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	<title>Marx Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Autodeterminazione, lotta di classe, rivoluzione: quando il giusto confligge col legale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 17:32:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda catalana, ancor più di quanto abbia fatto quella scozzese, mette in luce l&#8217;impalcatura ipocrita e amorale delle istituzioni europee e degli assetti socio-economici che esse difendono. Il silenzio prolungato dell&#8217;Europa cominciava a somigliare all&#8217;atteggiamento meschino già tenuto a suo tempo sulla crisi jugoslava (silenzio che, allora come ora, nasconde sempre opportunismo e piani...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Autodeterminazione, lotta di classe, rivoluzione: quando il giusto confligge col legale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/09/28/autodeterminazione-lotta-classe-rivoluzione-giusto-confligge-col-legale/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter " src="https://www.darsmagazine.it/wp-content/uploads/2016/03/Schermata-2016-03-24-alle-20.10.37-e1458846697386.png" width="564" height="424" /></p>
<p>La vicenda catalana, ancor più di quanto abbia fatto quella scozzese, mette in luce l&#8217;impalcatura ipocrita e amorale delle istituzioni europee e degli assetti socio-economici che esse difendono.<span id="more-2698"></span></p>
<p>Il silenzio prolungato dell&#8217;Europa cominciava a somigliare all&#8217;atteggiamento meschino già tenuto a suo tempo sulla crisi jugoslava (silenzio che, allora come ora, nasconde sempre opportunismo e piani B, sempre pronti alla bisogna).</p>
<p>Fortunatamente lo scenario iberico è ben lontano da quello balcanico del 1991-5, nonostante il nazionalismo autoritario di Mariano Rajoy possa somigliare a quello di Slobodan Milošević, con i dovuti distinguo.</p>
<p>Ieri il silenzio è stato rotto, non in modo clamoroso, ma in modo ufficiale. Cito dal <a href="http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/09/28/unione-europea-catalogna-096030" target="_blank"  rel="nofollow" >pezzo di Marco Santopadre</a> su Contropiano:</p>
<blockquote><p>Il portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas, ha affermato ieri che la chiusura di circa 200 pagine web in Catalogna da parte del governo di Madrid, rientra all’interno della “legalità”. Il portavoce dell’Ue ha giustificato le misure adottate visto che “sono state ordinate da magistrati in un contesto specifico e ha ricordato che la Commissione non ha competenze specifiche sulla questione riaffermando di fatto, indirettamente, che giudica quanto sta accadendo a Barcellona una questione interna allo Stato Spagnolo.</p></blockquote>
<p>Forse era meglio il silenzio.</p>
<p>Questa circostanza evidenzia una discrepanza fondamentale nelle questioni politiche, la discrepanza tra forma e sostanza, tra il livello astratto e/o teorico e il livello concreto, storico dei fatti umani.</p>
<p>È importante sottolinearlo e cercare di trarne una lezione.</p>
<p>Se c&#8217;è una cosa che dovrebbe averci insegnato il materialismo storico e tutta la riflessione anti-metafisica  moderna (trasversale a tante discipline, dalla filosofia, al diritto, all&#8217;economia, alla politica) è che i più grandi mali derivano all&#8217;umanità dalla fede in principi astratti indimostrati e/o indimostrabili, a discapito delle relazioni concrete tra esseri umani e tra esseri umani e mondo.</p>
<p>È l&#8217;ammonimento di Nietzsche, l&#8217;anatema contro il &#8220;mondo dietro al mondo&#8221;: &#8220;sii fedele alla terra!&#8221;.</p>
<p>È lo stesso ribaltamento rivoluzionario operato dalla fisica moderna con i Galilei e i Newton, dal pensiero scientifico, dall&#8217;illuminismo, e anche da Marx.</p>
<p>Cosa significa tutto ciò?</p>
<p>Significa che l&#8217;unica verità viva, tangibile, che ha influenza su di noi e che noi possiamo pensare di influenzare con le nostre azioni, è quella delle cose reali, delle cose come sono, della vita così com&#8217;è nel mondo.</p>
<p>Tutte le volte che qualcuno sacrifica la realtà in nome di un ideale astratto, sia pure nato da una pulsione virtuosa, sta commettendo un crimine.</p>
<p>Al rischio non sfuggono nemmeno coloro che si dichiarano seguaci dei grandi smascheratori della storia.</p>
<p>È paradossale, ma persino sulla base del pensiero di un anti-metafisico e anti-dogmatico come Nietzsche si sono costruite giustificazioni cervellotiche per crimini ed efferatezze ingiustificabili.</p>
<p>La stessa cosa si può dire di Marx, sul quale grava, del tutto ingiustamente, una condanna immeritata per azioni altrui, spesso compiute in suo nome ma in spregio alle sue parole.</p>
<p>Ma lo stesso discorso si può fare per il diritto. Quando sento invocare la legalità come valore assoluto, da anteporre a qualsiasi altra cosa, non posso che pensare a qualche enorme ingiustizia prossima ventura.</p>
<p>Anche le leggi razziali del fascismo erano legali, anche i campi di concentramento erano legali, anche l&#8217;apartheid era legale. Ed è sempre illegale l&#8217;opposizione politica a tutti i regimi autoritari.</p>
<p>Era legale far lavorare bambini. Era legale lavorare per 12 o 14 ore. Era legale il commercio degli schiavi. È legale oggi definire &#8220;clandestino&#8221; un essere umano sul pianeta Terra.</p>
<p>Il problema del diritto è che in natura il diritto non esiste. Con buona pace dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giusnaturalismo" target="_blank"  rel="nofollow" >giusnaturalisti</a>, il diritto esiste in quanto posto (o imposto), in quanto <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_positivo" target="_blank"  rel="nofollow" >positivo</a>.</p>
<p>E il diritto è sempre un frutto politico e dipende fondamentalmente dai rapporti di forza e dalle circostanze storiche.</p>
<p>Per questo la democrazia esiste solo se ha una base pattizia collettiva, se garantisce la divisione dei poteri, la tutela delle minoranze, la sovranità del popolo e l&#8217;eguaglianza. O è così, o non è democrazia, né sono democratiche le norme che si richiamano a sua difesa.</p>
<p>Non solo dunque è ridicolo appellarsi a principi astratti e a schemi rigidi, quando si tratta di vicende umane, ma lo è ancora di più quando è palese dove stia il giusto e dove l&#8217;ingiusto.</p>
<p>Se si fosse dovuta seguire la legge e rispettare l&#8217;autorità costituita, non ci sarebbe stato antifascismo, non ci sarebbero state lotte sindacali, non ci sarebbe stata la decolonizzazione, non si sarebbe conquistato alcun diritto.</p>
<p>Perciò, nella vicenda catalana, come in altre vicenda analoghe, non ha alcun senso invocare il rispetto per la legalità, richiamando l&#8217;applicazione pedissequa della costituzione del Regno di Spagna.</p>
<p>È un argomento che non sta in piedi.</p>
<p>Dice: ma esiste il diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli ed è diritto anche quello.</p>
<p>Sì e no. Il diritto internazionale, per sua natura, è più una finzione di comodo, che non un ordinamento vigente, cogente ed effettivo: vige e ha valore finché sta bene a chi è più forte.</p>
<p>Perciò, è giusto che esista questo principio generale e che sia richiamato in diversi trattati internazionali, così come è ammirevole la codificazione dei diritti dei popoli sancita dalla <a href="http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=algeri" target="_blank"  rel="nofollow" >Carta di Algeri (1976)</a>. Ma alla fine l&#8217;autodeterminazione è un fatto storico concreto, più che una faccenda che si svolge sul piano giuridico.</p>
<p>Così come lo è qualsiasi lotta di liberazione, qualsiasi rivoluzione che abbatta un regime oppressivo, qualsiasi ribellione contro un&#8217;ingiustizia palese e concreta.</p>
<p>Anche in ambito economico vale la stessa opposizione reale/formale, pratico/teorico. È una dicotomia che si palesa in tutta la sua concretezza quando un ordine economico, presuntamente &#8220;naturale&#8221;, inevitabile, oggettivo, si scontra con le esigenze di vita di una parte consistente della popolazione.</p>
<p>Oggi come oggi prevale l&#8217;idea che esista solo un ordine economico legittimo, che è quello capitalista, in cui si intersecano i grandi interessi di soggetti privati sovranazionali con quelli delle élite dominanti nelle varie porzioni del globo.</p>
<p>Molte scelte dei governi discendono dall&#8217;applicazione di normative e precetti presentati come del tutto legittimi e giustificati da forze storiche trascendentali, quasi metafisiche, a loro volta incarnate da soggetti impersonali ma sovraordinati a qualsiasi istituzione politica (i famosi &#8220;mercati&#8221;, ad esempio).</p>
<p>Nella scuola economica politicamente egemone è tutto un fiorire di modelli molto attraenti e formalmente coerenti, tipo la teoria marginalista, l&#8217;homo oeconomicus e il suo il vincolo di bilancio, le brillanti equazioni di gente come Friedman e i Chicago Boys, ecc.</p>
<p>Ciarpame ideologico spacciato per verità scientifica, usato per dominare interi popoli, stati, continenti in piena legittimità e legalità (pensiamo al &#8220;pareggio di bilancio&#8221; inserito come principio generale nella costituzione italiana: una bestemmia giuridica, economica e sociale).</p>
<p>Ribellarsi all&#8217;ordine economico dominante è lecito? Ignorare gli appelli alla competitività, posta come regola generale e assoluta della convivenza umana, è consentito? Stabilire che valga di più la vita degli esseri umani e l&#8217;equilibrio ecologico dei profitti e degli affari è scandaloso, illegittimo, sbagliato o è solo puro buon senso animale (quello che Nietzsche vedeva latitare pericolosamente nella nostra specie)?</p>
<p>Certo, sul piano teorico sono concetti difficili da codificare e piuttosto sfuggenti. È vero che non sempre è facile capire dove inizi una giusta rivendicazione e dove finisca la validità di un ordine legale, di un ordinamento giuridico o sociale.</p>
<p>Così come è difficile definire astrattamente e una volta per tutte cosa sia un popolo, cosa sia l&#8217;autodeterminazione, cosa sia una rivoluzione e fin dove sia lecito applicare tali definizioni, quando, a chi, come.</p>
<p>Eppure tutti siamo in grado di discernere il giusto dall&#8217;ingiusto. Lo siamo fin da bambini. Nascondersi dietro questioni di forma o dietro la legalità o persino dietro la scienza, è solo una scappatoia meschina davanti alle crisi storiche.</p>
<p>È il caso di attrezzarci meglio, in questo senso, perché le crisi non sono finite e ciò che ci aspetta non sarà necessariamente un periodo di pace e di equilibrio politico.</p>
<p>I guasti sociali perpetrati negli ultimi quattro decenni anche nei paesi ricchi stanno presentando il conto, così come succede per i disastri prodotti in nome del nostro benessere nelle zone del mondo più povere.</p>
<p>Il pianeta stesso sta cominciando a lanciarci segnali di inquietudine. E non dimentichiamo &#8211; non dimentichiamolo mai &#8211; che è l&#8217;unico pianeta abitabile a nostra disposizione.</p>
<p>Pensiamoci, quando qualcuno &#8211; chiunque sia &#8211; contrappone l&#8217;ordine costituito a una sua sana (e spesso necessaria) messa in discussione. Che si tratti di autodeterminazione dei popoli, di lotte sociali, di ricerca di un modello economico ed ecologico diverso o di tutto questo insieme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Celebrazioni fuori luogo e considerazioni inattuali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2016 11:46:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nascondere le connessioni. Un ottimo modo per manipolare le coscienze e le opinioni pubbliche. Abbiamo sotto il naso eventi e processi strettamente legati tra loro, se non altro per consonanza, per analogia, se non per un medesimo rapporto causa-effetto, che facciamo fatica a scorgere. E allora qualche &#8220;considerazione inattuale&#8221; sarà forse utile. Dato che oggi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Celebrazioni fuori luogo e considerazioni inattuali' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/11/04/celebrazioni-fuori-luogo-e-considerazioni-inattuali/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://3.bp.blogspot.com/-V5gZ02etmWI/TgBk9cKbG0I/AAAAAAAADoE/lM2qAzaT070/s1600/1.JPG" alt="" width="1600" height="1278" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nascondere le connessioni. Un ottimo modo per manipolare le coscienze e le opinioni pubbliche. Abbiamo sotto il naso eventi e processi strettamente legati tra loro, se non altro per consonanza, per analogia, se non per un medesimo rapporto causa-effetto, che facciamo fatica a scorgere. E allora qualche &#8220;considerazione inattuale&#8221; sarà forse utile.<span id="more-2374"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dato che oggi sarebbe la <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/11/04/la_festa_dell_unit_nazionale_e_delle_forze_armate_mattarella_ring-68-545667.html" target="_blank"  rel="nofollow" >festa nazionale delle forze armate e dell&#8217;unità d&#8217;Italia</a> quello che sto per scrivere suonerà o blasfemo o fuori focus. Invece sono ragionevolmente certo che tutto c&#8217;entri e tutto si tenga.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla fine di agosto (più di due mesi) le popolazioni del Centro Italia sopportano una manifestazione sismica di intensità e durata notevoli. Alcuni hanno perso tutto: casa, cose, lavoro, relazioni, persone. I disagi sono grandi e per un numero cospicuo di cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">È una situazione che si fa fatica a comprendere, se non la si vive direttamente. Non la si augurerebbe a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso anche alle centinaia di morti che anche in queste ore trasformano un avventuroso viaggio di speranza in un funerale, nel nostro mare. Penso ai civili bombardati, brutalizzati, martoriati dalla guerra. Penso ai poveri e agli oppressi del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, quanti di quei bravi cittadini italiani che hanno perso tutto e ora attendono aiuto dagli altri hanno mai pronunciato parole di odio o di indifferenza per i derelitti di altre latitudini e provenienze, prima che toccasse a loro?</p>
<p style="text-align: justify;">Si può essere certi che sia successo. Ed è un pensiero che al contempo disturba ma può rinforzare il sentimento di empatia e solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è nemmeno una questione etica. È puro calcolo utilitaristico. Siamo una specie sociale, non campiamo se non dentro le relazioni coi nostri simili e tra noi e l&#8217;ambiente che ci ospita. Magari dovremmo ricordarcelo di più e più spesso, senza aspettare catastrofi e stragi a darci una botta di resipiscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, celebrare oggi le forze armate e l&#8217;unità d&#8217;Italia appare una cosa paradossale. Si dirà, l&#8217;unità d&#8217;Italia vuol dire anche solidarietà, composizione delle diversità in un più ampio ambito civile e politico. Per cui i sardi per altro hanno combattuto e si sono sacrificati (eroicamente, non dimentichiamolo). E bla bla bla&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E non dubito che qualcuno, del governo o del partito della nazione, saprà cogliere la circostanza per fare un po&#8217; di propaganda a favore della riforma costituzionale gradita agli establishment di USA, Germania e chissà chi altri, nonché da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/19/ricetta-jp-morgan-per-uneuropa-integrata-liberarsi-delle-costituzioni-antifasciste/630787/" target="_blank"  rel="nofollow" >JP Morgan</a> e &#8211; come dimenticarlo? &#8211; dalla vecchia (?) Loggia P2.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto il nazionalismo in Italia è sempre stata una buona carta da giocare per i reazionari di ogni colore, e per i padroni in cerca di salvezza per la propria roba.</p>
<p style="text-align: justify;">Magari anche in questa circostanza i Sardi dovrebbero sacrificarsi per &#8220;il bene della patria&#8221;. O vogliamo davvero garantirci dei privilegi impropri mentre gli &#8220;altri italiani&#8221; perdono spazi e strumenti di democrazia?</p>
<p style="text-align: justify;">Fallacie logiche e cortocircuiti politici si affastellano sui media e nei social network. Ce n&#8217;è per tutti, a ogni latitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli USA, per dire, non sono certo messi bene, con la farsa di elezione presidenziale che si ritrovano. Anche lì, blocchi di interessi fortissimi in competizione tra loro, ma dietro le quinte. Il proscenio è lasciato ai figuranti della società dello spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è bisogno di bussole e di punti di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per come la vedo io, ogni ingiustizia e ogni forma indotta di diseguaglianza, di oppressione, di povertà materiale e immateriale va combattuta, ovunque si trovi e da chiunque sia generata.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, mi appassionano poco le tifoserie geopolitiche, le propensioni fideistiche verso l&#8217;imperialista buono che contrasta l&#8217;imperialista cattivo, il parteggiare per un oppressore perché è nemico dell&#8217;oppressore che mi sta meno simpatico.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito, mi fa specie la perdita di capacità analitica di molti eredi della tradizione socialista e comunista: che ne è stato dell&#8217;internazionalismo e della lotta mondiale degli sfruttati contro gli sfruttatori?</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è niente di stabilito nella povertà e nella sottomissione di intere popolazioni. Non c&#8217;è nulla di naturale nella guerra e negli affari che genera. La povertà, le diseguaglianze, la devastazione della biosfera e della biodiversità (naturale e culturale), la sottomissione al profitto (di pochi) della vita di tutti non sono fenomeni inevitabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come non c&#8217;è nulla di scritto nella sorte della Sardegna. A patto di ricordarsi di pensare sempre un passo più in là della cronaca di comodo ammannitaci dai media e dalle classi dominanti, di guardare a tutto come se ci riguardasse direttamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendere parte è necessario. Per salvarci. Prendere parte sulle nostre cose prossime ed avere lo stesso criterio per le cose lontane. Quello che fa male a me fa male anche ai miei simili.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non si recupera quella che il vecchio Marx chiamava &#8220;<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/coscienza-di-classe_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/" target="_blank"  rel="nofollow" >coscienza di classe</a>&#8220;, e che potremmo serenamente ribattezzare &#8220;coscienza delle nostre relazioni&#8221;, non ne usciamo vivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che significa che il razzismo e la negazione di sé come frutto di una storia particolare (autorazzismo) possono benissimo andare a braccetto, contribuendo a una spirale distruttiva e autodistruttiva. Come invece il senso della propria ubicazione nel tempo e nello spazio possono alimentare la partecipazione solidale alle disgrazie altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questo vuol dire stare dalla parte dei perdenti, dei vinti, pazienza. Non significa però essere anche convinti (per parafrasare <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oBLqnxj-J88" target="_blank"  rel="nofollow" >Cicitu Masala</a>). A capire le cose non ci vuole chissà quale titolo di studio, se recuperiamo un po&#8217; di sana intelligenza animale (come la chiamava Nietzsche).</p>
<p style="text-align: justify;">Male che vada, andremo verso il baratro con più dignità e senza che ci si possa rimproverare di aver contribuito al disastro. E magari, se siamo in tanti, il disastro lo evitiamo. O lo attenuiamo. Raccoglieremo giusto quel che avremo seminato.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Celebrazioni fuori luogo e considerazioni inattuali' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/11/04/celebrazioni-fuori-luogo-e-considerazioni-inattuali/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Celebrazioni fuori luogo e considerazioni inattuali' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/11/04/celebrazioni-fuori-luogo-e-considerazioni-inattuali/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/11/04/celebrazioni-fuori-luogo-e-considerazioni-inattuali/">Celebrazioni fuori luogo e considerazioni inattuali</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Il vecchio Marx, i beni comuni e una nuova prospettiva politica</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/12/02/vecchio-marx-i-beni-comuni-nuova-prospettiva-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 21:45:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In tempi burrascosi si naviga a vista. Tuttavia avere lo sguardo lungo e prevedere i possibili sviluppi aiuta a uscire meglio dalla tempesta e a navigare con sicurezza anche in acque più calme. Purtroppo una serie di fattori storici, che fanno pienamente parte delle turbolenze in cui ci troviamo, rendono difficile discernere con lucidità gli...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il vecchio Marx, i beni comuni e una nuova prospettiva politica' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/12/02/vecchio-marx-i-beni-comuni-nuova-prospettiva-politica/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.leftcom.org/files/2012-01-31-marx-web.jpg" alt="" width="450" height="326,8" /></p>
<p style="text-align: justify;">In tempi burrascosi si naviga a vista. Tuttavia avere lo sguardo lungo e prevedere i possibili sviluppi aiuta a uscire meglio dalla tempesta e a navigare con sicurezza anche in acque più calme. <span id="more-105"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo una serie di fattori storici, che fanno pienamente parte delle turbolenze in cui ci troviamo, rendono difficile discernere con lucidità gli elementi essenziali, strutturali di un possibile percorso politico prossimo venturo. Le categorie che hanno egemonizzato il dibattito e le realizzazioni pratiche degli ultimi duecento anni mostrano i loro limiti, più per esaurimento della spinta propulsiva che hanno incarnato che per perdita di significato.</p>
<p style="text-align: justify;">Concetti come libertà, eguaglianza, diritti civili e umani, socialismo, liberalismo, conservatorismo, destra e sinistra oggi dicono pochissimo a una vasta area della cittadinanza europea e occidentale, senza per altro che siano riusciti davvero a conformare a sé le culture altre su cui fino a ieri hanno esercitato un rapporto egemonico.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna dunque fare affidamento sulla cara vecchia storia e sul suo metodo di studio, per cercare di discernere processi e tendenze ed anche per cercare di capire qualcosa della portata storica reale di ideologie, apparati concettuali, armamentari mentali diffusi e ancora apparentemente preponderanti dalle nostre parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al lume dell’analisi storica non si può non riconoscere che la prevalenza egemonica del capitalismo stia ormai mostrando i suoi limiti concreti. Benché sia ancora difficile mettere in discussione i precetti fondamentali della contemporaneità, così come veicolati e imposti dalle agenzie di formazione e informazione dominanti, i risultati pratici sono evidenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3441"></span>Aver esteso la logica del capitale da una funzione economica e sociale (la produzione e la distribuzione commerciale di beni e servizi) a tutti gli ambiti della convivenza umana sta distruggendo il pianeta su cui viviamo e al contempo sta impoverendo la grandissima parte dell’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino nei paesi ricchi la polarizzazione tra la frazione più ricca della popolazione e quella più povera ha subito una accelerazione netta in questi ultimi quarant’anni e continua ad accelerare. Le crisi – e l’ultima in particolare – sono dei momenti di ulteriore radicalizzazione di questa divaricazione socio-economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contempo, la consapevolezza diffusa di questi fenomeni, delle loro cause e del loro reale andamento è bassissima. La complessità del mondo è di molto superiore alla portata degli strumenti critici disponibili presso la porzione maggioritaria dell’umanità, persino di quella più fortunata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto tra complessità e capacità di comprensione non si è affatto ridotto in età contemporanea (salvo per brevi parentesi, tipo il primo trentennio dopo la II Guerra mondiale). Rispetto alla comprensione degli eventi che poteva avere la popolazione nell’<em>Ancien Règime</em> o nel medioevo, i progressi in questo senso sono stati pochi e saltuari.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte, anche le ricette alternative prodotte dalla modernità non si sono dimostrate efficaci. È vero che dal punto di vista economico le tesi di Marx (ed Engels) si stanno rivelando particolarmente preveggenti e ben fondate. Tuttavia, sul versante più propriamente politico, c’è da sottolineare una loro debolezza di fondo, dovuta al fatto di non aver saputo assegnare la giusta portata a tutti gli elementi strategici e strutturali dei processi storici.</p>
<p style="text-align: justify;">Focalizzare il discorso solo sui rapporti di produzione, estromettendo dal quadro dell’analisi scientifica e dal novero dei nodi strutturali altri tipi di rapporti e di relazioni, ha impoverito l’analisi e indebolito la prospettiva politica del socialismo scientifico. Per questo il dogma della rivoluzione proletaria, della presa del potere e dell’applicazione sistematica del socialismo reale ha dato <a href="https://www.carmillaonline.com/2013/11/12/dio-maledica-il-capitale-variabile-2/" target="_blank" rel="nofollow" >frutti controversi e spesso drammatici</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà – per dirla in estrema sintesi – è che al capitalismo privato si è per lo più sostituita una forma di capitalismo di stato, con un prelievo di pluslavoro e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Plusvalore" target="_blank" rel="nofollow" >plusvalore</a> centralizzato anziché diffuso. Se una parte di tale prelievo è stato restituito alle popolazioni soggette sotto forma di servizi gratuiti ed altri benefici ridistributivi, il prezzo pagato sotto forma di perdita di libertà, condizionamento delle relazioni personali e indottrinamento culturale è stato fin troppo alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Di sicuro non è stata affatto intaccata la logica profonda del capitale e delle sue pulsioni imperialiste. Tanto che in un paese grande e oggi potente come la Cina, che pure si definisce una Repubblica popolare e fa del comunismo la sua ideologia ufficiale, ormai è evidente la deriva capitalista in atto da decenni (ivi inclusa la spinta alla conquista di porzioni di mondo esterno, conquista non militare ma sicuramente commerciale), senza che questo però abbia minimamente attenuato l’autoritarismo centralista del potere costituito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nodo è rilevante, perché attiene alla possibilità storica di togliere l’egemonia (culturale e politica oltre che economica) alla logica del capitale, ormai fatta sistema di dominio, per sostituirla con una logica diversa, più emancipativa e al contempo non distruttiva per le condizioni della vita umana sul pianeta Terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolare un discorso esaustivo non è facile e di sicuro non è questa la sede per allestire una tesi così impegnativa. Tuttavia, anche ragionando in un’ottica glocale, partendo dalla Sardegna e ampliando lo sguardo sul mondo, qualche elemento di riflessione emerge con una certa forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto è evidente che è urgente ridimensionare la logica del capitale alla sua collocazione eminentemente produttiva, riducendola al suo ruolo di funzione economica, dentro un quadro più vasto e complesso in cui l’economia di mercato non sia la sola variabile indipendente e comunque preponderante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che è facile a dirsi ma difficilissimo a farsi, quando si rifletta sulla portata sovranazionale degli interessi dominanti. Speculazione finanziaria, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Land_grabbing" target="_blank" rel="nofollow" ><em>land grabbing</em></a>, razzia di ogni possibile risorsa, accumulazione incontrollata di profitti e privilegi, sono la regola che governa il mondo, sottomettendo a sé qualsiasi altro fattore economico, culturale e politico. Nondimeno, quale che sia il grado di difficoltà, si tratta di un passaggio obbligato.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso non è tanto la proprietà privata dei mezzi di produzione il vero problema, dato che, se pure la proprietà diventa statale, la logica che presiede al funzionamento del meccanismo sostanzialmente rimane uguale. Il problema strategico e strutturale è la sottrazione di una vasta parte dei beni e delle risorse disponibili, così come delle relazioni interpersonali e intercomunitarie, alla logica del capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa ottica ci viene in soccorso una già ampia produzione intellettuale, specie in ambito economico, che mette al centro del suo obiettivo i <em>beni comuni</em>. Lì si gioca una partita decisiva. Che la politica istituzionale e i mass media principali non abbiano ancora accolto e tanto meno legittimato questa diversa impostazione la dice lunga sulla strada ancora da fare e sugli assetti di potere da intaccare, prima di vedere qualche esito pratico di questo diverso discorso. Eppure le basi teoriche esistono già (si vedano gli studi di Elinor Ostrom, mai troppo citata da queste parti, o la riflessione giuridica, sociologica e informatica in materia, ormai diffusa a livello internazionale).</p>
<p style="text-align: justify;">C’è da rispolverare il concetto di eguaglianza, articolandolo in sincronia con quello di libertà. Libertà intesa nella sua giusta accezione di possibilità concrete di realizzazione, di “capacità” (e qui hanno qualcosa da dirci gli studi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amartya_Sen" target="_blank" rel="nofollow" >Amartya Sen</a> e di altri), nonché da collocare dentro la nostra realtà storica, fatta di relazioni e di connessioni, e non sul piano puramente astratto in cui è stato facile fin qui far prevalere il dogma fallace dell’individualismo come motore dell’evoluzione umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro fattore strutturale è il nostro rapporto col pianeta che ci ospita, con le sue risorse e col territorio. Anche qui la logica del capitale è da confinare nei suoi più corretti ambiti di applicazione pratica, restituendo valore a tutto ciò che non è suscettibile di essere mercificato e sottoposto al perseguimento del profitto privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono elementi e valori non comprimibili dentro l’aspettativa di un guadagno materiale limitato nel tempo, nello spazio e nella soggettività che se ne giova (che è il succo della massimizzazione del profitto). Il che è collegato con la questione dei diritti, anch’essa da riprendere in mano non per depotenziarla e ridurla a variabile dipendente, ma per ricollocarla al centro dei discorsi precettivi e normativi che regolano la nostra convivenza, a tutti i livelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò può assumere le vesti di un recupero di idee e tesi già emerse nel corso del Novecento, ovvero può condurre a nuove teorizzazioni sistematiche. Questo è un compito collettivo, in cui ha un ruolo da giocare il processo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Jenkins" target="_blank" rel="nofollow" >convergenza</a> (culturale, informatico, tecnologico) a cui stiamo già assistendo e in qualche misura prendendo parte, quasi sempre inconsapevolmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Processo non neutro e a cui per altro non è estranea la logica del capitale (pensiamo alla <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2013/11/20/padroni/" target="_blank" rel="nofollow" >questione cruciale dei social network</a>, della loro pervasività e della sottrazione tacita e camuffata, ma enorme, di pluslavoro e plusvalore su cui si basa la loro fortuna economica), ma anche le potenzialità nuove e per ora solo intuite che i nuovi media ci offrono.</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro una prospettiva di riformulazione teorica così grande c’è spazio per gli esperimenti pratici e la Sardegna in questo senso è uno spazio adatto a realizzarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Per vari aspetti sull’isola siamo a un crocevia storico delicato, simile a quello vissuto tra XVIII e XIX secolo o alla fine della Prima guerra mondiale. C’è la possibilità di occupare il vuoto politico e culturale di questi anni con qualcosa di nuovo e al contempo legato alla nostra storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel farlo va evitato di lasciare campo libero alle pulsioni reazionarie, violente e semplificatrici pure largamente presenti in Sardegna, come nello scenario europeo attuale. Sono pulsioni di solito rivestite di una forte retorica nazionalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Va evitato anche che i grandi interessi internazionali facciano di noi un mero oggetto storico senza personalità, più di quanto siamo stati fin qui. Per quanto la sfida sia enorme, bisogna ammettere che non abbiamo molta altra scelta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’alternativa sarebbe la rassegnazione, o il ripiegamento sul gioco di potere delle forze dominanti (opzione preferita da alcune compagini politiche minori, pure portatrici – a parole – di istanze emancipative); ma si tratta di una alternativa miope e alla fine complice delle forze che si dichiara di voler combattere. Invece possiamo pensare decisamente più in grande e con lo sguardo aperto su tutto il mondo e sul futuro, senza calcoli tattici di convenienza immediata spacciati per visione strategica. Possiamo e dobbiamo.</p>
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