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	<title>geo-politica Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>La discriminante democratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 17:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto....</p>
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<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto. Esempio massimo di questo dissenso è la guerra in Ucraina. Le ragioni sono diverse, ma c&#8217;è un elemento che emerge come dirimente.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi critica in termini radicali l&#8217;ordinamento socio-politico attuale, sia sul piano dei valori e degli ideali, sia su quello degli obiettivi pratici e degli interessi da perseguire, lo fa sulla base di alcune evidenze storiche difficilmente contestabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il mondo si stesse avviando verso una concentrazione inaudita di ricchezza in mano a pochi soggetti e verso regimi politici sempre più autoritari, anche dentro le scatole formali delle democrazie di stampo occidentale, era una possibilità segnalata da molti sintomi sin da subito dopo il crollo del Muro di Berlino (e per certi versi anche da prima).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante la deriva rapace del tardo capitalismo e dei regimi politici che ne rappresentano gli interessi costituiti, in questi decenni non è emersa alcuna forza teorica, etica, organizzativa sufficientemente forte e diffusa da contrastare l&#8217;ondata anti-democratica generalizzata, nelle sua varie incarnazioni concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La riesumazione di Marx ha avuto parziale successo solo sul piano teorico, nell&#8217;analisi del funzionamento dei meccanismi economici, ma non ha fornito alcuna soluzione praticabile a livello sociale e politico. Il movimento no-global si è scontrato sia con la repressione a vario livello sia con le sue stesse contraddizioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo sviluppo del pensiero post e de-coloniale ha messo in luce le distanze epistemologiche e le diverse posture nella visione delle cose tra le porzioni di pianeta che si sono avvantaggiate dal colonialismo e dall&#8217;imperialismo e quelle che li hanno subiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I discorsi emancipativi di stampo occidentale hanno fallito miseramente nel riconoscere voce in capitolo a popolazioni che cercavano e cercano una propria capacità di agire fuori dai canoni stabiliti dalla cultura europea e nord-americana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è successo a più riprese che le organizzazioni e i movimenti di sinistra anti-globalizzazione, anti-capitalisti, pacifisti abbiano disconosciuto sistematicamente movimenti popolari di liberazione in contesti non europei solo perché non risultavano categorizzabili dentro i loro vecchi schemi interpretativi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati all&#8217;aberrazione di parteggiare per regimi terribili come quello siriano degli Assad o per quello nord-coreano, si sono etichettate come azioni eterodirette (di solito dalla CIA) rivolte popolari e movimenti di liberazione che nascevano da dinamiche locali e su richieste legittime di democrazia, solo perché ostili a qualche &#8220;nemico del mio nemico&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ostinazione ad applicare a fenomeni nuovi, in un contesto internazionale drammaticamente mutato, schemi interpretativi del passato, ha portato anche a non riuscire a comprendere movimenti popolari spuri, meticci, contraddittori ma vitali, come i &#8220;gilet gialli&#8221; francesi, o la mobilitazione italiana contro il &#8220;green pass&#8221;, o anche, in questi ultimi anni, la resistenza popolare contro la speculazione energetica in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è tanta difficoltà, nel progressismo borghese come nella militanza più radicale, a darsi conto di quel che succede partendo dai fatti, dalle relazioni tra soggetti reali, operanti nel contesto dato, piuttosto che elaborare risposte stereotipate, fondate su principi e dogmatiche largamente superate dagli eventi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina questo fenomeno ha toccato il suo culmine. Per restare in Sardegna, una parte consistente della militanza di sinistra e/o indipendentista ha sposato convintamente la causa della Federazione russa e del suo regime autoritario e oscurantista, sorvolando sulla sproporzione di forze e sulla circostanza oggettiva che la Russia ha attaccato uno stato sovrano per sottometterlo alla propria volontà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno stato sovrano che avrebbe commesso il peccato mortale di voler uscire dall&#8217;orbita dell&#8217;egemonia imperiale russa per votarsi all&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le argomentazioni usate per difendere questa posizione, aberrante sia sul piano politico sia su quello morale, sono del tutto fantasiose, basate su tesi artefatte, riprese il più delle volte pari pari dalla propaganda russa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio la questione del Donbas e le leggende sulla repressione dei russofoni (termine privo di senso, dato che tutta la popolazione ucraina era russofona, come quella sarda è italofona) fatti coincidere arbitrariamente con una presunta maggioranza di popolazione locale russofila (dato falsificato da tutte le evidenze disponibili).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oppure la natura &#8220;nazista&#8221; del governo ucraino, tesi basata sulla riscoperta a Kijv di simboli e personaggi del nazionalismo ucraino. Che, sì, fu alleato con i tedeschi nella seconda guerra mondiale, contro l&#8217;URSS, ma per ragioni storiche, non tanto ideologiche. Tant&#8217;è che la rappresentanza dell&#8217;estrema destra nel parlamento ucraino è risibile, al contrario degli aspiranti emuli di fascismo, nazismo, franchismo in molti paesi dell&#8217;UE.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati a negare apertamente l&#8217;esistenza di un popolo ucraino o se non altro del suo diritto ad essere indipendente. Il che, soprattutto da parte di indipendentisti, è paradossale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è poi l&#8217;argomento meschino della &#8220;convenienza&#8221;: all&#8217;Europa converrebbe abbandonare l&#8217;Ucraina al suo destino perché conviene di più avere buoni rapporti con la Russia, in termini utilitaristici (esattamente come avveniva fino al 2022, con la Germania in testa a questa relazione di favore).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inoltre c&#8217;è il solito feticcio della NATO ad aleggiare su tutta la faccenda. Se l&#8217;Ucraina vuole entrare nella NATO (cosa del tutto lontana dalle agende dei paesi coinvolti, in realtà) e nell&#8217;UE (accomunata, non si sa in base a cosa, alla NATO come entità malvagia da combattere) allora vuol dire che è *nostra* nemica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo non c&#8217;è la benché minima considerazione per la sorte della popolazione ucraina, in primis quella delle aree occupate dalle forze russe, sottoposte a un regime terribile in stile israeliano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa somiglianza tra gli imperialismi russo e israeliano è omessa o negata, onde non dover ridiscutere tutto l&#8217;impianto argomentativo filo-russo, a dispetto del fatto che i due regimi siano piuttosto complici e che usino metodi drammaticamente coincidenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Queste posizioni così diffuse e radicate in una militanza a cui in larga misura mi sento di appartenere, o con cui comunque condivido molte premesse e un certo orizzonte di valori, mi hanno sempre dato da pensare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A lungo mi sono interrogato, anche qui su SardegnaMondo, sulle ragioni di tale discrepanza, osservando con preoccupazione una certa deriva rosso-bruna di molto attivismo culturale e politico di sinistra e/o indipendentista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Spiegare tutto con dei cortocircuiti storici e teorici, scattati quasi pavlovianamente nel momento in cui è entrata in scena la Russia, a cui molto immaginario alternativo e radicale è legato sentimentalmente, non basta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A parte pochi esaltati, a nessuna persona con un minimo di consapevolezza politica salterebbe in mente di negare la natura autoritaria e reazionaria del regime putiniano. Di solito si afferma che nemmeno i regimi politici nostrani sono gran che, perdendo così di vista parecchie cosette molto concrete. Prevale la formula &#8220;io non sono putiniano/a, ma&#8230;&#8221;. Ed è su questo &#8220;ma&#8221; che vorrei fare luce.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché è evidente che nel mondo di oggi tutte le categorie analitiche che potevano avere senso nel corso della Guerra fredda sono ormai inservibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si agita il feticcio della NATO, in Sardegna più che altrove, quando in Sardegna la NATO ha diradato la sua presenza e il suo impatto da un pezzo e in Europa si mette apertamente in discussione l&#8217;Alleanza atlantica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si mostra di credere ancora alla contrapposizione radicale tra USA e Russia, quando è sotto gli occhi anche della persona più distratta quanto vadano d&#8217;accordo, ideologicamente oltre che umanamente, Trump e Putin (e Netanyahu), con tutto ciò che rappresentano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispetto di evidenze ormai conclamate e documentate, si fa fatica anche ad ammettere che il regime di Putin è il primo finanziatore di tutte le forze di destra del Vecchio continente, apertamente fasciste o camuffate che siano. Tutte dichiaratamente anti-europee, in quanto nazionaliste e reazionarie. E solo perché anche la stessa UE è uno dei feticci da abbattere. (Vedere persone di sinistra difendere il regime ungherese di Orban, per dire, è stato davvero deprimente.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, se si discute in astratto di valori, orizzonti teorici, prospettive storiche, con moltissime persone di sinistra e/o indipendentiste che hanno tali posizioni (ai miei occhi, aberranti), la concordanza è notevole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dove sta dunque l&#8217;inghippo? Riflettendoci, mi pare che una risposta stia nell&#8217;elemento che dà il titolo a questo post: la discriminante democratica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In gran parte della militanza di sinistra (e in questo caso indipendentisti e non indipendentisti concordano), la critica agli esiti del dominio dell&#8217;economia capitalista e delle sue rappresentazioni politiche ha da sempre comportato una critica anche alla democrazia liberale, in quanto &#8220;borghese&#8221;, strumento di dominio &#8220;di classe&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto ciò che contrasta le democrazie liberali e le loro derive anti-popolari, nonché l&#8217;imperialismo occidentale e soprattutto quello USA, è benvenuto. Poco importa che sia un male ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La legittima critica alle nostre scalcagnate e sofferenti democrazie porta molta militanza a desiderare che esse siano distrutte. Chi si prefigge di farlo, di colpo diventa un amico, o un nemico-del-mio-nemico appunto, pertanto, in quanto tale, da sostenere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ho sentito e letto a più riprese persone che definirei senza problemi &#8220;compagne&#8221; auspicare una dissoluzione anche traumatica della democrazia di stampo europeo. Addirittura è diventato lecito preferire i fascismi a qualsiasi discorso democratico liberale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La dissoluzione dell&#8217;Unione Europea è esplicitamente desiderata da molti, sia pure a volte facendo molta confusione su cosa sia l&#8217;UE, chi ci sia dentro, cosa rappresenti. Ignorando insomma la dialettica interna ai vari stati e all&#8217;UE stessa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è anche tanta attenzione ossessivo-compulsiva per le questioni geo-politiche, come se davvero la geo-politica fosse una scienza (sociale o umana, quel che volete) e non una serie di paralogismi fondati su una visione del mondo umano davvero asfittica e monodimensionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ogni volta che un analista geo-politico azzecca una previsione, se ne fa un guru, diventa subito un oracolo da interrogare. Non si trae invece la conclusione più sana e conseguenziale, ossia che di solito non ci azzeccano nulla. E però quanto piace la geo-politica alla militanza di sinistra e/o indipendentista! Piace tanto più quanto meno si ha idea dei posti e delle popolazioni di cui si blatera.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale è come se in molta sinistra e in molto indipendentismo la democrazia non fosse più una condizione necessaria. Dato che la nostra democrazia fa schifo, meglio niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io su questo punto non sono affatto d&#8217;accordo. Sono in prima fila a criticare i nostri regimi politici, sempre più votati all&#8217;autoritarismo, sempre più anti-popolari (anche e soprattutto quando dominati da forze populiste), sempre più funzionali a dinamiche di dominio planetario da parte di ristrette élite super ricche e fuori controllo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma proprio per questo io vorrei PIÙ democrazia, non meno. Più diritti sociali e civili, più decentramento, più cura dei beni comuni, più intervento pubblico (che non vuol dire necessariamente statale) su fattori economici strutturali, più autodeterminazione dei popoli, più solidarismo internazionale, più organizzazioni sovralocali, democraticamente responsabili, che affrontino le crisi globali in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;UE fa schifo? Benissimo, trasformiamola in una vera confederazione democratica di popoli liberi, pacifici e collaborativi (e, sia chiaro, non in quella schifezza padronale e oligarchica chiamata Stati Uniti d&#8217;Europa).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi attacca l&#8217;UE invece, anche da sinistra, di solito non chiarisce quale sia il proprio obiettivo. A me sembra spesso che coincida pericolosamente con quello delle destre nazionaliste e oscurantiste: un ritorno agli stati-nazione di matrice otto-novecentesca, autoritari al proprio interno e tutti in competizione tra loro all&#8217;esterno. Una vera genialata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certe porcherie le lascerei ai fascisti, più o meno palesi, che infestano lo scenario europeo (ben sostenuti da Putin e Trump, come si sa). Gli stati nazione di matrice otto-novecentesca sono un relitto storico da abbandonare al più presto. Sono una zavorra che sta facendo affondare la nave. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, ribadisco, non può essere buttata al macero la democrazia come un regime corrotto e inservibile, senza avere un&#8217;alternativa *migliore*. Ma non credo che gli stessi propugnatori della dissoluzione dell&#8217;UE o della vittoria di Putin in Ucraina, quando sono in buona fede, abbiano le idee chiare su questo punto. E lasciamo stare quelli che non sono in buona fede o che sono banalmente dei fascisti, magari sotto mentite spoglie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio un appello: possiamo almeno chiarire quali siano gli obiettivi, l&#8217;orizzonte a cui si tende? Cosa si vuole? Dove si vorrebbe andare a parare? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La discriminante democratica per quanto mi riguarda è dirimente. Non sono disposto a rinunciare alla nostra faticosa e decadente democrazia, persino in un luogo dove non si è mai realizzata compiutamente come la Sardegna, se non per qualcosa di meglio. Non certo per un qualche grande repulisti caotico, auspicabile a parole, in astratto, ma secondo me molto poco piacevole quando ci sei dentro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vediamo di intenderci almeno sui punti fondamentali, altrimenti i nostri sono discorsi irresponsabili, ipocriti o come minimo mal fondati. Poi, se è il caso, si potrà procedere assieme, nel tentativo di cambiare in meglio il mondo.</p>
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		<title>Accettare l&#8217;inevitabilità dello scontro di civiltà è accettare la fine della civiltà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 13:40:02 +0000</pubDate>
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<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em><strong>Infuria la guerra in Palestina, non è cessata quella in Ucraina, altri fronti bellici rimangono aperti in giro per il pianeta, ma l&#8217;ossessione delle classi dominanti occidentali è di ribadire la legittimità della propria supremazia e chiamare i propri popoli alla guerra santa contro i nemici dell&#8217;Occidente.</strong></em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È una situazione non sorprendente ma non per questo meno pericolosa. Nella propaganda incrociata relativa alla guerra in Ucraina il problema ha fatto capolino, ma in termini vaghi. La Russia di Putin è presentata come uno dei Nemici, le si attribuiscono tratti diabolici, la si connette col Nemico più grande oggi in campo (la Cina), ma è difficile chiamare in causa un conflitto di civiltà contro un paese che fa parte a pieno titolo della civiltà europea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I gruppi che dominano la Federazione Russa hanno una gravissima responsabilità storica, che sarebbe bello far scontare loro in termini di giustizia internazionale. In ogni caso, la loro responsabilità &#8211; politica, morale, storica &#8211; è innegabile. La guerra contro l&#8217;Ucraina è un atto criminoso ingiustificabile. Le conseguenze saranno pagate ovviamente prima di tutto dalla popolazione ucraina e poi, direttamente o indirettamente, almeno in parte, da quella della Federazione russa. L&#8217;Europa, o meglio i suoi governi statali, aspettano solo di mettere le mani sulla &#8220;ricostruzione&#8221;, per trarne lauti guadagni (privati). Gli USA si accontenterebbero forse di indebolire la Russia, anche se a naso otterranno solo di costringerla a orbitare più da vicino intorno all&#8217;altro polo, quello cinese.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo è difficile comunque far passare e digerire l&#8217;idea di un conflitto tra forme di civiltà differenti e inconciliabili. Ci hanno provato, ma non è durata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La geo-politica fai-da-te è sempre un comodo strumento di propaganda, benché non spieghi pressoché niente dei reali processi storici. Alla fine, in ogni caso, restano inevase questioni di fondo decisive, che i portavoce dei padroni del mondo provano a ridefinire a proprio piacimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi sul Corriere esce un lungo editoriale, o commento che dir si voglia, di Federico Rampini, dal titolo <a href="https://www.corriere.it/editoriali/23_novembre_06/colpa-essere-ricchiper-nostri-giovani-5e760060-7cd6-11ee-90f0-2d45ce928adc.shtml?refresh_ce">&#8220;La colpa di essere ricchi (per i nostri giovani)&#8221;</a>. Vi si presenta una sorta di caricatura delle proteste contro la guerra in Palestina e contro l&#8217;azione di Israele sulla Striscia di Gaza e se ne trae una spiegazione del tutto capziosa: la colpa di Israele sarebbe di essere uno stato ricco e civile. Da qui un pippone sulla scorrettezza di attribuire all&#8217;Occidente la responsabilità dei guasti del colonialismo e un&#8217;esaltazione della missione di civiltà del medesimo Occidente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La conclusione è che i giovani (!) dovrebbero amare i ricchi e odiare i poveri e i deboli, che non hanno sempre ragione, secondo Rampini. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dal discorso è completamente omessa tutta la parte relativa alla colonizzazione della Palestina da parte delle comunità sioniste, l&#8217;appoggio europeo e soprattutto statunitense a queste ultime e ai loro dirigenti, la violenza sistematica degli ultimi quarant&#8217;anni da parte di Israele e dei suoi coloni nei Territori Occupati e verso le popolazioni della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, la natura razzista e il regime di apartheid propri dello stato israeliano. Ovviamente si tira in ballo strumentalmente, con un&#8217;argomentazione fallace trita e ritrita ma non per questo evitata, l&#8217;antisemitismo. Ovviamente, Rampini ne approfitta anche per giustificare la spoliazione coloniale attuata dall&#8217;Europa e dal suo amato Occidente su vaste aree del pianeta e ai danni di chi vi abitava (e vi abita).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più gravi è che questo predicozzo plutofilo, suprematista (bianco) e colonialista è rivolto ai giovani. Col piglio paternalista e sfacciatissimo tipico delle generazioni che hanno goduto del boom post seconda guerra mondiale, senza darsi pensiero del domani, e che hanno una pesantissima responsabilità nelle attuali condizioni disastrose del pianeta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Giusto nello sgangherato paese che è l&#8217;Italia un grande giornale può ospitare con tanta disinvoltura un pastrocchio storico e politico di questa portata. Non che altrove manchino prese di posizione di parte e interpretazioni storiche ritagliate su misura dei propri obiettivi. Ma esiste una più netta distinzione tra le opinioni di parte, le analisi &#8220;da esperti&#8221; e la cronaca dei fatti. In Italia invece, anche nei media più &#8220;autorevoli&#8221;, regna la disinformazione e impera la cialtronaggine.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel dibattito internazionale, al contrario, si fa strada un fronte ampio di denuncia dei crimini di guerra di Israele. Senza alcuno sconto verso quelli di Hamas, per altro. L&#8217;ONU una volta tanto sembra aver preso posizione (facendo arrabbiare il governo israeliano). Allarmi pubblici e persino denunce alla Corte Penale Internazionale da parte di giuristi, esperti di relazioni internazionali e associazioni a difesa dei diritti umani sono all&#8217;ordine del giorno. Un dibattito che naturalmente innerva anche le manifestazioni popolari di queste settimane. In Italia, nei mass media, c&#8217;è poca traccia di questo fermento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche in Sardegna c&#8217;è stata una certa mobilitazione suscitata dai fatti della Palestina. Se ci sono stati episodi di aperto sostegno a Hamas, sono stati marginali. E del resto sono inevitabili, in questi frangenti. Difficile non parteggiare per i più deboli, a dispetto di quanto auspicato da Rampini. Il che naturalmente non deve indurci a ignorare il problema dell&#8217;odio religioso, del fanatismo oscurantista e della negazione di diritti fondamentali tipici di molte forze che, nello scenario della sponda sud del Mediterraneo e nel Vicino Oriente, si dichiarano nemiche dell&#8217;Occidente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per quanto poco ci piaccia l&#8217;Occidente (posto che esista nella realtà storica una cosa come l&#8217;Occidente), non possiamo nemmeno trascurare il problema che il nemico del mio nemico possa essere peggio del mio nemico. È un aspetto che una parte della sinistra &#8211; appunto &#8211; occidentale fa fatica a metabolizzare e a prendere nella giusta considerazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo si nota nelle posizioni assunte a proposito della guerra in Ucraina, dove basta che il governo di Kijv sia appoggiato da Europa e paesi anglosassoni per decretarne la natura servile verso l'&#8221;atlantismo&#8221; (altra categoria mitica e a tratti mistica del dibattito geo-politico nostrano) e la NATO (e anche qui forse bisognerebbe approfondire meglio, ma tant&#8217;è).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sottolineo questi aspetti, perché ritengo che qualsiasi critica e qualsiasi presa di posizione contro il suprematismo bianco, la plutocrazia tecnocratica, il neo-colonialismo, l&#8217;imposizione della guerra come strumento di risoluzione ordinario delle relazioni tra i popoli, e la giustificazione degli affari che ne sono la causa e il contorno, debbano sempre tenere in considerazione la complessità del mondo e dei tempi che viviamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;è verso che le circostanze reali si incastrino a perfezione dentro gli schemi semplificatori ereditati dal Novecento (e già allora non sempre utili). Bisogna adeguare gli strumenti interpretativi e accettare ibridazioni e intersezioni che sino a una quarantina di anni fa potevano suonare incomprensibili o assurde, ma che oggi sono nell&#8217;ordine delle cose.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tal senso mi trovo in consonanza con alcune cose scritte in queste stesse ore da Cristiano Sabino per il <a href="https://www.manifestosardo.org/sardismo-meticcio-i-subalterni-e-la-deoccidentalizzazione-della-sardegna/#more-36120">manifesto sardo</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per inciso, non concordo con il parallelo Donbass-Palestina, se non rovesciando i termini del paragone: il Donbass ha vissuto una dinamica analoga a quella dei Territori Occupati, con la Russia nella parte di Israele; non è certo l&#8217;Ucraina il paese occupante. Sempre posto che siano legittime e calzanti simili analogie. E, riguardo il contesto politico sardo, non sarei altrettanto severo nel giudizio sulle tattiche elettorali altrui, che non rappresentano un problema fondamentale e sono comunque legittime, per quanto discutibili; chi le attua, in ogni caso, se ne assume la responsabilità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detto ciò, concordo invece sulla necessità di una riflessione a proposito del mutamento della composizione e degli obiettivi delle lotte sociali attuali. I temi che sono oggi sul tappeto sono aggrovigliati in una matassa spesso difficile da riconoscere nei suoi vari fili. Col rischio di ridursi a lotte settoriali di retroguardia o a semplici pose retoriche, giusto per darsi un tono. Quelle che Sabino e altri denunciano come gli elementi decisivi della decadenza delle sinistre italiane (e anche sardo-italiane). Che sono diventate qualcosa di simile a dei club un po&#8217; spocchiosi, liberal, borghesi, del tutto organici allo status quo. Oppure hanno ceduto rovinosamente alle sirene del rossobrunismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna assumere tali posture significa aver interiorizzato la <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/">rimozione della questione sarda</a> come se fosse un fatto ovvio, anzi necessario. A dispetto delle dinamiche storiche in corso, che invece ci richiamano a una più matura ed efficace presa di posizione critica e persino ostile verso l&#8217;incrudimento della relazione asimmetrica con lo Stato italiano e a una riflessione a più ampio spettro sul contesto internazionale in cui siamo immersi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;intersezionalità, il meticciato, le forme ibride e imprevedibili &#8211; come abbiamo visto, gusto per fare un esempio significativo, in Francia &#8211; sono ormai tratti comuni delle lotte sociali, politiche, culturali in corso in Europa e altrove. Fenomeno che deve spingerci ad aggiornare le nostre categorie di pensiero e il nostro armamentario concettuale.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò conduce, a maggior ragione, a rifiutare la logica dello scontro tra civiltà e la retorica della guerra tra &#8220;poli&#8221; imperiali contrapposti come esito storico scontato. Non c&#8217;è niente di prestabilito in tutto questo. E non c&#8217;è niente di nobile né di buono nel perpetuare la falsa opposizione &#8220;Occidente&#8221; vs. resto del mondo (incivile). Così come è tutt&#8217;altro che connaturato nella storia e nella natura umana acconsentire alla deriva bellica in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Contestare questi schemi imposti egemonicamente dai <a href="https://valori.it/fondi-finanziarizzazione-economia-globale/">ceti dominanti globali</a> non equivale a rinunciare alla comprensione e dove necessario alla lotta. Non equivale nemmeno a limitarsi a fare il tifo per una delle (presunte) parti. Significa invece esercitare il libero scrutinio dei fatti e delle loro conseguenze, preservare con tutti i mezzi necessari ogni spazio di libertà di pensiero e di dissenso politico, agire consapevolmente dentro l&#8217;ecosistema sociale e politico in cui ci troviamo. Con la coscienza che la scala di molti problemi da affrontare è ormai planetaria e che <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/12/02/il-paradosso-degli-stati-nazione-nel-mondo-post-nazionale/">il sistema degli stati-nazione è ormai del tutto inefficace ad affrontarli</a>, tanto a livello globale, quanto locale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tener conto di tutti questi aspetti non è più un mero esercizio teorico, ma tocca direttamente l&#8217;elaborazione e la prassi politica. In Sardegna non meno che altrove.</p>
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