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	<title>servitù industriali Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Salvarsi dalle semplificazioni interessate</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/02/15/salvarsi-dalle-semplificazioni-interessate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 08:50:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Sulcis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se la cronaca sostituisce lo sguardo storico diventa molto difficile capire quel che succede. Anche quel che succede a noi. La complessità del mondo non è afferrabile con le categorie semplificatrici dell’informazione quotidiana, tanto meno quando essa è bulimica e ridondante come in questi tempi nevrotici. O piegata a interessi opachi. In questi giorni, ad...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Salvarsi dalle semplificazioni interessate' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/02/15/salvarsi-dalle-semplificazioni-interessate/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: left;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft" src="https://3.bp.blogspot.com/-B1KunFmQtK8/TgTeNxIt4iI/AAAAAAAAAF4/2_K1IMfbGHs/s1600/Ring-PARRESIA-1.png" alt="" width="313" height="224" />Se la cronaca sostituisce lo sguardo storico diventa molto difficile capire quel che succede. Anche quel che succede a noi. La complessità del mondo non è afferrabile con le categorie semplificatrici dell’informazione quotidiana, tanto meno quando essa è bulimica e ridondante come in questi tempi nevrotici. O piegata a interessi opachi.<span id="more-222"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, ad esempio, si leggono o sentono alla televisione notizie tra di loro stridenti, pure presentate insieme, senza la benché minima cura per la comprensione di chi tali informazioni riceve passivamente. Da un lato assistiamo agli <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/02/14/news/blitz-degli-operai-alcoa-bloccata-la-tirrenia-a-cagliari-5620751" target="_blank" rel="nofollow" >effetti drammatici</a> di una crisi che continua ad avvitarsi su se stessa, specialmente in un territorio come il Sulcis, provato da scelte economiche e politiche pluridecennali totalmente demenziali. Dall’altra <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/02/14/news/economia-l-isola-in-testa-alle-regioni-del-sud-5620558" target="_blank" rel="nofollow" >si riportano i dati statistici</a> secondo cui la Sardegna non è affatto una terra povera e nemmeno quella che soffre di più di carenze e situazioni difficili, in ambito italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull’intera narrazione relativa a questi fatti c’è da spendere qualche parola. <span id="more-1596"></span>Bisogna sempre essere coscienti che il mezzo utilizzato, la cornice concettuale in cui si inquadra un evento nonché il linguaggio, la scelta sintattica e lessicale con cui si rende un discorso, incidono profondamente sulla sua percezione e sulla sua interiorizzazione da parte del ricevente. Soprattutto quando il medium è per sua natura unidirezionale (come i giornali e la televisione).</p>
<p style="text-align: justify;">Le cornici concettuali ustilizzate di volta in volta non sono mai una scelta neutra. Anche quando siano scelte fatte in buona fede esse restituiscono un punto di vista, una impostazione di fondo. È inevitabile. Il problema nasce quando la chiave interpretativa offerta è spacciata per per vera e veritiera, e invece è asservita alla costruzione di un discorso egemonico, che condiziona a loro stesso svantaggio la percezione dei fatti da parte dei riceventi.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia relativa alle condizioni economiche della Sardegna è presentata dentro la cornice concettuale dell’ambito italiano e, nell’ambito italiano, attraverso il raffronto della Sardegna con “le altre regioni del sud”. Inserita la Sardegna in modo assiomatico (ossia non bisognoso di dimostrazione) nel novero delle regioni italiane meridionali, ecco che alla luce delle statistiche si può sostenere che essa sia quella messa meglio rispetto alle altre. Risultando così a metà classifica, relativamente all’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati importanti di questo studio statistico sono però non tanto il risultato complessivo, quanto le voci specifiche, che ci offrono degli strumenti di comprensione più puntuali sulle nostre dinamiche socio-economiche. Ma questo genere di approfondimento è lasciato inevitabilmente in secondo piano, data la natura giornalistica del testo. Così – pur con tutte le cautele che l’autore del medesimo correttamente segnala – il risultato finale del messaggio è un contenuto ambiguo, non facilmente comprensibile. Quel che si interiorizza è che: 1) la Sardegna è una regione italiana meridionale (falso), 2) la Sardegna non ha particolari problemi economici, non più di tanti altri territori (da approfondire), c) c’è qualcosa che non quadra (e qui il lettore è abbandonato a se stesso).</p>
<p style="text-align: justify;">Le notizie che si accompagnano a questa danno conto invece di situazioni estreme, spesso veramente drammatiche. Ma anche qui tutte sottomesse ad una visione parziale, condizionata sia dalla necessità di attirare l’attenzione, sia dalla visione che si intende imporre.</p>
<p style="text-align: justify;">Così gli operai dell’Alcoa sono raccontati come una massa di disperati disposti a tutto, anche ad andare all’arrembaggio di un traghetto in partenza, pur di manifestare il proprio disagio. Le notizie in merito offrono solo la superficie dell’evento, svuotandolo di qualsiasi significato che non sia quello immediato, visivo, emotivo. Il lettore o il telespettatore ne traggono, interiorizzandolo, un contenuto incoerente, che non accresce la propria conoscenza dei fatti e delle loro ragioni: 1) gli operai sono disperati, 2) nessuno li aiuta come avrebbero bisogno, 3) creano egoisticamente dei disagi ad altri cittadini per esprimere la propria sofferenza, 4) può salvarli solo un intervento dall’alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’insieme, il combinato disposto delle varie notizie fa sì che si crei una narrazione totalmente distorta, semplificatrice e fuorviante di fatti e situazioni pure a noi vicini, ma che rimangono in larga parte incomprensibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso del Sulcis si presenta la situazione da un lato come disperata ma banalizzandola, dall’altro come esito della malvagità di una azienda (l’Alcoa) contro la cui prepotenza la politica sarda non può nulla (in quanto piccola e debole) e non può nulla forse nemmeno la politica vera e importante, quella italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso delle statistiche sull’economia sarda prevale una narrazione secondo cui tutto sommato non siamo messi peggio di altri, siamo degli “italiani meridionali” buoni e dunque, suvvia, un po’ di orgoglio: non c’è poi tanto da lamentarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe obiettare che in fondo le notizie sono quelle e c’è poco da girare. Ma non è un’obiezione fondata. Siamo sicuri che le notizie da dare fossero solo queste? E che il modo di confezionarle non potesse essere diverso? Proviamo a fare caso a quanto spazio, su giornali e telegiornali, ha occupato nei giorni scorsi la questione mal tempo. Paginate e paginate o lunghi minuti minuti di telegiornale dedicati a neve e ghiaccio e disagi associati. Persino interviste al medico (uno a caso) per avere consigli su come comportarsi col freddo (coprirsi bene, stare attenti a dove si mettono i piedi e via elencando: tutte cose che effettivamente bisogna sentire al telegiornale per esserne compiutamente informati). Queste non sono scelte neutre. Dare le notizie sul freddo e sulla neve dedicando ad esse così tanto spazio significa aver deciso di non dare altre notizie o di ridurne l’impatto sull’immaginario di chi le riceve.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, sempre riguardo alla situazione del Sulcis, a fronte dei servizi tra il patetico e il folkloristico su occupazioni di comuni e scioperi della fame, i mass media principali hanno scelto di non soffermarsi su una notizia appartenente a quel contesto ma controcorrente. I lavoratori della Rockwool, multinazionale operante nel settore della lana di roccia, dopo essere stati messi in mobilità e avviati al licenziamento, hanno aperto una vertenza sindacale molto dura, culminata nell’autoreclusione in un pozzo di miniera. Il loro scopo, però, non era pretendere che l’azienda non chiudesse e li mantenesse al lavoro. Essendosi resi conto che quella prospettiva era assurda, irrealistica, si sono fatti due calcoli e hanno puntato decisamente ad imporre l’avvio del processo di bonifica del territorio con la condizione di essere formati alla bisogna e riassunti in tale operazione. Nei giorni scorsi si è appreso che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=_S1BuOM4k1w" target="_blank" rel="nofollow" >tale obiettivo è stato raggiunto</a>. Trenta lavoratori e le loro famiglie, grazie a una lotta sindacale intelligente, hanno aperto una prospettiva occupazionale nuova, con risvolti virtuosi anche da altri punti di vista, consapevoli che si tratta di un modello estensibile a tutto il bacino industrial-minerario sulcitano e all’intera Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si sono occupati della cosa i mass media? Be’, quando ci sono state le manifestazioni per le strade e quando i lavoratori si sono asserragliati nella miniera c’è stata una certa copertura giornalistica. Si tratta di notizie che generano ascolto e interesse. La copertura giornalistica, tuttavia, è venuta meno quando la trattativa sindacale è entrata nel vivo ed è scomparsa del tutto a proposito del suo esito. Di fatto pochi sardi sanno cosa ne sia stato di quelle azioni e di quella vertenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una scelta chiaramente voluta. Quella che poteva essere una grande notizia, anche dal punto di vista delle connotazioni simboliche, è stata neutralizzata. Molto più comodo confondere la percezione della realtà da parte dei cittadini stordendoli nelle contraddizioni semplificatrici: da un lato disperazione e attesa di un aiuto dall’alto e dall’esterno, dall’altro confuse notizie rassicuranti. Il contrario di quello che dovrebbe essere un “discorso di verità”, la <a href="http://www.brera.mi.astro.it/~tommaso/parresia.html" target="_blank" rel="nofollow" >parresia</a>. Chiaramente tutto ciò risponde a interessi precisi, diversificati ma complici nella difesa dello status quo. Politica, monopolisti e oligopolisti economici, sindacati, mass media hanno in comune la necessità di mantenere i sardi in una condizione di inerzia e di passività, incoscienti di sé, del proprio posto nel mondo e di quanto succede loro intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il processo egemonico fa sì che le vittime di questo apparato di dominio siano i primi sostenitori del medesimo. Far interiorizzare una nararzione tossica, autocontraddittoria ma semplificata ad arte, fa sì che a difendere la propria condizione di subalternità e deprivazione siano prma di tutto coloro che ne soffrono. Lo vediamo nelle popolazioni dei centri costieri, prevalentemente favorevoli allo scempio cementifero del territorio; nelle popolazioni delle aree interessate dalle servitù militari, in buona parte favorevoli alla presenza di basi e poligoni; nelle popolazioni dei bacini industriali, accecate dalla propaganda di padroni, politici e sindacati a difesa della propria morte sociale, civile, culturale ed anche fisica in tanti casi.</p>
<p style="text-align: justify;">È necessaria una profonda riflessione su questi meccanismi di controllo e di gestione delle informazioni. Purtroppo la Sardegna soffre di un grave deficit democratico anche dal punto di vista dei mass media, cui la Rete, per ragioni infrastrutturali e anche demografiche, non riesce completamente a sopperire. Chi ha a cuore la sorte generale della nostra gente e della nostra terra dovrebbe invece sforzarsi di contrastare le narrazioni tossiche che ci condannano alla subalternità, senza prestarsi alla facile demagogia e alla tentazione di cavalcare il malcontento. I tempi non ci consentono di essere passivi davanti alla sfida della storia. I margini di recupero sono pericolosamente sottili e non possiamo permetterci ancora per molto il nostro stato generalizzato di incoscienza e di arrendevolezza a un destino scritto da altri contro il nostro interesse collettivo.</p>
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		<title>Il circolo vizioso della subalternità</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/03/11/il-circolo-vizioso-della-subalternita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 09:11:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Punto della situazione. Mentre procedono le indagini sul Poligono interforze del Salto di Quirra, tra allarmismi, smentite, proteste e azioni demagogiche, il consiglio regionale vede bene di evitare qualsiasi presa di posizione: non sia mai che qualcuno possa accusarli di aver osato dire una parola politica su qualcosa di compromettente! Patetici. Sia il PDL, che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il circolo vizioso della subalternità' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/03/11/il-circolo-vizioso-della-subalternita/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" src="https://pallavolopeschiera.files.wordpress.com/2010/11/04-circolo-vizioso.jpg" alt="" width="164" height="162" />Punto della situazione. Mentre procedono <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/06/news/veleni-di-quirra-sequestrati-i-filmati-di-duemila-lanci-3612997" target="_blank" rel="nofollow" >le indagini</a> sul Poligono interforze del Salto di Quirra, tra allarmismi, smentite, proteste e azioni demagogiche, il consiglio regionale vede bene di <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/11/news/il-consiglio-regionale-tace-su-quirra-divisi-i-due-schieramenti-3656414" target="_blank" rel="nofollow" >evitare qualsiasi presa di posizione</a>: non sia mai che qualcuno possa accusarli di aver osato dire una parola politica su qualcosa di compromettente! Patetici. Sia il PDL, che recede da propositi bellicosi dopo il diktat da Roma (da parte del “sardo” Cossiga), sia il PD, che si divide come solo loro sanno fare per ragioni di bottega e per insipienza politica congenita. I cespugli scuotono le fronde per far vedere che ci sono, ma è tutta una manfrina interna ai rapporti di forza del Palazzo.<span id="more-301"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come se non bastasse questo spettacolo imbarazzante, contemporaneamente rimane in piedi la falsa vertenza industriale. Dico falsa perché somiglia sempre di più a una messinscena mediatica, per dare a intendere che qualcosa si muove, che qualcuno se ne preoccupa. In realtà alla fine chi decide sono le aziende private, che ovviamente perseguono i loro interessi. La politica sostanzialmente latita, prende atto, recrimina, si adegua.<span id="more-809"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le mirabolanti promesse sulla chimica “verde” (che trattandosi di chimica non è affatto un colore rassicurante) sono state <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/10/news/manca-ancora-il-piano-per-la-chimica-verde-la-vinyls-appesa-a-un-filo-3647385" target="_blank" rel="nofollow" >ridimensionate</a> a stretto giro di lanci d’agenzia. Quelli della Vinyls non sanno più in che galera rinchiudersi, a quale torre arrampicarsi. La E.On a sua volta, dopo il simpatico pasticcio dello sversamento in mare di schifezze, annuncia (e realizza) un <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/11/news/crisi-l-annuncio-di-e-on-stop-al-carbone-a-fiume-santo-3656438" target="_blank" rel="nofollow" >ridimensionamento</a> della sua centrale. Non che dismettere  l’uso del carbone sia una cattiva notizia. Ma esistesse almeno uno straccio di piano di bonifica e riconversione, forse non dovremmo preoccuparci anche di questo. Il resto del settore in Sardegna è sostanzialmente defunto. Alleluya!</p>
<p style="text-align: justify;">Come se niente fosse, nel frattempo, a Cagliari Susanna Camusso, la capa della CGIL (non esattamente un sindacato di base semiclandestino), proclama che la Sardegna non può vivere di solo turismo (accidenti: e noi che ci illudevamo!) ma deve necessariamente <a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/216226" target="_blank" rel="nofollow" >puntare ancora sull’industria</a>. Ah be’, grazie tante. Se ci spiega da quale dimensione spazio-temporale proviene, potremmo anche provare a spiegare alla Camusso come stanno le cose da queste parti.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, non è nemmeno dai sindacati – di sicuro non da quelli italiani – che arriverà un contributo non dico decisivo ma almeno positivo per una soluzione di qualcuno dei nostri mali. Troppo legati a vecchie logiche, troppo clientelari e corporativi, troppo distanti da un orizzonte di interessi e di prospettive che siano nostri e generali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto contribuisce a un quadro desolante dove il ricatto occupazionale genera una forma patologica di rassegnazione, che a sua volta ci fa sembrare desiderabile il precariato più vistosamente penalizzante, i mesi e gli anni in cassa integrazione, con lavori in nero (e ultra precari) a supportare il reddito familiare, persino la disoccupazione, piuttosto che rialzare la testa, fissare lo sguardo su noi stessi e su quel che ci circonda e farci decidere di appropriarci della nostra sorte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il futuro della Sardegna non sarà il turismo, ma certo non è l’industria e non sono le servitù militari e la monocoltura della guerra in tempo di pace. Un tempo di pace precario e nient’affatto garantito, che senza un progetto collettivo, una prospettiva condivisa, si trasformerà facilmente in conflitto senza guida e senza regole. Una situazione da cui è altamente probabile che usciremmo più poveri e subalterni di prima. A meno che la lamentela, l’attesa della salvezza dal padrone di turno, l’auto-umiliazione non si trasformino in consapevolezza, voglia di fare, fantasia creatrice. Le risorse ci sono e il tempo è maturo. Il lavoro da fare non manca di certo.</p>
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		<title>La percezione del danno</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/01/18/la-percezione-del-danno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 10:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre si stenta a capire qualcosa di definito sullo sconcertante disastro del litorale sassarese, su cui pure ancora qualche riflessione andrà fatta, non sembra suscitare reazioni significative un altro disastro: quello rappresentato dalla diffusione delle violenze contro privati e contro amministratori locali. Omicidi di varia matrice, bombe, fucilate intimidatorie si susseguono quotidianamente, passando a ciclo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2011/01/18/la-percezione-del-danno/">La percezione del danno</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La percezione del danno' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/01/18/la-percezione-del-danno/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Mentre si stenta a capire qualcosa di definito sullo sconcertante <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/marea-nera-per-la-capitaneria-il-mare-e-pulito-resta-lemergenza-spiagge-foto/3206418" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >disastro del litorale sassarese</a>, su cui pure ancora <a href="http://www.michelamurgia.com/di-cose-sarde/ambiente/cappellacci-e-lidea-di-sviluppo" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >qualche riflessione</a> andrà fatta, non sembra suscitare reazioni significative un altro disastro: quello rappresentato dalla diffusione delle violenze contro <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/olbia-una-bomba-per-uccidere-distrutto-un-pub-nella-notte-foto/3206383" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >privati</a> e contro <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/nuova-notte-di-spari-a-ottana-colpita-la-casa-di-un-assessore/3206406" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >amministratori locali</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Omicidi di varia matrice, bombe, fucilate intimidatorie si susseguono quotidianamente, passando a ciclo continuo dalla realtà alla cronaca e poi, immediatamente, al dimenticatoio.<span id="more-319"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È come se all’inquinamento ambientale e spirituale cui soggiaciamo a proposito delle nostre aree industriali si sommasse un’altra forma di inquinamento, forse addirittura più subdolo, di cui non merita preoccuparsi: l’inquinamento civile, culturale e politico della nostra vita associata.</p>
<p style="text-align: justify;">Magari mi sbaglio, ma mi pare di non vedere in alcuna sede una presa di posizione sistemica, uno sguardo d’insieme su questo fenomeno degenerativo. Eppure i numeri sembrano parlare di un superamento della dose minima fisiologica. Pur nella generale considerazione che la Sardegna mantiene un tasso di criminalità <a href="http://www.sardegnastatistiche.it/index.php?xsl=672&amp;s=12&amp;v=9&amp;c=5042&amp;subnodo=326&amp;p=0" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >relativamente basso</a>.<span id="more-680"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Cos’è che rende appetibile la minaccia violenta, cos’è che fa sembrare utile e opportuno mettere una bomba su un davanzale o su un portone, che fa apparire una scelta giustificata l’incendio di un’auto, le fucilate contro le finestre di una casa o il portone di un municipio? I vantaggi che si ritiene di poterne trarre? L’alta probabilità di farla franca?</p>
<p style="text-align: justify;">A volte si legge ancora facilmente qualche allusione alla <em>balentia</em>, come molla culturale, come giustificazione antropologica di certi atti. Ma è un cliché che appare sempre meno credibile, di certo non applicabile alla generalità dei casi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel contesto di un accentuato particolarismo, questi fenomeni patologici trovano terreno fertile. La disgregazione sociale cui la Sardegna è sottoposta da tempo è funzionale ai clientelismi che ne tengono in piedi l’apparato di potere. La mancanza di una diffusa consapevolezza comune, di una percezione solida della propria ubicazione nel mondo, sia in senso geografico sia storico, lasciano ampio spazio a dinamiche autolesioniste, a egoismi individuali e di categoria, a familismi amorali, a rapporti basati sul legame diretto, personale, quasi feudale, tra chi può distribuire favori e chi sente il bisogno di riceverli. Così come in tale situazione è spontaneo privilegiare le soluzioni “dietro le quinte”, gli accordi, le mediazioni extragiuridiche, per qualsiasi rapporto, per qualsiasi contenzioso, lecito o illecito che sia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fenomeni spiegabili come lascito di un lungo periodo di oblio di noi stessi in quanto collettività. L’eredità di una visione del mondo in cui noi e la nostra terra non abbiamo un valore intrinseco, da difendere o accrescere; in cui le regole cui dobbiamo conformare la nostra condotta sono un pro forma, una cappa impositiva esogena, che non ci appartiene e alla quale in fondo non è sensato prestare sul serio obbedienza e rispetto. Il tutto accentuato dal clima generale in cui versa l’Italia, da noi assorbito  sotto forma di ricezione passiva attraverso i mass media.</p>
<p style="text-align: justify;">Non escludo affatto, dunque, che una delle cause profonde di questa degenerazione sia il dover rispondere a  una sfera generale di significati di cui non ci sentiamo parte a pieno titolo, a un insieme di regole sociali, oltre che giuridiche, che fanno corto circuito a contatto con l’armamentario mentale diffuso, con una memoria bio-storica che ci denota, anche a nostra insaputa. Così come è comunque, quasi nostro malgrado, profondamente problematico il doversi adeguare a modelli calati dall’alto e da fuori, cui prestiamo fede anche e soprattutto perché ritenuti migliori per propria natura di qualsiasi cosa possiamo concepire come nostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che questo estraniamento si traduce poi in una mancanza di punti di riferimento saldi, tanto nella nostra vita privata quanto nelle nostre interazioni con la sfera pubblica. E tutto rischia di ridursi a una lotta tra clan, a una guerra per bande, dalla minima faccenda personale alle discussioni intellettuali più sofisticate.</p>
<p style="text-align: justify;">La coesione sociale è ciò che salva le collettività nei momenti difficili, quella che fa accettare sacrifici, che fa mantenere la rotta del senso di appartenenza e del senso del percorso insieme agli altri. Coesione sociale che in Sardegna latita pericolosamente e su cui la politica ha il dovere di intervenire, benché forse oggi come oggi non ne abbia né la volontà né gli strumenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nondimeno, è indispensabile parlarne e affrontare il mostro senza abbassare lo sguardo e senza arrenderci al suo aspetto orrendo. Il mostro è tra noi, è dentro di noi, siamo noi. E solo noi potremo sciogliere l’incantesimo di passività che ci avvince.</p>
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