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	<title>NIMBY Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>‘Ta gatzu no: sì!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 11:06:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come al solito, non si può stare tranquilli un attimo. Partiamo dalle urgenze più immediate. Elezioni amministrative e referendum sul nucleare caratterizzeranno le giornate di domenica e lunedì prossimi. Le due consultazioni non sono collegate, almeno formalmente, ma politicamente è chiaro che entrambe saranno interpretabili come segnali di orientamenti generali. Ai sardi il compito di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='‘Ta gatzu no: sì!' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/05/14/ta-gatzu-no-si/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Come al solito, non si può stare tranquilli un attimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dalle urgenze più immediate. Elezioni amministrative e referendum sul nucleare caratterizzeranno le giornate di domenica e lunedì prossimi. Le due consultazioni non sono collegate, almeno formalmente, ma politicamente è chiaro che entrambe saranno interpretabili come segnali di orientamenti generali. <span id="more-285"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ai sardi il compito di esprimersi e di esprimersi possibilmente con chiarezza, contro la cappa di conformismo e di subcultura depressiva che ci ammorba e ci impoverisce, anche materialmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Che ci sia la crisi, che la Sardegna ne soffra più di altre aree europee, è un dato di fatto. Se si pensa che la ricetta sia la <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/13/news/equitalia-la-rabbia-dei-diecimila-tartassati-4180354" target="_blank" rel="nofollow" >protesta</a>, magari anche numericamente consistente, ovvero la rivendicazione di aiuto e tutela da pare del governo italiano e dei suoi proconsoli nell’Isola, stiamo sbagliando calcolo per l’ennesima volta. E meno male che all’asino sardo, ecc. ecc.<span id="more-952"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, più che continuare a dire no e poi piegarsi a qualsiasi prepotenza o imposizione, occorre cominciare a dire qualche sì, proprio come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Yflsef_m9lI" target="_blank" rel="nofollow" >sulla scheda del referendum</a>. La lamentela non serve, serve progettualità e una nuova prospettiva in cui inserire un percorso di emancipazione collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, la <a href="http://noradarcaposperone.blogspot.com/" target="_blank" rel="nofollow" >protesta popolare</a> relativa all’impianto di <a href="http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/05/13/2212/" target="_blank" rel="nofollow" >quattro giganteschi radar</a> destinati a monitorare le coste sarde (per contrastare l’immigrazione clandestina? mmh, gatta ci cova…) sembra offrire al panorama sociopolitico sardo il segnale che qualcosa sta cambiando.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai e dai, stiamo capendo che queste decisioni calate dall’alto, totalmente funzionali a interessi alieni, distanti da quelli collettivi di chi vive nei territori interessati e in generale agli interessi di tutti i  sardi, non sono più accettabili.</p>
<p style="text-align: justify;">E non certo per una qualche forma di emersione della famigerata sindrome NIMBY (che vuol dire: non nel mio cortile), ma proprio in linea di principio, come rifiuto dell’approccio top-down che da troppe generazioni caratterizza  tutte le decisioni strutturali e strategiche sarde.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autodeterminazione non è né un costrutto ideologico cui sacrificare la realtà, né una utopia buona per consolarsi in tempi cupi, ma una precisa necessità storica cui deve corrispondere una assunzione di responsabilità collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Dato che la classe politica sarda è del tutto impreparata o troppo complice con i poteri dominanti per potersi opporre all’inerzia di impoverimento che ci opprime, devono essere tutti i sardi di buona volontà a svegliarsi dal sonno della ragione, dall’inedia della subalternità indotta, e cominciare a dire una propria parola su ciò che li riguarda. Una parola che non sia solo contestazione dell’esistente, ma proposta seria e concreta, sia per il presente sia per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta dire no, adesso è il tempo di dire qualche sì. Prima di tutto a noi stessi.</p>
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