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	<title>manifestazione Capo Frasca 12/10/2019 Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Wed, 25 Sep 2019 13:54:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il mondo della cultura, della letteratura, dell’arte e dello spettacolo a sostegno della battaglia civile sulle servitù e le attività militari in Sardegna</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2019/09/25/il-mondo-della-cultura-della-letteratura-dellarte-e-dello-spettacolo-a-sostegno-della-battaglia-civile-sulle-servitu-e-le-attivita-militari-in-sardegna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 13:54:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione Capo Frasca 12/10/2019]]></category>
		<category><![CDATA[servitù militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sempre è facile mobilitare intellettuali, artisti, gente del variegato mondo della cultura, a sostegno di battaglie civili e politiche complesse, ostiche, non molto glamour come questa. In questo caso, tante persone, non solo sarde, hanno mostrato un&#8217;immediata adesione a un appello che non vuole esaurire il problema dell&#8217;asservimento militare della Sardegna né limitarsi a...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il mondo della cultura, della letteratura, dell’arte e dello spettacolo a sostegno della battaglia civile sulle servitù e le attività militari in Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/09/25/il-mondo-della-cultura-della-letteratura-dellarte-e-dello-spettacolo-a-sostegno-della-battaglia-civile-sulle-servitu-e-le-attivita-militari-in-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="633" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/09/69024060_1380552365443868_732988056562302976_o-1200x633.jpg" alt="" class="wp-image-3285" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/09/69024060_1380552365443868_732988056562302976_o-1200x633.jpg 1200w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/09/69024060_1380552365443868_732988056562302976_o-640x338.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/09/69024060_1380552365443868_732988056562302976_o-768x405.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/09/69024060_1380552365443868_732988056562302976_o-800x422.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2019/09/69024060_1380552365443868_732988056562302976_o.jpg 1201w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non sempre è facile mobilitare intellettuali, artisti, gente del variegato mondo della cultura, a sostegno di battaglie civili e politiche complesse, ostiche, non molto glamour come questa. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In questo caso, tante persone, non solo sarde, hanno mostrato un&#8217;immediata adesione a un appello che non vuole esaurire il problema dell&#8217;asservimento militare della Sardegna né limitarsi a sostenere la manifestazione in programma il 12 ottobre 2019, presso il poligono di Capo Frasca (OR).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La questione è più profonda di un singolo evento e di una singolare presa di posizione. E merita di essere compresa e discussa. E, prima ancora, conosciuta.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Di seguito il testo del documento con l&#8217;elenco delle prime sottoscrizioni. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ringrazio una per una tutte le persone che hanno accettato di mettere il proprio nome e la propria visibilità a disposizione di questa iniziativa.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In
Sardegna è ubicata la maggior parte del territorio italiano
sottoposto ad attività militari</strong>. Sono <strong>decine di migliaia di
ettari</strong>, in terra e in mare, su cui, tutti gli anni, da più di
settant’anni, vengono svolte esercitazioni e sperimentazioni di
vario tipo. Decine di migliaia di ettari sottratti all’uso civile,
alle attività economiche e alle comunità locali per molti mesi
all’anno e in certi casi permanentemente. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno
ha <strong>mai chiesto il permesso o il consenso</strong> di chi in Sardegna
vive, lavora, produce, ha i propri interessi e i propri affetti. Mai,
né in passato, né oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La
Sardegna è stata trattata come una pedina di scambio, un mero
oggetto storico, nel grande gioco delle relazioni di potere della
geo-politica, senza alcun riguardo per la sua popolazione, la sua
storia, la sua bellezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le
servitù militari in Sardegna servono a tenere in esercizio le forze
armate italiane e dei paesi alleati (NATO in primis), e non solo. Ma
soprattutto sono una condizione necessaria al giro di affari che
l’industria degli armamenti muove da sempre. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per
altro le aree sarde adibite a sperimentazioni belliche sono affittate
dal Ministero della Difesa italiano anche ad aziende private, non
necessariamente legate all’apparato militare e non necessariamente
italiane. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un
<strong>giro di soldi impressionante</strong>, che ha in Sardegna solo la sede
operativa, ma per tutto il resto fa capo al Ministero e al Governo.
Nell’isola arrivano, quando arrivano, le briciole, sotto forma di
“compensazioni”, “indennizzi”, usati per lo più come
<strong>strumento di persuasione e di controllo sociale</strong>. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le
popolazioni locali sono state persuase che le attività militari sono
la loro unica possibile fonte di reddito in quello che altrimenti
sarebbe un deserto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo
non è vero. Esistono le alternative. La nostra terra stessa ci offre
mille opportunità diverse dalle esplosioni, dalle esercitazioni, dai
test di materiali pericolosi, dalle polveri velenose e dalle
conseguenze che esse hanno sulla natura e sulla salute umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I
<strong>problemi ambientali e sanitari</strong> causati dalle attività
militari in Sardegna sono emersi solo in parte e solo negli ultimi
anni, grazie all’opera tenace di associazioni e comitati, spesso
isolati e ignorati, e infine anche tramite le inchieste della
magistratura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel
che sta emergendo basta a considerarlo <strong>un disastro di proporzioni
storiche</strong>. Di cui in tanti hanno pagato e stanno pagando le
conseguenze. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma
sono reali e tangibili anche <strong>le conseguenze negative sul tessuto
sociale locale</strong>, vincolato alla monocoltura della guerra. Un
tessuto sociale reso fragile e precario, esposto a interessi e
volontà su cui le comunità interessate non hanno alcun controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E
sono reali e tangibili <strong>le conseguenze sul tessuto culturale
dell’intera isola</strong>, dato l’impatto molto forte del
<strong>militarismo</strong>, già a partire dalla scuola, sull’immaginario,
le aspettative e la visione del mondo dei sardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le
servitù militari hanno dunque un loro peso concreto, di indole
sociale e ambientale, ma ne hanno anche uno politico, morale e
simbolico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La
Sardegna, che <strong>non è in guerra con nessuno</strong>, deve ospitare la
guerra sul suo suolo, nei suoi cieli e nei suoi mari per intere
stagioni ogni anno. Partecipa dunque, sia pure passivamente, alla
<strong>grande industria della morte</strong>, spesso come tappa decisiva di
operazioni belliche che poi si dispiegano, con tutta la loro portata
devastatrice, su altre terre e su altri popoli. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza
dimenticare che in Sardegna si assemblano ordigni che poi vengono
venduti a stati belligeranti, in contrasto esplicito con la stessa
legislazione italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">
I governi, la NATO, le grandi aziende che guadagnano dall’industria
bellica hanno senz’altro il loro interesse a usare la Sardegna in
questo modo. Possiamo arrivare a comprendere – in un’ottica
geopolitica – le esigenze di alleanze internazionali e di
convenienza che spingono lo Stato italiano a mettere a disposizione
la Sardegna per tali attività, a cui l’Italia stessa prende parte.
</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo
comprendere questa logica, ma non dobbiamo per forza accettarla</strong>.
La prospettiva geopolitica non può comprimere e annullare i diritti
civili e umani, né prevalere sulla democrazia, sulla salute dei
cittadini e sull’equilibrio ecologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ribadiamolo:
nessuno ha mai chiesto il permesso e nemmeno il parere dei sardi in
proposito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo
<strong>settant’anni e passa di asservimento militare</strong> della
Sardegna, è lecito pretendere che esso sia messo radicalmente,
pubblicamente e democraticamente in discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia
per ciò che rappresenta, sia perché il mondo ci manda ormai chiari
segnali della necessità storica di mutare drasticamente i nostri
paradigmi produttivi, di consumo, sociali e dunque anche giuridici e
politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il
<strong>modello economico dominante</strong>, votato al profitto privato, alla
competizione sfrenata, all’individualismo e alla legge del più
forte, incurante di qualsiasi conseguenza sulle persone, su interi
popoli, sul pianeta medesimo, ha negli apparati militari delle grandi
e medie potenze un suo elemento costitutivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si
può e si deve discutere dell’asservimento militare della Sardegna
anche dentro questa cornice più ampia, non più eludibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appellarsi
alla politica istituzionale non basta. Serve un’<strong>assunzione di
responsabilità collettiva</strong>, a partire da chi ha più strumenti
per comprendere quel che accade.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È
del tutto inutile, come sappiamo per esperienza, affidarsi all’azione
di controllo e di interlocuzione della politica sarda. Tale azione
non è mai stata realmente esercitata. Non sistematicamente, né con
l’attenzione e la severità necessarie. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">La
politica italiana, dal canto suo, ha ben poco interesse per <strong>la
Sardegna</strong>, che costituisce una <strong>porzione lontana e marginale del
territorio statale</strong> e rappresenta meno del 3% della popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo
essere coscienti di questa realtà, per spiacevole che appaia ai
nostri occhi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come
sardi, in qualità di cittadini di uno stato formalmente democratico
e di un’Unione Europea formata da stati anch’essi nominalmente
democratici, non possiamo né dobbiamo continuare ad accettare questa
situazione passivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo
fare in modo che essa sia conosciuta e riconosciuta come un <strong>problema
di democrazia</strong>, di giustizia e di salvaguardia ambientale dalle
opinioni pubbliche di tutto il continente e anche oltre lo spazio
europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo
pretendere di sapere quel che si fa sul territorio sardo, di avere
voce in capitolo in questa come in altre questioni fondamentali e di
vedere riparati i danni ambientali e materiali causati dalle attività
militari (laddove ancora possibile). 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non
è una pretesa esosa. È una <strong>pretesa democratica</strong>. Da
rivendicare davanti allo Stato italiano e alla comunità
internazionale, in tutte le sedi. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">È
il minimo che possiamo fare per cercare di recuperare voce in
capitolo sulla nostra sorte collettiva, oltre che una dose
accettabile di dignità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non
si tratta di sostenere posizioni ideologiche o di alimentare
retoriche politiche di parte. Non è nemmeno una questione di
rivendicazioni localiste. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si
tratta semplicemente di <strong>una situazione intollerabile, ingiusta,
anti-democratica e pericolosa, che deve finire al più presto</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La
Sardegna ha bisogno di una democrazia compiuta e pienamente
dispiegata</strong>. Ha diritto a decidere con piena competenza sulle
partite strategiche che la riguardano. Ha diritto alla pace. Ha
diritto a un’economia sana, non assistita, non asservita ad
interessi costituiti esterni. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi
abita e vive la Sardegna ha diritto di poter usufruire
collettivamente delle proprie risorse e del proprio territorio,
liberamente e in relazione proficua e solidale con i popoli e i
territori vicini. Ha <strong>diritto alla salute</strong>, ossia, prima ancora
che alle cure, a vivere in modo sano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto
ciò è incompatibile col perdurante asservimento militare di ampie
porzioni di territorio sardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La
mobilitazione permanente di tante associazioni, gruppi di studio,
comitati e organizzazioni politiche interessate al tema ha consentito
negli anni la maturazione di una sensibilità diffusa in merito a
questo problema. Oggi è più alta che in passato. 
</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi
sono meno efficaci le argomentazioni con cui i vertici militari
italiani e la politica, sia italiana sia sarda, giustificano questo
stato di cose insopportabile. Oggi è il momento di dare loro un
segnale forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un
segnale libero, dignitoso, pacificamente intransigente, democratico,
collettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riappropriamoci
del nostro status di <strong>cittadini</strong> e rigettiamo quello di sudditi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ribadiamo
la nostra ferma opposizione all’uso bellico del territorio sardo e
alle sue nefaste conseguenze. A partire dalla <strong>manifestazione</strong>
in programma il <strong>12 ottobre 2019</strong>, presso il Poligono di Capo
Frasca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così
come abbiamo già fatto con la grande mobilitazione del 13 settembre
2014, a cui presero parte migliaia e migliaia di sardi, militanti,
organizzazioni, singoli, famiglie, anziani, bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poniamoci
come obiettivo una Sardegna che sia terra di pace, di accoglienza, di
democrazia, di bellezza e di benessere diffuso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Facciamolo insieme. Per l’oggi e per il domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.change.org/p/intellettuali-sostegno-alla-manifestazione-del-12-10-contro-le-servit%C3%B9-militari-in-sardegna?fbclid=IwAR21-KhOdJcL1wU7GYmvIikC6NPTSPoJhLjG1X_7xW30dY-hclpHVaGjlQw" target="_blank"  rel="nofollow" >Qui</a> la raccolta firme online, per chi ancora volesse aderire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> PRIME/I FIRMATARIE/I  (in ordine alfabetico)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alberto Soi<br>Alec Cani<br>Alessandro Cauli<br>Andrea Andrillo<br>Andrea Pau Melis<br>Angelo Monne<br>Anna Marceddu<br>Caterinangela Fadda<br>Chiara Effe<br>Chiara Manca<br>Claudia Aru<br>Claudia Crabuzza<br>Cristiano Sabino<br>Cristina Ariu<br>Cristina Sanna Passino<br>Daniele Pani<br>Dr Boost<br>Elena Ledda<br>Emiliano Longobardi<br>Francesca Biccone<br>Francesca Mulas Fiori<br>Francesco Leone<br>Francesco Piu<br>Francesco Trento<br>Frantziscu Medda “Arrogalla”<br>Gavino Murgia<br>Giacomo Casti<br>Giacomo Pitzalis<br>Giancarlo Biffi<br>Gianni Atzeni<br>Giovanni Manunta Pastorello<br>Giulio Landis<br>Giuseppe Mulas<br>Giuseppe Serra<br>Ivo Murgia<br>Josephine Sassu<br>Luca Manunza<br>Luca Zoccheddu<br>Marcello Fois<br>Marcello Lasio<br>Mauro Palmas<br>Michela Murgia<br>Mimmo Di Caterino<br>Monica Corimbi<br>Nanni Falconi<br>Nicolò Migheli<br>Omar Onnis<br>Paolo Zucca<br>Piero Marcialis<br>Pierpaolo Piludu<br>Rossella Faa<br>Rossella Fadda<br>Silvano Tagliagambe<br>Sofia Inconis<br>Stefania Lai<br>Stefano Masili<br>Stefano Puddu Crespellani<br>Stranos elementos<br>Teresa Porcella<br>Tzoku <br>Wu Ming</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><br><br><br><br></p>
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