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	<title>etica Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Riflessioni etiche con ricadute politiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 13:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Monte Nieddu nie, in Monte Limbara fioca,Sa fèmina si nde riet si s’òmine non la tocat Sono versi popolari, molto cantati specie nella modalità a ballu, che mi danno da pensare. Li ho sempre considerati una sorta di riconoscimento della piena soggettività femminile, della ammissione di una parità nella sfera sessuale che infrange tabù...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Riflessioni etiche con ricadute politiche' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/10/21/riflessioni-etiche-con-ricadute-politiche/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Monte Nieddu nie, in Monte Limbara fioca,<br />Sa fèmina si nde riet si s’òmine non la tocat</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono versi popolari, molto cantati specie nella modalità <em>a ballu</em>, che mi danno da pensare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Li ho sempre considerati una sorta di riconoscimento della piena soggettività femminile, della ammissione di una parità nella sfera sessuale che infrange tabù e conformismi. La voce della saggezza popolare che sfata la normativa morale dominante. Un’affermazione di libertà e di emancipazione, insomma.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alla luce del dibattito di questi anni, tuttavia, mi è nato un dubbio. Tutto sommato, se ne potrebbe dare anche un’interpretazione diversa: una sorta di giustificazione dell’aggressività erotica maschile. Che non solo non sarebbe scorretta, ma addirittura costituirebbe un’onta e un motivo di scherno, laddove mancasse. Come dire: se sei uomo, sei autorizzato a mettere le mani addosso a qualsiasi donna ti capiti a tiro. Riletti in questa diversa ottica, quei versi, che fino a poco fa mi apparivano liberatori e gioiosamente anticonformisti, assumono un contenuto inaccettabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naturalmente qui entrano in gioco le mentalità e le sensibilità mutevoli con cui la nostra specie, e i suoi gruppi specifici, affrontano, di epoca in epoca, le cose del mondo. Ciò che è morale e lecito per le generazioni precedenti non è detto lo sia per quelle successive, e viceversa. Ciò vale anche in Sardegna, su cui grava il mito menzognero e patogeno dell’immutabilità nel tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma c’è forse anche un altro aspetto da considerare. La perentorietà delle massime prescrittive nasconde sempre una potenziale contraddizione. La loro stessa applicazione letterale può sancirne la violazione. La saggezza popolare – per restare su questo terreno – lo sa da sempre. Quanti sono i proverbi che si contraddicono tra loro? Chi fa da sé fa per tre o l’unione fa la forza? Chi non risica non rosica o chi lascia la strada vecchia per la nuova ecc. ecc.? E così via. A ogni prescrizione corrisponde una prescrizione di segno opposto. Non perché una delle due sia falsa, ma perché è la realtà ordinaria delle cose, in questa dimensione spazio-temporale, ad essere complessa e molteplice.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La pretesa di assolutezza di qualsiasi normativa, sia essa morale, religiosa, ideologica o giuridica è totalmente infondata. Tant’è vero che nella storia umana, anche in presenza di regimi morali, religiosi o politici rigidi, ha sempre avuto uno spazio più o meno grande l’interpretazione delle norme in vigore. Naturalmente, spesso tale possibilità di interpretazione è appannaggio dei gruppi dominanti, quelli che impongono la propria egemonia culturale. Ma è comunque una sorta di tarlo che rosicchia costantemente, con maggiore o minore efficacia da una situazione a un’altra, la spessa consistenza delle regole vigenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che potrebbe condurre a un ulteriore ragionamento, una sorta di corollario. Nessuna costruzione ideologica, per quanto dichiaratamente votata al bene e ammantata di giustizia, merita di essere assunta come dogma insindacabile per la condotta umana. Nemmeno l’aspirazione all’eguaglianza, alla giustizia sociale e alla libertà. È una lezione che la storia ci ha impartito, ma che forse ha avuto pochi allievi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che non significa che non debbano essere perseguite eguaglianza, giustizia sociale e libertà, tanto meno significa che esse abbiano un peso e un senso analoghi agli opposti valori della diseguaglianza, dell’iniquità sociale e dell’oppressione. Ma significa che le realtà dei fatti umani, la complessità delle relazioni interne alla nostra specie e tra la nostra specie e il mondo che la ospita, la loro articolazione concreta, non possono soccombere davanti a meri elementi discorsivi assunti come obbligatori sempre e comunque a prescindere dai casi concreti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c’è armamentario ideale e teorico che possa pretendere di prevalere con la propria astrattezza sull’effettiva realtà della vita, delle dinamiche sociali, della varietà culturale e degli equilibri naturali. Nemmeno uno presuntamente basato sulla Scienza. Pensiamo ai dettami economici ai quali soggiacciono molte decisioni politiche, con ottusità superstiziosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò è talmente vero, che persino questa prescrizione non deve essere intesa in termini assoluti. Nella vita reale è lecito e a volte necessario prendere posizione, magari adoperarsi in un conflitto, più o meno duro e cruento, per ciò che è giusto. Quel giusto che ogni essere umano e persino molti esseri non umani percepiscono istintivamente e fin dalla più tenera età. A un altro livello, tale relativizzazione si può applicare alla sfera politica, in cui per troppo tempo, a tutte le latitudini, si sono sacrificate vite e risorse appresso a mitologie e asserzioni arbitrarie imposte come regole di condotta dai gruppi dominanti. Anche nella vita politica ordinaria delle nostre stanche democrazie nominali troppe forze e troppe buone intenzioni si sono schiantate sul muro dell’ottusità dogmatica. Magari su una parola, magari su un simbolo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure non possiamo nemmeno negare che abbiamo bisogno di parole e di simboli. Ce lo richiede la nostra stessa natura umana, almeno fino a quando qualche variazione evolutiva o la nostra estinzione non muterà drasticamente la nostra sorte nel mondo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Né le pretese dogmatiche né l&#8217;arbitrio più totale &#8211; evenienze apparentemente contrapposte, ma spesso concretamente complementari &#8211; sono giustificate dalla storia e dalla natura.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La contraddittorietà è una cifra del mondo stesso o quanto meno della relazione tra la nostra forma di intelligenza e il mondo stesso, come tutto sommato spingerebbero a ritenere sia la meccanica quantistica sia i teoremi di incompletezza di Gödel.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che implica che dobbiamo costantemente negoziare e decidere tra opzioni non sempre facili da discernere. Anche in presenza di un sistema condiviso di regole e di valori questa necessità si presenta costantemente. È su questo terreno che si misurano il senso etico profondo e la dignità umana delle nostre azioni, personali e collettive.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Possiamo dunque prendercela con dei semplici versi popolari per le loro connotazioni problematiche? Evidentemente no. Ciò non toglie che sia lecito porsi delle domande ogni qual volta una prescrizione morale, o ideologica, o religiosa o giuridica ci sembri stonare troppo con la semplice realtà delle cose. La libertà di ridiscutere e magari cambiare le regole collettive è una delle libertà essenziali a cui nessuno, che proclami di battersi per il bene generale, magari in nome di qualche precetto astratto o di qualche principio insindacabile, può chiederci di rinunciare.</p>
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