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	<title>calcio Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Sun, 25 Dec 2022 18:08:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Un ritorno atteso, il senso del Cagliari calcio per la sua tifoseria e considerazioni di contorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 18:04:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cagliari calcio di Tommaso Giulini, imprenditore lombardo, è costretto a cambiare allenatore in corsa, nel campionato di serie B, e si affida a una figura amata e desiderata dalla piazza. Un regalo di Natale che sembra riaccendere l&#8217;entusiasmo. Ma forse c&#8217;è anche dell&#8217;altro. Perché parlare di calcio sotto le feste, con tutto quello che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Un ritorno atteso, il senso del Cagliari calcio per la sua tifoseria e considerazioni di contorno' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/12/25/un-ritorno-atteso-il-senso-del-cagliari-calcio-per-la-sua-tifoseria-e-considerazioni-di-contorno/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-700x467.jpg" alt="" class="wp-image-5253" width="607" height="405" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-700x467.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-640x427.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image.jpg 723w" sizes="(max-width: 607px) 100vw, 607px" /></figure>
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<h4 class="wp-block-heading"><em>Il Cagliari calcio di Tommaso Giulini, imprenditore lombardo, è costretto a cambiare allenatore in corsa, nel campionato di serie B, e si affida a una figura amata e desiderata dalla piazza. Un regalo di Natale che sembra riaccendere l&#8217;entusiasmo. Ma forse c&#8217;è anche dell&#8217;altro.</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Perché parlare di calcio sotto le feste, con tutto quello che di drammatico succede nel mondo? E poi, dopo l&#8217;abbuffata del campionato mondiale in Qatar, anche basta. Lo penserà qualcuno e lo penserei io stesso, probabilmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La faccenda del ritorno di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Ranieri" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Claudio Ranieri</a> al Cagliari, però, non smette di stuzzicare il mio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Uomo_Ragno" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >senso di ragno</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Claudio Ranieri è un grande allenatore e un signore, su questo critica e pubblico concordano. In Sardegna, tra chi segue il Cagliari, è molto amato, in virtù del suo fantastico triennio, tra 1988 e 1991, in cui riportò la squadra dai bassifondi della serie C a una salvezza clamorosa in serie A.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua carriera ha avuto momenti di grande lustro e altri di risultati meno brillanti, ma ha lasciato il segno in diverse piazze ed è entrato di diritto nella storia del calcio contemporaneo con <a href="https://www.blitzquotidiano.it/sport/leicester-campione-dinghilterra-claudio-ranieri-e-leggenda-2453244/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >l&#8217;impresa a Leicester</a>, in Premier League.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora il ritorno a Cagliari, a fine carriera, in serie B e in una situazione tutt&#8217;altro che facile, sa molto di richiamo del cuore, di scelta sentimentale, ampiamente ricambiata da una piazza intristita e scoraggiata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui suona già un primo campanello d&#8217;allarme. La scelta del presidente Giulini, nient&#8217;affatto amato dalla tifoseria, appare come un&#8217;astuta mossa padronale (cit.), un colpo di marketing, più che una scelta strategica. E lo sembra perché nel complesso l&#8217;approccio della presidenza Giulini in questi anni ha sempre dato l&#8217;impressione di essere questo. Nessuna chiarezza sul progetto a lungo termine, scelte cervellotiche e perlopiù sbagliate, qualche nome altisonante rivelatosi poco utile alla causa ma buono per tacitare il dissenso, nessun vero trasporto affettivo ed emotivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo, il grande affare del nuovo stadio. Una telenovela a sé stante, che in questi stessi giorni si sta rivelando <a href="https://www.centotrentuno.com/news/stadio-cagliari-fasolino-se-il-progetto-e-cambiato-bisogna-fare-altre-valutazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >meno lineare e trasparente di quanto dovrebbe essere</a>. Quella dello stadio ha l&#8217;aria di essere una partita decisiva, più di quelle che si giocano sul rettangolo verde, per la presidenza Giulini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In troppi aspetti questa dirigenza, così attenta alle apparenze e alla comunicazione, ha fatto errori difficili da capire proprio sul piano delle apparenze e della comunicazione. È come se Giulini e i suoi non conoscessero il contesto in cui si muovono e non sapessero bene cos&#8217;hanno davvero in mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, l&#8217;arrivo a capo della società di un imprenditore lombardo, legato ai Moratti, tifoso dell&#8217;Inter (nel cui consiglio di amministrazione sedeva fino a poco tempo prima di acquistare il Cagliari), senza altri legami con la Sardegna se non l&#8217;azienda di famiglia (la <a href="https://www.sardiniapost.it/cronaca/fluorsid-scoppia-il-caso-dei-controlli-la-procura-pochi-e-parziali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Fluorsid</a>) aveva suscitato fin da subito riserve e perplessità nella tifoseria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;uso dello sport, e del calcio in particolare, come diversivo e strumento di <em>captatio benevolentiae</em> in mano alla classe padronale forestiera non è una novità, in Sardegna. L&#8217;intervento salvifico di Angelo Moratti a favore del Cagliari, all&#8217;epoca di Gigi Riva, è storia nota. Così come è storia nota che durò poco. Giusto il tempo di rendersi conto che quel Cagliari non era una semplice succursale dell&#8217;Inter (di cui Moratti era padrone e presidente) ma una temibile concorrente. Fallito il tentativo di portarsi via Gigi Riva, Moratti aveva mollato il giocattolo al suo destino. Non gli era nemmeno tanto riuscita la manovra di ammansire l&#8217;opinione pubblica e azzerare critiche e voci contrarie, dato che proprio quegli anni furono anni di grandi mobilitazioni sociali e politiche e di conquista di consapevolezza diffusa nell&#8217;isola (per un minimo di approfondimento, rimando <a href="https://www.menelique.com/gigi-riva-e-loperazione-circenses/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >a quanto ne avevo scritto per menelique</a> un paio d&#8217;anni fa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calcolo di normalizzare la situazione tramite i successi calcistici, con tutta probabilità, non fu soltanto una trovata padronale di un capitano d&#8217;industria. È lecito supporre che la cosa andasse bene anche all&#8217;apparato di sicurezza dello Stato, piuttosto allarmato dalla piega che sembravano poter prendere gli eventi in Sardegna (pensiamo all&#8217;interesse di Giangiacomo Feltrinelli per l&#8217;isola, ai fatti di Pratobello nel 1969, al &#8220;complotto separatista&#8221;, al periodo dell&#8217;eversione armata lungo gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, e via dicendo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia come sia, questa faccenda che basti prendersi il Cagliari e farne uno strumento di manipolazione dell&#8217;opionione pubblica per avere il controllo della situazione in Sardegna, o anche solo per garantirsi diffuse simpatie e una buona dose di indulgenza generalizzata, non era stato un buon affare allora e non lo è nemmeno oggi. E Giulini lo sta scoprendo a sue spese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nemmeno questa mossa del richiamo di Claudio Ranieri, che sa così smaccatamente di <em>fan service</em>, basterà a fargli recuperare credito. Anche qualora il tutto non si rivelasse, come qualcuno teme, un completo disastro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema del Cagliari, così come, ormai, in larga misura anche della Dinamo basket Sassari, è che non si tratta solo e semplicemente di sport (in proposito ho scritto qualcosa <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2022/cagliari-calcio-dinamo-sassari-e-molto-altro-lo-sport-in-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>qui</strong></a>). Chi però vede in questo fatto solo alcuni dei suoi aspetti &#8211; come appunto quello del facile mezzo di consenso &#8211; non capisce che i risvolti sono anche e soprattutto altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motto del Cagliari calcio è: una terra, un popolo, una squadra. Bello, non c&#8217;è che dire. Evocativo, forse. Un po&#8217; enfatico: non è vero che tutte le persone che seguono il calcio, in Sardegna o nell&#8217;emigrazione sarda, fanno il tifo per il Cagliari. Però ci sta. Naturamente, è scritto sempre e solo in italiano, come la maggior parte della comunicazione del Cagliari. A parte il solito slogan &#8220;fortza Casteddu&#8221;, usato spesso ma quasi sempre scritto in modo scorretto (&#8220;<em>forza</em> Casteddu&#8221;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Dinamo, su questo piano, è decisamente più avanti e più intelligente, nalla propria comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa significhi il Cagliari per la Sardegna non è certo riducibile a qualche elemento di comunicazione identitaria. Il calcio è uno strumento politico potente, ma è anche un fatto di appartenenza, di auto-riconoscimento, di passione e di sentimento. Trasmette molto, oltre a garantire momenti di svago (sempre meno economici e alla portata di tutt*, va detto). Cosa trasmette oggi il Cagliari calcio ai suoi tifosi? Direi: depressione, senso di fallimento collettivo, pessimismo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calcio oggi è anche un ambito affaristico, e non di poco conto, per quanto possa suonare strampalata l&#8217;idea di trarre profitti da un&#8217;attività economica che non produce nulla, se non svago, appunto. Ci sono il mechandising e gli altri benefici economici più o meno diretti, generati dalle società calcistiche professioniste. Aspetti che vanno saputi coltivare, alla luce del proprio bacino d&#8217;utenza e delle potenzialità che esso offre. In più, specie per piazze come Cagliari, c&#8217;è un aspetto di promozione territoriale che esiste persino a prescindere dalle intenzioni degli attori coinvolti. È un aspetto inevitabile. Il calcio è uno sporto estremamente popolare, le partite dei campionati italiani, anche di serie B, vengono viste pressoché in tutto il mondo. Le vittorie e le sconfitte e il modo in cui si conseguono non è solo un fatto sportivo. Il Cagliari, volente o nolente e anche a dispetto della fetta di cittadinanza che odia o ignora il calcio, rappresenta la Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, il fallimento del Cagliari o in generale le sorti dello sport di grande livello, nell&#8217;isola, hanno un significato che travalica di molto gli stessi interessi di chi vi investe direttamente. Ed è per questo che le istituzioni pubbliche vi impiegano qualche voce dei propri bilanci. Non c&#8217;è nulla di sbagliato, a patto che vi sia un ritorno di qualche tipo. Qual è il ritorno che offre il Cagliari calcio di Giulini alla collettività cui fa riferimento e alle istituzioni che vi investono denaro pubblico?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la propria natura e per il tipo di tifo che la sostiene, una squadra come il Cagliari si presta poco ad essere usata per gli scopi esclusivi e insindacabili di una proprietà privata. È un modello che non funziona. Non funziona, perché non può competere con le grandi realtà calcistiche italiane e internazionali, data la sproporzione di mezzi, e non funziona perché il Cagliari non sarà mai solo il giocattolo, o la fonte di profitto, di chi ne detiene la proprietà legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cagliari potrebbe certo diventare oggetto di investimenti consistenti da parte di qualche grande opratore nel settore, tipo il Qatar. Del resto, il Qatar è già padrone di un bel pezzo di Sardegna. E allora magari si potrebbero ottenere, per qualche tempo, risultati sportivi di rilievo. Ma sarebbe come far dipendere qualcosa di importante per noi dalla volontà di un soggetto del tutto estraneo e completamente disinteressato alla nostra sorte, se non per i vantaggi che ne può trarre. (Un po&#8217; come aspettarsi che lo Stato italiano faccia gli interessi della Sardegna, magari in virtù dell&#8217;inserimento in costituzione del principio di insularità, diciamo.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, forse a chi gestisce gli affari qatarioti non interessa investire ancora nel calcio, dato che ha già impighi consistenti di denaro in questo ambito (vedi la squadra del Paris Saint Germain, quella di Messi e Mbappe). Inoltre, ai loro occhi il consenso necessario ad avere mano libera per i propri interessi nell&#8217;isola è più facilmente conquistabile in altri modi. Che ne so &#8211; faccio per dire &#8211; per esempio garantendosi l&#8217;appoggio dell&#8217;intera leadership politica sarda (sicuramente spontaneo e discendente da pura convinzione ideale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, non c&#8217;è verso che il Cagliari conquisti la posizione sportiva che la sua tifoseria auspica e si aspetta, se non muta radicalmente il suo modello societario. La Sardegna non dispone di un&#8217;economia così forte da produrre redditi e profitti a sufficienza per alimentare un circuito poco produttivo come lo sport professionistico ai massimi livelli. Non oggi, almeno. E non si può certo sperare che intervengano grandi investitori forestieri, che o non hanno interesse a farlo o non garantiscono alcuna vera corrispondenza alla passione e al senso di appartenenza della tifoseria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so come, non so quando, ma il Cagliari, per tornare ad essere la squadra &#8220;di una terra e di un popolo&#8221;, dovrebbe davvero&#8230; provare ad esserlo. Magari mutuando una soluzione collaudata da altre realtà. Per esempio, una realtà come l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Athletic_Club" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Athletic club di Bilbao</a>, Paese Basco. O le squadre tedesche, di proprietà delle proprie tifoserie. Un azionariato diffuso, con giusto qualche sponsor a supporto e il mantenimento del sostegno istituzionale: potrebbe essere la ricetta per svoltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cagliari, dopo tutto, ha un bacino di sostegno di circa un milione di persone. Non è poco. È paragonabile a quello di una grande squadra metropolitana euopea. Niente a che vedere con il livello delle realtà provinciali, a cui di solito invece la si ascrive. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Succederà mai? Difficile dirlo. Lo scetticismo è legittimo. Però se ne può discutere. Sempre meglio che limitarsi a mugugnare e mandare giù continuamente bocconi amari, senza poterci fare nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo discorso non vuole suonare banalmente pessimista, tanto meno menagramo. Anzi, spero davvero di essere eccessivamente sospettoso verso la presidenza Giulini e di essere smentito da risultati clamorosi sul campo e da una politica societaria finalmente cosciente del contesto in cui agisce e rispettosa della terra che la ospita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono considerazioni che però vanno fatte, prendendo seriamente quello che non è solo un gioco, come recita giustamente &#8211; e in sardo &#8211; il motto della Dinamo basket Sassari. Certo, non confido che tocchino minimamente la dirigenza attuale del Cagliari, ma forse serviranno come contributo alla discussione, al di là della gioia legittima per il ritorno di Claudio Ranieri e delle aspettative che esso genera.</p>
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		<title>Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2018 13:53:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte e spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pezzo dedicato al film Fuga per la vittoria (Victory, o Escape to Victory, John Huston, USA, 1981). Dato che l&#8217;attualità politica preme e deborda, mi sembra opportuno evadere dalle strette maglie della cronaca ossessiva compulsiva e dedicarmi, una volta tanto, al cinema. Esistono opere d’arte perfette, libri perfetti, film perfetti. Non perché siano i più...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/06/fuga-per-la-vittoria-calcio-politica-e-nazisti-che-le-prendono-il-film-perfetto/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://i.ytimg.com/vi/wuMNT4mg58o/hqdefault.jpg" width="480" height="360" /></p>
<p><em>Pezzo dedicato al film </em>Fuga per la vittoria<em> (</em>Victory<em>, o </em>Escape to Victory<em>, John Huston, USA, 1981).</em></p>
<hr />
<p>Dato che l&#8217;attualità politica preme e deborda, mi sembra opportuno evadere dalle strette maglie della cronaca ossessiva compulsiva e dedicarmi, una volta tanto, al cinema.<span id="more-2894"></span></p>
<p>Esistono opere d’arte perfette, libri perfetti, film perfetti.</p>
<p>Non perché siano i più belli, ma perché sono tecnicamente e narrativamente compiuti. Non potresti cambiare qualcosa senza rompere l’equilibrio raggiunto.</p>
<p>Non è detto che si tratti nemmeno dei capolavori più celebrati. La perfezione può trovarsi anche in opere considerate minori.</p>
<p>Per quanto mi riguarda un esempio di film perfetto è proprio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fuga_per_la_vittoria" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Fuga per la vittoria</em></a>.</p>
<p>Come si sa, è un film che tratta sostanzialmente dell&#8217;evasione di un gruppo di prigionieri di guerra alleati dalla prigionia nazista, tramite l’espediente di una partita di calcio.</p>
<p>E in effetti <em>Fuga per la vittoria</em> è considerato per lo più un film sul calcio, o annoverato nel genere dei film sportivi.</p>
<p>Non sono del tutto d’accordo su questa classificazione. Non perché il calcio non vi sia. C’è, eccome, enfatizzato ed esposto con tutti i crismi, con tutta l’epicità e con tutti i significati che questo gioco, nelle sue migliori espressioni, si porta appresso.</p>
<p>Ma il calcio è quasi un pretesto.</p>
<p>Tutta la vicenda del film ruota in realtà intorno ai temi della solidarietà, del sacrificio personale per un interesse più alto, della tenacia e della forza che servono per sfidare e magari sconfiggere l’oscurità della follia umana, la sopraffazione, la privazione della libertà.</p>
<p>Una sceneggiatura ben congegnata, un cast eccezionale – mix tra attori di gran vaglia ed ex calciatori professionisti, tutti “in parte” -, una regia attenta, calibrata, versatile, al servizio della storia: questi sono gli ingredienti della pellicola.</p>
<p>Ad essi si aggiunge una colonna sonora bellissima, che riprende alcuni temi tratti dalle sinfonie n. 5 e n. 7 di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dmitrij_%C5%A0ostakovi%C4%8D" target="_blank"  rel="nofollow" >Šostakovič</a>.</p>
<p>Quando uscì, il film entusiasmò il pubblico, specie giovanile, con scene di tifo da stadio dentro le sale cinematografiche, come se si stesse assistendo in diretta all’evento sportivo e non alla sua riproduzione filmica.</p>
<p>Rivisto a distanza di tempo, se è più agevole riconoscere le trovate narrative e anche la linearità un po’ stereotipata dei personaggi, il film non perde di freschezza e di impatto emotivo.</p>
<p>La partita di calcio tra prigionieri multietnici e la migliore formazione del Reich nazista assume in definitiva le sembianze – dichiarate – dell’allegoria.</p>
<p>Così come il nazismo non riesce a vincere una partita, benché sia agevolato in tutti i modi leciti e soprattutto illeciti, allo stesso modo non riuscirà ad avere la meglio storicamente sui popoli liberi.</p>
<p>La forza del rispetto tra diversi e dell’inclusione (compresi i prigionieri provenienti dai campi di concentramento del fronte orientale) sconfigge qualsiasi purezza della razza.</p>
<p>Tanto più se hai tra le tue file un signore chiamato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pel%C3%A9" target="_blank"  rel="nofollow" >Pelé</a>, nero contro gli ariani, novello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jesse_Owens" target="_blank"  rel="nofollow" >Jesse Owens</a>, ma su un campo di calcio.</p>
<p>La perfezione del film sta sia nella sua confezione, particolarmente indovinata, a dispetto delle ingenuità e di qualche sporadico e marginale arbitrio storico, sia nella bellezza del suo messaggio, reso senza didascalismi astratti.</p>
<p>L’ufficiale nazista, appassionato di calcio, che alla fine riconosce la bellezza dell’esito sportivo e la bravura degli avversari, pur sapendo che probabilmente sarà ritenuto responsabile della beffa patita, è una scena tra le più significative.</p>
<p>Non meno della figura da smargiasso sopra le righe e per lo più fuori luogo attribuita allo yankee di turno, interpretato in modo convincente da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sylvester_Stallone#Anni_ottanta" target="_blank"  rel="nofollow" >Silvester Stallone</a>.</p>
<p>Il tocco finale di una <a href="https://www.youtube.com/watch?v=uHobUXsos3E" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Marsigliese</em> cantata dalla folla</a>, spontaneamente, al momento giusto, è uno dei vertici emotivi della vicenda, non meno toccante dell’altra famosa <em>Marsigliese</em> cinematografica, quella del film <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vIxwG51bLFs" target="_blank"  rel="nofollow" >Casablanca</a>.</p>
<p>Poco importa la concessione del lieto fine, comunque aperto. Tutto quello che il film aveva da dire era già stato detto e la probabile salvezza finale dei “buoni” è solo il coronamento di una vittoria non ottenuta sul campo (dato che la partita finisce in pareggio), ma certamente politica e morale.</p>
<p>Conclusione diversa rispetto alla vicenda drammatica a cui il film si ispira, ossia quella della cosiddetta <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/The_Death_Match" target="_blank"  rel="nofollow" >Partita della morte</a>, giocata nella Kijv occupata dai nazisti. Una squadra di ucraini e altri calciatori slavi sfidò e sconfisse una squadra di ufficiali tedeschi.</p>
<p>In questo caso, secondo il racconto più in voga, il premio fu la tortura e la morte nei campi di concentramento. Chissà se messa nel conto dagli ucraini vittoriosi. In ogni caso, anche loro divennero emblema di dignità e di resistenza davanti allo spietato occupante.</p>
<p>La filmografia sportiva è piuttosto ampia, sostanzialmente un genere a sé. E contempla non poche pellicole di spessore (da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colpo_vincente" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Colpo vincente</em></a>, col basket come gioco protagonista, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Momenti_di_gloria" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Momenti di Gloria</em></a>, dedicato agli sport olimpici, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ogni_maledetta_domenica" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Ogni maledetta domenica</em></a>, dedicato al football americano, e via elencando).</p>
<p>Ma <em>Fuga per la vittoria</em> mantiene nel tempo una sua particolare aura di epicità, senza scadere nella pesantezza retorica né nel manicheismo sempliciotto di tanti film commerciali hollywoodiani.</p>
<p>Di questi tempi, mi pare un film da tenere a mente e da riproporre convintamente. Come pro memoria. Come contrappeso emotivo. Come avvertimento.</p>
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		<title>Gigi Riva e l&#8217;eterogenesi dei fini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 07:12:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gigi Riva compie settant&#8217;anni. Non c&#8217;è bisogno di spiegare chi sia. Luigi Riva, noto Gigi, è un personaggio dell&#8217;immaginario, più che una persona in carne e ossa. Neanche la facilità di incontrarlo per strada, a Cagliari, nei suoi percorsi consueti, sminuisce l&#8217;aura di leggenda che lo accompagna. È un dato di fatto, ormai acquisito. Lo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Gigi Riva e l&#039;eterogenesi dei fini' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/11/07/gigi-riva-leterogenesi-dei-fini/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/5/5d/Rovesciata_Riva.jpg" alt="" width="450" height="336,6" /></p>
<p style="text-align: justify;">Gigi Riva compie settant&#8217;anni. Non c&#8217;è bisogno di spiegare chi sia. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=N0u_xusQxgk" target="_blank" rel="nofollow" >Luigi Riva, noto Gigi</a>, è un personaggio dell&#8217;immaginario, più che una persona in carne e ossa. Neanche la facilità di incontrarlo per strada, a Cagliari, nei suoi percorsi consueti, sminuisce l&#8217;aura di leggenda che lo accompagna. È un dato di fatto, ormai acquisito. Lo si può evocare e celebrare, non discutere.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni inevitabilmente si scrive tanto, in proposito. <img decoding="async" class="mceWPmore mceItemNoResize" title="Continua..." src="https://sardegnamondo.blog.tiscali.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />Non c&#8217;è testata, quotidiana o periodica, cartacea o online, che non dedichi almeno un pezzo o una rassegna antologica di immagini al più grande attaccante della storia calcistica italiana. Difficile aggiungere qualcosa al tanto già detto e scritto. Gigi Riva è una leggenda da troppi anni, per poter immaginare di essere originali a scriverne di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure mi pare sempre che il discorso sia incompleto. È come se si avvertisse un&#8217;assenza, o forse un rimosso. Non è la questione del legame di Riva con la Sardegna, a latitare. Questo aspetto anzi è fin troppo enfatizzato. Certo, i toni usati risultano sovente irritanti. Di solito vanno dal paternalistico al meravigliato. Suonano un po&#8217; tra il &#8220;siete dei poveracci fuori dal mondo, ma almeno questa consolazione l&#8217;avete avuta, tenetevela stretta perché non succederà mai più&#8221;; al &#8220;cosa diavolo ci avrà trovato questo qui, importante com&#8217;era, in quel posto: hai voglia di fare il bagno nel loro mare (bello, chi lo mette in dubbio?) e mangiare una <em>seadas</em> [sic!] ogni tanto!&#8221;. Insomma, la Sardegna c&#8217;è. La &#8220;sua&#8221; Sardegna (sempre rigorosamente tra virgolette). Ma in quel modo lì, secondo le cornici nelle quali siamo relegati dagli <em>opinion makers</em> italici e dalla classe dirigente italiana nel suo complesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, se si cercasse illuminazione proprio in Sardegna sulla natura del mito Gigi Riva, noi stessi non sapremmo bene cosa dire. Non è così facile da spiegare. È come se Gigi Riva catalizzasse su di sé tutte le contraddizioni accumulate nella nostra storia contemporanea. Desiderio di riscatto ed emancipazione insieme al desiderio di integrazione in un &#8220;altro da noi&#8221;. Rottura del mito debilitante della nostra sottomissione insieme alla gratitudine verso chi, non sardo, esalti quell&#8217;epopea. Orgoglio di poter mostrare la propria sardità a testa alta insieme al tifo per una nazionale italiana di calcio finalmente anche nostra. Un po&#8217; il trionfo del mito sardista: aspettativa di integrazione e costante resistenziale. Non so come si incastri, in questa altalena di sentimenti identitari, l&#8217;attestato &#8211; menzognero &#8211; di &#8220;prima squadra del Sud a vincere un campionato di serie A&#8221;, rispolverato anche in questi giorni. Per &#8220;Sud&#8221; si intende Italia Meridionale, non sud della Sardegna. Ma immagino che qualcuno si sia inorgoglito allora, e forse sia ancora orgoglioso, anche di questo riconoscimento usurpato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono anche aspetti meno nobili, nella faccenda, anche se non strettamente collegati a Gigi Riva. Ma, nel contesto di una retorica che vorrebbe essere solo celebrativa, ricordare l&#8217;opacità delle alleanze societarie che portarono quel Cagliari a diventare una squadra così forte può risultare stonato. E tuttavia è innegabile il legame di quelle vicende sportive con la realizzazione del Piano di Rinascita dei Moratti e dei Rovelli. Così come è fin troppo facile intravedere le connessioni con i tentativi di disarticolazione culturale e di anestetizzazione delle coscienze che, in quegli anni convulsi, furono al centro delle scelte relative all&#8217;isola, a livello politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so quanto sia riuscito l&#8217;esperimento. Nel giugno 1969, poche settimane dopo la mancata conquista per un soffio dello scudetto (vinto invece dalla Fiorentina, quell&#8217;anno), ci fu il caso di Pratobello, a Orgosolo. Quando Giuseppe Fiori, per la RAI, intervistò un pastore del Supramonte e gli chiese cosa ci guadagnasse dal fatto che il Cagliari vincesse, quello gli rispose: &#8220;E se perde cosa ci guadagno?&#8221;. Il fatto di poter essere sardi senza vergogna sconfiggeva uno stigma ben radicato nella nostra coscienza, funzionale alla nostra condizione di dipendenza (come ben sa chiunque abbia un minimo di dimestichezza con gli studi postcoloniali): questo fatto non poteva rimanere senza conseguenze. Si accettò di chiudere gli occhi sull&#8217;applicazione evidente della ricetta &#8220;<em>panem et circenses</em>&#8220;, e tuttavia il risultato fu quello di un risveglio complessivo del senso di appartenenza. E di un senso di appartenenza finalmente sovralocale, in cui avevano diritto di partecipazione piena i sardi di ogni latitudine e persino i sardi di elezione. Come era ed è lui stesso, Gigi Riva, e sono ancora diversi dei suoi compagni di squadra.</p>
<p style="text-align: justify;">Gigi Riva, col suo clamoroso rifiuto di trasferirsi alla Juventus (squadra di Torino, per altro: quale sublime nemesi!), suscitò qualcosa di ulteriore rispetto alla mera passione sportiva. Lì c&#8217;è il salto di fase, da mito sportivo a mito e basta. A quel punto il fenomeno sfuggì al controllo. Al di là delle sue stesse intenzioni, probabilmente. Da allora in poi è stato fin troppo facile evitare di correre ancora quel rischio. Il Cagliari ha subito un ridimensionamento di status, dopo l&#8217;era Gigi Riva (con retrocessione in serie B pressoché immediata, al suo ritiro dall&#8217;attività agonistica). In alcuni momenti, negli anni successivi, ha tirato su la testa dalla mediocrità (1981, con Tiddia; 1993, 1994 e 1995 con Mazzone, Giorgi e Tabarez in panchina). Ma niente di paragonabile agli anni tra il 1968 e il 1972. Sia come sia, avere ancora oggi una delle prime dieci tifoserie in Italia non è comunque un affare di poco conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto quest&#8217;aspetto però il Cagliari rimane un&#8217;incompiuta. Il Cagliari non è riuscito a diventare un simbolo che vada oltre il mero fatto sportivo. Non è l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Athletic_Club" target="_blank" rel="nofollow" >Athletic Bilbao</a> della Sardegna, per capirci. Chi ama separare lo sport dalla politica non ci troverà niente da ridire, su questa circostanza. Certo, vedere oggi la squadra in mano a una dirigenza <a href="http://www.unionesarda.it/sport/articolo/2014/11/05/giulini_un_progetto_a_tutto_campo_stadio_villaggio_bambini_e_mora-4-394185.html" target="_blank" rel="nofollow" >di nuovo vicina ai Moratti</a>, nei giorni dell&#8217;approvazione del decreto Sblocca Italia (e ammazza Sardegna), suscita sentimenti contrastanti anche nel tifoso più sfegatato (purché informato), così come la scelta di un allenatore come Zeman, che somiglia a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manlio_Scopigno" target="_blank" rel="nofollow" >Manlio Scopigno</a>, sotto alcuni aspetti, induce aspettative forse sproporzionate, ma che possono avere <a href="http://anthonymuroni.blog.unionesarda.it/2014/11/02/1112/" target="_blank" rel="nofollow" >effetti al di là del calcio</a>. Questo però è un discorso che esula dalla festa per i settant&#8217;anni di Gigi Riva e non è il caso, in questo frangente, di trascendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente la leggenda di Gigi Riva durerà a lungo. Chi ha vissuto quegli anni e chi anche solo è nato allora ne testimonierà gli eventi, i personaggi e lo spirito ancora per un pezzo. Poco importa se fuori dalla Sardegna tenteranno di intestarsi la figura e i successi di Rombo di tuono. Riva era, è e rimarrà sempre l&#8217;esatto contrario della figura dell&#8217;arci-italiano che ha sempre dominato e domina ancora la scena di là dal Tirreno. Noi sappiamo che Riva è prima di tutto un mito nostro. Un mito di umana fragilità rinchiusa in una corazza invincibile di orgoglio testardo, come ci piace pensare di essere tutti noi. E ne aspettiamo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DUSECXAro9s" target="_blank" rel="nofollow" >il metaforico ritorno</a> come in un sogno di liberazione, che sarebbe bello realizzare davvero e magari dedicargli.</p>
<p style="text-align: justify;">A medas annos cun salude, Mùida de tronu!</p>
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		<title>Sport e storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2012 08:35:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C’è qualcosa che va al di là del mero fatto sportivo, nella partita amichevole di calcio a 5 (organizzata dalla Federatzione Isport Natzionale Sardu e dal Comune di Fordonganus, con la collaborazione di ProgReS – Progetu Repùblica) che stasera, alle 21.00, disputeranno le rappresentative nazionali di Sardegna e Catalogna, a Fordongianus. La storia dei nostri...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sport e storia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">C’è qualcosa che va al di là del mero fatto sportivo, nella partita amichevole di calcio a 5 (organizzata dalla <a href="http://sardegna.diariosportivo.it/articoli/la-federatzione-isport-natzionale-sardu-mostra-fordongianus-fra-sport-e-cultura" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >Federatzione Isport Natzionale Sardu</a> e dal Comune di Fordonganus, con la collaborazione di <a href="http://progeturepublica.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >ProgReS – Progetu Repùblica</a>) che stasera, alle 21.00, disputeranno le rappresentative nazionali di Sardegna e Catalogna, a Fordongianus. La storia dei nostri due popoli è infatti intimamente legata.<span id="more-198"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come non ripensare alla lunga guerra condotta dai sovrani di Arborea contro il regno di Sardegna catalano-aragonese? Come non andare col ricordo alle epiche battaglie (quella di S. Anna nel 1368, quella di Sanluri nel 1409) che scandirono le varie fasi del conflitto, o ai personaggi illustri di entrambi i campi che ne interpretarono la parabola cronologica (Mariano IV, Pietro il Cerimonioso, Pere de Luna, Ugone III e sua sorella Eleonora, Brancaleone Doria, Guglielmo di Narbona, Martino il Giovane)? Date, luoghi, nomi e simboli aleggeranno stasera su un piccolo campo da calcetto, in un paese della Sardegna, un tempo appartenente al territorio del Giudicato di Arborea, ancor prima luogo di confine (e dunque di scambio e di contaminazioni) tra la Sardegna di Dentro, a lungo e a più riprese renitente alla sottomissione, e i ricchi Campidani e il Sinis, governati dal potere imperiale romano e poi bizantino.</p>
<p style="text-align: justify;">I sardi come si sa persero l’indipendenza contro i catalani, ma i catalani – con la morte del loro ultimo rampollo regale (Martino il Giovane, morto a Castel di Calari nemmeno un mese dopo la vittoria a Seddori) – persero l’egemonia sul regno di Aragona e da lì, nel giro di pochi decenni, persero la loro centralità politica nella penisola iberica.<span id="more-2230"></span> Le conseguenze di una serie di eventi prodottisi in Sardegna segnarono dunque (anche se non determinarono in via esclusiva) i processi storici che hanno prodotto l’attuale situazione di dipendenza politica della Sardegna dall’Italia e della Catalogna dal regno di Spagna castigliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tutto questo tempo, consapevoli di essere legati da questo singolare destino, oltre che dalla nostra mediterraneità, sarà estremamente significativo riannodare il filo dei rapporti diretti tra Catalogna e Sardegna in una occasione ludica come l’evento di oggi. Ludica e perciò serissima. E comunque importante su vari livelli, proprio perché sottintende un riconoscimento reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">In un momento storico in cui a livello internazionale tendono a prevalere gli interessi particolari di chi dispone di forza economica e politica, a discapito dei processi di integrazione e apertura culturale, un momento in cui la cara vecchia Europa è sottoposta a operazioni speculative e a tensioni disarticolanti che non hanno solo natura finanziaria, ma anche profondamente politica, la partita di calcio a 5 di stasera rappresenta una reazione controciclica, una forma di risposta dal basso da parte di chi l’Europa la costituisce e la fa vivere: i suoi popoli. Il nostro destino, come sardi e come catalani, è un destino di pace e collaborazione con tutti i popoli europei e mediterranei. O sarà così, o la Sardegna e la stessa Catalogna, insieme a molta parte delle terre europee e mediterranee, conosceranno un’epoca di regresso e impoverimento, in senso materiale e immateriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di oggi perciò non è soltanto una sfida tra le rappresentative sportive di due nazioni senza stato, ma anche una evocazione di scenari politici diversi da quelli conflittuali ed egoistici che i governi dei paesi europei e l’apparato di potere finanziario ed economico che li condiziona stanno preparando per tutti noi. Scenari politici in cui siano la pace, la cooperazione, la condivisione dei saperi e delle risorse e la democrazia a prevalere su qualsiasi istinto di mera appropriazione, di inimicizia, di solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà perciò un onore e un piacere esserci.</p>
<p style="text-align: justify;">In bonora, Sardigna! Visca Catalunya!</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sport e storia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Sport e storia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/">Sport e storia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Simboli e feticci</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/07/02/simboli-e-feticci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 09:32:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il giorno dopo la finale dei campionati europei, pur sempre una partita di calcio in fondo, i mass media sardi enfatizzano in particolare la delusione dei sardi per la sconfitta della nazionale italiana. Delusione e tristezza che difficilmente le stesse persone in Sardegna sono abituate a provare per questioni decisamente più vicine a loro e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Simboli e feticci' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/07/02/simboli-e-feticci/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo la finale dei campionati europei, pur sempre una partita di calcio in fondo, i mass media sardi enfatizzano in particolare <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/07/02/news/frantumato-il-sogno-azzurro-la-delusione-dei-tifosi-sardi-1.5349461" target="_blank" rel="nofollow" >la delusione dei sardi</a> per la sconfitta della nazionale italiana. Delusione e tristezza che difficilmente le stesse persone in Sardegna sono abituate a provare per questioni decisamente più vicine a loro e più concrete.<span id="more-206"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema però non si risolve sbertucciando i sardi “colonizzati” che si prestano ad adorare i simboli dei loro colonizzatori. Questo atteggiamento suona banalmente antitetico, ma sullo stesso piano, rispetto al fenomeno contro cui ci si scaglia. Non si può ridurre la questione semplicemente a uno scontro tra tifoserie.</p>
<p style="text-align: justify;">La riscoperta della propria italianità in occasione delle partite di calcio della nazionale italiana per tanti sardi risponde a una esigenza molto umana, che evidentemente essi non riescono a soddisfare altrimenti. La necessità di simboli e narrazioni in cui riconoscersi e appunto identificarsi non è una caratteristica solo sarda, bensì appartiene alla nostra intera specie. Non è un’invenzione contemporanea, non è un prodotto del marketing. Caso mai il markenting se ne serve per i propri scopi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che di simboli e di narrazioni abbiamo bisogno, insomma. In mancanza d’altro, e soprattutto a causa della potentissima sindrome da figli di un dio minore di cui soffrono ancora molti di noi, sentirsi partecipi a eventi relazionali collettivi, con connotazioni culturali ulteriori rispetto al banale significato sportivo, in cui noi sardi non siamo più né “speciali” né “diversi”, è anche un modo per riappropriarci di una soggettività altrimenti scissa e dispersa, problematica, ansiogena.<span id="more-2118"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta a queste esigenze profonde non può essere la polemica o l’insulto. Nella maggior parte dei casi non basta nemmeno un attegiamento critico di tipo dialettico, disposto alla spiegazione. Di lezioni non ne vuole sentire nessuno. Tanto meno se riguardano una cosa che dovrebbe servire a distrarsi e a liberarsi dai patemi quotidiani come il tifo calcistico.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta deve essere più meditata e più profonda, per incidere sulla necessità antropologica cui il tifo dei sardi per la nazionale italiana offre un sollievo. E deve rassegnarsi alla pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;">I sardi mancano di simboli e di un mito proprio in cui riconoscersi. È un vuoto che non può rimanere tale e che viene colmato con quel che si trova. Se si vogliono scalzare i simboli e gli elementi mitologici che riempiono tale spazio, bisogna proporne degli altri, possibilmente più efficaci nel suscitare identificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un processo facile e in Sardegna si scontra con un apparato di controllo e manipolazione delle coscienze che lavora sempre a pieno regime. Basti vedere come le notizie sullo sconforto sardo per la sconfitta della nazionale italiana siano affiancate da quelle per <a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/279543" target="_blank" rel="nofollow" >la visita del presidente della repubblica e di quello del consiglio a Caprera</a>, per l’inaugurazione del nuovo compendio garibaldino. Anche qui la macchina della crezione dei feticci è all’opera con tutta la sua potenza. Un elemento mitologico a noi estraneo come l’epopea umana e politica di Garibaldi viene continuamente spacciato come un tassello fondamentale della identificazione dei sardi nella storia italiana. Una operazione di acrobazia narrativa veramente notevole. Eppure – sembrerebbe – efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Efficace, appunto, perché si presta meravigliosamente a rispondere a una domanda di identificazione altrimenti – di suo – molto problematica, senza grandi risorse a proprio favore: quella dei sardi nell’Italia. I sardi, addestrati a pensarsi insufficienti a se stessi, hanno bisogno di riconoscersi in qualcosa di più grande e significativo. Per esempio, nella storia italiana (quella dei libri di scuola) e, della storia italiana, nella pagina gloriosa del Risorgimento. Aver fornito – del tutto involontariamente – il luogo d’esilio a uno dei protagonisti di tale vicenda sembra bastare, ai nostri palati non proprio fini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nazionale di calcio e Garibaldi sono delle risorse solo apparentemente inconsistenti per favorire l’acquiescenza delle nostre coscienze verso una situazione storica e politica altrimenti troppo chiaramente penalizzante, dunque insopportabile. In realtà hanno tutte le caratteristiche per essere difficilmente contrastabili. Sollecitano alcuni dei nostri istinti fondamentali, consolano delle nostra paure, forniscono risorse retoriche (quindi, narrative) a cui attingere per sentirsi parte di qualcosa di importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire quanto siano potenti tali strumenti, basti riflettere sulle plausibili conseguenze culturali (ed anche politiche) che avrebbe l’allestimento di una selezione di calcio sarda, di una nazionale “nostra”. Che corto circuito avverrebbe nella percezione di sé di tanti sardi che oggi sono sinceramente tristi per la sconfitta della nazionale italiana? E al contempo investire il nostro patrimonio storico, i nostri luoghi, i personaggi della nostra vicenda collettiva della stessa enfasi con cui si trattano Garibaldi, o il Rinascimento e gli altri elementi fondativi del mito nazionale italiano, quanto spazio toglierebbe a questi ultimi e quali conseguenze avrebbe nei nostri processi di identificazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno prima della finale degli europei, sabato 30 giugno, ricorreva il 603esimo anniversaro della battaglia di Sanluri, evento considerato simbolicamente decisivo nella sconfitta dei sardi nella lunga guerra contro i catalano-aragonesi, da cui il corso della nostra storia sarebbe stato tanto pesantemente condizionato. Non risulta che i mass media sardi abbiano dato alla ricorrenza la minima visibilità. Non se n’è parlato affatto. E questo è solo un esempio della rimozione sistematica di noi stessi in atto da generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa cosa si potrebbe infatti dire, in generale, a proposito della mala gestione del nostro patrimonio storico-archeologico, di cui il programmato <a href="http://www.petizionionline.it/petizione/no-alla-divisione-di-statue-e-contesto-archeologico-di-monte-prama/7363" target="_blank" rel="nofollow" >smembramento del complesso monumentale dei Giganti di Monti Prama</a> e il loro dislocamento altrove rispetto al loro luogo di origine è solo l’ultimo, scandaloso esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro da fare dunque è difficile. Si tratta di rivelare la natura feticistica dei simboli in cui tanti sardi ancora si riconoscono, smascherando i reali rapporti di forza che nascondono, la loro natura di strumenti di controllo sociale e politico. Ma a ciò si deve aggiungere una dose massiccia di simboli e elementi mitologici più nostri, più aderenti alla nostra vicenda storica, in cui poterci identificare senza troppa perdita di senso. Ed a questi vanno affiancati ulteriori elementi di identificazione popolare che non abbiano necessità di una mediazione complessa, come appunto quelli sportivi.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’ultimo ambito siamo molto lontani dal raggiungere qualcosa di efficace. Lo stesso Cagliari Calcio sembra gestito apposta per evitare che diventi un elemento di disturbo della narrazione dominante, al contrario di quanto accade all’estero (basti pensare all’Athletic Bilbao per i Paesi Baschi, per dire), senza pardere al contempo la sua funzione di strumento normalizzatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tener conto di questo livello del discorso, della sua complessità, non consentirà di smontare il meccanismo della dipendenza insito nei simboli e nella narrazione in cui la maggior parte dei sardi si riconosce. Non basterà certo snobbare le manifestazioni del tifo calcistico sardo pro-Italia, o etichettare chi lo fa proprio come servo sciocco. L’intervento deve essere più profondo e duraturo e nessuno si illuda che sarà facile. Eppure è una delle nostre priorità.</p>
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		<title>Calcio, appartenenze, politica</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2011/06/22/calcio-appartenenze-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 08:58:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il calcio non è uno sport, è un gioco. E per molti è il più bello del mondo. Ma a parte l’aspetto ludico, da cento anni a questa parte, è anche un catalizzatore di materiali mitologici, di processi di identificazione, ed è anche una fonte di affari (non sempre limpidi) e un elemento del dominio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Calcio, appartenenze, politica' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/06/22/calcio-appartenenze-politica/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Il calcio non è uno sport, è un gioco. E per molti è il più bello del mondo. Ma a parte l’aspetto ludico, da cento anni a questa parte, è anche un catalizzatore di materiali mitologici, di processi di identificazione, ed è anche una fonte di affari (non sempre limpidi) e un elemento del dominio del capitale sul nostro mondo umano.<span id="more-276"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il calcio è tutto questo insieme e a causa di ciò riesce  a mantenere il suo fascino, nonostante l’evidente crisi che la corruzione legata ai soldi che vi girano dentro e intorno stanno facendo maturare, ennesimo sintomo patologico della lunga fine della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo suo apparato di fascinazioni, simbologie e richiami mitici, il calcio ha anche spesso una valenza politica. Sia in senso lato (in quanto riguarda la polis, la collettività), sia in termini più precisi, quando a una squadra si associano significati ulteriori rispetto a quelli meramente ludici, campanilistici o affaristici.<span id="more-1017"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo al ruolo ricoperto da alcune squadre per le proprie comunità di riferimento: Barcellona e Athletic Bilbao in Spagna, per esempio, o le nazionali di Scozia, Galles e Irlanda del Nord. A proposito di queste ultime, è di questi giorni <a href="http://www.repubblica.it/sport/calcio/calciomercato/2011/06/21/news/olimpiadi_gb_squadra_unica-18025769/?ref=HRLS-6" target="_blank" rel="nofollow" >la polemica</a> sulla pretesa che alle prossime olimpiadi di Londra si presenti una sola nazionale di calcio britannica.</p>
<p style="text-align: justify;">A tali dinamiche non è estranea la passione di molti sardi per la squadra del Cagliari, vista come una sorta di rappresentante della Sardegna in un ambito così rilevante come quello calcistico e quello calcistico italiano in particolare, per di più con un rapporto almeno teorico di parità con tutti gli altri partecipanti. Elemento che a tanti di noi dà un senso di riscatto, data la nostra ben nota sindrome di subalternità congenita.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo quando il Cagliari vinse lo scudetto nel 1970 e Gianni Brera dichiarò che finalmente la Sardegna era entrata in Italia, i primi a crederci e a gloriarsene furono proprio i sardi. Ma sugli effetti, a volte contraddittori, di questa epopea sportiva <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2010/04/12/a-che-serve-vincere/" target="_blank" rel="nofollow" >qualcosa l’ho già detta</a> e non ci torno su.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei invece rimarcare un certo salto di qualità nel discorso, magari solo occasionale e fine a se stesso, venuto fuori non nelle chiacchiere da <em>tzilleri</em> o nelle discussioni sulla Rete, bensì ben dentro il circuito mediatico principale, in televisione. Un <a href="http://www.videolina.it/video/play/16524/-CAGLIARI-E-I--SARDI-NEL-CALCIO-.html" target="_blank" rel="nofollow" >servizio del noto giornalista Vittorio Sanna</a> introduttivo alla campagna acquisti e cessioni del Cagliari. Sentire parlare di “esercito nuragico” e di “uno stato” che si costruisce “sotto una bandiera fatta a forma di maglia” non è cosa di tutti i giorni. È un’invasione di campo (per rimanere in tema) della politica – e che politica! – nell’iperuranico mondo del pallone in salsa sarda, tradizionalmente più arma di distrazione di massa, <em>instrumentum regni</em> a difesa dello <em>status quo</em>, che suscitatore di questioni forti, problematiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda è sorta spontanea: che succede? Mah… Probabilmente non succede niente. Però forse è un segnale. Da non sottovalutare.</p>
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		<title>A che serve vincere</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2010/04/12/a-che-serve-vincere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:12:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Brera]]></category>
		<category><![CDATA[gigi riva]]></category>
		<category><![CDATA[piano di rinascita]]></category>
		<category><![CDATA[scudetto 1970]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarant’anni fa la squadra di calcio del Cagliari vinceva il campionato italiano. Se ne sa abbastanza di quella epopea e dei suoi eroi per non doverne riassumere ora l’andamento e le gesta dei protagonisti. Un po’ meno si parla di quale fu il senso profondo di tale evento, che aveva connotazioni ulteriori rispetto al mero...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='A che serve vincere' data-link='https://sardegnamondo.eu/2010/04/12/a-che-serve-vincere/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" title="titoli cubitali" src="https://www.cagliaricampione.it/images/giornale_scudetto1.jpg" alt="" width="211" height="192" />Quarant’anni fa la squadra di calcio del Cagliari vinceva il campionato italiano. Se ne sa abbastanza di quella epopea e dei suoi eroi per non doverne riassumere ora l’andamento e le gesta dei protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ meno si parla di quale fu il senso profondo di tale evento, che aveva connotazioni ulteriori rispetto al mero risultato sportivo, pure di suo rimarchevole.<span id="more-371"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il grande giornalista Gianni Brera sentenziò allora che quello fu il vero ingresso della Sardegna in Italia. Ricordiamo che nei medesimi anni si svolgeva l’inchiesta della commissione parlamentare presieduta dal senatore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Medici" target="_blank" rel="nofollow" >G. Medici</a>, sulle cause e le possibili soluzioni del banditismo in Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Isola era percorsa da fremiti di varia natura. Le proteste del ’68-’69, con le sue manifestazioni sediziose (vedi fatti di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orgosolo#Rivolta_di_Pratobello" target="_blank" rel="nofollow" >Pratobello</a>, giugno 1969) e i suoi collegamenti veri o presunti con l’ambiente dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Graziano_Mesina" target="_blank" rel="nofollow" >latitanti alla macchia</a>; le attività militari più o meno segrete nei vari poligoni di addestramento (specie in quello ubicato presso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Capo_Marrargiu" target="_blank" rel="nofollow" >Capo Marrargiu</a>, sede di addestramento dell’organizzazione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_Gladio" target="_blank" rel="nofollow" >Gladio</a>); le elaborazioni teoriche e politiche della prima generazione di intellettuali sardi consapevole degli strumenti della modernità e al contempo dei suoi stessi limiti (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Pigliaru" target="_blank" rel="nofollow" >Antonio Pigliaru</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michelangelo_Pira" target="_blank" rel="nofollow" >Mialinu Pira</a> e gli altri); l’alfabetizzazione di massa attraverso la scuola e la televisione, con le sue ricadute culturali (specie sulla lingua e sulla percezione di sé dei sardi); l’industrializzazione e il primo turismo: erano tutti fenomeni che si svolgevano contemporaneamente, spesso contraddicendosi o problematizzandosi a vicenda.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel complesso, la Sardegna – benché a fatica – sembrava sul punto di conquistare finalmente l’approdo della Modernità, pur senza rinnegare in toto l’eredità di un passato ancora vivo e influente. Un’epoca feconda e problematica, in potenza foriera di energie e pulsioni emancipative mai conosciute prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si inserisce in questo quadro articolato la vicenda sportiva del Cagliari Calcio? Be’, sappiamo intanto che alla base dei suoi successi ci fu il sostegno dei petrolieri rampanti di quegli anni (i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Moratti" target="_blank" rel="nofollow" >Moratti</a> e i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Rovelli" target="_blank" rel="nofollow" >Rovelli</a>), interessati a speculare sul nostro territorio senza troppi grattacapi di natura ambientale (non era ancora il tempo per simili sensibilità, posto che ora lo sia) e lacciuoli di natura politica e sociale. La politica del <em>panem et circenses</em> sembrò allora certamente vantaggiosa e di fatto lo fu. Una realtà emarginata e provinciale come la Sardegna di quegli anni espresse una squadra di punta nell’ambito sportivo più seguito e popolare. Ne nacque un vero e proprio mito e non si pensò troppo al resto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il significato di tanto clamoroso risultato fu anche, e non in minima parte, un recupero di orgoglio di appartenenza da parte dei sardi, specie di quelli che pochi anni prima erano dovuti partire per il Nord-Italia e per l’Europa in cerca di lavoro e di fortuna. Questa sorta di riscatto etnico viene ancora oggi ascritto a merito di quell’epopea calcistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma siamo sicuri che ne traemmo vantaggi concreti, anche solo in termini culturali? Tutto sommato, credo ci sia da dubitarne. Quel che avvenne allora fu che i sardi vennero indotti a gioire per la conclusione (apparente e illusoria) del processo di integrazione nella realtà culturale italiana. La felicità dell’integrazione prevalse sulle potenzialità apocalittiche (per dirla alla Eco). Che pure esistevano e emergevano, sia pure non sistematicamente. Potenzialità apocalittiche in questo caso significa pulsioni emancipative di segno diverso dall’integrazione. Dopo tutto, in altre realtà (tipo la Catalogna), negli stessi anni, i successi sportivi della squadra locale avevano connotazioni tutt’altro che conciliative, anzi potentemente ostili a qualsiasi processo indotto di identificazione. Nel caso dei sardi e del Cagliari, invece, tutto fu piegato alla logica della distrazione di massa e dell’ottundimento della vera coscienza di sé. Proprio laddove invece si sarebbe potuta sviluppare una identificazione alternativa, di rottura con l’orizzonte di senso in cui venivamo inseriti dall’esterno e dall’alto.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia, siccome nelle vicende storiche il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, anche la forte spinta integrativa che quello scudetto, quelle gesta sportive, indubbiamente ebbero, fu in qualche modo contenuta e compensata dal risveglio identitario e dalla nuova auto-coscienza che il riconoscimento di valore da parte altrui portava con sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto più che l’eroe per eccellenza di tale avventura – la leggenda vivente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Riva" target="_blank" rel="nofollow" >Gigi Riva</a> – non si piegò mai del tutto alle logiche intrinseche della società dello spettacolo e dell’egemonia imperante.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scudetto del Cagliari appare dunque oggi come una sorta di incompiuta e come un tradimento mascherato da successo. Ma non manca di suscitare sentimenti di appartenenza e brame di riscatto che possono anche evolversi in aspettative politiche meno controllabili e più “progressive” di quanto i padroni del vapore desiderino.</p>
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