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	<title>COVID-19 Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>L&#8217;importanza vitale del dissenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2021 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pandemia ancora in corso, si susseguono gli incontri internazionali dedicati al problema del cambiamento climatico e al dissesto ecologico del pianeta. In entrambe le questioni esiste una forte contrapposizione tra &#8220;apocalittici e integrati&#8221; e tra conformisti e dissenzienti, su cui però la politica e l&#8217;informazione spesso operano in termini semplificatori e deformanti. Sulla questione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;importanza vitale del dissenso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/11/09/limportanza-vitale-del-dissenso/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-4690" width="456" height="619" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine.jpg 582w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-354x480.jpg 354w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" /></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">A pandemia ancora in corso, si susseguono gli incontri internazionali dedicati al problema del cambiamento climatico e al dissesto ecologico del pianeta. In entrambe le questioni esiste una forte contrapposizione tra &#8220;apocalittici e integrati&#8221; e tra conformisti e dissenzienti, su cui però la politica e l&#8217;informazione spesso operano in termini semplificatori e deformanti.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla questione del covid-19, nonostante tutto l&#8217;apparato mediatico e i governi cerchino da mesi di indirizzare attenzioni ed eventuali dissensi dentro cornici controllabili, esistono posizionamenti non riconducibili a schematismi facili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La narrazione dominante, che vede da un lato chi combatte il virus e i suoi effetti dall&#8217;altro un capro espiatorio indicato all&#8217;occorrenza, si scontra con una realtà oggettivamente più complessa, di cui la maggioranza delle persone si rende conto spesso vagamente, ma con inquietudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro questa maggioranza, una quota a sua volta maggioritaria tende ad aderire, per convinzione o per paura, ai precetti veicolati dal potere e incanalati dai media; una quota minore ma non inconsistente esprime dubbi e anche critiche, ma con orientamenti diversi e a volte opposti, in molti casi senza che questo abbia conseguenze dirette sulle scelte pragmatiche. Per fare l&#8217;esempio dei vaccini, molte persone vaccinate e del tutto in regola con le prescrizioni governative (green pass, ecc.) mantengono comunque un atteggiamento di dubbio sulla gestione pandemica e sull&#8217;azione della politica. Altri si affidano alle comode e deresponsabilizzanti tesi cospiratorie. La porzione di no-vax, ossia di persone radicalmente ostili ai vaccini in quanto tali, sono un&#8217;esigua minoranza, a volte rumorosa, ma solo perché amplificata ad arte dal circuito mediatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le manifestazioni definite dagli organi di informazione, in modo liquidatorio, &#8220;no-vax&#8221; o &#8220;no-green pass&#8221; (con una sovrapposizione indebita), in realtà sono il sintomo di un disagio più vasto e più profondo, che innerva la rete di relazioni sociali e le dinamiche interpersonali, che esiste comunque, a dispetto dell&#8217;egemonia viro-centrica, classista e autoritaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non cogliere tutti i risvolti di questo dissenso, benché non sempre chiaro nelle sue proposizioni e nelle sue manifestazioni esteriori, non ne sminuisce la carica critica e i nuclei di verità da cui nasce. Semplicemente esime i pavidi e gli opportunisti da uno sforzo di comprensione e di chiarimento, pure necessario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Codificare il dissenso come eversivo, o liquidarlo come ottusamente reazionario, affibbiando a qualsiasi espressione di dubbio sminuenti etichette di comodo, fa il gioco dei grandi centri di potere che cercano di governare lo scenario attuale e possibilmente di avvantaggiarsene. Nel quadro italiano, mi pare del tutto evidente che le scelte governative, già sotto la presidenza del consiglio di Conte e con forza ancora maggiore sotto Draghi, siano perfettamente in linea con i desiderata della Confindustria e dei grandi interessi costituiti internazionali. Tanto sul fronte della risposta alla pandemia, quanto su tutti gli altri dossier strategici, in primis sul discorso energetico e della cosiddetta transizione ecologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il legame tra strategie anti-pandemiche e questione climatica-ambientale sono più stretti di quanto comunemente venga detto. Questo, a prescindere dall&#8217;origine del virus SARS-CoV-2 e dalle circostanze della sua diffusione. Che si sia trattato di spill-over tra qualche specie animale selvatica e specie umana o, <a href="https://www.raiplay.it/video/2021/10/Presa-diretta-Il-virus-perfetto---Puntata-del-23102021-06ec8ceb-9c5c-497a-9f64-4ca2136956ee.html">come sembra sempre più probabile</a>, di un incidente di laboratorio con molti responsabili (Cina e USA prima di tutti), è innegabile che le dinamiche socio-economiche e politiche in cui si è innestata la pandemia hanno delle caratteristiche tali da favorirne la diffusione e gli effetti nocivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ampie diseguaglianze sociali sia dentro le comunità privilegiate sia, in termini ancor più drammatici, tra queste e il resto dell&#8217;umanità, sono al contempo una causa del successo di questo virus e una conferma della pericolosità storica dell&#8217;attuale modello di produzione, di divisione del lavoro e distribuzione delle risorse. Il disastro ecologico in corso, di cui i mutamenti climatici sono solo uno degli effetti, ne discende direttamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo, i governi e i centri di interesse privato dominanti da tempo cercano di orientare l&#8217;opinione pubblica in un senso vantaggioso per sé. Da un lato negando il problema. Una quantità enorme di denaro, in questi anni, ha costantemente foraggiato centri studi, organi di informazione, autorevoli opinionisti, esponenti politici per far prevalere l&#8217;idea che il cambiamento climatico non esiste o, se esiste, non ha a che fare con l&#8217;attività umana. E, in tutto questo, hanno ottenuto se non altro di escludere dal dibattito tutto il resto del complesso dissesto della biosfera, a cominciare dalla grande estinzione di massa già in corso e dalla drastica e pericolosissima diminuzione della biodiversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra parte del mainstream mediatico e politico, apparentemente schierata sul fronte opposto, ossia quello di chi non nega il problema e vorrebbe affrontarlo, in realtà è essa stessa parte integrante del problema. Si tratta delle posizioni prevalenti sulla scena internazionale. Transizione ecologica sì, ma governata in modo verticistico e autoritario e al contempo orientata a favorire gli stessi grandi interessi che fin qui hanno tratto vantaggi dalla devastazione ambientale. Perciò: incetta di denaro pubblico; investimenti in tecnologie tutt&#8217;altro che risolutive, ma assai remunerative; narrazioni strumentali. Non a caso rispunta l&#8217;opzione nucleare, o si cerca di imporre come soluzione ideale lo sfruttamento capitalista di spazi naturali o suoli agricoli per la produzione di energia da fonti sì rinnovabili (sole e vento), ma sfruttate in termini di profitto privato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, dietro molta retorica favorevole alla transizione ecologica, si cela spesso, più o meno abilmente, il favore per le fonti fossili e per la modalità neo-coloniale di produzione e sfruttamento del lavoro e delle risorse. Indicativa, in questo senso, <a href="https://www.washingtonpost.com/climate-environment/interactive/2021/greenhouse-gas-emissions-pledges-data/?utm_campaign=wp_main&amp;utm_medium=social&amp;utm_source=twitter">un&#8217;inchiesta del Washington Post</a> di pochi giorni fa a proposito della COP26 in corso a Glasgow. I governi, anche quelli dichiaratamente favorevoli alla transizione ecologica, si prestano a fare il lavoro sporco, usando dati falsati, alimentando false aspettative. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo denuncia anche il climatologo Michael Mann, <a href="https://www.valigiablu.it/mann-libro-nuova-guerra-clima/">come riportato da Valigia blu</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Nel saggio “<a href="https://shop.edizioniambiente.it/catalogo/la-nuova-guerra-del-clima">La nuova guerra del clima</a>” (Edizioni Ambiente, 2021), il climatologo statunitense Michael Mann affronta le insidiose tattiche messe in campo dalle aziende del fossile per ritardare la transizione ecologica. La nuova guerra del clima non è più contro chi nega la realtà dei cambiamenti climatici, ma contro quelli che chiama gli “inattivisti”, coloro che mirano a deviare l’attenzione dalle misure necessarie e a focalizzarsi su false soluzioni.<br />Il nuovo libro di Mann è una vera e propria guida che insegna a districarsi tra le trappole di chi si proclama “ecomodernista” e propone la geoingegneria come soluzione, di chi fomenta sfide di “purezza” tra chi adotta lo stile di vita più ecologico o ancora di chi si dispera perché “ormai non c’è più tempo”. Sono queste, secondo lo scienziato, le strategie degli “inattivisti”, che hanno un solo obiettivo: distogliere l’attenzione dal cambiamento sistemico e fare in modo che si possa continuare a bruciare combustibili fossili. </p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro, sia che si tratti di pandemia sia che si tratti di crisi ambientale globale (ma anche di altro), appare non solo necessario ma direi auspicabile mantenere vivo e dinamico un ampio fronte di dissenso e di dubbio. A contrasto sia delle semplificazioni cospiratorie sia, e direi soprattutto, del conformismo acritico di matrice scientista e spesso classista e anti-popolare. Il dissenso e il dubbio, persino quando hanno parzialmente o totalmente torto, sono una protezione indispensabile contro qualsiasi deriva autoritaria, di là da venire o già in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo un aspetto contingente di questo passaggio storico. È un principio universale valido a un livello direi biologico ed evolutivo. Così come la biodiversità è funzionale al perpetuarsi della vita, anche laddove appaia ridondante, così la diversità culturale e politica, la varietà di sensibilità e di opzioni, sono funzionali alla vitalità sociale e alla perpetuazione della nostra specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo principio generale rispondono il diritto di parola, la libertà di pensiero e di manifestazione dell&#8217;opinione, molto più che a un precetto giuridico liberale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fastidio ostentato da molti commentatori di grido e da una certa parte dell&#8217;opinione pubblica, sui vari media, verso le posizioni dissenzienti rispetto alle decisioni governative e verso l&#8217;attivismo climatico sono forme di conservatorismo ottuso, a vantaggio di chi domina lo status quo e ci lucra su. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non cogliere i nuclei di verità da cui parte molta della contestazione di piazza contro la gestione della pandemia e/o ostentare disprezzo verso le giovani attiviste come Greta Thunberg o Vanessa Nakate non è indice di ragionevolezza e di intelligenza, ma molto spesso solo una triste manifestazione di egoismo di classe o di banale stupidità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Stupisce e merita ammirazione, invece, la capacità che ha il movimento per la giustizia climatica non solo di non farsi intimidire e zittire, ma anche di non farsi ingabbiare, corrompere, anestetizzare dai tentativi di cooptazione paternalistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meraviglioso il modo in cui proprio Greta Thunberg e Vanessa Nakate hanno accolto la comparsata di Barak Obama alla COP26 di Glasgow. Mentre tutti i media progressisti (o sedicenti tali) si sdilinquivano dietro all&#8217;abilissimo ex presidente USA, loro ne smascheravano l&#8217;ipocrisia e precisavano la propria distanza dalla sua retorica auto-assolutoria. Chapeau!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che ci insegna il giovane e lucidissimo movimento per la giustizia climatica e ciò che devono suggerirci le manifestazioni di dissenso verso le scelte governative in materia di covid-19 (così come, su un altro piano ma in consonanza, il femminismo intersezionale) è che il dissenso serve, è una cosa buona, ne abbiamo bisogno. Non importa affatto che siamo d&#8217;accordo o no. Non è nemmeno centrale il problema delle infiltrazioni fasciste in alcune manifestazioni italiane, che ci sono nella misura in cui si lasci loro lo spazio di agibilità. Il fascismo va escluso e marginalizzato sempre e comunque, proprio perché, tra le altre cose, è di suo un elemento di inquinamento politico a vantaggio delle classi dominanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo lasciarci condizionare nel nostro giudizio da ciò che ci impone l&#8217;informazione mainstream. Dobbiamo invece essere sollevati e grati per il fatto che non domini incontrastato il pensiero unico, che ci sia ancora chi osa mettere in discussione il Potere, la &#8220;ragione ufficiale&#8221;, la Scienza (con la maiuscola, ossia una forma di fede). È una delle caratteristiche necessarie di qualsiasi democrazia, molto più della possibilità di andare a votare ogni tot anni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna questa lezione è mal compresa e quasi sempre rigettata anche dall&#8217;intellighenzia progressista e dalla sinistra istituzionale. In fondo sono esse stesse fattori di conservazione anti-popolare e anti-democratica, nello scenario sardo contemporaneo. Tant&#8217;è vero che anche del fatto che moltissima parte dell&#8217;elettorato sia esclusa da ogni rappresentanza istituzionale e che a votare ci vada ormai giusto una metà degli aventi diritto non è che si preoccupino più di tanto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Confido che negli ambiti politici e culturali  meno compromessi si possa invece ragionare diversamente, senza snobismi o purismi dottrinari, e non solo assecondare ma anzi alimentare e riempire di contenuti e di istanze emancipative il dissenso diffuso. Finché esiste.</p>
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		<title>La necessità del discernimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 13:59:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al cospetto del bombardamento mediatico e politico sull&#8217;intera questione covid è difficile mantenere uno sguardo libero e lucido sulle diverse questioni aperte dalla gestione della pandemia. Difficile ma tanto più necessario. Occorre sforzarsi di fare tutti i distinguo che la narrazione mainstream, alimentata e resa solo più complicata dalle discussioni sui social media, veicola e...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fwww.pressenza.com%2Fwp-content%2Fuploads%2F2016%2F10%2FSonno-della-ragione-genera-mostri-Goya.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Pressenza - Perché Israele corrode la democrazia occidentale" width="434" height="614"/></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Al cospetto del bombardamento mediatico e politico sull&#8217;intera questione covid è difficile mantenere uno sguardo libero e lucido sulle diverse questioni aperte dalla gestione della pandemia. Difficile ma tanto più necessario.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre sforzarsi di fare tutti i distinguo che la narrazione mainstream, alimentata e resa solo più complicata dalle discussioni sui social media, veicola e impone egemonicamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora in questi giorni, articoli, commenti e dissertazioni varie, nonostante sia passato un anno e mezzo dall&#8217;inizio conclamato della pandemia, cedono troppo facilmente &#8211; a volte intenzionalmente a volte no &#8211; alle cornici imposte da governo e mass media principali, cascando con entrambe le scarpe nelle varie trappole discorsive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi cerca di mettere insieme un&#8217;analisi meno succube o semplicemente esprime critiche su questa o quella misura governativa viene etichettato molto rapidamente e con estrema faciloneria come &#8220;no-vax&#8221; o &#8220;negazionista&#8221;, spesso prescindendo dal contenuto delle critiche, o addirittura partendo da premesse fallaci o del tutto scorrette in linea di fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sarebbe invece da farsi delle domande sul perché le massime cariche dello Stato, così come i mass media, diano informazioni false e facciano opera di propaganda sulla base di asserzioni tutt&#8217;altro che dimostrate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, tanto il governo Draghi quanto il presidente Mattarella si stanno assumendo gravi responsabilità politiche. Di cui spero che un giorno si possa chiedere loro conto. La loro (immeritata) santificazione &#8220;a reti unificate&#8221; è uno degli aspetti più disgustosi e preoccupanti di questo delicato passaggio storico e politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so in altri paesi, ma in Italia sembra sempre che la classe dominante, nelle sue varie articolazioni, preferisca trattare i cittadini alla stregua di un volgo ignorante e facilmente manipolabile, un popolo minus habens, da intortare, confondere, persuadere con ogni mezzo. Per il suo bene, certo. Ma soprattutto per il bene dei ceti e dei territori dominanti (che poi sono sempre quelli, da 160 anni). Con un sistematico approccio paternalista, non contemplabile tra i tratti caratteristici di una democrazia compiuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prese di posizione delle singole persone, di conseguenza, sono quasi sempre frutto di fraintendimenti provocati da tale meccanismo egemonico pervasivo, restando dunque sterili, traducendosi in mere contrapposizioni polemiche, dentro le dinamiche di competizione e di punizione/gratificazione ormai diffusamente imposte dai social media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pochi gli spazi e le voci dissenzienti. Lasciamo perdere la sparuta e scalcagnata minoranza di creduloni che abboccano alle panzane complottiste. Teniamo da parte, per un momento, anche il fascistume e il cameratume opportunista, che mette il cappello su queste tendenze, le alimenta in modo surrettizio, se ne fa arbitrariamente portavoce. Sono fenomeni esistenti, ma godono di una copertura mediatica largamente sproporzionata rispetto alla loro consistenza reale. Anche su questo bisognerebbe farsi delle domande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le voci dissenzienti a cui mi riferisco sono quelle che non rinunciano alla riflessione e alla critica argomentata, che affrontano la questione della gestione pandemica cercando di tenere distinti i suoi vari aspetti, mantenendo una vigilanza costante sui dispositivi usati dal potere per imporre misure e condizionare la vita e le stesse percezioni dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un lavoro difficile e spesso mal ripagato. Penso alla mole di ragionamenti e di confronto di cui si è sobbarcato il collettivo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wu_Ming">Wu Ming</a> fin dall&#8217;inizio della crisi e che ancora in questi giorni fornisce analisi, dati, strumentazione critica (per es. <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/08/a-che-punto-e-la-notte-pandemica/">qui</a>, o <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/08/ostaggi-in-assurdistan/">qui</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma penso anche ad altri spazi e altre voci che comunque non hanno rinunciato al libero scrutinio della propria ragione sulle varie misure governative, sulle narrazioni dominanti, sulle conseguenze della pandemia e della sua gestione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il discredito che anche molta sinistra, più o meno organizzata, anche non governativa e spesso anche radicale, muove a tali tentativi di libero discernimento sono allarmanti quanto e forse più delle trovate dei governi e dei grandi operatori economici globali, perché suonano come una resa, come una adesione pavida o ignara, passiva, al discorso della controparte. Su questo terreno, condivido e rilancio la <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2021/09/06/vita-destino-san-crispino-wu-ming-sulla-dicotomia-di-nuovo/">preoccupazione espressa sul suo blog da Loredana Lipperini</a>. E ci aggiungo un altro carico: la mancata apertura di un serio e articolato dibattito su queste tematiche in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna appare come una zattera scassata in balia delle correnti, alla José Saramago. Per giunta, governata da furbastri matricolati e impiastri vari, abili a fare da mosche cocchiere di un destino sempre troppo dipendente da scelte altrui, per lo più dannose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora bisogna continuare a discernere, provare sempre a fare un discorso di verità, per quanto fastidioso possa suonare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dirne una, la contrarietà o anche solo la critica verso una misura politica (non sanitaria) come il green pass, non coincide con una assoluta contrarietà alla politica vaccinale in quanto tale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Criticare la politica vaccinale, a sua volta, non significa ostilità ideologica, a-scientifica, verso i vaccini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutare le scelte governative adottate contro il contagio, a livello centrale o locale, e fare delle obiezioni, non significa sminuire il peso e la pericolosità della pandemia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Osteggiare il discorso autoritario del <em>debunking</em> contro ogni forma di contestazione rivolta alle politiche sanitarie e muovere delle obiezioni alla modalità &#8220;Burioni&#8221; di imporre le proprie posizioni non significa affatto sposare acriticamente le posizioni no-vax o aderire a qualcun&#8217;altra di queste etichette mediatiche di comodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi aspetto nulla di buono dalle varie articolazioni dell&#8217;oligarchia dominante, così come dai suoi portavoce (ossia la maggior parte degli organi di informazione, a partire da quelli televisivi). Mi aspetto invece molto di più e di meglio da chi propugna valori e obiettivi politici democratici, egualitari, ecologici, di sinistra, socialisti. E mi aspetterei molto di meglio e di più anche dall&#8217;ambito intellettuale. In questo caso il condizionale è d&#8217;obbligo, considerata la realtà italiana. Su quella sarda, preferirei non infierire. Tanto più notevole, dunque, che alcune centinaia di accademici italiani si siano spesi per sottoscrivere un <a href="https://nogreenpassdocenti.wordpress.com/">appello</a> contro l&#8217;adozione del green pass: tutti no-vax anche loro?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I motivi per avere dei dubbi sono molti e consistenti. Per esempio, mi chiedo come non sia evidente la contraddizione tra l&#8217;ideologia individualista e competitiva imposta al mondo negli ultimi quarant&#8217;anni e la pretesa, ora, che le aspettative, i timori e le volontà individuali siano cancellate in nome di un (preteso) interesse collettivo. Addirittura si propugna il valore *morale* della vaccinazione e dello stesso green pass (in modo capzioso, dato che si tratta di due piani e due questioni diverse).</p>



<p class="wp-block-paragraph">I paladini del liberismo più oltranzista sono spesso allo stesso tempo i maggiori propagandisti a favore dell&#8217;imposizione di misure politiche autoritarie. Il che conferma, tra le altre cose, quanta ipocrisia &#8220;di classe&#8221; e quanta pulsione anti-democratica profonda animino le posizioni sedicenti liberiste-liberali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi colpisce poi l&#8217;ingenuità e l&#8217;incoerenza fanciullesca con cui si perde di vista la natura eminentemente diversiva, distraente, di molte misure governative relative alla pandemia. E questo fin dall&#8217;inizio della crisi. La pandemia è stata ed è ancora usata come arma di distrazione e/o di persuasione di massa, per far passare una riorganizzazione sociale e politica ancora più favorevole ai grandi interessi economici e ai governi (a loro volta espressione di rapporti sociali sempre più polarizzati). Questa riorganizzazione non scomparirà con la fine della pandemia, meglio cominciare a farsene una ragione. Posto che davvero i governi stiano lavorando per far finire la pandemia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche su questo i dubbi sono legittimi. Si pensi all&#8217;estrema contraddittorietà di molte scelte adottate, non ultime le regole che presiedono al funzionamento dello stesso green pass (una per tutte: è obbligatorio sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza &#8211; aerei, navi, treni ad alta velocità &#8211; ma non sui mezzi locali, ossia quelli presi quotidianamente dalla grande maggioranza della popolazione). Ma sarebbe bastato leggere le <a href="https://www.who.int/publications/i/item/WHO-2019-nCoV-Digital_certificates-vaccination-2021.1">raccomandazioni dello stesso OMS</a> in proposito, per farsi un&#8217;idea meno ottusa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E perché eludere sempre, in tutti i discorsi, l&#8217;enorme problema dei diseredati della Terra, per cui i vaccini sono inaccessibili, al di là di qualsiasi volontà propria? Prendiamo la questione della &#8220;terza dose&#8221;, sconsigliata o comunque nient&#8217;affatto prescritta dalle autorità sanitarie internazionali, ma costantemente ventilata come necessaria e opportuna dalla politica e dai mass media. Ha senso? Idem per la minacciata vaccinazione degli under 12. Nei paesi ricchi, beninteso. Con almeno metà dell&#8217;umanità totalmente privata di qualsiasi copertura profilattica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ugualmente dimenticati sono i veri nodi che le cervellotiche misure governative, degne dello Stato libero di Bananas, si sono premurate di nascondere. Senza scioglierli. Decenni di tagli a scuola, sanità, trasporti, servizi sociali ora presentano il conto. Eppure è stato fin troppo facile mistificare questi aspetti decisivi. È bastato inventarsi capri espiatori di comodo. E parlare, che ne so, di &#8220;medici no-vax&#8221;, per far sparire magicamente la <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/sanita-nellisola-la-denuncia-dellanci-la-medicina-di-base-e-al-collasso/">drammatica situazione della sanità pubblica</a>. O fare terrorismo mediatico sul presunto personale scolastico no-vax (laddove il personale scolastico è vaccinato per più del 90%), onde lavarsi serenamente le mani delle disastrose condizioni materiali e organizzative della scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si vede, in tutto questo discorso non ho accennato minimamente ad argomentazioni scientifiche o a questioni strettamente epidemiologiche. Benché i portavoce governativi e il tam tam mediatico usino sistematicamente la Scienza come &#8220;argomentazione fine di mondo&#8221;, la scienza, per come è, per come funziona, resta totalmente estranea a questi dispositivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scienza non è un&#8217;entità disincarnata, astratta. È un insieme di relazioni umane, di interazioni tra esseri umani e tecnologia, di interessi materiali, di processi, prove, errori, che non prevede, per sua natura, alcun principio di fede. Sostenere che si afferma una cosa o si prende una decisione perché &#8220;così vuole la scienza&#8221; è una fallacia argomentativa non da poco. Quand&#8217;anche non sia un puro e semplice trucco retorico. La scienza esclude, di per sé, qualsiasi approccio dogmatico, qualsiasi principio di autorità. Anche qui mi pare che troppe persone, a loro dire preparate e istruite (non sia mai!), abbiano abdicato alla doverosa vigilanza della ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovrebbe essere evidente che il vero timore delle classi dominanti non sono le contestazioni ai vaccini o alle misure governative sul piano scientifico, bensì quelle che chiamano in causa i rapporti sociali e le narrazioni ad essi strumentali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Negare che nella questione della politica vaccinale abbiano un ruolo gli interessi privati delle grandi corporation è negare l&#8217;evidenza. Se sono solo gli sparuti e improvvisati manipoli di cosiddetti no-vax a sollevare la questione, magari fiancheggiati e strumentalizzati da frange fasciste, significa che tanti altri soggetti, specie a sinistra, hanno abbandonato il campo. Dov&#8217;è e di chi è la responsabilità di questa mancata presa in carico di tale questione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trattandosi di materia politica, è dunque necessaria una riflessione politica. Possibilmente non tossicamente &#8220;virocentrica&#8221;, ma ad ampio spettro. E con un occhio sempre rivolto alla crisi climatica e ambientale (dunque economica e sociale) in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su quest&#8217;ultimo tema, noto di passaggio che negli ultimi giorni si è riusciti a rispolverare persino la fanfaluca del &#8220;nucleare di quarta generazione&#8221; (che non esiste), perorando la causa atomica come soluzione &#8220;ecologica&#8221;. Ed è la stessa gente che ovviamente è a favore del green pass e dell&#8217;obbligo vaccinale. Io qualche dubbio me lo farei venire già solo per questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, nell&#8217;enorme complessità di questi tempi, rinunciare al senso critico e cadere nella trappola delle facili polarizzazioni mediatiche non pare proprio il miglior servizio che possiamo fare alla collettività. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna restare lucidi, avere ben presente quali sono le parti in contesa e riflettere sulla base di tutti i fattori in gioco, senza auto-inganni, senza cedimenti. Perché parti in contesa ce ne sono sempre, a dispetto della retorica nazionalista imperante, ma non è affatto detto che siano quelle per cui siamo sollecitati a fare il tifo dai media e dalla politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non cadiamo nella trappola. Se ci siamo caduti, usciamone. La china che stanno prendendo gli eventi è tutt&#8217;altro che rassicurante. E non certo a causa, o solo a causa, del SARS-CoV-2. In Sardegna dovremmo saperlo meglio che altrove.</p>
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		<title>Va tutto bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 10:37:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quindi, ricapitolando&#8230; Il virus si propaga facilmente al chiuso, in spazi poco aerati e affollati, perciò vietiamo di uscire di casa e di stare all&#8217;aperto. Chiudiamo i cinema, ma non chiudiamo fabbriche e grandi magazzini della logistica. La carenza più grande è nella sanità pubblica territoriale, nella medicina di prossimità e nella cura alle persone...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://www.strill.it/wp-content/uploads/2020/03/esercito-1-432x330.jpg" alt="https://www.strill.it/wp-content/uploads/2020/03/esercito-1-432x330.jpg" width="477" height="364"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Quindi, ricapitolando&#8230;</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il virus si propaga facilmente al chiuso, in spazi poco aerati e affollati</strong>, perciò vietiamo di uscire di casa e di stare all&#8217;aperto. Chiudiamo i cinema, ma non chiudiamo fabbriche e grandi magazzini della logistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La carenza più grande è nella sanità pubblica territoriale, nella medicina di prossimità e nella cura alle persone anziane e fragili</strong>, perciò addossiamo la risposta all’epidemia agli ospedali e diamo soldi alla sanità privata, senza ripristinare la rete capillare di presidi locali, né rimpolpare le file di medici di famiglia, geriatri e pediatri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il primo obiettivo è abbassare il tasso di mortalità e di abbattere le sintomatologie più gravi</strong>, dunque vacciniamo personale universitario, forze dell’ordine, giornalisti, personaggi televisivi e chiunque trovi il modo per accaparrarsi qualche dose di straforo. Invece gli anziani li convochiamo con modalità demenziali, a chilometri da casa e magari gli facciamo anche fare una fila di ore all’aperto e al freddo. Parallelamente, trascuriamo la prevenzione e la cura di tutte le altre patologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bisognerebbe dirottare risorse su sanità pubblica, scuola, trasporti, settori vitali dell’economia e del tessuto sociale.</strong> Perciò, non investiamo niente e favoriamo l’arricchimento dei signori delle piattaforme digitali e del mercato delle armi. Invece chiudiamo il commercio al dettaglio, le attività culturali e sportive, ogni possibile forma di relazione e di attività ricreativa organizzata per i giovani, lasciandoli allo sbando e additandoli poi come la vera causa del contagio. Nel frattempo, distraiamo l’opinione pubblica con capri espiatori di comodo e promuovendo temi di dibattito di fantasia, per alimentare paura e diffidenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Andrebbero riconosciute e affrontate le cause antropiche sia della pandemia sia del più generale dissesto ecologico del pianeta, che genera problemi all’intera biosfera e alla nostra stessa specie.</strong> Perciò estromettiamo dall’agenda politica internazionale i temi ambientali, la riflessione sui modelli di produzione e di estrazione di profitto, l’impatto ambientale delle attività umane, l’impatto sociale dell’economia globalizzata a vantaggio del profitto privato e dell’arricchimento dei ricchi. Impieghiamo la potenza tecnologica di cui disponiamo per controllare ossessivamente la vita delle persone, isolandole e schedandole, e non per creare strumenti di liberazione dal bisogno e dalla sofferenza, per alimentare la creatività e le relazioni, per connetterci di più e meglio con la natura e i suoi processi vitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La pandemia dovrebbe essere l’occasione per ragionare sul nostro modello di democrazia, sull’eccessivo spazio assunto dall’illusione tecnocratica e dal discorso egoistico di classe, identitario e stato-nazionalista.</strong> Perciò creiamo sempre più distanza tra istituzioni e cittadini, priviamo di forza e di funzioni le istituzioni di rappresentanza e legislative, mortifichiamo ogni forma di autonomia, imponiamo norme cervellotiche e a tratti demenziali, diamo più potere ai militari e trasformiamo le diseguaglianze crescenti in guerra tra poveri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La crisi pandemica farà fare all&#8217;umanità un salto di qualità.</strong> Infatti niente più consumo compulsivo, niente più inquinamento, niente più discriminazioni e sperequazioni tra classi sociali e tra paesi. Niente più regimi autoritari, niente più guerre, niente più saccheggi di risorse e sottomissione di interi popoli. Niente più competizione sfrenata per l&#8217;egemonia mondiale. Niente più corsa agli armamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente dimentico qualcosa, ma mi sembra tutto molto chiaro e coerente. Avevano detto: <strong>andrà tutto bene</strong>. È proprio quello che sta succedendo. Mica avevano specificato per chi.</p>
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		<title>Di chi è la Sardegna? Zone colorate, inadempienze politiche e sindromi coloniali</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/03/19/di-chi-e-la-sardegna-zone-colorate-inadempienze-politiche-e-sindromi-coloniali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 13:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Severgnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È complicato gestire una situazione eccezionale come una pandemia, contemperando le esigenze di territori diversi per estensione, demografia e condizioni sanitarie. Aggiungerci il carico delle reazioni compulsive e della disinformazione è un po&#8217; troppo. Nei giorni scorsi si è letto e sentito di tutto, con la solita coda di polemiche social senza capo né coda....</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/03/19/di-chi-e-la-sardegna-zone-colorate-inadempienze-politiche-e-sindromi-coloniali/">Di chi è la Sardegna? Zone colorate, inadempienze politiche e sindromi coloniali</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Di chi è la Sardegna? Zone colorate, inadempienze politiche e sindromi coloniali' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/03/19/di-chi-e-la-sardegna-zone-colorate-inadempienze-politiche-e-sindromi-coloniali/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://conhecimentocientifico.r7.com/wp-content/uploads/2020/04/colonialismo-o-que-e-definicao-origem-colonias-e-caracteristicas.jpg" alt="https://conhecimentocientifico.r7.com/wp-content/uploads/2020/04/colonialismo-o-que-e-definicao-origem-colonias-e-caracteristicas.jpg" width="709" height="435"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">È complicato gestire una situazione eccezionale come una pandemia, contemperando le esigenze di territori diversi per estensione, demografia e condizioni sanitarie. Aggiungerci il carico delle reazioni compulsive e della disinformazione è un po&#8217; troppo.</h4>



<h5 class="wp-block-heading">Nei giorni scorsi si è letto e sentito di tutto, con la solita coda di polemiche social senza capo né coda. Proviamo a fare un po&#8217; d&#8217;ordine, partendo da qualche dato di realtà. </h5>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>contagio</strong> da SARS-CoV2 è esteso e <strong>sostanzialmente fuori controllo</strong>, per via &#8211; si dice &#8211; delle nuove varianti. Molti territori sono di nuovo sottoposti a uno stress notevole, visti i limiti del <strong>servizio sanitario</strong>, per nulla adeguato, in questo anno di pandemia, alla nuova sfida. La <strong>vaccinazione</strong> di massa procede al rilento e chissà quando produrrà effetti consistenti. Sperando che li produca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;unico territorio per adesso in condizioni accettabili è la <strong>Sardegna</strong>. È un vantaggio relativo e precario, dovuto a fattori oggettivi: il fatto di essere un <strong>territorio separato e distante</strong> rispetto al resto dello stato; una <strong>bassa densità demografica</strong>; la distribuzione della popolazione in <strong>centri per lo più piccoli o piccolissimi</strong> (quindi più facili da monitorare e nel caso isolare); <strong>condizioni ambientali più favorevoli</strong> rispetto alla vasta area del Nord Italia e alle grandi aree urbane della penisola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le strutture sanitarie e l&#8217;organizzazione della risposta al contagio sono però ancora deficitarie.</strong> A parte annunci e diversivi, nell&#8217;isola in questo anno <strong>non si è fatto nulla di sostanziale per adeguarsi alle necessità</strong>. Nessun incremento del personale, nessuna riorganizzazione territoriale dei servizi sanitari, mediocre e a volte pessima organizzazione del monitoraggio e delle operazioni di vaccinazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sono situazioni palesi e sotto gli occhi di tutti. <strong>L&#8217;arrivo di alcune migliaia di persone da zone d&#8217;Italia dove il contagio è alto comporta dei rischi oggettivi</strong>, che non dipendono dalla cattiva gestione regionale, né dalla maggiore o minore xenofobia dei sardi o dal parere di qualche politico. I controlli agli arrivi nei porti e negli aeroporti non sono capillari, né così cogenti (ossia obbligati e non eludibili) da garantire la riduzione al minimo del rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per altro, come dimostrano fatti documentati dei giorni scorsi, <strong>molte delle persone che arrivano in Sardegna non mostrano il benché minimo senso di responsabilità</strong>, aggirando i controlli, non fornendo le generalità o fornendole false, approfittando delle minori restrizioni del regime di &#8220;zona bianca&#8221; per frequentare ritrovi pubblici e girare liberamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La risposta politica</strong> da parte del presidente Solinas è stata <strong>tardiva</strong> e <strong>approssimativa</strong>, dapprima con la disposizione dei controlli agli arrivi, poi con l&#8217;ordinanza restrittiva del 17 marzo scorso. Consideriamo che già le disposizioni sui controlli agli arrivi erano state fatte oggetto di <a href="https://youtg.net/primo-piano/34574-regole-sugli-arrivi-valanga-di-insulti-razzisti-e-negazionisti-per-l-agenzia-di-viaggi-in-sardegna">recriminazioni e persino insulti</a> da parte di aspiranti vacanzieri, nei soliti termini volgarmente colonialisti e razzisti che troppi italiani riservano alla Sardegna quando non possono usufruirne a proprio piacimento. L&#8217;ordinanza restrittiva del 17 marzo ha provocato ulteriori proteste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>mass media italiani</strong> hanno ignorato il problema a lungo, benché sull&#8217;isola e anche nella comunità sarda della diaspora se ne discuta da settimane. Da ieri l&#8217;attenzione è aumentata, proprio in virtù della nuova ordinanza. Con quali toni? I soliti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri, <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2021/03/18/news/le_regioni_blindano_le_seconde_case_scontro_col_governo-292873776/?ref=RHTP-VS-I270681067-P15-S1-T1">su Repubblica online</a>, Alessandra Ziniti scriveva:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Roma</strong>.  Le duemila ville della Costa Smeralda a Pasqua rimarranno chiuse. Quelle del golfo di Napoli, dipende da chi è il proprietario o l’affittuario: se è campano dovrà rinunciare, se invece viene da qualsiasi altra parte d’Italia potrà andare. Anche chi abita altrove e ha uno chalet di montagna in val d’Aosta o Alto Adige non potrà usufruirne. E la Versilia e il Chianti si preparano a fare lo stesso: sbarrare le porte ai proprietari di <a href="https://kolumbus.kataweb.it/kpm3-be-rep-locali/">seconde case</a> nonostante il governo abbia deciso che, anche nei giorni di Pasqua in cui tutta l’Italia sarà in rosso, <a href="https://kolumbus.kataweb.it/kpm3-be-rep-locali/">sia possibile</a> trasferirsi con la famiglia nell’abitazione in cui si è soliti passare alcuni periodi dell’anno.<br />Fonti di governo confermano: niente pranzi al ristorante, niente viaggi per turismo ma almeno passare la Pasqua con il nucleo familiare convivente sì. E in queste ore, dopo le fughe in avanti di alcuni governatori che sono andati ben oltre le loro prerogative, si valuta l’impugnativa delle ordinanze di Sardegna, Val d’Aosta, Alto Adige che hanno vietato l’ingresso nei loro territori ai proprietari di seconde case a meno che non debbano raggiungerle per motivi di lavoro, di salute o di necessità.<br />Provvedimenti illegittimi secondo il costituzionalista Pietro Ciarlo: «Le regioni non possono bloccare gli arrivi. Solo il governo nazionale può limitare la libera circolazione tra le regioni. I controlli in ingresso, disposti a livello regionale, sono già ai limiti di ciò che l’ordinamento può contemplare». Insomma, una cosa è disporre l’obbligo di tampone negativo per chi arriva, come ad esempio fa la Sicilia ormai da tre mesi, altro è impedire l’ingresso e privare i cittadini dell’utilizzo di un bene inalienabile come la propria casa.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Per poi aggiungere, riguardo alla Sardegna:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il governatore sardo avrebbe voluto limitarsi ad un inasprimento dei controlli sui tamponi dei viaggiatori in porti e aeroporti ma ha dovuto cedere alle forti pressioni di quanti temono di perdere il primato di unica regione bianca d’Italia con un ritorno del virus portato dai viaggiatori in arrivo da altre regioni. E dunque Sardegna chiusa ai non residenti fino a Pasquetta.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Lo <strong>sguardo</strong> è sempre quello <strong>padronale</strong>, che dal centro si apre sui margini, sulle periferie, sentendole come proprie propaggini illegittimamente recalcitranti verso l&#8217;autorità centrale. Quelle dei <strong>presidenti di regione</strong> (non &#8220;governatori&#8221;, accidenti al pressapochismo giornalistico!) sono &#8220;fughe in avanti&#8221;. A discapito di chi o di cosa? Del diritto dei proprietari di seconde case di farsi qualche giorno di vacanza in località più amene di quelle in cui vivono di solito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desiderio comprensibile, ma che perde qualsiasi consistenza davanti all&#8217;esigenza di contenere un <strong>contagio deleterio</strong> sia per la salute sia per la qualità dell&#8217;esistenza di tutt*.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi farei anche delle domande su quanto sia bello vivere nei posti di provenienza di tutti questi vacanzieri, vista la furia con cui si indispettiscono non appena gli si impone di restarci. Stride un po&#8217; con la <strong>prosopopea paternalistica (=razzista, colonialista)</strong> con cui di solito danno lezioni di vita agli indigeni dei loro luoghi di villeggiatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito di <strong>paternalismo</strong> da buon buana bianco, un osservatore sempre loquace riguardo alla Sardegna è <strong>Beppe Severgnini</strong>. Non poteva mancare la sua <a href="https://www.corriere.it/opinioni/21_marzo_18/quegli-accessi-limitati-sardegna-bf74bdfa-882f-11eb-b36f-34a1dcf4e6aa.shtml?refresh_ce">opinione</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Le spiagge di Monti Russu, in Gallura, sono un paradiso terrestre.</strong> Niente costruzioni: solo sabbia, rocce, pinete, cespugli e mare. Costa settentrionale, comune di Aglientu, pochi chilometri da casa. Ci torno per Pasqua? Non posso. Il governatore della Sardegna, Christian Solinas, ha deciso di imitare i colleghi di Valle d’Aosta, Alto Adige e Campania, e ha emesso una nuova ordinanza: vietato l’accesso alle seconde case, in nome della salute pubblica. In Sardegna i non-residenti entrano solo per motivi di necessità o salute.<br /><strong>Ma Valle d’Aosta, Alto Adige e Campania, purtroppo, sono zone rosse: </strong>i turisti pasquali troverebbero quasi tutto chiuso. La Sardegna è l’unica zona bianca d’Italia, come sappiamo. Vuol dire bar e ristoranti aperti, anche la sera fino alle 23. Vuol dire gente in giro, giallo delle ginestre, viola della lavanda, verde sulle colline e azzurro dell’acqua. Non male, per una zona bianca. Quindi, che senso ha vietare l’accesso alle seconde case?</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso è proprio quello di <strong>continuare ad essere zona bianca</strong>, è così difficile da capire? E non è certo un fatto meramente simbolico. Siccome la Sardegna è zona bianca dovrebbe accogliere liberamente chiunque, da ovunque arrivi? Quanto ci metterebbe a diventare zona rossa? Perché ovviamente, caso mai non fosse chiaro, se i visitatori causassero un consistente <strong>aumento del contagio</strong> nell&#8217;isola, esso sarebbe <strong>attribuito alla Sardegna</strong>, non certo alle regioni di provenienza. O ci siamo dimenticati cosa è successo tra estate e autunno dello scorso anno?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pezzo di Severgnini poi prosegue chiarendo che comunque era lecito fare qualcosa, che i sardi avevano &#8211; e hanno &#8211; ragione a preoccuparsi, perché i controlli erano &#8211; e sono &#8211; aggirabili e dunque tutto sommato l&#8217;ordinanza restrittiva ha un senso. Quindi alla fine tutto si riduce al dispiacere di Beppe Severgnini, grande amante della Sardegna, per non poter raggiungere la sua confortevole magione nella colonia oltremarina. Circostanza che, per grande che possa essere la stima e la solidarietà verso di lui, non ha il benché minimo peso, in tutta questa vicenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come finirà questa storia? A naso, con un&#8217;<strong>impugnazione da parte del governo</strong>, dunque con la Sardegna di nuovo esposta al libero uso dei suoi veri padroni (ossia, non chi ci vive, ma chi ci va in vacanza), probabilmente precipitata di nuovo in una <strong>condizione di emergenza sanitaria</strong>, alle porte dell&#8217;estate. Con buona pace di chi, oggi, depreca le restrizioni perché &#8220;penalizzano il turismo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le lezioni da trarre da tutta la faccenda sono diverse, nemmeno tanto inedite. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, resta chiaro che <strong>il rapporto tra Sardegna e Italia rimane un rapporto sbilanciato</strong> <strong>e gerarchico</strong>. Nessuno, nella classe politica sarda, ha mai fatto niente per far mutare anche solo esteriormente questa forma di subalternità, che va oltre la sfera giuridica. Del resto, come avrebbe potuto riuscirci <strong>una classe politica mediocre</strong>, debole, selezionata sulla base della sua obbedienza a centri di potere e di interesse esterni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diamo un&#8217;occhiata a <strong>come si sono mosse le forze politiche rappresentate nel Consiglio regionale</strong>. Qualcuno ha percepito coscienza dei problemi e intenzioni di affrontarli con decisione? Non so voi, io ho constatato solo attendismo, pressapochismo, pavidità e opportunismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornalista <strong>Chicco Fresu</strong>, su Facebook, scriveva il 17 marzo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ieri sono state rese pubbliche, con comunicati stampa e post, le posizioni di Lega e Pd, sardi, che avevano lo stesso tenore: no al blocco, sì a più controlli, con annesso appello alla responsabilità dei viaggiatori (che hanno pensato &#8220;eccerto&#8230;&#8221;). Lega e Pd, ripeto. Che su fronti opposti in Sardegna &#8211; diciamo così, dai &#8211; a Roma governano insieme. Posto che non ho capito cosa attualmente sia il Pd, fa strano vedere che i due partiti condividano una posizione, da questa parte del Tirreno, solo perché bisogna sostenere quella dell&#8217;esecutivo italiano. Anzi, più che fare strano, mette un po&#8217; di tristezza. Perché nessuno di chi la difendeva ci credeva davvero. Questo atteggiamento non fa bene alla Sardegna.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Non &#8220;fa strano&#8221;, è del tutto normale, dato che si tratta di forze politiche dipendenti e dipendentiste. &#8220;Mette tristezza&#8221; solo perché è una <strong>situazione abituale</strong>. Alla quale ci si sottrae <strong>togliendo ogni consenso e ogni legittimità democratica a queste</strong> finzioni sceniche, scalcinate <strong>propaggini oltremarine dei partiti italiani</strong>, buone solo a tenere a bada una popolazione che della democrazia deve intravvedere ed esercitare solo le forme esteriori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le stesse <strong>titubanze del presidente Solinas</strong>, nei giorni scorsi, sono state stigmatizzate anche da <strong>tanti che lo hanno votato</strong>, pur sapendo che stavano votando il <strong>delegato coloniale di un padrone straniero</strong>. Come altre volte. Prima o poi cominceremo a porci davvero il problema, spero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Problema che è profondo, non contingente. Non c&#8217;è bisogno di riepilogarlo, dato che se n&#8217;è parlato tanto, da queste parti, anche <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/03/09/il-nucleo-materiale-e-materialista-dellautodeterminazione/">di recente</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi preme chiudere con una nota sulle <strong>reazioni dei sardi</strong>, invece. Ho notato che in molti hanno preso le distanze da chi chiedeva misure restrittive verso i non residenti nell&#8217;isola. Le <strong>accuse di razzismo</strong> rivolte ai sardi renitenti all&#8217;accoglienza del visitatore avventizio sono arrivate non solo da italiani delusi, ma anche da sardi che ci tengono a distinguersi dalla massa dei nativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accusa di razzismo è ridicola e anche offensiva. In proposito <strong>Andria Pili</strong> scrive (purtroppo ancora su Facebook):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">[&#8230;] trovo [&#8230;] sconcertante [&#8230;] l&#8217;atteggiamento di chi cade dal pero e anziché cercare di comprendere le ragioni di un diffuso risentimento lo dipinge come una forma di &#8220;intolleranza&#8221; e addirittura &#8220;razzismo&#8221; contro i proprietari di seconde case (e la vedo una mancanza di rispetto innanzitutto verso chi in Sardegna il razzismo lo subisce sul serio, da parte dei sardi ovviamente, oltre a dimenticarsi il razzismo antisardo emerso la scorsa estate) e magari &#8211; partendo da questa finzione &#8211; deve ovviamente tirare fuori una serie di luoghi comuni sul presunto &#8220;isolazionismo&#8221; dei sardi che sarebbe responsabile di tutti i mali dell&#8217;isola. Una descrizione dei sardi, della Sardegna e del rapporto con gli italiani, totalmente irreale e utile soltanto per convincersi di essere migliori degli altri sardi (immagino per sentirsi meno sardi e più italiani <img decoding="async" width="16" height="16" alt="&#x1f603;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t51/1/16/1f603.png"/> ). Ciò che mi fa storcere il naso di questa indignazione temporanea è che si tratti della ennesima occasione persa; chiunque può pretendere di rappresentarla (e infatti è successo, anche perché ovviamente puoi essere il peggior politico dell&#8217;universo, ma non puoi comunque rischiare di inimicarti l&#8217;opinione pubblica) rimuovendo totalmente ogni riflessione sulla nostra condizione di subalternità, sulla relazione asimmetrica che ci coinvolge e la cui messa tra parentesi genera sia le narrazioni sul &#8220;vittimismo&#8221; dei sardi &#8211; che al contrario mi pare una forma di &#8220;blaming the victim&#8221; e trovo molto vittimista, invece, lagnarsi di non poter andare nella propria seconda casa a farsi la Pasqua in un contesto di pandemia [&#8230;].</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, questo è quanto. Di <strong>materiale di riflessione</strong> ce n&#8217;è fin troppo. Intanto, vediamo di non abboccare sempre, in modo pavloviano, a ogni sollecitazione emergenziale e ad ogni diversivo. Concentriamoci sulle cose essenziali. <strong>La Sardegna non è al sicuro da alcun punto di vista.</strong> Non da quello sanitario, sempre precario, né da quello socio-economico, né da quello politico. <strong>E non dipende (solo) dalla pandemia.</strong> Quand&#8217;anche ne uscissimo rapidamente e senza troppe vittime, i nostri problemi strutturali resterebbero tutti sul tappeto. Il fatto che la situazione di emergenza li enfatizzi dovrà almeno servire a non perderli di vista troppo velocemente e a provare, finalmente, ad affrontarli. </p>
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		<title>Il nucleo materiale (e materialista) dell&#8217;autodeterminazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 14:15:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La legittimità e la necessità del processo di autodeterminazione, in Sardegna, ha poco a che fare con il nazionalismo, l&#8217;etnocentrismo e l&#8217;identitarismo. Lo stesso indipendentismo sardo non ha le idee chiarissime, in merito. In proposito, la situazione in cui ci troviamo oggi, relativamente alla gestione della pandemia, ci offre un esempio concreto estremamente significativo, su...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=http%3A%2F%2Fwillrunformiles.boardingarea.com%2Fwp-content%2Fuploads%2F2017%2F04%2Fgift-575400_640.png&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="My Surprise Mystery Gift From SPG - Will Run For Miles" width="444" height="422"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La legittimità e la necessità del processo di autodeterminazione, in Sardegna, ha poco a che fare con il nazionalismo, l&#8217;etnocentrismo e l&#8217;identitarismo. Lo stesso indipendentismo sardo non ha le idee chiarissime, in merito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In proposito, la situazione in cui ci troviamo oggi, relativamente alla gestione della pandemia, ci offre un esempio concreto estremamente significativo, su cui riflettere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna è stata dichiarata &#8220;zona bianca&#8221;, non su autonoma iniziativa della sua amministrazione regionale, bensì per decisione governativa. Se e quanto abbia avuto peso un eventuale parere della Regione, non lo so; in ogni caso, non sarebbe stato decisivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorderete quando, mesi fa, l&#8217;isola era stata indicata, dai mass media e da molti politici italiani, come focolaio, &#8220;untrice&#8221;, dell&#8217;ondata epidemica autunnale. Dopo di che, era stata tenuta a bada con il guinzaglio corto della &#8220;zona arancione&#8221; fino a poche settimane fa. Tutt&#8217;a un tratto, infine, la novità della &#8220;zona bianca&#8221;, unica regione dello stato italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giusto riconoscimento? Non si saprebbe perché, dato che la gestione emergenziale della giunta Solinas è stata dal pasticcione in giù. Un regalo sospetto? È quello che pensa e scrive, per esempio, Andrea Pubusa, <a href="http://www.democraziaoggi.it/?p=7027&amp;fbclid=IwAR1YKX8If6F3J5FIxDzh8MqbMXgYdxAkNML6L5qLBhNHklVwuFNo-ePgH8g#more-7027">sul suo blog</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche io ho concepito pensieri sospettosi al limite della teoria del complotto. Vorrei capire chi sta arrivando in Sardegna e perché, in questo periodo. E ancora di più nel periodo di Pasqua. Se ripartirà il contagio nell&#8217;isola a ridosso della stagione estiva, il governo potrebbe decidere di riaprire l&#8217;Italia e chiudere la Sardegna. Con tanti saluti ai furboni che pensano di poter vivere di turismo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Che ci sia una possibile fregatura, in questa concessione del governo italico, non è tra le evenienze più improbabili. Diciamo che ad aspettarsi qualcosa di brutto, da oltre Tirreno, di solito ci si azzecca. Timeo Italianos et dona ferentes, ci sarebbe da dire. Stiamo a vedere (ma prudenza sempre, per carità!). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto è cominciata la campagna di controlli sistematici negli approdi portuali e aeroportuali sardi e c&#8217;è solo da augurarsi che sarà irrobustita e messa a regime nel più breve tempo possibile. Con l&#8217;andazzo problematico delle vaccinazioni e con le nuove varianti del virus, non possiamo dare per scontato che in estate la situazione sarà molto migliore. Non ne va solo del turismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, in generale va osservato che la dialettica tra Stato centrale e Regioni si sta delineando sempre più chiaramente come un rapporto gerarchico. La recente decisione della Corte costituzionale a proposito di un ricorso del Governo Conte contro una legge della Val d&#8217;Aosta in materia di covid suona abbastanza chiara, anche come segnale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tonino Dessì, sulla base della sua conoscenza e della sua esperienza, valuta così la sentenza in un post su Facebook:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La Corte sembrerebbe aver accolto il ricorso governativo sulla base della previsione dell’articolo 117 della Costituzione che attribuisce allo Stato la competenza legislativa esclusiva in materia di profilassi sanitaria internazionale. <br />[&#8230;] A una prima impressione, [&#8230;] la Corte sembrerebbe aver confermato almeno in parte una linea già affermata in sede cautelare dai Presidenti dei TAR: le Regioni non possono derogare alle misure sanitarie generali stabilite dal Governo.<br />La Consulta non parrebbe essersi espressamente pronunciata sulla previsione, contenuta nei decreti-legge statali (convertiti ex post in altrettante leggi dal Parlamento), che hanno invariabilmente previsto la competenza dei Presidenti delle Regioni all’adozione di misure più restrittive di quelle previste nei DPCM governativi.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Com&#8217;è intuibile, questo tipo di orientamenti della giurisprudenza costituzionale ci riguarda direttamente, dato che la Val d&#8217;Aosta è anch&#8217;essa una Regione autonoma. Infatti Tonino Dessì prosegue in questi termini:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La questione ha un impatto diretto sulla Sardegna.<br />Se infatti la dinamica della pandemia continuasse a essere problematica sul territorio peninsulare, ma virtuosa su quello sardo, il Presidente della Regione non potrebbe tuttavia adottare un provvedimento più restrittivo di quelli governativi, perché mancherebbe la condizione giuridica, finora contenuta nelle disposizioni statali, dell’aggravarsi della situazione sanitaria locale.<br />Ora, bene credo stia dicendo il Presidente Solinas nel riproporre il tema dei controlli certificati all’ingresso in Sardegna e nel contempo nel preannunciare che ogni suo nuovo provvedimento vorrebbe essere concordato col Governo.<br />Non si può finire di nuovo di fronte a un TAR, su queste cose.<br />Però bisogna pensarci per tempo e non solo in ordine alle questioni politiche, giuridiche e istituzionali, perché la questione riguarda interessi concreti di tipo economico-sociale.<br />Occorre cioè attrezzarsi, se proprio non per Pasqua, almeno in vista dell’estate.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Avere un minimo di strategia, su questa come su altre partite, è indispensabile. Non si può agire solo in termini emergenziali e limitandosi alla propaganda, a colpi di annunci, né aspettarsi che la soluzione ai problemi sardi arrivi, come per magia, dall&#8217;esterno. Lo Stato centrale ha la sua prospettiva e i suoi interessi da difendere, in base ai rapporti di forza e a seconda di chi dà le carte. In questo momento le carte le dà l&#8217;establishment padronale e tecnocratico, con un consenso politico e mediatico pressoché unanime. Situazione particolarmente pericolosa. Per tutti, ma un po&#8217; di più per la Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tonino Dessì conclude:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il tema che si pone alle autorità italiane è duplice.<br />Uno sanitario interno.<br />Sacrificare in nome dell’omogeneità degli “interessi economici nazionali” la tutela sanitaria delle realtà che abbiano raggiunto una condizione pandemica “virtuosa”?<br />Uno di natura internazionale.<br />Rischiare di essere spiazzati economicamente dalle contromisure che i grandi operatori del mercato e le attese dei consumatori potrebbero prendere nei confronti di Paesi considerati ancora a rischio?</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, la Sardegna, pur essendo virtuosa e pur mettendo in campo tutte le pratiche e le misure idonee a contenere o addirittura fermare il contagio sul suo territorio, non è detto che sarebbe al riparo da decisioni del governo centrale che ne sacrificassero gli interessi localizzati in nome di &#8220;interessi economici nazionali&#8221;. Ossia, tradotto: interessi economici della parte egemone del Paese, il Nord-ovest in particolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una questione specifica come la risposta politica alla pandemia, ancorché densa di significati ulteriori, ci mostra la cruda realtà di una condizione storica subalterna e vincolata. Il dato di essere una regione dello Stato italiano e di essere soggetta alle sue leggi e ancor di più agli interessi che lo dominano mette in secondo piano sia gli interessi materiali, sia la salute, sia qualsiasi prospettiva politica realmente autonoma dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In barba al fatto di essere una terra che sta per conto suo, oltre le acque internazionali che circondano l&#8217;Italia geografica, con caratteristiche geografiche, orografiche e climatiche peculiari, con processi socio-economici e demografici suoi, con necessità strategiche a sé stanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Settant&#8217;anni fa, Fernand Braudel scriveva, a proposito della Sardegna tra XVI e XVII secolo, ma anche di quella contemporanea:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Montuosa, eccessivamente divisa, prigioniera infine della sua povertà, vive essenzialmente di sé: è un continente, un mondo a sé, con la sua lingua, le sue usanze, le sue economie arcaiche [&#8230;].</p><cite>(BRAUDEL, <em>Civiltà e imperi del Mediterraneo nell&#8217;età di Filippo II</em>, Torino, Einaudi, 1953, vol. I, pp. 146-7)</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Fatti salvi i mutamenti intercorsi da quell&#8217;epoca e anche dagli anni in cui Braudel scriveva, cos&#8217;è cambiato? Il dato di fatto di una condizione storica specifica e di una posizione geografica irriducibile a qualsiasi altra, agli occhi del grande storico francese, era lampante. Non lo è altrettanto per noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si vede, non entrano in gioco qui rivendicazioni culturali, asserzioni identitarie, forme di nazionalismo più o meno intense. Non perché non abbiano qualche diritto di esistere, ma perché non ce n&#8217;è strettamente bisogno, per giustificare un&#8217;aspettativa di autodeterminazione democratica per la Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I temi dell&#8217;identità e della rivendicazione culturale e linguistica hanno un peso, nella prospettiva dell&#8217;autodeterminazione, non come elementi sufficienti né decisivi, bensì come argomentazioni ancillari, a sostegno di una necessità storica che è al contempo di natura materiale e di natura democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non potrà mai darsi, in Sardegna, una conquista della piena democrazia senza che si ponga, con forza sua propria, la questione dell&#8217;autodeterminazione, al di là delle forme giuridiche che essa assumerà. Né è concepibile un percorso di autodeterminazione reale senza che essa sia connessa profondamente con la realizzazione di una democrazia compiuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è il nodo da sciogliere e anche l&#8217;equivoco da dissipare. Sia riguardo all&#8217;ambito politico indipendentista e alle aree di attivismo civile e intellettuale ad esso organiche, sia riguardo all&#8217;ambito democratico non indipendentista, ma non vincolato alle succursali podatarie dei partiti italiani e ai loro alleati opportunisti (quale che sia la qualifica che si attribuiscono).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quale lato del fronte siano da collocare le trovate spettacolari come l&#8217;insularità in costituzione o similari, credo sia facilmente intuibile. Tutto ciarpame pesantemente dipendentista, sottilmente anti-democratico, rivolto a consolidare la subalternità dell&#8217;isola fino a farne una condizione non più revocabile. Una condizione in cui il ceto politico parassitario sardo e i suoi addentellati sociali e clientelari possono prosperare, a discapito del resto della popolazione e dello stesso futuro dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Individuare il nucleo solido della questione sarda, la sua matrice storica più genuina, è indispensabile per poterla affrontare con lucidità e aspettative di successo. Perciò occorre sgomberare il campo dalle false piste, dai diversivi e anche dai numerosi equivoci che troppo spesso deviano e confondono il dibattito politico in Sardegna. L&#8217;emergenza pandemica, che minaccia di farsi strutturale e duratura, nella sua drammaticità può aiutarci in questo sforzo di resipiscenza e di comprensione. A patto di essere disposti a fare questo sforzo e a trarne tutte le conseguenze politiche.</p>
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		<title>Potrebbe andare peggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 13:44:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La parabola discendente della politica sarda sembra sempre vicina a toccare il fondo, ma non è detto che, una volta arrivati, non si cominci a scavare. Proviamo a trarre qualche indicazione utile da ciò che succede, a vario livello, al di là della pura cronaca. Fa rumore un&#8217;inchiesta del programma &#8220;Report&#8221; sull&#8217;epidemia da covid-19, in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Potrebbe andare peggio' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/11/10/potrebbe-andare-peggio/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://www.valsassinanews.com/wp-content/uploads/2018/02/frankenstein-jr-potrebbe-piovere.jpg" alt="https://www.valsassinanews.com/wp-content/uploads/2018/02/frankenstein-jr-potrebbe-piovere.jpg" width="682" height="383"/></figure></div>



<h5 class="wp-block-heading">La parabola discendente della politica sarda sembra sempre vicina a toccare il fondo, ma non è detto che, una volta arrivati, non si cominci a scavare. Proviamo a trarre qualche indicazione utile da ciò che succede, a vario livello, al di là della pura cronaca.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">Fa rumore un&#8217;<a href="https://www.raiplay.it/video/2020/11/Report---09-11-2020-ec366455-e3c8-414b-a1a9-ef7110720d67.html">inchiesta del programma &#8220;Report&#8221;</a> sull&#8217;epidemia da <strong>covid-19</strong>, in particolare la parte relativa alla diffusione del contagio nelle discoteche sarde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda è nota. Nell&#8217;<strong>agosto</strong> scorso, mentre già si segnalava una certa ripresa del contagio, con la stagione turistica nel pieno del suo svolgimento, c&#8217;era stata una <strong>discussione a più livelli sull&#8217;opportunità di tenere aperte o chiudere le discoteche</strong>. Una decisione della <strong>giunta Solinas</strong>, su <a href="https://www.consregsardegna.it/ordine-del-giorno-n-39xvi"><strong>sollecitazione bipartisan</strong></a> (centrodestra e centrosinistra) dello stesso consiglio regionale, aveva consentito infine di tenerle aperte, salvo arrendersi solo pochi giorni dopo &#8211; il 16, opportunamente dopo ferragosto &#8211; alla decisione del governo centrale di chiudere tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;indagine di &#8220;Report&#8221; svela la <strong>cedevolezza della politica sarda</strong> verso le pressioni di grandi interessi costituiti e di patronati politici d&#8217;oltremare. Una evidenza storica conclamata, potremmo dire, che in questo caso trova una conferma testimoniale forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovremmo stupirci? Evidentemente sì, se le reazioni di queste ore sono sincere (e non c&#8217;è motivo di dubitarne). Nemmeno chi si sente distante dalle posizioni politiche dell&#8217;attuale maggioranza in Regione arriva a concepire che la politica sarda possa essere fatta di questa <strong>pasta avariata</strong>. Spesso si tratta di chi pensa, in buona fede, che <strong>partecipare alla politica in Sardegna</strong> consista nella <strong>scelta a cadenza periodica tra uno o l&#8217;altro dei franchising elettorali italiani</strong>, che si esaurisca nel dover &#8220;battere le destre&#8221; o &#8220;la sinistra&#8221; o &#8220;i populisti&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un drammatico abbaglio nel migliore dei casi. A meno di non volersi illudere, o di essere del tutto ignari di come funzionano le cose, è impossibile non vedere quale sia il <strong>grado di commistione e di complicità all&#8217;interno dell&#8217;oligarchia che controlla le istituzioni sarde</strong>. Il trasformismo endemico, la prassi consolidata delle doppie o triple agende, delle spartizioni clientelari concordate, degli accordi sottobanco ne sono le caratteristiche costitutive. È una triste verità alla cui evidenza conviene arrendersi, se si vuole trovare un&#8217;alternativa democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso dell&#8217;apertura delle discoteche è solo uno dei tanti <strong>episodi mortificanti della nostra storia più o meno recente</strong>. La salvaguardia di un settore economico totalmente estraneo al tessuto produttivo e sociale sardo, di proprietà per lo più di società anonime con sede in paradisi fiscali, la cui attività per la Sardegna rappresenta sostanzialmente costi, qualche busta paga stagionale e poche o nessuna entrata tributaria, prevale su considerazioni di salute collettiva e di salvaguardia del tessuto produttivo e sociale locale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che vale per le discoteche, vale per molte altre partite. Non ultima la sanità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il grande fervore con cui le varie giunte regionali, di centrodestra e di centrosinistra, hanno messo in pratica le <strong>indicazioni ministeriali volte a smantellare la sanità pubblica e favorire quella privata</strong>, non è cosa di questi mesi. Il fatto che la Sardegna, pur in presenza di una diffusione dell&#8217;epidemia meno drammatica di alcune regioni italiane, si trovi in evidente affanno è dovuto a scelte non attribuibili solo alla giunta Solinas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benché la Sardegna sia titolare dell&#8217;<strong>esclusività nella gestione della sanità pubblica</strong>, con i conseguenti oneri per il bilancio regionale, la pianificazione di questo settore così delicato e vitale ha sempre risposto a criteri opachi e mai davvero funzionali alla sua efficienza e alla soddisfazione dei bisogni della cittadinanza. Inevitabile che, davanti a una <strong>sollecitazione straordinaria</strong> come quella rappresentata dalla covid-19, l&#8217;intero settore rischi di andare in tilt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero dramma è che in queste come in altre faccende <strong>sembra sempre che nessuno abbia la minima responsabilità su quel che succede</strong>. Il gioco dello <strong>scaricabarile</strong> è uno degli sport preferiti della politica coloniale sarda. Un continuo rimpallo di accuse e controaccuse, alimentato dai mass media, che finisce sempre per lasciare tutto come prima. Esemplare, in questo senso, la sceneggiata, per altro tardiva e poco credibile, di <strong>alcuni esponenti del centrosinistra sardo</strong>, improvvisamente consci delle debolezze di un servizio sanitario pubblico che loro stessi hanno contribuito a debilitare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica sarda, nel suo aspetto pubblico, è una <strong>grande rappresentazione scenica</strong>. I suoi obiettivi e le sue pratiche reali non sono mai sbandierati né mostrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>conglomerato di gruppi e portatori di interessi forti che domina l&#8217;isola da decenni</strong> ha sempre avuto nella sua proiezione elettorale e pubblica solo <strong>una facciata</strong>, mentre le vere leve del potere stanno <strong>al riparo</strong> da occhi indiscreti e soprattutto <strong>dalla volubilità del voto</strong>. Pensiamo oggi ad entità come la <a href="https://www.fondazionedisardegna.it/">Fondazione di Sardegna</a> o la <a href="https://www.saras.it/it">SARAS</a>, alle potenti lobby del mattone, ai grandi operatori turistici internazionali, al fondo sovrano del Qatar, ai comparti produttivi legati alla Difesa, ecc. Nel passato abbiamo avuto analoghi centri di potere e interesse a dettare la linea, senza dimenticare i <strong>giochi geo-politici</strong>, di cui la Sardegna è sempre stata pedina strategica, sia pure in posizione totalmente passiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>meccanismi di controllo del territorio da parte delle congreghe dominanti</strong> sono sempre stati molto efficaci. Una rete di complicità, fedeltà personali, scambi di favori, legami con referenti esterni forti che ha sempre consentito di controllare fino alla più piccola amministrazione locale, senza timore di sconvolgimenti dello status quo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I più abili tra i commedianti hanno sempre avuto buone chance di fare <strong>carriera</strong>, passando <strong>dalla politica comunale, ai livelli intermedi</strong> (prima provinciale, quando ancora c&#8217;era una politica provinciale, poi regionale), <strong>fino</strong> a giocarsi la possibilità di essere eletti <strong>a</strong> <strong>Roma</strong>. Oppure, e forse addirittura meglio, <strong>trovare posto in qualche ente pubblico o para-pubblico</strong>, in qualche consiglio di amministrazione, ritagliandosi una propria area di influenza e di potere, con una propria clientela consolidata e propri <strong>pacchetti di voti</strong> da mettere all&#8217;asta di volta in volta. Quante carriere politiche di successo in Sardegna hanno seguito questo percorso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>voto democratico</strong> è sempre stato una <strong>variabile dipendente</strong>, in Sardegna; un rito collettivo volto a convogliare l&#8217;attenzione e la discussione pubblica, un <strong>gioco di ruolo</strong> tra fazioni politiche nominalmente avversarie, in cui simulare di scontrarsi e di proporre cose diverse; ma non ha mai rappresentato il vero cardine di una democrazia reale pienamente realizzata. Neanche lontanamente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Col tempo sono <strong>mutati gli scenari internazionali e statali</strong>, sono mutati i referenti oltremarini, sono crollate intere impalcature di potere e sono <strong>scomparsi i grandi partiti novecenteschi</strong>; ma il meccanismo di fondo è sempre rimasto quello. Caso mai la differenza, negli ultimi trent&#8217;anni, è stata la <strong>progressiva caduta di ogni velo ideologico e/o ideale</strong>, a vantaggio di una sorta di pragmatismo tattico disincantato e di bocca buona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo ha funzionato finché ha funzionato perché è &#8211; o era &#8211; pervasivo e ben oliato. Il suo primo <strong>livello</strong> era appunto quello <strong>municipale</strong> ed era lì che si vedeva la sua efficacia. Oligarchie locali, magari apparentemente divise in fazioni l&#8217;una contro l&#8217;altra schierate, che si contendevano il controllo sul comune. Con relative possibilità di gestire appalti, affidamenti, assunzioni, favori. <strong>Non è un caso se storicamente i comuni sardi sono stati governati male o malissimo</strong>, con rare, effimere e superficiali eccezioni. Faceva parte del gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, sono ormai anni che questo coacervo di bassi istinti, mediocrità etica e politica, opportunismo e furbizia mostra <strong>segni di cedimento</strong>, davanti alle spinte della storia. Spinte che non riguardano necessariamente grandi temi e vicende di portata universale, ma spesso e volentieri la vita concreta delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>inefficienza della pubblica amministrazione</strong>, la cattiva gestione di servizi e infrastrutture, le difficoltà materiali che la cattiva politica comporta sono sempre meno tollerabili per larghe fasce della popolazione. Nemmeno la rete clientelare tiene più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi tempi, poi, essendo diventato estremamente fragile e disarticolato l&#8217;ambito politico italiano, la sua propaggine coloniale sarda non poteva non risentirne. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il <strong>primo segnale di possibile rottura</strong>, rappresentato dalla vittoria di <strong>Renato Soru</strong> alle elezioni regionali del 2004, era stato provvidenzialmente <strong>disinnescato</strong>, con la normalizzazione seguita al primo biennio di quell&#8217;esperienza di governo, gli anni successivi hanno messo sempre più in evidenza la fatica e la goffaggine con cui l&#8217;oligarchia coloniale sarda è riuscita a mantenere il potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tenere in piedi tutto questo meccanismo i partiti e le loro diramazioni locali dovevano essere efficienti, organizzati, sostenuti da un minimo di consenso, almeno occasionale. <strong>La finzione, per durare, doveva essere credibile.</strong> E per essere credibile ha sempre avuto bisogno di un notevole numero di persone che ci credessero sinceramente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oggi tutto questo sembra entrato in crisi.</strong> E questo nonostante non si sia ancora coagulata una proposta politica organica che sia chiaramente e radicalmente alternativa al pasticcio all&#8217;italiana che ha dominato la scena fin qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che ci sia spazio e vita fuori dagli schieramenti egemoni di centrodestra e centrosinistra, basati su clientele e relazioni coloniali, era emerso anche alle <strong>elezioni regionali del 2014</strong>, nonostante l&#8217;abile mossa difensiva di una <strong>legge elettorale scandalosa</strong>, approvata in fretta e furia in prossimità del voto. Anche in quell&#8217;occasione, scampato pericolo. Ma ormai, soprattutto a livello locale, le articolazioni periferiche dell&#8217;oligarchia coloniale sarda faticano a tenere tutto sotto controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste ultime <strong><a href="https://elezioni.interno.gov.it/comunali/votanti/20201025/votantiGI20000">elezioni comunali</a></strong> hanno sancito una <strong>debacle del sardo-leghismo</strong>, ancora al potere in Regione, ma sempre più screditato. Clamorosa la <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/elezioni-graziano-milia-vince-a-quartu-battuto-stevelli-consulente-di-solinas/">sconfitta a Quartu S. Elena</a>. E nessuno sapeva ancora niente dell&#8217;inchiesta di &#8220;Report&#8221;! Per i sardo-leghisti e i loro complici il giro di giostra si avvia alla fine, e sarà una fine ingloriosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma anche gli <strong>altri franchising elettorali italici</strong>, il <strong>PD</strong> e il <strong>Movimento 5 stelle</strong>, escono  ridimensionati fin quasi all&#8217;irrilevanza. Il PD, se vuole avere chance di piazzare qualcuno dei suoi nei consigli comunali, deve far finta di non esserci, perché se si presenta in proprio viene severamente sanzionato dal voto. Il Movimento 5 stelle, con tutto il rispetto per il suo elettorato in buona fede, potrebbe serenamente cambiare nome in Movimento 5 stalle, data la repentina e rovinosa caduta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da tenere presente che</strong>, con la pandemia in piena espansione, con i sommovimenti in atto nella politica mondiale, con le crisi globali in corso, <strong>la politica coloniale nostrana discuteva, dietro le quinte, nel bel mezzo della campagna elettorale, di <a href="https://www.sardiniapost.it/inchieste/sanita-riecco-labbraccio-solinas-pd-giro-di-manager-tra-ats-e-assl-i-nomi/">spartizioni nelle aziende sanitarie</a></strong> ed altre analoghe amenità. Caso mai non fosse chiaro il livello.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A elezioni concluse</strong>, ci ritroviamo con un certo numero di sindaci e sindache eletti/e in nome e per conto di liste civiche, più o meno indipendenti, e un po&#8217; di nuovi consiglieri comunali di area indipendentista o autodeterminazionista o comunque estranei alle solite combriccole locali. <strong>Nel complesso una buona lezione di democrazia</strong>, a dispetto di condizioni oggettive difficili, e non solo per via della covid-19.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che fare analisi troppo sofisticate e cercare di capire chi ha sbagliato e dove, negli schieramenti estranei all&#8217;oligarchia dominante, si tratta a mio avviso di <strong>prendere atto che la situazione è questa</strong>: piuttosto fluida e aperta a vari scenari. Non lo resterà per molto. Bisognerebbe <strong>attrezzarsi per occupare lo spazio politico</strong> e produrre qualcosa di solido in previsione dei prossimi passaggi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non escludo affatto la possibilità che, per parare il possibile ribaltamento politico, venga fatta emergere <strong>qualche figura apparentemente portatrice di novità e di principi emancipativi, ma in realtà legata e organica ai gruppi di potere fin qui dominanti</strong>. Sarebbe un gioco fin troppo facile e non vedo perché non dovrebbero provarci. Qualche anima ambiziosa, dalla parlantina sciolta e con un po&#8217; di pelo sullo stomaco si trova sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spero solo che ci caschino in pochi, eventualmente. E che intanto si proceda a <strong>consolidare e a organizzare</strong>, magari in forme creative e diverse dal solito, <strong>l&#8217;ampio fronte politico popolare e democratico</strong>, al di là delle specifiche appartenenze e delle diverse prospettive di partenza. Prima di tutto coinvolgendo i cittadini, le formazioni sociali intermedie (comitati, associazioni, volontariato, mondo della scuola e della cultura) e la classe lavoratrice in generale, compresa &#8211; forse prima di tutto &#8211; la sua componente precaria e giovanile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe anche ora che la maggioranza dei sardi la smettesse di accettare come un destino ineludibile di <strong>doversi vergognare dei propri rappresentanti politici</strong> e che ambisca a un <strong>governo della cosa pubblica quanto meno decente</strong>. Prima di altre e più grandi conquiste, mi accontenterei di questo risultato.</p>
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		<title>Il virus non è il nemico: paura, infodemia e autoritarismo ingredienti della distopia in corso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 11:07:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sensazione di impotenza davanti all&#8217;espansione dei contagi da SARS-CoV-2 è forte e si tramuta facilmente in esasperazione, quando non in ricerca di uno sfogo e/o di un capo espiatorio. È normale. Probabilmente non abbiamo ancora visto nulla. Benché ormai alcune cose si sappiano su questo virus, sulla sua contagiosità e sulle sue conseguenze, sembra...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il virus non è il nemico: paura, infodemia e autoritarismo ingredienti della distopia in corso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/10/30/il-virus-non-e-il-nemico-paura-infodemia-e-autoritarismo-ingredienti-della-distopia-in-corso/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b3/The_Triumph_of_Death_by_Pieter_Bruegel_the_Elder.jpg/1200px-The_Triumph_of_Death_by_Pieter_Bruegel_the_Elder.jpg" alt="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b3/The_Triumph_of_Death_by_Pieter_Bruegel_the_Elder.jpg/1200px-The_Triumph_of_Death_by_Pieter_Bruegel_the_Elder.jpg" width="692" height="493"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione di impotenza davanti all&#8217;espansione dei contagi da SARS-CoV-2 è forte e si tramuta facilmente in esasperazione, quando non in ricerca di uno sfogo e/o di un <strong>capo espiatorio</strong>. È normale. Probabilmente non abbiamo ancora visto nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benché ormai alcune cose si sappiano su questo virus, sulla sua contagiosità e sulle sue conseguenze, sembra che le decisioni politiche procedano su un binario parallelo e solo superficialmente giustificato da ragioni strettamente epidemiologiche. Rispondono, evidentemente, a ragioni di altra natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con tutta probabilità. si tratta di motivazioni dipendenti da <strong>rapporti di forza tra interessi costituiti</strong>, tra gruppi di pressione e centri di potere informale. Basterebbe anche solo guardare quali settori il governo italiano evita accuratamente di toccare, per farci un&#8217;idea di quali interessi prevalgano nelle decisioni politiche. &#8220;Nessuno tocchi Confindustria (e in special modo Assolombarda)!&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia rispetto ad altri stati si distingue &#8211; come al solito &#8211; per la propensione a preservare interessi di bottega specifici e tutt&#8217;altro che strategici, sia pure a discapito della tenuta stessa del &#8220;sistema paese&#8221; (come dicono gli editorialisti bravi). Beninteso, presentando queste scelte, tutte concentrate sul guicciardiniano &#8220;particulare&#8221;, come fatte in nome di interessi generali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non esistono interessi *generali*, nello stato italiano</strong>. E non solo per via dell&#8217;irriducibile dialettica sociale. Non sono mai esistiti, da quando è stato avventurosamente messo insieme alla meno peggio. Per ovviare a questa debolezza intrinseca, la classe dominante italiana è sempre stata propensa a ricorrere a strette autoritarie e alla <strong>repressione anche violenta del dissenso</strong>. Il fascismo è solo una manifestazione estrema e pateticamente folkloristica, nella sua tragicità, di questa propensione congenita. Una propensione che esisteva dunque da prima del fascismo, fin da subito, e non si è estinta nemmeno in epoca repubblicana e fino a oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, mentre in molti paesi europei &#8211; non necessariamente modelli ideali di virtù democratiche, ma solo banalmente seri &#8211; una delle priorità anche nel corso della prima ondata di contagi sono state <strong>la scuola, la formazione, la cultura</strong>, in Italia questi settori, e la scuola in prims, sono stati individuati come pedine sacrificabili. In generale <strong>i giovani</strong> sono stati fin da subito additati, in un modo o nell&#8217;altro, come vettori di contagio e come gruppo sociale irresponsabile da tenere sotto controllo, fino a privarlo della libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Notevole che persino oggi, in prossimità di una nuova fase di confinamenti generalizzati e chiusure drastiche, paesi come <strong>Francia</strong> e <strong>Germania</strong> su una cosa concordino e cioè nel non chiudere le scuole. Certo, probabilmente più per favorire il lavoro dei genitori, che per considerazione delle esigenze dei minori. Ma tant&#8217;è.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I giovani, la cultura, la scuola</strong>. Non sono bersagli casuali. Da un paese vecchio, in decadenza, con la classe dirigente &#8211; sia economica che politica &#8211; più ignorante, scalcinata, gretta e provinciale d&#8217;Europa, non è che ci potessimo aspettare di meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come non ci si poteva aspettare che si facesse di tutto per preservare <strong>il Sud e le isole</strong> dall&#8217;espansione dell&#8217;epidemia. A dirla tutta, sembra quasi che si sia fatto l&#8217;esatto contrario. Non senza complicità in loco. Ma le scelte centrali sono state decisive, a dispetto della retorica centralista e anti-regionalista. Anche qui, non è impossibile ricostruire quali interessi siano stati privilegiati e quali sacrificati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;abitudine dei governi italiani a mentire spudoratamente ai cittadini, salvo intortarli con <strong>toni paternalistici e chiamate scioviniste al sacrificio di tutti per il bene supremo del paese</strong>, è stata più forte di qualsiasi sentimento di dignità personale, di empatia relazionale e di sensibilità sociale. <strong>Un fallimento politico e culturale epocale</strong>. Che subiamo, a volte passivamente a volte attivamente, quasi sempre senza nemmeno capire cosa sta succedendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutta l&#8217;azione del governo nella prima fase dell&#8217;epidemia è stata una sorta di <strong>grande rappresentazione scenica e simbolica</strong>, con punte di ritualità apotropaica ben meritevoli di accurati studi antropologici. La recita è stata così efficace, che la politica e la classe dirigente nel suo insieme ci hanno creduto davvero. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;estate poi &#8211; aperta dalle <strong>polemiche turistiche</strong>, bellamente superate dalla realtà &#8211; anziché portare consiglio e persuadere i decisori politici a prepararsi a un&#8217;eventuale (e probabile) seconda ondata di contagi, è stata drammaticamente persa. In Italia si è discusso di campionato di calcio, di stadi, di banchi a rotelle e &#8211; solo dopo la loro chiusura &#8211; di discoteche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, <strong>se davvero si fosse voluto fare qualcosa, lo spazio temporale c&#8217;era tutto</strong> e le coordinate pragmatiche secondo cui agire erano chiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenziare i <strong>trasporti pubblici</strong> era una priorità già da marzo. Riorganizzare la <strong>scuola</strong>, adeguando infrastrutture e personale alla bisogna, idem. Potenziare la <strong>sanità territoriale</strong> era una delle primissime esigenze emerse. Creare <strong>strutture ospedaliere e/o di accoglienza dedicate</strong> agli infetti era una raccomandazione fatta da tanti epidemiologi, così come operare un <strong>tracciamento</strong> dei contatti dei positivi il più possibile preciso ed esaustivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Poteva essere fatta una scelta di <strong>imposizione tributaria straordinaria</strong> sui patrimoni più grandi e sui redditi sopra una certa soglia. Potevano essere <strong>requisiti beni immobili</strong> o messi a disposizione quelli pubblici inutilizzati. Potevano essere calibrate meglio le <strong>misure compensative per le categorie più danneggiate</strong>, fino alla previsione di un <strong>reddito di base universale</strong>, almeno per la durata dell&#8217;emergenza. Potevano essere fatte scelte drastiche e radicali, perfettamente giustificabili con le condizioni di fatto da affrontare, esattamente come si sono giustificate le non-scelte e le cattive scelte fatte davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece non è stato fatto nulla, tranne <strong>misure palliative e di cortissimo respiro</strong>, quasi sempre a costo zero (tranne i milioni di euro versati alle grandi imprese). Se ora paghiamo il prezzo di questa inerzia non è certo per colpa dei cittadini &#8220;che non rispettano le regole&#8221;, dei giovani scapestrati, dei vari untori additati alla bisogna (dalla &#8220;movida&#8221;, alle scuole, come prima erano i &#8220;runner&#8221; e i &#8220;furbetti&#8221; della pisciatina del cane).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso dovremmo accettare &#8211; ma qualcuno addirittura lo chiede &#8211; di essere privati delle <strong>libertà fondamentali</strong> e delle uniche risorse emancipative e potenzialmente salvifiche a disposizione &#8211; la scuola, l&#8217;università, la creatività, la cultura, le forme di relazione spontanea &#8211; pur di non fare i conti con l&#8217;inaccettabilità politica di questo fallimento e l&#8217;ipocrisia di cui si ammanta. Chiudere la scuola, le palestre e i teatri va bene, ma non toccate il calcio professionistico, le sale slot e i grandi empori di aggeggi elettronici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Col virus dovremo convivere</strong>, si diceva. Va benissimo (si fa per dire). Parliamoci chiaro: non vogliamo morire di covid-19 ma nemmeno di fame, di inedia, di solitudine, di grettezza. E allora, confessiamo a noi stessi che ragionevolmente <strong>non si può fermare il contagio</strong>, perché il tracciamento con questi numeri è difficilissimo e forse inutile, e il vaccino &#8211; che non sarà mai efficace al 100% &#8211; lo avremo l&#8217;anno prossimo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso è probabile che dovremo per forza fare i conti con la diffusione endemica della covid-19, come li si è fatti con la diffusione endemica dell&#8217;<strong>influenza</strong> (altra bruttissima malattia), a partire dalla fine dell&#8217;Ottocento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, come si apprende dalle stesse cronache, facendo la tara degli allarmismi e del ciarpame sensazionalistico, in realtà <strong>la covid-19 si cura, già oggi</strong>. È sul fronte della <strong>terapia</strong> che abbiamo buone possibilità di risposta. Dunque, più che passare da un momento di emergenza all&#8217;altro, <strong>andrebbero riorganizzati permanentemente tutta la sanità e tutto il welfare</strong>. Sanità e welfare che sono entrati in crisi non per via della particolare natura di questa sindrome, ma perché erano già ai minimi termini (e forse qualcosa meno) già da prima. Uno dei lasciti diretti ed esiziali dell&#8217;ideologia neoliberale dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, dato che questa pandemia è solo uno degli episodi possibili di una nuova realtà sanitaria sistemica, dovuta alle <strong>condizioni storiche contemporanee</strong>, non resta che prenderne atto e <strong>attrezzarsi di conseguenza</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo, <strong>alcune lezioni apprese in questi mesi potrebbero diventare patrimonio consolidato e orientare le scelte generali anche in campi ulteriori</strong>, rispetto a quello puramente sanitario. Una rivisitazione dell&#8217;<strong>organizzazione del lavoro</strong>, una nuova concezione del <strong>reddito</strong>, una maggiore attenzione alla <strong>salute complessiva</strong> delle persone, una <strong>nuova sensibilità ecologica</strong> che metta radici nel senso comune, la drastica <strong>riduzione delle spese militari</strong>, la razionalizzazione di quelle sulle forze dell&#8217;ordine. Se volessimo, avremmo tanto su cui lavorare proficuamente, fuori dall&#8217;isteria emergenziale, in fondo così vantaggiosa per i governi e per i grandi speculatori sulla paura.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La difficoltà ad affrontare con un minimo di saggezza sia gli aspetti pratici immediati sia quelli sistemici emersi in questi mesi deriva da una <strong>sostanziale caduta delle capacità di immaginazione della nostra specie</strong>. Siamo ormai irregimentati in un pensiero unico, ottuso, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/L%27uomo_a_una_dimensione">monodimensionale</a> e fondamentalmente stupido. Mancano &#8220;realtà immaginate&#8221; di riferimento, in un mondo umano ormai sfaldato in milioni di rivoli di <strong>egocentrismo</strong> e di <strong>consumo compulsivo</strong>. Non solo dunque abbiamo a che fare con un problema concreto di proporzioni storiche, ma siamo anche privi di un <strong>orizzonte di senso</strong> in cui inserire le nostre scelte e le nostre aspettative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo una specie &#8220;narrativa&#8221;, almeno dalla <strong>rivoluzione cognitiva</strong> di 70mila anni fa, e abbiamo costante bisogno di costruirci un mondo ideale, almeno come obiettivo a cui aspirare, per dare senso a ciò che ci succede e per non farci travolgere dagli<strong> istinti primordiali</strong> (che si agitano sempre nel nostro sistema neurovegetativo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non hanno altro senso la religione, la filosofia, la storiografia, la letteratura, le grandi ideologie, la scienza, il diritto, la politica. Al di là della differenza tra i loro status epistemologici, del loro grado di aderenza alla realtà (posto che possiamo definire la realtà come qualcosa di consistente di per sé) e dal numero di esseri umani che presta fede all&#8217;una o all&#8217;altra di esse, di tutto questo abbiamo una necessità vitale, di natura evolutiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qual è il mondo ideale, la realtà immaginata, a cui facciamo riferimento oggi? E come si relaziona, come interferisce essa con la pandemia e la pandemia con essa?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://sardegnamondo.eu/2020/10/16/la-covid-19-la-crisi-e-i-limiti-della-nostra-specie/">Come ho già scritto</a>, l&#8217;epidemia da SARS-CoV2 si innesta su una <strong>situazione già critica</strong>, di cui vediamo &#8211; a volte vagamente, a volte in modo estremamente chiaro &#8211; sia le manifestazioni più macroscopiche e diffuse, sia quelle più prossime e circostanziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me sembra che gli effetti deleteri del contagio e della sua cattiva gestione siano solo la conseguenza di un <strong>processo storico</strong>, di natura produttiva e sociale ma anche e soprattutto politica e culturale, <strong>che ci ha reso estremamente fragili e indifesi</strong> verso qualsiasi reale mutamento delle nostre routine di consumo e di relazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>sovraccarico di beni e di informazioni inutili</strong>, a cui siamo assuefatti fino alla dipendenza patologica, diventa una zavorra difficile da maneggiare e un elemento di disordine anche psicologico, davanti a una necessità brutale e insensibile come quella che ci impone un <strong>virus</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Che non è un&#8217;entità senziente, non ha volontà e non è nemmeno un &#8220;nemico&#8221;. Ridurre un microscopico <strong>filamento di RNA</strong> a qualcosa di affrontabile secondo i parametri ordinari che presiedono alle nostre esistenze è sì un espediente retorico consolatorio, ma non aiuta ad affrontare il lato pratico della faccenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella <strong>prima fase</strong> della pandemia uno degli slogan più diffusi era: ne usciremo migliori. C&#8217;era un vago <strong>ottimismo</strong> circa la possibilità che le circostanze eccezionali a cui stavamo facendo fronte ci insegnassero qualcosa o ci aiutassero a mutare comportamenti e rapporti sociali che altrimenti non avremmo avuto la forza di mutare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questo un <strong>mero espediente retorico</strong>. Nessuno, a cominciare dai governi europei, aveva davvero intenzione di mutare nulla.  Mentre la frazione più ricca della popolazione diventava ancora più ricca, i governi per lo più cercavano di <strong>mettere una pezza sul disastro</strong>, ma senza toccare nulla dei meccanismi produttivi e sociali. Dietro la cortina fumogena provocata dall&#8217;<strong>infodemia</strong>, una parte del capitalismo, quella più robusta, più forte politicamente, più rapace, prosperava o comunque non vedeva affatto erosa la sua capacità di estrarre valore dal lavoro e dalle risorse materiali disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzi, è diventata usuale una <strong>modalità di decisione politica senza mediazioni</strong>, per decreto, emergenziale e autoritaria. Modalità a cui i governi si sono affezionati. Più sono deboli, più adorano ricorrere a tali strumenti impositivi. Col consenso di una fetta notevole della cittadinanza. Spesso quella che si auto-rappresenta come progressista, maggiormente istruita, civile e democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos&#8217;è cambiato, alla fin fine? Non certo la nostra bulimia consumistica. Addirittura è scomparso dai radar <strong>l&#8217;allarme per i cambiamenti climatici</strong> e per i guasti inflitti alla biosfera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>moltiplicazione artificiosa dei bisogni</strong>, a cui deve ricorrere per forza il sistema produttivo dominante, se non vuole collassare, ha subìto solo un piccolo rallentamento e forse nemmeno quello, grazie alle piattaforme di e-commerce e al quotidiano sfruttamento di manodopera a basso costo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è niente di razionale, in tutto questo. È solo lo sbando della nostra presunta intelligenza collettiva, ridotta a funzione strumentale dell&#8217;accaparramento capitalista e del consumo ossessivo compulsivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ne usciremo, forse, come siamo usciti da altre fasi problematiche della storia</strong>. Quando e come, tuttavia, non è dato sapere. Difficile che ne usciremo migliori e non è affatto garantito che &#8220;andrà tutto bene&#8221;. Possiamo anzi ragionevolmente aspettarci ulteriori sviluppi drammatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il pianeta attuale e la sua componente umana non sono gli stessi di cento anni fa, tanto meno di cinquecento o di mille anni fa</strong>. La biosfera è menomata, le dinamiche fisiche e chimiche dell&#8217;atmosfera intaccate, la nostra specie più numerosa che mai, ma aggressiva e invasiva come e più di sempre. Non possiamo fare paragoni con alcun&#8217;altra epoca. Il che implica che in realtà <strong>non abbiamo idea di cosa possa succedere</strong>. E non per colpa di un virus, che di &#8220;colpe&#8221; non ne può avere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perciò tocca <strong>sperare nel meglio ma prepararsi al peggio</strong>. E ciò per i cittadini significa essere pronti non solo a rinunce dolorose e a sofferenze assortite, al di là di quelle prodotte direttamente dalla covid-19, ma forse prima di tutto a <strong>resistere a imposizioni insensate e a possibili derive autoritarie</strong>. Tutta la fiction distopica dell&#8217;ultimo cinquantennio, letteraria, televisiva o cinematografica che sia, a qualcosa servirà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, non possiamo pianificare il nostro futuro basandoci solo sulla narrativa distopica, tanto meno su quella centrata sulle capacità individuali e sulla retorica schematica e manichea del &#8220;bene&#8221; contro il &#8220;male&#8221;. Un male per di più solitamente incarnato in qualche esempio di malvagità pura e fine a se stessa o in un nemico esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;individualismo è una parte del problema</strong>, non certo una risposta intelligente. E la controparte non sono gli alieni o un&#8217;intelligenza artificiale impazzita o qualche super cattivo fumettistico. Ci salveremo salvando le nostre <strong>relazioni</strong>, la <strong>solidarietà</strong>, le <strong>priorità collettive</strong>, la capacità di discernere le parti in gioco nel <strong>conflitto sociale</strong> e politico in atto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tenendo conto della <strong>realtà concreta</strong> in cui agiamo e in cui hanno luogo i nostri rapporti sociali, senza andare dietro a <strong>feticci</strong> egemonicamente imposti (e subiti passivamente dalle masse), o affidarci alla speranza che l&#8217;aiuto ci venga da qualche altra parte, o da qualche governo illuminato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove il mondo sembra spingerci all&#8217;egoismo più ottuso, o al conformismo consolatorio alle decisioni dell&#8217;autorità (sempre meno democratica), o a diversivi di comodo come le teorie del complotto, o al &#8220;tutti contro tutti&#8221;, dobbiamo fare uno sforzo per rispondere col nostro <strong>senso critico</strong> e con la nostra <strong>empatia</strong>. Non dobbiamo rinunciare alla <strong>cultura</strong> e alla <strong>creatività</strong>, alla &#8220;alleanza dei corpi&#8221; e al diritto a manifestare collettivamente il nostro dissenso. Dobbiamo sforzarci di non cadere nella paranoia e di mantenerci lucidi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaramente, non è facile capire e orientarsi, prima ancora che agire. Ma arrendersi e spegnere il cervello, farsi travolgere dall&#8217;infodemia e dalla politica della paura non risolverà nulla. Anzi accelererà il <strong>disastro</strong>, se disastro deve essere. Facciamo in modo che, se succede, non succeda con la nostra complicità.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>La covid-19, la crisi e i limiti della nostra specie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 16:59:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è la covid-19 a generare la crisi, bensì il contrario. La percezione secondo cui sia l&#8217;epidemia a generare sconquassi economici e sociali è ingannevole, È l&#8217;effetto dell&#8217;infodemia (ossia dell&#8217;epidemia di informazione ossessivo-compulsiva) e della nostra incapacità di guardare alle cose in una prospettiva storica. Non ci siamo evoluti per affrontare questo genere di situazioni....</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fi.pinimg.com%2Foriginals%2Fbd%2F36%2F32%2Fbd36325b3f811987040d45a4e0009562.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="cacciatori raccoglitori nomadi #arte | Pittura grotta ..." width="676" height="542"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non è la covid-19 a generare la crisi, bensì il contrario.</strong> La percezione secondo cui sia l&#8217;epidemia a generare sconquassi economici e sociali è ingannevole, È l&#8217;effetto dell&#8217;<strong>infodemia</strong> (ossia dell&#8217;epidemia di informazione ossessivo-compulsiva) e della nostra incapacità di guardare alle cose in una prospettiva storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci siamo evoluti per affrontare questo genere di situazioni. <strong>Biologicamente siamo in fondo degli scimmioni spelacchiati con un eccesso di sinapsi destinate all&#8217;opportunismo alimentare e alla collaborazione difensiva.</strong> La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_grande_balzo_in_avanti_(antropologia)"><strong>rivoluzione cognitiva</strong></a> che, da più o meno 70mila anni, ci fa credere di essere tanto speciali e tanto diversi dal resto del mondo &#8220;naturale&#8221; ci espone anche a una serie di auto-inganni e fraintendimenti che sul breve periodo sono vantaggiosi, ma sul lungo periodo conducono prima o poi a enormi disastri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>dimensione dei disastri</strong> è direttamente proporzionale al nostro impatto sull&#8217;ecosistema, alla nostra distribuzione demografica, alla nostra capacità di rendere difficile o impossibile la riproduzione di altre specie biologiche e delle risorse scarse necessarie al loro e nostro sostentamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La crisi non è prodotta dal SARS-CoV-2</strong>. Questo filamento di RNA vagabondo non sarebbe nemmeno riuscito a saltare dai pipistrelli agli esseri umani, se non avessimo preparato le condizioni di fatto più favorevoli a questo salto. E gli effetti stessi del virus sarebbero stati diversi, in un contesto diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;epidemia di covid-19 è al contempo un effetto della grande crisi sistemica attuale e ne è anche un fattore moltiplicatore.</strong> La sua forza è simbolica quanto concreta. La sua prevedibilità (perché una situazione del genere era prevista da anni) non ne ha attenuato la carica devastatrice. Il fatto di infierire su un mondo umano già precario ne aumenta la portata ma è la precarietà stessa ad accrescerne la forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che, <strong>se non fosse stato il piccolo coronavirus, ad accentuare la crisi, con tutta probabilità sarebbe stato qualcos&#8217;altro, prima o poi</strong>. Un esito politico particolarmente drammatico in qualche area chiave del pianeta. Un evento meteorologico di proporzioni ingestibili. Un <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/10/16/fukushima-il-governo-verso-il-rilascio-di-acqua-radioattiva-in-mare_b79ba63e-48c7-42c2-ba69-94acae3d4e92.html">incidente tecnologico</a> di portata sovralocale. Tutte cose possibili e anzi probabili, nel mondo di oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>reazione delle classi dominanti</strong> è molto istruttiva. Non si capisce se siano paralizzate dalla paura o se l&#8217;inerzia sia dovuta a un calcolo cinico. Probabilmente sono vere entrambe le ipotesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura è giustificata. Per come si stanno mettendo le cose, se fossi uno dei padroni del mondo con un minimo di coscienza storica, vedrei aleggiare su di me <strong>lo spettro di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ghigliottina"><em>monsieur</em> Guillotin</a></strong>. Il che probabilmente mi spingerebbe a premunirmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si premuniscono le classi dominanti globali? Giocando un po&#8217; con le informazioni (un po&#8217; allarmismo, qui, un po&#8217; di complottismo lì, un po&#8217; di negazionismo gettato qua e là); facendo finta di fare cose, anche di indole drastica e decisionista, ma senza sciogliere i grossi nodi produttivi e sociali del nostro tempo; mettendo al riparo il bottino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è molta miseria umana, nelle grandi discussioni dei leader del pianeta. Che non sono affatto &#8211; a riprova della nostra intima eguaglianza biologica &#8211; meglio dei loro consimili. Anzi, spesso sono peggiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Saltano <strong>rapporti di forza consolidati</strong>. Si preannunciano <strong>disarticolazioni di proporzioni storiche</strong> e dagli esiti imprevedibili nel tessuto socio-economico dello stesso Occidente ricco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Cina</strong> intanto si porta avanti col lavoro, in vista della baraonda in cui rischiano di precipitare gli USA (di cui la Cina detiene una fetta consistente del debito pubblico e di cui produce la gran parte dei beni di consumo). Incentiva i consumi interni, accresce il controllo dello stato sugli asset economici. Vai a sapere se ci vedono davvero più lungo degli altri o se anche loro stanno facendo una scommessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>Europa</strong> è paralizzata. Priva di veri statisti &#8211; a parte forse Angela Merkel &#8211; arranca vivendo un po&#8217; alla giornata, con le sue classi politiche stritolate tra l&#8217;esigenza di sembrare capaci e attive e la necessità di non disturbare i grossi centri di interessi da cui dipende la propria carriera e il proprio tenore di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dappertutto allo stesso modo, è chiaro. La <strong>relativa diversità storico-geografica</strong> delle varie aree del Vecchio continente si fa valere anche in questi frangenti e non se ne può prescindere. Si pagano i debiti contratti dalle generazioni precedenti e si raccoglie quello che esse hanno seminato. Tuttavia, <strong>non c&#8217;è nessuno esente dai pericoli</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Regno Unito</strong> è sull&#8217;orlo di un collasso epocale, se la sua classe dirigente non trova rimedio alla dannosa applicazione della <strong>Brexit</strong>. Anche in questo caso l&#8217;epidemia non fa che complicare le cose. E la <strong>Scozia</strong> è lì lì per pretendere un nuovo referendum sull&#8217;indipendenza (con possibilità di successo sempre più solide, stando alle rilevazioni demoscopiche di queste settimane).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Regno di Spagna </strong>è messo malissimo e anche qui si sommano la crisi dovuta all&#8217;intima debolezza degli assetti politici post-franchisti, la perdita di credibilità della monarchia in quanto tale, le pulsioni indipendentiste e/o repubblicane di ampie e ricche aree del regno e la gestione della pandemia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la <strong>Francia</strong>, solida, monolitica e sicura di sé, mostra una inadeguatezza a rispondere alla crisi che suona come un monito per tutti gli altri paesi, in primis l&#8217;Italia. Ma dell&#8217;<strong>Italia</strong> e della sua classe dirigente (politica ed economica) cialtrona, ingorda, provinciale e ignorante non vale nemmeno la pena parlarne. Potremmo buttarla in satira, però sarebbe come sparare sulla croce rossa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Germania</strong> se la cava meglio, ma non mancano anche lì scricchiolii e conflitti aperti, pronti a deflagrare non appena la leadership passerà dalle abili mani di Angela Merkel a qualcuno meno solido e meno carismatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto questo, mentre gli stati-nazione vacillano, l&#8217;<strong>Unione Europea</strong> si barcamena convulsamente senza riuscire ad essere utile in alcun modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I grandi <strong>centri di investimento finanziario</strong>, che hanno lucrato su tutto il lucrabile fin qui, anche a costo di scatenare crisi economiche pesantissime, oggi non godono di buona salute. Molte delle &#8220;bolle&#8221; gonfiate ancora in questi anni &#8211; a dimostrazione che la storia insegna ma non ha allievi &#8211; potrebbero scoppiare tutte assieme. Pensiamo a quella immobiliare, con le operazioni di <strong>gentrificazione</strong> e appropriazione rapace di ogni spazio abitabile e di ogni minima quantità di valore da estrarne. O pensiamo alla <strong>bolla turistica</strong>, legata alla prima e a sua volta connessa anche con il <strong>settore dei trasporti</strong>, specie aerei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E può così succedere che la <strong>fine dell'&#8221;era del petrolio&#8221;</strong> sia accelerata (non causata, attenzione) da un piccolo virus più che dalle scelte della politica o dalle dinamiche di mercato. Del resto <strong>la fede nel &#8220;libero mercato&#8221; non è che una superstizione come un&#8217;altra</strong>, benché di successo. Ma in questo caso, parlando di petrolio e affini, una generica dimostrazione pratica di come funzioni il gioco tra domanda e offerta la storia ce la sta dando. Il guaio è che una fetta enorme dell&#8217;economia del mondo attuale si basa ancora sui combustibili fossili e sulla loro economicità. E la loro economicità è ormai un ricordo del passato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto l&#8217;insieme delle questioni economiche di questa fase storica ha l&#8217;aria di essere arrivato a uno <strong>snodo cruciale</strong>. <strong>Il mondo è stracolmo di denaro</strong>, per lo più in forma elettronica. Gli algoritmi che regolano gli investimenti sulle varie piazze finanziarie funzionano h24 e sette giorni su sette, a rimestare numeri sotto i quali non c&#8217;è quasi più niente. Presumo che ci siano state anche delle scommesse sulla crisi pandemica e che qualcuno sia anche passato all&#8217;incasso. Ma stiamo arrivando al punto in cui tutto questo non ha più alcun senso, se non come <strong>estrema e autodistruttiva deriva della rapacità umana</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente non poteva mancare in questo scenario demenziale, da film dei <a href="https://www.montypython.com/home">Monty Python</a>, qualche nuova <strong>guerra</strong> e un po&#8217; di <strong>corsa agli armamenti</strong> (magari <a href="https://www.analisidifesa.it/2020/09/fondi-anche-per-la-difesa-dal-recovery-fund/">spendendo risorse destinate a contrastare gli effetti della pandemia</a>), cose così. Se il coronavirus avesse una coscienza e un po&#8217; di senso dell&#8217;umorismo, riderebbe di gusto di tutto questo, suppongo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra uno stringimento di chiappe e un impeto affaristico, spesso coincidenti, tra un proclama millenarista e un gesto apotropaico, mi pare che siamo più che mai in balia di una fase storica di cui non riusciamo a scorgere i contorni e nemmeno gli sviluppi generali. Un po&#8217; perché è normale che sia così, un po&#8217; perché <strong>ci ostiniamo ad applicare sempre le stesse cornici interpretative anche quando sono radicalmente mutate le condizioni in cui esse hanno senso</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come mi è già capitato di dichiarare, non è detto che tutto questo disordine non sia anche la matrice feconda di qualcosa di buono. Sempre che riusciamo a sopravvivere. E penso che <strong>soprattutto le classi marginali e i territori e i popoli penalizzati dallo sviluppo della civiltà moderna potrebbero trovare una propria via di riscatto</strong>, se sapranno muoversi in modo intelligente, lungimirante, originale. Se sembra che con ciò voglia alludere anche alla Sardegna, è un&#8217;impressione corretta. Non ci scommetterei nulla, ma più che scommettere, bisognerebbe provarci.</p>
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		<title>Inadeguata risposta all&#8217;emergenza covid-19 e questione sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 08:52:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre nel mondo, Italia compresa, si parla di &#8220;seconda ondata&#8221; della pandemia di covid-19, la Sardegna conosce la sua prima espansione del contagio. Era tutto abbastanza prevedibile (e previsto): un&#8217;isola sostanzialmente covid free fino a maggio, una volta spalancate le porte al flusso turistico, si ritrova a fare i conti con la diffusione del virus....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Inadeguata risposta all&#039;emergenza covid-19 e questione sarda' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/09/30/inadeguata-risposta-allemergenza-covid-19-e-questione-sarda/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="668" height="475" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/09/immagine-1.png" alt="" class="wp-image-3986" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/09/immagine-1.png 668w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/09/immagine-1-640x455.png 640w" sizes="(max-width: 668px) 100vw, 668px" /><figcaption>Fonte: <a href="https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/?utm_source=fasciahp">Il Sole24ore</a></figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre nel mondo, Italia compresa, si parla di &#8220;seconda ondata&#8221; della pandemia di covid-19, la Sardegna conosce la sua prima espansione del contagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era tutto abbastanza prevedibile (e previsto): un&#8217;isola sostanzialmente covid free fino a maggio, una volta spalancate le porte al flusso turistico, si ritrova a fare i conti con la diffusione del virus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo non mi sento di avere certezze granitiche. Troppo scadente e incerto il monitoraggio del contagio nei mesi della chiusura e in quelli immediatamente successivi, troppo pressapochismo nelle misure di indagine e di contenimento, perché possiamo proclamare conclusioni sicure anche solo in termini quantitativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;unico indizio possono essere i dati sui ricoveri e un eventuale surplus di decessi (posto che vi sia stato e in termini significativi: qualcuno lo sa?). Ma anche qui è tutto da verificare, da contestualizzare e da studiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là di questo, però, ciò che allarma ancora oggi non è più il virus in sé (o il virus *in me*, per parafrasare un noto gioco di parole), quanto piuttosto la gestione complessiva dell&#8217;emergenza da parte dei responsabili istituzionali e politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio del maggio scorso scrivevo, sempre <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/05/03/quel-che-e-stato-fatto-quel-che-resta-da-fare-inettitudine-e-interessi-opachi-nella-gestione-sarda-dellemergenza-covid-19/">qui su SardegnaMondo</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Non c’è traccia di un’elaborazione in proprio e di una prospettiva che si discostino dalla piatta esecuzione, in termini persino più prudenti, delle disposizioni governative centrali.<br><br>Se si spoglia tutta l’azione della giunta regionale dalla retorica e dalle incrostazioni propagandistiche, rimane la cruda verità di una colpevole inerzia politica ormai conclamata.<br><br>Cosa voglio dire? Voglio dire che non ci sono più possibili scusanti per la scadente e per certi versi drammatica gestione (o mancata gestione) di questa emergenza da parte della classe politica sarda.<br><br>La situazione in Sardegna è per alcuni aspetti molto positiva, per altri estremamente opaca. I dati disponibili possiedono una dose di attendibilità piuttosto bassa, data l’esiguità dei tamponi effettuati nell’isola. E tuttavia i risultati che emergono dai tamponi fatti sono in qualche modo confortanti.Anche i dati dei ricoveri nelle terapie intensive sono abbastanza rassicuranti. Inutile nasconderci che un’espansione di tipo “lombardo” dell’epidemia metterebbe le strutture sanitarie sarde in gravi difficoltà. Tanto più in quanto non è stato fatto NULLA per predisporre una risposta adeguata tanto al picco del contagio quanto alla gestione della “convivenza” col virus.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi assistiamo basiti alla polemica innescata dalla giunta regionale, e in particolare dall&#8217;immarcescibile <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/gelo-tra-i-sindaci-e-lassessore-nieddu-lemergenza-sanitaria-diventa-scontro/">assessore leghista Nieddu</a> (quello secondo cui qualche contagio in più tra il personale ospedaliero <a href="https://www.unionesarda.it/video/video/cronaca-sardegna/2020/03/19/l-inchiesta-sui-contagi-tra-i-medici-sardi-nieddu-chi-ha-sbagliat-52-999282.html">&#8220;ci può stare&#8221;</a>), contro i sindaci e le sindache. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le amministrazioni locali hanno lamentato di essere state lasciate sole nell&#8217;affrontare l&#8217;emergenza &#8211; che, adesso sì, diventa diffusa e concreta &#8211; e di dover far fronte alla situazione con pochi mezzi, scarse informazioni, pochissimi servizi disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante questi limiti oggettivi, sono appunto le amministrazioni locali, ora come ora, a tenere in piedi la baracca, specie nei comuni dove esiste una giunta non meramente di facciata e il sindaco o la sindaca non sono semplici delegati locali di fazioni o partiti a cui rispondere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla Regione non è arrivata alcuna indicazione utile, alcuna forma di pianificazione e di organizzazione, ma solo rimproveri e paradossali accuse di eccesso di zelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;opposizione non ha dato migliore spettacolo della maggioranza, occorre dirlo. Addirittura l&#8217;ex presidente del Consiglio regionale ed ex sindaco di Sassari Ganau, del PD, ha avuto la faccia tosta di <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/09/29/covid-pd-solo-20-ventilatori-su-90-utilizzati-in-sardegna_df5c152e-7fc4-4908-bdba-7db4af7302e5.html">stigmatizzare la riduzione dei posti letto</a> nei presidi sanitari, totalmente dimentico della riforma del servizio sanitario sardo realizzata dalla sua maggioranza, ad opera del mirabile trio Arru-Paci-Pigliaru.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa riforma che prevedeva tagli ai presidi e al personale, razionalizzazione (si chiama sempre così) dei servizi, favore smaccato verso l&#8217;investimento privato nel Mater Olbia (molto amato anche dall&#8217;attuale maggioranza, va ricordato) e il tutto condito con la famosa creazione di un&#8217;Autorità unica nell&#8217;ambito sanitario isolano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, su quest&#8217;ultimo fronte anche l&#8217;attuale giunta e la sua maggioranza sono state molto attive, negli scorsi mesi. Troppo urgente <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/12/23/sanita-giunta-vara-la-riforma-le-asl-saranno-otto_89f10ac3-471e-42aa-946e-28656ed15425.html">riformulare l&#8217;organizzazione ospedaliera</a> per restituire poltrone, prebende e spazi di manovra clientelare a tutti i famelici maneggioni che ne sono l&#8217;anima e le guide. La riforma del servizio sanitario è stata fatta a tamburo battente, quasi con maggiore solerzia di quella impiegata a tentare di scardinare le tutele paesaggistiche e ambientali vigenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun segno invece di attenzione al funzionamento concreto della macchina sanitaria, all&#8217;irrobustimento degli organici e delle strutture, al ripristino o alla creazione di una medicina territoriale diffusa ed efficiente. Tutte cose che sarebbero indispensabili (anche) per affrontare l&#8217;emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E aggiungiamoci pure la colpevolissima inerzia in materia scolastica e nei trasporti, altri ambiti strategici a cui andavano assicurate massima attenzione, pianificazione intelligente e risorse adeguate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impressione che la giunta Solinas non avesse alcun piano, per la gestione della pandemia in Sardegna, si è rivelata corretta e forse persino ottimistica. Non è davvero facile capire cosa muova questi personaggi nella loro azione politica. Certamente l&#8217;egoismo patologico, il cinismo più amorale, la totale assenza di empatia. Ma non so se basti questa sommaria diagnosi di stampo psicologico e soggettivo per dar conto di tanta inadeguatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve a nulla nemmeno accusare genericamente i sardi di non saper scegliere chi li governa. È una argomentazione fallace e facilona, buona solo a deresponsabilizzare chi la propone e a lavarne un po&#8217; la coscienza. Mai che si metta in discussione la logica del &#8220;voto utile&#8221;, del &#8220;battere le destre&#8221;, delle leggi elettorali oligarchiche, del ricatto occupazionale, della subalternità culturale e morale. È il solito trucco di attribuire la colpa agli &#8220;altri&#8221;. Ma, se guardiamo all&#8217;offerta politica nel suo complesso, non è che le alternative all&#8217;attuale maggioranza regionale fossero molto migliori, né per qualità né per visione strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora forse il problema sta ancora più a monte. Il problema, come ho già provato ad argomentare altre volte, è che ci dibattiamo tra una debilitazione diffusa e duratura del tessuto sociale, etico e culturale della collettività sarda da un lato e una selezione del personale politico basata sulla mediocrità, sulla fedeltà ai capi e sull&#8217;opportunismo più egoistico dall&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inadeguatezza della politica sarda, insomma, non è una causa dei nostri problemi, ma un effetto. È l&#8217;insieme delle condizioni storiche in cui viviamo che conduce a questi esiti, sono i rapporti di forza totalmente sbilanciati in senso coloniale, che producono una classe politica disastrosa; è la mediocrità della nostra intellettualità istituzionale, a non fornire idee, visioni, una dialettica vitale sui temi più rilevanti; è la subalternità patogena alla miserevole egemonia culturale e all&#8217;infotainment della sfera mediatica italiana a privarci di elementi di giudizio, di informazioni, di una visuale non periferica né provinciale su noi stessi e sul mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo oggi ci ritroviamo, dopo mesi di conclamata emergenza, quasi completamente sguarniti davanti alle forze storiche in movimento, di cui la pandemia è solo un elemento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La pandemia passerà, con conseguenze più o meno gravi a seconda di come sapremo affrontarla e gestirla. Ma non sarà l&#8217;unico fattore con cui dovremo fare i conti. Certo è che non ci lascerà affatto migliori di come ci ha trovato. Il timore è che in realtà dia un colpo definitivo alle speranze di riscatto collettivo della Sardegna. Su questo è necessario ragionare non solo in termini di mera risposta alla contingenza emergenziale. Serve uno sguardo prospettico che dalla pessima gestione di questo frangente storico tragga lezioni più generali, di indole strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo mi sento di fare un appello alle sindache e ai sindaci che in questi giorni si trovano in prima linea (come sempre, del resto). Da loro, più che dall&#8217;opposizione (?) in Consiglio regionale, deve scaturire un nuovo approccio pragmatico alla questione sarda nel suo complesso. Che non può prescindere da una rinnovata coscienza della nostra realtà storica, materiale, concreta, e farne la base per una proposta politica di ampio respiro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma lo stesso appello va esteso all&#8217;intera cittadinanza, o almeno alla parte di essa non del tutto votata alla passività più ottusa e alle pulsioni più stupide e pericolose. In queste settimane si rinnoveranno decine e decine di amministrazioni locali. Non sarebbe male se le scelte dell&#8217;elettorato privilegiassero non i rapporti clientelari, le dinamiche familistiche, il basso calcolo personale, ma premiassero le proposte più democratiche e coraggiose, le candidature indipendenti da centri di potere esterni e dalle varie &#8220;cupole&#8221; locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche così si può sperare di affrontare meglio la crisi della covid-19 e magari prendere lo slancio per mutare finalmente l&#8217;attuale, mortifera inerzia storica.  </p>
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		<title>Pedine sacrificabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 13:17:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola &#8211; quella pubblica e democratica &#8211; è una variabile dipendente, nelle scelte politiche strategiche. Non ha un ruolo decisivo ed anzi è un&#8217;entità potenzialmente pericolosa. Come tale va resa organica all&#8217;ordine costituito dei rapporti di forza e delle relazioni sociali, quindi debilitata nelle sue funzioni educative ed emancipative. A questo compito si sono...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Pedine sacrificabili' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/09/07/pedine-sacrificabili/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scuola &#8211; quella pubblica e democratica &#8211; è una variabile dipendente, nelle scelte politiche strategiche.</strong> Non ha un ruolo decisivo ed anzi è un&#8217;entità potenzialmente pericolosa. Come tale va resa organica all&#8217;ordine costituito dei rapporti di forza e delle relazioni sociali, quindi debilitata nelle sue funzioni educative ed emancipative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo compito si sono dedicati sistematicamente tutti i governi italiani negli ultimi cinque lustri (approssimando per difetto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conquiste democratiche nell&#8217;ambito dell&#8217;istruzione e dell&#8217;educazione, pure non del tutto compiute, sono state sgretolate ed erose con una certa sagacia, in nome e per conto di una visione politico-sociale in cui al centro c&#8217;è la legittimità delle gerarchie di classe e la loro perpetuazione, la protezione dei grandi interessi economici, lo svuotamento dall&#8217;interno degli stessi meccanismi democratici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo punto inviterei a fare molta attenzione. Quando si parla di <strong>democrazia</strong> non si tratta solo e semplicemente del diritto di voto e delle elezioni, pure ridotte a mera rappresentazione scenica, con lo stesso diritto di voto sostanzialmente reso una finzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In proposito non posso che restare costernato dalla sostanza e dal tenore retorico del dibattito in corso sul prossimo referendum costituzionale. E, se guardo alla cosa dalla Sardegna, lo sconcerto aumenta a dismisura. Ma è un&#8217;altra faccenda, magari ci tornerò su. Chiuso l&#8217;inciso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, <strong>la democrazia non è (solo) questione di voto o non voto e di assetti istituzionali</strong>.  Il fulcro della democrazia non è semplicemente la possibilità di eleggere qualcuno a qualche ruolo ogni tot anni, bensì consiste in un insieme di diritti, libertà fondamentali, bilanciamenti di poteri, processi di emancipazione senza i quali il voto in sé ha poco o nessun significato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro un assetto politico-sociale democratico &#8211; che è una &#8220;realtà immaginata&#8221; come altre, dopo tutto &#8211; <strong>il peso delle istituzioni educative e formative è determinante</strong>. Se sono efficienti e realmente votate all&#8217;emancipazione dei cittadini, costituiscono uno dei principali pilastri della democrazia stessa. Se la democrazia fosse una realtà immaginata davvero vigente ed effettiva, chiaramente. Cosa che difficilmente si può dire per la stragrande maggioranza degli ordinamenti politici del pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono diverse approssimazioni di democrazia, quasi-democrazie, simil-democrazie, pseudo-democrazie. Ma una democrazia vera, come quella più sopra descritta, ecco una cosa così forse non esiste (più? ancora?) da nessuna parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché esista, la scuola (in senso ampio) è un elemento decisivo. O lo sarebbe. È evidente che nessun governo umano &#8211; o meglio, le classi dirigenti o dominanti che ne esprimono gli interpreti &#8211; ha davvero interesse ad un obiettivo del genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondamentalmente <strong>l&#8217;organizzazione dell&#8217;istruzione, anche nelle democrazie considerate più mature, serve a legittimare e garantire le divisioni sociali</strong>, con possibili eccezioni da inserire in un percorso di cooptazione. In alcuni casi questo meccanismo di selezione classista è palese, in altri è più implicito o dissimulato. Probabilmente ci sono stati (e penso alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Istruzione_in_Finlandia">Finlandia</a>, per fare un esempio di moda) in cui la tendenza classista e anti-democratica è molto blanda o addirittura chiaramente contrastata da scelte politiche divergenti. Ma temo si tratti di puri accidenti straordinari in una tendenza generalizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chi giova un&#8217;umanità pienamente consapevole di sé, del proprio posto nella biosfera e nelle vicende storiche, dotata di cognizioni e di abilità sottratte al controllo di una robusta gerarchia sociale, portatrice di un&#8217;intelligenza eterogenea ed elastica, difficile da comprimere, da incanalare, da sedare? Quale gruppo dominante, promuovendo una cosa del genere, porrebbe scientemente le basi per la propria sconfitta o il proprio ridimensionamento?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto più vero è questo problema nelle compagini umane in cui non si è storicamente realizzato alcun reale processo democratico, e in quelle in cui si è realizzato superficialmente e parzialmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Italia in questo quadro è da collocare abbastanza in fondo alla classifica</strong>, per così dire (ma anche non in senso figurato, date le valutazioni in merito degli organismi internazionali preposti a queste valutazioni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;emergenza sanitaria di questi mesi ha mostrato chiaramente come <strong>la scuola in Italia per la politica sia, se va bene, un fastidio da gestire</strong> o sennò, quasi sempre, una pericolosa variabile da addomesticare, una minaccia da disinnescare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scuola è stata la prima vittima dell&#8217;epidemia di covid-19</strong>, con chiusure che hanno anticipato lo stesso lockdown generalizzato, ed ora è l&#8217;ultima a riaprire. Sempre che riapra e sempre che rimanga aperta. I segnali su questo punto mi sembrano tutt&#8217;altro che confortanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul tema, in generale, non ho nulla da aggiungere né da obiettare alla disamina esauriente ed esaustiva uscita su Giap pochi giorni fa. Ad <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/09/a-scuola-di-rabbia/">essa</a> rimando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei invece spendere qualche considerazione sulla <strong>scuola in Sardegna</strong>. Non è un tema nuovo, qui su SardegnaMondo (vedi <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/02/06/scuola-democrazia-e-autodeterminazione-in-sardegna/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/01/20/la-scuola-sotto-attacco-come-sempre/">qui</a> per analisi pre-pandemia, e <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/06/05/scuola-e-cultura-da-vittime-della-gestione-dellemergenza-a-possibili-terreni-di-lotta-politica/">qui</a> per riflessioni più recenti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che abbia qualcosa da aggiungere, tanto meno da rettificare. Vorrei invece sottolineare ancora una volta l&#8217;inadeguatezza della politica sarda su questo terreno (come su tutti gli altri, purtroppo). Mesi persi a fare dichiarazioni pubbliche roboanti, mentre non si faceva nulla di concreto per rispondere a una situazione oggettiva preoccupante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se fino a giugno ci si poteva crogiolare nell&#8217;illusione di una Sardegna covid-free (figlia anche della mancanza di test a tappeto o almeno a campione, va detto), da luglio in poi, vista <strong>la riapertura indiscriminata e incontrollata agli arrivi da tutti gli angoli d&#8217;Europa</strong>, e in primis dai territori focolaio (come la Lombardia), sarebbe dovuta scattare una tempestiva pianificazione di interventi sia infrastrutturali sia organizzativi per premunirsi contro il possibile riaccendersi del contagio. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Regione Autonoma Sardegna detiene una potestà in materia scolastica</strong> che ha sempre usato poco o nulla, se non per finanziare sistematicamente la scuola privata o per mettere in campo progetti estemporanei senza alcuna incidenza sulla realtà strutturale del comparto scolastico ed educativo. Anzi, quando da Roma sono arrivate misure volte al <strong>ridimensionamento scolastico</strong>, alla chiusura di plessi, alla debilitazione dell&#8217;intero sistema dell&#8217;istruzione, dalla RAS non si è fatto nulla per contrastarle. E non tocchiamo nemmeno il tasto della <strong>questione linguistica</strong>. La giunta &#8220;dei professori&#8221;, quella che andava sostenuta per &#8220;battere le destre&#8221;, ha anzi messo in campo un&#8217;ostinata opera di devastazione della scuola pubblica sarda, in nome di feticci ideologici reazionari degni del peggior thatcherismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un territorio dalle caratteristiche geografiche, demografiche, sociali e culturali peculiari come quello sardo, tale opera ha finito per<strong> indebolire ulteriormente non solo la scuola, ma anche le stesse comunità locali</strong>, in un circolo vizioso che l&#8217;attuale maggioranza sardo-leghista-clientelare (ma anche l&#8217;opposizione, per forza di cose) si è guardata bene dal mettere in discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Onestamente, mi sfugge persino il nome dell&#8217;attuale assessore alla cultura, istruzione, ecc. Dovrei andare a cercarlo. La scena in questi mesi è stata occupata dal presidente Solinas, dall&#8217;immarcescibile assessore alla sanità Nieddu e da quello al turismo Chessa. Personaggi degni di una piece teatrale, tipo commedia dell&#8217;arte, o anche teatro dell&#8217;assurdo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece sono persone vere a cui sono demandate decisioni di indole strategica che hanno un peso notevole sulla vita dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa è stato fatto in questi mesi per la scuola in Sardegna?</strong> Non è una domanda retorica, vorrei saperlo davvero. E non parlo degli interventi minimi fatti dai diversi istituti per attrezzare i plessi con cartelli, nastri segnalatori, adesivi, ecc. Parlo di interventi macroscopici e generali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quello che mi consta, si è proceduto con la solita chiusura di plessi e con <a href="https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2020/07/26/news/lu-bagnu-niente-prima-allo-scientifico-1.39128496">l&#8217;accorpamento di corsi e di classi</a>, come se l&#8217;esigenza primaria e basilare, di fronte all&#8217;epidemia, non fosse di distanziare, diradare i gruppi, rendere vivibile l&#8217;esperienza scolastica al riparo dal rischio del contagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono molti anni che <strong>sulla scuola si gioca al risparmio</strong>. E invece si poteva cogliere l&#8217;occasione, sia pure drammatica, dell&#8217;epidemia, per ripensare a tutto l&#8217;impianto di interventi in materia. Magari fin da marzo, programmando gli interventi necessari, con tutti i passaggi burocratici, regolamentari e, in caso di necessità, persino legislativi, occorrenti. E riguardo il personale docente e non docente la stessa cosa: valutazione della situazione, analisi dei bisogni, pianificazione, realizzazione. Se del caso, a integrazione o persino a dispetto delle disposizioni ministeriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei mesi non sono un lasso di tempo lunghissimo, ma &#8211; specie in un momento di emergenza &#8211; possono bastare a <strong>ridisegnare proficuamente un ambito così decisivo</strong> come quello scolastico. Che ha risvolti ulteriori rispetto allo stesso diritto all&#8217;istruzione dei giovani, risvolti di indole sociale ed economica, essendo come minimo coinvolte le famiglie. Ma pensiamo solo alla questione dei trasporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, c&#8217;era di che occuparsi con solerzia e competenza. È stato fatto? Mi pare di no, se siamo ancora qui, a settembre, ad attendere trepidanti gli eventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun ripensamento sul dimensionamento scolastico (come viene definito in ministerese), sul numero di alunni per classe e sugli aspetti organizzativi strutturali; nessuna decisione sull&#8217;<a href="https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2020/09/08/prime-campanelle-nell-isolae-le-assunzioni-sono-un-flop-136-1057133.html">incremento del personale docente e non docente</a>, sulla qualità &#8211; oltre che sulla quantità &#8211; degli spazi (che non sono solo le quattro mura delle aule, ricordiamoci); nessuna idea sulle diverse modalità alternative di didattica che non sia la <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/09/a-scuola-di-rabbia/#comment-40164">maledettissima DAD</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale poco la giustificazione dell&#8217;inadeguatezza che, in materia, ha dimostrato il governo centrale. Anzi, proprio in considerazione della sua inerzia, ci si sarebbe dovuti attivare con maggiore sollecitudine. Nemmeno il conflitto politico con la compagine del governo statale ha prodotto uno scatto in avanti della giunta sardo-leghista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La politica sarda dà l&#8217;idea di volersela sfangare accollando le responsabilità ad altri</strong>, sia verso l&#8217;alto, a livello di governo centrale, sia verso il basso, sui dirigenti e in ultima analisi sul corpo docente e non docente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sospetto è che, a vario livello, si stia dando per scontata <strong>una nuova chiusura delle scuole</strong>, magari a tempo indeterminato. Magari prodromo a ulteriori restrizioni (beninteso, mai a danno degli ambiti produttivi e padronali del Nord Italia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella sulla scuola è una <strong>battaglia politica decisiva</strong>, soprattutto in un posto come la Sardegna. Una battaglia che va combattuta da tutti, non solo in nome e per conto dei giovani, ma più in generale perché è un ambito troppo delicato e strategico per essere ridotto a mere questioni sindacali o ragionieristiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;auspicio che la cruda realtà dell&#8217;epidemia diventasse un&#8217;occasione per recuperare un po&#8217; di sana ragionevolezza mi sa che ormai è andato a farsi friggere. Tuttavia mi sembra doveroso continuare a sollevare la questione. E mi sento di rivolgermi soprattutto alle forze sociali e politiche più autonome, ai movimenti e ai comitati che sono svincolati dai centri di potere colonial-clientelare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare passivamente l&#8217;inerzia politica sulla questione scuola o addirittura l&#8217;attiva partecipazione alla sua risoluzione in termini anti-democratici sarebbe un errore strategico inescusabile. Confido che l&#8217;attenzione e magari anche le proposte sul tema si irrobustiscano, fino a diventare un fronte compatto e intransigente di lotta politica ad ampio spettro.</p>
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