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	<title>razzismo Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>L&#8217;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 11:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un articolo sul giornale (un tempo) progressista La Repubblica parla dell&#8217;imminente campagna elettorale sarda e in particolare della rottura di Renato Soru col centrosinistra a guida PD. E, come per magia, spuntano fuori paternalismo fuori luogo, ignoranza crassa e stereotipi razzisti. Non è un caso e non è un caso isolato. Neanche finito di dire...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/12/19/lirresistibile-pulsione-razzista-dei-media-italiani-verso-la-sardegna/">L&#8217;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/12/19/lirresistibile-pulsione-razzista-dei-media-italiani-verso-la-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="360" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-700x360.jpg" alt="" class="wp-image-5613" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-700x360.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-640x329.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-768x395.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-800x411.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5.jpg 887w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading">Un articolo sul giornale (un tempo) progressista La Repubblica parla dell&#8217;imminente campagna elettorale sarda e in particolare della rottura di Renato Soru col centrosinistra a guida PD. E, come per magia, spuntano fuori paternalismo fuori luogo, ignoranza crassa e stereotipi razzisti. Non è un caso e non è un caso isolato.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Neanche finito di dire che non mi sarei occupato della campagna elettorale sarda, e mi ritrovo qui a smentire me stesso. In realtà, però, non parlerò della campagna elettorale. Ma la campagna elettorale sarda, non per la prima volta, offre spunti di ragionamento su tematiche in questo caso collaterali, ma che in generale fanno parte integrante dell&#8217;irrisolta &#8220;questione sarda&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul giornale Repubblica si sono accorti che in Sardegna sono avviate le manovre preliminari in vista della prossima scadenza elettorale, ma anziché spiegare appunto che ci saranno le elezioni in Sardegna e analizzare le questioni aperte e i movimenti in corso, preferiscono dedicarsi a quella che loro vedono come una spaccatura nel fronte del centrosinistra a guida PD.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È legittimo. È il loro campo politico di riferimento. Poi però dipende da come lo fai.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inevitabilmente, lo sguardo è quello esterno (rispetto all&#8217;isola), centrato sull&#8217;Italia e sugli interessi del suo establishment politico-affaristico, della cosiddetta classe dirigente italiana (o di una sua parte). Come vede la Sardegna la classe dirigente italiana? Be&#8217;, sarebbe tema per uno studio approfondito e per un saggio ben documentato e referenziato. Del resto, c&#8217;è materiale in abbondanza. Io ne ho già accennato qualcosa, su SardegnaMondo (per esempio, <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/08/08/il-razzismo-al-potere/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/">qui</a>).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella circostanza presente, il cronista Stefano Cappellini si dedica <a href="https://www.repubblica.it/politica/2023/12/19/news/regionali_sardegna_soru_todde-421690225/" target="_blank"  rel="nofollow" >a raccontare a lettrici e lettori</a> lo strano caso del &#8220;derby&#8221; (gergo calcistico, mai manchi!) o, per meglio dire, della &#8220;faida&#8221; (si parla di Sardegna, dopo tutto) tra Renato Soru e Alessandra Todde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lascerei stare i contenuti politici (che comunque nell&#8217;articolo non ci sono) e analizzerei il taglio e il lessico del pezzo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="606" height="345" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-2.png" alt="" class="wp-image-5609" style="width:469px;height:auto"/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È nel titolo che si descrive lo scontro come &#8220;derby&#8221;, ma, dato che appunto si tratta di un &#8220;derby sardo&#8221;, non può che essere &#8220;feroce&#8221;. Ed è un fatto rilevante perché tale dissidio può &#8220;regalare l&#8217;isola alla destra&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lasciamo stare la faccenda della destra e della sinistra, su cui ci sarebbe da discutere. Faccio solo notare che inquadrando così la vicenda già si nega in radice ogni possibile soggettività alla cittadinanza sarda, si sottrae qualsiasi <em>agency</em> (per dirla in termini politologici) all&#8217;ambito politico locale e all&#8217;elettorato isolano. Non contano niente i problemi concreti, le istanze ideali in campo, le aspettative, i conflitti sociali e culturali aperti. Tutto ruota intorno allo schema &#8211; fallace e tossico &#8211; del bipolarismo all&#8217;italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel sommario del pezzo, altre cose degne di nota:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Si vota il 24 febbraio. Tredici liste al fianco dell’ex viceministra: “Solo uniti si può tornare a vincere”. Il comizio in dialetto stretto del fondatore di Tiscali agli indipendentisti</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci si riferisce a Soru come al fondatore di Tiscali (vero), ma si precisa subito che fa &#8220;un comizio&#8221; rivolto &#8220;agli indipendentisti&#8221; e soprattutto lo fa in &#8220;dialetto stretto&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ora, non so cosa sia, se esiste, un dialetto largo, a meno che non si intenda dire che Soru, nell&#8217;occasione dell&#8217;assemblea di presentazione della lista &#8220;Vota Sardigna&#8221; a Oristano, domenica scorsa, ha parlato nel suo sardo di Sanluri. Ma non credo che il senso sia questo. È solo che evidentemente risulta spontaneo associare un termine denigratorio come &#8220;dialetto&#8221; a un &#8220;comizio&#8221; rivolto agli &#8220;indipendentisti&#8221;. Tutte cose brutte, sporche e cattive. Che non fosse nemmeno un comizio in senso stretto e che Soru non si rivolgesse (solo) agli indipendentisti poco importa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel pezzo vero e proprio sono rilevabili diversi ulteriori elementi significativi. Il taglio è piuttosto ironico, al limite della satira, a dispetto della serietà delle questioni in ballo e anche della drammaticità della situazione in cui versa la Sardegna attuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel primo paragrafo c&#8217;è già praticamente tutto (grassetti miei):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Prima di introdurre i protagonisti di questa storia va detto che, nel pur ricchissimo repertorio di divisioni della sinistra italiana, la vicenda sarda svetta per il livello della <strong>faida</strong>, più intricata della trama d’un <strong>cesto di pane Carasau</strong>: partiti contro partiti, pezzi di un partito contro pezzi dello stesso partito, figlie contro padri, amicizie interrotte, tessere stracciate, alleanze rimescolate con il criterio della <strong>legge del beduino</strong>: il nemico del mio nemico è mio amico. </p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scelta lessicale non è fortuita né accessoria. Se c&#8217;è un dissidio politico in Sardegna non può che degenerare in una faida. Se devi usare un&#8217;ardita allegoria, non puoi rinunciare a tirare in ballo, anche a sproposito, il pane carasau (con una maiuscola reverenziale fuori luogo, forse usata erroneamente invece del corsivo, chissà). E le divisioni politiche sono etichettate in modo spregiativo &#8211; e razzista &#8211; come effetti di una pretesa &#8220;legge del beduino&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio solo notare che il cronista accenna anche nel testo al sardo usato da Soru in pubblico (sommo scandalo), ma definendolo &#8220;lingua sarda&#8221; (bontà sua). Salvo poi incorrere nel solito vezzo da italiani ammiccanti (quelli che &#8220;io amo la Sardegna: ci vado in vacanza e ho anche amici sardi&#8221;): una frase in sardo buttata lì, più o meno a caso. La frase, come quasi sempre, è scritta in modo scorretto: <em>asibiri a tottusu</em>. Troppo sforzo preoccuparsi dell&#8217;ortografia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">(Che poi, se pure il cronista avesse chiesto lumi in proposito, a seconda dell&#8217;interpellato/a locale la risposta potrebbe essere stata: &#8220;scrivilo come ti pare, tanto non esiste una norma ufficiale&#8221;. E va be&#8217;, siamo messi così. Ma è un altro discorso.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sempre a proposito di lingua sarda, nel prosieguo dell&#8217;articolo il cronista precisa quanto segue:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Per raccontare cosa Soru ha detto agli indipendentisti è necessario aspettare la traduzione a cura di giornalisti indigeni.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiaro, che altro aggettivo puoi usare per definire persone native di un luogo esotico come la Sardegna, dove si parla addirittura una lingua incomprensibile, se non &#8220;indigeni&#8221;? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto della lettura è del tutto perdibile, non fosse altro che per la sua inutilità. Non serve a chiarire nulla di quello che sta succedendo in queste fasi preparatorie della campagna elettorale. Serve solo a piegare l&#8217;intera faccenda dentro le cornici predeterminate della propaganda di parte a cui ormai è patologicamente votata la cronaca politica anche dei maggiori organi di stampa italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quel che intendo far notare, però, al di là del contenuto informativo e della scarsissima qualità giornalistica dell&#8217;articolo, è proprio la postura del cronista verso l&#8217;oggetto di cui tratta il suo testo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ripeto, non è un fatto occasionale e nemmeno eccezionale. Esiste una casistica mastodontica di esempi analoghi, a volte anche peggiori. Non da oggi. I luoghi comuni razzisti e colonialisti a proposito della Sardegna e delle vicende sarde sono una costante di tutta la storia italiana, da che esiste lo stato italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A ciò si aggiunge, coerentemente, il fastidio e, oltre un certo livello, la preoccupazione suscitati nei gruppi dominanti italiani da qualsiasi proposta politica e/o culturale sarda realmente autonoma, non eterodiretta, che irrompa sulla scena normalizzata e sedata del nostro dibattito pubblico. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più se appare, anche solo vagamente e/o impropriamente, come &#8220;indipendentista&#8221;. Quindi, minacciosa. Non tanto per questioni teoriche o ideali, ma perché rischia di minare corposi interessi materiali e, in generale, il fondamento stesso della necessaria (per loro) subalternità della Sardegna. In tali casi, ecco scattare immediatamente l&#8217;allarme &#8220;pensiero indipendente&#8221; (che non vuol dire necessariamente indipendentista, mi tocca precisarlo). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne abbiamo avuto assaggi in molte occasioni. Una soprattutto, in cui ero coinvolto direttamente, è stata la campagna elettorale (guarda un po&#8217;) del 2014, con Michela Murgia e Sardegna Possibile. Non mi stupisce se le stesse reazioni, interne e esterne, comincia a suscitarle questa proposta politica, pur differente e nata in un contesto a sua volta diverso, della Coalizione Sarda di Renato Soru.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A tale atteggiamento generalizzato e sistematico dei media e dell&#8217;establishment italiano non risponde mai &#8211; MAI! &#8211; una vera reazione compatta e forte dell&#8217;intellighenzia, del mondo politico e dei mass media isolani. La mancata reazione e, a monte, la mancata assunzione di responsabilità in queste evenienze è conseguenza della storica attitudine dei gruppi dirigenti sardi a volersi integrare negli omologhi gruppi italiani. Quasi sempre senza molto successo, ma con ostinazione e, non di rado, imbarazzante sfoggio di opportunismo e servilismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche questo è un problema consolidato con cui dobbiamo fare i conti. Prima di tutto acquisendone coscienza. Perciò, a parte l&#8217;indignazione momentanea, in realtà, in casi come questo, bisognerebbe in un certo senso essere grati. Sono occasioni in cui è più facile far risaltare l&#8217;evidente necessità storica di un affrancamento collettivo che va oltre la contingente lotta politico-elettorale. E che resterà sul tappeto comunque vadano le prossime elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>La negazione della subalternità, la normalizzazione del razzismo antisardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 11:07:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso Mesina riporta a galla, con una naturalezza che è già di suo significativa, l&#8217;attitudine alla razializzazione della comunità sarda da parte di tutto l&#8217;establishment politico e mediatico italiano e la sua interiorizzazione da parte delle persone sarde. Non è solo una questione di toni e di parole, di un problema meramente comunicativo. Se...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La negazione della subalternità, la normalizzazione del razzismo antisardo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/caccia_grossa2_144355022914.jpg" alt="" class="wp-image-4796" width="446" height="422" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/caccia_grossa2_144355022914.jpg 661w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/caccia_grossa2_144355022914-507x480.jpg 507w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/caccia_grossa2_144355022914-640x606.jpg 640w" sizes="(max-width: 446px) 100vw, 446px" /></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Il caso Mesina riporta a galla, con una naturalezza che è già di suo significativa, l&#8217;attitudine alla razializzazione della comunità sarda da parte di tutto l&#8217;establishment politico e mediatico italiano e la sua interiorizzazione da parte delle persone sarde.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo una questione di toni e di parole, di un problema meramente comunicativo. Se si seguono le vicende giudiziarie e le modalità di impiego delle forze dell&#8217;ordine nell&#8217;isola, non solo negli anni bui dei sequestri di persona, ma ancora oggi, è lampante come alla base dell&#8217;approccio dello stato italiano in Sardegna ci sia una potente <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/01/razzismo-istituzionale-disastri-politici-e-mancanza-di-risposte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cornice razzista</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono almeno due livelli di gravità di questo fenomeno dalla natura schiettamente coloniale: 1) la normalità egemonica con cui vengono veicolati gli stereotipi razziali sulle persone sarde; 2) l&#8217;assimilazione e la reiterazione degli stessi stereotipi da parte della classe dominante isolana e &#8211; a cascata, in modo passivo &#8211; da parte di moltissime persone sarde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ennesima cattura di Graziano Mesina è stata presentata dall&#8217;apparato repressivo di stato e dai mass media come un evento notevole, come un duro colpo a una fantomatica figura di super criminale, rappresentativa a sua volta di un ambiente umano di per sé criminogeno, prigioniero di un&#8217;arretratezza culturale e sociale che trascende il tempo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A leggere o a sentire le cronache di questa banalissima azione di polizia sembrerebbe che sia stata sconfitta la mafia o una banda terrorista internazionale. E in effetti, per lo psicotico e ossessivo apparato di sicurezza statale nell&#8217;isola, Mesina era considerato un latitante pericolosissimo, a livello di Matteo Messina Denaro (<a href="https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2021/12/18/arresto-mesina-il-video-dei-carabinieri-sulloperazione_96c2d500-754d-457a-801d-8eaa0e97644c.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >il video relativo all&#8217;operazione</a>, rilasciato dalle stesse forze dell&#8217;ordine, risulta grottesco, quasi ridicolo, per la sua stessa pretesa drammaticità). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, da un lato l&#8217;imposizione di un etichetta razziale che si estende dal singolo caso, enfatizzato a dismisura, a un&#8217;intera collettività umana. Dall&#8217;altro la riproposizione di cliché degradanti, ma in un certo senso rassicuranti, in quanto deresponsabilizzanti, come la fantasiosa considerazione di cui avrebbe goduto Mesina presso molte persone sarde, o la sua qualità di bandito del popolo, una sorta di Robin Hood in salsa barbaricina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tutte sciocchezze grossolane. Mesina è ed è sempre stato un piccolo delinquente di provincia, senza alcun afflato sociale e/o politico, su cui è stato costruito ad arte un mito mediatico. Nel suo stesso paese ha costituito più un peso e una fonte di problemi, che un motivo di vanto (ne avevo già parlato anni fa, <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/06/11/graziano-mesina-macchina-mitologica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò non toglie che accanirsi su un quasi ottantenne come se fosse il capo dell&#8217;ISIS è assurdo. Per altro, anche nello specifico di questa vicenda si riconferma l&#8217;estrema tontaggine dell&#8217;apparato repressivo italiano in Sardegna, sviato e ingannato dagli stessi pregiudizi su cui si basa la sua azione. Mesina se ne è spesso fatto beffa. Anche in questa occasione, dopo la sua sparizione nel 2020, veniva dato in fuga in mezzo mondo, dalla Corsica alla Tunisia al Sud America, e invece era in un paese a poche decine di chilometri da casa sua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per altro, immagino che nel frattempo non abbia potuto fare il vaccino anti-covid, quindi non mi stupirei se gli attribuissero, come aggravante, anche quest&#8217;ennesima forma di esecrabile renitenza al buon vivere civile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Battute a parte, tra i pregiudizi diffusi e l&#8217;ottusità razzista dell&#8217;apparato di sicurezza italiano esiste un collegamento diretto. È un circolo vizioso che si auto-alimenta. Perciò è tanto più urgente smascherarlo e smontarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio, in uno delle migliaia di commenti su Facebook dedicati alla faccenda, una persona accennava sarcasticamente all&#8217;ospitalità concessa al latitante Mesina come alla manifestazione di un tipico tratto sardo. Alessandro Mongili ne trae questa amara riflessione:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="500" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-700x500.png" alt="" class="wp-image-4790" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-700x500.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-640x457.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine.png 702w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La presunta &#8220;omertà&#8221; sarda è stata chiamata in causa sia sui mass media principali sia sui social. Anche questo un cliché di natura razzista, largamente abusato. Che si tratti di una attribuzione pretestuosa dovrebbe essere evidente a chiunque si soffermi a ragionarci su. Cristiano Sabino la liquida in questi termini (e non posso che concordare):</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="339" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-1-700x339.png" alt="" class="wp-image-4791" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-1-700x339.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-1-640x310.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-1.png 708w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">A fianco e a rinforzo di questo razzismo italiano ordinario, esiste ancora, come detto, l&#8217;altra gamba del problema, ossia l&#8217;adesione al nostro mito razziale di troppe persone sarde, specie nella classe intellettuale, nel ceto medio istruito, nei mass media e in molte aree politiche, ma inevitabilmente anche <a href="https://www.unionesarda.it/caraunione/i-sardi-omertosi-ci-offendiamo-ma-il-caso-mesina-ne-e-la-dimostrazione-lf7equ5f?fbclid=IwAR1qunU5sdnNJrxhUp81aSnl0E60Ty8YLW9d9zwnlc2D5mlMbbnC48btppY" target="_blank"  rel="nofollow" >nel senso comune diffuso</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La fascinazione esotica e romanzesca del banditismo sardo, anch&#8217;essa frutto di letture eteronome e coloniali, si coniuga con la richiesta di una presa di distanza morale collettiva verso tali manifestazioni di inciviltà, considerate congenite alla nostra intera razza. Qualsiasi persona sarda dovrebbe chiedere scusa al mondo per via delle azioni di una di noi. È come quando si chiede a ogni persona musulmana sul pianeta di dichiararsi contraria al terrorismo jihadista, onde non essere accusata di fiancheggiamento o complicità. Tutto ciarpame razzista e coloniale, anche qui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà il primo nemico da sconfiggere è proprio l&#8217;auto-razzismo. L&#8217;auto-razzismo è peggiore del razzismo, perché impedisce di contrastarlo. Ed è una zavorra storica paralizzante, che rende difficile comprendere le dinamiche reali in cui siamo immersi, di reagire collettivamente in modo efficace ai problemi concreti, di promuovere un processo politico emancipativo di massa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La radice dell&#8217;auto-razzismo, a sua volta, è la rimozione dalla visuale della nostra condizione di subalternità e dipendenza. Una condizione indotta e storicamente indagabile, non ancestrale e insuperabile. Senza una presa di coscienza profonda e diffusa su questo problema non sarà mai possibile nemmeno ipotizzare un percorso di riappropriazione democratica e di riscatto civile per la Sardegna. Questo, almeno i sedicenti esponenti progressisti e di sinistra dell&#8217;ambito accademico e intellettuale, dovrebbero avere l&#8217;onestà di riconoscerlo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciate in pace Gratzianeddu, insomma, e non infierite su di lui, simbolo di qualcosa che non ha mai voluto e che non è mai esistita, ma comodo capro espiatorio del paranoico dominio coloniale sulla Sardegna. E lasciate in pace soprattutto Orgosolo e Desulo, le cui comunità sono già più avanti dei loro detrattori &#8211; sardi e non &#8211; e hanno altro e di meglio a cui dedicarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appello va rivolto prima di tutto a noi stessə. Decolonizziamo la nostra idea della Sardegna e delle persone sarde, liberiamoci una volta per tutte dell&#8217;apparato di stereotipi razziali che ci affligge da troppe generazioni, e reagiamo con maggiore dignità e uno spirito di rivalsa sano e propositivo alle ennesime, e temo non ultime, manifestazioni di razzismo anti-sardo. Sarebbe anche ora.</p>
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		<title>Di chi è la Sardegna? Zone colorate, inadempienze politiche e sindromi coloniali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 13:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Severgnini]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È complicato gestire una situazione eccezionale come una pandemia, contemperando le esigenze di territori diversi per estensione, demografia e condizioni sanitarie. Aggiungerci il carico delle reazioni compulsive e della disinformazione è un po&#8217; troppo. Nei giorni scorsi si è letto e sentito di tutto, con la solita coda di polemiche social senza capo né coda....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Di chi è la Sardegna? Zone colorate, inadempienze politiche e sindromi coloniali' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/03/19/di-chi-e-la-sardegna-zone-colorate-inadempienze-politiche-e-sindromi-coloniali/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://conhecimentocientifico.r7.com/wp-content/uploads/2020/04/colonialismo-o-que-e-definicao-origem-colonias-e-caracteristicas.jpg" alt="https://conhecimentocientifico.r7.com/wp-content/uploads/2020/04/colonialismo-o-que-e-definicao-origem-colonias-e-caracteristicas.jpg" width="709" height="435"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">È complicato gestire una situazione eccezionale come una pandemia, contemperando le esigenze di territori diversi per estensione, demografia e condizioni sanitarie. Aggiungerci il carico delle reazioni compulsive e della disinformazione è un po&#8217; troppo.</h4>



<h5 class="wp-block-heading">Nei giorni scorsi si è letto e sentito di tutto, con la solita coda di polemiche social senza capo né coda. Proviamo a fare un po&#8217; d&#8217;ordine, partendo da qualche dato di realtà. </h5>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>contagio</strong> da SARS-CoV2 è esteso e <strong>sostanzialmente fuori controllo</strong>, per via &#8211; si dice &#8211; delle nuove varianti. Molti territori sono di nuovo sottoposti a uno stress notevole, visti i limiti del <strong>servizio sanitario</strong>, per nulla adeguato, in questo anno di pandemia, alla nuova sfida. La <strong>vaccinazione</strong> di massa procede al rilento e chissà quando produrrà effetti consistenti. Sperando che li produca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;unico territorio per adesso in condizioni accettabili è la <strong>Sardegna</strong>. È un vantaggio relativo e precario, dovuto a fattori oggettivi: il fatto di essere un <strong>territorio separato e distante</strong> rispetto al resto dello stato; una <strong>bassa densità demografica</strong>; la distribuzione della popolazione in <strong>centri per lo più piccoli o piccolissimi</strong> (quindi più facili da monitorare e nel caso isolare); <strong>condizioni ambientali più favorevoli</strong> rispetto alla vasta area del Nord Italia e alle grandi aree urbane della penisola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le strutture sanitarie e l&#8217;organizzazione della risposta al contagio sono però ancora deficitarie.</strong> A parte annunci e diversivi, nell&#8217;isola in questo anno <strong>non si è fatto nulla di sostanziale per adeguarsi alle necessità</strong>. Nessun incremento del personale, nessuna riorganizzazione territoriale dei servizi sanitari, mediocre e a volte pessima organizzazione del monitoraggio e delle operazioni di vaccinazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sono situazioni palesi e sotto gli occhi di tutti. <strong>L&#8217;arrivo di alcune migliaia di persone da zone d&#8217;Italia dove il contagio è alto comporta dei rischi oggettivi</strong>, che non dipendono dalla cattiva gestione regionale, né dalla maggiore o minore xenofobia dei sardi o dal parere di qualche politico. I controlli agli arrivi nei porti e negli aeroporti non sono capillari, né così cogenti (ossia obbligati e non eludibili) da garantire la riduzione al minimo del rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per altro, come dimostrano fatti documentati dei giorni scorsi, <strong>molte delle persone che arrivano in Sardegna non mostrano il benché minimo senso di responsabilità</strong>, aggirando i controlli, non fornendo le generalità o fornendole false, approfittando delle minori restrizioni del regime di &#8220;zona bianca&#8221; per frequentare ritrovi pubblici e girare liberamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La risposta politica</strong> da parte del presidente Solinas è stata <strong>tardiva</strong> e <strong>approssimativa</strong>, dapprima con la disposizione dei controlli agli arrivi, poi con l&#8217;ordinanza restrittiva del 17 marzo scorso. Consideriamo che già le disposizioni sui controlli agli arrivi erano state fatte oggetto di <a href="https://youtg.net/primo-piano/34574-regole-sugli-arrivi-valanga-di-insulti-razzisti-e-negazionisti-per-l-agenzia-di-viaggi-in-sardegna" target="_blank"  rel="nofollow" >recriminazioni e persino insulti</a> da parte di aspiranti vacanzieri, nei soliti termini volgarmente colonialisti e razzisti che troppi italiani riservano alla Sardegna quando non possono usufruirne a proprio piacimento. L&#8217;ordinanza restrittiva del 17 marzo ha provocato ulteriori proteste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>mass media italiani</strong> hanno ignorato il problema a lungo, benché sull&#8217;isola e anche nella comunità sarda della diaspora se ne discuta da settimane. Da ieri l&#8217;attenzione è aumentata, proprio in virtù della nuova ordinanza. Con quali toni? I soliti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri, <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2021/03/18/news/le_regioni_blindano_le_seconde_case_scontro_col_governo-292873776/?ref=RHTP-VS-I270681067-P15-S1-T1" target="_blank"  rel="nofollow" >su Repubblica online</a>, Alessandra Ziniti scriveva:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Roma</strong>.  Le duemila ville della Costa Smeralda a Pasqua rimarranno chiuse. Quelle del golfo di Napoli, dipende da chi è il proprietario o l’affittuario: se è campano dovrà rinunciare, se invece viene da qualsiasi altra parte d’Italia potrà andare. Anche chi abita altrove e ha uno chalet di montagna in val d’Aosta o Alto Adige non potrà usufruirne. E la Versilia e il Chianti si preparano a fare lo stesso: sbarrare le porte ai proprietari di <a href="https://kolumbus.kataweb.it/kpm3-be-rep-locali/" target="_blank"  rel="nofollow" >seconde case</a> nonostante il governo abbia deciso che, anche nei giorni di Pasqua in cui tutta l’Italia sarà in rosso, <a href="https://kolumbus.kataweb.it/kpm3-be-rep-locali/" target="_blank"  rel="nofollow" >sia possibile</a> trasferirsi con la famiglia nell’abitazione in cui si è soliti passare alcuni periodi dell’anno.<br />Fonti di governo confermano: niente pranzi al ristorante, niente viaggi per turismo ma almeno passare la Pasqua con il nucleo familiare convivente sì. E in queste ore, dopo le fughe in avanti di alcuni governatori che sono andati ben oltre le loro prerogative, si valuta l’impugnativa delle ordinanze di Sardegna, Val d’Aosta, Alto Adige che hanno vietato l’ingresso nei loro territori ai proprietari di seconde case a meno che non debbano raggiungerle per motivi di lavoro, di salute o di necessità.<br />Provvedimenti illegittimi secondo il costituzionalista Pietro Ciarlo: «Le regioni non possono bloccare gli arrivi. Solo il governo nazionale può limitare la libera circolazione tra le regioni. I controlli in ingresso, disposti a livello regionale, sono già ai limiti di ciò che l’ordinamento può contemplare». Insomma, una cosa è disporre l’obbligo di tampone negativo per chi arriva, come ad esempio fa la Sicilia ormai da tre mesi, altro è impedire l’ingresso e privare i cittadini dell’utilizzo di un bene inalienabile come la propria casa.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Per poi aggiungere, riguardo alla Sardegna:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il governatore sardo avrebbe voluto limitarsi ad un inasprimento dei controlli sui tamponi dei viaggiatori in porti e aeroporti ma ha dovuto cedere alle forti pressioni di quanti temono di perdere il primato di unica regione bianca d’Italia con un ritorno del virus portato dai viaggiatori in arrivo da altre regioni. E dunque Sardegna chiusa ai non residenti fino a Pasquetta.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Lo <strong>sguardo</strong> è sempre quello <strong>padronale</strong>, che dal centro si apre sui margini, sulle periferie, sentendole come proprie propaggini illegittimamente recalcitranti verso l&#8217;autorità centrale. Quelle dei <strong>presidenti di regione</strong> (non &#8220;governatori&#8221;, accidenti al pressapochismo giornalistico!) sono &#8220;fughe in avanti&#8221;. A discapito di chi o di cosa? Del diritto dei proprietari di seconde case di farsi qualche giorno di vacanza in località più amene di quelle in cui vivono di solito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desiderio comprensibile, ma che perde qualsiasi consistenza davanti all&#8217;esigenza di contenere un <strong>contagio deleterio</strong> sia per la salute sia per la qualità dell&#8217;esistenza di tutt*.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi farei anche delle domande su quanto sia bello vivere nei posti di provenienza di tutti questi vacanzieri, vista la furia con cui si indispettiscono non appena gli si impone di restarci. Stride un po&#8217; con la <strong>prosopopea paternalistica (=razzista, colonialista)</strong> con cui di solito danno lezioni di vita agli indigeni dei loro luoghi di villeggiatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito di <strong>paternalismo</strong> da buon buana bianco, un osservatore sempre loquace riguardo alla Sardegna è <strong>Beppe Severgnini</strong>. Non poteva mancare la sua <a href="https://www.corriere.it/opinioni/21_marzo_18/quegli-accessi-limitati-sardegna-bf74bdfa-882f-11eb-b36f-34a1dcf4e6aa.shtml?refresh_ce" target="_blank"  rel="nofollow" >opinione</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Le spiagge di Monti Russu, in Gallura, sono un paradiso terrestre.</strong> Niente costruzioni: solo sabbia, rocce, pinete, cespugli e mare. Costa settentrionale, comune di Aglientu, pochi chilometri da casa. Ci torno per Pasqua? Non posso. Il governatore della Sardegna, Christian Solinas, ha deciso di imitare i colleghi di Valle d’Aosta, Alto Adige e Campania, e ha emesso una nuova ordinanza: vietato l’accesso alle seconde case, in nome della salute pubblica. In Sardegna i non-residenti entrano solo per motivi di necessità o salute.<br /><strong>Ma Valle d’Aosta, Alto Adige e Campania, purtroppo, sono zone rosse: </strong>i turisti pasquali troverebbero quasi tutto chiuso. La Sardegna è l’unica zona bianca d’Italia, come sappiamo. Vuol dire bar e ristoranti aperti, anche la sera fino alle 23. Vuol dire gente in giro, giallo delle ginestre, viola della lavanda, verde sulle colline e azzurro dell’acqua. Non male, per una zona bianca. Quindi, che senso ha vietare l’accesso alle seconde case?</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso è proprio quello di <strong>continuare ad essere zona bianca</strong>, è così difficile da capire? E non è certo un fatto meramente simbolico. Siccome la Sardegna è zona bianca dovrebbe accogliere liberamente chiunque, da ovunque arrivi? Quanto ci metterebbe a diventare zona rossa? Perché ovviamente, caso mai non fosse chiaro, se i visitatori causassero un consistente <strong>aumento del contagio</strong> nell&#8217;isola, esso sarebbe <strong>attribuito alla Sardegna</strong>, non certo alle regioni di provenienza. O ci siamo dimenticati cosa è successo tra estate e autunno dello scorso anno?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pezzo di Severgnini poi prosegue chiarendo che comunque era lecito fare qualcosa, che i sardi avevano &#8211; e hanno &#8211; ragione a preoccuparsi, perché i controlli erano &#8211; e sono &#8211; aggirabili e dunque tutto sommato l&#8217;ordinanza restrittiva ha un senso. Quindi alla fine tutto si riduce al dispiacere di Beppe Severgnini, grande amante della Sardegna, per non poter raggiungere la sua confortevole magione nella colonia oltremarina. Circostanza che, per grande che possa essere la stima e la solidarietà verso di lui, non ha il benché minimo peso, in tutta questa vicenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come finirà questa storia? A naso, con un&#8217;<strong>impugnazione da parte del governo</strong>, dunque con la Sardegna di nuovo esposta al libero uso dei suoi veri padroni (ossia, non chi ci vive, ma chi ci va in vacanza), probabilmente precipitata di nuovo in una <strong>condizione di emergenza sanitaria</strong>, alle porte dell&#8217;estate. Con buona pace di chi, oggi, depreca le restrizioni perché &#8220;penalizzano il turismo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le lezioni da trarre da tutta la faccenda sono diverse, nemmeno tanto inedite. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, resta chiaro che <strong>il rapporto tra Sardegna e Italia rimane un rapporto sbilanciato</strong> <strong>e gerarchico</strong>. Nessuno, nella classe politica sarda, ha mai fatto niente per far mutare anche solo esteriormente questa forma di subalternità, che va oltre la sfera giuridica. Del resto, come avrebbe potuto riuscirci <strong>una classe politica mediocre</strong>, debole, selezionata sulla base della sua obbedienza a centri di potere e di interesse esterni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diamo un&#8217;occhiata a <strong>come si sono mosse le forze politiche rappresentate nel Consiglio regionale</strong>. Qualcuno ha percepito coscienza dei problemi e intenzioni di affrontarli con decisione? Non so voi, io ho constatato solo attendismo, pressapochismo, pavidità e opportunismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornalista <strong>Chicco Fresu</strong>, su Facebook, scriveva il 17 marzo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ieri sono state rese pubbliche, con comunicati stampa e post, le posizioni di Lega e Pd, sardi, che avevano lo stesso tenore: no al blocco, sì a più controlli, con annesso appello alla responsabilità dei viaggiatori (che hanno pensato &#8220;eccerto&#8230;&#8221;). Lega e Pd, ripeto. Che su fronti opposti in Sardegna &#8211; diciamo così, dai &#8211; a Roma governano insieme. Posto che non ho capito cosa attualmente sia il Pd, fa strano vedere che i due partiti condividano una posizione, da questa parte del Tirreno, solo perché bisogna sostenere quella dell&#8217;esecutivo italiano. Anzi, più che fare strano, mette un po&#8217; di tristezza. Perché nessuno di chi la difendeva ci credeva davvero. Questo atteggiamento non fa bene alla Sardegna.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Non &#8220;fa strano&#8221;, è del tutto normale, dato che si tratta di forze politiche dipendenti e dipendentiste. &#8220;Mette tristezza&#8221; solo perché è una <strong>situazione abituale</strong>. Alla quale ci si sottrae <strong>togliendo ogni consenso e ogni legittimità democratica a queste</strong> finzioni sceniche, scalcinate <strong>propaggini oltremarine dei partiti italiani</strong>, buone solo a tenere a bada una popolazione che della democrazia deve intravvedere ed esercitare solo le forme esteriori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le stesse <strong>titubanze del presidente Solinas</strong>, nei giorni scorsi, sono state stigmatizzate anche da <strong>tanti che lo hanno votato</strong>, pur sapendo che stavano votando il <strong>delegato coloniale di un padrone straniero</strong>. Come altre volte. Prima o poi cominceremo a porci davvero il problema, spero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Problema che è profondo, non contingente. Non c&#8217;è bisogno di riepilogarlo, dato che se n&#8217;è parlato tanto, da queste parti, anche <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/03/09/il-nucleo-materiale-e-materialista-dellautodeterminazione/">di recente</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi preme chiudere con una nota sulle <strong>reazioni dei sardi</strong>, invece. Ho notato che in molti hanno preso le distanze da chi chiedeva misure restrittive verso i non residenti nell&#8217;isola. Le <strong>accuse di razzismo</strong> rivolte ai sardi renitenti all&#8217;accoglienza del visitatore avventizio sono arrivate non solo da italiani delusi, ma anche da sardi che ci tengono a distinguersi dalla massa dei nativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accusa di razzismo è ridicola e anche offensiva. In proposito <strong>Andria Pili</strong> scrive (purtroppo ancora su Facebook):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">[&#8230;] trovo [&#8230;] sconcertante [&#8230;] l&#8217;atteggiamento di chi cade dal pero e anziché cercare di comprendere le ragioni di un diffuso risentimento lo dipinge come una forma di &#8220;intolleranza&#8221; e addirittura &#8220;razzismo&#8221; contro i proprietari di seconde case (e la vedo una mancanza di rispetto innanzitutto verso chi in Sardegna il razzismo lo subisce sul serio, da parte dei sardi ovviamente, oltre a dimenticarsi il razzismo antisardo emerso la scorsa estate) e magari &#8211; partendo da questa finzione &#8211; deve ovviamente tirare fuori una serie di luoghi comuni sul presunto &#8220;isolazionismo&#8221; dei sardi che sarebbe responsabile di tutti i mali dell&#8217;isola. Una descrizione dei sardi, della Sardegna e del rapporto con gli italiani, totalmente irreale e utile soltanto per convincersi di essere migliori degli altri sardi (immagino per sentirsi meno sardi e più italiani <img decoding="async" width="16" height="16" alt="&#x1f603;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t51/1/16/1f603.png"/> ). Ciò che mi fa storcere il naso di questa indignazione temporanea è che si tratti della ennesima occasione persa; chiunque può pretendere di rappresentarla (e infatti è successo, anche perché ovviamente puoi essere il peggior politico dell&#8217;universo, ma non puoi comunque rischiare di inimicarti l&#8217;opinione pubblica) rimuovendo totalmente ogni riflessione sulla nostra condizione di subalternità, sulla relazione asimmetrica che ci coinvolge e la cui messa tra parentesi genera sia le narrazioni sul &#8220;vittimismo&#8221; dei sardi &#8211; che al contrario mi pare una forma di &#8220;blaming the victim&#8221; e trovo molto vittimista, invece, lagnarsi di non poter andare nella propria seconda casa a farsi la Pasqua in un contesto di pandemia [&#8230;].</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, questo è quanto. Di <strong>materiale di riflessione</strong> ce n&#8217;è fin troppo. Intanto, vediamo di non abboccare sempre, in modo pavloviano, a ogni sollecitazione emergenziale e ad ogni diversivo. Concentriamoci sulle cose essenziali. <strong>La Sardegna non è al sicuro da alcun punto di vista.</strong> Non da quello sanitario, sempre precario, né da quello socio-economico, né da quello politico. <strong>E non dipende (solo) dalla pandemia.</strong> Quand&#8217;anche ne uscissimo rapidamente e senza troppe vittime, i nostri problemi strutturali resterebbero tutti sul tappeto. Il fatto che la situazione di emergenza li enfatizzi dovrà almeno servire a non perderli di vista troppo velocemente e a provare, finalmente, ad affrontarli. </p>
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		<title>Sardi, vil razza dannata (e ingrata), o del razzismo più o meno consapevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2019 08:43:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cuperlo]]></category>
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		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le tante polemiche social di questo periodo, una ha riguardato un importante esponente del PD, Gianni Cuperlo, e alcune sue dichiarazioni sulla Sardegna. Il tutto è nato da alcuni lanci giornalistici, sintetizzati in titoli ad effetto. Uno è questo: Alle polemiche (cui ho contribuito, lo ammetto), sono seguiti tentativi di replica e/o di contestazione...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tra le tante polemiche social di questo periodo, una ha riguardato un importante esponente del PD, Gianni Cuperlo, e alcune sue dichiarazioni sulla Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto è nato da alcuni lanci giornalistici, sintetizzati in titoli ad effetto. Uno è questo:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="550" height="768" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1-550x768.jpg" alt="" class="wp-image-3196" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1-550x768.jpg 550w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1-344x480.jpg 344w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1-640x893.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1.jpg 688w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Alle polemiche (cui <a href="https://twitter.com/omaronnis/status/1133096979167416320" target="_blank"  rel="nofollow" >ho contribuito</a>, lo ammetto), sono seguiti tentativi di replica e/o di contestazione basati pressoché unicamente su un preteso fraintendimento delle parole di Cuperlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, le dichiarazioni reali sono quelle che si possono ascoltare <a href="http://www.la7.it/laria-che-tira/video/cuperlo-pd-lega-primo-partito-in-sardegna-dove-il-33-non-termina-la-scuola-secondaria-27-05-2019-273062" target="_blank"  rel="nofollow" >qui</a>:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://www.la7.it/laria-che-tira/video/cuperlo-pd-lega-primo-partito-in-sardegna-dove-il-33-non-termina-la-scuola-secondaria-27-05-2019-273062" target="_blank"  rel="nofollow" >http://www.la7.it/laria-che-tira/video/cuperlo-pd-lega-primo-partito-in-sardegna-dove-il-33-non-termina-la-scuola-secondaria-27-05-2019-273062</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Com&#8217;è evidente, non è affatto vero che ci sia stato un fraintendimento radicale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre la questione non verte unicamente sul mero contenuto delle dichiarazioni (Cuperlo non se l&#8217;è presa con i sardi, ma con la Lega, anzi col PD, ecc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contenuto in sé è molto discutibile e anche parecchio sconclusionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E già qui c&#8217;è poco da difendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, in più, è precisamente la scelta di prendere ad esempio la Sardegna, in questo modo, con questi toni, dimostrando di non saperne alcunché, a suscitare l&#8217;accusa di un approccio irrispettoso e persino razzista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il razzismo non riguarda l&#8217;attribuzione ai sardi di ignoranza (attribuzione che pure c&#8217;è), ma prima di tutto la pretesa di poter emettere sentenze definitive su una realtà complessa che non si conosce affatto, con un atteggiamento di superiorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La benevolenza paternalista non è un&#8217;attenuante. È al contrario una delle spie più infallibili della visuale intimamente e oggettivamente razzista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La polemica su questa uscita invero infelice di Cuperlo non si era ancora spenta, quando su Twitter è comparso un altro intervento, questa volta dello scrittore Paolo Roversi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccolo qui:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="828" height="734" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1.png" alt="" class="wp-image-3197" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1.png 828w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1-541x480.png 541w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1-768x681.png 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1-640x567.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/05/immagine-1-800x709.png 800w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attribuzione di razzismo a Cuperlo è stata molto mal digerita dai suoi difensori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attribuzione che io stesso ho di nuovo evocato anche a proposito del tweet di Roversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una faccenda facile da far emergere, perché non ha tratti così marcati e così evidenti, agli occhi di un osservatore che non si sia posto il problema o per cui già porsi il problema potrebbe essere &#8220;pericoloso&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo, beninteso, c&#8217;è l&#8217;ormai consolidato posizionamento del PD e del blocco sociale e politico che rappresenta classificabile come &#8220;anti-popolare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un&#8217;accusa gratuita, per lo più è una mera constatazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero che il sedicente &#8220;centrosinistra&#8221; italiano e il suo partito maggiore da tempo sono ormai organici a una frazione dell&#8217;establishment economico del paese e direi anche internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero che, tramite una campagna mediatica ormai duratura, il PD e i suoi portavoce (espliciti o impliciti) hanno costruito una narrazione ostile ai ceti popolari, tipicamente classista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Narrazione che è servita a giustificare e legittimare scelte politiche palesemente di destra, ostinatamente neo-liberiste, fedeli alla linea tecnocratica che domina l&#8217;Unione Europea, quando non propriamente reazionarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in ambito scolastico, per altro (questione evocata da Cuperlo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo, come detto, è solo un aspetto di fondo della faccenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché a tali considerazioni generali, in questi casi, possiamo aggiungere un&#8217;accusa, sempre scomoda e pesante, come quella di razzismo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaramente né Cuperlo né Roversi hanno fatto dichiarazioni esplicitamente razziste contro i sardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma queste uscite, il loro tono, i loro contenuti, sono tanto più significativi in quanto denunciano una forma di razzismo irriflesso, non puramente soggettiva, in qualche misura persino inconsapevole, e nondimeno presente e ben visibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un problema che ho già affrontato in altre occasioni (per esempio <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/08/08/il-razzismo-al-potere/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/01/razzismo-istituzionale-disastri-politici-e-mancanza-di-risposte/">qui</a>) e a quelle riflessioni rimando per tutte le precisazioni del caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rimosso dell&#8217;approccio razzista e coloniale verso la Sardegna è un tratto distintivo e caratterizzante della nostra relazione storica con l&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;Italia come stato, come coacervo di interessi, come apparati di potere, come forme di organizzazione del sapere, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ossia, non è un discorso anti-italiano di natura nazionalista, tanto meno ostile agli italiani in quanto popolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la constatazione di una costante della nostra storia contemporanea che rimane sempre sotto traccia, sempre taciuta, eppure sempre operante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimuoverla o eluderla non produce alcun vantaggio, se non di parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la parte, o le parti, appunto, che in questa condizione storica subalterna e deprivata dell&#8217;isola trovano la soddisfazione di interessi, aspettative, disegni politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, inclusa anche la porzione di sardi organica a tale meccanismo di dominio/controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza dimenticare mai le questioni geo-politiche, così condizionanti nella nostra storia recente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni relazione di tipo coloniale si fonda su una presunta superiorità del colonizzatore sul colonizzato. Questo aspetto può essere più o meno evidente, ma c&#8217;è sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, tutti i problemi strutturali di un intero territorio e di un&#8217;intera popolazione possono comodamente essere attribuiti a cause parziali o a volte persino di fantasia, rimuovendone la radice storica, concreta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basti pensare appunto al problema della dispersione scolastica in Sardegna e all&#8217;insieme della tematica &#8220;scuola&#8221; nell&#8217;isola, con tutte le sue implicazioni sociali e politiche, oltre che culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tematica estremamente delicata, che andrebbe affrontata con la massima serietà, non ridotta a fonte di argomentazioni di comodo, usa e getta, in un dibattito politico in cui la Sardegna rimane comunque un elemento marginale e misconosciuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capisco che ai difensori d&#8217;ufficio dell&#8217;establishment dia fastidio la reazione stizzita del volgo (ignorante, per definizione). Ossia dei cittadini, alla fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E capisco che risulti quasi scandalosa la &#8220;rivolta dell&#8217;oggetto&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo, caso mai, è un ulteriore buon motivo per sollevare il problema ogni qual volta se ne presenti l&#8217;occasione e sia necessario farlo.</p>
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		<item>
		<title>Il razzismo come tratto costitutivo dell&#8217;ideologia nazionale italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 10:09:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I mass media mainstream italiani, ossia i mezzi di informazione organici all&#8217;establishment affaristico/politico che ha dominato fin qui il Paese, danno molto spazio alla cosiddetta emergenza razzismo. L&#8217;agenda setting di tali mass media (cioè il modo in cui essi selezionano e confezionano le notizie da ammannire ai lettori/spettatori/clienti) non è neutro. Non lo è mai,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/07/31/il-razzismo-come-tratto-costitutivo-dellideologia-nazionale-italiana/">Il razzismo come tratto costitutivo dell&#8217;ideologia nazionale italiana</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il razzismo come tratto costitutivo dell&#039;ideologia nazionale italiana' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/07/31/il-razzismo-come-tratto-costitutivo-dellideologia-nazionale-italiana/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2015/10/razza.jpg" width="500" height="197" /></p>
<p>I mass media mainstream italiani, ossia i mezzi di informazione organici all&#8217;establishment affaristico/politico che ha dominato fin qui il Paese, danno molto spazio alla cosiddetta emergenza razzismo.<span id="more-2921"></span></p>
<p>L&#8217;agenda setting di tali mass media (cioè il modo in cui essi selezionano e confezionano le notizie da ammannire ai lettori/spettatori/clienti) non è neutro. Non lo è mai, ma nel loro caso ha il vizio di fondo di essere tradizionalmente orientato alla difesa di interessi costituiti e di rigide gerarchie socio-economiche e territoriali.</p>
<p>Tuttavia è vero che la casistica di episodi di intolleranza o di violenza fondati su atteggiamenti xenofobi o apertamente razzisti si arricchisce di giorno in giorno.</p>
<p>Ed è altrettanto vero che i partiti oggi all&#8217;opposizione, PD in primis, largamente rappresentati dai mass media principali, abbiano tutto l&#8217;interesse ad enfatizzare i tratti più impresentabili dei loro avversari.</p>
<p>Come districarsi dunque tra le diverse spinte propagandistiche? Un po&#8217; di sano scetticismo congiunto a una ripassata di storia può servire alla bisogna.</p>
<p>Su una cosa sono d&#8217;accordo con i grillini (o ex grillini, o casaleggini, fate voi): non c&#8217;è un&#8217;emergenza razzismo improvvisa e tutta contingente dovuta al presente governo gialloverde (color caccola, diciamo).</p>
<p>Non c&#8217;è un&#8217;emergenza, perché:<br />
1) non è un fenomeno iniziato solo adesso;<br />
2) non costituisce un&#8217;eccezione a un andamento altrimenti diverso.</p>
<p>Che gli italiani non siano/fossero razzisti è un luogo comune coltivato a lungo anche a sinistra, allo scopo di mimare una ricomposizione nazionale dopo il trauma della seconda guerra mondiale.</p>
<p>Il trauma era stato la guerra, attenzione, non il fascismo. Il fascismo non fu una malattia acuta e improvvisa che colpiva un organismo di suo perfettamente sano (interpretazione questa cara a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/croce-e-il-fascismo_%28Croce-e-Gentile%29/" target="_blank"  rel="nofollow" >Benedetto Croce</a>).</p>
<p>Il fascismo, nello stato italiano, ha rappresentato una perfetta <a href="http://www.filosofico.net/gobetti.htm" target="_blank"  rel="nofollow" >&#8220;autobiografia della nazione&#8221;</a>.</p>
<p>La &#8220;nazione italiana&#8221;, per come è stata costituita (perché le nazioni si costruiscono e si impongono, non sono un fatto di natura), aveva in sé fin dalla sua genesi ottocentesca il germe del nazionalismo reazionario.</p>
<p>Aveva in sé anche il disprezzo per le minoranze e la propensione al colonialismo più violento, sia interno sia esterno.</p>
<p>Non si è mai formata in Italia e tanto meno nelle sue colonie interne &#8211; come la Sardegna &#8211; una vera e propria classe dirigente.</p>
<p>Ideologie spicciole da piccolo-borghesi sempre impauriti, scarsa cultura politica, rapacità da parvenues, vanagloria da maschere della commedia dell&#8217;arte hanno sempre concorso a formare l&#8217;identità dei portavoce politici della classe dominante italica.</p>
<p>Con pochissime eccezioni, che emergono come casi meno imbarazzanti degli altri solo perché la media è sempre stata ben sotto la sufficienza.</p>
<p>Per di più, persino dopo il ventennio fascista, non si sono mai fatti davvero i conti con queste magagne congenite e lo stesso fascismo è stato superato di slancio con un colpo di spugna sulla lavagna della coscienza collettiva.</p>
<p>Un giorno gran parte degli italiani era fascista, il giorno dopo, per miracolo, antifascista. E tutti &#8211; almeno finché la decenza pubblica lo ha richiesto &#8211; avevano avuto un cugino o un nonno partigiano.</p>
<p>Da un po&#8217; di tempo, tuttavia, questa narrazione di comodo è stata sostituita da un&#8217;altra, ancora più comoda.</p>
<p>In un contorcimento ben degno di Arlecchino e di Brighella, per più di vent&#8217;anni si è da un lato utilizzato lo spettro di Berlusconi come avversario legittimante di una classe politica debole, cinica ed eticamente mediocre; da un altro si è proclamata la necessità di una vera riconciliazione nazionale, di una &#8220;memoria condivisa&#8221;, e via blaterando, allo scopo di ri-legittimare ex fascisti e fascisti mai pentiti.</p>
<p>Nei fatti, più che nelle dichiarazioni, la politica italiana ha compreso benissimo il ruolo storico assegnatole dai processi in corso dopo il crollo dell&#8217;URSS.</p>
<p>Gli stati nazionali ereditati dai due secoli precedenti dovevano assumere il ruolo di gendarmi a guardia degli assetti di classe globali.</p>
<p>Perciò alla retorica della &#8220;fine della storia&#8221;, della &#8220;globalizzazione&#8221;, delle &#8220;terze vie&#8221; (liberiste, anti-popolari e anti-democratiche) dei socialismi occidentali, si è coniugata quella della tecnocrazia sovranazionale, dei &#8220;mercati&#8221; che gradiscono o non gradiscono questo o quello, del FMI, del WTO, della BCE e dell&#8217;UE medesima, ormai organismo esecutivo di queste robuste forze padronali.</p>
<p>E naturalmente si è ripreso a guardare con sospetto, se non con odio, tutte le istanze democratiche che sorgevano dal basso, specie se incardinate in una richiesta di autodeterminazione territoriale.</p>
<p>La sinistra istituzionale italiana, incarnata dagli eredi del PCI, dagli ex craxiani scampati alla mattanza giudiziaria dei primi anni Novanta, dai democristiani di sinistra (c&#8217;erano!), è stata prona e anzi partecipe promotrice di questo riassetto politico.</p>
<p>Molte scelte di natura autoritaria, xenofoba, anti-democratica sono state fatte nel corso degli ultimi venticinque anni non solo e non tanto da governi di &#8220;centro-destra&#8221;, ma da quelli di &#8220;centro-sinistra&#8221;.</p>
<p>I governi di &#8220;centro-sinistra&#8221; non hanno mai smantellato nemmeno le misure più destrorse dei loro esecrati (a parole) ma emulati (nei fatti) avversari.</p>
<p>Per restare in tema di xenofobia e razzismo, la continuità tra la <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/98040l.htm" target="_blank"  rel="nofollow" >legge &#8220;Turco-Napolitano&#8221;</a>, la <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/02189l.htm" target="_blank"  rel="nofollow" >&#8220;Bossi-Fini&#8221;</a> e le recenti <a href="http://www.sprar.it/wp-content/uploads/2017/01/immigrazione-il-testo-coordinato-del-decreto-minniti.pdf" target="_blank"  rel="nofollow" >decretazioni</a> dell&#8217;ex ministro Minniti (PD) è precisa ed evidente.</p>
<p>Che nella lunga vigenza di questo dispositivo escludente e potentemente razzista sia riemersa in Italia una xenofobia di massa non può essere considerato sorprendente.</p>
<p>Gli episodi di stampo razzista e fascista non sono mancati, negli ultimi decenni. Basti pensare a quanto successo nello scorso anno solare, sotto un governo guidato dal PD.</p>
<p>Ciò che è cambiato ultimamente sono state un paio di circostanze.</p>
<p>Intanto già da tempo i mass media principali, quelli stessi che oggi gridano all&#8217;emergenza razzismo, hanno legittimato e fatto assurgere al ruolo di controparte un bellimbusto fascista senza particolari pregi, al di là di una certa astuzia e di uno spiccato cinismo, come Matteo Salvini.</p>
<p>Ospitate continue in tutte le trasmissioni di &#8220;approfondimento&#8221; giornalistico (le virgolette sono obbligate, abbiate pazienza), paginate sui quotidiani, una presenza ossessiva su tutte le riviste popolari di gossip e di varietà.</p>
<p>Ovviamente, per corroborarne la legittimità politica, non si sono lesinate aperture davvero inaccettabili a soggetti ancor meno ambigui nella loro collocazione criminale, come i due partitucoli affaristici di matrice esplicitamente fascista.</p>
<p>Un vero capolavoro di manipolazione dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Il cui scopo principale non era tanto indebolire le pulsioni di destra, reazionarie e razziste, ma il contrario: irrobustirle e renderle quanto più preoccupanti fosse possibile.</p>
<p>In tal modo l&#8217;establishment conservatore italico si procurava un sicuro vantaggio.</p>
<p>Se PD, Forza Italia e altri centri di potere collegati all&#8217;establishment e alle sue fazioni avessero vinto, all&#8217;opposizione ci sarebbero state delle forze palesemente impresentabili, facili da attaccare e delegittimare.</p>
<p>Se avessero perso, l&#8217;improbabile governo che ne sarebbe venuto fuori sarebbe stato ancor più impresentabile e facile da attaccare.</p>
<p>Naturalmente si trattava e si tratta di un calcolo totalmente idiota.</p>
<p>Intanto perché non tiene conto della volontà popolare, nelle sue diverse articolazioni e declinazioni. Errore tipico di chi ha un&#8217;idea esclusivamente elitaria e notabilare della politica e della stessa democrazia.</p>
<p>E poi perché sottovalutava la capacità di reggere la scena degli avversari di comodo con tanta sollecitudine allevati e promossi sul campo.</p>
<p>Ma in fondo non si tratta di un errore esiziale e tutto sommato, sotto sotto, è lecito sospettare che i più furbi della congrega abbiano fatto un altro calcolo ancora.</p>
<p>Che è quello che ci rovina.</p>
<p>Spostare ancora più a destra l&#8217;assetto politico, comprimere ancora di più gli spazi democratici, abbassare l&#8217;asticella del politicamente inaccettabile fino al livello &#8220;scarico fognario&#8221;, in fondo fa comodo a tutta la classe dominante italiana (e non solo).</p>
<p>Si tratta della declinazione italica della finta dialettica tra tecnocrazie globali e nazionalismi destrorsi, tra elitarismo padronale sovranazionale e sovranismi fascisti locali.</p>
<p>Fascimo e razzismo non sono mai fenomeni popolari. Questo va sempre sottolineato.</p>
<p>La retorica tanto cara a molti benpensanti di area PD secondo cui il popolo è ignorante, il popolo sbaglia, dunque bisogna abolire il popolo, è una retorica tipicamente reazionaria e &#8211; appunto &#8211; anti-popolare. Ossia, anti-democratica.</p>
<p>Ma le cose non stanno così, come la storia dovrebbe averci insegnato (un condizionale illusorio, mi rendo conto).</p>
<p>Fascismi e razzismi sono sempre strumenti della conservazione e dei padroni. Di chi possiede e controlla mezzi di produzione, risorse, territori, forza bruta.</p>
<p>Se vengono usati come contraltare di comodo è solo per legittimare comunque un assetto politico anti-popolare.</p>
<p>Sono i piccolo-borghesi impauriti, i padroncini aspiranti business-men, i cialtroni che campano di assistenzialismo e di espedienti ad alimentare il calderone della paura e dell&#8217;odio verso i diversi, i poveri, gli stranieri di cui razzismo e fascismo si nutrono. E sempre a favore dei padroni veri.</p>
<p>Quel che sta succedendo oggi in Italia (e<a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/07/30/news/bar_difende_il_suo_cameriere_di_colore_non_volete_essere_serviti_da_lui_potete_andarvene_-203011170/" target="_blank"  rel="nofollow" > in Sardegna</a>) non ha nulla di sorprendente e nemmeno di particolarmente nuovo, a dispetto delle narrazioni interessate e spesso auto-assolutorie.</p>
<p>Caso mai la novità è rappresentata, a) dalla visibilità mediatica offerta a tali episodi (col rischio, dunque, dell&#8217;emulazione) e b) dalla legittimazione esplicita a livello governativo (non del tutto nuova nemmeno questa, per altro).</p>
<p>Per chi abbia a cuore la democrazia, una visione alternativa dei rapporti umani (compresi quelli socio-economici), la solidarietà tra popoli e tra territori, cambia poco. Si tratta di opporre una strenua resistenza ovunque e comunque, con tutti i mezzi necessari.</p>
<p>In Sardegna lo sforzo dovrà essere doppio, dato che l&#8217;egemonia culturale italiana sta semplicemente incrementando il suo tasso di pericolosità, ma secondo dinamiche ben note di neo-colonialismo e di deprivazione democratica.</p>
<p>Non facciamoci rinchiudere nella trappola di chi ha prodotto la situazione in cui siamo, a proprio vantaggio.</p>
<p>Opporsi risolutamente ai fascio-leghisti e a chiunque regga loro il moccolo (come il partito padronale della Casaleggio e Associati) non impone affatto di ri-cadere nelle braccia dei loro oppositori istituzionali.</p>
<p>Le lotte democratiche, sociali e culturali vanno fatte ovunque, specie dove tutta questa compagine anti-democratica non vorrebbe che le facessimo. E vanno messe in consonanza tra loro, in modo &#8211; in questo caso sì &#8211; sovranazionale e sovra-locale.</p>
<p>Teniamo accesi i cervelli e aperti gli occhi. Nessun fascismo, nessun autoritarismo prevarrà mai se non avrà il consenso di massa di cui abbisogna. Ogni voce critica, per quanto apparentemente isolata, è indispensabile. Ogni forma di mobilitazione democratica ha un peso.</p>
<p>No pasaran! No ant a colare mai!</p>
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		<title>Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 12:38:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla molto dei cattivi risultati degli studenti sardi, in questi giorni, ma senza alcuna prospettiva critica e analitica. È un tema rilevante, ma non ha alcun senso trattarlo in modo sensazionalistico e slegato dalle condizioni storiche generali e dagli altri fattori in gioco. “Voi sarete la classe dirigente di domani.” Quante volte ho sentito...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/">Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter " src="https://photos.wikimapia.org/p/00/04/56/78/49_big.jpg" width="628" height="471" /></p>
<p><em>Si parla molto dei <a href="http://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/06/17/news/sardegna-record-di-bocciati-nelle-scuole-superiori-l-isola-e-all-ultimo-posto-in-italia-1.16972382" target="_blank"  rel="nofollow" >cattivi risultati degli studenti sardi</a>, in questi giorni, ma senza alcuna prospettiva critica e analitica. È un tema rilevante, ma non ha alcun senso trattarlo in modo sensazionalistico e slegato dalle condizioni storiche generali e dagli altri fattori in gioco.</em><span id="more-2901"></span></p>
<p>“Voi sarete la classe dirigente di domani.” Quante volte ho sentito questa affermazione, quando frequentavo il liceo.</p>
<p>Voleva esser uno stimolo a impegnarci di più, ad essere all’altezza di un compito che la nostra pretesa appartenenza sociale (dato che studiavamo al liceo classico) ci imponeva.</p>
<p>Per fare in modo che tale appartenenza sociale diventasse da ipotetica a reale, il filtro che si opponeva agli outsider era piuttosto selettivo.</p>
<p>Un intero corso di studi superiori concepito in termini classisti.</p>
<p>Le stesse quattro sezioni del triennio erano costruite con criteri di classe e di percorsi obbligati.</p>
<p>La sezione A dei predestinati; la sezione B come sua succursale; la sezione C dei quadri intermedi, degli “intellettuali organici” diciamo; la sezione D dei “vari ed eventuali”, prevalentemente pendolari, da cui magari sarebbe potuto emergere qualche caso eccezionale da cooptare nella sunnominata “futura classe dirigente”.</p>
<p>Tutto ciò, alla luce del sole, senza infingimenti o ipocrisie. Solo, difficile da riconoscere a prima vista da parte di un quattordicenne o anche di un sedicenne. Specie nell’epoca post 1980 del “riflusso”, del “ritorno al privato”.</p>
<p>Ma l’impostazione classista e italo-centrica della scuola in Sardegna non emergeva (non emerge?) solo nell’augusto contesto di un liceo classico. Fin dalle scuole elementari la selezione era ferrea.</p>
<p>Uno dei criteri della selezione era senz’altro la lingua.</p>
<p>Non sono così giovane da non aver conosciuto le punizioni corporali e soprattutto lo stigma negativo di cui erano oggetto i bambini che usassero il sardo come prima lingua di socializzazione.</p>
<p>Uno stigma che poi permaneva per tutta la carriera scolastica, a meno che il sardo-parlante in questione non capisse l’antifona e si desse una regolata.</p>
<p>Così poteva capitare – e qui torno all’aneddotica auto-biografica – che, un giorno, alla richiesta di una docente su chi usasse comunemente il sardo a casa, nessuno o pochissimi alzassero la mano, neppure tra quelli/e che tutti sapevamo che invece lo facevano.</p>
<p>Per altro, nella circostanza citata, la richiesta era dovuta a una curiosità linguistica positiva, una correlazione filologica tra alcune parole sarde e le corrispondenti parole greche. Nulla di dispregiativo.</p>
<p>Eppure la sola idea di auto-denunciarsi come sardo-glotti aveva paralizzato le anime fragili di tanti miei compagni e compagne.</p>
<p>Questo è un aspetto della complicata relazione tra i sardi e la scuola che troppo facilmente si omette dalle analisi sugli scadenti risultati degli studenti sardi.</p>
<p>Sarebbe sicuramente di interesse strategico avviare una indagine conoscitiva, una ricerca sistematica e a vario livello, su questo problema.</p>
<p>Ho idea che ne emergerebbero cose sorprendenti. Sorprendenti se non altro per chi si ostina a non prendere in considerazione, come fattori storici decisivi, la pesante zavorra della subalternità culturale, dei dispositivi coloniali e dell’acculturazione forzata.</p>
<p>Tanti bocciati e tanti ragazzi che non finiscono un regolare corso di studi, nelle scuole sarde. O meglio, nelle scuole italiane in Sardegna. È un dato che ormai potremmo storicizzare, tanto è duraturo.</p>
<p>È una notizia che a mia memoria fa capolino nelle cronache a cadenza regolare da diversi anni (per esempio nel <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2014/11/26/dispersione-scolastica-record-in-sardegna-e-al-256_9206efb6-5c9c-4489-83bd-47e0e81a45b3.html" target="_blank"  rel="nofollow" >2014</a>, o nel <a href="http://www.sardiniapost.it/cronaca/dispersione-scolastica-sardegna-testa-alla-classifica-nazionale/" target="_blank"  rel="nofollow" >2016</a>, ma se ne trova traccia anche in precedenza).</p>
<p>Sono numeri e i numeri non mentono, si dirà. Dipende, potrei rispondere. I numeri non hanno voce propria e di solito dicono quello che gli si fa dire.</p>
<p>Chi controlla l’organizzazione del sapere e chi gestisce i mezzi di informazione ha tutta la possibilità di imporre la propria arbitraria lettura anche sui freddi dati statistici.</p>
<p>Così, ancora una volta, si presentano questi risultati prevalentemente come una colpa. E qui già siamo su un terreno paludoso.</p>
<p>In più, tale colpa sembrerebbe ascrivibile ai ragazzi stessi. In seconda battuta, agli insegnanti sardi. In ultima analisi ai sardi in quanto tali.</p>
<p>Nessuna di queste tre categorie ha alcuna colpa di alcunché. Primo, perché non è questione di colpa o di merito. Secondo, perché queste tre categorie sono caso mai le vittime e non i colpevoli.</p>
<p>Io non so dare risposte alla domanda ovvia sulle cause dell’alta dispersione scolastica in Sardegna, né sulle cause dell’alto numero di giovani che non studiano né lavorano. Posso giusto fare delle ipotesi, che però servono a poco.</p>
<p>Servirebbero invece studi seri, come auspicato più sopra, non mere raccolte di dati statistici.</p>
<p>Di sicuro non serve usare queste notizie come strumento di ulteriore depressione dell’amor proprio collettivo e come anestetico per la sana voglia di riscatto sociale e politico, oggi nonostante tutto ancora molto diffusa nell&#8217;isola.</p>
<p>È tutto l’insieme delle condizioni di vita in Sardegna che mostra indici preoccupanti in troppi ambiti strutturali. Mi pare ridicolo stupirsi poi se gli esiti sono drammatici.</p>
<p>Basta elencare alcuni dei nodi principali, i primi che vengono in mente, per avere un quadro della situazione.</p>
<p>La sistematica insufficienza infrastrutturale e nei trasporti (di cui sono responsabili tanto lo stato centrale, quanto la nostra classe politica podataria).</p>
<p>La devastazione del welfare e dei servizi sanitari pubblici.</p>
<p>L’indebolimento della scuola sia a livello di presenza infrastrutturale nel territorio sia come agenzia formativa ed educativa (e anche qui Stato e Regione sono in combutta).</p>
<p>La subalternità della classe politica sarda a centri di interesse esterni e a scelte politiche eterodirette.</p>
<p>L&#8217;accettazione delle servitù militari e industriali come inevitabili, con le loro conseguenze di inquinamento ambientale, sociale e politico.</p>
<p>Tutto questo ha un peso e un costo.</p>
<p>Lo spopolamento, la scarsissima natalità, l&#8217;impoverimento, i problemi ambientali, la dispersione scolastica sono delle conseguenze ovvie, in presenza di tali fattori. Inutile far finta di stupirsene.</p>
<p>Le risposte della politica sarda quali sono? Lamentazioni, <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/06/04/pigliaru-dossier-sardegna-al-governo_dee5fa3d-9a1e-47f7-9fc4-2c7440c29991.html" target="_blank"  rel="nofollow" >ipocriti appelli</a> alla benevolenza del governo centrale di turno, proclami vacui ma ben sorretti dai mezzi di informazione compiacenti, stigma o silenzio o sabotaggio contro qualsiasi proposta alternativa.</p>
<p>Naturalmente, in tutto questo, le casse della Regione riescono comunque a pagare le infrastrutture stradali (anche quelle di competenza statale), la continuità territoriale aerea e navale (che negli altri stati in cui esiste è a carico del governo centrale), tutta la sanità (ma distruggendo il sistema pubblico con la scusa dei “tagli”, nello stesso momento in cui si reperiscono decine di milioni di euro da dirottare verso una <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/06/11/mater-olbia-indipendentisti-lo-bocciano_06cfe98d-98fc-48b3-ab59-32130f9bf4db.html" target="_blank"  rel="nofollow" >struttura privata</a>).</p>
<p>Ma è una spesa pubblica mal assemblata, mal diretta e mal gestita, com&#8217;è evidente. Destinata al mantenimento dell&#8217;attuale stato di cose, non certo al suo miglioramento, tanto meno al suo mutamento radicale.</p>
<p>Purtroppo ritrovarci con una popolazione sempre meno numerosa, sempre più anziana, più malata e più ignorante garantisce a tale infernale meccanismo di dominio la sua perpetuazione.</p>
<p>Ed è fin troppo facile inoculare in questo corpo malato il virus del razzismo.</p>
<p>Questa è una novità relativa. Da tempo questo problema è stato sollevato dagli <a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/7929" target="_blank"  rel="nofollow" >osservatori meno addomesticati</a>. Pochi, certo, ma ci sono. Se n&#8217;è parlato anche <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/09/02/razzismo-e-neo-colonialismo-facce-della-stessa-medaglia/">qui</a>.</p>
<p>Vedere tanti sardi sbavare e sbraitare in modo totalmente sgrammaticato (sia in sardo sia in italiano) contro i migranti è il sintomo preciso della prossimità di un punto di non ritorno.</p>
<p>Quanto sia umiliante e degradante &#8211; per loro e in fondo, almeno in parte, per tutti i sardi &#8211; questo atteggiamento, è evidente. O dovrebbe esserlo.</p>
<p>D&#8217;altra parte, molti di coloro che lamentano la deriva razzista e la connettono con l’ignoranza diffusa nel popolo, auspicando una riduzione del suffragio universale, sono tra i responsabili o i beneficiari di questa situazione. Nelle istituzioni, nei partiti, nella società civile, nei mass media.</p>
<p>Del resto &#8211; lo ricordo en passant &#8211; abbiamo un <a href="http://www.uspcagliari.it/?s=luca+cancelliere" target="_blank"  rel="nofollow" >dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Cagliari</a> che simpatizza apertamente per Casa Pound e scrive sul suo sito. E la cosa non sembra preoccupante per nessuno.</p>
<p>Il degrado non è casuale e non è un effetto accessorio di fenomeni slegati tra loro. Ci sono responsabilità storiche e pratiche quotidiane ancora in azione, allo scopo di farne la condizione normale e permanente della Sardegna.</p>
<p>Non cercate di incantarci con la storia dei sardi ignoranti e meritevoli di ogni sfortuna. È una storia vecchia. Fa ancora il suo sporco lavoro, è vero. Ma ormai è indifendibile.</p>
<p>Lamentare i cattivi risultati degli studenti sardi senza farsi le giuste domande e senza avere il coraggio di cercare davvero le risposte è un esercizio retorico stucchevole e dannoso.</p>
<p>Non connettere questo problema con tutto il resto è sbagliato.</p>
<p>Alla Sardegna, tra le altre cose, serve urgentemente una scuola più efficiente, più democratica, più calibrata sui bisogni e sulle caratteristiche demografiche e culturali locali.</p>
<p>Questa necessità, per forza di cose, non sarà mai (e dico <em>mai</em>) soddisfatta dai governi italiani, di qualsiasi colore essi siano. Di sicuro, non dall&#8217;attuale governo gialloverde (con ampie zone d&#8217;ombra, per altro).</p>
<p>E questa è solo una delle nostre diverse necessità strategiche a cui dare risposta nel più breve tempo possibile.</p>
<p>Risposte che non troveremo se non dentro un processo di democratizzazione radicale della nostra società, di riscatto sociale, politico e culturale generalizzato, di autodeterminazione collettiva.</p>
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		<title>Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2018 13:53:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pezzo dedicato al film Fuga per la vittoria (Victory, o Escape to Victory, John Huston, USA, 1981). Dato che l&#8217;attualità politica preme e deborda, mi sembra opportuno evadere dalle strette maglie della cronaca ossessiva compulsiva e dedicarmi, una volta tanto, al cinema. Esistono opere d’arte perfette, libri perfetti, film perfetti. Non perché siano i più...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/06/fuga-per-la-vittoria-calcio-politica-e-nazisti-che-le-prendono-il-film-perfetto/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://i.ytimg.com/vi/wuMNT4mg58o/hqdefault.jpg" width="480" height="360" /></p>
<p><em>Pezzo dedicato al film </em>Fuga per la vittoria<em> (</em>Victory<em>, o </em>Escape to Victory<em>, John Huston, USA, 1981).</em></p>
<hr />
<p>Dato che l&#8217;attualità politica preme e deborda, mi sembra opportuno evadere dalle strette maglie della cronaca ossessiva compulsiva e dedicarmi, una volta tanto, al cinema.<span id="more-2894"></span></p>
<p>Esistono opere d’arte perfette, libri perfetti, film perfetti.</p>
<p>Non perché siano i più belli, ma perché sono tecnicamente e narrativamente compiuti. Non potresti cambiare qualcosa senza rompere l’equilibrio raggiunto.</p>
<p>Non è detto che si tratti nemmeno dei capolavori più celebrati. La perfezione può trovarsi anche in opere considerate minori.</p>
<p>Per quanto mi riguarda un esempio di film perfetto è proprio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fuga_per_la_vittoria" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Fuga per la vittoria</em></a>.</p>
<p>Come si sa, è un film che tratta sostanzialmente dell&#8217;evasione di un gruppo di prigionieri di guerra alleati dalla prigionia nazista, tramite l’espediente di una partita di calcio.</p>
<p>E in effetti <em>Fuga per la vittoria</em> è considerato per lo più un film sul calcio, o annoverato nel genere dei film sportivi.</p>
<p>Non sono del tutto d’accordo su questa classificazione. Non perché il calcio non vi sia. C’è, eccome, enfatizzato ed esposto con tutti i crismi, con tutta l’epicità e con tutti i significati che questo gioco, nelle sue migliori espressioni, si porta appresso.</p>
<p>Ma il calcio è quasi un pretesto.</p>
<p>Tutta la vicenda del film ruota in realtà intorno ai temi della solidarietà, del sacrificio personale per un interesse più alto, della tenacia e della forza che servono per sfidare e magari sconfiggere l’oscurità della follia umana, la sopraffazione, la privazione della libertà.</p>
<p>Una sceneggiatura ben congegnata, un cast eccezionale – mix tra attori di gran vaglia ed ex calciatori professionisti, tutti “in parte” -, una regia attenta, calibrata, versatile, al servizio della storia: questi sono gli ingredienti della pellicola.</p>
<p>Ad essi si aggiunge una colonna sonora bellissima, che riprende alcuni temi tratti dalle sinfonie n. 5 e n. 7 di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dmitrij_%C5%A0ostakovi%C4%8D" target="_blank"  rel="nofollow" >Šostakovič</a>.</p>
<p>Quando uscì, il film entusiasmò il pubblico, specie giovanile, con scene di tifo da stadio dentro le sale cinematografiche, come se si stesse assistendo in diretta all’evento sportivo e non alla sua riproduzione filmica.</p>
<p>Rivisto a distanza di tempo, se è più agevole riconoscere le trovate narrative e anche la linearità un po’ stereotipata dei personaggi, il film non perde di freschezza e di impatto emotivo.</p>
<p>La partita di calcio tra prigionieri multietnici e la migliore formazione del Reich nazista assume in definitiva le sembianze – dichiarate – dell’allegoria.</p>
<p>Così come il nazismo non riesce a vincere una partita, benché sia agevolato in tutti i modi leciti e soprattutto illeciti, allo stesso modo non riuscirà ad avere la meglio storicamente sui popoli liberi.</p>
<p>La forza del rispetto tra diversi e dell’inclusione (compresi i prigionieri provenienti dai campi di concentramento del fronte orientale) sconfigge qualsiasi purezza della razza.</p>
<p>Tanto più se hai tra le tue file un signore chiamato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pel%C3%A9" target="_blank"  rel="nofollow" >Pelé</a>, nero contro gli ariani, novello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jesse_Owens" target="_blank"  rel="nofollow" >Jesse Owens</a>, ma su un campo di calcio.</p>
<p>La perfezione del film sta sia nella sua confezione, particolarmente indovinata, a dispetto delle ingenuità e di qualche sporadico e marginale arbitrio storico, sia nella bellezza del suo messaggio, reso senza didascalismi astratti.</p>
<p>L’ufficiale nazista, appassionato di calcio, che alla fine riconosce la bellezza dell’esito sportivo e la bravura degli avversari, pur sapendo che probabilmente sarà ritenuto responsabile della beffa patita, è una scena tra le più significative.</p>
<p>Non meno della figura da smargiasso sopra le righe e per lo più fuori luogo attribuita allo yankee di turno, interpretato in modo convincente da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sylvester_Stallone#Anni_ottanta" target="_blank"  rel="nofollow" >Silvester Stallone</a>.</p>
<p>Il tocco finale di una <a href="https://www.youtube.com/watch?v=uHobUXsos3E" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Marsigliese</em> cantata dalla folla</a>, spontaneamente, al momento giusto, è uno dei vertici emotivi della vicenda, non meno toccante dell’altra famosa <em>Marsigliese</em> cinematografica, quella del film <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vIxwG51bLFs" target="_blank"  rel="nofollow" >Casablanca</a>.</p>
<p>Poco importa la concessione del lieto fine, comunque aperto. Tutto quello che il film aveva da dire era già stato detto e la probabile salvezza finale dei “buoni” è solo il coronamento di una vittoria non ottenuta sul campo (dato che la partita finisce in pareggio), ma certamente politica e morale.</p>
<p>Conclusione diversa rispetto alla vicenda drammatica a cui il film si ispira, ossia quella della cosiddetta <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/The_Death_Match" target="_blank"  rel="nofollow" >Partita della morte</a>, giocata nella Kijv occupata dai nazisti. Una squadra di ucraini e altri calciatori slavi sfidò e sconfisse una squadra di ufficiali tedeschi.</p>
<p>In questo caso, secondo il racconto più in voga, il premio fu la tortura e la morte nei campi di concentramento. Chissà se messa nel conto dagli ucraini vittoriosi. In ogni caso, anche loro divennero emblema di dignità e di resistenza davanti allo spietato occupante.</p>
<p>La filmografia sportiva è piuttosto ampia, sostanzialmente un genere a sé. E contempla non poche pellicole di spessore (da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colpo_vincente" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Colpo vincente</em></a>, col basket come gioco protagonista, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Momenti_di_gloria" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Momenti di Gloria</em></a>, dedicato agli sport olimpici, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ogni_maledetta_domenica" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Ogni maledetta domenica</em></a>, dedicato al football americano, e via elencando).</p>
<p>Ma <em>Fuga per la vittoria</em> mantiene nel tempo una sua particolare aura di epicità, senza scadere nella pesantezza retorica né nel manicheismo sempliciotto di tanti film commerciali hollywoodiani.</p>
<p>Di questi tempi, mi pare un film da tenere a mente e da riproporre convintamente. Come pro memoria. Come contrappeso emotivo. Come avvertimento.</p>
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		<title>I fascisti esistono ancora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2017 16:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiano Sabino]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[hate-speech]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricevo da Cristiano Sabino e faccio mia questa riflessione, approfittandone per ricordare che il fascismo e tutte le sue derivazioni/metamorfosi/epifanie non sono legittime opinioni ma dei crimini. Altroché, i fascisti esistono ancora! Lo scorso 17 agosto ho scritto la seguente riflessione sulla convergenza di fatto tra terrorismo jihadista ed estrema destra xenofoba: Attaccare una città...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I fascisti esistono ancora' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/08/20/i-fascisti-esistono-ancora/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://mauropresini.files.wordpress.com/2013/04/illinois-nazis.jpg" alt="" width="371" height="306" /></p>
<p><em>Ricevo da <strong>Cristiano Sabino</strong> e faccio mia questa riflessione, approfittandone per ricordare che il fascismo e tutte le sue derivazioni/metamorfosi/epifanie non sono legittime opinioni ma dei crimini.</em></p>
<hr />
<p>Altroché, i fascisti esistono ancora!<span id="more-2674"></span></p>
<p>Lo scorso 17 agosto ho scritto la seguente riflessione sulla convergenza di fatto tra terrorismo jihadista ed estrema destra xenofoba:</p>
<blockquote><p>Attaccare una città così aperta, cosmopolita e solidale con i migranti come Barcelona è un atto molto sospetto.</p>
<p>Questo attentato sembra pianificato da predicatori d&#8217;odio di stampo fascista (stile salviniani e casapound) per trasformare la nostra società aperta e plurale in un campo di guerra tra razze rivali!</p></blockquote>
<p>Cosa c’è scritto in questo post? Che sono convinto che gli organizzatori dell’attentato siano i fascisti italiani? Che credo esistano le razze? Che metto in dubbio l’esistenza dell’ISIS o che al contrario ne sono partigiano? Sottoporrei questo banale testo critico a qualunque ragazzo normodotato in età scolare, diciamo alla fine del biennio delle superiori, per vedere quale lettura darebbero.</p>
<p>Non ho mai detto e neppure pensato che la strage di Barcelona non sia stata organizzata dall&#8217;ISIS, non ho né prove né indizi in questo senso. Dico solo che l&#8217;ISIS fa il gioco dell&#8217;estremismo di destra e che quest&#8217;ultimo cavalca tali fatti per avallare le proprie distopie su un&#8217;Europa fortezza, suprematista bianca, imperialista e segregazionista.</p>
<p>Ciò che bisogna fare per difenderci dal terrorismo è individuare e colpire i canali di finanziamento che passano anche tramite il nostro sistema politico nella misura in cui si mantengono legami d&#8217;affari con le principali monarchie e dittature arabe che apertamente o meno apertamente finanziano e armano il terrorismo.</p>
<p>E in secondo luogo bisogna contestare e possibilmente impedire ogni nuova guerra di aggressione stile Iraq, Libia, Siria, perché è grazie alla destabilizzazione di questi paesi che il terrorismo ha preso piede e si è espanso.</p>
<p>Portare avanti politiche islamofobe, securitarie, repressive, anti immigrazione a timbro fanatico-religioso come fanno i fascisti e i razzisti di tutte le parrocchie significa fare il gioco dei terroristi ed esserne moralmente e politicamente complici!</p>
<p>Eppure nel giro di poche ore il mio profilo facebook è stato bersagliato in maniera sistematica da un mobbing di massa, presumibilmente organizzato. Tecnicamente si chiama shitstorm e funziona così: gruppi organizzati e molto aggressivi fanno rimbalzare un bersaglio (in questo caso il mio post) su gruppi aperti o chiusi e chiamano alla guerra santa contro l’untore.</p>
<p>Tutti gli insulti, gli attacchi, le aggressioni, le minacce, gli auguri di morte e di sofferenze a me e ai democratici e antifascisti che hanno scritto in mia difesa, hanno trovato la loro ragion d’essere nella incapacità di leggere e interpretare correttamente il suddetto semplice testo analitico, abilità e competenze che si dovrebbero acquisire al termine dell’obbligo scolastico.</p>
<p>Se io dico o scrivo ad una ragazza “sei bella, sembri una farfalla” non mi posso aspettare che questa capisca che sto sostenendo che lei è davvero una farfalla, a meno che non sia affetta da una grave sindrome di autismo. Il linguaggio è un universo simbolico molto complicato, per questo è importante leggere, imparare a confrontarsi, andare a scuola e non consumare le proprie meningi, preziosamente concesse da madre natura, con fake news e siti nazi-demenziali.</p>
<p>La storia è piena di eventi strumentalizzati a fini politici e propagandistici.</p>
<p>Se dichiaro che l’incendio di Roma sembra pianificato da Nerone per perseguire le sue politiche anticristiane, cosa ho detto? Che è stato lui?</p>
<p>Se dichiaro che l’attentato di Pearl Harbor sembra pianificato dal governo degli Stati Uniti d’America perché la sua classe industriale sta facendo pressioni al fine di entrare in guerra e vendere così le sue commesse belliche, sto negando che l’attacco aereo sia stato organizzato dai giapponesi?</p>
<p>Se allo stesso modo dico che il “maggio radioso” sembra pianificato dagli industriali italiani per il medesimo motivo, nego l’esistenza e l’attività degli interventisti? Certamente no, dico solo che c’è corrispondenza di fini tra agenti diversi e che gli esecutori materiali di un evento, consapevolmente o no, sono funzionali agli interessi di agenti terzi che senza sporcarsi le mani colgono la palla al balzo per realizzare i propri fini.</p>
<p>Possiamo fare tanti altri esempi storici: dall’attentato di Sarajevo all’erede al trono d’Austria all’affondamento del piroscafo Lusitania, all’attentato subito da Mussolini da parte di una anziana signora inglese, fino all’attacco delle torri gemelle da parte dell’organizzazione al-Qaida. In quest’ultimo caso l’attentato sembra pianificato dall’amministrazione Bush per giustificare una serie di aggressioni militari, dall’Afghanistan all’Iraq e stabilire in queste aree una salda egemonia di controllo delle risorse energetiche. Ho scritto che l’attentato alle Torri gemelle è stato eseguito dagli USA sebbene questa sia una teoria in circolazione? No, non l’ho detto. Ho detto ben altro, perché non sono un complottista ma sono uno che ragiona sulle cose e si fa domande non banali sugli eventi complessi che compongono il mondo moderno.</p>
<p>Se scrivo che esiste convergenza di obiettivi fra terrorismo jihadista ed estremismo di destra tanto che gli attentati a città note per la loro multiculturalità e volontà di interazione sono il miglior regalo che si possa fare alla crescita del consenso di movimenti politici basati sulla xenofobia, sul disegno securitario, sulla costruzione di una Europa fortezza dove gli stranieri sono segregati e privati dei diritti umani, sto negando la ferocia dell’ISIS o asserendo che non siano integralisti islamici gli attentatori?</p>
<p>No, ovviamente no. Ciò che ho scritto, in maniera certo sintetica e agile, è che esiste una convergenza nelle finalità politiche tra terrorismo jihadista e fascismo europeo e cioè la volontà di esacerbare le masse presenti in Europa e trasformare quest’ultima in un campo di battaglia tra “razze” (come i fascisti di ogni sorta amano chiamare le etnie e le culture differenti).</p>
<p>Non ho mai detto e neppure pensato che la strage di Barcelona non sia stata organizzata dall’ISIS, non ho né prove né indizi in questo senso. Dico solo che l’ISIS fa i gioco dell’estremismo di destra e che quest’ultimo cavalca tali fatti per avallare le proprie distopie su un Europa fortezza, suprematista bianca, imperialista e segregazionista, veicolando le sue politiche islamofobe, securitarie, repressive, anti-immigrazione a timbro fanatico-religioso.</p>
<p>Il fatto è che al contrario di ciò che si dice normalmente, forse per esorcizzare il male e i fantasmi della storia, i fascisti, i razzisti, i predicatori d’odio etnico e razziale esistono e sono anche tanti, ben organizzati, molto ignoranti e perciò frustrati e pronti alla rissa e al linciaggio, perfino pericolosi e capaci di menare le mani o più facilmente il bastone o il coltello, specie se in gruppi numerosi contro singole persone indifese.</p>
<p>E la realtà peggiore di tutte da accettare è che l’area sarda che si rifà all’indipendentismo e al sardismo variamente concepito si sta popolando di questi loschi figuri.</p>
<p>Basta scorrere le centinaia di commenti sotto il mio post per rendersene conto: personaggi dell’estrema destra italiana con le pagine piene di inni alla rifondazione dell’Impero romano che mi augurano la morte, la tortura, il licenziamento, di rimanere vittima di attentati terroristici, di bruciare vivo o soffocato, che augurano lo stupro alle compagne e alle patriote sarde che scrivono in mia difesa o che mi invitano a praticare sesso anale verso diversi animali, soprattutto pecore (ovviamente in quanto sardo, anzi in quanto “sardignolo”) e che dimostrano altre molteplici forme di razzismo antisardo, vengono sostenuti e incoraggiati da gente che nel suo profilo ha spazio per proclamazioni identitarie, nuraghes e pecore bollite in tutte le salse e slogan come “indipendèntzia e bo&#8217;”.</p>
<p>Cosa vuol dire questo? Che ha ragione Michela Murgia quando nel post di solidarietà nei miei confronti afferma che il fascismo non è una ideologia ma un metodo che accomuna chiunque lo pratichi.</p>
<p>Aggiungo anche un’altra cosa. Il fascismo non ha in comune solo il metodo della violenza, della prevaricazione e dello squadrismo vecchio stampo o 2.0, ma ha anche il razzismo e l’odio verso chiunque lavori a costruire una società aperta e solidale.</p>
<p>Quindi un nazista di Ostia con l’immagine di copertina dell’aquila imperiale e un fascista di Oristano con il vellutino e i quattro mori tatuati possono benissimo trovarsi spalla a spalla intenti ad istigarmi al suicidio. A me e a chiunque altro non condivida le loro equazioni musulmani= terroristi o le loro ridicole ricette per evitare ulteriori attacchi, come per esempio affondare i barconi pieni di profughi o espellere tutti gli immigrati e i rifugiati.</p>
<p>Per questo un fascista sardo con il vezzo dell’indipendenza non prova disturbo ad affiancare un fascista italiano con manie imperiali e centraliste che per attaccare me beffeggia la lingua sarda, dichiara che in Sardegna abbiamo solo le pecore e che comunque senza l’Italia moriremmo di fame. Perché per il fascista sardo in cusinzos la priorità è sempre e comunque il razzismo, il resto passa in secondo piano!</p>
<p>Molti amici, patrioti e compagni mi hanno invitato a chiudere il profilo, a ritirarmi temporaneamente a vita privata, a cambiare le impostazioni della mia privacy. Ho ringraziato ma ho declinato l’invito. Davanti ai predicatori d’odio e ai manganellatori della rete serve tenere la testa alta e lo sguardo puntato e fermo.</p>
<p>Nessun passo indietro, così tutti i riformisti e i moderati che quotidianamente paragonano fascismo e comunismo o che addirittura negano l’esistenza del pericolo fascista, forse cominceranno a farsi due domande.</p>
<p>Sì, perché i fascisti non solo esistono ma spesso sono pure travesti da patrioti sardi e da democratici, salvo poi rivelarsi per ciò che sono quando qualcuno, come in questo caso, li punge nel vivo delle loro torbide fragilità, facendogli salire il sangue alla testa e venire fuori allo scoperto con tutto il loro carico di odio e violenza repressa.</p>
<p>I fascisti esistono e vanno combattuti, sempre, senza paura o tentennamento alcuno!</p>
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		<title>Autodeterminazione e universalismo, dialettica vitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 16:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reduce dal Festival ad Alta Felicità di Venaus, mi porto dietro suggestioni eterogenee e immagini forti. Non ne parlerò. Non ancora, almeno. Tra tutte le cose viste e sentite, però, mi preme riesaminare una questione emersa nel corso di un dibattito, a proposito del libro di Daniele Pepino e Walter Ferrari Escartoun. La federazione delle...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Autodeterminazione e universalismo, dialettica vitale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/07/31/autodeterminazione-e-universalismo-dialettica-vitale/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p>Reduce dal <a href="http://www.altafelicita.org/" target="_blank"  rel="nofollow" >Festival ad Alta Felicità</a> di Venaus, mi porto dietro suggestioni eterogenee e immagini forti. Non ne parlerò. Non ancora, almeno. <span id="more-2650"></span></p>
<p>Tra tutte le cose viste e sentite, però, mi preme riesaminare una questione emersa nel corso di un dibattito, a proposito del libro di Daniele Pepino e Walter Ferrari <a href="https://tabor.noblogs.org/post/2014/05/03/escartoun/" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Escartoun. La federazione delle libertà </em>(Tabor)</a>.</p>
<p>Discutendo di autonomia e autodeterminazione delle comunità, di imposizioni di modelli colonialisti, di minorizzazioni culturali e linguistiche (tutte cose che suonano incomprensibili ai sardi, no?), <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Quadruppani" target="_blank"  rel="nofollow" >Serge Quadruppani</a>, presente tra il pubblico, in un suo intervento ha sollevato l&#8217;obiezione della possibile deriva localistica ed escludente delle culture locali, enfatizzando invece la necessità dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Universalismo" target="_blank"  rel="nofollow" >universalismo</a> come contraltare salvifico e spesso persino desiderabile.</p>
<p>La possibilità di sfuggire, cioè, alla morsa delle chiusure identitarie particolaristiche grazie all&#8217;accesso a un panorama culturale, valoriale e pragmatico più ampio e condiviso, ulteriore e a tratti incompatibile rispetto alla mera condizione locale o alle singole culture specifiche.</p>
<p>Tra i tanti spunti emersi in quella discussione (lunga, partecipata, densa), mi è sembrato uno di quelli più fecondi.</p>
<p>Mi è venuto spontaneo, già lì per lì, intervenire per ammetterne la centralità. È una tematica decisiva, quando ci si occupa di emancipazione collettiva e di autodeterminazione, e richiama problemi che è inutile, o addirittura pericoloso, eludere.</p>
<p>La dicotomia &#8220;autonomia (intesa in senso lato) vs. universalismo&#8221; esiste, ma non è necessariamente uno scontro da cui è necessario che emerga un vincitore.</p>
<p>È invece una dialettica feconda, che può animare un nuovo modo di intendere le relazioni umane, partendo dal locale e ridisegnando il globale. Un globale, in questo senso, &#8220;su scala umana&#8221; (come direbbe <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Manfred_Max-Neef" target="_blank"  rel="nofollow" >Manfred Max-Neef</a>).</p>
<p>La pulsione all&#8217;autonomia, al governarsi da sé, è insopprimibile in qualsiasi comunità umana appena definita. A definirla, al di là delle teorizzazioni essenzialiste, sono prevalentemente fattori contingenti ed esterni, come quelli geografici, le risorse disponibili, il clima, l&#8217;orografia, la fauna e la flora con cui interagisce.</p>
<p>Non è insomma questione di caratteristiche proprie, innate e immutabili delle singole comunità umane. A tal proposito rimane insuperata la lezione di Jared Diamond e del suo <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Armi,_acciaio_e_malattie" target="_blank"  rel="nofollow" >Armi, acciaio e malattie</a></em>.</p>
<p>Ogni comunità umana, non appena superi un certo grado di complessità, produce cultura. Cultura in senso ampio, da quella materiale a quella artistica, musicale, narrativa e poetica.</p>
<p>E naturalmente, nella diversità di condizioni, latitudini e usi, si formano e si articolano le lingue umane, si generano narrazioni e si tramandano tradizioni.</p>
<p>Assumere tali fattori culturali come assoluti, perciò discriminanti e necessariamente divisivi, è una delle basi di qualsiasi etnocentrismo e di qualsiasi xenofobia. Su cui può allignare il razzismo (che è sempre un potente <em>instrumentum regni</em>).</p>
<p>Ma non solo. È proprio la dimensione autocentrata delle comunità, specie quando piccole, a diventare un limite. Chiunque, anche nell&#8217;Europa contemporanea, sia nativo di una piccola comunità, magari periferica, sa quanto possa esserne soffocante l&#8217;abbraccio.</p>
<p>L&#8217;incrostarsi e lo stratificarsi di usi, regole implicite ed esplicite, preponderanze religiose, gerarchie sociali risulta difficilmente scalfibile nel caso di una piccola comunità, al di là delle virtù e dei vantaggi che essa può offrire.</p>
<p>Solidarietà, condivisione delle risorse, riconoscimento dei ruoli, riparo dalle avversità sono opportunità che invece le piccole comunità di solito garantiscono ai propri membri più delle grandi collettività umane. Ma non sempre e comunque può non bastare a farne il posto migliore in cui vorresti vivere.</p>
<p>D&#8217;altro canto le collettività più vaste e variegate tendono ad essere in realtà omologanti, liquefatte e ricombinate al proprio interno dalla spersonalizzazione e dalla massificazione dell&#8217;organizzazione sociale, del consumo, delle stesse infrastrutture urbane, schiave di modelli e valori eteronomi quasi sempre subiti passivamente.</p>
<p>Rimane dunque insuperabile il bisogno di autodeterminazione. Un bisogno che discende dalla necessità di gestire le proprie risorse e le proprie relazioni, di rispondere a regole che si comprendono, di vivere dentro una sfera di valori, costumi, linguaggi e forme di socializzazione in cui ci si riconosce.</p>
<p>In più, nei casi più complessi (ossia di interi popoli e territori storicamente e/o geograficamente definiti), si tratta prevalentemente della possibilità concreta, storica, di raggiungere una qualche forma di democrazia e di emancipazione sociale, dentro una dimensione geografica e antropica proporzionata ai mezzi disponibili e alle reali possibilità di vita.</p>
<p>Il che è il nucleo fondamentale di qualsiasi autonomia e di qualsiasi autodeterminazione, molto più e molto più decisamente di qualsiasi discorso identitario e strettamente culturale.</p>
<p>Insistere nella pretesa che l&#8217;unica sfera emancipativa e liberante sia quella universalista conduce a forme di alienazione non facili da contrastare.</p>
<p>Inoltre non va dimenticato che le pretese universalistiche, nel corso della storia, hanno sempre costituito la base ideologica delle peggiori pratiche di dominio, da quelle fondate sulla religione a quelle di stampo squisitamente colonialista (la civile Europa al salvataggio dei popoli e dei territori &#8220;arretrati&#8221;).</p>
<p>Se si riuscisse a mantenere viva la dialettica tra l&#8217;autodeterminazione necessaria e una sfera più ampia di valori universali si potrebbero trarre vantaggi da entrambe.</p>
<p>La pulsione all&#8217;autonomia non diventerebbe mai soffocante ed escludente, perché esisterebbe un insieme di valori, idee, linguaggi, dispositivi, relazioni esterno, più ampio, il cui accesso consentirebbe di moltiplicare le possibilità di libertà.</p>
<p>Libertà intesa in senso plurale e concreto, non nel senso astratto e di comodo propalato dalle varie forme di individualismo egoistico. A loro volta sempre funzionali a processi politici di natura autoritaria e/o allo sfruttamento cleptocratico.</p>
<p>L&#8217;autonomia e l&#8217;autodeterminazione sarebbero il limite delle pretese egemoniche di qualsiasi universalismo e l&#8217;universalismo sarebbe il limite alla chiusura cui tutte le autodeterminazioni rischiano di ridurre la condizione umana.</p>
<p>Come si vede in questo discorso non ho citato la nazione, come soggetto storico di qualche rilevanza. L&#8217;idea di nazione che abbiamo oggi, figlia della Rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche, è un&#8217;idea transeunte, su cui non si può fare affidamento per sempre né in senso assoluto.</p>
<p>Ma negare l&#8217;esistenza storica delle nazioni o sminuire l&#8217;assolutezza della loro rilevanza non significa negare l&#8217;esistenza dei popoli e delle comunità umane, né delle differenze culturali, linguistiche, demoantropologiche, sociali, economiche tra essi.</p>
<p>Significa piuttosto inquadrarle in un contesto dinamico, che tenga conto della realtà umana così come si presenta e si sviluppa nel tempo, ma senza assolutizzarne alcuni tratti, arbitrariamente, per usarli come strumento politico.</p>
<p>Vivere dentro la dialettica tra autonomie e universalismo può essere fecondo e produttivo, dunque, sia in termini socio-economici, sia in termini culturali, sia anche in termini politici.</p>
<p>Ma non è la dialettica prevalente, oggi. Dall&#8217;organizzazione del sapere istituzionale e dai mass media dominanti l&#8217;aspirazione all&#8217;autonomia e all&#8217;autodeterminazione viene facilmente liquidata come retriva, anacronistica, marginale.</p>
<p>Che si tratti del Movimento NoTav della Val di Susa o del processo di indipendenza catalano o di qualche mobilitazione di protesta contro grandi opere o speculazioni di vario genere in qualche territorio più circoscritto, le cornici concettuali e persino le parole utilizzate, nonché spesso le pratiche repressive sfoderate, sono sempre le medesime.</p>
<p>Viene invece enfatizzata a profusione un&#8217;altra dicotomia, quella tra tecnocrazia e nazionalismi (e/o populismi). In questo caso si genera artificiosamente una falsa dialettica, creando due elementi discorsivi senza referente concreto e assumendoli come soggetti politici generali e rilevanti, in opposizione tra loro.</p>
<p>Così, a seconda della propria parte e del proprio ruolo nel gioco, ci si rivolge a un interlocutore apparentemente ostile e alternativo, ma invece indispensabile.</p>
<p>È chiaramente una trappola, totalmente organica alle forme della cleptocrazia imperante, una messinscena dalle potenzialità reazionarie evidenti.</p>
<p>Non le sono estranee le retoriche contro l&#8217;immigrazione e contro l&#8217;islam, così come l&#8217;impiego sistematico della paura come arma di manipolazione delle masse.</p>
<p>Anche in questo la dicotomia autonomie-universalismo è utile.</p>
<p>Allo spauracchio dell&#8217;Europa intesa come dominio delle tecnocrazie, a cui bisognerebbe rispondere con il nazionalismo, la chiusura, la xenofobia e il protezionismo, andrebbe invece contrapposta un&#8217;Europa fondata sui suoi popoli reali, sui suoi territori, con le loro storie e le loro culture, dentro un quadro di reciproco riconoscimento (anche stabilito giuridicamente) e di libertà universali garantite.</p>
<p>È necessario riflettere su questo tema. Specie in un luogo come la Sardegna, dove è evidente che il quadro politico, sulla scorta di processi culturali profondi, si sta progressivamente spostando all&#8217;interno di un orizzonte sardo-centrico.</p>
<p>Assistiamo tuttavia al tentativo &#8211; non dichiarato né sempre evidente &#8211; di ricalcare, sull&#8217;isola, i dispositivi retorici e le pratiche narrative che egemonizzano il dibattito pubblico italiano ed europeo.</p>
<p>C&#8217;è inevitabilmente un forte interesse a mantenere povero e debole il dibattito politico, ossia a non delegittimare del tutto l&#8217;apparato di potere dominante.</p>
<p>Esiste già ed agisce alacremente una pletora di esponenti politici che, a prescindere dal proprio percorso, dalle proprie azioni e dalla propria collocazione attuale, si qualificano di volta in volta (facendo molta confusione) come autonomisti, identitari, nazionalitari, sardisti, sovranisti o persino indipendentisti.</p>
<p>Tra di loro ci sono personaggi che recitano la parte del fuoriuscito ostile, pur rimanendo nella stessa identica collocazione ideologica, solo rivestita di parole nuove, mutuate da un altro ambito.</p>
<p>Ci sono opportunisti indefessi, voltagabbana, arrivisti, semplici esecutori materiali di ordini altrui, ecc. E cominciano ad esserci razzisti, fascisti più o meno rivestiti, reazionari.</p>
<p>Un processo inevitabile, probabilmente, da seguire con attenzione, di cui però si parla poco, a volte si nega, di solito si sminuisce. Invece è una questione decisiva.</p>
<p>Riflettere sulla dialettica tra autonomie e universalismo, tra autodeterminazione e una sfera più ampia di valori e relazioni, non è un vezzo da intellettuali distaccati dalla vita reale, bensì una prima, robusta precauzione contro un futuro fatto di problemi strutturali irrisolti semplicemente confezionati dentro una nuova narrazione, apparentemente più accattivante.</p>
<p>Un antidoto a qualsiasi tentativo di rivoluzione passiva, insomma.</p>
<p>Aver focalizzato questo tema non è una delle cose meno preziose che mi porto dietro dal Festival ad Alta Felicità.</p>
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		<title>Celebrazioni fuori luogo e considerazioni inattuali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2016 11:46:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Brigata Sassari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nascondere le connessioni. Un ottimo modo per manipolare le coscienze e le opinioni pubbliche. Abbiamo sotto il naso eventi e processi strettamente legati tra loro, se non altro per consonanza, per analogia, se non per un medesimo rapporto causa-effetto, che facciamo fatica a scorgere. E allora qualche &#8220;considerazione inattuale&#8221; sarà forse utile. Dato che oggi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Celebrazioni fuori luogo e considerazioni inattuali' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/11/04/celebrazioni-fuori-luogo-e-considerazioni-inattuali/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://3.bp.blogspot.com/-V5gZ02etmWI/TgBk9cKbG0I/AAAAAAAADoE/lM2qAzaT070/s1600/1.JPG" alt="" width="1600" height="1278" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nascondere le connessioni. Un ottimo modo per manipolare le coscienze e le opinioni pubbliche. Abbiamo sotto il naso eventi e processi strettamente legati tra loro, se non altro per consonanza, per analogia, se non per un medesimo rapporto causa-effetto, che facciamo fatica a scorgere. E allora qualche &#8220;considerazione inattuale&#8221; sarà forse utile.<span id="more-2374"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dato che oggi sarebbe la <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/11/04/la_festa_dell_unit_nazionale_e_delle_forze_armate_mattarella_ring-68-545667.html" target="_blank"  rel="nofollow" >festa nazionale delle forze armate e dell&#8217;unità d&#8217;Italia</a> quello che sto per scrivere suonerà o blasfemo o fuori focus. Invece sono ragionevolmente certo che tutto c&#8217;entri e tutto si tenga.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla fine di agosto (più di due mesi) le popolazioni del Centro Italia sopportano una manifestazione sismica di intensità e durata notevoli. Alcuni hanno perso tutto: casa, cose, lavoro, relazioni, persone. I disagi sono grandi e per un numero cospicuo di cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">È una situazione che si fa fatica a comprendere, se non la si vive direttamente. Non la si augurerebbe a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso anche alle centinaia di morti che anche in queste ore trasformano un avventuroso viaggio di speranza in un funerale, nel nostro mare. Penso ai civili bombardati, brutalizzati, martoriati dalla guerra. Penso ai poveri e agli oppressi del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, quanti di quei bravi cittadini italiani che hanno perso tutto e ora attendono aiuto dagli altri hanno mai pronunciato parole di odio o di indifferenza per i derelitti di altre latitudini e provenienze, prima che toccasse a loro?</p>
<p style="text-align: justify;">Si può essere certi che sia successo. Ed è un pensiero che al contempo disturba ma può rinforzare il sentimento di empatia e solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è nemmeno una questione etica. È puro calcolo utilitaristico. Siamo una specie sociale, non campiamo se non dentro le relazioni coi nostri simili e tra noi e l&#8217;ambiente che ci ospita. Magari dovremmo ricordarcelo di più e più spesso, senza aspettare catastrofi e stragi a darci una botta di resipiscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, celebrare oggi le forze armate e l&#8217;unità d&#8217;Italia appare una cosa paradossale. Si dirà, l&#8217;unità d&#8217;Italia vuol dire anche solidarietà, composizione delle diversità in un più ampio ambito civile e politico. Per cui i sardi per altro hanno combattuto e si sono sacrificati (eroicamente, non dimentichiamolo). E bla bla bla&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E non dubito che qualcuno, del governo o del partito della nazione, saprà cogliere la circostanza per fare un po&#8217; di propaganda a favore della riforma costituzionale gradita agli establishment di USA, Germania e chissà chi altri, nonché da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/19/ricetta-jp-morgan-per-uneuropa-integrata-liberarsi-delle-costituzioni-antifasciste/630787/" target="_blank"  rel="nofollow" >JP Morgan</a> e &#8211; come dimenticarlo? &#8211; dalla vecchia (?) Loggia P2.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto il nazionalismo in Italia è sempre stata una buona carta da giocare per i reazionari di ogni colore, e per i padroni in cerca di salvezza per la propria roba.</p>
<p style="text-align: justify;">Magari anche in questa circostanza i Sardi dovrebbero sacrificarsi per &#8220;il bene della patria&#8221;. O vogliamo davvero garantirci dei privilegi impropri mentre gli &#8220;altri italiani&#8221; perdono spazi e strumenti di democrazia?</p>
<p style="text-align: justify;">Fallacie logiche e cortocircuiti politici si affastellano sui media e nei social network. Ce n&#8217;è per tutti, a ogni latitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli USA, per dire, non sono certo messi bene, con la farsa di elezione presidenziale che si ritrovano. Anche lì, blocchi di interessi fortissimi in competizione tra loro, ma dietro le quinte. Il proscenio è lasciato ai figuranti della società dello spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è bisogno di bussole e di punti di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per come la vedo io, ogni ingiustizia e ogni forma indotta di diseguaglianza, di oppressione, di povertà materiale e immateriale va combattuta, ovunque si trovi e da chiunque sia generata.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, mi appassionano poco le tifoserie geopolitiche, le propensioni fideistiche verso l&#8217;imperialista buono che contrasta l&#8217;imperialista cattivo, il parteggiare per un oppressore perché è nemico dell&#8217;oppressore che mi sta meno simpatico.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito, mi fa specie la perdita di capacità analitica di molti eredi della tradizione socialista e comunista: che ne è stato dell&#8217;internazionalismo e della lotta mondiale degli sfruttati contro gli sfruttatori?</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è niente di stabilito nella povertà e nella sottomissione di intere popolazioni. Non c&#8217;è nulla di naturale nella guerra e negli affari che genera. La povertà, le diseguaglianze, la devastazione della biosfera e della biodiversità (naturale e culturale), la sottomissione al profitto (di pochi) della vita di tutti non sono fenomeni inevitabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come non c&#8217;è nulla di scritto nella sorte della Sardegna. A patto di ricordarsi di pensare sempre un passo più in là della cronaca di comodo ammannitaci dai media e dalle classi dominanti, di guardare a tutto come se ci riguardasse direttamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendere parte è necessario. Per salvarci. Prendere parte sulle nostre cose prossime ed avere lo stesso criterio per le cose lontane. Quello che fa male a me fa male anche ai miei simili.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non si recupera quella che il vecchio Marx chiamava &#8220;<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/coscienza-di-classe_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/" target="_blank"  rel="nofollow" >coscienza di classe</a>&#8220;, e che potremmo serenamente ribattezzare &#8220;coscienza delle nostre relazioni&#8221;, non ne usciamo vivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che significa che il razzismo e la negazione di sé come frutto di una storia particolare (autorazzismo) possono benissimo andare a braccetto, contribuendo a una spirale distruttiva e autodistruttiva. Come invece il senso della propria ubicazione nel tempo e nello spazio possono alimentare la partecipazione solidale alle disgrazie altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questo vuol dire stare dalla parte dei perdenti, dei vinti, pazienza. Non significa però essere anche convinti (per parafrasare <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oBLqnxj-J88" target="_blank"  rel="nofollow" >Cicitu Masala</a>). A capire le cose non ci vuole chissà quale titolo di studio, se recuperiamo un po&#8217; di sana intelligenza animale (come la chiamava Nietzsche).</p>
<p style="text-align: justify;">Male che vada, andremo verso il baratro con più dignità e senza che ci si possa rimproverare di aver contribuito al disastro. E magari, se siamo in tanti, il disastro lo evitiamo. O lo attenuiamo. Raccoglieremo giusto quel che avremo seminato.</p>
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