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	<title>CRENOS Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Il circolo vizioso tra ignoranza e declino</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/06/10/circolo-vizioso-ignoranza-declino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 08:56:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esce il rapporto CRENOS 2013 (curato dalle università sarde) ed emergono in modo netto i nostri problemi strutturali. Il dibattito che sempre ne segue spesso non fa che occultare i dati e la loro connessione sistemica, anziché agevolarne la comprensione. Mettere in evidenza un aspetto o un ambito lascia supporre che si tratti di quelli...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/06/10/circolo-vizioso-ignoranza-declino/">Il circolo vizioso tra ignoranza e declino</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il circolo vizioso tra ignoranza e declino' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/06/10/circolo-vizioso-ignoranza-declino/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Esce il <a href="http://crenos.unica.it/crenosterritorio/mod/resource/view.php?id=787" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >rapporto CRENOS</a> 2013 (curato dalle università sarde) ed emergono in modo netto i nostri problemi strutturali. Il dibattito che sempre ne segue spesso non fa che occultare i dati e la loro connessione sistemica, anziché agevolarne la comprensione. Mettere in evidenza un aspetto o un ambito lascia supporre che si tratti di quelli decisivi, o che sia possibile segmentare l’attenzione e dunque anche la soluzione dei singoli problemi. Naturalmente questa è una falsa percezione. Se non si applica uno sguardo sistemico, non si capisce nemmeno dove stia la radice della nostra condizione storica deficitaria, tanto meno la si può efficacemente contrastare.<span id="more-133"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tra carenze infrastrutturali, debolezze culturali e impoverimento materiale esiste un fitto reticolato di connessioni. Immaginare che basti una politica di incentivi di qua e una pezza normativa di là, magari dietro gentile concessione di qualche governo “amico”, dovrebbe ormai essersi dimostrato più utopistico dei viaggi nel tempo (questi, almeno in linea teorica, cominciano ad essere considerati possibili).<span id="more-3151"></span> Più che mettere toppe a coprire i buchi, bisognerebbe intervenire sui nodi. La tendenza demografica generale attualmente è orientata al rapido declino e alla dissoluzione dei rapporti sociali, con l’esito inevitabile dello spopolamento, della miseria e della soggezione ancora più intensa a centri di potere e interesse estranei. È questa tendenza che va arrestata e invertita.</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo nodo strutturale da sciogliere e da riannodare come si deve è quello dell’istruzione e dell’università. I dati sulla dispersione scolastica, sul tasso di laureati e sull’uscita senza ritorno di intelligenze e talenti dovrebbe far scattare un allarme fortissimo nella politica sarda. Invece – tranne parentesi velleitarie e senza risultati apprezzabili, come all’epoca della giunta Soru – non se ne parla neppure, non è in agenda. Ma la questione dell’istruzione e della ricerca non può essere disgiunta dai processi di identificazione e dal senso di appartenenza. La radice della dispersione scolastica non è solo materiale, legata alla carenza infrastrutturale e alla diminuzione patologica del finanziamento pubblico al settore, ma sta anche nella separatezza tra scuola e università da un lato e il territorio, la sua storia e la cultura stratificata che esprime dall’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">La mancanza di un sistema di istruzione e di ricerca adeguato si lega all’incapacità di trovare soluzioni ai problemi strategici (dall’energia ai trasporti, alla gestione dei beni culturali). E ciò a sua volta è una conseguenza diretta della dipendenza politica e culturale da una sfera di interessi aliena. Inutile confidare nella benevolenza dei governi italiani, quando gli interessi strategici della Sardegna non combaciano né sono una funzione di quelli italiani. Questo bisogna ripeterlo spesso, perché è una delle questioni a cui si rifiuta di dare risposte, quando invece è assolutamente centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La responsabilità di tali carenze però non è dell’Italia e non è di chi, perseguendo i propri interessi privati, vede nella Sardegna solo una fonte di profitto, o una comoda sede di speculazioni a basso rischio. La responsabilità è nostra, collettivamente, e soprattutto della classe dominante sarda. Come attesta il recente dibattito in consiglio regionale sulla questione “SARAS vs. Arborea”, la politica nostrana – almeno nelle sue nomenklature – è totalmente succube di poteri economici forti, è priva di una qualsiasi visione compiuta della realtà (locale e globale), manca totalmente di capacità progettuale e si è ingrassata sul disinteresse per la risoluzione dei problemi (problemi su cui ha costruito il proprio consenso clientelare).</p>
<p style="text-align: justify;">Così, alla fin fine, sembra che abbiamo a che fare con un destino scritto di decadenza e mortificazione, quando invece si tratta semplicemente di poca voglia di affrontare i problemi. Il mito dei sardi incapaci, disuniti, resistenti ma sconfitti, orgogliosi ma inadatti a governarsi, incapaci di creatività e di innovazioni virtuose, è la foglia di fico della nostra pigrizia, oltre ad essere una narrazione molto efficace nel mantenimento dello status quo.</p>
<p style="text-align: justify;">Però si può cambiare sguardo e si può cambiare anche la tendenza in corso. Serve <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pensiero_laterale" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >pensiero laterale</a> e serve capacità di vedersi come soggetti della propria storia. Serve immaginazione creatrice e serve molta propensione alla condivisione. Serve onestà, molta onestà: intellettuale, politica, etica. L’onestà è un fattore economico. Così come la conoscenza di sé nel tempo e nello spazio. Serve capacità di discernere la complessità e di affrontarla con modelli che la rispettino, non che la eludano. Serve capacità di connessione e serve cultura convergente. Il bello è che tutto questo esiste. Solo, non governa la Sardegna. Nessuno però può escludere che succeda, prima o poi.</p>
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		<title>I conti della serva</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/06/08/i-conti-della-serva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 15:37:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[art. 51]]></category>
		<category><![CDATA[CRENOS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se si fa fatica a ricordarsene, la Sardegna avrebbe un suo governo, incarnato dalla giunta regionale. Governo di una regione a “statuto speciale”, per giunta. Per poche che siano le sue prerogative, ci sarebbe da aspettarsi che agisse per il meglio, in nome delle esigenze collettive dei sardi e nel loro interesse. Uso il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I conti della serva' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/06/08/i-conti-della-serva/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.italianopera.org/immagini/th_vermeer_serva.jpg" alt="" width="178" height="201" />Anche se si fa fatica a ricordarsene, la Sardegna avrebbe un suo governo, incarnato dalla giunta regionale. Governo di una regione a “statuto speciale”, per giunta. Per poche che siano le sue prerogative, ci sarebbe da aspettarsi che agisse per il meglio, in nome delle esigenze collettive dei sardi e nel loro interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Uso il condizionale perché è del tutto evidente che le cose non stanno così.<span id="more-278"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri <a href="http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=168141&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1" target="_blank" rel="nofollow" >nel corso di una seduta del consiglio regionale</a> sono stati pronunciati discorsi, presentate cifre, fatte dichiarazioni a proposito di entrate e uscite, voci di spesa, risorse finanziarie. La giunta regionale ha presentato un programma di finanziamenti destinati al lavoro, menando anche gran vanto di questo notevole sforzo. Altri hanno sollevato il problema della carenza delle risorse. Altri ancora hanno mosso critiche all’operato del governo regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro d’insieme che se ne può trarre, al netto della retorica di parte e della propaganda mediatica, è che l’istituzione regionale fa fatica a svolgere il compito per cui esiste. A fronte delle numerose crisi settoriali e delle carenze strutturali e infrastrutturali, segnalate di recente anche dall’ultimo rapporto CRENOS (fatto 100 l’indice infrastrutturale generale italiano, la Sardegna si ferma a 52), mancano totalmente la volontà di progettare soluzioni e la capacità di reperire le fonti finanziarie e il capitale umano per attivarle.<span id="more-1001"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non c’è nulla che ci condanni inesorabilmente a questo destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo la questione delle fonti di finanziamento. Intanto partiamo dalla constatazione amara che della famosa “vertenza entrate” non se n’è fatto ancora nulla. Lasciamo perdere l’intero ammontare di cui la Sardegna è creditrice verso lo stato italiano (parliamo di qualcosa come 10 miliardi di euro): nemmeno  la cifra pattuita tra Soru e Prodi qualche anno fa (circa la metà del debito complessivo) risulta ancora riscossa dalla regione sarda. Il proposito di sollevare almeno un conflitto di attribuzione, se non proprio un contenzioso con lo stato davanti alla Corte Costituzionale, è rimasto nelle dichiarazioni diversive di Cappellacci di qualche mese fa. Sarebbero circa 5 miliardi di euro che anche rateizzati contribuirebbero notevolmente al bilancio sardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi c’è la faccenda delle accise. Si tratta di tributi sui prodotti petroliferi. Una legge dello stato consente di versarle nel luogo di commercializzazione dei derivati del petrolio. Noi abbiamo in casa una delle più grandi raffinerie del Mediterraneo (la Saras), con tutto ciò che questo comporta in danni ambientali, socio-sanitari, sociali, culturali. Però la Sardegna non percepisce un centesimo delle accise pagate ogni anno sui prodotti di questa azienda. Perché i suoi depositi commerciali non sono ubicati in Sardegna. In Sardegna c’è la produzione, e basta. Naturalmente, basterebbe che la Saras medesima con una operazione burocratica spostasse giuridicamente la sede dei suoi depositi commerciali in Sardegna e il gioco sarebbe fatto. Da parte dei Moratti sarebbe un semplice gesto di banalissima riconoscenza verso un territorio pesantemente condizionato dall’attività da cui traggono i loro maggiori profitti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma i Moratti sono molto più preoccupati per la campagna acquisti dell’Inter che di queste quisquilie. I tifosi interisti sono molti di più degli abitanti della Sardegna, d’altra parte. E poi un privato fa il proprio interesse, non risponde a una sfera di interessi ed esigenze diversa, generale, collettiva, per altro geograficamente lontana. Certo, un po’ di pressione da parte dei media e della politica  nostrani magari li persuaderebbe a compiere una scelta tutto sommato a costo quasi zero ma dall’alto valore civile e politico. Ma i media e la politica in Sardegna hanno altro a cui dedicarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra strada sarebbe quella di impugnare la legge statale suddetta, quella che prevede il versamento delle accise nel luogo della commercializzazione dei prodotti petroliferi. La regione sarda ne ha piena facoltà a norma dell’art. 51 del suo statuto (legge di rango costituzionale, ricordiamolo), il quale al comma 2 recita</p>
<blockquote><p><span style="font-style: normal;">La Giunta regionale, quando constati che l’applicazione di una legge o di un provvedimento dello Stato in materia economica o finanziaria risulti manifestamente dannosa all’Isola, può chiederne la sospensione al Governo della Repubblica, il quale, constatata la necessità e l’urgenza, può provvedervi, ove occorra, a norma dell’art. 77 della Costituzione.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Insomma, qualche risorsa per accaparrarsi legittimamente l’ammontare di queste imposte ci sarebbe. E stiamo parlando di una cosuccia come 2,5 miliardi di euro l’anno, se non di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro capitolo doloroso, i finanziamenti da parte dell’Unione Europea. Mentre si accendono mutui per pagare le spese correnti e non si sa più da che parte togliere i soldi per le emergenze viene fuori che la regione Sardegna sta rinunciando per propria esclusiva responsabilità a una cospicua mole di denaro altrimenti a disposizione. La cosa è stata segnalata alla giunta e a Cappellacci dal <a href="http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/06/08/%E2%80%9Cfondi-europei-spesi-poco-e-male%E2%80%9D-ecco-la-lettera-choc-spedita-da-bruxelles-alla-regione-sardegna-abbiamo-un-miliardo-di-euro-contro-la-crisi-ma-non-lo-usiamo/" target="_blank"  rel="nofollow" >commissario europeo Hahn</a>, responsabile delle politiche regionali. Al danno per il mancato utilizzo attuale di questi fondi si somma quello relativo alla decurtazione di quelli futuri, proprio perché quelli disponibili non li abbiamo spesi. Tra l’altro, anche una splendida figura a livello internazionale. Complimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, solo a proposito di queste tre questioni, stiamo parlando di diversi miliardi di euro che potremmo e dovremmo avere a disposizione per tenere in piedi strutture e infrastrutture fondamentali, adeguare quelle esistenti alle nostre esigenze reali, avviare a soluzione le varie vertenze aperte e progettare lo sviluppo e le condizioni di un maggiore benessere dei sardi. Potremmo farlo subito, adesso.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui sta il busillis. La congrega politico-affaristica-parassitaria che domina la Sardegna ha bisogno dell’impoverimento e della debolezza strutturale del nostro tessuto socio-economico per sopravvivere. Non ha come scopo il governo della cosa pubblica ma l’intermediazione con i centri di potere e interesse esterni da cui dipende la propria legittimazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo però si somma la nostra debole identificazione collettiva, un’appartenenza menomata. Noi stessi non ci consideriamo un soggetto politico a tutti gli effetti, ma perseveriamo nel coltivare la nostra sindrome di subalternità. Pensiamo agli operai della Vinyls, in <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/06/08/news/napolitano-ai-cassintegrati-vinyls-non-mollate-4395712" target="_blank" rel="nofollow" >pellegrinaggio</a> dal presidente della repubblica italiana. A chiedere cosa? Di essere assunti tutti al Quirinale? Non si sa. Notevole però uno dei commenti, dopo l’incontro: “Sembrava uno di noi”. Ma dai, sul serio? Non era verde con le antenne? Alle volte le sorprese! E questo è solo l’ultimo di una sequela di episodi mortificanti e del tutto inutili ai fini pratici.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non siamo noi a guardare a noi stessi come a una collettività portatrice di esigenze, interessi e diritti, sarà impossibile ottenere che siano gli altri ad attribuirci tale soggettività. La “rivolta dell’oggetto” deve partire da noi. Ma per riuscirci dobbiamo abbandonare qualsiasi  pulsione rivendicazionista, lo spirito di sudditanza che ci fa preferire il ruolo del servo o del mendicante alla mensa del signore. Dobbiamo imparare ad abitare il nostro tempo e il nostro spazio come padroni di casa non come ospiti poco graditi in una casa altrui. E come padroni di casa dobbiamo saperla amministrare, con le nostre forze e le nostre risorse. Economia vuol dire questo, in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dipende da noi e non abbiamo scuse.</p>
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		<title>Collegamenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 15:44:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre la giunta regionale vacilla sotto le inchieste della magistratura e sotto le spinte centrifughe della maggioranza che la sostiene, la Sardegna vede i propri problemi radicalizzarsi e peggiorare giorno per giorno. La necessità di accondiscendere alla folle politica dei tagli del governo italiano sta conducendo ad una manovra sul bilancio regionale che si preannuncia...</p>
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<p style="text-align: justify;">La necessità di accondiscendere alla f<a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/06/news/manovra_6_luglio-5426507/?ref=HREA-1" target="_blank" rel="nofollow" >olle politica dei tagli</a> del governo italiano sta conducendo ad una manovra sul bilancio regionale che si preannuncia drastica e contemporaneamente del tutto inutile. Basterebbe in realtà che la giunta regionale si facesse valere per ottenere i 400 milioni di euro in meno ricevuti dallo stato. Denaro dei sardi, dovuto alle casse regionali e bellamente trattenuto, del tutto illegalmente, dal governo italiano.<span id="more-351"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A completamento del quadro, ecco il <a href="http://www.ilminuto.info/notizia.php?id_notizia=2609" target="_blank" rel="nofollow" >rapporto del CRENOS</a> sullo stato dei traspoprti in Sardegna. Rapporto da cui si evince la palese, benché non dichiarata, dismissione da parte dello stato italiano delle infrastrutture stradali e ferroviarie sarde. Al che si aggiunge la finta <a href="http://www.unita.it/news/italia/100811/la_tirrenia_versione_sicula_e_i_sardi_restano_a_guardare" target="_blank" rel="nofollow" >privatizzazione della Tirrenia</a>, che sarà controllata non più dal governo italico, ma da quello regionale siciliano. Per i sardi, un grande progresso!</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro giorno i gazzettini sardi annunciavano con scalpore degno di miglior causa che Cagliari era risultata la città più calda d’Italia. Tale notizia non compariva in nessun notiziario italiano, nemmeno laddove si dedicava spazio al fenomeno sorprendente e inopinato della calura estiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che dovrebbe fornirci quanto meno un suggerimento. La Sardegna non è in Italia. Non lo è geograficamente. Questo dato viene solitamente ignorato, quando si trattano le questioni sarde, come se fosse indifferente. Invece è uno degli elementi decisivi di qualsiasi prospettiva politica seria, in Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l’indice infrastrutturale dell’Isola è ridicolmente basso, anche rispetto al Meridione d’Italia, non è per la malignità dei governi italiani, ma per la semplice circostanza che la politica italiana – buona o cattiva che sia – deve fare gli interessi dell’Italia. Investire gli scarsi fondi statali in infrastrutture che non avranno alcun impatto sulla vita di sessanta milioni di italiani, meno 1 milione e seicentomila sardi, sarebbe una sciocchezza assurda. Tra le tante che i governi italiani hanno commesso e commettono, questa spiccherebbe per insensatezza. Di conseguenza, dato che il peso politico dei sardi, come abitanti di una regione marginale e lontana, è pari a zero, si guardano bene dal commetterla.</p>
<p style="text-align: justify;">Spiace notare, però, che l’indole dei commenti giornalistici e anche di qualche esperto del settore non si spostano di un millimetro dal mero rivendicazionismo o dalla semplice lagna. Esercizio retorico diventato, oltre che perfettamente inutile sul piano pragmatico, decisamente stucchevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno curerà i nostri interessi collettivi se non saremo noi a farlo. E non ci riusciremo mai nel quadro politico e istituzionale di uno stato altro, più vasto, lontano e portatore di interessi del tutto diversi, quando non contrastanti, rispetto ai nostri.</p>
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