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	<title>elezioni 2011 Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Tutto come prima?</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/05/17/tutto-come-prima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2011 13:52:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2011]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[referendum nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente si sono celebrate le elezioni amministrative e soprattutto il referendum consultivo sul nucleare. La campagna elettorale è stata abbastanza penosa e di poco spessore e se non fosse per il clamoroso risultato referendario questo fine settimana appena trascorso sarebbe meritevole di un oblio rapido e indolore. Vediamo un po’ i risultati elettorali. È evidente...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tutto come prima?' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/05/17/tutto-come-prima/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Finalmente si sono celebrate le elezioni amministrative e soprattutto il referendum consultivo sul nucleare. La campagna elettorale è stata abbastanza penosa e di poco spessore e se non fosse per il clamoroso risultato referendario questo fine settimana appena trascorso sarebbe meritevole di un oblio rapido e indolore.<span id="more-284"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo un po’ i risultati elettorali. È evidente che, specie nei grandi centri, la tendenza è stata simile al dato italiano. Il che non deve meravigliare. L’opinione pubblica cittadina, in Sardegna, e a Cagliari e Olbia in particolare, è tributaria di un immaginario e di una identificazione ubicati ben dentro l’orizzonte di senso prodotto dai mass media italici. Il che significa assumerne le dosi massicce di limitatezza di vedute, provincialismo e grettezza. Il fatto di essere su un’isola distante con una serie di problemi tutti suoi da affrontare aggrava la portata di questa sindrome di straniamento da sé. Ma che vogliamo farci? Così è.</p>
<p style="text-align: justify;">È legittimo dubitare che queste elezioni cambino l’andamento generale della situazione sarda. Difficilmente produrranno anche significativi mutamenti nelle dinamiche locali, persino se a Cagliari vincesse Zedda.<span id="more-962"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si nota un arresto della crescita indipendentista. Ma qui c’è da fare alcune considerazioni: 1) erano elezioni comunali, perciò denotate da logiche e meccanismi che hanno poco a che fare con progetti generali e prospettive ideali ampie, mentre hanno un peso ben maggiore clientele, conoscenza personale, peso economico, credibilità e riconoscibilità locale dei candidati; 2) il variegato movimento indipendentista è in una fase di assestamento, e questo di per sé ha avuto un ruolo, ma è anche vero che non ha grandi doti clientelari cui attingere e solo in rari casi può presentarsi con una credibilità non tanto politica quanto amministrativa da spendere e da mettere sul piatto della bilancia; 3) i temi proposti negli ultimi dieci anni dagli indipendentisti sono ormai egemoni nell’agenda politica sarda e vengono facilmente fatti propri dalle grandi forze partitiche italiane, che così depotenziano sia le forze indipendentiste medesime sia la portata politica dei temi stessi, a vantaggio dello status quo. [Sul tema si può anche leggere <a href="http://www.cagliarifornia.eu/2011/05/elezioni-cagliari-la-delusione.html" target="_blank" rel="nofollow" >questo pezzo</a> di Mario Garzia, che dà una interpretazione abbastanza equanime della faccenda.]<!--more--></p>
<p style="text-align: justify;">Il referendum invece è andato oltre le più ottimistiche previsioni. Il risultato della votazione era scontato, nell’esito, magari meno nella dimensione (più del 97% di “sì”). Quello che non si poteva calcolare a priori era l’affluenza alle urne. In questo senso i sardi hanno voluto far sentire la propria voce in modo chiaro. Persino dopo che domenica il quorum era stato raggiunto, gli elettori sono andati a votare, anche laddove non c’era alcuna consultazione amministrativa a trainare il voto referendario (penso a Nuoro, ad esempio).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo referendum può darci molte indicazioni utili, da vari punti di vista e sarà necessario analizzarne premesse, promozione e esiti con laica acribia. Quel che salta agli occhi è il tentativo degli schieramenti politici italiani maggiori di mettere il cappello sulla vittoria. A cominciare dal presidente della Regione, decisosi (o spinto) a salire sul carro del vincitore quando i sondaggi – a lui certamente noti, anche se proibiti al pubblico – erano ormai chiari nell’indicare il probabile esito. Ma anche i vari PD e soci stanno menando gran vanto dell’esito referendario. Nessuno di loro sembra ricordare che il loro apporto alla raccolta di firme, alla campagna di sensibilizzazione e alla mobilitazione degli elettori è stata fatta per lo più da forze indipendentiste.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, qui c’è materiale su cui riflettere. Gli indipendentisti si sono esposti molto, anche superando le reciproche divisioni politiche, per assicurare a questo referendum un esito positivo. Chiaramente qui non era in ballo l’amministrazione di un comune e le pulsioni ideali sollevate avevano un sapore generale, universale, direi, tale che l’adesione ad esse poteva in qualche misura prescindere da una vera simpatia o vicinanza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">In qualche misura, però, non in assoluto. Perché in realtà nella mobilitazione e nell’esito del referendum si intravvede in nuce una nuova rappresentazione di sé dei sardi. Non più un rapporto debole e solo emotivo con la propria appartenenza, sacrificabile davanti alla realtà (che si presume sempre ostile alla prospettiva dell’autodeterminazione), ma la precisa coscienza di far parte di una collettività storica che condivide un destino comune, del quale non ci possiamo disinteressare e nemmeno aspettarci la presa in carico a nostro vantaggio da parte di una salvifica forza esterna. Non è un segnale da poco.</p>
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		<title>‘Ta gatzu no: sì!</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/05/14/ta-gatzu-no-si/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 11:06:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2011]]></category>
		<category><![CDATA[NIMBY]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[referendum nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come al solito, non si può stare tranquilli un attimo. Partiamo dalle urgenze più immediate. Elezioni amministrative e referendum sul nucleare caratterizzeranno le giornate di domenica e lunedì prossimi. Le due consultazioni non sono collegate, almeno formalmente, ma politicamente è chiaro che entrambe saranno interpretabili come segnali di orientamenti generali. Ai sardi il compito di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='‘Ta gatzu no: sì!' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/05/14/ta-gatzu-no-si/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Come al solito, non si può stare tranquilli un attimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dalle urgenze più immediate. Elezioni amministrative e referendum sul nucleare caratterizzeranno le giornate di domenica e lunedì prossimi. Le due consultazioni non sono collegate, almeno formalmente, ma politicamente è chiaro che entrambe saranno interpretabili come segnali di orientamenti generali. <span id="more-285"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ai sardi il compito di esprimersi e di esprimersi possibilmente con chiarezza, contro la cappa di conformismo e di subcultura depressiva che ci ammorba e ci impoverisce, anche materialmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Che ci sia la crisi, che la Sardegna ne soffra più di altre aree europee, è un dato di fatto. Se si pensa che la ricetta sia la <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/13/news/equitalia-la-rabbia-dei-diecimila-tartassati-4180354" target="_blank" rel="nofollow" >protesta</a>, magari anche numericamente consistente, ovvero la rivendicazione di aiuto e tutela da pare del governo italiano e dei suoi proconsoli nell’Isola, stiamo sbagliando calcolo per l’ennesima volta. E meno male che all’asino sardo, ecc. ecc.<span id="more-952"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, più che continuare a dire no e poi piegarsi a qualsiasi prepotenza o imposizione, occorre cominciare a dire qualche sì, proprio come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Yflsef_m9lI" target="_blank" rel="nofollow" >sulla scheda del referendum</a>. La lamentela non serve, serve progettualità e una nuova prospettiva in cui inserire un percorso di emancipazione collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, la <a href="http://noradarcaposperone.blogspot.com/" target="_blank" rel="nofollow" >protesta popolare</a> relativa all’impianto di <a href="http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/05/13/2212/" target="_blank" rel="nofollow" >quattro giganteschi radar</a> destinati a monitorare le coste sarde (per contrastare l’immigrazione clandestina? mmh, gatta ci cova…) sembra offrire al panorama sociopolitico sardo il segnale che qualcosa sta cambiando.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai e dai, stiamo capendo che queste decisioni calate dall’alto, totalmente funzionali a interessi alieni, distanti da quelli collettivi di chi vive nei territori interessati e in generale agli interessi di tutti i  sardi, non sono più accettabili.</p>
<p style="text-align: justify;">E non certo per una qualche forma di emersione della famigerata sindrome NIMBY (che vuol dire: non nel mio cortile), ma proprio in linea di principio, come rifiuto dell’approccio top-down che da troppe generazioni caratterizza  tutte le decisioni strutturali e strategiche sarde.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autodeterminazione non è né un costrutto ideologico cui sacrificare la realtà, né una utopia buona per consolarsi in tempi cupi, ma una precisa necessità storica cui deve corrispondere una assunzione di responsabilità collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Dato che la classe politica sarda è del tutto impreparata o troppo complice con i poteri dominanti per potersi opporre all’inerzia di impoverimento che ci opprime, devono essere tutti i sardi di buona volontà a svegliarsi dal sonno della ragione, dall’inedia della subalternità indotta, e cominciare a dire una propria parola su ciò che li riguarda. Una parola che non sia solo contestazione dell’esistente, ma proposta seria e concreta, sia per il presente sia per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta dire no, adesso è il tempo di dire qualche sì. Prima di tutto a noi stessi.</p>
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