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	<title>Italia Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Riassuntone di due anni difficili e una sbirciata sul futuro. Seconda parte: la deriva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 14:17:27 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/12/29/riassuntone-di-due-anni-difficili-e-una-sbirciata-sul-futuro-seconda-parte-la-deriva/">Riassuntone di due anni difficili e una sbirciata sul futuro. Seconda parte: la deriva</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Riassuntone di due anni difficili e una sbirciata sul futuro. Seconda parte: la deriva' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/12/29/riassuntone-di-due-anni-difficili-e-una-sbirciata-sul-futuro-seconda-parte-la-deriva/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.bassairpinia.it/wp-content/uploads/2019/07/AAEQjVf.jpg" alt="https://www.bassairpinia.it/wp-content/uploads/2019/07/AAEQjVf.jpg" width="578" height="385"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">A due anni dall&#8217;inizio della pandemia, con tutte le altre questioni aperte, c&#8217;è da chiedersi a cosa diavolo abbiano pensato fin qui le classi dirigenti mondiali e in particolare quella italica.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pare chiaro, a questo punto, che la classe dominante italiana non stia pensando a risolvere la pandemia salvaguardando la maggior parte possibile di vite umane o la sfera dei diritti e la qualità della vita della popolazione. La pandemia è un fattore contingente da gestire a proprio vantaggio, scaricandone effetti negativi e responsabilità verso il basso. Chi guida il Paese prevede che, con quattro balle in croce e un nuovo capro espiatorio da additare alla pubblica opinione, potrà guadagnare altro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/11/strange-days-no-green-pass-trieste-3/#comment-47298" target="_blank"  rel="nofollow" >sempre più difficile riuscirci a buon mercato</a>, va detto. Le contraddizioni sono troppe, a questo punto, e troppo palesi, e l&#8217;aumento dei contagi di queste settimane sta facendo crollare le principali mitologie imposte dal sistema politico/mediatico/padronale. Ora dovranno rimangiarsi un po&#8217; di cose e far finta di niente su altre. Magari all&#8217;occorrenza verrà fatta cadere qualche testa (come a suo tempo per il mega-commissario all&#8217;emergenza Arcuri, di cui il generalissimo Figliuolo è stato comunque un <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/27/caos-nelle-farmacie-per-il-tampone-la-risposta-di-figliuolo-gli-italiani-fanno-la-fila-per-il-capo-griffato-nel-black-friday-portino-pazienza/6438349/?fbclid=IwAR1WX_eDFhWPX-UyMs3xDveTs6861_tayXgvsMhFa1BWCsuNhWp3St_58YQ" target="_blank"  rel="nofollow" >degno successore</a>). E intanto sperare di riuscire ad occuparsi indisturbati di ciò sta davvero loro a cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione su cui si sta giocando la partita principale è la trasformazione &#8211; almeno di fatto, se non di diritto &#8211; di quel che resta della repubblica italiana in un&#8217;oligarchia piuttosto chiusa, che esprima, al riparo dalle oscillazioni del consenso elettorale, un governo di natura autoritaria sotto false sembianze. Una sorta di fascismo senza camice nere e olio di ricino. Per ora. Non è detto che prima o poi non risultino di nuovo utili anche loro.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Suona pazzesco? Solo se si rinuncia a guardare in faccia le cose. Vi risulta che, nonostante i grandi proclami e gli annunci roboanti seguiti all&#8217;assalto squadrista alla sede della CGIL romana, Forza Nuova e Casa£ siano state sciolte? <br />O vogliamo parlare della serenità con cui i vertici del PD, dando seguito a un andazzo consueto del loro partito a livello locale, simpatizzano con i neo-fasci di Giorgia Meloni, senza alcun imbarazzo e nemmeno la minima necessità di dare spiegazioni? <br /></p>



<p class="wp-block-paragraph">E, in uno scenario del genere, dovremmo meravigliarci che Berlusconi si candidi a presidente della repubblica (minuscole volute)? Perché non dovrebbe, in fondo? C&#8217;è della coerenza, in tutto questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero problema per questa gente &#8211; ognuno/a per la parte in commedia che gli o le è assegnata &#8211; è contribuire ad azzerare la democrazia senza darlo a vedere, anzi convincendo un congruo numero di persone, e possibilmente la maggioranza, che è per il loro bene e anzi che tutto avviene col loro stesso consenso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mantenimento e l&#8217;incremento del dominio politico non rappresentano un&#8217;ambizione fine a se stessa. La base di tutto questo &#8220;gioco del trono&#8221;, come sempre, è molto, molto materiale. Ci sono in ballo prima di tutto i miliardi di euro del PNRR, su cui robusti appetiti hanno messo gli occhi. L&#8217;intenzione, abbastanza evidente, è di fare in modo di incanalare le decine di miliardi di euro stanziati dall&#8217;UE (ossia, soldi di tuttə) verso una destinazione che non modifichi gli attuali rapporti di forza sociale ed economica e anzi li garantisca. I ricchi non devono perderci nulla e, se possibile, guadagnarci, come è avvenuto in questi due anni magici (per loro) di pandemia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;andazzo complessivo ha però una natura più strategica e a lungo termine di così. La pandemia è solo un episodio della drammatica transizione storica in cui siamo coinvolti. I diversivi e i capri espiatori servono, a vario livello, per deviare l&#8217;attenzione del volgo dalla cruda realtà delle diseguaglianze e del disastro ambientale, in modo da poter lucrare anche dalla crisi sistemica in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, l&#8217;erosione di tutta la sfera pubblica, specie laddove costituisca la concreta risposta a diritti civili e bisogni diffusi, è una costante dell&#8217;ultimo trentennio. Benché i suoi effetti si stiano palesando oggi in tutta la loro drammaticità, i governi e i grandi gruppi privati a cui rispondono non hanno alcuna intenzione di cambiare rotta. Anzi, la pandemia fornisce un&#8217;ottima occasione per abituare la cittadinanza a rinunce e a forme di limitazione dei diritti e delle libertà fondamentali che altrimenti avrebbe ingoiato molto più a malincuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il governo italiano avesse avuto interesse nel benessere della popolazione e nella salvaguardia di diritti e garanzie democratiche, avrebbe indirizzato i suoi sforzi al rafforzamento dei presidi sanitari pubblici, ai servizi sociali, al risanamento ambientale, a scuola, università e cultura, a una vera transizione energetica. E avrebbe messo in agenda, come priorità, la salvaguardia di livelli di vita dignitosi per le masse impoverite, l&#8217;attenuazione degli effetti dell&#8217;inflazione e del caro vita sui ceti deboli e indeboliti, la drastica riduzione della precarietà del lavoro, una risposta decisa alle conseguenze sociali e relazionali della pandemia. Invece si concentra &#8211; e con la legge di bilancio in approvazione diventa palese &#8211; sulle solite mega opere inutili e dannose (ma lucrose per pochi), sul mal dissimulato rilancio delle fonti fossili e del nucleare, sul finanziamento diretto o indiretto di corporazioni influenti, su <a href="https://www.lavoce.info/archives/91866/limpatto-sullequita-distributiva-della-revisione-irpef-e-del-superbonus/" target="_blank"  rel="nofollow" >nuovi sgravi fiscali per i ricchi</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La visione è sempre quella neo-liberista, sia pure riformulata in termini apparentemente più interventisti (ma non è che con Thatcher o Reagan lo Stato non avesse un ruolo negli orientamenti economici di fondo): non far pagare i ricchi e mettere a profitto, in termini di puro lucro, ogni aspetto possibile della vita umana. Siamo sempre lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è nemmeno una deriva tutta italiana. Fosse così, ci sarebbero forse vie di fuga, possibilità di opposizione efficace. Invece è una consistente inerzia storica che si sta muovendo verso un aggravarsi della crisi globale e verso esiti drammatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pensiero magico che ha sorretto la globalizzazione neoliberista e l&#8217;arricchimento smisurato di un&#8217;esigua minoranza di esseri umani ai danni di tutti gli altri è ormai entrato in crisi. Il potente dispositivo ideologico che ha consolidato il divario di classe, non solo tra paesi ricchi e paesi poveri, ma anche all&#8217;interno delle aree economicamente avvantaggiate del pianeta, mostra tutta la sua inadeguatezza di fronte a una realtà troppo critica e troppo conflittuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pandemia, se fin qui è stata un fattore favorevole all&#8217;erosione della democrazia rappresentativa (sempre meno utile al capitale globalizzato) e all&#8217;ulteriore consolidamento del capitalismo finanziario, &#8220;estrattivo&#8221; e delle piattaforme, potrebbe trasformarsi presto in un detonatore di lotte sociali e politiche. A questo le classi dominanti si stanno preparando. Il resto dell&#8217;umanità un po&#8217; meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono stati segnali di insofferenza, è vero. Le mobilitazioni del 2011, per esempio. Per lo più finite male, ma non del tutto sterilizzate. I populismi, soprattutto di destra ma anche di sinistra, hanno provvisoriamente tenuto a bada il conflitto latente, incanalandolo su binari morti. Ma anche i populismi sembrano arrivati al capolinea. In Cile le masse popolari non hanno nemmeno aspettato l&#8217;esplodere della pandemia, per scatenare un sommovimento i cui esiti, oggi, sono l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_generali_in_Cile_del_2021" target="_blank"  rel="nofollow" >elezione</a> di un presidente giovane, socialista, femminista, anti-razzista e anti-colonialista come Gabriel Boric. Non è un fatto di poco conto. Bisognerà vedere se rappresenta una nuova tendenza più o meno generalizzata o solo un episodio circoscritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto mondiale non è rassicurante. I giochi di guerra &#8211; per ora fredda &#8211; tra USA e Cina e tra USA e Russia (vedi dossier ucraino) al momento non sembrano il preludio a uno scontro epocale a livello planetario, ma infrangono l&#8217;illusione, anch&#8217;essa di matrice neo-liberista, sulla &#8220;fine della storia&#8221;. La stessa Unione Europea &#8211; entità tecnocratica e anti-popolare &#8211; risulta sempre meno in linea con la forte pressione storica di questo periodo; non si sa se e fino a quando potrà reggere ancora senza implodere o (esito meno probabile, ma su cui varrebbe la pena lavorare) senza riformarsi radicalmente in termini confederali e democratici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che i singoli stati se la passino meglio. Non è solo il pastrocchio italiano a mostrare segnali di sbandamento e di possibile riassetto autoritario, ma è tutto un corso degli eventi a livello complessivo che suggerisce una deriva tutt&#8217;altro che rassicurante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che fare, in tali circostanze? Far finta di niente? Cullarsi sulle baggianate rassicuranti del consumismo compulsivo (per chi può permetterselo) o nelle deresponsabilizzanti fantasie di complotto? Isolarsi e barricarsi in casa, magari armati? Affidarsi a qualche dio o a altre entità tra il trascendente e il mitologico? O arrendersi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dogmatismi servono a poco, a parte rassicurare chi vi si affida. Vale anche per le ideologia anti-capitaliste scaturite dal XIX secolo e sconfitte nel XX. Tuttavia, applicare in modo ragionevole la lezione del materialismo storico sarebbe probabilmente utile, a patto di non tradirne le premesse. Ossia che per capire e possibilmente modificare la realtà non bisogna partire dai modelli astratti e farne discendere prescrizioni normative, ma partire appunto dalla realtà e su di essa calibrare l&#8217;esperimento di nuove forme di convivenza, di produzione, di scambio. Tenendo conto che il nostro pianeta, l&#8217;unico a nostra disposizione, è ormai molto più antropizzato e molto più usurato di un secolo fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per come la vedo io, una delle possibili risposte &#8211; non la più facile, ma forse la sola che può funzionare &#8211; è ostinarsi a costruire relazioni (tra persone, tra comunità, tra popoli) su basi più sane e pacifiche, alimentare la solidarietà e la cooperazione, coltivare il buono e il bello di cui siamo capaci, sconfiggendo sul campo, nelle pratiche, l&#8217;ideologia della competizione e dell&#8217;egoismo ossessivo. Al contempo, non rinunciare alla comprensione, al libero esercizio della ragione e dell&#8217;empatia, fuori da ogni strettoia scientista ma anche a debita distanza da qualsiasi forma di superstizione metafisica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i ricchi e i potenti (che esistono, non sono entità astratte o di fantasia) ci vogliono deboli, disunitə, ignoranti, impauritə, facciamo in modo di deluderli. Se l&#8217;egemonia culturale e politica spinge verso forme di dispotismo (finto)illuminato, verso la fascinazione dell&#8217;uomo solo al comando, facciamo in modo di non cadere nelle sue trappole e al contempo di smascherarne le menzogne e i dispositivi di consenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A un futuro prossimo di autoritarismo, classismo conclamato, neo-colonialismo e ulteriore devastazione degli ecosistemi ci si può e ci si deve opporre. A patto di essere coscienti di quel che succede e di mettere insieme le forze. Dal livello locale a quello internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">[continua]</span></strong></p>
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		<title>Riassuntone di due anni difficili e una sbirciata sul futuro. Prima parte: il grande complotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Dec 2021 15:11:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Magari ci fosse davvero un Grande Complotto in atto! Sarebbe tutto più semplice e persino rassicurante. Invece la faccenda è più complicata e difficile da riassumere in un quadro comprensibile. Ci sono correnti profonde, nei fatti umani, processi complessi che hanno in sé una sorta di inerzia, come se si trattasse di una massa molto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Riassuntone di due anni difficili e una sbirciata sul futuro. Prima parte: il grande complotto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/12/26/riassuntone-di-due-anni-difficili-e-una-sbirciata-sul-futuro-prima-parte-il-grande-complotto/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://epmundo.com/wp-content/uploads/2020/03/Pandemia-1.jpg" alt="https://epmundo.com/wp-content/uploads/2020/03/Pandemia-1.jpg" width="566" height="318"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Magari ci fosse davvero un Grande Complotto in atto! Sarebbe tutto più semplice e persino rassicurante. Invece la faccenda è più complicata e difficile da riassumere in un quadro comprensibile. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono correnti profonde, nei fatti umani, processi complessi che hanno in sé una sorta di inerzia, come se si trattasse di una massa molto grande sottoposta a potentissime forze traenti e respingenti. Di volta in volta, sembra che le cose stiano andando in una certa direzione, ma non è mai detto quale delle forze in gioco prevarrà. E noi siamo presi in mezzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nemmeno i potenti possono davvero determinare il futuro. Però ci provano. Raramente con una visione che oltrepassi il confine del proprio egoismo personale, di clan, di gruppo sociale. Infatti di solito ne conseguono enormi pasticci. Di cui paga il prezzo un sacco di gente, che magari non c&#8217;entra nulla o addirittura avrebbe fatto tutt&#8217;altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra percezione delle cose si limita di norma alla semplice cronaca. E la cronaca, soprattutto nel contesto culturale italiano (dunque anche nella sua propaggine coloniale sarda), tende ormai a sovrapporsi alla mera propaganda. Non a caso l&#8217;Italia, nelle ultime rilevazioni note, risultava ancora piuttosto indietro nella <a href="https://greenreport.it/news/comunicazione/world-press-freedom-index-2021-la-liberta-di-stampa-a-rischio-anche-in-europa/" target="_blank"  rel="nofollow" >classifica della libertà di stampa</a> a livello mondiale. Naturalmente, l&#8217;indice della libertà di stampa è un sintomo di qualcosa di più ampio e strutturale, direi di costitutivo, dell&#8217;accrocchio storico chiamato Italia. Il problema è che questo accidente della storia fa parte di un contesto a sua volta critico, tendente al disastroso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro la tripla crisi socio-economica, climatica-ambientale e pandemica, in cui si dibatte l&#8217;intera umanità, la sua porzione (di cittadinanza) italiana ha parecchie cose di cui preoccuparsi. Qualcuno in meno, rispetto a luoghi più sfortunati, qualcuno in più rispetto a luoghi più vicini e direttamente comparabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione pandemica è emblematica della mediocrità da farabutti intrinseca dello stato italiano e della sua classe dirigente. La prima regola di qualsiasi governo è da sempre: mai dire la verità al popolo. Possono cambiare (relativamente) le maggioranze, ma questa regola aurea è sempre valida, da che esiste lo stato italiano unitario. Se fino al 1946 c&#8217;erano possibili giustificazioni storico-giuridico-culturali (era pur sempre una monarchia, con una costituzione assai debole, senza contare il ventennio fascista), è notevole che questo andazzo sia continuato pari pari anche con la tanto celebrata (a vanvera) costituzione repubblicana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra regola tassativa è: non fare mai alcuna scelta in nome e per conto della generalità dei cittadini, ma cerca sempre di intortarne il maggior numero possibile garantendo nel contempo i grumi di interessi di parte e/o corporativi più forti. Ossia, grosso modo, quelli di Confindustria, delle cricche detentrici di banche, del clan Agnelli, dei grandi speculatori nell&#8217;edilizia e nelle infrastrutture e di pochi altri; col loro codazzo di valvassori e manovalanza assortita, boiardi di stato, propagandisti, politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è la regola dell&#8217;omertà sistematica. Benché il razzismo tipico dell&#8217;establishment italiano centro-settentrionale abbia imposto egemonicamente lo stereotipo dell&#8217;omertà mafiosa, tipicamente meridionale, e di quella banditesca sarda, la vera omertà è quella della classe dominante italiana, con i suoi legami di interessi opachi, spesso segreti e dissimulati. Di questo apparato di potere e interessi la politica è strumento e campo di gioco, non certo contraltare. E l&#8217;informazione mainstream ne è diretta emanazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In una situazione del genere, possiamo ben capire che un evento così potente come una pandemia non poteva certo essere affrontato nei termini della serietà e della responsabilità, a cui nessuno, lassù, è abituato. Dal pasticcio del piano anti-pandemico (vecchio di 15 anni, mai rinnovato e però nemmeno applicato quando, alle brutte, poteva servire) alle scelte criminali di non stabilire la chiusura delle prime località colpite dal contagio di massa; dalla fantasiosa imposizione, per decreto, di misure demenziali (puoi andare a lavorare assembrandoti su mezzi pubblici strapieni, ma poi devi rinchiuderti a casa, e se esci per andare all&#8217;orto o nel bosco ti inseguo coi droni e con gli elicotteri) oppure banalmente rituali e apotropaiche (canta dal balcone, che ti passa, e mi raccomando la mascherina all&#8217;aperto anche se non c&#8217;è nessuno nel raggio di un chilometro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto condito da una diffusione di dati per lo più senza senso, selezionati e manipolati all&#8217;occorrenza, scambiando o alternando valori assoluti e percentuali, commisurando grandezze diverse su scale uguali o viceversa, e via dicendo. E mai un&#8217;informazione onesta e veritiera che fosse una. Ci hanno provato, alcuni, ma sono sempre stati travolti dall&#8217;ondata di piena della propaganda di governo e delle notizie approssimative o banalmente false. Non tramite i famigerati social, ma per lo più sui mass media principali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partire con la manipolazione sistematica e le menzogne non aiuta a venir fuori dai guai migliori di come ci siamo entrati. In più, quando inizi con le misure demenziali e con le panzane, poi devi proseguire sulla stessa strada, se non vuoi incorrere in uno smascheramento traumatico, pericolosissimo per la stessa tenuta di tutto l&#8217;apparato di potere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un anno fa, proprio in questi giorni, ci sbomballavano h24 con la promessa dell'&#8221;immunità di gregge&#8221;, se ci fossimo tuttə vaccinatə. Chi faceva notare che, con questo tipo di virus, non è corretto promettere l&#8217;immunità di gregge, era immantinente tacciato/a di essere no-vax. No-vax: neologismo magico, da usare come un amuleto, come uno scongiuro. E anche come accusa di comodo per svicolare dalle proprie responsabilità, scaricandole verso il basso. Il sistema sanitario è allo sbando, i servizi di cura e di sostegno sociale sono depotenziati? Be&#8217;, la colpa è dei no-vax. Come prima era dei podisti o dei vecchietti di paese che andavano a curarsi l&#8217;orto durante il cosiddetto <em>lockdown</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivati all&#8217;estate 2021, dopo pasticci e ritardi, la campagna vaccinale sembrava finalmente svolgersi in modo efficace, spesso a dispetto della disorganizzazione istituzionale &#8211; centrale e periferica &#8211; e del disastro comunicativo (avete presente la faccenda del vaccino Astra Zeneca? ecco). Eppure, proprio in questa fase, era aumentato di intensità il mantra mediatico della renitenza al vaccino. L&#8217;insistenza su questo punto era talmente esagerata che, paradossalmente, finiva per trasformarsi in una campagna contro la vaccinazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;enfatizzazione e la svraesposizione delle posizioni no-vax più stupide e infondate, come fossero generalizzate e diffuse presso un numero consistente di persone, è un fatto meritevole di attenzione. Su questo terreno si è fatta della disinformazione sistematica e anche del terrorismo psicologico in dosi massicce, con lo scopo evidente di suscitare un vero <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Panico_morale" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>moral panic</em></a>. L&#8217;operazione non è riuscita del tutto, se non presso il ceto medio istruito e presso i credenti nel governo Draghi. Tuttavia ha avuto un impatto. Farsi delle domande in merito è come minimo lecito. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, una certa quantità di esitazione o di renitenza vaccinale è considerata fisiologica in tutti gli studi e in tutti i documenti degli enti di ricerca o di gestione sanitaria a livello internazionale; ma questa è appunto una delle cose che andavano tenute nascoste. Con l&#8217;effetto di suscitare ancora più sospetti e conseguente esitazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sostituzione del debole governo Conte II col governissimo a guida Mario Draghi è appunto uno dei fattori decisivi di questa intera fase. Governissimo sostenuto dall&#8217;intero arco parlamentare (anche dalla finta opposizione dei fascisti di Fratelli d&#8217;Italia) e da un larghissimo (dunque sospetto) consenso internazionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Draghi, da buon despota illuminato, non poteva limitarsi a dar seguito a cose decise dal suo troppo esitante predecessore: ne sarebbe andato della legittimità della sua chiamata al potere. Ecco dunque l&#8217;invenzione del magico dispositivo-fine-di-mondo: il green pass. Già il fatto di avergli dato un nome inglese era un chiaro segno della sua natura diversiva e ingannevole. Fateci caso: quando vogliono fregarci di solito lo fanno in pseudo-inglese, così li prendiamo più sul serio e ce la beviamo senza troppe storie. Anche sull&#8217;adozione del green pass sono state addotte motivazioni per lo più di fantasia e del tutto sprovviste di un minimo di verifica fattuale; ma quando mai questo è stato un problema, in Italia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">A guardare le statistiche, l&#8217;introduzione del lasciapassare verde non ha mutato di molto, o non ha mutato affatto, l&#8217;andamento delle vaccinazioni. Un po&#8217; di più ha fatto l&#8217;imposizione dell&#8217;obbligo di lasciapassare (NON di vaccinazione) in alcuni ambiti lavorativi e/o pubblici. Intanto, veniva contestualmente avviata una campagna di demonizzazione dei tamponi, ossia del monitoraggio e del tracciamento del contagio, cioè lo strumento principale per avere un quadro il più possibile preciso e aggiornato della diffusione del virus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stati spesi molti euro pubblici in campagne pro-vaccini, anche quando la popolazione vaccinabile era stata coperta in percentuali altissime, prossime o superiori all&#8217;80% (a sentire i medesimi responsabili dell&#8217;operazione). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre sul piano comunicativo, ai gruppi no-vax è stato associato scorrettamente, facendone un tutt&#8217;uno, tanto chi manifestava critiche sulla gestione pandemica in generale o sul green pass in particolare, quanto i residuati tossici fascisti pronti a intestarsi qualsiasi protesta diversiva o a inscenarne una (a favore di telecamera). Un pasticcio mediatico incoerente e indigesto, ma sempre utile a confondere le idee e a sostenere il consenso al governo &#8220;dei migliori&#8221; (i mass media hanno fatto a gara, fin qui, nel dimostrarsi servili e ossequiosi verso colui che considerano il capo indiscusso, presente e futuro, della Nazione).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo è subentrata la prevedibilissima (e prevista) novità della nuova mutazione del virus (la variante &#8220;omicron&#8221;). Esito sostanzialmente inevitabile, stante la natura del SARS-Cov-2, che si è scelto di accettare, decidendo di non distribuire capillarmente i vaccini disponibili &#8211; magari gratis o a prezzo di costo &#8211; ai quattro angoli del globo. Le aziende farmaceutiche devono realizzare il business per cui esistono. Hanno sì ricevuto una montagna di soldi pubblici per fabbricare &#8216;sti benedetti vaccini, ma devono anche poterci guadagnare su. Quindi i vaccini li rivendono, a prezzo maggiorato (è stato calcolato, fino a 27 volte il costo di produzione), agli stessi paesi ricchi che le avevano già lautamente finanziate, e il resto del pianeta che si&#8230; arrangi. È il capitalismo, bellezza! Poi, se ci scappa una nuova variante del virus, si potrà sempre realizzare un vaccino apposta e venderlo sempre agli stessi paesi ricchi. E così via all&#8217;infinito. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti, <a href="https://jacobinitalia.it/la-variante-pfizer/?fbclid=IwAR1gjene3DY56BAI9qQWMKSIKkubEuGQ-6t5DSyf_A_KfbHjZMmJ0OS7ynA" target="_blank"  rel="nofollow" >qualcuno ha argutamente proposto</a> di ribattezzare la variante &#8220;omicron&#8221; &#8220;variante Pfizer&#8221;: sottoscrivo. Come sottoscrivo <a href="https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2021/12/20/omicron-vaccini-africa/?utm_medium=FBSole24Ore&amp;utm_source=Facebook&amp;fbclid=IwAR3uQCxeYxHtSybMN7E2WGnG_a0d_j9AUsD7g9abEcKlOEl0w_2gNoiWC8w#Echobox=1640443678&amp;refresh_ce=1" target="_blank"  rel="nofollow" >le cautele che fortunatamente stanno emergendo</a> anche sul versante, comunque occidente-centrico e neo-coloniale, del &#8220;vaccinare il mondo e soprattutto l&#8217;Africa solo-perché-ci-conviene&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia chiaro, i vaccini sono un&#8217;invenzione utile e su molti piani decisiva. Sarebbe stato preferibile non raccontare troppe balle fin dall&#8217;inizio e impostare la campagna vaccinale spiegandone bene tutti gli aspetti, senza negare l&#8217;evidenza. Prima di tutto ammettendo la fallibilità della scienza (quella vera, senza maiuscola reverenziale e senza pretese di adesioni fideistiche) e il suo normale e corretto procedere per ipotesi, prove, smentite, conferme, correzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dire, perché negare che si tratta di vaccini sperimentali? Lo sono, ma andava chiarito in che senso. La paura sul vaccino a base di RNA messaggero è ingiustificata, se discende da sospetti circa il &#8220;che cosa c&#8217;è dentro?&#8221; o da ipotesi di inoculazioni di nano-chip o altre scemenze del genere, così come anche dai dubbi sulla natura improvvisata e inedita di questi farmaci. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà l&#8217;uso farmacologico di RNA messaggero è stato teorizzato già alcuni lustri fa e da alcuni anni è una risorsa preziosa nel contrasto dello HIV (per saperne di più consiglio la visione di <a href="https://www.raiplay.it/video/2021/10/Presa-diretta---La-fabbrica-dei-vaccini---Puntata-11102021-0cb7c81e-2091-48e7-9b2f-e47e5b95dc59.html" target="_blank"  rel="nofollow" >questa ottima puntata di Presa Diretta</a>). L&#8217;aspetto sperimentale dei vaccini basati su di esso risiede nel fatto che sono stati abbreviati i tempi di rilascio del vaccino, senza aver effettuato l&#8217;intero ciclo di verifiche a medio termine che di solito ne concludono l&#8217;iter di approvazione. L&#8217;incognita fondamentale è la durata della copertura garantita dal vaccino, più che suoi eventuali effetti indesiderati. Ma non dobbiamo dimenticare la condizione di estrema emergenza in cui tutto questo è avvenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarebbe stato meglio fare un discorso onesto e chiaro, su questa faccenda? Dare per scontato che la maggior parte della cittadinanza sia deficiente o autolesionista non è una base molto solida per nessuna democrazia. Per di più, così facendo, non si elimina affatto la diffidenza ma caso mai la si alimenta. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Moltissime persone che pure si sono vaccinate seguendo scrupolosamente procedure e protocolli, non l&#8217;hanno fatto per cieca fiducia nel governo o nelle case farmaceutiche, ma solo in base a un calcolo empirico, inevitabilmente approssimativo, sul rapporto costi/benefici. Sarebbe stato lo stesso anche se la campagna promozionale della vaccinazione di massa fosse stata fatta in altri termini. Anzi, forse ci sarebbe stata qualche esitazione in meno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta integro, in ogni caso, il &#8220;nucleo di verità&#8221; relativo alla <a href="https://www.raiplay.it/video/2021/11/Presadiretta---The-Vaccine-Business-bcd14994-6d25-4f60-a3a9-4f8478c856fe.html" target="_blank"  rel="nofollow" >natura capitalista della produzione e della distribuzione dei vaccini</a>, ai suoi limiti e ai suoi pericoli. Punto decisamente più solido e conflittuale delle baggianate più fantasiose a cui si dà voce e spazio sui media, ma largamente eluso e opacizzato anche grazie alle fantasie di complotto. Che, partendo da un sospetto generalizzato e mal argomentato contro Big Pharma, assunta come entità quasi trascendente, a-storica, finiscono per indebolire quello che invece poteva essere un versante critico importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;insistenza con cui i vaccini (nei paesi ricchi) sono stati presentati come la soluzione finale e decisiva del problema, ben sapendo &#8211; perché si sapeva &#8211; che non sarebbe andata così, è un errore (o un inganno) palese. L&#8217;imposizione di uno strumento coercitivo e discriminante come il green pass non ha certo aiutato, specie quando è emersa l&#8217;ovvia circostanza che il virus continua a circolare e si prospettano nuove misure restrittive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La combinazione tra promessa infranta di immunità di gregge, pasticci col lasciapassare verde e nuove restrizioni all&#8217;orizzonte sta già presentando il conto. Tra poco sarà imposto il tampone (a pagamento, non sia mai) anche a vaccinati e a detentori del super-mega-ultra green pass, e magari una quarta dose di vaccino dopo un paio di mesi dalla terza (che già sarà prescritta in anticipo rispetto alla copertura dichiarata della seconda dose); anche se comincia a serpeggiare <a href="https://www.adnkronos.com/quarta-dose-vaccino-covid-dietrofront-di-israele_2PYYrerzy80vcSbgsl9FJ2" target="_blank"  rel="nofollow" >qualche dubbio</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, l&#8217;ossessivo presenzialismo mediatico di viro-star più o meno accreditate, con <a href="https://twitter.com/i/status/1472962865430769670" target="_blank"  rel="nofollow" >cadute di stile</a> ben oltre la soglia del <em>cringe</em>, non aiuta certo a rassicurare una cittadinanza disorientata e devastata psicologicamente da due anni di contraddizioni, sensazionalismi fobici e uso massiccio, da parte del governo e dei media, del <a href="https://lamenteemeravigliosa.it/doppio-legame-teoria-bateson/" target="_blank"  rel="nofollow" >doppio legame</a>. A occhio e croce, prima, durante e dopo l&#8217;elezione in Parlamento del nuovo presidente della repubblica (evento a quanto pare decisivo), ne vedremo delle belle.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">[continua]</span></strong></p>
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		<title>Il grande conflitto globale dei nostri tempi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2021 12:30:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Incrociando la cronaca spicciola italiana, e in particolare l&#8217;affaire &#8220;Montanari&#8221;, con la questione della gestione della pandemia, sorgono spontanee delle riflessioni su cosa sia la democrazia oggi, in Italia e nei paesi sedicenti democratici, così come in generale nel mondo. La costituzione italiana è antifascista, ma l&#8217;Italia non lo è. Non si è mai imposta,...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fcdn77.pressenza.com%2Fwp-content%2Fuploads%2F2014%2F09%2Fcapo-frasca-13.9.2014.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Manifestazione a Capo Frasca in Sardegna contro le basi ..." width="683" height="457"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Incrociando la cronaca spicciola italiana, e in particolare <a href="https://www.valigiablu.it/foibe-dimissioni-montanari/" target="_blank"  rel="nofollow" >l&#8217;<em>affaire</em> &#8220;Montanari&#8221;</a>, con la questione della gestione della pandemia, sorgono spontanee delle riflessioni su cosa sia la democrazia oggi, in Italia e nei paesi sedicenti democratici, così come in generale nel mondo.</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La costituzione italiana è antifascista, ma l&#8217;Italia non lo è.</strong> Non si è mai imposta, nel senso comune e nelle prassi politiche reali, la discriminante antifascista come fondativa del nuovo patto democratico post II Guerra Mondiale. Oggi fascismo e antifascismo sono posti sullo stesso piano, favorendo così la legittimazione del fascismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non è una cosa di questi giorni.</strong> Immediatamente dopo il passaggio di consegne tra la vecchia classe politica (così detta Prima Repubblica) e quella che avrebbe dovuto gestire il dopo Guerra Fredda, una delle parole d&#8217;ordine del nuovo assetto di potere italiano fu la &#8220;riconciliazione&#8221;, il <strong>sostanziale superamento (a destra)</strong> degli assetti del cinquantennio precedente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel che non era riuscito alla <a href="https://treccani.it/enciclopedia/strategia-della-tensione_(Dizionario-di-Storia)/" target="_blank"  rel="nofollow" >strategia della tensione</a>, riusciva ora molto più facilmente, con la complicità della dirigenza post-comunista, a una nuova leva di politicanti per lo più senza scrupoli e senza radici, votati al proprio &#8220;particulare&#8221; e a una rigida fedeltà di classe (padronale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che si inseriva perfettamente nella <strong>ridefinizione degli assetti politici mondiali</strong>, in cui il vero &#8220;grande nemico&#8221; novecentesco (sia pure largamente putativo), il <strong>socialismo</strong>, poteva essere rimosso dalla scena, senza tanti rimpianti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cosiddetto <strong>neo-liberismo</strong> (ossia non la scomparsa degli stati e delle loro funzioni ma la loro  sottomissione agli interessi delle classi ricche) diventava la dottrina egemonica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In tale scenario, diventava del tutto lecito e persino auspicabile <strong>un certo recupero utilitaristico del fascismo</strong>, come spauracchio di comodo (da usare rigorosamente a sproposito), come strumento di pressione, all&#8217;occorrenza come manovalanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coerentemente, tutta la retorica politica e la Grande narrazione pubblica dagli anni Novanta in poi, in Italia, sono state indirizzate a <strong>marginalizzare qualsiasi ipotesi di mutamento politico radicale, di democrazia popolare, di progresso civile e sociale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Porre sullo stesso piano fascismo e comunismo e poi fascismo e Resistenza è servito a far interiorizzare all&#8217;opinione pubblica una sorta di &#8220;memoria condivisa&#8221;</strong> (locuzione di suo reazionaria) in cui vengono azzerate tutte le differenze ideali, valoriali, pragmatiche, ogni possibile distinzione di fondo tra democrazia e anti-democrazia, tra lotte di emancipazione e autoritarismo, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>fine ingloriosa della sinistra in Italia</strong> è un effetto di questo processo, a cui però le dirigenze della sinistra, come detto, hanno contribuito attivamente. C&#8217;è da stupirsi se da questa poltiglia indigesta siano emersi sia il pastrocchio del <strong>PD</strong> e la sua derivazione di destra renziana, sia i <strong>populismi</strong> destrorsi o diversivi che hanno dominato la scena fin qui (da quello berlusconiano, ai 5 stelle, fino a Salvini e Meloni)?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intera parabola politica e sociale dell&#8217;Italia degli ultimi trent&#8217;anni è un <strong>costante e preciso percorso di svuotamento della democrazia</strong>, sia in senso formale sia soprattutto in senso sostanziale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ci troviamo, oggi, nell&#8217;affrontare una sfida di indole storica e strategica come una <strong>pandemia</strong>, a dover subire <strong>decisioni per lo più cervellotiche e meramente spettacolari</strong>, tramite una decretazione governativa d&#8217;emergenza ormai pienamente legittimata, non è un caso. Non esiste più un&#8217;opposizione, se non fittizia e tutta collocata a destra del governo. <strong>Non esiste più un&#8217;opposizione sociale organizzata e capace di mobilitare le masse. Non esiste più alcuna opposizione nemmeno a livello di intellighenzia, di ambiente culturale. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda di Tomaso Montanari, per come si è svolta, per come è stata trattata dai media (compresa la televisione pubblica), è emblematica. Se ne deduce che <strong>il vero scandalo, in Italia, è l&#8217;antifascismo</strong>. Il classismo, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cesarismo" target="_blank"  rel="nofollow" >cesarismo</a> (anche a livello locale: pensiamo al presidente della Campania, De Luca, o a quello dell&#8217;Emilia-Romagna, Bonaccini; entrambi del PD, per altro), la costante denigrazione delle masse popolari, il fastidio per il suffragio universale, l&#8217;ostilità a qualsiasi posizione critica che metta in discussione assetti di interessi e di potere consolidati, sono tutti caratteri costitutivi del tessuto politico, sociale e culturale italiano attuale. Anche in quel che resta della (ex)sinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È una deriva in corso, che non ha alcuna intenzione di arrestarsi e non ci ha fatto ancora vedere i suoi esiti peggiori.</strong> La pandemia di covid-19 è stata colta al volo per dare un&#8217;accelerata a tale processo di svuotamento democratico. Presto saremo assuefatti a modalità di governo e a forme di imposizione di cui non percepiremo nemmeno più la natura profondamente reazionaria (per riflessioni ampie e articolate su tutta la tematica, invito a leggere <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/08/governare-nel-torbido/" target="_blank"  rel="nofollow" >questo</a>, <a href="https://www.asceonlus.org/il-green-pass-non-e-un-vaccino/" target="_blank"  rel="nofollow" >questo</a> e <a href="https://ilrovescio.info/2021/08/22/governamentalita-pandemica-emergenziale-emotiva-scientifica-algoritmica/" target="_blank"  rel="nofollow" >questo</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto ciò ha un ruolo essenziale <strong>il mondo dei media e dell&#8217;informazione</strong>, naturalmente. Basti pensare alle messe in scena con cui veniamo costantemente distratti o orientati nei nostri giudizi. Omettendo o selezionando le informazioni, veicolandole tramite cornici predeterminate, apparecchiando qualche diversivo, additando qualche capro espiatorio (oggi i no-vax, ieri la movida, o i runner, e prima ancora, a seconda del periodo e del tema da enfatizzare o nascondere, i &#8220;cani assassini&#8221;, o i &#8220;clandestini&#8221;, i Rom, gli Albanesi, ecc. ecc.). Beninteso, sullo sfondo, nella parte di Italia che conta e a cui sono destinate risorse, attenzioni, infrastrutture, rimane sempre viva anche la discriminante razzista/coloniale verso il Meridione, la Sicilia e la Sardegna (gli esempi, anche in questo caso, sono pressoché quotidiani). Tutto avvolto e impacchettato nella maleodorante confezione di <strong>sciovinismo vittimista e nazionalismo banale</strong> su cui si fonda l&#8217;esistenza stessa dell&#8217;Italia come stato e la prosperità materiale della sua classe dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La narrazione revisionista sulle &#8220;foibe&#8221; e la retorica filo-fascista del Giorno del Ricordo</strong> fanno parte integrante di questo apparato di segni e simboli. Per questo tirarle in ballo per contestarne la portata e il senso, come ha fatto Tomaso Montanari, non da un&#8217;angolatura militante o dichiaratamente contro-egemonica, ma da una posizione di particolare autorevolezza e visibilità, è un atto di sovversione inaccettabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, da un punto di vista più ampio, è innegabile un <strong>fenomeno di ripiegamento anti-democratico globale</strong>. Esistono naturalmente differenze anche notevoli a seconda di quanto sia culturalmente e politicamente matura una popolazione e ovviamente a seconda delle diverse condizioni materiali. Ma sembra del tutto evidente che <strong>la spinta impressa dalle classi dominanti a ogni latitudine</strong>, sia pure con le oscillazioni e le contraddizioni del caso, <strong>è volta a realizzare sistemi di governo pseudo-democratici, a-democratici o anti-democratici</strong> (soprattutto sul piano di quella che viene definita tecnicamente <em>policy</em>, ossia politica applicata, reale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meccanismi potenti di orientamento e di controllo, la possibilità di monitorare costantemente umori, idee, aspettative e bisogni, una sproporzione di forze insuperabile, consentono alle classi dominanti di giocare la propria partita per l&#8217;accaparramento della ricchezza <strong>usando i popoli e le varie porzioni del pianeta come pedine</strong> e come base materiale da cui estrarre valore e perpetuare se stesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Confidare che queste stesse classi dominanti prendano davvero a cuore il dissesto climatico in corso, gli enormi problemi di squilibrio ecologico, le drammatiche diseguaglianze sociali esistenti (interne ed esterne agli stati) e la stessa pandemia come problemi strategici da risolvere insieme, nell&#8217;ottica di interessi generali e diritti umani da salvaguardare, è una pia illusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per questo, alle medesime classi dominanti (che non sono entità astratte, ma sono gruppi umani, persone, grumi di relazioni materiali) preme molto che <strong>non si formi mai e da nessuna parte una vera opposizione culturale, sociale e politica</strong> di dimensioni tali da minacciare realmente il loro potere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non deve nascere <strong>nemmeno a livello locale</strong>. Che sia il Rojava o la Catalogna, il Chiapas o il <a href="https://www.theguardian.com/politics/2021/aug/14/director-ken-loach-expelled-labour-party" target="_blank"  rel="nofollow" >partito laburista britannico</a> (facendo tutti i distinguo del caso), ogni possibile minaccia, magari anche vaga o ipotetica, all&#8217;egemonia anti-democratica e anti-popolare deve essere contrastata con ogni strumento necessario. Fascismi e integralismi, mafie, conflitti etnici e razzismo sono <em>instrumenta regni</em>, attrezzi di dominio politico, buoni come altri. Meglio di altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce di queste considerazioni, sia la polemica &#8211; assurda, pretestuosa &#8211; contro Tomaso Montanari, quanto le mille altre circostanze in cui nello scenario italiano vengono <strong>contrastate tutte le prospettive di reale opposizione politica, sociale e culturale, anche a livello territoriale</strong>, possono essere meglio comprese (pensiamo alla lotta No-TAV della Val Susa, o all&#8217;indipendentismo e all&#8217;anti-militarismo in Sardegna). E possono essere meglio interpretate le narrazioni di comodo, capziose, tendenziose, che ne danno i mass media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora (r)esistono qua e là residui <strong>spazi di contro-informazione e contro-narrazione</strong>, ambienti dove è ancora possibile un minimo esercizio di parresia (banalmente, dire la verità), e anche qualche forma di opposizione sociale e politica. Ma si tratta di una nebulosa di segni e azioni, di teoria e di prassi, minoritaria, non coesa, ancora condizionata da strumenti teorici e forme organizzative del passato, poco funzionali e anche più facilmente contrastabili dalla controparte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, <strong>tali spazi e tali esperienze vanno custoditi e alimentati</strong>, mantenendo una forte vigilanza critica e una decisiva propensione alla generosità e alla solidarietà, l&#8217;accettazione della complessità e delle eterogeneità del mondo, la coscienza dei legami tra le comunità umane e tra queste e il mondo che le ospita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La vera battaglia politica globale di oggi e di domani, connessa inestricabilmente a quella ecologica, è quella contro il modello sociale e politico (dunque economico) dominante. </strong>Che, da parte sua, nelle sue diverse articolazioni concrete, preferirà sempre &#8211; ribadiamolo &#8211; una deriva fascista, autoritaria e repressiva a un eventuale processo emancipativo ed egualitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una <strong>battaglia strategica e di lunga durata</strong>, che non va declinata in modo astratto e uguale dappertutto, ma attuata pragmaticamente a seconda del contesto, delle dinamiche specifiche, delle forze in campo. In questo senso, è decisivo saper analizzare le varie situazioni concrete, conquistare la piena consapevolezza della propria collocazione nel tempo e nello spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La condizione storica della Sardegna non è la stessa dell&#8217;Afghanistan o dell&#8217;Eritrea, della Scozia o del Kurdistan, ma <strong>ovunque ci siano territori da decolonizzare, ovunque ci siano da conquistare spazi di democrazia reale, di convivenza pacifica, di eguaglianza sostanziale e di libertà, là esiste un nucleo pulsante di valori e di obiettivi universali</strong>, su cui costruire una diversa prospettiva per il futuro di ogni comunità umana e, in generale, del nostro piccolo e insostituibile pianeta.</p>
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		<title>2 giugno 2021, niente da festeggiare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jun 2021 10:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-700x875.jpg" alt="" class="wp-image-4491" width="389" height="486" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-700x875.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-384x480.jpg 384w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-640x800.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine.jpg 744w" sizes="(max-width: 389px) 100vw, 389px" /></figure></div>



<h5 class="wp-block-heading">Il 2 giugno 2021 non c&#8217;è nulla da festeggiare. La Repubblica italiana, certamente preferibile alla scalcinata e cialtronesca monarchia sabauda e al fascismo, è però un&#8217;incompiuta storica e anche un inganno.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">La costituzione italiana non è affatto la &#8220;più bella del mondo&#8221; così come è una balla sciovinista che l&#8217;Italia raccolga la maggior parte del patrimonio artistico umano. Questi sono elementi mitologici della grande narrazione nazionale italiana a cui molti credono e che l&#8217;establishment politico-mediatico continua a propalare, ma si tratta di evidenti millanterie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, la costituzione italiana esiste, è in vigore da settantatré anni: sarebbe stato interessante vedere cosa sarebbe successo se fosse stata applicata fino in fondo. Lo è stata solo in parte, sempre con la massima attenzione a non toccare il nucleo oligarchico e classista dello stato e gli interessi della classe dominante che lo ha incarnato e animato in questi decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una democrazia fin dall&#8217;inizio vaga, sfilacciata, condizionata, sempre sotto ricatto non ha prodotto un corpo sociale emancipato, pluralista, laico, dinamico. L&#8217;Italia repubblicana è stata una continuazione delle Italie precedenti con altri mezzi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo solo alle strutture stesse dello stato, formali e informali (funzionari pubblici, prefetti, forze dell&#8217;ordine, magistratura, quadri intellettuali e accademici, mass media), sostanzialmente rimaste le medesime nel trapasso dal fascismo alla repubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non c&#8217;è solo questo. È proprio la genesi storica dello stato unitario ad essere decisiva. Come aveva lucidamente osservato Gramsci, il Risorgimento e l&#8217;unificazione italiana sono stati in larghissima misura una rivoluzione passiva, condotta e realizzata spesso a dispetto e quasi sempre a danno delle masse popolari e di ampie porzioni territoriali del nuovo stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una realizzazione storica di matrice congenitamente coloniale, che ha poi esportato tale modello anche fuori dai propri confini, dall&#8217;Eritrea all&#8217;Istria, dalla Libia all&#8217;Albania, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Efferatezze, razzismo, ostilità verso le classi popolari di qualsiasi latitudine non sono incidenti momentanei, non sono parentesi patologiche di una storia altrimenti virtuosa. Su questo Benedetto Croce aveva torto marcio e aveva invece ragione Piero Gobetti. Il fascismo è solo una recrudescenza esplicita della natura prettamente dispotica e oligarchica dell&#8217;Italia in quanto stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le modalità con cui è stata gestita la pandemia di covid-19 e le conseguenze che tale nuova formula politica lascia sul campo ne sono una conferma. Il popolo va ammansito, controllato, quando è il caso impaurito e se proprio c&#8217;è bisogno represso con la forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Niente deve mettere in discussione le gerarchie sociali, i diversi livelli di libertà, la disparità consolidata nell&#8217;accesso alla ricchezza, specie quella pubblica. Niente deve mettere davvero in discussione i rapporti sociali, le diseguaglianze, la subalternità delle masse impoverite e di interi territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La retorica sull&#8217;unità, sulla solidarietà nazionale, sulla &#8220;coesione sociale&#8221;, ancora largamente impiegata, appare sempre meno aderente a una realtà sociale che minaccia di diventare esplosiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È soprattutto dai margini del corpaccione sclerotico di questo stato fantoccio che la realtà delle cose appare in tutta la sua sgradevole consistenza. Dal confine orientale alla Val di Susa, dalla frontiera marittima delle isole siciliane alla Sardegna; dai campi della schiavitù bracciantile ai grandi centri della logistica, dal mondo dei subappalti al precariato perenne a cui sono condannati giovani, donne, immigrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì si vede la verità. Quella che viene combattuta, minimizzata, negata dall&#8217;apparato della disinformazione in servizio permanente effettivo. A cui partecipano allegramente, confermandone il dominio, le strampalate fantasie di complotto reazionarie e diversive che ammorbano i social e gli stessi mass media mainstream.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è niente di sano nella repubblica dei disastri annunciati, sempre causati dall&#8217;avidità e dall&#8217;irresponsabilità dei padroni e dei loro complici politici; nella repubblica dell&#8217;eterno post-qualcosa, dell&#8217;ipocrisia, della vanagloria nazionalista a reti unificate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sia possibile ancora prestare fede alle celebrazioni istituzionali è davvero un mistero. O forse in realtà l&#8217;unanimismo dichiarato è solo l&#8217;ennesima finzione di comodo e non c&#8217;è alcun mistero. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualsiasi conquista civile, politica, sociale di questi tre quarti di secolo è stata pagata a durissimo prezzo e non è mai stata facile né sicura. In più è stata controbilanciata da fenomeni di patologia politica e culturale che hanno costantemente inquinato lo spazio civile della repubblica, che hanno attenuato qualsiasi spinta emancipativa, che hanno trasformato molto presto ogni rivoluzionario (a parole) in conservatore a guardia del sistema (nei fatti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiedersi, dalla Sardegna, a cosa ci sia servita la Repubblica suona come una domanda ironica. Basterebbe elencare i guasti di questi decenni di autonomia &#8220;ottriata&#8221;, concessa benevolmente dall&#8217;alto e sempre tenuta al guinzaglio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Decenni di modernizzazione passiva, di mitologie di subalternità spacciate per &#8220;vera identità sarda&#8221;, di dipendenza crescente e di mediocrità politica dilagante. Di sistematico approccio coloniale verso il territorio e le risorse dell&#8217;isola, dagli ampi spazi occupati militarmente, allo sfruttamento industriale, turistico e oggi energetico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha dunque più senso di quanto sembri rispondere oggi alle celebrazioni ufficiali con una grande manifestazione in uno dei luoghi simbolo del colonialismo militare italiano in Sardegna: Teulada. Centro costiero in costante impoverimento economico e demografico, a differenza di altri comuni marittimi sardi, soffocato dall&#8217;assistenzialismo e dalla mancanza di prospettive economiche endogene. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una manifestazione organizzata da A Foras, come altre in passato, anche in solidarietà alla Palestina. Non una scelta banalmente ideologica, dato che in Sardegna lo stato israeliano mantiene e incrementa le sue ottime relazioni istituzionali e accademiche. Una presenza inquietante di cui l&#8217;intellighenzia (sedicente) progressista isolana fa finta di non accorgersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non troverete molte notizie su questa manifestazione nei mass media. Se ci saranno incidenti o qualcosa da addebitare ai manifestanti, ne verrà data testimonianza, riprendendo come al solito le veline delle forze dell&#8217;ordine o dei vertici militari. Tutta roba già vista. E non è escluso che qualche altra militante, qualche altro attivista finiranno per far compagnia alle decine di giovani già sotto processo per fatti analoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una di quelle circostanze in cui emerge con chiarezza la vera anima nera e reazionaria dello stato italiano. Uno stato irrecuperabile, dannoso per i propri stessi cittadini e inospitale per chi vi cerca rifugio. Uno stato che si può solo abbattere ed eventualmente ricostruire su basi nuove, realmente democratiche, plurali, confederali, insieme al resto dell&#8217;Europa, nell&#8217;interesse primario di chi lo abita. Uno stato da cui, più realisticamente, uscire il prima possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buon 2 giugno.</p>
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		<title>Il nazionalismo degli altri &#8211; di Ivo Murgia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 11:46:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ospito con piacere un pezzo dell&#8217;amico Ivo Murgia, a proposito di nazionalismo, indipendentismo e relativi luoghi comuni ed equivoci storici in salsa sarda. &#160; Spesse volte quando si parla di indipendentismo sardo, si leva il ben informato di turno ad ammonirci sui pericoli del nazionalismo, agitando fantasmi di guerre etniche, spargimenti di sangue e tutta...</p>
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<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT"><em>Ospito con piacere un pezzo dell&#8217;amico <strong>Ivo Murgia</strong>, a proposito di nazionalismo, indipendentismo e relativi luoghi comuni ed equivoci storici in salsa sarda.</em></span></span></span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span id="more-1876"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Spesse volte quando si parla di indipendentismo sardo, si leva il ben informato di turno ad ammonirci sui pericoli del nazionalismo, agitando fantasmi di guerre etniche, spargimenti di sangue e tutta una serie di accadimenti cruenti o comunque di chiusure anacronistiche e insensate. Appare subito interessante notare che tutte queste obiezioni si facciano solamente per la Sardegna mentre non siano valide per gli altri, segnatamente per l’Italia, tanto per dire. Non che gli stessi infatti abbiamo mai avuto da ridire sull’altare della patria italiano, o sulle parate militari, o sulla festa della Repubblica. O li abbia mai sentite dire basta con questo nazionalismo italiano! Che senso ha che esista uno stato italiano in Europa, ce ne sono già tanti e via dicendo, tutte obiezioni che si tirano fuori unicamente per un eventuale stato sardo. Si dimentica per di più che lo stato italiano esiste solo da 150 anni, in seguito a delle guerre, e non certo perché il sud si volesse unire al nord in un patriottico slancio d’amore, ma per meri interessi economici del regno piemontese che aveva adocchiato i beni delle due Sicilie. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Vale la pena anche spendere altre due parole sul nazionalismo italiano. Alzi la mano chi ha mai sentito parlare a scuola delle nefandezze del nazionalismo/colonialismo italiano. È in pieno atto una rimozione storica sistematica delle tragedie del nazionalismo italiano a tutti i livelli, salvo rarissime eccezioni, alimentata dal mito inventato degli italiani ‘brava gente’, nel quale, poveri noi!, anche qualche sardo si identifica. Dato che lo stato italiano esiste da soli 150 anni e la Sardegna ha migliaia di anni di storia, questa permanenza dentro lo stato italiano conta come un quarto d’ora nella vita di un uomo, allora di quale identificazione stiamo parlando? Ma torniamo agli scheletri del nazionalismo. Quello italiano si è macchiato dei peggiori orrori dell’umanità, con tutto il repertorio comune ai nazisti: dalle leggi razziali per la difesa della razza ariana, ai campi di concentramento con migliaia di morti, in Italia, in Africa e nei Balcani, alle deportazioni, alle stragi contro civili inermi, all’uso di gas, alle rappresaglie più terribili contro i patrioti che si opponevano alle ambizioni imperiali italiane. Gioverà in questo caso dare uno sguardo alla <a href="http://www.treccani.it/scuola/tesine/colonialismo_italiano/" target="_blank" rel="nofollow" >Treccani</a> alla voce &#8220;colonialismo&#8221;, per scoprire alcune cose e dalla quale cito testualmente: </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT"><i>L’avventura coloniale italiana rappresenta una delle pagine più significative del nostro passato anche se poco trattata nelle aule scolastiche. Il processo storico del colonialismo europeo – durato quasi cinque secoli &#8211; ha visto la partecipazione dell&#8217;Italia solo nella sua fase finale, quella più bellicosa. Senza ottenere grandi vantaggi economici, l&#8217;espansione coloniale italiana si è nutrita soprattutto dell’ideologia fascista e anche lo stereotipo degli Italiani &#8216;brava gente&#8217; si è incrinato di fronte ai numerosi episodi di violenza e di repressione nei confronti degli oppositori locali e dei patrioti resistenti.</i></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Come rimarca giustamente la Treccani su queste tragedie italiane è calato uno strategico velo di silenzio, che mira a nascondere un passato imbarazzante e nefasto. Mai lo stato italiano ha chiesto scusa per la sua colonizzazione, o ha deposto una corona di fiori nei suoi campi di concentramento per ricordarne le vittime, si è limitato a prenderne le distanze in quanto espressione di un regime fascista. <span class="_5yl5" data-reactid=".2o.$mid=11435863397503=29acddbee48508bee01.2:0.0.0.0.0"><span data-reactid=".2o.$mid=11435863397503=29acddbee48508bee01.2:0.0.0.0.0.0">Anzi i vari ‘macellai d’Etiopia’ sono spesso onorati con monumenti e con l’intitolazione di vie per i loro meriti, d’altronde con un soprannome così è facile intuire quali possano essere stati i servigi resi alla nazione.</span></span><br />
</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">A proposito di fonti è anche interessante notare come quelle italiane diano come conquista coloniale italiana l’Etiopia, mentre le fonti in inglese, e la stessa Etiopia, presentino lo stato africano come l’unico del continente a non essere mai stato colonizzato. In effetti gli italiani non presero mai completamente l’Etiopia, vi restarono solo 5 anni e la sua parziale occupazione costò moltissimo al regime che rischiò la bancarotta a causa dell’inseguimento di chimere imperialistiche.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Insomma questi sono gli scheletri molto concreti del nazionalismo italiano mentre quelli che si agitano per le istanze di autodeterminazione e indipendenza sarda sono fantasmi immaginari che mai sono appartenuti ai sardi e non si capisce perché dovrebbero appartenere loro in caso di un’eventuale indipendenza. Contro chi i sardi dovrebbero prendere il mare e scatenare guerre in caso di indipendenza e perché? Possiamo semmai ribattere, a proposito di guerra, che l’Italia col suo nazionalismo, occupa 35.000 ettari di territorio sardo, più spazio aereo e marittimo, con le sue basi militari, più del 60% del totale di quelle italiane, e che da 60 anni ogni anno bombarda la nostra terra (isolotti e nuraghi compresi) portandoci guerra, distruzione e morte, senza mai averci chiesto il permesso e senza aver mai fatto una bonifica, anzi dandoci in affitto a 50.000 euro all’ora a chiunque voglia venire a provare da noi le proprie armi. A noi i veleni e allo stato italiano il malloppo. Sempre perché gli italiani sono ‘brava gente’, per carità, chi vorrebbe negarlo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Quanto alle possibili sanguinose guerre scatenati dagli indomiti sardi, bisogna precisare invece che i sardi sono stati ultimamente utilizzati solo nelle guerre italiane, dove circa 13.000 dei nostri ci hanno lasciato la pelle, per dei conflitti che non li riguardavano ma facendo da carne da macello per lo stato italiano e le sue guerre.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Ma se vi è capitato di smontare simili argomentazioni, magari in un contesto informale, non siete ancora autorizzati a cantare vittoria. Di solito dopo l’opzione nazionalismo guerrafondaio sardo, si presenta la seconda tipologia di scettici, che personalmente definirei più fatalisti. Sono quelli che per chiudere il discorso, concludono con un ineffabile ‘E ma comunque non ce la facciamo.’ E di fronte ad argomentazioni di tale profondità, in effetti c’è poco da ribattere, non resta che alzare le mani e arrendersi al cospetto di cotanta scienza. Rimane solo da capire se si tratti di una tara genetica, di un destino ineluttabile, di una condanna senza appello dataci dagli Dei dell’Olimpo o chissà cos’altro. Non si capisce perché al mondo ci siano stati e isole più piccoli di noi, e ‘ce la facciano’ benissimo e non ce la possiamo fare pure noi. E magari non godono neanche della posizione strategica delle quale godiamo noi e delle nostre bellezze naturali. Ma no dd’apu cumprèndiu, ma ita seus prus scimprus de is àterus?! Oddio, chi pensa queste cose probabilmente sì. Capita infatti che a volte il ‘pensiero’ possa completarsi con la variante, ‘non ce la facciamo senza l’Italia’. E infatti con l’Italia siamo tutti ricchi e felici! Navighiamo nell’oro, tutto funziona alla perfezione e nessuno ha di che lamentarsi. Guardatevi intorno, tutti i sardi grazie all’Italia, sprizzano felicità e benessere da tutti i pori. Perché cambiare dato che stiamo tutti così bene?! </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">A dire il vero è semplicemente imbarazzante che ci troviamo in queste condizioni pur vivendo in un’isola bella e ricca posta al centro del Mediterraneo e così scarsamente popolata. Forse dovremmo interrogarci su qualcosa, sull’effettiva ‘convenienza’ di appartenere allo stato italiano, ultimo in Europa per peso politico, campione di corruzione, ingiustizia, mafia, nepotismo, pressione fiscale e quant’altro. Perché mai noi sardi dovremmo riuscire a far peggio dello stato italiano? Sarebbe un’impresa titanica. Per non parlare della ben nota ‘Vertenza entrate’, a giudicare dai calcoli e dal credito che vantiamo con lo stato italiano, tasse sarde mai rientrate in Sardegna, è l’Italia che non ce la farebbe senza di noi. Ma fosse anche lo stato più efficiente del mondo, questo non inficerebbe la validità della questione, dato che istanze indipendentiste si registrano anche in stati ben più evoluti e civili dell’Italia.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">E che dire di chi tira fuori la questione dei pubblici impieghi presso enti italiani o delle pensioni? Ma perché in un ipotetico stato sardo non ci sarebbero più impiegati?! Non potrebbero continuare a lavorare presso gli enti sardi? E chi riceve la pensione dallo stato italiano continuerà a riceverla. Intanto le pensioni vengono anche da soldi nostri, non è un regalo dello stato italiano perché è simpatico e generoso, ma sono soldi nostri preventivamente sottratici dallo stipendio o versati con le tasse. Mio padre ha lavorato in Svizzera per anni e continua a ricevere la pensione elvetica, senza il bisogno che la Sardegna appartenga allo stato svizzero, a meno che non si voglia parlare nuovamente di Canton Marittimo. Ho detto appartenga non casualmente, infatti allo stato attuale la Sardegna appartiene allo stato italiano, che infatti ne dispone a suo piacimento. La da in affitto, ci impianta le sue basi militari, la bombarda, ci manda i suoi mafiosi e decide il suo destino secondo i suoi puri interessi economici e strategici; anche i nuraghi, per dire, non appartengono ai sardi ma allo stato italiano. E i militari sardi? <span class="_5yl5" data-reactid=".4s.$mid=11435578918244=2e973daf3370bbcf858.2:0.0.0.0.0"><span data-reactid=".4s.$mid=11435578918244=2e973daf3370bbcf858.2:0.0.0.0.0.0">È giusto che ognuno mantenga il suo lavoro, ma se invece di bombardare (e che lavoro sarebbe?!) lavorassero per costruire?</span></span> Per pulire e bonificare la Sardegna, per esempio, ci sarebbe lavoro per loro, per i loro figli e per i loro nipoti. Tra le più ridicole anche l’opzione ‘siamo un’isola’, come se la Gran Bretagna e il Giappone (un arcipelago) non lo fossero. Questo ha forse impedito loro di creare imperi politici ed economici? Non mi pare, l’unico impedimento è quello di essere una colonia asservita ad interessi altrui, quelli italiani, diametralmente opposti ai nostri. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Ultimo ma non certo per profondità analitica la posizione dei ‘cittadini del mondo’. Questi moderni filosofi vorrebbero farci credere che sono contro la nazione sarda perché loro sono cittadini del mondo e non perdono certo tempo con le inutili rivendicazioni di noi separatisti, dicono proprio così. <span class="_5yl5" data-reactid=".2o.$mid=11435863397503=29acddbee48508bee01.2:0.0.0.0.0"><span data-reactid=".2o.$mid=11435863397503=29acddbee48508bee01.2:0.0.0.0.0.0">Se noi siamo separatisti, qui qualcuno vorrebbe farci credere che è unito anche quello che unito non è.</span></span> Beh allora dovrebbero prendersela anche col mare, noto separatista che ingiustamente separa la Sardegna dall’Italia, impendendo un sacrosanto ricongiungimento con la madre terra. Seriamente, si è mai visto uno che sia davvero cittadino del mondo, disinteressarsi completamente della cultura della propria terra o del posto in cui vive? Se tutti fossero così che razza di mondo sarebbe? Un mondo senza più culture originali, tutto uguale, estremamente noioso, povero e triste. Una cittadinanza del mondo che sarebbe ben poca cosa, un’affermazione che ha la stessa pregnanza politica di un </span></span></span><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT"><i>peace&amp;love</i></span></span></span><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT"> modaiolo buttato lì senza neanche capire bene cosa diavolo si stia dicendo. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Cambria,serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Per il resto, per quel che mi riguarda, non esiste nessuna opposizione concreta alla possibilità di un futuro statuale sardo, se non quella che noi stessi ci portiamo dietro dopo secoli di colonizzazione e dalla quale non riusciamo a liberarci. E dato che questa possibilità si concede spesso e volentieri ad altre nazioni del mondo, in fine, perché mai non dovrebbe essere concessa anche a noi sardi?</span></span></span></p>
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		<title>Chiarimenti necessari su autodeterminazione, Europa, Italia, Sardegna e tentativi di mistificazione vari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 09:37:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I mass media italiani devono occuparsi per forza di autodeterminazione, costretti dagli eventi, e lo fanno come al solito all&#8217;italiana. Ossia, in modo superficiale, provinciale, spesso tendenzioso. Non c&#8217;è da meravigliarsi. L&#8217;establishment italico è sempre lo stesso, da che l&#8217;Italia è stata fatta poco più di un secolo e mezzo fa. È lo stesso per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Chiarimenti necessari su autodeterminazione, Europa, Italia, Sardegna e tentativi di mistificazione vari' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/11/12/chiarimenti-necessari-su-autodeterminazione-europa-italia-sardegna-e-tentativi-di-mistificazione-vari/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.lindipendenzanuova.com/wp-content/uploads/2012/11/europa-popoli.jpg" alt="" width="720" height="514" /></p>
<p style="text-align: justify;">I mass media italiani devono occuparsi per forza di autodeterminazione, costretti dagli eventi, e lo fanno come al solito all&#8217;italiana. Ossia, in modo superficiale, provinciale, spesso tendenzioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è da meravigliarsi. L&#8217;establishment italico è sempre lo stesso, da che l&#8217;Italia è stata fatta poco più di un secolo e mezzo fa. È lo stesso per mentalità, è lo stesso per obiettivi e metodi e a volte è lo stesso anche fisicamente, nelle biografie di chi oggi eredita posizioni consolidate dalle generazioni precedenti. <span id="more-655"></span>Sappiamo come è stata fatta l&#8217;Italia e da chi: su questo fronte è stato detto tutto il dicibile (da Salvemini, Gobetti e Gramsci, fino a storici contemporanei come Crainz, Del Boca e Banti). Non c&#8217;è niente di cui meravigliarsi nel leggere le analisi approssimative o di parte buttate là da osservatori pure a volte molto ben considerati come un <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2014/11/12/news/ma_indipendenza_non_vuol_dire_secessione-100334698/?ref=HRER2-1" target="_blank" rel="nofollow" >Ilvo Diamanti</a> o un <a href="http://www.corriere.it/opinioni/14_novembre_11/argini-infranti-una-comunita-553b5256-6968-11e4-96be-d4ee9121ff4d.shtml" target="_blank" rel="nofollow" >Ernesto Galli Della Loggia</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I mass media e l&#8217;intellettualità sarda organica a tale establishment riflettono inevitabilmente le posizioni del proprio referente sociale e politico. Così capita che il tema dell&#8217;autodeterminazione, nella sua declinazione sarda, venga presentato in Sardegna come parte della questione della crisi italiana e esaminato secondo le stesse cornici. Da questo approccio possono venire fuori casi curiosi di <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/55-per-cento-dei-sardi-non-vuole-lindipendenza/" target="_blank" rel="nofollow" >trucchi retorici spacciati per giornalismo</a>. Sicuramente non informazioni corrette da cui trarre considerazioni sensate.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi sempre la questione delle aspirazioni di indipendenza e autodeterminazione viene rubricata a fenomeno folkloristico, o a ripiegamento culturale, o a puro nazionalismo etnico. Si tira un profondo sospiro di sollievo per il referendum scozzese, usandolo come argomentazione contro le istanze indipendentiste, si sminuisce la consultazione catalana come esperimento minoritario e senza significato (spesso omettendo informazini rilevanti o persino manipolandole brutalmente), si richiama la contrapposizione tra unità e disgregazione, sia a livello europeo, sia a livello italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto questo hanno un ruolo fondamentale gli interessi in gioco. Quelli difesi dall&#8217;establishment italiano e dai suoi podatari sardi sono gli interessi tipici della classe dominante italiana, votata alla rapacità, al familismo, alla corruzione eretta a sistema, all&#8217;ipocrisia. Ciò contro cui si scagliava Pier Paolo Pasolini, tanto per citare un altro lucido &#8211; e inascoltato &#8211; testimone del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella situazione sarda, menzionata la grave responsabilità della sua classe politica e della intellettualità istituzionale, va anche attribuito un peso ai limiti del movimento indipendentista stesso. Che tuttavia, per quanto esistenti e consistenti, non vanno enfatizzati. Molti temi dell&#8217;agenda politica sarda odierna, molte analisi, molte cornici interpretative nascono dalla riflessione e dalla proposta politica indipendentista. È un dato storico che solo la mala fede può impedire di sottolineare. Nondimeno, anche lì c&#8217;è bisogno di un deciso salto di qualità, come altre volte segnalato.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò, è sempre utile provare a chiarire alcuni termini della faccenda, sia come ripasso, sia come contributo a mantenere il dibattito su un terreno costruttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">1) Autodeterminazione e indipendenza non sono necessariamente sinonimi, ma in Sardegna la loro connessione è sostanzialmente inevitabile. Per le aree geografiche italiche, storicamente delimitate (Veneto, Mezzogiorno, Toscana, ecc.), può essere valida la distinzione tra i due termini e dunque l&#8217;impostazione del discorso sul piano federalista o autonomista. Si tratta di porzioni territoriali di un continuum geografico e anche culturale formatosi nel tempo, nel contesto del quale una forma di coesione e unificazione può portare dei vantaggi. A patto che se ne rispettino vocazioni produttive, tradizioni culturali, caratteristiche climatiche, ecc. La mancata scelta della soluzione federale, al tempo dell&#8217;unificazione italiana, era sì conveniente per la nuova classe dominante (il Blocco storico di cui parlava Gramsci), ma era evidentemente una scelta autoritaria, mortificante e alla lunga fallimentare, come si sta rivelando sotto i nostri occhi. La Sardegna in tutto ciò non ha nulla a che fare, però.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Quale che sia la forma che assume la questione in Italia, la Sardegna non ne partecipa. Il fattore geografico, sempre sottovalutato, ha la sua rilevanza ineludibile. Persino più del fattore storico e culturale. La necessità dell&#8217;autodeterminazione in Sardegna non può essere convogliata detro la cornice federalista, per il semplice motivo che la Sardegna non appartiene al continuum territoriale italiano. Questo fatto comporta una serie di attriti non ricomponibili tra gli interessi strategici sardi e quelli italici: nei trasporti, nel comparto turistico, nella valorizzazione del patrimonio storico-archeologico e demo-antropologico, nel settore agroalimentare, nella produzione e nella distribuzione dell&#8217;energia. Quand&#8217;anche l&#8217;Italia si riformulasse giuridicamente in termini federali, concedendo una forte autodeterminazione alle sue parti, la Sardegna si troverebbe comunque in una condizione di subalternità, se non potesse far valere le proprie necessità strategiche. Ma far valere le proprie necessità strategiche sgnifica spezzare il legame con la sfera degli interessi italiani. Non se ne esce. Conquistare l&#8217;autodeterminazione per la Sardegna comporterà necessariamente anche l&#8217;indipendenza formale. La discussione dovrebbe vertere sul &#8220;come&#8221;, non sul &#8220;se&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">3) I processi di autodeterminazione delle regioni storiche e delle nazioni senza stato europee non ha nulla a che fare con le spinte nazionaliste, populiste e xenofobe dilaganti in quasi tutti gli stati. Mettere sullo stesso piano fenomeni destrorsi e antidemocratici come la Lega, lo UKIP, il Front National e i vari neofascismi europei è, nel migliore dei casi, un errore di valutazione, nel peggiore invece è una manipolazione interessata. Attenzione: questo giochetto si fa spesso anche in Sardegna. In mancaza di meglio, molti detrattori del processo di autodeterminazione sardo usano questo argomento fallace. Si afferma: ma allora siete come i leghisti! montando su un ragionamento capzioso, che fa leva sulla scarsa capacità comunicativa degli indipendentisti stessi o sulla loro ingenuità, ma soprattutto sulla disinformazione dilagante in merito. In realtà, come è facile verificare, i movimenti indipendentisti democratici (dalla Scozia, alla Bretagna, al Paese Basco, alla Catalogna e anche in Sardegna) hanno l&#8217;orizzonte europeo e mediterraneo come riferimento e non fanno proprie le istanze razziste, autoritarie e intolleranti dei nazionalismi di destra e dei fascismi più o meno mascherati. Di più, sono o possono essere il migliore antidoto alla disgregazione politica, sociale e culturale dell&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">4) Chi ha interesse a negare da un lato la legittimità e la ragionevolezza delle aspirazioni indipendentiste democratiche e dall&#8217;altra a consolidare lo status quo, ha anche interesse ad alimentare le spinte violente e razziste dei gruppi xenofobi e contrari ai diritti civili. L&#8217;attuale apparato di potere europeo garantisce un assetto produttivo e distributivo che favorisce le ristrette élite che dominano l&#8217;accumulo di capitali e la ricerca della remunerazione dei medesimi. Questa deriva sarà accentuata di qui ai prossimi anni, se non si pone un argine. Un&#8217;Europa democratica, in cui i popoli abbiano voce in capitolo e si possano concordare sistemi di diritti, spazi di movimento, tutela e valorizzazione dei beni comuni è uno spauracchio molto peggiore di qualsiasi deriva populista e razzista. Anzi, come sempre è svvenuto, quest&#8217;ultima può essere usata comodamente come strumento di riduzione degli spazi di partecipazione democratica, a vantaggio dell&#8217;establishment europeo. Non facciamoci ingannare dalla retorica antieuropeista di leghisti, grillini, nazionalisti e fascisti vari. Come sempre, tutti loro sono la migliore stampella dello status quo, buoni, all&#8217;occorrenza, per trasformare la crisi in una rivluzione passiva, che cambi tutto per non cambiare niente.</p>
<p style="text-align: justify;">5) Allo stesso modo in Sardegna, molti che attaccano il processo di autodeterminazione con argomentazioni strumentali, richiamando la necessità della solidarietà e dell&#8217;unità, intendono semplicemente garatire l&#8217;assetto di potere dominante e la sottomissione dell&#8217;isola alla sfera di interessi che la sta sfruttando e desertificando. Pensiamo solo alle servitù energetiche e industriali: grandi investimenti in gioco e la solita, rapace sete di denaro pubblico comportano la necessità che la Sardegna continui ad essere una pedina utilizzabile a piacimento, non certo che esprima una propria soggettività politica. L&#8217;intellettualità istituzionale sarda, compresa quella accademica una cui porzione oggi governa la Regione, è del tutto organica a tale sistema di potere, come sottolineato a più riprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente la questione si può articolare ulteriormente e gli aspetti da chiarire sono tanti. Ma se n&#8217;è già parlato spesso, da queste parti e altrove. Per concludere, dunque, possiamo dire questo: è necessario affrontare il discorso della nostra autodeterminazione ed è necessario farlo sgombrando il campo sia dalle ingenuità ideologiche, sia dalle posizioni pretestuose che nascondono interessi consolidati. È una indispensabile assunzione di responsabilità alla quale siamo chiamati tutti, fuori dal recinto dei propri angoli di comfort, dei nostri piccoli interessi di bottega e delle nostre paure. Più è ampio, articolato, aperto e rispettoso il dibattito, più sarà difficile continuare a venderci fumo e pretendere che ci diamo fuoco noi per produrlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2013 08:49:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/06/24/dire-ce-mezzo-mare/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Anche tra la Sardegna e l’Italia c’è di mezzo il mare. Il mare stabilisce la distanza tra la finzione illusoria e la cruda realtà. La demagogia spicciola, da ciarlatani senza risorse, è l’unica soluzione per la nostra classe politica. Incapace di darsi una credibilità che i fatti le hanno inesorabilmente sottratto, privo di visione, di competenze e di motivazioni eticamente presentabili, l’apparato di potere che domina la Sardegna non riesce nemmeno a immaginare risposte adeguate alle nostre necessità fondamentali.<span id="more-130"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre <a href="http://www.videolina.it/video/servizi/46845/il-ministro-lupi-boccia-la-flotta-sarda-e-apre-al-confronto-con-tirrenia.html" target="_blank" rel="nofollow" >emerge sempre più chiaramente</a> che a Roma non hanno nessuna intenzione di riconoscerci la minima rilevanza, proprio a Roma viene organizzata una <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/ecco-la-zona-franca-elettorale/" target="_blank" rel="nofollow" >manifestazione di piazza</a> sconclusionata e senza capo né coda a sostegno della ridicola pretesa della Zona Franca. Capocomico, il sempre più spaesato presidente della regione autonoma delle banane, Ugo Cappellacci.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è questione, non c’è ambito politico o economico o sociale in cui i partiti italiani in Sardegna e i loro vassalli dimostrino di poter intervenire efficacemente o quanto meno senza fare danni. Questo è sotto gli occhi di tutti. Del resto, sono lì per quello. <span id="more-3185"></span>In ogni caso è sicuro che non sarà l’Italia, o meglio la sua classe dominante, a farsi carico dei nostri problemi. Anzi, i nostri problemi sono generati e/o alimentati precisamente dalla prevalenza inevitabile degli interessi italiani. Nel caso dei trasporti marittimi (in cui 1500 posti di lavoro di cittadini italiani hanno la preminenza sul diritto alla mobilità dell’intera popolazione sarda, emigrati compresi), così come nel caso della questione tributaria (“vertenza entrate” dice ancora qualcosa a qualcuno? no, è meglio gingillarsi con il feticcio elettoralistico e pericoloso della Zona Franca), per non parlare di turismo, infrastrutture, scuola, beni culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerà dunque dire una parola di verità su questa faccenda e prima di tutto su cosa sia l’Italia e cosa rappresenti per noi. L’Italia è un’espressione geografica, malamente rivestita dai brandelli di un mito tecnicizzato nazionalista, bigotto e ipocrita. Come ordinamento giuridico statale, l’Italia è poco più che una finzione, tenuta insieme più da interessi internazionali e geopolitici che dalla coesione culturale della sua popolazione. L’Italia unita è stata fatta su misura per la rapacità delle classi dominanti piemontesi e lombarde, poi toscane, in combutta con i grandi potentati del Meridione, ben felici di liberarsi dei Borboni se questo consentiva loro di avere le mani libere nella spartizione della terra e delle altre risorse. La stessa mafia è un elemento strutturale della creaizone politica italiana. Non è un contropotere, ma una forma di controllo del territorio funzionale allo status quo.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte più patetica e dolorosa di questo discorso però attiene a noi stessi. La classe amministrativa e accademica sarda, già votata alla fedeltà ai Savoia fin dalla chiusura della stagione rivoluzionaria (post 1812), ha subito trovato naturale perpetuare il proprio ruolo di intermediazione dentro l’alveo retorico, politico e economico del nuovo stato unitario italiano. Unica differenza, il punto di riferimento geografico: non più Torino, ma Roma (con la breve parentesi di Firenze, tra 1865 e 1871). La passione ottusa, conformista e al contempo arrogante che molta parte dell’intellettualità, dei ruoli accademici e degli amministratori nostrani hanno sempre mostrato verso qualsiasi cosa sapesse di italiano la dice lunga sul grado di sudditanza a cui siamo stati condannati da chi doveva invece rappresentarci e interpretare i nostri interessi collettivi. Il mantenimento della Sardegna in una condizione di artificioso sottosviluppo, di analfabetismo, di isolamento geografico e culturale è stato a lungo decisivo per far accettare ai sardi tale situazione come inevitabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi tutto questo apparato di controllo è in evidente difficoltà, menomato dall’indebolirsi dei centri di potere esterni che lo sostenevano, eroso dagli effetti di lungo periodo della crisi strutturale, ulteriormente peggiorata negli ultimi anni, messo in discussione dall’aumentata possibilità di comunicazione di cui dispongono i sardi (col contributo decisivo della nostra diaspora, specie di quella più recente). Ciò ovviamente non significa che tale apparato sia meno pericoloso e che siano del tutto venuti meno gli interessi geopolitici e economici che lo sorreggono. Tuttavia, le possibilità di intervento sono maggiori che negli ultimi decenni. Siamo in una delicata fase di transizione. Nel giro di poco tempo (pochi anni, se non mesi) stabiliremo il corso del nostro destino prossimo venturo. O la definitiva rassegnazione all’estinzione di massa, o l’inversione di tendenza. Siamo nella situazione della rana messa a bollire: l’acqua per ora è tiepida, ma si sta riscaldando inesorabilmete. O ne saltiamo fuori presto, o non ce la faremo più.</p>
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		<title>Sardi e/o italiani</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/10/29/sardi-eo-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 12:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[appartenenza]]></category>
		<category><![CDATA[identificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I sardi in genere non si pongono il problema della propria identificazione nazionale. Benché il tema sia sentito e dibattuto, in realtà ho idea che per la maggior parte di noi ci siano questioni più pressanti di cui occuparsi, così lo si relega nell’ambito dei problemi meno urgenti. Nonostante questo, il dato relativo alla percezione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sardi e/o italiani' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/10/29/sardi-eo-italiani/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">I sardi in genere non si pongono il problema della propria identificazione nazionale. Benché il tema sia sentito e dibattuto, in realtà ho idea che per la maggior parte di noi ci siano questioni più pressanti di cui occuparsi, così lo si relega nell’ambito dei problemi meno urgenti. Nonostante questo, il dato relativo alla percezione di sé dei sardi è comunque significativo, come risulta dall’<a href="http://politicainrete.it/forum/regioni-italiane/sardegna-sardinnia/146606-ricerca-universita-di-cagliari-e-edimburgo.html" target="_blank" rel="nofollow" >indagine condotta la scorsa primavera dalle università di Cagliari e Edimburgo</a>: 2/3 di noi sentono di essere o solo sardi o comunque più sardi che italiani; 1/3 circa invece si sentirebbe sia sardo sia italiano.<span id="more-181"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da questi stessi risultati emerge la problematicità della faccenda. È evidente che esiste un legame fortissimo tra i sardi e la propria provenienza, dato suffragato da altre possibili pezze d’appoggio (pensiamo all’esistenza di una cosa come la FASI, la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), ma è altrettanto evidente che questo senso di appartenenza è in larga parte irriflesso, non elaborato. Così è difficoltoso per molti di noi conciliare la propria identificazione indubitabilmente sarda con quella italiana, fino a spingersi al compromesso di ammetterle entrambe, senza curarsi della loro possibile inconciliabilità o addirittura rifiutando anche solo di prenderla in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A un’indagine anche sommaria risulta evidente come una serie di fraintendimenti inquini il dibattito sulla nostra appartenenza all’Italia, alla sua storia, alla sua cultura e persino alla sua geografia. Una delle ragioni principali (se non la principale) è la nostra scolarizzazione di massa e l’utilizzo dei mass media, due agenzie formative fortissime, che nel nostro caso sono di matrice italiana e che ricalcano narrazioni e paradigmi italiani. Da lì traiamo sia gli strumenti critici, sia la cornice culturale generale attraverso cui guardare al mondo e a noi stessi, sia le stesse nozioni storiche e culturali di base. Difficilissimo estraniarsi per guardarci con uno sguardo diverso, non filtrato, più nostro. Ecco spiegati i fraintendimenti. Non solo la deprivazione pressoché sistematica della nostra storia, della nostra lingua e di un orizzonte di senso centrato su di noi, ma la stessa origine degli strumenti interpretativi di cui disponiamo congiurano a renderci ostico e spesso doloroso questo tema.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamoli dunque, questi fraintendimenti. Vorrei elencarli e provare a risolverli sinteticamente.<span id="more-2501"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I sardi sono italiani perché la Sardegna fa parte dell’Italia.</strong> In questo caso gioca un ruolo la confusione tra dato giuridico e realtà storico-geografica. <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2012/09/28/definirsi-per-ubicarsi-ubicarsi-per-ri-conoscersi/" target="_blank" rel="nofollow" >Come già evidenziato</a>, la Sardegna è una parte dello stato italiano in quanto il suo territorio coincide con quello di un ente amministrativo dell’ordinamento giuridico italiano. Ma ciò non significa che la Sardegna sia una “regione italiana” in termini geografici (bisogna sempre sottolinearlo) e storici. Non basta dunque che la Sardegna sia (anche e adesso) una regione italiana in senso giuridico a fare dei sardi degli italiani tout court (o anche speciali).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sardegna ha comunque partecipato della storia italiana ed è stata sempre o spesso legata storicamente alla penisola.</strong> Anche di questo <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2011/04/08/la-sardegna-e-lunificazione-italiana-un-problema-storico/" target="_blank" rel="nofollow" >si è già detto qualcosa</a>. Le cose non stanno così e duole ricordare che invece ancora oggi su questo aspetto ci sia molta reticenza da parte delle istituzioni accademiche e dell’intellettualità sarda. La Sardegna come parte dell’Italia  e i sardi come “italiani” sono un’idea completamente contemporanea, che sarebbe sembrata addirittura ridicola ancora ai nostri antenati dell’Ottocento, persino a quelli filo-sabaudi (e ancor di più ai non sardi, che in fondo ancora oggi colgono molto meglio di noi le distanze e le differenze).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sardegna è diversa dalle altre regioni italiane così come lo sono tutte le regioni italiane tra loro.</strong> Questa argomentazione (variamente declinata) mescola una serie di elementi che invece bisognerebbe distinguere in partenza. Anche in questo caso si prende per buona in senso assoluto la qualificazione giuridica attuale dei territori che oggi fanno parte dello stato italiano. E questo è un primo errore, dato che la comune qualificazione regionale (in senso giuridico) non ci dice nulla della storia e della cultura dei vari territori. Le regioni italiane attuali sono un’invenzione giuridica recentissima, databile dall’approvazione della Costituzione repubblicana, con una base nei distretti elettorali del Regno d’Italia (quindi post 1861). Niente a che fare con i territori storici, con la distribuzione linguistica o con altri elementi storico-culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">La diversità dei territori italiani tra loro è dovuta a una stratificazione storica e una distribuzione geografica nel senso della latitudine che hanno differenziato gli usi, le culture e le parlate locali, fenomeno cui anche la lunga separazione politica ha contribuito. Eppure è evidente un legame storico non fittizio tra le varie parti della penisola e la stessa Sicilia, a cominciare dal sistema linguistico, molteplice e variegato, ma afferente ad un continuum ben riconoscibile, che poi l’italiano moderno ha unificato e formalizzato (in modo artificioso e terribilmente anti-popolare, se vogliamo, ma l’ha fatto). A tale continuum non appartiene la Sardegna. Il problema delle differenze interne mai metabolizzate dall’ordinamento italiano unitario e dal suo apparato culturale egemonico è un nodo irrisolto della storia italiana contemporanea ed anche uno degli elementi di debolezza dell’architettura statuale così come emersa dalle vicende storiche di questi centocinquant’anni. In ogni caso non si può inserire a forza la Sardegna in questo contesto, nemmeno ammettendone la molteplicità interna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I sardi sono italiani perché comunque parlano in italiano e l’italiano ormai è una lingua dei sardi.</strong> È vero che in Sardegna l’italiano è ormai la lingua prevalente, ma questo è un evidente risultato di decenni di acculturazione e di esposizione a un sistema di media, di narrazioni e di consumi (culturali e materiali) veicolati in modo pressoché esclusivo e persino ossessivo dalla lingua italiana. Ma sappiamo bene che l’italiano <em>non è</em> una lingua storicamente sarda (storicamente significa nella sua origine, nella sua classificazione linguistica e anche nella sua diffusione sulla lunga durata). Questo caso mai è un problema politico per l’oggi e per il futuro, ma non dice nulla circa l’appartenenza storica e culturale dei sardi all’Italia. Senza considerare che la lingua, da sola, pur essendo un elemento discriminante, non è certo sufficiente a decretare una appartenenza (e infatti per i sardi, pure tutti ormai italoglotti, non lo è). I sardi in genere parlano un italiano regionale, infarcito di <em>code-switching</em>, ma per lo più lo parlano abbastanza correttamente, a differenza delle popolazioni italiche, che spesso non riescono a distinguere bene tra italiano standard, italiano regionale e lingua locale (e per lo più non si pongono nemmeno il problema). L’uso (relativamente) corretto dell’italiano da parte dei sardi (cosa di cui si meravigliavano e si meravigliano ancora spesso gli italiani stessi) non è una conferma della nostra italianità ma al contrario è una dimostrazione lampante di estraneità: l’italiano in Sardegna si è a lungo imparato (e in parte succede ancora, anche se in modo meno esplicito) come un codice straniero e come una lingua grammaticale, scolastica, letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I sardi hanno dato un grande apporto di sangue e di contenuti culturali all’Italia, dunque dobbiamo essere italiani.</strong> Insisto sul “dobbiamo”. Di solito siamo noi sardi a lanciare appelli affinché siamo riconosciuti come italiani. Che si tratti di operai che manifestano il proprio disagio o di operatori intellettuali preoccupati del proprio status, richiamare la nostra appartenenza italiana sembra un buon espediente per essere presi maggiormente in considerazione. È del tutto evidente che non serve a nulla, eppure continuiamo ad indulgere in questa pia illusione. Il preteso apporto dato dai sardi all’Italia non conta nulla. Non conta nulla in termini assoluti, né conta nella percezione che se ne ha in Italia. Ostentare le nostre servitù pluridecennali (quelle militari e quelle industriali, ma anche quelle turistiche) come nostri meriti serve solo a confermare a chi ha interesse che può disporre di noi a suo piacimento, sicuro della nostra gratitudine. Rivendicare il sangue versato da tanti sardi nelle guerre dell’Italia è l’avallo crudele di una pratica di sottomissione che dovrebbe farci gridare di dolore e di scandalo, altro che vantarcene. Aspirare a collocarci nel mondo come creatori di arte, di musica, di letteratura, o anche di prodotti agroalimentari, in quanto espressione provinciale e dialettale italiana è un controsenso abbastanza evidente, che non rende merito ai nostri talenti e alle nostre capacità, né al contesto in cui nascono e si formano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I sardi sono italiani perché la cultura e la storia italiana sono belle e grandi e non possiamo rinunciarvi a cuor leggero.</strong> Anche la cultura e la storia della Cina sono grandi e importanti (molto più di quanto comunemente ci raccontino), eppure a nessun sardo verrebbe da proclamarsi cinese solo per questo. È vero che la Cina è più lontana (ma sempre le acque internazionali di mezzo ci sono) e che nella nostra percezione (codificata dalla scuola e dai mass media italiani, ricordiamolo) l’arte e la cultura dell’Italia hanno un valore assoluto insostituibile. Ma non c’è bisogno di sentircene partecipi, per poterne godere. A tanti sardi piace Beethoven o piacciono i grandi romanzieri russi (per esempio a me), ma questo non significa che dobbiamo sentirci tedeschi o russi per poter avere accesso a tali risorse artistiche e creative. Allo stesso modo, non è affatto necessario essere italiani per poter godere dell’arte rinascimentale o dell’opera lirica italiana. La pretesa di potercene dire partecipi in modo da accrescere la nostra importanza è patetica: è come volersi imbucare a una festa, in una casa dove non siamo stati invitati e di cui ci vantiamo con gli amici al bar di essere i comproprietari, anche se tutti sanno che non è vero. Il che poi fa da contraltare alla incuria e alla ignoranza con cui trattiamo il nostro patrimonio culturale e il nostro territorio, questi sì possibile fonte non solo di riconoscimento internazionale ma anche di benessere economico.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, di buoni argomenti per sentirci italiani non ce ne sono. Oppure ce ne sono tantissimi, se ammettiamo la libertà di inventarceli di sana pianta. A quel punto, potremmo provare ad essere un po’ meno prevedibili e un po’ più creativi, visto che ci siamo. Oppure bisognerebbe prendere atto dei dati di fatto storici e trarne le dovute conseguenze. Il che significa che la nostra appartenenza all’Italia potrebbe anche continuare a sussistere, ma per una espressa volontà politica collettiva. Solo che ai sardi nessuno l’ha mai chiesto se volessero essere italiani o no, né pare che la sola ipotesi di chiedercelo (o di chiedercelo tra di noi) sia gradita.</p>
<p style="text-align: justify;">Nondimeno, dovremo riparlarne. Non si scappa.</p>
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		<title>Vista da qui</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2009/04/16/vista-da-qui/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 18:38:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Certo che, vista dalla Sardegna, la situazione in cui si trova l’Italia è particolarmente interessante. E preoccupante. Mentre si registra l’ennesimo disastro annunciato, frutto più della solita furbizia italica (sarà la magistratura a chiarire, fin dove sarà possibile, eventuali responsabilità penali e civili) che della potenza distruttiva della Natura, la preoccupazione principale del regime è...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Vista da qui' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/04/16/vista-da-qui/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p align="justify">Certo che, vista dalla Sardegna, la situazione in cui si trova l’Italia è particolarmente interessante. E preoccupante.<span id="more-439"></span></p>
<p align="justify">Mentre si registra l’ennesimo disastro annunciato, frutto più della solita furbizia italica (sarà la magistratura a chiarire, fin dove sarà possibile, eventuali responsabilità penali e civili) che della potenza distruttiva della Natura, la preoccupazione principale del regime è di mettere il bavaglio alla satira (caso Vauro) ed erodere i residui spazi di libera critica nel maintream televisivo. Fino ad oggi tali spazi erano tollerati come alibi, in virtù della loro scarsissima rilevanza nella formazione del consenso collettivo (vedasi <a href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&amp;op=viewarticle&amp;artid=9002" target="_blank" rel="nofollow" >qui</a>, per approfondire). Oggi, non c’è più bisogno di alcun alibi: meglio sopire tutte le voci fuori dal coro e buonanotte. Non sia mai che il popolo si risvegli tutt’a un tratto dall’ipnosi! Nel frattempo, il Paese va a rotoli. Non è solo l’economia a declinare, ma, prima di essa, è proprio il suo tessuto sociale e culturale ad essere ormai collassato. Un tessuto mai stato troppo resistente, in uno Stato come questo, raccogliticcio, costruito a metà, mezzo vero e mezzo mistificazione ideologica, coacervo di popoli e nazioni che, all’infuori di quello televisivo, non hanno nemmeno un immaginario collettivo condiviso e una memoria storica comune. Su questa situazione già precaria di suo, insiste poi l’azione di uno dei peggiori regimi autoritari ereditati dal secolo precedente.  Il quale regime, tra l’altro, non riesce nemmeno ad emulare il suo modello non proprio segreto, che, a quanto si dice, faceva almeno arrivare i treni in orario (ma allora bastava che Mussolini, senza combinare tanto casino, facesse il capo-treno, come diceva Troisi). Qui, oltre al danno di un disastro economico, sociale, etico e politico con pochi precedenti nella storia europea, si sommano il dileggio internazionale cui l’Italia è costantemente sottoposta e la figura da deficienti che gli italiani faranno fatica a cancellare nei prossimi decenni. Posto che l’umanità non si autodistrugga nel frattempo. A pensarci, sarà per questo che i governanti italici lavorano ad accelerare l’estinzione della specie umana?</p>
<p align="justify">E noi sardi? Be’, noi siamo &#8220;italiani speciali&#8221; anche in questi casi. Più realisti del re, si sarebbe detto una volta. Oggi come oggi possiamo giusto essere più berlusconiani di Berlusconi (e ce ne vuole, vista la sindrome egotica che affligge il personaggio, e noi con lui). Una delle creazioni più sublimi della fucina di non-senso  che permea e configura la società italica e sarda (il giovanotto di Pirri vincitore dell’ultimo festival di Sanremo) è stato accolto tra i grandi della città di Cagliari, con tanto di cerimonia in consiglio comunale. Non c’è che dire: ci avvelenano e noi siamo pure contenti. Considerazione che si estende dal senso traslato a quello concreto.</p>
<p align="justify">La Sardegna finirà peggio dell’Italia, su questo non ci piove. Del resto, noi siamo abituati a sacrificarci per il nostro padrone (qualcuno lo vede come un motivo di vanto, qualcun altro – solo apparentemente più attento a salvare la nostra dignità collettiva – come un destino ineluttabile). Saremo avvelenati, impoveriti, privati di quanto abbia ancora un senso nel nostro patrimonio materiale e spirituale collettivo, venduti e abbandonati, senza remore, senza alcuno scrupolo di coscienza. Ce lo meriteremo. E ne saremo anche grati.</p>
<p align="justify">No, non c’è molto da rallegrarsi ad assistere da qui, dalla più periferica delle periferie, nella condizione di pedina più sacrificabile, alla fine ingloriosa e cruenta dell’Italia.</p>
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		<title>Chi l’avrebbe mai detto!</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2009/03/27/chi-lavrebbe-mai-detto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 11:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia va a rotoli? Qualche ragione c’è. E non sono solo malignità. Il quadro della situazione è sconfortante, ma chiaro. La conferma scientifica non fa che darne conto in termini  verificabili. N.B. Per avere un’idea della situazione in Sardegna, aumentare di un fattore 10.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Chi l’avrebbe mai detto!' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/03/27/chi-lavrebbe-mai-detto/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p align="justify">L’Italia va a rotoli? Qualche ragione c’è. E non sono solo malignità.<span id="more-441"></span></p>
<p align="justify">Il <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/vandali-banchiere/agenda-manager/agenda-manager.html" target="_blank" rel="nofollow" >quadro della situazione</a> è sconfortante, ma chiaro. La conferma scientifica non fa che darne conto in termini  verificabili.</p>
<p align="justify"><strong>N.B.</strong> Per avere un’idea della situazione in Sardegna, aumentare di un fattore 10.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Chi l’avrebbe mai detto!' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/03/27/chi-lavrebbe-mai-detto/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Chi l’avrebbe mai detto!' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/03/27/chi-lavrebbe-mai-detto/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2009/03/27/chi-lavrebbe-mai-detto/">Chi l’avrebbe mai detto!</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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