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	<title>terrorismo Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>I fascisti esistono ancora</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2017/08/20/i-fascisti-esistono-ancora/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2017 16:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiano Sabino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricevo da Cristiano Sabino e faccio mia questa riflessione, approfittandone per ricordare che il fascismo e tutte le sue derivazioni/metamorfosi/epifanie non sono legittime opinioni ma dei crimini. Altroché, i fascisti esistono ancora! Lo scorso 17 agosto ho scritto la seguente riflessione sulla convergenza di fatto tra terrorismo jihadista ed estrema destra xenofoba: Attaccare una città...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/08/20/i-fascisti-esistono-ancora/">I fascisti esistono ancora</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I fascisti esistono ancora' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/08/20/i-fascisti-esistono-ancora/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" src="https://mauropresini.files.wordpress.com/2013/04/illinois-nazis.jpg" alt="" width="371" height="306" /></p>
<p><em>Ricevo da <strong>Cristiano Sabino</strong> e faccio mia questa riflessione, approfittandone per ricordare che il fascismo e tutte le sue derivazioni/metamorfosi/epifanie non sono legittime opinioni ma dei crimini.</em></p>
<hr />
<p>Altroché, i fascisti esistono ancora!<span id="more-2674"></span></p>
<p>Lo scorso 17 agosto ho scritto la seguente riflessione sulla convergenza di fatto tra terrorismo jihadista ed estrema destra xenofoba:</p>
<blockquote><p>Attaccare una città così aperta, cosmopolita e solidale con i migranti come Barcelona è un atto molto sospetto.</p>
<p>Questo attentato sembra pianificato da predicatori d&#8217;odio di stampo fascista (stile salviniani e casapound) per trasformare la nostra società aperta e plurale in un campo di guerra tra razze rivali!</p></blockquote>
<p>Cosa c’è scritto in questo post? Che sono convinto che gli organizzatori dell’attentato siano i fascisti italiani? Che credo esistano le razze? Che metto in dubbio l’esistenza dell’ISIS o che al contrario ne sono partigiano? Sottoporrei questo banale testo critico a qualunque ragazzo normodotato in età scolare, diciamo alla fine del biennio delle superiori, per vedere quale lettura darebbero.</p>
<p>Non ho mai detto e neppure pensato che la strage di Barcelona non sia stata organizzata dall&#8217;ISIS, non ho né prove né indizi in questo senso. Dico solo che l&#8217;ISIS fa il gioco dell&#8217;estremismo di destra e che quest&#8217;ultimo cavalca tali fatti per avallare le proprie distopie su un&#8217;Europa fortezza, suprematista bianca, imperialista e segregazionista.</p>
<p>Ciò che bisogna fare per difenderci dal terrorismo è individuare e colpire i canali di finanziamento che passano anche tramite il nostro sistema politico nella misura in cui si mantengono legami d&#8217;affari con le principali monarchie e dittature arabe che apertamente o meno apertamente finanziano e armano il terrorismo.</p>
<p>E in secondo luogo bisogna contestare e possibilmente impedire ogni nuova guerra di aggressione stile Iraq, Libia, Siria, perché è grazie alla destabilizzazione di questi paesi che il terrorismo ha preso piede e si è espanso.</p>
<p>Portare avanti politiche islamofobe, securitarie, repressive, anti immigrazione a timbro fanatico-religioso come fanno i fascisti e i razzisti di tutte le parrocchie significa fare il gioco dei terroristi ed esserne moralmente e politicamente complici!</p>
<p>Eppure nel giro di poche ore il mio profilo facebook è stato bersagliato in maniera sistematica da un mobbing di massa, presumibilmente organizzato. Tecnicamente si chiama shitstorm e funziona così: gruppi organizzati e molto aggressivi fanno rimbalzare un bersaglio (in questo caso il mio post) su gruppi aperti o chiusi e chiamano alla guerra santa contro l’untore.</p>
<p>Tutti gli insulti, gli attacchi, le aggressioni, le minacce, gli auguri di morte e di sofferenze a me e ai democratici e antifascisti che hanno scritto in mia difesa, hanno trovato la loro ragion d’essere nella incapacità di leggere e interpretare correttamente il suddetto semplice testo analitico, abilità e competenze che si dovrebbero acquisire al termine dell’obbligo scolastico.</p>
<p>Se io dico o scrivo ad una ragazza “sei bella, sembri una farfalla” non mi posso aspettare che questa capisca che sto sostenendo che lei è davvero una farfalla, a meno che non sia affetta da una grave sindrome di autismo. Il linguaggio è un universo simbolico molto complicato, per questo è importante leggere, imparare a confrontarsi, andare a scuola e non consumare le proprie meningi, preziosamente concesse da madre natura, con fake news e siti nazi-demenziali.</p>
<p>La storia è piena di eventi strumentalizzati a fini politici e propagandistici.</p>
<p>Se dichiaro che l’incendio di Roma sembra pianificato da Nerone per perseguire le sue politiche anticristiane, cosa ho detto? Che è stato lui?</p>
<p>Se dichiaro che l’attentato di Pearl Harbor sembra pianificato dal governo degli Stati Uniti d’America perché la sua classe industriale sta facendo pressioni al fine di entrare in guerra e vendere così le sue commesse belliche, sto negando che l’attacco aereo sia stato organizzato dai giapponesi?</p>
<p>Se allo stesso modo dico che il “maggio radioso” sembra pianificato dagli industriali italiani per il medesimo motivo, nego l’esistenza e l’attività degli interventisti? Certamente no, dico solo che c’è corrispondenza di fini tra agenti diversi e che gli esecutori materiali di un evento, consapevolmente o no, sono funzionali agli interessi di agenti terzi che senza sporcarsi le mani colgono la palla al balzo per realizzare i propri fini.</p>
<p>Possiamo fare tanti altri esempi storici: dall’attentato di Sarajevo all’erede al trono d’Austria all’affondamento del piroscafo Lusitania, all’attentato subito da Mussolini da parte di una anziana signora inglese, fino all’attacco delle torri gemelle da parte dell’organizzazione al-Qaida. In quest’ultimo caso l’attentato sembra pianificato dall’amministrazione Bush per giustificare una serie di aggressioni militari, dall’Afghanistan all’Iraq e stabilire in queste aree una salda egemonia di controllo delle risorse energetiche. Ho scritto che l’attentato alle Torri gemelle è stato eseguito dagli USA sebbene questa sia una teoria in circolazione? No, non l’ho detto. Ho detto ben altro, perché non sono un complottista ma sono uno che ragiona sulle cose e si fa domande non banali sugli eventi complessi che compongono il mondo moderno.</p>
<p>Se scrivo che esiste convergenza di obiettivi fra terrorismo jihadista ed estremismo di destra tanto che gli attentati a città note per la loro multiculturalità e volontà di interazione sono il miglior regalo che si possa fare alla crescita del consenso di movimenti politici basati sulla xenofobia, sul disegno securitario, sulla costruzione di una Europa fortezza dove gli stranieri sono segregati e privati dei diritti umani, sto negando la ferocia dell’ISIS o asserendo che non siano integralisti islamici gli attentatori?</p>
<p>No, ovviamente no. Ciò che ho scritto, in maniera certo sintetica e agile, è che esiste una convergenza nelle finalità politiche tra terrorismo jihadista e fascismo europeo e cioè la volontà di esacerbare le masse presenti in Europa e trasformare quest’ultima in un campo di battaglia tra “razze” (come i fascisti di ogni sorta amano chiamare le etnie e le culture differenti).</p>
<p>Non ho mai detto e neppure pensato che la strage di Barcelona non sia stata organizzata dall’ISIS, non ho né prove né indizi in questo senso. Dico solo che l’ISIS fa i gioco dell’estremismo di destra e che quest’ultimo cavalca tali fatti per avallare le proprie distopie su un Europa fortezza, suprematista bianca, imperialista e segregazionista, veicolando le sue politiche islamofobe, securitarie, repressive, anti-immigrazione a timbro fanatico-religioso.</p>
<p>Il fatto è che al contrario di ciò che si dice normalmente, forse per esorcizzare il male e i fantasmi della storia, i fascisti, i razzisti, i predicatori d’odio etnico e razziale esistono e sono anche tanti, ben organizzati, molto ignoranti e perciò frustrati e pronti alla rissa e al linciaggio, perfino pericolosi e capaci di menare le mani o più facilmente il bastone o il coltello, specie se in gruppi numerosi contro singole persone indifese.</p>
<p>E la realtà peggiore di tutte da accettare è che l’area sarda che si rifà all’indipendentismo e al sardismo variamente concepito si sta popolando di questi loschi figuri.</p>
<p>Basta scorrere le centinaia di commenti sotto il mio post per rendersene conto: personaggi dell’estrema destra italiana con le pagine piene di inni alla rifondazione dell’Impero romano che mi augurano la morte, la tortura, il licenziamento, di rimanere vittima di attentati terroristici, di bruciare vivo o soffocato, che augurano lo stupro alle compagne e alle patriote sarde che scrivono in mia difesa o che mi invitano a praticare sesso anale verso diversi animali, soprattutto pecore (ovviamente in quanto sardo, anzi in quanto “sardignolo”) e che dimostrano altre molteplici forme di razzismo antisardo, vengono sostenuti e incoraggiati da gente che nel suo profilo ha spazio per proclamazioni identitarie, nuraghes e pecore bollite in tutte le salse e slogan come “indipendèntzia e bo&#8217;”.</p>
<p>Cosa vuol dire questo? Che ha ragione Michela Murgia quando nel post di solidarietà nei miei confronti afferma che il fascismo non è una ideologia ma un metodo che accomuna chiunque lo pratichi.</p>
<p>Aggiungo anche un’altra cosa. Il fascismo non ha in comune solo il metodo della violenza, della prevaricazione e dello squadrismo vecchio stampo o 2.0, ma ha anche il razzismo e l’odio verso chiunque lavori a costruire una società aperta e solidale.</p>
<p>Quindi un nazista di Ostia con l’immagine di copertina dell’aquila imperiale e un fascista di Oristano con il vellutino e i quattro mori tatuati possono benissimo trovarsi spalla a spalla intenti ad istigarmi al suicidio. A me e a chiunque altro non condivida le loro equazioni musulmani= terroristi o le loro ridicole ricette per evitare ulteriori attacchi, come per esempio affondare i barconi pieni di profughi o espellere tutti gli immigrati e i rifugiati.</p>
<p>Per questo un fascista sardo con il vezzo dell’indipendenza non prova disturbo ad affiancare un fascista italiano con manie imperiali e centraliste che per attaccare me beffeggia la lingua sarda, dichiara che in Sardegna abbiamo solo le pecore e che comunque senza l’Italia moriremmo di fame. Perché per il fascista sardo in cusinzos la priorità è sempre e comunque il razzismo, il resto passa in secondo piano!</p>
<p>Molti amici, patrioti e compagni mi hanno invitato a chiudere il profilo, a ritirarmi temporaneamente a vita privata, a cambiare le impostazioni della mia privacy. Ho ringraziato ma ho declinato l’invito. Davanti ai predicatori d’odio e ai manganellatori della rete serve tenere la testa alta e lo sguardo puntato e fermo.</p>
<p>Nessun passo indietro, così tutti i riformisti e i moderati che quotidianamente paragonano fascismo e comunismo o che addirittura negano l’esistenza del pericolo fascista, forse cominceranno a farsi due domande.</p>
<p>Sì, perché i fascisti non solo esistono ma spesso sono pure travesti da patrioti sardi e da democratici, salvo poi rivelarsi per ciò che sono quando qualcuno, come in questo caso, li punge nel vivo delle loro torbide fragilità, facendogli salire il sangue alla testa e venire fuori allo scoperto con tutto il loro carico di odio e violenza repressa.</p>
<p>I fascisti esistono e vanno combattuti, sempre, senza paura o tentennamento alcuno!</p>
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		<title>La Sardegna è in guerra?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 12:03:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I fatti di Parigi scuotono gli animi molto più dei 220 civili russi morti nell&#8217;incidente aereo sul Sinai e dei 40 libanesi uccisi dall&#8217;attentato del Daesh a Beirut. Bisogna prenderlo per quello che è: una dimostrazione lampante di come sia facile fare figli e figliastri anche davanti all&#8217;orrore più inaccettabile. Forse è inevitabile. Le appartenenze...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/11/17/la-sardegna-e-in-guerra/">La Sardegna è in guerra?</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La Sardegna è in guerra?' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/11/17/la-sardegna-e-in-guerra/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">I fatti di Parigi scuotono gli animi molto più dei 220 civili russi morti nell&#8217;incidente aereo sul Sinai e dei 40 libanesi uccisi dall&#8217;attentato del Daesh a Beirut. Bisogna prenderlo per quello che è: una dimostrazione lampante di come sia facile fare figli e figliastri anche davanti all&#8217;orrore più inaccettabile. <span id="more-2037"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Forse è inevitabile. Le appartenenze non sono sovrastrutture astratte o puri feticci ideologici. Non tutte. La relazione di prossimità garantite da usi, consumi, linguaggi, forme di socializzazione condivisi fondano la percezione di noi stessi nel mondo. Più un fatto accade vicino a noi, o a persone e cose vicine a noi, più lo avvertiamo come nostro. Bisognerebbe interrogarsi su quanto poco siamo davvero cittadini del mondo e su quali siano i presupposti di fatto, culturali ed emotivi di tale limitazione. Ed anche su quali ne siano le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Interrogarsi è tanto più urgente, quanto più le drammatiche vicende di questi tempi vengono sfruttate dall&#8217;establishment europeo (ma direi dall&#8217;establishment mondiale) a proprio vantaggio. Se non fosse che i complottismi sono spesso fuorvianti e semplificano eccessivamente la realtà, ci sarebbe da sospettare della fretta con cui <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/11/16/news/hollande_la_francia_e_in_guerra_-127496429/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la Francia ha chiamato alla guerra</a> non solo i cittadini francesi ma tutta l&#8217;Europa (o meglio, l&#8217;Unione Europea).</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto sono molti anni che questo copione si ripete. Almeno dall&#8217;invasione del Kwait da parte di Saddam Hussein, nel 1990. Da lì in poi è stata un&#8217;escalation. Non lineare e con diversi incidenti di percorso, ma l&#8217;abbruttimento generalizzato, la rapacità dei padroni del mondo, le diseguaglianze, le guerre e le carneficine sono cresciuti e si sono autoalimentati nel tempo, senza sostanziali pause. Le uniche pause sono quelle che il sistema dell&#8217;informazione ci ha elargito, scegliendo di non mettere in primo piano certe vicende, certi sviluppi, certi eventi e di metterne in primo piano altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Manipolare la cosiddetta opinione pubblica è sempre molto facile. Fare leva sull&#8217;emotività è un vecchio trucco dei capipopolo e dei leader politici di ogni epoca, almeno dall&#8217;Età del bronzo. Ma è un gioco in cui a perderci sono per lo più sempre gli stessi: i gruppi socialmente più deboli, i subalterni, i marginali, le minoranze. Categorie che in situazioni estreme si allargano fino a ricomprendere fette molto larghe della popolazione e persino interi popoli. Pensare che le democrazie occidentali siano esenti da tali prassi di dominio è davvero ingenuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla situazione odierna hanno scritto cose vere e illuminanti <a href="http://m.famigliacristiana.it/articolo/francia-almeno-smettiamola-con-le-chiacchiere.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fulvio Scaglione</a> e <a href="http://www.euronomade.info/?p=6090" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Girolamo De Michele</a> (per restare in ambito italofono). Non possiamo ritenerci assolti e nemmeno giustificati nella nostra comoda credulità. Poi però bisogna anche ragionare sul &#8220;che fare?&#8221;. De Michele ci prova, annettendo particolari significati alle lotte popolari da condurre nei posti stessi in cui viviamo. Per esempio sul diritto all&#8217;abitazione, linea di faglia effettivamente sintomatica e strategica, a pensarci bene, ma tenuta accuratamente velata dal sistema dell&#8217;informazione generalista e dalla politica. Così come sono lotte determinanti tutte quelle relative ai diritti, tanto nell&#8217;ambito lavorativo, quanto in quello dell&#8217;istruzione, della mobilità, dell&#8217;accesso alle informazioni e ai mezzi di comunicazione, dell&#8217;acqua come bene comune, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può ragionare per compartimenti stagni, però, né affidarsi troppo a chiavi di lettura ideologiche, sia pure in termini emancipativi. Si rischia di costruirsi un angolo di comfort (fittizio) in cui sentirci a nostro agio mentre tutto intorno precipita verso il caos. Invece bisogna essere dentro al caos e tentare di recuperare spazi di senso, di vita, di fecondità senza rinnegare la complessità del mondo, anche nel suo aspetto spaventoso e doloroso.</p>
<p style="text-align: justify;">In pochi ancora connettono quello che succede in queste ore, dopo i fatti di Parigi, con altre vicende attualmente in corso. Anche in Sardegna. L&#8217;evocato restringimento della sfera delle libertà civili non è un fenomeno contingente emerso come reazione emotiva sbagliata a eventi drammatici. Non è un esito improvviso, ma segue un copione già in scena da tempo. Mutano le forme, si incrudiscono i metodi, si drammatizzano le retoriche impiegate, ma la tendenza è già in corso, su vari piani.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo alla reazione compatta dell&#8217;establishment europeo ed extraeuropeo alle vicende politiche scozzesi e catalane di quest&#8217;ultimo periodo. Apparentemente non c&#8217;entrano nulla con gli attentati in Francia. Invece, a ben guardare, il nesso è evidente. E riguarda proprio il &#8220;che fare?&#8221;. Una delle carte da giocare in Europa, in questi tempi bui, è il recupero della pluralità culturale e la legittimazione dei percorsi democratici in atto. Un processo di ridefinizione delle relazioni interne tra popoli in senso democratico, partecipato, centrato sulla vita reale dei cittadini e non su algoritmi finanziari, su principi solidi di convivenza pacifica, di condivisione, di inclusività. Processo che potrebbe costituire una delle migliori risposte possibili all&#8217;incrudimento e alla fascistizzazione della sfera politica. Una risposta vitale ai nazionalismi egoistici, xenofobi e violenti a cui ci stiamo riducendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, mettendo in discussione assetti di potere e di interessi consolidati, tali percorsi vengono stigmatizzati e contrastati in modo forte, senza lesinare sui mezzi. Proprio perché democratici ed emancipativi. I vari personaggi alla Salvini o alla Marine Le Pen, viceversa, sono tollerati e accreditati in modo sistematico dall&#8217;apparato politico e mediatico dominante. Non è un caso. Contro i percorsi di autodeterminazione popolare e sociale in atto non si ricorre ancora apertamente alla forza, perché l&#8217;acqua non è arrivata alla giusta temperatura, secondo il famoso principio della rana bollita. Ma chissà che non ci si arrivi presto. La Spagna neofranchista potrebbe essere un buon banco di prova per la politica europea reazionaria del prossimo futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Se guardiamo a cosa ciò significhi per la Sardegna, non c&#8217;è da stare allegri. Lo stato italiano, per come è fatta la sua classe dominante e per la sua storia, non è esattamente l&#8217;interlocutore che ci si augurerebbe di avere, in un percorso di autodeterminazione. Un piccolo assaggio lo abbiamo avuto nella gestione delle manifestazioni contro l&#8217;esercitazione NATO Trident Juncture. Le autorità di ordine pubblico hanno fatto di tutto per rendere conflittuali i toni e i termini concreti di tale vertenza. Le provocazioni (per esempio da parte del questore di Cagliari Gagliardi, personaggio da tenere d&#8217;occhio) sono state palesi; la contrapposizione ostile verso manifestazioni democratiche, pacifiche e del tutto legittime è stata evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso queste stesse autorità di polizia si pongono in prima fila come difensori della nostra sicurezza. A Cagliari arrivano <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/11/16/news/cagliari-unita-speciali-antiterrorismo-si-comincia-al-porto-1.12456083" target="_blank" rel="noopener noreferrer">i reparti speciali antiterrorismo</a>. La Sardegna ancora una volta usata come esperimento dal vivo per pratiche in fase di studio e di possibile allargamento. Il tutto mentre anche in Italia (dove attentati non ce ne sono stati) esponenti delle istituzioni evocano con molta nonchalance la prossima restrizione della sfera dei diritti civili, sostenuti da editoriali e commenti del mainstream mediatico a volte sfacciatamente orientati, a volte sottilmente reticenti, ma sempre organici a questa deriva.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo aspettarci qualcosa di buono? Direi di no. La nostra politica è assente e quando c&#8217;è fa danni. Le ultime esternazioni del presidente Pigliaru a proposito di Europa federale sarebbero comiche, per la loro pochezza politica, se non suonassero grottescamente fuori luogo in queste ore. Non basta più ripetere a pappagallo le due scemenze suggerite dai suoi punti di riferimento teorici e istituzionali. Pigliaru è evidentemente ingaggiato (o in cerca di ingaggio) nell&#8217;establishment tecnocratico, antidemocratico e reazionario europeo. Quello stesso che flirta con Arabia Saudita e Qatar &#8211; sostenitori del Daesh &#8211; metre dichiara di voler fare guerra al Daesh (magari comprandone il petrolio e vendendogli armi, nel frattempo). E non dimentichiamo che <a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/3106" target="_blank" rel="noopener noreferrer">il Qatar è l&#8217;interlocutore economico privilegiato della stessa giunta Pigliaru</a>. Inappropriato? A dir poco! Non è certamente di questo che abbiamo bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna è esposta come non mai a conseguenze drammatiche. Non tanto perché possibile oggetto di attentati: quelli del Daesh manco sanno che esistiamo ed eventualmente il Qatar farà in modo che ci risparmino, almeno finché gli serviamo. Spero poi che nessuno creda davvero che i Russi abbiano intenzione e interesse a scatenare una guerra aperta (come suggerito dalla messinscena della esercitazione Trident): non amo Putin, ma non è certo da lì che ci arriva la minaccia più concreta. In definitiva, tutto l&#8217;apparato di sicurezza ostentato in queste ore, in una terra che è già occupata militarmente e sottoposta a un controllo di polizia costante e capillare, non serve a niente. Oppure serve a qualcosa di pessimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo &#8220;pessimo&#8221; in preparazione ha a che fare con questioni economiche, con la gestione delle risorse, con gli interessi geostrategici degli stati forti dell&#8217;area. La Sardegna è utile in termini pratici (per esempio, è una specie di grande batteria elettrica che alimenta il sistema produttivo italiano) e in termini strategici. Ha risorse da saccheggiare, territorio da colonizzare in forme fantasiose e sempre remunerative (per chi lo colonizza), bellezze da destinare al diporto di ricchi e potenti del mondo, luoghi adatti a ospitare esercitazioni militari e sperimentazioni industriali nonché a smaltire o anche solo accogliere schifezze di ogni sorta. C&#8217;è l&#8217;ostacolo della popolazione locale, certo. E qui le pratiche per disfarsene sono già in fase di attuazione. Chiaramente in questa prospettiva non si possono tollerare resistenze popolari, proposte politiche estranee ai disegni dei centri di potere coinvolti, scelte democratiche realmente liberanti. Per ora tutto questo è stato contenuto, a fatica ma efficacemente, con mezzi tutto sommato non troppo traumatici. In futuro, vedremo. Intanto si preparano.</p>
<p style="text-align: justify;">I buoni motivi per reagire a questo schifo ci sono tutti. In Sardegna e ovunque. Cedere alle sirene autoritarie ci esporrà al peggio. Il che vale anche per molti che invocano misure speciali contro &#8220;gli immigrati&#8221; o contro &#8220;gli islamici&#8221;, anche tra gli indipendentisti sardi. Evidentemente ha ragione Carlo M. Cipolla quando ci mette in guardia contro gli stupidi. Gli stupidi sono sempre i migliori alleati dei furbi e dei potenti. Il rischio che tale connubio, di questi tempi, si riveli devastante è alto.</p>
<p style="text-align: justify;">La priorità è resistere all&#8217;ondata manipolatoria in corso. È difficile. Ma mai come in queste ore la soluzione meno popolare, ma più giusta e dignitosa, è la diserzione. Bisogna coltivarla e contagiarla. Bisogna resistere, riflettere, alimentare le relazioni virtuose, accrescere la condivisione, il senso del giusto, la bellezza e la dignità. Sono le migliori armi di cui disponiamo  e non sono spuntate come potremmo essere indotti a pensare, specie se non restiamo soli.</p>
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		<title>Distrazioni di massa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2015 12:57:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Distrazioni di massa' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/01/13/distrazioni-di-massa/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" alignleft" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/54/Mappasardegna1.JPG/220px-Mappasardegna1.JPG" alt="" width="319" height="538" /></p>
<p style="text-align: justify;">I fatti di Parigi del 7 gennaio scorso hanno scosso l&#8217;opinione pubblica anche in Sardegna, com&#8217;è inevitabile. Ed anche in Sardegna si è scatenato il delirio anti-islamico e anti-immigrazione. L&#8217;episodio sconcertante dell&#8217;assessore alla cultura di Bonorva, che lancia proclami di odio via FB, è solo un sintomo. È il sintomo della pessima selezione della nostra classe politica (caso mai avessimo bisogno di conferme) ed anche della facilità con cui è possibile manipolare la percezione delle cose e la stessa emotività di grandi masse di cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Davanti a fatti così tragici e così simbolici assumere un atteggiamento distaccato è difficile per chiunque. Nondimeno è indispensabile cercare di dipanare la matassa complessa del nostro presente per non farsene soffocare. E che il rischio sia di soffocare è evidente. Soprattutto in un luogo impoverito e indebolito come la Sardegna di oggi.<span id="more-1636"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro caso, infatti, la funzione distraente delle narrazioni tendenziose ha una forza e una portata amplificate. L&#8217;analfabetismo funzionale di massa, le aspettative decrescenti, la rabbia diffusa sono un materiale facilmente malleabile nelle mani di chi dispone di conoscenze, risorse e obiettivi solidi da perseguire. Sappiamo come va, è già successo. Ci hanno fatto accettare fatti, scelte, condizioni che nessuno, nel pieno possesso delle proprie facoltà, accetterebbe mai. Ma manipolare delle masse è più facile che persuadere una persona singola. Soprattutto quando mancano i riferimenti culturali, quando le formazioni intermedie non solo non fanno da filtro e da aggregatrici di interessi e obiettivi, ma sono sostanzialmente al servizio della nostra sottomissione.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre molti sardi si lasciano trascinare nella ventata d&#8217;odio contro i musulmani o contro gli immigrati in generale, i sindacati rilanciano l&#8217;idea della chimica verda nel nord dell&#8217;isola e delle coltivazioni estensive di canne nel sud. La classe politica amplifica il ricatto occupazionale e, anziché mettersi di buona lena a cercare soluzioni, si mette a disposizione di avventurieri e affaristi per assecondarne i piani. La scuola muore, l&#8217;università è in declino (e non certo per colpa dello stato patrigno, o almeno non solo), l&#8217;emigrazione riprende a ritmi crescenti, l&#8217;inquinamento non diminuisce affatto, l&#8217;agricoltura è allo sbando, il mondo della cultura è completamente abbandonato a se stesso. Ammetto che a volte la reazione a tante lamentele si riduce a una domanda: ma voi chi avete votato fin qui? Ma chiaramente non la si può fare così semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre tenere ben desta l&#8217;attenzione sulle questioni cruciali, senza farsi distrarre dalle ombre proiettate per confondere le menti. Davanti all&#8217;intolleranza e alla violenza, servono maggiore inclusività e compresione. Non integrazionismo a tutti i costi, ma capacità di rispettare gli altri per quello che sono, fintanto che rimangono nei limiti della legalità e della convivenza pacifica al cui rispetto siamo tenuti tutti. Per combattere l&#8217;impoverimento culturale, la debolezza economica, la disoccupazione, non servono fughe in avanti fantasiose, ma proposte concrete, investimenti pubblici mirati e ben pianificati, servono maggior istruzione, maggiore conoscenza strutturata, maggior senso di responsabilità verso la sfera pubblica. Prima di tutto da parte della classe politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi grida contro i musulmani e nel mentre fa spartizioni di sottogoverno, o fa accordi con il Qatar, è un nemico molto più pericoloso di qualsiasi immigrato. In questa fase risultano dunque ancor più inutili, se non strumentali allo status quo, i discorsi di tipo etnocentrico, discriminatorio, nostalgico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è l&#8217;immigrazione a costituire un rischio, specie in una terra lanciata verso un futuro prossimo di spopolamento. Non è nemmeno l&#8217;islam, in Sardegna largamente minoritario. Evocare a questo proposito la minaccia araba e saracena dei secoli passati è una sciocchezza dovuta non solo al razzismo ma anche all&#8217;ignoranza. Se è per quello, ci sono stati nella nostra storia momenti difficili in cui con l&#8217;islam i Sardi avevano raggiunto una tregua (e forse anche una alleanza), per esempio tra VIII e IX secolo. Sappiamo bene che qualsiasi problema creato nel corso del tempo dalle scorribande dei mori (spesso guidate da sardi, per altro) è niente in confronto ai guasti prodotti dalle classi dominanti di turno, compresa quella attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">La desertificazione culturale e l&#8217;ostinazione con cui la si persegue a livello politico non aiutano certo. Non è la cultura, a minacciarci, né la nostra né quella altrui. Caso mai la stupidità. Mi turba molto che in questi giorni in Sardegna vengano evocati maestri di pensiero equivoci come Oriana Fallaci o impresentabili cone Matteo Salvini. Abbiamo bisogno di questo? Di questo deve animarsi il nostro dibattito pubblico? Ricordiamoci che noi, prima di essere partecipi di un discorso razzista e di sopraffazione, ne siamo vittime. Questo dovrebbe esserci chiaro e dovrebbe anche insegnarci qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è una sola ragione al mondo per cui la Sardegna debba essere una terra povera, spopolata e marginale. Se questa è la sua condizione, le cause sono storiche e storicamente determinabili. Se è vero che non esiste alcuna tara congenita, a spiegazione di questo stato di cose, non c&#8217;è però neanche una generica minaccia esterna ai nostri danni. Se pensassimo un po&#8217; meno ai falsi bersagli additati da mass media e da gruppi di potere interessati e ci facessimo un bell&#8217;esame di coscienza quanto a ricerca di assistenzialismo, o di favori, quanto a noncuranza verso i nostri beni comuni, quanto a ignoranza di noi stessi, forse le cose per noi cambierebbero in meglio, senza bisogno di scomodare l&#8217;immigrazione, o l&#8217;islam, né Dio o chi per lui.</p>
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		<title>Giustìtzia mala</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/05/04/giustitzia-mala/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 08:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[egemonia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[identificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Osama bin Laden]]></category>
		<category><![CDATA[politica internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pare che giustizia sia stata fatta e che il mondo da un paio di giorni sia migliore, più libero, più democratico. Il motivo? Un uomo è stato ucciso a sangue freddo. Almeno secondo le varie, contraddittorie versioni ufficiali (tutte prese ugualmente per buone dal circuito mediatico egemonico). Lasciando stare i dubbi su fatti di cui...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Giustìtzia mala' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/05/04/giustitzia-mala/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Pare che giustizia sia stata fatta e che il mondo da un paio di giorni sia migliore, più libero, più democratico. Il motivo? Un uomo è stato ucciso a sangue freddo. Almeno secondo le varie, contraddittorie versioni ufficiali (tutte prese ugualmente per buone dal circuito mediatico egemonico).<span id="more-289"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando stare i dubbi su fatti di cui non sappiamo nulla, all’infuori di ciò che i diretti interessati ci dicono, c’è da segnalare il definitivo allontanamento del mondo “occidentale”, “civile”, “sviluppato” dal solco tracciato dalla Modernità. Il giubilo e le feste per la morte violenta di Osama Bin Laden sono quanto di più meschino, oscuro e sconfortante ci stia riservando questo primo scorcio di un nuovo secolo. Che non si annuncia affatto migliore di quello che lo ha preceduto, purtroppo.<span id="more-924"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È come se chi gestisce l’egemonia culturale che ci domina intendesse abbassare gradatamente (ma con insistenza, e sempre più rapidamente) la nostra soglia di attenzione, la nostra vigilanza su alcuni principi cardine della nostra convivenza, pure ancora sbandierati, anzi esposti come valori da esportazione. Democrazia, libertà civili, diritti umani diventano le bandiere sotto cui giustificare oppressione, guerra, devastazioni materiali e immateriali, rapacità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non capisco veramente di cosa dovremmo essere felici. Dell’annuncio di possibili ritorsioni da parte del fantomatico terrorismo islamico? A me sembra che si stia preparando il terreno per la prossima guerra. O per la nuova escalation della guerra che già adesso è in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, ci sono sardi che si bevono le veline governative statunitensi, riprese acriticamente dai mass media principali, e si sentono autorizzati a esultare per l’uccisione di un uomo a migliaia di chilometri da noi, prigionieri di un orizzonte il cui centro è sempre altrove. Orizzonte di senso e anche orizzonte geografico.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno di noi avrà scoperto in questi giorni dove si trovi Islamabad, pur rimanendo totalmente ignorante circa l’ubicazione di Foghesu (Perdasdefogu) o di Furtei.</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo considero un progresso.</p>
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