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	<title>NATO Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>I nodi da sciogliere che non vediamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2022 13:18:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo quattro mesi, la guerra in Ucraina non smette di accumulare distruzione e morte e di lacerare le coscienze europee. Con il pericolo reale ben camuffato e nascosto dietro una cortina di narrazioni diversive. Come previsto, l&#8217;Ucraina sta pagando un prezzo altissimo al conflitto e rischia di pagarne uno ancora più alto, sia sul piano...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/06/29/i-nodi-da-sciogliere-che-non-vediamo/">I nodi da sciogliere che non vediamo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I nodi da sciogliere che non vediamo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/06/29/i-nodi-da-sciogliere-che-non-vediamo/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="378" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-1-700x378.jpg" alt="" class="wp-image-5054" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-1-700x378.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-1-640x345.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-1-768x414.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-1-1536x829.jpg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-1-800x432.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Dopo quattro mesi, la guerra in Ucraina non smette di accumulare distruzione e morte e di lacerare le coscienze europee. Con il pericolo reale ben camuffato e nascosto dietro una cortina di narrazioni diversive.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come previsto, l&#8217;Ucraina sta pagando un prezzo altissimo al conflitto e rischia di pagarne uno ancora più alto, sia sul piano materiale sia sul piano politico. Ma anche l&#8217;Europa rischia di pagare un prezzo salatissimo. L&#8217;Europa intesa in senso ampio; non semplicemente come Unione Europea, bensì come spazio geografico e culturale democratico, potenzialmente alternativo ai blocchi autoritari e spesso anche imperialisti che si contendono l&#8217;egemonia globale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, è una democrazia fragile, quella europea, per giunta in fase di ulteriore indebolimento, e non ha ancora fatto pienamente i conti col suo passato colonialista. È anche indubbio un fenomeno di sclerosi politica, specie ai vertici istituzionali, a cui però sembra poter rispondere qualche residua forza sociale e culturale non del tutto piegata e omologata. In Italia non tanto, ma in altri paesi sì.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo scenario che si profila è sempre quello di cui ho parlato nel post <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/05/17/la-grande-trappola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La grande trappola</a>. In questi giorni, gli indizi che quella lettura sia valida si sono moltiplicati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le esternazioni di Putin e dei maggiori esponenti del suo gruppo di potere &#8211; da Medvedev a Lavrov &#8211; chiariscono uno dei significati di questa sorta di spedizione punitiva contro l&#8217;Ucraina, paese considerato una &#8220;regione&#8221; della Grande Russia, abitato da genti che sono semplicemente dei russi di serie B. Il senso è la feroce ostilità verso ogni possibile forma di democrazia e di società aperta. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quella russa è un&#8217;aggressione imperialista e colonialista. Non capirlo è un errore di valutazione serio, se lo commette chi professa ideali di sinistra e parteggia per la democrazia reale, per i diritti sociali e civili, ecc. Che una parte della sinistra europea, più legata allo stalinismo, in odore di rossobrunismo, assuma posizioni favorevoli a Putin e ostili all&#8217;Ucraina è comprensibile: in quell&#8217;ambito esiste una forma di sospetto, se non una vera paura, verso forme di democrazia inclusiva, verso temi come il femminismo e i diritti della comunità LGBTQ+, verso l&#8217;ambientalismo, ecc. Ancora più normale che le destre fasciste o para-fasciste siano schierate con Putin (salvo fare ambigue dichiarazioni di circostanza che servono solo come paravento, per assicurarsi la piena legittimazione politica).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il bersaglio finale o di fondo resta comunque la democrazia. Magari si aggiunge a questo sostantivo qualche aggettivo, per qualificarla in modo sminuente (liberale, borghese, occidentale o che so io), ma alla fine, in molti casi, il bersaglio è la democrazia tout court, l&#8217;idea stessa di un&#8217;ordine sociale e politico non gerarchico, non controllato, non sotto tutela, non rispondente a dogmatiche ideologiche, realmente egualitario e aperto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel campo nominalmente avverso alla Russia di Putin vediamo che USA e soprattutto Regno Unito spingono perché il conflitto si intensifichi, senza alcuna empatia verso le popolazioni coinvolte, solo per calcolo. La NATO, nel suo insieme, fa la sua politica opaca e tutt&#8217;altro che determinata a difendere l&#8217;integrità dell&#8217;Ucraina e la piena agibilità politica della sua popolazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il capolavoro di cedere alle richieste di Erdogan, pur di consentire a Svezia e Finlandia di aderire all&#8217;Alleanza, è un punto su cui occorre soffermarsi. È una delle spie più luminose del vero significato di questo frangente storico. La vittima sacrificale saranno, per l&#8217;ennesima volta, le popolazioni curde e, nello specifico &#8211; non per caso &#8211; quella parte delle popolazioni curde che rappresenta una possibile alternativa politica tanto ai regimi autoritari quanto alle derive fondamentaliste e/o tribali della regione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su tutta la faccenda si è espresso anche il quasi centenario <a href="https://www.corriere.it/esteri/22_giugno_28/kissinger-russia-8d1af6fa-f6a9-11ec-9143-1626935df89d.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Henry Kissinger</a>, chissà perché rispolverato come autorevole commentatore politico dai media internazionali. Kissinger, con sorpresa di tante persone, anche ben informate, ammonisce a non considerare come nemico pubblico n. 1 il regime putiniano e nemmeno la Cina, parla di errori del campo occidentale e lancia ammonimenti apparentemente votati alla pace e alla concordia internazionale. Qualcuno, sia tra i fautori in buona fede della pace, sia tra quelli che parlano di pace ma solo nei termini più favorevoli all&#8217;aggressione russa, ne gioisce. Eppure anche questa è una spia piuttosto chiara e allarmante di come stiano le cose davvero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un vecchio reazionario, visceralmente ostile a qualsiasi forma di democrazia popolare e di società non gerarchica, non condizionata dal mero consumo e dal dominio dei meccanismi capitalisti, che interesse ha a difendere la Russia e persino la Cina contro la propria stessa parte? Io me lo chiederei, prima di gioire troppo. Anzi, me lo sono chiesto. Sono abbastanza anziano da sapere bene chi sia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Kissinger" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Heinz Alfred Kissinger</a>. Uno che per molto tempo è stato in cima alla lista dei nemici del popolo di tre quarti del pianeta. Uno a cui stavano benissimo i colonnelli greci, Pinochet e la giunta militare argentina (giusto per citare qualche suo amico). Uno che non si metteva problemi a minacciare il povero Aldo Moro di rappresaglie, se avesse dato esito positivo al  &#8220;compromesso storico&#8221; tra DC e PCI (operazione di suo tutt&#8217;altro che rivoluzionaria).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Kissinger tutt&#8217;a un tratto si redime, in tardissima età, e diventa un paladino della pace nel mondo? Mi scuserete, ma non ci credo nemmeno per un secondo. Così come credo poco a chi parla di pace e sostiene le buone ragioni del regime putiniano. Che poi spesso sono le stesse persone che &#8211; anche qui magari alcune volte in buona fede &#8211; difendevano Assad in Siria, anche contro le istanze democratiche siriane, solo perché dichiarato nemico dagli USA.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutti questi casi emerge la difficoltà a ragionare in termini obiettivi, partendo da un punto di vista non ombelicale, non occidente-centrico. Io sono pressoché sicuro che all&#8217;amministrazione USA e ai vertici NATO dell&#8217;Ucraina non gliene infischi nulla. La useranno tatticamente, in questo passaggio storico, ma non perché intendano difenderne i processi democratici, la sovranità e il diritto ad esistere. Gli stessi governi che ora inviano armi al governo ucraino saranno del tutto disposti a sacrificarlo, alla prima occasione buona. Ciò non significa che non sia giusto consentire all&#8217;Ucraina di difendersi da un&#8217;aggressione ingiustificata e odiosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è certo necessario essere estimatori di Volodymyr Zelens&#8217;kyj, per prendere una posizione netta contro l&#8217;invasione russa. Non è affatto necessario nemmeno essere fan della NATO o degli USA. Sono valutazioni che stanno su piani diversi. Non dobbiamo mai perdere di vista una realtà ineludibile: l&#8217;Ucraina esiste, esiste la sua popolazione, esiste il diritto di questo paese e di chi lo abita all&#8217;autodeterminazione. Il Donbass e la Crimea sono un&#8217;altra faccenda. Il loro status e la loro sorte meritano una riflessione meno condizionata dalla propaganda e svolta alla luce dei dati sul campo, considerando con spirito di giustizia la volontà delle popolazioni (posto che ne rimangano di consultabili, visto l&#8217;andazzo di deportazioni, emigrazioni, immigrazioni forzate ecc.).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando gli USA invasero l&#8217;Iraq nel 2003, con pretesti irricevibili, ben pochi tra coloro che contestavano questa scelta potevano dirsi ammiratori o difensori del regime di Saddam Hussein. Si riusciva a distinguere i piani della questione. Non vedo perché non sia possibile, con tutte le differenze del caso (in Ucraina, checché se ne dica, non c&#8217;è un regime dittatoriale), farlo anche riguardo all&#8217;Ucraina.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sostenere la difesa ucraina contro l&#8217;aggressione russa è una scelta di buon senso, non solo in linea di principio, ma anche in linea pragmatica: la Russia, storicamente, non ha mai riconosciuto altro ostacolo che la forza altrui. Per portare il regime putiniano o qualsiasi altro governo russo al tavolo della pace non è opportuno, oltre a non essere giusto, dargliela vinta su tutto il fronte.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa opzione &#8211; il rifornimento di strumenti di difesa all&#8217;Ucraina &#8211; ha dei rischi e ha dei limiti, ma non vedo cos&#8217;altro si potrebbe fare. Caso mai va sempre tenuto vivo il discorso dei due pesi e due misure, a carico dei governi occidentali. Si può sostenere la causa ucraina senza abdicare al doveroso esercizio della critica sulle ipocrisie dei nostri governi riguardo ad altri scenari: dei Curdi abbiamo detto, ma poi ci sono anche le guerre in Africa e la connessa, gravissima situazione dei migranti (vedi <a href="https://www.rainews.it/video/2022/06/strage-di-migranti-a-melilla-decine-di-morti---video-5489585d-3149-46de-a05b-22b684fcd0b7.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >strage di Melilla</a>), la questione palestinese, quella dei <a href="https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Saharawi_il_popolo_negato.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Saharawi</a> e chissà quante altre potremmo elencarne.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il terreno sui cui l&#8217;ambito democratico, socialista, internazionalista, intersezionalista, ambientalista può ritrovarsi è quello della difesa (prima di tutto) e della promozione (dove e quando ci si riesce) delle conquiste storiche sul piano dei diritti, dell&#8217;inclusività e dell&#8217;apertura culturale, dell&#8217;emancipazione sociale e del principio di eguaglianza, della ricerca di un modo di convivere tra noi esseri umani, con le altre specie viventi e con l&#8217;ecosistema planetario diverso da quello che ci ha condotto a questo punto drammatico della nostra storia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come nel caso della pandemia da covid-19, anche la guerra in Ucraina è usata efficacemente per dividere e indebolire il campo democratico. Questo è un obiettivo strategico delle oligarchie planetarie, di ogni latitudine e longitudine. Quali che siano le retoriche impiegate e i posizionamenti di facciata, il vero conflitto in corso è questo. Niente di strano, dunque, che un personaggio come Kissinger faccia il genere di discorso che ha fatto in questi giorni. Niente di strano che le élite occidentali siano del tutto disponibili ad accordarsi con un autocrate come Erdogan, sulla pelle dei Curdi, per averlo tatticamente dalla propria parte nel gioco di potenza contro la Russia. Non in nome della democrazia e del progresso sociale, bensì solo in un&#8217;ottica di mantenimento del potere e di spartizione delle aree di influenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le stesse élite occidentali non stanno certo con le mani in mano, quando si tratta di assecondare gli istinti più retrogradi di minoranze agguerrite e dotate di mezzi adeguati, a patto che garantiscano l&#8217;intangibilità dello status quo e anzi proteggano le oligarchie dal rischio di dolorosi ribaltamenti democratici. Significativa l&#8217;ipocrisia con cui l&#8217;ambiente del Partito Democratico USA si esprime in questi giorni sulla sentenza della Corte Suprema che de-costituzionalizza il diritto all&#8217;aborto. Un diritto all&#8217;aborto che nessuna amministrazione democratica USA si è mai sognata di rendere definitivo e stabilito a livello generale. Ed è significativa anche la noncuranza con cui nell&#8217;Unione Europea, dietro la facciata di <a href="https://www.osservatoriorepressione.info/via-libera-alla-sorveglianza-totale-delleuropol/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >operazioni neutre o addirittura virtuose</a>, si procede sulla strada dell&#8217;erosione degli spazi di dissenso sociale e di critica politica e si frustrano o quanto meno delegittimano le aspirazioni all&#8217;autodeterminazione democratica al suo interno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;Italia è un caso esemplare, su questo terreno, e non in senso positivo. Crisi sociale e crisi ambientale si sommano in una combinazione potenzialmente devastante, ma lo spazio della comunicazione e dell&#8217;infotainment è occupato da tutt&#8217;altro. Per esempio, dall&#8217;imposizione di schemi rigidi a cui aderire su ogni questione rilevante, che sia il covid o la guerra, con tanto di promozione a detentori di voce in capitolo di personaggi improbabili, scelti all&#8217;uopo. O, ancora, dall&#8217;attacco sistematico contro la povertà, con la stigmatizzazione delle richieste di condizioni di lavoro dignitose. E anche, da un altro lato, dai panegirici celebrativi su grandi capitalisti, trapassati o no che siano, additati come i veri eroi del nostro tempo (vedi l&#8217;osceno spettacolo in occasione della morte di <a href="https://www.informazionesenzafiltro.it/leonardo-del-vecchio-e-la-multinazionale-luxottica-domicilio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Leonardo Del Vecchio</a>). Intanto il caro-vita, specie sui beni essenziali, ci viene presentato come conseguenza della guerra e addebitato a Putin, quando si sa perfettamente che è l&#8217;esito di bieche manovre speculative, a cui i governi sono tutt&#8217;altro che ostili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questi anni la porzione più ricca dell&#8217;umanità si è ulteriormente arricchita, intanto che le conseguenze della pandemia, dei mutamenti climatici e dei conflitti si scaricano sull&#8217;intero orbe terracqueo e il prezzo più alto è sempre a carico delle masse più povere. Una buona fetta delle classi dirigenti mondiali lavora alacremente alla conservazione e anzi al consolidamento di questa situazione di estrema iniquità. Per loro i guai ambientali e climatici non sono un vero problema, dato che contano di farne pagare il prezzo a noi altri. Anzi, possono essere giusto l&#8217;ennesima opportunità di arricchirsi e di mantenere il controllo sui centri di potere. Non c&#8217;è alcun reale conflitto, tra le élite che governano il mondo, se non qualche occasionale lancio di dadi nel risiko delle porzioni di pianeta da piegare ai propri interessi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se non capiamo che è questo il vero nodo, prendiamo abbagli sia sul posizionamento da tenere sulle diverse vicende in corso, sia sulla vera natura delle contrapposizioni alimentate dai mass media e dagli algoritmi dei social media. E ne pagheremo materialmente le conseguenze.</p>
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		<title>Guerra, democrazia e verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2022 13:07:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Guerra, democrazia e verità non possono esistere insieme nello stesso luogo e nello stesso tempo. Per questo il momento presente richiede non una ritirata della ragione, davanti al procedere della storia, ma un suo surplus, per quanto difficile sia. Sempre che democrazia e verità ci stiano a cuore più della guerra. Sono spaventato dalla deriva...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Guerra, democrazia e verità' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/04/10/guerra-democrazia-e-verita/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://static.erickson.it/sit/mondo-erickson/articoli/didattica/oltre-carta-matita-e-dadi---il-valore-educativo-del-gioco-di-ruolo/fb_didattica_ludica_giochi_di_ruolo_in_chiave_didattica.jpg" alt="https://static.erickson.it/sit/mondo-erickson/articoli/didattica/oltre-carta-matita-e-dadi---il-valore-educativo-del-gioco-di-ruolo/fb_didattica_ludica_giochi_di_ruolo_in_chiave_didattica.jpg" width="699" height="367"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Guerra, democrazia e verità non possono esistere insieme nello stesso luogo e nello stesso tempo. Per questo il momento presente richiede non una ritirata della ragione, davanti al procedere della storia, ma un suo surplus, per quanto difficile sia. Sempre che democrazia e verità ci stiano a cuore più della guerra.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sono spaventato dalla deriva bellicista e autoritaria che sta prendendo l&#8217;Europa, di pari passo con i problemi sociali e ambientali e con la crescita delle destre politiche. Da anni, e a maggior ragione da quando è iniziata l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, sostengo che l&#8217;Europa dovrebbe assumersi delle responsabilità in termini collettivi, come spazio democratico, garante dei diritti dei popoli e di tutti gli esseri umani. Una pia illusione, probabilmente, vista la classe dirigente europea; ma come orizzonte ideale continua a non sembrarmi malvagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo i mass media non aiutano, soprattutto nello spazio culturale italiano. Gli organi di informazione, in Italia, sono controllati dalla politica o da grandi gruppi economici. Da cui dipendono anche le fortune di molta parte del ceto intellettuale. La libertà di stampa e di parola esistono sulla carta, ma nella realtà fanno fatica a sopravvivere, con poche eccezioni che consentono di mantenere in piedi la finzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da settimane la classe dominante italiana spinge affinché l&#8217;opinione pubblica accetti il mutamento di paradigma politico in corso. Un processo già avviato grazie alla pandemia, durante la quale la comunicazione pubblica è stata infarcita di terminologia bellica. Che sia stato un generale &#8211; sempre in divisa &#8211; a guidare l&#8217;apparato che doveva gestire la vaccinazione di massa non è un caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stati di emergenza, lessico e atteggiamenti guerreschi, insieme alla retorica e alla simbologia nazionalista, sono già entrati nel senso comune delle persone. Eppure, nonostante questo, la maggioranza della popolazione è ostile alla guerra e a un coinvolgimento diretto dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa nel conflitto. Almeno, stando ai reiterati sondaggi in proposito (ma guardate bene i quesiti delle rilevazioni demoscopiche: quasi sempre tendono a orientare le risposte nel senso opposto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contempo, è chiarissimo il senso di solidarietà verso il popolo ucraino e non si contano le iniziative di soccorso attivo messe in campo, a tutti i livelli, fin dall&#8217;inizio dell&#8217;invasione russa. Se sembra che in tutto ciò ci sia qualcosa di contraddittorio, è perché si ragiona sempre e solo in termini semplicistici, binari, ideologicamente condizionati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La contrarietà alla guerra, a questa guerra e alla guerra in generale, come strumento di risoluzione delle controversie internazionali (cit.), è ampia e ben distribuita. Una fetta consistente della popolazione europea sa benissimo chi è l&#8217;aggredito e chi l&#8217;aggressore, nella vicenda ucraina, ma non per questo accetta lo schema guerrafondaio, ipocrita e affaristico che le classi dirigenti stanno cercando di imporre egemonicamente. Per adesso forse questo è l&#8217;unico elemento di parziale consolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche un fenomeno che manda in bestia i portavoce degli apparati di governo e dei gruppi di interesse privati che vorrebbero avere le mani libere per gestire la faccenda a modo loro. Soprattutto in Italia, gli editoriali dei grandi organi di stampa trasudano fastidio, quando non odio vero e proprio, verso il popolo, evidentemente non troppo bue, e verso le voci dissonanti e dissenzienti, verso la narrazione dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo andrebbe fatta qualche precisazione. Sul fronte che si oppone alla guerra come strumento politico ordinario e che non vuole aderire alla chiamata alle armi contro la Russia, la maggior parte delle persone e delle organizzazioni <em>non sostiene affatto</em> le ragioni di Putin; ma una minoranza sì. Si tratta di sparuti gruppi rossobruni o apertamente fascisti, di residuali schegge della sinistra di movimento che ragiona ancora secondo i vecchi schemi della Guerra fredda, di una manciata di opinionisti, già attiva negli anni scorsi &#8211; e probabilmente non a titolo di volontariato &#8211; nel sostegno implicito o esplicito alle ragioni del regime putiniano.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">È noto che Putin e soci hanno investito moltissimo, in passato e fino a ieri, nella propaganda diretta e indiretta così come nel sostegno, se non nell&#8217;aperto finanziamento, di organizzazioni di estrema destra in tutto il mondo. In Europa, tutta la destra, in tutti i paesi, è stata a lungo schierata pro Putin. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo ultimamente, dopo, l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, si sono aperte delle crepe in questo fronte altrimenti compatto, con i leader più in vista e più ambiziosi che hanno cercato di cancellare le tracce, anche recentissime, delle loro simpatie putiniane. In alcuni casi &#8211; come in Polonia e nei paesi baltici &#8211; la destra ha sempre condiviso l&#8217;orientamento reazionario, xenofobo e anti-democratico del regime di Putin, ma lì prevale la storica ostilità verso la Russia. Giusto un politico grossolano come Salvini, viziato dal confortevole e a lui favorevole ambiente mediatico italiano, poteva incorrere in una figuraccia come quella da lui fatta in Polonia poche settimane fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non parliamo poi dell&#8217;ampia fetta di classe dirigente europea che a parole condannava il regime russo e nei fatti ci faceva lauti affari. Cosa che in buona parte avviene ancora adesso, per altro. Quando smetteranno di farci affari, il conto lo faranno pagare a noi (tenete presente il discorso di Draghi su pace vs. condizionatori).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in definitiva, le vere simpatie per Putin sono quelle fasciste o rossobrune. Diffuse e in qualche modo radicate, più forti in Italia che altrove, ma non così preminenti, rispetto al tema più ampio della guerra e delle scelte da fare in proposito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che anche molta parte della sinistra non pregiudizialmente favorevole a Putin e del mondo dell&#8217;attivismo sociale, per prendere le distanze dallo schema ideologico che i governi e i mass media sembrano voler imporre, si servono di retoriche che troppo spesso ricordano quelle delle fazioni filo-putiniane e della propaganda russa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rifiuto della visione bellicista e dello schiacciamento dell&#8217;Europa sugli interessi USA, benché sacrosanto, non ha bisogno di argomentazioni precariamente fondate o addirittura basate su informazioni fasulle. Non serve affatto sostenere le ragioni della Russia putiniana nel Donbass, bersi e replicare a pappagallo le esagerazioni o le invenzioni di sana pianta sul peso e la forza dei neo-nazisti in Ucraina, o la lettura dei fatti di Euromaidan e della seguente fase politica come colpo di stato &#8220;nazista&#8221; a cui avrebbero resistito eroicamente &#8220;i partigiani&#8221; di Donetsk e Luhansk. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo va fatta una seria riflessione. Si dice spesso che &#8220;le cose sono più complesse di così&#8221; e di solito è vero. Ma poi bisogna rispettare questa complessità e riuscire ad articolare un discorso che ne tenga conto, specie se non si vuole riconoscere la legittimità dello schema binario, delle opposte tifoserie, così come ci è imposto da governo e mass media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo problema mi angoscia e mi sconforta soprattutto riguardo la Sardegna, che di suo si trova in una condizione particolare. Colonia interna, sottoposta a un&#8217;occupazione militare (italiana, non direttamente NATO) invadente di ampie porzioni di territorio, sotto le grinfie di un&#8217;egemonia culturale retriva e spesso razzista (e auto-razzista), oggetto di potenti speculazioni, che minacciano di aggravarsi in modo decisivo nel prossimo futuro: come può sperare in un riscatto da tale e tanta subalternità se rinuncia a uno sguardo autonomo e libero sulle questioni internazionali?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece anche nell&#8217;isola, come segnalato più volte, domina l&#8217;adesione pressoché meccanica e acritica agli schemi imposti dall&#8217;egemonia culturale italiana, compresa l&#8217;opposizione al discorso governativo. Il che implica una serie di errori di valutazione e di posizionamenti che stridono ed entrano in contraddizione con le aspettative di democrazia e di autodeterminazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su alcune cose va fatta chiarezza e va assunta una posizione che rispecchi l&#8217;articolazione reale dei fattori storici e delle relazioni politiche e sociali della vicenda ucraina. In larga misura sono problemi che ci toccano da vicino, almeno in termini di consonanza e di analogia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo avere paura della verità, la labile e complicata verità storica, né dell&#8217;onestà intellettuale e politica. Soprattutto dove non ci sono posizioni di vantaggio sociale e grandi interessi materiali da difendere, questo sforzo di pulizia e di integrità è doveroso. Ed è doveroso ricostruire uno spazio di discussione e di azione politica democratica in cui prevalgano le cose che si condividono e ciò che di buono si può fare assieme, piuttosto che discordie nate su un terreno puramente comunicativo e retorico, per altro pesantemente inquinato da elementi discorsivi esogeni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, fossi al posto di qualche persona indipendentista a cui le ragioni della Russia sembrano valide, mi farei delle domande. Ci sono troppe prese di posizione che stridono con le nostre stesse pretese e con le argomentazioni che di solito usiamo per sostenere il diritto all&#8217;autodeterminazione della Sardegna. Per di più, troppe asserzioni si basano su paralogismi e su assunti indimostrati, o su vere e proprie informazioni false.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno che la Sardegna si libererà dal dominio italiano e l&#8217;Italia comincerà ad accampare diritti e a cercare pretesti per riprendersela, magari sostenendo che la Sardegna è sempre stata italiana, che anzi è la culla dello stato italiano e che &#8211; per dire &#8211; ad Arborea vive una popolazione italiana vessata, e dopo un po&#8217; invaderà l&#8217;isola, tu da che parte starai?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Ucraina, come stato e come popolo, ha pieno diritto all&#8217;autodeterminazione e a difendersi da un&#8217;invasione. Poco importano le ragioni dell&#8217;invasore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere che il Donbass ha diritto all&#8217;autodeterminazione ma l&#8217;Ucraina no, è una sciocchezza. Tanto più che il Donbass non è un&#8217;entità territoriale a cui corrisponde una comunità umana distinta. È territorio ucraino (secondo il diritto internazionale), abitato in assoluta prevalenza (almeno, prima della guerra) da persone ucraine. In molti casi russofone (ma tutte le persone, in Ucraina, sono almeno parzialmente russofone), in alcuni casi russo-file. Le due categorie non coincidono, come emerge da qualsiasi onesto resoconto dal campo. L&#8217;equivoco, a quanto pare, ha fregato anche Putin e i comandi russi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il destino del Donbass, in un mondo ideale, dovrebbero deciderlo le persone che vi abitano. In questo senso si può parlare di diritto all&#8217;autodeterminazione. Ma ovviamente si tratta di un mero auspicio, almeno finché c&#8217;è la guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere che l&#8217;Ucraina è un paese nazista e che la popolazione ucraina è nazista è una falsità grossolana ed è anche offensivo. Che in Ucraina esista da tempo un forte sentimento nazionale, sorretto anche da una certa diffidenza verso la Russia, è vero ed è anche perfettamente comprensibile. Spesso la diffidenza, se non l&#8217;ostilità, verso la Russia si accompagna a diffidenza e ostilità verso il comunismo. Ma &#8220;comunismo&#8221;, in tutta l&#8217;area ex sovietica, spesso ha la valenza che in altri paesi ha il fascismo o comunque identifica un regime dispotico e straniero di cui ci si è liberati. Se non ci sforziamo di capire questo, non capiamo nemmeno il resto. Che il sentimento nazionale (e nazionalista, certamente) delle persone ucraine sia cresciuto negli ultimi tempi, e a maggior ragione con l&#8217;invasione subita dalla Russia, è non solo un dato di fatto ma è a sua volta del tutto umano. E non equivale a un&#8217;adesione di massa al fascismo. L&#8217;Ucraina non è più fascista della Russia e nemmeno dell&#8217;Italia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere che l&#8217;Ucraina non ha diritto a difendersi è una pretesa davvero stupida e per molti versi disumana. C&#8217;è bisogno di spiegare perché? E poco importa se riceva armi dall&#8217;esterno, magari dai paesi NATO (in realtà anche da altri). Quando erano i Curdi del Rojava a essere spalleggiati, in qualche misura, dagli USA, nella loro guerra contro l&#8217;ISIS, molti a sinistra hanno storto il naso e hanno tolto la propria simpatia alla rivoluzione confederalista. Una presa di posizione che ho sempre trovato ottusa e parecchio ingiusta. Quando sei impegnato in un conflitto contro un avversario forte, determinato, crudele, che minaccia di annientare te e la tua comunità, combatti con le armi che hai e, se qualcuno te ne fornisce delle altre, le accetti con gratitudine. È davvero così difficile da capire?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta della famosa massima secondo cui &#8220;il nemico del mio nemico è mio amico&#8221;. Anche perché spesso il nemico del mio nemico è un elemento peggiore del mio nemico e sarebbe meglio non averci niente a che fare. Non si tratta di ragionare in termini così astratti ed elementari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaro, che la NATO, gli USA e diversi paesi europei stiano speculando, politicamente ed economicamente, su questa guerra è vero, ed è una faccenda piuttosto criticabile; specie per la retorica che l&#8217;accompagna e per le sue modalità concrete. Ma questa critica si muove su un altro piano e bisogna essere in grado di distinguere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Putin non ha alcuna ragione valida, per invadere l&#8217;Ucraina. Il più volte menzionato accerchiamento NATO, che è più un&#8217;iperbole che una realtà di fatto, rischia di diventare più concreto adesso di quanto non sia mai stato prima. Non c&#8217;è qualcosa di stonato in questa giustificazione ipocrita di una pulsione totalmente, e banalmente, imperialista? Non bastano le dichiarazioni pubbliche dello stesso Putin e di diversi altri esponenti dell&#8217;establishment russo per capire la vera natura di questa guerra?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Confondere il diritto all&#8217;autodeterminazione dell&#8217;Ucraina con gli interessi geopolitici degli USA è un altro errore di valutazione abbastanza evidente. Non perché gli USA non coltivino i propri interessi geopolitici anche tramite la guerra in Ucraina, ma perché la vicenda non si può ridurre a tale aspetto. Se gli USA, di punto in bianco, difendessero il diritto all&#8217;autodeterminazione della Sardegna, esso diventerebbe d&#8217;un tratto illegittimo solo per questo? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardare alla guerra in Ucraina solo con le lenti dell&#8217;antagonismo verso la NATO e gli USA è fuorviante. Non c&#8217;è questo aspetto, in gioco. Sicuramente, non è quello il punto decisivo per la Sardegna. Che ha sempre meno a che fare con la NATO e con gli interessi strategici USA. Si può insistere nella retorica anti-NATO e anti-USA, ma suona sempre di più come una posizione astratta, slegata dalla realtà concreta della Sardegna. Il mondo è diverso da cinquanta e anche da trent&#8217;anni fa. L&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;egemonia globalista targata USA è agli sgoccioli e questa guerra potrebbe essere la sua sentenza di morte. Dobbiamo maturare uno sguardo più aggiornato e dotarci di strumenti interpretativi più al passo coi tempi. Senza rinunciare ai principi di pace, solidarietà internazionale, giustizia sociale, salvaguardia ambientale, che costituiscono il nucleo fondativo di qualsiasi istanza democratica di oggi e dei prossimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può essere ostili alla guerra e promotori di pace senza disconoscere la sofferenza del popolo ucraino e senza giustificare la sua sottomissione all&#8217;imperialismo russo. Si può e si deve. Dopo di che, bisogna anche ragionare in termini pragmatici su come far cessare il conflitto, su come garantire i diritti dei popoli coinvolti e su come costruire uno scenario internazionale che non si basi sulla stupida competizione tra potenze e tra nazioni (entità la cui natura andrebbe discussa) e non sia ancorato al modello economico estrattivo e di iper-sfruttamento degli esseri umani e delle risorse, in nome del profitto privato. Bisogna provarci. Rinunciando ai posizionamenti di comodo, a slogan triti e fuori tempo massimo, alla pigra reiterazione di argomentazioni astratte. È a questo che dovremmo lavorare, anziché perdere tempo a litigare su Facebook e ad alimentare il grande gioco di ruolo in cui i governi e i grandi padroni del mondo vogliono relegarci.</p>
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		<title>Imperialismo, colonialismo, guerra, crisi ecologica e democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 13:41:14 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://lh6.googleusercontent.com/proxy/UNNMkeY7TMbfb8C8a1wU6AVUaZc8Ci1zMwUauVC-VtctEzKG-x4TaLd14EWuPoHEGukJIjXZatWAEe3W3AT78_wzKF4daLQR4QyViqcaFrgJwUA_atG2y9QfIvaZ45J2=w1200-h630-p-k-no-nu" alt="https://lh6.googleusercontent.com/proxy/UNNMkeY7TMbfb8C8a1wU6AVUaZc8Ci1zMwUauVC-VtctEzKG-x4TaLd14EWuPoHEGukJIjXZatWAEe3W3AT78_wzKF4daLQR4QyViqcaFrgJwUA_atG2y9QfIvaZ45J2=w1200-h630-p-k-no-nu" width="571" height="429"/></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Prima era la pandemia, a occupare cronache e opinioni, oggi la guerra in Ucraina. Ma l&#8217;una e l&#8217;altra si inseriscono in un contesto in cui agiscono fattori economici, sociali e politici globali, correlati tra loro, dentro una difficilissima fase storica.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle letture circa la guerra in Ucraina è che Putin stia attaccando non solo il paese confinante, ma &#8211; per ora solo simbolicamente &#8211; la stessa idea di democrazia occidentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benché sia una tesi di comodo, che suona parecchio propagandistica, in realtà credo contenga qualcosa di vero. Forse non proprio nel senso in cui la sostengono i suoi propagandisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche io ritengo che Putin e il suo regime temano l&#8217;espandersi ai suoi confini di modelli politici, sociali e culturali diversi dal suo modello imperiale e reazionario. Probabilmente in una consistente porzione della classe dominante russa alberga la convinzione che quell&#8217;enorme paese (perché è davvero enorme) non possa restare unito ed essere efficacemente governato se prendesse piede un regime aperto, laico, grosso modo liberale, pluralista; uno stato di diritto, insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È lo stesso problema che ha la Cina. Anzi, nel caso cinese il problema è anche più evidente, dato che si tratta alla fin fine di un impero millenario, che ha maturato una civiltà sua, distinta da quella europea. Sono imbarazzanti i tentativi di imporre a quel mondo una visuale &#8220;occidentale&#8221;, quale che sia il nostro giudizio sul regime cinese attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In India l&#8217;esperimento di una democrazia grosso modo basata sul modello europeo ha avuto qualche successo, con alti e bassi e contraddizioni grandiose, proporzionate, anche qui, alle dimensioni del paese. Non è fallito del tutto per via della natura federale del gigantesco stato indiano. Ma molti nodi sono restati irrisolti e oggi, col nazionalismo hindu imperante, stanno venendo al pettine. Chissà come andrà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Russia è in una condizione ibrida: troppo estesa la sua parte asiatica per non condizionarne gli interessi strategici e per non lasciare tracce culturali profonde; troppo forte l&#8217;attrazione verso l&#8217;Europa (almeno dai tempi di Pietro il Grande) per non generare, sul lato occidentale, una sorta di faglia tettonica costantemente attiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, di stati confinanti pienamente democratici o avviati verso una compiuta democrazia, la Russia ne conta già alcuni. Basti pensare alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Finlandia" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Finlandia</a>, per più di un secolo parte dell&#8217;impero russo. Però, l&#8217;Ucraina è un&#8217;altra faccenda. Non è una piccola <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paesi_baltici" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >repubblica baltica</a> o uno stato marginale &#8211; in termini geografici e demografici &#8211; come la Finlandia. L&#8217;Ucraina è un paese molto grande, popoloso, pieno di risorse (agricole e minerarie), affacciato sull&#8217;Europa centrale. Subisce l&#8217;influsso diretto di paesi ormai pienamente integrati nel sistema di valori &#8220;occidentale&#8221;. Alla Russia, a chi la governa, questo fa paura. Più dell&#8217;ingerenza NATO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un buon motivo per invaderla, sia chiaro. Non ce ne sono di buoni motivi per invadere l&#8217;Ucraina. Voglio ribadirlo in modo molto chiaro. Non vale a nulla il discorso delle provocazioni NATO o la discutibile politica ucraina sul Donbass, o il pretesto della presenza più o meno larga di simpatizzanti fascisti (o nazisti, se preferite, è uguale) tra e sue forze armate e nella società civile ucraina (magari fosse un problema solo ucraino!), tanto meno la simpatia o antipatia dei suoi governanti (chi ha governanti simpatici alzi la mano!).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È perfettamente comprensibile, invece, che per la popolazione ucraina il modello occidentale sia semplicemente desiderabile, così come lo era per le altre popolazioni dell&#8217;ex Patto di Varsavia e anche per molte persone russe (specie nelle città maggiori). Ed è comprensibile che una grande maggioranza della popolazione ucraina, oggi più che mai, non intenda affatto accettare il controllo russo, diretto o indiretto. Il nazionalismo a volte un po&#8217; fanatico mostrato dal governo ucraino in queste settimane può non piacerci (a me non piace), lo stesso Zelens&#8217;kyj può non convincere (personalmente lo trovo inquietante e a tratti detestabile); ma si tratta di un effetto inevitabile di questa situazione. È in corso un <em><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/nation-building_(Neologismi)/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >nation-building</a></em> rapido e doloroso, laggiù. Cose già successe altrove, spesso in modalità non meno cruente. Prima di valutare frettolosamente cosa sia l&#8217;Ucraina, di che qualità sia la sua politica, come siano orientati i suoi governanti, io direi che dovremmo aspettare che l&#8217;Ucraina fosse libera dall&#8217;invasione straniera (e direi anche dall&#8217;ingerenza straniera, qualsiasi ingerenza straniera) e messa nella possibilità di decidere per sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto questo, a me sembra che ci sia un tema fondamentale su cui questa guerra ci interroga, ed è proprio la nostra idea di democrazia. Non solo l&#8217;idea, però. Dovremmo interrogarci anche su cosa siano di fatto le democrazie in cui ci troviamo a vivere, in cosa consista il loro fascino e quali siano i vantaggi che ci offrono. Dovremmo chiederci se questa democrazia è in salute, se sta maturando e irrobustendosi o se sia in crisi e stia mostrando segni di cedimento. Magari potremmo anche provare a immaginare come potrebbe migliorare, dando per scontato che ne disponiamo liberamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho un&#8217;idea molto severa e molto preoccupata, sulla condizione delle democrazie occidentali. Penso anche che non dappertutto, nel cosiddetto Occidente, sussista una democrazia compiuta. Ritengo che abbiamo da tempo imboccato la parabola discendente della storia, quanto a possibilità espansive (sto usando un termine gramsciano) delle democrazie liberali. Esse hanno già tradito molte premesse e molte promesse. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò non toglie che, a tutt&#8217;oggi, io non preferirei vivere in un regime diverso e penso che valga anche per molte altre persone critiche verso il modello &#8220;occidentale&#8221; (fascisti a parte). Possiamo scomodare il vecchio Churchill, che di suo era una carogna colonialista e razzista, ma aveva un certo senso della storia e non amava le dittature: &#8220;È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme <em>che si sono sperimentate finora</em>&#8221; [corsivo mio]. Una massima famosa, pronunciata nel corso di una seduta parlamentare, nel 1947.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io la leggerei con più attenzione di quanto non si faccia di solito. Anche perché di solito la si cita malamente, parzialmente ritoccata o amputata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia occidentale nasce e prende piede in un preciso momento storico e in un contesto culturale determinato. Non è il frutto di un&#8217;evoluzione politica universale, non nasce spontaneamente dappertutto, nella stessa forma, allo stesso momento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia è una soluzione politica europea, che i colonizzatori europei si portano appresso in Nord America, laddove la combinazione di condizioni climatiche, apporti culturali e vicende politiche consentirono di replicare su una scala continentale ciò che nel Vecchio continente andava sviluppandosi dentro le singole comunità nazionali in formazione, tra XVIII e XX secolo. Una delle condizioni del successo del modello democratico in Nord America è stato l&#8217;uscita dallo status di colonia. Un&#8217;altra, per quanto brutto possa suonare, fu lo sterminio e la marginalizzazione delle popolazioni native insieme allo schiavismo e poi alla segregazione razziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia occidentale si è sviluppata sulla base della trasformazione dello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_assoluto" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >stato assoluto</a>, grazie alla rivoluzione capitalista, al colonialismo, allo schiavismo e al razzismo. In fondo, dunque, anche la democrazia occidentale è una conquista concessaci dalla combinazione tra &#8220;armi, acciaio e malattie&#8221;. Ed è comunque costata &#8220;sangue, fatica, lacrime e sudore&#8221; (per restare alle citazioni del vecchio Winston) a molte generazioni del Vecchio continente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Va anche ricordato che, quando altri popoli, finiti sotto il giogo coloniale europeo, hanno provato a realizzarla, o a realizzarne una propria versione, sono stati combattuti, riconsegnati a regimi dispotici e mantenuti in condizione di subalternità, per la maggior gloria della democrazia occidentale. Le potenze coloniali europee e gli USA hanno sempre temuto e combattuto ferocemente molto più le potenziali nuove democrazie di qualsiasi dittatura. Ancora oggi contano, tra i propri amici e alleati, paesi in cui vigono regimi autoritari, quando non oscurantisti e crudeli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, nei regimi democratici disponiamo di alcune libertà fondamentali, come quella di pensiero e di parola. Non è poco, ma non è tutto rose e fiori. Nessuna libertà, nessun diritto è esente da minacce (vedi casi di attivisti politici sottoposti a misure di polizia, casi di repressione violenta di manifestazioni, ecc.). In quasi tutti i paesi democratici esistono consistenti problemi di minoranze non garantite, di rivendicazioni territoriali soffocate, di colonialismi interni e di razzismi. In più, dopo la fine della Guerra fredda, si è accentuato il fenomeno della chiusura oligarchica e della mercificazione totale di risorse umane e materiali, si è messo in atto un elaborato e capillare sistema di controllo e monitoraggio delle vite dei cittadini, si è promosso e protetto uno spostamento netto di ricchezza e potere dal basso verso l&#8217;alto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia esistono molte questioni aperte di questo tipo, a volte menzionate superficialmente nelle cronache quotidiane, spesso mistificate, altre volte semplicemente taciute. La Questione meridionale non va più di moda, ma è ben lungi dall&#8217;essere risolta. Il drenaggio costante di risorse umane e materiali dal Sud al Nord della penisola non è mai cessato. Ma anche nel ricco Nord la situazione è meno omogenea di quanto appaia al senso comune dei più. Pensiamo alle dolorose vicende del cosiddetto Confine orientale, con tutto il loro carico di xenofobie, nazionalismi, nostalgie fasciste o asburgiche, memorie tutt&#8217;altro che condivise. Pensiamo alla vicenda, ormai più che trentennale, della Val di Susa e dell&#8217;assurda operazione speculativa del TAV, con tutto il suo strascico di lotte, militarizzazione del territorio, disinformazione, repressione. Pensiamo alla Sardegna, uscita malconcia dalla fine dei finanziamenti dei Piani di Rinascita (1991), malissimo governata in questi ultimi trent&#8217;anni da una classe politica in pieno declino ideale e morale, sottoposta a forme di speculazione e di sottomissione materiale e politica di stampo sempre più chiaramente coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna è un ottimo caso di studio per comprendere le dinamiche interne delle democrazie occidentali, sia pure nella debole e opaca declinazione italiana. Lo è per le sue caratteristiche e per le sue vicende, lo è se contestualizzata nelle storia europea di questi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia europea dominata da una globalizzazione più subita che agita, in cui hanno guadagnato molto grandi gruppi economici e porzioni di classe dirigente sempre più rapaci e lontane da qualsiasi dinamica realmente democratica. In cui ha preso piede una visione politica tecnocratica, rigidamente oligarchica e di fatto a-democratica, ma in molti suoi esponenti sostanzialmente anti-democratica. Mario Draghi rappresenta bene questa deriva. Ma è in buona compagnia. Aver accettato come controparte i rigurgiti xenofobi, reazionari e anti-democratici (a loro volta sostenuti e a quanto pare anche foraggiati dal regime di Putin) non è stato un caso o un errore di valutazione, ma una scelta precisa. Lo spostamento verso destra del baricentro politico europeo, a favore di soluzioni autoritarie e anti-popolari, è stato promosso dalle classi dirigenti e alimentato tramite le varie emergenze succedutesi senza soluzione di continuità: terrorismo, pandemia, ora guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In proposito, una cartina di tornasole, oggi più significativa che mai, è la questione catalana. Emblematici i mesi tra estate e autunno del 2017, dall&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Barcellona_del_17_agosto_2017" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >attentato dell&#8217;ISIS a Barcellona</a>, coperto o favorito dai servizi di sicurezza spagnoli, al referendum del primo ottobre 2017, con la sua repressione violenta e i suoi strascichi anche internazionali. Confrontando quelle vicende e le relative posizioni espresse da UE e stati membri con la retorica ostentata in queste settimane a proposito della crisi ucraina, emerge l&#8217;ipocrisia e la doppia morale della gran parte delle classi dirigenti europee. Il che si somma, senza annullarla, all&#8217;ipocrisia emersa a proposito di tutte le altre crisi internazionali, che l&#8217;Europa non ha saputo affrontare se non in ordine sparso, ogni stato per conto proprio, tutti ossessivamente attaccati ai propri interessi particolari e sempre in un&#8217;ottica di potenza e di egoismo nazionalista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non affronto la questione degli USA, del loro imperialismo, della loro strana concezione della democrazia (almeno a livello di establishment politico: vedi caso Julian Assange). Del resto è stata chiamata in causa spesso, per quanto non sempre in modo corretto. Purtroppo, lo spauracchio USA viene spesso agitato pavlovianamente da una parte consistente della residuale sinistra europea come espediente per non affrontare i nodi a noi più vicini, come le forme di colonialismo interno e, oggi, le domande e i problemi che ci pone la questione ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Temo che non usciremo affatto migliori, da tutte queste crisi sovrapposte e interconnesse: crisi politica, sociale e culturale, crisi ecologica, pandemia, guerra in Ucraina. Non ne usciremo nemmeno presto, se non cambia qualcosa. Di sicuro, anche una volta usciti, non troveremo ad accoglierci uno scenario più pacifico e democratico, se non lo costruiamo oggi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Che guerre, crisi climatica, migrazioni di massa, diseguaglianze e disconoscimento dei diritti dei popoli e degli individui vadano di pari passo, lo vediamo chiaramente proprio in Sardegna, dove militarismo e militarizzazione, industria bellica, colonialismo energetico e subalternità culturale e politica sono un tutt&#8217;uno. È questo il mondo che ci sta consegnando la tarda età del capitalismo. In alcune porzioni del pianeta, Europa compresa, le conseguenze saranno più drammatiche che altrove. Lo choc costituito dall&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina è dovuto alla vicinanza degli eventi, ma è solo l&#8217;ennesimo episodio di un andamento drammatico in corso da anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa, la senescente Europa, ci serve un orizzonte ideale e strategico nuovo, in cui possano trovare accoglienza tanto le questioni politiche e sociali di fondo, quanto le questioni ambientali. Un orizzonte che faccia tesoro delle esperienze e anche degli errori del passato; che miri a spezzare la logica di potenza e gli ottusi paradigmi della geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, non potrà essere elusa la questione della natura e della funzione degli stati-nazione così come emersi dal XIX secolo, la questione dei nazionalismi, la questione della convivenza pacifica, solidale e libera di tutti i popoli europei. Urge una riflessione ad ampio spettro sul concetto e sulla consistenza storica della democrazia di stampo occidentale, sui suoi limiti e sui modi di superarli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Churchill, che tutto era fuorché sciocco, si lasciava uno spiraglio aperto, nella sua  cinica celebrazione della democrazia, non parlava per il futuro. Piuttosto che continuare a usare la democrazia di stampo europeo come dispositivo retorico per tacitare tutte le forme di opposizione, specie quelle più progressive, e per evitare di affrontare i nodi storici, bisognerebbe cominciare a ripensarla in termini di ulteriore sviluppo e di più completa realizzazione. Ciò contrasta con i robusti interessi materiali dei ceti privilegiati, con le mire imperialiste di tanti e con la rapacità di chi considera il mondo unicamente come una fonte di risorse da saccheggiare. A maggior ragione, è un obiettivo politico e storico per cui vale la pena lottare.</p>
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		<title>Opinioni e sentenze diverse.2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 13:25:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora qualche ragionamento a partire dalla guerra in Ucraina e su temi ad essa connessi. Litigi sui social, propaganda, militarismo, ipocrisie e altro ancora. Puntualizzo subito una cosa. Non ho verità in tasca e nemmeno in altri posti. Cerco solo di capire. Uso questo spazio come una sorta di diario, come uno strumento per dar...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Opinioni e sentenze diverse.2' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/03/11/opinioni-e-sentenze-diverse-2/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://www.anca-aste.it/photos/auctions/orig/207/136.jpg" alt="https://www.anca-aste.it/photos/auctions/orig/207/136.jpg" width="571" height="417"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Ancora qualche ragionamento a partire dalla guerra in Ucraina e su temi ad essa connessi. Litigi sui social, propaganda, militarismo, ipocrisie e altro ancora.</h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Puntualizzo subito una cosa. Non ho verità in tasca e nemmeno in altri posti.</strong> Cerco solo di capire. Uso questo spazio come una sorta di diario, come uno strumento per dar forma ai pensieri, che di per sé non sono sempre coerenti e ordinati. A me serve. Spero che possa servire anche ad altrә, sia pure nel dissenso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Confesso che mi ha un po&#8217; stancato (eufemismo) la retorica di chi si lamenta dei tuttologi dei social.</strong> &#8220;Prima tutti virologi, oggi tutti esperti di geopolitica&#8221;, &#8220;Ieri tutti allenatori di calcio, oggi tutti esperti di storia ucraina&#8221;, ecc. A me disturba di più questa lamentela. La libertà di dire quello che si pensa e di esprimersi su temi anche complessi, benché dia il via libera, inevitabilmente, a ogni sorta di stupidità e di cattivo sentimento, è anche però un potente mezzo di confronto e di scambio. Non è detto che basti una laurea o una vasta competenza settoriale per evitarci di proferire sciocchezze. La prosopopea di chi vorrebbe che ad esprimersi pubblicamente fossero solo esperti patentati a me suona classista e volgarmente supponente. Anche ridicola, in molti casi. Se non interessa il parere di altre persone, basta non leggerlo; ne abbiamo facoltà, fidatevi. E lasciate perdere le sbrodolate snob di Umberto Eco: anche lui ne ha detto e scritto, di imbecillità, anche se non usava i social.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Orientarsi nel bel mezzo del bombardamento mediatico, di questa vera e propria infodemia, in questo frangente così come era già successo a proposito del covid-19, non è affatto facile.</strong> Saper selezionare le fonti non sempre è alla portata di tutte le persone e comunque tendiamo sempre a scegliere le fonti che confermano le nostre opinioni e le nostre inclinazioni. I social alimentano questo circolo vizioso, fa parte del loro funzionamento, non è colpa della singola persona che li usa. Nel circolo vizioso e nei <a href="https://www.settimanadelcervello.it/bias-di-conferma/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >bias di conferma</a> incorrono anche le persone che vorrebbero impedire ad altre di usare liberamente i media oggi disponibili. Insomma, è doveroso per tuttә non affidarsi senza filtri a tutto quello che ci appare credibile e autorevole, magari solo perché ci piace di più. Di credibile e autorevole, in questo caso, e soprattutto nei mass media mainstream italiani, c&#8217;è molto poco. Ce n&#8217;è poco anche nei media non mainstream, per quello. Impariamo a scegliere le fonti, impariamo a leggere un paio di lingue straniere: si può fare. Il mondo è più vasto e complesso di quanto supponiamo. Questo salto di qualità cognitivo non è consolatorio, ma fa tanto tanto bene. Perciò, prima di scatenare faide o guerre di religione col dirimpettaio o con la parentela, meglio fare esercizio di sano scetticismo, limitarsi a farsi un&#8217;idea, ascoltare anche altre campane, non pretendere di avere ragione a tutti i costi. Nessuno ce l&#8217;ha.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Almeno <strong>le persone che si reputano intelligenti</strong> e sufficientemente istruite &#8211; ossia che non ritengono di far parte dell&#8217;aborrita massa di analfabeti funzionali (a proposito, <a href="https://www.dudemag.it/attualita/chi-parla-di-analfabetismo-funzionale-e-un-analfabeta-funzionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >non esistono</a>) &#8211; potrebbero evitare di incorrere in fallacie retoriche e logiche e, sulla base di quelle, accapigliarsi in pubblico o in privato con controparti vere o presunte. Anche perché le bombe non stanno cadendo su casa vostra, abbiate pazienza. Facciamo lo sforzo di definire alcune cose basilari, onde darle per acquisite, sia pure nella loro problematicità, e non usarle più come espedienti per avere la meglio a buon mercato nelle discussioni? Io ci provo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Su una cosa mi pare non possano esserci dubbi: è in corso un&#8217;invasione armata e ostile da parte di uno stato su un altro stato sovrano confinante.</strong> C&#8217;è un aggressore e un aggredito. Quali che siano gli eventi pregressi, quali che siano le responsabilità dei due contendenti e di altri attori internazionali (ci sono, beninteso), non può esserci dubbio sul fatto che il regime putiniano sta commettendo un&#8217;aperta violazione del diritto internazionale, sta conducendo la Russia in una guerra del tutto ingiustificabile ed esponendo l&#8217;Europa a una situazione di gravità mai vista dopo la Seconda Guerra mondiale. Si può affermare questo pur senza avere alcuna particolare simpatia per l&#8217;Ucraina o per il suo governo, né voler incensare il suo attuale presidente. E si può affermare senza essere solo per questo etichettati come fan della NATO, degli USA, dell&#8217;Occidente o di qualsiasi altro schieramento reale o ipotetico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Ucraina ha o no il diritto di esistere? E chi deve deciderlo?</strong> Queste sono domande fondamentali. Per il governo russo, l&#8217;Ucraina è un pezzo della Russia, renitente all&#8217;assimilazione per ragioni oscure, soprattutto per interferenza di potenze esterne ostili. È una visione tipicamente nazionalista, imperialista, colonialista e autoritaria. Di cui purtroppo non hanno il monopolio Putin e la consorteria che lo sostiene. La leggenda vuole che la Russia moderna sia una diretta discendente della Rus&#8217; di Kijv, ma dal punto di vista storico questa pretesa è come minimo problematica. È un po&#8217; come dire che lo stato italiano discende dalla conquista catalana della Sardegna. Certo, c&#8217;è chi lo sostiene, così come si sostengono altre cose, tipo l&#8217;esistenza sostanzialmente eterna dell&#8217;Italia, fin dalla preistoria. Di nazionalismi è pieno il mondo. A volte hanno successo e si trasformano nella Grande Narrazione nazionale di uno stato ed entrano nel senso comune. Ciò non significa che abbiano fondamento storico. Ucraina vuol dire &#8220;marca di confine&#8221;: è chiaro che per meritarsi una denominazione del genere il suo status, nel corso dei secoli, anche per gli stessi russi, non deve essere stato sempre chiaro. In quello che è l&#8217;attuale territorio ucraino si sono svolte vicende complicate, si sono avvicendate diverse autorità politiche, si è creato un intreccio di lingue e tradizioni. La stessa <a href="https://www.infodata.ilsole24ore.com/2022/03/01/lucraina-la-russia-e-la-questione-linguistica-spiegata-in-tre-grafici/?refresh_ce=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >lingua ucraina</a> è una sorta di ponte tra il russo, il bielorusso, il polacco e, per certi aspetti, con altre lingue slave. In Ucraina si contano decine di idiomi, tra lingue e dialetti. Marca di confine, appunto. Una parte dell&#8217;attuale Ucraina è stata per molto tempo legata all&#8217;impero asburgico, un&#8217;altra ha prevalentemente orbitato attorno all&#8217;impero degli zar. Quando in Europa, nell&#8217;Ottocento, è nata l&#8217;idea che esistessero le nazioni &#8211; queste <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_immaginate" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >comunità immaginate</a>, ammantate di mito e di sacralità -, anche da quelle parti ha cominciato ad diffondersi il sentimento nazionale ucraino. Possiamo metterne in dubbio fondamenti e consistenza storica, ma, se esiste una nazione francese, una italiana, una tedesca, una russa, ecc., allora esiste anche una nazione ucraina. O tutte o nessuna. Sono le vicissitudini storiche a determinare le sorti di queste comunità immaginate: alcune hanno avuto successo, nella loro costruzione di uno stato-nazionale, altre meno; alcune ci sono arrivate prima, alcune dopo, altra mai. Il processo di &#8220;nation&#8221; e &#8220;state-building&#8221; ha tratti abbastanza costanti, almeno in contesti paragonabili. Uno dei suoi elementi è il nazionalismo. Il nazionalismo esiste in Ucraina ed è ottuso e violentemente semplificatorio lì come altrove. Io sono d&#8217;accordo a discuterlo sempre, ma ciò significa che dovremmo discuterlo prima di tutto a casa nostra. Sia come sia, se esiste una collettività umana che si riconosce come tale, nessuno può negare ad essa il diritto di autodeterminarsi. Ne consegue che far discendere dall&#8217;asserita (da Putin) russità dell&#8217;Ucraina una giustificazione dell&#8217;aggressione odierna mi pare come minimo una argomentazione debole, per non dire una stronzata. Se l&#8217;Ucraina debba o no accettare la tutela (leggi &#8220;il dominio&#8221;) o addirittura l&#8217;annessione da parte della Russia, ritengo che debbano deciderlo coloro che vi abitano. Ad ogni modo, essendo comunque uno stato sovrano, nessun altro stato ha il diritto di invaderla, quali che siano le ragioni rivendicate. E questo vale soprattutto per chi ha a cuore il diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli e la possibilità di una loro convivenza pacifica e solidale, quindi prima di tutto per le persone indipendentiste.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il <a href="https://www.ilpost.it/2022/02/20/donbass-donetsk-luhansk/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Donbass</a> e la sua sorte, specie delle sue due province orientali, è una delle pietre dello scandalo.</strong> Laggiù la guerra c&#8217;era già, dal 2014. Ucraina e Russia hanno fatto a gara per macchiarsi di azioni crudeli, magari mascherate con insegne posticce. Singolare la circostanza che, andando a guardare un po&#8217; da vicino, si ritrovino bande fasciste da entrambe le parti. Forse, un po&#8217; di più dalla parte russa. Putin è un punto di riferimento stabile di tutti i fascismi in giro per il mondo; loro piacciono a lui, lui piace a loro. C&#8217;erano gruppi paramilitari di estrema destra o addirittura neo-nazisti tra gli ucraini che sono andati a combattere in Donbass? Probabile, anzi sicuro. Ci sono formazioni di estrema destra o apertamente fasciste nello scenario politico ucraino? Sì, ci sono. Non credo però che dall&#8217;Italia, su questo punto, si possano dare lezioni a chicchessia. Ciò non significa che la sparata di Putin sulla denazificazione dell&#8217;Ucraina sia qualcosa di diverso da una solenne cazzata propagandistica. Poi, detto da un autocrate omofobo, maschilista, reazionario, nostalgico della Russia zarista, mi pare una pretesa a dir poco ridicola. La benedizione del patriarca di Mosca non è certo un argomento a sostegno. Insomma, cerchiamo di tenere il campo della discussione sgombro almeno dagli elementi più palesemente distorsivi. Non cadiamo nel gioco delle opposte propagande. L&#8217;Ucraina non è uno stato fascista. Non lo è il suo presidente, che ha molti limiti (non mi sta particolarmente simpatico), ma è un ebreo russofono che è stato votato da una larga maggioranza di cittadinә. Che lo stato ucraino, prima di Volodymyr Zelenskyy e con la sua presidenza, abbia le sue responsabilità nella situazione del Donbass è vero, ma non giustifica le efferatezze altrui. Insomma, Putin è tutt&#8217;altro che un eroe del socialismo internazionalista e non sta combattendo per liberare una popolazione oppressa da una dittatura fascista che ha preso il potere con la forza. Possiamo convenire su questo?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E sì, come accennato più sopra, <strong>le propagande sono più di una e provengono da più di una parte in causa</strong>: dalla Russia, certo, ma anche dall&#8217;Ucraina, e dall&#8217;amministrazione USA, col suo codazzo di organi di stampa più o meno embedded in tutti i paesi europei, in primis nella provincia Italia. Per non parlare di altri attori, per ora più defilati (ma non inoperosi: cosa sta combinando Erdogan, nel frattempo che noi siamo distratti?). La NATO, gli USA, il cosiddetto Occidente e l&#8217;Europa stessa non hanno certo le mani pulite e le coscienze immacolate, in tutto questo dramma. Ora inscenano un&#8217;orrida fiction in cui si mostrano scandalizzati per le azioni malvagie del villain di turno (Putin) e danno a vedere di voler affrontare la cosa con senso di responsabilità (mandiamo armi, ma non interveniamo direttamente). Davvero dobbiamo prenderli (e prenderci) sul serio? Ha ragione <a href="https://ilmanifesto.it/le-quattro-lezioni-dell-ucraina-i-doppi-standard-occidentali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >lo storico Ilan Pappe</a>: la dose di ipocrisia da parte &#8220;occidentale&#8221; è notevole e fa abbastanza schifo. Su una cosa non concordo con lui: a mio avviso l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina crea una cesura, relativizza parecchio le responsabilità pregresse di tutti i soggetti coinvolti, benché non le elimini. Certo è che gli USA ci hanno messo del loro, per scatenare questo macello. Ho la netta sensazione che abbiano fatto in modo da mettere Putin nella condizione di scatenare quest&#8217;attacco apparentemente sconsiderato. Che &#8211; come ho già detto &#8211; ha tra i suoi obiettivi strategici l&#8217;indebolimento dell&#8217;Europa. Qualche osservatore sostiene che da questa situazione la NATO e l&#8217;Europa stiano uscendo rafforzati. Io non direi proprio. La NATO si sta mostrando per quello che è: un mero strumento di egemonia politica e una fonte di lauti affari. L&#8217;Europa, al momento, benché i suoi vari governi facciano finta di voler decidere qualcosa, è solo una parola senza referente concreto. La deriva attuale conduce verso un irrobustimento dei nazionalismi e degli autoritarismi. Al più, condurrà a una situazione ancora più bloccata in termini oligarchici e tecnocratici. Le cose non miglioreranno se ci faremo trascinare, come vogliono gli interventisti che egemonizzano i mass media, in un conflitto ancora più esteso. Questi ultimi sono dei vili istigatori di scelte disgraziate. Proporrei di radunarli tutti in una brigata, o in un battaglione se si rivelassero meno numerosi di come vogliono apparire, e di spedirli al fronte. Il discorso militarista, così diffuso e pervasivo già nel corso della pandemia di covid-19, sta tracimando e occupando spazi sempre maggiori. Su questo, devo ancora una volta concordare <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2022/03/virus-militarismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >con chi ha segnalato da tempo</a> tale pericolo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Se è vero che le persone ucraine hanno il diritto di resistere, ciò non equivale a legittimare altri a fomentare la guerra o addirittura ad allargarla fuori controllo.</strong> I paragoni che si fanno con l&#8217;Europa del &#8217;38-&#8217;39, minacciata da Hitler, o con altre circostanze storiche analoghe, sono sempre scorretti. Il contesto è diverso, le vicende sono diverse, le conseguenze delle decisioni sono diverse. Già solo il fatto che si discuta con preoccupante disinvoltura dell&#8217;uso delle atomiche &#8220;tattiche&#8221; (come se questo poi non implicasse l&#8217;ulteriore escalation fino agli ordigni &#8220;fine-di-mondo&#8221;) personalmente mi dà i brividi. I vari dottor Stranamore in giro per gli USA e l&#8217;Europa andrebbero sedati e rinchiusi, altro che dar loro pulpiti da cui predicare morte e distruzione come se niente fosse. L&#8217;Ucraina è stata imbottita di armamenti per mesi, questo ormai si sa. Paradossalmente (o forse volutamente, non possiamo escluderlo), è uno dei fattori che hanno spinto Putin e i suoi ad attaccare. Gli ucraini fanno bene a resistere. Chi non farebbe lo stesso al posto loro? Gli inviti alla resa, in questo senso, mi sembrano irricevibili, anche quando siano fatti in buona fede, con spirito umanitario, e non discendano dallo stimolo della propaganda putiniana. C&#8217;è qualcosa di contraddittorio in quanto ho scritto fin qui, su questo punto? Ebbene, mai detto che la realtà umana sia lineare, schematica, di facile lettura. Chi lo pretende, mente e/o vi vuole ingannare. Le cose sono complicate. Bisogna destreggiarsi in mezzo alla complessità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Vanno preservati gli spazi di dissenso e di opposizione culturale, politica, sociale, a dispetto dell&#8217;ossessiva retorica omologante.</strong> Anche quando il dissenso ci sembra orientarsi su posizioni che non condividiamo del tutto, va garantita la sua legittimità (e sia chiaro che per dissenso non intendo robaccia fascista et similia, che non ha alcun diritto di cittadinanza). La dittatura del pensiero unico è pur sempre una dittatura e conduce a esiti disastrosi. Tanto più, quanto più è grave la situazione in cui ci troviamo. A questo aspetto è legato anche quello della russofobia montante, che a tratti sta assumendo contorni discriminatori esecrabili. Se usassimo lo stesso metro in tutte le circostanze, dovremmo colpevolizzare, escludere o punire gran parte dell&#8217;umanità, a cominciare da quella che ha avuto in sorte di nascere in contesti politici democratici. Che è una botta di fortuna notevole, non nascondiamocelo. Anche il più fervente critico del modello democratico liberale (un tempo detto <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_di_diritto" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >stato di diritto</a>, oggi passato di moda) non può affermare che si stia meglio sotto altri regimi. Ciò però non toglie che la maggior parte dei governi, anche quelli dei paesi democratici, e i gruppi dirigenti da cui sono controllati o che rappresentano, si macchino spesso e volentieri di scelte discutibili, quando non disumane. Arrivare a <a href="https://www.italiaoggi.it/news/nori-non-faro-il-corso-su-dostoevskij-alla-bicocca-202203021146265987" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >cancellare un corso universitario su Dostoevskij</a> o a <a href="https://it.euronews.com/2022/03/03/paralimpiadi-retromarcia-del-comitato-internazionale-esclusi-gli-atleti-russi-e-bielorussi" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >escludere gli atleti russi (e bielorussi) dalle Paralimpiadi invernali di Pechino</a> è segno di una deriva politicamente e moralmente pericolosa. Non solo le conseguenze che ne deriveranno saranno comunque pessime, senza alcun guadagno per la democrazia, la tolleranza e la pace, ma, se proprio volessimo essere coerenti fino in fondo, misure analoghe andrebbero prese contro pressoché tutti gli stati esistenti (eccetto forse il Costarica e pochi altri); a cominciare dagli USA, patria della democrazia e leader del &#8220;mondo libero&#8221; (a loro dire), ma fomentatori di guerre e responsabili di stragi di civili, di colpi di stato e varie altre atrocità. Non sarebbe il caso di fermarsi un attimo a rifletterci? Davvero la Russia e tutto ciò che ha espresso nel tempo, compresa la sua straordinaria produzione culturale e artistica, ora è il Male? È assurdo. Io non voglio starci, a questo gioco. Davvero non possiamo essere meglio di così? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Nel frattempo che si organizza il soccorso ai profughi dall&#8217;Ucraina, magari selezionandoli in base al colore della pelle (sì, siamo arrivati anche a questo livello di bassezza), ci riesce sorprendentemente bene di dimenticare le altre guerre e le altre emergenze umanitarie in corso.</strong> Non facciamoci ingannare dalla fanfara retorica, dalle immagini strappalacrime e dal sensazionalismo dei mass media. Se vogliamo esercitare la nostra indignazione e a questa far seguire atti di solidarietà e di buon cuore, le occasioni non mancavano già prima e continuano ad essere numerose. Dall&#8217;Africa alla Siria, dalla penisola araba alla Palestina, dal Kurdistan all&#8217;Afghanistan (per restare alle crisi più note), i conflitti e le tragedie umanitarie sono merce diffusa e a buon mercato. Singolare come le buone coscienze occidentali valutino diversamente le varie circostanze. Una stessa azione è condannata se proviene da un governo nemico e passata sotto silenzio o addirittura giustificata se commessa da un governo amico. Che l&#8217;Arabia devasti lo Yemen con armi di fabbricazione europea non disturba il sonno di nessun governante e di nessun editorialista di primo piano. Bombardare un ospedale pediatrico non è consentito in Ucraina (e ci mancherebbe), ma altrove sì. Occupare militarmente, magari con atteggiamento coloniale e razzista, territori altrui è fonte di scandalo se lo fanno i russi, ma se lo fanno gli israeliani è del tutto legittimo. E non parliamo di vicende interne agli stessi, virtuosissimi, stati europei. La questione catalana è ancora sul tappeto, così come le altre questioni interne al Regno di Spagna. In <a href="https://www.ondarossa.info/newsredazione/2022/03/approfondimento-corsica-yvan-colonna" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Corsica</a>, solo in questi giorni, abbiamo assistito alla <a href="https://www.theguardian.com/world/2022/mar/10/clashes-in-corsica-after-prison-attack-on-nationalist-figure-yvan-colonna" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >reazione durissima dell&#8217;apparato di sicurezza contro le manifestazioni suscitate dall&#8217;aggressione al prigioniero politico corso Yvan Colonna</a> in una prigione francese. Facile parlare di democrazia e attribuirsi il ruolo dei &#8220;buoni&#8221; nella storia, quando non si fanno i conti con la propria cattiva coscienza e con le proprie magagne interne. Questo è o no un problema? Qualcuno sostiene che non sia lecito discuterne ora. Invece io credo che sia doveroso discuterne ora più che mai.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La guerra è pura merda della storia.</strong> Non state a sentire chi ciancia di guerre giuste e chiama alle armi con troppa faciloneria. Anche quando la guerra sia inevitabile e sia la sola possibilità di reagire a un&#8217;aggressione o a una minaccia incombente, fa comunque schifo. Lo penso da molto ma l&#8217;ho anche sentito dire da persone che la guerra l&#8217;hanno vista da vicino o vi hanno preso parte. Da persone che per giunta stavano dalla parte &#8220;giusta&#8221;. Perché è vero che a volte &#8211; non sempre &#8211; c&#8217;è una parte più giusta di un&#8217;altra. Ma il nostro compito dovrebbe essere quello di scongiurare la guerra, sempre. Gino Strada diceva: io non sono pacifista, sono contro la guerra. È un&#8217;affermazione paradossale, che però rende bene il senso delle cose. La guerra è un disastro contro il quale dovremmo opporre ragioni pratiche, concrete, prima ancora che ideali o morali. E nel mondo di oggi, così popolato, così interconnesso, <a href="https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/terra_poli/2022/03/09/amazzonia-sotto-stress-il-75-non-reagisce-ai-cambiamenti-_542bd6e2-be44-4a4c-aa4d-004d467c9b69.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >così malato</a>, l&#8217;opzione bellica appare una follia ingiustificabile. Poco importa se l&#8217;industria delle armi sia una voce fiorente dell&#8217;economia globale. Se bandire la guerra comporta che dovremo ridiscutere il modello produttivo e sociale dominante (leggi: capitalismo), be&#8217;, forse è giunta l&#8217;ora di farlo e di trovare un&#8217;altra strada. Questa deve essere la premessa di qualsiasi altro discorso politico: l&#8217;azzeramento delle guerre e l&#8217;esclusione della violenza tra collettività umane, tra popoli, tra stati e al loro interno deve essere uno scopo strategico di chiunque lotti contro le diseguaglianze, le discriminazioni, gli autoritarismi, le sopraffazioni. Deve essere un patrimonio condiviso, fondante, di chiunque si professi democratico. L&#8217;Europa, questa piccola propaggine dell&#8217;enorme continente asiatico, avrà senso solo se si farà portatrice, nel suo insieme, di questo orizzonte storico e sarà capace di allargarlo e condividerlo con porzioni crescenti dell&#8217;umanità, in un quadro di multilateralismo, di cooperazione e di rispetto reciproco. </p>
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		<title>Opinioni e sentenze diverse (guerra in Ucraina e annessi e connessi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 12:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per capire le crisi come quella Ucraina, o quella siriana, o quella jugoslava (ma l&#8217;elenco potrebbe allungarsi a dismisura) non servono fini analisti dotati di &#8220;master in scienze politiche ad Harvard&#8221; (cit.). Basterebbe chiedere lumi a qualche gangster. Non dico a un grande capo mafia, piuttosto un boss di quartiere, di quelli che risolvono tutto...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/02/immagine-1.jpg" alt="" class="wp-image-4886" width="394" height="589" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/02/immagine-1.jpg 622w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/02/immagine-1-321x480.jpg 321w" sizes="(max-width: 394px) 100vw, 394px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per capire le crisi come quella Ucraina, o quella siriana, o quella jugoslava (ma l&#8217;elenco potrebbe allungarsi a dismisura) non servono fini analisti dotati di &#8220;master in scienze politiche ad Harvard&#8221; (cit.).</strong> Basterebbe chiedere lumi a qualche gangster. Non dico a un grande capo mafia, piuttosto un boss di quartiere, di quelli che risolvono tutto a agguati proditori e colpi di pistola. Le amministrazioni USA e russa sono buoni esempi di mentalità criminale a livello globale, però meno sofisticata, più rozza, più stupida di quella dei grandi centri di interesse e profitto, legali, semilegali o illegali, che dominano il mondo (fondi di investimento, &#8216;ndrangheta, multinazionali energetiche, cartelli messicani, ecc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chissà se Putin e la sua banda si accontenteranno di uno scenario tipo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Governo_di_Vichy" target="_blank"  rel="nofollow" >Francia 1940</a> o cercheranno di arrivare fino in Galizia, con un piede in piena <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Galizia_(Europa_centrale)" target="_blank"  rel="nofollow" >Mitteleuropa</a>.</strong> E chissà se si svilupperà in Ucraina una guerriglia partigiana. In fondo, già nel secondo dopoguerra l&#8217;URSS impiegò anni a domare la resistenza ucraina contro la nuova sovietizzazione. Le guerre lampo hanno la drammatica caratteristica di fallire quasi sempre e di trasformarsi in logoranti guerre di posizione o asimmetriche. In questi casi, non sai mai cosa augurarti, specie se pensi che intanto soffre e muore un sacco di gente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La prima vittima della guerra non è la verità, ma la popolazione civile.</strong> Certo, anche la verità va a farsi benedire, e da prima che si spari il primo colpo. Poi c&#8217;è anche un danno più profondo, collocato nell&#8217;intersezione tra la coscienza di sé nel mondo e le forme che assumono le relazioni con gli altri. Anche dopo che le ostilità sono finite, questo tipo di lacerazioni impiegano molto tempo a guarire e a volte non guariscono mai. Legami che si sfilacciano, rapporti umani che perdono consistenza, paura e diffidenza come sentimenti dominanti verso le altre persone. E questo, tanto tra popoli e collettività estese, quanto tra gruppi più ristretti, comunità locali, famiglie. Sono traumi che restano e avvelenano gli spiriti, rendendo difficile la convivenza, la cooperazione e la solidarietà anche tra vicini. È uno dei prezzi più alti della guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Notevole la faccia tosta, o la mancanza di una dose minima di onestà intellettuale, di troppi commentatori italiani.</strong> Parlo di quelli che imperversano sulle pagine dei principali organi di stampa e vengono chiamati a sentenziare in tv. L&#8217;asimmetria con cui trattano le vicende conflittuali e le guerre aperte a seconda di chi ne sia protagonista è sconcertante. Oggi, toni retorici affranti e moraleggianti, conditi di sentimentalismo finto-empatico. In altre circostanze, specie quando l&#8217;aggressore più o meno giustificato (di solito, per niente) sono gli USA, grandi arrampicate sugli specchi e trucchi argomentativi da quattro soldi, pur di rendere digeribili le malefatte del padrone. Come se davvero esistessero guerre buone e giuste e guerre cattive e sbagliate. Come se l&#8217;imperialismo fosse accettabile in certi casi e in altri no. Il vero &#8220;buonismo&#8221; ipocrita non è quello attaccato dai fascisti e dai destrorsi di ogni estrazione, compresi molti di questi stessi commentatori (uso il maschile esteso perché sono tutti o quasi tutti maschi), ma quello che si esercita a discrezione, a favore della banda criminale per cui si parteggia. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Significativo che in Russia stia montando un&#8217;opposizione popolare e politica alla guerra in Ucraina.</strong> In quel contesto, la sola idea di scendere per strada e manifestare contro il governo comporta dei rischi non indifferenti. Al contempo in Israele, che di suo è alleato di Mosca e non ha nulla da obiettare all&#8217;occupazione dell&#8217;Ucraina, si svolgono manifestazioni pro-Ucraina. Uno stato occupante e razzista ne spalleggia un altro, ma non tutta la popolazione asseconda questa posizione. In entrambi i casi è importante rilevare, ancora una volta, come gli stati non coincidano coi loro governi e i loro governi non siano rappresentativi dell&#8217;intera popolazione, persino in contesti a democrazia &#8220;controllata&#8221;, o non democratici e persino autoritari. Mi aspetto qualche scossone anche in Bielorussia. E mi piacerebbe che i popoli europei, su questo fronte, assumessero un nuovo protagonismo, a dispetto dell&#8217;opportunismo e della stupidità dei loro governi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La NATO, in crisi da anni come apparato bellico, ma potente conglomerato di interessi affaristici, esce momentaneamente rafforzata da questa situazione.</strong> O meglio, più che rafforzata, legittimata. Altro merito di quel filibustiere di zio Volodja. In fondo, come ho già scritto, a lui sta bene così, quasi quanto agli USA. Ribadisco che dovremmo ragionarci su con maggiore discernimento, da questo angolo di Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno dei timori suscitati da questa escalation bellica a due passi da casa è che intanto i gruppi dominanti delle varie province europee &#8211; e penso soprattutto alla scalcagnata repubblica oligarchica italiana &#8211; approfittino della distrazione generale per mettere in atto tutte le porcherie che in tempi normali faticherebbero a far passare senza colpo ferire.</strong> Già con la pandemia ci hanno provato e in parte ci sono riusciti. Con la guerra potrebbe essere ancora più facile. Pensiamo al grande pretesto dei prezzi dell&#8217;energia e del gas. Certo, i prezzi salgono; ma se le cause di questo aumento sono già belle opache di loro, a farmi paura sono soprattutto le decisioni che potrebbero essere assunte sulla base di questa circostanza. Tutta la speculazione brutale appena riverniciata di verde che è già in cantiere potrebbe subire una brusca accelerazione. I piani del governo Draghi sono già infarciti di schifezze spaventose, in questo senso, e la mole di denaro disponibile tramite il PNRR fa gola alle grandi bande di approfittatori sempre in agguato. Lo vedo distintamente nella drammatica faccenda del bypass ferroviario di Trento come nella sbavante propaganda relativa alla Sardegna &#8220;piattaforma energetica&#8221; a uso e consumo altrui. Direi di tenere le antenne dritte anche su questo versante.</p>
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		<title>La crisi ucraina, la geopolitica e la necessità di uno sguardo autonomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 15:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi Ucraina mette in luce non solo il provincialismo cialtrone dell&#8217;establishment politico e affaristico italiano, ma anche la debolezza e l&#8217;impreparazione della politica sarda, compresa quella alternativa al blocco di potere dominante. Premetto che detesto la geopolitica. Ne sono incuriosito, ma al contempo la trovo storicamente insulsa e moralmente repellente. Una cosa in particolare...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/23/la-crisi-ucraina-la-geopolitica-e-la-necessita-di-uno-sguardo-autonomo/">La crisi ucraina, la geopolitica e la necessità di uno sguardo autonomo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://mapofeurope.com/wp-content/uploads/2018/03/europe-political-map.jpg" alt="https://mapofeurope.com/wp-content/uploads/2018/03/europe-political-map.jpg"/></figure>



<h4 class="wp-block-heading">La crisi Ucraina mette in luce non solo il provincialismo cialtrone dell&#8217;establishment politico e affaristico italiano, ma anche la debolezza e l&#8217;impreparazione della politica sarda, compresa quella alternativa al blocco di potere dominante.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Premetto che detesto la geopolitica. Ne sono incuriosito, ma al contempo la trovo storicamente insulsa e moralmente repellente. Una cosa in particolare mi lascia sempre esterrefatto: la noncuranza con cui vengono considerate le vite degli esseri umani, i rapporti sociali, i legami culturali, le questioni ambientali, la realtà storica profonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò detto, veniamo al tema di questo post.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni assisto sconcertato sia al trattamento mediatico italiano della crisi ucraina, sia al relativo &#8211; surreale &#8211; dibattito scatenatosi sui social, in particolare quello interno al mondo indipendentista-autodeterminazionista e della sinistra in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se l&#8217;ho già detto, ma a mio avviso l&#8217;Italia è un paese in fase di declino storico conclamato, soprattutto per via della mediocrità, dell&#8217;ignoranza e dell&#8217;egoismo patologico della sua (cosiddetta) classe dirigente. L&#8217;infantilismo provincialotto e disinformato con cui i grandi commentatori ci spiegano la vicenda ucraina discende prima di tutto dalla loro condizione embedded, organica alla propaganda USA, a cui corrisponde lo schieramento avverso completamente appiattito sulla propaganda russa. Zero approfondimenti, nessuna reale conoscenza della realtà sul campo, scarsa qualità intellettuale. I rispettivi posizionamenti sanno molto di tifo calcistico e ben poco di analisi ponderata, ancor meno di dovere di informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se dall&#8217;Italia non mi aspetto niente di diverso, non capisco perché in Sardegna dovremmo continuare ad assumere come dato e come inevitabile quello stesso sguardo, facendolo nostro e replicandolo meccanicamente, senza alcun reale ragionamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intendiamoci, so bene che anche nel resto d&#8217;Europa si discute e ci si schiera. Ma basta dare un&#8217;occhiata alle trasmissioni di approfondimento politico che vanno in onda negli altri paesi o seguire la copertura giornalistica della vicenda ucraina sui principali media stranieri, per accorgersi della sostanziale differenza di qualità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in quei casi, comunque, emerge una prospettiva estranea alla nostra collocazione geografica e alla nostra condizione storica. Non dovremmo farci affidamento senza filtri, in modo acritico. Proverei dunque a precisare i contorni della faccenda, per come la vedo io, alla luce dei fatti e con tutta l&#8217;obiettività possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella crisi ucraina si scontrano due opposti imperialismi, questo deve essere riconosciuto con onestà. La NATO rappresenta il comparto militar-industriale statunitense e le sue inter-dipendenze occidentali. È più un grande colosso affaristico, che un&#8217;alleanza militare. Non so prima, ma di sicuro lo è da quando la sua funzione antisovietica è venuta meno e si è dovuta riciclare con altri scopi, dichiarati o impliciti. Ed è anche un grande fattore di disturbo, sabotaggio e neo-colonialismo, prima di tutto rivolto contro l&#8217;Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra parte, Putin e l&#8217;oligarchia che lo tiene al comando sono una banda di rapaci avventurieri, che hanno conquistato il potere in un momento propizio, ne hanno tratto ricchezza e privilegi e giocano col resto del mondo la loro partita a scacchi, sprezzanti del costo in termini di vite, benessere, pace, prima di tutto per la loro stessa popolazione. L&#8217;ideologia che sbandierano e di cui si fanno forti è un nazionalismo millenaristico, molto più in stile vecchia Russia zarista che sovietico. Le <a href="https://www.fanpage.it/esteri/cosa-ha-detto-putin-nel-discorso-alla-nazione-ucraina-e-parte-della-storia-russa-creata-da-lenin/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >recentissime dichiarazioni di Putin</a> sulle &#8220;colpe&#8221; di Lenin a proposito di Ucraina chiariscono molto bene quali siano i suoi riferimenti ideali e simbolici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Russia &#8211; quella zarista, quella staliniana e quella putiniana &#8211; è storicamente una potenza militare imperialista. Poco importa che come potenza economica sia ormai un&#8217;entità di quart&#8217;ordine. Dal punto di vista della mentalità dominante e degli interessi strategici resta uno stato imperiale e imperialista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua proiezione esterna riguarda chiaramente prima di tutto quelle porzioni di pianeta che l&#8217;élite russa considera il proprio &#8220;cortile di casa&#8221;, gli stati post-sovietici, tutta la fascia di stati confinanti. Ma ci sono anche le basi militari russe in Siria e in altre aree, nonché le operazioni più o meno ufficiali in diverse zone del continente africano. E poi va considerata la capillare opera di finanziamento e di sostegno a partiti, organi di informazione e singoli esponenti politici in giro per il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo punto di vista, possiamo fare valutazioni sulla quantità e sulla qualità di questo sistema di potere proiettato verso l&#8217;esterno, paragonandolo a quello USA, ma non mettere in dubbio che esista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo, non possiamo ingannarci sulla natura autocratica e reazionaria del regime putiniano, tutt&#8217;altro che contraltare virtuoso della potenza capitalista e militarista statunitense.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cadere nella trappola delle opposte propagande è un gravissimo errore che commettono le opinioni pubbliche europee, mal guidate dalle loro classi dirigenti, raramente così impreparate e mediocri come in questa fase storica. Le varie oligarchie statali sono impegnate ossessivamente a contendersi spazi di manovra, l&#8217;accesso alle risorse (altrui), i posti più vicini al trono. Uno spettacolo penoso. Le pose da grandi potenze di Francia e Germania o del Regno Unito sono ormai solo ridicole. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sbaglierò, ma a me sembra lampante che uno degli obiettivi &#8211; se non il principale obiettivo &#8211; tanto degli USA quanto della Russia sia tenere l&#8217;Europa in condizione di minorità, divisa, incapace di agire nello scenario internazionale. Questo perché entrambi temono fortemente l&#8217;espansione di un modello democratico alternativo ai loro regimi e il consolidarsi di una realtà confederale europea autonoma e coesa. Ne temono la potenziale forza economica e culturale e ancor di più l&#8217;esempio politico che rappresenterebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo, più nello specifico, né gli USA né la Russia (o meglio, le rispettive classi dirigenti) hanno interesse che si sviluppi in Ucraina, così come in altri stati di quell&#8217;area, una solida democrazia. Agli USA fa comodo che tutti quegli stati, dal Baltico al Mar Nero, siano instabili, impauriti, incerti: prede facili per le proprie mire geo-strategiche. Alla Russia interessa in modo ossessivo avere una propria area di influenza, possibilmente subalterna e politicamente debole, controllabile. A entrambi fa gioco che quest&#8217;area scarichi in tutto o in parte la propria instabilità sull&#8217;Unione Europea, contribuendo a renderla inerte e divisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, non capisco davvero cosa ci sia da parteggiare per gli uni o per gli altri. Che in tal senso spingano propagandisti prezzolati e osservatori tutt&#8217;altro che neutrali è un conto. Che noi altri li seguiamo pedissequamente come uno stolido gregge è un altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna non c&#8217;è ragione al mondo per cui dovremmo parteggiare di qua o di là, aderendo passivamente al discorso egemonico italiano. La Sardegna ha necessità di conquistare una propria autodeterminazione democratica all&#8217;interno di un consesso pacifico e solidale di popoli e di territori. È un nostro preciso interesse strategico, quello di contribuire a un rafforzamento della coesione europea, su una base confederale e democratica. Senza dimenticare la sponda sud del Mediterraneo, quella a noi più vicina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questo è vero, tutte le persone animate da ideali democratici, indipendentisti, autonomisti, federalisti, internazionalisti o quel che è, dovrebbero sganciarsi dalle letture preconfezionate e dalle fedi dogmatiche estranee alla nostra realtà storica e dotarsi di uno sguardo proprio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro che disputare sui social se valga di più l&#8217;indipendenza dell&#8217;Ucraina o quella delle povere repubbliche orientali ribelli. È ridicolo sostenere che, in quanto indipendentistə, dovremmo stare con l&#8217;una piuttosto che con le altre. Non è un gioco. Ci sono milioni di vite umane in ballo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi si dirà: va bene, però la NATO in Sardegna ce l&#8217;abbiamo in casa, non dovremmo in ogni caso considerarla un nemico? La NATO, soprattutto oggi, è un abominio storico, per quanto mi riguarda; ma, anche qui, non dobbiamo incorrere in errori di valutazione. La NATO in Sardegna è un problema perché la Sardegna è una dipendenza oltremarina dello stato italiano, senza voce in capitolo, senza alcuna reale potestà negoziale. La nostra controparte principale è lo stato italiano, in primis il ministero della difesa. Col governo USA manco ci possiamo parlare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli anti-militaristi non indipendentisti e la residuale sinistra &#8220;all&#8217;italiana&#8221;, retoricamente ostile agli USA ma senza molta attenzione per la condizione concreta dell&#8217;isola, dovrebbero finalmente capire che mettere in discussione lo sfruttamento militare della Sardegna (e il business delle armi che ne è la ragione) comporta necessariamente mettere in radicale discussione il rapporto di dipendenza dall&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare il tifo per Putin e prendersela con la NATO senza avere una visione onesta e realistica della condizione storica della Sardegna va bene per scrivere post su Facebook, ma non ha alcuna consistenza politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, comunque la si guardi, l&#8217;adesione alle opposte tifoserie, posto che abbia mai senso, in Sardegna non ne ha alcuno. Anzi, suona piuttosto mortificante. Ripartiamo da zero, mettiamo al centro dell&#8217;attenzione la sorte dei popoli e la vita degli esseri umani. Manteniamo una rotta coerente basata sui principi di solidarietà internazionale, di cooperazione pacifica, di autodeterminazione democratica. Contestiamo e dove possibile combattiamo tutti gli imperialismi, di qualsiasi provenienza e ovunque si manifestino. Su questa base è possibile costruirci una nostra posizione ponderata e sensata, decolonizzata, in mezzo al marasma di questi tempi. È possibile ed è necessario.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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