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	<title>Giorgio Napolitano Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Pal noi no v’à middhòri…</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/02/22/pal-noi-no-va-middhori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:44:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terminata la visita di re Giorgio, si può fare un consuntivo di questa due giorni carnascialesca. Con un ribaltamento simbolico molto significativo (e replicato ad abundantiam caso mai non fosse chiaro il messaggio), la classe dominante di podatari che governa per conto terzi la Sardegna ha cancellato tutto ciò che di anche solo vagamente problematico...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Pal noi no v’à middhòri…' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/02/22/pal-noi-no-va-middhori/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" src="https://sardegna-in-rete.leviedellasardegna.eu/wp-content/uploads/2012/02/Bosa-le-anime-bianche-del-carnevale-intorno-al-rogo-del-fantoccio-di-Gioldzi-e1329060450930.jpg" alt="" width="403" height="264" /></p>
<p style="text-align: justify;">Terminata la visita di re Giorgio, si può fare un consuntivo di questa due giorni carnascialesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un ribaltamento simbolico molto significativo (e replicato <em>ad abundantiam</em> caso mai non fosse chiaro il messaggio), la classe dominante di podatari che governa per conto terzi la Sardegna ha cancellato tutto ciò che di anche solo vagamente problematico potesse interferire con i propri intenti e si è resa protagonista di una sceneggiata penosa, che dovremo conservare con cura nell’archivio delle nostre vergogne collettive.<span id="more-219"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato si rimuove la scomparsa di una grande personalità della nostra storia recente, come Giovanni Lilliu, mai troppo accondiscendente verso le meschinità della politica, e si ammaina la bandiera dell’autonomia regionale per far posto a quella del sovrano; dall’altra ci si prostra a turno ai piedi del medesimo, facendo a gara per chi si dimostra più conformista, più servile e più sottomesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché gli intenti della classe politica dominante (e dei suoi complici e reggicoda) non hanno nulla a che fare con i problemi dei sardi, con le questioni socio-economiche, o quelle tributarie o infrastrutturali che dovrebbero riempire la loro agenda.<span id="more-1669"></span> Hanno invece molto a che fare con l’avidità di privilegi e di potere fine a se stesso. La perpetuazione delle proprie rendite di posizione e l’autolegittimazione come intermediari del vero potere – che per definizione si trova fuori della Sardegna – sono il pensiero fisso dei vari presidenti, sindaci, sindacalisti, rettori ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">I discorsi ufficiali ascoltati in questi giorni sono da brivido. Se quello di Cappellacci era la solita fuffa mal confezionata e incoerente (basta confrontarlo con quanto lo stesso presidente della RAS diceva in consiglio regionale solo pochi giorni prima), quello del sindaco Zedda era agghiacciante per pochezza politica e infondatezza storica, quasi da citarlo in giudizio per danni morali ed esistenziali. Tanta meschinità concentrata in così poche ore è la migliore dimostrazione di quanto male siamo messi in fatto di rappresentanza democratica. Questa gente – ormai deve essere chiaro – non è in grado nemmeno volendo di governare davvero la Sardegna. Non ne ha la capacità politica né l’onestà intellettuale.</p>
<p style="text-align: justify;">I discorsi fatti dalle altre autorità prostratesi al cospetto di re Giorgio non sono stati da meno e non c’è nemmeno da perdere tempo a citarli. Tanto la solfa era grosso modo sempre la stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">In parallelo i media si sono soffermati sulle contestazioni di piazza. Anche qui bisogna essere molto attenti nell’analizzare tali episodi. Tra chi li vorrebbe enfatizzare a vantaggio della propria visibilità mediatica e chi li ridimensiona a fenomeno folkloristico circoscritto (come ha fatto, commettendo l’ennesima gaffe, lo stesso Napolitano) c’è di mezzo una realtà decisamente diversa. Approfittare di queste manifestazioni sguaiate, maleducate e politicamente insensate per rimuovere dalla scena i problemi profondi dei sardi è una operazione disgustosa. Prendere tali manifestazioni come una forma sia pure emotivamente agitata di reale rappresentanza politica lo è altrettanto. Entrambe queste letture – apparentemente conflittuali – servono bene allo scopo di depotenziare le prospettive politiche realmente emancipative, quelle che non hanno bisogno per esistere di scendere in piazza a fare chiasso né di prendersela col capro espiatorio straniero di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">La contestazione a Napolitano era inutile e controproducente almeno quanto il servilismo delle autorità nostrane, dunque. Ma forse contestare queste ultime era troppo difficile per chi ha contribuito ad affidare loro il potere di cui dispongono. Come ignorare che tra i fischiatori ci fossero molti che alle ultime elezioni regionali hanno votato per Berlusconi e il suo mandatario sardo? E se non hanno votato per lui, hanno votato per i capibastone degli altri partiti maggiori, o delle loro propaggini finto-nazionalitarie e persino finto-indipendentiste. E sono magari gli stessi che seguono pedissequamente le dissennate strategie dei sindacati italiani in Sardegna, capaci magari di <a href="http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=189019&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1" target="_blank" rel="nofollow" >rischiare di vincere la gara della subalternità</a>, ma ben decisi a stroncare ogni possibile prospettiva economica che non garantisca lo status quo e con esso il loro piccolo ma concreto potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la vera contestazione dovremmo farla contro noi stessi. Non possiamo accampare la scusa di non sapere come stiano le cose, non abbiamo nemmeno le attenuanti che già sembravano insufficienti quando certe scelte sono state fatte dai nostri genitori e dai nostri nonni. Dobbiamo infrangere da noi la bolla spaziotemporale che da duecento anni ci condanna alla ripetizione degli stessi errori e delle stesse debolezze. Il paternalismo insofferente di Napolitano non avrebbe avuto ragion d’essere se al suo cospetto avesse trovato dei sardi diversi, coscienti di sé, del proprio posto nello spazio e nel tempo, sia dentro il Palazzo, sia fuori in piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Che ci valga da lezione. I sardi non trovano più alcuna soluzione ai propri bisogni nel vendersi al peggior padrone possibile e hanno necessità di una politica del tutto diversa, sia a livello locale sia a livello generale. Una politica che abbia il proprio centro di gravità in Sardegna e il cui sguardo dalla Sardegna abbracci tutto l’orizzonte e sia rivolto al futuro. Senza egoismi o corporativismi, senza furberie idiote e autolesioniste. Prima lo capiremo, meglio sarà per tutti. Tranne, ovviamente, per chi ha nel servizio a un potere esterno il proprio tornaconto.</p>
<p><em>Pal noi no v’à middhòri<br />
no’ impòlta cal’à vintu<br />
sia iddhu Filippu Quintu<br />
o Carrulu Imperadori…</em></p>
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		<title>Lettera aperta al presidente italiano</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/02/17/lettera-aperta-al-presidente-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 10:23:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Egregio presidente Napolitano, Lei si appresta a visitare la Sardegna con tutti i crismi dell’ufficialità, come rappresentante dell’Italia unita. Quell’Italia cui la Sardegna appartiene formalmente. Saprà sicuramente che questo non è un bel momento per noi sardi. Oddio, negli ultimi duecento anni è difficile trovare dei momenti veramente belli, per noi. Ma diciamo che in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Lettera aperta al presidente italiano' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/02/17/lettera-aperta-al-presidente-italiano/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Egregio presidente Napolitano,</p>
<p style="text-align: justify;">Lei si appresta a visitare la Sardegna con tutti i crismi dell’ufficialità, come rappresentante dell’Italia unita. Quell’Italia cui la Sardegna appartiene formalmente. Saprà sicuramente che questo non è un bel momento per noi sardi.<span id="more-221"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oddio, negli ultimi duecento anni è difficile trovare dei momenti veramente belli, per noi. Ma diciamo che in questa fase storica la Sardegna avverte in modo particolarmente stringente le conseguenze materiali della sua condizione subalterna e marginale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so se Lei sia informato compiutamente di quanto succede dalle nostre parti, né se si sia fatto un’idea di quali siano le cause storiche di tanto disagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Temo che ai suoi occhi, come agli occhi di tutta la politica italiana, dei mass media e dei vari centri di potere e interesse che hanno in Italia la loro sede, la Sardegna sia una sorta di appendice oltremarina sì pittoreesca ed esotica, ma in definitiva del tutto insignificante, se non fosse per gli indubbi vantaggi che può offrire come terra di esperimenti (militari, sociali, politici), di speculazioni, di fornitura di soldati e al limite di vacanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Immagino che nei suoi discorsi si servirà di tutti gli accorgimenti retorici e di tutti gli argomenti che da 150 anni codificano i rapporti tra Sardegna e stato italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1611"></span>Si soffermerà a enumerare i grandi nomi di sardi che hanno onorato l’Italia, esalterà l’apporto di lavoro, sacrificio e creatività offerto dalla Sardegna allo stato italiano, all’economia italiana, alla cultura italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Evocherà l’antichità del legame storico tra la nostra terra e la penisola italica, rispolvererà forse le comuni radici latine, o il dominio pisano e genovese, indulgerà magari nella teoria che vuole la Sardegna come il primo nucleo politico dell’attuale stato italiano, avallando così l’immagine dei sardi come italiani speciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappia che molti sardi di questo le saranno grati. Specialmente quelli che occupano posizioni di privilegio e di potere e dal rapporto di dipendenza e subordinazione con l’Italia traggono vantaggi per sé e per i propri clan.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorvolo volentieri sul facile accostamento tra la Sua augusta persona e colui che prima di Lei doveva essere analogamente insignito di una laurea honoris causa dall’ateneo turritano, senza scadere nell’umorismo facilone che la vedrebbe tra i mandanti della eliminazione fisica del personaggio in questione allo scopo di non essere preceduto da lui in questo prestigioso riconoscimento.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sua generosa scelta di degnarci della Sua presenza merita ben altra considerazione e sarà sicuramente ripagata dalle attenzioni, dalla cura e dalla giusta dose di servilismo, che le nostre classi dirigenti sanno esprimere con la massima disinvoltura in situazioni come questa. <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/02/17/news/napolitano-davanti-ai-drammi-della-sardegna-5629115" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >Ogni cosa sarà predisposta per accoglierla convenientemente</a> e per incoraggiarla a sciorinare tutto l’apparato narrativo che ci si attende da Lei. E certamente Lei saprà essere all’altezza delle aspettative.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto Lei è una persona di grande esperienza. Ha vissuto in tempi interessanti, ha attraversato diverse epoche, ha mutato posizioni e visione delle cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quando difendeva il diritto dei sovietici a invadere l’Ungheria, nel 1956; a quando, sempre dentro il PCI (fondato dal nostro Antonio Gramsci, come certamente ricorderà e vorrà ricordare anche a noi), propugnava l’avvicinamento al PSI di Bettino Craxi, ai suoi occhi un grande e lungimirante innovatore della politica italiana; a quando – solo qualche mese fa – decideva di forzare (violare sarebbe troppo, no?) la costituzione italiana, che pure Lei dovrebbe incarnare, promuovendo la guerra di aggressione a uno stato sovrano (la Libia, quella del personaggio cui accennavo prima, ma lasciamo stare).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la conoscenza delle cose del mondo che le manca, dunque, né la capacità di adeguare le Sue posizioni al mutare della situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo mi sento di chiederLe, senza la pretesa di rappresentare alcuno o alcunché, di provare a uscire dagli schemi imposti e, magari, deludere un po’ quei sardi che dal suo arrivo si attendono una legittimazione della propria condizione privilegiata e delle loro rendite di posizione. Sia meno indulgente verso di noi di quanto siamo noi stessi di solito. Ci dica chiaramente le cose come stanno. In fondo può permetterselo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci spieghi come e perché all’Italia della Sardegna non importa nulla. Renda chiaro, con la padronanza lessicale che le è propria, quale sia il grado di incompatibilità tra gli interessi italiani e quelli della Sardegna. Descriva senza edulcorazioni la posizione totalmente strumentale che ha la Sardegna nel contesto statuale italiano e – tramite esso – nel contesto internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci dica chiaro e tondo che noi siamo italiani solo nella misura in cui serviamo all’Italia e non un atomo di più. Faccia presente in termini definitivi che la richiesta di tutela e sostegno e il servilismo non ci porteranno nulla di buono oggi come non ce l’hanno mai portato in passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia onestamente severo e ci richiami alla nostra responsabilità storica. Mortifichi le nostre pulsioni autoconsolatorie e autocastranti. Frustri la nostra eterna voglia di pagare per venderci al peggior padrone possibile. Ci minacci, se è il caso. Faccia, La prego, questo grande esercizio di parresia, questo prezioso discorso di verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente tale scelta genererà delle reazioni imbarazzate, forse indignate. Ci sarà qualche manifestazione di dissenso, sicuramente di disagio, tra chi la accompagna e la ascolta.</p>
<p style="text-align: justify;">E però quanto sarebbe liberatorio per le nostri menti stordite, schizofreniche, per le nostre anime disordinate. Lei si conquisterebbe la gratitudine imperitura dei sardi di domani e di una parte consistente – anche se forse non maggioritaria – dei sardi di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Lei fosse disposto ad assecondare questo mio umile suggerimento acquisterebbe un nuovo significato simbolico, un significato davvero liberatorio come dovrebbe essere, il fatto che Lei, Giorgio, sia stato invitato in Sardegna nel periodo di carnevale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio pensare a uno scherzo di cattivo gusto, perché so che queste circostanze sono preparate nel corso di lunghe settimane, col massimo riguardo per tutti gli aspetti formali e simbolici, incastrandosi armonicamente in una agenda di sicuro fitta di impegni. Nondimeno, che il fantoccio di re Giorgio debba bruciare alla fine del carnevale è una regola, è il rito da cui dipendono sia la cancellazione delle brutture del passato sia l’evocazione del buono e del bello per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, sia Lei il nostro re Giorgio. Bruci se stesso – metaforicamente parlando – e ciò che rappresenta distruggendo l’apparato di mitologie tossiche, simboli artificiali, dogmi identitari deprivanti che fondano e canonizzano la nostra condizione storica subalterna. Bruci il fantoccio del nostro male di vivere, della nostra precaria esistenza storica, della nostra mancanza di coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Se farà questo, egregio presidente, avrà un posto nella storia dei popoli, darà un senso al suo ruolo nei confronti di una terra per Lei straniera e certamente incomprensibile, ma degna di esistere e di essere libera, per se stessa e non solo in funzione di interessi altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci faccia questo dono, da grande e onorevole ospite. Così si guadagnerà finalmente quella stima e quel rispetto i cui sensi io e qualche altro sardo sentiamo di non poterle altrimenti dimostrare.</p>
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		<title>Chi non salta italiano è…</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2010/02/12/chi-non-salta-italiano-e/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 13:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[storia italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[unificazione italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente della repubblica italiana, l’ex comunista “migliorista” (ossia sensibile alle sirene craxiane) Giorgio Napolitano, ha sentito il dovere di perorare la causa dell’unificazione politica dell’Italia. Giustamente, si dirà: se non lo fa lui… D’accordo. Rimane la strana sensazione data da un ex-comunista (sono tutti ex, ormai, anzi, “mai stati”) che sembra non aver nemmeno...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Chi non salta italiano è…' data-link='https://sardegnamondo.eu/2010/02/12/chi-non-salta-italiano-e/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p align="justify">Il presidente della repubblica italiana, l’ex comunista “migliorista” (ossia sensibile alle sirene craxiane) Giorgio Napolitano, ha sentito il dovere di <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/167952" target="_blank" rel="nofollow" >perorare la causa dell’unificazione politica dell’Italia</a>. Giustamente, si dirà: se non lo fa lui…<span id="more-387"></span></p>
<p align="justify">D’accordo. Rimane la strana sensazione data da un ex-comunista (sono tutti ex, ormai, anzi, “mai stati”) che sembra non aver nemmeno mai intravisto qualche pagina, che so, di Gramsci, sull’annosa questione. Bah…</p>
<p align="justify">Da sottolineare, per l’ennesima volta, come l’argomentazione principale degli entusiasti dell’unificazione risieda nell’apodittica rievocazione della comunanza di cultura e di lingua, da cui necessariemente sarebbe scaturita la nascita di uno stato unitario italico. Cosa mai abbiamo noi sardi a che fare con tutto ciò, è un bel mistero. Perché nessuno si prende la briga di svelarcelo?</p>
<p align="justify">A meno che in realtà non ci sia alcun mistero e semplicemente non si stia parlando di noi. Ma chi glielo va a spiegare ai sardi che si sentono italiani, e per di più speciali, già pronti a darsi ai più <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it//Concorso_di_colpa_2030913.shtml" target="_blank" rel="nofollow" >gioiosi festeggiamenti</a> per la lieta ricorrenza?</p>
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