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	<title>imperialismo Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>A vent&#8217;anni dall&#8217;invasione dell&#8217;Iraq non abbiamo ancora imparato la lezione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 15:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ventesimo anniversario dell&#8217;invasione USA (+alleati) dell&#8217;Iraq poteva essere un&#8217;occasione di riflessione sulla forma delle relazioni internazionali contemporanee, la guerra, la civiltà che stiamo consegnando alle generazioni future. Mi pare invece che si stia riducendo all&#8217;ennesimo bombardamento propagandistico. E stiamo di nuovo cascando nella trappola. Una guerra imperialista, di pura aggressione, decisa per motivi biechi,...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-700x465.jpg" alt="" class="wp-image-5350" width="618" height="411" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-700x465.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-640x425.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-768x511.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-800x532.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1.jpg 1536w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></figure>
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<h4 class="wp-block-heading">Il ventesimo anniversario dell&#8217;invasione USA (+alleati) dell&#8217;Iraq poteva essere un&#8217;occasione di riflessione sulla forma delle relazioni internazionali contemporanee, la guerra, la civiltà che stiamo consegnando alle generazioni future. Mi pare invece che si stia riducendo all&#8217;ennesimo bombardamento propagandistico. E stiamo di nuovo cascando nella trappola.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Una guerra imperialista, di pura aggressione, decisa per motivi biechi, che ha consegnato un&#8217;intera area a vent&#8217;anni di distruzioni, conflitti, dolori. Senza nemmeno riuscire ad evitare che l&#8217;egemonia statunitense (e occidentale) declinasse. Eppure viene raccontata come un semplice &#8220;errore&#8221;, se pure non ne viene rivendicata la correttezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa ancora più triste è che non si riesce neppure a fare tesoro di quell&#8217;evento per ragionare lucidamente sulla guerra di oggi. È il problema di fondo dello sguardo geo-politico: un&#8217;aberrazione del pensiero, una mistificazione pericolosissima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è anche il segnale di una sclerosi delle capacità analitiche, persino da parte di osservatori solitamente solidi e dotati di strumenti interpretativi forti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che uno dei motivi, lasciando da parte la mala fede e la propaganda più o meno esplicita, sia da ricercare nella difficoltà a emanciparci dalle cornici concettuali ereditate dal secolo scorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Faccio un esempio, relativo proprio alla guerra in Ucraina. Si tratta di un libro recente: Benjamin Abelow, <a href="https://fazieditore.it/catalogo-libri/come-loccidente-ha-provocato-la-guerra-in-ucraina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><em>Come l&#8217;Occidente ha provocato la guerra in Ucraina</em>, Fazi, 2023</a>. La presentazione dell&#8217;edizione italiana è curata da Luciano Canfora, intellettuale che non ha bisogno di molte presentazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il focus tematico del libro è chiaro fin dal titolo. Le argomentazioni e i documenti presentati a supporto della tesi non sono frutto di mere speculazioni polemiche, ma solide ricostruzioni di fatti e responsabilità. In realtà, niente di nuovissimo. È pacifico che la politica USA e NATO hanno contribuito a fornire al regime russo se non altro precedenti e ragioni per sentirsi minacciato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto l&#8217;impianto del libro, compreso il testo di Canfora, presenta però dei punti estremamente deboli, tra le premesse che si vorrebbero acquisite. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno è il solito fraintendimento sulla composizione etnica delle province del Donbass. Si dà per acclarato che si trattasse di una porzione di Ucraina abitata da una popolazione russa o comunque russofona (sovrapponendo indebitamente i due concetti) e per questo russofila. Si tratta di un paralogismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La popolazione del Donbass, fino al 2014, come risulta da qualsiasi fonte obiettiva, era ucraina in tutto e per tutto, con limitata presenza russa. In ogni caso, questo dato non ha nulla a che fare con la questione linguistica, dato che *tutte le persone ucraine sono (anche) russofone*. Dal fatto di essere russofoni non discende direttamente l&#8217;orientamento filo-russo. Questa faccenda andrebbe tenuta sempre presente, altrimenti si presta troppo facilmente il fianco a errori di valutazione, di cui la propaganda russa ha saputo largamente approfittare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il punto più debole di tutta la disamina è un altro. Anche in questo caso, come in molti altri, pur ammettendo che l&#8217;invasione decisa da Putin e dal suo entourage è ingiustificata, si omette di inserire nel quadro uno dei protagonisti: il popolo ucraino. È come se l&#8217;Ucraina a chi la abita non abbiano né possano avere alcuna voce in capitolo, se non come strumento nelle mani delle strategie geo-politiche altrui. La gente ucraina non ha una sua <em>agency</em>, come si dice, non ha una sua soggettività, magari plurale e articolata, da dispiegare sullo scenario del conflitto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può così legittimamente parlare di &#8220;guerra per procura&#8221;, come se l&#8217;Ucraina non avesse propri interessi diretti e inalienabili da mettere sul piatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viene usata la figura del presidente Volodymyr Zelens&#8217;kyj come sineddoche di una sorta di stato fantoccio in mano agli USA. Oppure si addossa al governo ucraino una natura golpista (il &#8220;golpe del 2014&#8221; si legge spesso), da cui discenderebbe la sua delegittimazione. Come se l&#8217;Ucraina non fosse stata davvero invasa da uno stato straniero e non dovesse difendersi. O non avesse il diritto di scegliere le proprie alleanze internazionali e il tipo di società a cui tendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché in fondo c&#8217;è anche quest&#8217;altro equivoco. Dato che noi siamo molto critici sul modello socio-politico imperante in Occidente e sulla proiezione esterna di questo modello (che è sempre imperialista e neo-colonialista), allora è impossibile o comunque inconcepibile che qualche altra popolazione aspiri ad acquisirlo come proprio. Ci dev&#8217;essere qualcosa di torbido sotto, se la gente ucraina preferisce la decadente Europa alla Russia. In effetti, è un&#8217;argomentazione cara ai reazionari della corte putiniana. Ci farei caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse la verità è che se l&#8217;Occidente fa schifo ed è in una fase di evidente involuzione, il resto del pianeta non è che sia più attraente. Chi legge la guerra in Ucraina come una guerra per procura tra USA e Russia, parteggiando per la Russia, non sono sicuro che sarebbe disposto/a a trasferirsi a vivere nella Federazione russa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche a proposito della guerra in Siria c&#8217;erano stati fraintendimenti del genere. Dato che il regime di Assad era inviso agli USA, bisognava parteggiare per Assad. Sorvolando sulla natura autoritaria, repressiva e violenta di quel regime. Addirittura, da qualche parte nella sinistra in salsa italica, si parteggiava per Assad anche contro il Rojava, dato che quest&#8217;ultimo a un certo punto aveva stretto un&#8217;alleanza tattica con gli USA in funzione anti-ISIS.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto di essere su posizioni critiche verso l&#8217;Occidente, la NATO, la politica estera USA e in generale contro il colonialismo europeo, non può farci dimenticare che l&#8217;imperialismo e il colonialismo sono detestabili di per sé, da qualsiasi parte provengano. La sottomissione di altri popoli, la minorizzazione e la discriminazione di intere culture, la riduzione di tutto &#8211; territori, popolazioni, biosfera &#8211; a banali fattori di produzione, a risorse da sfruttare in nome del profitto privato e/o del puro dominio coloniale sono mali da combattere sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero peccato mortale dell&#8217;Europa nel suo insieme è l&#8217;aver rinunciato in partenza ad avere un ruolo di mediazione e di pace, una voce in capitolo internazionale autonoma a garanzia dei diritti fondamentali dei popoli e delle persone. L&#8217;Europa non può vantare altri meriti, davanti al resto del mondo: almeno questo doveva conquistarselo sul campo. Non lo ha fatto, vittima di quell&#8217;obsoleta costruzione giuridico-politica che sono i vecchi stati-nazione di stampo otto-novecentesco. Stati che ora si stanno cacciando in un&#8217;altra più grave crisi democratica, come si vede in Francia, o nel regno di Spagna e persino in UK, ma tra poco anche in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aumentare la spesa pubblica nel settore della difesa e delle armi, e mantenere un sistema di produzione energetica ancora basato su fonti fossili e grandi concentrazioni oligopolistiche è evidentemente una scelta stupida. Gli stati-nazione così come sono sono inevitabilmente stupidi. Temo che ce ne renderemo pienamente conto quando sarà troppo tardi. Se faremo in tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo, dunque, potremmo indirizzare a buon diritto la nostra indignazione e la nostra lotta politica. Accusare la NATO di&#8230; fare la NATO, per di più in una situazione in cui dall&#8217;altra parte c&#8217;è un aggressore spietato, senza scrupoli, imperialista e reazionario quant&#8217;altri mai, è un esercizio di mera rivendicazione identitaria, di tifo, di posizionamento di comodo, ma non è lotta politica. Lo sarebbe se si rifiutasse apertamente l&#8217;imperialismo di chiunque e si rifiutasse la guerra di aggressione in quanto tale e, in generale, un modello di relazioni tra popoli basato sulla forza e sul conflitto tra blocchi neo-imperiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negare all&#8217;Ucraina il diritto di difendersi è profondamente crudele. Chi non vorrebbe difendersi, in quella situazione? Ma sulla solidarietà all&#8217;Ucraina non credo che qualsiasi spirito onesto, soprattutto se non obnubilato da ideologie destrorse, reazionarie o bassamente nichiliste, possa avere dubbi. Per quanto antipatico ci sia il presidente di quello stato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, la questione dell&#8217;invio di armamenti non è affatto semplice, come invece insistono a presentarla i fautori della guerra a oltranza e del &#8220;noi vs. loro&#8221;. Un conto sono gli aiuti umanitari, la solidarietà materiale alla popolazione civile e l&#8217;appoggio politico e morale; un altro il rifornimento di ordigni sempre più sofisticati, specie se manca una qualsiasi prospettiva di risoluzione del conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui entra in gioco l&#8217;ipocrisia dell&#8217;Occidente a guida USA. E qui torna in ballo la corretta rievocazione dell&#8217;invasione dell&#8217;Iraq. Sfruttare l&#8217;aggressione russa per cercare di regolare i conti col regime putiniano e ridisegnare una mappa geo-politica del mondo in cui gli USA mantengano o aumentino la propria egemonia è un obiettivo che non solo non deve interessarci, ma che bisogna contrastare. Tuttavia, non al prezzo di sacrificare l&#8217;Ucraina e di darla vinta alla Russia di Putin. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma allo stesso modo, il sostegno all&#8217;Ucraina e il contrasto alle mire imperialiste di Mosca non deve impedirci di mantenere uno sguardo critico verso l&#8217;imperialismo occidentale e la criminosità intrinseca di un&#8217;organizzazione militare come la NATO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una contraddizione in questo ragionamento? Non so. So solo che le vicende storiche tendono a ignorare le categorie semplicistiche con cui ci piace interpretarle. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso però che, come contestammo l&#8217;invasione USA dell&#8217;Iraq nel 2003, allo stesso modo e per ragioni simili dovremmo contestare l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina del 2022. E non dovremmo accettare di schierarci nel gioco truccato dei contrapposti imperialismi. O meglio, dovremmo schierarci contro *tutti* gli imperialismi e i colonialismi, sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Est modus in rebus. C&#8217;è una misura che non bisogna superare, anche in questa crisi. Il sostegno e la solidarietà devono tenere conto della distruzione a cui stiamo serenamente condannando un intero paese. I danni materiali, i traumi e le morti che sta subendo l&#8217;Ucraina sono reali e inaccettabili. Ho paura invece che i grandi centri di interesse che promuovono la guerra a oltranza abbiano anche questo, tra i propri obiettivi: la devastazione dell&#8217;Ucraina. O pensiamo che in questi mesi tra Leopoli e Kyiv siano mancate le visite più o meno formali di inviati di grandi aziende, di fondi di investimento e di governi ad essi legati per contrattare sulla ricostruzione? Con condizioni capestro, chiaramente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa guerra fa gola a tanti, non solo ai signori della guerra (produttori e commercianti di armi). Il rischio perciò è che la popolazione ucraina stia lottando per sottrarsi a un imperialismo e finirà per cadere nelle fauci di un mostro divoratore di mondi come il capitalismo estrattivista e le sue demenziali regole finanziarie. Sempre che i grandi della Terra non trovino un accordo reciprocamente conveniente e non abbandonino il paese alla sua sorte. Chi può escluderlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è qualcosa di radicalmente sbagliato nel modo in cui è stata trattata fin da subito questa faccenda dalla politica e dai mass media. Così come c&#8217;è stato qualcosa di sbagliato nel modo in cui è stata trattata la pandemia e in quello in cui viene trattata comunemente la crisi ambientale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È difficile mantenere una posizione politicamente ed eticamente lucida, rigorosa, giusta, in questo scenario devastato dalla montante crisi ecologica e sociale e dalla violenza crescente a tutte le latitudini e longitudini. Eppure bisogna provarci. Acuminare gli strumenti critici, rendere il nostro sguardo più limpido è una necessità politica primaria. È difficile, perché bisogna astrarsi dall&#8217;inquinamento informativo, ma non possiamo rinunciarvi. Anche dal nostro osservatorio sardo. Soprattutto dal nostro osservatorio sardo, direi.</p>
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		<title>Imperialismo, colonialismo, guerra, crisi ecologica e democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 13:41:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prima era la pandemia, a occupare cronache e opinioni, oggi la guerra in Ucraina. Ma l&#8217;una e l&#8217;altra si inseriscono in un contesto in cui agiscono fattori economici, sociali e politici globali, correlati tra loro, dentro una difficilissima fase storica. Una delle letture circa la guerra in Ucraina è che Putin stia attaccando non solo...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://lh6.googleusercontent.com/proxy/UNNMkeY7TMbfb8C8a1wU6AVUaZc8Ci1zMwUauVC-VtctEzKG-x4TaLd14EWuPoHEGukJIjXZatWAEe3W3AT78_wzKF4daLQR4QyViqcaFrgJwUA_atG2y9QfIvaZ45J2=w1200-h630-p-k-no-nu" alt="https://lh6.googleusercontent.com/proxy/UNNMkeY7TMbfb8C8a1wU6AVUaZc8Ci1zMwUauVC-VtctEzKG-x4TaLd14EWuPoHEGukJIjXZatWAEe3W3AT78_wzKF4daLQR4QyViqcaFrgJwUA_atG2y9QfIvaZ45J2=w1200-h630-p-k-no-nu" width="571" height="429"/></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Prima era la pandemia, a occupare cronache e opinioni, oggi la guerra in Ucraina. Ma l&#8217;una e l&#8217;altra si inseriscono in un contesto in cui agiscono fattori economici, sociali e politici globali, correlati tra loro, dentro una difficilissima fase storica.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle letture circa la guerra in Ucraina è che Putin stia attaccando non solo il paese confinante, ma &#8211; per ora solo simbolicamente &#8211; la stessa idea di democrazia occidentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benché sia una tesi di comodo, che suona parecchio propagandistica, in realtà credo contenga qualcosa di vero. Forse non proprio nel senso in cui la sostengono i suoi propagandisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche io ritengo che Putin e il suo regime temano l&#8217;espandersi ai suoi confini di modelli politici, sociali e culturali diversi dal suo modello imperiale e reazionario. Probabilmente in una consistente porzione della classe dominante russa alberga la convinzione che quell&#8217;enorme paese (perché è davvero enorme) non possa restare unito ed essere efficacemente governato se prendesse piede un regime aperto, laico, grosso modo liberale, pluralista; uno stato di diritto, insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È lo stesso problema che ha la Cina. Anzi, nel caso cinese il problema è anche più evidente, dato che si tratta alla fin fine di un impero millenario, che ha maturato una civiltà sua, distinta da quella europea. Sono imbarazzanti i tentativi di imporre a quel mondo una visuale &#8220;occidentale&#8221;, quale che sia il nostro giudizio sul regime cinese attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In India l&#8217;esperimento di una democrazia grosso modo basata sul modello europeo ha avuto qualche successo, con alti e bassi e contraddizioni grandiose, proporzionate, anche qui, alle dimensioni del paese. Non è fallito del tutto per via della natura federale del gigantesco stato indiano. Ma molti nodi sono restati irrisolti e oggi, col nazionalismo hindu imperante, stanno venendo al pettine. Chissà come andrà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Russia è in una condizione ibrida: troppo estesa la sua parte asiatica per non condizionarne gli interessi strategici e per non lasciare tracce culturali profonde; troppo forte l&#8217;attrazione verso l&#8217;Europa (almeno dai tempi di Pietro il Grande) per non generare, sul lato occidentale, una sorta di faglia tettonica costantemente attiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, di stati confinanti pienamente democratici o avviati verso una compiuta democrazia, la Russia ne conta già alcuni. Basti pensare alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Finlandia" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Finlandia</a>, per più di un secolo parte dell&#8217;impero russo. Però, l&#8217;Ucraina è un&#8217;altra faccenda. Non è una piccola <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paesi_baltici" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >repubblica baltica</a> o uno stato marginale &#8211; in termini geografici e demografici &#8211; come la Finlandia. L&#8217;Ucraina è un paese molto grande, popoloso, pieno di risorse (agricole e minerarie), affacciato sull&#8217;Europa centrale. Subisce l&#8217;influsso diretto di paesi ormai pienamente integrati nel sistema di valori &#8220;occidentale&#8221;. Alla Russia, a chi la governa, questo fa paura. Più dell&#8217;ingerenza NATO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un buon motivo per invaderla, sia chiaro. Non ce ne sono di buoni motivi per invadere l&#8217;Ucraina. Voglio ribadirlo in modo molto chiaro. Non vale a nulla il discorso delle provocazioni NATO o la discutibile politica ucraina sul Donbass, o il pretesto della presenza più o meno larga di simpatizzanti fascisti (o nazisti, se preferite, è uguale) tra e sue forze armate e nella società civile ucraina (magari fosse un problema solo ucraino!), tanto meno la simpatia o antipatia dei suoi governanti (chi ha governanti simpatici alzi la mano!).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È perfettamente comprensibile, invece, che per la popolazione ucraina il modello occidentale sia semplicemente desiderabile, così come lo era per le altre popolazioni dell&#8217;ex Patto di Varsavia e anche per molte persone russe (specie nelle città maggiori). Ed è comprensibile che una grande maggioranza della popolazione ucraina, oggi più che mai, non intenda affatto accettare il controllo russo, diretto o indiretto. Il nazionalismo a volte un po&#8217; fanatico mostrato dal governo ucraino in queste settimane può non piacerci (a me non piace), lo stesso Zelens&#8217;kyj può non convincere (personalmente lo trovo inquietante e a tratti detestabile); ma si tratta di un effetto inevitabile di questa situazione. È in corso un <em><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/nation-building_(Neologismi)/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >nation-building</a></em> rapido e doloroso, laggiù. Cose già successe altrove, spesso in modalità non meno cruente. Prima di valutare frettolosamente cosa sia l&#8217;Ucraina, di che qualità sia la sua politica, come siano orientati i suoi governanti, io direi che dovremmo aspettare che l&#8217;Ucraina fosse libera dall&#8217;invasione straniera (e direi anche dall&#8217;ingerenza straniera, qualsiasi ingerenza straniera) e messa nella possibilità di decidere per sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto questo, a me sembra che ci sia un tema fondamentale su cui questa guerra ci interroga, ed è proprio la nostra idea di democrazia. Non solo l&#8217;idea, però. Dovremmo interrogarci anche su cosa siano di fatto le democrazie in cui ci troviamo a vivere, in cosa consista il loro fascino e quali siano i vantaggi che ci offrono. Dovremmo chiederci se questa democrazia è in salute, se sta maturando e irrobustendosi o se sia in crisi e stia mostrando segni di cedimento. Magari potremmo anche provare a immaginare come potrebbe migliorare, dando per scontato che ne disponiamo liberamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho un&#8217;idea molto severa e molto preoccupata, sulla condizione delle democrazie occidentali. Penso anche che non dappertutto, nel cosiddetto Occidente, sussista una democrazia compiuta. Ritengo che abbiamo da tempo imboccato la parabola discendente della storia, quanto a possibilità espansive (sto usando un termine gramsciano) delle democrazie liberali. Esse hanno già tradito molte premesse e molte promesse. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò non toglie che, a tutt&#8217;oggi, io non preferirei vivere in un regime diverso e penso che valga anche per molte altre persone critiche verso il modello &#8220;occidentale&#8221; (fascisti a parte). Possiamo scomodare il vecchio Churchill, che di suo era una carogna colonialista e razzista, ma aveva un certo senso della storia e non amava le dittature: &#8220;È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme <em>che si sono sperimentate finora</em>&#8221; [corsivo mio]. Una massima famosa, pronunciata nel corso di una seduta parlamentare, nel 1947.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io la leggerei con più attenzione di quanto non si faccia di solito. Anche perché di solito la si cita malamente, parzialmente ritoccata o amputata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia occidentale nasce e prende piede in un preciso momento storico e in un contesto culturale determinato. Non è il frutto di un&#8217;evoluzione politica universale, non nasce spontaneamente dappertutto, nella stessa forma, allo stesso momento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia è una soluzione politica europea, che i colonizzatori europei si portano appresso in Nord America, laddove la combinazione di condizioni climatiche, apporti culturali e vicende politiche consentirono di replicare su una scala continentale ciò che nel Vecchio continente andava sviluppandosi dentro le singole comunità nazionali in formazione, tra XVIII e XX secolo. Una delle condizioni del successo del modello democratico in Nord America è stato l&#8217;uscita dallo status di colonia. Un&#8217;altra, per quanto brutto possa suonare, fu lo sterminio e la marginalizzazione delle popolazioni native insieme allo schiavismo e poi alla segregazione razziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia occidentale si è sviluppata sulla base della trasformazione dello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_assoluto" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >stato assoluto</a>, grazie alla rivoluzione capitalista, al colonialismo, allo schiavismo e al razzismo. In fondo, dunque, anche la democrazia occidentale è una conquista concessaci dalla combinazione tra &#8220;armi, acciaio e malattie&#8221;. Ed è comunque costata &#8220;sangue, fatica, lacrime e sudore&#8221; (per restare alle citazioni del vecchio Winston) a molte generazioni del Vecchio continente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Va anche ricordato che, quando altri popoli, finiti sotto il giogo coloniale europeo, hanno provato a realizzarla, o a realizzarne una propria versione, sono stati combattuti, riconsegnati a regimi dispotici e mantenuti in condizione di subalternità, per la maggior gloria della democrazia occidentale. Le potenze coloniali europee e gli USA hanno sempre temuto e combattuto ferocemente molto più le potenziali nuove democrazie di qualsiasi dittatura. Ancora oggi contano, tra i propri amici e alleati, paesi in cui vigono regimi autoritari, quando non oscurantisti e crudeli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, nei regimi democratici disponiamo di alcune libertà fondamentali, come quella di pensiero e di parola. Non è poco, ma non è tutto rose e fiori. Nessuna libertà, nessun diritto è esente da minacce (vedi casi di attivisti politici sottoposti a misure di polizia, casi di repressione violenta di manifestazioni, ecc.). In quasi tutti i paesi democratici esistono consistenti problemi di minoranze non garantite, di rivendicazioni territoriali soffocate, di colonialismi interni e di razzismi. In più, dopo la fine della Guerra fredda, si è accentuato il fenomeno della chiusura oligarchica e della mercificazione totale di risorse umane e materiali, si è messo in atto un elaborato e capillare sistema di controllo e monitoraggio delle vite dei cittadini, si è promosso e protetto uno spostamento netto di ricchezza e potere dal basso verso l&#8217;alto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia esistono molte questioni aperte di questo tipo, a volte menzionate superficialmente nelle cronache quotidiane, spesso mistificate, altre volte semplicemente taciute. La Questione meridionale non va più di moda, ma è ben lungi dall&#8217;essere risolta. Il drenaggio costante di risorse umane e materiali dal Sud al Nord della penisola non è mai cessato. Ma anche nel ricco Nord la situazione è meno omogenea di quanto appaia al senso comune dei più. Pensiamo alle dolorose vicende del cosiddetto Confine orientale, con tutto il loro carico di xenofobie, nazionalismi, nostalgie fasciste o asburgiche, memorie tutt&#8217;altro che condivise. Pensiamo alla vicenda, ormai più che trentennale, della Val di Susa e dell&#8217;assurda operazione speculativa del TAV, con tutto il suo strascico di lotte, militarizzazione del territorio, disinformazione, repressione. Pensiamo alla Sardegna, uscita malconcia dalla fine dei finanziamenti dei Piani di Rinascita (1991), malissimo governata in questi ultimi trent&#8217;anni da una classe politica in pieno declino ideale e morale, sottoposta a forme di speculazione e di sottomissione materiale e politica di stampo sempre più chiaramente coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna è un ottimo caso di studio per comprendere le dinamiche interne delle democrazie occidentali, sia pure nella debole e opaca declinazione italiana. Lo è per le sue caratteristiche e per le sue vicende, lo è se contestualizzata nelle storia europea di questi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia europea dominata da una globalizzazione più subita che agita, in cui hanno guadagnato molto grandi gruppi economici e porzioni di classe dirigente sempre più rapaci e lontane da qualsiasi dinamica realmente democratica. In cui ha preso piede una visione politica tecnocratica, rigidamente oligarchica e di fatto a-democratica, ma in molti suoi esponenti sostanzialmente anti-democratica. Mario Draghi rappresenta bene questa deriva. Ma è in buona compagnia. Aver accettato come controparte i rigurgiti xenofobi, reazionari e anti-democratici (a loro volta sostenuti e a quanto pare anche foraggiati dal regime di Putin) non è stato un caso o un errore di valutazione, ma una scelta precisa. Lo spostamento verso destra del baricentro politico europeo, a favore di soluzioni autoritarie e anti-popolari, è stato promosso dalle classi dirigenti e alimentato tramite le varie emergenze succedutesi senza soluzione di continuità: terrorismo, pandemia, ora guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In proposito, una cartina di tornasole, oggi più significativa che mai, è la questione catalana. Emblematici i mesi tra estate e autunno del 2017, dall&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Barcellona_del_17_agosto_2017" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >attentato dell&#8217;ISIS a Barcellona</a>, coperto o favorito dai servizi di sicurezza spagnoli, al referendum del primo ottobre 2017, con la sua repressione violenta e i suoi strascichi anche internazionali. Confrontando quelle vicende e le relative posizioni espresse da UE e stati membri con la retorica ostentata in queste settimane a proposito della crisi ucraina, emerge l&#8217;ipocrisia e la doppia morale della gran parte delle classi dirigenti europee. Il che si somma, senza annullarla, all&#8217;ipocrisia emersa a proposito di tutte le altre crisi internazionali, che l&#8217;Europa non ha saputo affrontare se non in ordine sparso, ogni stato per conto proprio, tutti ossessivamente attaccati ai propri interessi particolari e sempre in un&#8217;ottica di potenza e di egoismo nazionalista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non affronto la questione degli USA, del loro imperialismo, della loro strana concezione della democrazia (almeno a livello di establishment politico: vedi caso Julian Assange). Del resto è stata chiamata in causa spesso, per quanto non sempre in modo corretto. Purtroppo, lo spauracchio USA viene spesso agitato pavlovianamente da una parte consistente della residuale sinistra europea come espediente per non affrontare i nodi a noi più vicini, come le forme di colonialismo interno e, oggi, le domande e i problemi che ci pone la questione ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Temo che non usciremo affatto migliori, da tutte queste crisi sovrapposte e interconnesse: crisi politica, sociale e culturale, crisi ecologica, pandemia, guerra in Ucraina. Non ne usciremo nemmeno presto, se non cambia qualcosa. Di sicuro, anche una volta usciti, non troveremo ad accoglierci uno scenario più pacifico e democratico, se non lo costruiamo oggi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Che guerre, crisi climatica, migrazioni di massa, diseguaglianze e disconoscimento dei diritti dei popoli e degli individui vadano di pari passo, lo vediamo chiaramente proprio in Sardegna, dove militarismo e militarizzazione, industria bellica, colonialismo energetico e subalternità culturale e politica sono un tutt&#8217;uno. È questo il mondo che ci sta consegnando la tarda età del capitalismo. In alcune porzioni del pianeta, Europa compresa, le conseguenze saranno più drammatiche che altrove. Lo choc costituito dall&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina è dovuto alla vicinanza degli eventi, ma è solo l&#8217;ennesimo episodio di un andamento drammatico in corso da anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa, la senescente Europa, ci serve un orizzonte ideale e strategico nuovo, in cui possano trovare accoglienza tanto le questioni politiche e sociali di fondo, quanto le questioni ambientali. Un orizzonte che faccia tesoro delle esperienze e anche degli errori del passato; che miri a spezzare la logica di potenza e gli ottusi paradigmi della geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, non potrà essere elusa la questione della natura e della funzione degli stati-nazione così come emersi dal XIX secolo, la questione dei nazionalismi, la questione della convivenza pacifica, solidale e libera di tutti i popoli europei. Urge una riflessione ad ampio spettro sul concetto e sulla consistenza storica della democrazia di stampo occidentale, sui suoi limiti e sui modi di superarli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Churchill, che tutto era fuorché sciocco, si lasciava uno spiraglio aperto, nella sua  cinica celebrazione della democrazia, non parlava per il futuro. Piuttosto che continuare a usare la democrazia di stampo europeo come dispositivo retorico per tacitare tutte le forme di opposizione, specie quelle più progressive, e per evitare di affrontare i nodi storici, bisognerebbe cominciare a ripensarla in termini di ulteriore sviluppo e di più completa realizzazione. Ciò contrasta con i robusti interessi materiali dei ceti privilegiati, con le mire imperialiste di tanti e con la rapacità di chi considera il mondo unicamente come una fonte di risorse da saccheggiare. A maggior ragione, è un obiettivo politico e storico per cui vale la pena lottare.</p>
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		<title>Valutazione corretta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 09:53:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[questione palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Valutazione corretta' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/01/08/valutazione-corretta/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p align="justify">Quanto vale la vita di un bambino del Congo? Me lo chiedevo qualche settimana fa, riflettendo sulla strage che da quelle parti si stava (si sta) consumando, nell’indifferenza generale (nostra). Be’ &#8211; mi sono risposto &#8211; in fondo in questo caso la soluzione è semplice: la vita di un bambino del Congo vale una porzione del mio diritto a possedere un telefono cellulare. Un raro minerale, indispensabile all’assemblaggio dei nostri fedelissimi, inseparabili aggeggi portatili, si trova proprio in Congo: che possiamo farci? Vogliamo privarcene per salvare qualche bimbo che comunque avrebbe seri problemi di sopravvivenza? E’ il capitalismo, bellezza!<span id="more-452"></span></p>
<p align="justify">Invece, negli ultimi giorni, ho avuto difficoltà a giustificare la morte violenta di decine di bambini della Striscia di Gaza. Non mi riesce, per limiti miei ovviamente, di trovare una spiegazione altrettanto lineare e consolatoria.</p>
<p align="justify">Pensiamoci bene. La Striscia di Gaza: una landa desertica lunga 40 Km e larga 9 nella quale vive 1 milione e mezzo di persone. Come se tutta la popolazione della Sardegna fosse ammassata nella sola piana del Campidano tra Cagliari e Sanluri. Cosa mai avranno di tanto prezioso da farsi saccheggiare questi poveretti? Mah…</p>
<p align="justify">Forse non si tratta di prelievo di risorse a vantaggio di noi occidentali civilizzati e democratici, in questo caso, ma di una semplice azione simbolica. Un monito e un precedente. I poveri, i deboli, le popolazioni marginali e di scarsa rilevanza nella contabilità del PIL planetario, devono rassegnarsi a subire la giusta supremazia dei più forti. Anzi, sarebbe cosa buona e giusta che, in un impeto di dignità, si autodistrugessero in qualche modo, evitando lo spreco di munizioni e la fatica di andarli a bombardare o massacrare casa per casa. E’ proprio di cattivo gusto perseverare ad esistere quando è chiaro che la storia (e chi la scrive) ti hanno condannato. Cosa vogliono questi palestinesi? Non hanno alcuna rilevanza, sono un peso per tutti, ci costringono a contorcimenti retorici per motivare la loro eliminazione, sforzo che ci risparmieremmo volentieri (i contorcimenti retorici, non la loro eliminazione).</p>
<p align="justify">D’altra parte, c’è poco da prendersela con Israele. Dico, da parte dei benpensanti umanitaristi, di sinistra, buonisti, ecc. Dovrebbero essergli grati, anzi: se non fosse per la sua esistenza, con tutta probabilità sarebbe già stato riabilitato Hitler e tutto il pasticcio da lui causato nel secolo scorso!</p>
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