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	<title>The Passenger Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 25 Jun 2026 11:13:28 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:13:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo numero della collana The Passenger della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno sforzo notevole e largamente meritorio di dare conto di una terra così vicina eppure così lontana e ancora misconosciuta, oltre Tirreno. L&#8217;esito è eterogeneo e a tratti contraddittorio, facendo emergere una volta di più la difficoltà di raccontare la Sardegna...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/">La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#039;Italia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="1021" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-700x1021.jpg" alt="" class="wp-image-6338" style="aspect-ratio:0.6856069761891704;width:394px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-700x1021.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-329x480.jpg 329w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-768x1121.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-1053x1536.jpg 1053w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-1404x2048.jpg 1404w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-640x934.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-800x1167.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine.jpg 1782w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em><a href="https://thepassenger.iperborea.com/titoli/sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >L&#8217;ultimo numero della collana The Passenger</a> della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno sforzo notevole e largamente meritorio di dare conto di una terra così vicina eppure così lontana e ancora misconosciuta, oltre Tirreno. L&#8217;esito è eterogeneo e a tratti contraddittorio, facendo emergere una volta di più la difficoltà di raccontare la Sardegna dalla prospettiva italiana.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">The Passenger è una collana geografica molto bella. La sua presentazione <a href="https://thepassenger.iperborea.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >nel sito dedicato</a> recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">The Passenger è una raccolta di inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che formano il ritratto della vita contemporanea di un luogo e dei suoi abitanti. <br /><br />Cultura, economia, politica, costume e curiosità visti attraverso la testimonianza di scrittori, giornalisti ed esperti locali e internazionali. Tante storie e diverse voci che compongono un racconto sfaccettato ed eclettico, per scoprire, capire, approfondire, lasciarsi ispirare.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho letto tutti i numeri, ma quelli che ho letto mi sono piaciuti. La formula è efficace. Ricorda, fatte le debite distinzioni, il lavoro della rivista <a href="https://www.menelique.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Menelique</a>, purtroppo chiusa. In quel caso era esplicito il taglio post-coloniale e intersezionale, oltre ad avere molto spazio la parte grafica e le illustrazioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">The Passenger ha presupposti diversi, ma anch&#8217;essa mescola giornalismo, saggistica e non fiction narrativa insieme a infografiche e tabelle illustrative, onde fornire il maggior numero possibile di informazioni in modo sintetico e adatto al pubblico di oggi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I pregi del numero dedicato alla Sardegna sono diversi, a cominciare dallo sforzo di dare spazio a voci e istanze quasi sempre omesse dai resoconti italiani sull&#8217;isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa presentazione del numero parla esplicitamente di &#8220;neocolonialismo&#8221; come di una categoria abitualmente non utilizzata per territori interni a uno stato. Il che è notevole. Salvo incorrere subito in un <em>bias</em> piuttosto rivelatore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si parla infatti di relazione tra &#8220;nazione e regione&#8221;. Il che è improprio e scorretto da almeno due punti di vista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è che si mescolano insieme concetti storici-geografici-politici che stanno su piani diversi. &#8220;Nazione&#8221; definisce l&#8217;appartenenza a una collettività umana che condivide storia, lingua, costumi, territorio, forme culturali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che nell&#8217;uso corrente sia usato come sinonimo di stato è vero, ma non è per questo più corretto. In tempi di nazionalismo reazionario, come i nostri, non è nemmeno più un termine politicamente neutro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">&#8220;Regione&#8221; invece ha a che fare con la definizione di una porzione territoriale locale all&#8217;interno di uno spazio geografico-politico più ampio. La relazione corretta dunque sarebbe stata quella tra stato e regione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;altro senso in cui è sbagliata in partenza l&#8217;adozione di questa coppia oppositiva è che &#8211; anche con tutte le forzature del mondo &#8211; è difficile inserire senza attriti la Sardegna nell&#8217;insieme della &#8220;nazione&#8221; italiana (posto che esista, e io non ne sono affatto convinto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna non è una parte specifica e caratteristica dell&#8217;insieme &#8220;nazionale&#8221; italiano. Non lo è per storia, cultura, patrimonio linguistico (tutte cose che però bisognerebbe conoscere bene). Non lo è nemmeno in termini geografici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna, insomma, è una &#8220;regione&#8221; italiana solo in senso giuridico-formale. Usare la categoria &#8220;regionale&#8221; per la Sardegna fuori da questo ambito semantico è sbagliato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tale equivoco innerva inevitabilmente tutto il numero di The Passenger. In qualche caso genera <em>non sequitur</em>, abbagli interpretativi, valutazioni superficiali. Persino laddove il tentativo è di dare conto con completezza di qualche fenomeno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;attrito emerge sempre, anche in mancanza del consueto approccio paternalista e dall&#8217;alto in basso, in stile &#8220;ora ti spiego dove abiti&#8221;, molto comune in questo genere di operazioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio nell&#8217;iniziale sezione informativa &#8220;La parola ai numeri&#8221;, in cui &#8220;i numeri&#8221; appunto sono selezionati in modo arbitrario e presentati senza alcuna spiegazione, come dati neutri (non lo sono mai). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella stessa sezione c&#8217;è persino una sorta di gioco ironico sulla questione &#8220;indipendentismo&#8221;: sotto l&#8217;etichetta &#8220;Indipendentisti&#8221; non si offre alcun dato relativo a tale ambito politico ma si dà conto del numero&#8230; di case unifamiliari. Carino, come scherzo, ma forse il tema meritava qualche approfondimento (l&#8217;indipendentismo, non le case unifamiliari).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Parzialmente deludente l&#8217;articolo di Ferdinando Cotugno sulla questione della aggressione colonialista e speculativa in materia di produzione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il pezzo è emblematico, proprio perché cerca di essere obiettivo. Si incarta laddove vede contraddizioni anziché distinzioni essenziali, laddove crede di spiegare dinamiche complesse usando categorie semplicistiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si veda la presentazione della figura e delle posizioni di Maurizio Onnis, liquidate un po&#8217; frettolosamente. O l&#8217;asserzione &#8211; che nell&#8217;ambiente delle mobilitazioni popolari e dei comitati può lasciare come minimo interdetti &#8211; secondo cui Alessandra Todde sarebbe su posizioni di contrasto ai progetti governativi relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È fuorviante anche l&#8217;eccessivo spazio dedicato all&#8217;impatto dell&#8217;editore Sergio Zuncheddu su tutta la vertenza. Impatto che c&#8217;è stato, con evidenti tentativi di strumentalizzazione, ma che non ha mai conquistato alcuna centralità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conclusioni dell&#8217;articolo sono apprezzabili e in qualche modo viene fatta emergere, sia pure con qualche fraintendimento (non c&#8217;entrano nulla l&#8217;orgoglio, l&#8217;identità e altri elementi stereotipati), la vera natura del movimento che si oppone all&#8217;aggressione neocoloniale in corso. Ossia il problema di chi-decide-per-chi-e-perché e la riduzione della Sardegna a &#8220;area di sacrificio&#8221; a vantaggio dell&#8217;Italia (settentrionale), senza alcun vantaggio per l&#8217;economia e la popolazione locali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Offrono un risultato migliore, più chiaro e coerente, gli articoli di Cristina Nadotti sul turismo e quello di Stefania Divertito sulle servitù militari. In entrambi i casi non solo si dà conto del problema affrontato, nei suoi vari risvolti, ma si dà anche voce a persone diverse dal solito giro di &#8220;opinionisti sardi&#8221;, che va per la maggiore nei media italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne cito alcun3, che conosco personalmente e con cui condivido parti significative del mio attivismo culturale: Andria Pili, Roberta Olianas, Federica Marrocu.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andria Pili è chiamato in causa per via del suo saggio <em>Per una critica decoloniale del turismo in Sardegna</em>, facente parte della collettanea del gruppo di studio <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Filosofia de Logu</a>, uscita per Meltemi nel 2024 col titolo <em><a href="https://www.meltemieditore.it/catalogo/logu-e-logos/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Logu e Logos. Questione sarda e discorso decoloniale (a cura di Gianpaolo Cherchi e Federica Pau)</a></em>. Fa un po&#8217; specie che Filosofia de Logu e i suoi due libri non siano menzionati. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Roberta Olianas e Federica Marrocu hanno voce in quanto attiviste culturali che da anni si dedicano a decostruire narrazioni stereotipate o del tutto false sulla Sardegna e a fornire una visione critica, ma onesta, documentata e ponderata, sia sulla questione dell&#8217;occupazione militare di una porzione enorme di territorio sardo (con tutte le conseguenze drammatiche che ne discendono) sia sulla questione &#8220;turismo&#8221; e luoghi comuni annessi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Devo dire, con un certo dispiacere ma non proprio con sorpresa, che gli articoli più deboli, meno perspicui, più reticenti e in certi casi più fuorvianti alla fine sono quelli degli autori e dell&#8217;autrice nativi dell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In particolare ho trovato fuori fuoco il pezzo di Marcello Fois, tutto incentrato sulle responsabilità della popolazione isolana a proposito di equivoci identitari e stereotipi. Fois attribuisce ai sardi (in generale) le forme di auto-rappresentazione folkloristica, da &#8220;turisti di se stessi&#8221;, come tratto degenerato di una sorta di complesso di inferiorità, pieno di auto-commiserazione e auto-assolvimento, funzionale &#8211; sembrerebbe &#8211; a non doversi fare carico in modo efficace dei tanti problemi storici della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Devo segnalare qualche clamoroso strafalcione. Uno storico: &#8220;l&#8217;annessione al regno piemontese&#8221;, mai avvenuta, anche perché non è mai esistito nella storia un &#8220;regno piemontese&#8221;. Un altro socio-antropologico: sostenere che alle persone sarde piace guardare i balli tradizionali sul palco, ma non ballare esse stesse, è una topica clamorosa, e basterebbe frequentare qualsiasi occasione di festa in Sardegna &#8211; grande o piccola, privata o pubblica &#8211; per saperlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, alla fine gli stereotipi e le fissazioni identitarie sono quelle espresse nell&#8217;articolo di Marcello Fois, che ribalta il rapporto di causa-effetto e mostra poca dimestichezza con gli studi post e de-coloniali (specie quelli che finalmente riguardano proprio la nostra isola). Ed è un peccato, dato che la sua è ancora una voce piuttosto ascoltata oltre Tirreno sulle cose sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Altro pezzo deludente è quello di Paola Soriga sulla questione linguistica. Non viene affatto affrontato il nodo storico dell&#8217;imposizione dell&#8217;italiano in Sardegna, con le sue conseguenze sociali e politiche, oltre che culturali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Viene respinta la necessità della standardizzazione grafica del sardo, equivocando tra uniformazione delle regole ortografiche e imposizione lessicale (mai promossa da nessuno), per altro senza argomentare tale posizione. Viene poi ignorato tutto il dibattito sulla questione linguistica di questi ultimi anni, così come l&#8217;enorme lavoro di diffusione del sardo sui media contemporanei.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Citare Gramsci e Cicitu Masala o intervistare la linguista Cristina Lavinio non basta a restituire un risultato accettabile, al passo con la realtà attuale, in quest&#8217;ambito così delicato e così rilevante a livello socio-culturale e politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche l&#8217;articolo di Nicola Muscas sui festival, e sui festival letterari in particolare, rimane in superficie di un fenomeno pure notevole, che andrebbe indagato meglio e con le debite distinzioni. Ma è un testo più narrativo, dal taglio ironico ed esplicitamente soggettivo, quindi può andare bene così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Costantino Cossu e Francesco Abate, a loro volta, si concentrano su due questioni concrete, una di indole storica più complessa (lo spopolamento e l&#8217;invecchiamento demografico) e una di natura socio-sanitaria (la questione della necessità di sangue per trasfusioni in una terra in cui è geneticamente diffusa la microcitemia).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel primo caso, oltre a dar conto del fenomeno nella sua drammaticità, avrei forse approfondito un attimo gli aspetti storici e politici, onde evitare che il fenomeno sembri una sorta di maledizione congenita nell&#8217;esotica razza sarda. Ma tant&#8217;è.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel complesso, in tutto il numero, a tratti emerge ancora una volta la difficoltà a inserire qualsiasi narrazione sull&#8217;isola dentro cornici interpretative italiane. Anche quando c&#8217;è la buona volontà (e in questo caso c&#8217;è).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Resta sempre un rimosso, qualche nodo non sciolto. Lo stesso equivoco di considerare come testimoni attendibili dell&#8217;isola i personaggi sardi conosciuti in Italia comporta la perdita di punti di vista e di prospettive invece decisivi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La bibliografia consigliata, ad esempio, è piuttosto lacunosa e anche abbastanza orientata, decisamente poco rappresentativa. Anzi, in qualche caso fonte di conferma di stereotipi e cornici interpretative parziali. Meglio la filmografia e anche i consigli musicali di Iosonouncane (bravissimo lui stesso, per altro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Recensire questo numero di The Passenger proprio in concomitanza con la morte di una grande voce sarda come Bachisio Bandinu mi pare una circostanza che amplifica le dissonanze e fa emergere i limiti di qualsiasi discorso italiano sulla Sardegna, laddove non faccia emergere senza reticenze la sua complessità storica e la sua alterità insopprimibile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Escludere, tra le opere decisive per capire l&#8217;isola, i suoi libri e le sue riflessioni, così come quelle di altri intellettuali non organici agli apparati di potere e di consenso dominanti (penso a un Antoni Simon Mossa, a un Placido Cherchi o, al giorno d&#8217;oggi, a un Alessandro Mongili e anche &#8211; perché no? &#8211; a un <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/08/23/libri-intellettuali-organici-e-subalternita-il-caso-dr-drer/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Michele Atzori</a>) inficia ogni pretesa di esaustività e di profondità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, rispetto alla quasi totalità di esperimenti analoghi, questo numero di The Passenger rimane una delle cose migliori uscite in Italia da&#8230; sempre, riguardo alla Sardegna. Il consiglio è dunque di leggerlo e di rifletterci su, soprattutto per i tratti che chiamano in causa, anche in termini problematici, la nostra consapevolezza e il nostro senso di responsabilità civile e politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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