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	<title>elezioni Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 19 Sep 2019 08:50:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Per sottrarsi al dominio bisogna sconfiggerne l’egemonia: verso una via sarda alla democrazia (2/2)</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2019/09/19/per-sottrarsi-al-dominio-bisogna-sconfiggerne-legemonia-verso-una-via-sarda-alla-democrazia-2-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2019 08:49:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Sardegna, oltre al primato delle aree adibite a usi militari dell&#8217;intero territorio statale (circa il 60%) e a quello delle aree inquinate da bonificare (Aree SIN, ecc.), vanta anche il primato di suicidi e di uso di antidepressivi. E anche quanto a ludopatia non siamo proprio agli ultimi posti. Non so questi dati siano...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/09/19/per-sottrarsi-al-dominio-bisogna-sconfiggerne-legemonia-verso-una-via-sarda-alla-democrazia-2-2/">Per sottrarsi al dominio bisogna sconfiggerne l’egemonia: verso una via sarda alla democrazia (2/2)</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Per sottrarsi al dominio bisogna sconfiggerne l’egemonia: verso una via sarda alla democrazia (2/2)' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/09/19/per-sottrarsi-al-dominio-bisogna-sconfiggerne-legemonia-verso-una-via-sarda-alla-democrazia-2-2/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://proxy.duckduckgo.com/iu/?u=http%3A%2F%2Fwww.sandalyon.eu%2Fuploadmeteora2%2FMURALES_CONTRO_GLI_ABUSI_14330126730987.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Orgosolo il paese dei murales e del Supramonte" width="553" height="414"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna, oltre al primato delle aree adibite a usi militari dell&#8217;intero territorio statale (circa il 60%) e a quello delle <a href="https://www.sardiniapost.it/cronaca/la-sardegna-discarica-dei-gruppi-industriali-la-mappa-dellinquinamento/">aree inquinate</a> da bonificare (<a href="https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/03/13/ma-quanta-sardegna-e-inquinata-davvero/">Aree SIN, ecc.</a>),  vanta anche il primato di <a href="https://www.sardiniapost.it/cronaca/suicidi-il-triste-primato-della-sardegna-lisola-in-vetta-alle-statistiche-italiane/">suicidi</a> e di uso di antidepressivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E anche quanto a <a href="http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/06/05/gioco-dazzardo-business-da-21mld_e363719d-1731-4e90-b5c4-e07e0d119efc.html">ludopatia</a> non siamo proprio agli ultimi posti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so questi dati siano correlati tra loro. Onestamente non credo che ci sia una relazione diretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, che in Sardegna si viva un forte disagio esistenziale diffuso, è palese. Spesso a dispetto di potenzialità e di condizioni che sembrerebbero invece favorire un&#8217;elevata qualità della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già qui c&#8217;è qualcosa che non quadra. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se sei stato abituato a pensare che non ci sia nulla da fare, che le cose non possono che andare male per colpa tua, per via di come sei fatto o per la sfortuna di essere nato in un posto maledetto, è difficile che ti venga voglia di capire di più, tanto meno di darti da fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il costante lavorio di omissione, propaganda e disinformazione ha fatto sì che non si formasse una visione di insieme di tutti i problemi macroscopici che affliggono l&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ne abbiamo una percezione organica e storicamente collocata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo abituati ad accettare situazioni, dati di fatto e fenomeni sociali che, in una condizione di democrazia pienamente dispiegata e di consapevolezza diffusa, sarebbero &#8211; tutti insieme e anche presi singolarmente &#8211; del tutto inaccettabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E al contempo non sappiamo quasi nulla di quel che succede davvero nell&#8217;isola. Soprattutto non abbiamo idea delle cose buone e belle di cui disponiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche perché, troppo spesso, chi dovrebbe svolgere la funzione intellettuale di critica e chiarimento, lo fa in modo capzioso e autoriferito, a vantaggio della classe dominante e/o di se stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione, non è una questione culturale. Ciò succede in funzione di ben precisi rapporti sociali, di una sottomissione delle risorse e delle forze umane dell&#8217;isola a logiche estrattive, di natura coloniale o para-coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in un ambiente tossico (cioè intossicato), disarticolato socialmente e culturalmente, indebolito moralmente. I lestofanti, le lingue biforcute e gli aguzzini ci campano alla grande. Sono nel loro habitat preferito. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è &#8220;nazione sarda&#8221; che tenga, davanti al conflitto sociale e alle diseguaglianze, ai privilegi da un lato e alla miseria indotta dall&#8217;altro. Non siamo tutti sulla stessa barca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte di questo disastro, tuttavia, non è nemmeno vero che i sardi siano sempre e solo oggetti passivi della storia. Non tutti, almeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà è vivo e attivo un grande fermento civile, culturale, politico ed anche economico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di fenomeni ancora minoritari, dispersi, che non mutano il segno negativo dell&#8217;insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure esistono e sono numericamente consistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed esistono lotte, mobilitazioni, azioni collettive non solo di protesta ma anche di proposta. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei problemi è che godono di pessima stampa e non hanno mai l&#8217;appoggio di sponsor e testimonial di impatto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se dunque da un lato non fanno parte di una rete connessa e organicamente operante nel tessuto sociale dell&#8217;isola, da un altro sono facili bersagli di narrazioni ostili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ne sa poco o nulla proprio in virtù dell&#8217;apparato egemonico, costantemente attivo nel sopire, sedare, nascondere, mistificare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come fare per tradurre le tante energie positive e sane ancora esistenti in Sardegna (non si sa fino a quando)?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente è indispensabile un profondo e diffuso lavoro di analisi, di critica, di reperimento di un nuovo armamentario concettuale e anche di studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbero indispensabili ricerche approfondite in diversi ambiti. Ma sperare che questo compito venga assunto dai due atenei sardi è un esercizio di ottimismo fin troppo astratto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna arrangiarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mancano le forze intellettuali che possano lavorare a una nuova forma di intelligenza collettiva, libera da cornici concettuali subalterne, critica verso la &#8220;ragion coloniale&#8221;, propositiva quanto a idee, parole chiave, nuove prospettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma un fronte decisivo sarà soprattutto quello di una nuova prassi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare le cose, non solo dirle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mettersi insieme e creare/offrire/condividere possibilità concrete. Partendo dalle basi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovunque siano in gioco necessità vitali frustrate dall&#8217;incuria, dal malgoverno, dalla rapacità dei padroni e dei loro sgherri, là c&#8217;è uno spazio di azione concreta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, naturalmente, c&#8217;è l&#8217;ambito politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo campo sono venute meno molte certezze e hanno presentato il conto molti errori fatti nel passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un errore, per esempio, è l&#8217;estrema personalizzazione della politica (il famoso leaderismo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovremmo bandire l&#8217;idea stessa di avere capi da seguire, per come la vedo io, se vogliamo parlare di nuovo modello democratico sardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun percorso politico può essere vitale, se la sua sorte è legata a quella di una persona sola, per valente, onesta e generosa che sia (sempre che lo sia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro errore è stato quello di puntare sulla forma-partito novecentesca. Partito di massa, partito-chiesa. Che si occupa di tutto ed è organizzato secondo una logica militare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono le basi perché possa funzionare tale modello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono le basi demografiche, né quelle sociali e nemmeno la disponibilità dei necessari, ingenti finanziamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove vi si è fatto ricorso, ha invece funzionato la socializzazione del sapere e la costruzione di comunità &#8220;esperte&#8221;, su singole vertenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso al più clamoroso degli ultimi anni, il successo della lotta contro il Progetto Eleonora della SARAS, ad Arborea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve organizzazione, dunque? Questo non lo credo. È sulla forma dell&#8217;organizzazione che bisogna intendersi. E anche sui suoi scopi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo rispondo anche a <a href="https://www.manifestosardo.org/dalla-marginalita-alla-centralita-cosa-facciamo-da-grandi/">una sollecitazione</a> in proposito di Cristiano Sabino, sul manifesto sardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me sembra che in parte quello che ci serve ci sia già. Tuttavia, probabilmente manca un coordinamento e forse sono almeno parzialmente errati gli obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tante realtà agenti in luoghi e ambiti diversi, capaci di mobilitarsi e mettersi assieme a seconda della necessità, devono trovare il loro ambito di azione più proficuo e una forma di relazione strutturata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerebbe trovare una formula perché questa configurazione modulare e dinamica potesse fare sintesi e acquisire peso ed efficacia anche a livello meramente elettorale, quando serve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza però avere come priorità la partecipazione alla grande rappresentazione scenica delle elezioni politiche e/o regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel livello lì deve essere lasciato in secondo piano, vi si dovrebbe ricorrere solo in termini tattici e solo a valle di un lavoro più profondo e capillare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partecipare a quel &#8220;gioco del trono&#8221; si è sempre rivelato deleterio. dopo tutto, sia che si siano ottenuti risultati pessimi, sia che si siano ottenuti inaspettati successi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché si tratta di un gioco comunque vincolato a rapporti di forza, forme di relazione, meccanismi da cui non si può sfuggire, e che tanto meno si possono modificare dall&#8217;interno, come qualcuno si è illuso di fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La &#8220;conquista del potere&#8221;, in ogni caso, è impossibile, nell&#8217;attuale situazione storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È impossibile sia per ragioni oggettive, sia perché, se mai accadesse, la reazione sarebbe durissima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costruire un processo democratico popolare, in Sardegna, renderlo forte e *dominante* è una faccenda che ha a che fare molto più con la rivoluzione che col riformismo parlamentarista. Di questo dobbiamo essere coscienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Democratizzare la Sardegna, farla uscire dal suo status coloniale, emancipare la classe lavoratrice sarda, pretendere di relazionarci col mondo in termini paritetici, di avere una voce in capitolo su tutte le partite strategiche che ci riguardano, anche senza necessariamente la veste giuridica dell&#8217;indipendenza, è uno sconvolgimento di interessi e rapporti di forza consolidati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basterà vincere un&#8217;elezione regionale per farcela. E non è da lì che bisogna partire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perciò anche le forme organizzative del fronte democratico dovranno adeguarsi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E dovranno agire prima di tutto dentro le nostre comunità e dentro le articolazioni sociali e le lotte che animano la nostra collettività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Deve essere chiaro chi è il nemico politico, contro cosa si agisce e a cosa si intende essere alternativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta sventolare bersagli astratti o lontani, o additare capri espiatori di comodo, e nemmeno obiettivi vaghi e fumosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non servono slogan e semplificazioni. E non è certo il tempo dei settarismi e delle chiusure autoreferenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovremmo sapere che il primo e più ostico problema da risolvere è come sconfiggere e disarmare la classe dominante sarda attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una classe dominante che ha avuto due secoli per consolidarsi e per oliare i meccanismi del suo potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una classe dominante che è sì minoritaria, ma che dispone di armi politiche e strumenti di persuasione ancora fortissimi, nonché di robusti sostegni esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Primo compito: far emergere questo dato. Chi ci guadagna dalla condizione deficitaria della Sardegna? Tutti? Qualcuno? Chi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna fare in modo che le fasce sociali irretite dall&#8217;apparato egemonico si  liberino almeno mentalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia il cosiddetto ceto medio istruito, che vive in una bolla spazio-temporale fatta di fraintendimenti e illusioni, non sapendosi nemmeno riconoscere come classe lavoratrice; sia i ceti popolari, rincretiniti dalla televisione, impoveriti, marginalizzati, deprivati, ricattati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Democratizzare la Sardegna vuol dire prima di tutto restituire piena cittadinanza a tutti. Far uscire il maggior numero di persone possibile dallo stato di minorità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare le cose, non solo dirle, è molto utile per mettere le persone di nuovo in relazione, per far scattare i meccanismi solidaristici tra pari che troppo spesso sono ostacolati da percezioni distorte, da mitologie tossiche, da divisioni fittizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai più credito agli imbonitori e ai padroni di pacchetti di voti, ai dispensatori di favori, ai delegati coloniali dell&#8217;ennesimo padrone d&#8217;oltremare.  Lì c&#8217;è una delle incarnazioni del nemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E nemmeno più alcun credito ai troppo intelligenti (o forse troppo furbi), quelli che sanno tutto loro e bisogna solo fare quello che dicono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sapere o è un bene condiviso o è uno strumento di potere. Nel secondo caso, siamo fuori dalla strada che porta a una emancipazione collettiva e a una vera democrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nemico da sconfiggere è tra noi, dunque.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la borghesia rapace e &#8220;compradora&#8221; che domina la scena da due secoli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È l&#8217;accozzaglia di cooptati, miracolati, opportunisti, faccendieri a cui si è ridotta la politica sarda coloniale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È l&#8217;ambito intellettuale organico a questo agglomerato di potere e di interessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un nemico invincibile. Ma bisogna sfidarlo con raziocinio e batterlo senza aspettare la battaglia campale delle elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si deve agire ambito per ambito, producendo contenuti e risultati materiali, contendendo il terreno, realizzando di meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci piacciono i festival letterari troppo succubi dell&#8217;agenda cultural-televisiva italiana? Anziché stare a contestarli e a insultarli, organizziamone di diversi, più belli, più nostri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Organizziamo una Die de sa Sardigna vera, popolare, coordinata su scala nazionale, senza aspettare la Regione né affidarci all&#8217;improvvisazione e al mero spontaneismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci piacciono gli articoli e i libri che vanno per la maggiore? Scriviamone altri. Un buon libro è ancora oggi uno strumento potentissimo, se usato bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vogliamo restituire al sardo una dignità di lingua viva e ri-socializzarne l&#8217;uso? Senza aspettare futuribili riforme scolastiche, organizziamo noi i cosi di alfabetizzazione in sardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così via.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare le cose, non parlarne soltanto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È possibile e in realtà sta già avvenendo, benché in modo non sistematico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso potere di ricatto della politica podataria (ossia, sostanzialmente l&#8217;intero arco politico rappresentato in consiglio regionale) si sta indebolendo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Va a votare la metà degli elettori, ormai. E le fazioni dominanti sono sempre più screditate. Se togliamo le rimanenti sacche clientelari e qualche appetito opportunistico, non dispongono di alcun consenso reale, tanto meno libero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non siamo all&#8217;anno zero, né dispersi senza mezzi nel deserto, benché ci aspettino tempi ancora più difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lotta contro il moloch egemonico coloniale è già iniziata. Ora va irrobustita e connessa alle vertenze sociali e politiche aperte, trasformata in una spinta potente per riconquistare dignità e consapevolezza collettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza ricalcare le stesse strade del nemico, senza mutuarne tattiche, forme, vezzi, linguaggi. Ma imparando a conoscerli e a disinnescarli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà già questa una forma di emancipazione, di liberazione. Il percorso è  importante quanto la meta, in questo senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la meta deve essere chiara: una democrazia finalmente compiuta, piena, responsabile, popolare, solidale, autodeterminata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una democrazia che irradi dalle nostre comunità fino al vertice della politica sarda e la innervi con buoni contenuti, buone prassi e una nuova forza morale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo così la Sardegna potrà diventare un interlocutore forte dello Stato italiano e dei vari centri di interesse privato che la usano secondo i propri scopi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E, prima ancora, solo così si potrà costituire un blocco sociale capace di contrastare quello oggi dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che sarà dopo, lo vedremo. Ma queste sono le condizioni perché il futuro non ci riservi solo il disastro annunciato o una qualche forma di rivoluzione passiva che perpetui la sostanza del dominio e della subalternità sotto altre forme.</p>
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		<title>Democrazia ed elezioni, una relazione non scontata</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2019/01/22/democrazia-ed-elezioni-una-relazione-non-scontata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 13:09:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo in periodo elettorale e probabilmente è il momento meno adatto per la riflessione. Come si sa, le elezioni sono un gioco che ha le sue proprie regole, le sue dinamiche, un suo meccanismo interno. Partecipare significa accettarne le condizioni e calibrare la propria partecipazione in base a ragionamenti pragmatici. Stiamo parlando di democrazia rappresentativa,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/01/22/democrazia-ed-elezioni-una-relazione-non-scontata/">Democrazia ed elezioni, una relazione non scontata</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Democrazia ed elezioni, una relazione non scontata' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/01/22/democrazia-ed-elezioni-una-relazione-non-scontata/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://www.intermediachannel.it/wp-content/uploads/2016/03/Cagliari-Palazzo-Consiglio-regionale-Sardegna-Imc.jpg" alt="http://www.intermediachannel.it/wp-content/uploads/2016/03/Cagliari-Palazzo-Consiglio-regionale-Sardegna-Imc.jpg"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in periodo elettorale e probabilmente è il momento meno adatto per la riflessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://sardegnamondo.eu/2018/10/12/le-elezioni-nellepoca-della-loro-riproducibilita-tecnica-puntata-1-2/">Come si sa</a>, le elezioni sono un gioco che ha le sue proprie regole, le sue dinamiche, un suo meccanismo interno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partecipare significa accettarne le condizioni e calibrare la propria partecipazione in base a ragionamenti pragmatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stiamo parlando di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/democrazia-diritto-costituzionale/">democrazia rappresentativa</a>, chiaramente. Meglio precisarlo, perché è un elemento decisivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia rappresentativa è una delle forme possibili di democrazia. Non è certo l&#8217;unica e non è nemmeno necessariamente la più efficiente o la migliore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, quello che rende efficiente una democrazia rappresentativa non è tanto il mero meccanismo elettorale, le sue norme o i suoi esiti, bensì le condizioni di contesto e di contorno in cui tale meccanismo funziona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia ben chiaro: le norme che presiedono all&#8217;attribuzione delle cariche e dei seggi parlamentari sono rilevanti. Ma lo sono soprattutto se sono verificate alcune condizioni esterne al loro proprio meccanismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, al di là delle forme previste nelle leggi, è indispensabile che esista una compiuta libertà di stampa e un pluralismo attivo e dinamico, sia in termini culturali sia sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario che esista una certa coesione interna alla collettività umana ordinata dentro lo stato, al di là della naturale dialettica sociale e dei conflitti tra i vari interessi in campo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È indispensabile un livello di istruzione e di consapevolezza piuttosto alto tra l&#8217;intera popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Deve esserci un equilibrio tra classi sociali, ossia non deve sussistere un&#8217;eccessiva polarizzazione nella distribuzione del reddito, nell&#8217;accesso a beni e servizi, nella qualità della vita dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Deve sussistere anche un certo equilibrio territoriale, sia in termini demografici, sia socio-economici e infrastrutturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra condizione è la piena sovranità e la piena capacità politica delle istituzioni e in ultima analisi dell&#8217;ordinamento giuridico nel suo insieme, anche in relazione a interessi economici esterni di dimensioni macroscopiche, sovrastatali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Devono poi essere forti e ben organizzate le formazioni intermedie (partiti, sindacati, associazioni di categoria, comitati di cittadini, ecc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo elenco potrebbe essere più lungo, ma mi fermo qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È essenziale comprendere che ci sono fattori assolutamente rilevanti che sfuggono però alla sfera puramente elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La migliore e più giusta legge elettorale che avesse vigore entro un contesto degradato, estremamente polarizzato, senza i giusti contrappesi sociali, con situazioni di fatto deficitarie, sperequazioni eccessive e una condizione di povertà e ignoranza diffuse sarebbe comunque destinata a fallire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E da un&#8217;elezione democratica, in presenza di un contesto favorevole, può sorgere una feroce dittatura, come ci insegna la storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho detto però che le norme elettorali hanno un loro peso e lo confermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le elezioni, benché siano tutto sommato un fattore sovrastrutturale (ossia dipendente da altri fattori più basilari e decisivi), hanno comunque la loro funzione, specie laddove possano innescare realmente un avvicendamento politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I modi per impedirlo, e dunque per garantire ai grumi di interesse e ai gruppi di potere dominanti la propria perpetuazione indisturbata, sono molti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, se le condizioni di contesto &#8211; di cui sopra &#8211; sussistono, sarà molto difficile imporre leggi elettorali e modalità di funzionamento della democrazia che, pur rispettando una certa forma, di fatto siano uno strumento di mera conservazione dello status quo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece le condizioni di fatto sono deficitarie e a queste si aggiunge una normativa elettorale e di selezione della rappresentanza che sfavorisca le minoranze e riduca le possibilità di mutamento politico, è inevitabile che si crei così una situazione di stasi, molto facile da controllare per chi abbia in mano le leve del potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del potere economico, finanziario, informativo e istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se pensiamo alla Sardegna e alle condizioni in cui affronta l&#8217;ennesima <a href="https://www.unionesarda.it/articolo/politica/2019/01/22/consiglio-regionale-parte-la-caccia-a-uno-dei-60-seggi-1-825532.html">tornata elettorale</a> non possiamo non notare che ci troviamo precisamente in questa situazione estrema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condizioni di fatto e di contesto degradate e una pessima regolamentazione del processo elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ossia, la peggiore situazione possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una situazione che possiamo definire democratica solo con tantissime virgolette e con un notevole sforzo di fantasia, o di auto-inganno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa ragione non riesco a prendere troppo sul serio le analisi pre- e post-elettorali, specie se tralasciano di considerare gli aspetti determinanti e profondi dei processi politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consideriamo l&#8217;esito del recentissimo <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/suppletive-affluenza-finale-al-1554-cagliari-sopra-la-media-di-due-punti/">turno elettorale di domenica 20 gennaio</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si trattava, com&#8217;è noto, di una elezione suppletiva, per colmare i vuoto creatosi con le dimissioni del deputato Andrea Mura, eletto nel marzo 2018 nelle liste del Movimento 5 stelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noto che per lo più i commentatori si sono soffermati sul risultato: la vittoria del centrosinistra, dai più considerata improbabile, e la sconfitta degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.unionesarda.it/articolo/politica/2019/01/21/renzi-sardegna-ottimo-risultato-il-palloncino-populista-si-sta-sg-1-825207.html?fbclid=IwAR3ZS4gAWVhdhksGn7l14YWqgOWkG91DVNYNwMbirmeMmuoxK5dSkhqhlBg">In certi casi </a>è stato superato di molto il limite della decenza e della più smaccata propaganda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ambito indipendentista si è invece ragionato sull&#8217;occasione perduta, ritenendo che una candidatura unitaria sarebbe bastata a conseguire un risultato positivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, com&#8217;è evidente, il dato realmente importante è quello relativo all&#8217;affluenza alle urne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;85% degli aventi diritto non è andato a votare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una riunione di condominio o in un&#8217;assemblea di qualsiasi associazione si sarebbe dichiarata la mancanza di numero legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella democrazia rappresentativa, così come funziona nel mondo reale di oggi, in Sardegna, questo risultato invece è pienamente valido e legittimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un nonsenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pare chiaro che la nostra situazione sia oltre il limite del degrado conclamato. Siamo in presenza di una condizione storica di estrema debolezza civile, politica e direi morale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non tanto nel corpo vivo della nostra collettività, quanto prima di tutto nella sfera politica, nelle istituzioni, nel mondo dell&#8217;informazione e nelle stesse agenzie formative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho l&#8217;impressione che la società civile (per dirla con Gramsci: a proposito, auguri!) sia qualche passo più avanti di chi dovrebbe rappresentarne e contemperarne gli interessi e governarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi si attarda a stigmatizzare il disinteresse o il qualunquismo delle masse assenteiste fa un ragionamento capzioso, che non coglie il nocciolo problematico del fenomeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;affluenza al voto così irrisoria, sia pure per un&#8217;elezione suppletiva a ridosso del ben più significativo voto per la Regione, è il segnale di un fallimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica in Sardegna è a livelli mortificanti, sia quanto a personale selezionato per le candidature e i ruoli istituzionali, sia quanto a elaborazione, proposte, visione prospettica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si sbircia un po&#8217; nelle formazioni dominanti, quelle controllate e legittimate dai centri di potere esterni, il quadro appare a dir poco desolante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, la funzione dei cosiddetti centrodestra e centrosinistra è solo quella di mantenere la Sardegna sotto controllo, possibilmente passiva e al contempo recettiva per ogni possibile scelta esterna che la riguardi, al riparo dalla volontà popolare e da qualsiasi reale opposizione politica e sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente ciò non significa che invece gli schieramenti grosso modo appartenenti all&#8217;ambiente indipendentista siano migliori solo per questa loro collocazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro, anche qui, è molto variegato e hanno un peso le storie delle persone che lo animano, il loro passato, le loro scelte, le loro collocazioni ideali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come hanno un peso i loro referenti sociali, i loro valori e i loro obiettivi di fondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma tutto sommato, come detto, è già positivo che ci sia la possibilità di scegliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui quello che non convince caso mai è da un lato la totale o parziale incomprensione del funzionamento del marchingegno elettorale, da un altro la sua sopravvalutazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due errori che sembrano le facce della stessa medaglia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È un problema, perché se vuoi cambiare la condizione storica della Sardegna non solo devi conoscere bene tale condizione e le sue cause, ma anche essere consapevole che non puoi accettare passivamente le &#8220;cose come stanno&#8221; limitandoti cercare di ritagliarti là dentro il tuo angolo di comfort.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partecipare alle elezioni, per forze minoritarie di indole riformista o addirittura rivoluzionaria, ha un significato tattico, che va fatto valere agendo con intelligenza, sulla base di un piano chiaro e ponendosi nelle condizioni migliori possibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, prima di poter parlare di una vera democrazia, in Sardegna, bisognerà lottare per conquistarne le condizioni minime di effettiva vigenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che significa che lo stesso discorso dell&#8217;autodeterminazione e dell&#8217;eventuale indipendenza deve essere inserito in un programma di conquiste sociali e politiche che ne riempiano di contenuti concreti il percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E deve essere chiaro che il gioco elettorale oggi come oggi è un gioco truccato, tanto nelle condizioni di fatto in cui si svolge, quanto per il contenuto della normativa elettorale vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su tutto questo sarà difficile agire solo ed esclusivamente accettando tale gioco truccato come se fosse l&#8217;unico possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna invece far saltare il banco, trovare nuove strade per alimentare un&#8217;opposizione informata e intransigente anche e soprattutto fuori dal Palazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va promosso un irrobustimento consistente dell&#8217;elaborazione teorica e dell&#8217;azione politica spicciola, quotidiana, capillare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va agito in profondità nelle nostre comunità locali e nelle tante articolazioni specifiche a livello sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va proseguita e approfondita l&#8217;azione in ambito culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si vede è un compito collettivo di portata storica che ha poco a che fare con la mera partecipazione a una campagna elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che non è inutile e non ha poco peso, ma solo se si connette con tutto il resto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché è necessario mutare dei rapporti di forza consolidati e per farlo bisogna raggiungere una massa critica che sposti un&#8217;inerzia storica di lunga durata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo bisognerà lavorare, al di là e a prescindere dall&#8217;esito di elezioni che non potranno che essere un momento transitorio e di suo poco incisivo nel necessario e urgente processo di conquista democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">_______________________________________________________</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>P.S. A corredo e per approfondire il discorso sulla democrazia e le sue forme, può essere utile come compendio e come fonte bibliografica </em><a href="https://www.unikore.it/phocadownload/userupload/7d5716ccd2/democrazia-pdf.pdf"><em>questo testo</em></a><em>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
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		<title>Le elezioni nell&#8217;epoca della loro riproducibilità tecnica &#8211; puntata 1/2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2018 12:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piccolo vademecum in due capitoli per affrontare le elezioni senza farsene travolgere e senza farsi ingannare dalle apparenze. Lo so, fare il verso a Walter Benjamin può suonare pretenzioso e anche fuori luogo. Le elezioni non possono mica essere riprodotte tecnicamente, mi si dirà. Ma ne siete sicuri? Le elezioni e ciò che le riguarda...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/10/12/le-elezioni-nellepoca-della-loro-riproducibilita-tecnica-puntata-1-2/">Le elezioni nell&#8217;epoca della loro riproducibilità tecnica &#8211; puntata 1/2</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Le elezioni nell&#039;epoca della loro riproducibilità tecnica - puntata 1/2' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/10/12/le-elezioni-nellepoca-della-loro-riproducibilita-tecnica-puntata-1-2/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://proxy.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Ftse2.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.OLIoqVIA6nAPed4B-9tBGAHaGO%26pid%3D15.1&amp;f=1" alt="https://proxy.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Ftse2.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.OLIoqVIA6nAPed4B-9tBGAHaGO%26pid%3D15.1&amp;f=1" /></p>
<h3><em>Piccolo vademecum in due capitoli per affrontare le elezioni senza farsene travolgere e senza farsi ingannare dalle apparenze.</em><span id="more-2964"></span></h3>
<p>Lo so, fare il verso a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/walter-benjamin/">Walter Benjamin</a> può suonare pretenzioso e anche fuori luogo. Le elezioni non possono mica essere riprodotte tecnicamente, mi si dirà.</p>
<p>Ma ne siete sicuri?</p>
<p>Le elezioni e ciò che le riguarda sono ormai una sorta di grande spettacolo, una rappresentazione mediatica tipo talent show, un format, un gioco di ruolo.</p>
<p>Non sto dicendo che non c&#8217;entrino nulla con la politica e con la democrazia, ma semplicemente che si tratta di un momento rituale standardizzato e omologato, in cui le questioni politiche e le dinamiche sociali lasciano il posto a meccanismi a sé stanti.</p>
<p>Prendiamo la Sardegna. Ci troviamo in una fase pre-elettorale. In febbraio ci saranno le elezioni regionali, che, come dovrebbe essere noto, nell&#8217;isola hanno una portata e un significato molto peculiari.</p>
<p>No, non equivalgono alle elezioni regionali del &#8220;resto della penisola&#8221;. Toglietevelo dalla testa.</p>
<p>Si tratta dell&#8217;unico momento democratico in cui il voto dei sardi ha sia una valenza politica generale sia un impatto abbastanza diretto sulle loro esistenze.</p>
<p>Si potrebbe obiettare che anche le elezioni politiche per il parlamento italiano hanno queste caratteristiche. Ma è fin troppo facile rispondere che questa è solo una pia illusione, o un feticcio buono per addomesticare le coscienze.</p>
<p>È evidente che nelle elezioni politiche italiane il peso del voto sardo è infimo e le caratteristiche della rappresentanza che ne è l&#8217;esito le riducono a un modesto contributo alle forze politiche che hanno selezionato i loro candidati nell&#8217;isola o per l&#8217;isola (dato che sovente non sono nemmeno sardi, ma candidati paracadutati in un collegio sardo per pura convenienza del partito).</p>
<p>Senza considerare lo status di regione autonoma dell&#8217;isola, che conferisce alle sue istituzioni, benché inserite nell&#8217;ordinamento italiano, qualche competenza in più e una soggettività politica distinta (e potenzialmente molto più forte) delle regioni a statuto ordinario.</p>
<p>Le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale e per l&#8217;elezione del presidente della RAS sono dunque le vere elezioni politiche sarde.</p>
<p>In questo caso, non ne voglio parlare in termini strettamente politici. Ho già detto varie volte (per es. <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/09/03/politica-sarda-qualche-considerazione-sulle-prossime-elezioni-per-la-regione/">qui</a>) cosa penso della politica attuale in Sardegna, delle sue dinamiche, dei processi che incorpora e rappresenta.</p>
<p>Vorrei invece precisare alcuni aspetti delle elezioni che vedo troppo spesso ignorati, o taciuti, non so se per pudore o per non svelare troppo dei meccanismi che ne regolano il funzionamento.</p>
<p>Naturalmente non sto parlando delle norme che presiedono all&#8217;allestimento di una tornata elettorale, né dell&#8217;ambito formale. Non voglio nemmeno toccare direttamente la questione seria e impegnativa della legge elettorale vigente nell&#8217;isola.</p>
<p>Vorrei aiutare a capire come funzionano le elezioni, cosa sono, cosa comportano, come ci si dovrebbe regolare per partecipare o almeno per capirci qualcosa.</p>
<p>Naturalmente parlo in base alla mia osservazione e alla mia esperienza personale, quindi prego di non considerare quanto segue alla stregua di un saggio referenziato in materia.</p>
<p>La prima cosa da dire è che la campagna elettorale comincia molto prima del suo inizio ufficiale.</p>
<p>Sono sicuro che ciascuno di noi, se ci riflette un attimo, riesce a riconoscere la verità di questa asserzione.</p>
<p>L&#8217;ultimo anno delle consiliature o delle legislature è sempre un periodo particolare della vita istituzionale, a qualsiasi livello.</p>
<p>Chi ha un posto da difendere, improvvisamente si dedica a quello. Chi vuole conquistare spazio o fare un salto di qualità (cioè arrivare a un gradino istituzionale più alto) comincia a reinvestire il capitale politico accumulato.</p>
<p>Ci sono poi sempre gli outsider, quelli che in una istituzione pubblica non ci sono mai entrati e vorrebbero tanto farlo.</p>
<p>La prima genia di politici ha molte risorse a cui attingere, a differenza di questi ultimi. Per i quali vale un discorso a parte.</p>
<p>Dunque, dicevamo, i politici già eletti. In questo caso stiamo parlando del consiglio regionale, quindi di un ruolo che comporta un potere e una visibilità già notevoli.</p>
<p>La politica dominante, in Sardegna, quella fatta dai partiti italiani e dai loro satelliti locali, è di un tipo speciale.</p>
<p>Come raccontava già <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-pais-serra_(Dizionario-Biografico)/">Francesco Pais-Serra</a> nella sua relazione sull&#8217;indagine governativa del 1894-6, in Sardegna la sfera politica istituzionale non rappresenta veramente istanze ideali, interessi sociali o grandi obiettivi strategici.</p>
<p>Si tratta per lo più di una competizione tra gruppi di potere e di interesse più o meno robusti, che nella rappresentanza istituzionale vedono solo il lato strumentale e utilitaristico.</p>
<p>Naturalmente questa cosa non deve mai essere ammessa pubblicamente e, se possibile, neanche privatamente.</p>
<p>Tali gruppi di potere hanno gioco facile a farsi strada direttamente o tramite prestanome nei partiti più forti, a cui si affiliano. Per il semplice fatto che portano voti e consenso.</p>
<p>Esistono vaghe adesioni ideali alla base della scelta del partito di cui farsi tramite e di cui servirsi per i propri scopi. Ma mica sempre.</p>
<p>Chi detiene il potere vero, in Sardegna, non si mostra così facilmente al pubblico e, se può, non si sottopone di certo al voto (con relativi rischi). Meglio avere i propri uomini messi nei posti giusti e accaparrarsi qualche detentore di pacchetti di voti già bell&#8217;e pronti.</p>
<p>Quando tu, candidato outsider idealista e sincero, vai in giro a chiedere il voto, magari a persone non totalmente sconosciute, e ti senti rispondere &#8220;vorrei ma non posso&#8221;, è perché quel tuo conoscente e quasi certamente la sua famiglia sono già &#8220;promessi&#8221; a qualcuno di questi detentori di pacchetti di voti, o sono <em>clientes</em> di qualcuno dei capibastone delle varie fazioni in competizione.</p>
<p>Quindi, prima lezione: non è vero che il voto è personale, libero e segreto. Toglietevelo dalla mente.</p>
<p>Direte: ma è impossibile controllare migliaia di voti in questo modo, uno per uno!</p>
<p>Be&#8217;, intanto non devi controllarli uno per uno. Ci sono vari gradi di controllo e di aggregazione di voti. Nei casi più solidi si tratta di meccanismi rodati, che scattano puntuali al segnale convenuto.</p>
<p>Poi ci sono le azioni di mediazione delle varie sigle sindacali o delle associazioni di categoria, tutte &#8211; e dico tutte &#8211; detentrici a loro volta di un certo potere di raccolta del consenso e di intermediazione.</p>
<p>Quando hai un tuo uomo (o, meno spesso, una tua donna) in un posto strategico (un ufficio che rilascia autorizzazioni e licenze, un ruolo dirigenziale nell&#8217;apparato pubblico o para-pubblico, ecc.), sei in grado di condizionare la vita di molte persone, da cui poi puoi aspettarti riconoscenza. Anche e soprattutto sotto forma di voto.</p>
<p>Purtroppo a questo meccanismo non si sottraggono nemmeno i sindacati dei lavoratori, che da tempo in Sardegna svolgono una funzione di intermediazione, con una loro distribuzione di aree di influenza e di pacchetti di voti.</p>
<p>Poi c&#8217;è l&#8217;aspetto della comune appartenenza paesana. Non è da sottovalutare, in Sardegna.</p>
<p>Tu ti candidi a Cagliari, ma sei originario/a di qualche paese dell&#8217;hinterland o magari di altra zona dell&#8217;isola. Se sei candidato/a per un partito di quelli stabilmente abbarbicati al potere non hai problemi: loro hanno già interi elenchi di persone organizzati per origine e provenienza.</p>
<p>Se c&#8217;è da votare a Cagliari un candidato o una candidata di Desulo o di Seui o di Terralba o che so io, basterà contattare tutti i residenti a Cagliari di Desulo, o di Seui o di Terralba, ecc. per chiedere il voto in nome della comunanza paesana.</p>
<p>È illegale? E perché mai!</p>
<p>Funziona abbastanza, pare. Specie per certi paesi.</p>
<p>Questi sono aspetti molto pratici e, se vogliamo, terra terra, della campagna elettorale, che &#8211; come è evidente &#8211; non attengono affatto al dibattito politico, ai programmi, alle idee. Ma sono determinanti.</p>
<p>Di aspetti di questo tipo ce ne sono tanti, tutti di quest&#8217;indole.</p>
<p>Passerei ora a un altro fattore importante e spesso misconosciuto o mal interpretato, quello della comunicazione e dei mass media.</p>
<p>È un tema, questo, complesso, ma ormai piuttosto scandagliato, soprattutto in termini di tattiche di marketing e di efficacia propagandistica.</p>
<p>Anche qui, scordatevi che il nucleo principale della questione siano i contenuti, o le idee, o i programmi. E persino sui candidati va fatto un discorso puntuale.</p>
<p>Chi studia le campagne elettorali sa bene che si tratta di una sfida a chi manipola di più e meglio la percezione e le reazioni dei cittadini.</p>
<p>Sarebbe già una sfida impari se i mass media fossero dei semplici strumenti neutri tramite i quali si confrontano le forze in campo.</p>
<p>Ma non è così. I mass media, e in Sardegna questo è vero più che mai, sono parte in causa, partecipano alla competizione.</p>
<p>Non nel senso che le testate di informazione assumono una posizione politica, dichiarata e trasparente. Questo sarebbe già tanto e di fatto nelle democrazie meno scalcagnate funziona così.</p>
<p>Con accorgimenti, a volte severi, per garantire, almeno nominalmente, uguali spazi e pari opportunità a tutti i contendenti.</p>
<p>In Sardegna però le cose sono ben lontane da questa condizione di trasparenza e obiettività.</p>
<p>Fino a qualche anno fa il problema non si poneva nemmeno. Le poche forze realmente alternative all&#8217;apparato politico dominante erano totalmente ignorate o comunque facilmente marginalizzate.</p>
<p>Col terremoto delle elezioni regionali del 2004 e sempre di più negli anni successivi qualcosa è cambiato. Il sistema di potere fondato sulle fazioni in cui si dividono i partiti italiani principali e i loro satelliti locali ha cominciato a cedere.</p>
<p>Tutt&#8217;a un tratto è emersa la possibilità che qualche outsider, magari particolarmente dotato di risorse materiali e/o di fantasia e capacità comunicative, si ritagliasse uno spazio inedito.</p>
<p>Nel 2004 l&#8217;outsider Renato Soru mise su un movimento tutto suo, lo chiamò Progetto Sardegna, e conquistò da solo 66mila voti. Uno choc.</p>
<p>Poi la faccenda fu normalizzata, lo sappiamo. Ma intanto si era aperta una breccia.</p>
<p>La breccia si era aperta non per le virtù magiche di Renato Soru, né per la bontà intrinseca del suo programma. Questi due aspetti sono eventuali ed accessori, in realtà.</p>
<p>Più semplicemente, quella proposta così nuova e per certi versi rivoluzionaria (almeno in termini comunicativi e genericamente politici) interpretava e rappresentava un processo ormai avviato.</p>
<p>Ma avevo detto che non mi sarei attardato in questo tipo di analisi (anch&#8217;esse già fatte, del resto).</p>
<p>Quel che importa è che le cose, nell&#8217;ambito della comunicazione, col nuovo secolo sono diventate più difficili, in Sardegna.</p>
<p>I mass media si sono fatti più aggressivi, la manipolazione dell&#8217;opinione pubblica più intensa, ma al contempo più complicata.</p>
<p>Entrare in questo gioco senza conoscerne almeno un po&#8217; i meccanismi, magari confidando che le proprie idee, in quanto migliori e più forti, sapranno farsi strada grazie agli spazi generosamente concessi dai media, è un&#8217;illusione davvero naif.</p>
<p>Anche da noi le campagne elettorali sono diventate un format massmediatico moderno.</p>
<p>Parteciparvi costa molto.</p>
<p>Servono molte persone che lavorino su questo aspetto. Puoi anche pagarle una merendina e un succo di frutta al giorno, ma stiamo parlando comunque di un investimento non indifferente.</p>
<p>Ci sono anche i social media, da presidiare, e va fatto sistematicamente.</p>
<p>Nell&#8217;ultima campagna elettorale regionale (2014) c&#8217;erano decine di persone, pagate o comunque organiche ai partiti maggiori, quotidianamente appostate su Facebook o (meno intensamente) su Twitter per fare operazioni di spamming, trolling e tutto quanto d&#8217;altro possa essere utile in una campagna elettorale.</p>
<p>Credetemi sulla parola se vi dico che gli schieramenti maggiori (centrosinistra e centrodestra italiani) arrivano a spendere cifre nell&#8217;ordine di grandezza dei milioni di euro, tra una cosa e l&#8217;altra.</p>
<p>I mass media tradizionali, a loro volta, hanno un ruolo importante. Meno incisivo di quel che pretendono di avere, ma ce l&#8217;hanno.</p>
<p>Come detto, in Sardegna non sono un semplice tramite tra la politica e gli elettori, di suo neutro e neutrale.</p>
<p>In generale i mass media mainstream sardi sono accomunati dalla necessità di impedire alle forze esterne alla gestione dello status quo &#8211; quindi prima di tutto quelle votate all&#8217;autodeterminazione &#8211; di ritagliarsi un consenso autonomo, strutturato e autosufficiente.</p>
<p>Non solo, finché è possibile devono anche screditarne le istanze e indebolirne l&#8217;immagine pubblica.</p>
<p>In passato questo gioco è stato comodo, non ci voleva molto. I partiti italiani erano forti, dotati di personale, ramificati, soprattutto credibili.</p>
<p>Per di più, tale compito era facilitato da alcuni esponenti dell&#8217;indipendentismo stesso.</p>
<p>Personaggi istrionici, amanti dei riflettori, convinti di avere conquistato un certo potere mediatico in virtù delle proprie capacità, ma che invece erano banalmente usati come elemento di disturbo nelle lotte tattiche tra centri di potere o come fattore di indebolimento della proposta indipendentista medesima.</p>
<p>Questo trucco oggi non funziona più. Anche l&#8217;indipendentismo &#8211; fatte salve alcune ingenuità persistenti &#8211; è maturato e la platea dei suoi portavoce si è arricchita e dotata di strumenti e competenze più sofisticati.</p>
<p>Inoltre è cresciuto e si è irrobustito tutto l&#8217;ambiente politico e culturale votato, dichiaratamente o meno, al processo di autodeterminazione.</p>
<p>Non solo gli indipendentisti duri e puri, ma una vasta e variegata platea di persone, a volte in fuga dai partiti italiani o dalle appartenenze di una vita, che guardano con simpatia e interesse ai processi emancipativi in corso.</p>
<p>Per di più l&#8217;agenda politica sarda è ormai egemonizzata da temi e questioni che sono tipicamente cavalli di battaglia degli indipendentisti, da almeno venticinque anni, se non di più.</p>
<p>Quindi il problema dei mass media ormai non è negare le questioni o ignorare le istanze di autodeterminazione emergenti, ma di a) banalizzarle, b) sottrarle a quel campo politico, c) presentare in termini debilitanti quell&#8217;intero ambito politico, d) dividerlo.</p>
<p>Questa cosa va tenuta presente. Non è questione di contrastarla, protestando e strepitando per la mancanza di democrazia nell&#8217;informazione o per le scorrettezze subite. Non serve a nulla.</p>
<p>Nella seconda puntata di questa disamina vedremo perché è importante sapere come vanno queste faccende e come ci si può regolare. Anche in riferimento alla scelta dei candidati.</p>
<p>Per adesso concludo qui. Ho buttato lì alcuni elementi concreti e alcune semplici constatazioni pragmatiche.</p>
<p>Non esauriscono il campo delle dinamiche e delle &#8220;regole d&#8217;ingaggio&#8221; valide nelle campagne elettorali (e nelle campagne elettorali sarde specificamente), ma possono dare un&#8217;idea di come funziona il gioco.</p>
<p>Li lascio alla riflessione e alla valutazione di chi legge, dando appuntamento alla seconda parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>P.S. Per avere un&#8217;idea dell&#8217;influenza crescente della Rete sulla politica e delle tecniche manipolatorie usate, interessante questo <a href="https://youmedia.fanpage.it/video/aa/W7TSzuSwIns2y2sX">servizio giornalistico</a> sulle tattiche di monitoraggio e propaganda di Salvini (che non ha inventato nulla, sia chiaro, sono operazioni che fanno tutti, almeno quelli che dispongono di fondi sufficienti, anche in Sardegna).</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Test di Tolkien</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/01/16/test-tolkien1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 17:36:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[Signore degli anelli]]></category>
		<category><![CDATA[Tolkien]]></category>
		<category><![CDATA[Unico Anello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un modo per mettere alla prova la credibilità e l’affidabilità di chiunque si candidi a ruoli di guida o di coordinamento, in ambito politico, che sia dentro una organizzazione o a livello istituzionale. In tutti questi casi si dovrebbe superare il Test di Tolkien. Difficilmente chi si candida a quel genere di ruoli è...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il Test di Tolkien' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/01/16/test-tolkien1/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://s3.amazonaws.com/rapgenius/1357377803_Unico_Anello.png" alt="" width="410" height="330" /></p>
<p style="text-align: justify;">C’è un modo per mettere alla prova la credibilità e l’affidabilità di chiunque si candidi a ruoli di guida o di coordinamento, in ambito politico, che sia dentro una organizzazione o a livello istituzionale. In tutti questi casi si dovrebbe superare il Test di Tolkien.<span id="more-166"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Difficilmente chi si candida a quel genere di ruoli è un/una perfetto/a sconosciuto/a. Può capitare che lo sia, almeno parzialmente. In questi casi la prima cosa da fare è cercare di conoscere meglio il soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tanto attraverso domande stereotipate o lo studio delle dichiarazioni pubbliche. Su quello è troppo facile simulare e/o dissimulare, recitare, fingere. No, molto meglio osservare i comportamenti irriflessi, le reazioni alle situazioni contingenti, quelle minime, occasionali o private. Sempre che si abbia la possibilità di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo di che, la somministrazione del Test di Tolkien dovrebbe farci propendere definitivamente per un giudizio abbastanza preciso.<span id="more-2842"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema da superare è che troppo spesso il ruolo condiziona la persona. Una volta assunta una responsabilità, specie se da tale responsabilità discende la possibilità di far fare ad altri quello che si desidera (a vari livelli), è facile che emergano pulsioni e atteggiamenti altrimenti tenuti a freno, o nascosti. Il fascino del potere, a qualsiasi livello, è il medesimo. Ed è altamente corruttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Test consiste nel focalizzare la propria attenzione sul soggetto da testare e ipotizzare che venga in possesso o abbia la possibilità di venire in possesso dell’Anello del Potere, dell’Unico, forgiato nelle viscere roventi del Monte Fato.</p>
<p style="text-align: justify;">Simbolo e talismano, esso è anche il mezzo per sottomettere le altrui volontà e conquistare una forza sostanzialmente illimitata.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamolo come metafora del potere in quanto tale. Con una certa dose di immaginazione, si può provare a dedurre dagli elementi di giudizio a disposizione se il soggetto testato terrebbe l’Anello e lo utilizzerebbe, oppure se lo rifiuterebbe, sottraendosi al suo fascino.</p>
<p style="text-align: justify;">Non importa la buona o la mala fede, perché comunque il potere di per sé corrompe e porta sulla strada dell’egoismo più patologico e ossessivo, specie se vi si rimane esposti a lungo. Anzi, chi pensa di poter utilizzare l’Anello in buona fede, con l’intenzione di operare per il bene, è molto più esposto alle seduzioni dell’Unico e non è affatto detto che alla prova dei fatti si rivelerebbe meno pericoloso di chi fin da subito ha cattive intenzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Test si può applicare anche alle formazioni politiche nel loro insieme. Per esempio, in ambito italiano, il PD è un partito che ha perso l’anima nella rincorsa all’Anello. Quando lo ha avuto, non ha evitato di usarlo. I buoni propositi si sono volatilizzati rapidamente ed ora si tratta di una sorta di fantasma politico, per sempre schiavo dell’Anello, dannoso per sé e per chi vi presti fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PDL è costitutivamente corrotto e fa dell’uso spregiudicato dell’Unico la sua ragion d’essere. Tale spregiudicatezza però lo espone a dolorose cadute. Nemmeno Sauron era padrone della Sorte e il Male a cui si era votato costituiva comunque una sfera ontologica più alta. A tale sfera ci si può ispirare ma non si può fare propria. Esattamente come Sauron, per quanto potente, non sarebbe mai riuscito a sostituirsi pienamente a Melkor Morgoth.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi i “centristi”, accozzaglia di spiriti servili e proni al potere dell’Anello, ma quasi tutti incapaci anche solo di concepire, per viltà, il suo possesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa eccezione Colui che ne ha preso la guida. Il senatore nonché professore, ecc. ecc. Mario Monti. Costui è un rappresentante diretto del Male, è già uno schiavo dell’Anello, è il capo dei Nazgul e sa di poter usare del Potere a piene mani, per la riuscita dei suoi scopi, senza alcuna paura di esserne soggiogato, per il semplice fatto che soggiogato lo è già.</p>
<p style="text-align: justify;">Un discorso a parte va fatto per l’ambito sardo. Nella nostra isola, una specie di Contea, ci sono alcuni hobbit convinti di poter usare l’Anello impunemente. Per lo più si tratta di servi di signori stranieri, o di regni lontani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono anche alcune menti, apparentemente e forse davvero più fini delle altre, che autoconferendosi la patente di prime guide del vasto e variegato schieramento di paladini della libertà della Contea proclamano un destino di vittorie sulle tenebre, a patto di essere seguite ciecamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò, pur non rinnegando di collaborare con le forze esterne che tengono in soggezione la Contea-Sardegna. Ma si tratta di pericolosi illusi, troppo facili vittime del fascino dell’Unico.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri, pur approfittando delle possibilità che certi ruoli offrono, si guardano bene anche solo dal desiderare l’Anello, ben consci della sua forza e delle responsabilità che in ogni caso il suo potere impone.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri ancora sono solo dei servi poco dotati, senza grandi ambizioni, buoni solo per mansioni di bassa manovalanza; possono essere infidi e corrotti orchi, ma sono incapaci di concepire piani davvero alti, di portata generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono naturalmente anche coloro che lottano sinceramente per la libertà della Contea e che vorrebbero fare di tutto per darle pace e prosperità. Non tutti però sono immuni dal richiamo dell’Anello.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, alcuni, specie tra quelli che da anni si cimentano nello scenario politico, sono ormai caduti vittima dell’incantesimo e ritengono di poter contribuire alla propria causa solo attraverso il possesso dell’Unico o almeno approfittando del riverbero della sua potenza, anche in mano altrui, a patto di stare nei suoi pressi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente nessuno di coloro che siano disposti a impossessarsi dell’Anello o a servirlo, sotto qualsiasi forma, può essere un soggetto affidabile. Bisogna diffidare di loro e delle formazioni in cui militano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno che persegua il potere per il potere, che rincorra l’Anello, ha davvero a cuore la sorte collettiva della propria comunità, quali che siano le proprie dichiarazioni, magari apparentemente (anche per chi le fa) sincere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il test di Tolkien non sbaglia. Usiamolo e mettiamolo alla prova. La regola è che l’Anello non deve essere utilizzato da nessuno. Deve essere distrutto. E deve essere distrutto tutto ciò che attraverso di esso è stato o sarà compiuto. Tanto più nella Contea.</p>
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		<title>La &#8220;sindrome di Pitzolo&#8221; e alcuni segnali tragicomici di un mutamento di fase</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 14:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Cocco Ortu]]></category>
		<category><![CDATA[Girolamo Pitzolo]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Sarda Rivoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A perorare la causa delle famose Cinque domande al re di Sardegna, nel 1793, fu mandato tra gli altri Gerolamo Pitzolo, uomo distintosi nell’impresa di organizzare e guidare la vittoriosa resistenza allo sbarco francese del febbraio di quell’anno (tra poche settimane saranno 220 anni tondi). Pitzolo si trattenne a Torino per alcuni mesi. Al suo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La &quot;sindrome di Pitzolo&quot; e alcuni segnali tragicomici di un mutamento di fase' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/01/09/la-sindrome-di-pitzolo-e-alcuni-segnali-tragicomici-di-un-mutamento-di-fase/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://www.iconur.it/images/documenti/sardarivoluzione/pitzolo.jpg" width="287" height="286" /></p>
<p style="text-align: justify;">A perorare la causa delle famose Cinque domande al re di Sardegna, nel 1793, fu mandato tra gli altri Gerolamo Pitzolo, uomo distintosi nell’impresa di organizzare e guidare la vittoriosa resistenza allo sbarco francese del febbraio di quell’anno (tra poche settimane saranno 220 anni tondi).<span id="more-168"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Pitzolo si trattenne a Torino per alcuni mesi. Al suo ritorno non aveva conseguito alcun risultato pratico relativamente allo scopo per cui era stato mandato lì, ma in compenso poco dopo ottenne per sé la carica di Intendente Generale.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia sarda contemporanea è costellata da figure simili. Pitzolo è il prototipo dell’esponente della classe dominante sarda degli ultimi due secoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Dico il prototipo e non il paradigma perché il suo fu un tentativo imperfetto.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi contemporanei non ne gradirono la disinvoltura morale e, considerandolo ormai alla stregua di un controrivoluzionario, dunque di un traditore della causa, lo linciarono il 6 luglio del 1795.</p>
<p style="text-align: justify;">Stessa fine drammatica di quell’altro bel tomo del marchese Paliaccio della Planargia, Generale delle armi ed esponente del partito della restaurazione, trucidato qualche giorno dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modello  impersonato dal Pitzolo fu comunque perfezionato negli anni e nei decenni successivi, fino a raggiungere la sua compiutezza con Francesco Cocco Ortu in epoca giolittiana (fine Ottocento, primi del Novecento) e poi, mutatis mutandis, nel corso del Novecento, fino ai giorni nostri.<span id="more-2808"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ho scritto fino ai giorni nostri; tuttavia l’apparente immutabilità dei processi storici sardi (una leggenda infondata, questa, come tante altre, ma ancora radicata) oggi sembra cedere di fronte a mutamenti fino a pochi anni fa impensabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Segni di questi mutamenti non sono enfatizzati a dovere dalle cronache. Che del resto, asservite come sono a vari centri di potere e interesse, sono poco propense ad analizzare compiutamente la realtà, a fornire materiale per un diffuso pensiero critico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio, la sola idea che il Consiglio regionale della Regione Autonoma Sardegna potesse discutere una mozione recante la parola “indipendenza nazionale” sarebbe stato considerato pazzesco persino negli anni del “vento sardista”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella fase attuale evidentemente tale tabù è ormai caduto. Certo, la mozione presentata dal PSdAz qualche settimana fa era solo una finzione retorica e un espediente strumentale, molto tattico e ben poco strategico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto più che non sarà certo la votazione su una mozione in Consiglio regionale a poter decretare il compimento giuridico della nostra autodeterminazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, già aver costretto la classe politica sarda a schierarsi e a dichiararsi è stato meritorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Illuminanti gli interventi dei vari consiglieri regionali nel dibattito in merito. Ben pochi hanno dimostrato in quella circostanza di sapere di cosa diavolo stavano parlando.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella maggior parte dei casi è emersa lampante tutta la mediocrità, l’ignoranza crassa e il servilismo interessato dei nostri rappresentanti (e però pur sempre eletti da qualcuno, evidentemente).</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor più significativo, e non solo perché fresco fresco, il caso della composizione delle liste per le elezioni politiche italiane, specialmente riguardo al povero Partito (sedicente) Democratico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tante vanterie di autonomia rispetto alla segreteria romana, tanti richiami al sovranismo (esempio scolastico di neo-lingua orwelliana), tanti strombazzamenti autocompiaciuti sulle primarie per la scelta dei candidati, poi, in una notte, i baldanzosi emissari sardi della sezione locale del partito si vedono sbattere in faccia l’amara realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispediti sull’Isola con le pive nel sacco, come una novella delegazione stamentaria. I candidati dei collegi sardi li deciderà Roma, ovviamente. Con tanti saluti a autonomia, sovranismo e millanterie assortite.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo caso non è tanto l’esito – scontato – dell’episodio, quanto l’evidente preoccupazione circa le sue possibili ricadute politiche ad essere rilevante.</p>
<p style="text-align: justify;">Serpeggia, anche tra gli esponenti più ottusi dei partiti italiani in Sardegna, la sensazione che non sia più conveniente oggi dimostrarsi tanto passivamente subalterni verso i poteri esterni da cui pure si dipende.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tempo della rivoluzione certe cose si risolvevano per le spicce. Si faceva presto a cacciare via i piemontesi e anche a trucidare in piazza i leader infedeli.</p>
<p style="text-align: justify;">La medicina per liberarsi dal pericolo di ribaltamenti traumatici allora fu un più stretto accordo tra la classe dominante sarda e la corona sabauda, ribadita poi in varie forme nel corso dell’Ottocento e del Novecento, a dispetto dei mutamenti di regime, come sappiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi non sembra plausibile una via d’uscita altrettanto vantaggiosa, per chi domina la scena sarda in conto terzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è una situazione politica che prometta bene. È più tragicomica, che ridicola.</p>
<p style="text-align: justify;">Non facciamoci illusioni sulle modalità di reazione del popolo agli eventi. In certe situazioni – e la presente ha tutta l’aria di essere una di quelle – la storia subisce improvvise accelerazioni. Quel che si ipotizzava potesse accadere nel giro di anni o di decenni, accade nel giro di mesi. Cambiano di poco certi equilibri e tutto precipita.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo la classe dominante sarda e la sua espressione politica non danno mostra di rendersene conto. Tutti lì a pianificare come sfangarla, come mantenere privilegi e consensi cambiando il meno possibile, barcamenandosi tra gli interessi dei loro padroni oltremarini (gli unici a garantire loro quel minimo di legittimità e di credibilità indispensabile) e le pulsioni che emergono sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo nemmeno augurarci uno sfascio istituzionale o una deriva incontrollata.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppo facile, in quel caso, nelle condizioni in cui ci troviamo, virare tutto nel segno di soluzioni autoritarie, magari alimentate da una robusta dose di demagogia.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure favorire un intervento ancor più diretto delle forze che vedono la Sardegna come una fonte di profitti o di vantaggi d’altro genere, poco disposte a negoziare con chicchessia, una volta venuti meno i loro docili referenti politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, i tempi sono turbolenti ma interessanti, è vero, tuttavia va acquisita rapidamente una diffusa coscienza politica della posta in gioco, nell’ottica della sopravvivenza collettiva, prima di tutto, ma anche in una prospettiva più ampia, sul medio e lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe il caso che le forze produttive più sane e non clientelari, le formazioni sociali non parassitarie, gli intellettuali onesti e liberi, le università, persino la chiesa sarda prendessero finalmente una posizione chiara, non più attendista, e lavorassero a un nuovo modello di convivenza che faccia tesoro delle nostre risorse materiali e immateriali e delle nostre reti di relazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un auspicio retorico, è una necessità storica. Le elezioni sono snodi evenemenziali che danno sfogo a processi sottostanti e spesso innescano esiti storici non previsti. Sarà un anno intenso, quello che ci aspetta.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La &quot;sindrome di Pitzolo&quot; e alcuni segnali tragicomici di un mutamento di fase' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/01/09/la-sindrome-di-pitzolo-e-alcuni-segnali-tragicomici-di-un-mutamento-di-fase/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='La &quot;sindrome di Pitzolo&quot; e alcuni segnali tragicomici di un mutamento di fase' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/01/09/la-sindrome-di-pitzolo-e-alcuni-segnali-tragicomici-di-un-mutamento-di-fase/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/01/09/la-sindrome-di-pitzolo-e-alcuni-segnali-tragicomici-di-un-mutamento-di-fase/">La &#8220;sindrome di Pitzolo&#8221; e alcuni segnali tragicomici di un mutamento di fase</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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