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	<title>Sergio Marchionne Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Esperimenti</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/01/14/esperimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 09:36:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È necessario occuparsi di una questione italiana, ma che ha risvolti e significati ulteriori, che ci riguardano sia in quanto abitatori del mondo, sia in quanto sardi. Mi riferisco al referendum tra i lavoratori della FIAT di Mirafiori, Torino. L’Italia in qualche misura è sempre stata, nella sua breve storia politica, una sorta di laboratorio....</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2011/01/14/esperimenti/">Esperimenti</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Esperimenti' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/01/14/esperimenti/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" title="Gramsci" src="https://4.bp.blogspot.com/_U14EPPY1kAc/SzzeYfOEXPI/AAAAAAAABNo/OtsDg51QNV0/s400/Gramsci.png" alt="" width="113" height="146" />È necessario occuparsi di una questione italiana, ma che ha risvolti e significati ulteriori, che ci riguardano sia in quanto abitatori del mondo, sia in quanto sardi. Mi riferisco al <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/01/14/news/mirafiori_al_voto_gli_operai_del_mattino_i_sindacati_stanotte_ha_votato_il_90_-11203339/?ref=HRER1-1" target="_blank" rel="nofollow" >referendum</a> tra i lavoratori della FIAT di Mirafiori, Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia in qualche misura è sempre stata, nella sua breve storia politica, una sorta di laboratorio. La Sardegna, a sua volta, a tratti ne è stato l’avamposto sperimentale. <span id="more-320"></span>In questo frangente l’operazione spudoratamente ricattatoria, di stampo padronale ottocentesco, messa in campo da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Marchionne" target="_blank" rel="nofollow" >Sergio Marchionne</a>, è una prova di forza evidente che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Capitale_%28economia%29" target="_blank" rel="nofollow" >il capitale</a> mette in atto in uno spazio politico debole (quello italiano), senza contrappesi che non siano quelli sindacali. E la condizione attuale dei sindacati non ne fa certo un interlocutore forte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il conflitto ineliminabile tra capitale e lavoro viene abbandonato alle sue mere dinamiche interne, ai brutali rapporti di forza, senza che la sfera della politica intervenga a gestirlo o indirizzarlo in nome di un interesse più ampio e generale. È il sogno di qualsiasi “padrone”, l’esito naturale dei processi materiali e strutturali del sistema capitalista in quanto tale. Che a sua volta non è il funzionamento spontaneo e inevitabile dei meccanismi di produzione e distribuzione dei beni, o di gestione delle risorse scarse del pianeta, bensì è il sistema attualmente dominante. Un fatto storico, non un destino metastorico, trascendente, scritto negli astri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso posto da Marchionne è  semplice: o si fa come dico io o mollo baracca e burattini e porto l’industria automobilistica da qualche altra parte. Un ricatto cui la politica non sa o non è in grado di rispondere, per i suoi limiti o per interessi coincidenti, e contro il quale i lavoratori hanno pochi mezzi per opporsi, dato che il rifiuto corrisponderebbe alla perdita del lavoro, ossia del reddito, ossia del principale fondamento delle proprie possibilità di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Per come funzionano le cose attualmente, non sembra esserci scampo, insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">Tralasciando tutte le riflessioni di ordine generale, politico, storico, sociale, economico, che <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/11/due-punti/" target="_blank" rel="nofollow" >altri e molto meglio di me</a> hanno fatto e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/14/ecco-a-voi-il-declino/86350/" target="_blank" rel="nofollow" >stanno facendo</a> in questi giorni, mi preme però sottolineare proprio l’aspetto ricattatorio della faccenda. Perché? Be’, perché mi suona familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Dov’è che ho già sentito qualcosa di simile? Ma in Sardegna, è ovvio. L’avamposto dei crudi meccanismi del capitale siamo noi. Altro che terra fuori dalla Storia! Esempi? Ah, non c’è che scegliere. Vogliamo parlare dell’impatto sociale e culturale, oltre che economico, della monocoltura petrolchimica delle nostre aree industriali? O della deprimente posizione degli amministratori locali (non tutti, per fortuna) nelle aree asservite a usi militari?</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora in questi giorni, mentre le cronache sono occupate dalla questione del poligono interforze del Salto di Quirra, dei suoi <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/caso-quirra-interrogazioni-in-parlamento-e-in-regione-allarme-sui-tumori-vicino-al-poligono/3110609" target="_blank" rel="nofollow" >risvolti igienico-sanitari</a>, e addirittura per la prima volta <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/quirra-malformazioni-e-leucemie-la-procura-apre-uninchiesta/3164785" target="_blank" rel="nofollow" >una procura ci apre su un’inchiesta</a>, gli amministratori locali vanno <a href="http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110105&amp;Categ=0&amp;Voce=1&amp;IdArticolo=2537953" target="_blank" rel="nofollow" >in pellegrinaggio a Roma</a> per perorare la causa dei lavoratori nel settore delle pulizie, minacciati dai tagli a tali servizi nelle basi militari. Preoccupazione sacrosanta, intendiamoci, ma forse figlia di un problema ben più grande e complesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo poi ricordare la situazione del Sulcis o di Porto Torres, sedi privilegiate di applicazione del “modello Marchionne”: il capitale prende e si sposta dove più gli conviene e tanti saluti ai lavoratori e al territorio (ivi compreso il lascito di inquinamento e devastazione ambientale). Euroallumina, Alcoa e Vynils sono dei pionieri rispetto alla FIAT. E che dire della SARAS, azienda padrona di Sarroch e dintorni?</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, questo genere di faccende va osservato in una prospettiva al contempo globale e locale. Globale, perché è perfettamente inutile concentrare lo sguardo solo sulla singola azienda e sulla singola vertenza sindacale, quando tutto è inserito in dinamiche generali. Locale, perché è ormai doveroso interrogarsi su possibili modelli economici alternativi in base alla potenzialità e alle risorse dei territori. In Sardegna più ancora che a Torino, forse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi dovrebbe assumersi il compito di ragionare in termini sistemici su queste faccende non è il singolo cittadino/lavoratore, troppo spesso abbandonato alle onde dei rapporti di forza concreti (dove non può che soccombere); né il lavoro organizzato: i sindacati hanno una visuale ristretta e troppo schiacciata sul presente e sull’immediato futuro, per poter essere agenti propulsivi a un livello generale. Chi dovrebbe occuparsi di queste faccende in un’ottica ampia, che tenga conto della complessità e degli interessi collettivi, è la sfera politica. Tanto vituperata, quanto indispensabile, se non ci vogliamo affidare ai meri meccanismi del capitale (già largamente dominanti, sia pure in una fase di crisi come quella attuale, o forse ancor di più proprio in virtù di essa).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, se l’Italia non ride, la Sardegna potrebbe legittimamente disperarsi. Se non fosse che il tempo per i piagnistei è abbondantemente scaduto. Occorre riappropriarci, come cittadini e come collettività storica, della politica e della capacità di incidere sui meccanismi economici. E occorre farlo esercitando il nostro potere di scelta da un lato e il nostro diritto/dovere a partecipare alla elaborazione teorica e pragmatica dall’altro. Il disimpegno, la delega, l’attesa del favore o dell’aiuto da parte di chi gestisce il sistema sono forme totalmente illusorie di ricerca del benessere o almeno del quieto vivere. Perché il quieto vivere è tendenzialmente la morte – sociale, civile, culturale e anche fisica – e non credo che sia quello a cui dentro di noi aspiriamo tutti, come singoli e come comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Specialmente in Sardegna la latitanza colpevole e interessata della sfera politica nei processi storici strutturali in corso è spesso giustificata – pateticamente – con l’argomento della nostra marginalità e perifericità, della nostra debolezza congenita. Ma la marginalità e la perifericità sono condizioni assolutamente relative e per nulla inevitabili, sol che si prenda in considerazione una prospettiva diversa e che si apra lo sguardo, come collettività storica, al mondo che ci circonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo ribaltare la visione di noi stessi come vittime sacrificali di meccanismi cui non possiamo sfuggire e su cui non possiamo incidere. Possiamo aspirare ad essere sì un avamposto e un laboratorio, ma magari di elaborazione nuova, di progettazione, di innovazioni economiche, politiche, sociali, culturali. Ma per farlo dobbiamo maturare una consapevolezza diversa e il coraggio di esistere come noi stessi, non come porzione marginale e ininfluente di qualcos’altro, senza la paura di essere all’altezza di un mondo nel quale nessuno ci garantirà il benessere cui aspiriamo se non saremo noi a darcelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che almeno la forza cruda della realtà ci risvegli presto dal sonno della ragione e ci liberi dall’incantesimo di paura che ci opprime.</p>
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