<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>crisi Archivi - SardegnaMondo</title>
	<atom:link href="https://sardegnamondo.eu/tag/crisi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://sardegnamondo.eu/tag/crisi/</link>
	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Apr 2026 14:38:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>La dipendenza e l&#8217;inerzia politica che non possiamo più permetterci</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 13:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6249</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;annuncio di una tregua tra USA e Iran non rimuove le preoccupazioni per una fase storica conflittuale, che sembra condannare gran parte dell&#8217;umanità all&#8217;incertezza e alla paura. Affrontarla in una posizione di subalternità e dipendenza peggiora le aspettative. Ed è proprio questa, la condizione della Sardegna. Dipendente e subalterna, sottodimensionata quanto a produzione, esposta alle...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/">La dipendenza e l&#8217;inerzia politica che non possiamo più permetterci</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La dipendenza e l&#039;inerzia politica che non possiamo più permetterci' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="wp-block-heading"><em>L&#8217;annuncio di una tregua tra USA e Iran non rimuove le preoccupazioni per una fase storica conflittuale, che sembra condannare gran parte dell&#8217;umanità all&#8217;incertezza e alla paura. Affrontarla in una posizione di subalternità e dipendenza peggiora le aspettative.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ed è proprio questa, la condizione della Sardegna. Dipendente e subalterna, sottodimensionata quanto a produzione, esposta alle fluttuazioni di mercato e alla volontà dei grandi attori finanziari  e politici globali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La tregua stabilita dall&#8217;amministrazione Trump con la leadership iraniana, se da un lato sancisce la sconfitta degli USA in questa particolare circostanza, non rappresenta però una rassicurazione sufficiente su ciò che ci aspetta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che si tratti di una sconfitta USA non possono esserci dubbi. La quantità di condizioni poste dall&#8217;Iran che saranno accettate dalla controparte ne stabilirà la portata. Chiaramente, la propaganda trumpiana presenterà la faccenda in termini completamente diversi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, a Trump medesimo cosa può interessare di quello che pensano le opinioni pubbliche internazionali e persino quella del suo stesso paese? Il sospetto che dietro le sue altalenanti dichiarazioni e le sue incoerenti decisioni ci siano calcoli e sostanziosi interessi privati (soprattutto quanto a speculazioni spregiudicate sui mercati finanziari) non è così peregrino.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un aspetto dello scenario da non sottovalutare, ma chiaramente non è il solo. Anche una certa convenienza per la Russia putiniana non sembra del tutto estranea a certe scelte di Trump. Putin dopo tutto è un suo complice, un suo alter ego nient&#8217;affatto ostile. Ideologicamente si intendono bene e condividono l&#8217;avversione viscerale per l&#8217;Europa democratica, la sua società aperta, la sua laicità, la sua vocazione civile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;Europa rimane una delle vittime preferite dei vari regimi reazionari e autoritari che al momento cavalcano l&#8217;onda nera globale. Con tutti i suoi difetti (concentrati soprattutto nelle sue leadership), resta un fastidioso ostacolo nei disegni neo-imperiali e nelle ambizioni sfrenate degli attori finanziari. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le varie leadership si possono corrompere e/o ricattare, ma ormai il nucleo forte dell&#8217;Europa risiede nelle abitudini democratiche, nelle modalità di relazione e interrelazione acquisite dalle sue popolazioni, più che nelle sue procedure istituzionali e nell&#8217;architettura politica dell&#8217;UE.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo scenario, esistono differenze marcate tra territori e popoli. Certo, pur sempre dentro un quadro relativamente stabile e garantito, specie rispetto a larga parte della restante umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna fa parte dell&#8217;Europa più fragile e suscettibile di subire conseguenze drammatiche a seconda di quel che succede tutt&#8217;attorno. Priva di una classe dirigente quanto meno decente, vede addensarsi nubi nere al suo orizzonte, sia per le sue irrisolte carenze generali, ormai sclerotizzate (demografiche, socio-economiche, infrastrutturali, fiscali, culturali), sia per via della contingenza storica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prendiamo lo scossone al prezzo dei combustibili fossili e dei fertilizzanti causato dal conflitto in Iran. Un&#8217;evenienza che per altre aree europee è una minaccia per i consumi e alcuni aspetti dell&#8217;esistenza materiale della popolazione, per la Sardegna rischia di risultare disastrosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non solo infatti acquistiamo all&#8217;esterno una quota enorme dei beni che soddisfano il nostro fabbisogno alimentare, ma a questo va aggiunta la dipendenza da fertilizzanti e mangimi di importazione, così che la stessa produzione agro-alimentare interna viene messa a rischio. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso, inevitabilmente, vale per molti altri prodotti di largo consumo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è tanto la condizione insulare in sé a costituire un problema (come invece continuano a sostenere i nostri esponenti politici), bensì la sua gestione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna è un&#8217;isola grande, con vaste zone a vocazione agricola. Benché non particolarmente fertile in tutte le sue regioni interne, ce ne sarebbe abbastanza per sostenere una produzione agro-alimentare &#8211; e la relativa industria di trasformazione &#8211; molto maggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Possiede anche risorse non banali, ivi compresa la disponibilità di sole, vento, geotermia, infrastrutture idroelettriche che consentirebbero, con un approccio ben pianificato, non unicamente orientato al profitto privato, né agli interessi &#8220;nazionali&#8221; italiani, di avviare una vera e democratica transizione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è tanto un discorso di autosufficienza &#8211; difficile da ottenere in ogni caso e non necessariamente auspicabile &#8211; ma prima di tutto di sicurezza. L&#8217;eventuale incremento delle esportazioni, oggi largamente condizionate dai prodotti di raffinazione petrolifera (vedi alla voce SARAS), sarebbe una conseguenza virtuosa in una situazione di relativa garanzia di sussistenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo ben lontani da questa possibilità. La politica non sembra darsi troppo pensiero di tutto ciò. Le sole preoccupazioni espresse da esponenti del governo regionale, nella presente situazione, sono state quelle dell&#8217;assessore Cuccureddu, che ha visto nella penuria di carburanti e nelle difficoltà dei trasporti <a href="https://www.unionesarda.it/economia/guerra-razionamento-carburante-e-tagli-ai-voli-cuccureddu-rischio-catastrofe-per-il-turismo-duql6uuc" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >solo un problema per i turisti</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È comprensibile: per un martello, qualsiasi altra cosa è un chiodo. Il nostro personale politico, anche quando è relativamente più capace, ragiona sempre e solo in termini corporativi e settoriali. Quando non risponde direttamente a un qualche gruppo di interesse, a qualche loggia massonica e/o a qualche mandante esterno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è il problema generale dell&#8217;ignoranza profonda e dell&#8217;incapacità di concepirsi come collettività umana portatrice di necessità e di aspettative proprie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;è problema strutturale in Sardegna che non venga affrontato a testa in giù. Anziché partire dai bisogni concreti, dagli interessi generali, dai diritti di cittadinanza (astrattamente garantiti), il primo pensiero è sempre: se faccio questo, cosa ci guadagno (o cosa ci guadagna il gruppo o il soggetto a cui rispondo dele mie scelte)?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La soggezione allo stato italiano e a chi lo governa/controlla è una delle cause profonde di questa situazione, e a sua volta produce l&#8217;effetto politico della mediocrità e dell&#8217;inadeguatezza della nostra classe dirigente. Un circolo vizioso che, nella fase storica presente, comporta rischi molto più gravi rispetto alla norma, pure al limite del disastroso, degli scorsi settant&#8217;anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così, eccoci qui a consultare bollettini di guerra e notiziari più o meno attendibili per provare a orientarci sul futuro prossimo e meno prossimo, quasi mai capaci di valutare davvero gli eventi e le loro conseguenze, ma disinvolti nel commentarli a stretto giro (vale anche per me, sia chiaro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ansia indotta dall&#8217;infodemia imperante non è un effetto casuale e non voluto, ma fa parte del gioco manipolatorio a cui si sta riducendo la sfera pubblica anche nei paesi democratici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I mercati finanziari reagiscono agli annunci dei leader internazionali in modo compulsivo, spesso a traino delle manovre speculative più spregiudicate attuate dalle combriccole ben informate. Lo stesso avviene più in piccolo, ma non meno attivamente, per i consumi quotidiani delle masse. Fino al prossimo annuncio, magari di segno contrario.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E nessuno, in Sardegna, soprattutto nei suoi gruppi dirigenti, che accenni anche solo a un qualche straccio di prospettiva strategica per sottrarci alle peggiori conseguenze di questa epoca conflittuale. La peggiore classe dirigente sarda dalla Perfetta Fusione, nel peggiore dei momenti storici dal 1943. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;unico motivo di vaga speranza è che tutto sommato l&#8217;isola di momenti bui ne ha conosciuto diversi, nei millenni di permanenza umana sul suo suolo. Anzi, spesso, dalle crisi apparentemente peggiori ne siamo usciti con soluzioni efficaci, soprattutto quando siamo stati lasciati in pace (alla faccia della &#8220;Sardegna abbandonata a se stessa!).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vero è che ci troviamo in una condizione inedita non solo per la Sardegna ma per l&#8217;intera umanità, con guai assortiti (climatici, ecologici, demografici) di dimensioni planetarie, che i meccanismi socio-economici in funzione, le attuali strutture politiche e i modelli di leadership dominanti sono evidentemente inadeguati a fronteggiare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A maggior ragione dovremmo rivedere categorie analitiche, cornici interpretative, prospettive ideali, posture pragmatiche. A partire dalla situazione locale, che, nel nostro caso, ha la peculiarità di essere alquanto &#8220;situata&#8221;, geograficamente peculiare. Tanto più esposta agli scossoni storici, quanto meno abbiamo consapevolezza della nostra posizione nel mondo e della nostra condizione reale.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La dipendenza e l&#039;inerzia politica che non possiamo più permetterci' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='La dipendenza e l&#039;inerzia politica che non possiamo più permetterci' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/">La dipendenza e l&#8217;inerzia politica che non possiamo più permetterci</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Sardegna nella crisi globale, ovvero dall&#8217;analisi alla proposta</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2024/02/21/la-sardegna-nella-crisi-globale-ovvero-dallanalisi-alla-proposta/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2024/02/21/la-sardegna-nella-crisi-globale-ovvero-dallanalisi-alla-proposta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 12:13:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=5641</guid>

					<description><![CDATA[<p>Danilo Lampis ha reso pubblico in Rete un suo saggio dal titolo La Sardegna nella crisi globale tra rischi e prospettive, precedentemente uscito, in forma parzialmente diversa, in una pubblicazione della Fondazione Sardinia. Si tratta di una disamina molto accurata e documentata sulla condizione della Sardegna attuale dentro le dinamiche internazionali, con uno sguardo prospettico...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/02/21/la-sardegna-nella-crisi-globale-ovvero-dallanalisi-alla-proposta/">La Sardegna nella crisi globale, ovvero dall&#8217;analisi alla proposta</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La Sardegna nella crisi globale, ovvero dall&#039;analisi alla proposta' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/02/21/la-sardegna-nella-crisi-globale-ovvero-dallanalisi-alla-proposta/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="468" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/02/image-700x468.png" alt="" class="wp-image-5644" style="width:661px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/02/image-700x468.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/02/image-640x428.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/02/image.png 720w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading"><strong>Danilo Lampis</strong> ha reso pubblico in Rete un suo saggio dal titolo <em><a href="https://medium.com/@danilolampis/la-sardegna-nella-crisi-globale-tra-rischi-e-prospettive-8845e1d74c48" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>La Sardegna nella crisi globale tra rischi e prospettive</strong></a></em>, precedentemente uscito, in forma parzialmente diversa, in una pubblicazione della <a href="https://www.fondazionesardinia.eu/ita/?page_id=175" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Fondazione Sardinia</a>. Si tratta di una disamina molto accurata e documentata sulla condizione della Sardegna attuale dentro le dinamiche internazionali, con uno sguardo prospettico rivolto non solo al passato e al presente, ma anche al futuro.</h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il saggio evoca temi e questioni trattati ampiamente anche qui su SardegnaMondo: le crisi globali nei loro risvolti socio-economici e politici, il declino della democrazia liberale europea, l&#8217;incrudirsi delle relazioni politiche e il crescente restringimento degli spazi di libertà anche nelle democrazie conclamate, l&#8217;incombere della guerra come mezzo ordinario e come scenario permanente. Riguardo la Sardegna c&#8217;è il problema della dipendenza e della subalternità, dentro una transizione storica che minaccia di soffocarne pressoché definitivamente ogni aspirazione di progresso autonomo, di benessere e di democrazia. Viene toccato il tema dell&#8217;autonomia differenziata, in agenda nel governo di destra oggi al potere a Roma. Viene messa in discussione la portata e la qualità della risposta della classe dirigente sarda alla sfida di questi tempi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi sembra un contributo estremamente importante, sia per la sua qualità analitica, sia per la mole di riferimenti teorici e di concetti chiave, sia per il suo respiro prospettico e strategico. L&#8217;asticella della politica sarda è drammaticamente bassa, quella del confronto intellettuale non è messa molto meglio. Il dibattito elettorale di queste settimane lo conferma, anche per responsabilità di un sistema di mass media mediocre e quasi sempre manipolatorio (sintomo di una democrazia tutt&#8217;altro che compiuta). Occorre dotarsi di un armamentario di riflessioni di alto livello, onde poter affrontare il presente e l&#8217;immediato futuro con qualche speranza di capirci qualcosa e dunque di poter agire con criterio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più questo discorso è valido in tempi elettorali. Non tanto per determinare in qualche modo l&#8217;esito del voto (sarebbe impossibile), quanto piuttosto per avere un&#8217;idea di cosa fare dopo. È il &#8220;dopo&#8221; che di solito frustra i tentativi di costruire un&#8217;alternativa politica seria, in Sardegna. I motivi sono tanti. Uno è che le forze alternative al sistema oligarchico-clientelare-coloniale, che ha dominato la scena negli ultimi trent&#8217;anni (con rare e ben contenute eccezioni), non hanno mai maturato una capacità politica spendibile sul terreno della cruda realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le forze sociali e culturali estranee all&#8217;apparato di potere podatario sardo si sono molto concentrate su se stesse, dedicandosi con ostinazione degna di miglior causa a irrobustire il proprio lessico, le proprie posture, i propri tic, in un circolo vizioso autoreferenziale che le ha spinte sempre più ai margini del discorso pubblico, senza impatto sulla vita concreta delle nostre comunità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È il dramma di ogni metafisica. Scambiare il mondo delle parole per la realtà ha sempre prodotto disastri. Lo svelava Nietzsche, ne faceva un severo ammonimento Gramsci. Invece bisogna starci, dentro la realtà, con tutte le sue imperfezioni, le sue contraddizioni, le sue ibridazioni. Bisogna essere parte consapevole dell&#8217;ecosistema sociale, culturale e politico, agire dentro di esso come elemento vivo, connesso con gli altri. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che chiama in causa prima di tutto le aspirazioni all&#8217;autodeterminazione, l&#8217;indipendentismo diffuso e quello organizzato, le istanze di radicale mutamento sociale e valoriale. Vanno ridefiniti i termini del proprio agire politico e anche le basi teoriche su cui esso si fonda. Va tenuta presente la natura transeunte della forma stato-nazione, nelle sue caratteristiche intrinseche e nel suo ruolo dentro le dinamiche contemporanee. Va ridefinita la democrazia stessa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il saggio di Danilo Lampis offre una vasta gamma di argomentazioni e di riferimenti storici e teorici, da cui partire per avviare un dibattito produttivo e fecondo, nell&#8217;ottica di irrobustire e rendere definitiva la crisi del sistema di potere sardo, chiaramente in atto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La crisi e la rottura del sistema di potere sardo è una condizione ovviamente necessaria, ma non sufficiente perché sia sostituito con qualcosa di meglio. Servono idee e azioni, azioni collettive, per salvarci dalle derive autoritarie, dalle tentazioni elitarie, dalle nuove forme di dipendenza, povertà e marginalità a cui sembriamo destinati. È un compito nostro, di chi vive adesso, comunque vadano le imminenti elezioni.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La Sardegna nella crisi globale, ovvero dall&#039;analisi alla proposta' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/02/21/la-sardegna-nella-crisi-globale-ovvero-dallanalisi-alla-proposta/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='La Sardegna nella crisi globale, ovvero dall&#039;analisi alla proposta' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/02/21/la-sardegna-nella-crisi-globale-ovvero-dallanalisi-alla-proposta/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/02/21/la-sardegna-nella-crisi-globale-ovvero-dallanalisi-alla-proposta/">La Sardegna nella crisi globale, ovvero dall&#8217;analisi alla proposta</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2024/02/21/la-sardegna-nella-crisi-globale-ovvero-dallanalisi-alla-proposta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La crisi c&#8217;è, si vede, ma nessuno la affronta</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2023/03/29/la-crisi-ce-si-vede-ma-nessuno-la-affronta/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2023/03/29/la-crisi-ce-si-vede-ma-nessuno-la-affronta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 11:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Solinas]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni regionali]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Comandini]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=5365</guid>

					<description><![CDATA[<p>Distratti dalla futile e desolante cronaca italiana, tende a sfuggire la portata del momento storico che stiamo vivendo. La crisi non è contingente, i suoi connotati non sono quelli dell&#8217;emergenza continuamente annunciata e mai risolta. Non abbiamo ancora visto tutto. L&#8217;incipiente crisi bancaria &#8211; tenuta sotto controllo mediaticamente ma non si sa se anche nei...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/03/29/la-crisi-ce-si-vede-ma-nessuno-la-affronta/">La crisi c&#8217;è, si vede, ma nessuno la affronta</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La crisi c&#039;è, si vede, ma nessuno la affronta' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/03/29/la-crisi-ce-si-vede-ma-nessuno-la-affronta/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-9-700x424.jpg" alt="" class="wp-image-5380" width="601" height="364" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-9-700x424.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-9-640x387.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-9-768x465.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-9.jpg 800w" sizes="(max-width: 601px) 100vw, 601px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Distratti dalla futile e desolante cronaca italiana, tende a sfuggire la portata del momento storico che stiamo vivendo. La crisi non è contingente, i suoi connotati non sono quelli dell&#8217;emergenza continuamente annunciata e mai risolta. Non abbiamo ancora visto tutto.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incipiente crisi bancaria &#8211; tenuta sotto controllo mediaticamente ma non si sa se anche nei fatti &#8211; è solo uno degli aspetti di una crisi più generale sempre meno gestibile con gli strumenti consueti della politica. Le sollevazioni popolari in mezza Europa, in Israele e in altre aree del pianeta, benché abbiano origini contingenti diverse, segnalano quello che è evidente da tempo: la complessità e la durezza di questa fase di transizione storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema del contesto italiano, Sardegna compresa, è che la classe dirigente italiana, ossia i ceti abbienti e le loro rappresentanze politiche, culturali e mediatiche, è la più scalcagnata, gretta e cialtrona d&#8217;Europa. O comunque se la gioca in fondo alla classifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo diceva già Gramsci cent&#8217;anni fa, lo diceva Pasolini cinquant&#8217;anni fa e rimane vero oggi. È un problema congenito del pasticcio storico chiamato Italia e non se ne uscirà mai, finché esisterà lo stato italiano così com&#8217;è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica espressa dalla classe dirigente italiana è coerente con tale base di riferimento e con la sua storia. In quest&#8217;epoca di decadenza e chiusura oligarchica e autoritaria, in un momento di possibile scontro sociale, niente di meglio che mettere alla guida nominale del Paese la banda fascista e conservatrice capitanata da Giorgia Meloni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È chiaro che si tratta di un governo raccogliticcio, incompetente e fin troppo esplicitamente di destra. Ma non bisogna cadere nelle trappole mediatiche a cui ricorre, con la sponsorizzazione dei ceti ricchi e privilegiati (che possiedono i mass media). Le periodiche e reiterate dichiarazioni ostili ai diritti delle donne e della comunità LGBTQ+, le scelte xenofobe e razziste, le trovate di stampo vacuamente nazionalista sono gravi e certamente da contrastare, ma suonano perlopiù come diversivi. Si sollecita l&#8217;opinione pubblica su temi sì importanti, ma trattati secondo le modalità delle discussioni tra tifoserie calcistiche. I media veicolano e amplificano questo pseudo-dibattito pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto si fanno scelte &#8211; o non-scelte &#8211; importanti sui dossier strategici e si asseconda l&#8217;andazzo che ha ormai preso anche nel &#8220;civile Occidente&#8221;. Come vediamo in Francia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la popolazione italiana, soprattutto nei suoi gruppi sociali medi, vagamente istruiti, non fosse così ignorante, distratta, stordita e troppo occupata a sopravvivere come è, credo che anche in Italia saremmo vicini a qualche forma di sollevazione popolare. Esito che comunque non può essere escluso per i prossimi mesi e anni, quando i vari nodi verranno, in un modo o nell&#8217;altro, al pettine. E allora sarà chiaro perché l&#8217;agglomerato di interessi e di potere che domina il Paese ha preferito mettere al governo i (post?) fascisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Occidente, dicevo. Benché si propali a pieno ritmo la narrazione sui &#8220;valori dell&#8217;Occidente&#8221;, contrapposti a quelli, ovviamente contrari e per loro natura pessimi, della Cina, della Russia e di altre entità politiche al momento considerate ostili, proprio su tali valori è in corso un conflitto interno durissimo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa Unione Europea, nel suo livello esecutivo, decisionale, è un&#8217;entità strumentale a disposizione dei grandi centri finanziari e dei potentati economici privati. Come dimostra la criminale &#8211; in senso sociale &#8211; politica dei tassi di interesse esercitata da Christine Lagarde, presidente della BCE. E le stesse misure di cosiddetto sostegno e sviluppo, compreso il tanto celebrato PNRR, non sono che meccanismi destinati a privatizzare ulteriormente ogni aspetto potenzialmente monetizzabile dell&#8217;esistenza e ad assoggettare intere popolazioni e interi territori a una forma di rapporti di produzione, sociali e politici di stampo estrattivo, padronale, autoritario e anti-popolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si inviano armi in Ucraina in nome della pace, ma non si fa nulla per preparare davvero la pace. Non si pone nemmeno il tema principale: la ritirata della Russia dal territorio ucraino. Come mai? Si rifiuta il dossier cinese in proposito, ma non se ne presenta uno alternativo. Si preferisce prolungare il conflitto, sulla pelle della popolazione ucraina, aspettando solo il momento propizio per imporre i propri piani di ricostruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l&#8217;invio di armi, che pure non è un&#8217;aberrazione politica, è quasi un altro diversivo esso stesso. Il problema non è quello. Il problema è l&#8217;aumento sconsiderato e generalizzato della spesa militare. È un&#8217;altra faccenda ed è una decisione dal segno molto chiaro: si prepara un&#8217;epoca di guerra. Nominalmente in nome di quella democrazia che intanto si fa di tutto per comprimere e, dove possibile, ridurre al minimo nello stesso Occidente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, che mi sembra chiarissimo, che ruolo ha e che sorte attende la Sardegna?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come detto più volte, siamo in una situazione allarmante. Sia per quanto riguarda tutti gli indicatori socio-economici, demografici e culturali, sia sul piano politico. Essere nei guai è un conto. Essere nei guai senza alcuna risorsa per uscirne è un altro. Le risorse per uscirne dovrebbero essere prima di tutto di indole politica e poi chiaramente anche di natura sociale e materiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello politico penso non ci sia nulla di meglio per capire la gravità del momento che dare la parola ai protagonisti medesimi, almeno nell&#8217;ambito strettamente istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato, <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/il-leader-del-pd-punta-al-centro-per-vincere-le-regionali-2024-solinas-non-classificato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >l&#8217;intervista</a> rilasciata a SardiniaPost dal nuovo segretario regionale del PD, Piero Comandini, dall&#8217;altro le <a href="https://www.regione.sardegna.it/j/v/2568?s=447847&amp;v=2&amp;c=6578&amp;t=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >dichiarazioni del presidente della RAS Solinas</a> in Consiglio regionale, come risposta alla mozione di sfiducia contro di lui, respinta a maggioranza dal Consiglio stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, che la giunta Solinas e la maggioranza che la sorregge siano state una vera disgrazia che si aggiunge alle altre disgrazie, penso non ci piova. A meno di non esserne dei beneficiari diretti, nessuna persona, in buona fede, può negare il disastro che questa legislatura ci sta lasciando in eredità. Con la minaccia di reiterarlo, per altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si aspetterebbe, non dico nel paradiso della democrazia realizzata (che non esiste in questa dimensione spazio-temporale) ma almeno in una democrazia ordinaria, normale, di stampo &#8211; appunto &#8211; occidentale, che l&#8217;opposizione avesse qualche idea, sapesse cosa dire, detenesse una posizione, un orizzonte, dei propositi da contrapporre alla maggioranza uscente. Invece in Sardegna, margine subalterno e coloniale della baracca fatiscente italiana, anche le opposizioni sono della stessa pasta avariata delle maggioranze. Lo dimostra in modo inequivocabile l&#8217;intervista di Piero Comandini, segretario regionale PD, di cui sopra. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervista è da leggere tutta. Un insieme di banalità, non sequitur, inciampi concettuali, vaghezza e vacuità che bene rende la mediocrità e la pericolosità politica del PD isolano e, con esso, dei cascami coloniali della politica italiana nell&#8217;isola. Facciamo qualche esempio.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="674" height="140" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-3.png" alt="" class="wp-image-5371" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-3.png 674w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-3-640x133.png 640w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una domanda che poteva avere come risposta una riflessione, sia pure generale, sulla situazione dell&#8217;isola. Invece, come è inevitabile per questo personale politico, la risposta è tutta autoreferenziale e anche retorica, generica.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervista prosegue, a proposito degli assetti post primarie. Comandini dice la sua.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="309" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-4.png" alt="" class="wp-image-5372" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-4.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-4-640x283.png 640w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fuffa retorica senza alcun referente concreto, tanto meno in Sardegna. E parecchia ipocrisia, come però è probabilmente naturale, dentro quei meccanismi di selezione e di carriera.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="418" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-5.png" alt="" class="wp-image-5373" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-5.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-5-640x382.png 640w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alle puntute e incalzanti domande &#8211; e &#8220;seconde domande&#8221; &#8211; di Alessandra Carta Comandini risponde svicolando e buttandola sul tono vittimista e rivendicativo, in questo rivelando a) la sua cattiva coscienza e/o b) la totale distanza dalla realtà sarda attuale, come anche dimostra plasticamente la sua risposta sulle vertenze a suo dire rilevanti cui il PD ha dato sponda o ha preso parte.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Alle successive domande, un po&#8217; a trabocchetto, ma in senso buono, Comandini risponde cascando in pieno nella trappola.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="701" height="295" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-6.png" alt="" class="wp-image-5374" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-6.png 701w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-6-640x269.png 640w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /><figcaption class="wp-element-caption">E poi arriva il capitolo &#8220;insularità in costituzione&#8221;, dove il nostro dà il meglio (si fa per dire) di sé.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="685" height="347" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-7.png" alt="" class="wp-image-5375" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-7.png 685w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-7-640x324.png 640w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /><figcaption class="wp-element-caption">Contraddizioni, scarsa comprensione del tema e pochissima coscienza della sua portata. E la vaghezza etica e politica che fa esprimere al leader dell&#8217;opposizione un parere favorevole e addirittura encomiastico verso uno dei partiti cardine della attuale maggioranza, quei geni del male chiamati Riformatori sardi (idoli!). Con i quali Comandini auspica una alleanza elettorale tra meno di un anno. Al che la seconda domanda viene spontanea:</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="694" height="118" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-8.png" alt="" class="wp-image-5376" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-8.png 694w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-8-640x109.png 640w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /><figcaption class="wp-element-caption">La risposta è un altro non sequitur. O forse una banale contraddizione. Non si capisce.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;insieme, l&#8217;intervista è agghiacciante, se si pensa che questa dovrebbe essere la guida della coalizione che nel febbraio 2024 vorrebbe strappare la maggioranza alla destra sardo-leghista, fratelliditalista, democristiana e riformatorasarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fare da contraltare, l&#8217;intervento in aula del presidente Solinas, alla cui registrazione video rimando per averne piena conoscenza. Anche in questo caso, al di là della maggiore capacità retorica di Solinas, il contenuto dell&#8217;intervento fa accapponare la pelle. A tratti sembra un discorso ricattatorio o, peggio, minatorio. Più da boss di quartiere che da leader politico. I richiami al federalismo e all&#8217;autonomismo sono contraddittori e si scontrano con la realtà del PSdAz attuale, trascinato da Solinas in un baratro di subalternità e irrilevanza. E lasciamo stare le vanterie sui presunti successi (per esempio i maggiori fondi ottenuti, ossia la rivendicazione positiva della dipendenza, in barba alle enunciazioni autonomiste; e comunque: dove sono andati a finire?).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa trarre da questi due esempi concreti? Direi, prima di tutto estrema sfiducia e preoccupazione. Ma queste, almeno in chi segue la politica al di fuori dei gruppi di potere dominanti, sono scontate. Piuttosto, alla luce di tanta pochezza e delle sfide che ci attendono (per cui siamo già in ritardo), andrebbe fatta una riflessione su come costruire un&#8217;alternativa politica seria e responsabile a questo pastrocchio deleterio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai trasporti alla sanità, dalla scuola all&#8217;energia e ai problemi ambientali, dallo spopolamento alla lacerazione del tessuto produttivo e delle comunità, non c&#8217;è ambito in cui non sia indispensabile non solo un cambio di rotta immediato, ma ancora prima un mutamento radicale di prospettiva. E anche queste sono cose già dette molte volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pare che tante persone siano coscienti della situazione, ma ancora ci si gingilli con strane operazioni di recinzione dei propri angoli di comfort. Poco dibattito, molta polemica, una dose sempre eccessiva di settarismo e/o di snobismo. Eccessivo uso dei social e pochissima voglia di discutere dal vivo e di occuparsi collettivamente dei problemi sul tappeto. Non che non ci sia nulla in movimento: per fortuna non è vero, qualcosa si muove. Però mi pare che manchi la volontà di cimentarsi davvero con la sfida e si preferisca predicare bene senza razzolare, o razzolando male. E non consideriamo quelli e quelle che predicano bene, ma solo in attesa di essere cooptati/e dalla futura coalizione vincente (e intanto ci si arrovella per capire quale sarà).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa deve succedere perché ci diamo davvero una mossa? Che l&#8217;Italia collassi e lasci libera l&#8217;isola? È una scommessa che non mi sentirei di sottoscrivere, anche perché il collasso dell&#8217;Italia, pure possibile, potrebbe designare la Sardegna come sua vittima sacrificale. Stiamo attenti a quello che desideriamo perché potrebbe avverarsi. No, meglio dotarsi di qualche piano, magari anche di un piano B, e riprendere in mano, ovunque e in tutte le circostanze e le forme di relazione, la politica. Senza aspettare favori o aiuti che non arriveranno o, se arriveranno, avranno un prezzo altissimo da pagare.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La crisi c&#039;è, si vede, ma nessuno la affronta' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/03/29/la-crisi-ce-si-vede-ma-nessuno-la-affronta/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='La crisi c&#039;è, si vede, ma nessuno la affronta' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/03/29/la-crisi-ce-si-vede-ma-nessuno-la-affronta/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/03/29/la-crisi-ce-si-vede-ma-nessuno-la-affronta/">La crisi c&#8217;è, si vede, ma nessuno la affronta</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2023/03/29/la-crisi-ce-si-vede-ma-nessuno-la-affronta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La covid-19, la crisi e i limiti della nostra specie</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 16:59:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[transizione storica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4008</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non è la covid-19 a generare la crisi, bensì il contrario. La percezione secondo cui sia l&#8217;epidemia a generare sconquassi economici e sociali è ingannevole, È l&#8217;effetto dell&#8217;infodemia (ossia dell&#8217;epidemia di informazione ossessivo-compulsiva) e della nostra incapacità di guardare alle cose in una prospettiva storica. Non ci siamo evoluti per affrontare questo genere di situazioni....</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/">La covid-19, la crisi e i limiti della nostra specie</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La covid-19, la crisi e i limiti della nostra specie' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fi.pinimg.com%2Foriginals%2Fbd%2F36%2F32%2Fbd36325b3f811987040d45a4e0009562.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="cacciatori raccoglitori nomadi #arte | Pittura grotta ..." width="676" height="542"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non è la covid-19 a generare la crisi, bensì il contrario.</strong> La percezione secondo cui sia l&#8217;epidemia a generare sconquassi economici e sociali è ingannevole, È l&#8217;effetto dell&#8217;<strong>infodemia</strong> (ossia dell&#8217;epidemia di informazione ossessivo-compulsiva) e della nostra incapacità di guardare alle cose in una prospettiva storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci siamo evoluti per affrontare questo genere di situazioni. <strong>Biologicamente siamo in fondo degli scimmioni spelacchiati con un eccesso di sinapsi destinate all&#8217;opportunismo alimentare e alla collaborazione difensiva.</strong> La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_grande_balzo_in_avanti_(antropologia)" target="_blank"  rel="nofollow" ><strong>rivoluzione cognitiva</strong></a> che, da più o meno 70mila anni, ci fa credere di essere tanto speciali e tanto diversi dal resto del mondo &#8220;naturale&#8221; ci espone anche a una serie di auto-inganni e fraintendimenti che sul breve periodo sono vantaggiosi, ma sul lungo periodo conducono prima o poi a enormi disastri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>dimensione dei disastri</strong> è direttamente proporzionale al nostro impatto sull&#8217;ecosistema, alla nostra distribuzione demografica, alla nostra capacità di rendere difficile o impossibile la riproduzione di altre specie biologiche e delle risorse scarse necessarie al loro e nostro sostentamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La crisi non è prodotta dal SARS-CoV-2</strong>. Questo filamento di RNA vagabondo non sarebbe nemmeno riuscito a saltare dai pipistrelli agli esseri umani, se non avessimo preparato le condizioni di fatto più favorevoli a questo salto. E gli effetti stessi del virus sarebbero stati diversi, in un contesto diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;epidemia di covid-19 è al contempo un effetto della grande crisi sistemica attuale e ne è anche un fattore moltiplicatore.</strong> La sua forza è simbolica quanto concreta. La sua prevedibilità (perché una situazione del genere era prevista da anni) non ne ha attenuato la carica devastatrice. Il fatto di infierire su un mondo umano già precario ne aumenta la portata ma è la precarietà stessa ad accrescerne la forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che, <strong>se non fosse stato il piccolo coronavirus, ad accentuare la crisi, con tutta probabilità sarebbe stato qualcos&#8217;altro, prima o poi</strong>. Un esito politico particolarmente drammatico in qualche area chiave del pianeta. Un evento meteorologico di proporzioni ingestibili. Un <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/10/16/fukushima-il-governo-verso-il-rilascio-di-acqua-radioattiva-in-mare_b79ba63e-48c7-42c2-ba69-94acae3d4e92.html" target="_blank"  rel="nofollow" >incidente tecnologico</a> di portata sovralocale. Tutte cose possibili e anzi probabili, nel mondo di oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>reazione delle classi dominanti</strong> è molto istruttiva. Non si capisce se siano paralizzate dalla paura o se l&#8217;inerzia sia dovuta a un calcolo cinico. Probabilmente sono vere entrambe le ipotesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura è giustificata. Per come si stanno mettendo le cose, se fossi uno dei padroni del mondo con un minimo di coscienza storica, vedrei aleggiare su di me <strong>lo spettro di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ghigliottina" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>monsieur</em> Guillotin</a></strong>. Il che probabilmente mi spingerebbe a premunirmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si premuniscono le classi dominanti globali? Giocando un po&#8217; con le informazioni (un po&#8217; allarmismo, qui, un po&#8217; di complottismo lì, un po&#8217; di negazionismo gettato qua e là); facendo finta di fare cose, anche di indole drastica e decisionista, ma senza sciogliere i grossi nodi produttivi e sociali del nostro tempo; mettendo al riparo il bottino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è molta miseria umana, nelle grandi discussioni dei leader del pianeta. Che non sono affatto &#8211; a riprova della nostra intima eguaglianza biologica &#8211; meglio dei loro consimili. Anzi, spesso sono peggiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Saltano <strong>rapporti di forza consolidati</strong>. Si preannunciano <strong>disarticolazioni di proporzioni storiche</strong> e dagli esiti imprevedibili nel tessuto socio-economico dello stesso Occidente ricco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Cina</strong> intanto si porta avanti col lavoro, in vista della baraonda in cui rischiano di precipitare gli USA (di cui la Cina detiene una fetta consistente del debito pubblico e di cui produce la gran parte dei beni di consumo). Incentiva i consumi interni, accresce il controllo dello stato sugli asset economici. Vai a sapere se ci vedono davvero più lungo degli altri o se anche loro stanno facendo una scommessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>Europa</strong> è paralizzata. Priva di veri statisti &#8211; a parte forse Angela Merkel &#8211; arranca vivendo un po&#8217; alla giornata, con le sue classi politiche stritolate tra l&#8217;esigenza di sembrare capaci e attive e la necessità di non disturbare i grossi centri di interessi da cui dipende la propria carriera e il proprio tenore di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dappertutto allo stesso modo, è chiaro. La <strong>relativa diversità storico-geografica</strong> delle varie aree del Vecchio continente si fa valere anche in questi frangenti e non se ne può prescindere. Si pagano i debiti contratti dalle generazioni precedenti e si raccoglie quello che esse hanno seminato. Tuttavia, <strong>non c&#8217;è nessuno esente dai pericoli</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Regno Unito</strong> è sull&#8217;orlo di un collasso epocale, se la sua classe dirigente non trova rimedio alla dannosa applicazione della <strong>Brexit</strong>. Anche in questo caso l&#8217;epidemia non fa che complicare le cose. E la <strong>Scozia</strong> è lì lì per pretendere un nuovo referendum sull&#8217;indipendenza (con possibilità di successo sempre più solide, stando alle rilevazioni demoscopiche di queste settimane).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Regno di Spagna </strong>è messo malissimo e anche qui si sommano la crisi dovuta all&#8217;intima debolezza degli assetti politici post-franchisti, la perdita di credibilità della monarchia in quanto tale, le pulsioni indipendentiste e/o repubblicane di ampie e ricche aree del regno e la gestione della pandemia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la <strong>Francia</strong>, solida, monolitica e sicura di sé, mostra una inadeguatezza a rispondere alla crisi che suona come un monito per tutti gli altri paesi, in primis l&#8217;Italia. Ma dell&#8217;<strong>Italia</strong> e della sua classe dirigente (politica ed economica) cialtrona, ingorda, provinciale e ignorante non vale nemmeno la pena parlarne. Potremmo buttarla in satira, però sarebbe come sparare sulla croce rossa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Germania</strong> se la cava meglio, ma non mancano anche lì scricchiolii e conflitti aperti, pronti a deflagrare non appena la leadership passerà dalle abili mani di Angela Merkel a qualcuno meno solido e meno carismatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto questo, mentre gli stati-nazione vacillano, l&#8217;<strong>Unione Europea</strong> si barcamena convulsamente senza riuscire ad essere utile in alcun modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I grandi <strong>centri di investimento finanziario</strong>, che hanno lucrato su tutto il lucrabile fin qui, anche a costo di scatenare crisi economiche pesantissime, oggi non godono di buona salute. Molte delle &#8220;bolle&#8221; gonfiate ancora in questi anni &#8211; a dimostrazione che la storia insegna ma non ha allievi &#8211; potrebbero scoppiare tutte assieme. Pensiamo a quella immobiliare, con le operazioni di <strong>gentrificazione</strong> e appropriazione rapace di ogni spazio abitabile e di ogni minima quantità di valore da estrarne. O pensiamo alla <strong>bolla turistica</strong>, legata alla prima e a sua volta connessa anche con il <strong>settore dei trasporti</strong>, specie aerei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E può così succedere che la <strong>fine dell'&#8221;era del petrolio&#8221;</strong> sia accelerata (non causata, attenzione) da un piccolo virus più che dalle scelte della politica o dalle dinamiche di mercato. Del resto <strong>la fede nel &#8220;libero mercato&#8221; non è che una superstizione come un&#8217;altra</strong>, benché di successo. Ma in questo caso, parlando di petrolio e affini, una generica dimostrazione pratica di come funzioni il gioco tra domanda e offerta la storia ce la sta dando. Il guaio è che una fetta enorme dell&#8217;economia del mondo attuale si basa ancora sui combustibili fossili e sulla loro economicità. E la loro economicità è ormai un ricordo del passato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto l&#8217;insieme delle questioni economiche di questa fase storica ha l&#8217;aria di essere arrivato a uno <strong>snodo cruciale</strong>. <strong>Il mondo è stracolmo di denaro</strong>, per lo più in forma elettronica. Gli algoritmi che regolano gli investimenti sulle varie piazze finanziarie funzionano h24 e sette giorni su sette, a rimestare numeri sotto i quali non c&#8217;è quasi più niente. Presumo che ci siano state anche delle scommesse sulla crisi pandemica e che qualcuno sia anche passato all&#8217;incasso. Ma stiamo arrivando al punto in cui tutto questo non ha più alcun senso, se non come <strong>estrema e autodistruttiva deriva della rapacità umana</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente non poteva mancare in questo scenario demenziale, da film dei <a href="https://www.montypython.com/home" target="_blank"  rel="nofollow" >Monty Python</a>, qualche nuova <strong>guerra</strong> e un po&#8217; di <strong>corsa agli armamenti</strong> (magari <a href="https://www.analisidifesa.it/2020/09/fondi-anche-per-la-difesa-dal-recovery-fund/" target="_blank"  rel="nofollow" >spendendo risorse destinate a contrastare gli effetti della pandemia</a>), cose così. Se il coronavirus avesse una coscienza e un po&#8217; di senso dell&#8217;umorismo, riderebbe di gusto di tutto questo, suppongo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra uno stringimento di chiappe e un impeto affaristico, spesso coincidenti, tra un proclama millenarista e un gesto apotropaico, mi pare che siamo più che mai in balia di una fase storica di cui non riusciamo a scorgere i contorni e nemmeno gli sviluppi generali. Un po&#8217; perché è normale che sia così, un po&#8217; perché <strong>ci ostiniamo ad applicare sempre le stesse cornici interpretative anche quando sono radicalmente mutate le condizioni in cui esse hanno senso</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come mi è già capitato di dichiarare, non è detto che tutto questo disordine non sia anche la matrice feconda di qualcosa di buono. Sempre che riusciamo a sopravvivere. E penso che <strong>soprattutto le classi marginali e i territori e i popoli penalizzati dallo sviluppo della civiltà moderna potrebbero trovare una propria via di riscatto</strong>, se sapranno muoversi in modo intelligente, lungimirante, originale. Se sembra che con ciò voglia alludere anche alla Sardegna, è un&#8217;impressione corretta. Non ci scommetterei nulla, ma più che scommettere, bisognerebbe provarci.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La covid-19, la crisi e i limiti della nostra specie' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='La covid-19, la crisi e i limiti della nostra specie' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/">La covid-19, la crisi e i limiti della nostra specie</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;estate di riflessione politica in preparazione delle sfide prossime venture</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2020/07/17/unestate-di-riflessione-politica-in-preparazione-delle-sfide-prossime-venture/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2020/07/17/unestate-di-riflessione-politica-in-preparazione-delle-sfide-prossime-venture/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 13:49:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni sarde]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=3864</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo l&#8217;epidemia covid-19, la cui conclusione non è ancora certa, sia in termini sanitari sia in termini di gestione emergenziale, i problemi socio-economici della Sardegna si sono ripresentati acuiti e aggravati. Non c&#8217;è da stupirsene, data la condizione di estrema fragilità prodotta da decenni di crisi permanente. I danni provocati dall&#8217;epidemia e soprattutto dalla sua...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/07/17/unestate-di-riflessione-politica-in-preparazione-delle-sfide-prossime-venture/">Un&#8217;estate di riflessione politica in preparazione delle sfide prossime venture</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Un&#039;estate di riflessione politica in preparazione delle sfide prossime venture' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/07/17/unestate-di-riflessione-politica-in-preparazione-delle-sfide-prossime-venture/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p class="wp-block-paragraph">Dopo l&#8217;epidemia covid-19, la cui conclusione non è ancora certa, sia in termini sanitari sia in termini di gestione emergenziale, i problemi socio-economici della Sardegna si sono ripresentati acuiti e aggravati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è da stupirsene, data la condizione di estrema fragilità prodotta da decenni di crisi permanente. I danni provocati dall&#8217;epidemia e soprattutto dalla sua gestione politica sono già evidenti, ma probabilmente si tratta solo di un anticipo di qualcosa di peggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci aspetta un autunno caldo, a cominciare dal contesto internazionale. Il contesto statale italiano non ne uscirà indenne e anzi alcuni segnali indicano una volontà politica piuttosto chiara: mantenere strette le maglie della sorveglianza sociale e ben affilate le armi della repressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intenzione delle classi dirigenti internazionali, e di quella italiana in particolare, è di far pagare due volte la crisi sanitaria alla classe lavoratrice, ai ceti sociali più deboli, ai territori periferici o sottoposti a forme assortite di rapporti di forza sbilanciati, alle minoranze. Non solo non perdere posizioni di dominio e di vantaggio, ma se possibile incrementarle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema della covid-19, come emerge da questi mesi di emergenza, non è tanto la gravità della malattia in sé quanto il tipo di risposta da parte delle istituzioni preposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adeguando il sistema sanitario, irrobustendo i presidi di base, riorganizzando procedure e personale, ricalibrando i servizi assistenziali ed emergenziali in modo efficace secondo le esigenze della popolazione e non in base a calcoli di profitto, l&#8217;epidemia da coronavirus sarebbe affrontabile senza troppi danni. Tenendo conto che aspirare a un rischio zero è semplicemente irrealistico, dovendo fare i conti, che ci piaccia o no, con la nostra limitatezza e col contesto ambientale, fisico, demografico in cui viviamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente alla risposta strettamente sanitaria dovrebbe aggiungersi un adeguamento di tutte le altre condizioni di socializzazione, di lavoro, di scambio. A partire dalla scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò ha un costo. Il problema, per le classi dominanti e chi le rappresenta politicamente, è chi dovrebbe accollarselo. In un mondo che da decenni ha sistematicamente privatizzato profitti e guadagni, anche sui beni comuni e sui beni pubblici, e socializzato perdite e guasti, si tratterebbe di ribaltare il paradigma dominante. Cosa che non avverrà. E non avverrà perché chi decide su queste cose rappresenta il conglomerato di interessi e posizioni di potere a cui l&#8217;andazzo consolidato nell&#8217;era post Età dell&#8217;oro (ossia diciamo dal 1973 in poi) sta benissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo in generale. Niente che ispiri ottimismo, diciamo. Almeno, se si guarda alle cose non dall&#8217;ottica dei &#8220;padroni delle ferriere&#8221; ma da quella di chi non possiede i mezzi di produzione e non controlla le istituzioni politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna in questo scenario è in una posizione di estremo rischio, dati i suoi problemi strutturali. Rischio aggravato dall&#8217;inadeguatezza della sua classe politica. Sono questioni affrontate spesso, qui, perciò non mi ci dilungo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è come reagire a questa situazione che, stando le cose come stanno, non potrà che peggiorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è che non ci si stia provando. C&#8217;è una forma diffusa di resistenza e direi anche di resilienza (chiedo scusa per la banalità) che non smette mai di operare, sia pure lontano dai riflettori della cronaca quotidiana. E c&#8217;è anche una certa mobilitazione sociale e politica semi-spontanea, diversificata, eterogenea e senza leadership riconoscibili che lavora, si barcamena, cerca di reagire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad un certo senso comune, sempre più generalizzato, che ormai accoglie senza troppe resistenze i temi dell&#8217;autodeterminazione e dell&#8217;indipendenza (in senso ampio e generico), si aggiungono la crescente disillusione della militanza sociale, per lo più di sinistra, più o meno radicale, e persino qualche pezzo del ceto produttivo e commerciale meno legato ai favori della politica. L&#8217;idea che dalla crisi permanente non si esca se non cambiando drasticamente modelli, prospettive, riferimenti culturali e politici, si fa strada per virtù propria, in forza dell&#8217;evidenza fattuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo movimento magmatico, ormai in corso da anni, non siamo ancora riusciti a dare una rappresentanza politica efficace. Chiaramente questo dipende da tanti fattori, non tutti ascrivibili ai limiti umani dei soggetti che si sono via via proposti sulla scena. Ci sono fasi storiche che procedono in base a meccanismi più simili alle leggi fisiche e chimiche che alla volontà delle singole persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La profonda destrutturazione sociale di questi decenni, l&#8217;egemonia culturale votata all&#8217;individualismo consumista, il rimbecillimento generalizzato attuato tramite l&#8217;indebolimento delle strutture educative pubbliche e tramite mezzi di comunicazione e intrattenimento pervasivi, non potevano non avere conseguenze. Tanto più in una situazione come quella sarda, già deprivata di suo, soggiogata da una lunga stagione di sottrazione culturale, di marginalizzazione e di minorizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si aggiungono l&#8217;opera normalizzatrice della classe intellettuale nostrana, almeno di quella perennemente &#8220;embedded&#8221;, organica all&#8217;apparato di dominio, e le pratiche deleterie del clientelismo, del carrierismo, dell&#8217;opportunismo e del trasformismo che caratterizzano la politica, non ci vuole una laurea con lode in scienze politiche ad Harvard (<a href="https://www.accordo.it/article/viewPub/91660" target="_blank"  rel="nofollow" >semi citaz.</a>) per tirare le somme. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le forze sociali e politiche che si schierano sul versante opposto a quello del consociativismo coloniale dominante hanno risentito di tutto questo. Gli errori e la fatica con cui sono state affrontate le sconfitte e &#8211; forse ancora di più &#8211; le vittorie (sia pure parziali) hanno lasciato sul campo una sfiducia diffusa e un timore generalizzato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che si è tradotto nell&#8217;indebolimento ulteriore delle forme organizzative, anche recenti. Un problema, certo, ma anche un&#8217;opportunità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è giunto il momento di riprendere in mano la questione dell&#8217;organizzazione politica, ma in termini meno ossessionati dalla leadership e dal controllo. Bisognerebbe prendere atto delle dinamiche profonde da cui è percorsa la società sarda attuale e tradurle in nuove formule di aggregazione, condivisione, azione politica. Non solo e non in modo preminente riguardo al lato elettorale, ma senza trascurarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche segnale di possibili forme di mobilitazione e organizzazione aperte c&#8217;è già stato. Per esempio la manifestazione a Capo Frasca dell&#8217;autunno 2019.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Concentrandoci sui temi, sui problemi, sulle lotte e meno su regolamenti, statuti, competizione per l&#8217;egemonia interna, formule organizzative astratte, forse è possibile convogliare energie e sforzi personali verso gli obiettivi concreti da perseguire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, mi sento di fare mio un appello lanciato dal sindaco di Villanovaforru, Maurizio Onnis, su Facebook, nei giorni scorsi:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Segnalo al mondo dell’autodeterminazione che abbiamo un bisogno sempre più urgente. Lo si capisce pensando a quanto accaduto negli ultimi giorni e settimane: dalla Saras al PPR, dalla questione del metano alla faccende carcerarie, fino a statue indesiderate e lingua e storia. Replichiamo di volta in volta con invettive, esposti, sit-in, proposte di legge e altro ancora. Ma sempre divisi e isolati, quindi deboli. Se vogliamo mostrare una capacità e una forza politiche decenti, dobbiamo muoverci insieme su uno o più di questi fronti. E dunque dobbiamo trovarci, parlare e decidere di agire e come agire. Nella libertà di ciascun gruppo, associazione, singola persona innamorata della causa, dobbiamo trovare un punto che raccordi le azioni di tutti. Almeno uno. Ci serve per l’immediato, perché questa politica regionale va combattuta qui e ora. E ci serve per il futuro, per costruire rapporti che durino ben oltre lo spazio di un’elezione. Che facciamo? Ci lavoriamo sopra? O accettiamo che la Sardegna rimanga, e noi con essa, mero oggetto della storia?</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un appello rivolto al variegato mondo autodeterminazionista democratico, ma che si può estendere ulteriormente a tutte le forze sociali, culturali e politiche che non si riconoscono o non si riconoscono più nell&#8217;orizzonte della dipendenza e della subalternità, né nutrono più alcuna fiducia nella partita truccata dell&#8217;elettoralismo coloniale, nel ricatto del &#8220;voto utile&#8221;, nell&#8217;opportunismo carrieristico, nel consenso drogato gestito dai vari capi bastone clientelari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un ambito molto esteso e probabilmente molto più forte anche in termini di accoglienza presso l&#8217;elettorato di quanto si pensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se siamo in tempo a discuterne in vista delle prossime elezioni amministrative autunnali (un&#8217;occasione un po&#8217; sprecata, forse), ma credo che sia preferibile sottrarre il confronto necessario alle urgenze dettate dall&#8217;imminenza del voto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto lo scenario che si presenta all&#8217;elettorato per le prossime elezioni amministrative è già di suo significativo e bisognerebbe rifletterci su. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso a Nuoro, realtà che conosco meglio di altre. La campagna elettorale, già iniziata, vede in competizione un numero spropositato di candidati alla carica di sindaco. Il che si tradurrà in una miriade di liste e in un numero enorme di candidate/i. Certo, ci sono sempre i grandi manovratori che possono muovere le loro pedine in vari schieramenti nello stesso tempo e interessi consolidati che sanno farsi valere a prescindere da chi vinca e chi perda. Ma lo sfaldamento del consolidato sistema di potere nuorese, che traspare da questa proliferazione di ambizioni politiche, è il segno che qualcosa è già cambiato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel contesto di Nuoro manca una proposta politica dichiaratamente indipendentista, o anche di natura civica ma votata ai temi dell&#8217;autodeterminazione. È una scelta delle residue forze indipendentiste locali, evidentemente. Non lo so. Ma ciò non significa che tale ambito politico non possa dire la sua, prendere posizione, fare proposte, condizionare i percorsi elettorali altrui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pare che in questo caso, come in altri, prevalga la paura di &#8220;bruciarsi&#8221;, manchi la determinazione a cimentarsi, magari secondo formule nuove, in un gioco sì prevalentemente truccato, come quello elettorale sardo (ne ho parlato <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/10/12/le-elezioni-nellepoca-della-loro-riproducibilita-tecnica-puntata-1-2/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/10/14/le-elezioni-nellera-della-loro-riproducibilita-tecnica-puntata-2-2/">qui</a>), ma a cui non ci si può sottrarre sempre e per sempre, se si vuole essere parte attiva nelle scelte strategiche che riguardano la Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste oggi in Sardegna, nel fronte autodeterminazionista, democratico, alternativo alle forze coloniali ancora dominanti, una sola formazione capace di organizzare e gestire una campagna elettorale. Così come non ne esiste una che possa farsi carico da sola di tutte le vertenze e le questioni aperte. La collaborazione è necessaria. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appello di Maurizio Onnis si può dunque leggere anche come una richiesta urgente di incontro, in modalità aperta, ma con procedure che facciano prevalere la propositività sulla discussione fine a se stessa. Un momento che può essere anche socializzante, edificante sotto più punti di vista, non solo strettamente politico. Vale la pena di pensarci e anche di agire in tal senso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe forse opportuno dare vita a una forma di coordinamento permanente, una sorta di &#8220;<em>cuncordu democràticu&#8221;</em>, da tenere sempre aperto e, all&#8217;occorrenza, mobilitare per scopi specifici, tanto a livello locale, quanto a livello generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza improvvisazioni, senza dilettantismi, senza settarismi, né aspirazioni astratte o meramente utopistiche. Ma anche senza rinunciare a porsi obiettivi di portata storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paura e calcoli di successo personale vanno lasciati da una parte. Dovremmo aver capito le lezioni del passato. E qualcuna ha da offrirci anche qualche buon esempio a cui appoggiarci, non solo esiti perdenti da cui tenerci a distanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è che ci sia tanta scelta. Il tempo passa e NON andrà tutto bene, a dispetto degli slogan rassicuranti. Specie se non ci mettiamo del nostro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Confido che non lasciamo trascorrere quest&#8217;estate senza aver messo un po&#8217; di fieno in cascina, senza aver almeno avviato un percorso che conduca verso una più decisa presenza anche (non solo, ma anche) elettorale, a partire dal livello locale, con la prospettiva di cominciare ad erodere il consenso &#8211; sempre più fragile, impresentabile e culturalmente subalterno &#8211; delle forze politiche ancora dominanti, con lo sguardo sempre aperto sulle vicende internazionali. Fino a produrre &#8211; questo deve essere l&#8217;obiettivo strategico &#8211; il necessario mutamento virtuoso dell&#8217;inerzia storica attuale.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Un&#039;estate di riflessione politica in preparazione delle sfide prossime venture' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/07/17/unestate-di-riflessione-politica-in-preparazione-delle-sfide-prossime-venture/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Un&#039;estate di riflessione politica in preparazione delle sfide prossime venture' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/07/17/unestate-di-riflessione-politica-in-preparazione-delle-sfide-prossime-venture/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/07/17/unestate-di-riflessione-politica-in-preparazione-delle-sfide-prossime-venture/">Un&#8217;estate di riflessione politica in preparazione delle sfide prossime venture</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2020/07/17/unestate-di-riflessione-politica-in-preparazione-delle-sfide-prossime-venture/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2020 16:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[arte e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[reddito universale incondizionato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=3766</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalla Catalogna arriva un documento reso pubblico il 4 maggio scorso e sottoscritto da centinaia di esponenti del mondo della cultura in tutte le sue declinazioni, a favore del reddito universale incondizionato come soluzione strategica e permanente. È una proposta seria e ponderata, che poggia su una riflessione ormai pluridecennale tornata alla ribalta in queste...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/">Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fanticap.files.wordpress.com%2F2011%2F03%2Ftrickledown.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Unemployment and the corporate profit glut | occasional ..."/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla <a href="https://nativa.cat/2020/04/gent-que-treballa-en-cultura-per-una-renda-basica-universal-i-incondicional/" target="_blank"  rel="nofollow" >Catalogna</a> arriva un documento reso pubblico il 4 maggio scorso e sottoscritto da centinaia di esponenti del mondo della cultura in tutte le sue declinazioni, a favore del <strong>reddito universale incondizionato</strong> come soluzione strategica e permanente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una proposta seria e ponderata, che poggia su una <a href="https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/05/03/news/coronavirus-reddito-minimo-universale-1.347785" target="_blank"  rel="nofollow" >riflessione ormai pluridecennale</a> tornata alla ribalta in queste settimane di emergenza sanitaria e di interruzione forzata e brutale di tutte le attività culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne ho accennato io stesso in diverse occasioni, ma questo documento ha la forza della sintesi e al contempo la lucidità argomentativa che a volte manca a questo genere di iniziative. Una proposta tanto più rilevante in un contesto come quello sardo, al contempo ricco di beni e di produzioni culturali, di occasioni di condivisione, di sensibilità e aspettative diffuse, ma sempre in debito di possibilità di remunerazione per i mestieri della cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, questo ragionamento è esterno e direi anche alternativo a un&#8217;ideologia che commisura tutto sul profitto individuale monetario, sulla competitività e sull&#8217;esclusione sociale e pretende che l&#8217;unico arbitro della vita e delle relazioni umane sia il meccanismo di mercato, lasciando la soluzione pratica dei problemi sociali a fantomatici &#8220;effetti sgocciolamento&#8221; (ossia, favorire i ricchi per far cadere qualche briciola fino ai piani sottostanti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ideologia e pretese che mai erano state smentite così categoricamente e con tanta cruda solidità di riscontri fattuali come in questi tempi di epidemia globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Preciso anche che questa proposta non ha nulla a che fare con i vari &#8220;redditi di cittadinanza&#8221; evocati e formalizzati dal governo italiano in questi ultimi anni, come con qualsiasi altra misura di sostegno condizionato e limitato all&#8217;occupazione o al reddito. È proprio un&#8217;altra filosofia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condivido spirito e contenuto di questo manifesto e lo rilancio volentieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringrazio <strong>Stefano Puddu Crespellani</strong> per averlo tradotto e per avercelo messo a disposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Persone che lavorano nell’ambito della cultura, a favore di un reddito universale incondizionato</strong>.</h2>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Come firmatari/-e di questo manifesto, siamo convinti che un reddito universale e incondizionato sia la migliore iniziativa di politica culturale possibile, e invitiamo altre persone attive in ambito culturale, e in generale ogni tipo di organizzazioni e collettivi, a informarsi, riflettere e dare pubblico sostegno a questa misura, perché venga promossa e messa in atto dalle istanze politiche che devono garantirne la fattibilità.</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vogliamo chiarire da subito, come già da anni spiegano le voci che difendono questa proposta, che quando parliamo di <strong>reddito universale</strong> ci riferiamo a un *reddito mensile di un valore minimo che corrisponda alla soglia di povertà*, a cui abbiano diritto senza condizioni né esclusione tutte le persone, per poter garantire loro il diritto alla vita, e non ci riferiamo ad alcun altro tipo di reddito o misura economica specifica per la cultura né per alcun altro settore in particolare. Un reddito di base per tutti migliorerebbe la vita di molte persone, e allo stesso tempo migliorerebbe le condizioni delle pratiche artistiche e culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo che sia una misura necessaria come meccanismo di ridistribuzione della ricchezza perché, in un contesto in cui la disoccupazione generale è così elevata e, a quanto pare, destinata ad aumentare, il lavoro non è più credibile come unica modalità per garantire la vita. Per ciò che riguarda il lavoro culturale, veniamo ormai da troppi anni di precarietà —con entrate al di sotto dei 6.000 €/anno per molte persone, che devono sopravvivere a base di lavori-spazzatura e per pura forza di volontà— e siamo quindi in grado di affermare che non è più realistico immaginare che si possa condurre una vita dignitosa nelle condizioni imposte dal mercato del lavoro. Il reddito universale di base migliorerebbe la vita di milioni di persone disoccupate, di milioni di persone che sopravvivono con lavori in condizioni di sfruttamento, e migliorerebbe anche la vita della gran maggioranza di persone che dedicano il proprio tempo di lavoro ad attività culturali, in un modo che supera le aspettative che potrebbe generare qualunque misura culturale specifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro culturale è anche, come stiamo vedendo, un territorio di conflitto, in cui le condizioni della negoziazione fanno sì che vengano accettate condizioni di sfruttamento per mancanza di alternative: si associano degli immaginari culturali a marche commerciali, in conflitto frontale con ciò che si vorrebbe affermare; si subiscono situazioni contrattuali illegali e ingiuste; ci si subordina a imposizioni ed arbitrarietà politiche… Un reddito universale incondizionato può significare, nel campo culturale come in tanti altri, un miglioramento in grado di dare maggiore autonomia e capacità di negoziazione alle persone lavoratrici che si trovano in tali situazioni. Con un reddito di base saremmo in condizione di poter dire “no”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il reddito universale ci sembra vantaggioso per la cultura perché ne beneficiano direttamente le persone che ne hanno bisogno, senza deviare le risorse nelle strutture, come fanno tanti sistemi di finanziamento pubblico, che viene disperso in un flusso di ricchezza che dovrebbe scendere dall’alto verso il basso ma che non arriva mai in basso, e in cui così spesso vengono consolidate le disuguaglianze e si finisce per favorire chi ne ha meno necessità. Pensiamo che questo capiti nella cultura così come in molti altri ambiti in cui la ricchezza non riesce mai a “scendere”. Se occorrono strutture, ci penseremo insieme a crearle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Crediamo nel reddito universale anche come alternativa ai labirinti burocratici delle sovvenzioni, delle condizioni imposte ai lavoratori autonomi, e dei tanti altri meccanismi di sussidio, anche fuori dal mondo della cultura, sempre discriminatori, sempre centralisti, sempre controllanti, sempre umilianti, e spesso così costosi, sia per l’apparato amministrativo che richiedono (quanti euro vengono spesi in gestioni burocratiche per ogni euro che arriva a destinazione in una sovvenzione culturale?). Non occorre fare tante domande. Abbiamo diritto a vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Difendiamo un reddito universale che però non serva da scusa per smantellare quelle risorse comuni statali che aiutano a sostenere la vita. Vogliamo un reddito universale che semplifichi le cose, sì, ma sappiamo che né questa misura né nessun’altra può essere la soluzione magica che da sola modifica il sistema. Vogliamo un reddito universale che, in un mondo disuguale come il nostro, debbano pagare i ricchi e che vada in parallelo, per fare un esempio, con interventi per regolare il mercato delle abitazioni, che lo renda più accessibile e che non lo consideri un “bene d’investimento”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affermiamo che un reddito universale sarebbe la migliore politica culturale perché siamo consapevoli che la cultura non si costruisce né si sostiene unicamente grazie al lavoro delle persone che vi si dedicano, ma che dipende in tutti i suoi aspetti da un ampio spettro sociale che include coloro che denominiamo abitualmente pubblico. A cosa ci servirebbe un sistema culturale che fosse unicamente al servizio di coloro che hanno il tempo, le risorse e la tranquillità per “consumare cultura”? Non rimane altra strada che quella di considerarci interdipendenti e di preoccuparci per le condizioni di vita di tutti. Se la vita sociale non è garantita a tutti, la cultura non è sostenibile o finisce per essere una risorsa escludente ed elitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci pronunciamo a favore di un reddito universale, inoltre, perché non vogliamo più sopportare un sistema che ci richiede solo di produrre —in modo infaticabile, infruttuoso e incessante— contenuti culturali, anno dopo anno, progetto dopo progetto, in una dinamica in cui niente viene messo veramente a frutto, niente è profondo, e che esprime un&#8217;idea di cultura in perfetta consonanza con tante altre dinamiche di sovrapproduzione del sistema capitalista. Abbiamo bisogno di un reddito universale per poter fermare questa ruota, e produrre un altro tipo di cultura, compatibile con un mondo abitabile e sostenibile per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per finire, e nel caso non fosse sufficientemente chiaro, vogliamo un reddito di base per tutti perché siamo stufe e stufi di un sistema culturale che viene fatto apparire come un mondo magico e privilegiato che vive al margine della vita, perché né questa è la nostra condizione reale, per quanto il luccicare delle apparenze possa farlo immaginare, né è questa la cultura che vogliamo contribuire a creare e a condividere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorrono iniziative capaci di immaginare, esprimere e promuovere un orizzonte che vada oltre questo sistema ingiusto e insostenibile, come già manifestavano e sostenevano tanti collettivi in tanti luoghi del pianeta, ancora prima della crisi del Covid-19; e tuttavia, ora che comincia il processo di uscita dal confinamento, molti pensano che la realtà possa ristabilirsi esattamente come prima. Il nostro vuole essere un contributo nella direzione di un necessario cambiamento che, riconoscendo l’esistenza di inerzie culturali ancora sintonizzate col vecchio modello, vuole attivare l’immaginazione e sommare energie verso un orizzonte di maggiore giustizia, speranza e sostenibilità.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/">Reddito universale incondizionato e ambito culturale: una risposta strutturale per la crisi da covid-19 e per il futuro</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2020/05/08/reddito-universale-incondizionato-e-ambito-culturale-una-risposta-strutturale-per-la-crisi-da-covid-19-e-per-il-futuro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Crisi come opportunità: nuovi paradigmi economici e politici per la Sardegna del dopo epidemia</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 14:23:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Mancosu]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo su scala umana]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=3653</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;auspicio che dalla crisi sanitaria globale riusciremo a trarre qualche insegnamento va sostenuto da qualche idea, da qualche proposta. O almeno dall&#8217;indicazione di una prospettiva generale a cui rifarci. La sensazione, molto forte, è che chi può si stia già ri-organizzando per ricavare da questa crisi ulteriori benefici e irrobustire così la propria posizione di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/">Crisi come opportunità: nuovi paradigmi economici e politici per la Sardegna del dopo epidemia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Crisi come opportunità: nuovi paradigmi economici e politici per la Sardegna del dopo epidemia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fupload.wikimedia.org%2Fwikipedia%2Fcommons%2Fthumb%2F6%2F69%2FERDF_2014-2020_it.svg%2F1039px-ERDF_2014-2020_it.svg.png&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="File:ERDF 2014-2020 it.svg - Wikimedia Commons" width="673" height="663"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;auspicio che dalla crisi sanitaria globale riusciremo a trarre qualche insegnamento va sostenuto da qualche idea, da qualche proposta. O almeno dall&#8217;indicazione di una prospettiva generale a cui rifarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione, molto forte, è che chi può si stia già ri-organizzando per ricavare da questa crisi ulteriori benefici e irrobustire così la propria posizione di forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le classi dominanti globali, con le loro declinazioni locali, non perdono tempo in chiacchiere e purtroppo dispongono anche di risorse, di informazioni di prima mano nonché dei servigi dei mass media, ossia di un potere egemonico pervasivo e capillare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante questo, il solo verificarsi di una crisi esogena rispetto ai meccanismi consueti della produzione e dell&#8217;estrazione di valore capitalista ne sta mettendo in luce le contraddizioni e i problemi strutturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Assumere come paradigma assoluto e generalizzato la legge del profitto privato e la competizione egoistica tra individui, magari spacciandolo per &#8220;naturale&#8221;, si dimostra un modello tanto ingiusto quanto particolarmente inefficiente, davanti alla sfida di una pandemia globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono conclusioni a cui ormai sono giunti molti studiosi e molti osservatori, oltre che la militanza politica ecologista e di sinistra dell&#8217;intero pianeta. Ma niente come una crisi esogena ha il potere didascalico di spazzare via la cappa ideologica sotto il cui dominio è stato gestito e devastato il mondo fin qui. Un gigantesco grido &#8220;il re è nudo!&#8221; sembra percorrere la Terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna vedere se e quanto saremo disposti ad ascoltarlo. E a crederci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi faccio illusioni circa la democraticità del morbo. È vero che il coronavirus non guarda in faccia nessuno né tiene conto del portafogli o della posizione sociale, ma sarebbe ingenuo ritenere che i fattori sociali non abbiano un peso nel contagio e nei suoi effetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi pagherà il prezzo più alto della pandemia saranno comunque le categorie economicamente e socialmente disagiate. Sta già avvenendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste alcun automatismo in virtù del quale la grande difficoltà che il modello capitalista sta attraversando si traduca automaticamente in una sua sconfitta storica e nella nascita &#8211; per magia? &#8211; di un modello sostitutivo già bell&#8217;e pronto e necessariamente migliore. Bisogna lavorarci. Servono sia la teoria sia la prassi. Ma da qualche parte ho già sentito queste cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ragionarci su, prenderei spunto da <a href="https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2020/04/10/serramanna/?refresh_ce=1" target="_blank"  rel="nofollow" >una riflessione</a>, molto ampia e densa, di Carlo Mancosu*, ospitata da Michele Kettmaier sul suo blog, nelle pagine online del Sole24ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pare un intervento particolarmente consono alla situazione, al contempo lucido e visionario al punto giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito della crisi attuale, dopo aver giustamente evidenziato come per tutta la nostra vita in fondo la crisi ci sia sempre stata, specie per le fasce sociali più deboli, Carlo Mancosu scrive:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Anche per quanto riguarda questa emergenza sanitaria, la diffusione del virus non ha fatto altro che far emergere gli elementi che erano già lì, limitandosi a mettere in evidenza i deficit, la fragilità e l’incapacità di resilienza del sistema.<br>[&#8230;]<br>Le domande che dovremmo porci pertanto non sono tanto: quando sconfiggeremo il virus, quando supereremo lo shock economico o quando torneremo alla normalità delle nostre vite pre-emergenza ma piuttosto quando, a livello sistemico e di paradigma, riusciremo a creare le condizioni economiche, politiche e sociali affinché questo tipo di eventi in futuro non debbano essere gestiti nella patologia dell’emergenza bensì nella fisiologia di una sana gestione della cosa pubblica, nell’interesse dei singoli e della collettività; una gestione in cui i piani, le strutture, le risorse (economiche, umane e tecnologiche), le persone siano già preparati e pronti ad affrontare questo tipo di shock non solo in maniera resiliente ma, direbbe Taleb, in maniere antifragile.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema di fondo è che la logica economica dominante, quella imposta ideologicamente negli ultimi quarant&#8217;anni di neoliberismo, è intrinsecamente dannosa per la maggior parte dell&#8217;umanità e per la stessa biosfera. Ma oltre che constatarlo, bisognerebbe cominciare a trarre delle conclusioni pragmatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo all&#8217;<strong>Unione Europea</strong>. Questa crisi sta mettendo in chiaro quanto poco sia democratico e men che meno efficiente il modello oligarchico e tecnocratico a cui rispondono gli assetti dell&#8217;UE così come è stata concepita e realizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fallimento è sotto gli occhi di tutti ed è dovuto alla mancanza di una reale conciliazione, in termini democratici, tra principio di autonomia/autodeterminazione dei popoli e necessità di un livello generale di contemperamento di diritti, necessità e interessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edificio politico e giuridico europeo, al di là dei proclami retorici, non è adatto a creare un circolo virtuoso tra locale e generale, tra appartenenze specifiche e appartenenza a una comunità di dimensione continentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;UE, beninteso, non è stata creata per questo obiettivo, bensì per garantire il controllo delle risorse e delle relazioni sociali alle oligarchie locali e ai grandi gruppi di interesse che sostengono le compagini politiche dominanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa dialettica &#8211; fittizia &#8211; tra tecnocrazia e sovranismo, come già detto da queste parti e altrove, non è che un conflitto tra contendenti che si muovono sullo stesso versante politico, dentro lo stesso campo di gioco. Gli interessi e gli obiettivi appaiono contrapposti, ma solo perché si tratta di concorrenza tra gruppi predatori parzialmente diversi a cui interessa lo stesso boccone. Ma all&#8217;antilope importa poco di essere sbranata dai leoni piuttosto che dalle jene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sovranisti non sono affatto meno padronali, più popolari, più interessati alla giustizia sociale e alla salvaguardia ambientale di quanto siano i loro contendenti liberisti delle varie congreghe al potere. Su troppe partite le posizioni sono indistinguibili, se non per sfumature o per la retorica utilizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se avessimo avuto un&#8217;Unione Europea vera, democratica, basata non sui gruppi dominanti e sui governi degli stati nazionali, ma sui popoli reali, sulle dinamiche sociali concrete e sul principio di solidarietà e di condivisione, anche l&#8217;emergenza della covid-19 sarebbe stata affrontata in modo più solido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non si fosse imposta pressoché ovunque la prevalenza del profitto e degli interessi privati sui beni comuni, sul controllo pubblico e democratico delle infrastrutture strategiche, sui diritti civili e sociali, la risposta all&#8217;emergenza sarebbe potuta essere più coordinata a livello generale e più efficace a livello locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa di discuterne di più e meglio, vorrei concentrare lo sguardo sulla realtà sarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carlo Mancosu conclude il suo intervento/appello in questo modo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">[&#8230;] sono convinto che, data l’ineluttabilità del cambiamento, tra l’opporci invano allo scorrere della corrente o il subirlo passivamente, noi tutti dovremmo scegliere, senza esitazione, di esserne parte attiva e di agire il cambiamento invece di esserne agiti.<br>Non scordiamo infatti che la parola crisi non a caso deriva dal greco κρίσις,“scelta, decisione”, ed quello che come singoli e come collettività dovremmo iniziare a fare: scegliere. Scegliere di non subire il cambiamento, scegliere di occuparci del futuro, perché il futuro lo si costruisce nel presente, attraverso le decisioni che prendiamo, giorno per giorno, perché il futuro appartiene alle generazioni che verranno e come ci insegna la tragedia greca, i figli sono condannati a pagare gli errori dei propri padri.<br>Per cui, per quanto non avremo mai in mano tutte le risposte di cui abbiamo bisogno, potremmo almeno cominciare con il non porci le domande sbagliate.<br>Come disse qualcuno più vecchio e più saggio di me: “per noi uomini la via che conduce a ciò che è vicino risulta essere sempre la più lunga e quindi la più difficile da percorrere”. La buona notizia, pertanto, è che, forse, le risposte che cerchiamo si trovano già vicino a noi, tanto vicino che ancora non ce ne siamo neppure accorti.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Provo a seguirne l&#8217;esortazione, dunque, anche per rispondere a <a href="https://www.manifestosardo.org/che-fare/?utm_source=manifesto+sardo&amp;utm_campaign=6a017c9c16-EMAIL_CAMPAIGN_2020_04_16_12_57&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_7b769712b4-6a017c9c16-144026345" target="_blank"  rel="nofollow" >una sollecitazione del manifestosardo</a>, relativa allo scenario isolano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche, e forse più che mai, in Sardegna è necessario trasformare questa crisi in un&#8217;opportunità di riformulare i paradigmi socio-economici e politici, non solo in termini astratti e teorici, ma soprattutto sul piano concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci stiamo rendendo conto di quanto l&#8217;inadeguatezza e l&#8217;impreparazione prodotte da decenni di selezione al ribasso della classe politica sarda costituiscano un pericolo insostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è solo questo. È il complesso dei modelli produttivi, delle articolazioni sociali e dei loro effetti culturali che va ridiscusso e riformato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un luogo come la Sardegna avrebbe dovuto rispondere meglio di altri all&#8217;emergenza sanitaria. Il fatto di non riuscirci non dipende da limiti propri, naturali, strutturali e insuperabili, e nemmeno solo dalla cialtronaggine di chi governa adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un problema di fondo, che va evidenziato e a cui va data una risposta lungimirante, a più livelli, di portata storica. Provo a tratteggiarne qui alcuni aspetti, senza l&#8217;ingenuità di credere che la questione possa essere esaurita compiutamente in poche battute sintetiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo da dati di fatto evidenti e anche alquanto drammatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna non ha una <strong>economia</strong> propria, non ha una rete di relazioni sociali e di rapporti di produzione pienamente compiuta e matura, non dispone di una articolazione sociale variegata e animata da una forte dialettica interna. In questo senso siamo solo un abbozzo storico. Siamo più che altro un&#8217;appendice periferica, dipendente e subalterna di qualcos&#8217;altro. Forse era questo che intendeva Gramsci per &#8220;nazione mancata&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò è il frutto di una storia ormai lunga, che ha prodotto effetti profondi, per lo più negativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dinamiche economiche dell&#8217;isola sono asfittiche, ingabbiate e dipendenti da fattori esterni, da scelte politiche di corto respiro e puramente opportunistiche, spesso di indole subalterna se non proprio coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna produce poco e il reddito della popolazione è largamente legato dall&#8217;apparato amministrativo e agli stipendi del comparto pubblico o para-pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna importa moltissimi beni, compresi quelli alimentari, ed esporta prevalentemente idrocarburi e prodotti di raffinazione, più prodotti chimici e metallurgici (comprese le armi), e qualcosa nell&#8217;agroalimentare. Esporta anche molta energia, senza guadagnarci nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso <strong>turismo</strong> è una voce secondaria della ricchezza economica generata sull&#8217;isola e i suoi introiti non alimentano l&#8217;economia locale, se non in termini residuali e accessori, alimentando invece il consumo del suolo e la speculazione edilizia e generando profitti e rendite prevalentemente esterni, ovvero di natura passiva, senza alcun valore aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di contro, disponiamo di un territorio vasto, con zone a vocazione agricola già infrastrutturate ma rimaste improduttive. Abbiamo eccellenze artigianali e persino manifatturiere che sorgono come fiori nel cemento, affiancate da poli industriali in decadenza, fonte di inquinamento ambientale e di alienazione sociale e culturale. E non parliamo della persistente occupazione militare di aree vaste e, in qualche caso, per sempre compromesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso se lo <strong>spopolamento</strong> e l&#8217;<strong>invecchiamento</strong> della popolazione residente sono diventati un problema strategico decisivo. La stessa distribuzione demografica, sbilanciata verso le coste e i poli urbani maggiori, è sintomo di un problema più che una spontanea e fisiologica dinamica storica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella logica aziendalista e privatistica dominante, l&#8217;unica risposta a questi processi demografici è stata la soppressione di servizi essenziali, del welfare, di presidi sanitari, scolastici, culturali nei centri minori. Questo, da parte di tutte le compagini &#8211; per lo più di indole derivativa e non autonoma &#8211; succedutesi al governo dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò causa ulteriore impoverimento, perché toglie ossigeno al possibile indotto, alle attività economiche locali, alla possibilità di vita di chi sceglie di non andarsene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un circolo vizioso che va spezzato. Bisogna ridisegnare l&#8217;intera economia sarda e i suoi effetti sociali e demografici su basi totalmente diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di tutto bisogna tornare a produrre in Sardegna. A produrre per il fabbisogno interno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non in termini meramente autarchici, che è pur sempre una forzatura e un&#8217;artificiosa e auto-inflitta forma di isolamento e impoverimento. Bensì dentro una logica opposta a quella vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbandonare il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mercantilismo" target="_blank"  rel="nofollow" >modello mercantilistico</a> dominante, ma senza cadere nella più ottusa <a href="http://treccani.it/enciclopedia/fisiocratici_%28Enciclopedia-Italiana%29/" target="_blank"  rel="nofollow" >fisiocrazia</a>, diciamo. E rimettendo in discussione, radicalmente, l&#8217;approccio estrattivista, oligarchico e anti-popolare che, in forme per di più degradate e subalterne, informa di sé l&#8217;economia e i rapporti sociali e politici nell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tanti gli ambiti in cui intervenire, a partire da quelli fondamentali. Provo a fare qualche esempio, ambito per ambito, senza pretesa di esaustività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La produzione di energia è fondamentale. Nessuna tesi decrescicista potrà mai convincermi che la <strong>tecnologia</strong> sia di per sé un male e che dobbiamo semplicemente rinunciare ad usarla. Ma per averla ed usarla, nelle sue varie forme, serve energia. Il problema è come procurarsela e come distribuirla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerà puntare &#8211; necessariamente e non in tempi biblici &#8211; a produrre <strong>energia</strong> in modo pulito, decentrato, &#8220;democratico&#8221;, non per l&#8217;esportazione o per sostenere il sistema produttivo italiano in termini brutalmente coloniali, come adesso, né per alimentare forzosamente il morente apparato industriale isolano, bensì prima di tutto per le necessità produttive e civili locali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Energia prodotta non da fonti fossili, ma da un sistema reticolare basato su una diversificazione delle fonti rinnovabili e finalizzato all&#8217;equilibrio tra bisogni e produzione, nonché &#8211; in questo caso sì &#8211; all&#8217;autosufficienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerà poi produrre <strong>cibo</strong> e bisognerà distribuirlo in modo efficiente, senza più dipendere in modo decisivo dall&#8217;importazione, dai trasporti esterni, dagli interessi della grande distribuzione e dalla mediazione degli intermediari internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>ottica cooperativista</strong> e la condivisione dei saperi, delle tecnologie, dei canali distributivi dovrebbero presiedere alla rinascita di un comparto fondamentale non solo dell&#8217;economia ma della vita stessa di ogni comunità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerà ri-pubblicizzare le <strong>reti strategiche</strong> (stradali, idriche, telefoniche-informatiche, ecc.), restituendone il controllo alle comunità, ma al riparo dalle spartizioni clientelari. E bisognerà riformulare la gestione dei beni comuni, fondandola sull&#8217;universalità e sui diritti, non più sul rapporto privatistico tra fornitore e cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>comparto manifatturiero</strong>, piuttosto che essere smantellato o ridisegnato di volta in volta a seconda degli interessi corporativi, delle ripartizioni clientelari o di appetiti esogeni di indole neo-colonialista, andrebbe ripreso in mano e ri-progettato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una diversa forma di approvvigionamento energetico &#8211;  così come prospettata più sopra &#8211;  alimenterebbe tra le altre cose una forma di produzione più specializzata, meno mastodontica ed energivora, ma <strong>a maggior valore aggiunto</strong>, magari partendo dalle risorse locali, dalla loro trasformazione e dalla ricerca relativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo tema non è estraneo, naturalmente, quello della <strong>raccolta</strong> <strong>e</strong> del <strong>trattamento</strong> <strong>dei rifiuti</strong>, tasto dolente della politica sarda. Una politica che, per logiche di bassa convenienza opportunistica, ha sempre guardato con diffidenza alla possibile chiusura virtuosa del ciclo dei rifiuti (pensiamo alla follia di continuare a produrre alluminio primario anziché avviare a riciclo quello raccolto e differenziato), prediligendo gli inceneritori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo partire con l&#8217;idea che tutto questo sia irrealizzabile. Il grande patrimonio di <strong>creatività</strong> mostrato dai sardi in ogni campo dovrebbe trovare sfogo prima di tutto in Sardegna, ma non bisogna avere remore, se necessario, a richiamare competenze dall&#8217;esterno, a partire da quelle maturate nella nostra <strong>diaspora</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo proposito, altra cosa da inserire nella prospettiva generale è l&#8217;obiettivo di dotarci di <strong>istituzioni accademiche e di ricerca</strong> autonome e autorevoli, svincolate dagli apparati ministeriali italiani e dagli interessi che essi rappresentano, e culturalmente non subalterne. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso che inevitabilmente tocca anche la <strong>scuola</strong> e che va anch&#8217;esso rimesso in moto, già dentro le possibilità offerte dall&#8217;ordinamento attuale, ma senza rinunciare a un grande e coraggioso disegno di riforma. La democratizzazione della scuola e la sua riorganizzazione in base alle esigenze e alla composizione demografica e sociale dell&#8217;isola sono una necessità strategica non eludibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con gli stessi criteri andrebbe ridisegnata la <strong>sanità pubblica</strong> e tutto il sistema del <strong>welfare</strong>, abbandonando la strada delle privatizzazione e delle esternalizzazioni. Tema al centro del dibattito internazionale, visti i disastri nella gestione della pandemia a livello mondiale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È indispensabile una <strong>sanità universale</strong>, pubblica, ben organizzata e ben dotata di strutture territoriali, di dispositivi e personale adeguati, a prescindere dall&#8217;emergenza pandemica ma tanto più per poter rispondere a questo tipo di eventi. Sanità che va al più presto risanata e sottratta al neo-feudalesimo clientelare che l&#8217;ha devastata fin qui, così come alla logica privatistica dominante. Senza dimenticare l&#8217;ammonimento del compianto Vincenzo Migaleddu: il diritto da garantire è quello a vivere sani, prima ancora che a curarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non può mancare un piano complessivo riguardante le <strong>infrastrutture fisiche e i trasporti</strong>, specialmente interni.  La coscienza di appartenere a una comunità si basa anche sulla reale connessione tra le persone, tra le formazioni sociali, tra i territori. Una rimodulazione intelligente della rete dei trasporti interni è una delle varie necessità strategiche, anche nell&#8217;ottica di aprire in termini virtuosi e non meramente consumistici il nostro patrimonio storico-archeologico e ambientale alla conoscenza e al godimento dei viaggiatori, degli studiosi e dei turisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio, progettare una rete ferroviaria sarda, elettrificata, dotata di mezzi e di personale adeguati, ben connessa con gli altri mezzi pubblici, con porti e aeroporti e con le reti urbane, dovrebbe essere una priorità assoluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In connessione con tutto questo, la questione generale del <strong>reddito</strong> e delle diseguaglianze socio-economiche va inquadrata dentro cornici nuove. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una questione fondamentale, ovviamente, perché senza capire come possono le persone procurarsi i beni e i servizi di cui hanno bisogno, tutti i discorsi in tema socio-economico diventano meri esercizi retorici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste una forte resistenza, in diversi ambiti ideologici, al <a href="https://www.bin-italia.org/reddito-cittadinanza-incondizionato-philippe-van-parijs/" target="_blank"  rel="nofollow" >reddito di cittadinanza universale e incondizionato</a>. Noto tuttavia dei cedimenti in proposito, in queste settimane di difficoltà indotta dall&#8217;emergenza sanitaria. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là del ragionamento sul reddito universale e incondizionato, in Sardegna si potrebbe aprire una discussione, forse più pragmatica, almeno nell&#8217;immediato, su una possibile rimodellizzazione delle fonti di reddito e sull&#8217;accesso reale ai beni e ai servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo, i soldi sono importanti prima di tutto per ciò che essi ci consentono. Ma se la soddisfazione dei nostri bisogni, anche voluttuari, potesse essere raggiunta senza denaro, ci preoccuperemmo così tanto dei soldi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui bisogni non voglio spendere troppe parole, anche se è un tema importante e sottovalutato. Mi limito a evocare le enunciazioni della scuola economica dello <a href="https://www.slowfoodeditore.it/it/terramadre/lo-sviluppo-su-scala-umana-9788884992574-129.html" target="_blank"  rel="nofollow" >&#8220;sviluppo su scala umana&#8221;</a>, che proprio dallo studio dei bisogni prende le mosse. A quella mi rifaccio e a quella rimando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, al di là di questo aspetto teorico, quel che è importante tenere presente è che già oggi in Sardegna molti bisogni, fondamentali o meno che siano, vengono soddisfatti da una <strong>rete di scambi e di relazioni</strong> che sfuggono alle categorizzazioni e alle misurazioni econometriche ufficiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;economia dell&#8217;auto-produzione e dello scambio non contabilizzata nel PIL, ma decisiva nella qualità della vita delle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo andrebbe condotta un&#8217;indagine sistematica, di natura sociologica, ma anche di natura quantitativa ed economica. Non per ricondurre questa economia parallela e complementare alle forme previste dalla giurisdizione fiscale e dalle statistiche ufficiali, ma per quantificarne la portata e comprenderne il meccanismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbe essere un modello di base per una forma di produzione e scambio meno legata al profitto dei grandi intermediari e a economie di scala eterodirette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad essa andrebbe affiancato uno studio sulle monete complementari e sull&#8217;esperienza di Sardex, in modo da comprenderne funzionamento, risultati, limiti e ulteriori potenzialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto, dentro un quadro complessivo di riformulazione delle relazioni economiche e sociali, non vincolata alla circolazione del denaro, ai circuiti del credito, agli interessi dei grandi gruppi finanziari, e invece più aderente ai bisogni reali e alle necessità produttive delle nostre comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quest&#8217;ottica sarebbe opportuno anche ripensare il <strong>prelievo fiscale</strong>, liberando le forze produttive, colpendo le rendite parassitarie e i grandi patrimoni e ridefinendo in termini realmente progressivi tutta l&#8217;imposizione tributaria. Questa naturalmente è materia statale e indirettamente anche comunitaria (dato che i bilanci statali sono sempre <em>sub judice</em> e devono rispondere a norme e rapporti di forza continentali e internazionali). Fintanto che la Sardegna sarà parte dello stato italiano non avrà una competenza primaria e completa sull&#8217;intera materia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, anche a statuto vigente, qualcosa può essere pensata e anche realizzata, a livello &#8220;regionale&#8221;; d&#8217;altra parte la stessa annosa vertenza entrate, a dispetto delle vanterie delle varie compagini politiche che hanno governato l&#8217;isola negli ultimi quindici anni, non è mai stata chiusa definitivamente né in modo soddisfacente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prospettiva di rinnovamento generale non può non toccare l&#8217;<strong>ambito istituzionale</strong>, anche se in questo caso i passaggi procedurali e i passi avanti non saranno facili né rapidi. Certo è che risulta quanto mai necessario democratizzare l&#8217;intera sfera pubblica. Per esempio riformando l&#8217;apparato regionale e le istituzioni rappresentative già dentro l&#8217;ordinamento vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso la discussione &#8211; adesso interrotta &#8211; sulla necessaria <strong>riforma elettorale</strong> deve essere inserita nel contesto di un più ampio confronto sul modello di democrazia che vorremmo adottare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente includerei nella riforma il ripristino di un numero di consiglieri regionali idoneo a rappresentare tanto le varie istanze sociali e ideali presenti sull&#8217;isola, quanto i suoi territori. Quindi almeno 80, ma anche 100 eletti. Magari adeguandone i compensi al costo della vita reale e alla remunerazione media del lavoro in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andrebbe sfoltita la macchina amministrativa centralizzata della Regione, realizzando un vero <strong>decentramento</strong>, ripristinando gli enti intermedi e creando una reale sussidiarietà tra il livello locale e il livello generale. Le forme di questo decentramento andrebbero valutate e calibrate sulla realtà demografica, socio-economica, geografica e direi anche storica dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul versante opposto, quello dei <strong>rapporti con lo stato</strong>, dovrebbe essere rilanciata in termini molto più radicali la dialettica tra istituzioni sarde e istituzioni centrali, avviando una battaglia politica e giuridica, a tutti i livelli, compreso quello internazionale, per guadagnare spazi di autonomia e di democrazia sempre maggiori, senza paura di rotture o di conflitti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente tutto questo non si concilia con gli assetti politici oggi dominanti. Non può essere nemmeno discusso dentro la dialettica fasulla e subalterna che caratterizza l&#8217;ambito politico istituzionale e gli interessi a cui risponde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è indispensabile portare a compimento o comunque irrobustire il <strong>processo di democratizzazione e di autodeterminazione</strong> in corso, traducendolo non solo in una partecipazione più larga e diffusa dei cittadini alla cosa pubblica (nel suo senso più ampio), ma anche in una proposta concreta dentro i meccanismi elettorali e istituzionali *così-come-sono*.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma mi fermo qui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è bisogno di tanti elementi e di tanti fattori per completare il disegno di questa grande rivoluzione socio-economica e politica e per porla in relazione virtuosa con ciò che succede fuori dalla Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è bisogno di intelligenze e di generosità, di fiducia e di intransigenza etica e politica, di chiarezza e di umiltà. E c&#8217;è bisogno della collaborazione di tante persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente quelli qui presentati sono solo degli spunti, con tutti i limiti che lo spazio a disposizione e le capacità di chi scrive impongono. Ma credo che siano tematiche e questioni a cui non possiamo sottrarci. Sempre che intendiamo davvero aprire una fase storica di riscatto collettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto sarebbe già qualcosa discuterne, almeno tra coloro che sono sensibili a questa prospettiva o che comunque non partecipano né sono interessati ai vantaggi garantiti dall&#8217;apparato coloniale e clientelare oggi ancora al potere. Un buon modo, secondo me, per non subire passivamente tanto le restrizioni dettate dalla pandemia (necessarie ed efficaci o meno che siano), quanto le sue conseguenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><br><br><br>*Carlo Mancosu, 1980, è stato, tra le altre cose, tra i fondatori di Sardex. Oggi è impegnato su altri progetti, ma sempre sullo stesso fronte.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Crisi come opportunità: nuovi paradigmi economici e politici per la Sardegna del dopo epidemia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Crisi come opportunità: nuovi paradigmi economici e politici per la Sardegna del dopo epidemia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/">Crisi come opportunità: nuovi paradigmi economici e politici per la Sardegna del dopo epidemia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;autodeterminazione come risposta necessaria alla crisi globale</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2018/09/30/lautodeterminazione-come-risposta-necessaria-alla-crisi-globale/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2018/09/30/lautodeterminazione-come-risposta-necessaria-alla-crisi-globale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2018 19:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[guerre commerciali]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=2952</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dai problemi globali dell&#8217;attuale fase di transizione storica, al processo di autodeterminazione della Sardegna, senza &#8220;passare dal Via&#8221;. Per farsi un’idea strutturata – non dico esaustiva – di quel che succede in questa delicata fase di transizione storica non basta seguire le cronache quotidiane dei mass media. Nemmeno quelle dei mass media più seri e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/09/30/lautodeterminazione-come-risposta-necessaria-alla-crisi-globale/">L&#8217;autodeterminazione come risposta necessaria alla crisi globale</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;autodeterminazione come risposta necessaria alla crisi globale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/09/30/lautodeterminazione-come-risposta-necessaria-alla-crisi-globale/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.inbike.eu/sardegna_europa.jpg" alt="http://www.inbike.eu/sardegna_europa.jpg" width="540" height="447" /></p>
<h3><em>Dai problemi globali dell&#8217;attuale fase di transizione storica, al processo di autodeterminazione della Sardegna, senza &#8220;passare dal Via&#8221;.</em><span id="more-2952"></span></h3>
<p>Per farsi un’idea strutturata – non dico esaustiva – di quel che succede in questa delicata fase di transizione storica non basta seguire le cronache quotidiane dei mass media. Nemmeno quelle dei mass media più seri e indipendenti.</p>
<p>I profili di problematicità dei processi in corso sono così tanti e così intrecciati che è virtualmente impossibile tenerli tutti insieme sotto un unico sguardo, perciò anche l’analisi più articolata e complessa si perde qualcosa.</p>
<p>Al più possiamo provare a elencare, a titolo esemplificativo, senza pretese di completezza, i temi più spinosi che l’attuale frangente storico ci propone.</p>
<p>Degli sconquassi climatici, dell’inquinamento e dell’esaurimento della biosfera e delle risorse naturali se ne parla a sufficienza, ma sembrano ancora questioni astratte e lontane dalla quotidianità. Salvo quando qualche effetto di tali processi non ci investe direttamente.</p>
<p>La conflittualità aperta, sia a livello internazionale sia a livello locale, è abbastanza visibile, anche se non percepita con tutta la sua violenza e la sua distruttività.</p>
<p>Nessuno pensa che la prossima guerra possa riguardare noi. E forse, in Europa, entro certi limiti, è grosso modo ragionevole.</p>
<p>Si possono però percepire alcuni effetti dei conflitti aperti o latenti. Per esempio nella questione delle migrazioni di massa.</p>
<p>Queste ultime sono un esito di vari problemi che si sovrappongono, alimentandosi a vicenda.</p>
<p>Il primo dei quali è l&#8217;estrazione rapace di risorse, causa di scontri sociali ed etnici, di guerre guerreggiate e guerriglie varie, di carestie e povertà. In ultima analisi, anche degli scompensi climatici.</p>
<p>Immaginare di affrontare la questione globale delle migrazioni di massa spegnendo il wi-fi comunale in una piazza di Cagliari è una mossa di così palese inadeguatezza e di così enorme cinismo politico, da lasciare semplicemente basiti.</p>
<p>Eppure è successo e lo ha deciso un sindaco presentato universalmente, specie in ambito italiano, come simbolo del buon governo di “sinistra”. Uno dei nomi forti della politica sarda attuale.</p>
<p>La distanza tra la dimensione storica dei processi e dei loro effetti e la risposta della politica è ben rappresentata da questo episodio, pure di suo del tutto marginale. Ma andiamo oltre.</p>
<p>Uno dei grandi sconquassi in corso è il conflitto per l’egemonia economica e politica del pianeta.</p>
<p>Attualmente ne vediamo alcuni aspetti nella guerra commerciale degli USA contro la Cina da un lato e l’Unione Europea (leggi, la Germania e la Francia, soprattutto) dall’altro.</p>
<p>Conflitto dentro il quale ovviamente se ne annidano altri (come quelli tra le varie economie europee, tutt’altro che armonizzate e tanto meno unificate), o l’enorme e irrisolto conflitto finanziario-bancario, correlato con la questione spinosa dei debiti pubblici degli stati.</p>
<p>Non sono problemi teorici, anche se i numeri in cui vengono espressi sono così grandi da suonare astratti. Sono tutte faccende molto, molto concrete.</p>
<p>Naturalmente le classi dominanti, anche nei paesi considerati democratici e liberali, si sono da tempo attrezzate per rispondere a questa imponente ondata storica.</p>
<p>Loro la lotta di classe non l&#8217;hanno mai dismessa. E la stanno vincendo.</p>
<p>L’accaparramento bulimico di risorse e la riduzione degli spazi di democrazia economica e sociale, la sconfitta ormai quasi compiuta di qualsiasi istanza politica alternativa al completo dominio del capitale e dei padroni (col loro seguito di servitori, podatari, saltimbanchi), l&#8217;impoverimento sistematico di fette sempre più ampie di popolazione (anche nei paesi &#8220;ricchi&#8221;) sono fenomeni in corso.</p>
<p>Il fatto stesso che i due poli politici egemoni siano da una parte la tecnocrazia elitaria, autoritaria, razzista e anti-popolare e dall&#8217;altra i revanscismi nazionalisti, xenofobi e fascisti ci dice come siamo messi in Europa (ma non solo).</p>
<p>Qual è il succo di questa premessa?</p>
<p>Il succo è che discutere di politica, oggi, senza porsi tutti questi problemi, è un puro esercizio retorico.</p>
<p>Vale anche per la politica sarda.</p>
<p>Siamo ormai in fase pre-elettorale, come sappiamo. Le manovre sono già cominciate e qualche anticipazione dei colpi di teatro prossimi venturi l’abbiamo già avuta, come dimostra l&#8217;episodio di Cagliari richiamato più sopra.</p>
<p>Tuttavia, mi pare che si tratti pur sempre della solita rappresentazione, trita e ritrita, messa in scena sul piccolo palcoscenico scalcagnato di un teatrino di provincia.</p>
<p>Partiti italiani, un tempo largamente egemoni e oggi in crisi, che cercano di mantenere il proprio potere di delegati coloniali.</p>
<p>Nuove forze di finta innovazione, ma sempre inserite nell’ambito politico e di interessi italiano, che sgomitano per sostituirsi ai primi.</p>
<p>Politicanti locali di lungo corso che sperano di trovare la ricetta vincente per conservare il proprio ruolo, magari spacciandosi per il nuovo che avanza (un po’ come gli avanzi di un pasto cattivo, diciamo, in quel senso lì).</p>
<p>Naturalmente c’è anche – e meno fragile e disorganico di quanto si pensi – un profondo processo di recupero di responsabilità collettiva e di aspirazione all’autodeterminazione.</p>
<p>C’è, si vede anche, ma non è percepito in tutta la sua consistenza. Nemmeno dagli attori in campo, probabilmente.</p>
<p>Ovviamente ci sono le solite manovre di disturbo e i vari tentativi di inquinamento delle dinamiche democratiche. Ne stiamo già vedendo qualcuna e temo che aumenteranno di intensità nei prossimi mesi.</p>
<p>A questo proposito, avevo auspicato una benefica crisi di coscienza degli organi di informazione principali, ma i segnali fin qui sono contraddittori, se non un filino demoralizzanti. Vedremo cosa succederà.</p>
<p>Il problema generale che vorrei porre, tuttavia, riguarda proprio l’assenza, nel dibattito pubblico sardo, dei grandi temi storici summenzionati.</p>
<p>Eppure, proprio in Sardegna, avvertiamo in modo acuto molti di essi, se non tutti.</p>
<p>Capisco che i vari capibastone e i padroncini dei vari pacchetti di voti clientelari debbano occuparsi prioritariamente – e se possibile unicamente – di una loro collocazione favorevole dentro le dinamiche di potere in corso.</p>
<p>Da loro non mi aspetto altro.</p>
<p>Vale anche per quelli tra loro che indossano panni indipendentisti o autonomisti e anche sovranisti, per non farci mancare nulla.</p>
<p>Ma spero che sia ormai chiaro come si valuta l’operato politico di qualcuno: cosa fai? come lo fai? che grado di coerenza esiste tra le tue parole e le tue azioni? da quanto tempo sei in politica? quali sono stati i tuoi conseguimenti?</p>
<p>Dato che in Sardegna ci si conosce tutti ed è difficile mentire a tutti per sempre, confido che i furboni del trasformismo e dell’opportunismo abbiano perso un bel po’ del loro credito, a questo punto.</p>
<p>Ma anche sugli altri fronti vedo un po’ di titubanza ad accettare il fatto che tutti i vari processi storici in corso ci riguardino fin nella vita quotidiana delle nostre comunità.</p>
<p>Se chi deve conservare il suo miserrimo potere da valvassino, o da kapo, ha una giustificazione pratica (benché disgustosa) per il suo basso profilo politico, mi aspetterei qualcosa di più da chi lotta per un&#8217;emancipazione collettiva, da chi vuole mutare la sorte precaria della Sardegna.</p>
<p>Bisogna avere il coraggio di mettere sul piatto le questioni grandi e complesse che comunque ci toccano e ci toccheranno. Bisogna studiarle, affidandoci alle intelligenze migliori di cui disponiamo, anche fuori dall’isola, e bisogna ipotizzare forme e contenuti di una risposta politica seria, responsabile e lungimirante.</p>
<p>Penso alla questione energetica, penso alla questione dei flussi migratori, penso alla questione dei trasporti, penso alla questione della produzione agro-alimentare e all’economia nel suo complesso.</p>
<p>Penso ai problemi finanziari e fiscali, penso alla deriva delle agenzie formative e al gravissimo problema dell’ignoranza di nuovo crescente, penso all&#8217;impoverimento e all&#8217;invecchiamento della popolazione.</p>
<p>Penso al governo dei beni comuni (acqua, suolo, risorse strategiche, beni culturali, salubrità dell’ambiente, ecc.)</p>
<p>Penso anche ai rapporti con l&#8217;Europa (nel senso di continente e nel senso di UE).</p>
<p>E penso naturalmente allo storico problema dei rapporti con lo stato italiano.</p>
<p>Ho come la sensazione – e non da oggi – che ci stiamo avvicinando a un momento in cui la prospettiva dell’autodeterminazione non sarà più l’auspicio di qualche romantico né un&#8217;aspirazione puramente nazionalista, o identitaria, ma un’esigenza storica dettata da dinamiche esterne, fuori dal nostro controllo.</p>
<p>Gli sconquassi internazionali, il livello di conflittualità ormai sostanzialmente pre-bellico, anche in Europa, non dovrebbero lasciarci tranquilli, a pensare alle scempiaggini tipo “convergenze nazionali” o “primarie nazionali” e altri diversivi per allocchi.</p>
<p>Tanto meno dovrebbero lasciarci coltivare ognuno le proprie ossessioni e i propri interessi settoriali.</p>
<p>Che risposta potremmo dare, domani mattina, a una crisi decisiva degli assetti europei, a un default di stato dell’Italia con annesso isolamento internazionale, a una crisi energetica su scala continentale, a un&#8217;interruzione dei trasporti esterni, o a una guerra commerciale generalizzata?</p>
<p>Sono tutte situazioni possibili, se non probabili, dei prossimi anni o addirittura mesi, in cui noi, in questo momento, come in altri del passato, saremmo solo vittime sacrificali senza voce in capitolo?</p>
<p>In questa fase saranno necessarie la chiarezza e l’intransigenza politica, da un lato, ma anche la conoscenza, l’analisi puntuale e una prospettiva d’azione dall’altro.</p>
<p>Non sto parlando, come spero sia ovvio, di questioni elettorali. Le elezioni non esauriscono mai la sfera politica di una collettività. Tanto meno in momenti come questo.</p>
<p>Anche le prossime elezioni sarde saranno solo un passaggio contingente. Si possono affrontare come la conquista dell’ultima oasi, a discapito di tutti gli altri (ed è quello che faranno i reduci dei partiti coloniali – PD, FI, LEGA e satelliti vari &#8211; e lo stesso M5s), oppure come momento tattico di appropriazione dello scenario politico (o di una sua quota).</p>
<p>Ma le questioni strutturali restano sul piatto e chi persegue l’emancipazione collettiva dei sardi e la loro autodeterminazione democratica dovrebbe affrontare la tornata elettorale soprattutto in altri termini.</p>
<p>Intanto, non facendone una questione di vita o di morte. Poi cercando di coagulare il più possibile intorno a temi condivisi il già esistente fronte democratico.</p>
<p>Un fronte popolare, anti-fascista, sensibile ai temi ambientali e sociali, votato a una appropriazione virtuosa dell&#8217;autogoverno dell&#8217;isola.</p>
<p>Chiaramente, accettando di agire, per adesso, dentro il quadro giuridico e politico vigente.</p>
<p>Ma in particolare – come vado dicendo da tempo – curerei particolarmente l’amministrazione delle nostre tante comunità locali, ossia i luoghi dove vivono i sardi. Tutte, quelle grandi e quelle piccole.</p>
<p>Non per concentrarsi sulle questioni locali, ma per inserirle dentro un quadro complessivo di rinnovamento radicale e di assunzione generalizzata di responsabilità.</p>
<p>Ed anche, in parallelo, per formare sul campo una classe dirigente diffusa e rappresentativa di tutte le realtà dell&#8217;isola.</p>
<p>Non si otterrà nulla di nulla dalla sola partecipazione alle elezioni per la Regione, magari <em>una tantum</em>. Persino in caso di successo. Non senza entrare in una modalità di lotta politica radicale e strutturale, per tanti versi rivoluzionaria.</p>
<p>Bisogna entrare in quest’ottica, soprattutto per essere preparati, se faremo in tempo, ad affrontare la resa dei conti storica di là da venire.</p>
<p>So che un&#8217;idea del genere suona un po’ millenarista, ma onestamente nella passività e nel piccolo cabotaggio elettoralistico io vedo solo pericoli, a fronte delle sfide che questa dura epoca di transizione ci propone.</p>
<p>Le cose da fare, anche subito, sono diverse. Qui ne posso giusto ipotizzare alcune, senza alcuna pretesa di dettare la linea né di esaurire il campo delle possibilità.</p>
<p>Una sarebbe l&#8217;istituzione di una sorta di &#8220;comitato di salvezza nazionale&#8221;, elettivo ma permanente, in cui poter coordinare gli sforzi di tutte le realtà in lotta, affinché ci sia un collegamento e dove possibile un sostegno reciproco, fuori e a prescindere dai giochi elettorali.</p>
<p>Sarebbero d&#8217;aiuto strumenti aperti di comunicazione, gestiti collettivamente, ivi compresa una vera e propria testata giornalistica indipendente, una radio (via etere e online) e una rete di canali televisivi via web (alcune realtà operano già).</p>
<p>Un&#8217;altra necessità è la connessione di tutte le competenze e le intelligenze di cui disponiamo, oggi scoordinate e disperse. Magari mobilitate intorno a una rivista, anche online, che raccolga studi, dati, reportage, analisi.</p>
<p>In un secondo momento, si potrebbe anche pensare a una fondazione, sul tipo dell&#8217;Omnium Cultural catalano, o qualcosa del genere.</p>
<p>Anche una associazione che riunisca aziende, imprenditori e professionisti, magari votata ai rapporti con l&#8217;estero, ma sganciata dalla subalternità alla politica coloniale e aderente alla prospettiva dell&#8217;autodeterminazione, sarebbe auspicabile.</p>
<p>Come contraltare servirebbe un nuovo sindacalismo. Combattivo, radicato e soprattutto indipendente dalle centrali sindacali italiane, per troppi versi inadatte al loro compito (al di là della buona volontà e dell&#8217;onestà politica soggettiva di chi ne fa parte).</p>
<p>Strategica, non c&#8217;è bisogno di dirlo, la rete di rapporti internazionali a cui potremmo accedere tramite la nostra diaspora, specie laddove sia già organizzata.</p>
<p>Sono tutti fattori e soluzioni che formano una base di partenza, una dotazione minima indispensabile, a cui lavorare anche fuori dal Palazzo.</p>
<p>Non vedo altra possibilità, se dobbiamo fare un discorso non meramente teorico di riscatto storico della Sardegna.</p>
<p>I tempi sono difficili. Per certi versi, più difficili di quanto fossero settant’anni fa.  Ma sono anche densi di possibilità.</p>
<p>Questo vuole essere un ammonimento a darci una mossa, non un motivo di scoraggiamento. Di sicuro non potrà andare peggio di come andrà se non facciamo nulla.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;autodeterminazione come risposta necessaria alla crisi globale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/09/30/lautodeterminazione-come-risposta-necessaria-alla-crisi-globale/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='L&#039;autodeterminazione come risposta necessaria alla crisi globale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/09/30/lautodeterminazione-come-risposta-necessaria-alla-crisi-globale/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/09/30/lautodeterminazione-come-risposta-necessaria-alla-crisi-globale/">L&#8217;autodeterminazione come risposta necessaria alla crisi globale</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2018/09/30/lautodeterminazione-come-risposta-necessaria-alla-crisi-globale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Capire, condividere, liberarsi e scongiurare il peggio</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2015/05/07/capire-condividere-liberarsi-e-scongiurare-il-peggio/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2015/05/07/capire-condividere-liberarsi-e-scongiurare-il-peggio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2015 10:13:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[dipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[eguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=1811</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mettiamola così. Siamo già ben dentro una situazione prebellica, le condizioni ambientali del pianeta non sono buone, la distribuzione delle risorse è pessima, la rapacità delle classi dominanti aumenta. C&#8217;è da aspettarsi significativi progressi nei prossimi decenni? Direi di no. Piuttosto, un radicalizzarsi delle situazioni più gravi e una accelerazione dei processi degenerativi, senza escludere...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/05/07/capire-condividere-liberarsi-e-scongiurare-il-peggio/">Capire, condividere, liberarsi e scongiurare il peggio</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Capire, condividere, liberarsi e scongiurare il peggio' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/05/07/capire-condividere-liberarsi-e-scongiurare-il-peggio/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><figure style="width: 2000px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/32/Gini_Coefficient_World_CIA_Report_2009.svg/2000px-Gini_Coefficient_World_CIA_Report_2009.svg.png" alt="" width="2000" height="1015" /><figcaption class="wp-caption-text">Indici di diseguaglianza economica nei vari stati (più è basso l&#8217;indice meno diseguaglianza c&#8217;è)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Mettiamola così. Siamo già ben dentro una situazione prebellica, le condizioni ambientali del pianeta non sono buone, la distribuzione delle risorse è pessima, la rapacità delle classi dominanti aumenta. C&#8217;è da aspettarsi significativi progressi nei prossimi decenni? Direi di no. Piuttosto, un radicalizzarsi delle situazioni più gravi e una accelerazione dei processi degenerativi, senza escludere l&#8217;opzione &#8220;guerra aperta&#8221;, per cui ci si sta attrezzando un po&#8217; ovunque.<span id="more-1811"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica in corso è solo uno dei fattori in ballo e potremmo anche considerarla in realtà un puro strumento di potere, più che un problema oggettivo cui non si riesce a far fronte. C&#8217;è chi in questi anni ha mantenuto, se non accresciuto, la propria posizione privilegiata. Chi detiene, controlla e gestisce le risorse e le conoscenze non farà proprio nulla per privarsene a vantaggio di una più ampia porzione dell&#8217;umanità: meglio togliersi quest&#8217;illusione una volta per tutte.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo oggi come oggi è molto facile mantenere diviso il fronte potenziale degli esclusi (attuali e prossimi venturi). La distanza tra il senso comune, l&#8217;armamentario mentale della gran massa degli esseri umani, e la realtà storica è imbarazzante. Il livello di complessità dei fenomeni è di molte volte superiore alla capacità della stragrande maggioranza dell&#8217;umanità non dico di comprenderli, ma anche solo di intuirne la portata.</p>
<p style="text-align: justify;">A maggior ragione è indispensabile recuperare cornici interpretative generali, principi e valori universali cui fare appello per orientarci nel mondo. Il fatto che i modelli alternativi al capitalismo (più presunti che reali, a dire il vero) siano falliti storicamente non significa che non si debbano riproporre e adeguare alle circostanze le idee di eguaglianza, giustizia sociale, libertà diffusa, diritto di accesso ai beni fondamentali. Tali idee sono state a lungo e sono sempre, per propria natura, il contraltare dell&#8217;impostazione capitalista assoluta oggi dominante. Ben più &#8211; occorre precisare &#8211; delle dottrine della &#8220;decrescita felice&#8221;: notevole presa per i fondelli persino per molta parte delle pur privilegiate società benestanti del pianeta, figuriamoci per le altre, e per giunta quasi sempre riconducibili a un&#8217;ideologia di stampo conservatore o reazionario.</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro questo quadro generale si inserisce anche il discorso dell&#8217;autodeterminazione, che a sua volta si compone di una parte relativa alla vita concreta delle persone e di una relativa all&#8217;esistenza e alle forme di convivenza delle comunità umane. I vari piani del discorso sono interconnessi, non si possono separare senza che qualsiasi proposito emancipativo perda drasticamente forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Enfatizzare uno o alcuni aspetti del complesso discorso della autodeterminazione, magari istituendo e assolutizzando categorie astratte, o imponendo formule puramente ideologiche, serve in fondo a neutralizzare qualsiasi possibilità rivoluzionaria. Separare le questioni ecologiche da quelle economiche e quelle economiche da quelle sociali e da quelle culturali, stabilire discontinuità laddove invece c&#8217;è da tenere conto di profonde continuità sia in senso cronologico sia in senso geografico, o viceversa imporre continuità fittizie dove esistono differenze conclamate, tutto ciò fa comodo per mantenere o conquistare posizioni di potere, ma non certo per promuovere il miglioramento delle condizioni di vita degli esseri umani e per garantire l&#8217;esistenza di una biosfera abitabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto appare ridicolo il razzismo dei poveri europei contro i poveri di altre aree del mondo, alla luce della drammatica unicità del processo di impoverimento dell&#8217;umanità a vantaggio di una sua ridottissima minoranza? Il fatto che un giovane etiope o somalo o congolese desideri stabilirsi in Europa per sopravvivere e realizzarsi dovrebbe scandalizzare e offendere un giovane sardo o andaluso o fiammingo che ha le stesse umanissime aspirazioni? Una famiglia impoverita italiana o francese deve temere una famiglia ancor più povera dell&#8217;Africa subsahariana o non invece i gruppi di potere economico e politico che prosperano sull&#8217;impoverimento di entrambe?</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo stesso piano, ha senso orientare i percorsi di autodeterminazione in termini di ostilità verso altre collettività, senza mettere prima di tutto in discussione gli assetti produttivi, i rapporti di forza economica e sociale, le manipolazioni culturali che si subiscono in proprio e che spesso e negli stessi termini sono subiti da altri, strumentalmente additati come il pericolo da cui guardarsi?</p>
<p style="text-align: justify;">Comprendere questi fenomeni è fondamentale per tutti. Per i Sardi è vitale. Non possiamo più gingillarci con slogan consunti dall&#8217;usura, nemmeno quando riguardano problemi vecchi mai risolti. Le parole d&#8217;ordine che non hanno funzionato per anni, se non per decenni, forse hanno in sé qualcosa di sbagliato, data la conclamata inefficacia, anche quando intendano veicolare istanze concrete e sacrosante, giustificate dalla storia. Bisogna interrogarsi molto su questi aspetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre dotarsi di conoscenze maggiori, in vari campi. Bisogna maturare uno sguardo sul mondo che non sia provinciale né ombelicale. Bisogna capire che l&#8217;umanità è una e noi ne siamo parte, al di là delle classificazioni di comodo e dei costrutti ideologici. Deve interessarci di più la sorte degli altri popoli, non solo in quanto possibili esempi, ma anche propriamente come con-sorti, portatori di una vicenda collettiva che ci riguarda.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, a titolo di esempio, per noi ha rilevanza e offre elementi di valutazione più il caso della Grecia che quello della Catalogna. I fatti dell&#8217;Ucraina devono darci da riflettere almeno quanto quel che succede in Scozia. E allo stesso modo la Tunisia ha da dirci qualcosa di più dell&#8217;Irlanda del Nord. Contemporaneamente e non in alternativa è indispensabile ragionare sui modelli produttivi, sulle forme della divisione del lavoro, sulle relazioni tra soggetti economici a vasto raggio.</p>
<p style="text-align: justify;">La classe dirigente sarda ha la capacità o almeno la volontà di confrontarsi con questo ordine dei problemi? Io temo francamente di no. Eppure sono queste le questioni che ci chiamano in causa, non certo un <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/crisi-sardegna-da-senato-ok-4-mozioni-isola-sia-questione-nazionale/" target="_blank" rel="noopener" rel="nofollow" >dibattito ridicolo nei contenuti e offensivo nei toni</a> nel parlamento italiano. Ridicolo e offensivo prima di tutto da parte dei rappresentanti sardi che se ne fanno convinti (e patetici) promotori.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica sarda in realtà pensa preferibilmente alle proprie trame meschine, ai propri giochetti di potere locale, al successo di cricca come veicolo per conquiste personali. Meglio un appalto oggi che un progresso generalizzato domani. Questa è la drammatica verità. Una verità di cui chiaramente tutti noi portiamo almeno una parte di responsabilità. Ma mai quanto quella che porta chi dovrebbe rappresentare interessi collettivi e possibilmente trovare soluzione ai nostri problemi generali. Se, come detto in altre circostanze, l&#8217;inadeguatezza è inescusabile, l&#8217;egoismo è esecrabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo bisogno di uno sguardo aperto e generoso. Poco importa avere ragione se si è da soli in un deserto. Non siamo nella condizione storica di poter tergiversare appresso a vessilli di comodo, a falsi miti, a diatribe di piccolissimo cabotaggio. Non ha nemmeno senso perdere tempo appresso a unanimismi &#8220;pelosi&#8221;, sempre sospetti. Non siamo tutti sulla stessa barca e non esiste alcuna comune appartenenza etnica che possa cancellare le ingiustizie economiche e sociali: anche in Sardegna ci sono pochi che hanno tanto e molti che hanno pochissimo. Raramente questa proporzione rispetta la distribuzione statistica dei meriti e delle capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">La liberazione e l&#8217;emancipazione dei Sardi passano dalla riduzione drastica delle disuguaglianze materiali e culturali, dalla riappropriazione dei beni comuni, del territorio, della nostra storia, della nostra stratificazione culturale. Non come strumenti da opporre a un &#8220;altro da noi&#8221; presuntivamente ostile, da cui difenderci, ma al contrario come fattori indispensabili per dotarci di quella soggettività collettiva, sana, compiuta, consapevole che ci faccia stare al mondo a buon diritto e insieme agli altri. E che salvi noi ed altri dalla decadenza, dalla miseria e infine dall&#8217;estinzione.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Capire, condividere, liberarsi e scongiurare il peggio' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/05/07/capire-condividere-liberarsi-e-scongiurare-il-peggio/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Capire, condividere, liberarsi e scongiurare il peggio' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/05/07/capire-condividere-liberarsi-e-scongiurare-il-peggio/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/05/07/capire-condividere-liberarsi-e-scongiurare-il-peggio/">Capire, condividere, liberarsi e scongiurare il peggio</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2015/05/07/capire-condividere-liberarsi-e-scongiurare-il-peggio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I pericoli della crisi</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/11/07/i-pericoli-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 09:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione passiva]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=108</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come sempre accade nei periodi di crisi politica, economica e culturale, l’eventualità di un rimescolamento dei rapporti di forza produce azioni e reazioni di vario segno nel corpo sociale. Certe strutture di potere vacillano e finiscono per disgregarsi e nel vuoto che si apre si infilano altri soggetti, pronti a cambiare le carte in tavola,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/11/07/i-pericoli-crisi/">I pericoli della crisi</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I pericoli della crisi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/11/07/i-pericoli-crisi/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.fantascienza.com/blog/drownedword/wp-content/uploads/2009/04/mussolini.jpg" alt="" width="450" height="333,3" /></p>
<p style="text-align: justify;">Come sempre accade nei periodi di crisi politica, economica e culturale, l’eventualità di un rimescolamento dei rapporti di forza produce azioni e reazioni di vario segno nel corpo sociale. Certe strutture di potere vacillano e finiscono per disgregarsi e nel vuoto che si apre si infilano altri soggetti, pronti a cambiare le carte in tavola, a modificare i rapporti precedenti, oppure a ripristinarli sotto altre forme.<span id="more-108"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente per legittimarsi i soggetti individuali o collettivi che in questi frangenti intervengono nello scenario pubblico devono servirsi di elementi mitologici e narrativi, attinti da un repertorio dato, per lo più già familiare ai destinatari della nuova narrazione. Una nuova narrazione, in ogni caso, di per sé non esprime sempre un reale cambiamento, anzi, spesso maschera una sostanziale conservazione o addirittura una reazione delle forze dominanti fino a quel momento. Vanno sempre osservati e valutati i valori di fondo, le cornici concettuali usate, la coerenza tra parole e prassi, gli obiettivi reali al di là di quelli espressi, i referenti economici e sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi anni, in giro per l’Europa ed anche in Italia e in Sardegna, stiamo assistendo a una caduta dei punti di riferimento consolidati.<span id="more-3408"></span> Da qualche parte è un fenomeno tutto recente e quasi improvviso, che però affonda le sue radici nell’ultimo quarantennio (diciamo dalla fine dell’”Età dell’oro” di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Hobsbawm" target="_blank" rel="nofollow" >Hobsbawm</a>, quindi grosso modo dalla prima metà degli anni Settanta del secolo scorso). Ma capita che i segnali di questa transizione storica altrove siano più evidenti. L’Italia è uno di questi luoghi, vero laboratorio politico e sociale (quasi sempre in senso deleterio: pensiamo alla “strategia della tensione”, al terrorismo, ala corruzione sistemica, alla criminalità organizzata, allo schiacciamento della sfera politica sugli interessi economici particolari, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche la Sardegna fa la sua parte, in questo senso. Fin dai primissimi anni Settanta del XX secolo, l’isola ha conosciuto situazioni di crisi e una lunga stagione di carenze politiche evidenti. Non che siano mancate letture lucide della realtà (basti pensare alla grande elaborazione intellettuale – quasi tutta extra-accademica – dei vari Antoni Simon Mossa, Mialinu Pira, Bachis Bandinu, Eliseo Spiga, Placido Cherchi), tuttavia all’analisi non è mai seguita una sintesi compiuta. Allo sforzo di comprensione dei processi in corso non si è associato un altrettanto lucido tentativo di risolverli in termini politici. Anzi, si può dire che tutto l’apparato di potere sardo (economico, politico e accademico) abbia lavorato a negare la portata dei problemi e a evitare di risolverli, preferendo una costante manipolazione dell’opinine pubblica e un utilizzo dei ruoli decisionali in termini di mantenimento dello status quo, svolgendo fino in fondo, dunque, il proprio ruolo di intermediazione con i veri centri di potere, tutti esterni, cui questo blocco storico dominante sull’isola ha sempre dovuto rispondere per la propria legittimazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la crisi è più evidente e investe con maggior forza le vite delle persone e delle comunità, cosicché è più difficile far valere gli stessi mezzi del recente passato per tenere a bada gli umori diffusi. Non è più tempo di mezzi ordinari e anche la richiesta che nasce dal profondo delle varie collettività si fa più forte. Laddove ci sia un tessuto sociale, culturale e politico più strutturato e solido i processi si traducono in fenomeni che rientrano in qualche modo in una cornice narrativa ordinaria (almeno in apparenza). Le formazioni sociali tengono meglio, la coesione interna alle comunità garantisce una transizione meno problematica (relativamente, s’intende). Dove invece manchino strutture sociali e culturali forti (è il caso dell’Italia) la transizione è più disordinata e traumatica e può dare adito a soluzioni di tipo conflittuale, violento, e poi a normalizzazioni altrettanto dolorose (l’esempio del fascismo è il più didascalico). L’Italia del resto è un paese smemorato, che non ha mai fatto i conti con la sua storia, e dunque è destinata a ricadere nelle stesse brutture (a differenza di altri contesti, in cui dalla storia si è saputo imparare qualcosa, vedi Germania).</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna, alla debolezza economica e sociale a cui siamo stati destinati fin dai tempi della Restaurazione post-rivoluzionaria (duecento anni fa), si somma una profonda debolezza culturale e una coesione interna della nostra collettività costatemente minata e sabotata da chi ha interesse a dominare la situazione senza dover rendere conto ad altri che non siano i propri padroni e/o garanti esterni. In questa situazione generalizzata è estremamente facile che prendano piede componenti sociali di natura reazionaria o violenta o comunque anti-emancipativa, presentandosi però come soluzione alla crisi e come risposta forte, popolare, liberatoria ai problemi con cui una popolazione abituata per almeno due generazioni a un certo grado di benessere consumistico si è trovata a fare i conti quasi all’improvviso.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, un po’ dovunque, assistiamo al moltiplicarsi di forze di tipo rivendicazionista, nazionalista, populista che adottano retoriche ribelliste, individuano obiettivi seducenti e creano odiosi capri espiatori da abbattere. Pensiamo alle varie congreghe anti-signoraggio, ai gruppi più o meno informali che osteggiano l’Europa (sic!) prendendosela con un facile bersaglio come l’euro e le banche, ai razzisti di ogni latitudine e longitudine, ai complottisti internettiani, agli odiatori della politica tout court (che in Italia ha trovato l’efficace etichetta della Casta a suggellarne lo stigma da nemico numero uno). Varie sigle incarnano queste pulsioni. A volte si tratta di formazioni apertamente fasciste o parafasciste, a volte si dichiarano di ispirazione <a href="http://www.carmillaonline.com/2010/07/21/i-rosso-bruni-vesti-nuove-per/#003561" target="_blank" rel="nofollow" >rossobruna</a>, non mancano i nazionalisti (come gli improbabili <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/UK_Independence_Party" target="_blank" rel="nofollow" >“indipendentisti” inglesi</a>), spesso non si identificano con alcuna posizione ideologica dichiarata ma anzi rivendicano una equidistanza tra destra e sinistra (pensiamo, in Italia, al caso Movimento 5 stelle). Anche l’<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=14409" target="_blank" rel="nofollow" >indipendentismo</a> e il rivendicazionismo di stampo etnico o localistico sono una facile copertura per questo genere di pulsioni: un esempio clamoroso – anche per il suo successo – è la Lega Nord, sempre in Italia non a caso. In realtà le connotazioni politiche di queste organizzazioni e gruppi informali emergono molto facilmente alla prova dei fatti, quando si tratta di esprimersi su questioni concrete o su problemi reali: razzismo più o meno esplicito, chiusiura culturale, violenza (a volte solo verbale, a volte anche fisica), ostilità per i centri di potere istituzionalizzato (a cui però si strizza l’occhio e si tiene bordone, se capita), sostanziale funzione di normalizzazione e di mantenimento del controllo sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna non siamo esenti da questo fenomeno. Anche una parte sia pur minoritaria del variegato movimento indipendentista ne è vittima (o complice). Ne è caratterizzato fortemente il movimento per la Zona Franca (una sorta di succedaneo depotenziato, manipolato e demagogico dell’indipendentismo). Inevitabilmente ne è pesantemente infiltrato il Mov. 5 stelle sardo. Gli stessi esponenti del centrodestra italiano in Sardegna, a corto di credibilità e risorse politiche, cavalcano quest’onda, incuranti del proprio ruolo istituzionale e dei danni che stanno provocando, a vario livello.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che all’analfabetismo funzionale di una gran parte della popolazione corrisponde un altrettanto forte analfabetismo politico. Maggiore è questa lacuna culturale, maggiori sono i rischi che populismi e ricette semplicistiche mettano radici. La complicità di grossi centri di interesse (pensiamo all’accaparramento di suolo fertile, alla gestione dei beni comuni come l’acqua e l’energia, agli investimenti immobiliari) e dei mass media, che spesso ne dipendono, favorisce la visibilità e il successo delle organizzazioni più o meno formalizzate che impersonano il fenomeno. In Sardegna esso ha la particolare caratteristica di risultare un ottimo espediente contro la montante consapevolezza dell’inaccettabilità della nostra condizione di dipendenza. Proprio sull’isola dunque la funzione normalizzatrice di queste derive politiche si mostra in tutta la sua evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’antidoto di lunga durata sarebbe ovviamente un grande sforzo educativo e pedagogico, un investimento massiccio in cultura, in istruzione, in elementi aggreganti ed emancipativi. Sul breve periodo bisogna invece prendere prima di tutto coscienza del pericolo e poi rispondere con la proposta di una buona politica. Non con l’anti-politica, gli allarmismi, le chiamate alle armi (retoriche o meno che siano). Semplicemente una buona, responsabile e costruttiva politica, fatta di proposte serie, di analisi attente ma anche di soluzioni, di comprensione dei fenomeni, di disinteresse personale nella sfera pubblica, di ricerca di una via per l’abbattimento dei vincoli sociali, delle diseguaglianze, dei comportamenti rapaci verso gli altri esseri umani e verso l’ecosistema. Una politica che si opponga alla dipendenza e alla subalternità ma non in termini ideologici e omologanti, bensì dinamici, nel rispetto delle diversità e secondo il principio di responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Se una tale politica non troverà il modo di farsi egemone, di conquistare spazi culturali e istituzionali, il pericolo di una accelerazione della nostra crisi sarà molto concreto. Le ricette facilone e populiste che ci vengono quotidianamente propinate non saranno la soluzione di alcun problema, bensì la causa del nostro declino definitivo. Non è un destino auspicabile. Né per la Sardegna, né per nessun altro.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I pericoli della crisi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/11/07/i-pericoli-crisi/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='I pericoli della crisi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/11/07/i-pericoli-crisi/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/11/07/i-pericoli-crisi/">I pericoli della crisi</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
