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	<title>elezioni catalane 2021 Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Il poco sorprendente compromesso tra tecnocrazia e populismo e la colonia Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 16:06:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il poco sorprendente compromesso tra tecnocrazia e populismo e la colonia Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/02/15/il-poco-sorprendente-compromesso-tra-tecnocrazia-e-populismo-e-la-colonia-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p>Una delle prima cose che ho pensato, alla notizia dell&#8217;ammucchiata a sostegno del tecnocrate <strong>Draghi</strong>, è la faccia di bronzo dei politici sardi &#8220;di sinistra&#8221; (virgolette d&#8217;obbligo). Tutta la retorica del &#8220;battere le destre&#8221; e del &#8220;voto utile&#8221; sempre riversata a secchiate su qualsiasi discorso politico appena appena complesso, specie in campagna elettorale, e sempre in funzione anti-indipendentista, anti-alternativa, che fine farà? Oggi come la vedono?</p>



<p>Domanda retorica. Diciamo subito che non dovremmo stupirci. In tanti lo sappiamo da molti anni che quella è mera rappresentazione scenica, che in fondo si tratta di ritagliarsi una parte in commedia per poter <strong>partecipare alla spartizione</strong>. Guardatevi le nomine nei vari enti regionali o para-regionali, nei consorzi, tra i dirigenti degli assessorati, nella sanità e vi farete un&#8217;idea di cosa sia la rete del potere in Sardegna.</p>



<p>Un groviglio di interessi tutt&#8217;altro che in conflitto tra loro, ma anzi ben assemblati in un <strong>ingranaggio puramente parassitario</strong> il cui primo comandamento è: fare in modo che nulla cambi, con ogni mezzo.</p>



<p>Da qui la <strong>legge elettorale del 2013</strong>, ancora in vigore, da qui i <strong>trasformismi</strong> e il costante <strong>riciclaggio di personaggi come minimo discutibili</strong>, ma ben dotati di &#8220;pacchetti di voti&#8221; da mettere all&#8217;asta; da qui la somma mediocrità di assessori, portavoce, leader di corrente e di fazione, del tutto impermeabili a qualsiasi prospettiva strategica, di ampio respiro.</p>



<p><strong>Dipendenza</strong> e <strong>subalternità</strong> come fattori necessari di un&#8217;ingiustificata condizione di privilegio, se possibile da trasmettere agli eredi, a discapito di qualsiasi possibilità di reale progresso e di riscatto storico dell&#8217;isola. </p>



<p>Il giochetto di ruolo tra <strong>centrodestra</strong> e <strong>centrosinistra</strong>, con la <strong>partita truccata delle elezioni</strong> a prova di alternativa reale e con l&#8217;assorbimento indolore dei <strong>finti disturbatori grillini</strong>, ha funzionato bene, fin qui, nonostante sia sempre meno legittimato. Ora, con l&#8217;avvento tanto atteso (e a lungo preparato, non prendiamoci in giro) del governissimo Draghi, l&#8217;ipocrisia e le menzogne più sfacciate diventano difficili da spacciare per verità.</p>



<p>L&#8217;<strong>opposizione</strong> in Consiglio regionale ne esce totalmente delegittimata, quand&#8217;anche qualcuno avesse davvero creduto al suo ruolo di contraltare politico ai <strong>sardo-leghisti</strong>. Questi ultimi ne escono come i più furbi e spregiudicati di tutti, facendosi beffe anche dei residuati renziani, in Sardegna pochi e insignificanti, che pure millantano di essere i veri vincitori della partita (come? dove?).</p>



<p>Resta il fatto che tante persone, specie (sedicenti) di <strong>sinistra</strong>, che hanno a lungo disprezzato qualsiasi possibilità di uscire da tale giochetto di ruolo, votando e facendo votare robaccia destrorsa e/o mediocre, oggi sono chiamate a <strong>riconoscere di aver sbagliato</strong> su tutta la linea o ad ammettere di essere parte interessata di quello stesso giochetto.</p>



<p>Da anni il mondo dell&#8217;indipendentismo e dell&#8217;autodeterminazionismo, persino quello più vago, ma esistente e decisivo, del cosiddetto non-dipendentismo, hanno capito che è necessario essere <strong>alternativi a tutto questo</strong>, per poter costruire una prospettiva di reale <strong>democrazia</strong> nell&#8217;isola. Ci sono &#8211; è vero &#8211; spezzoni dell&#8217;indipendentismo che invece persistono nel leggere la realtà solo dentro le solite cornici tatticiste ed &#8220;entriste&#8221;, sperando di diventare appetibili per le coalizioni più forti. Non so se sia più un&#8217;illusione in buona fede o un calcolo cinico, ma tant&#8217;è: andrebbero recuperate o tenute a distanza.</p>



<p><strong>Per la Sardegna si prospettano anni duri</strong>, se non si mette insieme una proposta politica e sociale radicalmente oppositiva alla palude stantia e infetta alla quale si è ridotta la politica di Palazzo. Ma non basta ragionare sempre e solo in termini elettoralisti. Anzi, questo è un grave errore. </p>



<p>Non basta nemmeno ragionare in termini teorici e astratti. Vanno fatti <strong>i conti con la realtà</strong> concreta dei nostri problemi socio-economici, delle nostre magagne infrastrutturali, delle nostre debolezze culturali; ma anche con le nostre risorse, con la reti reali di relazioni, con le forme organizzative già in campo.</p>



<p>Dalla politica oggi rappresentata nelle istituzioni non possiamo né dobbiamo aspettarci nulla di positivo. Confido che sia chiaro a tutt*. L&#8217;azione del Governo Draghi, date le condizioni in cui si è formato e le forze che lo sostengono, non troverà in Sardegna alcuna opposizione. <strong>L&#8217;opposizione dovrà formarsi ed agire fuori dalle istituzioni</strong>, ma possibilmente non in forme spontaneiste e occasionali. L&#8217;impellenza, <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/01/21/qualche-idea-per-un-salto-di-qualita-della-politica-in-sardegna/">più volte segnalata</a>, di un coordinamento e di un&#8217;azione congiunta che nasca dalle forze sociali reali e dalle lotte sul campo (e non sui social) diventa ancora più evidente.</p>



<p>In <a href="https://elecciones.elperiodico.com/resultados/autonomicas/2021/catalunya/" target="_blank"  rel="nofollow" ><strong>Catalogna</strong></a> non sono bastati anni di repressione e disinformazione, non è bastata nemmeno la pandemia, per indebolire il processo di <strong>autodeterminazione democratica</strong>. E laggiù non si perde certo tempo a cianciare di &#8220;unico partito degli indipendentisti&#8221; o altre amenità del genere. Ci sono contraddizioni, frizioni, compromessi, com&#8217;è inevitabile che sia in una realtà umana complessa. Ma esiste una forza di base, un&#8217;abitudine a mettere insieme le forze quando ci sono obiettivi comuni, ed esiste una rete di associazioni, comitati, forme di mobilitazione della cittadinanza e una robustezza culturale, che in Sardegna esistono solo in parte o solo in embrione.</p>



<p>Però esistono. Non siamo nella stessa situazione della Catalogna, certo, e le ragioni sono storicamente chiare. La Sardegna soffre di una <strong>condizione coloniale</strong> più marcata e di una <strong>subalternità culturale</strong> ancora forte. Le periodiche ondate di mobilitazione popolare, spesso di vera rivolta (quante se ne contano dal periodo rivoluzionario a oggi?), raramente hanno trovato una <strong>connessione efficace col piano propriamente politico</strong>, con un&#8217;intellighenzia organica a tali rivendicazioni emancipative, con qualche porzione meno gretta e parassitaria delle borghesia e dei ceti dirigenti. </p>



<p>Ma <strong>non si può negare che tali momenti ci siano stati</strong>, né che anche nell&#8217;isola esista la <strong>capacità di mettersi insieme</strong>, di agire collettivamente, di radunare le forze. Non si può nemmeno negare che sia esistita una <strong>riflessione teorica e storica sulla nostra condizione subalterna</strong> e qualche tentativo di darle uno sbocco politico. Magari soffriamo di <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/02/03/eredita-ignorate-manifesto-politico-di-sardegna-possibile-2014/">scarsa memoria</a>, questo sì. Tuttavia, non siamo all&#8217;anno zero. </p>



<p>Assumiamo dunque il dato politico che arriva dall&#8217;Italia <strong>senza stupore</strong> e senza fare drammi. Era chiaro <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/07/31/autodeterminazione-e-universalismo-dialettica-vitale/">da un pezzo</a> che l&#8217;opposizione &#8220;tecnocrazia padronale vs. populismi reazionari&#8221; era solo una contrapposizione tra due destre, pronte all&#8217;occorrenza a mettersi d&#8217;accordo. Insieme alle fazioni liberali e/o socialdemocratiche di risulta, sempre comunque organiche alla deriva autoritaria e oligarchica. </p>



<p>Quel che rimane <strong>fuori dal quadro</strong> sono larghissime fette della popolazione, interi territori, porzioni di società senza rappresentanza e sempre più deprivate di diritti e possibilità di vita. Rimane fuori una strategia radicalmente diversa da quella dominante del consumo, dell&#8217;appropriazione rapace, della mercificazione di tutto, della repressione del dissenso. Rimane fuori la prospettiva politica basata sui beni comuni, sul contrasto del degrado ecologico, così come delle diseguaglianze sociali.</p>



<p>Tutto questo in sé ha <strong>una forza enorme da sprigionare</strong>. In Sardegna dobbiamo trovare una declinazione locale di questi processi, in connessione con ciò che succede altrove, con collegamenti e scambi di informazioni, con solidarietà e spirito realmente internazionalista, onde poter opporre una nostra forza collettiva ai tentativi di perpetuare e aggravare definitivamente la nostra condizione storica deficitaria.</p>
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