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	<title>guerra in Ucraina Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>A vent&#8217;anni dall&#8217;invasione dell&#8217;Iraq non abbiamo ancora imparato la lezione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 15:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ventesimo anniversario dell&#8217;invasione USA (+alleati) dell&#8217;Iraq poteva essere un&#8217;occasione di riflessione sulla forma delle relazioni internazionali contemporanee, la guerra, la civiltà che stiamo consegnando alle generazioni future. Mi pare invece che si stia riducendo all&#8217;ennesimo bombardamento propagandistico. E stiamo di nuovo cascando nella trappola. Una guerra imperialista, di pura aggressione, decisa per motivi biechi,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='A vent&#039;anni dall&#039;invasione dell&#039;Iraq non abbiamo ancora imparato la lezione' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/03/21/a-ventanni-dallinvasione-delliraq-non-abbiamo-ancora-imparato-la-lezione/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-700x465.jpg" alt="" class="wp-image-5350" width="618" height="411" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-700x465.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-640x425.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-768x511.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1-800x532.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1.jpg 1536w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></figure>
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<h4 class="wp-block-heading">Il ventesimo anniversario dell&#8217;invasione USA (+alleati) dell&#8217;Iraq poteva essere un&#8217;occasione di riflessione sulla forma delle relazioni internazionali contemporanee, la guerra, la civiltà che stiamo consegnando alle generazioni future. Mi pare invece che si stia riducendo all&#8217;ennesimo bombardamento propagandistico. E stiamo di nuovo cascando nella trappola.</h4>



<p>Una guerra imperialista, di pura aggressione, decisa per motivi biechi, che ha consegnato un&#8217;intera area a vent&#8217;anni di distruzioni, conflitti, dolori. Senza nemmeno riuscire ad evitare che l&#8217;egemonia statunitense (e occidentale) declinasse. Eppure viene raccontata come un semplice &#8220;errore&#8221;, se pure non ne viene rivendicata la correttezza.</p>



<p>La cosa ancora più triste è che non si riesce neppure a fare tesoro di quell&#8217;evento per ragionare lucidamente sulla guerra di oggi. È il problema di fondo dello sguardo geo-politico: un&#8217;aberrazione del pensiero, una mistificazione pericolosissima.</p>



<p>Ma è anche il segnale di una sclerosi delle capacità analitiche, persino da parte di osservatori solitamente solidi e dotati di strumenti interpretativi forti.</p>



<p>Credo che uno dei motivi, lasciando da parte la mala fede e la propaganda più o meno esplicita, sia da ricercare nella difficoltà a emanciparci dalle cornici concettuali ereditate dal secolo scorso.</p>



<p>Faccio un esempio, relativo proprio alla guerra in Ucraina. Si tratta di un libro recente: Benjamin Abelow, <a href="https://fazieditore.it/catalogo-libri/come-loccidente-ha-provocato-la-guerra-in-ucraina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><em>Come l&#8217;Occidente ha provocato la guerra in Ucraina</em>, Fazi, 2023</a>. La presentazione dell&#8217;edizione italiana è curata da Luciano Canfora, intellettuale che non ha bisogno di molte presentazioni.</p>



<p>Il focus tematico del libro è chiaro fin dal titolo. Le argomentazioni e i documenti presentati a supporto della tesi non sono frutto di mere speculazioni polemiche, ma solide ricostruzioni di fatti e responsabilità. In realtà, niente di nuovissimo. È pacifico che la politica USA e NATO hanno contribuito a fornire al regime russo se non altro precedenti e ragioni per sentirsi minacciato.</p>



<p>Tutto l&#8217;impianto del libro, compreso il testo di Canfora, presenta però dei punti estremamente deboli, tra le premesse che si vorrebbero acquisite. </p>



<p>Uno è il solito fraintendimento sulla composizione etnica delle province del Donbass. Si dà per acclarato che si trattasse di una porzione di Ucraina abitata da una popolazione russa o comunque russofona (sovrapponendo indebitamente i due concetti) e per questo russofila. Si tratta di un paralogismo.</p>



<p>La popolazione del Donbass, fino al 2014, come risulta da qualsiasi fonte obiettiva, era ucraina in tutto e per tutto, con limitata presenza russa. In ogni caso, questo dato non ha nulla a che fare con la questione linguistica, dato che *tutte le persone ucraine sono (anche) russofone*. Dal fatto di essere russofoni non discende direttamente l&#8217;orientamento filo-russo. Questa faccenda andrebbe tenuta sempre presente, altrimenti si presta troppo facilmente il fianco a errori di valutazione, di cui la propaganda russa ha saputo largamente approfittare.</p>



<p>Ma il punto più debole di tutta la disamina è un altro. Anche in questo caso, come in molti altri, pur ammettendo che l&#8217;invasione decisa da Putin e dal suo entourage è ingiustificata, si omette di inserire nel quadro uno dei protagonisti: il popolo ucraino. È come se l&#8217;Ucraina a chi la abita non abbiano né possano avere alcuna voce in capitolo, se non come strumento nelle mani delle strategie geo-politiche altrui. La gente ucraina non ha una sua <em>agency</em>, come si dice, non ha una sua soggettività, magari plurale e articolata, da dispiegare sullo scenario del conflitto. </p>



<p>Si può così legittimamente parlare di &#8220;guerra per procura&#8221;, come se l&#8217;Ucraina non avesse propri interessi diretti e inalienabili da mettere sul piatto.</p>



<p>Viene usata la figura del presidente Volodymyr Zelens&#8217;kyj come sineddoche di una sorta di stato fantoccio in mano agli USA. Oppure si addossa al governo ucraino una natura golpista (il &#8220;golpe del 2014&#8221; si legge spesso), da cui discenderebbe la sua delegittimazione. Come se l&#8217;Ucraina non fosse stata davvero invasa da uno stato straniero e non dovesse difendersi. O non avesse il diritto di scegliere le proprie alleanze internazionali e il tipo di società a cui tendere.</p>



<p>Perché in fondo c&#8217;è anche quest&#8217;altro equivoco. Dato che noi siamo molto critici sul modello socio-politico imperante in Occidente e sulla proiezione esterna di questo modello (che è sempre imperialista e neo-colonialista), allora è impossibile o comunque inconcepibile che qualche altra popolazione aspiri ad acquisirlo come proprio. Ci dev&#8217;essere qualcosa di torbido sotto, se la gente ucraina preferisce la decadente Europa alla Russia. In effetti, è un&#8217;argomentazione cara ai reazionari della corte putiniana. Ci farei caso.</p>



<p>Forse la verità è che se l&#8217;Occidente fa schifo ed è in una fase di evidente involuzione, il resto del pianeta non è che sia più attraente. Chi legge la guerra in Ucraina come una guerra per procura tra USA e Russia, parteggiando per la Russia, non sono sicuro che sarebbe disposto/a a trasferirsi a vivere nella Federazione russa. </p>



<p>Anche a proposito della guerra in Siria c&#8217;erano stati fraintendimenti del genere. Dato che il regime di Assad era inviso agli USA, bisognava parteggiare per Assad. Sorvolando sulla natura autoritaria, repressiva e violenta di quel regime. Addirittura, da qualche parte nella sinistra in salsa italica, si parteggiava per Assad anche contro il Rojava, dato che quest&#8217;ultimo a un certo punto aveva stretto un&#8217;alleanza tattica con gli USA in funzione anti-ISIS.</p>



<p>Il fatto di essere su posizioni critiche verso l&#8217;Occidente, la NATO, la politica estera USA e in generale contro il colonialismo europeo, non può farci dimenticare che l&#8217;imperialismo e il colonialismo sono detestabili di per sé, da qualsiasi parte provengano. La sottomissione di altri popoli, la minorizzazione e la discriminazione di intere culture, la riduzione di tutto &#8211; territori, popolazioni, biosfera &#8211; a banali fattori di produzione, a risorse da sfruttare in nome del profitto privato e/o del puro dominio coloniale sono mali da combattere sempre.</p>



<p>Il vero peccato mortale dell&#8217;Europa nel suo insieme è l&#8217;aver rinunciato in partenza ad avere un ruolo di mediazione e di pace, una voce in capitolo internazionale autonoma a garanzia dei diritti fondamentali dei popoli e delle persone. L&#8217;Europa non può vantare altri meriti, davanti al resto del mondo: almeno questo doveva conquistarselo sul campo. Non lo ha fatto, vittima di quell&#8217;obsoleta costruzione giuridico-politica che sono i vecchi stati-nazione di stampo otto-novecentesco. Stati che ora si stanno cacciando in un&#8217;altra più grave crisi democratica, come si vede in Francia, o nel regno di Spagna e persino in UK, ma tra poco anche in Italia.</p>



<p>Aumentare la spesa pubblica nel settore della difesa e delle armi, e mantenere un sistema di produzione energetica ancora basato su fonti fossili e grandi concentrazioni oligopolistiche è evidentemente una scelta stupida. Gli stati-nazione così come sono sono inevitabilmente stupidi. Temo che ce ne renderemo pienamente conto quando sarà troppo tardi. Se faremo in tempo.</p>



<p>Su questo, dunque, potremmo indirizzare a buon diritto la nostra indignazione e la nostra lotta politica. Accusare la NATO di&#8230; fare la NATO, per di più in una situazione in cui dall&#8217;altra parte c&#8217;è un aggressore spietato, senza scrupoli, imperialista e reazionario quant&#8217;altri mai, è un esercizio di mera rivendicazione identitaria, di tifo, di posizionamento di comodo, ma non è lotta politica. Lo sarebbe se si rifiutasse apertamente l&#8217;imperialismo di chiunque e si rifiutasse la guerra di aggressione in quanto tale e, in generale, un modello di relazioni tra popoli basato sulla forza e sul conflitto tra blocchi neo-imperiali.</p>



<p>Negare all&#8217;Ucraina il diritto di difendersi è profondamente crudele. Chi non vorrebbe difendersi, in quella situazione? Ma sulla solidarietà all&#8217;Ucraina non credo che qualsiasi spirito onesto, soprattutto se non obnubilato da ideologie destrorse, reazionarie o bassamente nichiliste, possa avere dubbi. Per quanto antipatico ci sia il presidente di quello stato. </p>



<p>Certo, la questione dell&#8217;invio di armamenti non è affatto semplice, come invece insistono a presentarla i fautori della guerra a oltranza e del &#8220;noi vs. loro&#8221;. Un conto sono gli aiuti umanitari, la solidarietà materiale alla popolazione civile e l&#8217;appoggio politico e morale; un altro il rifornimento di ordigni sempre più sofisticati, specie se manca una qualsiasi prospettiva di risoluzione del conflitto.</p>



<p>Qui entra in gioco l&#8217;ipocrisia dell&#8217;Occidente a guida USA. E qui torna in ballo la corretta rievocazione dell&#8217;invasione dell&#8217;Iraq. Sfruttare l&#8217;aggressione russa per cercare di regolare i conti col regime putiniano e ridisegnare una mappa geo-politica del mondo in cui gli USA mantengano o aumentino la propria egemonia è un obiettivo che non solo non deve interessarci, ma che bisogna contrastare. Tuttavia, non al prezzo di sacrificare l&#8217;Ucraina e di darla vinta alla Russia di Putin. </p>



<p>Ma allo stesso modo, il sostegno all&#8217;Ucraina e il contrasto alle mire imperialiste di Mosca non deve impedirci di mantenere uno sguardo critico verso l&#8217;imperialismo occidentale e la criminosità intrinseca di un&#8217;organizzazione militare come la NATO.</p>



<p>C&#8217;è una contraddizione in questo ragionamento? Non so. So solo che le vicende storiche tendono a ignorare le categorie semplicistiche con cui ci piace interpretarle. </p>



<p>Penso però che, come contestammo l&#8217;invasione USA dell&#8217;Iraq nel 2003, allo stesso modo e per ragioni simili dovremmo contestare l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina del 2022. E non dovremmo accettare di schierarci nel gioco truccato dei contrapposti imperialismi. O meglio, dovremmo schierarci contro *tutti* gli imperialismi e i colonialismi, sempre.</p>



<p>Est modus in rebus. C&#8217;è una misura che non bisogna superare, anche in questa crisi. Il sostegno e la solidarietà devono tenere conto della distruzione a cui stiamo serenamente condannando un intero paese. I danni materiali, i traumi e le morti che sta subendo l&#8217;Ucraina sono reali e inaccettabili. Ho paura invece che i grandi centri di interesse che promuovono la guerra a oltranza abbiano anche questo, tra i propri obiettivi: la devastazione dell&#8217;Ucraina. O pensiamo che in questi mesi tra Leopoli e Kyiv siano mancate le visite più o meno formali di inviati di grandi aziende, di fondi di investimento e di governi ad essi legati per contrattare sulla ricostruzione? Con condizioni capestro, chiaramente. </p>



<p>Questa guerra fa gola a tanti, non solo ai signori della guerra (produttori e commercianti di armi). Il rischio perciò è che la popolazione ucraina stia lottando per sottrarsi a un imperialismo e finirà per cadere nelle fauci di un mostro divoratore di mondi come il capitalismo estrattivista e le sue demenziali regole finanziarie. Sempre che i grandi della Terra non trovino un accordo reciprocamente conveniente e non abbandonino il paese alla sua sorte. Chi può escluderlo?</p>



<p>C&#8217;è qualcosa di radicalmente sbagliato nel modo in cui è stata trattata fin da subito questa faccenda dalla politica e dai mass media. Così come c&#8217;è stato qualcosa di sbagliato nel modo in cui è stata trattata la pandemia e in quello in cui viene trattata comunemente la crisi ambientale. </p>



<p>È difficile mantenere una posizione politicamente ed eticamente lucida, rigorosa, giusta, in questo scenario devastato dalla montante crisi ecologica e sociale e dalla violenza crescente a tutte le latitudini e longitudini. Eppure bisogna provarci. Acuminare gli strumenti critici, rendere il nostro sguardo più limpido è una necessità politica primaria. È difficile, perché bisogna astrarsi dall&#8217;inquinamento informativo, ma non possiamo rinunciarvi. Anche dal nostro osservatorio sardo. Soprattutto dal nostro osservatorio sardo, direi.</p>
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		<title>Guerra, democrazia e verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2022 13:07:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guerra, democrazia e verità non possono esistere insieme nello stesso luogo e nello stesso tempo. Per questo il momento presente richiede non una ritirata della ragione, davanti al procedere della storia, ma un suo surplus, per quanto difficile sia. Sempre che democrazia e verità ci stiano a cuore più della guerra. Sono spaventato dalla deriva...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Guerra, democrazia e verità' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/04/10/guerra-democrazia-e-verita/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://static.erickson.it/sit/mondo-erickson/articoli/didattica/oltre-carta-matita-e-dadi---il-valore-educativo-del-gioco-di-ruolo/fb_didattica_ludica_giochi_di_ruolo_in_chiave_didattica.jpg" alt="https://static.erickson.it/sit/mondo-erickson/articoli/didattica/oltre-carta-matita-e-dadi---il-valore-educativo-del-gioco-di-ruolo/fb_didattica_ludica_giochi_di_ruolo_in_chiave_didattica.jpg" width="699" height="367"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Guerra, democrazia e verità non possono esistere insieme nello stesso luogo e nello stesso tempo. Per questo il momento presente richiede non una ritirata della ragione, davanti al procedere della storia, ma un suo surplus, per quanto difficile sia. Sempre che democrazia e verità ci stiano a cuore più della guerra.</h4>



<p>Sono spaventato dalla deriva bellicista e autoritaria che sta prendendo l&#8217;Europa, di pari passo con i problemi sociali e ambientali e con la crescita delle destre politiche. Da anni, e a maggior ragione da quando è iniziata l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, sostengo che l&#8217;Europa dovrebbe assumersi delle responsabilità in termini collettivi, come spazio democratico, garante dei diritti dei popoli e di tutti gli esseri umani. Una pia illusione, probabilmente, vista la classe dirigente europea; ma come orizzonte ideale continua a non sembrarmi malvagio.</p>



<p>Purtroppo i mass media non aiutano, soprattutto nello spazio culturale italiano. Gli organi di informazione, in Italia, sono controllati dalla politica o da grandi gruppi economici. Da cui dipendono anche le fortune di molta parte del ceto intellettuale. La libertà di stampa e di parola esistono sulla carta, ma nella realtà fanno fatica a sopravvivere, con poche eccezioni che consentono di mantenere in piedi la finzione.</p>



<p>Da settimane la classe dominante italiana spinge affinché l&#8217;opinione pubblica accetti il mutamento di paradigma politico in corso. Un processo già avviato grazie alla pandemia, durante la quale la comunicazione pubblica è stata infarcita di terminologia bellica. Che sia stato un generale &#8211; sempre in divisa &#8211; a guidare l&#8217;apparato che doveva gestire la vaccinazione di massa non è un caso.</p>



<p>Stati di emergenza, lessico e atteggiamenti guerreschi, insieme alla retorica e alla simbologia nazionalista, sono già entrati nel senso comune delle persone. Eppure, nonostante questo, la maggioranza della popolazione è ostile alla guerra e a un coinvolgimento diretto dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa nel conflitto. Almeno, stando ai reiterati sondaggi in proposito (ma guardate bene i quesiti delle rilevazioni demoscopiche: quasi sempre tendono a orientare le risposte nel senso opposto).</p>



<p>Al contempo, è chiarissimo il senso di solidarietà verso il popolo ucraino e non si contano le iniziative di soccorso attivo messe in campo, a tutti i livelli, fin dall&#8217;inizio dell&#8217;invasione russa. Se sembra che in tutto ciò ci sia qualcosa di contraddittorio, è perché si ragiona sempre e solo in termini semplicistici, binari, ideologicamente condizionati.</p>



<p>La contrarietà alla guerra, a questa guerra e alla guerra in generale, come strumento di risoluzione delle controversie internazionali (cit.), è ampia e ben distribuita. Una fetta consistente della popolazione europea sa benissimo chi è l&#8217;aggredito e chi l&#8217;aggressore, nella vicenda ucraina, ma non per questo accetta lo schema guerrafondaio, ipocrita e affaristico che le classi dirigenti stanno cercando di imporre egemonicamente. Per adesso forse questo è l&#8217;unico elemento di parziale consolazione.</p>



<p>È anche un fenomeno che manda in bestia i portavoce degli apparati di governo e dei gruppi di interesse privati che vorrebbero avere le mani libere per gestire la faccenda a modo loro. Soprattutto in Italia, gli editoriali dei grandi organi di stampa trasudano fastidio, quando non odio vero e proprio, verso il popolo, evidentemente non troppo bue, e verso le voci dissonanti e dissenzienti, verso la narrazione dominante.</p>



<p>Su questo andrebbe fatta qualche precisazione. Sul fronte che si oppone alla guerra come strumento politico ordinario e che non vuole aderire alla chiamata alle armi contro la Russia, la maggior parte delle persone e delle organizzazioni <em>non sostiene affatto</em> le ragioni di Putin; ma una minoranza sì. Si tratta di sparuti gruppi rossobruni o apertamente fascisti, di residuali schegge della sinistra di movimento che ragiona ancora secondo i vecchi schemi della Guerra fredda, di una manciata di opinionisti, già attiva negli anni scorsi &#8211; e probabilmente non a titolo di volontariato &#8211; nel sostegno implicito o esplicito alle ragioni del regime putiniano.  </p>



<p>È noto che Putin e soci hanno investito moltissimo, in passato e fino a ieri, nella propaganda diretta e indiretta così come nel sostegno, se non nell&#8217;aperto finanziamento, di organizzazioni di estrema destra in tutto il mondo. In Europa, tutta la destra, in tutti i paesi, è stata a lungo schierata pro Putin. </p>



<p>Solo ultimamente, dopo, l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, si sono aperte delle crepe in questo fronte altrimenti compatto, con i leader più in vista e più ambiziosi che hanno cercato di cancellare le tracce, anche recentissime, delle loro simpatie putiniane. In alcuni casi &#8211; come in Polonia e nei paesi baltici &#8211; la destra ha sempre condiviso l&#8217;orientamento reazionario, xenofobo e anti-democratico del regime di Putin, ma lì prevale la storica ostilità verso la Russia. Giusto un politico grossolano come Salvini, viziato dal confortevole e a lui favorevole ambiente mediatico italiano, poteva incorrere in una figuraccia come quella da lui fatta in Polonia poche settimane fa.</p>



<p>Non parliamo poi dell&#8217;ampia fetta di classe dirigente europea che a parole condannava il regime russo e nei fatti ci faceva lauti affari. Cosa che in buona parte avviene ancora adesso, per altro. Quando smetteranno di farci affari, il conto lo faranno pagare a noi (tenete presente il discorso di Draghi su pace vs. condizionatori).</p>



<p>Ma in definitiva, le vere simpatie per Putin sono quelle fasciste o rossobrune. Diffuse e in qualche modo radicate, più forti in Italia che altrove, ma non così preminenti, rispetto al tema più ampio della guerra e delle scelte da fare in proposito.</p>



<p>Il problema è che anche molta parte della sinistra non pregiudizialmente favorevole a Putin e del mondo dell&#8217;attivismo sociale, per prendere le distanze dallo schema ideologico che i governi e i mass media sembrano voler imporre, si servono di retoriche che troppo spesso ricordano quelle delle fazioni filo-putiniane e della propaganda russa.</p>



<p>Il rifiuto della visione bellicista e dello schiacciamento dell&#8217;Europa sugli interessi USA, benché sacrosanto, non ha bisogno di argomentazioni precariamente fondate o addirittura basate su informazioni fasulle. Non serve affatto sostenere le ragioni della Russia putiniana nel Donbass, bersi e replicare a pappagallo le esagerazioni o le invenzioni di sana pianta sul peso e la forza dei neo-nazisti in Ucraina, o la lettura dei fatti di Euromaidan e della seguente fase politica come colpo di stato &#8220;nazista&#8221; a cui avrebbero resistito eroicamente &#8220;i partigiani&#8221; di Donetsk e Luhansk. </p>



<p>Su questo va fatta una seria riflessione. Si dice spesso che &#8220;le cose sono più complesse di così&#8221; e di solito è vero. Ma poi bisogna rispettare questa complessità e riuscire ad articolare un discorso che ne tenga conto, specie se non si vuole riconoscere la legittimità dello schema binario, delle opposte tifoserie, così come ci è imposto da governo e mass media.</p>



<p>Questo problema mi angoscia e mi sconforta soprattutto riguardo la Sardegna, che di suo si trova in una condizione particolare. Colonia interna, sottoposta a un&#8217;occupazione militare (italiana, non direttamente NATO) invadente di ampie porzioni di territorio, sotto le grinfie di un&#8217;egemonia culturale retriva e spesso razzista (e auto-razzista), oggetto di potenti speculazioni, che minacciano di aggravarsi in modo decisivo nel prossimo futuro: come può sperare in un riscatto da tale e tanta subalternità se rinuncia a uno sguardo autonomo e libero sulle questioni internazionali?</p>



<p>Invece anche nell&#8217;isola, come segnalato più volte, domina l&#8217;adesione pressoché meccanica e acritica agli schemi imposti dall&#8217;egemonia culturale italiana, compresa l&#8217;opposizione al discorso governativo. Il che implica una serie di errori di valutazione e di posizionamenti che stridono ed entrano in contraddizione con le aspettative di democrazia e di autodeterminazione.</p>



<p>Su alcune cose va fatta chiarezza e va assunta una posizione che rispecchi l&#8217;articolazione reale dei fattori storici e delle relazioni politiche e sociali della vicenda ucraina. In larga misura sono problemi che ci toccano da vicino, almeno in termini di consonanza e di analogia. </p>



<p>Non dobbiamo avere paura della verità, la labile e complicata verità storica, né dell&#8217;onestà intellettuale e politica. Soprattutto dove non ci sono posizioni di vantaggio sociale e grandi interessi materiali da difendere, questo sforzo di pulizia e di integrità è doveroso. Ed è doveroso ricostruire uno spazio di discussione e di azione politica democratica in cui prevalgano le cose che si condividono e ciò che di buono si può fare assieme, piuttosto che discordie nate su un terreno puramente comunicativo e retorico, per altro pesantemente inquinato da elementi discorsivi esogeni.</p>



<p>Io, fossi al posto di qualche persona indipendentista a cui le ragioni della Russia sembrano valide, mi farei delle domande. Ci sono troppe prese di posizione che stridono con le nostre stesse pretese e con le argomentazioni che di solito usiamo per sostenere il diritto all&#8217;autodeterminazione della Sardegna. Per di più, troppe asserzioni si basano su paralogismi e su assunti indimostrati, o su vere e proprie informazioni false.</p>



<p>Il giorno che la Sardegna si libererà dal dominio italiano e l&#8217;Italia comincerà ad accampare diritti e a cercare pretesti per riprendersela, magari sostenendo che la Sardegna è sempre stata italiana, che anzi è la culla dello stato italiano e che &#8211; per dire &#8211; ad Arborea vive una popolazione italiana vessata, e dopo un po&#8217; invaderà l&#8217;isola, tu da che parte starai?</p>



<p>L&#8217;Ucraina, come stato e come popolo, ha pieno diritto all&#8217;autodeterminazione e a difendersi da un&#8217;invasione. Poco importano le ragioni dell&#8217;invasore. </p>



<p>Sostenere che il Donbass ha diritto all&#8217;autodeterminazione ma l&#8217;Ucraina no, è una sciocchezza. Tanto più che il Donbass non è un&#8217;entità territoriale a cui corrisponde una comunità umana distinta. È territorio ucraino (secondo il diritto internazionale), abitato in assoluta prevalenza (almeno, prima della guerra) da persone ucraine. In molti casi russofone (ma tutte le persone, in Ucraina, sono almeno parzialmente russofone), in alcuni casi russo-file. Le due categorie non coincidono, come emerge da qualsiasi onesto resoconto dal campo. L&#8217;equivoco, a quanto pare, ha fregato anche Putin e i comandi russi.</p>



<p>Il destino del Donbass, in un mondo ideale, dovrebbero deciderlo le persone che vi abitano. In questo senso si può parlare di diritto all&#8217;autodeterminazione. Ma ovviamente si tratta di un mero auspicio, almeno finché c&#8217;è la guerra.</p>



<p>Sostenere che l&#8217;Ucraina è un paese nazista e che la popolazione ucraina è nazista è una falsità grossolana ed è anche offensivo. Che in Ucraina esista da tempo un forte sentimento nazionale, sorretto anche da una certa diffidenza verso la Russia, è vero ed è anche perfettamente comprensibile. Spesso la diffidenza, se non l&#8217;ostilità, verso la Russia si accompagna a diffidenza e ostilità verso il comunismo. Ma &#8220;comunismo&#8221;, in tutta l&#8217;area ex sovietica, spesso ha la valenza che in altri paesi ha il fascismo o comunque identifica un regime dispotico e straniero di cui ci si è liberati. Se non ci sforziamo di capire questo, non capiamo nemmeno il resto. Che il sentimento nazionale (e nazionalista, certamente) delle persone ucraine sia cresciuto negli ultimi tempi, e a maggior ragione con l&#8217;invasione subita dalla Russia, è non solo un dato di fatto ma è a sua volta del tutto umano. E non equivale a un&#8217;adesione di massa al fascismo. L&#8217;Ucraina non è più fascista della Russia e nemmeno dell&#8217;Italia. </p>



<p>Sostenere che l&#8217;Ucraina non ha diritto a difendersi è una pretesa davvero stupida e per molti versi disumana. C&#8217;è bisogno di spiegare perché? E poco importa se riceva armi dall&#8217;esterno, magari dai paesi NATO (in realtà anche da altri). Quando erano i Curdi del Rojava a essere spalleggiati, in qualche misura, dagli USA, nella loro guerra contro l&#8217;ISIS, molti a sinistra hanno storto il naso e hanno tolto la propria simpatia alla rivoluzione confederalista. Una presa di posizione che ho sempre trovato ottusa e parecchio ingiusta. Quando sei impegnato in un conflitto contro un avversario forte, determinato, crudele, che minaccia di annientare te e la tua comunità, combatti con le armi che hai e, se qualcuno te ne fornisce delle altre, le accetti con gratitudine. È davvero così difficile da capire?</p>



<p>Non si tratta della famosa massima secondo cui &#8220;il nemico del mio nemico è mio amico&#8221;. Anche perché spesso il nemico del mio nemico è un elemento peggiore del mio nemico e sarebbe meglio non averci niente a che fare. Non si tratta di ragionare in termini così astratti ed elementari.</p>



<p>Chiaro, che la NATO, gli USA e diversi paesi europei stiano speculando, politicamente ed economicamente, su questa guerra è vero, ed è una faccenda piuttosto criticabile; specie per la retorica che l&#8217;accompagna e per le sue modalità concrete. Ma questa critica si muove su un altro piano e bisogna essere in grado di distinguere. </p>



<p>Putin non ha alcuna ragione valida, per invadere l&#8217;Ucraina. Il più volte menzionato accerchiamento NATO, che è più un&#8217;iperbole che una realtà di fatto, rischia di diventare più concreto adesso di quanto non sia mai stato prima. Non c&#8217;è qualcosa di stonato in questa giustificazione ipocrita di una pulsione totalmente, e banalmente, imperialista? Non bastano le dichiarazioni pubbliche dello stesso Putin e di diversi altri esponenti dell&#8217;establishment russo per capire la vera natura di questa guerra?</p>



<p>Confondere il diritto all&#8217;autodeterminazione dell&#8217;Ucraina con gli interessi geopolitici degli USA è un altro errore di valutazione abbastanza evidente. Non perché gli USA non coltivino i propri interessi geopolitici anche tramite la guerra in Ucraina, ma perché la vicenda non si può ridurre a tale aspetto. Se gli USA, di punto in bianco, difendessero il diritto all&#8217;autodeterminazione della Sardegna, esso diventerebbe d&#8217;un tratto illegittimo solo per questo? </p>



<p>Guardare alla guerra in Ucraina solo con le lenti dell&#8217;antagonismo verso la NATO e gli USA è fuorviante. Non c&#8217;è questo aspetto, in gioco. Sicuramente, non è quello il punto decisivo per la Sardegna. Che ha sempre meno a che fare con la NATO e con gli interessi strategici USA. Si può insistere nella retorica anti-NATO e anti-USA, ma suona sempre di più come una posizione astratta, slegata dalla realtà concreta della Sardegna. Il mondo è diverso da cinquanta e anche da trent&#8217;anni fa. L&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;egemonia globalista targata USA è agli sgoccioli e questa guerra potrebbe essere la sua sentenza di morte. Dobbiamo maturare uno sguardo più aggiornato e dotarci di strumenti interpretativi più al passo coi tempi. Senza rinunciare ai principi di pace, solidarietà internazionale, giustizia sociale, salvaguardia ambientale, che costituiscono il nucleo fondativo di qualsiasi istanza democratica di oggi e dei prossimi anni.</p>



<p>Si può essere ostili alla guerra e promotori di pace senza disconoscere la sofferenza del popolo ucraino e senza giustificare la sua sottomissione all&#8217;imperialismo russo. Si può e si deve. Dopo di che, bisogna anche ragionare in termini pragmatici su come far cessare il conflitto, su come garantire i diritti dei popoli coinvolti e su come costruire uno scenario internazionale che non si basi sulla stupida competizione tra potenze e tra nazioni (entità la cui natura andrebbe discussa) e non sia ancorato al modello economico estrattivo e di iper-sfruttamento degli esseri umani e delle risorse, in nome del profitto privato. Bisogna provarci. Rinunciando ai posizionamenti di comodo, a slogan triti e fuori tempo massimo, alla pigra reiterazione di argomentazioni astratte. È a questo che dovremmo lavorare, anziché perdere tempo a litigare su Facebook e ad alimentare il grande gioco di ruolo in cui i governi e i grandi padroni del mondo vogliono relegarci.</p>
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