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	<title>didattica a distanza Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Scuola e cultura da vittime della gestione dell&#8217;emergenza a possibili terreni di lotta politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 13:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quindi, ricapitolando: il calcio deve ripartire subito, che sennò la gente comincia a guardarsi attorno e magari a pensare (il basket no, troppo educativo, troppo poco italiano); fino a ieri non si poteva fare nulla, tanto meno uscire dalla propria &#8220;regione&#8221;, per stringenti motivi sanitari, che però improvvisamente, letteralmente da un giorno all&#8217;altro, sono svaniti...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Scuola e cultura da vittime della gestione dell&#039;emergenza a possibili terreni di lotta politica' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/06/05/scuola-e-cultura-da-vittime-della-gestione-dellemergenza-a-possibili-terreni-di-lotta-politica/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Ftse1.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.Ksca5-jH0eTk7ybcGsWUGAHaEE%26pid%3DApi&amp;f=1" alt="" width="639" height="350"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, ricapitolando: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>il calcio deve ripartire subito, che sennò la gente comincia a guardarsi attorno e magari a pensare (il basket no, troppo educativo, troppo poco italiano); </li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>fino a ieri non si poteva fare nulla, tanto meno uscire dalla propria &#8220;regione&#8221;, per stringenti motivi sanitari, che però improvvisamente, letteralmente da un giorno all&#8217;altro, sono svaniti nel nulla, e dunque liberi tutti; tanto, se scoppia un nuovo focolaio in Sardegna, è la volta buona che ne facciamo un bel lazzaretto, la chiudiamo a doppia mandata fino all&#8217;estate prossima (sperando che nel frattempo chi doveva morire sia morto, e possibilmente si siano estinti anche i sardi), e chi s&#8217;è visto s&#8217;è visto;</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>piani di adeguamento delle strutture e dei protocolli sanitari (per non parlare della riformulazione dell&#8217;intero modello della sanità pubblica), questi sconosciuti, tanto &#8220;sono stati straordinari&#8221; ed &#8220;è stato un successo&#8221; (cit. <a href="https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/06/04/arcuri-siamo-stati-straordinari-tutti-dovrebbero-riconoscerlo_YtfH1HhHgPb8MXj1MDKIHI.html" target="_blank"  rel="nofollow" >Arcuri</a>, commissario straordinario per l&#8217;emergenza, e amministratori vari della Lombardia); </li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>i reprobi sono &#8220;i giovani&#8221;, evidentemente non riportati a più miti consigli dalle settimane di clausura e ora così inopinatamente vogliosi di uscire e vedersi, ma pensa un po&#8217;.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo proseguire con l&#8217;elenco delle assurdità. Ma ce n&#8217;è una che vorrei sottolineare. Le vittime principali di tutto il &#8220;teatro dell&#8217;emergenza&#8221; (l&#8217;unico teatro funzionante, da tre mesi in qua) sembrano ancora la scuola e la cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bambini e ragazzi non sono mai entrati nel radar del governo né in quello degli amministratori regionali. Considerati un costo e un peso, da scaricare unicamente sulle famiglie, con un cinismo e direi una spietatezza che prima o poi andranno soppesati per bene, oggi riemergono appunto solo come problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo della scuola si è fatto carico di una situazione pesantissima, affrontata senza alcun sostegno e nemmeno alcun piano da parte del governo. Il corpo insegnante ha dovuto far ricorso alle proprie risorse materiali ed etiche, oltre che a quelle professionali, per tenere in piedi una sorta di finzione necessaria, al di là e a volte contro le disposizioni dei dirigenti e del ministero. Con l&#8217;unico scopo di non far perdere totalmente la bussola ai ragazzi, benché con limitata efficacia didattica e pedagogica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando leggo nelle dichiarazioni ministeriali la soddisfazione per gli esiti della Didattica a Distanza e intravvedo la volontà di impiegarla ancora, come normale pratica scolastica, l&#8217;unica cosa che mi viene in mente, da genitore e da conoscitore del mondo scolastico, è qualche maledizione non riferibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La DaD è uno schifo, parliamoci chiaro. Non solo lo è di suo, per principio e per ragioni pratiche, ma in più c&#8217;è da dire che è stata sostanzialmente regalata ad aziende private, senza alcuna verifica di buon funzionamento, né di rispetto della privacy di docenti e discenti. A nessuno, al ministero o negli uffici scolastici periferici, è venuto in mente di mettere al lavoro una squadra qualificata di informatici e tecnici per allestire una piattaforma libera, non commerciale e aperta (ossia pubblica) da fornire agli istituti e agli utilizzatori. Che Google sia diventato il monopolista della didattica pubblica in Italia è già di suo uno scandalo su cui occorrerebbe una riflessione severa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se non bastasse, non si vede all&#8217;orizzonte alcuna volontà di adeguare infrastrutture, personale, programmi a una frequentazione scolastica che sia non solo più sicura dal punto di vista della salute, ma anche più efficace. Le scuole italiane &#8211; e non parliamo di quelle sarde &#8211; sono vecchie, mal progettate, carenti da molti punti di vista, povere di mezzi e paradossalmente &#8211; in un epoca di stagnazione demografica &#8211; sovraffollate.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non si è approfittato nemmeno di una pandemia e del &#8220;tutti a casa&#8221; per ripensare strategicamente la scuola, credo che sia chiaro che non lo si farà mai. Se non forse per ridurre ulteriormente la spesa pubblica in questo ambito, aziendalizzare e privatizzare ulteriormente la scuola e favorire il distanziamento sociale, quello vero, ossia la diseguaglianza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Né i piani di incorporamento degli/lle insegnanti precari/e, che sarà l&#8217;ennesima procedura astratta, quasi una lotteria, senza alcuna considerazione per il fabbisogno degli istituti e dei territori, né le ipotesi di riapertura in settembre &#8211; con le classi-pollaio e <a href="https://www.corriere.it/scuola/medie/20_giugno_04/rientro-scuola-azzolina-si-pensa-plexiglass-banchi-998d7a2e-a69d-11ea-b760-0b897e2dd362.shtml" target="_blank"  rel="nofollow" >le gabbie di plexiglass</a> (ma cosa prendono, prima di pensarsi queste assurdità?) &#8211; sembrano tenere presente la realtà. La scuola è solo un costo, da ridurre il più possibile e da rendere funzionale alla produzione e riproduzione di rapporti sociali iniqui. Punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stranamente, però, i perbenisti progressisti, che stigmatizzano ogni tre per due l&#8217;analfabetismo funzionale altrui, auspicando riduzioni del suffragio universale (per gli altri), molto raramente pongono il problema di come sia davvero la scuola, in Italia, di come funzioni  e di ciò che si potrebbe/dovrebbe fare per ridarle forza e capacità didattiche ed educative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quegli altri, fascisti e fascistoidi vari, conservatori, neoliberisti in servizio permanente effettivo, hanno da sempre poco da dire in proposito, se non lavorare in ogni modo ad un incremento dell&#8217;ignoranza e dell&#8217;inconsapevolezza generalizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se guardiamo al caso sardo, la scuola ne esce ancora peggio. Il problema delle future assunzioni è una grana spinosissima su cui mi aspetterei una mobilitazione sindacale dura e decisa. La dipendenza passiva della scuola sarda dalle misure ministeriali e la gestione degli uffici scolastici affidata a personale troppo spesso paracadutato da chissà dove, ma anche una certa indole conservatrice e aziendalista di molti dirigenti (non di tutti, per fortuna), sono magagne strutturali che paghiamo a caro prezzo. Almeno quanto le carenze infrastrutturali e quelle dei trasporti locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O la Sardegna si dota di una propria politica scolastica, seria, onesta, rispondente alla realtà su cui incide (compresa quella linguistica), o continueremo a perdere terreno, non solo sul piano dei risultati scolastici e su quello meramente culturale, ma anche più in generale sul piano economico e sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In parallelo al disastro scolastico procede la devastazione dell&#8217;ambito culturale. Certo, probabilmente di qui a poco riapriranno cinema e teatri, almeno dove sarà possibile far fronte ai costi che le misure di prevenzione del contagio imporranno. Riaprono le biblioteche, riparte in qualche modo l&#8217;attività culturale istituzionale. Ma tutto ciò che si è perso in questi mesi non sarà recuperato. In termini di lavoro, reddito, qualità della vita, produzioni, condivisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti appuntamenti culturali in Sardegna salteranno. Il festival &#8220;L&#8217;isola delle storie&#8221; di Gavoi ha già annunciato la propria sospensione, su altri gravano incognite troppo grandi perché possa esserne prevedibile lo svolgimento. Si tratta di eventi che richiedono programmazione, finanziamenti, un&#8217;organizzazione complessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, non sarebbe male approfittarne per riflettere su cosa significhi fare cultura in Sardegna, come funzioni la macchina festivaliera, il circuito delle sagre e delle feste di paese, la fruizione del patrimonio storico-archeologico e museale, il mercato della cultura, dai libri alla musica alle arti figurative al teatro, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura, dalla politica sarda, è considerata solo una possibile fonte di clientele a basso costo, altrimenti è percepita solo come una minaccia, se va bene come a una cosa inutile, di cui non merita darsi pensiero. E forse, nell&#8217;ottica di una politica da podatari, da gestori di una situazione di subalternità in conto terzi, tutto ciò è perfettamente coerente. Faccio notare come questa propensione sia identica e trasversale a tutti gli schieramenti rappresentati nelle istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse il mondo della cultura, in Sardegna, dovrebbe cominciare ad affrancarsi dal ricatto della politica e diventare quel moltiplicatore di intelligenza, di gusto, di possibilità di vita e di libertà che non sempre riesce ad essere. Forse la sua eccessiva prudenza politica alla fin fine non gli ha giovato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi aspetto molto, invece, dall&#8217;ambito intellettuale universitario, troppo legato a logiche spartitorie, a meccanismi feudali e a un conformismo provinciale soffocante (non sempre e non dappertutto, ma nei suoi vertici e nel suo zoccolo duro senz&#8217;altro sì). Ma per tutto il resto dovrebbe essere chiaro che bisogna diventare soggetti politici attivi e di peso. Non in termini di organicità di partito, tanto meno di reggicoda delle fazioni di potere (come troppo spesso è stato fin qui), ma in termini di libertà d&#8217;azione, di creatività e anche di pressione non corporativa ma etica e pragmatica verso il Palazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura &#8211; in tutte le sue declinazioni, compreso l&#8217;ambito demo-antropologico, che in Sardegna non è affatto mero folklore né un residuato museale &#8211; è un ambito strategico decisivo, anche in termini economici; molto più grande e rilevante dello stesso comparto turistico, pure salito alla ribalta in queste ultime settimane. Eppure non è affatto in cima ai pensieri della politica. In Italia e in Sardegna. Come la scuola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In cima ai pensieri della politica, in Sardegna (ma mutatis mutandis anche in Italia), ci sono &#8220;cemento-e-tondini&#8221;, speculazioni assortite, servitù più o meno dichiarate da ampliare e garantire, favori da fare e da rendere, prebende da ottenere o da conservare, clientele da soddisfare e possibilmente accrescere, ricatti da esercitare o da cui difendersi. Così stanno le cose. Teniamolo presente. E &#8211; lo dico come appello al mondo della scuola e della cultura &#8211; cominciamo ad agire di conseguenza.</p>
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