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	<title>Hannah Arendt Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Considerazioni sul nostro divenire: 1) lo sviluppo della persona</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/02/14/considerazioni-sul-nostro-divenire-1-lo-sviluppo-della-persona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 14:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Hannah Arendt]]></category>
		<category><![CDATA[Michelangelo Pira]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta dell'oggetto]]></category>
		<category><![CDATA[scuola impropria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hannah Arendt riconosceva nella Modernità un passaggio simbolico e semantico determinante, per la narrazione di sé degli esseri umani, per i nostri processi di identificazione: l’imposizione del modello di vita centrato sul privato, sull’individuo e la famiglia e i loro interessi particolari. “Privato” è un termine che presenta immediatamente un significato negativo, perché significa avere...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Considerazioni sul nostro divenire: 1) lo sviluppo della persona' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/02/14/considerazioni-sul-nostro-divenire-1-lo-sviluppo-della-persona/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" title="Hannah Arendt" src="https://www.centrostudilaruna.it/wp-content/arendt.jpg" alt="" width="144" height="144" /><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hannah_Arendt" target="_blank" rel="nofollow" >Hannah Arendt</a> riconosceva nella Modernità un passaggio simbolico e semantico determinante, per la narrazione di sé degli esseri umani, per i nostri processi di identificazione: l’imposizione del modello di vita centrato sul privato, sull’individuo e la famiglia e i loro interessi particolari. “Privato” è un termine che presenta immediatamente un significato negativo, perché significa avere qualcosa di meno, essere appunto “privati” di qualcosa. Questo perché a lungo, dall’antichità all’epoca pre-moderna, la sfera di realizzazione personale dell’individuo è stata propriamente quella pubblica. Tu sei ciò che fai con gli altri, a prescindere da quello che sei o che fai entro le mura domestiche o dai tuoi successi individuali. La sede del valore di una persona è il pubblico, la relazione, il riconoscimento da parte della comunità.<span id="more-309"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non è difficile per noi sardi capire cosa intendesse la filosofa tedesca. In molte nostre comunità, specie fuori dai grandi centri urbani, questo tipo di dinamiche è in gran parte ancora vigente. Per avere un riconoscimento della propria persona ci si deve “saper comportare”, si deve avere una modalità di interrelazione corretta, secondo canoni e norme non scritti, ma cogenti. Dalle situazioni conviviali ai modi di socializzazione più formali, dalle circostanze quotidiane e quelle di festa e di celebrazione, ci si deve attenere a una serie di regole di comportamento piuttosto stringenti, ancorché non percepite come tali.<span id="more-744"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni tratti della personalità che la modernità capitalista ha esaltato come virtuosi, in questo diverso contesto culturale sono meri vizi, difetti a volte severamente condannati. Per esempio l’attaccamento al denaro, la scarsa propensione alla condivisione delle risorse. Sono cose che si imparano frequentando quella che Mialinu Pira definiva la “scuola impropria”: a bottega, al <em>tzilleri</em>, in piazza, durante la festa, negli incontri con conoscenti, ecc. Codici, regole, convenzioni che vengono metabolizzate in virtù dell’esempio e dell’esperienza diretta. E, alla base, un fondamentale principio di eguaglianza, a prescindere dalle condizioni personali, economiche, sociali, culturali, ecc. <img decoding="async" class="alignright" title="Mialinu Pira" src="https://www.tenoresdibitti.com/michelangelopira/michelangelo%20pira3.jpg" alt="" width="149" height="115" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questa impostazione culturale pre-moderna (che si avvia a diventare post-moderna) è a mio avviso più connaturata in noi di quella individualista. Siamo animali sociali. Non esiste un’umanità possibile all’infuori della nostra specifica denotazione come parte di una collettività. Quando Aristotele definiva l’essere umano come “animale politico” in fondo sanciva filosoficamente una verità biologica, naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché tutto l’apparato egemonico fondato sull’individuo e l’individualismo è di suo patogeno, generatore di conflitti insanabili, di violenza, di povertà. Purtroppo, è anche uno degli elementi fondamentali del capitalismo, quindi della Modernità stessa. Ma la Modernità ha anche prodotto, parallelamente, gli antidoti a questa pulsione egotica primaria: i principi di libertà, eguaglianza e fraternità, le lotte di emancipazione sociale e di genere, l’assunzione di responsabilità ecologica, tutto l’apparato di diritti dell’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe opportuno far emergere in tutta la loro portata le nostre caratteristiche culturali profonde, laddove intersecano le pulsioni più feconde ed emancipative della Modernità. Far coincidere il nostro spirito pre-moderno con la post-modernità in costruzione ci consentirebbe di affrontare la grande crisi in corso con qualche risorsa in più e magari con un identificazione collettiva meno legata all’egemonia massmediatica e ai complessi di inferiorità di cui tanto palesemente ancora soffriamo.</p>
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		<title>Pubblico o privato</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2009/05/30/pubblico-o-privato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2009 15:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[cultura convergente]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Hannah Arendt]]></category>
		<category><![CDATA[individualismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Rete]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come spesso succede per le cose veramente importanti, ad un dibattito  serio e argomentato circa i nuovi media informatici si sostituisce ormai quasi sempre un chiacchiericcio pettegolo e mal fondato, alimentato da settori economici e culturali che vedono in internet o un pericoloso concorrente commerciale, o una minaccia per il proprio ruolo egemonico, o entrambi....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Pubblico o privato' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/05/30/pubblico-o-privato/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p align="justify">Come spesso succede per le cose veramente importanti, ad un dibattito  serio e argomentato circa i nuovi media informatici si sostituisce ormai quasi sempre un chiacchiericcio pettegolo e mal fondato, alimentato da settori economici e culturali che vedono in internet o un pericoloso concorrente commerciale, o una minaccia per il proprio ruolo egemonico, o entrambi.</p>
<p align="justify">Di tanto in tanto, sui media <em>mainstream </em>(ossia, telegiornali di largo ascolto e grandi quotidiani) compare qualche allarme relativo alla Rete (di solito si fa riferimento alla diffusione della pedofilia on-line o ai pericoli della web-pirateria, come <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/obama-presidenza-8/obama-presidenza-8/obama-presidenza-8.html?ref=search" target="_blank" rel="nofollow" >fatto di recente</a> da parte dell’amministrazione americana). Inoltre, specie in seguito alla diffusione dei cosiddetti <em>social network</em> (MSN Messanger e soprattutto Facebook), ha preso piede la questione della <em>privacy</em>: i nostri dati personali, le nostre stesse vite intime, correrebbero il rischio di essere messe in piazza, scandagliate, piegate ai più loschi fini.</p>
<p align="justify">Ora, a ben guardare, che le nostre vite siano già in mano ai più biechi speculatori sia in termini commerciali sia politici (e spesso le due cose insieme) mi pare innegabile. La pervasività del controllo da parte del potere statale e delle sue componenti è un dato di fatto storico acquisito da secoli. Cambiano magari gli strumenti, ma non certo la sostanza del problema. Così come le azioni di controllo politico e gli esperimenti di ingegneria sociale non nascono certamente con internet. Piuttosto, la Rete si è inserita un po’ di traverso, per così dire, nei processi in corso alla fine del &#8220;secolo breve&#8221;, scompaginando parecchie dinamiche di dominio e di egemonia culturale ancora ben presenti e attive nel contesto sociale e politico contemporaneo.</p>
<p align="justify">Perché la Rete, per come è nata e per come si è sviluppata e si sta evolvendo, assomiglia molto più a un contro-potere diffuso, che a uno strumento di dominio come i media tradizionali, televisione in primis. Il  mezzo televisivo è esso sì pervasivo, autoritario e generatore di vere e proprie patologie socio-culturali: è un medium il cui potenziale egemonico, intuito fin dalla sua invenzione e poi messo in pratica sistematicamente, ha conformato l’immaginario collettivo su tutto il globo terracqueo.</p>
<p align="justify">Nella valutazione dei pericoli generati dall’utilizzo massiccio di internet prevale di gran lunga l’aspetto ideologico, sull’analisi di fatti e dati verificabili. Inoltre, ad un livello superiore, si perde completamente di vista, anche nei rari casi in cui il discorso viene affrontato seriamente, il mutamento di paradigmi connesso con l’accesso diffuso al medium telematico. Come insegnava McLuhan, le potenzialità offerte da un nuovo medium non annullano quelle dei media già acquisiti all’uso generalizzato, bensì rimodulano l’assetto complessivo delle funzioni comunicative degli individui, aggiungendone altre e adeguando quelle esistenti. Ovviamente, ciò ha conseguenze ampie e articolate, che inevitabilmente si intersecano con altri fenomeni economici, sociali e culturali. La produzione di senso muta, oltre che negli strumenti, anche nei contenuti, nella loro fruizione e nel loro scambio.</p>
<p align="justify">In questa sede non possiamo indugiare sul quesito se tali mutamenti siano causa o effetto del passaggio di fase generalizzato in cui siamo immersi. Lasciamolo da parte dunque. Ciò che invece mi pare interessante è l’ostinazione con cui vengono applicate categorie del passato ai fenomeni nuovi a noi contemporanei. Tornando al discorso iniziale, basta considerare per l’appunto tutta l’enfasi posta a proposito della violazione della privacy connessa all’uso dei social network. La privacy, categoria tipicamente moderna, non è un valore in sé, immutabile e ontologicamente connesso con la natura umana. Si tratta di uno spazio di azione e interesse individuale, cellulare, nell’ambito della società umana così come conformata dai processi storici dell’industrializzazione e dell’avvento del sistema economico capitalista. Il termine stesso &#8220;privato&#8221;, denota un’accezione di base negativa. La sfera del privato è quella della &#8220;privazione&#8221;, della perdita di senso.</p>
<p align="justify">Ciò può essere compreso solo in relazione ad un orizzonte culturale e sociale in cui ciò che fornisce senso e &#8220;pienezza&#8221; è il contrario del privato, ossia il pubblico. Nelle società premoderne questo era largamente vero e salta agli occhi anche in base alla documentazione storica e letteraria di cui disponiamo (ne tratta diffusamente Hannah Arendt in <em>Vita activa</em>). La realizzazione individuale era quella che si raggiungeva nell’ambito comunitario, col riconoscimento da parte della collettività. Solo in tale ambito le proprie azioni conquistavano valore e significato. Basti pensare alla Atene di Socrate o alla Roma repubblicana, o alla società medievale e a quelle parti di essa o delle sue dinamiche interne che così a lungo permarranno anche in piena età moderna e contemporanea nelle zone marginali degli stessi stati europei. Insomma, non stiamo parlando di una gerarchia di valori e significati sempiterni. Appellarsi alla difesa del &#8220;privato&#8221; come massima sollecitazione di riserve verso il nuovo medium telematico ha senso se tale gerarchia di valore fosse ancora vigente. Ma è proprio qui l’equivoco.</p>
<p align="justify">La complessa rimodulazione in atto nelle società globalizzate contemporanee sta erodendo il sistema ideologico di riferimento dell’età del capitalismo. Che si tratti di un fenomeno di involuzione o dei prodromi di una evoluzione futura poco importa. Come nelle società premoderne, la attuale comunità della Rete assegna un senso e un valore non tanto ad una sfera privata individuale dai confini ormai incerti e del tutto permeabili, quanto piuttosto a ciò che si di-mostra in pubblico. Quanto abbia influito su questa dinamica potentissima il successo universale della &#8220;società dello spettacolo&#8221; – nata in un contesto mediatico diverso e con scopi e tendenze in gran parte di segno opposto rispetto a quelli che muovono la Rete – non è facile sapere. Esiste la possibilità che, col solito scherzo dell’eterogenesi dei fini, i cascami della società dello spettacolo si siano riversati attraverso il nuovo medium informatico nella nostra quotidianità, contribuendo a sconvolgerne gli assetti, al di là di qualsiasi calcolo o previsione. A ciò deve poi necessariamente aggiungersi la giusta considerazione dei fenomeni di &#8220;convergenza culturale&#8221; in atto, rilevati soprattutto nell’ambito degli studi sulla <em>popular culture</em> di matrice anglosassone.</p>
<p align="justify">In definitiva, ha poco senso attribuire a internet una potenzialità minacciosa per una sfera di senso, quella del &#8220;privato&#8221;, che di suo sta perdendo la partita con la storia ed è in procinto di essere soppiantata da nuove tavole dei valori. Non è lì che si gioca la sfida decisiva, e forse voler simulare che sia così serve solo a distogliere ulteriormente l’attenzione da quanto va succedendo in realtà, con l’intenzione (illusoria, come in tutti i casi in cui si mette in moto un’inerzia generale di portata storica) di bloccarne il meccanismo o quanto meno gli effetti.</p>
<p align="justify">Se sia un bene o un male è un interrogativo che, su scala storica, non ha alcun senso porsi.</p>
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