" alt="" width="430" height="307" /></p>
<p style="text-align: justify;">O per meglio dire Nùgoro. Luogo misterioso ed evocativo del nostro immaginario. Del nostro immaginario di sardi ma anche spesso dell’immaginario altrui. Essere al contempo un luogo reale e una ambientazione romanzesca genera questi effetti distorsivi.<span id="more-149"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nuoro emerge dalle oscurità della storia più antica a partire dalle fonti medievali, in particolare nei condaghes (i registri dei monasteri sardi), benché esistano evidenti tracce di popolamento umano almeno dal periodo nuragico. Si sa poco sulla sua vicenda urbanistica e demografica, se non per indizi sparsi e ricostruzioni parziali e poco approfondite. Il villaggio di Nugor doveva avere una certa importanza aministrativa nell’ordinamento del regno giudicale di Torres, fino al XIII secolo. Si ritiene che più o meno in questo periodo, allorché il territorio divenne parte del regno giudicale di Arborea, o poco più tardi, i due abitati chiamati oggi Santu Predu (il nucleo originario della Nugoro storica) e Sèuna (probabilmente popolato dagli abitanti di un omonimo villaggio posto sulle pendici del Monte Ortobene) si siano uniti, a formare l’agglomerato su cui si è sviluppata la Nuoro moderna e contemporanea. Il salto di qualità, quanto a prestigio e centralità istituzionale, Nuoro lo fa, in epoca sabauda, nel 1779, quando diventa sede vescovile. Nel corso dell’Ottocento acquisisce rilevanza amministrativa e giudiziaria, ottenendo il titolo di città (1836). <span id="more-2977"></span>Infine, nel 1927, viene decretata la definitiva erezione a capoluogo di provincia (quindi a sede di prefettura), dentro l’ordinamento fascista dello stato, a vantaggio del controllo di un territorio sempre irrequieto. Da allora ha a lungo visto crescere la propria popolazione, fino a qualche anno fa, quando la tendenza si è arrestata e poi invertita. Oggi Nuoro è una città in fase di ripiegamento su se stessa, con una popolazione che tende all’invecchiamento, data la fuoriuscita di giovani che i ritorni e i nuovi apporti non compensano affatto. È un segno di decadenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure Nuoro, nonostante l’attuale fase calante, è pur sempre l’Atene sarda. Questa attribuzione altisonante fu coniata ai primi del secolo scorso, quando qualche osservatore si meravigliava che da questo borgo pastorale delle Barbagie emergessero talenti intellettuali e creativi di prim’ordine. Grazia Deledda, Sebastiano Satta, Francesco Ciusa assurgevano allora agli onori delle cronache italiane e pareva quasi un controsenso. In quegli stessi anni Nuoro era sede di campagne militari contro i banditi e diventava tristemente celebre come capoluogo di un’area malfamata e sfortunata, incomprensibile e barbarica, conservativa e ostile. Che potesse produrre anche arte e letteratura a un livello altissimo non si confaceva allo stereotipo narrativo attribuitole. La sua fertilità intellettuale e artistica ha poi prodotto altri frutti nel corso del XX secolo, spesso a dispetto dei problemi materiali cui è andata incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nuoro in questo senso è molto rappresentativa di ciò che sono state e sono le Zone Interne. Rappresentativa perché le riassume senza esaurirne né fagocitarne la forza creativa. Molti centri dei suoi dintorni hanno contribuito alla sua fama, con poeti e scrittori, artisti, avvocati, politici: Orune, Bitti, Orani e altri villaggi ancora hanno alimentato la nomea di Nuoro come capitale culturale della Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa fama, spesso contestata da Cagliari e Sassari ma molto viva nel resto dell’Isola, c’è del vero e al contempo dell’enfatico. Quel che si può dire è che Nuoro è una rosa con tutte le sue spine. Una realtà complessa, difficile da capire per chi non ci sia nato o non ci viva dentro a lungo. Il nuorese tipo è un soggetto che assomma in sé molti pregi e moltissimi difetti, come recita esaustivamente il noto sonetto del canonico Solinas:</p>
<blockquote><p>Su nugoresu</p>
<p>Bellu d’aspetu, forte e corazudu,<br />
amante de sa patria e de s’onore,<br />
amat s’amicu de sintzeru amore,<br />
ponet sa bida pro li dare azudu.</p>
<p>Est befulanu, mandrone e limbudu,<br />
brigantinu e irrocat che pidore,<br />
mantenet totu bida su rancore,<br />
bibet che turcu e cotu est tusturrudu.</p>
<p>Pipat continu e fachet s’ispacone,<br />
de lesorja si tirat a s’ispissu,<br />
furat semper cand’at ocasione.</p>
<p>In s’idea chi picat restat fissu;<br />
insomma est propiu roba ‘e recrusione;<br />
ma sa fama… oh! sa fama est pejus d’issu.</p>
<p>Il nuorese. Bello d’aspetto, forte e coraggioso/amante della patria e dell’onore,/ama l’amico di sincero amore,/rischia la vita per dargli aiuto./È beffardo, pigro e linguacciuto,/attaccabrighe e bestemmia come un mendicante,/mantiene per tutta la vita il rancore,/beve come un turco [sic!] e sbronzo è testardo./Fuma di continuo e fa lo spaccone,/armeggia spesso col coltello,/ruba sempre qundo ne ha l’occasione./Si fissa nell’idea che prende;/insomma, è proprio un avanzo di galera;/ma la fama… oh! la fama è peggiore di lui.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le caratteristiche antropologiche dei suoi abitanti si riflettono inevitabilmente nell’urbanistica. Nuoro è una città che sembra sempre sul punto di essere bella ma che ti delude ad ogni angolo. Le devastazioni dell’edilizia rapace e casuale degli ultimi quarant’anni ne hanno snaturato l’aspetto. L’incuria con cui i nuoresi la trattano – a cominciare dalla sua classe dominante e dalla politica cittadina (pronta poi a prendersela con “i teppisti”, facile capro espiatorio della propria inettitudine) – ne frustrano il fascino.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure Nuoro continua ad essere una città che produce talento e intelligenze. Sarà che laddove si siano prodotti una volta poi è facile che si riproducano (per emulazione, per adeguamento ad uno standard consolidato), sarà il livello sempre buono se non ottimo delle sue scuole, ma è innegabile che quanto a dotazione intellettuale Nuoro è ancora fertile e stimolante e rimane un centro al contempo molto caratterizzato dalle proprie tipicità e molto poco provinciale, molto meno di Cagliari, ad esempio, al contrario di quanto si potrebbe supporre per collocazione e dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo si può dire che la Sardegna senza Nuoro sarebbe molto meno Sardegna, in più d’un senso. Cosa che non si può dire di tutti i luoghi dell’Isola.</p>
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		<title>Tutto quel che sai sulla Sardegna è falso</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/09/28/tutto-quel-che-sai-sulla-sardegna-e-falso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 12:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura sarda]]></category>
		<category><![CDATA[egemonia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I sardi non si conoscono, non sanno chi siano, non sanno ubicarsi nel tempo e nello spazio. Certamente questo fenomeno antropologico (ben degno di studi appositi) ha cause complesse e stratificate, ma possiamo riassumerle tutte nel quadro dell’egemonia culturale che ha conformato il nostro immaginario collettivo e i nostri processi di identificazione nel corso degli...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tutto quel che sai sulla Sardegna è falso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/09/28/tutto-quel-che-sai-sulla-sardegna-e-falso/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.nicolalalli.it/images/solitudini/images/84.%20R.%20Magritte%20%27Falso%20specchio%27%20.JPG" alt="" width="231" height="155" />I sardi non si conoscono, non sanno chi siano, non sanno ubicarsi nel tempo e nello spazio. Certamente questo fenomeno antropologico (ben degno di studi appositi) ha cause complesse e stratificate, ma possiamo riassumerle tutte nel quadro dell’egemonia culturale che ha conformato il nostro immaginario collettivo e i nostri processi di identificazione nel corso degli ultimi 200 anni circa (diciamo almeno dall’epoca della Restaurazione post-napoleonica e poi, con maggior forza e incisività, dall’unificazione italiana a oggi).<span id="more-259"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In tale sistema simbolico, mitico e mediatico i sardi sono identificati come una popolazione sì a sé stante, ma in quanto eccezione specifica in un contesto più ampio che ha la penisola italiana come suo centro fisico-geografico, politico e culturale sin dalla preistoria. Non rappresentiamo un valore storico nostro, bensì solo un valore relativo, commisurato a un termine di paragone più grande, più importante, più vero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per giustificare la nostra evidente e non eludibile diversità è stata coniata la categoria della specialità “regionale”, declinata in vari modi e termini, quasi sempre centrati su una nostra presunta arretratezza, su una nostra assenza dalla Storia (quella importante), sulle nostre caratteristiche di marginalità e piccolezza, derivate dall’insularità.<span id="more-1149"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I fondamenti di questa costruzione ideologica si ritrovano già nell’Ottocento, periodo in cui, a un risveglio intellettuale autoctono, sempre in bilico tra necessità di emancipazione e desiderio di riconoscimento esterno (da cui l’esito paradossale della false Carte d’Arborea), corrispose la classificazione dei sardi come etnia “orientalizzante”, come residuato barbarico di un passato oscuro. Di fatto, catalogarci di volta in volta come razza congenitamente delinquente, come esempio di esotismo a portata di piroscafo o come eroi da trincea, o ancora come italiani “speciali” orgogliosi e fedeli, sono tutte rappresentazioni figlie di tale tassonomia razziale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’equivoco in realtà è talmente profondo e la costruzione ideologica talmente debole che ancora oggi è difficile per gli italiani definirci con disinvoltura. Pochi riescono a pensarci come italiani tout court. D’altra parte – data la formazione scolastica ricevuta e l’egemonia anche mass mediatica cui siamo stati tutti sottoposti – di solito la maggior parte dei non sardi ha difficoltà anche ad riconoscerci una identificazione troppo diversa, che sfocerebbe nell’attribuzione di una nazionalità altra, dunque problematica. Non mancano tuttavia gli esempi di chi ammette senza remore di considerare i sardi un popolo diverso da quello italiano (quale che sia il giudizio o la base storica su cui si basa in questi casi l’identificazione degli italiani), ammissione a volte accompagnata da connotazioni implicite di tipo razzista.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esiti di questo processo articolato e prolungato nel tempo sono evidenti per esempio nei manuali storici adottati nelle scuole italiane (e quindi anche in quelle sarde). Un’assenza sistematica della Sardegna, interrotta in rari casi da notizie fantasiose, quando va bene tendenziose e/o parziali. E – attenzione – è precisamente <em>questo</em> che studiano anche i sardi. I mass media principali fondano le proprie notizie su <em>questo</em> modello narrativo, confermandolo nella sua prepotente carica egemonica.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, è pacifico che la Sardegna abbia conosciuto la grande civiltà – sia pure in termini conflittuali – con l’arrivo dei fenici prima, dei cartaginesi poi e infine, soprattutto, dei romani. Cosa facessero e persino dove fossero i sardi nel frattempo è una informazione su cui si può lecitamente sorvolare. E i nuraghi?, qualcuno si domanderà. Be’, quelli li hanno tirati su, un po’ a casaccio, dei semiselvaggi, dediti alla caccia e a forme primitive di agricoltura e allevamento; popolazioni primitive, terrorizzate dal mare e dai contatti con l’esterno, coeve dei palafittari delle “terramare” italiche e di sicuro non molto più evolute. Certo, se uno ha mai visto un’area archeologica nuragica qualche dubbio gli viene. Ma cosa si può obiettare a un manuale adottato nelle scuole o nei corsi universitari?</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al resto, l’andazzo è più o meno sempre lo stesso. I sardi stranamente latitano persino nella storia della Sardegna che ci è stata raccontata. Abbondano invece romani, bizantini, vandali (un po’ meno), ma poi è un trionfo di pisani e genovesi (insieme, spesso: un vero mistero storico, questo), aragonesi e spagnoli e poi finalmente il “ritorno” nell’alveo della civiltà italiana con i piemontesi e infine con la nostra definitiva e più giusta collocazione tra le regioni italiane. Questo quando va bene. Di solito, in realtà, non si parla della Sardegna nemmeno quando – costretti – si deve accennare al Regno di Sardegna, quasi sempre chiamato regno sardo-piemontese e a volte direttamente regno del Piemonte (sic!), senza tra l’altro spiegare mai da dove diavolo questa strana entità politica spunti fuori tutt’a un tratto in pieno Ottocento a guidare il Risorgimento italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra storia sarebbe oscura perché – marginali come siamo sempre stati – non ci sono documenti che ci riguardino. Solo la liberazione dal tremendo gioco iberico ha potuto restituire un po’ di luce a tanto buio. Del che siamo eternamente grati ai Savoia e quindi – per una strana proprietà transitiva – all’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, questo è un po’ il quadro delle conoscenze storiche sulla Sardegna e sui sardi. Mai avuta una soggettività politica e storica, noi. Mai rappresentato nulla se non un pittoresco caso di conservazione culturale anacronistica, senza merito, perché non voluta né consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;">E se ora dichiarassi urbi et orbi che tutto questo, che tutta questa narrazione (come usa dire), questa rappresentazione storica, è completamente fasulla? Che niente di vero si trova in tutto questo? Che ci hanno sistematicamente mentito per generazioni e in larga misura continuano a mentirci? Chiaramente, verrei preso per matto. O per un provocatore. E tuttavia…</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, che noi siamo piccoli e periferici è una balla evidente, per altro controintuitiva (basta prendere una carta geografica). Nessuno in giro per l’Europa ammetterebbe mai un qualsiasi fondamento a questa strana tesi. Non siamo così piccoli nemmeno rispetto all’Italia, dato che quasi un quarto della linea costiera dello stato italiano sono coste sarde (giusto per fare un esempio). Inoltre sino ad epoche molto recenti e alla possibilità di usare tecnologie di un certo livello era di dominio diffuso che la Sardegna fosse l’isola più grande del Mediterraneo. Nel 1816, nella sua relazione, il console francese sull’Isola si riferiva alla Sardegna considerandola “al centro della civiltà europea”. Non aveva studiato la storia nelle scuole italiane, è chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Mai stata isolata, la Sardegna. Almeno dal paleolitico. I traffici (di merci, di uomini e di idee) l’hanno sempre toccata, a volte come meta prediletta, a volte di passaggio, a seconda delle epoche e degli interessi dominanti nell’area. Il vero isolamento la Sardegna lo conosce molto di recente, dall’Ottocento a oggi. Relativamente alle condizioni generali, ai mezzi disponibili, alla demografia, la Sardegna è stata più isolata negli ultimi duecento anni di quanto non lo sia mai stata. Solo grazie alle tecnologie informatiche di recente si sta spezzando questa forma di separatezza indotta, si stanno abbattendo i muri, ideologici e mentali più che fisici, che ci fanno pensare a noi stessi come lontani da tutto e da tutti, e ci costringono a uno sguardo fisso verso l’angolo di cielo compreso tra Milano e Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto falsa è la nozione molto diffusa e comunemente accettata circa la patologica assenza di documenti storici che ci riguardino. Una comoda menzogna, solo ultimamente smentita dalla tardiva e insufficiente edizione critica di qualche fonte documentale e dal lavoro di reperimento, studio e pubblicazione di altre (vedi gli atti dei parlamenti sardi in età spagnola, ad esempio). I documenti ci sono. Certo non in Italia. Per lo più si trovano in archivi iberici, comunque in giro per l’Europa. I documenti sardi di epoca giudicale sono stati in gran parte distrutti (secondo lo storico Marco Tangheroni, troppo sistematicamente, per essere solo un frutto della incuria). Eppure ugualmente ce ne sono – e di importantissimi – anche su quell’epoca così unica e così negletta, così rimossa.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa coscienza di essere stati sempre dominati si scontra con dati di varia natura, che però è difficile mettere insieme se si studiano i testi scolastici o universitari e persino le pubblicazioni di respiro maggiore. Pubblicazioni in cui si sprecano le scempiaggini circa la pretesa “italianizzazione primaria” della Sardegna (ad opera di pisani e genovesi: anche qui, un assurdo storico meritevole di grasse risate), sull’oscura e drammatica dominazione spagnola (epoca da sottoporre a completa rivisitazione critica, come segnalano i più avvertiti e onesti tra gli studiosi che se ne occupano), sulla modernizzazione dell’Isola ad opera dei Savoia (senza mai menzionare il periodo rivoluzionario sardo, chiaramente), sulla nostra perenne arretratezza, povertà, debolezza culturale e demografica, quasi fossero magagne connaturate in noi, contro cui è vano qualsiasi tentativo di civilizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte ancora oggi è facile sentire sentenze circa l’irrimediabile sarditudine dei sardi, questa pretesa tara genetica che – insieme a talassemia, diabete e vari altri malanni – ci condanna a dover dipendere da altri, a non essere in grado non solo di badare a noi stesi, ma nemmeno di pensarci come un “noi stessi” cui badare.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, mettiamoci l’animo in pace. Riconosciamo di non sapere nulla di vero circa noi stessi, di essere stati turlupinati, per altro senza ricavarne alcun vantaggio nemmeno accessorio, dati gli evidenti problemi materiali con cui abbiamo a che fare nella nostra vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà certo facile mettere mano a una nuova narrazione di noi stessi, che sia banalmente onesta, senza l’eterna oscillazione tra depressione ed esaltazione megalomane cui l’assenza di una storia veridica e “nostra” ci condanna. Però va fatto, e presto.</p>
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