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	<title>scuola sarda Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Sull&#8217;utilità e il danno della storia a scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2023 12:35:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Certo, noi abbiamo bisogno di storia, ma ne abbiamo bisogno in modo diverso da come ne ha bisogno l&#8217;ozioso raffinato nel giardino del sapere, sebbene costui guardi sdegnosamente alle nostre dure e sgraziate occorrenze e necessità. Ossia ne abbiamo bisogno per la vita e per l&#8217;azione, non per il comodo ritrarci dalla vita e dall&#8217;azione,...</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Certo, noi abbiamo bisogno di storia, ma ne abbiamo bisogno in modo diverso da come ne ha bisogno l&#8217;ozioso raffinato nel giardino del sapere, sebbene costui guardi sdegnosamente alle nostre dure e sgraziate occorrenze e necessità. Ossia ne abbiamo bisogno per la vita e per l&#8217;azione, non per il comodo ritrarci dalla vita e dall&#8217;azione, o addirittura per l&#8217;abbellimento della vita egoistica e dell&#8217;azione vile e cattiva. Solo in quanto la storia serva la vita, vogliamo servire la storia [&#8230;]. <br />Friedrich W. Nietzsche, <em>Sull&#8217;utilità e il danno della storia per la vita</em></p>
</blockquote>



<h4 class="wp-block-heading">Manuali scolastici largamente deficitari. Uso pubblico della storia tra il cialtronesco e il deleterio. Ignoranza storica diffusa. Nazionalismi e autoritarismi montanti. Tutti fenomeni attuali che contribuiscono a generare alienazione, a favorire processi di disinformazione e passivizzazione dell&#8217;opinione pubblica, a diffondere paure e mistificazioni. In Sardegna ne sappiamo qualcosa e la situazione non sta migliorando. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la scuola, però? Be&#8217;, la scuola rimane il principale &#8211; e spesso l&#8217;unico &#8211; ambito formativo con cui la cittadinanza abbia a che fare. Sia pure indebolito materialmente, è uno dei pochi presidi democratici ancora in piedi. Per questo in Italia &#8211; il paese più arretrato d&#8217;Europa e uno dei più reazionari &#8211; c&#8217;è un un chiaro disegno di demolirla, da almeno un trentennio. È a scuola che la maggior parte delle persone incontra la storia, intesa come disciplina di studio e come apparato organizzato di nozioni. Dopo c&#8217;è solo la Grande narrazione pubblica, quella scandita dalle ricorrenze ufficiali, dal discorso politico, dall&#8217;odonomastica e dai monumenti. La divulgazione, quella che raggiunge le masse e non nicchie più o meno ampie di persone interessate, esiste soprattutto in televisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia che si insegna nella scuola italiana è perlopiù mal scritta, limitata nell&#8217;orario a disposizione e spesso mal insegnata. I limiti sono più di carattere oggettivo, che dipendenti dalla cattiva qualità del corpo insegnante. Anche se, naturalmente, la/il singola/o insegnante ha una sua responsabilità soggettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Monitorando i manuali scolastici ormai da un ventennio, ho notato che le cornici interpretative e l&#8217;orientamento ideologico dei testi si sono costantemente spostati verso un nuovo nazionalismo italo-centrico, solo parzialmente bilanciato da una cura, a tratti solo di facciata, per il politicamente corretto. Ci sono delle eccezioni, naturalmente. Ma è forte l&#8217;impressione che la scelta dei testi da adottare da parte del corpo insegnante non sia così ampia e che spesso avvenga con troppa noncuranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i testi scolastici riflettono insomma l&#8217;egemonia culturale retriva, nazionalista e spesso militarista di questi ultimi trent&#8217;anni. Venuta meno quasi del tutto la scuola storica di matrice marxista, che a sua volta non sempre ha reso un buon servigio agli studi storici in Italia, rimane sul campo la narrazione risorgimentalista e sciovinista. La stessa divulgazione storica televisiva, soprattutto sui canali RAI, ha da tempo assunto questi tratti, sia pure in termini non aggressivi e perlopiù rassicuranti (pensiamo al successo di un Alberto Angela o allo strapotere che un Paolo Mieli, pur non essendo storico, ha acquisito in questo ambito).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le giovani generazioni si imbattono nella storia in tempi e modi che rendono impossibile apprezzarla. Non che sia mai stata la materia preferita dalle masse. Per quel che vale, in tutte le classi e le scuole che ho frequentato, di norma ero l&#8217;unico a cui piacesse la storia, o uno dei pochissimi. A giudicare da ciò che sento dagli adolescenti che conosco, le cose non sono cambiate, se non in peggio. Sarei curioso di conoscere gli esiti di una vera indagine in merito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che le giovani generazioni non amino o detestino apertamente la storia non può essere loro addossata come colpa. Per come viene scritta e insegnata, essa si limita a una serie di nozioni difficili da comprendere fino in fondo, distanti, astratte, inservibili. Perché dovrebbero amarla? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto lo spazio dedicato nei programmi didattici all&#8217;antichità classica è uno sperpero assurdo di tempo ed energie. Il medioevo ridotto a quattro nozioni in croce su papi e imperatori, repubbliche marinare, comuni e signorie. L&#8217;Età moderna raccontata superficialmente secondo i canoni della narrazione nazionalista di matrice ottocentesca. Risorgimento e unificazione italiana schematizzati dentro le cornici patriottarde. Guerre mondiali, colonialismo italiano e fascismo edulcorati e spesso infarciti di retorica e ipocrisia. E naturalmente nulla sul Novecento post seconda guerra mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra la vita reale delle giovani generazioni, gli strumenti che hanno a disposizione, gli stimoli molteplici in cui sono immerse, il loro linguaggio, le loro preoccupazioni da un lato e dall&#8217;altro la storia come viene trattata a scuola c&#8217;è una distanza siderale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche su questo piano la Sardegna è un caso peculiare, tanto riguardo alla storia a scuola, quanto riguardo all&#8217;uso pubblico della storia e ai suoi presidi odonomastici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il posto occupato dalla storia sarda nei testi scolastici è minimo, se non inesistente. Quando la manualistica scolastica accenna alla Sardegna lo fa in modo occasionale, approssimativo e non di rado errato. Inevitabile, nell&#8217;organizzazione del sapere italiana. È un problema che ci trasciniamo dietro da tempo, mai affrontato con la necessaria assunzione di responsabilità dalla storiografia isolana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma su questo ed altri aspetti connessi ho già scritto (per es. <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2020/la-storia-fuori-di-se-uso-pubblico-della-storia-e-public-history-in-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>qui</strong></a>) e non mi ripeto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta emergendo in modo evidente in questi ultimi anni un altro versante della questione: il nostro passato, specie quello più antico, usato come risorsa commerciale e turistica. Conferenze, iniziative <a href="https://www.linkoristano.it/2023/05/06/ghilarza-una-mattinata-alla-scoperta-della-civilta-nuragica-per-400-studenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >dedicate alle scuole</a>, spazio mediatico, con l&#8217;ennesima trovata di quei geni del male che sono i Riformatori sardi a farla da padrona (La Sardegna verso l&#8217;UNESCO). Un&#8217;impostazione non illegittima, ma che stride con una serie di problemi concreti, politici e culturali non da poco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio il fatto che esista da tempo un conflitto aperto tra Soprintendenze (enti ministeriali) e Università e tra enti locali e Soprintendenze, con la politica che si occupa di queste faccende solo in termini clientelari. O anche il problema generale del turismo in Sardegna, connesso con quello dei trasporti interni, e quello generale di un&#8217;organizzazione del sapere subalterna e ampiamente colonizzata. E poi naturalmente ci sono tutti i dubbi del caso sull&#8217;uso strumentale della storia a fini commerciali e di propaganda politica, per giunta sostenuto da fondi pubblici elargiti generosamente e forse spendibili altrimenti, con maggiore profitto collettivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, non bisogna aspettare la politica e nemmeno l&#8217;interesse commerciale di chicchessia, per adoperarsi a una diffusione della storia sarda nelle scuole (e non solo). Lo fa da anni, gratuitamente, con serietà e massima trasparenza, il gruppo di lavoro <a href="https://lastoriasarda.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >La Storia sarda nella Scuola italiana</a>*. Senza tante fanfare, senza sponsorizzazioni di sorta, senza alcuna copertura mediatica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema, nei suoi vari risvolti, per quanto possa sembrare distante dalla vita quotidiana e dai nostri problemi più pressanti, esiste e ha a che fare con molto altro. A partire dai <a href="https://www.unionesarda.it/news/italia/maturita-la-sardegna-e-la-regione-con-piu-bocciati-8-studenti-su-cento-non-ammessi-agli-esami-kovs6nb8" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >risultati scolastici dei discenti sardi</a>, sempre agli ultimi posti dello stato italiano (perché siamo più tonti, evidentemente). E poi con tutto il resto. Compreso il nostro patologico deficit di democrazia. Compresa la mancata soluzione delle questioni generali e strategiche che occupano le cronache di questi tempi difficili. In definitiva, a ben guardare, è di un&#8217;inattualità attualissima. </p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><br /><br /><br /><br /><br />*Di cui faccio parte, come è noto (a chi segue queste cose).</p>
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		<title>La scuola in Sardegna: fattore decisivo, problema eluso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:35:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ennesimo grido d&#8217;allarme sulla condizione della scuola in Sardegna. Giustificato o no, è un&#8217;occasione per rilanciare un dibattito mai davvero partito, sempre eluso dalla politica, dall&#8217;università e in larga misura dalla scuola stessa. Il 14 novembre scorso, un articolo sull&#8217;Unione online titolava: Una notizia alquanto sconvolgente, che sembra decretare una sorta di minorità cognitiva diffusa...</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="397" height="400" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/11/immagine-2.png" alt="" class="wp-image-5204"/></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading"><em>Ennesimo grido d&#8217;allarme sulla condizione della scuola in Sardegna. Giustificato o no, è un&#8217;occasione per rilanciare un dibattito mai davvero partito, sempre eluso dalla politica, dall&#8217;università e in larga misura dalla scuola stessa.</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il 14 novembre scorso, <a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/piu-del-60-dei-sardi-esce-dalle-superiori-senza-competenze-adeguate-e-il-peggior-dato-in-italia-p6lu0hf2?fbclid=IwAR2MQjm5kdrd9Kj6JjM1QfpYkRzEj3eXaEz7iaS0A73wVFlO5ViVMmeyxgc" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un articolo sull&#8217;Unione online</a> titolava: <br /></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/11/immagine-1.png" alt="" class="wp-image-5200" width="657" height="253" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/11/immagine-1.png 680w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/11/immagine-1-640x247.png 640w" sizes="(max-width: 657px) 100vw, 657px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Una notizia alquanto sconvolgente, che sembra decretare una sorta di minorità cognitiva diffusa tra le giovani generazioni sarde. Ma su cosa si basa questo dato? Come spiega il direttore della Fondazione &#8220;Agnelli&#8221;, Andrea Gavosto, è l&#8217;esito dei test INVALSI. Nello specifico, si parla delle competenze logico-matematiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già qui ci sarebbe da discutere sull&#8217;assertività del titolo e delle dichiarazioni su cui si basa. I test INVALSI, benché ormai imposti e resi ordinari in tutti i gradi di istruzione, sono tutt&#8217;altro che uno strumento universalmente riconosciuto come valido per misurare la qualità della scuola e di chi la fa (docenti e discenti). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito in merito ha fatto emergere molte problematicità e una giustificata diffidenza circa il senso e la portata di questo genere di prove (un esempio lo si trova <a href="https://www.roars.it/online/il-modello-di-rasch/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>qui</strong></a>). Purtroppo i decisori, a livello ministeriale e regionale, non hanno mai prestato alcuna attenzione a tutto ciò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I test INVALSI non possono essere considerati la fonte più attendibile per misurare le capacità dei/delle discenti. Intanto andrebbe ridiscussa la loro premessa: la pretesa di fondare una &#8220;scuola delle competenze&#8221;. Non sembra che abbia funzionato. A dispetto dalla consueta retorica modernizzatrice dei vari governi, ci ritroviamo una scuola sempre più distante dalla realtà concreta in cui vivono le giovani generazioni, dalle loro forme di socializzazione e di apprendimento spontaneo, dalle loro interazioni con i vari media di cui dispongono. A cosa servono i test INVALSI in questa situazione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro loro grande limite è la pretesa di fornire una valutazione astratta, da prendere in termini assoluti, valida e significativa per se stessa. Ma rispetto a cosa viene fatta la valutazione, in nome di quali obiettivi? Questione a cui si lega un altro problema dei test INVALSI (e simili), ossia la pretesa di standardizzare ciò che non è affatto standard. Non è standard l&#8217;insegnamento, a livello soggettivo, da insegnante a insegnante; non sono standard le condizioni materiali delle diverse scuole; non è standard e di sicuro nemmeno neutra la loro collocazione territoriale; non sono affatto standard le condizioni personali, familiari, sociali, linguistiche di studenti e studentesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso tanto più valido in Sardegna, terra in cui la scuola risulta da sempre un&#8217;istituzione in buona parte aliena, calata dall&#8217;esterno su una realtà sociale e culturale la cui storia e le cui peculiarità sono state costantemente e pesantemente espulse dai percorsi di istruzione. Terra in cui, in troppi casi, è già un problema pratico *andare* a scuola. Tra dimensionamenti scolastici calibrati su realtà demografiche e geografiche totalmente diverse e trasporti pubblici deficitari, è significativo che la dispersione scolastica nell&#8217;isola non sia molto più elevata di quel che è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma di tutto questo non si tiene conto nelle considerazioni fatte a commento dei dati su esposti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla costernazione per questo risultato così penalizzante, nell&#8217;articolo segue la fatidica domanda: che fare? Il pezzo va avanti così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Da dove ripartire? Il salto di qualità in Italia non dipende dall&#8217;ammontare degli investimenti: «Siamo allineati &#8211; ha chiarito il presidente della Fondazione Agnelli &#8211; alla media dei Paesi Ocse. <strong>Ma utilizziamo male le risorse</strong>. Investiamo poco sull’edilizia scolastica, anche se la Sardegna con il progetto Iscol@ ha fatto importanti passi avanti, e sugli strumenti didattici per il miglioramento del sistema della formazione. Bisogna pensare poi alla formazione degli insegnanti e a un miglioramento del trattamento economico degli stessi docenti. Senza trascurare l&#8217;estensione del tempo scuola con attività sportive e laboratori dedicati al teatro»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Che l&#8217;Italia sia allineata alla media degli investimenti in istruzione dei paesi OCSE è un dato che andrebbe dimostrato e chiarito, non solo affermato in questo modo apodittico. Negli ultimi trent&#8217;anni la scuola pubblica in Italia è stata depotenziata e privata costantemente di risorse e personale. Le varie riforme succedutesi, da quella di Luigi Berlinguer in poi, non hanno fatto che indebolire il &#8220;sistema&#8221; scuola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa &#8220;autonomia&#8221; scolastica si è rivelata un più problema che una soluzione, contribuendo ad aziendalizzare gli istituti, sacrificando la collegialità, imponendo una logica manageriale a un comparto che dovrebbe esserne assolutamente esente, accentuando, anziché attenuare, le differenze sociali e territoriali. Senza per altro valorizzare la figura della/del docente, la cui misera retribuzione non è affatto cresciuta in modo adeguato (anche qui vorrei vedere un raffronto con gli altri paesi OCSE), al cospetto di un aumento del carico di lavoro, soprattutto burocratico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I problemi generali della scuola pubblica italiana sono noti e più volte esposti dal sindacalismo di categoria (specie di base) e da chi studia la scuola sul piano pedagogico, sociologico e teorico. la politica non ne ha mai tenuto conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il direttore Gavosto sembra convinto che in Sardegna si sia davvero fatto qualcosa di serio per cambiare in meglio le cose. Parla esplicitamente, in modo positivo, del progetto Iscol@, varato sotto la giunta Pigliaru. Immagino che il fatto di essere seduto a fianco di Adriana Di Liberto, docente universitaria a Cagliari e consorte dello stesso Francesco Pigliaru, non abbia influito sul suo giudizio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto Iscol@, come troppi interventi in ambito scolastico in Sardegna, è stata un&#8217;operazione superficiale e palliativa. Inserito nella prospettiva aziendalista e culturalmente subalterna della giunta Pigliaru, ha evitato accuratamente di incidere sui problemi strutturali della scuola sarda, senza sconfessare in nulla le prescrizioni ministeriali e la logica dei tagli e degli accorpamenti. Senza sfruttare affatto le competenze pure previste nello statuto regionale in materia scolastica, né avviare una pianificazione strategica, tarata sulle esigenze dell&#8217;isola. Ma non è che le giunte precedenti e quella attuale abbiano fatto di meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;occasione in cui sono stati esposti i dati ricavati dai test INVALSI in Sardegna era la presentazione di un libro dello stesso Gavosto. Partecipavano, come si evince dall&#8217;articolo, sia l&#8217;università di Cagliari sia gli uffici scolastici regionali. Nell&#8217;articolo non si dice se vi sia stato un dibattito e, nel caso, cosa ne sia emerso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione è che ogni volta che si parla di scuola in Sardegna, tanto la politica, quanto i mass media preferiscano aggirare la questione o ricorrere a diversivi e spostamenti di focus. I media di norma sottolineano preferibilmente gli aspetti più sensazionalistici, concentrandosi soprattutto su dati parziali e decontestualizzati, senza mai approfondirne le cause. Come se alla fin fine il vero problema fosse che le giovani generazioni sarde, figlie di una genia deficitaria di suo, siano più tonte delle altre, in Italia e in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso retropensiero deresponsabilizzante mi sembra emergere anche dal mondo accademico, da cui invece sarebbe lecito aspettarsi indagini e ricerche serie e proposte conseguenti (ben al di là dei poco significativi rapporti CRENOS), e prima di tutto una prospettiva di ragionamento più ampia e adeguata rispetto alle poche-idee-ma-confuse della politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è soprattutto lo stesso mondo della scuola, in Sardegna, che deve decidersi a fare un salto di qualità, senza attendere riforme calate dall&#8217;alto o soluzioni magiche dalla politica regionale (da *questa* politica regionale soprattutto). Qualche strumento c&#8217;è. Basti pensare al lavoro fatto dall&#8217;Istituto comprensivo di Perfugas sul bilinguismo, sfruttando in modo virtuoso le possibilità offerte dallo statuto regionale e dall&#8217;autonomia scolastica (se ne era parlato <a href="https://www.assembleasarda.org/altre-attivita-sa-die-2022/il-sardo-nella-scuola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in questo convegno</a> a Olmedo, nell&#8217;aprile scorso). Ma il discorso è ancora più ampio e concerne una presa di coscienza decisiva sul proprio ruolo e su ciò che rappresenta la scuola pubblica in Sardegna. In questo senso, parlarne ancora e alimentare il dibattito è certamente necessario.</p>
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		<title>L&#8217;ignoranza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 10:16:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una notizia dovrebbe primeggiare, tra tante, in questi giorni: l&#8217;8,5% degli studenti sardi all&#8217;ultimo anno delle superiori non è stato ammesso all&#8217;esame, contro una media italiana del 3,5%. Possibile che a livello di classe politica e di mass media questo dato non suoni allarmante o almeno significativo? Cosa c&#8217;è che non va, in Sardegna? Perché...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fwww.lucabecciu.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2016%2F10%2Fstrsrd-segno-980x980.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Storia sarda nella scuola italiana | Luca Becciu" width="437" height="437"/><figcaption>Logo del gruppo di lavoro <a href="https://lastoriasarda.com/" target="_blank"  rel="nofollow" >La Storia sarda nella Scuola italiana</a></figcaption></figure></div>



<h6 class="wp-block-heading">Una notizia dovrebbe primeggiare, tra tante, in questi giorni: l&#8217;8,5% degli studenti sardi all&#8217;ultimo anno delle superiori non è stato ammesso all&#8217;esame, contro una media italiana del 3,5%. Possibile che a livello di classe politica e di mass media questo dato non suoni allarmante o almeno significativo?</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa c&#8217;è che non va, in Sardegna? Perché l&#8217;isola da anni conquista primati imbarazzanti nella dispersione scolastica e nel numero di respinti?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;ipotesi è che mediamente le persone sarde siano più tonte delle persone italiane (poi, italiane vuol dire poco, se non si fanno i debiti distinguo, ma va be&#8217;). È un&#8217;eventualità. Carenze cognitive dovute a chissà quali cause ambientali e/o genetiche. Tuttavia, è un&#8217;ipotesi che si scontra con una realtà fatta di innumerevoli talenti creativi, artistici, letterari e anche scientifici, che emergono in un contesto per niente favorevole, almeno rispetto ai criteri solitamente impiegati per valutare queste cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poche eccellenze in un mare di mediocrità confermerebbero la regola, certo. Ma in questo caso non stiamo parlando di limitate eccezioni, bensì di una dimostrazione di generalizzata abilità in vari campi. E poi, parliamoci chiaro, davvero pensiamo che le persone sarde, in quanto tali, siano generalmente ottuse?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più facile che il problema non stia tanto nella nostra genia criminale, valorosa in guerra, testarda, poco loquace, ma ospitale, bensì in qualche altro fattore. E, prima di tutto, nella scuola stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scuola italiana in Sardegna è da sempre un fattore di discriminazione di classe. Questo è evidente almeno dalla riforma del ministro Bogino (1760) in poi. Intanto, per via di una banale e ben comprensibile questione linguistica. L&#8217;imposizione dell&#8217;italiano come sola lingua veicolare di ogni corso di studi, come codice di accesso alla conoscenza, come lingua del potere e dell&#8217;informazione, come lingua della cultura &#8220;alta&#8221; è stata di suo un potente dispositivo di selezione e di gerarchizzazione sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al fattore linguistico, che è illusorio (o ingannevole) ritenere superato ai giorni nostri, si somma la pressoché totale ignoranza storica, culturale, persino geografica in cui sono state tenute generazioni di persone sarde in tutta l&#8217;epoca contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, con fenomeni contraddittori. La scolarizzazione di massa ha acculturato, sia pure malamente e forzosamente, un gran numero di persone che prima ne sarebbero rimaste escluse e tra esse alcune hanno conquistato strumenti critici per riflettere sulla propria condizione storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i percorsi di ricerca e di riflessione più critici e dirompenti sono sempre stati lasciati ai margini o esclusi del tutto dai percorsi di affermazione accademica e di accesso ai mass media principali. Non hanno mai contribuito a formare il senso comune diffuso delle persone sarde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo, le università isolane (ossia, italiane in Sardegna) sono state esse stesse più un veicolo di ottundimento e di sviamento delle energie intellettuali locali, che una fonte di emancipazione del pensiero e di conquista di consapevolezza diffusa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scuola, dunque, deve essere riportata al centro di una riflessione strategica. Non è più tollerabile che ragazze e ragazzi che vivono in Sardegna siano costantemente mortificatə, avviatə all&#8217;esclusione sociale, condannatə al ridimensionamento dei propri sogni, delle proprie aspettative senza averne alcuna responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si fa presto ad additare i/le giovani come colpevoli della propria mediocrità scolastica o a cercare magagne nell&#8217;educazione familiare. La saggezza popolare di tante comunità umane nel mondo insegna da sempre che il compito educativo è un compito collettivo, non strettamente familiare, di sicuro non familiare nel senso della famiglia nucleare, alienata e patogena a cui ci ha ridotto il modello economico-sociale dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scuola, dentro i processi educativi, ha o dovrebbe avere un ruolo decisivo, sia come complemento dell&#8217;educazione familiare e di quella paritetica tra coetanei, sia come contraltare virtuoso, come offerta di possibilità ulteriori. Ce l&#8217;ha questo ruolo la scuola in Sardegna? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì e no. A giudicare dai numeri, più no che sì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma dire &#8220;scuola&#8221; può non vuol dire nulla. La scuola è fatta di molte componenti, non solo dal corpo docente, ma anche da elementi organizzativi, da strumenti, risorse, aspetti logistici, da reti formali e informali di supporto, da scelte politiche. La riflessione deve riguardare tutti questi fattori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se pensiamo alla giornata tipo di ragazze e ragazzi sardə, ci rendiamo conto di quanto sia difficile ed alienante, per lo più, la loro esperienza scolastica, a cominciare dalla difficoltà di arrivarci, a scuola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;effetto combinato di un dimensionamento scolastico demenziale, tarato su realtà urbane dell&#8217;Italia, non certo sull&#8217;orografia e la demografia della Sardegna, e di trasporti locali allo sbando è di per sé un disincentivo allo studio. Praticamente, senza manco entrare a scuola, c&#8217;è già un primo fattore di difficoltà, se non proprio di esclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non va certo meglio nel caso della maledetta didattica a distanza. Abbiamo un&#8217;idea di quanto sia complicato accedervi per moltissime famiglie dell&#8217;isola, tra reti inefficienti e difficoltà materiali varie? </p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima domanda dunque è: è stato tenuto conto di tutto questo, nella valutazione di studenti e studentesse sardə?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul corpo docente, fatto salvo ogni possibile ringraziamento per l&#8217;estenuante battaglia quotidiana di tantə docenti, va detto che andrebbero ridiscusse tanto il suo aspetto quantitativo, quanto i criteri di selezione. Il problema è pan-italiano, non riguarda solo la Sardegna. Ma la Sardegna è messa peggio di altre porzioni dello stato, dunque evidentemente ci sono problemi supplementari da comprendere e da affrontare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo terreno, la categoria docente sarda ha una sua responsabilità storica indubitabile. Troppi anni di remissiva accettazione di misure penalizzanti, troppa fiducia nei partiti maggiori, specialmente nel centrosinistra. Che ha regolarmente agito per scardinare i principi stessi della scuola democratica e per rendere l&#8217;intero percorso scolastico una funzione dei rapporti di produzione e delle gerarchie sociali che intanto andavano cristallizzandosi. Questo, per quasi trent&#8217;anni, ormai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna ciò ha avuto effetti ancora peggiori che in Italia. Il corpo docente, confidando nel fatto che chi faceva le scelte le facesse davvero in nome di un bene generalizzato o, più spesso, perché non c&#8217;erano alternative, ha sistematicamente ignorato o eluso la portata strategica del problema e rinunciato a un&#8217;analisi delle questioni specifiche sarde. A cominciare dalla rimozione della questione linguistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rinuncia a combattere e a immaginare una scuola sarda diversa, più aderente alla nostra realtà sociale, culturale, geografica, è uno dei peccati peggiori commessi dalle e dagli insegnanti sardə degli ultimi decenni. A poco serve, come si vede, togliere occasionalmente il proprio voto al PD e riversarlo su una cosa aliena e senza senso (in Sardegna più che altrove) come il Movimento 5 stelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica ha certamente le sue gravissime colpe, in tutto questo. Ma davvero possiamo aspettarci qualcosa da un ceto dirigente così mediocre, opportunista, servile e ignorante? Provate a guardare di cosa si stanno occupando ancora in queste settimane. Che temi vengono discussi in Consiglio regionale, che questioni ci sono nell&#8217;agenda della Giunta. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è questione di Solinas, Nieddu, Oppi e soci. Se solo pensiamo al disastro della sanità sarda davanti alla pandemia, è doveroso rievocare la politica privatistica, elitaria e filo-coloniale della giunta Pigliaru. Espressa da una maggioranza (relativa) votata in grandissima misura anche dal personale docente sardo. Per &#8220;battere le destre&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa maggioranza di centrosinistra che non solo non ha fatto niente per affrontare il nodo della scuola in Sardegna, ma anzi lo ha <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/02/10/la-scuola-sarda-e-i-finti-rimedi-peggio-del-male/">ulteriormente aggrovigliato</a>, sempre per via della sua ottica neo-liberista, anti-popolare, sostanzialmente anti-sarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riprendere in mano l&#8217;intera materia scolastica è non solo urgente ma doveroso. Su tutto, dagli aspetti infrastrutturali, a quelli relativi alla selezione del personale, ai finanziamenti per integrare il corso di studi curricolare tenendo conto della realtà linguistica dell&#8217;isola e della sua storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si deve andare a un conflitto di competenze con lo Stato, lo si faccia. Esistono altre realtà territoriali, in Italia, che godono di un controllo e di una competenza maggiori, in questo ambito: non si vede perché non dovrebbe aspirarvi anche la Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non nella solita ottica di garantirsi un proprio terreno di spartizioni clientelari o di sistemazione di carriere politiche, bensì in una prospettiva realmente democratica, con la piena partecipazione dei protagonisti della scuola a cominciare dal corpo docente e da quello discente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di concludere che le ragazze e i ragazzi sardə sono mediamente tontə, inadattə allo studio, condannatə alla mediocrità e alla subalternità, vediamo di metterlə nelle condizioni migliori perché possano far fruttare i loro talenti, le loro curiosità, le loro aspirazioni. E cerchiamo di non mandare a decidere per tuttə sempre gli stessi cialtroni. </p>
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		<title>Pedine sacrificabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 13:17:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola &#8211; quella pubblica e democratica &#8211; è una variabile dipendente, nelle scelte politiche strategiche. Non ha un ruolo decisivo ed anzi è un&#8217;entità potenzialmente pericolosa. Come tale va resa organica all&#8217;ordine costituito dei rapporti di forza e delle relazioni sociali, quindi debilitata nelle sue funzioni educative ed emancipative. A questo compito si sono...</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scuola &#8211; quella pubblica e democratica &#8211; è una variabile dipendente, nelle scelte politiche strategiche.</strong> Non ha un ruolo decisivo ed anzi è un&#8217;entità potenzialmente pericolosa. Come tale va resa organica all&#8217;ordine costituito dei rapporti di forza e delle relazioni sociali, quindi debilitata nelle sue funzioni educative ed emancipative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo compito si sono dedicati sistematicamente tutti i governi italiani negli ultimi cinque lustri (approssimando per difetto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conquiste democratiche nell&#8217;ambito dell&#8217;istruzione e dell&#8217;educazione, pure non del tutto compiute, sono state sgretolate ed erose con una certa sagacia, in nome e per conto di una visione politico-sociale in cui al centro c&#8217;è la legittimità delle gerarchie di classe e la loro perpetuazione, la protezione dei grandi interessi economici, lo svuotamento dall&#8217;interno degli stessi meccanismi democratici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo punto inviterei a fare molta attenzione. Quando si parla di <strong>democrazia</strong> non si tratta solo e semplicemente del diritto di voto e delle elezioni, pure ridotte a mera rappresentazione scenica, con lo stesso diritto di voto sostanzialmente reso una finzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In proposito non posso che restare costernato dalla sostanza e dal tenore retorico del dibattito in corso sul prossimo referendum costituzionale. E, se guardo alla cosa dalla Sardegna, lo sconcerto aumenta a dismisura. Ma è un&#8217;altra faccenda, magari ci tornerò su. Chiuso l&#8217;inciso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, <strong>la democrazia non è (solo) questione di voto o non voto e di assetti istituzionali</strong>.  Il fulcro della democrazia non è semplicemente la possibilità di eleggere qualcuno a qualche ruolo ogni tot anni, bensì consiste in un insieme di diritti, libertà fondamentali, bilanciamenti di poteri, processi di emancipazione senza i quali il voto in sé ha poco o nessun significato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro un assetto politico-sociale democratico &#8211; che è una &#8220;realtà immaginata&#8221; come altre, dopo tutto &#8211; <strong>il peso delle istituzioni educative e formative è determinante</strong>. Se sono efficienti e realmente votate all&#8217;emancipazione dei cittadini, costituiscono uno dei principali pilastri della democrazia stessa. Se la democrazia fosse una realtà immaginata davvero vigente ed effettiva, chiaramente. Cosa che difficilmente si può dire per la stragrande maggioranza degli ordinamenti politici del pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono diverse approssimazioni di democrazia, quasi-democrazie, simil-democrazie, pseudo-democrazie. Ma una democrazia vera, come quella più sopra descritta, ecco una cosa così forse non esiste (più? ancora?) da nessuna parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché esista, la scuola (in senso ampio) è un elemento decisivo. O lo sarebbe. È evidente che nessun governo umano &#8211; o meglio, le classi dirigenti o dominanti che ne esprimono gli interpreti &#8211; ha davvero interesse ad un obiettivo del genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondamentalmente <strong>l&#8217;organizzazione dell&#8217;istruzione, anche nelle democrazie considerate più mature, serve a legittimare e garantire le divisioni sociali</strong>, con possibili eccezioni da inserire in un percorso di cooptazione. In alcuni casi questo meccanismo di selezione classista è palese, in altri è più implicito o dissimulato. Probabilmente ci sono stati (e penso alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Istruzione_in_Finlandia" target="_blank"  rel="nofollow" >Finlandia</a>, per fare un esempio di moda) in cui la tendenza classista e anti-democratica è molto blanda o addirittura chiaramente contrastata da scelte politiche divergenti. Ma temo si tratti di puri accidenti straordinari in una tendenza generalizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chi giova un&#8217;umanità pienamente consapevole di sé, del proprio posto nella biosfera e nelle vicende storiche, dotata di cognizioni e di abilità sottratte al controllo di una robusta gerarchia sociale, portatrice di un&#8217;intelligenza eterogenea ed elastica, difficile da comprimere, da incanalare, da sedare? Quale gruppo dominante, promuovendo una cosa del genere, porrebbe scientemente le basi per la propria sconfitta o il proprio ridimensionamento?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto più vero è questo problema nelle compagini umane in cui non si è storicamente realizzato alcun reale processo democratico, e in quelle in cui si è realizzato superficialmente e parzialmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Italia in questo quadro è da collocare abbastanza in fondo alla classifica</strong>, per così dire (ma anche non in senso figurato, date le valutazioni in merito degli organismi internazionali preposti a queste valutazioni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;emergenza sanitaria di questi mesi ha mostrato chiaramente come <strong>la scuola in Italia per la politica sia, se va bene, un fastidio da gestire</strong> o sennò, quasi sempre, una pericolosa variabile da addomesticare, una minaccia da disinnescare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scuola è stata la prima vittima dell&#8217;epidemia di covid-19</strong>, con chiusure che hanno anticipato lo stesso lockdown generalizzato, ed ora è l&#8217;ultima a riaprire. Sempre che riapra e sempre che rimanga aperta. I segnali su questo punto mi sembrano tutt&#8217;altro che confortanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul tema, in generale, non ho nulla da aggiungere né da obiettare alla disamina esauriente ed esaustiva uscita su Giap pochi giorni fa. Ad <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/09/a-scuola-di-rabbia/" target="_blank"  rel="nofollow" >essa</a> rimando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei invece spendere qualche considerazione sulla <strong>scuola in Sardegna</strong>. Non è un tema nuovo, qui su SardegnaMondo (vedi <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/02/06/scuola-democrazia-e-autodeterminazione-in-sardegna/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/01/20/la-scuola-sotto-attacco-come-sempre/">qui</a> per analisi pre-pandemia, e <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/06/05/scuola-e-cultura-da-vittime-della-gestione-dellemergenza-a-possibili-terreni-di-lotta-politica/">qui</a> per riflessioni più recenti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che abbia qualcosa da aggiungere, tanto meno da rettificare. Vorrei invece sottolineare ancora una volta l&#8217;inadeguatezza della politica sarda su questo terreno (come su tutti gli altri, purtroppo). Mesi persi a fare dichiarazioni pubbliche roboanti, mentre non si faceva nulla di concreto per rispondere a una situazione oggettiva preoccupante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se fino a giugno ci si poteva crogiolare nell&#8217;illusione di una Sardegna covid-free (figlia anche della mancanza di test a tappeto o almeno a campione, va detto), da luglio in poi, vista <strong>la riapertura indiscriminata e incontrollata agli arrivi da tutti gli angoli d&#8217;Europa</strong>, e in primis dai territori focolaio (come la Lombardia), sarebbe dovuta scattare una tempestiva pianificazione di interventi sia infrastrutturali sia organizzativi per premunirsi contro il possibile riaccendersi del contagio. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Regione Autonoma Sardegna detiene una potestà in materia scolastica</strong> che ha sempre usato poco o nulla, se non per finanziare sistematicamente la scuola privata o per mettere in campo progetti estemporanei senza alcuna incidenza sulla realtà strutturale del comparto scolastico ed educativo. Anzi, quando da Roma sono arrivate misure volte al <strong>ridimensionamento scolastico</strong>, alla chiusura di plessi, alla debilitazione dell&#8217;intero sistema dell&#8217;istruzione, dalla RAS non si è fatto nulla per contrastarle. E non tocchiamo nemmeno il tasto della <strong>questione linguistica</strong>. La giunta &#8220;dei professori&#8221;, quella che andava sostenuta per &#8220;battere le destre&#8221;, ha anzi messo in campo un&#8217;ostinata opera di devastazione della scuola pubblica sarda, in nome di feticci ideologici reazionari degni del peggior thatcherismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un territorio dalle caratteristiche geografiche, demografiche, sociali e culturali peculiari come quello sardo, tale opera ha finito per<strong> indebolire ulteriormente non solo la scuola, ma anche le stesse comunità locali</strong>, in un circolo vizioso che l&#8217;attuale maggioranza sardo-leghista-clientelare (ma anche l&#8217;opposizione, per forza di cose) si è guardata bene dal mettere in discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Onestamente, mi sfugge persino il nome dell&#8217;attuale assessore alla cultura, istruzione, ecc. Dovrei andare a cercarlo. La scena in questi mesi è stata occupata dal presidente Solinas, dall&#8217;immarcescibile assessore alla sanità Nieddu e da quello al turismo Chessa. Personaggi degni di una piece teatrale, tipo commedia dell&#8217;arte, o anche teatro dell&#8217;assurdo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece sono persone vere a cui sono demandate decisioni di indole strategica che hanno un peso notevole sulla vita dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa è stato fatto in questi mesi per la scuola in Sardegna?</strong> Non è una domanda retorica, vorrei saperlo davvero. E non parlo degli interventi minimi fatti dai diversi istituti per attrezzare i plessi con cartelli, nastri segnalatori, adesivi, ecc. Parlo di interventi macroscopici e generali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quello che mi consta, si è proceduto con la solita chiusura di plessi e con <a href="https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2020/07/26/news/lu-bagnu-niente-prima-allo-scientifico-1.39128496" target="_blank"  rel="nofollow" >l&#8217;accorpamento di corsi e di classi</a>, come se l&#8217;esigenza primaria e basilare, di fronte all&#8217;epidemia, non fosse di distanziare, diradare i gruppi, rendere vivibile l&#8217;esperienza scolastica al riparo dal rischio del contagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono molti anni che <strong>sulla scuola si gioca al risparmio</strong>. E invece si poteva cogliere l&#8217;occasione, sia pure drammatica, dell&#8217;epidemia, per ripensare a tutto l&#8217;impianto di interventi in materia. Magari fin da marzo, programmando gli interventi necessari, con tutti i passaggi burocratici, regolamentari e, in caso di necessità, persino legislativi, occorrenti. E riguardo il personale docente e non docente la stessa cosa: valutazione della situazione, analisi dei bisogni, pianificazione, realizzazione. Se del caso, a integrazione o persino a dispetto delle disposizioni ministeriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei mesi non sono un lasso di tempo lunghissimo, ma &#8211; specie in un momento di emergenza &#8211; possono bastare a <strong>ridisegnare proficuamente un ambito così decisivo</strong> come quello scolastico. Che ha risvolti ulteriori rispetto allo stesso diritto all&#8217;istruzione dei giovani, risvolti di indole sociale ed economica, essendo come minimo coinvolte le famiglie. Ma pensiamo solo alla questione dei trasporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, c&#8217;era di che occuparsi con solerzia e competenza. È stato fatto? Mi pare di no, se siamo ancora qui, a settembre, ad attendere trepidanti gli eventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun ripensamento sul dimensionamento scolastico (come viene definito in ministerese), sul numero di alunni per classe e sugli aspetti organizzativi strutturali; nessuna decisione sull&#8217;<a href="https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2020/09/08/prime-campanelle-nell-isolae-le-assunzioni-sono-un-flop-136-1057133.html" target="_blank"  rel="nofollow" >incremento del personale docente e non docente</a>, sulla qualità &#8211; oltre che sulla quantità &#8211; degli spazi (che non sono solo le quattro mura delle aule, ricordiamoci); nessuna idea sulle diverse modalità alternative di didattica che non sia la <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/09/a-scuola-di-rabbia/#comment-40164" target="_blank"  rel="nofollow" >maledettissima DAD</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale poco la giustificazione dell&#8217;inadeguatezza che, in materia, ha dimostrato il governo centrale. Anzi, proprio in considerazione della sua inerzia, ci si sarebbe dovuti attivare con maggiore sollecitudine. Nemmeno il conflitto politico con la compagine del governo statale ha prodotto uno scatto in avanti della giunta sardo-leghista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La politica sarda dà l&#8217;idea di volersela sfangare accollando le responsabilità ad altri</strong>, sia verso l&#8217;alto, a livello di governo centrale, sia verso il basso, sui dirigenti e in ultima analisi sul corpo docente e non docente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sospetto è che, a vario livello, si stia dando per scontata <strong>una nuova chiusura delle scuole</strong>, magari a tempo indeterminato. Magari prodromo a ulteriori restrizioni (beninteso, mai a danno degli ambiti produttivi e padronali del Nord Italia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella sulla scuola è una <strong>battaglia politica decisiva</strong>, soprattutto in un posto come la Sardegna. Una battaglia che va combattuta da tutti, non solo in nome e per conto dei giovani, ma più in generale perché è un ambito troppo delicato e strategico per essere ridotto a mere questioni sindacali o ragionieristiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;auspicio che la cruda realtà dell&#8217;epidemia diventasse un&#8217;occasione per recuperare un po&#8217; di sana ragionevolezza mi sa che ormai è andato a farsi friggere. Tuttavia mi sembra doveroso continuare a sollevare la questione. E mi sento di rivolgermi soprattutto alle forze sociali e politiche più autonome, ai movimenti e ai comitati che sono svincolati dai centri di potere colonial-clientelare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare passivamente l&#8217;inerzia politica sulla questione scuola o addirittura l&#8217;attiva partecipazione alla sua risoluzione in termini anti-democratici sarebbe un errore strategico inescusabile. Confido che l&#8217;attenzione e magari anche le proposte sul tema si irrobustiscano, fino a diventare un fronte compatto e intransigente di lotta politica ad ampio spettro.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Pedine sacrificabili' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/09/07/pedine-sacrificabili/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Pedine sacrificabili' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/09/07/pedine-sacrificabili/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/09/07/pedine-sacrificabili/">Pedine sacrificabili</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Non c&#8217;è soluzione se non si cerca: subalternità e mentalità coloniale come zavorra storica di cui liberarsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 17:16:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le varie partite aperte in Sardegna, ultimamente fanno notizia tre questioni. Una è quella scolastica, con le nuove misure ministeriali che minacciano di devastare ulteriormente un sistema-scuola in Sardegna già estremamente debilitato. Un&#8217;altra è quella del metano. Molte parole spese, tanti proclami, ma di fatto pochissima chiarezza sulla consistenza, gli obiettivi e i tempi...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/86480841_10221465518368228_7326085953427079168_n.jpg?_nc_cat=104&amp;_nc_ohc=YfLGuoGDNxQAX-SBL5X&amp;_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&amp;oh=3c45705487308dac6bfa6d80af574112&amp;oe=5F01E606" alt="Fotografia de Francesco Tuffu" width="651" height="415"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le varie partite aperte in Sardegna, ultimamente fanno notizia tre questioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una è quella scolastica, con le nuove misure ministeriali che <a href="https://www.unionesarda.it/articolo/economia/2020/02/14/scuola-la-protesta-dei-precari-la-sardegna-penalizzata-2-987004.html" target="_blank"  rel="nofollow" >minacciano di devastare</a> ulteriormente un sistema-scuola in Sardegna già estremamente debilitato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra è quella del metano. Molte parole spese, tanti proclami, ma di fatto pochissima chiarezza sulla consistenza, gli obiettivi e i tempi di un&#8217;operazione dallo sgradevole sentore coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una terza è quella dei trasporti, in particolare aerei, ma non solo. E non solo legata alla sorte di AirItaly (mai nome fu più menagramo di questo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questioni non nuove, ma che, come accade a cadenza regolare, non venendo mai risolte, ad un certo punto arrivano a uno stadio di particolare emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La logica dell&#8217;emergenza è quella che guida la politica sarda davanti a tutte le partite strategiche. Ed è una scusa per non affrontarle mai sul serio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è il vero problema strutturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio dilungarmi sulle possibili soluzioni delle varie questioni aperte. Se ne occupa tanta gente, con competenze specifiche, spesso da anni. Forse basterebbe ascoltarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è appunto qui che casca l&#8217;asino. Chi davvero vuole affrontare queste vertenze in termini risolutivi? La politica sarda ha interesse a risolverle o almeno ad affrontarle con criterio?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non rispondo direttamente a tali quesiti. Faccio però un esempio pratico di come funziona il dibattito sardo nel merito di una di queste vertenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vertenza <a href="https://www.airitaly.com/it-IT" target="_blank"  rel="nofollow" >AirItaly</a>, con i suoi pesanti risvolti occupazionali e le sue ricadute nell&#8217;indotto e nella più ampia questione trasporti, non è frutto della sfortuna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che incida così pesantemente su tanti ambiti rilevanti in Sardegna è l&#8217;esito della mancanza non casuale di una politica dei trasporti e di una visuale progettuale adeguata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ne discute la politica sarda, oggi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/continuita-tensione-politica-alle-stelle-duro-scontro-tra-regione-e-governo/" target="_blank"  rel="nofollow" >questi termini</a>. Linko la cronaca fatta da SardiniaPost, ma i resoconti di altre testate non differiscono sostanzialmente. Le dichiarazioni e le prese di posizione dei vari esponenti politici quelle sono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa se ne evince?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Be&#8217;, intanto che tutti i politici di Palazzo, in Sardegna, sembrano arrivati lì due giorni fa, senza avere mai avuto prima alcun ruolo, né personale né come partiti e gruppi di potere, nel governo dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso problema di cui parlano sembra una sgradevole novità, spuntata fuori in queste settimane, senza che nessuno ci abbia mai potuto fare nulla prima. Caso mai si tratta di addossare la responsabilità al concorrente politico del momento, facendo finta di essere in grado di fare meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente è tutta una recita, una finzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno dei partecipanti al dibattito ha un&#8217;idea anche solo approssimativa del problema, ma soprattutto non ha interesse ad averla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutta l&#8217;attenzione è concentrata nel ritagliarsi uno spazio o un ruolo in termini tatticamente utili, dentro il gioco del potere italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema reale è solo un pretesto o un&#8217;occasione per disimpegnarsi nella propria parte in commedia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi decide davvero in ogni caso non è la politica sarda. Non è questa congrega di cooptati, avventurieri, signori delle clientele, paraculi professionali che deve davvero fare scelte, orientare processi, stabilire priorità, trovare soluzioni concrete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno di loro è lì per quello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione trasporti è ormai arrivata a un tale punto di degrado, che sta diventando grottesca. Sia nell&#8217;ambito del trasporto aereo, sia in quello del trasporto navale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfottere le varie proposte in campo, compresa quella &#8211; visionaria, ma non assurda &#8211; di una <a href="https://www.sardiniapost.it/in-evidenza-10/la-compagnia-aerea-la-facciamo-noi-proposta-sarda-fai-da-te-spopola-su-fb/" target="_blank"  rel="nofollow" >compagnia di bandiera sarda a capitale pubblico</a>, serve a distogliere l&#8217;attenzione e a darsi un tono di superiorità, non certo a contribuire alla soluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basterebbe affrontare la questione con competenza e raziocinio, porsi il problema di analizzarne i tratti decisivi e di trovare una soluzione praticabile, e tutt&#8217;a un tratto assumerebbe i contorni di un problema certamente complesso, ma se non altro affrontabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come è successo in molti <a href="https://www.unionesarda.it/articolo/economia/2020/01/03/il-presidente-di-air-corsica-ecco-la-nostra-continuita-territoria-2-971058.html" target="_blank"  rel="nofollow" >altri luoghi</a>, con problemi analoghi a quelli sardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spiega bene il professor Devoto in <a href="https://www.youtube.com/watch?v=gKqI4rEjug4&amp;fbclid=IwAR0BmYUYuqNXexDyJJDH7R0SDIkb-ZGt8Ae6xrkFujTCRzFULjXvu1b2-z4" target="_blank"  rel="nofollow" >questa video intervista</a>. (Il prof. Devoto insegna a Cagliari, non in Australia; credo sarebbe disponibile a fare due chiacchiere con la giunta regionale, se glielo chiedessero.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è appunto solo un esempio, tra i tanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci dimostra come alla politica sarda appunto non interessi affatto risolvere alcunché.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo conferma la partita della metanizzazione, giusto per fare un altro esempio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso basta confrontare la cialtronaggine e il pressapochismo con cui viene affrontata dalla politica coloniale a Cagliari e l&#8217;approccio pragmatico non di una combriccola di rivoluzionari ma della moderatissima associazione degli amministratori pubblici indipendentisti, Corona de Logu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Corona de Logu pone in proposito <a href="https://www.sardegnalive.net/news/politica/43045/metano-in-sardegna-la-corona-de-logu-a-chi-serve" target="_blank"  rel="nofollow" >alcune domande</a> di buon senso:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quale sarà il costo definitivo del metano per i consumatori sardi? <br>È conveniente per i sardi investire 1,6 miliardi di euro nella realizzazione della dorsale per raggiungere solamente 73 Comuni su 377? <br>In quale anno sarà completata l’infrastruttura? <br>Il metano renderà l’Isola energeticamente autosufficiente? <br>Quali sono i rischi per l’ambiente?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un luogo normale sono le prime domande che si sarebbe dovuta porre la politica sarda, anche una politica non particolarmente coraggiosa, ma banalmente orientata a rispondere ai cittadini e non a interessi e poteri altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece no. Non se l&#8217;è poste la giunta Solinas, così come non se l&#8217;era poste la giunta Pigliaru. Non per caso, né per un destino sfortunato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La condizione deficitaria della Sardegna non è affatto casuale, speciale, straordinaria, e nemmeno inevitabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non discende da fattori restrittivi insuperabili e permanenti, come invece pretende la politica istituzionale (compresa quella che, pur di non fare nulla, sostiene la panzana dell'&#8221;insularità in costituzione&#8221;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non discende nemmeno da presunte tare congenite della &#8220;razza sarda&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la Sardegna è il regno del &#8220;non si può fare&#8221; è perché è dominata dalla volontà precisa di non fare nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La classe politica sarda è selezionata precisamente per risultare inerte e impotente. È la sua ragion d&#8217;essere ed è la condizione perché i suoi esponenti meno imbarazzanti possano fare carriera dove conta davvero, ossia a Roma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Unico comandamento: non mettere in discussione la subalternità &#8211; anche geopolitica &#8211; dell&#8217;isola, assecondare gli interessi dei gruppi di potere e delle influenti consorterie affaristiche che dominano la scena e a cui affidare la propria carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono questi i punti di riferimento della politica coloniale sarda, non certo gli interessi collettivi, i problemi strategici, le prospettive di progresso sociale e civile dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credere che sia fondamentale, in uno scenario subalterno come questo, partecipare al gioco elettorale alle condizioni imposte dall&#8217;apparato di dominio, è illusorio e direi anche colpevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non potrà mai cambiare nulla se non si cambia l&#8217;offerta politica. Non solo e non tanto nel personale coinvolto, ma prima di tutto nell&#8217;orizzonte di riferimento, nella qualità delle proposte e nei metodi di coinvolgimento/partecipazione/decisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È ormai ovvio che non serve a nulla farsi cooptare dentro i meccanismi di dominio imperanti confidando di poterli aggirare o aggiustare dall&#8217;interno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa ormai sembra più una posizione di comodo, buona per giustificare ambizioni personali dentro quel meccanismo di potere, che una ingenua convinzione in buona fede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come vediamo, nessun interlocutore istituzionale, dentro la messinscena all&#8217;italiana della politica coloniale sarda, è in grado di fare qualcosa di buono. Il giochetto della finta dialettica centrodestra vs. centrosinistra da tempo mostra la sua natura fittizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avremmo dovuto capire fin dai tempi della alternanza tra la giunta Palomba e la successiva giunta Pili-Floris-Masala, due esperienze di governo devastanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O almeno dopo il primo biennio della giunta Soru, partita come una vera esperienza di rottura e di rinnovamento e presto sedata, normalizzata, ricondotta alle logiche coloniali di sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due ulteriori legislature &#8211; anche qui con alternanza di due maggioranze diverse: giunta Cappellacci e giunta Pigliaru &#8211; avrebbero dovuto vaccinarci definitivamente contro la malattia politica della subalternità, invece niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per carità, è vero che raramente si è intravista una alternativa soddisfacente. Probabilmente sono in parte reali anche i limiti dell&#8217;indipendentismo così come segnalati da Alessandro Mongili in <a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/21573?fbclid=IwAR1QMrYbxiHeQf3rzu3bRdPnkmRrxqODXrWm-M-pc67qiXJtj18WK4FNQCM" target="_blank"  rel="nofollow" >questo pezzo</a> recente (che per il resto sottoscrivo in toto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma va anche detto che non sono mancate negli ultimi quindici anni idee, prospettive, proposte e persino candidature ponderate e assemblate con criterio (non esclusa l&#8217;esperienza di Sardegna Possibile del 2014; lo dico con convinzione, anche se suona inelegante, data la mia partecipazione in quella circostanza).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse si trattava di accumulare esperienze, di allargare una base di partecipazione e di consapevolezza che ancora mancava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse sono tempi fisiologici, tanto più lunghi e ondivaghi quanto più la realtà a cui appartengono è complicata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo è che &#8211; come ampiamente previsto &#8211; stiamo precipitando di anno in anno in una condizione sempre peggiore con strumenti sempre più deboli a disposizione. In balia degli eventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rottura storica di indole democratica di cui la Sardegna avrebbe bisogno diventa  sempre meno rinviabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È indispensabile che ne prendano coscienza le rappresentanze sociali, i gruppi dirigenti locali, le poche realtà produttive e non parassitarie esistenti e l&#8217;ambito intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il movimento indipendentista e autodeterminazionista, oggi così debole dal punto di vista organizzativo, può cogliere tale debolezza apparente come l&#8217;occasione per liberarsi dei suoi limiti più evidenti (settarismo, autoreferenzialità, presunzione, leaderismo carismatico, personalismi) ed entrare finalmente in consonanza propositiva con la realtà sociale sarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va creato un ampio fronte autonomo, profondamente e non solo retoricamente democratico, distante dai meccanismi della politica italiana, dalle sue retoriche, dalle sue rappresentazioni, dai suoi particolarismi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli errori del passato possono essere utili lezioni, se troveranno allievi disponibili a imparare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Estrarre la Sardegna dall&#8217;orizzonte subalterno e coloniale, restituirle una soggettività politica decente, già dentro le relazioni giuridico-istituzionali vigenti, anche a livello internazionale, non è solo necessario: è urgente.</p>
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		<title>La scuola sotto attacco, come sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2020 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola pubblica da tempo ha smesso di essere un fattore di democratizzazione e di crescita civile. L&#8217;ideologia anti-democratica e padronale, che pervade le istituzioni in Europa, in Italia si è sommata negli anni al favore verso la scuola privata, specie cattolica, e alla necessità di abbassare il livello culturale generale, onde controllare meglio le...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La scuola sotto attacco, come sempre' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/01/20/la-scuola-sotto-attacco-come-sempre/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2009/09/precari.jpg" alt="https://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2009/09/precari.jpg" width="519" height="287"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La scuola pubblica da tempo ha smesso di essere un fattore di democratizzazione e di crescita civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ideologia anti-democratica e padronale, che pervade le istituzioni in Europa, in Italia si è sommata negli anni al favore verso la scuola privata, specie cattolica, e alla necessità di abbassare il livello culturale generale, onde controllare meglio le masse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro è questo, se vogliamo parlare chiaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non a caso assistiamo a due fenomeni paralleli: l&#8217;abbattimento della qualità della scuola pubblica da un lato (tramite la retorica della &#8220;meritocrazia&#8221;, della &#8220;produttività&#8221;, della &#8220;competitività&#8221;, delle &#8220;competenze&#8221;) e <a href="https://www.lavoce.info/archives/63028/le-tante-italie-della-diseguaglianza" target="_blank"  rel="nofollow" >l&#8217;aumento delle diseguaglianze</a> dall&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due fenomeni collegati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <a href="https://www.orizzontescuola.it/decreto-scuola-azzolina-subito-regolamento-graduatorie-di-istituto-provinciali-e-call-veloce-per-ruolo-in-altra-regione/?fbclid=IwAR2VXOf9Zh7pt2kv-A6m32EEkBHIdXaVNwv0fpFfpgeUPh9OTcey3L8EdcY#.XhjKFGVCcdy.facebook" target="_blank"  rel="nofollow" >ultime misure</a> intraprese dalla nuova ministra dell&#8217;istruzione, così ottusamente punitive, così palesemente votate all&#8217;ulteriore disarticolazione del servizio, non meravigliano e non sono una novità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto congiura ai danni di una scuola pubblica, democratica, laica, libera, autonoma. Di una scuola che formi persone e cittadini consapevoli, non pura manodopera, bravi esecutori di mansioni stereotipate, esperti specialistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;establishment padronale <a href="https://www.roars.it/online/fondazione-agnelli-e-sole-24-ore-insegnanti-sfaccendati-non-si-aggiornano-nel-modo-giusto/?fbclid=IwAR2XGQqAaNr46WkvZhMzw_Hss68FWGZDXNv5JbS0_1MKUGuMTpE1PStZHl0" target="_blank"  rel="nofollow" >che domina l&#8217;informazione in Italia</a> lavora alacremente, da anni, per costruire una base minima di consenso alle misure di indebolimento della scuola pubblica e alla privatizzazione dell&#8217;istruzione, <a href="http://contropiano.org/news/politica-news/2020/01/19/la-scuola-di-classe-di-boeri-e-soci-0123117?fbclid=IwAR2qQcAliz0qPhEiXIyJ3cEE0IUUfXrTQ-XEmyS21hqX_wviPP8ucrFc99o" target="_blank"  rel="nofollow" >in termini classisti</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che il mondo della scuola abbia creduto di potersi salvare spostando una notevole mole di voti dal centrosinistra ai 5stelle si manifesta oggi come il clamoroso abbaglio già da tempo preconizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ritrovare al governo PD e 5stelle insieme, affratellati nella devastazione di quel che resta della scuola pubblica, appare come l&#8217;inevitabile nemesi di scelte troppo ingenue o troppo poco coraggiose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sia messa la Sardegna in tale contesto, è facile constatarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con aggravanti tutte nostre, anche queste da tempo individuate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non aver puntato, già anni fa, sul pieno riconoscimento, anche normativo, della questione linguistica, è un&#8217;altra scelta che presenta oggi il conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è detto che si possa più rimediare. In ogni caso, non in tempi rapidi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non essersi opposti alle varie leggi e normative statali in materia scolastica, ha avuto un costo drammatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aver rinunciato alle potestà già presenti nello Statuto e ancora di più alla battaglia politica per accrescerle, è un errore di portata storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi resta poco da fare, al mondo della scuola, se non mobilitarsi in modo compatto, lucido e propositivo, per cercare prima di tutto di arrestare la tendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna, come detto fin troppe volte, ha necessità di rivedere radicalmente l&#8217;intero comparto scolastico, sulla base di un suo irrobustimento e di un suo adeguamento alla nostra realtà materiale, demografica e storico-geografica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insegnanti e personale scolastico in genere non devono più attendersi nulla dalla politica, né possono pensare che basti la delega a questa o quella compagine. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Specie se si tratta di compagini dalla mentalità coloniale, clientelari, dipendenti da leadership e interessi alieni all&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non possono né devono aspettarsi nulla nemmeno dalle sigle sindacali così come sono state fin qui, sempre passive, uno o più passi indietro rispetto alle dinamiche in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sento di poter serenamente ribadire <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/02/06/scuola-democrazia-e-autodeterminazione-in-sardegna/">quanto già scritto in proposito un anno fa</a>, ma anche in occasioni precedenti (per es. <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/09/17/scuola-e-dipendentismo/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/09/01/la-scuola-italiana-in-sardegna-un-nodo-da-sciogliere/">qui</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione scolastica, in Sardegna, è inestricabilmente legata a tutte le altre partite strategiche aperte, non solo in ambito culturale, ma anche negli altri settori che toccano la vita concreta delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con gli affetti che sappiamo a livello demografico e socio-economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ignorare queste impedisce non solo di risolvere i problemi della scuola, ma prima ancora di comprenderli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A parte rimandare a quanto già scritto in altri post, in questa circostanza mi preme soprattutto manifestare la mia solidarietà al mondo della scuola e in particolare ai tanti <a href="http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/01/14/docenti-precari-in-piazza-il-17-gennaio_df965407-ec70-4f6f-b601-5d7c612b93b6.html?fbclid=IwAR0u_QaSdrFPazqaJZuw-vJ3ooggz2pdacxwVplqC4_WxEAfbdM4Zzef-Ng" target="_blank"  rel="nofollow" >docenti precari</a> che rischiano di vedere sconvolta la propria esistenza dall&#8217;ennesima misura governativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia non possiamo ingannare noi stessi. Non è sfortuna, non è destino. Va bene manifestare e cercare di far valere in termini contingenti le proprie ragioni, ma il problema è strutturale e in questa prospettiva va affrontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione scuola (ed anche la questione universitaria, ad essa collegata) è una partita decisiva. Come tale va messa in agenda, in modo prioritario, da parte di chi intenda modificare in senso democratico ed emancipativo il drammatico corso delle cose nell&#8217;isola.</p>
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		<title>Scuola, democrazia e autodeterminazione in Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 11:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[dispersione scolastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I numeri dell&#8217;istruzione in Sardegna fanno accapponare la pelle. Una delle più alte dispersioni scolastiche d&#8217;Europa (circa il 25%). Un tasso di laureati più basso della già bassa media italiana (poco superiore al 13%). Una percentuale altissima di giovani tra i 18 e i 25 anni che non studia né lavora (anche qui circa un...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I numeri dell&#8217;istruzione in Sardegna fanno accapponare la pelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle più alte dispersioni scolastiche d&#8217;Europa (circa il 25%). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tasso di laureati più basso della già bassa media italiana (poco superiore al 13%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una percentuale altissima di giovani tra i 18 e i 25 anni che non studia né lavora (anche qui circa un quarto). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono dati reperibili nei vari siti di statistica (<a href="http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=26185" target="_blank"  rel="nofollow" >qui</a> e <a href="http://www.sardegnastatistiche.it/argomenti/istruzionelavoro/" target="_blank"  rel="nofollow" >qui</a>, per esempio) ed ampiamente resi noti e commentati negli organi di informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Agli allarmi reiterati di solito la politica risponde con indifferenza, o vantando interventi e persino successi quasi sempre ipotetici, o parziali, o addirittura mistificati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I freddi dati statistici però non danno l&#8217;idea del problema quanto la danno le esperienze dirette nelle relazioni umane quotidiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;alto tasso di inconsapevolezza e di ignoranza in Sardegna è palpabile e poco rileva che si tratti di una deriva generale dell&#8217;intero stato italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A parte il fatto che non è proprio così, va anche detto una volta per tutte che le conclusioni consolatorie o l&#8217;attitudine a sminuire il problema sono da estirpare dal discorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in presenza di una negazione di fatto di diritti fondamentali delle persone e di una pesantissima zavorra sociale e politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare di democrazia, in queste condizioni, sembra giusto un espediente retorico di cattivo gusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne dà tristissima testimonianza la partecipazione dei cittadini alla campagna elettorale in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non inganni l&#8217;alto numero di candidature. Il livello di comprensione dei problemi, dei termini del dibattito pubblico, delle possibili soluzioni è molto basso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Patologicamente basso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione dell&#8217;istruzione in Sardegna è penosa da diversi anni, nonostante l&#8217;impegno stoico e generoso della maggior parte degli insegnanti e del personale scolastico in generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica sarda non ha mai fatto nulla per invertire la tendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dirò di più. La politica dipendentista e coloniale sarda ha tutto l&#8217;interesse a indebolire l&#8217;istituzione scuola e a deprivare la cittadinanza di strumenti indispensabili all&#8217;esercizio dei propri diritti democratici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non suoni come un&#8217;iperbole provocatoria, è una drammatica constatazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo favore per l&#8217;ignoranza del popolo si sommano anche posizioni ideologiche e pragmatiche classiste e padronali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La retorica della meritocrazia e dell&#8217;eccellenza, la riduzione dei presidi scolastici e la loro collocazione privilegiata nelle grandi aree urbane, le scelte strategiche di finanziamento pubblico indicano chiaramente quale sia la direzione prevalente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accentuare le distanze sociali e cristallizzarle, polarizzare l&#8217;intero sistema di istruzione verso i due opposti: da un lato la massa ignorante e deprivata, dall&#8217;altro l&#8217;élite dotata di strumenti e possibilità di realizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una deriva solo sarda, beninteso. La concezione tecnocratica e padronale che prevale in Europa è favorevole a una privatizzazione di tutti i servizi, compresi quelli che attengono a diritti civili e sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa concezione non si discostano affatto nemmeno le forze sovraniste, nazionaliste e reazionarie che pure vengono presentate come contraltare della tecnocrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi in ambito italiano fa rumore la proposta di &#8220;regionalizzare&#8221; l&#8217;istruzione pubblica, avanzata in Veneto, nell&#8217;ambito della vertenza per la conquista dell&#8217;autonomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una prospettiva condivisa anche in altre realtà regionali italiane e non necessariamente dalle sole componenti politiche esplicitamente autonomiste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attuale governo a guida Lega-M5s sembra la sponda ideale per dare seguito concreto a questa proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente il mondo della scuola <a href="http://www.oggiscuola.com/web/2018/10/08/la-mazzata-del-governo-agli-insegnanti-le-scuole-saranno-gestite-direttamente-dalle-regioni/?fbclid=IwAR0nvy7R-i9dYLPWCSVkVm_3M4-GzsFfDS8WIXkvlZP-2jjAEVOigQdPLnM" target="_blank"  rel="nofollow" >è in allarme</a>, specialmente al Sud.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si paventa una differenziazione indebita tra territori ben dotati di infrastrutture e di risorse e altri abbandonati alla desertificazione culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si vede il centralismo ministeriale come la sola garanzia di parità e di efficienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Timori legittimi, che però mi appaiono decisamente astratti, lontani dalla realtà di fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le discrepanze tra territori esistono già e sono in via di accentuazione. La devastazione del sistema scuola pubblica in Italia è stata operata scientemente dai governi centrali degli ultimi venticinque anni, con poche distinzioni di schieramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il colpo finale è stato dato dal governo a guida PD, con la famigerata (e offensiva) legge sulla &#8220;Buona Scuola&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna l&#8217;ostinazione di molta parte del corpo insegnante a rifiutare un mutamento del paradigma normativo e gestionale della scuola è figlio di paure interiorizzate nel tempo e anche di una mancata presa di coscienza profonda sulla nostra condizione storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benché non mi entusiasmino le motivazioni politiche di chi oggi propone una &#8220;regionalizzazione&#8221; dell&#8217;istruzione in Italia, vorrei ragionare su questo tema in termini di opportunità e non solo di pericolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che la scuola in Sardegna sia largamente insufficiente a realizzare i diritti e i bisogni della nostra popolazione è un dato di fatto, come visto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le carenze infrastrutturali e l&#8217;oggettiva inadeguatezza della didattica sono il frutto velenoso di una doppia debolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella indotta dalle varie riforme governative, già citate, e quella strutturale di un modello scolastico non aderente alle nostre peculiarità territoriali, demografiche, culturali e socio-economiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come in altri campi (pensiamo alla sanità, ai trasporti, al patrimonio storico-archeologico e dei beni culturali in generale, alla produzione e distribuzione dell&#8217;energia) la Sardegna sconta pesantemente la propria incapacità progettuale e la propria inconsistenza politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se le regioni settentrionali italiane vedono di buon grado la possibilità di gestire da sé l&#8217;istruzione e saranno così forti da imporre questa scelta a livello statale, la Sardegna lungi dal doversi opporre, dovrebbe invece approfittarne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario riprendere in mano l&#8217;intero discorso dell&#8217;istruzione in Sardegna e ricollocarlo correttamente dentro il quadro delle nostre necessità strategiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tal senso mi sento di riproporre il quadro sintetico dei propositi e delle proposte programmatiche presentati da Sardegna Possibile per le elezioni del 2014.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>1) Scuola, Università, Ricerca</p><p>La centralità della scuola, dell&#8217;università e della ricerca in un mondo in transizione non dovrebbero essere messe in discussione. Eppure sappiamo quanto siano state trascurate o peggio destrutturate e indebolite nel corso degli anni. È una tendenza che va invertita immediatamente, a partire dalla scuola pubblica. Tutti i cittadini devono poter accedere a ogni grado di istruzione e devono potersi dotare di tutti gli strumenti critici disponibili. La ricerca che si fa in Sardegna deve essere inserita in modo stabile nella ricerca internazionale.</p><p>La Regione sarda deve applicare l’art. 5 del proprio Statuto speciale, che le consente di adeguare alle proprie esigenze l’istruzione di ogni ordine e grado, e l’ordinamento degli studi</p><p>Lotta alla dispersione scolastica. La scuola sarda è allo sbando, non da oggi e non certo per la sola questione del dimensionamento. La lotta alla dispersione, si attua attraverso politiche strutturate e sistemiche, non interventi estemporanei e di rattoppo. La Scuola è il settore che, più di ogni altro, rivendica indipendenza o quanto meno autonomia agita veramente. Due perciò sono i passi da fare prioritariamente: </p><p>a- riforma dello statuto sardo; <br>b- legge regionale sulla scuola.</p><p>Poiché la legge che ci serve, se non indipendentista, deve essere almeno autonomista, considerato che il nostro statuto non ci consente neanche questo livello di autonomia, occorre prima la riforma della regione e del suo statuto. </p><p>Solo così potremo accedere a standard diversi da quelli statali e adeguati alla nostra realtà. </p><p>La Regione farà valere la propria autorità e i propri poteri per opporsi a ogni misura relativa al dimensionamento scolastico che penalizzi i Sardi. </p><p>E, per quanto riguarda la legge quadro, i punti chiave devono essere i seguenti:</p><p>Uno, riduzione del numero massimo di alunni per classe, dato che qualità ed efficacia dell&#8217;insegnamento migliorano nelle classi non sovraffollate</p><p>Due, stabilizzazione degli insegnanti e continuità didattica, anche intervenendo in termini strutturali sulla questione del precariato</p><p>Tre, attività di recupero a favore degli studenti in difficoltà</p><p>Quattro, favorire l&#8217;acquisizione del diploma anche agli adulti sprovvisti del titolo, corsi serali nella scuola pubblica.</p><p>Cinque, servizi di accoglienza destinati agli studenti pendolari <br> Sei, integrazione tra istruzione-formazione professionale e alternanza scuola-lavoro</p><p>Recupero di un legame più stretto e strutturale col territorio, anche  attraverso una nuova impostazione della questione linguistica e con l&#8217;uso intelligente della parte di programmi curriculari su cui si può intervenire (studio della storia, dell&#8217;arte e della geografia sarde, educazione di genere, attività laboratoriali, campi scuola, sviluppo dell’impiego veicolare delle lingue sinora minorizzate)</p><p>La scuola dell’infanzia deve essere rafforzata, e assieme ai nidi deve fornire un’infrastruttura importante di sostegno alle famiglie e ad altre forme di convivenza, e inoltre deve garantire un’educazione multilingue sin dall’infanzia</p><p>Piano di riqualificazione infrastrutturale. Nessuna chiusura di scuole laddove essa comporti la perdita netta di un presidio culturale e sociale per un intero territorio. [&#8230;]<cite><br><em>(Dal Programma elettorale di Sardegna Possibile 2014, per l&#8217;Assessorato Istruzione, Beni Culturali, Sport, Spettacolo)</em></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Come si vede, al di là delle proposte specifiche, necessariamente sintetiche e provvisorie, c&#8217;è un&#8217;impostazione totalmente diversa del problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre e più del merito delle proposte conta molto la prospettiva dentro la quale sono inserite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ribaltamento di paradigma, appunto. Non velleitario né utopistico, ma aderente a una necessità ormai palese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Difendere l&#8217;impostazione scolastica ministeriale, centralista, sciovinista e conformista (per altro gestita in Sardegna da personaggi di dubbia integrità democratica*), sembra una battaglia di retroguardia del tutto insensata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dare per scontato che riportare in Sardegna il governo di un ambito così delicato e strategico possa produrre solo conseguenze negative è frutto di un pregiudizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa partita il corpo docente e in generale tutto il personale scolastico dovrebbero assumere un protagonismo anche politico decisamente più forte e cosciente di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta più, posto che sia mai stato sufficiente, delegare le scelte in materia a formazioni politiche ipoteticamente &#8220;vicine&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si è visto che fine abbia fatto l&#8217;apertura di credito verso il centrosinistra, a lungo opzione prevalente nel mondo della scuola italiana e anche sarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E si vede cosa comporti abbandonare quel punto di riferimento solo per cercarne un altro, di sicuro non più affidabile (come il M5s).</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sindacati di categoria devono smettere di essere una cinghia di trasmissione passiva tra la politica e i lavoratori della scuola, e devono invece riprendere una funzione di salvaguardia dei livelli occupazionali e della qualità del lavoro. Tenendo conto del contesto storico e della realtà territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dirò di più, devono essere un fattore propositivo di peso in tutte le decisioni strategiche in quest&#8217;ambito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ignoranza, la mancanza di strumenti critici, l&#8217;incapacità di comprendere i fenomeni, di analizzarli, di imbastire ragionamenti complessi e pertinenti, l&#8217;incompetenza, la disconnessione col mondo sono tutti fattori di indebolimento civile e sociale che una profonda riforma scolastica può contribuire a ribaltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche e soprattutto nell&#8217;ottica di un processo di riappropriazione democratica profondo, indirizzato all&#8217;autodeterminazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piacerebbe che anche in campagna elettorale si affrontasse, con la qualità e la serietà che merita, questa tematica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma mi piacerebbe anche di più che diventasse una questione strategica condivisa, al di là delle contingenze del voto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza paura e anzi approfittando delle occasioni che altri, con altri scopi e per altre ragioni, possono offrirci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p>*<em>Come il dirigente dell&#8217;Ambito Territoriale Scolastico di Cagliari, </em><a href="http://www.uspcagliari.it/ufficio-1/" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>dott. Luca Cancelliere</em></a><em>, frequentatore disinvolto dell&#8217;</em><a href="https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/sardegna-e-italia2-dalla-fine-del-secolo-xviii-allunita-nazionale-71372/" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>organo culturale di CasaPound</em></a><em>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 12:38:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla molto dei cattivi risultati degli studenti sardi, in questi giorni, ma senza alcuna prospettiva critica e analitica. È un tema rilevante, ma non ha alcun senso trattarlo in modo sensazionalistico e slegato dalle condizioni storiche generali e dagli altri fattori in gioco. “Voi sarete la classe dirigente di domani.” Quante volte ho sentito...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter " src="https://photos.wikimapia.org/p/00/04/56/78/49_big.jpg" width="628" height="471" /></p>
<p><em>Si parla molto dei <a href="http://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/06/17/news/sardegna-record-di-bocciati-nelle-scuole-superiori-l-isola-e-all-ultimo-posto-in-italia-1.16972382" target="_blank"  rel="nofollow" >cattivi risultati degli studenti sardi</a>, in questi giorni, ma senza alcuna prospettiva critica e analitica. È un tema rilevante, ma non ha alcun senso trattarlo in modo sensazionalistico e slegato dalle condizioni storiche generali e dagli altri fattori in gioco.</em><span id="more-2901"></span></p>
<p>“Voi sarete la classe dirigente di domani.” Quante volte ho sentito questa affermazione, quando frequentavo il liceo.</p>
<p>Voleva esser uno stimolo a impegnarci di più, ad essere all’altezza di un compito che la nostra pretesa appartenenza sociale (dato che studiavamo al liceo classico) ci imponeva.</p>
<p>Per fare in modo che tale appartenenza sociale diventasse da ipotetica a reale, il filtro che si opponeva agli outsider era piuttosto selettivo.</p>
<p>Un intero corso di studi superiori concepito in termini classisti.</p>
<p>Le stesse quattro sezioni del triennio erano costruite con criteri di classe e di percorsi obbligati.</p>
<p>La sezione A dei predestinati; la sezione B come sua succursale; la sezione C dei quadri intermedi, degli “intellettuali organici” diciamo; la sezione D dei “vari ed eventuali”, prevalentemente pendolari, da cui magari sarebbe potuto emergere qualche caso eccezionale da cooptare nella sunnominata “futura classe dirigente”.</p>
<p>Tutto ciò, alla luce del sole, senza infingimenti o ipocrisie. Solo, difficile da riconoscere a prima vista da parte di un quattordicenne o anche di un sedicenne. Specie nell’epoca post 1980 del “riflusso”, del “ritorno al privato”.</p>
<p>Ma l’impostazione classista e italo-centrica della scuola in Sardegna non emergeva (non emerge?) solo nell’augusto contesto di un liceo classico. Fin dalle scuole elementari la selezione era ferrea.</p>
<p>Uno dei criteri della selezione era senz’altro la lingua.</p>
<p>Non sono così giovane da non aver conosciuto le punizioni corporali e soprattutto lo stigma negativo di cui erano oggetto i bambini che usassero il sardo come prima lingua di socializzazione.</p>
<p>Uno stigma che poi permaneva per tutta la carriera scolastica, a meno che il sardo-parlante in questione non capisse l’antifona e si desse una regolata.</p>
<p>Così poteva capitare – e qui torno all’aneddotica auto-biografica – che, un giorno, alla richiesta di una docente su chi usasse comunemente il sardo a casa, nessuno o pochissimi alzassero la mano, neppure tra quelli/e che tutti sapevamo che invece lo facevano.</p>
<p>Per altro, nella circostanza citata, la richiesta era dovuta a una curiosità linguistica positiva, una correlazione filologica tra alcune parole sarde e le corrispondenti parole greche. Nulla di dispregiativo.</p>
<p>Eppure la sola idea di auto-denunciarsi come sardo-glotti aveva paralizzato le anime fragili di tanti miei compagni e compagne.</p>
<p>Questo è un aspetto della complicata relazione tra i sardi e la scuola che troppo facilmente si omette dalle analisi sugli scadenti risultati degli studenti sardi.</p>
<p>Sarebbe sicuramente di interesse strategico avviare una indagine conoscitiva, una ricerca sistematica e a vario livello, su questo problema.</p>
<p>Ho idea che ne emergerebbero cose sorprendenti. Sorprendenti se non altro per chi si ostina a non prendere in considerazione, come fattori storici decisivi, la pesante zavorra della subalternità culturale, dei dispositivi coloniali e dell’acculturazione forzata.</p>
<p>Tanti bocciati e tanti ragazzi che non finiscono un regolare corso di studi, nelle scuole sarde. O meglio, nelle scuole italiane in Sardegna. È un dato che ormai potremmo storicizzare, tanto è duraturo.</p>
<p>È una notizia che a mia memoria fa capolino nelle cronache a cadenza regolare da diversi anni (per esempio nel <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2014/11/26/dispersione-scolastica-record-in-sardegna-e-al-256_9206efb6-5c9c-4489-83bd-47e0e81a45b3.html" target="_blank"  rel="nofollow" >2014</a>, o nel <a href="http://www.sardiniapost.it/cronaca/dispersione-scolastica-sardegna-testa-alla-classifica-nazionale/" target="_blank"  rel="nofollow" >2016</a>, ma se ne trova traccia anche in precedenza).</p>
<p>Sono numeri e i numeri non mentono, si dirà. Dipende, potrei rispondere. I numeri non hanno voce propria e di solito dicono quello che gli si fa dire.</p>
<p>Chi controlla l’organizzazione del sapere e chi gestisce i mezzi di informazione ha tutta la possibilità di imporre la propria arbitraria lettura anche sui freddi dati statistici.</p>
<p>Così, ancora una volta, si presentano questi risultati prevalentemente come una colpa. E qui già siamo su un terreno paludoso.</p>
<p>In più, tale colpa sembrerebbe ascrivibile ai ragazzi stessi. In seconda battuta, agli insegnanti sardi. In ultima analisi ai sardi in quanto tali.</p>
<p>Nessuna di queste tre categorie ha alcuna colpa di alcunché. Primo, perché non è questione di colpa o di merito. Secondo, perché queste tre categorie sono caso mai le vittime e non i colpevoli.</p>
<p>Io non so dare risposte alla domanda ovvia sulle cause dell’alta dispersione scolastica in Sardegna, né sulle cause dell’alto numero di giovani che non studiano né lavorano. Posso giusto fare delle ipotesi, che però servono a poco.</p>
<p>Servirebbero invece studi seri, come auspicato più sopra, non mere raccolte di dati statistici.</p>
<p>Di sicuro non serve usare queste notizie come strumento di ulteriore depressione dell’amor proprio collettivo e come anestetico per la sana voglia di riscatto sociale e politico, oggi nonostante tutto ancora molto diffusa nell&#8217;isola.</p>
<p>È tutto l’insieme delle condizioni di vita in Sardegna che mostra indici preoccupanti in troppi ambiti strutturali. Mi pare ridicolo stupirsi poi se gli esiti sono drammatici.</p>
<p>Basta elencare alcuni dei nodi principali, i primi che vengono in mente, per avere un quadro della situazione.</p>
<p>La sistematica insufficienza infrastrutturale e nei trasporti (di cui sono responsabili tanto lo stato centrale, quanto la nostra classe politica podataria).</p>
<p>La devastazione del welfare e dei servizi sanitari pubblici.</p>
<p>L’indebolimento della scuola sia a livello di presenza infrastrutturale nel territorio sia come agenzia formativa ed educativa (e anche qui Stato e Regione sono in combutta).</p>
<p>La subalternità della classe politica sarda a centri di interesse esterni e a scelte politiche eterodirette.</p>
<p>L&#8217;accettazione delle servitù militari e industriali come inevitabili, con le loro conseguenze di inquinamento ambientale, sociale e politico.</p>
<p>Tutto questo ha un peso e un costo.</p>
<p>Lo spopolamento, la scarsissima natalità, l&#8217;impoverimento, i problemi ambientali, la dispersione scolastica sono delle conseguenze ovvie, in presenza di tali fattori. Inutile far finta di stupirsene.</p>
<p>Le risposte della politica sarda quali sono? Lamentazioni, <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/06/04/pigliaru-dossier-sardegna-al-governo_dee5fa3d-9a1e-47f7-9fc4-2c7440c29991.html" target="_blank"  rel="nofollow" >ipocriti appelli</a> alla benevolenza del governo centrale di turno, proclami vacui ma ben sorretti dai mezzi di informazione compiacenti, stigma o silenzio o sabotaggio contro qualsiasi proposta alternativa.</p>
<p>Naturalmente, in tutto questo, le casse della Regione riescono comunque a pagare le infrastrutture stradali (anche quelle di competenza statale), la continuità territoriale aerea e navale (che negli altri stati in cui esiste è a carico del governo centrale), tutta la sanità (ma distruggendo il sistema pubblico con la scusa dei “tagli”, nello stesso momento in cui si reperiscono decine di milioni di euro da dirottare verso una <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/06/11/mater-olbia-indipendentisti-lo-bocciano_06cfe98d-98fc-48b3-ab59-32130f9bf4db.html" target="_blank"  rel="nofollow" >struttura privata</a>).</p>
<p>Ma è una spesa pubblica mal assemblata, mal diretta e mal gestita, com&#8217;è evidente. Destinata al mantenimento dell&#8217;attuale stato di cose, non certo al suo miglioramento, tanto meno al suo mutamento radicale.</p>
<p>Purtroppo ritrovarci con una popolazione sempre meno numerosa, sempre più anziana, più malata e più ignorante garantisce a tale infernale meccanismo di dominio la sua perpetuazione.</p>
<p>Ed è fin troppo facile inoculare in questo corpo malato il virus del razzismo.</p>
<p>Questa è una novità relativa. Da tempo questo problema è stato sollevato dagli <a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/7929" target="_blank"  rel="nofollow" >osservatori meno addomesticati</a>. Pochi, certo, ma ci sono. Se n&#8217;è parlato anche <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/09/02/razzismo-e-neo-colonialismo-facce-della-stessa-medaglia/">qui</a>.</p>
<p>Vedere tanti sardi sbavare e sbraitare in modo totalmente sgrammaticato (sia in sardo sia in italiano) contro i migranti è il sintomo preciso della prossimità di un punto di non ritorno.</p>
<p>Quanto sia umiliante e degradante &#8211; per loro e in fondo, almeno in parte, per tutti i sardi &#8211; questo atteggiamento, è evidente. O dovrebbe esserlo.</p>
<p>D&#8217;altra parte, molti di coloro che lamentano la deriva razzista e la connettono con l’ignoranza diffusa nel popolo, auspicando una riduzione del suffragio universale, sono tra i responsabili o i beneficiari di questa situazione. Nelle istituzioni, nei partiti, nella società civile, nei mass media.</p>
<p>Del resto &#8211; lo ricordo en passant &#8211; abbiamo un <a href="http://www.uspcagliari.it/?s=luca+cancelliere" target="_blank"  rel="nofollow" >dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Cagliari</a> che simpatizza apertamente per Casa Pound e scrive sul suo sito. E la cosa non sembra preoccupante per nessuno.</p>
<p>Il degrado non è casuale e non è un effetto accessorio di fenomeni slegati tra loro. Ci sono responsabilità storiche e pratiche quotidiane ancora in azione, allo scopo di farne la condizione normale e permanente della Sardegna.</p>
<p>Non cercate di incantarci con la storia dei sardi ignoranti e meritevoli di ogni sfortuna. È una storia vecchia. Fa ancora il suo sporco lavoro, è vero. Ma ormai è indifendibile.</p>
<p>Lamentare i cattivi risultati degli studenti sardi senza farsi le giuste domande e senza avere il coraggio di cercare davvero le risposte è un esercizio retorico stucchevole e dannoso.</p>
<p>Non connettere questo problema con tutto il resto è sbagliato.</p>
<p>Alla Sardegna, tra le altre cose, serve urgentemente una scuola più efficiente, più democratica, più calibrata sui bisogni e sulle caratteristiche demografiche e culturali locali.</p>
<p>Questa necessità, per forza di cose, non sarà mai (e dico <em>mai</em>) soddisfatta dai governi italiani, di qualsiasi colore essi siano. Di sicuro, non dall&#8217;attuale governo gialloverde (con ampie zone d&#8217;ombra, per altro).</p>
<p>E questa è solo una delle nostre diverse necessità strategiche a cui dare risposta nel più breve tempo possibile.</p>
<p>Risposte che non troveremo se non dentro un processo di democratizzazione radicale della nostra società, di riscatto sociale, politico e culturale generalizzato, di autodeterminazione collettiva.</p>
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		<title>Cantade e ballade bois&#8230; La subalternità al potere</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2016/11/17/cantade-e-ballade-bois-la-subalternita-al-potere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2016 13:35:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La subalternità è una brutta bestia. Se domina incontrastata è mortale. Mettiamo insieme un po&#8217; di fatti e vediamo di trarne qualche ragionamento. Nel giorno della visita informale del primo ministro cinese Xi Jinping e della visita di propaganda referendaria del presidente del consiglio Renzi escono i dati sulle precarie condizioni degli studenti sardi. Aggiungo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/11/17/cantade-e-ballade-bois-la-subalternita-al-potere/">Cantade e ballade bois&#8230; La subalternità al potere</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Cantade e ballade bois... La subalternità al potere' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/11/17/cantade-e-ballade-bois-la-subalternita-al-potere/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">La subalternità è una brutta bestia. Se domina incontrastata è mortale. Mettiamo insieme un po&#8217; di fatti e vediamo di trarne qualche ragionamento.<span id="more-2398"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nel giorno della <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/xi-jinping-sardegna-pigliaru-oggi-lisola-sara-piu-conosciuta/" target="_blank"  rel="nofollow" >visita informale del primo ministro cinese Xi Jinping</a> e della visita di propaganda referendaria del <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/renzi-arrivato-sardegna-votiamo-si-cambiare-litalia/" target="_blank"  rel="nofollow" >presidente del consiglio Renzi</a> escono i dati sulle <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/11/16/scuola_nell_isola_dispersione_record_studenti_sardi_bocciati_in_i-68-547921.html" target="_blank"  rel="nofollow" >precarie condizioni degli studenti sardi</a>.</p>
<p>Aggiungo anche un altro elemento, un esempio buono per alimentare la riflessione, e parto da questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri, insieme ad altri commentatori, discutevo su FB a proposito della presentazione di un film sardo di prossima uscita. Il film si intitolerà <em>Bandidos e balentes</em>, sottotitolo: <em>Il codice non scritto</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SEkV5HwQXW0&amp;feature=share" target="_blank"  rel="nofollow" >trailer</a> è abbastanza terrificante, a mio giudizio (opinabile, naturalmente). Ma quel che più sconcerta è il senso di un&#8217;operazione del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il regista si premura di farci avere una nota di presentazione dell&#8217;opera che recita, testuale:</p>
<blockquote><p><span data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="UFICommentBody _1n4g">Sardegna anni 50/60 il film racconta di uno spaccato di vita nella meravigliosa Terra Sarda. Episodi ambientati in un Paese non definito dell&#8217;entroterra. legati al matriarcato tema principale, alle Faide, ai Sequestri di persona, al Banditismo, Abigeato di quegli anni, in un susseguirsi di colpi di scena. Si passa da giorni di vita quotidiana a scene che descrivono fatti di cronaca avvenuti nella Sardegna in quel periodo. Attraverso il racconto ci si immerge nelle fantastiche location naturali dell&#8217;entroterra sardo, dove Nuraghi, Dolmen, Pinnetus Grotte e siti Nuragici fanno da cornice e scenografia a questo film, uno scenario che lascia il fiato sospeso ammirando le meravigliose foreste e boschi incontaminati della Sardegna.</span></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Manca qualcosa? Una serie di stereotipi, una storia pienamente inserita nel nostro mito identitario, nella sua versione più cupa ma alquanto popolare (specie dall&#8217;altra parte del Tirreno).</p>
<p style="text-align: justify;">Materiale mitologico che ha sempre alimentato politiche di stampo coloniale, repressive, ottuse e dannose: dall&#8217;industrializzazione chimica della Piana di Ottana, alla militarizzazione del territorio, alla stigmatizzazione ossessiva e radicale di tutto ciò che suonasse come troppo sardo (a cominciare dalla lingua).</p>
<p style="text-align: justify;">Fenomeni ben noti, su cui non è necessario soffermarsi ora.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte, nel prosieguo della nota, si può leggere:</p>
<blockquote><p><span data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="UFICommentBody _1n4g">Il film è stato ideato dall&#8217;appuntato dei Carabinieri Gianluca Pirastu che nei suoi 25 anni di servizio nell&#8217;arma in quei luoghi ha raccolto testimonianze reali</span></span> [&#8230;].</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Non so se questa notizia voglia essere rassicurante. Confesso che non mi ha fatto quest&#8217;effetto. La nota chiude così:</p>
<blockquote><p><span data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="UFICommentBody _1n4g">Il film Bandidos e Balentes è un prodotto autofinanziato senza contributi Regionali e Ministeriali, per la realizzazione sono intervenuti svariati Sponsor che hanno collaborato per la sua realizzazione.</span></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe interessante conoscere l&#8217;elenco di questi sponsor. È di una qualche consolazione che per realizzarlo non siano stati spesi denari pubblici. Benché, su questo fronte, anche i criteri di finanziamento del cinema da parte della Regione meritino qualche ragionamento, viste <a href="https://diarioprecario.files.wordpress.com/2015/12/alleg-n-3-art-5-sceneggiature.pdf" target="_blank"  rel="nofollow" >le opere selezionate e quelle scartate</a>. Ma è un altro discorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Restiamo in tema. Il nodo è questo. Che si senta il bisogno, oggi, nel bel mezzo di una transizione storica delicata e molto minacciosa, di propinare al pubblico (non solo sardo) un&#8217;opera di questo tenore è una scelta davvero di difficile comprensione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;operazione che ne viene fuori è oggettivamente reazionaria. Quali che siano le intenzioni degli autori, sembra voler far regredire i nostri processi di identificazione collettiva auto-colonizzata al livello che potevano avere trent&#8217;anni fa (per essere generosi).</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso va al di là della riuscita estetica del film, che di suo potrebbe anche risultare il &#8220;capolavoro <span data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="UFICommentBody _1n4g">tanto atteso, che sul web sta raggiungendo traguardi straordinari classificandosi come film più richiesto nel territorio e all&#8217;Estero</span></span>&#8220;, come recita la nota citata.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si discute che si tratti di un&#8217;opera di ingegno sicuramente impegnativa e che sarà costata lavoro, tempo e denaro, ma non possono essere taciuti i dubbi sull&#8217;impatto che potrà avere sull&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;opinione pubblica già fortemente indebolita, che annaspa, che ha pochi appigli a cui aggrapparsi.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui veniamo alla cronaca. La messinscena mediatica propinataci per l&#8217;arrivo congiunto del premier cinese e di quello italiano non fanno che confermare la sensazione di pericolo incombente che aleggia sulle nostre sorti.</p>
<p style="text-align: justify;">La sceneggiata di stampo prettamente coloniale, con tanto di esibizione folkloristica di indigeni, a riverire tanto il potente imperatore esotico, quanto il provvisorio duce italico, è disarmante. Il fatto che sia l&#8217;ennesima riproposizione di un copione già visto non attenua il fastidio.</p>
<p style="text-align: justify;">La pochezza della politica istituzionale sarda anche in questa occasione è emersa in tutta la sua imbarazzante consistenza. Niente da dire sull&#8217;opportunità di allacciare buoni rapporti diplomatici e commerciali con una potenza economica mondiale. Ma c&#8217;è modo e modo di farlo. E c&#8217;è anche modo e modo di rappresentarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Idem sul versante italiano. Per dire, spiace venire a sapere che a sostenere la spudorata campagna referendaria di Renzi ci fosse anche il <em>tenore</em> di Neoneli (che si presenta erroneamente al mondo come “i tenores”, purtroppo, ma va be&#8217;). È lo stesso gruppo che qualche anno fa aveva meritoriamente registrato per intero l&#8217;inno <em>de su patriota sardu a sos feudatàrios</em>, di F.I. Mannu.</p>
<p style="text-align: justify;">A meno che non siano andati lì a pregare Renzi di moderare la tirannia (fraintendendo il sarcasmo di quel testo rivoluzionario), e a prescindere dalle loro posizioni personali sul quesito referendario, suona piuttosto triste che si siano prestati a tanto. È un fatto di opportunità e di consapevolezza politica e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa c&#8217;entrano con tutto questo i dati sui risultati scolastici dei ragazzi sardi?</p>
<p style="text-align: justify;">Temo che c&#8217;entrino più di quanto appaia. La grande dispersione scolastica e i cattivi risultati nell&#8217;apprendimento di italiano e matematica dei nostri studenti suggeriscono un problema strutturale, profondo, a cui non si può rispondere con analisi tarate su realtà diverse e distanti, né con mezzi ordinari.</p>
<p style="text-align: justify;">Frequentare la scuola per i ragazzi sardi che non vivono in una delle nostre città (che &#8211; ricordiamolo &#8211; sono una frazione di tutti i comuni sardi) è difficile per diverse ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le infrastrutture sono carenti, le scuole vengono chiuse e accorpate, i trasporti sono ancora estremamente difficoltosi, costosi e in via di ulteriore ridimensionamento, le questioni culturali di fondo del tutto irrisolte.</p>
<p style="text-align: justify;">Mettete i ragazzi sardi in condizione di studiare e usare a scuola il sardo (o il gallurese, o il catalano di Alghero, ma comunque anche il sardo), e vedrete che in pochi anni non avranno più problemi con l&#8217;italiano (e con le altre materie). E lo stesso vale per la storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Date loro la possibilità materiale di studiare senza doversi sobbarcare viaggi faticosi, levatacce e disagi, e molta parte della dispersione scolastica sarà magicamente riassorbita.</p>
<p style="text-align: justify;">La classe dominante sarda, che esprime la nostra politica istituzionale, è radicalmente ostile alla Sardegna, questo è il problema. Deve esserlo, perché la sua stessa esistenza dipende dalla sua adesione all&#8217;apparato di potere, agli interessi strategici e all&#8217;egemonia culturale che dominano l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sfilate al cospetto del sovrano viste ieri, le adesioni apparentemente insospettabili alla campagna governativa per le riforma costituzionale, la piaggeria verso i potenti stranieri di turno e la devastazione socio-economica, culturale e demografica dell&#8217;isola sono parte di uno stesso disegno politico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ignoranza di noi stessi ci priva di anticorpi civili e politici. Alimentarla attraverso la perpetuazione di stereotipi identitari tossici o con l&#8217;indebolimento di fatto del diritto allo studio non sono certo ricette utili al nostro riscatto collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Impariamo dall&#8217;esperienza e teniamo a mente le circostanze come quelle di questi giorni. &#8230;Cando ant a bènnere sos nostros, amus a ballare nois.</p>
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		<title>Coscienza di sé o estinzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2016 16:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vedo un servizio di telegiornale sardo, dedicato allo sciopero della scuola (sacrosanto), e sento in sottofondo alla manifestazione l&#8217;inno di Mameli. Leggo scandalo e allarme a proposito della mancata partecipazione della Brigata Sassari alla parata militare del 2 giugno, a Roma. Vengo informato che per l&#8217;imminente chiusura della campagna elettorale arriveranno in Sardegna esponenti politici...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/05/25/coscienza-di-se-o-estinzione/">Coscienza di sé o estinzione</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Coscienza di sé o estinzione' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/05/25/coscienza-di-se-o-estinzione/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://cambiamopianeta.files.wordpress.com/2008/05/giornalisti_guinzaglio.jpeg" width="501" height="454" /></p>
<p style="text-align: justify;">Vedo un servizio di telegiornale sardo, dedicato allo sciopero della scuola (sacrosanto), e sento in sottofondo alla manifestazione l&#8217;inno di Mameli. Leggo scandalo e allarme a proposito della <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2016/05/24/news/festa-della-repubblica-la-brigata-sassari-esclusa-a-sorpresa-dalla-parata-di-roma-1.13533270?ref=search" target="_blank"  rel="nofollow" >mancata partecipazione</a> della Brigata Sassari alla parata militare del 2 giugno, a Roma. Vengo informato che per l&#8217;imminente chiusura della campagna elettorale arriveranno in Sardegna <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2016/05/25/elezioni_a_cagliari_per_il_rush_finale_arrivano_in_citt_i_politic-1-500185.html" target="_blank"  rel="nofollow" >esponenti politici &#8220;nazionali&#8221;</a> a supporto delle candidature locali. E mi deprimo.<span id="more-2242"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sciopero della scuola è stato necessario quanto tardivo, visto quello che bolle in pentola, e non da oggi. La scuola italiana è disastrata e si regge ormai solo sul lavoro &#8211; sempre più faticoso e sempre meno gratificante &#8211; dei docenti e del personale ausiliario.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna i problemi della scuola sono ingigantiti dalla totale assenza di politiche mirate, su un territorio che avrebbe bisogno di interventi specifici, in considerazione della nostra geografia, della nostra demografia e della nostra articolazione socio-economica. Per questo sarà opportuno non solo contrastare le prospettive autoritarie e centraliste della riforma costituzionale in via di approvazione (dunque andare a votare NO al referendum del prossimo ottobre), ma anche entrare nell&#8217;ordine di idee di rendere completa la competenza legislativa della Regione Sardegna in materia scolastica (quindi, avviare un percorso di riforma dello Statuto che la ricomprenda), oltre ad attivare tutte le competenze già vigenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli elementi cardine dovrebbero essere la riqualificazione dell&#8217;offerta scolastica a partire dai suoi aspetti pratici: la centralità di una dimensione a misura delle nostre comunità degli istituti scolastici nonché l&#8217;universalità e l&#8217;accessibilità dei servizi connessi all&#8217;attività didattica (in primis i trasporti, ma anche la mensa, senza parlare delle strutture fisiche).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in Sardegna ha un peso decisivo anche l&#8217;aspetto più strettamente culturale. L&#8217;irrisolta questione linguistica, la rimozione e minorizzazione della nostra storia, della conoscenza stessa dei nostri luoghi, sono tutti fenomeni che hanno dato e continuano a dare esiti nefasti anche in termini sociali ed economici. Su questo però le forze che dominano lo scenario politico non solo non agiscono, ma non sono interessate ad agire.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo l&#8217;ideologia della giunta Pigliaru è quella tutta astratta e metafisica dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Chicago_%28economia%29" target="_blank"  rel="nofollow" >Chicago boys</a>. Valgono solo le eccellenze e le realtà metropolitane, conta perpetuare e consolidare l&#8217;élite e gli altri che si arrangino con le elargizioni compassionevoli. Loro sono a posto così. Dei sardi anzi si libererebbero volentieri, specie di quelli meno compiacenti; salvo sostituirli alla bisogna &#8211; come <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2016/05/24/news/l-assessore-arru-natalita-e-popolazione-a-picco-la-sardegna-riparta-dai-migranti-1.13533064?ref=search" target="_blank"  rel="nofollow" >ripetutamente dichiarato</a> &#8211; con gente più disperata di loro. Chi li ha preceduti ha la stessa ottica classista e proconsolare, del resto, ma con meno infiocchettature finto-intellettuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è solo la politica del Palazzo, però. I docenti e in generale chi lavora nella scuola dovrebbero fare uno sforzo di consapevolezza che vada un passo oltre la condizione soggettiva di dipendenti dello stato. Troppi insegnanti sono ancora irretiti dalla retorica patriottarda e italocentrica, di cui è infarcita la scuola italiana; in Sardegna più che altrove, si direbbe. Bisogna pretendere anche da loro, da chi ha in mano la preparazione e l&#8217;educazione al mondo dei nostri ragazzi, che ci sia una maggiore consapevolezza storica e civile, una visione meno provinciale e subalterna delle cose. Non aver spinto per la centralità della questione linguistica nelle vertenze scolastiche sarde, per esempio, è un errore clamoroso, con evidenti effetti occupazionali, oltre al resto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sentire l&#8217;inno di Mameli che accompagna lo sciopero del personale scolastico sardo infonde solo amarezza. C&#8217;è da sperare che si trattasse di una scelta sarcastica, provocatoria. Ma non ci scommetterei.</p>
<p style="text-align: justify;">E se la scuola è messa così possiamo stupirci delle reazioni per l&#8217;esclusione (per altro poi smentita) della Brigata Sassari dalla parata militare del 2 giugno? Che un intero popolo &#8211; o comunque una parte consistente di esso &#8211; si senta offeso per una cosa del genere la dice lunga su quanto siamo messi male. Possono devastarci territorio e coscienze, impoverirci, spingerci all&#8217;emigrazione, senza che questo susciti altra reazione che una autocommiserazione rassegnata. Percepiamo come offensiva solo la mancata possibilità di dimostrarci ancora una volta servitori obbedienti, pronti a sacrificarci per il padrone.</p>
<p style="text-align: justify;">E così, anche alle prossime elezioni amministrative, non si aspetta altro che la benevola concessione di una visita da parte della politica che conta, ossia quella che si fa fuori dall&#8217;isola. Può essere l&#8217;ultimo degli attacchini di un partito italiano, in Sardegna riceverà sempre l&#8217;accoglienza di un insigne statista, a patto che ci degni della sua presenza. Dai tempi di <a href="http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&amp;id=296906" target="_blank"  rel="nofollow" >Francesco Ignazio Mannu</a> non è che sia cambiato molto, non in meglio, di sicuro. Certe volte è davvero difficile non cedere alla tentazione di considerarci solo una miserabile colonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza una dose massiccia e diffusa di coscienza di sé nel mondo, non ci sono speranze di emancipazione collettiva. Marx la chiamava &#8220;coscienza di classe&#8221;, ossia la percezione corretta e oggettiva del proprio posto nella rete di relazioni umane di cui siamo tutti parte.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna questo significa qualcosa di più e di più complesso che capire quale sia il nostro ruolo sociale. C&#8217;è anche questo, naturalmente, ma c&#8217;è anche una serie ulteriore di fattori da considerare, che sono inscindibili dalla condizione delle persone dentro i rapporti di forza in ambito produttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché le stesse relazioni sociali e i rapporti di produzione sono connessi alla nostra condizione collettiva subalterna. Il nostro sistema produttivo è una funzione di un meccanismo più ampio che esso è chiamato esclusivamente a servire, senza poter aspirare a riceverne un vantaggio di ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Non capire questi meccanismi e non metterli al centro di qualsiasi discorso politico, sociale e culturale è devastante, oltre che colpevole. Vista la pochezza della campagna elettorale in corso (con qualche lodevole, ma limitata, eccezione), non c&#8217;è di che stare allegri.</p>
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