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	<title>teatro lirico Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Cultura popolare in Sardegna, patrimonio misconosciuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2014 12:05:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Cultura popolare in Sardegna, patrimonio misconosciuto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/11/17/cultura-popolare-in-sardegna-patrimonio-misconosciuto/' data-app-id-name='category_above_content'></div><figure style="width: 640px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="" src="https://1.bp.blogspot.com/-XLbevKYPFGg/UaxOkttjatI/AAAAAAAAAM8/-EQPhV6CN6Y/s1600/ManMusicEnhanced.jpg" alt="" width="640" height="473" /><figcaption class="wp-caption-text">Tenore de aterue, gruppo a tenore statunitense</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Un giovane, con la passione dell&#8217;hip hop, scrive fumetti e canta in un coro <em>a tenore</em>. Una giovane fa un dottorato di marketing a Londra, segue serie televisive statunitensi scrivendone in un blog e, quando torna al paesello natio, partecipa all&#8217;attività del locale bruppo di ballo tradizionale. Fantascienza? No, solo due esempi concreti di come venga vissuta al giorno d&#8217;oggi la cultura popolare in Sardegna.<span id="more-789"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Cultura popolare&#8221;, nell&#8217;ambito accademico e mediatico italiano, è una sorta di eufemismo per folklore. E folklore è sinonimo di scarso valore culturale. La cultura pop (come viene a volte definita) non è considerata degna di studi, riflessioni, teorizzazioni, né nella sua accezione contemporanea (arti &#8220;minori&#8221;, musica &#8220;leggera&#8221;, nuovi media, lo stesso cinema, ecc.), né in quella tradizionale (poesia, musica, canto e coreutica di tradizione orale). Questi due ambiti, anzi, solitamente vengono tenuti ben distinti. Da una parte la cultura pop propriamente detta, quella che attiene a media e forme dell&#8217;oggi; dall&#8217;altra tutto ciò che è ascrivibile a una trasmissione orale da tempi remoti, più o meno autentica (andrebbe chiarito il significato di &#8220;autentica&#8221;, naturalmente, ma lasciamo stare quest&#8217;aspetto, in questo caso).</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna l&#8217;applicazione di questa cornice salta per aria. Basta dare un&#8217;occhiata da vicino all&#8217;intero ambito, nella sua complessità. La presenza massiccia di tradizioni popolari, la conclamata peculiarità delle sue forme, la loro diffusione e vitalità anche presso le giovani generazioni hanno da tempo consentito a musica e coreutica tradizionali di liberarsi dallo status minorizzato. Sono forme di espressione culturale che mantengono negli anni un seguito e un&#8217;attenzione consistenti, tanto da scongiurarne, almeno per un po&#8217;, la scomparsa. Questo, grazie alla testardaggine degli esecutori, tra anni Cinquanta e anni Ottanta del Novecento, e anche grazie all&#8217;interesse internazionale. Senza alcun supporto da parte della politica o dell&#8217;intellettualità &#8220;istituzionale&#8221;, beninteso, e con i mass media sempre in ritardo sul corso degli eventi. Potremmo anche pensare che se Peter Gabriel non si fosse innamorato del <em>tenore</em> &#8220;Remunnu &#8216;e Locu&#8221; di Bitti, il canto <em>a tenore</em> oggi non esisterebbe nell&#8217;immaginario collettivo, non con la stessa legittimazione sicuramente. Parlo dell&#8217;immaginario collettivo dei sardi, prima di tutto. Sia come sia, ormai ben pochi possono snobbare a cuor leggero la nostra tradizione musicale come si faceva solo pochi decenni fa. Lo stigma dell&#8217;arretratezza culturale ormai è caduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia ancora non esiste alcun approfondimento accademico adeguato sul nostro patrimonio demoantropologico. Parlo di studi storici, sociologici, economici. Giusto in ambito musicale esiste una certa mole di studi, che hanno accumulato materiali e riflessioni, e da qualche anno si è riusciti ad avviare i corsi di etnomusicologia presso il conservatorio di Cagliari. Ma anche qui è ancora scoperta un&#8217;ampia gamma disciplinare. In altri ambiti specifici c&#8217;è stato qualche tentativo di ricerca, ma per lo più fuori dai canoni e dal riconoscimento accademico. In ogni caso si fatica ancora a considerare questo enorme patrimonio come qualcosa di diverso dal puro folklore da sagra di paese, data la difficoltà di contestualizzarlo in un ambito culturale &#8220;nazionale&#8221; italiano. Questo è un problema, per le nostre università, troppo poco sarde da un lato e altrettanto poco aperte al mondo dall&#8217;altro. Ed è un problema che si riflette sulla percezione che di questo fenomeno si ha all&#8217;esterno dei suoi ambiti specifici fatti di pratiche, conoscenze e relazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, per capire la ricchezza di cui disponiamo, basta assistere alla reazione del pubblico non sardo a qualsiasi esecuzione di canto <em>a tenore</em> o di <em>launeddas</em>: stupore e incredulità garantiti. La complessità e l&#8217;evocatività della nostra musica tradizionale sono evidenti e non mancano mai di affascinare chi vi assiste, a patto di estrarla dal contesto penalizzante dell&#8217;esotico pittoresco e barbarico. Non c&#8217;è niente di pittoresco e di barbarico in forme artistiche così elaborate e perfezionate nel tempo. Lo stesso si dica per la meraviglia con cui gli stranieri (ivi compresi gli italiani) guardano alla spontaneità del ballo tradizionale, in occasione di manifestazioni pubbliche. Vedere persone abbigliate secondo i canoni contemporanei, e non &#8220;in costume&#8221;, per di più di tutte le età, prendersi per mano o sottobraccio e mettersi in cerchio al suono di un organetto o delle <em>launeddas</em>, o al canto di un <em>tenore</em>, è una visione incomprensibile per chi reputi la coreutica tradizionale solo una forma di pura rappresentazione, staccata dalla vita reale delle persone. Senza voler enfatizzare questo aspetto, è innegabile che in Sardegna, al di fuori della rappresentazione scenica, esistano una passione e un gusto diffusi, anche presso le giovani generazioni, per le nostre forme musicali e coreutiche tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla cultura popolare nella sua declinazione contemporanea, d&#8217;altra parte, la situazione è addirittura peggiore. Non esistono ricerche, non esiste alcun dato accessibile. Eppure anche in questa seconda accezione la cultura popolare in Sardegna è ricchissima. In ambito musicale questa cosa è evidente, benché misconosciuta. Esiste una frequentazione massiccia di tutti i generi, dall&#8217;elettronica al rock, con tutto quello che c&#8217;è in mezzo e intorno. C&#8217;è un rapporto importante di ispirazione e ibridazione con le forme tradizionali. Un fenomeno come la canzone neomelodica sarda, per lo più in sardo, disprezzabie quanto vogliamo per i palati fini o per i puristi, ha pur tuttavia un larghissimo seguito. Non solo, ha anche generato professionalità, competenze, un giro d&#8217;affari di qualche consistenza. Ma possiamo fare riferimento anche ad altri ambiti cerativi, come il fumetto, la grafica, il cinema: in tutti questi e in altri ancora la Sardegna produce quantità e qualità. Difficile ridurre tutto questo agli stereotipi identitari penalizzanti cui siamo abituati. Pensare per esempio che la Sardegna sia la patria di tanti validissimi fumettisti, anche a livello internazionale, risulta quasi inappropriato, come se non potesse succedere. E invece è una realtà. Anche qui, in molti casi, con interferenze tra creatività contemporanea ed elementi culturali tradizionali e col nostro patrimonio linguistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, a seguire le cronache e il dibattito pubbico, sembra che in Sardegna l&#8217;unico problema della cultura, negli ultimi anni, sia la <em>querelle</em> sul Teatro Lirico di Cagliari. Istituzione prestigiosa, per carità, ma sicuramente immeritevole della qualifica di &#8220;più importante istituzione culturale dell&#8217;isola&#8221;, come spesso si scrive. Lo è senz&#8217;altro quanto a budget a disposizione. Ma per fortuna la cultura in Sardegna va molto oltre il solo ambito della musica lirica o sinfonica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la politica sarda parla di cultura, di solito non ha alcuna idea del tema che sta toccando. Non ne ha per noncuranza e disinteresse, per ignoranza e per mancanza di occasioni concussive. A livello clientelare vale molto di più una ASL che dieci teatri. Ma per certi versi non è nemmeno solo colpa dei politici. È che manca un&#8217;attenzione &#8220;disciplinata&#8221;, uno studio metodico e con esiti conoscitivi apprezzabili, scientificamente spendibili, su un fenomeno enorme e pervasivo, con ricadute culturali, sociali e anche economiche molto più ampie di quanto si riesca a percepire. Anche nelle sue connessioni con altre questioni, in primis con quella linguistica. Le università sono largamente assenti, in questo campo di studi multi- e inter-disciplinare, e l&#8217;assenza di acquisizioni &#8220;certificate&#8221;, sedimentate nell&#8217;apparato di conoscenze condivise, è una lacuna che ha un peso rilevante.</p>
<p style="text-align: justify;">Lamentarsi degli scarsi investimenti nel cinema o nello scarso supporto politico alle varie forme di cultura popolare, in tutte le sue accezioni e declinazioni, non serve a molto se non si pretende anche un&#8217;attenzione maggiore su questi ambiti da parte di chi organizza il sapere. Ed anche questo comunque è un problema politico, di cui dovrebbero farsi carico innanzi tutto gli operatori dei vari settori, senza pensare di poter semplicemente esercitare una funzione meramente rivendicativa, dipendente dal potere politico, passiva verso le istituzioni accademiche e quasi sempre strettamente settoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Così ci si smarrisce in beghe di scarsa portata generale, spesso autoreferenziali, e si perde di vista l&#8217;insieme. Un insieme che per la sua portata e la sua mole dovrebbe essere in cima alle priorità di una politica culturale come si deve. Se in Sardegna esistesse una politica culturale. Pretenderla è il minimo. Conoscere, far conoscere e valorizzare la nostra ricca cultura popolare è doveroso. Da qui, più che su altri fronti, si può innescare la tanto evocata crescita: crescita culturale, certo, ma anche sociale e persino economica.</p>
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		<title>Patrimonio culturale e guerre di bottega: come si sopravvaluta un caso specifico a danno di tutto il resto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 08:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è qualcosa di estremamente irritante nel profluvio di polemiche e commenti a proposito del Teatro Lirico di Cagliari e della nomina della nuova sovrintendente. Come si sa, nei giorni scorsi, in virtù delle prerogative del suo ruolo, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha nominato la nuova dirigente dell’ente lirico cagliaritano, Marcella Crivellenti. Ne sono...</p>
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<p style="text-align: justify;">C’è qualcosa di estremamente irritante nel profluvio di <a href="http://www.sardiniapost.it/cronaca/927-crivellenti-le-lettere-bomba-della-cgil-contro-zedda" target="_blank" rel="nofollow" >polemiche e commenti</a> a proposito del Teatro Lirico di Cagliari e della nomina della nuova sovrintendente. Come si sa, nei giorni scorsi, in virtù delle prerogative del suo ruolo, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha nominato la nuova dirigente dell’ente lirico cagliaritano, Marcella Crivellenti. Ne sono seguite feroci diatribe, soprattutto da parte dei lavoratori dell’ente e dei sindacati, amplificate da una battaglia politico-mediatica dai toni incandescenti.<span id="more-184"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Senza entrare nel merito della questione, sui cui contorni e contenuti il materiale abbonda, sui giornali stampati e in Rete, la cosa che colpisce molto è proprio il clamore sollevato dai media sul caso e l’insistenza nel considerarla una faccenda di rilevanza assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo atteggiamento emerge da un lato un certo cagliaricentrismo, che fa ritenere rilevante qualsiasi fatto accada o riguardi Castel di Calari; da un altro lato (rovescio della stessa medaglia) si manifesta tutta la distanza e l’ignoranza di sé di cui soffre una vasta parte degli operatori dell’informazione in Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiariamo una cosa: il teatro lirico e la lirica in generale vanno benissimo,<span id="more-2446"></span> sono importanti, attengono a un ambito che ormai è parte integrante del patrimonio culturale dell’umanità, come tale di casa pressoché ovunque sul pianeta, dove le condizioni socio-economiche e gli strumementi cognitivi diffusi lo consentano. Nello specifico della Sardegna, si tratta anche di un settore in cui molti sardi hanno trovato la propria forma di espressione creativa e altri una occupazione. I nomi dei cantanti lirici sardi non sono sconosciuti al grande pubblico internazionale e le opere allestite in Sardegna hanno un loro seguito affezionato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema nasce nella sopravvalutazione della questione e nei giochi di potere che la denotano. La gestione del Teatro Lirico di Cagliari è una grana tra centri di interesse e di potere locali, a loro volta collegati con altri centri di potere extra-sardi, cui fanno riferimento, il tutto condito dal solito familismo amorale. Un pasticco all’italiana in salsa sarda insomma. Pretendere che sia una questione culturale fondamentale per l’intera Sardegna sembra a dir poco eccessivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La cultura in Sardegna ha mille facce e mille risvolti. Possediamo un patrimonio di creatività, narrazioni, capacità che si è stratificato nei millenni e ha prodotto a più riprese bellezza e senso, in tutti gli ambiti, dall’architettura, alla pittura, dalla musica alla letteratura. Un patrimonio nostro che con difficoltà riusciamo a condividere col resto dell’umanità. E non per scarso valore intrinseco di quel che la nostra civilizzazione ha prodotto, bensì per ragioni per lo più estranee al patrimonio culturale sardo in quanto tale.</p>
<p style="text-align: justify;">La mentalità che porta a privilegiare un ambito tra i tanti, e possibilmente quello che appare meno nostro, è una mentalità in tutto e per tutto provinciale, da subalterni. Non mi pare che ci sia stato tutto questo accanimento quando, ad esempio, venne bloccato il progetto del museo Betile; progetto discutibile da alcuni punti di vista, sul quale anche io avrei avuto delle obiezioni, ma che comunque rispondeva a una visione di noi stessi meno gretta e frustrata, anzi di respiro decisamente internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo non si scatenano campagne giornalistiche per il pessimo stato del nostro patrimonio storico-archeologico (pure unico al mondo) e si sorvola sulla gestione dei musei, sullo stato del sistema bibliotecario, o ancora sul degrado del sistema scolastico e universitario, sulla questione del plurilinguismo. Eppure stiamo parlando di risorse culturali fondamentali, vitali, in termini assoluti, generali ed evidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si dovrebbero fare paragoni e mettere ambiti culturali in conflitto tra loro, ma è assurdo ritenere il Teatro Lirico di Cagliari la più importante risorsa culturale della Sardegna e sacrificare sul suo altare qualsiasi altra cosa. La cattiva politica purtroppo, come si vede, alla fine non giova a niente e nessuno. Di sicuro non giova al nostro patrimonio culturale. Ancor più in generale, quel che produce più danni è la nostra incapacità di concepirci come una collettività storica portatrice di una sua civilizzazione, ma al contrario solo come espressione periferica, dialettale, di forme di civilizzazione esterne. La stessa incapacità che ci fa sentire frustrati perché non siamo contemplati nella storia della cultura italiana, dall’arte, alla musica, <a href="http://liberos.it/notizie/la-donna-che-non-doveva-scrivere/258" target="_blank" rel="nofollow" >alla letteratura</a>, anziché rivendicare il valore e la riconoscibilità della cultura prodotta in Sardegna e dai sardi nei secoli e fino al presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Come detto più volte, questo è un serio problema con risvolti macroscopici molto materiali, economici, sociali. Non farne una battagia collettiva di ampio respiro è uno dei fallimenti più grandi che le nostre istituzioni e la nostra intellettualità (al solito silente, in attesa degli eventi, fatte salve le solite, esigue, eccezioni) hanno a loro carico.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Patrimonio culturale e guerre di bottega: come si sopravvaluta un caso specifico a danno di tutto il resto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/10/18/patrimonio-culturale-e-guerre-di-bottega-come-si-sopravvaluta-un-caso-specifico-a-danno-di-tutto-il-resto/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Patrimonio culturale e guerre di bottega: come si sopravvaluta un caso specifico a danno di tutto il resto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/10/18/patrimonio-culturale-e-guerre-di-bottega-come-si-sopravvaluta-un-caso-specifico-a-danno-di-tutto-il-resto/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2012/10/18/patrimonio-culturale-e-guerre-di-bottega-come-si-sopravvaluta-un-caso-specifico-a-danno-di-tutto-il-resto/">Patrimonio culturale e guerre di bottega: come si sopravvaluta un caso specifico a danno di tutto il resto</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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