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	<title>militanza politica Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>I social, la politica, la libertà e noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2019 15:19:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da tempo rifletto &#8211; non sempre lucidamente, lo ammetto &#8211; sul mio rapporto con i social media e in generale sull&#8217;impatto che questi strumenti di comunicazione hanno sulla vita delle persone. Immagino che non sia una riflessione originale. Anzi ne sono sicuro. La compagnia è ampia e a volte buona. Solo a volte, però. Di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I social, la politica, la libertà e noi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/12/27/i-social-la-politica-la-liberta-e-noi/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fhipertextual.com%2Ffiles%2F2017%2F06%2FAmerican-Gods-promo-670x410.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="¿Quiénes son los dioses de American Gods?"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo rifletto &#8211; non sempre lucidamente, lo ammetto &#8211; sul mio rapporto con i social media e in generale sull&#8217;impatto che questi strumenti di comunicazione hanno sulla vita delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagino che non sia una riflessione originale. Anzi ne sono sicuro. La compagnia è ampia e a volte buona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo a volte, però. Di solito i ragionamenti su questo tema vanno dal moraleggiante/reazionario all&#8217;apocalittico-ma-integrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lascio a chi legge l&#8217;assegnazione a queste due categorie &#8211; apparentemente estreme &#8211; di ciò che si scrive e si dice in giro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è facilmente risolvibile tramite semplificazioni e schemi rigidi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo terreno la teoria si scontra molto facilmente con la pratica, dando vita quasi sempre a contraddizioni e aporie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Usare i social o no? E, se sì, come? E quali? E, forse prima di tutto, perché?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma anche: cosa sono i social? Come funzionano?</p>



<p class="wp-block-paragraph">A molti di questi interrogativi ha già risposto qualcuno, in modo ragionato e coerente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di tutto WuMing, nella riflessione in due parti reperibile <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/12/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio/" target="_blank"  rel="nofollow" >qui</a> e <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/12/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-2-dieci-anni-di-twitter/" target="_blank"  rel="nofollow" >qui</a>, a cui rimando. Personalmente non posso che associarmi, sposandone, prima ancora che le conclusioni, l&#8217;impianto e l&#8217;impostazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia ho l&#8217;impressione che non basti più &#8211; posto che sia mai bastato &#8211; spiegare il funzionamento, i limiti e i pericoli dei social. Dei social in quanto tali non *dell&#8217;uso-che-se-ne-fa*.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiarisco quest&#8217;ultimo aspetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere che un medium sia uno strumento comunque neutro e che la cosa che ne cambia effetti e risultati, sia in generale sia individualmente, sia l&#8217;uso che se ne fa, è una argomentazione fallace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si era occupato di confutarla già <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan" target="_blank"  rel="nofollow" >Marshall McLuhan</a>, a suo tempo, e a naso &#8211; fatte salve precisazioni e correzioni accessorie &#8211; l&#8217;impianto del suo ragionamento mi sembra tuttora valido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aggiungiamoci gli studi e le tesi di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/George_Lakoff" target="_blank"  rel="nofollow" >George Lakoff</a> e di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Jenkins" target="_blank"  rel="nofollow" >Henry Jenkins</a> e abbiamo per le mani già un bell&#8217;armamentario concettuale per sostenere la nostra riflessione sulla faccenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando al punto principale, direi che alla fin fine il dilemma fondamentale resta quello pragmatico: cosa fare coi/nei/dei social media? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ultimamente tendo a pensare, sulla scorta dei WuMing, che ci sia poco da scegliere: vanno disinnescati in modo radicale e consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non in termini meramente luddisti (distruggiamo le macchine e siamo salvi!). Nemmeno in termini reazionari (troppa gente che scrive e comunica in libertà, senza meritarlo e/o averne i mezzi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piuttosto, in modo democratico e creativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pongo il problema non solo per quanto riguarda me e la mia condizione particolare, ma anche e soprattutto relativamente ai processi socio-politici attuali in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;isola, stante la sua condizione generale di debilitazione socio-economica, demografica e politica, subisce in termini ancora più forti la sudditanza verso la media-sfera italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di tutto &#8211; ancora e chissà per quanto &#8211; quella televisiva. Ma anche quella dei social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una media-sfera dominata da pochi soggetti e, riguardo alla Sardegna, inquinata da conflitti (o forse meglio, convergenze) di interessi nocivi, scarsa trasparenza, organicità alla condizione para-coloniale vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I social sembrano tutto sommato uno spazio più libero e meno controllato, in cui possono esprimersi e conquistare visibilità e consensi anche istanze alternative alla brodaglia indigesta della politica di Palazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti, negli anni recenti, i social (specialmente Facebook, ahinoi!) hanno costituito il terreno privilegiato di comunicazione, confronto e battaglie collettive, per la militanza politica non istituzionale e per le reti (formali e informali) in cui si articola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stati anche uno spazio creativo, in cui si è sublimata in forme satiriche spesso efficaci la contestazione al Potere costituito (in tutti i suoi ambiti) e alla condizione subalterna dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia stiamo parlando pur sempre di un&#8217;azione che si è svolta dentro un contesto etero-controllato, proprietario (ossia privato), finalizzato a carpire e raccogliere informazioni personali a scopo commerciale (e non solo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è sempre stato così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, &#8220;sempre&#8221;, nel tempo accelerato in cui viviamo, è un avverbio che può essere reso anche con, &#8220;negli ultimi vent&#8217;anni&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo fatto l&#8217;abitudine a salti tecnologici, sia pure molto più apparenti che reali, che rendono obsoleto un intero panorama mediatico nel giro di pochi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo allora che questo &#8220;sempre&#8221; significa &#8220;nell&#8217;era di internet&#8221; e dell&#8217;internet &#8220;di massa&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come funzionava la comunicazione alternativa, in ambito politico e militante, ma anche culturale, prima del dominio dei social?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché &#8211; sembrerà strano &#8211; quest&#8217;epoca così difficile da spiegare a un adolescente odierno è esistita. E noi c&#8217;eravamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza social si poteva vivere. Così come a lungo si è potuto vivere senza internet. Ed anche senza telefono, se è per quello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Internet è stata una bella scoperta per la variegata militanza alternativa, quella che non godeva di buona stampa, o non godeva di stampa affatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forum e blog a lungo (a lungo relativamente ai tempi accelerati di cui sopra) hanno funzionato a meraviglia come spazi di riflessione, condivisione di contenuti, confronto a distanza, costruzione di una socialità plurale parallela a quella fisica, concreta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha dai trentacinque anni in su e ha frequentato un po&#8217; la militanza indipendentista sarda dei primi anni Duemila ricorderà sicuramente i forum su Politica online ed altre esperienze analoghe (come la mitica piattaforma silanese dei Conchidortos).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Astraendoci dalla litigiosità e dall&#8217;inconcludenza che dominavano la scena (senza dimenticare l&#8217;azione di trollaggio sistematica, a cui ancora non si riuscivano ad opporre anticorpi maturi), quella è stata una bella palestra dialettica per molti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, mentre la politica istituzionale e buona parte della militanza alternativa sia indy sia di sinistra restavano ancorate a forme di comunicazione pienamente novecentesche, già allora si manifestavano ed erano attive ed operanti altre forme ed altre forze comunicative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una compagine che seppe sfruttare benissimo questa nuova disponibilità di media non controllati fu iRS. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo gli inizi sulle piattaforme condivise da vari soggetti, organizzati e non, iRS si dotò di una sua piattaforma e di un suo forum, che divenne un punto di riferimento sia per simpatizzanti e attivisti, sia per curiosi e osservatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non azzardo una valutazione troppo enfatica se dico che molta della militanza indipendentista degli ultimi anni, non solo vicina a quell&#8217;organizzazione, si sia formata su quel forum telematico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi sono arrivati i social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo bene l&#8217;impatto dei social sulla comunicazione politica indipendente. Non sono passati tanti anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando, nel 2012 o giù di lì, dentro il partito ProgReS, in cui militavo, si pose la questione della comunicazione interna, ci fu il tentativo di non cedere al campo gravitazionale di Facebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu allestito addirittura una sorta di social network interno, per evitare la migrazione della comunicazione tra militanti e organi del partito fuori dalla sfera di controllo dell&#8217;organizzazione medesima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno sforzo che allora risultò vano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco più tardi il problema già sembrava non esistere più. È stato facilissimo diventare tutti quanti clienti/dipendenti/produttori di contenuti del social-mostro di Zuckerberg (e soci).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna controindicazione, nessuno sprazzo di consapevolezza sono bastati a scongiurare questa migrazione di massa nelle mani di un apparato di accumulo informativo e di controllo come Facebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esime da un severo esame di coscienza nemmeno l&#8217;aver privilegiato altri social (in primis Twitter).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questi sono solo episodi di un&#8217;esperienza soggettiva, una specie di aneddotica di supporto, che non spiega ciò che è successo né espone una qualche conclusione intellegibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Semplicemente servono ad avvalorare con un&#8217;esperienza vissuta la disamina sulla deriva che ha preso, tra le altre cose, anche la comunicazione politica alternativa, non istituzionale, sedicente indipendente (e, in questo caso, indipendentista).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Modalità, contenuti, connessioni e forme del confronto si sono adagiati dentro le cornici approntate dagli algoritmi e dalle scelte aziendali (e politiche) del padrone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa deriva in stile &#8220;contest permanente&#8221; (a colpi di like e di condivisioni) ha finito, rapidamente, per snaturare e ridisegnare la comunicazione politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finendo anche &#8211; e spesso &#8211; per generare equivoci sul peso sociale reale (ed anche su quello elettorale) delle istanze politiche comunicate via social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non entro volutamente nel merito, qui, delle altre questioni aperte: la questione del tempo di vita rubato e della dipendenza (molto simile alla ludopatia), della micro-fama cercata a tutti i costi, delle parole d&#8217;odio, dell&#8217;ambiguità dei padroni dei social stessi verso le peggiori schifezze politiche esistenti (in primis fascisti et similia), ecc. ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutta roba su cui ugualmente va fatta una severa riflessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un problema enorme, come si vede. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un problema che si pone nei termini in cui lo hanno sapientemente squadernato i succitati WuMing e che, per quanto riguarda la militanza politica, sociale e culturale in Sardegna, assume contorni ancora più preoccupanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio né posso, in questa sede, esaurire la questione, né proporre ricette definitive per risolvere il busillis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei però che fosse chiaro il rischio che stiamo correndo e che fossero evidenti i limiti a cui ci siamo più o meno volontariamente sottoposti affidando contenuti, comunicazioni, analisi, satira, informazioni e dati di ogni tipo a Facebook (prevalentemente) e ad altri social media privati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riflessione dei WuMing può essere utile come riassunto e come pro memoria, per questo insisto sulla necessità di leggerla e di meditarla. Dopo di che bisognerà farsi carico di un ragionamento collettivo e condiviso sul &#8220;che fare?&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ridare rilevanza alla rete di blog, siti informativi non mainstream, spazi virtuali autonomi sarebbe senz&#8217;altro una buona idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo serva anche una certa dose di rinnovata creatività nel cercare e allestire nuove forme di comunicazione di tipo social, sganciate dal controllo proprietario e dalla tirannide dei suoi algoritmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peccherò di ottimismo, ma ritengo che in Sardegna e nella rete di contatti e di militanza &#8220;in esilio&#8221; di cui dispone il variegato movimento politico-sociale-culturale alternativo e democratico (ecologista, femminista, autodeterminazionista, indipendentista, ecc.) ci siano le forze e le competenze per lavorare a una rete social (o post-social) autonoma e libera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma direi che non dovremmo limitarci a questo. Forse, prima ancora, andrebbe fatta una riflessione sulla necessità di creare connessioni, condivisioni e momenti di incontro anche off line, nel mondo fisico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occasioni non necessariamente assembleari (personalmente sono ostile all&#8217;assemblearismo, metodo tra i meno democratici ed efficienti per discutere e decidere insieme su qualsiasi cosa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto meglio le occasioni conviviali o gli eventi politico-culturali plurali, articolati e organizzati sul modello dei vari festival, ma con tratti di orizzontalità, apertura e fantasia che i festival (letterari o musicali che siano) di solito non hanno (le organizzazioni indy ne sanno qualcosa, ma un altro esempio può essere il <a href="http://www.altafelicita.org/" target="_blank"  rel="nofollow" >Festival ad Alta Felicità</a> del movimento no-TAV).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La necessità di sottrarre la comunicazione e le relazioni sociali al controllo e all&#8217;estrazione di informazioni e di valore a vantaggio di privati e di apparati governativi è primaria sia in senso politico sia in termini operativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso chiedere a tutte e tutti di sganciarsi ex abrupto e magari in una sorta di gigantesco seppuku collettivo dai social principali. Però mi sento di chiedere se non altro di pensarci. E di pensare alle alternative possibili e auspicabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posso prendere impegni solo per me stesso. E lo farò. Comincerò da subito a diradare la mia presenza social, in attesa di ulteriori sviluppi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo farò cosciente di quanto possa pesare questa decisione, nella mia condizione doppiamente problematica di &#8220;persona pubblica&#8221; (pur nella sua relativa insignificanza) e di disterrau.</p>



<p class="wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, la recente esperienza della censura operata proprio ai danni di SardegnaMondo da Facebook (importa poco se dietro segnalazioni ostili, come emerge dalla ricostruzione dei fatti, o per via di qualche inghippo degli algoritmi) ha lasciato il segno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che tenderei a prenderlo come un segno. Non divino, magari, ma ben chiaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo spazio, in ogni caso, resterà aperto e attivo. Anche come interfaccia pubblica per comunicare col sottoscritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul resto, mi aspetto un ampio dibattito e possibilmente una presa di coscienza collettiva. Se poi ne scaturirà un salto quantico, o evoluzionistico se si preferisce, della comunicazione politica-sociale-culturale democratica, libera e autonoma in Sardegna, tanto meglio.</p>
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