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	<title>autocolonizzazione Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Italia e Sardegna: nuovo centralismo e soluzioni cervellotiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 10:34:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non è mai molto edificante parlare di politica italiana. Figuriamoci quando si devono affrontare questioni delicate e complesse dentro cornici politicamente e intellettualmente penose. Questo è un caso. Merita di farne un oggetto di analisi perché ha comunque risvolti importanti. Il PD intende proporre una riforma costituzionale per ridisegnare le regioni. Ora, che l&#8217;assetto regionale...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2014/12/16/italia-e-sardegna-nuovo-centralismo-e-soluzioni-cervellotiche/">Italia e Sardegna: nuovo centralismo e soluzioni cervellotiche</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Italia e Sardegna: nuovo centralismo e soluzioni cervellotiche' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/12/16/italia-e-sardegna-nuovo-centralismo-e-soluzioni-cervellotiche/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Non è mai molto edificante parlare di politica italiana. Figuriamoci quando si devono affrontare questioni delicate e complesse dentro cornici politicamente e intellettualmente penose. Questo è un caso. Merita di farne un oggetto di analisi perché ha comunque risvolti importanti.<span id="more-1560"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il PD intende proporre una <a href="http://roma.ilquotidianoitaliano.it/proposta-pd-per-ridurre-regioni-come-cambierebbe-litalia-foto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >riforma costituzionale per ridisegnare le regioni</a>. Ora, che l&#8217;assetto regionale dello stato sia ridicolo è un dato di fatto. Ma non per le ragioni solitamente propagandate. Sembra che il problema delle regioni italiane sia la loro natura di catalizzatori di corruzione. Tale tesi è ridicola, perché l&#8217;unico vero motivo di stupore sarebbe se le regioni italiane NON fossero catalizzatori di corruzione. In Italia <em>tutto è catalizzatore di corruzione</em>. Lo stato italiano è nato su queste basi. Uno stato fondato sulla frode, sulle palesi violazioni del diritto internazionale, sulla repressione delle istanze di giustizia e di libertà delle popolazioni, sul patto strettissimo tra industriali del nord e latifondisti del sud, la cui manovalanza è sempre stata quella malavitosa (la premiata ditta mafia e affini). La corruzione è un elemento strutturale di questo sistema politico, ne è la linfa vitale, la vera spina dorsale economica. Così come l&#8217;impostazione feudale dei rapporti di produzione e di forza, il familismo amorale, la fedeltà di clan e di consorteria al posto del senso civico e dell&#8217;etica pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno stato che neanche nato già faceva la guerra ai suoi cittadini (ricordiamoci delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_di_Bronte" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >repressioni garibaldine</a> in Sicilia e della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Brigantaggio_postunitario_italiano" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >guerra &#8220;al brigantaggio&#8221;</a> del primo decennio dopo l&#8217;unificazione), consentiva ai più ricchi di prosperare indisturbati ai danni dei più poveri (come con la famigerata <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tassa_sul_macinato" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >&#8220;tassa sul macinato&#8221;</a>), o si dava agli scandali finanziari e corruttivi (pensiamo all&#8217;<em>affaire</em> della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_della_Banca_Romana" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >Banca romana</a>). Uno stato centralista, brutale verso le differenze culturali pur presenti in larga misura al suo interno, ostile a qualsiasi idea di giustizia sociale. Uno spazio politico e culturale artificioso e propenso a esaltare la mediocrità, l&#8217;ignoranza, l&#8217;ottusità, pur ammantandosi di cultura aulica e di reminiscenze classiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Piero Gobetti definiva il fascismo come la &#8220;biografia della nazione&#8221; non faceva che indovinare una formula generale che andava al di là del fenomeno fascista in senso stretto. È la propensione gattopardesca, la passione per le rivoluzioni passive, l&#8217;amore viscerale e di massa per i cialtroni sfacciati e fantasiosi a  caratterizzare la storia italiana contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo a un soggetto storico come l&#8217;Italia, è davvero possibile concepirne un riscatto decisivo, un mutamento radicale? Io penso di no. Non c&#8217;è proposta seria e lungimirante che abbia diritto di cittadinanza, nel suo ambito politico. Invece, qualsiasi idea strampalata troverà puntualmente dei difensori e dei sostenitori. La proposta odierna sulla riforma delle regioni non è la prima baggianata pericolosa con cui abbiamo a che fare, insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">Le obiezioni al riguardo non possono riguardare i nuovi confini regionali proposti. Anche quelli attuali sono cervellotici e per lo più artificiosi. A parte alcuni casi (come la Sardegna, o il Sud-Tirol), non c&#8217;è niente che li giustifichi. A meno di non voler tenere conto dei fattori storici, culturali e geografici reali. Ma allora si dovrebbe ridiscutere l&#8217;impianto centralista dello stato e le sue articolazioni interne. Non nel senso di ridisegnare le regioni, bensì proprio di abolirle e di riformulare l&#8217;assetto politico e giuridico complessivo in termini federali, tenendo conto da un lato di processi partecipativi dal basso, realmente democratici, dall&#8217;altro delle continuità storiche. Il Mezzogiorno, la Toscana, il territorio dell&#8217;ex Repubblica veneziana, il vecchio Ducato di Milano, ecc. Bisognerebbe fare oggi, con tutta l&#8217;acqua che intanto è passata sotto i ponti, quel che non si volle fare un secolo e mezzo fa, quando la proposta federale fu scartata con forza dal novero delle possibili scelte concrete.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto ciò il discorso relativo ala Sardegna assume un colore ancora diverso. A prescindere dagli assetti interni dello stato italiano, la Sardegna rimane sempre e comunque un&#8217;entità a sé stante. Persino nelle fantasiose partite a Risiko della politica italica l&#8217;isola è difficile da accorpare ad altri territori. La geografia, nel nostro caso più che in qualsiasi altro, ha un peso ineliminabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. Un&#8217;altra cosa deve essere chiara a tutti, fuori dai giochi retorici o dalle scappatoie furbesche: quale che sia il destino dell&#8217;Italia, la Sardegna ne sarà sempre coinvolta inevitabilmente come territorio oltremarino, con un ruolo strumentale, subalterno, funzionale a interessi e a scelte che non nascono e non hanno il proprio baricentro sull&#8217;isola. Non dipende nemmeno dalla buona o dalla cattiva predisposizione di questo o quel gverno. In questo genere di rapporti di forza ci sono fattori concreti che si impongono per virtù propria. Pensare che la Sardegna si salvi se &#8220;salviamo l&#8217;Italia&#8221;, come troppo spesso recitano ancora oggi leader politici nostrani, è una fesseria assoluta, persino mortificante. Solo l&#8217;autocolonizzazione della nostra classe dirigente (e di quella intellettuale in primis) può far sì che ancora abbia tanta forza un&#8217;egemonia culturale favorevole all&#8217;italianità della Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti esponenti politici o accademici difendono questa dipendenza mortifera in nome di concetti astratti o di costrutti puramente retorici, come la democrazia conquistata con la Resistenza (da chi? dove? con quali risultati?), la bellezza della costituzione italiana (ce ne saranno almeno sei o sette più belle, in giro per il mondo, e comunque questo è un criterio politico davvero imbarazzante), l&#8217;appartenenza alla cultura di Dante, del Rinasciemnto, di Verdi (totalmente usurpata, nel nostro caso), ecc. ecc. Proprio qui siamo in presenza dei sintomi più evidenti dell&#8217;autocolonizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli unici effetti che l&#8217;italianizzazione della Sardegna ha prodotto su di noi sono stati: acculturazione forzata e desardizzazione, imposizione di scelte di politica economica devastanti (Piano di Rinascita e contorno), sudditanza a condizioni materiali inaccettabili (nei trasporti, nelle infrastrutture, nello sfruttamento energetico, nelle servitù militari e oggi probabilmente anche in quella nucleare), spopolamento. Potrò anche consolarmi leggendo la Divina commedia (capolavoro assoluto della cultura umana, per carità), ma la cruda realtà è che non siamo più nella condizione di poter accettare tutto questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che giochino a ridisegnare la cartina dell&#8217;Italia, se hanno voglia. Sappiamo bene che l&#8217;unico vero scopo è irrobustire l&#8217;apparato di dominio vigente, imbastire una finzione credibile affinché, se le cose cambieranno, non cambi niente. Noi faremmo meglio a ragionare su una manovra di sganciamento il più rapida e indolore possibile. Dante lo leggeremo comunque e, se proprio il cruccio è questo, di costituzione ce ne potremo sempre scrivere una tutta nostra, anche più bella. E senza l&#8217;incombenza di sorbirci un predicatore barboso come è diventato Roberto Benigni a decantarne la bellezza a reti unificate un paio di volte all&#8217;anno.</p>
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