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	<title>AnnoZero Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Per chi, per che cosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2011 09:37:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sciopero generale indetto dalla CGIL. Manifestazioni anche in Sardegna, con polemiche da parte degli altri sindacati. Piattaforma rivendicativa? Mah, grosso modo le stesse cose degli ultimi vent’anni. Lo sciopero più che una risposta alla crisi ne sembra un sintomo. Impotenza, scarsa capacità di elaborazione, miopia, nessuna prospettiva realistica per l’oggi e per il domani sono...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Per chi, per che cosa' data-link='https://sardegnamondo.eu/2011/05/06/per-chi-per-che-cosa/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" src="https://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/scottish-flag1.jpg" alt="" width="175" height="146" />Sciopero generale indetto dalla CGIL. Manifestazioni <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/06/news/sciopero-cgil-in-piazza-otto-cortei-nell-isola-4119992" target="_blank" rel="nofollow" >anche in Sardegna</a>, con polemiche da parte degli altri sindacati. Piattaforma rivendicativa? Mah, grosso modo le stesse cose degli ultimi vent’anni. Lo sciopero più che una risposta alla crisi ne sembra un sintomo. Impotenza, scarsa capacità di elaborazione, miopia, nessuna prospettiva realistica per l’oggi e per il domani sono gli elementi distintivi dell’azione sindacale in Sardegna. Su questo versante, ai limiti evidenti del sindacalismo contemporaneo (votato ormai più a erogare servizi che a tutelare gli interessi dei lavoratori), da noi si sconta anche la totale assenza di uno sguardo centrato sulla propria realtà. Sulla propria realtà collettiva, non sugli interessi corporativi e a volte privati, dato che su questi i sindacati sardi ci vedono benissimo.<span id="more-288"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/06/news/sassari-olbia-resta-fuori-dai-finanziamenti-cipe-i-fondi-servono-al-nord-4119985" target="_blank" rel="nofollow" >Invocare vanamente la salvezza</a> dal governo italiano, comunque, è lo sport nazionale sardo. Lo spettacolo offerto ieri nel corso della trasmissione <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e737d7cb-fe80-478b-b452-acf577effc06-annozero.html#p=0" target="_blank" rel="nofollow" >Annozero</a> della RAI, in questo senso, oltre che desolante è anche abbastanza sconfortante. Non solo e non tanto per la crudezza della situazione descritta, quanto piuttosto per la pochezza della progettualità emersa, per lo scarsissimo senso della dignità e per la limitatezza delle aspirazioni. A parte qualche sequenza in cui si sentiva in sottofondo lo slogan “Indipendentzia, indipendentzia!”, ma lasciato lì, al suo destino di slogan astratto, di testimonianza rivendicativa senza alcun referente reale. Di certo, a chi conduceva la trasmissione non è venuta la curiosità di sapere perché diavolo si gridasse quella parola. Ma non è che ci dobbiamo stupire di questo, ora.<span id="more-929"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non ci dobbiamo stupire nemmeno dell’<a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/06/news/la-regione-impugna-la-gara-per-la-tirrenia-4119981" target="_blank" rel="nofollow" >improvviso malumore</a> di certi aspiranti monopolisti che tutt’a un tratto si rendono conto che le loro posizioni di privilegio potrebbero essere erose. Parliamo di trasporti via mare, in questo caso. Meglio che ci abituiamo. Ai malumori, intendo. Man mano che le condizioni storiche porteranno la Sardegna a dover assumere sempre maggiori responsabilità dirette nella cura dei propri interessi collettivi, queste manifestazioni di fastidio e persino di ostilità cresceranno sia in quantità sia in qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, c’è in giro chi il proprio futuro lo prende molto sul serio e vorrebbe <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-05-06/elezioni-scozia-112855.shtml?uuid=Aa4FUlUD" target="_blank" rel="nofollow" >provare a progettarselo</a>. Le elezioni locali britanniche di ieri minacciano (si fa per dire) di emettere una sentenza storica, specie riguardo le sorti della Scozia. Lo Scottish National Party, già al governo nazionale in coalizione, potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta, assumere direttamente il governo della Scozia e promuovere finalmente l’annunciato referendum sull’indipendenza dalla Gran Bretagna. Uno scenario dalle connotazioni e dalle conseguenze forse non ben calcolabili, più ampie dell’ambito britannico medesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo per dire quanta distanza corra tra chi sembra non avere altra immagine di sé che quella del minus habens bisognoso di tutela e quella di chi si pensa come soggetto politico a tutti gli effetti, assumendosene rischi e responsabilità. Non ci fischiano un po’ le orecchie?</p>
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		<title>Anime prigioniere</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2010/04/09/anime-prigioniere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 07:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella puntata di ieri della nota trasmissione RAI Annozero, tra le altre cose si è parlato della lotta condotta da alcuni dipendenti della Vinyls di Porto Torres. La famosa faccenda dell’Isola dei cassintegrati, formato mediatico di successo. I lavoratori, specie i più esperti e dotati di coscienza di classe, hanno dato prova di dignità e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Anime prigioniere' data-link='https://sardegnamondo.eu/2010/04/09/anime-prigioniere/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nella <a href="http://www.annozero.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-ed004668-4d31-42df-8ec1-019c3d923bc8.html?refresh_ce" target="_blank" rel="nofollow" >puntata di ieri</a> della nota trasmissione RAI <em>Annozero</em>, tra le altre cose si è parlato della lotta condotta da alcuni dipendenti della Vinyls di Porto Torres. La famosa faccenda dell’<a href="http://www.isoladeicassintegrati.com/" target="_blank" rel="nofollow" >Isola dei cassintegrati</a>, formato mediatico di successo.<span id="more-373"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I lavoratori, specie i più esperti e dotati di coscienza di classe, hanno dato prova di dignità e di lucidità di giudizio, questo va loro riconosciuto. Tuttavia, mi è sembrato evidente un corto circuito nel loro ragionamento. D’accordo la difesa del lavoro. Del loro, come del lavoro in generale. Ma qui c’è un primo equivoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Da troppo tempo, causa le strutture fondanti della stessa modernità, si sovrappongono due concetti che in realtà andrebbero distinti. Ci viene in soccorso la lingua inglese. I due concetti, tradotti entrambi in italiano con lavoro (<em>traballu</em>, in sardo), sono quello di <em>job</em> e quello di <em>work</em>. Il primo può essere reso con la parola impiego, ossia il lavoro salariato o stipendiato, tipico della modernità. Il secondo indica il lavoro tout court, l’attività lavorativa in quanto tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante una certa preparazione politica, i lavoratori di Porto Torres, autoreclusi nell’ex carcere dell’Asinara, non hanno maturato tale distinzione. Complice anche un sistema che vede ormai i sindacati piegati e appiattiti su posizioni teoriche e concettuali proprie della loro controparte.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, ho sentito parlare giovani operai di disperazione per l’eventualità di non poter più lavorare nella produzione di PVC. Una produzione pericolosa, fonte di malattie professionali e di inquinamento ambientale, diretto e indiretto (pensiamo solo al costo  dello smaltimento della plastica nei prossimi decenni). Non solo, la disperazione veniva estesa alla generazione successiva: senza la chimica, che futuro potremo dare ai nostri figli? La domanda incombente, espressa infine da uno degli operai, era di questo tenore. Dal che discendono i corollari delle rivendicazioni al governo e l’appello nientemeno che all’interesse nazionale <strong>dell’Italia</strong> nel settore chimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, questa scena, con tutte le connotazioni che evoca, mi fa pensare che la prigionia autoindotta sia una efficace allegoria di una prigionia di altro genere, di cui i lavoratori di Porto Torres, e molti sardi come loro, sono vittime.</p>
<p style="text-align: justify;">Una prigionia multipla, dovuta a una perdurante deprivazione culturale e materiale, nient’affatto inevitabile. Vedersi come subalterni e destinati non alla povertà ma alla miseria (due concetti anche qui facilmente equivocabili) fa sì che venga accettata come condizione ottimale quella della servitù e della dipendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il lavoro non è necessariamente “dipendente”. Non lo è in vari sensi. Anche il lavoro dipendente, nel senso corrente della definizione, tutta interna ai meccanismi economici moderni, può avere dei profili di indipendenza. A maggior ragione se stacchiamo dalla parola lavoro il concetto di impiego salariato.</p>
<p style="text-align: justify;">Una terra come la Sardegna, vasta e ricca di potenzialità, con una densità umana bassa, ma non al punto da non potersi reggere da sé, con un settore primario (agricoltura e allevamento) in fase di smantellamento e i due terzi abbondanti dei lavoratori (= degli impiegati) collocati nel settore terziario, non può realisticamente piegare tutte le sue aspettative economiche sull’industria pesante e inquinante, per sua stessa inerzia votata alla chiusura e alla delocalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’illusione devastante, esiziale, che per esistere abbiamo bisogno di dipendere dalla forza altrui (che sia quella di una multinazionale o quella di un governo lontano e alieno, poco cambia), non ha più ragion d’essere. È un sintomo della prigionia interiore di cui soffriamo. E si scontra con la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrei voglia di abbracciare quei fratelli prigionieri, isole nell’isola, di abbracciarli e di scuoterli. Di farli svegliare, far loro aprire gli occhi. Non voglio più sentire un mio conterraneo invocare di essere avvelenato e di avvelenare la nostra terra in nome di una busta paga. Tanto meno voglio sentirlo invocare l’avvelenamento, fisico e spirituale, dei nostri figli, delle generazioni che ci seguiranno.</p>
<p style="text-align: justify;">Le alternative ci sono. Bonificare le aree industriali dismesse o in fase di dismissione sarà un compito lungo e complesso, i cui protagonisti e artefici saranno in primo luogo quegli stessi lavoratori che tale disastro hanno concorso a creare, ricattati nella loro stessa sopravvivenza. Ma si può fare e ci sono i mezzi giuridici ed economici per avviarla subito. Riconvertire tali aree a produzioni energetiche nuove e a tecnologie utili e pulite sarà il passo successivo. E anche lì, se non loro stessi, i loro figli avranno qualcosa da fare e da guadagnare.</p>
<p style="text-align: justify;">E non parliamo della riconquista della terra, della necessità di riappropriarci della nostra fonte primaria di sostentamento, il cibo che consumiamo quotidianamente, oggi per il 70% proveniente dall’esterno!</p>
<p style="text-align: justify;">Animo, fratelli! Non abbiamo bisogno di piegarci alla logica della società dello spettacolo e nemmeno di implorare che ci lascino addosso le catene, per essere coscienti di esistere. Fuori dalla prigione! Respiriamo l’aria della libertà. Per noi e per chi ci seguirà.</p>
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